Jeep Recon: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Jeep Recon: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Fra le nuove vetture che dovrebbero portare Jeep al traguardo di una gamma 100% elettrica nel 2030 c’è anche Jeep Recon, un vero e proprio fuoristrada pronto per i percorsi più estremi. Oltre alla gommatura specifica, vanta un’elevata altezza da terra e la trazione integrale declinata nell’ormai rodata versione 4xe. Esteticamente è quasi un SUV e compete infatti con omologhi come Ford Bronco Sport, provando ad unire il mondo dell’offroad e quello degli sport utility.

Ecco la scheda tecnica della Jeep Recon:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio min. 351 litri
 Alimentazioni Elettrica
 Classe
 Cv/kW (da)
 Prezzo (da)

 

INDICE
 Dimensioni
 Esterni 
 Interni 
 Motori 
 Consumi 
 Perché comprarla

Ancora non conosciamo le specifiche tecniche di Recon, possiamo però paragonarlo al celeberrimo Wrangler nella sua variante Unlimited. Come il fuoristrada americano per eccellenza, infatti, anche Recon disporrà della carrozzeria a quattro porte.

jeep renegade usate

jeep renegade usate

Il deciso carattere offroad di Jeep Recon si riflette in ogni particolare della carrozzeria squadrata, a cominciare dalla notevole altezza da terra. Recon è infatti dotata di skidplate, pneumatici tassellati e ganci di traino. Fra le versioni sarà presente anche Moab, degna del badge “Trail Rated” che certifica in Casa Jeep le vetture con le migliori capacità in fuoristrada. La tradizionale griglia Jeep, così come i contrasti di colore e la ruota di scorta montata sul cofano del bagagliaio la allineano poi al linguaggio stilistico della Casa. Nonostante questo, non mancano tratti più peculiari come i fari più squadrati.

Per confermare la sua anima offroad, Recon fa mostra di un’estetica e di una struttura che richiama elementi tipici della regina Wrangler. Si potranno infatti smontare sia le portiere che i cristalli posteriori per affrontare i percorsi più difficili con la massima visibilità, o anche solo per godersi il vento durante le tratte più tranquille, quasi si guidasse una cabriolet. Diversamente dalla Wrangler, la Jeep Recon non avrà infatti il tetto removibile, ma un soft top retraibile con comando elettrico, mutuando cioè una soluzione più diffusa nel mondo dei SUV.

Al Costruttore di offroad a stelle e strisce piace ricordare che Recon è un SUV decappottabile con tetto apribile, una caratteristica ricercata e non banale. Le portiere e i finestrini, in più, possono essere smontati per sgravarsi da un peso e per permettere una maggior libertà di movimento interna.

Le protagoniste dell’abitacolo di Recon saranno soprattutto le dotazioni tecnologiche, fra le quali l’ormai noto sistema di infotainment Uconnect, già sperimentato sui modelli più recenti. Specialmente per Recon, invece, Jeep ha deciso di aggiungere un sistema di navigazione dedicato con guide dettagliate dei più importanti percorsi fuoristrada, incluso il famoso Rubicon Trail.

Ancora non si conosce la gamma motori della Jeep Recon nei dettagli. Sappiamo però che sarà offerta esclusivamente con propulsori full-electric e che sarà dotata di un sistema di gestione della trazione integrale all’avanguardia: il Selec-Terrain, con tecnologia elettrica di blocco degli assi. Recon sarà costruita sulla piattaforma STLA di taglia maggiore.

Modelli come Jeep Recon difficilmente si sapranno distinguere per le proprie virtù in fatto di consumi. Grazie all’impiego dell’elettrico però, almeno ci si sbarazza delle emissioni di CO2. Ancora non si conosce l’autonomia che Recon prometterà, eppure Jeep dichiara già che l’elettrica potrà completare il leggendario tracciato Rubicon Trail mantenendo una livello di carica della batteria sufficiente per fare ritorno in un centro abitato e collegarsi a una colonnina.

 

  • Stile: lo stile è inconfondibilmente Jeep, è unico fra i SUV-fuoristrada, immediatamente riconoscibile.
  • Elettrico: con il powertrain full-electric è più silenziosa e disturba meno l’ambiente, caratteristica chiave soprattutto nei tratti più immersi nella natura.
  • Offroad: grazie al Selec-Terrain con tecnologia elettrica di blocco degli assi non teme nemmeno i tracciati più estremi.

 

Jeep Wagoneer S: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Jeep Wagoneer S: prezzo, dimensioni e caratteristiche

La Jeep Wagoneer S è fra i prossimi tasselli che porteranno la Casa americana verso un futuro con una gamma full-electric dal 2030. Questo Suv Premium da 600 CV e 650 chilometri di autonomia sarà infatti venduto solo in versione elettrica e competerà principalmente con le Range Rover. Sfoggerà un design futuristico e la trazione integrale, oltre a prestazioni da supercar. Le basteranno infatti solo 3,5 secondi per scattare da 0 a 100 km/h. Quanto si dovrà aspettare per guidarlo qui in Europa? i preordini per gli USA apriranno all’inizio del 2023, ma la produzione comincerà nel 2024.

Ecco la scheda tecnica della Jeep Wagoneer S:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio
 Alimentazioni Elettrica
 Classe
 Cv/kW (da) 660/441
 Prezzo (da)

 

INDICE
 Dimensioni
 Esterni 
 Interni 
 Motori 
 Consumi 
 Perché comprarla

 

Stando al nome, Wagoneer S è la versione sportiva dell’attuale Wagoneer. Gli ingombri di questa nuova variante elettrica sono ridotti, ma ancora imponenti. Per intenderci, quindi, rispetto al passo di 3,12 metri e alla lunghezza di 5,45 metri di Wagoneer, Wagoneer S perderà qualche centimetro, anche per venire incontro alla clientela del Vecchio Continente.

jeep renegade usate

jeep renegade usate

Wagoneer S è più della versione sportiva di Wagoneer: sembra quasi un modello a se stante. Il centro stile della Casa a Stelle e Strisce ha progettato Wagoneer S come un grande Suv dal design sportiveggiante e caratterizzato da una linea che rimanda al mondo delle coupé.

Il look di questa vettura, dicevamo, ha poco a che fare con quello della omonima Wagoneer e presenta una dinamicità molto più accentuata. Sulle fiancate non ritroviamo le classiche maniglie delle portiere, ma eleganti aperture a filo carrozzeria. Anche il frontale è totalmente inedito: ha una firma ottica diversa e un paraurti e una calandra dal design unico, pur nel rispetto del più recente linguaggio stilistico del costruttore americano. Inoltre, per la prima volta la calandra è retroilluminata.

 

L’abitacolo della Jeep Wagoneer S è ancora avvolto dal mistero. Per poter competere però con la concorrenza europea, Jeep dovrà puntare su artigianalità, design riconoscibile ma originale e cura sia per i dettagli che per la scelta dei materiali. Lato infotainment, è lecito pensare che al centro della plancia troveremo il già testato sistema Uconnect di ultima generazione con software Android, smartphone replication wireless e servizi connessi.

Poche le informazioni al momento disponibili sul fronte powertrain. Si sa che la potenza sarà di 600 CV, ripartita su entrambi gli assali, per un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 3,5 secondi.

Grazie alla silhouette da suv-coupé e a soluzioni come l’alettone posteriore, l’aerodinamica della Jeep Wagoneer S contribuisce a migliorare i dati riguardanti consumi e autonomia. Equipaggiata con il motore da 600 CV, Wagoneer S promette un’autonomia di oltre 600 km.

 

  • Stile: l’estetica reinterpreta il tradizionale linguaggio Jeep aggiungendo lusso e classe a un profilo che è già impossibile non riconoscere.
  • Consumi: grazie alla cura dell’aerodinamica, nonostante le dimensioni può vantare un’ottima autonomia.
  • Prestazioni: semplicemente fra le Jeep più potenti di sempre.

Start and stop: scopriamo vantaggi e funzionamento

Start and stop: scopriamo vantaggi e funzionamento

Ormai da diversi anni il mondo dell’automotive cerca di limitare le emissioni inquinanti delle autovetture in modo da rispettare parametri normativi sempre più stringenti. La transizione verso una mobilità più sostenibile sta avvenendo a più livelli: se da una parte si lavora a nuovi motori elettrificati, dall’altra sono stati adottati vari dispositivi, come lo start and stop, dedicati proprio a questo specifico scopo.

