Consigli utili per pulire gli interni della propria auto

Consigli utili per pulire gli interni della propria auto

Dopo aver lavato con cura gli esterni dell’auto, come si fa a pulire bene gli interni dell’auto? La pulizia dell’auto, soprattutto degli interni, non sempre è facile. Bastano però alcuni pratici e semplici accorgimenti per ottenere risultati ottimali, scacciare i cattivi odori e igienizzare a fondo l’abitacolo.

Inoltre, In questo periodo di emergenza sanitaria a causa della diffusione del COVID-19 sono tante le precauzioni prese per cercare di contenere il contagio. In questo, la corretta pulizia dell’abitacolo della propria auto gioca un ruolo di primaria importanza. Per questo abbiamo raccolto alcuni consigli per la sanificazione dell’auto.

Il primo strumento? L’aspirapolvere

L’aspirapolvere è l’accessorio ideale per iniziare a pulire gli interni, poiché consente di eliminare lo sporco superficiale in pochi secondi. Prima di utilizzarla, tuttavia, è fondamentale eliminare eventuali rifiuti presenti, quali sassi, rametti, foglie e quant’altro potrebbe bloccarsi all’interno del tubo. Un trucco per rendere la pulizia ancora più efficace consiste nel cospargere i tappetini, e i sedili, di bicarbonato. Lasciarlo agire per circa 30 minuti e, solo successivamente, passare l’aspirapolvere sulle parti interessate.

Un punto difficile da pulire è la zona posta sotto i sedili che, tra l’altro, è destinata a raccogliere innumerevoli briciole e una quantità elevata di polvere. Rimuovendo i tappetini, portando avanti i sedili e ribaltandoli, si godrà di maggiore spazio di manovra. Per quanto riguarda le “guide”, è sufficiente ricorrere ad un pennello a setole dure, ideale per rimuovere briciole e piccoli detriti, da aspirare successivamente con l’aspirapolvere.

Cosa utilizzare per la pulizia dei tappetini?

Passando alla pulizia dei tappetini, e al lavaggio della tappezzeria dell’auto, è possibile scegliere tra un detersivo spray generico per tappeti e una soluzione “fai da te”. Per la preparazione di un detergente fatto in casa è sufficiente versare in un catino 250 ml di acqua, un paio di cucchiai di bicarbonato, alcune gocce di sapone per i piatti e un bicchiere di aceto di mele. Ovviamente, i tappetini dovranno essere rimossi dall’auto prima di procedere. Una volta passata la soluzione strofinate con una spazzola con setole dure. Proseguite con il risciacquo e concludete appendendo i tappetini per l’asciugatura.

Nel caso in cui sulla superficie siano presenti macchie “pesanti” (ad esempio quelle d’olio), meglio optare per un prodotto specifico. Contro la formazione di muffa cercate di non esagerare con le quantità.

Lavere vetri

Pulire i sedili auto

Se per i sedili è sufficiente il detersivo fatto in casa, suggerito nelle righe precedenti, una maggiore attenzione è richiesta quando i sedili stessi sono rivestiti in pelle. In tal caso, la soluzione più indicata è rappresentata da un detergente apposito per questo delicato rivestimento. La tappezzeria in pelle, infatti, non gradisce i detersivi tradizionali, che potrebbero rivelarsi troppo aggressivi, rovinandola irrimediabilmente. Come alternativa è consigliato un panno in microfibra inumidito.

Parabrezza, finestrini e specchietti: come pulirli

Anche in questo caso un detersivo fai da te può rappresentare un rimedio efficace contro lo sporco. In un secchio occorrerà miscelare 3 litri d’acqua, due tazze colme d’alcol e una di bicarbonato. Dopo aver immerso uno straccio in questa soluzione, strizzarlo e passarlo sui vetri, cercando di compiere movimenti verticali (o orizzontali), e controllando di non lasciare aloni. Quando l’abitacolo avrà raggiunto il grado di pulizia desiderato ricordatevi di inserire del bicarbonato nel vano posacenere; così facendo verranno assorbiti in poche ore eventuali cattivi odori.

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Lavere vetri

Lavaggio auto: meglio quello a mano o presso un autolavaggio?

Lavaggio auto: meglio quello a mano o presso un autolavaggio?

Per avere cura della propria autovettura non è sufficiente soltanto procedere alla manutenzione delle componenti meccaniche del veicolo, ma è anche fondamentale effettuare il lavaggio auto con regolarità, così da preservare la carrozzeria ed curare gli interni e avere una macchina dall’aspetto brillante.

Sono numerose le modalità con le quali è possibile effettuare il lavaggio auto e la scelta dipende sia dal tempo che si può e vuole dedicare a questa operazione, che dal costo della stessa.

Prima di andare avanti con i diversi consigli sul lavaggio auto, è importante una precisazione: si può lavare l’auto in quarantena? Sicuramente sì, ma bisogna utilizzare alcune accortezze: ad esempio, lavare l’auto in strada è illegale. Vediamo quindi tutto quello che devi sapere per dedicarti alla pulizia della tua macchina senza incorrere in denunce o sanzioni.

INDICE
Autolavaggio a mano
Autolavaggio in strada
Autolavaggio e Coronavirus
Autolavaggio self-service
Lavaggio auto a secco
Lavaggio auto a vapore
Lavaggio auto automatico
App per il lavaggio 

Il lavaggio auto a mano è senza dubbio la scelta più economica perché sarete voi stessi ad occuparvi della pulizia della carrozzeria e dell’abitacolo. Sarà sufficiente dotarsi di acqua, spugna, sapone liquido, detergente per vetri, un’aspirapolvere ed un panno in microfibra, per compiere questa operazione.

Procedete al lavaggio in una zona ombreggiata per evitare che il rapido asciugarsi del sapone lasci aloni e, una volta effettuato il risciacquo, procedete ad asciugare la carrozzeria con un panno in microfibra, evitando di lasciare residui di acqua.

Lavaggio auto: meglio quello a mano o presso un autolavaggio? 1

Completato l’esterno potete passare alla pulizia dell’abitacolo, utilizzando un normale aspirapolvere dotato anche di una punta sottile per rimuovere le impurità dagli spazi più angusti. Successivamente, provvedete a detergere il lato interno dei vetri, così da ottenere una visibilità impeccabile.

In questo periodo di emergenza sanitaria a causa della diffusione del COVID-19 sono tante le precauzioni prese per cercare di contenere il contagio. In questo, la corretta pulizia dell’abitacolo della propria auto gioca un ruolo di primaria importanza. Per questo abbiamo raccolto alcuni consigli per la sanificazione dell’auto.

LEGGI ORA: Patente, revisione, collaudo, RC Auto: tutte le novità del decreto Cura Italia per gli automobilisti

Ma dove lavare la macchina? Forse non tutti sanno che l’articolo 15 del Codice della Strada stabilisce che lavare l’auto in strada, ma anche in spazi privati, è illegale: questo perché si riverserebbero inevitabilmente nella rete fognaria numerose sostanze inquinanti (come saponi e le polveri che si depositano sulle parti meccaniche dell’auto). In caso di controlli si rischiano sanzioni fino a 92 euro.

Attenzione poi se si vive in un condominio: numerosi regolamenti condominiali, infatti, vietano l’utilizzo dell’acqua e degli spazi comuni per lavare la propria auto.

Il lavaggio auto a mano è senza dubbio il modo più economico di pulire la propria vettura, ma anche quello più faticoso. Chi volesse evitare di stancarsi nel compiere questa operazione, può portare la propria auto presso un autolavaggio.

