Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia 7

Gli Anni ’60 sono quelli del “miracolo economico”: il Paese cresce sotto tutti gli aspetti, c’è ottimismo, entusiasmo e voglia di benessere e a testimoniarlo, proprio nel 1960 esce quello che è considerato un po’ il manifesto del nuovo decennio, il film “La dolce vita”, di Federico Fellini, con Anita Ekberg e Marcello Mastroianni, che porta alla celebrità anche un altro simbolo della ripresa, benché a sole due ruote, come la Vespa.

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Ed è ancora una volta l’auto a simboleggiare meglio di ogni altra cosa questo trend: il parco circolante in Italia, che nel 1956 aveva a malapena raggiunto il milione di vetture, nel ’69 arriverà a superare i 9 milioni, una cifra destinata a raddoppiare ancora nei dieci anni successivi. Me non è soltanto il numero ad essere significativo: dopo le berline e le utilitarie che hanno portato le quattro ruote in casa degli italiani, questo è il periodo delle auto veloci, delle granturismo e delle spider.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Sessanta.

INDICE
 Jaguar E-Type
 Porsche 911
 Lamborghini Miura
 Alfa Romeo Spider
 Fiat 124

La migliore dimostrazione di quello che attende il mondo dell’auto in questo decennio arriva nella primavera del ’61 quando al Salone di Ginevra debutta la Jaguar E-Type ed è amore a prima vista più o meno per tutti: coupé dalle forme insolite e per questo affascinati, disegnata da Malcolm Sawyer insieme allo stesso fondatore della Casa, Sir William Lyons, ha un cofano lunghissimo, l’abitacolo arretrato e una coda arrotondata con un pratico portellone ed è la degna erede dell’affascinante serie XK del dopoguerra nata intorno al formidabile motore 6 cilindri bialbero.

Sulla “E” arriva nella sua veste migliore, con 3,8 litri e 265 CV, alloggiato su un telaio nuovo e raffinato e dotato di sospensioni posteriori indipendenti e freni a disco che sostengono prestazioni di prim’ordine tra cui una velocità di punta di 240 km/h.

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Neanche un mese più tardi arriva la spider, mentre tre anni dopo il motore sale di cilindrata, passando a 4,2 (più avanti la terza serie terrà anche a battesimo il primo V12 della Casa), mentre un nuovo cambio interamente sincronizzato rimedia al maggior difetto lamentato dalla clientela assieme all’abitabilità un po’ limitata.

Il prezzo non è certo per tutte le tasche, 4,3 milioni di lire, ma risulta notevolmente più basso delle granturismo dell’epoca con cui la E-Type si confronta alla pari, contribuendo alla popolarità di un’auto che nel nostro Paese rivelerà il “sigillo” venendo scelta per diventare l’auto del fascinoso ladro Diabolik nel fumetto di successo creato dalle sorelle Giussani nel ‘62.

Le auto destinate alla leggenda non arrivano soltanto dalla Gran Bretagna, anzi: appena due anni dopo la Jaguar E-type, anche la Germania sfodera uno dei suoi assi con la Porsche 911, ultima creazione di quella fucina di ingegneri di talento che è l’omonima famiglia. Ognuno dei Porsche, nelle tre generazioni che si sono avvicendate dall’inizio del secolo,  ha infatti la sua vettura-simbolo: per Ferdinand I è il Maggiolino nel ‘36, per Ferdinand Anton “Ferry” è la 356 lanciata subito dopo la guerra facendo debuttare i Porsche come costruttori, in sostituzione della quale all’inizio degli Anni ’60 Ferdinand Alexander “Butzi” Porsche crea appunto la 911. Coupé dalla caratteristica forma “a cucchiaio”, debutta alla fine del ’63 come 901, nome poi corretto in risposta alle obiezioni di Peugeot che aveva registrato tutte le sigle di tre cifre con lo zero al centro.