INDICE
 Start&Stop: come funziona
Start&Stop: disattivazione
 Start&Stop: quali batterie
 Start&Stop: le applicazioni sulle ibride
 Start&Stop: vantaggi e svantaggi

Lo start and stop è un sistema che spegne automaticamente il motore della vettura in caso di sosta così da ridurre i consumi di carburante e le emissioni di Co2. Nel momento in cui l’automobilista arresta la marcia del proprio veicolo e mette in folle, il sistema entra in azione, spegnendo il motore dell’auto. Nel caso si possegga un’auto con cambio automatico, il sistema invece entra in funzione autonomamente, in alcuni casi già in fase di rallentamento.

Quando il conducente aziona nuovamente il pedale della frizione, oppure solleva il piede dal freno in caso di cambio automatico, viene mandato un segnale al motorino d’avviamento che rimette immediatamente in funzione il propulsore. Se una volta questo passaggio avveniva con un certo ritardo, con i nuovi sistemi di start&stop il tempo necessario per la ripartenza è appena percepibile.

Sulla maggior parte dei veicoli c’è la possibilità di disattivare il sistema start&stop, per cui normalmente è presente un apposito pulsante sulla plancia. In ogni caso, questo si disinserisce automaticamente quando:

  • lo stato di carica della batteria della vettura non risulta ottimale tale da garantirne il funzionamento;
  • la temperatura di esercizio del motore non risulta ottimale;
  • vi sia una differenza climatica importante tra l’interno dell’abitacolo e l’esterno a causa dell’azione del condizionatore.

Alcuni automobilisti però si chiedono se sia possibile disattivare il dispositivo in modo permanente, oppure come farlo su quelle auto che non dispongono dell’apposito pulsante. Nei vari forum presenti sul web sono presenti numerose discussioni di proprietari che si confrontano per capire come effettuare la disattivazione permanente dello start&stop.

Per alcuni modelli è sufficiente aprire il cofano e ponticellare il pulsante dedicato al sistema che viene premuto a cofano chiuso. Un’altra soluzione per effettuare la disattivazione permanente è quella di intervenire sulla centralina della vettura. Tuttavia, bisogna sempre ricordarsi che c’è il rischio sia di danneggiare le componenti elettroniche, sia di rendere nulla la garanzia.

Affinché lo start&stop possa funzionare correttamente non è possibile utilizzare una batteria standard, ma è necessario dotare la vettura di accumulatori più potenti, in grado di resistere ai numerosi cicli di accensione e spegnimento richiesti dal sistema.

Se, infatti, per le vetture prive di questo sistema è sufficiente utilizzare una batteria progettata per un ciclo medio di 30.000 accensioni, per quelle dotate di start&stop questa cifra si moltiplica fino a raggiungere le 300.000 accensioni. La batteria dei veicoli che montano questo dispositivo, quindi, è realizzata specificamente per resistere ad una maggiore usura e di conseguenza costa di più di quelle standard.

Come caricare la batteria auto? Ecco gli step da seguire

I sistemi di Start&Stop vengono applicati su tutti i tipi di veicolo, ma è nel caso delle vetture ibride che il dispositivo trova la sua piena applicazione. In queste vetture, infatti, nella maggior parte dei casi al posto del motorino di avviamento viene usato direttamente il propulsore elettrico per riattivare il motore endogeno, risparmiando sia in usura che in tempo di ripartenza.

Inoltre, specialmente i veicoli mild-hybrid tendono ad avere sistemi di start&stop piuttosto evoluti, che spengono il motore già in fase di decelerazione per permettere all’auto di veleggiare fino al completo arresto. In questo modo si tenta di limitare ulteriormente i consumi di veicoli che, altrimenti, difficilmente riuscirebbero a viaggiare anche solo per pochi secondi ad emissioni zero.

Il sistema start&stop consente una riduzione dei consumi di circa l’8-10%, soprattutto in quelle vetture condotte nel caos del traffico cittadino e spesso costrette a lunghe attese ai semafori. Questo implica quindi una significativa riduzione delle emissioni e anche del carburante utilizzato, nonché, in caso di alimentazione diesel, di AdBlue per il catalizzatore nello scarico.

Tuttavia questo dispositivo in alcuni casi può comportare alcuni svantaggi. Come abbiamo visto sono necessari componenti specifici per le vetture dotate di start&stop, come una batteria che possa resistere alle centinaia di migliaia di accensioni o come il motorino di avviamento, sottoposto ad un grande stress. Questo fa sì che le auto dotate di questo dispositivo abbiano dei costi di acquisto e manutenzione (nel caso si debba cambiare la batteria, per esempio) più elevati.

Guida autonoma: ecco come funziona, le caratteristiche ed i modelli

Guida autonoma

La guida autonoma è, al momento, una delle maggiori sfide che sta affrontando il mondo automotive. Ma per quanto se ne parli da molto, creare vetture con un’intelligenza artificiale sviluppata a tal punto da poter guidare senza l’intervento dell’uomo, ed in grado di prendere decisioni fondamentali in pochi millesimi di secondo non è per nulla semplice. In fase di test sulle strade aperte alla circolazione non è mancato qualche incidente, ma passo dopo passo si sta arrivando a modelli sempre più evoluti che non richiedono l’intervento umano alla guida.

INDICE
 Auto a guida autonoma
 Guida autonoma: livelli
 A che punto siamo in Europa
In Germania prevista guida autonoma di livello 4
Google guida autonoma
 Tesla guida autonoma
 Guida autonoma: vantaggi e svantaggi

Fino a qualche decennio fa parlare di auto a guida autonoma poteva sembrare fantascienza e come punto di riferimento si poteva, ma oggi questa tecnologia non è più un miraggio e sempre più case automobilistiche stanno sviluppando modelli a guida autonoma in grado di affrontare ogni tipo di condizione.

Con auto a guida autonoma si intende un veicolo in grado di soddisfare le principali capacità di trasporto di una macchina tradizionale in grado di rilevare l’ambiente e la navigazione senza intervento umano. Le auto a guida autonoma esplorano l’ambiente circostante con strumenti quali radar, GPS e visione artificiale, mentre sistemi di controllo avanzati interpretano le informazioni ricevute per individuare percorsi appropriati, ostacoli e segnaletica.

Guida autonoma: ecco come funzionano, le caratteristiche ed i modelli

I vantaggi derivanti dallo sviluppo della guida autonoma sono numerosi. In primo luogo, secondo gli intenti delle case automobilistiche che stanno lavorando a questa tecnologia, si andrà a ridurre sensibilmente la percentuale di incidenti stradali dato il maggior livello di attenzione alla guida garantito dall’intelligenza artificiale. Analogamente, le persone anziane o con disabilità guadagnerebbero una maggiore libertà di movimento. Infine, grazie alla capacità di comunicazione e connessione alla rete delle auto a guida autonoma, si potrà garantire un migliore scorrimento del traffico e, di conseguenza, una riduzione della congestione delle aree urbane.

Tuttavia questo sistema propone anche degli interrogativi, al momento, di difficile soluzione. Da un punto di vista etico ci si chiede come potrà e dovrà comportarsi un’auto a guida autonoma in caso di situazione di pericolo: la vettura andrà a tutelare la vita dei passeggeri o quella dei pedoni? Inoltre, altro aspetto ancora di difficile soluzione, in caso di sinistro la responsabilità andrà a ricadere sul proprietario di questa tipologia di auto, sull’azienda che produce l’auto o sull’azienda che produce il software di guida? Quest’ultimo aspetto dovrà essere disciplinato a livello legislativo in maniera uniforme se si vorrà garantire uno sviluppo importante del sistema autonomo.

Come abbiamo accennato, lo sviluppo della guida autonoma sta avvenendo in maniera progressiva e, per questo motivo, ne possiamo identificare diverse categorie. La SAE International Automotive, ente di normazione nel campo dell’industria aerospaziale, automobilistica e veicolistica composto da scienziati, ingegneri e apprendisti impegnati nello sviluppo e approfondimento delle conoscenze relative a veicoli e sistemi semoventi in un forum neutrale a beneficio della società, ha individuato 6 livelli che identificano i possibili stadi di guida autonoma dei veicoli.

Si parte dal livello 0, il più basso, per arrivare a quello più elevato, il livello 5, ma con lo sviluppo di nuove tecnologie non è esclusa la possibilità di aumentare il numero di livelli individuati.

Il livello 0 è quello privo di guida autonoma. Il guidatore è l’unico elemento in grado di gestire direzione e velocità all’automobile cosi come decidere di incrementare o rallentare la propria velocità. Il livello zero si applica a tutte le automobili prodotte nei primi anni 2000 e in quelle di low cost prive di supporti elettronici.