Gli autolavaggi, secondo quanto stabilito dalle misure del Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, sono inseriti tra le attività produttive necessarie ad offrire un servizio a chi deve spostarsi per lavoro o altre necessità. Ecco perché gli autolavaggi, inclusi quelli self service e quelli dei benzinai, possono rimanere aperti in questo periodo di lockdown. Ovviamente ogni gestore può decidere in piena autonomia se tenere aperta o meno la propria attività.

Chi si sposta per attività lavorative dimostrabili, quindi, può recarsi all’autolavaggio per la pulizia del proprio veicolo: parliamo ad esempio di tassisti, autisti NCC ed operatori sanitari.

Per tutti gli altri automobilisti, lavare la macchina non rappresenta una necessità inderogabile: in caso di controllo delle Forse dell’Ordine, quindi, si rischia una multa dai 400 ai 3.000 euro, più la maggiorazione di un terzo prevista per chi è alla guida di un’auto senza un reale motivo di necessità.

L’autolavaggio self service è una via di mezzo tra il lavaggio auto a mano e l’autolavaggio. Sono numerosi, infatti, i punti dove è possibile usufruire di tutto l’occorrente per pulire rapidamente la propria vettura, spendendo davvero poco. Nell’autolavaggio self service sarà sufficiente comprare i gettoni necessari per compiere tutte le operazioni di pulizia, quali prelavaggio, risciacquo, pulizia cerchi etc…, risparmiando tempo e fatica rispetto ad una operazione compiuta esclusivamente a mano.

Lavaggio auto: meglio quello a mano o presso un autolavaggio? 2

Il lavaggio auto è sempre stato inteso come quel procedimento di pulizia della vettura che necessità di acqua per compiere tale operazione. In realtà è possibile effettuare questa procedura senza l’ausilio dell’acqua. In questo caso si parla di lavaggio auto a secco.

Questa tipologia di lavaggio auto è possibile grazie ad alcuni prodotti di recente commercializzazione che non necessitano di risciacquo e contengono al loro interno dei polimeri che aggrediscono lo sporco. Questi prodotti sono a base d’acqua e non danneggiano la carrozzeria poiché contengono cere emulsionate, ed inoltre non lasciano alcun tipo di alone. Per effettuare il lavaggio auto a secco sarà sufficiente spruzzare il prodotto sulla carrozzeria e stenderlo con un panno in microfibra, per poi passare nuovamente il panno ed ottenere una pulizia ancora più approfondita.

Secondo quanto dispone il Codice della Strada, il lavaggio a secco dell’automobile è consentito in casa, purché si utilizzino prodotti specifici.

Lavaggio auto: meglio quello a mano o presso un autolavaggio?

Altra metodologia di lavaggio auto che consente un notevole risparmio di acqua è il lavaggio auto a vapore. Con questo sistema si pulirà in modo brillante la carrozzeria della vettura, senza danneggiarla e senza utilizzo di saponi o altri detersivi chimici. Ulteriore vantaggio è la diminuzione dei tempi di pulizia di circa il 30% rispetto al lavaggio auto tradizionale e la netta diminuzione dei tempi di asciugatura.

Ultima alternativa presente è il lavaggio auto automatico. Il sistema di pulizia tramite rulli è utilizzato da decenni ma spesso è guardato con diffidenza per paura che i rulli possano graffiare la carrozzeria della propria vettura. Per evitare brutte sorprese affidatevi ad un lavaggio auto che abbia rulli con fibre sintetiche in grado di rimuovere lo sporco senza aggredire la carrozzeria, e che utilizzi detergenti di qualità.

Per chi invece vuole semplicemente un’auto lavata risparmiando tempo e sforzi, ecco una speciale lista di App per aiutare anche l’automobilista inesperto o un po’ pigro a occuparsi di questo compito. Si possono infatti trovare servizi che permettono di lavare l’auto a domicilio agendo nel contempo nel rispetto dell’ambiente grazie a prodotti eco sostenibili.

Wash Out

Wash Out è un servizio di lavaggio auto e moto a domicilio. Il lavaggio è eseguito a mano con prodotti 100% ecologici che permette di prenotare dove e quando richiederlo. Il costo del lavaggio varia in base alle dimensioni del veicolo ed è possibile selezionare un lavaggio interno, esterno o completo. Disponibile attualmente a Milano, Roma, Torino e Firenze.

Data la situazione sanitaria, Wash Out ha momentaneamente sospeso la propria attività, per garantire la sicurezza dei propri dipendenti e clienti.

Mister Lavaggio

Mister Lavaggio è il primo sistema di lavaggio auto a domicilio che si prenota tramite applicazione mobile. Con Mister Lavaggio è possibile richiedere la pulizia della propria auto senza spostarla neanche di un metro, ovunque ci si trovi. Il sistema, infatti, non prevede l’utilizzo di acqua o energia elettrica, ma viene effettuato con l’ausilio di un prodotto innovativo, esclusivo, certificato ed ecosostenibile, che garantisce il massimo risultato.

Lavygo

Lavygo, l’app disponibile per Google Play e iTunes Store, è attiva solo a Roma e permette di prenotare facilmente un lavaggio specificando giorno, fascia oraria e una posizione indicativa del veicolo che rimane anche aggiornabile successivamente. Una volta che il lavaggio viene accettato dall’operatore, l’app informa l’utente in tempo reale durante tutte le fasi del servizio e propone anche un notiziario meteo utile nei mesi invernali per pianificare al meglio il giorno del lavaggio.

Washora

L’app consente, in modo semplice e veloce, di richiedere un lavaggio auto dove si desidera: basta scaricare l’app e scorrere l’elenco delle strutture convenzionate. Il lavaggio manuale, realizzato da washer professionisti, viene effettuato senz’acqua e senza lasciare residui, e garantendo risultati migliori rispetto al lavaggio tradizionale. Washora permette di ricevere fattura e ha convenzioni con aziende e hotel.

Lavaggio auto: meglio quello a mano o presso un autolavaggio? 3

Quali sono le auto diesel che consumano meno?

Citroën C3

Il mondo automotive sta affrontando un cambiamento epocale con i costruttori impegnati nell’ampliare la loro offerta di veicoli elettrificati, ma nell’attesa che le vetture a zero emissioni diventino una vera e propria alternativa di mobilità, le auto diesel si dimostrano ancora la scelta ideale per chi percorre parecchi chilometri l’anno. Quali sono le auto che consumano meno? Vediamo allora quali sono le auto diesel che consumano meno attualmente in commercio.

INDICE
Scegliere un’auto diesel oggi
Classifica auto diesel che consumano meno
Qual è l’auto diesel italiana che consuma meno?

Nonostante ci si trovi in un periodo storico nel quale le auto diesel vengono considerate il male assoluto, è altrettanto vero che la ricerca tecnologica effettuata dai costruttori ha consentito di avere motori a gasolio con bassi livelli di emissioni in grado di far impallidire le vetture a benzina di qualche anno fa.

La scelta di una vettura alimentata a gasolio è da sempre la preferita per tutti quei soggetti costretti a percorrere numerosi chilometri l’anno e, di conseguenza, impegnati a tenere a bada i costi di gestione.

I costruttori, tuttavia, si stanno lentamente allontanando da questa tipologia di propulsori a seguito delle sempre più stringenti normative in materia di emissioni, mentre i proprietari di auto diesel, anche di recente costruzione, si trovano spesso ad affrontare blocchi del traffico privi di logica. Nonostante questa piega presa dal mondo automotive, abbiamo deciso di analizzare le migliori auto diesel che consumano meno.

E’ possibile stilare una classifica delle auto diesel che consumano meno? Certamente! Basta controllare i dati dichiarati dai vari costruttori per farsi un’idea.