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Linea, motore 6 cilindri boxer (il primo è un due litri da 160 CV) montato a sbalzo sul posteriore sono le caratteristiche con cui attraverserà tutto il secolo mantenendo intatta l’impostazione di base e tutto il fascino,  proposta in innumerevoli varianti con potenza sempre maggiore.

Le sue rivali vanno dalle coupé tradizionali alle berlinette a motore centrale come la Dino Ferrari, con le quali si misura anche nel prezzo che è di oltre 22mila marchi tedeschi, anche se la sua particolare impostazione tecnica non è priva di difetti dinamici, come l’instabilità ad alte velocità dovute alla forma della carrozzeria. Ma il sasso è stato lanciato. Negli anni, con innumerevoli evoluzioni, Porsche riuscirà a fare di questa architettura imperfetta una vera pietra miliare dell’automobilismo.

Parlando di sportive da sogno e volendo restare in Italia, il primo pensiero va normalmente a Ferrari che a metà Anni ’60 è affermato sia in ambito sportivo che come costruttore di magnifiche granturismo. Eppure uno dei miti di quegli anni non arriva da Modena ma nasce poco distante, a Sant’Agata Bolognese, dove soli sue ani prima Ferruccio Lamborghini, stimato produttore di trattori, proprio a causa di un celebre diverbio con il  “Drake” di Maranello, ha iniziato a costruire auto sportive.

Ed è appena al secondo tentativo che l’azienda crea quello che sarà ricordato come il suo capolavoro, la Miura: splendida berlinetta a due posti, con motore V12 posteriore e trasversale, esordisce per la verità senza carrozzeria e senza nome, al Salone di Torino del ’65 dove la casa espone il telaio completo di meccanica, poi vestito dal giovane e talentuoso Marcello Gandini, in forze alla Bertone.

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La Miura che debutta “finita” nel ‘66 è un’auto potente e di carattere: con lei Ferruccio inizia a battezzare le auto con nomi ispirati al mondo delle corride, come del resto aveva fatto scegliendo un toro (il suo segno zodiacale) per il marchio della sua azienda. Come un toro si fa condurre con docilità ma può diventare impegnativa da domare una volta scatenato il suo motore di 4 litri e 350 CV, che diventeranno 370 e 385 sulle successive evoluzioni S ed SV, richiedendo sensibilità ed esperienza, anche se buona parte dei clienti, vip, attori e industriali, la sceglie per la sua immagine non scontata.

Averla non è facile, anzi, le richieste sono destinate a venir soddisfatte solo  in parte, con una produzione che rimarrà complessivamente sotto gli 800 esemplari. Il mito si costruisce anche così.

Il ’66 vede la nascita cdi quella che per oltre 30 anni e 4 generazioni (6 se consideriamo le due successive a trazione anteriore) diventerà la spider italiana per eccellenza e l’icona del marchio Alfa Romeo. Un modello longevo che evolverà la linea, sempre comunque opera di Pininfarina, e i motori conservando però invariata la base, derivata dall’altrettanto fortunata berlina Giulia del ‘62, e l’impostazione meccanica fino al ‘95.

Che sia un fenomeno popolare lo testimonia il modo in cui viene chiamata: la Casa la battezza semplicemente Spider mentre il pubblico le assegna ben due soprannomi il primo dei quali, “Duetto”, è il risultato di un concorso indetto dalla Casa stessa, sarà usato per designare tutta la dinastia .

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Il secondo , “Osso di seppia”, è invece riferito esplicitamente alla prima serie e si deve alla forma tondeggiante e affusolata della carrozzeria alle quali seguiranno la “Coda Tronca” del ’70, la “Aerodinamica” dell’83, e infine l’ultimo restyling dell’89, tutte con motori quattro cilindri da 1,3 a 2 litri e retrotreno  a ponte rigido.

Presenza destinata a diventare comune sulle strade per tre decenni, vanta ance parecchie comparsate cinematografiche, la prima e più nota nel film “Il laureato” del 1967 con Dustin Hoffman, che ne fa la più famosa spider italiana insieme alla Lancia Aurelia B24 guidata da Vittorio Gassman ne “Il sorpasso” pochi anni prima.