Il livello 1 è quello dotato di sistemi per la guida assistita. In questo livello il guidatore prende le decisioni in merito a frenate, accelerazioni e direzione ma viene supportato a livello informativo da altri sistemi che possono indicare la presenza di pericoli o condizioni avverse ed inviare segnali visivi o acustici al conducente.

Il livello 2 prevede una basilare integrazione di guida con il pilota. La vettura gestisce accelerazione e frenate attraverso sistemi come frenata assistita o frenata di emergenza anticollisione, ma la direzione ed il controllo del traffico restano esclusive del guidatore.

Il livello 3 è il primo livello di vera e propria automazione. L’auto è in grado di guidare da sola gestendo accelerazione, frenate e direzione mentre il conducente interviene in situazioni problematiche o nel caso in cui la guida autonoma non sia permessa o sia troppo pericolosa.

Il livello 4 prevede la gestione autonoma di accelerazione, frenata, direzione e controllo del traffico. L’automobile gestisce le tipiche situazioni dovute al traffico o alla percorrenza di strade urbane o extraurbane ed è in grado di guidare in completa autonomia. Il guidatore riprendere il pieno e totale controllo dell’auto su richiesta. Da questo livello si inizia a parlare di guida autonoma a tutti gli effetti, perché il veicolo è effettivamente in grado di spostarsi senza intervento umano nella maggior parte delle situazioni.

Il livello 5 è quello di piena espressione della guida autonoma. L’auto guida esclusivamente in maniera autonoma gestendo completamente tutti gli aspetti tipici della guida, e si occupa in autonomia di individuare il percorso da seguire, prendere la giusta direzione, accelerare o rallentare in base alle condizioni di traffico o alle situazioni emergenti.

Il Parlamento Europeo ha spinto per l’ingresso sul mercato delle auto a guida autonoma per ridurre il numero di persone che perdono ogni anno la vita in incidenti stradali. Secondo le statistiche, infatti, il 95% dei sinistri sono provocati da errori umani, spesso dovuti a disattenzione alla guida. Con auto e camion dotati della tecnologia per la guida autonoma, questa percentuale potrebbe ridursi sensibilmente e, di conseguenze, migliorare la sicurezza stradale.

Inoltre, sempre secondo il Parlamento UE, le tecnologie digitali possono diminuire gli ingorghi stradali, ridurre di conseguenza l’inquinamento, migliorare l’accesso alla mobilità e garantire nuovi posti di lavoro con profitti, entro il 2025, pari a 620 miliardi di euro per il settore automotive e a 180 miliardi per quello elettronico.

Attualmente, però, nel Vecchio Continente non esistono vetture in circolo con una guida autonoma superiore al Livello 3. Bisognerà aspettare ancora qualche anno per un viaggio on the road attraverso l’Europa senza che sia necessario l’intervento del conducente.

Lo scorso anno il Bundestag, il parlamento tedesco, ha approvato un disegno di legge che aggiorna le norme del codice della strada e prevede la possibilità della circolazione di auto con guida autonoma fino al livello 4, ovvero che non richiede l’intervento umano nella maggior parte delle circostanze.

Ma anche in questo caso, ci vorrà ancora un po’ di tempo per vedere delle auto con un autopilota così avanzato. Attualmente, però, sulle strada tedesche possiamo trovare delle vetture con guida autonoma di livello 3. Pochi mesi fa hanno infatti debuttato le nuove Mercedes Classe S ed EQS, dotate di autopilota di livello 3 utilizzabile su oltre 13.000 km di strade tedesche fino ad una velocità massima di 60 km/h. Già dallo scorso anno, inoltre, Mobileye (controllata di Intel) aveva reso disponibile un servizio di robotaxi nei principali aeroporti tedeschi, dotati sempre di guida autonoma di livello 3.

Giganti del web come Google hanno capito prima degli altri le infinite possibilità che la guida autonoma avrebbe potuto offrire e già dal 2009 ha iniziato la sperimentazione con la Pod Car, ovvero un’auto senza guidatore impiegata come piattaforma per lo sviluppo della tecnologia, mentre nel 2016 è stata creata la società Google Waymo, destinata esclusivamente alle self driving cars.

La mossa della casa di Cupertino è stata azzeccata. Gli anni di sviluppo hanno consentito a Google di raggiungere una posizione di leader nel settore della guida autonoma e, nel gennaio 2018, è stato siglato un accordo con Fiat Chrysler per la fornitura di migliaia di minivan Chrysler Pacifica equipaggiati con la tecnologia di Google tra cui sensori, telecamere e Lidar. Oltre alla Fiat Chrysler, di recente, si è aggiunta anche la Jaguar che fornirà ben 20.000 SUV Jaguar I-Pace.

Guida autonoma: ecco come funziona, le caratteristiche ed i modelli

Inoltre, già dal 2019 Waymo gestisce un sistema di veri robotaxi, con guida completamente automatizzata senza la necessità di alcun intervento da parte dei passeggeri, in tutta l’area della città di Phoenix, Stati Uniti. E lo scorso anno lo stesso sistema ha iniziato ad essere testato anche a San Francisco.

Le auto del brand Tesla non si caratterizzano soltanto per la loro propulsione 100% elettrica, ma anche per la presenza di serie di un hardware avanzato in grado di offrire sin da ora le funzioni di guida autonoma

L’Autopilot è una piattaforma che comprende otto videocamere che forniscono una visibilità a 360 gradi attorno all’auto in un raggio di 250 metri. Dodici sensori a ultrasuoni completano questo sistema di visione, consentendo il rilevamento di oggetti duri e morbidi a una distanza e con un’accuratezza quasi doppie rispetto al sistema precedente.

Un sistema radar rivolto in avanti con capacità di elaborazione migliorate fornisce ulteriori dati sull’ambiente circostante su una lunghezza d’onda ridondante in grado di vedere attraverso la pioggia forte, la nebbia, la polvere e persino al di là delle auto precedenti.

Tutti questi dati, inoltre, vengono elaborati da un computer di bordo fornito dalla Nvidia oltre 40 volte più potente di quello della generazione precedente. Nel complesso, questo sistema consente una visione del mondo che un singolo conducente non può avere, poiché vede in ogni direzione contemporaneamente e su lunghezze d’onda al di là di quelle dei sensi umani.

La maggiore sicurezza e le funzioni Autopilot sono pensate per aumentare il piacere di guida. La Tesla adatterà la velocità alle condizioni di traffico, manterrà la corsia o la cambierà automaticamente senza richiedere interventi da parte del conducente, passerà da un’autostrada all’altra, uscirà dall’autostrada all’approssimarsi della destinazione, parcheggerà da sola in prossimità di uno spazio libero ed entrerà o uscirà autonomamente dal garage.

Le attuali funzioni Autopilot richiedono comunque la supervisione attiva del conducente e non consentono la completa guida autonoma del veicolo. Tesla si è però posta l’obiettivo di lanciare un sistema di Autopilot di livello 4 entro il 2023.

VANTAGGI

  • Multitasking – Il conducente potrà dedicarsi a tutt’altra attività.
    Sicurezza – Sensori e algoritmi predittivi permetteranno alle auto senza conducente di valutare e in alcuni casi prevedere i rischi. Grazie alla guida sicura, il numero di incidenti stradali andrebbe a diminuire.
  • Efficienza – Si potranno evitare brusche frenate e accelerazioni improvvise, ottimizzando così il consumo di carburante. .
  • Meno traffico – Una volta in strada, i veicoli comunicherebbero continuamente tra di loro, scambiandosi dati su posizione, velocità di marcia e altre informazioni utili e conformi al codice della strada.
  • Nessuno escluso – Le auto a guida autonoma potranno essere utilizzate anche da soggetti che normalmente non potrebbero guidare, come persone anziane o disabili. Basterà indicare alla propria auto la destinazione e il gioco sarà fatto.

