Cos’è e come funziona il car sharing

Cos'è e come funziona il car sharing

Il car sharing, basato sul principio di noleggio a breve termine, può rivelarsi un’ottima alternativa all’acquisto di un’auto privata, ed è per questo che rappresenta la nuova tendenza della mobilità in auto. Spesso ci si chiede il car sharing cos’è. Questo servizio, offerto da aziende specializzate (private o pubbliche), permette di noleggiare una vettura su ** prenotazione** , restituendola in parcheggi dedicati .

Di conseguenza, non c’è bisogno di un box auto per evitare furti o atti vandalici, e come se non bastasse non ci sono gli esborsi per bollo, assicurazione ed interventi di manutenzione, che rappresenterebbero altrimenti un costo continuo e talvolta insostenibile.

Grazie al car sharing l’utente ha a disposizione un veicolo solo nei momenti in cui ne ha realmente bisogno. Ma non solo è conveniente dal punto di vista dell’uso e dei costi fissi, è anche una maniera di spostarsi più ecologica. Riesce infatti a limitare il traffico veicolare applicando in pieno il concetto di mobilità sostenibile. Inoltre, le società che promuovono tale servizio propongono veicoli di ultima generazione, che si caratterizzano per un impatto ridotto in termini ambientali e, allo stesso tempo, per standard di sicurezza elevati. Se desiderate conoscere meglio il car sharing, come funziona e quanto costa, proseguite nella lettura.

INDICE
Car sharing: significato
Origini e diffusione del servizio
Car sharing: come funziona
Car sharing Roma
Car sharing Milano
Differenze con il car pooling
Car sharing: costi e tariffe
Car sharing: vantaggi
Car sharing: le principali aziende
Car sharing: ibrido ed elettrico

La domanda che spesso viene posta quando si affronta questo argomento è: “Car sharing, cos’è?”. Nonostante la terminologia inglese, la spiegazione è davvero semplice. Il car sharing, letteralmente la condivisione dell’automobile, è un servizio che permette agli utenti di utilizzare un’automobile su prenotazione, noleggiandola per un periodo di tempo breve.

Questo servizio è uno dei capisaldi della mobilità sostenibile poiché vuole favorire il passaggio dal possesso dell’auto, al solo uso della stessa. L’automobile, grazie al servizio di car sharing, passa dall’ambito dei beni di consumo a quello dei servizi sostituendo al possesso l’accesso.

Il car sharing è nato in Svizzera sul finire degli anni ’80, per scopi ambientalisti, cioè per ridurre le emissioni complessive di gas serra. Il successo riscontrato e la volontà di trovare una soluzione efficace per ridurre il traffico stradale hanno portato altri Paesi (dagli Stati Uniti all’Inghilterra, passando per Germania ed Australia) ad adottarlo. In Italia il car sharing ha conosciuto una fase di forte espansione soltanto negli ultimi anni, nonostante Legambiente lo avesse portato a Milano già nel 2001. Nei primi 6 mesi del 2017, ad esempio, il servizio è cresciuto nella misura del 35%, arrivando a superare i 4 milioni di prenotazioni e diventando così di fatto una delle alternative più popolari offerte dalla mobilità sostenibile. Se Milano, Roma e Torino sono state le prime città a proporre questa forma di noleggio, ora è possibile usufruirne anche in comuni come Brescia, Bologna, Genova, Padova, Venezia, Catania e Palermo, Firenze, Savona, Parma e Rimini. È nelle metropoli urbane che il car sharing si rivela particolarmente utile, permettendo di avere libero accesso alle ZTL (zone a traffico limitato), di parcheggiare sulle strisce blu senza pagare le tariffe normalmente previste, di percorrere corsie preferenziali e di circolare anche in caso di blocco del traffico.

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Capire il car sharing cos’è e come funziona è molto semplice. Per poter utilizzare il car sharing i clienti devono registrarsi al servizio per il quale, solitamente, è previsto il pagamento di un canone mensile o annuale. La prenotazione della vettura può essere effettuata tramite call center, via Internet o, ancora, tramite app. Una volta scaricata l’applicazione, per cercare l’auto più vicina è sufficiente utilizzare la funzione di geo-localizzazione del proprio smartphone. Attenzione però agli orari, che spesso influenzano la disponibilità di vetture. Una volta trovata, la vettura si apre avvicinando semplicemente la card o lo smartphone al chip piazzato sul parabrezza.

Negli ultimi tempi sono sempre più diffuse le smart card, rilasciate direttamente dalla società che offre il servizio. Il funzionamento di queste card è molto semplice: recandosi presso la postazione auto più comoda e avvicinando la tessera al cruscotto, è possibile sbloccare la serratura. Per offrire un servizio mirato alle esigenze della clientela, ed ampliare il bacino di utenti attratti dal paradigma della mobilità sostenibile, sono in aumento le società disposte ad offrire modalità più flessibili di utilizzo, senza prevedere parcheggi “prestabiliti”. Questo consente di ritirare (e riconsegnare) il veicolo in qualsiasi punto all’interno della zona coperta dal servizio. Alcune aziende, inoltre, permettono agli utenti di registrarsi come individui, famiglia o azienda, prevedendo tariffe differenti per ognuna delle modalità. Gli imprenditori beneficiano di un ulteriore vantaggio, ossia la fatturazione del servizio ricevuto come costo, scaricando le spese sostenute. Le realtà imprenditoriali hanno anche l’opportunità di richiedere il “van sharing”, pensato per il trasporto delle merci.

Una delle città dove il car sharing ha avuto particolare successo è stata Roma. Nella capitale, infatti, questo servizio di mobilità sostenibile consente di accedere alle ZTL, di parcheggiare gratuitamente in uno degli stalli riservati al Car Sharing Roma o nelle strisce blu e in tutti i parcheggi di scambio con le metropolitane. Inoltre, grazie al servizio di car sharing, è possibile circolare durante le giornate di blocco del traffico e parcheggiare gratuitamente. Tra i veicoli offerti, la Fiat 500 e la Smart la fanno da padrone.

A Roma il servizio di car sharing richiede un deposito cauzionale di 100 euro, rimborsato alla fine del contratto. L’abbonamento annuale è di 101,63 euro ma può variare a seconda che il cliente sia cittadino privato, famiglia o azienda business; oppure per via delle tessere aggiuntive di 25 euro. Si può anche testare il servizio di car sharing romano per solo 3 mesi a 40,63 euro totali e sfruttare al contempo varie convenzioni dedicate per i possessori di tessera Metrobus, per i dipendenti del Comune di Roma e soci vari.

Altra città dove il car sharing ha riscosso un immediato successo è Milano. La capitale finanziaria, sempre attenta alle nuove tendenze ed alle esigenze di mobilità sostenibile, presenta numerose aziende in grado di offrire un valido servizio di car sharing, offrendo differenti veicoli. A disposizione 8 diverse tipologie di veicoli Mini e BMW, e nel parco vetture anche auto elettriche. Nella capitale lombarda i costi del car sharing ammontano a circa 120 euro all’anno con una tariffa binaria, che cioè si compone sia del costo chilometrico che di quello orario

Se le precedenti righe sono state utili per comprendere il car sharing cos’è, è importante precisare cosa differenzi tale servizio dal car pooling. Quest’ultimo, infatti, ha luogo quando 2 o più soggetti che si trovano a dover percorrere il medesimo tratto stradale, scelgono di condividere una vettura privata per ridurre i costi di benzina e autostrada.

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È arrivato ora il momento di aggiungere alcune informazioni sulle tariffe e costi. Dal momento che le vetture rimangono di proprietà del gestore, quest’ultimo è l’unico sostenitore delle spese relative ad assicurazione, bollo, manutenzione e carburante. Per quanto riguarda il pagamento per l’uso a tempo, invece, in molti casi, le aziende scelgono di ricorrere ad una tariffa di tipo “binario”. Il costo, in pratica, tiene conto sia della durata del noleggio che dei chilometri percorsi. Le tariffe possono variare anche in base alla tipologia di vettura richiesta. In molte città italiane, è previsto il pagamento di un canone mensile fisso per accedere al servizio.

A chi conviene il car sharing? Questa forma di mobilità è molto comoda soprattutto in caso di blocchi del traffico, per transitare in zone ZTL, per chi non percorre più di 10 mila chilometri all’anno e per chi non ha un garage o teme di parcheggiare nel quartiere in cui abita o lavora.

Sostanzialmente, inoltre si risparmia soprattutto sull’acquisto di un’auto, sulla praticità della prenotazione tramite smartphone e sul basso impatto ambientale che ne consegue. Chi non necessita quotidianamente di viaggiare in auto può infatti optare per l’acquisto del diritto d’uso di un veicolo on-demand, solo quando davvero necessario.

La fusione nel 2019 fra Car2Go e Drive Now, i servizi dei colossi BMW e Mercedes, e il successivo acquisto nel 2022 del gruppo risultate Share Now da parte di Stellantis sono solo due dei molti esempi di trasformazione di un mercato dinamico e in crescita come quello del car-sharing – nonostante il duro colpo inferto dall’attuale pandemia. Fra i gruppi principali di car-sharing troviamo attualmente Car2Go, DriveNow, Enjoy, Sharengo, Ubeeqo. Vediamo brevemente le loro caratteristiche.