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia

Mentre i giovani italiani e americani sognano le coupé Jaguar e le spider Alfa Romeo, Fiat si preoccupa delle loro famiglie a cui propone in quello stesso ’66 una classica, rassicurante berlina. La 124 nasce proprio per soddisfare i bisogni della classe media ala ricerca di un’auto solida che sostituisca l’amata ma ormai un po’ obsoleta 1100 (la quale fa comunque in tempo a concedersi un’ultima serie con il modello R) con qualcosa di altrettanto familiare, appunto, ma più al passo con i tempi. Così è.

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Le forme sono semplici ma piacevoli, squadrate quanto basta da concedere pur con misure non sovrabbondanti, appena 4,03 metri di lunghezza per 1,63 di larghezza, una ampio abitacolo e un grande bagagliaio. Semplice ma concreta, la 124 è eletta Auto dell’anno 1967 e nuovo riferimento per il pubblico, che può sceglierla anche nella versione  Familiare propriamente detta, ovvero giardinetta, senza dimenticare le derivate Coupé e Spider (la seconda in particolare destinata a duna gloriosa carriera anche sportiva) e in breve tempo diventa la preferita dai tassisti, da enti pubblici, aziende ecc…

Non è tutto: mentre, ancora in Italia, il suo progetto viene sfruttato per creare l’ammiraglia 125, che è letteralmente una 124 di taglia un po’ più generosa, una serie di accordi internazionali ne avviano la produzione in vari paesi europei e non, dalle più celebri varianti Seat e Lada (che andrà avanti per decenni) ad altre meno note in Asia, Africa e America del Sud.

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Anni ’50: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni '50: le auto che hanno fatto la storia

La conquista delle libertà negli anni ’50 passa attraverso l’automobile. Gli sfarzi di due decenni prima sono un ricordo tra le macerie appena sgomberate dell’ultima guerra, ma sia nei paesi più toccati tra cui l’ltalia, sia in quelli dove il conflitto ha lasciato meno devastazione, la gente ha voglia di benessere.

Proprio l’auto non è vista come una semplice necessità, da soddisfare senza troppa attenzione a forma e contenuti, c’è infatti voglia di oggetti piacevoli, gratificanti per gli occhi e per il gusto del possesso che accompagna la ricostruzione sulla strada verso il miracolo economico.

E non vale solo per il pubblico più abbiente, anche per quello con meno possibilità ma comunque desideroso di qualcosa in grado di appagarlo, un’ambizione che proprio a metà degli anni 50 inizia ad essere finalmente soddisfatto.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Cinquanta.

INDICE
 Mercedes 300 SL
 Alfa Romeo Giulietta
 Citroen DS
 Fiat 500
 Mini

Il 1954 è l’anno della Mercedes 300 SL. Basta guardarla per accorgersi che non è un’auto come le altre. Le portiere che si aprono verticalmente, dall’inconfondibile andamento che le vale il soprannome Gullwing, “ala di gabbiano”, derivano da un’esigenza tecnica, quella di rivestire un telaio a traliccio tubolare derivato da quello delle SLR da corsa.

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Anche il motore a 6 cilindri in linea da 3 litri è destinato a fare la storia: deriva da quello utilizzato sull’ammiraglia 300, ma con in più l’iniezione diretta, usata per la prima volta su un’auto stradale, che gli permette di sprigionare 215 CV, ed è montato nel cofano leggermente ruotato per contribuire a tenere bassa la linea del cofano.

Le prestazioni sono notevoli, così come è notevole la possibilità di determinarle scegliendo il rapporto al ponte tra 5 differenti coppie coniche, altra caratteristica che l’accomuna ad un’auto da corsa. La velocità massima può quindi andare dai 220 km/h per chi sceglie la soluzione più “corta “ e reattiva, e fino a 250 km/h per chi invece privilegia l’allungo.

