Autonomia auto elettriche: la classifica delle auto con maggiore autonomia

Peugeot e-208: esterni

Nel corso degli ultimi anni quasi tutti i costruttori hanno deciso di investire nell’elettrico ed ampliare l’offerta sul mercato rendendo disponibili vetture a zero emissioni con autonomie sempre maggiori.

Anche se il mondo automotive è stato colpito da una profonda crisi a seguito della pandemia da Coronavirus, il settore delle auto elettriche è in netta controtendenza e nel corso degli ultimi mesi ha fatto registrare costantemente segnali positivi grazie anche agli ecoincentivi presenti ormai dal 2019.

Vediamo i migliori modelli sul mercato e, soprattutto, quelli che garantiscono l’autonomia maggiore.

INDICE
Quanti chilometri con una ricarica?
Le 10 auto elettriche con più autonomia
Auto elettriche con autonomia fino a 1000 km

L’autonomia auto elettriche è stata in passato il punto dolente di questo genere di vetture che spesso ha allontanato gli interessati da un probabile acquisto.

Fortunatamente la tecnologia è venuta in soccorso dell’industria dell’auto ed adesso sono presenti sul mercato auto elettriche con maggiore autonomia in grado di far passare l’ansia da ricarica.

La domanda che tutti si pongono quando ci si appresta ad acquistare un’auto elettrica è sempre quella relativa al numero totale di chilometri che è possibile percorrere con una ricarica.

In questo caso non esiste una risposta univoca perché le differenze sono notevoli da modello a modello e dalla capacità della batteria adottata.

Se, ad esempio, si prende in considerazione la Renault Zoe si può vedere come l’autonomia dichiarata dal costruttore francese per la sua auto elettrica è pari a 320 Km, grazie ad una batteria da 52 kWh, mentre se si fa riferimento ad una vettura simbolo del mercato come la Tesla Model 3 si rimane senza parole nel notare che la versione Long Range promette una autonomia di addirittura 560 Km con una sola ricarica.

Il mercato offre attualmente una nutrita presenza di auto elettriche con grande autonomia in grado di stuzzicare l’interesse di una fetta di consumatori sempre più ampia. Ricordiamo, inoltre, che in caso di rottamazione è possibile acquistare una vettura elettrica usufruendo di uno sconto sul prezzo fino a 6.000 euro.

Modello auto elettrica Autonomia Prezzo
Audi e-Tron 436 km 73.100 €
DS3 Crossback E-Tense 430 km 39.650 €
Nissan Leaf 385 km 36.700 €
Honda e 220 km 35.500 €
Hyundai Ioniq 294 km 41.200 €
Hyundai Kona 482 km 38.400 €
Mini Cooper SE 270 km 33.900 €
Opel Corsa-e 337 km 38.800 €
Peugeot e-208 340 km 33.750 €
Renault Zoe 395 km 25.900 €

Audi e-Tron

L’Audi e-Tron ha consentito alla Casa dei quattro anelli di debuttare nel settore dei SUV a zero emissioni. Lo stile è tipicamente Audi grazie alla irrinunciabile calandra single frame anteriore ed a linee tese che percorrono l’intera carrozzeria. Grazie ad una batteria da ben 95 kWh  l’Audi e-Tron è una delle auto elettriche con maggiore autonomia e promette di percorrere fino a 436 Km.

DS 3 Crossback e-Tense

Lo stile unico ed inimitabile è il tratto distintivo della DS3 Crossback e-Tense. Il crossover francese offre una linea fuori dagli schemi che soltanto ad un primo sguardo disattento può richiamare le vetture marchiate Citroen, mentre gli interni si caratterizzano per un utilizzo di materiali di primissima qualità in grado di coccolare gli abitanti. La versione dotata di motore elettrico offre una potenza di 136 CV e grazie alla batteria da 50 kWh l’autonomia promessa è pari a 320 Km.

Nissan Leaf

La Nissan Leaf è ormai giunta alla sua seconda generazione ed il successo della vettura elettrica del marchio giapponese è stato assicurato non solo dal nuovo design che richiama il recente linguaggio stilistico della Casa già apprezzato su modelli come la Micra o il Juke, ma anche da una rinnovata gamma motori in grado di erogare fino a 217 CV di potenza. Due i tagli di batterie disponibili, rispettivamente da 40 e 62 kWh, con una autonomia promessa fino a 385 Km.

Honda e

La Honda e rappresenta una scommessa notevole da parte della Casa giapponese. Lo stile retrò è indubbiamente affascinante e richiama alla memoria alcune delle vetture più iconiche degli anni 80, mentre gli interni offrono un sapiente mix tra tecnologia moderna e stile vintage. Il motore è disponibile in due varianti di potenza, da 100 a 113 kW,  mentre l’autonomia di 200 Km rende la Honda e ideale per l’utilizzo cittadino.

Hyundai Ioniq

La Hyundai Ioniq rappresenta il cavallo di battaglia della Casa coreana per via delle sue motorizzazioni alternative come quella ibrida, plug-in o elettrica, ma proprio in quest’ultima versione la Ioniq risulta particolarmente interessante. Nonostante uno stile piuttosto serioso, la berlina a zero emissioni offre un propulsore in grado di regalare 120 CV e grazie alla batteria da 28 kWh l’autonomia promessa è pari a 294 Km.

Hyundai Kona elettrica

L’offerta Hyundai nel mercato delle auto elettriche con maggiore autonomia si allarga con la Kona. Il crossover presenta uno stile molto personale, specie nel frontale molto elaborato, mentre gli interni sono più tradizionali ed ideali per ospitare comodamente fino a 5 passeggeri. Due le varianti di motore disponibili: quella da 39 kWh offre 136 CV ed una autonomia di 312 km, mentre quella da 64 kWh regala 204 CV e 482 Km di autonomia.

Mini Cooper SE

La Mini Cooper si è rivoluzionata rimanendo fedele a sé stessa. L’iconica vettura inglese, giunta alla terza generazione, è adesso disponibile anche con un inedito motore elettrico ma non ha assolutamente stravolto le sue forme immediatamente riconoscibili. Soltanto alcuni dettagli come la griglia chiusa ed i cerchi specifici denotano la presenza di un propulsore elettrico in grado di offrire 184 CV ed una autonomia fino a 270 Km grazie alla batteria da 32 kWh.

Opel Corsa e

Dopo l’acquisizione della Casa tedesca da parte del Gruppo PSA, la Opel ha dato alla luce l’ultima generazione della nuova Corsa. Grazie all’utilizzo della medesima piattaforma utilizzata per la Peugeot 208, l’Opel Corsa è adesso disponibile, per la prima volta nella sua storia con un inedito motore elettrico in grado di offrire 136 CV. Il pacco batterie da 50 kWh consente all’utilitaria tedesca di offrire una autonomia fino a 330 Km.

Peugeot e-208

Parente stretta della Opel Corsa e, la Peugeot e-208 può vantarsi del titolo di Auto dell’anno conquistato ad inizio 2020 grazie ad una serie di contenuti tecnologici di primo livello e ad uno stile unico che esprime al meglio il recente linguaggio adottato dalla Casa francese. La condivisione di componenti con la Opel Corsa elettrica è tale che anche la Peugeot e-208 utilizza il medesimo propulsore in grado di offrire 136 CV e la identica batteria da 50 kWh con la quale è possibile godere fino a 340 Km di autonomia.

Renault Zoe

La Renault Zoe è senza dubbio il modello di punta della Casa francese nel mondo dell’elettrico e la seconda generazione della citycar a zero emissioni è stata particolarmente apprezzata dal mercato che l’ha premiata facendola diventare anche a maggio l’auto elettrica più venduta. La Renault Zoe 2020 ha portato in dote un nuovo propulsore, denominato R135, che non solo ha regalato una maggior potenza alla vettura, ma anche una maggiore autonomia adesso stimata in 395 Km.

Come abbiamo visto in precedenza, le Case stanno investendo parecchie risorse per mettere sul mercato auto elettriche con più autonomia e già oggi è possibile acquistare molti modelli in grado di offrire percorrenze nell’ordine dei 450 Km con una ricarica.

La domanda che spesso ci si pone è se le auto elettriche con autonomia di 1000 Km diventeranno realtà prima o poi. La risposta è sì.

Molte aziende stanno infatti studiando e mettendo a punto batterie litio-zolfo in grado di garantire questa percorrenza grazie alla capacità di immagazzinare una maggior quantità di energia rispetto alle batterie al litio.

Lo sviluppo è ormai partito e siamo certi che nei prossimi anni i listini dei vari costruttori offriranno auto elettriche con autonomia decisamente elevata.

Crossover GPL: ecco i nuovi modelli sul mercato

In un mercato dell’auto che negli ultimi mesi ha fatto segnare una contrazione decisa, c’è un settore che non sembra soffrire alcuna crisi, quello dei crossover. Questa particolare tipologia di vetture ha ripreso il meglio dei SUV, ovvero la carrozzeria in stile station wagon basata su assetto rialzato ma, a differenza di questa categoria, le dimensioni sono decisamente più compatte ed adatte anche nel traffico cittadino.

Le motorizzazioni disponibili per questo segmento di auto è vario, ma oltre ai modelli alimentati a benzina e diesel, nel corso degli anni si sono fatti strada con molta forza anche i crossover gpl.  Grazie a questa doppia alimentazione, infatti, è possibile usufruire di costi di gestione irrisori, dovuti al costo del carburante, e non dover sottostare ad eventuali blocchi del traffico nei centri cittadini spesso riservati alle vetture diesel.

In questa guida andremo a scoprire nel dettaglio alcuni tra i migliori nuovi crossover gpl presenti in commercio, analizzando sia le caratteristiche tecniche che i prezzi di listino.

INDICE
 Dacia Duster GPL
 Nissan Juke GPL
 Nissan Micra GPL
Kia Picanto GPL
Kia Sportage GPL
Mitsubishi ASX GPL
Renault Capture GPL

Tra i crossover economici gpl di maggior successo sul mercato non può mancare in questo elenco la Dacia Duster gpl. La vettura rumena ha riscosso un grande successo tra quella ampia fetta di automobilisti che bada più alla sostanza che all’apparenza e che pone il prezzo di acquisto quale fattore determinante nella scelta di un’auto.

La crossover GPL del marchio Dacia si presenta con dimensioni tipiche del segmento. La lunghezza, infatti, sfiora i 4 metri e 40, mentre l’altezza di 180 centimetri la rende imponente alla vista. Decisamente capiente il bagagliaio che vanta, con il divanetto posteriore in posizione, una capacità di carico di ben 445 litri.

L’abitacolo è semplice ma non economico. Il disegno degli interni è essenziale, le plastiche utilizzate sono rigide e resistenti, ma non manca un tocco di modernità conferito dal monitor dell’infotainment ben integrato a centro plancia.