Car2Go opera a Milano, Roma, Torino e Firenze. Fa parte del gruppo tedesco Daimler e offre le tre varianti del brand Smart. Le tariffe ammontano a 19 centesimi al minuto per la Fortwo, a 21 per la Forfour ed a 29 per la Fortwo Cabrio. In alternativa, è possibile optare per pacchetti orari con un noleggio che non supera le 24 ore. Il costo di registrazione al servizio è di 9 euro, una tantum.

Drive Now è invece disponibile solo a Milano, e fa anch’essa parte, come detto, del circuito ShareNow. Annovera nel parco vetture diverse BMW e Mini da tre e cinque porte. L’iscrizione alla piattaforma costa 10 euro, con 31 centesimi al minuto se si opta per una Mini e 34 preferendo una BMW. Anche qui diversi pacchetti vanno incontro alle esigenze dei clienti che cercano il risparmio.

Enjoy fa parte del gruppo Eni ed è operativo in cinque città: Firenze, Milano, Roma, Torino e Bologna. Con questo servizio si possono guidare due modelli del marchio Fiat, 500 e Doblò Cargo. Le tariffe generali arrivano a 25 centesimi al minuto per i primi 50 chilometri, dopo i quali ogni chilometro aggiuntivo costa ulteriori 25 centesimi. Chi vuole avere a disposizione una 500 per 24 ore metta in conto 50 euro, mentre se si necessita di un Doblò la tariffa giornaliera arriva a 80 euro.

 

Ubeeqo, infine, funziona anch’essa solo a Milano ma cresce velocemente, offrendo due tipi di tariffe. Con Easy si azzera il costo di iscrizione, ma si guida a 5 euro all’ora e 39 al giorno per ogni vettura. Con Flexy, invece, pagando un abbonamento di 5 euro al mese, si accede alla tariffa da 2,20 euro all’ora e 29 al giorno. La flotta di vetture è molto variegata: include Fiat, Renault, Opel, Ford, Citroen e Smart.

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Gli operatori di servizi alla mobilità sono fra i maggiori acquirenti di auto ibride ed elettriche  in Italia, visto che rinnovano le loro flotte spesso e sempre di più puntando sulle soluzioni sostenibili. Sono molte le società nel settore che offrono anche auto ibride o elettriche. Qui però presentiamo due realtà che fanno dell’elettrico una bandiera, accogliendo nel proprio parco esclusivamente vetture ibride o full-electric

Le vetture di Sharengo, parte del CS Group, sono guidabili a Milano, Roma e Firenze. Si tratta di una scelta che vanta maggiore sostenibilità, con l’utilizzo di una comoda vettura elettrica a due posti in grado di non generare alcun rumore. La tariffa di base prevede qui un costo di 28 centesimi al minuto. In alternativa, a seconda delle esigenze, è possibile pagare 12 euro all’ora o 50 al giorno.

E-Vai, infine, è il primo car sharing elettrico della Lombardia che mira ad ottimizzare gli spostamenti all’interno della Regione, cioè tra aree urbane e zone extra-urbane. Inoltre, E-Vai è l’unico car sharing elettrico che vanta connessioni con i tre aeroporti di Malpensa, Linate e Orio al Serio e con i principali snodi ferroviari della regione.

WLTP: come funziona questa nuova procedura di omologazione

wltp

Con WLTP  si intende la specifica procedura di prova per veicoli leggeri armonizzata a livello mondiale. In UE, dal 2017, è fatto obbligo usata per tutti i costruttori automobilistici di far omologare le nuove autovetture  seguendo questo protocollo. Il surriscaldamento climatico giustifica infatti normative sempre più stringenti circa le emissioni delle autovetture. Lo scandalo diesel gate, che ha portato numerose città a procedere con il blocco delle auto diesel, ha forse solo accelerato i tempi per l’adozione (inizialmente prevista per il 2023) del nuovo processo di omologazione denominato WLTP.

Esperti del settore provenienti da India, Giappone e UE, grazie al coordinamento del Forum mondiale UNECE per l’armonizzazione dei regolamenti sui veicoli avevano infatti già presentato la versione finale, pubblicandola nel 2015. Scopriamo quindi di cosa si tratta e come vengono svolti i test.

INDICE
Ciclo WLTP
Prove su strada RDE
Omologazione WLTP: le novità
Test consumi auto
Test consumi plug-in

A partire dall’1 settembre 2017 il precedente – e meno attendibile – protocollo NEDC (New european driving cycle) è andato in pensione per essere sostituito dal WLTP (Worldwide harmonized light vehicles test procedure). Dall’1 settembre 2018, quindi, tutti i costruttori dell’Unione Europea potranno vendere esclusivamente veicoli testati in conformità con le procedure WLTP.

I cicli di prova WLTP sono 3, classificati in base rapporto potenza/peso: nella Classe 1 troviamo veicoli con rapporto potenza/peso inferiore a 22 kW/tonnellata; la Classe 2 è riservata a veicoli fra 22 e 34 kW/t; la Classe 3 include vetture con rapporto kW/t maggiore di 34. Di quest’ultimo gruppo fanno parte il maggior numero delle automobili.

Il ciclo WLTP verrà svolto in laboratorio, ma con programmi più realistici. Sono previste anche delle prove su strada denominate RDE (Real Driving Emissions) per rilevare gli ossidi di azoto grazie al sistema portatile di misurazione delle emissioni (PEMS). La prova ha una durata di circa 1,5-2 ore e si svolge su un percorso di circa 80 km con tratti di percorsi urbani, rurali e autostradali.

Il test permette di valutare in maniera quanto più accurata possibile i reali dati di consumo ed inquinamento delle nuove vetture. Questo, è ovvio, per evitare che quanto dichiarato dai costruttori sia difforme dalla realtà. Anche la quota a cui si guida può incidere infatti, e alcune modifiche sono già allo studio. Ora il test RDE può essere condotto con altitudine fino a 700 metri, ma si prevede che si potrà arrivare fino a 1300 metri; di conseguenza, anche la differenza ammessa fra le misure in laboratorio e quelle su strada diminuirà.

La procedura internazionale di prova per i veicoli leggeri (questa è la traduzione in italiano della sigla WLTP) ha quindi sostituito il protocollo NEDC comportando per i costruttori l’obbligo di superare test di omologazione decisamente più severi. Nonostante l’iniziale sovraccarico nei laboratori li svolgono, il nuovo protocollo è più preciso ed efficace del primo.

Il test WLTP prevede una durata della prova di 30 minuti, mentre per ottenere la precedente omologazione NEDC la stessa era di 20 minuti. Inoltre la velocità media che dovrà sostenere il veicolo sottoposto al test WLTP sarà superiore. Con la nuova normativa questa sarà pari a 46,5 Km/h, mentre in precedenza la velocità media era di 34 Km/h.

Analogamente è aumentata la velocità massima da raggiungere. Oggi è di 131 Km/h, mentre con la precedente omologazione NEDC i dati venivano rilevati a 120 Km/h.

Infine il chilometraggio da sostenere per superare la procedura WLTP è più che raddoppiato poiché si passa dai precedenti 11 chilometri di test agli attuali 23,25.

L’omologazione WLTP impone ai costruttori di effettuare i test richiesti sia con le vetture dotate della dotazione di accessori di serie, sia con le versioni top di gamma. Questa è un’altra differenza rispetto al passato perché i test venivano effettuati con le sole vetture nell’allestimento base.

Grazie a questo accorgimento si avranno quindi disponibili i dati di consumo di entrambe le categorie di vetture, solitamente più bassi per quelle meno accessoriate, e più alti per quelle ricche di optional.

Infine, accenniamo a due ultime differenze di una certa importanza fra WLTP e NEDC. I cambi di velocità, stabili con quest’ultimo, sono calcolati secondo WLTP per ogni specifico modello di automobile da omologare. Inoltre, se prima la temperatura a cui si effettuava il test doveva essere compresa fra i 20 e i 30 °C, ora il livello termico indicato è più preciso: le prove vanno svolte a 23 °C, mentre il rilevamento di CO2 è corretto a 14 °C.

Il WLTP serve ad obbligare i costruttori alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Al fine di ottenere l’omologazione si crea un incentivo a contenere l’aumento dei consumi auto, richiedendo sforzi per rientrare nei valori limite di CO2 imposti.

Per ottenere una misura quanto più fedele alla realtà in base ai diversi stili di guida adottati dagli automobilisti, nella serie di test è prevista una prova consumi auto con quattro differenti velocità medie.

Sempre per rendere più accurate le valutazioni in laboratorio, inoltre, a partire dal mese di settembre 2018, c’è l’obbligo dello specifico test RDE. Tramite questo test, come detto, verranno rilevate direttamente su strada le emissioni di sostanze inquinanti come, ad esempio, le polveri sottili, così da ottenere dati confrontabili con la guida reale.

Il protocollo WLTP è composto anche di modalità dedicate per testare le ibride plug-in, veicoli piuttosto complessi e attualmente oggetto dell’attenzione di istituzioni UE perché i consumi reali sembrano maggiori di quelli omologati.

Le procedure in vigore prevedono che questo tipo di vetture ripetano il test più volte, cominciando con la batteria totalmente carica e ripetendo il test fino al suo esaurimento. A queste prove se ne aggiunge una, svolta con la batteria allo 0%, utile a simulare la marcia in autostrada, tratto in cui le plug-in sono spesso costrette a proseguire senza l’elettrico.