SVANTAGGI

  • Come in treno – In mezzo al traffico nelle strade del centro cittadino, potrebbe capitare che si sia costretti a frequenti soste e ripartenze e, come succede ai treni, si dovrebbe intervenire sugli spazi di accelerazione e frenata che inciderebbero in maniera negativa sul traffico cittadino.
  • Tilt – Nel caso in cui l’auto autonoma dovesse finire in un ingorgo stradale con altre auto tradizionali, potrebbe andare in tilt: le driverless, infatti, comunicano continuamente tra di loro e non avendo punti di riferimento potrebbero causare incidenti stradali.
  • Nuova legislazione – Al momento solo alcuni paesi hanno aperto tratti stradali dedicati al transito delle auto autonome, gli altri Paesi sono indietro, in attesa che accada qualcosa. Ma è proprio l’assenza di una regolamentazione che potrebbe impedire la loro libera circolazione.
  • Quanto mi costi? – Il prezzo di listino minimo di un’auto autonoma è di circa 100 mila dollari (circa 90 mila euro); non di certo alla portata di tutti.
  • Posti di lavoro a rischio – Le auto senza pilota saranno le principali concorrenti di tassisti e autotrasportatori: migliaia di posti di lavoro potrebbero scomparire in futuro.
  • Metereopatia – La pioggia e la neve potrebbero rendere la auto a guida autonoma inutilizzabili. Questi fenomeni atmosferici, infatti, secondo gli esperti, interferirebbero con i sensori montati sul tetto del veicolo, e renderebbero “cieche” le telecamere all’interno dell’abitacolo.
  • Hacker – Non esiste un computer che sia immune agli hacker. Anche i sistemi air gap, ritenuti inviolabili sino a non molto tempo fa, possono essere bucati senza troppe difficoltà.

 

Le 5 citycar più economiche sul mercato

Kia Picanto: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Negli ultimi anni il segmento delle citycar, il Segmento A per i più tecnici, è andato incontro ad un progressivo sfoltimento. Oggigiorno, i costruttori che ancora propongono vetture in questa particolare e un tempo florida fetta di mercato, sono rimasti pochi. Nonostante questo, le citycar continuano a rappresentare la soluzione migliore per tutti coloro che cercano una vettura di dimensioni compatte, dai costi di gestione irrisori e in generale a misura di città.

La nostra top 5

Per questo motivo abbiamo pensato di stilare una lista delle cinque citycar più economiche oggi in commercio. Cinque modelli diversi gli uni dagli altri, ma accomunati dal medesimo indirizzo d’impiego. Sul podio salgono due coreane, cugine, che condividono gran parte delle componenti, mentre a chiudere il podio ci pensa un’indiana.

kia picanto esterni

Kia Picanto

Al primo posto della nostra classifica si posiziona la Kia Picanto. La piccola coreana punta su un look semplice ma non spartano e su un abitacolo che, anche a fronte di una lunghezza di appena 3,60 metri, è in grado di assicurare spazio a sufficienti per passeggeri e bagagli. Sotto il cofano trova posto un 1.0 a tre cilindri da 67 CV poco assetato di benzina. Il tutto ad un prezzo di 14.000 euro tondi.

  • Prezzo: 14.000 euro

Nuova Hyundai i10 2020: prezzo, dimensioni e caratteristiche 7

Hyundai i10

La piazza d’onore della nostra classifica va alla Hyundai i10, cugina della Kia Picanto, che con un listino che si apre ad appena 14.350 euro, rappresenta la citycar più economica oggi in circolazione. Ma non fatevi trarre in inganno dal prezzo contenuto: la i10 può infatti contare su una dotazione piuttosto ricca fin dall’allestimento di partenza e du un motore compatto a tre cilindri da 67 CV brillante e parsimonioso nei consumi. Con una lunghezza di 3,67 metri, poi, ci si muove tra le vie delle città con assoluta facilità.

  • Prezzo: 14.350 euro

Mahindra Kuv100: prezzi, dimensioni e scheda tecnica

Mahindra Kuv 100

Al terzo posto sui posiziona la Mahindra Kuv 100, che dall’India porta sulle nostre strade un modello compatto e adatto a chi bada al sodo. Rivestimenti e dotazione sono un po’ sottotono rispetto alla media europea, ma nonostante questo la Kuv 100 riesce ad essere una buona compagna per gli spostamenti urbani. Il motore è un 1.2 da 87 CV e il listino si apre a 14.454 euro.

  • Prezzo: 14.454 euro

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Toyota Aygo X

Toyota Aygo X

Fresca di presentazione, la Toyota Aygo X rappresenta l’unica citycar della nostra classifica con un’impostazione vicina la mondo dei Suv. Nonostante abbia la trazione sulle sole ruote anteriori, infatti, è piuttosto alta da terra e alcune soluzioni stilistiche rimandano al mondo dell’offerta di. Il motore è un 1.09 da 72 CV mentre i prezzi partono da 17.000 euro.

  • Prezzo: 17.000 euro

Fiat 500: prezzo, dimensioni e caratteristiche 1

Fiat 500

Chiude la nostra top 5 la Fiat 500, vero e proprio pezzo di storia dell’automobilismo. È tra le citycar più compatte oggi in circolazione, con una lunghezza di 3,57 metri e con il suo motore 1.0 da 70 CV, è anche una delle pochissime alimentata da un powertrain ibrido, nello specifico un mild-hybrid. Questo, in quanto micro ibrido, non è in grado di muovere la vettura in elettrico, ma assicura interessanti sgravi fiscali. I prezzi partono da 17.250 euro per l’allestimento Cult.

  • Prezzo: 1.250 euro

Cos’è e come funziona il car sharing

Cos'è e come funziona il car sharing

Il car sharing, basato sul principio di noleggio a breve termine, può rivelarsi un’ottima alternativa all’acquisto di un’auto privata, ed è per questo che rappresenta la nuova tendenza della mobilità in auto. Spesso ci si chiede il car sharing cos’è. Questo servizio, offerto da aziende specializzate (private o pubbliche), permette di noleggiare una vettura su ** prenotazione** , restituendola in parcheggi dedicati .

Di conseguenza, non c’è bisogno di un box auto per evitare furti o atti vandalici, e come se non bastasse non ci sono gli esborsi per bollo, assicurazione ed interventi di manutenzione, che rappresenterebbero altrimenti un costo continuo e talvolta insostenibile.

Grazie al car sharing l’utente ha a disposizione un veicolo solo nei momenti in cui ne ha realmente bisogno. Ma non solo è conveniente dal punto di vista dell’uso e dei costi fissi, è anche una maniera di spostarsi più ecologica. Riesce infatti a limitare il traffico veicolare applicando in pieno il concetto di mobilità sostenibile. Inoltre, le società che promuovono tale servizio propongono veicoli di ultima generazione, che si caratterizzano per un impatto ridotto in termini ambientali e, allo stesso tempo, per standard di sicurezza elevati. Se desiderate conoscere meglio il car sharing, come funziona e quanto costa, proseguite nella lettura.

INDICE
Car sharing: significato
Origini e diffusione del servizio
Car sharing: come funziona
Car sharing Roma
Car sharing Milano
Differenze con il car pooling
Car sharing: costi e tariffe
Car sharing: vantaggi
Car sharing: le principali aziende
Car sharing: ibrido ed elettrico

La domanda che spesso viene posta quando si affronta questo argomento è: “Car sharing, cos’è?”. Nonostante la terminologia inglese, la spiegazione è davvero semplice. Il car sharing, letteralmente la condivisione dell’automobile, è un servizio che permette agli utenti di utilizzare un’automobile su prenotazione, noleggiandola per un periodo di tempo breve.

Questo servizio è uno dei capisaldi della mobilità sostenibile poiché vuole favorire il passaggio dal possesso dell’auto, al solo uso della stessa. L’automobile, grazie al servizio di car sharing, passa dall’ambito dei beni di consumo a quello dei servizi sostituendo al possesso l’accesso.

Il car sharing è nato in Svizzera sul finire degli anni ’80, per scopi ambientalisti, cioè per ridurre le emissioni complessive di gas serra. Il successo riscontrato e la volontà di trovare una soluzione efficace per ridurre il traffico stradale hanno portato altri Paesi (dagli Stati Uniti all’Inghilterra, passando per Germania ed Australia) ad adottarlo. In Italia il car sharing ha conosciuto una fase di forte espansione soltanto negli ultimi anni, nonostante Legambiente lo avesse portato a Milano già nel 2001. Nei primi 6 mesi del 2017, ad esempio, il servizio è cresciuto nella misura del 35%, arrivando a superare i 4 milioni di prenotazioni e diventando così di fatto una delle alternative più popolari offerte dalla mobilità sostenibile. Se Milano, Roma e Torino sono state le prime città a proporre questa forma di noleggio, ora è possibile usufruirne anche in comuni come Brescia, Bologna, Genova, Padova, Venezia, Catania e Palermo, Firenze, Savona, Parma e Rimini. È nelle metropoli urbane che il car sharing si rivela particolarmente utile, permettendo di avere libero accesso alle ZTL (zone a traffico limitato), di parcheggiare sulle strisce blu senza pagare le tariffe normalmente previste, di percorrere corsie preferenziali e di circolare anche in caso di blocco del traffico.