I punti deboli sono principalmente due, un retrotreno un po’ scorbutico malgrado il differenziale autobloccante ZF,  e un accesso all’abitacolo piuttosto complicato specie per il pubblico non giovanissimo che può permettersi di spendere i circa 30-32.000 marchi (poco meno del doppio della più tranquilla ma già esclusiva 190 SL introdotta nel ‘55) necessari ad acquistarla. A entrambi i difetti si pone rimedio nel ’57 trasformando la 300 SL in Roadster con porte convenzionali e telaio modificato e dotando il ponte posteriore a semiassi oscillanti di una molla centrale.

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Nella primavera del 1955 in Italia esordisce l’attesa Alfa Romeo Giulietta, una berlina che contrariamente alle abitudine, causa qualche ritardo nello sviluppo si è fatta precedere dalla riuscitissima Coupé Sprint. Il che non rappresenta un limite al suo successo, anzi: lunga appena 4 metri e con un peso di soli 900 kg, la Giulietta è la prima berlina compatta Alfa, spinta da un vivace 1.3 da 50 CV destinati ad aumentare nelle evoluzioni successive fino a toccare i 74 con l’ultima TI, capace di raggiungere i 155 km/h.

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La carrozzeria, pur sportiva, non tralascia gli elementi più alla moda come le cromature e le pinne posteriori, inizialmente appena accennate e poi enfatizzate sulla seconda serie del ’59. La Giulietta concretizza i sogni di molti italiani, offrendo una vettura agile e veloce ma con quattro porte, un abitacolo comodo, un bagagliaio spazioso e, ciliegina sula torta, un prezzo relativamente accessibile per chi ha negli occhi e nelle orecchie le glorie delle Alfa d’anteguerra.

Pochi mesi dopo, al Salone di Parigi del  ’55 la scena è tutta per la Citroen DS: se il suo destino è diventare un’icona, capace di apparire come un’oggetto fuori dal tempo anche molti decenni dopo, è merito di chi l’ha disegnata: l’estro di Flaminio Bertoni, artista puro prestato al mondo dell’auto e capace di concepire la forma senza preoccuparsi troppo dei vincoli tecnici, ha determinato una linea quasi aeronautica.

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A farla entrare nella storia sarà però anche la genialità di alcune soluzioni tecniche sviluppate al solo scopo di posizionarla tra le vetture di prestigio, diversamente dalla 2CV, uscita nel ’48 con una missione più popolare. Il più celebre è la sospensione idropneumatica, che la rende confortevole sugli ostacoli dandole anche stabilità, tenuta di strada e la possibilità di variare l’altezza da terra. Un telaio talmente versatile da consentire l’impiego di questa vettura anche nelle competizioni tra le quali è annoverata anche una storica partecipazione al rally di Montecarlo del ’56 con vittoria di classe.

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Il suo punto debole, oltre ad un dondolio non gradito a tutti, è il motore: non perché il 1.9 a 4 cilindri dell’esordio, ereditato dalla Traction Avant, sia inadeguato, ma perché appare l’unico elemento convenzionale in una vettura innovativa sotto tutti gli aspetti, un gap causato da problemi di sviluppo del 6 cilindri boxer inizialmente previsto.

E se è vero che la 600 a partire dal ’55 ha motorizzato l’Italia, si più dire che la Fiat 500, lanciata appena due anni dopo, debba riuscire nell’intento di motorizzare gli italiani, soprattutto i più giovani. Con lei, grazie all’inventiva di Dante Giacosa, si realizza il sogno di una vetturetta “minima” a cui i dirigenti Fiat pensavano già da parecchio.

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Lunga appena tre metri, spinta da un piccolo ma inesauribile motore due cilindri da 499 cc raffreddato ad aria con 13 CV, diventerà per moltissimi italiani “la macchina”, in grado di accogliere intere famiglie con bagagli e percorrere pazientemente l’Italia intera negli esodi vacanzieri, diventando anche un’arma nella competizioni su strada e pista grazie alle elaborazioni di specialisti come Abarth e Giannini.