Per quanto riguarda le ibride “alla spine”, le regole UE permettono ai Costruttori di riportare solo il consumo di carburante nel ciclo di prova, privando il cliente quindi di informazioni importanti, se non decisive. Il consumo in elettrico, che avviene a batteria carica, non viene però contabilizzato nel bilancio energetico valutato. Anche per questo, non prima del 2025, entrerà in vigore il nuovo standard sui consumi delle auto Ibride Plug-in.

Anche questo difetto nell’informazione spinge infatti ad utilizzare le auto plug-in come se fossero delle normali vetture a motore endotermico. Da un’analisi dell’International Council for Clean Transportation (ICCT) si conclude infatti che il motore a combustione  di questa categoria di auto entra in funzione per oltre il 50% della guida e che le batterie sono raramente ricaricate, soprattutto quando  chi guida non sostiene direttamente i costi del carburante.

Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze

Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze

Le normative sempre più severe degli ultimi anni e la necessità di ridurre drasticamente i livelli di inquinamento nelle grandi città hanno portato alla nascita di svariate forme di elettrificazione nel mondo dell’auto. Se in passato, infatti, si poteva optare tra un propulsore a benzina e uno diesel, i tempi moderni e l’evoluzione tecnologica consentono adesso agli automobilisti di poter scegliere anche tra un’auto ibrida o elettrica.

Ma quindi, qual è la principale differenza tra auto ibrida ed elettrica? Le vetture del primo tipo sono equipaggiate da due distinti propulsori, cioè un motore a combustione, benzina o diesel, e un motore elettrico. La particolarità dell’auto ibrida è data dal fatto che entrambi i motori lavorano in sinergia così da garantire non solo una decisa riduzione delle emissioni nocive, ma anche un sostanzioso risparmio nei consumi di carburante. Bisogna fare quindi un po’ di chiarezza sulla differenza tra le 4 principali motorizzazioni ibride:

ibride funzionamento
ibride funzionamento

Altra principale differenza tra auto ibrida ed elettrica riguarda la ricarica. L’auto ibrida, infatti, non necessita di ricarica in quanto il propulsore è alimentato da batterie al litio che si rigenerano durante la marcia grazie alla presenza di un generatore che sfrutta l’energia prodotta dal motore a combustione. L’auto ibrida, inoltre, ha la possibilità di sfruttare la rigenerazione in frenata per ricaricare il motore elettrico.

Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze 3

L’auto elettrica, invece, è equipaggiata esclusivamente con un motore elettrico alimentato da un pacco batterie che consente in questo modo di eliminare totalmente la presenza del propulsore termico. La differenza tra auto ibrida ed elettrica riguarda prima di tutto la necessità, per la seconda tipologia, di dover ricaricare il pacco batterie della vettura collegandosi a una colonnina per la ricarica o più in generale alla rete elettrica. Proprio l’autonomia delle batterie è il punto sul quale si stanno concentrando maggiormente i principali costruttori automobilistici per aumentare la durata delle stesse cercando, contestualmente, di ridurre i tempi di ricarica.

Se l’autonomia è, al momento, il punto dolente dell’auto elettrica, notevoli sono i vantaggi di questa tipologia di propulsione. In primo luogo, a differenza dell’auto ibrida, l’auto elettrica non inquina vista l’assenza del motore termico, e in secondo luogo consente di viaggiare nel silenzio pressoché totale. Il motore dell’auto elettrica, infatti, produce un leggero sibilo che, a seconda del modello, può venire sovrastato dal rumore del rotolamento degli pneumatici.

auto elettriche
auto elettriche

Auto ibrida: diesel o benzina?

La maggior parte delle auto ibride in commercio sono equipaggiate con motore a benzina, ma l’innovazione non si ferma e presto potremmo trovare dal concessionario un’auto ibrida diesel. La novità è stata presentata dalla Mercedes alla fine dello scorso anno. La casa tedesca, infatti, ha svelato in anteprima il nuovo quattro cilindri diesel da 2.0 litri che, abbinato a un motore elettrico, consentirà di realizzare un propulsore con una notevole potenza e coppia che garantirà percorrenze decisamente superiori rispetto a un’auto ibrida a benzina, grazie ai minori consumi del motore diesel.

Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze 4

Quando si parla di auto elettrica o ibrida, il discorso verte sempre sulla convenienza nell’acquisto della vettura a fronte di una drastica riduzione dei consumi. L’auto ibrida a benzina è ormai uno standard nell’offerta delle varie case automobilistiche, mentre decisamente ristretta è la presenza nei vari listini di auto ibride alimentate a GPL.

auto ibride usate
auto ibride usate

Plug-in o ibrido tradizionale?

Le sempre più stringenti normative antinquinamento potrebbero, presto, portare ad una progressiva sparizione dal mercato di tutti quegli ibridi oggi definiti “leggeri”. Ma non solo, anche i full-hybrid presto potrebbero scomparire in favore di forme di elettrificazione più spinte come il plug-in. Tuttavia, ad oggi molti costruttori puntano ancora su entrambe queste forme di ibridazione. Ma qual è la migliore?

  • Autonomia: su questo punto il discorso potrebbe essere molto ampio. Di base i modelli plug-in sono quelli in grado di garantire l’autonomia maggiore dal momento che possono contare sul chilometraggio garantito dal motore a benzina e da quello elettrico. Sappiamo invece che le full-hybrid possono contare solo su pochi chilometri di autonomia in elettrico e quindi, sulla carta, hanno un’autonomia minore. Attenzione però, una volta finita l’energia presente nella batteria, le plug-in tendono a consumare molto di più di una full-hybrid a causa del peso maggiore che sono costrette a portarsi dietro tra batteria e motore elettrico.
  • Prestazioni: Anche in questo caso tutto dipende dal modello preso in esame. Sul mercato sono presenti modelli full-hybrid in grado di essere più prestazionale anche di modelli plug-in che, sulla carta, possono contare su più cavalli. Bisogna quindi tenere in considerazione il fatto che in genere le plug-in sono più pesanti di 100/150 kg rispetto alle full e che il picco di potenza dichiarato è sempre garantito solo quando la batteria ha sufficiente stato di carica per supportare le richieste di potenza del conducente.
  • Prezzo: al capitolo prezzo le full-hybrid vincono a mani basse. Le plug-in è come se custodissero una piccola auto elettrica al loro interno, con tanto di batteria, motore e sistema di ricarica completo e questo, inevitabilmente, si paga. Le full-hybrid, invece, potendo contare su un sistema elettrificato più snello (non hanno nemmeno il sistema di ricarica dal momento che l’energia necessaria a muoversi in elettrico viene recuperata solo in decelerazione) hanno un costo di listino inferiore anche del 30%.
  • Praticità: le plug-in possono contare su una maggiore autonomia in elettrico, ma per far questo devono montare batterie di grandi dimensioni che rubano spazio al vano di carico. Basti pensare che la Hyundai Ioniq full-hybrid ha una capacità di carico di 445 litri, mentre la variante plug-in si accontenta di 341 litri. Inoltre, per ottenere il massimo in termini di prestazioni ed efficienza da una plug-in bisogna ricaricarla quanto più possibile, cosa che richiede diverso tempo, mentre le full non hanno bisogno di attaccarsi alla rete per prendere energia. Per quei pochi chilometri che sono in grado di percorrere in elettrico è sufficiente l’energia recuperata in rilascio e frenata.

 

auto ecologiche usate
auto ecologiche usate

Zona ZTL: cos’è, come funziona e quali sono le sanzioni per chi non la rispetta

ZTL: cos’è e come funziona la Zona a Traffico Limitato

Per combattere il traffico veicolare e cercare di tutelare le zone del centro cittadino numerose amministrazioni hanno introdotto nel corso degli anni le ZTL. Le zone a traffico limitato sono state create per ridurre i livelli di inquinamento e rendere maggiormente fruibili i centri città ai pedoni.  

INDICE
 Zona ZTL: cos’è
 ZTL: come funziona e in quali città si applica
 Zona ZTL Roma
 Zona ZTL Milano
 Zona ZTL Torino
 Zona ZTL Palermo
 Multa ZTL
 Multa ZTL: punti patente
 ZTL cartello: varco attivo e varco non attivo

L’acronimo ZTL indica le zone a traffico limitato, aree cittadine all’interno delle quali è possibile accedere con le vetture soltanto in determinati orari e dietro pagamento di un ticket. Per alcune tipologie di vetture più inquinanti, inoltre, l’ingresso nelle ZTL  è addirittura vietato. Le finalità delle ZTL sono degne di nota, in quanto mirano a rendere maggiormente fruibili ai pedoni i centri storici, ma c’è anche da segnalare come il pagamento di un ticket di ingresso sia anche una fonte di guadagno per le sempre esigue casse comunali. 

L’accesso ad una zona  ZTL è delimitato dai varchi dove sono posizionate sbarre che si sollevano solo dietro l’esibizione di un apposito pass oppure di uno speciale permesso elettronico. In ogni varco, sia in ingresso che in uscita, è presente un sistema di telecamere a circuito chiuso che registrano le targhe di ogni veicolo e trasmettono automaticamente al locale comando dei vigili urbani le eventuali trasgressioni da parte di mezzi non autorizzati all’ingresso. In città come Milano, Roma, Torino e Palermo le ZTL sono ormai presenti da tempo.  