Cos'è e come funziona il car sharing 4

Capire il car sharing cos’è e come funziona è molto semplice. Per poter utilizzare il car sharing i clienti devono registrarsi al servizio per il quale, solitamente, è previsto il pagamento di un canone mensile o annuale. La prenotazione della vettura può essere effettuata tramite call center, via Internet o, ancora, tramite app. Una volta scaricata l’applicazione, per cercare l’auto più vicina è sufficiente utilizzare la funzione di geo-localizzazione del proprio smartphone. Attenzione però agli orari, che spesso influenzano la disponibilità di vetture. Una volta trovata, la vettura si apre avvicinando semplicemente la card o lo smartphone al chip piazzato sul parabrezza.

Negli ultimi tempi sono sempre più diffuse le smart card, rilasciate direttamente dalla società che offre il servizio. Il funzionamento di queste card è molto semplice: recandosi presso la postazione auto più comoda e avvicinando la tessera al cruscotto, è possibile sbloccare la serratura. Per offrire un servizio mirato alle esigenze della clientela, ed ampliare il bacino di utenti attratti dal paradigma della mobilità sostenibile, sono in aumento le società disposte ad offrire modalità più flessibili di utilizzo, senza prevedere parcheggi “prestabiliti”. Questo consente di ritirare (e riconsegnare) il veicolo in qualsiasi punto all’interno della zona coperta dal servizio. Alcune aziende, inoltre, permettono agli utenti di registrarsi come individui, famiglia o azienda, prevedendo tariffe differenti per ognuna delle modalità. Gli imprenditori beneficiano di un ulteriore vantaggio, ossia la fatturazione del servizio ricevuto come costo, scaricando le spese sostenute. Le realtà imprenditoriali hanno anche l’opportunità di richiedere il “van sharing”, pensato per il trasporto delle merci.

Una delle città dove il car sharing ha avuto particolare successo è stata Roma. Nella capitale, infatti, questo servizio di mobilità sostenibile consente di accedere alle ZTL, di parcheggiare gratuitamente in uno degli stalli riservati al Car Sharing Roma o nelle strisce blu e in tutti i parcheggi di scambio con le metropolitane. Inoltre, grazie al servizio di car sharing, è possibile circolare durante le giornate di blocco del traffico e parcheggiare gratuitamente. Tra i veicoli offerti, la Fiat 500 e la Smart la fanno da padrone.

A Roma il servizio di car sharing richiede un deposito cauzionale di 100 euro, rimborsato alla fine del contratto. L’abbonamento annuale è di 101,63 euro ma può variare a seconda che il cliente sia cittadino privato, famiglia o azienda business; oppure per via delle tessere aggiuntive di 25 euro. Si può anche testare il servizio di car sharing romano per solo 3 mesi a 40,63 euro totali e sfruttare al contempo varie convenzioni dedicate per i possessori di tessera Metrobus, per i dipendenti del Comune di Roma e soci vari.

Altra città dove il car sharing ha riscosso un immediato successo è Milano. La capitale finanziaria, sempre attenta alle nuove tendenze ed alle esigenze di mobilità sostenibile, presenta numerose aziende in grado di offrire un valido servizio di car sharing, offrendo differenti veicoli. A disposizione 8 diverse tipologie di veicoli Mini e BMW, e nel parco vetture anche auto elettriche. Nella capitale lombarda i costi del car sharing ammontano a circa 120 euro all’anno con una tariffa binaria, che cioè si compone sia del costo chilometrico che di quello orario

Se le precedenti righe sono state utili per comprendere il car sharing cos’è, è importante precisare cosa differenzi tale servizio dal car pooling. Quest’ultimo, infatti, ha luogo quando 2 o più soggetti che si trovano a dover percorrere il medesimo tratto stradale, scelgono di condividere una vettura privata per ridurre i costi di benzina e autostrada.

Cos'è e come funziona il car sharing 2

È arrivato ora il momento di aggiungere alcune informazioni sulle tariffe e costi. Dal momento che le vetture rimangono di proprietà del gestore, quest’ultimo è l’unico sostenitore delle spese relative ad assicurazione, bollo, manutenzione e carburante. Per quanto riguarda il pagamento per l’uso a tempo, invece, in molti casi, le aziende scelgono di ricorrere ad una tariffa di tipo “binario”. Il costo, in pratica, tiene conto sia della durata del noleggio che dei chilometri percorsi. Le tariffe possono variare anche in base alla tipologia di vettura richiesta. In molte città italiane, è previsto il pagamento di un canone mensile fisso per accedere al servizio.

A chi conviene il car sharing? Questa forma di mobilità è molto comoda soprattutto in caso di blocchi del traffico, per transitare in zone ZTL, per chi non percorre più di 10 mila chilometri all’anno e per chi non ha un garage o teme di parcheggiare nel quartiere in cui abita o lavora.

Sostanzialmente, inoltre si risparmia soprattutto sull’acquisto di un’auto, sulla praticità della prenotazione tramite smartphone e sul basso impatto ambientale che ne consegue. Chi non necessita quotidianamente di viaggiare in auto può infatti optare per l’acquisto del diritto d’uso di un veicolo on-demand, solo quando davvero necessario.

La fusione nel 2019 fra Car2Go e Drive Now, i servizi dei colossi BMW e Mercedes, e il successivo acquisto nel 2022 del gruppo risultate Share Now da parte di Stellantis sono solo due dei molti esempi di trasformazione di un mercato dinamico e in crescita come quello del car-sharing – nonostante il duro colpo inferto dall’attuale pandemia. Fra i gruppi principali di car-sharing troviamo attualmente Car2Go, DriveNow, Enjoy, Sharengo, Ubeeqo. Vediamo brevemente le loro caratteristiche.

Car2Go opera a Milano, Roma, Torino e Firenze. Fa parte del gruppo tedesco Daimler e offre le tre varianti del brand Smart. Le tariffe ammontano a 19 centesimi al minuto per la Fortwo, a 21 per la Forfour ed a 29 per la Fortwo Cabrio. In alternativa, è possibile optare per pacchetti orari con un noleggio che non supera le 24 ore. Il costo di registrazione al servizio è di 9 euro, una tantum.

Drive Now è invece disponibile solo a Milano, e fa anch’essa parte, come detto, del circuito ShareNow. Annovera nel parco vetture diverse BMW e Mini da tre e cinque porte. L’iscrizione alla piattaforma costa 10 euro, con 31 centesimi al minuto se si opta per una Mini e 34 preferendo una BMW. Anche qui diversi pacchetti vanno incontro alle esigenze dei clienti che cercano il risparmio.

Enjoy fa parte del gruppo Eni ed è operativo in cinque città: Firenze, Milano, Roma, Torino e Bologna. Con questo servizio si possono guidare due modelli del marchio Fiat, 500 e Doblò Cargo. Le tariffe generali arrivano a 25 centesimi al minuto per i primi 50 chilometri, dopo i quali ogni chilometro aggiuntivo costa ulteriori 25 centesimi. Chi vuole avere a disposizione una 500 per 24 ore metta in conto 50 euro, mentre se si necessita di un Doblò la tariffa giornaliera arriva a 80 euro.

 

Ubeeqo, infine, funziona anch’essa solo a Milano ma cresce velocemente, offrendo due tipi di tariffe. Con Easy si azzera il costo di iscrizione, ma si guida a 5 euro all’ora e 39 al giorno per ogni vettura. Con Flexy, invece, pagando un abbonamento di 5 euro al mese, si accede alla tariffa da 2,20 euro all’ora e 29 al giorno. La flotta di vetture è molto variegata: include Fiat, Renault, Opel, Ford, Citroen e Smart.

Cos'è e come funziona il car sharing 3

Gli operatori di servizi alla mobilità sono fra i maggiori acquirenti di auto ibride ed elettriche  in Italia, visto che rinnovano le loro flotte spesso e sempre di più puntando sulle soluzioni sostenibili. Sono molte le società nel settore che offrono anche auto ibride o elettriche. Qui però presentiamo due realtà che fanno dell’elettrico una bandiera, accogliendo nel proprio parco esclusivamente vetture ibride o full-electric

Le vetture di Sharengo, parte del CS Group, sono guidabili a Milano, Roma e Firenze. Si tratta di una scelta che vanta maggiore sostenibilità, con l’utilizzo di una comoda vettura elettrica a due posti in grado di non generare alcun rumore. La tariffa di base prevede qui un costo di 28 centesimi al minuto. In alternativa, a seconda delle esigenze, è possibile pagare 12 euro all’ora o 50 al giorno.