Gli esterni hanno una aspetto massiccio e gradevole. Il muso presenta una ampia mascherina dal design articolato e fari squadrati perfettamente integrati, mentre  i passaruota ben marcati sottolineano la vocazione da crossover gpl della vettura.

La versione con doppia alimentazione benzina – gpl si basa sul 1.0 TCe in grado di erogare 101 cavalli. Abbinato esclusivamente alla trazione anteriore, questo propulsore si rivela adeguato alla massa della vettura rumena.

Quattro gli allestimenti disponibili, Essential, Comfort, Prestige ed il nuovo Techroad, mentre i prezzi si rivelano decisamente concorrenziali. La versione base parte da 14.050 euro, e questo dato ne fa uno dei miglior crossover GPL, mentre la top di gamma è offerta a 17.550 euro.

dacia duster gpl usate
dacia duster gpl usate

La Nissan Juke GPL è stata una scommessa vinta da parte della casa giapponese. Il crossover, infatti, si è presentato sul mercato nel 2010 con uno stile decisamente controcorrente che ha fatto subito breccia tra quegli automobilisti alla ricerca di una vettura dal look stravagante e dalle dimensioni compatte ed ideali soprattutto in città.

Nonostante la parentela con la sorella maggiore Qashqai, la Nissan Juke gpl si mostra con un corpo vettura compatto. La lunghezza complessiva, infatti, è leggermente superiore a quella di una berlina del segmento B, 4 metri e quattordici centimetri, mentre il look da crossover è garantito dall’altezza di 177 centimetri.

Il design ardito degli esterni, ed un passo di soli tre centimetri superiore ai due metri e mezzo, impongono qualche sacrificio ai passeggeri posteriori, mentre la capacità del bagagliaio di 354 litri è ottimale anche per le gite fuori porta.

Gli interni della Nissan Juke gpl sono freschi e giovanili e richiamano l’eccentricità degli esterni. La plancia presenta linee morbide ed avvolgenti. Il cruscotto, ben leggibile da dietro il volante, presenta due elementi circolari al cui interno sono racchiusi contachilometri e contagiri, mentre tra questi due è inserito il computer di bordo. Al centro della stessa spicca il piccolo monitor dell’infotainment al di sotto del quale trovano spazio i comandi del climatizzatore. Le plastiche delle portiere, delle bocchette di aerazione e del tunnel centrale  possono essere scelte in tinta con la carrozzeria per donare maggiore personalità agli interni.

L’esterno della Nissan Juke crossover a GPL è senza dubbio molto personale. Il frontale presenta una doppia linea di fari. Quella superiore, affilata e sottile, è posizionata sopra i passaruota, mentre quella inferiore, tonda, è posta ai lati del paraurti ed aumenta il senso di imponenza del muso. La fiancata è altrettanto originale. La zona riservata all’abitacolo sembra separata dal corpo vettura ed il merito di questo effetto è da attribuire al disegno dei passaruota decisamente marcato. Anche il retro del crossover gpl non lascia indifferenti grazie ai piccoli fari a boomerang ed al portellone sporgente.

nissan juke usate
nissan juke usate

La gamma motori della Nissan Juke prevede oltre alle classiche scelte benzina e diesel, anche la possibilità di optare per la doppia alimentazione benzina – gpl. In questo caso l’unico motore disponibile è il 1.6 da 116 cavalli. Questo propulsore è fluido anche se la ripresa non mette i brividi, come nella maggior parte delle auto alimentate a gpl.

Chi sceglie la Nissan Juke gpl opta per questo modello non solo per lo stile, ma anche per i costi di gestione più bassi rispetto agli analoghi modelli dotati di motori benzina o diesel. I consumi dichiarati dal costruttore giapponese sono di 11,5 Km/l nei tragitti urbani, di 10,4 Km/l in quelli extraurbani e 12,2 Km/l come valore medio.

La nuova generazione della Nissan Juke è proposta solo con motori benzina, quindi chi fosse interessato alla vettura giapponese dovrà guardare il mercato del crossover gpl usato o il mercato dei crossover gpl Km 0.

Sono tre gli allestimenti presenti in listino per uno dei migliori crossover gpl. La versione di partenza, denominata Visia, offre di serie aria condizionata e cerchi in lega, mentre la top di gamma, Business, include anche il navigatore satellitare, i sensori di parcheggio, i vetri oscurati e la telecamera.

Fuori dal segmento dei crossover gpl, ma validissima alternativa per chi volesse una vettura del segmento B dal grande fascino, troviamo la Nissan Micra gpl.

La berlina giapponese ha rinunciato alle forme tondeggianti che hanno caratterizzato le ultime generazioni per passare ad un design fatto di linee nette ed affilate decisamente più apprezzato dal pubblico europeo.

I 4 metri di lunghezza fanno rientrare la Micra a pieno titolo tra le migliori auto del segmento B, ed il passo di poco superiore ai 2 metri e mezzo regala una buona abitabilità anche ai passeggeri posteriori.

L’abitacolo è davvero ben realizzato con plastiche e rivestimenti che appagano sia la vista che il tatto. Positiva la possibilità di personalizzare la plancia ed altri elementi interni con materiali che richiamo il colore della carrozzeria.

Gli esterni si fanno subito notare per un design molto aggressivo. Il frontale è caratterizzato dal muso dove spicca la nuova calandra a “V” e dai fari dal taglio cattivo, mentre la fiancata è molto movimentata grazie ad una linea di cintura che, specialmente all’anteriore, crea un bel gioco di contrasti in corrispondenza del passaruota per poi risalire verso la coda e conferire ulteriore carattere.

L’ampia gamma di motori vede la possibilità di scegliere anche per l’alimentazione a GPL, riservata esclusivamente al mercato italiano. In questo caso il propulsore utilizzato è il 0.9 tre cilindri turbo in grado di regalare una potenza di 87 cavalli che si rivela adeguato alla vettura e regala un brio inaspettato alla guida.

I prezzi partono da 16.450 euro per la versione nell’allestimento Start, per poi salire a 17.550 euro nella versione Plus, sino a toccare quota 18.800 euro per la top di gamma denominata Max.

nissan micra
nissan micra

La Kia Picanto non può rientrare nella categoria dei crossover gpl, ma si conferma una scelta eccellente, nella versione con doppia alimentazione, per chi è alla ricerca di una vettura agile, scattante, spaziosa ed adatta alla guida cittadina.

Le dimensioni della Kia Picanto gpl sono decisamente ridotte. La lunghezza misura soltanto tre metri e sessanta, ma lo spazio interno è stato sfruttato sino all’ultimo millimetro dagli ingegneri della casa ed il passo di 2 metri e 40 centimetri regala una buona abitabilità anche ai passeggeri posteriori.

Gli interni sono decisamente moderni. Il disegno della plancia è piacevole, così come le plastiche utilizzate per il rivestimento, ed al centro della stessa spicca un ampio monitor da 7’’ dedicato all’infotainment, mentre il look degli esterni è altrettanto contemporaneo ed aggressivo.

Il frontale vede la presenza della classica mascherina rettangolare sviluppata a tutta larghezza ed abbracciata da grandi fari dal disegno “cattivo”, mentre la zona del paraurti è occupata dalla grande bocca dedicata al radiatore. Molto pulita la fiancata, anche se i passaruota sono ben evidenziati così da sottolineare la grinta della piccola coreana, mentre il posteriore è altrettanto piacevole grazie al disegno a “C” rovesciata dei fari che ben si integra con il portellone.

La versione con doppia alimentazione benzina – gpl si basa sul motore 1.0 litri aspirato in grado di regalare 65 cavalli ed adeguato alla massa contenuta della vettura.

Tre gli allestimenti disponibili in listino. La versione di partenza, City, offre di serie l’aria condizionata, mentre la top di gamma, Cool, include nel prezzo di partenza anche i cerchi in lega, il cruise control, i sensori di parcheggio, la telecamera e l’integrazione per gli smartphone Apple e Android.

I prezzi per la Kia Picanto gpl partono da 13.000 euro, per poi passare a 13.900 euro per la versione Urban, ed arrivare a 15.750 euro per l’allestimento XLine.

kia picanto usata
kia picanto usata

Tra i crossover a GPL maggiormente apprezzati sul mercato non può non citarsi la Kia Sportage. La vettura della Casa coreana si è rivelata un autentico successo commerciale, ed il merito è in gran parte da addebitare al centro stile Kia che è riuscire a vestire la Sportage con un abito elegante ed allo stesso tempo aggressivo.

Le proporzioni, infatti, sono ben bilanciate ed anche il recente restyling cui è stata sottoposta la crossover GPL della Casa coreana non ha intaccato il fascino.

Tra le varie alimentazioni disponibili, quella a GPL rappresenta il giusto mix tra costi di gestione contenuti e praticità di utilizzo. Il crossover a GPL è infatti disponibile con il propulsore 1.6 Ecogpl in grado di erogare 126 cavalli di potenza ed associato alla trazione anteriore.

Tre gli allestimenti disponibili: Urban, Business Class e Style. I prezzi partono da 26.750 euro per arrivare ai 29.750 della versione top di gamma.

kia sportage usata
kia sportage usata

Altro crossover a GPL decisamente interessante presente sul mercato è la Mitsubishi ASX. La vettura giapponese si è profondamente rinnovata nel look ed adesso si presenta con un design squadrato ed imponente che fa subito comprendere l’influenza orientale del centro stile.

Ciò che colpisce al primo sguardo è senza dubbio il muso della vettura. I sottili fari a LED sono integrati sapientemente nel disegno della mascherina, mentre una seconda linea di proiettori, dal design quadrato e divisi in quattro elementi, è inserita in un alloggiamento dedicato ai lati del paraurti.

La Mitsubishi ASX si fa notare anche perché è uno dei pochi crossover 4×4 GPL presenti sul mercato.

Spulciano il listino del costruttore giapponese, infatti, si nota come sia presente un unico propulsore, il 2.0 litri da 150 CV, ma questo può essere abbinato sia alla trazione anteriore che a quella integrale.

I prezzi della Mitsubishi ASX partono da 24.300 euro sino ad arrivare a quota 32.900 per l’allestimento Instyle 4×4.

mitsubishi asx usate
mitsubishi asx usate

Una delle proposte più interessanti nel panorama dei crossover a GPL è senza dubbio la Renault Captur.

La vettura francese, basata sulla medesima piattaforma della Renault Clio, è giunta alla seconda generazione ed ha mantenuto praticamente inalterato il fascino della prima serie.

I designer della Casa transalpina, infatti, non hanno voluto stravolgere delle linee particolarmente ben riuscite ed hanno optato per pochi ritocchi che hanno riguardato la fanaleria anteriore e posteriore adesso più affilata ed in linea con il design complessivo.