Nella Capitale sono presenti 3 ZTL diurne e 5 notturne. Le prime sono quella del Centro Storicoattiva dal lunedì al venerdì dalle 6,30 alle 18 e il sabato dalle 14 alle 18, quella di Trastevere, attiva dal lunedì al sabato dalle 6,30 alle 10 e quella ricadente nell’area ricompresa nei dintorni delle tre strade che si irradiano da Piazza del Popolo – Via di Ripetta, Via del Corso e Via del Babuino, in funzione dal lunedì al venerdì dalle 6,30 alle 19, il sabato dalle 10 alle 19. Le ZTL notturne di Roma sono quelle presenti a Trastevere e San Lorenzo, entrambe attive il venerdì e il sabato dalle 21,30 alle 3, e quella nel rione Monti e a Testaccio, attive il venerdì e il sabato dalle 23 alle 3. 

Il Comune di Milano ha introdotto due distinte ZTL denominate Area B e Area C. La prima coincide con gran parte del territorio di Milano ed è previsto il divieto di accesso e circolazione per i veicoli più inquinanti dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 19:30, festivi esclusi. L’Area C, invece, è un’area del centro storico di Milano che coincide con la Ztl della Cerchia dei Bastioni. Questa ZTL è attiva dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30, ma per alcune tipologie di veicoli l’accesso è libero e gratuito, mentre per altre categorie maggiormente inquinanti è possibile accedere pagando un ticket di ingresso a validità giornaliera. 

Il Comune di Torino ha previsto due ZTL: la Centrale, che contiene al suo interno la ZTL Area Romana, la ZTL Trasporto Pubblico e la ZTL Pedonale, e la ZTL Valentino, situata all’interno dell’omonimo parco. La ZTL Centrale è distinta i tre ulteriori ZTL con divieti di transito specifici: la ZTL Area Romana è chiusa al transito e alla sosta dalle 21:00 alle 7:30 del giorno successivo di tutti i giorni, compresi i festivi; la ZTL Trasporto Pubblico è invece chiusa al transito e alla sosta dalle 0:00 alle 20.00 di tutti i giorni, compresi i festivi; La ZTL Pedonale è sempre chiusa al transito anche nei festivi, così come la ZTL Valentino. Complice l’emergenza COVID la giunta comunale ha disposto la sospensione della ZTL Centrale fino al 5 novembre. 

Anche la città di Palermo ha previsto la ZTL. Nello specifico questa copre buona parte del centro storico e quando è in vigore l’accesso è consentito soltanto ad alcune particolari categorie di veicoli e ai possessori di pass. La ZTL diurna è attiva esclusivamente nei giorni feriali dal lunedì al venerdì dalle 8,00 alle 20,00, mentre la ZTL notturna rispetta il seguente calendario: dal 1 novembre al 30 aprile il venerdì e il sabato dalle ore 23 alle 6; dal 1 maggio al 31 ottobre il venerdì e il sabato dalle 20 fino alle 6 del mattino.

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In caso di accesso in ZTL senza autorizzazione si incorre nella violazione dell’articolo 7 del Codice della Strada e si rischia una multa da un minimo di 84 euro ad un massimo di 335 euro. La multa verrà notificata dopo che gli uffici preposti avranno controllato le immagini delle telecamere poste nei varchi e verificato il numero di targa della vettura. 

L’accesso in una ZTL senza autorizzazione non comporta alcuna perdita dei punti della patente. Pertanto, in caso di multa, si sarà soggetti esclusivamente al pagamento della sanzione pecuniaria. 

Sino al 2019 per sapere se fosse possibile transitare in una ZTL si doveva fare riferimento alle scritte sui segnali luminosi. L’indicazione varco attivo indicava il divieto di transito, mentre quella di varco non attivo indicava la possibilità di accedere alla ZTL. Dal 2019 questa denominazione è stata modificata perché molti automobilisti hanno spesso frainteso il senso credendo che con varco attivo si potesse transitare e con varco non attivo fosse in vigore il divieto. Le nuove diciture sono adesso ZTL attiva, per indicare il divieto di transito, e ZTL non attiva per indicare la possibilità di accesso alla zona a traffico limitato. 

Cose da sapere

Cosa sono le ZTL?

L’acronimo ZTL indica le zone a traffico limitato, aree cittadine all’interno delle quali è possibile accedere con le vetture soltanto in determinati orari e dietro pagamento di un ticket. Per alcune tipologie di vetture più inquinanti, inoltre, l’ingresso nelle ZTL è addirittura vietato. 

Come funzionano le ZTL?

L’accesso ad una zona ZTL è delimitato dai varchi dove sono posizionate sbarre che si sollevano solo dietro l’esibizione di un apposito pas oppure di uno speciale permesso elettronico. In ogni varco, sia in ingresso che in uscita, è presente un sistema di telecamere a circuito chiuso che registrano le targhe di ogni veicolo e trasmettono automaticamente al locale comando dei vigili urbani le eventuali trasgressioni da parte di mezzi non autorizzati all’ingresso. 

Quali sono le multe previste per chi accede ad una ZTL?

In caso di accesso in ZTL senza autorizzazione si incorre nella violazione dell’articolo 7 del Codice della Strada e si rischia una multa da un minimo di 84 euro ad un massimo di 335 euro. La multa verrà notificata dopo che gli uffici preposti avranno controllato le immagini delle telecamere poste nei varchi e verificato il numero di targa della vettura. 

Cosa significa varco attivo e non attivo?

Sino al 2019 l’indicazione varco attivo indicava il divieto di transito, mentre quella di varco non attivo indicava la possibilità di accedere alla ZTL. Dal 2019 questa denominazione è stata modificata perché molti automobilisti hanno spesso frainteso il senso credendo che con varco attivo si potesse transitare e con varco non attivo fosse in vigore il divieto. Le nuove diciture sono adesso ZTL attiva, per indicare il divieto di transito, e ZTL non attiva per indicare la possibilità di accesso alla zona a traffico limitato. 

Bonus mobilità: come funziona e come richiederlo

Micromobilità: arrivano gli incentivi per bici e monopattini elettrici 3

08La crisi scaturita a seguito della pandemia da Coronavirus ha giocato un ruolo fondamentale per spingere le forze politiche nel puntare con decisione sulla micromobilità. Monopattini e biciclette sono finiti al centro dell’attenzione grazie all’introduzione del bonus mobilità, un incentivo voluto per stimolare l’acquisto di mezzi ecosostenibili.

INDICE
Bonus mobilità 2021: le novità in arrivo
Bonus mobilità 2020: le regole
Bonus mobilità bici
Incentivi monopattino elettrico
Bonus mobilità: come richiederlo
Bonus mobilità app
Rimborso bonus mobilità

Il grande successo ottenuto dal bonus mobilità 2020 ha spinto il Governo a stanziare dei nuovi fondi per replicare questa misura anche nel 2021. La nuova Legge di Bilancio prevede nuovi incentivi per l’anno 2021 con 20 milioni di euro previsti dal “Decreto Clima”. Il contributo, riconosciuto nel limite dei 20 milioni di euro, sarà in vigore anche per gli anni 2022 e 2023, mentre il limite salirà a 30 milioni per gli anni che vanno dal 2024 al 2026.

Già lo scorso anno è stato stanziato un bonus mobilità che ha riscontrato un immediato successo. Il Governo ha messo a disposizione dei cittadini un fondo di ben 120 milioni di euro ripartiti in bonus del valore massimo di 500 euro.

Utilizzando questo bonus si è potuto coprire fino al 60% del prezzo di acquisto e comunque fino ad un tetto massimo di 500 euro.

Il bonus mobilità è stato pensato anche per l’acquisto di biciclette. In questo ambito rientrano non solo le due ruote “classiche”, ma anche quelle a pedalata assistita ormai presenti in numero sempre maggiore sulle nostre strade.

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Oltre che per le biciclette, il bonus mobilità è stato pensato anche come incentivo per l’acquisto di monopattini, ed il successo è stato immediato. Le città sono state letteralmente invase da questi mezzi che hanno contribuito a ridurre in materia notevole gli spostamenti in auto.

Per poter richiedere il bonus mobilità devono essere rispettati determinati requisiti. Questo incentivo potrà essere richiesto soltanto da soggetti maggiorenni che risiedano nei capoluoghi di provincia o nei capoluoghi di regione o nelle città metropolitane. È possibile richiedere questo bonus anche se si risiede nei comuni purché questi abbiano un numero di abitanti superiore a 50.000.

Per ottenere il bonus sarà necessario conservare la fattura della spesa sostenuta e non il semplice scontrino fiscale. Una volta in possesso di questo documento si dovrà accedere all’apposita sezione sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,  registrarsi con le proprie credenziali SPID e fare richiesta del buono.

A partire dal 14 gennaio 2021 chi ha effettuato acquisti incentivati dal Programma Sperimentale Buono mobilità tra il 4 maggio 2020 e il 2 novembre 2020, è in possesso di fattura o scontrino attestante la tipologia di bene o servizio acquistato e non ha già usufruito del bonus, può richiedere il rimborso inserendo nella app dedicata i propri dati, il valore del bene o servizio acquistato e la documentazione attestante l’acquisto.