E-Vai, infine, è il primo car sharing elettrico della Lombardia che mira ad ottimizzare gli spostamenti all’interno della Regione, cioè tra aree urbane e zone extra-urbane. Inoltre, E-Vai è l’unico car sharing elettrico che vanta connessioni con i tre aeroporti di Malpensa, Linate e Orio al Serio e con i principali snodi ferroviari della regione.

Nissan X-Trail: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Dopo la Qashqai, arriva anche per la Nissan X-Trail il momento di passare alla nuova generazione, assemblata anch’essa sulla piattaforma CMF-C.  Le linee diventano ora più spigolose e i fari si sdoppiano, ma ancora rimane il caratteristico profilo con tetto alto e portellone verticale che permette di ospitare una terza fila di sedili. La quarta generazione della X-Trail è la risposta di Nissan alle novità del mercato dei SUV di grandi dimensioni: oltre alla possibilità di avere 7 posti, l’auto viene proposta esclusivamente con motorizzazione full hybrid, cosa che le permette di poter contare su consumi contenuti, nonostante le sue dimensioni generose.

Di seguito ecco la scheda tecnica della nuova Nissan X Trail:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5/7
 Bagagliaio 575 / 1.396 litri
 Alimentazioni Ibrida
 Classe Euro 6d – Full
 Cv/kW (da) 204/150
 Prezzo (da) 38.080 €

 

INDICE
 Dimensioni
 Esterni
 Interni
 Motori
 Consumi
 Allestimenti
Perché comprarla
 Prezzi

La quarta generazione di X-Trail continua a puntare sull’ottima abitabilità interna ma con un tocco in più di praticità: per quanto il passo permanga a 270 cm, la lunghezza si riduce leggermente fermandosi a 4 metri e 70 cm, con solo un paio di cm in più rispetto al passato per larghezza e altezza. Tanto lo spazio per 5 passeggeri, buono se si viaggia in 7, con il vano di carico che assicura una capacità che va da 585 a 1.396 litri.

Dimensioni
Lunghezza 4.680 mm
Larghezza 1.840  mm
Altezza 1.720 mm
Passo 2.705 mm

nissan x-trail
nissan x-trail

La nuova generazione di X-Trail riprende gli stilemi del passando ma innovandoli notevolmente: la griglia al centro della calandra diventa ancora più grande e evidenzia il logo Nissan al centro. Questa viene abbracciata dai gruppi ottici led, disposti su due livelli in elementi affilati. Anche le prese d’aria vengono ridisegnate e contribuiscono a dare al veicolo un carattere più aggressivo.

La fiancata è piuttosto pulita, con una cromatura all’altezza delle minigonne e passaruota ben marcati a dare un tocco di eleganza in più al modello. Intrigante anche il design del posteriore, con molte novità rispetto al passato: i fari led sono ora disposti in elementi più sottili e allungati, che sottolineano il grande lunotto posteriore. Il grande skid-plate nella parte bassa del paraurti, inoltre, contribuisce a donare all’X-Trail un look ancor più fuoristradistico.

L’abitacolo della nuova Nissan X Trail colpisce subito per il design ricercato e per la qualità riservata ai materiali scelti e agli assemblaggi. Sono poi moltissime le novità tecnologiche rispetto alla generazione uscente, come il rinnovato sistema di infotainment al centro della plancia con schermo da 8″ (a partire da versione Acenta) e il display TFT da 12,3″ per la strumentazione digitale posto dietro al volante (a partire da allestimento N-Connecta).

Inoltre, a bordo vengono introdotti tutta una serie di nuovi sistemi di sicurezza e assistenza alla guida. Solo per citarne alcuni, sono di serie su tutta la gamma l’Intelligent Cruise Control con limitatore di velocità, Intelligent Front Emergency Braking con rilevamento pedoni, ciclisti e aiuto negli incroci, la ricognizione dell’angolo cieco e il sistema di mantenimento della corsia. 

La nuova Nissan X-Trail adotta lo stesso propulsore e-Power già visto su Qashqai: si tratta di un sistema ibrido in cui il motore elettrico è l’unico di trazione, mentre quello benzina da 1.5 litri funge da generatore. La potenza complessiva raggiunge così i 204 CV nella versione a trazione anteriore, con picchi di velocità a 170 km/h e scatto 0-100 km/h in 8 secondi. A listino è poi presente una variante 4×4, chiamata e-4ORCE, che aggiunge un motore elettrico sull’asse posteriore aumentando leggermente la potenza, per arrivare a 213 CV: su questo modello più scattante la velocità massima sale di 10 km/h e si guadagna quasi un secondo nello 0-100.

 

nissan x-trail
nissan x-trail

Nonostante le dimensioni importanti, il peso della Nissan X Trail non è esagerato e questo fattore, unito alle motorizzazioni ibride, aiuta a limitare i consumi. La casa giapponese dichiara un consumo di 5,8-5,9 litri ogni 100 km per la versione a due ruote motrici, mentre si sale a 6,3-6,5 litri ogni 100 Km per quella a trazione integrale.

La Nissan X Trail viene proposta a listino in quattro allestimenti differenti:

  • Visia: è l’allestimento di accesso alla gamma, con una buona dotazione di serie.
  • Acenta: aggiunge elementi di sicurezza attiva e un più evoluto sistema di infotainment con display da 8″.
  • N-Connecta: migliora ulteriormente la sicurezza e il comfort, con il display TFT da 12,3″ per la strumentazione e navigatore.
  • Tekna: è la top di gamma con finiture più ricercate e le migliori dotazioni tecnologiche.

Visia: l’allestimento di accesso alla gamma comprende di serie Cerchi in lega da 18″, Fari Automatici Intelligenti (Sensore Crepuscolare), Clima Automatico a due zone, Luci diurne LED, Fari LED, Fari abbaglianti adattativi, Fari fendinebbia posteriori LED, Luci posteriori LED, Drive modes (Selettore modalità di guida), Radio DAB con 4 Altoparlanti, Porte USB posteriori solo per la ricarica (Tipo-A), Radio DAB, 4 altoparlanti, Connessione USB anteriore (Tipo-A), Bluetooth (telefono e audio), Wireless Apple CarPlay e Android Auto, Intelligent Cruise Control con limitatore di velocità, Intelligent Front Emergency Braking con Pedestrian & Cyclist Recognition e Junction Assist, Intelligent Blind Spot Intervention, Intelligent Rear Automatic Braking, Intelligent Blind Spot Warning, Rilevamento Posteriore degli Ostacoli in Movimento, Intelligent Driver Alertness, Intelligent Forward Collision Warning, Intelligent Lane Departure Prevention, Intelligent Lane Departure Warning, Allarme per i sedili posteriori, Rilevamento Segnaletica Stradale e Regolazione Velocità, Hill Start Assist (sistema di assistenza per le partenze in salita), Trailer Sway Assist, Airbag (guidatore e passeggero), Freno di stazionamento elettrico, Funzione Auto-Hold, Cinture di sicurezza anteriori regolabili in altezza con limitatore di carico e pretensionatore, Rivestimenti in tessuto, Vetri oscurati anteriori con filtro UV, Vetri oscurati posteriori.

Acenta: aggiunge NissanConnect con display da 8″ e Integrazione Smartphone e compatibilità Apple CarPlay® e Android Auto, Specchietti ripiegabili automaticamente, Volante e pomello cambio in pelle soft touch, Retrocamera posteriore, Sensori di Parcheggio Anteriori, Retrovisore interno auto-oscurante.

N-Connecta: aggiunge Vetri posteriori privacy, Barre longitudinali al tetto, Quadro Strumenti Full TFT da 12,3”, Navigatore Satellitare NissanConnect da 12,3”, Sedili Posteriori 40/20/40 pieghevoli, scorrevoli e reclinabili Around View Monitor e Riconoscimento oggetti in movimento.

Tekna: l’allestimento top di gamma aggiunge Cerchi in lega da 19’’, Apertura bagagliaio hands-free, Clima automatico tri-zona, Volante e Sedili (anteriori e posteriori ) riscaldabili, ProPILOT con Navi-Link, ProPilot Park.

  • Spazio: a bordo del SUV più grande di Nissan si viaggia comodi anche in sette.
  • Offroad: buone le capacità fuoristradistiche del modello, specialmente nella versione a trazione integrale.
  • Ibrido: il propulsore elettrificato permette di risparmiare molto sui consumi nonostante la stazza del veicolo.