Nel listino della Renault Captur la versione alimentata a GPL si basa sull’ottimo 1.0 benzina 3 cilindri in grado di erogare una potenza di 101 CV.

Gli allestimenti disponibili sono 4: Life, Zen, Intens e la novità Business. I prezzi partono da 18.500 euro, mentre per la versione top di gamma si parte da 22.500 euro.

renault captur usate
renault captur usate

Quali sono le auto diesel che consumano meno?

Citroën C3

Il mondo automotive sta affrontando un cambiamento epocale con i costruttori impegnati nell’ampliare la loro offerta di veicoli elettrificati, ma nell’attesa che le vetture a zero emissioni diventino una vera e propria alternativa di mobilità, le auto diesel si dimostrano ancora la scelta ideale per chi percorre parecchi chilometri l’anno. Quali sono le auto che consumano meno? Vediamo allora quali sono le auto diesel che consumano meno attualmente in commercio.

INDICE
Scegliere un’auto diesel oggi
Classifica auto diesel che consumano meno
Qual è l’auto diesel italiana che consuma meno?

Nonostante ci si trovi in un periodo storico nel quale le auto diesel vengono considerate il male assoluto, è altrettanto vero che la ricerca tecnologica effettuata dai costruttori ha consentito di avere motori a gasolio con bassi livelli di emissioni in grado di far impallidire le vetture a benzina di qualche anno fa.

La scelta di una vettura alimentata a gasolio è da sempre la preferita per tutti quei soggetti costretti a percorrere numerosi chilometri l’anno e, di conseguenza, impegnati a tenere a bada i costi di gestione.

I costruttori, tuttavia, si stanno lentamente allontanando da questa tipologia di propulsori a seguito delle sempre più stringenti normative in materia di emissioni, mentre i proprietari di auto diesel, anche di recente costruzione, si trovano spesso ad affrontare blocchi del traffico privi di logica. Nonostante questa piega presa dal mondo automotive, abbiamo deciso di analizzare le migliori auto diesel che consumano meno.

E’ possibile stilare una classifica delle auto diesel che consumano meno? Certamente! Basta controllare i dati dichiarati dai vari costruttori per farsi un’idea.

Al primo posto spicca la Citroen C3. La vettura francese, giunta alla sua terza generazione e proposta adesso sul mercato con un leggero restyling, è offerta con l’ottimo 1.5 BlueHDi da 100 CV che le consente di percorrere 29,41 km/l, per un consumo medio di 3,4 litri ogni 100 chilometri.

Segue a ruota un’altra vettura francese decisamente piena di fascino, la Peugeot 208. La citycar transalpina può fregiarsi del recente titolo di Auto dell’Anno conquistato grazie ai numerosi contenuti tecnologici e ad una linea particolarmente riuscita. Il motore 1.5 BlueHDi da 100 CV promette una percorrenza media di 28,57 km/l, pari ad un consumo di 3,5 litri ogni 100 chilometri.

Terzo gradino del podio delle auto diesel che consumano meno per una delle vetture maggiormente apprezzate dal mercato italiano, la Dacia Sandero. L’utilitaria low cost proposta dalla Casa rumena controllata dalla Renault ha colpito nel segno non solo per il prezzo contenuto, ma anche grazie al suo motore 1.5 BluedCi da 75 CV in grado di assicurare una percorrenza media di 27,7 km/l pari a 3,6 litri per 100 Km.

Sfiora il podio per pochissimo un’altra vettura francese, la Citroen C4 Cactus. La Casa del Double Chevron ha proposto sul mercato una berlina controcorrente, figlia di un design audace e ricercato e dotata di un comfort in linea con le grandi ammiraglie del passato. La Citroen C4 Cactus è una delle migliori auto diesel che consuma meno grazie al suo motore 1.5 BlueHDi in grado di promettere un percorrenza di 20,7 Km/l, pari a 3,7 litri ogni 100 Km.

La top five delle auto diesel che consumano meno vede la presenza della Ford Fiesta al quinto posto. La best seller della Casa dell’Ovale Blu si è rinnovata nello stile, proponendosi adesso con una silhouette contemporanea ed aggressiva, e si conferma una delle vetture diesel più parche grazie al motore EcoBlue da 85 CV in grado di assicurare percorrenze nell’ordine dei 3 litri per 100 Km.

La classifica della tuo diesel che consumano meno appena stilata vede la Citroen C3 al vertice grazie a percorrenze che sfiorano i 30 Km/l, ma chi volesse acquistare una vettura tricolore può rivolgere le proprie attenzioni alla Fiat 500L.

La monovolume di casa FCA declina su un corpo vettura importante lo stile vintage della 500 ed offre ampio spazio e versatilità. I motori MJT sono da sempre un fiore all’occhiello della Casa sia per affidabilità che per consumi e proprio quest’ultimi  sono da tenere in stretta considerazione se si percorrono molti chilometri.

Il listino della Fiat 500L vede la presenza sia di un 1.3 da 95 CV che di un 1.6 da 120, ma se siete alla ricerca di un’auto diesel che consuma meno orientatevi verso la prima proposta grazie ad un valore pari a 4,3 litri per 100 Km.

Comprare un’auto a km 0 conviene? Ecco vantaggi, tempi e costi

Conviene comprare un'auto km 0? Vantaggi, tempi e costi

L’acquisto di un’auto a km 0 è una delle opportunità offerte dal mercato della compravendita di vetture: fra nuovo, usato ed a km 0 ci si ritrova a domandarsi quale sia realmente l’offerta che meglio si addice alle proprie esigenze.

Prendendo in esame il settore delle auto a km 0, ci si rende presto conto che esso offre innumerevoli vantaggi, pur possedendo dei nei, il cui peso può essere soppesato solo dai singoli acquirenti.

INDICE
 PRO e CONTRO auto a km zero
 Quanto si risparmia?
 Quando acquistare un’auto a km zero?
 Auto nuova o km zero: come scegliere?

Che cosa significa auto Km 0? Quando si parla di auto Km 0 ci si riferisce a quei veicoli presenti in concessionaria e pronti per la consegna. Da un punto di vista prettamente tecnico possono essere definite delle vetture usate, perché già immatricolate ed intestate alla concessionaria, ma da un punto di vista pratico si riscontrano tutti i vantaggi di auto nuove, poiché hanno alle spalle solo pochi km di percorrenza.

Fra i PRO ascrivibili alle auto a Km 0 ricordiamo:

  • Prezzo: vantaggioso, che consente di acquistare un mezzo pari al nuovo;
  • Bollo: sovente già versato dal concessionario;
  • Garanzia: ufficialmente è di 12 mesi, anche se acquistando un mezzo immatricolato entro i 6 mesi è estesa a 24 mesi;
  • Pronta consegna: sbrigando le pratiche burocratiche si esce al volante della propria nuova auto;
  • Optional: i modelli immatricolati e disponibili nel mercato delle auto a km 0 sono spesso full optional, perché è nell’interesse del concessionario mostrare ai potenziali acquirenti il meglio.

Fra i CONTRO da prendere in esame nell’acquisto di auto a km 0 vi è certamente l’impossibilità di scegliere un allestimento personalizzato: sarà quindi necessario adattarsi. Inoltre, è bene tenere a mente che solitamente le auto a km 0 vengono vendute nel momento in cui sta per essere lanciato sul mercato un modello più nuovo. Peculiarità dell’auto a Km 0 è anche il fatto che una volta acquistata, pur essendo pari al nuovo, risulta essere un’auto con doppio proprietario: subisce quindi una svalutazione maggiore in caso di rivendita.

Avendo ben chiari i pro e i contro dell’acquisto di un’auto a km 0, passiamo ora a soppesare, quanto si risparmia concretamente. Secondo le medie statistiche il risparmio, rispetto all’acquisto di un’auto nuova, si aggira intorno al 20-25%, ma in alcuni casi può abbassarsi anche al 10-15% per auto immatricolate e rivendute entro i 6 mesi, o, al contrario, arrivare al 45% per auto immatricolate da più tempo.

Uno dei migliori momenti per acquistare un’auto a km 0 è indubbiamente l’autunno inoltrato, ovvero il periodo in cui i concessionari di auto chiudono il bilancio annuale e quindi si ritrovano “costretti” a svendere le auto che hanno in salone. A questo periodo se ne affianca un altro: se avete fra le vostre preferenze d’acquisto un modello particolare di auto, potete pensare di acquistarlo quando viene lanciato sul mercato un restyling; in quel momento infatti, i rivenditori sono costretti a dotarsi del nuovo modello e a svendere, come auto a km 0, quello precedente.

Nel confronto tra un’auto nuova o Km zero devono quindi essere presi in considerazione alcuni fattori.

Il primo è quello relativo al prezzo dato che il costo auto Km 0, come detto, solitamente è inferiore del 20% rispetto ad un modello analogo ma nuovo.

Il secondo riguarda i tempi di consegna poiché una auto Km 0 è già disponibile presso la concessionaria e quindi si potrà avere il veicolo desiderato in un arco temporale decisamente inferiore rispetto ad un modello nuovo da ordinare.

Ovviamente, dato che non è possibile configurare a piacimento una auto Km 0, cercate sempre un modello il più possibile in linea con le vostre esigenze e senza optional che potreste ritenere superflui. In questo modo avrete una vettura “su misura” ad un costo decisamente conveniente.

 

Anni Duemila: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni '00: 5 auto che hanno fatto la storia 11

Gli anni Duemila vanno di corsa: superata la paura per il Millennium Bug (un fantomatico difetto informatico che doveva mandare in tilt i computer a mezzanotte del nuovo anno), la tecnologia galoppante accelera i ritmi della comunicazione e in generale della vita di tutti. L’Europa celebrando la rinnovata Unione, che apre le frontiere a che lavorative e introduce la moneta unica, l’Euro, con cui sin dall’inizio gli italiani devono imparare a fare bene i conti.

SCOPRI 5 AUTO MEMORABILI DEGLI ANNI NOVANTA

Che succede nel mondo dell’auto? Tante cose: anche qui la tecnologia sale prepotentemente a bordo, con il diffondersi degli smartphone inizia a farsi largo il concetto di connettività che esploderà nel decennio successivo, e molto altro. L’escalation dei motori Diesel raggiunge l’apice accompagnando quella dei SUV, che nel giro di un ventennio diventeranno padroni del mercato, ma cresce anche l’attenzione per la sicurezza e la riduzione delle emissioni inquinanti. La seconda in particolare, porta alla ribalta le prime auto ibride, gettando il seme dell’elettrificazione che verrà.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Duemila.