Il bonus mobilità è valido per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita o mezzi come monopattini hoverboard e segway, e servizi di mobilità condivisa a uso individuale, come abbonamenti per il bike sharing o monopattini e scooter sharing, esclusi quelli mediante autovetture.

Possono essere acquistati anche mezzi usati, purché con fattura fiscale o scontrino parlante, mentre  non rientrano nel bonus mobilità gli accessori, come caschi, batterie, catene o lucchetti, telai, ruote e motori elettrici. Per ottenere il rimborso sarà necessario richiedere prima il buono sulla piattaforma e poi completare l’acquisto presso i rivenditori autorizzati.

Cose da sapere

Quali sono le novità 2021 sul bonus mobilità?

La nuova Legge di Bilancio prevede nuovi incentivi per l’anno 2021 con 20 milioni di euro previsti dal “Decreto Clima”. Il contributo, riconosciuto nel limite dei 20 milioni di euro, sarà in vigore anche per gli anni 2022 e 2023, mentre il limite salirà a 30 milioni per gli anni che vanno dal 2024 al 2026.

Quali sono le regole del bonus mobilità?

Utilizzando il bonus mobilità si può coprire fino al 60% del prezzo di acquisto, e comunque fino ad un tetto massimo di 500 euro, di biciclette, anche a pedalata assistita, monopattini hoverboard e segway, e servizi di mobilità condivisa a uso individuale, come abbonamenti per il bike sharing o monopattini e scooter sharing, esclusi quelli mediante autovetture.

Quali sono i requisiti per richiedere il bonus mobilità?

L’ incentivo potrà essere richiesto soltanto da soggetti maggiorenni che risiedano nei capoluoghi di provincia o nei capoluoghi di regione o nelle città metropolitane o che risiedano in comuni con un numero di abitanti superiore a 50.000. Per ottenere il bonus sarà necessario conservare la fattura della spesa sostenuta.

Come si ottiene il rimborso bonus mobilità?

Per ottenere il rimborso sarà necessario richiedere prima il buono nell’apposita sezione sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,  registrandosi con le proprie credenziali SPID, e poi completare l’acquisto presso i rivenditori autorizzati,

Self driving cars, il futuro della guida è l’autonomia

Volvo 360c, la nuova concept car con guida autonoma 1

08Auto a guida autonoma, un sogno o una realtà che sta per concretizzarsi? Sono molti, infatti, i costruttori che stanno scommettendo su questa tecnologia, ma le normative dei singoli Paesi, spesso, non viaggiano allo stesso ritmo dell’evoluzione tecnologica.

INDICE
Guida autonoma: un pò di storia
Self driving cars: come funzionano?
Livelli guida autonoma
Auto a guida autonoma: cosa dice il Codice della Strada
Tesla guida autonoma e auto a guida autonoma Google: a che punto siamo?
Auto a guida autonoma in commerci

Se pensate che l’auto a guida autonoma sia una conquista recente vi sbagliate di grosso. Bisogna infatti tornare indietro a quasi 100 anni fa per risalire al primo esempio di auto senza conducente, la Linrrican Wonder. Si è dovuto attendere poi fino al 1985 per ammirare un prototipo realizzato dalla General Motors, la Firebird III, dotato di guida autonoma, mentre l’anno successivo è stata la Mercedes a presentare il furgone VaMoRs, in grado di guidare senza l’ausilio del conducente attraverso la rielaborazione di dati esterni captati da telecamere e sensori.

Nel 1994 sempre la Casa tedesca ha presentato i modelli Vamp e Vita-2 ed ha testato la guida autonoma facendo percorrere ai due mezzi mille chilometri su un’autostrada di Parigi a tre corsie arrivando a toccare 130 Km/h, mentre nel 1998 è Alberto Broggi, dell’Università di Parma, a realizzare Argo, una Lancia Thema modificata in grado di percorrere quasi duemila chilometri in sei giorni in completa autonomia.

Gli anni più recenti hanno visto poi varie Case quali General Motors, Ford, Volkswagen, Mercedes-Benz, Audi, Toyota, Nissan, Volvo e Bmw, Google e Tesla stringere alleanze ed impegnare ingenti risorse nello sviluppo della guida autonoma.

Il funzionamento delle auto a guida autonoma è demandato interamente alla tecnologia. Per fare in modo che il conducente non intervenga sui comandi è presente un software che, in collaborazione con telecamere e sensori, riesce a “vedere” le altre autovetture ed eventuali ostacoli, quindi rallenta,  accelera ed effettua anche sorpassi intervenendo su motore e freni. Il sistema è presieduto da GPS, radar e da 12 sensori a ultrasuoni per intercettare qualsiasi cosa si muova intorno alla macchina fino ai 5 metri

Quando si parla di guida autonoma si deve tenere a mente che esistono differenti livelli, dallo zero al quinto, con i quali si identificano i sistemi di assistenza alla guida in grado di intervenire in caso di mancato input del conducente.

Livello 0 Occorre sia l’attenzione costante del guidatore sia l’esecuzione, di tutte le manovre di guida. Il sistema avverte soltanto il driver di eventuali malfunzionamenti o situazioni di pericolo
Livello 1 L’automobile prende alcune iniziative: imprime accelerazioni laterali (sterzando) o longitudinali (frenando/accelerando); il guidatore deve comunque prestare costantemente attenzione
Livello 2 L’automobile è in grado di azionare, in alcuni casi (come gli incidenti), sia lo sterzo sia l’acceleratore e il freno. Il guidatore deve comunque essere pronto ad intervenire
Livello 3 L’automobile è in grado di azionare sia lo sterzo sia l’acceleratore e il freno. L’automobile monitora l’ambiente circostante ma il guidatore deve comunque essere pronto ad intervenire
Livello 4 Il guidatore può delegare totalmente al veicolo la guida in situazioni definite. La presenza del guidatore è sempre richiesta ma è più di controllo che di backup in caso di emergenza
Livello 5 Completa autonomia. L’automobile riesce ad affrontare tutte le situazioni e non è richiesta la presenza del guidatore. Questo scenario potrebbe rivoluzionare le abitudini di guida.

Uno dei maggiori problemi relativi alla diffusione delle auto a guida autonoma è dato dalla lentezza con la quale i vari Paesi stanno adattando le proprie leggi a questa tecnologia. Il problema di fondo deriva dal comprendere chi debba ritenersi responsabile in caso di incidente.

Il nostro Codice della Strada al momento non ha disciplinato questa materia, e probabilmente passerà ancora parecchio tempo prima che si arrivi ad una svolta in tal senso, mentre in Inghilterra il ministero dei Trasporti sta lavorando ad una modifica del Codice della Strada che permetterà alle vetture dotate del sistema Alks (Automated Lane Keeping System) di essere definite a guida autonoma. Secondo i piani stabiliti dal dipartimento dei Trasporti, i proprietari di auto dotate di Alks saranno legalmente autorizzati a lasciare che la loro auto guidi da sola sulle autostrade a velocità fino 60 km/h.

Una delle Case che sta seriamente spingendo sulla guida autonoma è Tesla. Il costruttore americano, diventato punto di riferimento nel mercato delle elettriche, ha sempre creduto in questa tecnologia dotando le proprie vetture di Autopilot. Elon Musk ha di recente affermato che entro la fine del 2021 tutte le Tesla potranno godere del Livello 5 di guida autonoma. Bisogna però capire se i vari Paesi saranno pronti entro l’anno a legiferare in materia.

Meno notizie in merito, invece, si hanno da Google che ha sviluppato il progetto Waymo, ma gli amministratori della società californiana credono fortemente in questo mercato e di recente hanno anche attaccato Tesla affermando come il dispositivo dell’azienda di Musk non sia un vero e proprio sistema di guida autonoma, quanto di assistenza alla guida che richiede sempre la vigilanza del conducente. Vedremo nei prossimi anni chi avrà ragione.

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Scorrendo i listini si possono trovare già adesso in commercio numerose auto dotate di guida autonoma. Ovviamente non parliamo di vetture in grado di guidare senza l’intervento del conducente, ma di mezzi dotati di ADAS di Livello 2 o superiore. Ecco due esempi:

  • Audi A8
  • Tesla Model 3

Audi A8: l’ammiraglia tedesca si fa notare su strada non solo per il suo design elegante, ma anche per un concentrato di tecnologia da far impallidire i rivali. I tecnici della Casa tedesca avevano a lungo studiato anche sistemi di guida autonoma di Livello 3, ma hanno di recente gettato la spugna alla luce dei ritardi dei vari Paesi nel legiferare in materia.

Tesla Model 3: la vettura elettrica può contare su otto videocamere che forniscono una visibilità a 360 gradi attorno all’auto in un raggio di 250 metri e dodici sensori a ultrasuoni che consentendo il rilevamento di oggetti duri e morbidi. Il sistema radar fornisce ulteriori dati sull’ambiente circostante su una lunghezza d’onda in grado di vedere attraverso la pioggia forte, la nebbia, la polvere e persino al di là delle auto precedenti.

Cose da sapere

Come funzionano le auto a guida autonoma?

Per fare in modo che il conducente non intervenga sui comandi è presente un software che, in collaborazione con telecamere e sensori, riesce a “vedere” le altre autovetture ed ostacoli, quindi rallenta,  accelera ed effettua anche sorpassi. Il sistema è presieduto da GPS, radar e da 12 sensori a ultrasuoni per intercettare qualsiasi cosa si muova intorno alla macchina fino ai 5 metri.