Di seguito ecco il listino prezzi della Nissan X Trail aggiornato a settembre 2022:

Nissan X Trail ibrida Prezzo
Nissan X-Trail e-Power 203 CV Visia 38.080 €
Nissan X-Trail e-Power e-4ORCE 213 CV Acenta 42.600 €

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nissan x-trail
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Con il Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale niente più vittime della strada

Con il Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale niente più vittime della strada

Compie un ulteriore passo in avanti il percorso per rendere più sicure le nostre strade. Lo scorso mese di aprile il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mit) aveva approvato il Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale (PNSS) 2030, che ha come obiettivo la riduzione del 50% entro il 2030 di vittime e feriti gravi degli incidenti stradali rispetto al 2019 e il completo azzeramento entro il 2050.

Nei giorni scorsi il programma è entrato in una nuova fase, grazie alla costituzione del Comitato per l’indirizzo e il coordinamento delle attività per l’attuazione del PNSS 2030, avvenuta con il decreto firmato dal ministro Enrico Giovannini. Per l’attuazione del Piano sono stati stimati 1,4 miliardi di euro ripartiti tra fondi nazionali e cofinanziamento degli enti locali.

Le funzioni del Comitato

È lo stesso Mit a spiegare i compiti del nuovo organo, che dovrà occuparsi di “definire e promuovere le azioni necessarie per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del Piano” si legge nella nota ministeriale, che specifica anche che “l’obiettivo del Comitato è di coadiuvare il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili affrontando in modo coordinato tutte le tematiche della sicurezza stradale attraverso il coinvolgimento dei vari livelli di Governo”, dall’Unione Europea fino alle amministrazioni pubbliche.

Il Comitato dovrà anche valutare gli interventi e verificare l’impatto delle misure attuate con la raccolta dei dati di incidentalità e la diffusione delle informazioni su traffico e mobilità. Oltre a questo, avrà anche il compito di occuparsi della formazione e l’aggiornamento degli operatori del settore e di migliorare l’efficienza degli interventi di emergenza e soccorso.

Chi fa parte del nuovo organo

L’ente è presieduto dal ministro Giovannini ed è formato dai rappresentanti dei ministeri (Economia e Finanze, Salute, Interno, Istruzione, Università e Ricerca, Sviluppo Economico), delle Regioni, delle Province Autonome di Trento e Bolzano e degli Enti Locali. Inoltre, il Comitato può richiedere l’apporto di altre istituzioni e di esperti a seconda delle tematiche specifiche.

Le novità non si fermano qui: il ministro Giovannini ha costituito anche l’Osservatorio nazionale per la sicurezza stradale che collaborerà con il Comitato fornendo informazioni e dati aggiornati sulla sicurezza stradale e valutando l’avanzamento verso gli obiettivi previsti dal PNSS.

Citroën Ami: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Citroën Ami: prezzi, dimensioni e caratteristiche 5

Dal suo arrivo nelle concessionarie italiane lo scorso anno, la Citroën Ami ha riscosso un certo successo nel Bel Paese: sono quasi 8.000 le unità vendute in Italia. La microcar elettrica francese, che può essere guidata a partire da 14 anni essendo omologata come quadriciclo, può contare su un motore 6 kW 100% elettrico e 75 km di autonomia, oltre che su nuovi allestimenti appena lanciati dalla casa d’Oltralpe.

Ecco la scheda tecnica della Citroën Ami:

Scheda Tecnica
 Numero posti 2
 Bagagliaio n.d.
 Alimentazioni Elettrica
 Classe
 CV/kW  8/6
 Prezzo  7.790 €
INDICE
Novità 2022
 Dimensioni
 Interni
 Esterni
 Motori
 Consumi
 Allestimenti
Perché comprarla
 Prezzi

A un anno dal lancio, Citroën ha deciso di aggiornare la gamma Ami: escono dal listino gli allestimenti My Ami Khaki e My Ami Vibe, mentre viene introdotto il pack My Ami Tonic. Il nuovo allestimento salta all’occhio per il contrasto tra le tinte Khaki e i dettagli in giallo e si pone all’apice della gamma, aggiungendo le barre al tetto di serie e una serie di dettagli estetici e di stickers. I prezzi partono da 8.990 euro.

Come accennato le misure della Citroën Ami sono particolarmente contenute, per renderla agile nel traffico cittadino. La microcar misura appena 241 cm in lunghezza, con una larghezza e un’altezza rispettivamente pari a 139 cm e 153 cm. Va da sé, quindi, che la capacità a bordo sia sufficiente appena per i passeggeri: eventuali bagagli sono da posizionare davanti al passeggero o, per quanto possibile, nello spazio dietro ai sedili.

Dimensioni
Lunghezza 2.410 mm
Larghezza 1.390 mm
Altezza 1.525 mm
Passo n.d.

L’interno della Citroën Ami parla un linguaggio minimalista, con un equipaggiamento ridotto all’essenziale. Sulla plancia sono presenti esclusivamente il volante, con dietro un piccolo display per la strumentazione, e i pochi pulsanti (tre) che controllano alcune funzioni specifiche dell’auto. La microcar dispone inoltre di presa USB e riscaldamento di serie.

Non essendoci un bagagliaio, eventuali oggetti o bagagli sono da riporre nello spazio di fronte al sedile del passeggero (che dovrebbe riuscire ad ospitare un trolley di quelli che si portano in cabina sugli aerei) e nelle reti portaoggetti poste sulle portiere. Per il resto, i due sedili occupano la maggior parte dello spazio a bordo. Assente il sistema di infotainment e la radio, che possono essere sostituiti dallo smartphone degli occupanti, una volta collegato al veicolo.

Il disegno degli esterni è una delle caratteristiche peculiari della nuova Citroën Ami. Il veicolo si contraddistingue per la sua forma a trapezio e per le similitudini tra fronte e retro: entrambi sono molto spioventi, con i cristalli (parabrezza e lunotto) che occupano quasi metà della sezione, mentre lo spazio al di sotto di questi ospita i gruppi ottici e il paraurti. L’unico elemento che distingue il muso dalla cosa è rappresentato dalla presenza delle prese d’aria.

Molto originali anche le fiancate, o meglio le portiere: quelle lato conducente si aprono normalmente mentre quelle lato passeggero hanno la maniglia sul davanti, come le vecchie 500. Ultima chicca: il tetto con vetro panoramico.

La Citroën Ami è disponibile esclusivamente con alimentazione elettrica. La vettura monta un motore dalla potenza piuttosto contenuta, che infatti permette al veicolo di essere guidato da tutti i possessori di patente AM o superiore: il propulsore, alimentato da una batteria agli ioni di litio da 5,5 kWh, eroga fino a 8 CV (6 kWh), che permette di raggiungere una velocità massima autolimitata di 45 km/h. La trazione è posteriore e il cambio automatico.

Trattandosi di un’elettrica pura, più che parlare di consumi possiamo citare i dati dell’autonomia: la nuova Citroën Ami permette di percorrere fino a 75 km con una sola ricarica, calcolati su cilco WLTP. La batteria da 5,5 kWh può essere ricaricata completamente in sole 3 ore con corrente domestica da 3 kW.

Gli allestimenti disponibili sono quattro:

  • AMI AMI: l’allestimento di accesso alla gamma, con un equipaggiamento essenziale.
  • MY AMI PACK: permette di scegliere fra quattro colori per gli interni.
  • MY AMI POP: si differenzia per i cerchi specifici e per l’interfaccia per collegare lo smartphone alla vettura.
  • MY AMI TONIC: l’allestimento top di gamma, con barre al tetto e stickers personalizzati.
  • MY AMI CARGO:  con una zona di carico al posto del sedile del secondo passeggero.

AMI AMI: l’allestimento di base include fari a LED, indicatori di direzione a LED, tergicristallo anteriore, specchietti esterni regolabili manualmente, tetto in vetro panoramico, finestrini laterali «incernierati», sedile di guida regolabile in profondità, interni Tessuto Tep Nero Mistral, presa USB, riscaldamento con funzione disappannamento, cavo di ricarica.

MY AMI PACK: sono disponibili le versioni Orange, Grey e Blue, che si differenziano per il colore di accessori e dettagli; rispetto ad AMI AMI aggiunge il Box DAT @ AMI per connettere lo Smartphone ad AMI, Applicazione My Ami Play e pulsante Citroën Switch, 4 copricerchi specifici, gancio specifico per borsa lato passeggero, rete di separazione centrale nera, 2 reti per portiere nere con banda orizzontale specifica, 2 stickers per vetri specifici, 2 stickers sotto porta specifici, supporto per smartphone, 2 tappetini specifici, 3 vani portaoggetti specifici.

MY AMI POP: in più rispetto a MY AMI PACK Orange, include 2 coprifari posteriori con bordo Nero, 1 mascherina Nera nella parte superiore del paraurti frontale, rinforzo paraurti anteriore e posteriore Nero, spoiler nero sul retro del tetto, 2 Stickers sotto porta Arancioni.