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 Mini
 Toyota Prius
 Bugatti Veyron
 Nissan Qashqai
 Smart

Il duemila è ufficialmente il decennio della “newstalgia”, inaugurata alla fine di quello precedente da Volkswagen che ha omaggiato il Maggiolino con la New Beetle, accolta da grande entusiasmo seguito da un rapido declino. Va meglio a BMW, che alla fine di un complesso giro di acquisizioni e cessioni si è portata a casa il marchio Mini progettandone il rilancio. La rinnovata inglesina presentata nel 2001 è un’auto tutta diversa, con le antenate ha in comune solo l’impostazione meccanica a motore e trazione anteriori e la fabbrica di Oxford, ma è divertente sotto tutti i punti di vista, pensata come un go-kart di lusso più che come un’utilitaria in senso stretto.

Lunga 3,6 metri, bassa, e sofisticata, esordisce con una gamma di motori 1.6 costruiti in Brasile e manda avanti subito i modelli sportivi Cooper (116 CV e 200 km/h) e Cooper S (con compressore e 164 CV!), a cui seguono la One da 90 CV e la top di gamma JCW (John Cooper Works) da 210 CV e 0-100 in 4”5.

Anni '00: 5 auto che hanno fatto la storia 9

Nel 2003 arrivano la Cabrio, unica variante di carrozzeria della prima generazione, e il primo motore Diesel, un 1.4 da 75 fornito da Toyota solo perché tra i molti sul mercato è l’unico che riesce a stare nello stretto cofano con modifiche limitate. La seconda giovinezza non è senza difetti, soprattutto i motori e quelli sovralimentati in particolare, danno qualche problema e il prezzo non è popolare (14.500 euro per la One, oltre 17.000 per la Cooper).

Le generazioni successive, datate 2007 e 2014 vedranno una crescita sia dimensionale sia dell’offerta, arrivando a contare anche varianti wagon, coupé, roadster, suv e suv-coupé (Countryman e Paceman) e anche una 5 porte a passo allungato. Senza contare l’elettrica che arriva, dopo qualche esperimento, alle soglie del terzo decennio, il modello elettrico.

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Nel 2003 il mondo si accorge dell’ibrido grazie a Toyota che lancia la Prius di seconda generazione, facendo capire che la prima, passata quasi inosservata, non era soltanto un tentativo buttato lì o una stramberia giapponese. Berlina dalla forma arcuata e dalla coda alta, sfoggia un look più convincente e accattivante, forme spaziose e una soluzione tecnica che rimarrà unica anche quando tutti i costruttori si metteranno a sviluppare ibridi.

Il suo 1.5 a basse emissioni da 76 CV è accoppiato ad un motore elettrico da 50 kW tramite un sistema di ingranaggi che simula, non sempre benissimo in realtà, un cambio a variazione continua. Offre una potenza massima totale di 110 CV e promette consumi medi  di soli 4,3 litri per 100 km, ha una batteria che si ricarica da sola quando l’auto frena o rallenta e la possibilità di percorrere brevi tratti a sola trazione elettrica.

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Fatta per la città e la marcia fluida, diventa meno efficace e quasi fastidiosa se si pretende di usarla come si farebbe con un’auto normale, e inizia a far capire alla gente come l’efficienza sia anche questione di approccio alla guida. Negli anni successivi, il suo sistema propulsivo sarà trasferito su altre vetture e duplicato su modelli più piccoli o più grandi e potenti, portando Toyota a elettrificare quasi del tutto la sua offerta (come quella del marchio di lusso Lexus) nell’arco di 15 anni. Lei però rimarrà al suo posto, confermandosi riferimento con le successive due generazioni che si concederanno anche qualche variante di carrozzeria, come la Plus a 7 posti.

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Sempre nei primi anni del 2000 arriva l’auto che ha il compito di riportare in auge il marchio Bugatti, acquisito nel ’98 da Volkswagen che decide di fargli riconquistare ad ogni costo il record mondiale di velocità, creando una supercar esclusiva capace di sfondare il muro dei 400 km/h. Lo spunto arriva dall’ultimo dei vari prototipi elaborati negli anni dall’Italdesign di Giugiaro, che dopo berline e granturismo dalle forme classicheggianti e suggestive, nel ’99 ha proposto la 118 Chiron, una due posti bassa e profilata con motore posteriore a 18 cilindri divisi in tre bancate.

Il progetto evolve nella 16.4 Veyron, presentata ancora come concept  nel 2001 e stavolta opera del centro stile Volkswagen. Il motore diventa un 16 cilindri con disposizione a W (architettura usata anche per motori “di serie” a 8 e 12 cilindri), 8 litri di cilindrata, 4 turbo e ben 1.001 CV scaricati tramite un cambio doppia frizione a 7 rapporti e la trazione integrale.

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Di per sé sarebbe praticamente pronta già nel 2002, ma problemi di stabilità e raffreddamento alle alt(issim)e velocità ne allungano la messa a punto ritardando il lancio fino al 2005. In quell’anno, pochi mesi dopo che la Koenigsegg CCX ha finalmente superato il precedente record della McLaren F1 filando a 391 km/h, la Bugatti Veyron fa registrare 408,47 km/h.

Il prezzo di vendita al lancio supera il milione di euro e lieviterà soprattutto con le numerosissime edizioni speciali di pochi esemplari che ne costelleranno la carriera. Malgrado questo, i costi di sviluppo e produzione sono tali che più tardi la casa ammetterà una perdita di 1,6 milioni per ogni esemplare costruito. Il totale ammonta a 300 unità e 150 varianti scoperte “Gran Sport” a cui fa seguito la Super Sport, chiamata a riacciuffare un record nel frattempo superato dalla Shelby Ultimate.

Per farlo, il motore viene portato a 1.200 CV e 1.500 Nm di coppia, il peso scende e l’aerodinamica si affina ancora, permettendo di arrivare a 431 km/h, anche se la versione “di serie” (a cui si aggiungerà la Grand Sport Vitesse a tetto smontabile) sarà limitata a 407 km/h. In realtà, sin dalla prima serie, la Veyron ha un limitatore fissato ad “appena” 375 km/h. Per spingerla al massimo occorre una seconda chiave che attiva specifiche regolazioni di assetto e ali mobili.

Nel 2006, il successo dei SUV è già conclamato, ma la maggior parte dei modelli sono di fascia medio-alta. La rivoluzione arriva grazie a Nissan, che alla fine di quell’anno fa debuttare la capostipite delle cosiddette “crossover”, ossia vie di mezzo tra vetture e SUV, la Qashqai. Un modello su cui la Casa investe tantissimo, al punto da affidarle il compito di rappresentare da solo il segmento delle compatte, rimpiazzando in un sol colpo berline, familiari, monovolume presentandola come un’avversaria per le best seller del settore come la Golf. Grazie al bilanciato compromesso tra forme agili, spazi adeguati e quell’assetto “semi-rialzato”, alla gamma che prevede due motori a benzina e due turbodiesel con cambi automatici e trazione integrale disponibile in opzione, arriva il successo.

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L’unico difetto, oltre al nome sulle prime un po’ ostico (preso da quello di un’antica tribù araba) ma a cui il pubblico si abitua velocemente, è la mancanza di una variante più capiente che faccia concorrenza alle monovolume e alle wagon a 7 posti. Ci si rimedia nel 2005 con la Qashqai+2, una variante allungata a 4,53 metri (di cui 13 circa nel passo) e rialzata di 38 mm nel tetto in modo da poter ospitare due ulteriori posti, anche se adatti per lo più a bambini.

Il ritorno più sensazionale degli Anni ’00 avviene nel 2007 quando Fiat fa rivivere la 500: a favorire la decisione è soprattutto il successo riscosso dalla concept Trepiùno vista al Salone di Ginevra del 2004, le cui forme ammiccano alla celebre antenata, la quale viene omaggiata facendo debuttare la sua erede spirituale esattamente cinquant’anni dopo il suo lancio, che avvenne nel ’57. Spirituale e formale, visto che il design opera di Roberto Giolito appare una riuscitissima rielaborazione moderna delle linee tanto care al pubblico, ma più convenzionale nella meccanica, che deriva come tutta la piattaforma dalla contemporanea Panda.

La 500 si pone come “fun car”, vetturetta sfiziosa che può permettersi una carrozzeria a sole tre porte con poco bagagliaio (per via della forma rastremata del posteriore) quando tutte le piccole di 3,5 metri spingono su spazio e praticità.

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Al lancio, con motori 1.2 e 1,4 a benzina e 1.3 turbodiesel (da 69 a 99 CV), ha prezzi lievemente superiori a quelli della Panda,  che partono da 12.500 euro. Successo immediato spinge la Casa a proporre pochi anni dopo una variante cabrio, la 500C, con tetto scorrevole elettrico in tessuto, e affidarla alle cure della rediviva Abarth dando vita a duna famiglia di piccole bombe veloci e divertenti.

Anni '00: 5 auto che hanno fatto la storia

In quanto evergreen, la sua linea è quasi intoccabile, come dimostra il restyling a cui è sottoposta soltanto nel 2014, ben sette anni dopo il lancio, che si concentra su dettagli e fanalerie (anche se la Casa dichiara di aver rivisto e modificato oltre mille componenti). Nel frattempo si assiste ad un’evoluzione dei motori, che accoglieranno anche l’originale bicilindrico TwinAir da 875 cc. Innumerevoli le edizioni speciali, serie limitate e gli esemplari unici voluti da clienti vip, come quella elettrica del dittatore libico Gheddafi che ha anticipato di poco il modello a batteria venduto negli USA e la futura nuova generazione che arriverà dieci anni più tardi. Da lei, inoltre, si prende spunto per creare modelli di taglia superiore come la monovolume 500L e il SUV 500X, tutti altrettanto ben accolti.

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Anni ’90: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 2

Gli anni ’90 caotici, vivaci, rumorosi e colorati: si afferma una certa tecnocrazia con gli apparecchi elettronici ormai entrati in tutte le case alla pari del PC, il Personal computer, che diventa strumento non soltanto di lavoro ma anche di svago specie con il diffondersi, poco dopo, della connessione a Internet per tutti. Digitalizzazione ed elettronica spinta si fanno largo anche tra le auto che ormai sono quasi due per famiglia, con una densità che nel ’92 ha già raggiunto la quota di una ogni 1,92 abitanti.

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Il parco circolante in Italia sfiora i 30 milioni, per la prima volta supera quello francese diventando il secondo in Europa dopo quello tedesco, e le nuove immatricolazioni sono 2.300.000 l’anno, mentre la produzione tocca vette storiche con poco meno di 1,9 milioni di vetture cui oltre il 40% sono esportate. Malgrado il Made in Italy rimanga dominante, il mercato è invaso non soltanto da modelli tedeschi e inglesi e francesi, ma anche dall’arrembante Giappone (e più timidamente dai primi modelli coreani) che guadagnerà consensi grazie all’immagine tecnologica.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Novanta.