Quali sono i livelli di guida autonoma?

Esistono differenti livelli, dallo zero al quinto, con i quali si identificano i sistemi di assistenza alla guida in grado di intervenire in caso di mancato input del conducente.

Cosa dice il Codice della Strada sulle auto a guida autonoma?

Il nostro Codice della Strada al momento non ha disciplinato questa materia, e probabilmente passerà ancora parecchio tempo prima che si arrivi ad una svolta in tal senso, mentre in Inghilterra il ministero dei Trasporti sta lavorando ad una modifica del Codice della Strada che permetterà alle vetture dotate del sistema Alks di essere definite a guida autonoma.

Quali sono le auto a guida autonoma in commercio?

Scorrendo i listini si possono trovare già adesso in commercio numerose auto dotate di guida autonoma. Ovviamente non parliamo di vetture in grado di guidare senza l’intervento del conducente, ma di mezzi dotati di ADAS di Livello 2 o superiore, come l’Audi A8 e la Tesla Model 3.

Emissioni CO2 auto: come si calcolano e come ridurle

Emissioni Co2 auto: cosa sono e come vengono calcolate

Le normative europee in materia di emissioni di Co2 sono diventate sempre più severe nel corso degli ultimi anni, costringendo i costruttori ad investimenti sempre più ingenti per realizzare motori termici poco inquinanti, se non a puntare direttamente sull’elettrico. Scopriamo cosa sono queste emissioni di Co2.

INDICE
Emissioni Co2 auto: cosa sono
Emissioni auto: gli effetti sull’ambiente
Calcolo emissioni Co2 auto: come funziona
Tabella emissioni Co2 auto: cos’è e perché è importante
Auto ed emissioni Co2: la classifica delle auto più ecologiche
Come ridurre le emissioni Co2 auto

Con il termine Co2 si intendono tutte le emissioni di anidride carbonica nell’aria provenienti dai veicoli dotati di motore termico.  La Co2 è un gas che si forma nei processi di combustione dall’unione del carbonio contenuto nei combustibili con 2 atomi di ossigeno presenti nell’aria.

A soffrire maggiormente dalle emissione di Co2 è l’ambiente poiché la produzione in grande quantità di anidride carbonica è nociva per l’ozono, cioè lo strato gassoso presente nell’atmosfera che protegge la terra dall’azione dei raggi ultravioletti provenienti dal sole, e contribuisce al surriscaldamento climatico oltre a rendere pessima la qualità dell’aria soprattutto delle grandi centri cittadini.

Per capire come calcolare le emissioni co2 della propria vettura si dovrà moltiplicare il numero di chilometri percorsi annualmente per il valore di emissioni g/Km Co2 riportato sul libretto di circolazione.

Facendo un esempio, se in un anno si percorrono appena 10.000 Km ed il valore di emissioni co2 è di 100g, la quantità di Co2 sarà pari a 1.000 Kg di anidride carbonica immessa nell’aria annualmente.

Il valore di Co2 immesso nell’aria da una vettura è importante per un duplice motivo. Da un lato la Comunità Europea ha imposto ai costruttori l’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE ad almeno il 55% entro il 2030, dall’altro la tabella di emissioni è fondamentale per sapere se si può acquistare una vettura nuova usufruendo degli incentivi governativi. Chi decide di rottamare la propria auto di categoria Euro 0, 1, 2 e 3 potrà godere di uno sconto fino a 6.000 euro per l’acquisto di un modello con emissioni di Co2 da 0 a 20 g/km, mentre per l’acquisto con rottamazione di una vettura con emissioneìda 21 a 70 g/km l’ecobonus avrà un valore pari a 2.500 euro.

La Legge di Bilancio 2021, inoltre, ha previsto per gli acquisti dal 1° gennaio 2021 un ulteriore bonus subordinato allo sconto del venditore di 2.000 euro se l’acquisto è con rottamazione e di 1.000 euro se l’acquisto è senza rottamazione.

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Ormai tutti i costruttori propongono nei rispettivi listini auto con emissioni di Co2 decisamente ridotte. Scopriamo le più interessanti.

Auto con emissioni co2 da 0 a 20 g km Emissioni Co2
Fiat 500e 0 g/Km
Ford Mustang Mach-E 0 g/Km
Honda E 0 g/Km
Peugeot e-208 0 g/Km
Tesla Model 3 0 g/Km

Fiat 500e: la Fiat 500 elettrica mantiene inalterato il fascino vintage della storica antenata ma si proietta nel futuro grazie ad una piattaforma dedicata ed un motore a zero emissioni. L’autonomia dichiarata è pari a 321 Km. I prezzi partono da 26.150 euro.

Ford Mustang Mach-E: una via di mezzo tra SUV e coupé ed un nome storico sono i tratti distintivi della prima elettrica della Casa americana. Decisamente soddisfacente l’autonomia promessa pari a 610 Km. I prezzi partono da 49.900 euro.

Honda E: look vintage e tanta tecnologia negli interni sono i punti forti della citycar elettrica della Casa giapponese. Non brilla per l’autonomia, pari a 222 Km, buona soltanto per i tragitti cittadini. I prezzi partono da 35.900 euro.

Peugeot e-208: l’utilitaria del Leone ha attirato consensi grazie ad un look molto aggressivo, ma oltre allo stile la Casa francese ha puntato molto sull’elettrificazione offrendo una versione a zero emissioni con 300 Km di autonomia. I prezzi partono da 33.850 euro.

Tesla Model 3: la vettura di riferimento nel panorama delle elettriche non accusa assolutamente il peso dell’età. Lo stile è sobrio, soprattutto all’interno, mentre l’autonomia è da record con 580 Km percorribili. Si parte da 47.970 euro.

Auto con emissioni inferiori a 70 g/km Emissioni Co2
Jeep Compass 4xe 49 g/Km
Renault Captur E-Tech 34 g/Km
Volkswagen Golf GTE: 40 g/Km
Ford Kuga plug-in hybrid 26 g/Km
Tesla Model 3 0 g/Km

Jeep Compass 4xe: il SUV del brand americano è stato recentemente aggiornato sia nello stile che nelle motorizzazioni ed oggi è disponibile anche con un propulsore ibrido plug-in che consente di contenere consumi ed emissioni. I prezzi partono da 41.950 euro.

Renault Captur E-Tech: basata sulla medesima piattaforma della Clio, la Renault Captur ha riscosso un ottimo successo commerciale per via non solo dello stile da crossover urbano, ma anche dei contenuti tecnici. La motorizzazione ibrida da 160 CV regala del bel brio. Si parte da 33.350 euro.

Volkswagen Golf GTE: la sigla storica è stata modificata con l’aggiunta della lettera E che indica la motorizzazione ibrida, una vera e propria novità per la Golf. Tre i motori disponibili da 1.0, 1.3 e 1.5 litri con potenze da 110 a 245CV. I prezzi partono da 28.000 euro.

Ford Kuga plug-in hybrid: uno stile fluido ed elegante contraddistingue l’ultima generazione della Ford Kuga che nella variante ibrida plug-in offre 225 CV di potenza e fino a 50 Km di autonomia in modalità elettrica. Si parte da 37.550 euro.

Auto con emissioni di co2 inferiori 120 g/km Emissioni Co2
Opel Corsa diesel 85 g/Km
Seat Leon diesel 89 g/Km
Lancia Ypsilon mild hybrid 90 g/Km
Ford Fiesta 94 g/Km

Opel Corsa: l’ultima generazione dell’utilitaria tedesca è basata sullo stesso pianale della Peugeot 208, ma si differenzia per uno stile decisamente più severo. Ampia la gamma motori disponibile. I prezzi partono da 17.600 per le versioni diesel.

Seat Leon: la condivisione di piattaforma e componenti con l’ultima generazione della Golf non ha fatto perdere la propria anima alla berlina spagnola dallo stile audace e sensuale. Le versioni con motori diesel offrono potenze da 115 a 150 CV. Si parte da 28.850 euro.

Lancia Ypsilon: ormai presente sul mercato da diversi anni, la Lancia Ypsilon continua ad essere una delle vetture più amate dal mercato e di recente è stata sottoposta ad un leggero restyling che ha ritoccato esterni ed interni. I prezzi partono da 15.100 per le mild hybrid.

Ford Fiesta: la settima generazione della Fiesta si presenta con uno stile maturo ed aggressivo ed un abitacolo di categoria superiore dotato dell’ottimo sistema di infotainment Sync. Sotto il cofano c’è una ampia scelta di motori. Si parte da 20.900 euro per le versioni benzina da 95 CV.

Ridurre le emissioni di Co2 è una sfida che sta mettendo a dura prova le Case. I costi per la transizione elettrica, infatti, sono difficilmente sostenibili nel lungo periodo e molti costruttori hanno lamentato l’inutilità delle vetture a zero emissioni per ridurre la Co2.

La soluzione migliore per dare un contributo immediato sarebbe quella di potenziare servizi di mobilità sostenibile come, ad esempio, i mezzi pubblici. O ancora spingere per il car sharing o l’utilizzo di mezzi a due ruote come le biciclette elettriche. Le possibilità ci sono, adesso serve il contributo di tutti.