Al primo posto spicca la Citroen C3. La vettura francese, giunta alla sua terza generazione e proposta adesso sul mercato con un leggero restyling, è offerta con l’ottimo 1.5 BlueHDi da 100 CV che le consente di percorrere 29,41 km/l, per un consumo medio di 3,4 litri ogni 100 chilometri.

Segue a ruota un’altra vettura francese decisamente piena di fascino, la Peugeot 208. La citycar transalpina può fregiarsi del recente titolo di Auto dell’Anno conquistato grazie ai numerosi contenuti tecnologici e ad una linea particolarmente riuscita. Il motore 1.5 BlueHDi da 100 CV promette una percorrenza media di 28,57 km/l, pari ad un consumo di 3,5 litri ogni 100 chilometri.

Terzo gradino del podio delle auto diesel che consumano meno per una delle vetture maggiormente apprezzate dal mercato italiano, la Dacia Sandero. L’utilitaria low cost proposta dalla Casa rumena controllata dalla Renault ha colpito nel segno non solo per il prezzo contenuto, ma anche grazie al suo motore 1.5 BluedCi da 75 CV in grado di assicurare una percorrenza media di 27,7 km/l pari a 3,6 litri per 100 Km.

Sfiora il podio per pochissimo un’altra vettura francese, la Citroen C4 Cactus. La Casa del Double Chevron ha proposto sul mercato una berlina controcorrente, figlia di un design audace e ricercato e dotata di un comfort in linea con le grandi ammiraglie del passato. La Citroen C4 Cactus è una delle migliori auto diesel che consuma meno grazie al suo motore 1.5 BlueHDi in grado di promettere un percorrenza di 20,7 Km/l, pari a 3,7 litri ogni 100 Km.

La top five delle auto diesel che consumano meno vede la presenza della Ford Fiesta al quinto posto. La best seller della Casa dell’Ovale Blu si è rinnovata nello stile, proponendosi adesso con una silhouette contemporanea ed aggressiva, e si conferma una delle vetture diesel più parche grazie al motore EcoBlue da 85 CV in grado di assicurare percorrenze nell’ordine dei 3 litri per 100 Km.

La classifica della tuo diesel che consumano meno appena stilata vede la Citroen C3 al vertice grazie a percorrenze che sfiorano i 30 Km/l, ma chi volesse acquistare una vettura tricolore può rivolgere le proprie attenzioni alla Fiat 500L.

La monovolume di casa FCA declina su un corpo vettura importante lo stile vintage della 500 ed offre ampio spazio e versatilità. I motori MJT sono da sempre un fiore all’occhiello della Casa sia per affidabilità che per consumi e proprio quest’ultimi  sono da tenere in stretta considerazione se si percorrono molti chilometri.

Il listino della Fiat 500L vede la presenza sia di un 1.3 da 95 CV che di un 1.6 da 120, ma se siete alla ricerca di un’auto diesel che consuma meno orientatevi verso la prima proposta grazie ad un valore pari a 4,3 litri per 100 Km.

Manutenzione auto: come farla ripartire dopo lo stop da Coronavirus

Come caricare la batteria della macchina? Ecco i 3 step da seguire

Tempo di quarantena e di pausa forzata. Almeno per la stragrande maggioranza degli italiani, costretti a casa e lontano dalla propria auto, ferma anch’essa in garage o parcheggiata in strada. Ma cosa conviene fare per ritrovare la macchina in buona salute una volta finito il periodo di emergenza sanitaria? Ecco alcuni consigli utili.

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I consigli per fare ripartire l’auto dopo un lungo periodo di fermo

Se l’auto rimante ferma a lungo, può capitare di riscontrare qualche problema al momento dell’accensione, sopratutto se il veicolo è un po’ avanti negli anni. Ecco che cosa consigliamo di fare:

  • Caricare la batteria se scarica
  • Controllare la pressione
  • Fare un pieno di benzina/diesel “premium”
  • Lavare l’auto

Scopriamo i dettagli.

Il sintomo principale della batteria scarica è la mancata accensione dell’auto . Qualora la messa in moto richieda più tempo del normale o, ancora, se le spie di anomalia presenti nel cruscotto rimangono, significa che è giunto il momento di cambiarla. Se ci si trova con la batteria auto scarica si può cercare di ricaricare il dispositivo per poter tornare alla guida della propria vettura.

La prima cosa da fare nel momento in cui ci si appresterà a rimettere in moto l’auto è controllare la pressione delle gomme. Questo perché una lunga sosta, inevitabilmente, comporta una variazione a livello di gonfiaggio pneumatici, che oltre a diminuire il comfort di marcia, può incidere anche sulla sicurezza, andando a modificare in modo significativo l’aderenza. Le pressioni corrette si trovano indicate nel libretto di uso e manutenzione dell’auto.

Altra cosa da fare: un bel pieno di carburante “premium”: 100 ottani o gasolio “costoso” per i turbodiesel. Questo perché in questo modo si ha una combustione migliore, che aiuta a smaltire eventuali sporcizie o residui accumulati durante il periodo di stop forzato.

Infine, sarebbe buona cosa dare una bella lavata alla vostra vettura, dentro e fuori.  Il lavaggio auto a mano è senza dubbio la scelta più economica perché sarete voi stessi ad occuparvi della pulizia della carrozzeria e dell’abitacolo. Sarà sufficiente dotarsi di acqua, spugna, sapone liquido, detergente per vetri, un’aspirapolvere ed un panno in microfibra, per compiere questa operazione.

Procedete al lavaggio auto in una zona ombreggiata per evitare che il rapido asciugarsi del sapone lasci aloni e, una volta effettuato il risciacquo, procedete ad asciugare la carrozzeria con un panno in microfibra, evitando di lasciare residui di acqua. Attenzione però: vi ricordiamo che l’autolavaggio in strada come negli spazi privati è proibito dall’articolo 15 del Codice della Strada.

In questo periodo di emergenza sanitaria a causa della diffusione del COVID-19 sono tante le precauzioni prese per cercare di contenere il contagio. In questo, la corretta pulizia dell’abitacolo della propria auto gioca un ruolo di primaria importanza. Per questo abbiamo raccolto alcuni consigli per la sanificazione dell’auto.

I consigli per tenere l’auto ferma per un lungo periodo

Se siete obbligati a lasciare l’auto ferma per un lungo periodo di tempo, è bene prendere qualche accorgimento prima per evitare poi brutte sorprese. Questi i nostri consigli:

  • Parcheggiare lontano dagli alberi
  • Se avete parcheggiato in piano, non tirare il freno a mano
  • Non staccate la batteria
  • Proteggete plancia e sedili con parasole

Vediamoli nel dettaglio.

Se avete un box privato o una rimessa al coperto è presto detto: non avete di che preoccuparvi. Se invece dovete lasciare l’auto sulle strisce (anche blu, visto che la sosta a pagamento è stata sospesa in quasi tutte le città italiane), abbiate l’accortezza di non piazzarvi sotto gli alberi o molto vicino alle rotaie del tram. Foglie, resina e regalini da parte di pennuti rinvigoriti dalla primavera da una parte e polvere dei freni dei mezzi pubblici dall’altra potrebbero causare non pochi inconvenienti a carrozzeria e superfici vetrate. Attenzione perché i danni potrebbero essere anche permanenti, soprattutto su certe vernici particolarmente delicate. Meglio andare un po’ più lontano da casa e fare due passi ma lasciare l’auto in un posto meno rischioso.

Sempre sul tema, ricordate poi di parcheggiare in piano, lasciando inserita una marcia bassa – meglio la prima o la retro – ma senza tirare il freno a mano. Questo, infatti, agendo meccanicamente su dischi o tamburi, lasciato in funzione per molto tempo potrebbe bloccarsi, restando attaccato anche una volta abbassata la leva e rovinando il sistema frenante una volta che si deciderà di ripartire. È lo stesso rischio che si corre quando si incappa in temperature molto rigide ma… non è il periodo.