INDICE
 Subaru Impreza
 Bugatti EB110
 Fiat Punto
 Fiat Multipla
 Smart

I primi anni vedono, tra i produttori diciamo così “di nicchia”, l’ascesa di Subaru che come molti marchi emergenti punta sullo sport come mezzo di propaganda, e a ragion veduta. In fondo il decennio è iniziato con gli ultimi fuochi della Lancia Delta seguiti dall’improvviso e deludente ritiro dopo un filotto di 6 titoli Costruttori consecutivi (e 2 Piloti vinti da Miki Biasion) tra l’87 e il ’92 nel Mondiale Rally.

Ci vorrà qualche anno perché gli appassionati di corse trovino un altro mito da seguire e quel mito per moltissimi sarà propri la Subaru Impreza che nel cuore degli Anni ’90 terrà banco duellando con Mitsuibishi Lancer, Toyota Celica e Ford Escort e le loro eredi.

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Il modello di partenza arriva sul mercato nel ’92 a sostituire la Leone, che pur essendo una delle ancora rare berline integrali (escludendo Audi 80) è poco diffusa, e si rende disponibile anche in una versione wagon dalla linea non banale conquistando presto chi ama le auto non convenzionali con la sua trazione integrale “simmetrica” e i motori 4 cilindri boxer, un insieme raffinato che dona un grande equilibrio anche senza potenze esagerate.

Al primo motore 1.8 si affiancano un più parco 1.6 e finalmente il 2.0 Turbo da oltre 200 CV, aprendo la strada alle GT e poi alle vistose WRX, versioni “street legal” delle WRC da competizione. L’impennata inizia nel ‘94, quando la Impreza subentra alla Legacy nelle competizioni regalando a Subaru il secondo posto tra i costruttori e a Carlos Sainz quello nella classifica piloti, mentre nei tre anni successivi arriveranno tre Campionati del Mondo per la Casa e uno per il pilota Colin McRae (’95), successi celebrati da serie speciali che diventano subito culto.

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Il Mondiale Rally non è l’unico terreno di scontro: in questi anni, altrettanto appassionante è la sfida per il primato di auto si serie più veloce, un titolo che dall’87 appartiene alla Ferrari F40 con 326 km/h. A superarlo, nel ’91, la Bugatti EB110 un altro sogno a quattro ruote frutto della testardaggine di un italiano, Romano Artioli che ha acquisito i diritti sul leggendario marchio francese per rilanciarlo con un’auto eccezionale. Il nome EB110 omaggia le iniziali del fondatore  Ettore Bugatti, mentre la sigla 110 riprende la serie dei codici dei modelli più o meno dove si era interrotta anni prima.

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La EB 110 vanta una innovativa struttura in fibra di carbonio e un V12 di 3,5 litri con quattro turbocompressori che scarica, nella versione iniziale GT, la bellezza di 560 CV tramite un cambio manuale a 6 marce e la trazione integrale, per 336 km/h ma resta primatista per poco, cedendo già nel ’92 il primato alla Jaguar XJ220 (343 km/h).

Nel ’94 arriva la SS, più leggera, priva della trazione integrale e con motore portato a 610 CV, che toccherà i 344 CV, gli stessi raggiunti l’anno dopo da una GT convertita a metano e capace addirittura di 650 CV. Peccato che nel frattempo McLaren abbia sfornato la F1, una tre posti con motore V12 BMW aspirato, che sfiora i 372 km/h, limite inviolato per 12 anni. Pazienza, la EB110 farà in tempo a stabilire il record di velocità su ghiaccio nel ’95 (poco meno di 300 km/) prima che costi e debiti costringano la Casa a chiudere e far terminare gli ultimi esemplari alla tedesca Dauer.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 10

Tra le leggende più divertenti su questa supercar c’è quella secondo cui alcuni proprietari,  con il pretesto della trazione integrale l’abbiano omologata come fuoristrada, riuscendo ad abbattere le esorbitanti tasse di possesso. Ammettendo che chi spende dai 550 ai 670 milioni per accaparrarsene una senta davvero quella necessità.

Di grandi numeri, in questi anni, ha senz’altro bisogno Fiat a cui serve una nuova utilitaria per rimpiazzare la Uno. Visto che è vietato sbagliare e squadra vincente non si cambia, si rivolge di nuovo a Giugiaro, i cui modelli di successo disegnati per la Casa torinese già si fanno fatica a contare. Il designer garessino si fa interprete e precursore delle tendenze, che in questi anni spingono a esaltare spazio e la volumetria interna con abitacoli più alti e avanzati e cofani più spioventi.

Nel tardo ’93 nasce la Fiat Punto, 12 cm più lunga e 7 cm più larga della Uno (arriva a 4,06 metri per 1,62) e soprattutto 2 cm più alta, attenta allo spazio e alla visibilità anche “passiva”, come dimostrano i fanali posteriori inseriti sui montanti ai lati del portellone, altra soluzione che farà scuola.

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La gamma è ampia, in pochi anni accoglie vari motori a benzina a iniezione elettronica tra cui un 1.4 sovralimentato da 130 CV per la GT, erede della Uno Turbo, più Diesel aspirati e turbo, e numerosissimi allestimenti, mentre tra le carrozzerie, oltre alle 3 e 5 porte, dal’94 si può avere anche la Punto Cabrio, disegnata e assemblata da Bertone che rimodella il posteriore inserendo classiche  fanalerie tondeggianti posizione canonica. Dalla Punto, che dopo aver vinto il titolo di Auto dell’Anno ’95 in patria  arriverà a conquistare addirittura il mercato francese diventando la straniera più venduta, deriva anche la Barchetta, spider con carrozzeria in materiale sintetico e il motore 1.8 della GT, che sarà l’ultima scoperta di Fiat prima della nuova 124.

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La creazione più anticonformista di fine millennio Fiat non la affida a un centro stile esterno ma la fa sviluppare internamente, opera prima di quel Roberto Giolito che pochi anni più tardi realizzerà la reinterpretazione moderna della Fiat 500. Siamo nel ’98 e quando viene presentata la Fiat Multipla, il pubblico si divide tra chi ne resta affascinato e chi pensa a uno scherzo: le linee sono “impossibili”, l’auto sembra realizzata incollando due vetture differenti tagliate all’altezza della linea di cintura, con un vistoso “scalino”, tra cofano e parabrezza.

Ma non è soltanto il look ad essere originale: costruita sull’evoluzione del pianale della Tipo, ospita 6 passeggeri in una lunghezza di appena 4 metri per una larghezza di neanche 1,9, grazie alle due file da 3  poltrone singole ottenute grazie al pavimento piatto e  privo di tunnel, che con meccanica tuttoavanti non serve visto che il cambio trova posto su una comoda mensola vicino al volante.

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Proprio i 6 posti suggeriscono il nome, che è un omaggio all’altrettanto capiente antenata derivata dalla 600. La Multipla è innovativa in tutto tranne nella meccanica, che offre motori 1.6 a benzina e 1.9 turbodiesel, entrambi da 105 CV, ma è una delle prime a puntare con convinzione sulle alimentazioni alternative con versioni bi-fuel a Gpl e metano e addirittura una chiamata bluenergy a solo metano, con quattro bombole alloggiate sotto il pavimento. Il suo limite, saranno sempre le prestazioni, visto che anche a benzina il millesei non è vivacissimo e le varianti a gas pesano pure parecchio di più.

Nel 2004 un restyling proporrà un frontale “normalizzato” con cofano raccordato alla base del parabrezza e fanalerie più comuni, un insieme più armonioso anche se privato così di quel tocco di estro che l’ha resa un’auto unica nella storia. La soluzione degli interni 3+3 sarà ripresa in quello stesso anno da un’altra monovolume, la Honda FR-V.

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Il 1998 segna anche la nascita della più piccola e insieme sofisticata automobile sul mercato, la Smart, frutto di un’insolita collaborazione tra Mercedes e la marca di orologi svizzera Swatch che dà origine al marchio MCC (Micro Compact Car). Sono gli anni in cui i costruttori premium si buttano nei segmenti inferiori: Audi ha appena debuttato tra le compatte con la A3, BMW con la Serie 3 compact (e intanto prepara la nuova Mini), la stessa Mercedes ha attuato una vera rivoluzione creando, con la Classe A, il primo pianale a trazione anteriore.

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Il colosso di Stoccarda punta ancora più in basso ma non volendo impegnarcisi direttamente crea questa collaborazione che porta alla nascita di una vetturetta due posti lunga 2,5 metri, cosa che permette di posteggiarla a bordo strada anche di traverso, spinta da un tre cilindri sovralimentato da 45 CV abbinato ad un cambio robotizzato a 6 marce. La costruzione prevede una cellula in acciaio chiamata “tridion” su cui sono montati pannelli in materiale plastico intercambiabile che consentono di cambiar colore all’auto, idem per gli interni.

Geniale ma un po’ snob, la prima Smart è però “costosetta” (18 milioni di lire) e non priva di difetti (il cambio sequenziale è scorbutico e ha il programma di cambiata automatica solo come opzione) fa vacillare la collaborazione costringendo Mercedes, che sta già avendo problemi con la Classe A dopo l’episodio del “test dell’alce”, a prendere in mano la situazione riorganizzando produzione e rete vendita.

In questa fase, Smart, che era acronimo di Swatch-Mercedes ART, si trasforma in marchio, il modello prende il nome di City-Coupé e la gamma si amplia con il modello Cabrio e il motore diesel (800 cc, 41 CV). La famiglia si allargherà poi con l’arrivo della berlina forfour e della roadster, rischiando però nuovamente il tonfo. Dalla seconda generazione (2006), si tornerà al solo modello originario, dal 2010 dotato di una variante elettrica che 10 anni dopo presto diventerà l’unica scelta possibile del resto, a guardare la Smart a distanza di anni, sarà impossibile non pensare che fosse sempre stata destinata a questo.

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Fiat 500 usata: quale comprare?

Fiat 500 usata: quale comprare?

Riuscita operazione nostalgia, la Fiat 500 modellata sulle linee dell’amatissima antenata del ’57 è in commercio da circa 13 anni ed è tra i modelli di maggior successo del nuovo millennio. Con motori affidabili e stile, la Fiat 500 usata è tra le auto usate più ricercate in Italia.

Ai giorni nostri è sempre più raro che un modello possa rimanere sul mercato oltre i canonici 6-7 anni senza subire cambiamenti profondi, ma per la 500 che Fiat ha lanciato nel 2007, aggiungendola ad altri revival come la Mini by BMW e la Volkswagen New Beetle, è stato così.

Ben 13 anni fino a qui (la seconda generazione di Fiat 500 elettrica è appena stata presentata), intervallati da un solo restyling poco invasivo, che hanno fatto della rediviva piccola torinese, lanciata esattamente cinquant’anni dopo la storica antenata, una evergreen capace di ripopolare le strade.