Cose da sapere

Cosa sono le emissioni di Co2 e quali effetti hanno sull’ambiente?

Con il termine Co2 si intendono tutte le emissioni di anidride carbonica nell’aria provenienti dai veicoli dotati di motore termico.  La Co2 è un gas che si forma nei processi di combustione dall’unione del carbonio contenuto nei combustibili con 2 atomi di ossigeno presenti nell’aria.  A soffrire maggiormente dalle emissione di Co2 è l’ambiente poiché la produzione in grande quantità di anidride carbonica è nociva per l’ozono, cioè lo strato gassoso presente nell’atmosfera che protegge la terra dall’azione dei raggi ultravioletti provenienti dal sole, e contribuisce al surriscaldamento climatico oltre a rendere pessima la qualità dell’aria soprattutto delle grandi centri cittadini.

Come si calcolo le emissioni Co2 auto?

Per capire come calcolare le emissioni co2 della propria vettura si dovrà moltiplicare il numero di chilometri percorsi annualmente per il valore di emissioni g/Km Co2 riportato sul libretto di circolazione.

Perché la tabella emissioni Co2 auto è importante?

Il valore di Co2 immesso nell’aria da una vettura è importante per un duplice motivo. Da un lato la Comunità Europea ha imposto ai costruttori l’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE ad almeno il 55% entro il 2030, dall’altro la tabella di emissioni è fondamentale per sapere se si può acquistare una vettura nuova usufruendo degli incentivi governativi.

Quali sono le migliori auto a zero emissioni sul mercato?

Le migliori auto a zero emissioni sul mercato sono la Fiat 500e (da 26.150 euro), la Ford Mustang Mach E (da 49.900 euro), la Honda e (da 35.900 euro), la Peugeot 208 e (da 33.850 euro) e la Tesla Model 3 (da 47.970 euro).

Autonomia auto elettriche: la classifica delle auto con maggiore autonomia

Peugeot e-208: esterni

Nel corso degli ultimi anni quasi tutti i costruttori hanno deciso di investire nell’elettrico ed ampliare l’offerta sul mercato rendendo disponibili vetture a zero emissioni con autonomie sempre maggiori.

Anche se il mondo automotive è stato colpito da una profonda crisi a seguito della pandemia da Coronavirus, il settore delle auto elettriche è in netta controtendenza e nel corso degli ultimi mesi ha fatto registrare costantemente segnali positivi grazie anche agli ecoincentivi presenti ormai dal 2019.

Vediamo i migliori modelli sul mercato e, soprattutto, quelli che garantiscono l’autonomia maggiore.

INDICE
Quanti chilometri con una ricarica?
Le 10 auto elettriche con più autonomia
Auto elettriche con autonomia fino a 1000 km

L’autonomia auto elettriche è stata in passato il punto dolente di questo genere di vetture che spesso ha allontanato gli interessati da un probabile acquisto.

Fortunatamente la tecnologia è venuta in soccorso dell’industria dell’auto ed adesso sono presenti sul mercato auto elettriche con maggiore autonomia in grado di far passare l’ansia da ricarica.

La domanda che tutti si pongono quando ci si appresta ad acquistare un’auto elettrica è sempre quella relativa al numero totale di chilometri che è possibile percorrere con una ricarica.

In questo caso non esiste una risposta univoca perché le differenze sono notevoli da modello a modello e dalla capacità della batteria adottata.

Se, ad esempio, si prende in considerazione la Renault Zoe si può vedere come l’autonomia dichiarata dal costruttore francese per la sua auto elettrica è pari a 320 Km, grazie ad una batteria da 52 kWh, mentre se si fa riferimento ad una vettura simbolo del mercato come la Tesla Model 3 si rimane senza parole nel notare che la versione Long Range promette una autonomia di addirittura 560 Km con una sola ricarica.

Il mercato offre attualmente una nutrita presenza di auto elettriche con grande autonomia in grado di stuzzicare l’interesse di una fetta di consumatori sempre più ampia. Ricordiamo, inoltre, che in caso di rottamazione è possibile acquistare una vettura elettrica usufruendo di uno sconto sul prezzo fino a 6.000 euro.

Modello auto elettrica Autonomia Prezzo
Audi e-Tron 436 km 73.100 €
DS3 Crossback E-Tense 430 km 39.650 €
Nissan Leaf 385 km 36.700 €
Honda e 220 km 35.500 €
Hyundai Ioniq 294 km 41.200 €
Hyundai Kona 482 km 38.400 €
Mini Cooper SE 270 km 33.900 €
Opel Corsa-e 337 km 38.800 €
Peugeot e-208 340 km 33.750 €
Renault Zoe 395 km 25.900 €

Audi e-Tron

L’Audi e-Tron ha consentito alla Casa dei quattro anelli di debuttare nel settore dei SUV a zero emissioni. Lo stile è tipicamente Audi grazie alla irrinunciabile calandra single frame anteriore ed a linee tese che percorrono l’intera carrozzeria. Grazie ad una batteria da ben 95 kWh  l’Audi e-Tron è una delle auto elettriche con maggiore autonomia e promette di percorrere fino a 436 Km.

DS 3 Crossback e-Tense

Lo stile unico ed inimitabile è il tratto distintivo della DS3 Crossback e-Tense. Il crossover francese offre una linea fuori dagli schemi che soltanto ad un primo sguardo disattento può richiamare le vetture marchiate Citroen, mentre gli interni si caratterizzano per un utilizzo di materiali di primissima qualità in grado di coccolare gli abitanti. La versione dotata di motore elettrico offre una potenza di 136 CV e grazie alla batteria da 50 kWh l’autonomia promessa è pari a 320 Km.

Nissan Leaf

La Nissan Leaf è ormai giunta alla sua seconda generazione ed il successo della vettura elettrica del marchio giapponese è stato assicurato non solo dal nuovo design che richiama il recente linguaggio stilistico della Casa già apprezzato su modelli come la Micra o il Juke, ma anche da una rinnovata gamma motori in grado di erogare fino a 217 CV di potenza. Due i tagli di batterie disponibili, rispettivamente da 40 e 62 kWh, con una autonomia promessa fino a 385 Km.

Honda e

La Honda e rappresenta una scommessa notevole da parte della Casa giapponese. Lo stile retrò è indubbiamente affascinante e richiama alla memoria alcune delle vetture più iconiche degli anni 80, mentre gli interni offrono un sapiente mix tra tecnologia moderna e stile vintage. Il motore è disponibile in due varianti di potenza, da 100 a 113 kW,  mentre l’autonomia di 200 Km rende la Honda e ideale per l’utilizzo cittadino.

Hyundai Ioniq

La Hyundai Ioniq rappresenta il cavallo di battaglia della Casa coreana per via delle sue motorizzazioni alternative come quella ibrida, plug-in o elettrica, ma proprio in quest’ultima versione la Ioniq risulta particolarmente interessante. Nonostante uno stile piuttosto serioso, la berlina a zero emissioni offre un propulsore in grado di regalare 120 CV e grazie alla batteria da 28 kWh l’autonomia promessa è pari a 294 Km.

Hyundai Kona elettrica

L’offerta Hyundai nel mercato delle auto elettriche con maggiore autonomia si allarga con la Kona. Il crossover presenta uno stile molto personale, specie nel frontale molto elaborato, mentre gli interni sono più tradizionali ed ideali per ospitare comodamente fino a 5 passeggeri. Due le varianti di motore disponibili: quella da 39 kWh offre 136 CV ed una autonomia di 312 km, mentre quella da 64 kWh regala 204 CV e 482 Km di autonomia.

Mini Cooper SE

La Mini Cooper si è rivoluzionata rimanendo fedele a sé stessa. L’iconica vettura inglese, giunta alla terza generazione, è adesso disponibile anche con un inedito motore elettrico ma non ha assolutamente stravolto le sue forme immediatamente riconoscibili. Soltanto alcuni dettagli come la griglia chiusa ed i cerchi specifici denotano la presenza di un propulsore elettrico in grado di offrire 184 CV ed una autonomia fino a 270 Km grazie alla batteria da 32 kWh.

Opel Corsa e

Dopo l’acquisizione della Casa tedesca da parte del Gruppo PSA, la Opel ha dato alla luce l’ultima generazione della nuova Corsa. Grazie all’utilizzo della medesima piattaforma utilizzata per la Peugeot 208, l’Opel Corsa è adesso disponibile, per la prima volta nella sua storia con un inedito motore elettrico in grado di offrire 136 CV. Il pacco batterie da 50 kWh consente all’utilitaria tedesca di offrire una autonomia fino a 330 Km.

Peugeot e-208

Parente stretta della Opel Corsa e, la Peugeot e-208 può vantarsi del titolo di Auto dell’anno conquistato ad inizio 2020 grazie ad una serie di contenuti tecnologici di primo livello e ad uno stile unico che esprime al meglio il recente linguaggio adottato dalla Casa francese. La condivisione di componenti con la Opel Corsa elettrica è tale che anche la Peugeot e-208 utilizza il medesimo propulsore in grado di offrire 136 CV e la identica batteria da 50 kWh con la quale è possibile godere fino a 340 Km di autonomia.