Staccare la batteria? Ci sono diverse scuole di pensiero. Il nostro suggerimento è quello di non staccarla, soprattutto se l’auto è recente, potrebbe infatti causare danni alla centralina. Se la vostra vettura ha più di 5/10 anni e decidete di staccare la batteria, però, ricordatevi due cose. Prima di tutto, recuperate prima il codice dell’autoradio, in modo da non ritrovarsi con il sistema resettato. E poi, valutate il rischio di disinserire (staccando la batteria questo accade) sia le centraline (che comandano chiusura centralizzata, finestrini elettrici, apertura a pulsante) sia l’antifurto.

Al contrario: per evitare che la luce diretta del sole rovini plancia e sedili, meglio usare il caro vecchio parasole. Se manca e non potete procurarvelo, un lenzuolo piegato, un vecchio asciugamano da mare possono essere validi sostituti.

Comprare un’auto a km 0 conviene? Ecco vantaggi, tempi e costi

Conviene comprare un'auto km 0? Vantaggi, tempi e costi

L’acquisto di un’auto a km 0 è una delle opportunità offerte dal mercato della compravendita di vetture: fra nuovo, usato ed a km 0 ci si ritrova a domandarsi quale sia realmente l’offerta che meglio si addice alle proprie esigenze.

Prendendo in esame il settore delle auto a km 0, ci si rende presto conto che esso offre innumerevoli vantaggi, pur possedendo dei nei, il cui peso può essere soppesato solo dai singoli acquirenti.

INDICE
 PRO e CONTRO auto a km zero
 Quanto si risparmia?
 Quando acquistare un’auto a km zero?
 Auto nuova o km zero: come scegliere?

Che cosa significa auto Km 0? Quando si parla di auto Km 0 ci si riferisce a quei veicoli presenti in concessionaria e pronti per la consegna. Da un punto di vista prettamente tecnico possono essere definite delle vetture usate, perché già immatricolate ed intestate alla concessionaria, ma da un punto di vista pratico si riscontrano tutti i vantaggi di auto nuove, poiché hanno alle spalle solo pochi km di percorrenza.

Fra i PRO ascrivibili alle auto a Km 0 ricordiamo:

  • Prezzo: vantaggioso, che consente di acquistare un mezzo pari al nuovo;
  • Bollo: sovente già versato dal concessionario;
  • Garanzia: ufficialmente è di 12 mesi, anche se acquistando un mezzo immatricolato entro i 6 mesi è estesa a 24 mesi;
  • Pronta consegna: sbrigando le pratiche burocratiche si esce al volante della propria nuova auto;
  • Optional: i modelli immatricolati e disponibili nel mercato delle auto a km 0 sono spesso full optional, perché è nell’interesse del concessionario mostrare ai potenziali acquirenti il meglio.

Fra i CONTRO da prendere in esame nell’acquisto di auto a km 0 vi è certamente l’impossibilità di scegliere un allestimento personalizzato: sarà quindi necessario adattarsi. Inoltre, è bene tenere a mente che solitamente le auto a km 0 vengono vendute nel momento in cui sta per essere lanciato sul mercato un modello più nuovo. Peculiarità dell’auto a Km 0 è anche il fatto che una volta acquistata, pur essendo pari al nuovo, risulta essere un’auto con doppio proprietario: subisce quindi una svalutazione maggiore in caso di rivendita.

Avendo ben chiari i pro e i contro dell’acquisto di un’auto a km 0, passiamo ora a soppesare, quanto si risparmia concretamente. Secondo le medie statistiche il risparmio, rispetto all’acquisto di un’auto nuova, si aggira intorno al 20-25%, ma in alcuni casi può abbassarsi anche al 10-15% per auto immatricolate e rivendute entro i 6 mesi, o, al contrario, arrivare al 45% per auto immatricolate da più tempo.

Uno dei migliori momenti per acquistare un’auto a km 0 è indubbiamente l’autunno inoltrato, ovvero il periodo in cui i concessionari di auto chiudono il bilancio annuale e quindi si ritrovano “costretti” a svendere le auto che hanno in salone. A questo periodo se ne affianca un altro: se avete fra le vostre preferenze d’acquisto un modello particolare di auto, potete pensare di acquistarlo quando viene lanciato sul mercato un restyling; in quel momento infatti, i rivenditori sono costretti a dotarsi del nuovo modello e a svendere, come auto a km 0, quello precedente.

Nel confronto tra un’auto nuova o Km zero devono quindi essere presi in considerazione alcuni fattori.

Il primo è quello relativo al prezzo dato che il costo auto Km 0, come detto, solitamente è inferiore del 20% rispetto ad un modello analogo ma nuovo.

Il secondo riguarda i tempi di consegna poiché una auto Km 0 è già disponibile presso la concessionaria e quindi si potrà avere il veicolo desiderato in un arco temporale decisamente inferiore rispetto ad un modello nuovo da ordinare.

Ovviamente, dato che non è possibile configurare a piacimento una auto Km 0, cercate sempre un modello il più possibile in linea con le vostre esigenze e senza optional che potreste ritenere superflui. In questo modo avrete una vettura “su misura” ad un costo decisamente conveniente.

 

Come gonfiare le gomme dell’auto correttamente

Come gonfiare le gomme dell'auto correttamente

Non commettere errori nel gonfiare i pneumatici auto significa garantirne un consumo più omogeneo e una durata prolungata. Per ottenere tale risultato occorre tuttavia seguire alcune regole fondamentali. Vediamo quali.

INDICE
Gonfiare le gomme auto correttamente
Quanto gonfiare le gomme?
Come gonfiare le gomme auto

Gonfiare le gomme ai valori corretti è fondamentale non solo per prolungarne la durata, ma soprattutto per garantire la massima sicurezza alla guida. Un errore all’apparenza banale, come gonfiare i pneumatici dell’auto in maniera inopportuna, può infatti peggiorare la guidabilità del veicolo e provocare comportamenti anomali che cambiano in presenza di valori pressori inferiori o superiori alla norma.

Per evitare di commettere questo errore è sempre necessario utilizzare un misuratore di pressione gomme. Grazie alla scala riportata su questo strumento sarà possibile effettuare il gonfiaggio gomme in maniera corretta rispettando i valori di pressione raccomandati.

Ogni automobile, com’è noto, viene equipaggiata con pneumatici di misura e caratteristiche tecniche adeguate alla sua potenza e alle sue dimensioni. Le pressioni consigliate sul libretto d’uso e manutenzione o sull’apposita etichetta applicata sulla carrozzeria (solitamente nella cornice interna dello sportello del guidatore) possono dunque differire fra un veicolo e l’altro anche a parità di gomme.

Ciò significa che due veicoli diversi, sebbene equipaggiati con le stesse gomme, possono riportare dei range di pressione del tutto differenti. Insieme alla distrazione, questa caratteristica rappresenta inoltre una delle cause più comuni degli errori di gonfiaggio dei pneumatici.

Per scoprire se è necessario gonfiare i pneumatici, ci si può servire del sensore di pressione, uno strumento piccolo ma efficiente, che permette di monitorare in ogni momento lo stato pressorio delle ruote fornendo una rilevazione precisa.

La pressione delle gomme si misura in un valore chiamato “bar”: se per la maggior parte degli pneumatici, il valore corretto si aggira intorno ai 2.0 e 3.0 bar, è sempre opportuno verificare l’etichetta applicata sulla carrozzeria e le condizioni stradali e meteorologiche. Per esempio, in caso di gomme invernali, il valore è diverso: si suggerisce di aumentare il valore normale di 0.2 bar, per via delle condizioni climatiche fredde che condizioneranno la pressione dello pneumatico facendola abbassare leggermente.