Fiat 500 usata: dimensioni e allestimenti

Lunga 3,55 metri  e larga 1,62, aveva un’abitabilità discreta anche perché omologata per soli 4 passeggeri, e un bagagliaio da 185 litri sacrificato in nome della linea ma reso appena un po’ più pratico dal portellone posteriore.

Al lancio, la 500 offriva tre allestimenti chiamati Pop, Lounge e Sport, ben caratterizzati: il primo più semplice ma non povero, gli altri due alternativi, con prezzi allineati ma distinti dagli accessori, più eleganti sul Lounge, che arrivava a comprendere il tetto in cristallo. Look e personalizzazione (oltre mezzo milione di combinazioni possibili contando gamma, colori, optional e accessori) erano il vero punto di forza della 500.

Fiat 500 usata: quale comprare?

Fiat 500 usata: quale motore scegliere

La Fiat 500 del 2007 monta motore e trazione anteriori, sospensioni MacPherson davanti e ad assale torcente dietro (su cui comunque si riusciranno a realizzare assetti di tutto rispetto per le derivate Abarth) completato da motori a benzina 1.2 da 69 CV e 1.4 16V da 99 CV, e turbodiesel 1.3 Multijet da 75 CV. Il secondo in particolare era lo stesso della Panda 100 HP con tasto Sport. Questo, senza aumentare le prestazioni lo rendeva però più pronto nella risposta all’acceleratore attivando nel contempo la mappatura più sportiva dello sterzo, e sostituiva il comando “City” degli altri modelli che invece agiva unicamente sul servosterzo elettrico Dualdrive rendendo il volante più leggero in città.

Il 1.4 ha avuto da subito un buon successo in abbinamento all’allestimento Sport, spesso completato da adesivi a scacchi oppure strisce nella parte alta delle fiancate che richiamavano la livrea delle 500 Sport di fine Anni ’50. Se ne trovano ancora diversi esemplari usati, sotto i 5.000 euro, anche se trattandosi del motore più adatto alle lunghe percorrenze dopo il Diesel, raramente sotto i 150mila km.

Fiat 500 usata: quale comprare? 1

Sia per questo sia per il più tranquillo 1.2 si poteva avere anche il cambio robotizzato Dualogic, che tuttavia, come molti monofrizione, ha inizialmente incuriosito ma entusiasmato poco all’atto pratico, ragion per cui tra gli usati ce ne sono tuttora parecchi anche con chilometraggi bassi. Il 1.2 8 valvole dal 2008 è stato anche il primo a ricevere il dispositivo start/stop per lo spegnimento/riavvio automatico nelle soste in una specifica versione PurO2 e omologazione Euro 5.

Dall’anno successivo lo start/stop e l’aggiornamento normativo sono stati estesi a tutti motori e all’allestimento PurO2 è scomparso. Sempre sul 1.2 è stata realizzata la variante EasyPower a GPL mentre nel 2009 al turbodiesel da 75 CV si è affiancato quello da 95 CV che due anni più tardi è rimasto l’unico a listino.

Fiat 500 usata: la versione cabrio

Sempre nel 2009 è arrivata l’unica variante di carrozzeria (le successive 500L e 500X nasceranno da pianali diversi di categoria superiore) ossia la cabrio: chiamata semplicemente 500C, era una di “trasformabile” con un tetto in tela scorrevole elettrico che incorporava anche il lunotto, e il coperchio del bagagliaio apribile sempre verso l’alto con un ingegnoso leveraggio. La gamma ricalcava quella della berlina, ma con in più l’allestimento Rock.

Fiat 500 usata

Fiat 500 usata: il debutto del TwinAir

Il 2011 ha invece visto debuttare il piccolo bicilindrico TwinAir Turbo (progettato in origine per un sistema ibrido mai realizzato) e dunque messo in commercio da solo, con 875 cc per 85 CV di potenza e una funzione Eco pensata per farlo consumare ancora meno tagliando però nettamente la coppia e rendendolo un po’ fiacco. Un tantino meglio per la variante da 105 CV che nel 2013 ha sostituito il 1.4, con la medesima coppia dell’altro ma più allungo.

Fiat 500 usata: il restyling del 2015

Nel 2015, 500 e 500C hanno ricevuto il già accennato restyling, riconoscibile per il nuovo disegno dei fari anteriori a Led e soprattutto per quelli posteriori, sempre di forma triangolare ma vuoti al centro che emergono letteralmente dalla lamiera. La Casa ha dichiarato di aver modificato qualcosa come 1.800 componenti e soprattutto aggiornato l’infotainment con i nuovi sistemi Uconnect.

A livello di motori, confermati il 1.2, anche la Fiat 500 GPL, i TwinAir da 85 e 105 CV e il turbodiesel da 95 CV uscito poi dal listino alla fine del 2018 quando anche Fiat ha deciso di rinunciare ai motori turbodiesel sulle “piccole” che gli adeguamenti a Euro 6d-Temp avrebbero reso troppo costosi. Da segnalare presenti anche le numerose edizioni speciali e limitate che ben si abbinavano ad un’auto con il carattere modaiolo della 500, tra cui la Diesel, ispirata all’omonima marca di abbigliamento, con colori speciali tra cui il verde opaco, ed elementi in grigio satinato.

Se ne trova qualcuna con motori a gasolio a meno di 6.000 euro e per chi vuol distinguersi senza strafare, fanno ancora la loro figura.

Fiat 500 usata: prezzi

In generale i motori sono adeguati nelle prestazioni e mai troppo assetati, anche se il buon vecchio 1,2 resta la soluzione più semplice ed economica anche nella gestione, mentre a chi non ha mai guidato TwinAir e Dualogic, cioè la Fiat 500 con cambio automatico, suggeriamo un giro di prova.

La 500 si sceglie anche e soprattutto per il look quindi perché non puntare su allestimenti speciali come quello by Diesel o il raro pacchetto Vintage ‘57 ispirato alla 500 storica?

Modello/anno Prezzo
500 1.4 Sport 2008 € 4.700
500 1.2 Lounge 2009 € 6.000
500 1.2 bi-fuel GPL 2012 € 6.900
500 1.3 Multijet 75 CV 2009 € 5.500
500 1.3 Multijet 75 CV by Diesel 2009 € 5.800
500 0.9 TwinAir 85 CV Dual. Lounge 2011 € 7.100
500 0.9 TwinAir 85 CV Lounge 2012 € 6.800
500 0.9 TwinAir 105 CV S 2017 € 11.700
500 1.2 EasyPower GPL Lounge 2018 € 10.500
500 1.2 Dualogic Lounge 2019 € 11.000
500 1.3 Multijet 95 CV Lounge 2015 € 9.800
500 1.3 Multijet 95 CV Lounge 2018 € 11.500

Fiat 500: usato certificato

Da metà 2019, le vetture di seconda mano proposte dalla rete FCA sono coperte da ben due programmi di garanzia: il primo è quello diciamo così “tradizionale”, che assume nomi differenti a seconda del marchio e nella fattispecie, AutoExpert per Fiat, Lancia e Abarth e Selected4U per Alfa Romeo e Jeep, e offre sulle auto selezionate una garanzia di 12 mesi con assistenza stradale estesa al passeggero e veicolo sostitutivo in caso di guasto.

Il secondo è un pacchetto di tecnologie messe a disposizione da Mopar, il brand dedicato ad accessori e implementi, e accessibili via smartphone attraverso applicazioni. I servizi si chiamano My:Assistant, My:RemoteControl e My:Car, e permettono un più facile accesso all’assistenza in caso di incidente, la localizzazione dell’auto in caso di furto  e ad informazioni in tempo reale sui livelli e sullo stato della batteria, la posizione in un parcheggio ecc…

C’è addirittura la possibilità di azionare a distanza il blocco delle porte e ricevere segnalazioni quando l’auto si allontana da una certa zona prestabilita o supera un certo limite di velocità, utile al proprietario che abbia prestato la macchina ad un altro guidatore per monitorarne l’uso.

Le vetture garantite dai piani di FCA sono scelte tra gli usati con meno di 6 anni o 130.000 km e sottoposte a 160 controlli.

Anni ’80: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 10

Gli Anni ’80 sono quelli del trionfo dell’elettronica, che esiste ma non è ancora così diffusa negli oggetti di uso quotidiano. Il merito è delle missioni spaziali di 10 anni prima che hanno inaugurato il concetto di digitale ma è in questo decennio che vengono create a poca distanza strumenti come personal computer, lettore CD, telefono cellulare e anche internet.

Ci vorrà ancora un po’ perché siano davvero alla portata di tutti, ma è qui che si inizia a familiarizzare con l’idea. Stessa cosa per le auto, per cui il computer sostituisce il tavolo da disegno in fase di progettazione, ma che iniziano anche a veder spuntare qualche display qua e là.

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L’altro fenomeno che qui si consolida è l’automazione della produzione, finalizzata ormai a volumi sempre più ambiziosi. In Italia si superano il milione e mezzo di auto immatricolate e se ne producono poche di meno, nel 1982 circolano poco meno di 20 milioni di vetture con una media di uno ogni 3 abitanti circa, nel ’69 erano quasi una ogni 6. E anche in questo contesto nascono modelli estremamente razionali, pronti a invadere le strade di ogni città, accanto ad altri che sono pura emozione, fatti per dominarle.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Ottanta.

INDICE
 Fiat panda
 Audi Quattro
 BMW Serie 3
 Fiat Uno Turbo
 Ferrari F40

La prima Auto dell’Anno del decennio è la Lancia Delta, lanciata nel ’79 e ancora ben lontana dal mostrare tutto ciò di cui sarà capace, e l’anno dopo ci manca poco che un’altra auto italiana faccia doppietta: vince la Ford Escort terza generazione, ma dietro di lei per appena una quindicina di punti si piazza una piccola Fiat che il mercato eleggerà molto presto vera reginetta: parliamo della Fiat Panda, che debutta in un momento non semplice come sostituta della 126. Con lei il modello d’accesso alla gamma Fiat cresce,  non solo dimensionalmente, e si converte alla trazione anteriore che sui modelli superiori, con la 127 e la Ritmo (erede della 128), è ormai affermata.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 9

L’evoluzione è necessaria per contrastare alcune francesine essenziali ma spaziose come Renault 4 e Citroen LN. Lo stile è firmato Italdesign, che non si limita a disegnare una carrozzeria semplice e razionale, ma studia con cura gli interni, progettando sedili anteriori a sdraio e un divano posteriore in tela teso tra due barre metalliche come un’amaca, che grazie a un sistema di incastri possono essere abbattuti trasformando gli interni in una sorta di grande letto. La versione base 30 monta il bicilindrico 650 della 126, mentre sulla più potente 45 troviamo il 4 cilindri 900 della 127.