Renault Zoe

La Renault Zoe è senza dubbio il modello di punta della Casa francese nel mondo dell’elettrico e la seconda generazione della citycar a zero emissioni è stata particolarmente apprezzata dal mercato che l’ha premiata facendola diventare anche a maggio l’auto elettrica più venduta. La Renault Zoe 2020 ha portato in dote un nuovo propulsore, denominato R135, che non solo ha regalato una maggior potenza alla vettura, ma anche una maggiore autonomia adesso stimata in 395 Km.

Come abbiamo visto in precedenza, le Case stanno investendo parecchie risorse per mettere sul mercato auto elettriche con più autonomia e già oggi è possibile acquistare molti modelli in grado di offrire percorrenze nell’ordine dei 450 Km con una ricarica.

La domanda che spesso ci si pone è se le auto elettriche con autonomia di 1000 Km diventeranno realtà prima o poi. La risposta è sì.

Molte aziende stanno infatti studiando e mettendo a punto batterie litio-zolfo in grado di garantire questa percorrenza grazie alla capacità di immagazzinare una maggior quantità di energia rispetto alle batterie al litio.

Lo sviluppo è ormai partito e siamo certi che nei prossimi anni i listini dei vari costruttori offriranno auto elettriche con autonomia decisamente elevata.

Car pooling: come condividere un’auto e risparmiare

Car pooling: come condividere un'auto e risparmiare

Il car pooling (dall’inglese, “condivisione dell’auto”) è una modalità di trasporto collettivo di persone su macchina privata. Solitamente viene offerta da alcune piattaforme, in genere online, che mettono in contatto chi possiede un’auto, e mette a disposizione i posti liberi, e coloro che desiderano condividerne il tragitto, la destinazione e gli orari. A differenza del car sharing quindi non presuppone il noleggio a breve termine dell’auto, ma solo la condivisione del viaggio e delle relative spese.

Il car pooling è sicuro?

Negli anni ’70 l’autostop era molto utilizzato dai giovani per spostarsi e per il conducente non c’era alcuna garanzia di conoscere in anticipo chi sarebbe salito in macchina con lui. Ora, attraverso queste piattaforme, è possibile non solo scegliere il tragitto ma anche il compagno di viaggio. Infatti l’accento posto da queste piattaforme sulla sicurezza del conducente e dei viaggiatori è molto importante: grazie ai forum e alle caratteristiche pubblicate del singolo passeggero, si può trovare una persona in linea con la propria personalità e conoscere prima il tipo di viaggiatore. Inoltre il rilascio dei dati anagrafici assicura un ulteriore controllo e consente una maggiore serenità sia per il guidatore che per i passeggeri. Di fatto “fare car pooling” non significa soltanto offrire un passaggio, ma questo tipo di spostamento s’inserisce in un’ottica ben più ampia. Non ha infatti come fine il guadagno in sé, bensì la condivisione dei costi sostenuti per il viaggio; pone inoltre un’attenzione particolare all’ambiente e crea una nuova forma di contatto ed interazione tra le persone.

I vantaggi del car pooling

Costi sotto controllo – I vantaggi sono numerosi sia per chi offre il passaggio sia per chi lo sfrutta. Il guidatore ha la possibilità di ammortizzare i costi sostenuti per il viaggio come la benzina, l’eventuale pedaggio autostradale e il parcheggio. Queste spese sono spesso calcolate automaticamente dalla piattaforma rendendo chiaro il compenso pattuito tra conducente e passeggeri. Il passeggero non prende l’auto, riducendo anche lui i costi e l’usura del proprio mezzo, non si stressa per la guida e viaggia in compagnia.

Minor traffico e riduzione dell’inquinamento – Occupando più posti in auto si riduce il numero di mezzi che circolano in città poiché i passeggeri rinunciano a prendere la loro auto. Questo comporta una diminuzione del traffico in paese e del rispettivo inquinamento con notevoli benefici per la comunità. In auto ci sono infatti in media 3-4 posti disponibili oltre al conducente: se ciascuno di questi passeggeri si servisse del car pooling per spostarsi, e quindi non della propria macchina, circolerebbero meno auto e di conseguenza le emissioni di gas tossico sarebbero inferiori. In questo modo è possibile evitare anche gli scioperi e i ritardi dei mezzi pubblici.

L’aspetto sociale – Condividendo la propria auto si possono conoscere persone nuove e ridurre la noia e lo stress che per esempio il tragitto casa lavoro di solito comporta. Su alcune piattaforme è possibile scegliere le persone che desiderano condividere il percorso in base a delle affinità o al grado di socievolezza.

Dove si può andare col car pooling?

Se si viaggia spesso si può condividere l’auto per andare al lavoro. Questa però non è l’unica opzione. Se i viaggi sono sporadici, come quando si va in vacanza oppure ad un concerto, queste possono rappresentare delle buone opportunità per avvalersi dei servizi del car pooling. Non solo le grandi città sono collegate dai car poolers ma anche i piccoli centri: in questo caso si risparmia molto tempo evitando coincidenze problematiche di treni e autobus che dilatano i tempi di raggiungimento, talvolta in modo esagerato.

Non è importante la distanza, né tanto meno la meta quando si decide di viaggiare con il car pooling. Riassumendo, questo tipo di servizio quindi:

  • si adatta bene alle esigenze di chiunque essendo molto flessibile
  • è sicuro perché grazie all’intermediazione delle piattaforme si effettua una certa forma di controllo sul conducente e sui passeggeri
  • in esso i costi sono definiti
  • è economico perché si condividono le spese
  • permette di creare relazioni tra le persone in modo originale
  • consente di ovviare a scioperi e coincidenze difficoltose con altri mezzi pubblici.

Se ancora non lo avete provato, il car pooling potrebbe diventare una bella esperienza per passare anche del gradevole tempo in compagnia.

Il dieselgate Volkswagen: tutto quello che c’è da sapere

Il dieselgate Volkswagen: tutto quello che c'è da sapere

General Motors e Toyota sono già state nell’occhio del ciclone. Ora è il turno di Volkswagen. La società detiene il 70% del mercato dei motori diesel negli Stati Uniti e a settembre del 2015 è stata travolta da uno scandalo, conosciuto anche come dieselgate, per aver truccato i risultati dei test sulle emissioni dei motori diesel TDI. Segue il nostro breve resoconto dei fatti.

Cosa è successo?

Volkswagen ha installato un software per il controllo delle emissioni su più di mezzo milione di auto diesel negli Stati Uniti e circa 10 milioni e mezzo di vetture in tutto il mondo, in grado di registrare i parametri fissati dalla EPA – Environmental Protection Agency relativi ad un ciclo di guida di prova.

In fase di test le automobili rispettano appieno le leggi federali in materia di emissioni. In situazione di guida normale invece, il software avvia una modalità separata che modifica notevolmente la pressione del carburante, le tempistiche di iniezione, il ricircolo dei gas di scarico e altri indicatori. Questo programma consente di sviluppare una potenza superiore del motore percorrendo un chilometraggio maggiore, ma implica anche l’emissione di ossido di azoto in quantità fino a 40 volte superiori alla norma.

Quali sono i modelli interessati?

Le violazioni delle normative EPA sono state accertate per alcune motorizzazioni diesel di Volkswagen su modelli di Jetta, Tuareg, Golf, New Beetle e Passat, oltre che per le Audi Q7, A3, A6, A7, A8/A8L e Q5 e per la Porsche Cayenne. Va detto che non si tratta di un problema di sicurezza e le vetture non sono tecnicamente fuorilegge al momento. Se però la Volkswagen decidesse di richiamarle, ci potrebbero essere delle nazioni in cui le vetture non potranno circolare se non subiranno gli interventi programmati e disposti dalla casa madre.

Cosa succederà alla Volkswagen?

Da quando è scoppiato lo scandalo il 18 settembre 2015, un terzo del valore della società si è volatilizzato a causa del crollo delle azioni in borsa e la casa tedesca ha abbandonato il suo progetto di diventare il produttore di automobili più grande al mondo entro l’anno 2018.

Volkswagen ha accantonato circa 7 milioni di dollari per coprire i costi relativi ad un eventuale richiamo, ma l’impatto potrebbe essere anche superiore. Il 4 gennaio 2016, il dipartimento di giustizia americano ha fatto causa a Volkswagen a nome della EPA che tecnicamente potrebbe sanzionare Volkswagen per 37.500 dollari per ogni vettura difettosa – una multa potenziale fino a 18 miliardi di dollari. Visto come sono andate le cose per General Motors e Toyota in passato, probabilmente la ricaduta non sarà così pesante.

Cosa sta facendo Volkswagen per i clienti?

La Volkswagen si è impegnata a versare mille dollari in contanti ai possessori di auto VW TDI coinvolte nella prima notifica di violazione delle norme EPA (non nella seconda annunciata il 2 novembre). Oltre a questo il costruttore tedesco offre agli stessi assistenza su strada h24 per 3 anni. I proprietari di Audi, Porsche e VW TDI le cui vetture sono state consegnate dopo l’8 novembre non rientrano in questa casistica.

E i proprietari delle TDI cosa stanno facendo?

Qualche automobilista si professa davvero deluso da VW per aver truccato i livelli di emissioni delle vetture, ma la maggioranza resta soddisfatta del risparmio di carburante, delle prestazioni al top e dei ridotti costi di manutenzione della propria auto e circola in tranquillità. Oltretutto è presto per dimostrare che i dati di vendita siano calati in modo drastico. Col tempo il quadro si farà più chiaro.