MY AMI TONIC: aggiunge 2 set di passaruota neri con adesivo giallo, 2 coprifari anteriori con bordo nero, 2 barre al tetto nere, 2 stickers per portiere con grafica dedicata, 2 stickers laterali « + », « – » e « open » e 2 stickers vetro.

MY AMI CAGO: a quanto previsto da AMI AMI aggiunge una parete divisoria verticale che separa la zona di guida dalla zona di carico, ripiano modulare ricavato sul lato superiore della zona di carico, ripiano inferiore regolabile su 2 livelli, vano portaoggetti chiuso e separato.

  • Dimensioni: le misure estremamente contenute la rendono il mezzo di trasporto perfetto nei grandi centri urbani.
  • Motori: la bassa potenza del propulsore permette al quadriciclo di essere guidato anche con patente AM fin dai 14 anni, un’alternativa sostenibile ai classici scooter.
  • Prezzo: grazie ad un costo contenuto avvicinarsi al mondo della mobilità a zero emissioni è ora più facile.

Di seguito i prezzi di listino della Citroën Ami aggiornati a settembre 2022:

 Citroën Ami Prezzo 
AMI AMI 7.790 €
MY AMI PACK 8.190 €
MY AMI POP 8.690 €
MY AMI TONIC 8.990 €
MY AMI CARGO 8.190 €

 

WLTP: come funziona questa nuova procedura di omologazione

wltp

Con WLTP  si intende la specifica procedura di prova per veicoli leggeri armonizzata a livello mondiale. In UE, dal 2017, è fatto obbligo usata per tutti i costruttori automobilistici di far omologare le nuove autovetture  seguendo questo protocollo. Il surriscaldamento climatico giustifica infatti normative sempre più stringenti circa le emissioni delle autovetture. Lo scandalo diesel gate, che ha portato numerose città a procedere con il blocco delle auto diesel, ha forse solo accelerato i tempi per l’adozione (inizialmente prevista per il 2023) del nuovo processo di omologazione denominato WLTP.

Esperti del settore provenienti da India, Giappone e UE, grazie al coordinamento del Forum mondiale UNECE per l’armonizzazione dei regolamenti sui veicoli avevano infatti già presentato la versione finale, pubblicandola nel 2015. Scopriamo quindi di cosa si tratta e come vengono svolti i test.

INDICE
Ciclo WLTP
Prove su strada RDE
Omologazione WLTP: le novità
Test consumi auto
Test consumi plug-in

A partire dall’1 settembre 2017 il precedente – e meno attendibile – protocollo NEDC (New european driving cycle) è andato in pensione per essere sostituito dal WLTP (Worldwide harmonized light vehicles test procedure). Dall’1 settembre 2018, quindi, tutti i costruttori dell’Unione Europea potranno vendere esclusivamente veicoli testati in conformità con le procedure WLTP.

I cicli di prova WLTP sono 3, classificati in base rapporto potenza/peso: nella Classe 1 troviamo veicoli con rapporto potenza/peso inferiore a 22 kW/tonnellata; la Classe 2 è riservata a veicoli fra 22 e 34 kW/t; la Classe 3 include vetture con rapporto kW/t maggiore di 34. Di quest’ultimo gruppo fanno parte il maggior numero delle automobili.

Il ciclo WLTP verrà svolto in laboratorio, ma con programmi più realistici. Sono previste anche delle prove su strada denominate RDE (Real Driving Emissions) per rilevare gli ossidi di azoto grazie al sistema portatile di misurazione delle emissioni (PEMS). La prova ha una durata di circa 1,5-2 ore e si svolge su un percorso di circa 80 km con tratti di percorsi urbani, rurali e autostradali.

Il test permette di valutare in maniera quanto più accurata possibile i reali dati di consumo ed inquinamento delle nuove vetture. Questo, è ovvio, per evitare che quanto dichiarato dai costruttori sia difforme dalla realtà. Anche la quota a cui si guida può incidere infatti, e alcune modifiche sono già allo studio. Ora il test RDE può essere condotto con altitudine fino a 700 metri, ma si prevede che si potrà arrivare fino a 1300 metri; di conseguenza, anche la differenza ammessa fra le misure in laboratorio e quelle su strada diminuirà.

La procedura internazionale di prova per i veicoli leggeri (questa è la traduzione in italiano della sigla WLTP) ha quindi sostituito il protocollo NEDC comportando per i costruttori l’obbligo di superare test di omologazione decisamente più severi. Nonostante l’iniziale sovraccarico nei laboratori li svolgono, il nuovo protocollo è più preciso ed efficace del primo.

Il test WLTP prevede una durata della prova di 30 minuti, mentre per ottenere la precedente omologazione NEDC la stessa era di 20 minuti. Inoltre la velocità media che dovrà sostenere il veicolo sottoposto al test WLTP sarà superiore. Con la nuova normativa questa sarà pari a 46,5 Km/h, mentre in precedenza la velocità media era di 34 Km/h.

Analogamente è aumentata la velocità massima da raggiungere. Oggi è di 131 Km/h, mentre con la precedente omologazione NEDC i dati venivano rilevati a 120 Km/h.

Infine il chilometraggio da sostenere per superare la procedura WLTP è più che raddoppiato poiché si passa dai precedenti 11 chilometri di test agli attuali 23,25.

L’omologazione WLTP impone ai costruttori di effettuare i test richiesti sia con le vetture dotate della dotazione di accessori di serie, sia con le versioni top di gamma. Questa è un’altra differenza rispetto al passato perché i test venivano effettuati con le sole vetture nell’allestimento base.

Grazie a questo accorgimento si avranno quindi disponibili i dati di consumo di entrambe le categorie di vetture, solitamente più bassi per quelle meno accessoriate, e più alti per quelle ricche di optional.

Infine, accenniamo a due ultime differenze di una certa importanza fra WLTP e NEDC. I cambi di velocità, stabili con quest’ultimo, sono calcolati secondo WLTP per ogni specifico modello di automobile da omologare. Inoltre, se prima la temperatura a cui si effettuava il test doveva essere compresa fra i 20 e i 30 °C, ora il livello termico indicato è più preciso: le prove vanno svolte a 23 °C, mentre il rilevamento di CO2 è corretto a 14 °C.

Il WLTP serve ad obbligare i costruttori alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Al fine di ottenere l’omologazione si crea un incentivo a contenere l’aumento dei consumi auto, richiedendo sforzi per rientrare nei valori limite di CO2 imposti.

Per ottenere una misura quanto più fedele alla realtà in base ai diversi stili di guida adottati dagli automobilisti, nella serie di test è prevista una prova consumi auto con quattro differenti velocità medie.

Sempre per rendere più accurate le valutazioni in laboratorio, inoltre, a partire dal mese di settembre 2018, c’è l’obbligo dello specifico test RDE. Tramite questo test, come detto, verranno rilevate direttamente su strada le emissioni di sostanze inquinanti come, ad esempio, le polveri sottili, così da ottenere dati confrontabili con la guida reale.

Il protocollo WLTP è composto anche di modalità dedicate per testare le ibride plug-in, veicoli piuttosto complessi e attualmente oggetto dell’attenzione di istituzioni UE perché i consumi reali sembrano maggiori di quelli omologati.

Le procedure in vigore prevedono che questo tipo di vetture ripetano il test più volte, cominciando con la batteria totalmente carica e ripetendo il test fino al suo esaurimento. A queste prove se ne aggiunge una, svolta con la batteria allo 0%, utile a simulare la marcia in autostrada, tratto in cui le plug-in sono spesso costrette a proseguire senza l’elettrico.

Per quanto riguarda le ibride “alla spine”, le regole UE permettono ai Costruttori di riportare solo il consumo di carburante nel ciclo di prova, privando il cliente quindi di informazioni importanti, se non decisive. Il consumo in elettrico, che avviene a batteria carica, non viene però contabilizzato nel bilancio energetico valutato. Anche per questo, non prima del 2025, entrerà in vigore il nuovo standard sui consumi delle auto Ibride Plug-in.

Anche questo difetto nell’informazione spinge infatti ad utilizzare le auto plug-in come se fossero delle normali vetture a motore endotermico. Da un’analisi dell’International Council for Clean Transportation (ICCT) si conclude infatti che il motore a combustione  di questa categoria di auto entra in funzione per oltre il 50% della guida e che le batterie sono raramente ricaricate, soprattutto quando  chi guida non sostiene direttamente i costi del carburante.