Le gomme troppo sgonfie presentano un’impronta a terra maggiorata a causa dell’afflosciamento della spalla, da cui consegue un aumento dell’usura laterale e del rischio di forature. Esse aumentano anche le possibilità di perdere il controllo del veicolo nelle manovre d’emergenza o alle alte velocità, provocando, di conseguenza, un aumento del rischio d’incidenti. Come se non bastasse, circolare con le gomme sgonfie provoca inoltre un maggior consumo di carburante e un degrado precoce del battistrada esterno, facendo così lievitare i costi di manutenzione dell’auto.

Viceversa, una pressione eccessiva dei pneumatici causa una riduzione della loro impronta a terra. Quest’ultima, a sua volta, comporta l’usura precoce del centro del battistrada, l’ovalizzazione delle gomme e, soprattutto, la perdita di aderenza in curva o sulle superfici scivolose.

Prima di gonfiare i pneumatici dell’auto bisogna innanzitutto procedere alla lettura dei range di pressione consigliati sul libretto di manutenzione o sull’apposito adesivo presente sul veicolo. Come regola generale, inoltre, è fondamentale non superare, in eccesso o in difetto, i valori riportati sulla spalla del pneumatico.

In entrambi i casi, infatti, si incide negativamente sulla durata del pneumatico, oltre ad esporsi a rischi relativi ad una scarsa aderenza al fondo stradale e a maggiori costi per il consumo del carburante.

Al fine di garantire un gonfiaggio rapido e ottimale, è opportuno servirsi di un compressore volumetrico (disponibile anche nelle comuni stazioni di servizio) dotato di un’apposita pistola con manometro e di un adattatore compatibile con le comuni valvole Schrader. Gli pneumatici devono poi essere gonfiati rigorosamente a freddo, in quanto il calore prodotto dal rotolamento provoca un aumento della pressione interna, impedendo la corretta misurazione e calibrazione della stessa.

Per gonfiare ognuna delle gomme (inclusa quella di scorta) basta invece rimuovere il cappuccio della valvola, collegare il compressore e azionarlo per pochi istanti, avendo cura di verificare l’aumento di pressione desiderato sul manometro.

La pressione è espressa in bar e viene indicata da due numeri. Il primo si riferisce agli pneumatici anteriori e l’altro a quelli posteriori. Ovviamente, nel gonfiare pneumatici si deve sempre utilizzare la stessa pressione sia per le gomme dell’asse anteriore che per quelle dell’asse posteriore.

 

Cos’è il sensore pressione pneumatici e come funziona?

Cos'è il sensore pressione pneumatici e come funziona?

Piccolo ma efficiente, il sensore di pressione degli pneumatici permette di monitorare in ogni momento lo stato pressorio delle ruote fornendo una rilevazione precisa.

INDICE
Cos’è?
Come funziona?
Come usarlo?

La sigla utilizzata per indicare il nuovo sensore di pressione degli pneumatici, introdotto con la normativa del 1 novembre 2014, è TPMS, che sta per Tire Pressure Monitoring System. Uno dei vantaggi di questo innovativo strumento tecnologico sta nella possibilità di monitorare la pressione di ogni singolo pneumatico in maniera indipendente. Sapere in tempo reale quale sia la pressione delle gomme dell’auto può rivelarsi senza dubbio un elemento fondamentale per la propria sicurezza su strada.

Dalla pressione degli pneumatici, siano essi invernali o estivi, dipende, infatti, il livello di attrito e di aderenza rispetto al manto stradale, il che a sua volta assicura il giusto equilibrio tra buone prestazioni dell’auto ed elevato livello di sicurezza. Non è inoltre un mistero il legame esistente tra la pressione delle gomme ed il consumo di carburante. Ciò significa che un controllo di routine dello stato complessivo degli pneumatici della propria vettura può garantire anche un risparmio economico piuttosto significativo.

Sempre secondo la normativa introdotta a livello europeo il 1 novembre del 2014, le auto nuove messe in circolazione devono montare un sistema TPMS per poter essere in regola. Sono presenti sul mercato diversi modelli di TPMS, che possono essere classificati sostanzialmente in due categorie:

  • Diretti. I TPMS diretti sono contraddistinti dalla presenza di un sensore su ognuna delle 4 ruote, da cui partono le informazioni inviate al monitor centrale.
  • Indiretti. I sistemi indiretti invece sono privi di sensori ma sono in grado di calcolare la pressione dello pneumatico facendo riferimento alla velocità di rotazione della ruota.

Grazie al loro differente meccanismo di rilevamento, i sensori di pressione diretti sono in grado di garantire un valore più preciso ed accurato. L’alimentazione elettrica del sistema è affidata ad una batteria integrata, la cui vita media si aggira tra i 6 e i 7 anni.

Il controllo della pressione ottimale degli pneumatici della propria auto rientra nelle operazioni di manutenzione da eseguire con una certa periodicità. Grazie alla presenza del sistema TPMS si può disporre in qualunque momento del valore pressorio, provvedendo a portarlo al livello ottimale, in caso di necessità. I sensori di pressione vengono montati a livello della valvola o bloccati all’interno del battistrada degli pneumatici, dove catturano il valore pressorio e lo inviano direttamente alla centralina di controllo, che a sua volta riporta il dato ricevuto su di un indicatore a scala.

Nel caso in cui la pressione rilevata superi in un senso o nell’altro il range consigliato, può scattare un segnale d’allarme, che invita il conducente a prendere le dovute misure di sicurezza. In caso contrario, qualora la pressione sia inferiore al livello consigliato, è necessario procedere a gonfiare le gomme. Il sistema TPMS è in grado di registrare anche la temperatura delle gomme ed ha il vantaggio di non dover essere riprogrammato in caso di sostituzione degli pneumatici.

Anni Duemila: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni '00: 5 auto che hanno fatto la storia 11

Gli anni Duemila vanno di corsa: superata la paura per il Millennium Bug (un fantomatico difetto informatico che doveva mandare in tilt i computer a mezzanotte del nuovo anno), la tecnologia galoppante accelera i ritmi della comunicazione e in generale della vita di tutti. L’Europa celebrando la rinnovata Unione, che apre le frontiere a che lavorative e introduce la moneta unica, l’Euro, con cui sin dall’inizio gli italiani devono imparare a fare bene i conti.

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Che succede nel mondo dell’auto? Tante cose: anche qui la tecnologia sale prepotentemente a bordo, con il diffondersi degli smartphone inizia a farsi largo il concetto di connettività che esploderà nel decennio successivo, e molto altro. L’escalation dei motori Diesel raggiunge l’apice accompagnando quella dei SUV, che nel giro di un ventennio diventeranno padroni del mercato, ma cresce anche l’attenzione per la sicurezza e la riduzione delle emissioni inquinanti. La seconda in particolare, porta alla ribalta le prime auto ibride, gettando il seme dell’elettrificazione che verrà.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Duemila.

INDICE
 Mini
 Toyota Prius
 Bugatti Veyron
 Nissan Qashqai
 Smart

Il duemila è ufficialmente il decennio della “newstalgia”, inaugurata alla fine di quello precedente da Volkswagen che ha omaggiato il Maggiolino con la New Beetle, accolta da grande entusiasmo seguito da un rapido declino. Va meglio a BMW, che alla fine di un complesso giro di acquisizioni e cessioni si è portata a casa il marchio Mini progettandone il rilancio. La rinnovata inglesina presentata nel 2001 è un’auto tutta diversa, con le antenate ha in comune solo l’impostazione meccanica a motore e trazione anteriori e la fabbrica di Oxford, ma è divertente sotto tutti i punti di vista, pensata come un go-kart di lusso più che come un’utilitaria in senso stretto.