Nel 1983 nasce la versione 4×4, con motore 950 da 48 CV e una trasmissione inseribile fornita dall’austriaca Steyr-Puch che ne farà una delle più efficacie ed economiche fuoristrada sul mercato. Un restyling nel 1986 aggiorna la carrozzeria, gli interni e il telaio con il debutto dell’assale posteriore Omega che sostituisce (tranne sulle 4×4), quello rigido a balestre della prima ora. I motori lasciano il posto ai nuovi Fire che cresceranno fino a 1.1 e 54 CV e affiancati da un Diesel da 37 CV. Manca qualcosa? Sì: con la Elettra del 1990, la Panda sarà la prima Fiat elettrica ad essere costruita in (piccola) serie.

Il 1980 è anche l’anno in cui Audi fa il salto di qualità che la porterà a diventare un marchio premium dall’immagine fortemente innovativa: un risultato perseguito con grande volontà e che ha la chiave della svolta nella coupé quattro, presentata a Ginevra proprio quell’anno. L’obiettivo è sviluppare la trazione integrale, a cui la Casa si è avvicinata progettando un veicolo fuoristrada dal quale alcuni tecnici lungimiranti hanno intuito il potenziale che le quattro ruote motrici hanno in termini di sicurezza e prestazioni anche per le vetture stradali.

I tecnici sviluppano quindi un powertrain ad alte prestazioni pensato per l’impiego sportivo formato da un 5 cilindri turbo da 2,2 litri della Audi 100 portato grazie all’aggiunta dell’intercooler da 170 a 200 CV, e da una sofisticata trazione con tre differenziali (centrale e posteriore bloccabili) che nel tempo sarà raffinata.

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Lo montano su una speciale variante della Audi 80 Coupé, che viene ribattezzata semplicemente “Quattro”. Non è solo un’auto veloce, è l’arma che permette ad Audi di conquistare quel grande palcoscenico che è il Campionato del Mondo Rally, iniziando a vincere gare dall’81 e conquistando nel giro di pochi anni tre titoli costruttori e due piloti, ma soprattutto costringendo tutti i rivali a seguire l’esempio.

Le Audi a trazione integrale corrono anche in pista praticamente in ogni specialità ma soprattutto la trazione quattro inizia a diffondersi nella produzione di serie, arrivando alla soglia del ventunesimo secolo a coprire oltre la metà dell’intera gamma dei Quattro Anelli.

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Audi non è l’unica Casa tedesca che cerca un posto al sole: anche BMW punta a guadagnare fette di mercato e il consenso del pubblico anche nel settore delle berline medie che sembrano essere l’ossessione dei costruttori premium. Proprio nell’82 Mercedes lancia la 190, vettura che oltre alla taglia più snella è anche la prima berlina sportiva.

BMW è in quel segmento già dagli Anni ’70, con la prima Serie 3 E23, che ha ripreso il testimone dalle valide berline della Serie 02 ma ancora migliorabile sotto l’aspetto dello spazio e del comportamento. A risolvere la situazione arriva la nuova Serie 3 (generazione E30), più moderna nel look ma soprattutto più raffinata nel telaio e più comoda.

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Ottima interprete del momento, è la prima a tenere a battesimo la variante sportiva M3 (con un 4 cilindri da 2,3 litri e 200 CV a cui seguiranno in futuro eredi a 6 e 8 cilindri), ma soprattutto allarga l’offerta di carrozzerie aggiungendo alla due porte quella a quattro e anche la prima station wagon  Touring, nata per iniziativa di un carrozziere e poi adottata dalla Casa, probabilmente senza immaginare che di lì a una trentina d’anni le familiari sarebbero arrivate a rappresentare oltre il 60% delle vendite della Serie 3 su molti mercati mondiali…

E non è tutto: con le 325i, 325Xi e 324d e td debuttano in questa classe di modelli BMW i motori a sei cilindri, il Diesel e la trazione integrale, tutte novità destinate ad avere un futuro importante a Monaco di Baviera.

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Appena due anni e si torna in Casa Fiat: è ora di regalare una variante sportiva alla Fiat Uno, arrivata nell’83 a sostituire la 127 e gradita, ancora una volta grazie alla matita di Giugiaro e della sua Italdesign ad un pubblico eterogeneo che va dalle famiglie ai giovani. Stavolta non si limita a qualche cavallo in più ma punta in alto: sono gli anni delle piccole tutto pepe che dividono il pubblico: da una parte la Renault 5 GT Turbo, dall’altra la già iconica Golf GTI e Peugeot 205 GTI, che puntano invece su aspirati da 1,6 a 1,8 litri.

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Fiat opta per la prima soluzione e appronta un 1.3 con turbocompressore IHI  e per la prima volta, iniezione elettronica. La potenza è da record, perché mai prima d’ora una vettura Fiat di questa classe ha raggiunto i 100 CV, addirittura 105 nella versione non catalizzata che raggiunge la velocità di 200 km/h e ferma il cronometro a 8,3 secondi nello 0-100.

Siamo solo all’inizio: la Uno Turbo i.e. costa 14,5 milioni di lire ed ha un abbigliamento non troppo esasperato, ma ha quei pochi tocchi che la rendono riconoscibile, iniziando dallo spoiler posteriore e dai cerchi in lega leggera da 13”, a cui si aggiungeranno con il listino dell’88 i fendinebbia, incastonati nei paraurti rifiniti con una riga rossa (la Golf ha fatto scuola) e l’Antiskid, primo sistema antipattinamento antenato dei futuri ASR ma gravato da qualche difetto di gioventù, tanto che  non di rado viene disinstallato.

Con la seconda serie dell’89 il motore passa a 1,4 litri, riceve un nuovo turbo Garrett e cresce in potenza fino a 116 CV per uno 0-100 da 7”7. Il motore turbo si rivedrà sulla Punto GT, ma come si sul dire, è un’altra storia.

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Abbiamo detto che negli Anni ’80 prestazioni fa rima con turbo e la dimostrazione la offre il costruttore di auto sportive per eccellenza, Ferrari, con la Ferrari F40. La Casa del Cavallino, che non si è mai fatta lusingare dai motori sovralimentati, in questo decennio li sperimenta in Formula 1 poi su strada, dapprima per ridare u po’ di verve alla 208 (’82) e poi nell’84 per creare la sua prima vera supercar, la 288 GTO, un capolavoro in 272 esemplari con motore V8 biturbo da 400 CV, seguita da 5 vetture sperimentali da competizione chiamate 288 GTO Evoluzione.

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Proprio da questa esperienza, nel 1987, prende vita la F40, che arriva  a celebrare appunto i quarant’anni del marchio, (il nome è suggerito dal giornalista Gino Rancati) e rappresenta anche l’addio del patron Enzo, che si spegnerà l’anno dopo. Rispetto alla GTO, la F40 non è un modello in edizione limitata, o meglio, dovrebbe esserlo ma i 400 esemplari pianificati diventano presto 1.000 e poi, con l’omologazione per gli Usa, si prosegue fino a superare i 1.300. Il suo V8 biturbo da 3 litri, con quattro alberi a camme, 48V e due iniettori per ogni cilindro (considerando che l’iniezione è comunque indiretta) scarica sulle ruote posteriori 475 CV e la spinge a 326 km/h mentre lo 0-100 si liquida in 4,1 secondi.

Spartana, quasi un’auto da corsa prestata alla strada, e con potenza brutale senza alcun filtro (niente Abs né servosterzo), costa poco meno di 400 milioni di lire anche se prima ancora che esca di produzione passa già di mano per cifre fino a 5 volte superiori. Dopo di lei si tornerà agli aspirati, ma a 12 cilindri.

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Volkswagen Golf 8: futuro sempre più sportivo

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 3

Fin dal lancio della prima generazione nel 1975, le varianti sportive pensate per gli appassionati della Volkswagen Golf hanno sempre rappresentato una costante per il modello. La prima GTI ha fatto il suo debutto proprio sulla primissima serie della compatta tedesca e da allora, Volkswagen ha costantemente alimentato lo sviluppo delle varianti ad alte prestazioni del modello, assecondando di volta in volta l’andamento e la richiesta del mercato. Scegliendo soluzioni sempre al passo con i tempi.

Dolo la prima GTI a benzina, infatti, nel 1982 venne lanciata la Golf GTD, la prima che pur mantenendo il DNA sportivo tipico delle Golf GTI, non rinunciava alla “parsimoniosità” del Diesel. Ma i tempi cambiano e l’evoluzione non si ferma mai e così nel 2014 è stato il momento della Golf GTE, la prima Golf sportiva ibrida. Oggi,  a 45 anni di distanza dal lancio della prima GTI, queste tre mitiche sigle confluiscono anche nella nuovissima Volkswagen Golf di ottava generazione.

INDICE
 Golf GTI
 Golf GTD
 Golf GTE
 Golf GTX

Golf 8 sportive: gli elementi in comune

Le tre versioni sportive della nuova Volkswagen Golf hanno elementi di design in comune come la grande griglia a nido d’ape nella parte frontale che integra i fendinebbia a LED o i cerchi in lega di serie da 17 pollici su cui montano pneumatici da 225/40.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 5

Altri elementi in comune tra i tre allestimenti sono la presenza di minigonne laterali più larghe di colore nero, i sedili sportivi con poggiatesta integrato e le pinze freno rosse. L’assetto accomuna anche le due varianti ad alimentazione tradizionale, GTI e GTD, che sono state abbassate di 15 mm rispetto a quelle meno potenti e alla GTE.

La versione a benzina, ovvero la Golf GTI, si differenzia dalle altre due grazie ad alcuni elementi caratteristici nel design come lo scarico che si sdoppia in due terminali (uno per parte), il rivestimento dei sedili con inserti rossi e grigi e la banda luminosa del cofano che si illumina di rosso.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 2

Parlando di meccanica, la GTI è spinta da un 2 litri turbo benzina a iniezione diretta da 245 CV e 370 Nm di coppia. L’unità può essere abbinata ad una trasmissione manuale a 6 marce o al famoso cambio DSG a doppia frizione a 7 rapporti. La trazione anteriore è supportata da un nuovo differenziale con frizione multidisco che ottimizza la gestione della potenza sulle singole ruote. La velocità massima è limitata a 250 km/h mentre lo 0-100 km/h viene coperto in soli 6 secondi.

Rispetto alla variante a benzina, la Diesel Golf GTD si differenzia per l’impianto di scarico con due terminali posizionati sul lato sinistro, la banda luminosa di colore argento sul cofano e finiture dei sedili di colore grigio.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 1

Sotto il cofano, troviamo un quattro cilindri da 2 litri a gasolio in grado di erogare fino a 200 CV e 400 Nm di coppia, abbinato di serie al cambio automatico DSG a 7 rapporti. Per diminuire le emissioni di CO2, questo powertrain è stato dotato di due catalizzatori SCR. Lo scatto da 0-100 km/h viene effettuato in circa 7 secondi con la velocità massima che sfiora i 244 km/h.