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Eppure, subito non entusiasma: per il prezzo di 490.000 lire, l’equivalente di un anno di stipendio di un operaio tredicesima compresa, è giudicata troppo spartana, con accessori, e comandi ridotti al minimo, poco rifinita e poco potente (tocca a malapena gli 85 km/h), tanto che la casa deve prendere provvedimenti pochi mesi dopo il lancio, abbassando il prezzo, rinvigorendo il motore fino a 15 CV e proponendo una variante meglio accessoriata a cui seguiranno nel decennio successivo le popolarissime F ed L.

Negli Anni ’90, a 15 anni dall’uscita, sarà onorata da una prima erede anche se molto differente, mentre il revival vero e proprio arriverà nel 2007.

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La risposta inglese alla 500 si chiama Mini ed è frutto della matita di Alec Issigonis, un altro ingegnere capace di coniugare innovazione ed economia con un talento per l’economia.

A volere a tutti i costi un’auto piccole ma “vera” in questi anni è nientemeno che i presidente della BMC, infastidito dalla moltitudine di microcar e bubble car che popolano l’Inghilterra dopo il conflitto, e la vetturetta che arriva nel ’59, oltre ad essere a tutti gli effetti un’auto pratica e persino spaziosa, presenta anche la novità della trazione anteriore, soluzione ancora in gran parte inedita. Issigonis la adopera per ottimizzare lo spazio e semplificare la meccanica, che prevede anche un’unica coppa per motore (un 4 cilindri di 848 cc e circa 35 CV) e cambio che sono lubrificati dal medesimo olio.

Anni '50: 5 auto che hanno fatto la storia

La Mini debutta con due marchi e due nomi, venduta come Austin Seven e Morris Mini Minor, e diventa l’utilitaria preferita dalle signore inglesi. Almeno fino a che un certo John Cooper non inizierà a metterci le mani sopra, realizzando le celeberrime versioni elaborate 1.0, 1.1 e 1.3 S, quest’ultima capace di vincere ben quattro Rally di Montecarlo, uno dei quali (quello del ’66) revocato per colpa dei fari supplementari non omologati…

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La sua carriera proseguirà praticamente senza interruzioni, con il passaggio di Mini a vero e proprio brande una dinastia moderna sviluppata sotto BMW che prenderà il posto della classica all’inizio del nuovo millennio.

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Audi A3 Sportback: tutte le informazioni sulla quarta generazione

Audi A3 Sportback: la quarta generazione è servita 3

Era tra le auto più attese del 2020. La nuova Audi A3 Sportback sarebbe stata tra le protagoniste di Ginevra ma, con il Salone annullato a pochi giorni dall’apertura dei cancelli, per ora ci si deve accontentare di vederla da lontano.

INDICE
 Esterni
 Interni
 Motorizzazioni

La nuova compatta della Casa di Ingolstadt cambia in modo evidente e punta dritta verso una sportività quasi senza compromessi. L’auto, dal punto di vista estetico ha linee nette e muscoli ben in vista. Davanti sfoggia una mascherina enorme, che lascia spazio solo ai fari (ora, optional, anche a matrice di Led) e a due vistose prese d’aria con cornice satinata. È la fiancata, però, ad introdurre le novità più di rilievo, con un gioco di superfici concave e convesse che dai passaruota corrono lungo la portiera donando grande dinamismo.

Audi A3 Sportback: la quarta generazione è servita 5

Salendo a bordo, addirittura, la nuova Audi A3 Sportback ricorda nelle forme e nei rivestimenti la Lamborghini Urus. Non è un’esagerazione. I rimandi stilistici sono molti, dalle bocchette del’aria alle linee degli interni porta. Colpisce, in generale, l’impostazione spiccatamente driver oriented di schermi e comandi,  una scelta che mira a massimizzare il coinvolgimento alla guida.

Audi A3 Sportback: la quarta generazione è servita 7

Tra gli elementi  che più saltano all’occhio c’è la leva del cambio automatico: con la trasmissione shift-by-wire (la stessa della Volkswagen Golf 8), infatti, la classica leva lascia il posto a un selettore ben più piccolo. Da sottolineare, guardando l’abitacolo, la qualità e la cura con cui l’auto è stata progettata e assemblata. A un primo sguardo la nuova Segmento C della Casa dei Quattro Anelli rasenta la perfezione.