Lunga 3,6 metri, bassa, e sofisticata, esordisce con una gamma di motori 1.6 costruiti in Brasile e manda avanti subito i modelli sportivi Cooper (116 CV e 200 km/h) e Cooper S (con compressore e 164 CV!), a cui seguono la One da 90 CV e la top di gamma JCW (John Cooper Works) da 210 CV e 0-100 in 4”5.

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Nel 2003 arrivano la Cabrio, unica variante di carrozzeria della prima generazione, e il primo motore Diesel, un 1.4 da 75 fornito da Toyota solo perché tra i molti sul mercato è l’unico che riesce a stare nello stretto cofano con modifiche limitate. La seconda giovinezza non è senza difetti, soprattutto i motori e quelli sovralimentati in particolare, danno qualche problema e il prezzo non è popolare (14.500 euro per la One, oltre 17.000 per la Cooper).

Le generazioni successive, datate 2007 e 2014 vedranno una crescita sia dimensionale sia dell’offerta, arrivando a contare anche varianti wagon, coupé, roadster, suv e suv-coupé (Countryman e Paceman) e anche una 5 porte a passo allungato. Senza contare l’elettrica che arriva, dopo qualche esperimento, alle soglie del terzo decennio, il modello elettrico.

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Nel 2003 il mondo si accorge dell’ibrido grazie a Toyota che lancia la Prius di seconda generazione, facendo capire che la prima, passata quasi inosservata, non era soltanto un tentativo buttato lì o una stramberia giapponese. Berlina dalla forma arcuata e dalla coda alta, sfoggia un look più convincente e accattivante, forme spaziose e una soluzione tecnica che rimarrà unica anche quando tutti i costruttori si metteranno a sviluppare ibridi.

Il suo 1.5 a basse emissioni da 76 CV è accoppiato ad un motore elettrico da 50 kW tramite un sistema di ingranaggi che simula, non sempre benissimo in realtà, un cambio a variazione continua. Offre una potenza massima totale di 110 CV e promette consumi medi  di soli 4,3 litri per 100 km, ha una batteria che si ricarica da sola quando l’auto frena o rallenta e la possibilità di percorrere brevi tratti a sola trazione elettrica.

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Fatta per la città e la marcia fluida, diventa meno efficace e quasi fastidiosa se si pretende di usarla come si farebbe con un’auto normale, e inizia a far capire alla gente come l’efficienza sia anche questione di approccio alla guida. Negli anni successivi, il suo sistema propulsivo sarà trasferito su altre vetture e duplicato su modelli più piccoli o più grandi e potenti, portando Toyota a elettrificare quasi del tutto la sua offerta (come quella del marchio di lusso Lexus) nell’arco di 15 anni. Lei però rimarrà al suo posto, confermandosi riferimento con le successive due generazioni che si concederanno anche qualche variante di carrozzeria, come la Plus a 7 posti.

Anni '00: 5 auto che hanno fatto la storia 16

Sempre nei primi anni del 2000 arriva l’auto che ha il compito di riportare in auge il marchio Bugatti, acquisito nel ’98 da Volkswagen che decide di fargli riconquistare ad ogni costo il record mondiale di velocità, creando una supercar esclusiva capace di sfondare il muro dei 400 km/h. Lo spunto arriva dall’ultimo dei vari prototipi elaborati negli anni dall’Italdesign di Giugiaro, che dopo berline e granturismo dalle forme classicheggianti e suggestive, nel ’99 ha proposto la 118 Chiron, una due posti bassa e profilata con motore posteriore a 18 cilindri divisi in tre bancate.

Il progetto evolve nella 16.4 Veyron, presentata ancora come concept  nel 2001 e stavolta opera del centro stile Volkswagen. Il motore diventa un 16 cilindri con disposizione a W (architettura usata anche per motori “di serie” a 8 e 12 cilindri), 8 litri di cilindrata, 4 turbo e ben 1.001 CV scaricati tramite un cambio doppia frizione a 7 rapporti e la trazione integrale.

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Di per sé sarebbe praticamente pronta già nel 2002, ma problemi di stabilità e raffreddamento alle alt(issim)e velocità ne allungano la messa a punto ritardando il lancio fino al 2005. In quell’anno, pochi mesi dopo che la Koenigsegg CCX ha finalmente superato il precedente record della McLaren F1 filando a 391 km/h, la Bugatti Veyron fa registrare 408,47 km/h.

Il prezzo di vendita al lancio supera il milione di euro e lieviterà soprattutto con le numerosissime edizioni speciali di pochi esemplari che ne costelleranno la carriera. Malgrado questo, i costi di sviluppo e produzione sono tali che più tardi la casa ammetterà una perdita di 1,6 milioni per ogni esemplare costruito. Il totale ammonta a 300 unità e 150 varianti scoperte “Gran Sport” a cui fa seguito la Super Sport, chiamata a riacciuffare un record nel frattempo superato dalla Shelby Ultimate.

Per farlo, il motore viene portato a 1.200 CV e 1.500 Nm di coppia, il peso scende e l’aerodinamica si affina ancora, permettendo di arrivare a 431 km/h, anche se la versione “di serie” (a cui si aggiungerà la Grand Sport Vitesse a tetto smontabile) sarà limitata a 407 km/h. In realtà, sin dalla prima serie, la Veyron ha un limitatore fissato ad “appena” 375 km/h. Per spingerla al massimo occorre una seconda chiave che attiva specifiche regolazioni di assetto e ali mobili.

Nel 2006, il successo dei SUV è già conclamato, ma la maggior parte dei modelli sono di fascia medio-alta. La rivoluzione arriva grazie a Nissan, che alla fine di quell’anno fa debuttare la capostipite delle cosiddette “crossover”, ossia vie di mezzo tra vetture e SUV, la Qashqai. Un modello su cui la Casa investe tantissimo, al punto da affidarle il compito di rappresentare da solo il segmento delle compatte, rimpiazzando in un sol colpo berline, familiari, monovolume presentandola come un’avversaria per le best seller del settore come la Golf. Grazie al bilanciato compromesso tra forme agili, spazi adeguati e quell’assetto “semi-rialzato”, alla gamma che prevede due motori a benzina e due turbodiesel con cambi automatici e trazione integrale disponibile in opzione, arriva il successo.

Anni '00: 5 auto che hanno fatto la storia 13

L’unico difetto, oltre al nome sulle prime un po’ ostico (preso da quello di un’antica tribù araba) ma a cui il pubblico si abitua velocemente, è la mancanza di una variante più capiente che faccia concorrenza alle monovolume e alle wagon a 7 posti. Ci si rimedia nel 2005 con la Qashqai+2, una variante allungata a 4,53 metri (di cui 13 circa nel passo) e rialzata di 38 mm nel tetto in modo da poter ospitare due ulteriori posti, anche se adatti per lo più a bambini.

Il ritorno più sensazionale degli Anni ’00 avviene nel 2007 quando Fiat fa rivivere la 500: a favorire la decisione è soprattutto il successo riscosso dalla concept Trepiùno vista al Salone di Ginevra del 2004, le cui forme ammiccano alla celebre antenata, la quale viene omaggiata facendo debuttare la sua erede spirituale esattamente cinquant’anni dopo il suo lancio, che avvenne nel ’57. Spirituale e formale, visto che il design opera di Roberto Giolito appare una riuscitissima rielaborazione moderna delle linee tanto care al pubblico, ma più convenzionale nella meccanica, che deriva come tutta la piattaforma dalla contemporanea Panda.

La 500 si pone come “fun car”, vetturetta sfiziosa che può permettersi una carrozzeria a sole tre porte con poco bagagliaio (per via della forma rastremata del posteriore) quando tutte le piccole di 3,5 metri spingono su spazio e praticità.