Nell’era dell’elettrificazione, anche il modo di vivere la sportività cambia e così debutta la nuova Golf GTE, variante plug-in della compatta tedesca che si caratterizza per le tante finiture blu su carrozzeria e sedili. La GTE è spinta da un motore termico da 1,4 litri turbo benzina da 150 CV abbinato ad un motore elettrico per una potenza complessiva di 245 CV.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo

Il tutto viene alimentato da una nuova batteria agli ioni di litio da 13 kWh che consente di percorrere fino a 60 km in elettrico ad una velocità massima in EV di 130 km/h. Il cambio, invece, è un DSG a 6 marce. L’accelerazione da 0-100 km/h viene compiuta in meno di 7 secondi per arrivare ad una velocità massima di 225 km/h.

A proposito di “sportività 2.0”, anche per quanto riguarda i prossimi modelli 100% elettrici Volkswagen ha pensato a delle varianti sportive. Recentemente il costruttore di Wolfsburg ha registrato il nome GTX, che in futuro verrù utilizzato per identificare le versioni ad alte prestazioni dei modelli appartenenti alla famiglia ID.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 4

La prima vettura che riceverà questa denominazione sarà, con tutta probabilità, la ID.4, sul mercato entro fine 2020.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 9

Partiti con ottimi auspici, gli Anni ’70 sono letteralmente spaccati in due dalla crisi petrolifera. La crescita economica non si ferma ma l’austerity obbliga anche gli italiani, che avevano appena iniziato a lasciarsi alle spalle le economie del periodo bellico, a familiarizzare con il concetto di risparmio energetico, a centellinare gli spostamenti e a rinunciare alle gite in auto domenicali. Il mondo delle quattro ruote, colpito in pieno, corregge il tiro adottando programmi tecnici per la riduzione dei consumi, oltre che modelli più compatti ed efficienti. Anche lo sviluppo dei motori Diesel riceve una prima spinta che si concretizzerà un paio di decenni più tardi.

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I Settanta sono anche gli anni in cui l’industria inizia ad assestarsi, i marchi piccoli vengono assorbiti da quelli più importanti, che invece si avviano a dare vita averi e propri colossi dell’auto. Inoltre, su mercati come il nostro si affacciano le prime auto giapponesi. Il gusto per le auto genera eccessi: da una parte le vetture estremamente razionali per le famiglie, dall’altra le sportive sempre più potenti. E alcuni modelli destinati a creare famiglie molto longeve nascono proprio in questi anni.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Settanta.

INDICE
 Citroen SM
 Fiat 128
 Fiat 126
 Volkswagen Golf
 Lamborghini Countach

Non tutte le auto simbolo degli Anni ’70 danno vita a dinastie ma hanno comunque la capacità, come si suol dire, di “definire il momento”: una di queste, svelata al Salone di Ginevra nel marzo del ’70, porta il marchio Citroën ma sotto il cofano scalpita un cuore italiano, un V6 progettato da quella Maserati che da appena due anni, al termine di una serie di vicissitudini (non ancora finite) è passato sotto il controllo della Casa francese. Si chiama SM, sigla che sta appunto per Sport Maserati, ed è “figlia” della DS da cui eredita l’impostazione meccanica tuttoavanti e le sospensioni idropneumatiche.

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Si dice che l’idea fosse venuta ai dirigenti Citroën poco dopo aver lanciato la stessa DS nel’55, con l’intenzione di concorrere con le granturismo tedesche e consacrarsi come costruttore di alto livello. Il motore,  con due alberi per bancata e molte parti in alluminio, ha una cilindrata di 2,7 litri e 170 CV (poi 3 litri e  180 CV) che bastano a portare questa sportivona da quasi 5 metri e 1.500 kg a velocità mai inferiori ai 205 km/h e farla scattare da 0-100 in non più di 11 secondi anche nelle versioni con il più lento cambio automatico.

In aggiunta, la SM ha alcune “chicche” come lo sterzo a rapporto variabile e richiamo automatico e i fari che ruotano in curva. Ostacolata dalla crisi petrolifera che non favorisce le auto potenti e assetate, ma anche da un prezzo lievitato rapidamente (dai 42.000 franchi del lancio a oltre 50.000 in meno di un anno) uscirà di scena nel ’75 senza un’erede ma con quasi 13.000 esemplari costruiti a dare testimonianza di sé.

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In casa Fiat, il decennio inizia con una rivoluzione tecnica: debutta infatti, o per meglio dire ha debuttato nella primavera del ’69, quella trazione anteriore a lungo inseguita dagli ingegneri di Mirafiori, a cominciare da Dante Giacosa, ma rimandata negli anni a causa di qualche inconveniente durante le prove…

Fatta collaudare alla Autobianchi con la Primula, è arrivata con la 128, una berlina compatta che rimpiazza direttamente la 1100 piazzandosi tra la 124 e la 500 e si affaccia al decennio con in tasca il titolo di Auto dell’Anno ’70 e un prezzo di partenza di 875.000 lire, 10mila lire in meno del prezzo di lancio della 1100 R di tre anni prima.

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La novità, rispetto a quasi tutti i non molti modelli a trazione anteriore già in commercio, è il motore disposto trasversalmente che riduce l’ingombro consentendo di avanzare l’abitacolo. Ecco perché con i suoi 3 metri e 85 di lunghezza, la 128 ha un padiglione ampi, un terzo volume netto e generoso e una con anteriore e posteriore quasi simmetrici.

Un nuovo 1.1 con albero a camme in testa e 55 CV è l’unica opzione all’inizio, più generosa quella delle carrozzerie che prevede berline a 2 e 4 porte, una Familiare e poco dopo anche la Coupé, con un 1.3 che sarà offerto anche sulla berlina nella vivace versione Rally. Manca solo una scoperta, che arriva in modo “indiretto” nel ’72 con la X1/9, una delle spider più originali e divertenti del periodo che utilizza proprio la meccanica delle 128 più potenti.

Il ’72 è l’anno in cui arriva anche la Fiat 126, chiamata a sostituire l’amatissima 500 anche se in realtà questa la affiancherà ancora per tre anni con la sua ultima serie, la R, chiudendo la carriera dopo 18 anni e oltre 5 milioni di esemplari venduti. La 126 ne conserva l’impostazione generale ma modernizza tutto il resto, iniziando dalla struttura monoscocca.

Aggiorna anche il motore bicilindrico, potenziato a 23 CV. Le misure crescono un pochino, la nuova piccola è lunga di 13 cm (tocca i 3,10 metri), è più larga di 6 e lievemente più alta , ma sono soprattutto le forme squadrate ad aumentare lo spazio, insieme ad alcune soluzioni scelte per incrementare la sicurezza (come il serbatoio che lascia il cofano anteriore e si sposta sotto il divano posteriore).

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Raggiungerà l’apice della praticità nel 1987 con la Bis, dotata di motore “a sogliola” che libera altro spazio nella parte posteriore e che adotta un portellone proprio per accedervi. Inoltre, la Fiat 126 diventerà un efficace termometro dell’inflazione, con un prezzo iniziale di 795mila lire che già nel ’76, per le meglio accessoriate Personal, tocca i due milioni.

L’apprezzamento non manca, anche se non risulterà amata quanto l’antenata, avrà una carriera altrettanto lunga e che concluderà con oltre 4 milioni e mezzo di unità. Circa tre quarti di queste arriverà però dalla Polonia, dove è costruita dal ’73 in due stabilimenti ai quali dal ’79 sarà affidata l’intera produzione anche per i mercati occidentali. In quel Paese, dove lo sviluppo economico è arrivato dopo, la 126 è l’auto della motorizzazione di massa e dunque, una piccola rivoluzione.

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A proposito di rivoluzione, anche Volkswagen ne realizza una bella grossa proprio a metà del decennio quando, dopo venticinque anni passati a proporre varianti del Maggiolino e modelli derivati basati sulla stessa architettura, tra il ’73 e il ’75 segna un epocale cambio di rotta lanciando tre modelli basati su un moderno schema a motore e trazione anteriori destinato a diventare un caposaldo del marchio per tutti gli anni a venire.

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E nel’74, un anno dopo la Passat e uno prima della Polo, nasce la Golf, tedesca oltre ogni ragionevole dubbio ma che deve più di qualche cosa all’Italia: la linea di Giorgio Giugiaro (uno dei primi lavori portati a termine sotto la sua nuova società Italdesign), con elementi come il cofano spiovente e il lunotto inclinato che ritroveremo in altri suoi successi, e la meccanica per la quale i tecnici di Wolfsburg si sono fortemente ispirati alla Fiat 128.

Due anni dopo, la neonata Golf genera un’altra pietra miliare, la GTI: con motore 1.6 da 110 CV e cambio a 4 marce. Sarà evoluta negli anni, adottando unità sempre più grandi e potenti fino ad arrivare a dei 2 litri turbo a iniezione diretta e oltre il doppio dei cavalli, ma un paio di dettagli caratteristici, come il profilo rosso nella mascherina e i sedili rivestiti in tessuto scozzese: se li porterà dietro per tutte le generazioni successive e sono ancora adottati ai giorni nostri.

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La sportiva più adrenalinica degli anni ’70 (e forse anche dei 10 successivi) sarà ricordata anche per il nome quasi impronunciabile: Lamborghini Countach. È l’arma con cui Lamborghini sostituisce quell’autentica icona che è stata la Miura e sfida il gotha delle supercar a motore posteriore, come le Ferrari BB e De Tomaso Pantera (toh!, tutte italiane di nascita…).

Il mondo cerca di dare un’intonazione inglese al nome che invece di pronuncia “cuntàcc” ed è una parola in dialetto piemontese che vuol dire “accidenti” e che secondo varie versioni sarebbe scappata allo stesso Nuccio Bertone – o a qualcuno dei suoi – nel vedere la linea disegnata da Marcello Gandini. In effetti, anche a distanza di anni sarà quasi impossibile, guardandola, non lasciarsi scappare qualche esclamazione simile, visto che nei lunghi anni della sua presenza sul mercato (fino all’89) linea e prestazioni cresceranno in modo prepotente.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia

Al debutto come concept, che avviene nel ’71, la linea è invece pulitissima e caratterizzata dalla forma a cuneo, conservata nella lunga gestazione che porta fino alla produzione vera e propria soltanto tre anni più tardi, nel ’74. Dietro l’abitacolo, il primo V12 longitudinale ha una cubatura di 4 litri e 375 CV, ma crescerà fino a superare i 5 litri e i 450 CV dando vita ad una sportiva ricca di fascino anche se bisognosa di una certa esperienza alla guida.

Una curiosità è costituita dallo scenografico alettone a freccia, un’opzione che molti esemplari montano: non ha nessuna particolare utilità aerodinamica e si dice non piaccia troppo nemmeno alla stessa Lamborghini ma faccia letteralmente impazzire i clienti.

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