Nata sulla piattaforma MQB evoluta, l’auto dal punto di vista meccanico è spinta da moderne motorizzazioni diesel, benzina e metano, anche con varianti mild hybrid a 48 Volt e ibride plug-in. Per i benzina si parte con la 30 TFSI, spinta dal 1.0 da 110 CV e si arriva per 35 TFSI (1.5 da 150 CV), disponibile anche nella variante ibrida. Tra i Diesel ci sono 30, 35 e 40 TDI, tutte 2.0 con potenze rispettivamente di 116, 150 e 190 CV, quest’ultima solo integrale).

Il metano è affidato alla 1.5 da 131 CV, la plug-in invece, come la Golf, adotta il 1.4 TFSI da 204 o 245 CV. In futuro ci sarà ancora la S3: sportivissima spinta da un 2.0 TFSi da 310 CV. L’auto, che sarà prodotta con la sola carrozzeria 5 porte, è attesa nelle concessionarie a partire dall’estate.

 

Supercar elettriche: quali sono i prezzi e i modelli in commercio?

SF90 Stradale è la prima Ferrari ibrida

di ALESSIO MACALUSO, Giornalista

Per molti sembrerà un’eresia, ma se il mondo dell’automotive va verso l’elettrico con lui ci finirà anche il mondo sportivo. E non parliamo solo della nascente e sempre più seguita Formula E, ma anche di una vera e propria gamma di modelli destinati al pubblico privato dalle prestazioni tipicamente sportive, ma a zero emissioni – o quasi.

A quale idea è quindi doveroso iniziare ad abituarsi? A quella di una Ferrari elettrica – perché no? La supercar elettrica da 1.000 CV del resto è già pronta ed è evidente come a Maranello abbiano intrapreso un cammino per scaglioni prima di arrivare ad un modello con una spina al posto di un serbatoio. Se non altro per non traumatizzare gli appassionati della casa del cavallino.

Poi, a dirla tutta, senza guardare a concept più o meno irraggiungibili, di auto elettriche supercar o ibride pronte all’uso, praticamente in listino – già ce ne sono. Vedi la “fresca fresca” Porsche Taycan appena presentata. Oppure, non con una supercar a tutti gli effetti – ma quasi – potremmo citare i tedeschi di BMW che con la i8 hanno ben saputo dare la propria interpretazione di auto sportiva ibrida. Vediamo allora a che punto siamo con la tecnologia elettrica e ibrida a bordo delle auto sportive, tra modelli già in vendita e altri che verranno – presto o tardi.

INDICE
 BMW i8
 Honda NSX
Porsche Taycan
Tesla Model Roaster
Ferrari SF90 Stradale

E iniziamo proprio con la BMW i8, tra le prime vetture sportive elettrificate finite in listino. A muovere la bella supercar BMW ci pensa un motore termico da 1,5 litri di cilindrata e 231 CV che lavora in combinazione con un elettrico da 131 unità. Il termico muove le ruote posteriore, l’elettrico lavora per quelle anteriori rendendo di fatto la BMW i8 una sportiva da 374 CV a trazione integrale.

La velocità massima non è da Supercar, ma i 250 Km/h sono senz’altro tanti se pensiamo di avere a che fare con un’auto ibrida. Facendo “i bravi” – cioè non andando oltre una massima di 120 orari – è anche possibile viaggiare per 37 Km a emissioni zero con la sola trazione elettrica anteriore. Il prezzo è stato fissato dal quartier generale della casa tedesca poco a quota 150.100 euro.

bmw i8 usate
bmw i8 usate

Anche con la Honda NSX parliamo di auto sportiva ibrida, ma in questo caso i numeri possono essere elevati a quelli del rango di supercar purosangue. Merito dell’opera, a dir poco meticolosa, dei tecnici nipponici – capaci di piazzare sotto la carrozzeria della loro sportiva per eccellenza un motore termico e ben tre unità elettriche.