Anni '00: 5 auto che hanno fatto la storia 4

Al lancio, con motori 1.2 e 1,4 a benzina e 1.3 turbodiesel (da 69 a 99 CV), ha prezzi lievemente superiori a quelli della Panda,  che partono da 12.500 euro. Successo immediato spinge la Casa a proporre pochi anni dopo una variante cabrio, la 500C, con tetto scorrevole elettrico in tessuto, e affidarla alle cure della rediviva Abarth dando vita a duna famiglia di piccole bombe veloci e divertenti.

Anni '00: 5 auto che hanno fatto la storia

In quanto evergreen, la sua linea è quasi intoccabile, come dimostra il restyling a cui è sottoposta soltanto nel 2014, ben sette anni dopo il lancio, che si concentra su dettagli e fanalerie (anche se la Casa dichiara di aver rivisto e modificato oltre mille componenti). Nel frattempo si assiste ad un’evoluzione dei motori, che accoglieranno anche l’originale bicilindrico TwinAir da 875 cc. Innumerevoli le edizioni speciali, serie limitate e gli esemplari unici voluti da clienti vip, come quella elettrica del dittatore libico Gheddafi che ha anticipato di poco il modello a batteria venduto negli USA e la futura nuova generazione che arriverà dieci anni più tardi. Da lei, inoltre, si prende spunto per creare modelli di taglia superiore come la monovolume 500L e il SUV 500X, tutti altrettanto ben accolti.

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Volvo XC40 Recharge T5 Plug-in Hybrid: svedese “alla spina”

Volvo XC40 Recharge T5 Plug-in Hybrid: svedese "alla spina" 2

Dopo la versione elettrica, arriva per la Volvo XC40 il momento di ampliare ulteriormente la sua offerta aprendo all’inedita variante plug-in. Si chiama XC40 Recharge T5 Plug-in Hybrid e rappresenta un ulteriore passo del brand svedese verso l’elettrificazione della gamma che dovrebbe portare, entro il 2025 ad avere un mix di vendita costituito per il 50% da modelli elettrici e per il 50% da modelli ibridi.

45 km in elettrico

Sviluppata sulla piattaforma Cma, la  XC40 Recharge T5 Plug-in Hybrid è un’ibrida seriale, quindi con tutti gli elementi propulsivi posizionati sull’assale anteriore. Ad alimentarla provvede un motore benzina di 1,5 litri a tre cilindri sovralimentato da 180 CV abbinato a un motore elettrico posizionato nel cambio, con una potenza di 82 CV. A proposito del cambio, questo è il ben noto Gear Tronic ma con sette rapporto in luogo dei soliti otto, proprio per fare spazio all’unità elettrica.

Volvo XC40 Recharge T5 Plug-in Hybrid: svedese "alla spina" 1

La potenza complessiva del sistema si attesta sui 262 CV, mentre la coppia è di 425 Nm (265 Nm dal motore endotermico e 160 Nm da quello elettrico). A dare energia all’unità elettrica ci pensa una batteria agli ioni di litio da 10,7 kWh di potenza nominale (8,5 kWh la potenza effettiva), che assicura un’autonomia in modalità completamente elettrica di 45 km.

Prezzi da 47.770 euro

Buone le prestazioni. Nonostante il rinnovato powertrain incida sul peso nell’ordine dei 130-150 kg, la Volvo XC40 plug-in è in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 7,3 secondi e di raggiungere una velocità autolimitata (come tutte le Volvo in gamma) di 180 km/h, velocità che scende a 120 km/h nel caso in cui si viaggi in modalità elettrica. Stando ai dati dichiarati dalla casa, infine, il consumo dovrebbe aggirarsi intorno ai 2,0-2,4 l/100 km.

Volvo XC40 Recharge T5 Plug-in Hybrid: svedese "alla spina"

La nuova Volvo XC40 Recharge T5 Plug-in Hybrid dovrebbe arrivare nelle concessionarie dopo l’estate. I prezzi partiranno da 47.770 euro della versione Inscription/Expression, per passare ai 50.220 della Inscription e arrivare ai 50.920 euro della R-Design. Inoltre, il modello gode di un eco-incentivo di 2.500 euro in caso di rottamazione.

Anni ’90: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 2

Gli anni ’90 caotici, vivaci, rumorosi e colorati: si afferma una certa tecnocrazia con gli apparecchi elettronici ormai entrati in tutte le case alla pari del PC, il Personal computer, che diventa strumento non soltanto di lavoro ma anche di svago specie con il diffondersi, poco dopo, della connessione a Internet per tutti. Digitalizzazione ed elettronica spinta si fanno largo anche tra le auto che ormai sono quasi due per famiglia, con una densità che nel ’92 ha già raggiunto la quota di una ogni 1,92 abitanti.

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Il parco circolante in Italia sfiora i 30 milioni, per la prima volta supera quello francese diventando il secondo in Europa dopo quello tedesco, e le nuove immatricolazioni sono 2.300.000 l’anno, mentre la produzione tocca vette storiche con poco meno di 1,9 milioni di vetture cui oltre il 40% sono esportate. Malgrado il Made in Italy rimanga dominante, il mercato è invaso non soltanto da modelli tedeschi e inglesi e francesi, ma anche dall’arrembante Giappone (e più timidamente dai primi modelli coreani) che guadagnerà consensi grazie all’immagine tecnologica.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Novanta.

INDICE
 Subaru Impreza
 Bugatti EB110
 Fiat Punto
 Fiat Multipla
 Smart

I primi anni vedono, tra i produttori diciamo così “di nicchia”, l’ascesa di Subaru che come molti marchi emergenti punta sullo sport come mezzo di propaganda, e a ragion veduta. In fondo il decennio è iniziato con gli ultimi fuochi della Lancia Delta seguiti dall’improvviso e deludente ritiro dopo un filotto di 6 titoli Costruttori consecutivi (e 2 Piloti vinti da Miki Biasion) tra l’87 e il ’92 nel Mondiale Rally.

Ci vorrà qualche anno perché gli appassionati di corse trovino un altro mito da seguire e quel mito per moltissimi sarà propri la Subaru Impreza che nel cuore degli Anni ’90 terrà banco duellando con Mitsuibishi Lancer, Toyota Celica e Ford Escort e le loro eredi.

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Il modello di partenza arriva sul mercato nel ’92 a sostituire la Leone, che pur essendo una delle ancora rare berline integrali (escludendo Audi 80) è poco diffusa, e si rende disponibile anche in una versione wagon dalla linea non banale conquistando presto chi ama le auto non convenzionali con la sua trazione integrale “simmetrica” e i motori 4 cilindri boxer, un insieme raffinato che dona un grande equilibrio anche senza potenze esagerate.

Al primo motore 1.8 si affiancano un più parco 1.6 e finalmente il 2.0 Turbo da oltre 200 CV, aprendo la strada alle GT e poi alle vistose WRX, versioni “street legal” delle WRC da competizione. L’impennata inizia nel ‘94, quando la Impreza subentra alla Legacy nelle competizioni regalando a Subaru il secondo posto tra i costruttori e a Carlos Sainz quello nella classifica piloti, mentre nei tre anni successivi arriveranno tre Campionati del Mondo per la Casa e uno per il pilota Colin McRae (’95), successi celebrati da serie speciali che diventano subito culto.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 5

Il Mondiale Rally non è l’unico terreno di scontro: in questi anni, altrettanto appassionante è la sfida per il primato di auto si serie più veloce, un titolo che dall’87 appartiene alla Ferrari F40 con 326 km/h. A superarlo, nel ’91, la Bugatti EB110 un altro sogno a quattro ruote frutto della testardaggine di un italiano, Romano Artioli che ha acquisito i diritti sul leggendario marchio francese per rilanciarlo con un’auto eccezionale. Il nome EB110 omaggia le iniziali del fondatore  Ettore Bugatti, mentre la sigla 110 riprende la serie dei codici dei modelli più o meno dove si era interrotta anni prima.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 6

La EB 110 vanta una innovativa struttura in fibra di carbonio e un V12 di 3,5 litri con quattro turbocompressori che scarica, nella versione iniziale GT, la bellezza di 560 CV tramite un cambio manuale a 6 marce e la trazione integrale, per 336 km/h ma resta primatista per poco, cedendo già nel ’92 il primato alla Jaguar XJ220 (343 km/h).

Nel ’94 arriva la SS, più leggera, priva della trazione integrale e con motore portato a 610 CV, che toccherà i 344 CV, gli stessi raggiunti l’anno dopo da una GT convertita a metano e capace addirittura di 650 CV. Peccato che nel frattempo McLaren abbia sfornato la F1, una tre posti con motore V12 BMW aspirato, che sfiora i 372 km/h, limite inviolato per 12 anni. Pazienza, la EB110 farà in tempo a stabilire il record di velocità su ghiaccio nel ’95 (poco meno di 300 km/) prima che costi e debiti costringano la Casa a chiudere e far terminare gli ultimi esemplari alla tedesca Dauer.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 10

Tra le leggende più divertenti su questa supercar c’è quella secondo cui alcuni proprietari,  con il pretesto della trazione integrale l’abbiano omologata come fuoristrada, riuscendo ad abbattere le esorbitanti tasse di possesso. Ammettendo che chi spende dai 550 ai 670 milioni per accaparrarsene una senta davvero quella necessità.

Di grandi numeri, in questi anni, ha senz’altro bisogno Fiat a cui serve una nuova utilitaria per rimpiazzare la Uno. Visto che è vietato sbagliare e squadra vincente non si cambia, si rivolge di nuovo a Giugiaro, i cui modelli di successo disegnati per la Casa torinese già si fanno fatica a contare. Il designer garessino si fa interprete e precursore delle tendenze, che in questi anni spingono a esaltare spazio e la volumetria interna con abitacoli più alti e avanzati e cofani più spioventi.

Nel tardo ’93 nasce la Fiat Punto, 12 cm più lunga e 7 cm più larga della Uno (arriva a 4,06 metri per 1,62) e soprattutto 2 cm più alta, attenta allo spazio e alla visibilità anche “passiva”, come dimostrano i fanali posteriori inseriti sui montanti ai lati del portellone, altra soluzione che farà scuola.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 9

La gamma è ampia, in pochi anni accoglie vari motori a benzina a iniezione elettronica tra cui un 1.4 sovralimentato da 130 CV per la GT, erede della Uno Turbo, più Diesel aspirati e turbo, e numerosissimi allestimenti, mentre tra le carrozzerie, oltre alle 3 e 5 porte, dal’94 si può avere anche la Punto Cabrio, disegnata e assemblata da Bertone che rimodella il posteriore inserendo classiche  fanalerie tondeggianti posizione canonica. Dalla Punto, che dopo aver vinto il titolo di Auto dell’Anno ’95 in patria  arriverà a conquistare addirittura il mercato francese diventando la straniera più venduta, deriva anche la Barchetta, spider con carrozzeria in materiale sintetico e il motore 1.8 della GT, che sarà l’ultima scoperta di Fiat prima della nuova 124.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 1

La creazione più anticonformista di fine millennio Fiat non la affida a un centro stile esterno ma la fa sviluppare internamente, opera prima di quel Roberto Giolito che pochi anni più tardi realizzerà la reinterpretazione moderna della Fiat 500. Siamo nel ’98 e quando viene presentata la Fiat Multipla, il pubblico si divide tra chi ne resta affascinato e chi pensa a uno scherzo: le linee sono “impossibili”, l’auto sembra realizzata incollando due vetture differenti tagliate all’altezza della linea di cintura, con un vistoso “scalino”, tra cofano e parabrezza.

Ma non è soltanto il look ad essere originale: costruita sull’evoluzione del pianale della Tipo, ospita 6 passeggeri in una lunghezza di appena 4 metri per una larghezza di neanche 1,9, grazie alle due file da 3  poltrone singole ottenute grazie al pavimento piatto e  privo di tunnel, che con meccanica tuttoavanti non serve visto che il cambio trova posto su una comoda mensola vicino al volante.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 7

Proprio i 6 posti suggeriscono il nome, che è un omaggio all’altrettanto capiente antenata derivata dalla 600. La Multipla è innovativa in tutto tranne nella meccanica, che offre motori 1.6 a benzina e 1.9 turbodiesel, entrambi da 105 CV, ma è una delle prime a puntare con convinzione sulle alimentazioni alternative con versioni bi-fuel a Gpl e metano e addirittura una chiamata bluenergy a solo metano, con quattro bombole alloggiate sotto il pavimento. Il suo limite, saranno sempre le prestazioni, visto che anche a benzina il millesei non è vivacissimo e le varianti a gas pesano pure parecchio di più.

Nel 2004 un restyling proporrà un frontale “normalizzato” con cofano raccordato alla base del parabrezza e fanalerie più comuni, un insieme più armonioso anche se privato così di quel tocco di estro che l’ha resa un’auto unica nella storia. La soluzione degli interni 3+3 sarà ripresa in quello stesso anno da un’altra monovolume, la Honda FR-V.

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Il 1998 segna anche la nascita della più piccola e insieme sofisticata automobile sul mercato, la Smart, frutto di un’insolita collaborazione tra Mercedes e la marca di orologi svizzera Swatch che dà origine al marchio MCC (Micro Compact Car). Sono gli anni in cui i costruttori premium si buttano nei segmenti inferiori: Audi ha appena debuttato tra le compatte con la A3, BMW con la Serie 3 compact (e intanto prepara la nuova Mini), la stessa Mercedes ha attuato una vera rivoluzione creando, con la Classe A, il primo pianale a trazione anteriore.

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Il colosso di Stoccarda punta ancora più in basso ma non volendo impegnarcisi direttamente crea questa collaborazione che porta alla nascita di una vetturetta due posti lunga 2,5 metri, cosa che permette di posteggiarla a bordo strada anche di traverso, spinta da un tre cilindri sovralimentato da 45 CV abbinato ad un cambio robotizzato a 6 marce. La costruzione prevede una cellula in acciaio chiamata “tridion” su cui sono montati pannelli in materiale plastico intercambiabile che consentono di cambiar colore all’auto, idem per gli interni.

Geniale ma un po’ snob, la prima Smart è però “costosetta” (18 milioni di lire) e non priva di difetti (il cambio sequenziale è scorbutico e ha il programma di cambiata automatica solo come opzione) fa vacillare la collaborazione costringendo Mercedes, che sta già avendo problemi con la Classe A dopo l’episodio del “test dell’alce”, a prendere in mano la situazione riorganizzando produzione e rete vendita.

In questa fase, Smart, che era acronimo di Swatch-Mercedes ART, si trasforma in marchio, il modello prende il nome di City-Coupé e la gamma si amplia con il modello Cabrio e il motore diesel (800 cc, 41 CV). La famiglia si allargherà poi con l’arrivo della berlina forfour e della roadster, rischiando però nuovamente il tonfo. Dalla seconda generazione (2006), si tornerà al solo modello originario, dal 2010 dotato di una variante elettrica che 10 anni dopo presto diventerà l’unica scelta possibile del resto, a guardare la Smart a distanza di anni, sarà impossibile non pensare che fosse sempre stata destinata a questo.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 11

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