Per la parte termica abbiamo a che fare con un benzina da 3,5 litri di cilindrata – per il capitolo elettrico ci sono invece due unità posizionate sulle ruote anteriori da 37 CV ciascuna e una da 48 CV posizionata in mezzo, praticamente sull’albero di trasmissione.

La combinazione di questo “Ben di Dio” ci regala una potenza complessiva di 581 CV per una coppia massima di 641 Nm. E se qualcuno crede che le batterie agli ioni di litio, quelle che per intenderci portano il peso complessivo della nuova Honda NSX a ben 1,8 tonnellate – possano inficiare i risultati in termini di prestazioni: beh, si sbaglia di grosso.

Scheda tecnica alla mano si parla infatti di una velocità massima di 308 Km/h “passanti” da un’accelerazione da 0 a 100 Km/h chiusa in meno di 3 secondi. Il prezzo sembra quasi “accessibile” considerate le prestazioni mozzafiato di cui è capace questo mostro: listino da 201.000 Euro.

Su sponda Porsche parliamo invece la lingua dell’auto elettrica sportiva pura con l’ultima arrivata battezzata Taycan. Di fatto il modello che apre le danze per la casa tedesca nel segmento delle elettriche al 100%. Per lei avremo tre versioni, con doppie cavallerie ed altrettanti prezzi. Una Porsche Taycan Turbo ed una Porsche Taycan Turbo S – rispettivamente con potenze di 680 e ben 761 CV ed un listino che spazia dai 156 e i 190 mila euro, ed una Porsche Taycan 4S versione di partenza della gamma con un cartellino del prezzo di 111.636 euro.

Entrambe sono in grado di esprimere una coppia di oltre 1.000 Nm così come non cambia tra le due varianti la velocità massima, attestata sui 260 Km/h. Più tangibili le differenze quando invece si parla di accelerazione, almeno per il “classico 0-100” chiuso in 3,2 secondi a bordo della Turbo o in 2,8 secondi con la gemella “S”. Numeri chiaramente da torcicollo che rischia di farsi anche più doloroso se si vuole schizzare da fermi a 200 Km/h, con il dato fissato per entrambe sugli appena 9,8 secondi.

Se il patron di Tesla manterrà la promessa la Model Roadster vedrà davvero la luce con il prossimo anno. Di fatto parliamo della seconda sportiva autentica del marchio USA, anche se questa Tesla Roadster si annuncia come una sportiva decisamente esagerata, basta guardare i numeri per capirlo.

Sempre che questi vengano confermati poi dai fatti, la scheda narra una bellissima e avvincente storia di un’accelerazione da 0 a 100 Km/h “evasa” in soli 2 secondi per una velocità massima di 400 Km/h. Già, il tutto condito da un’autonomia di almeno 1.000 Km. Se si tratti di fantascienza o meno lo scopriremo a breve, e anche se è davvero difficile credere a questi numeri, augurarsi che siano reali, fosse anche solo in parte – resta il sogno più bello.

L’elettrificazione a Maranello l’aveva portata la FerrariLaFerrari”, in un originale gioco di parole fatto di ripetizioni. La Ferrari SF90 Stradale di oggi sfoggia invece la tecnologia plug-in ibrida, permettendo ad una “rossa” per antonomasia di percorrere quasi 30 Km senza emettere un solo rumore. Eresia? Sì, ma figlia del tempo che cambia.

Opporsi sarebbe come far la guerra all’arte moderna lasciandoci in adorazione di un Raffaello che non tornerà più. Così la proposta PHEV modenese racconta di un benzina V8 biturbo da 4.000 cc di cilindrata e 780 CV di potenza. Termico ed elettrico assieme fanno cifra tonda, con una cavalleria di ben 1.000 unità. L’accelerazione è ancora più bruciante che sulle classiche auto sportive e lo 0-100 Km/h viene coperto in appena 2,5 secondi. Impressionante anche il cartellino del prezzo che parte da 427.930 euro.

 

Volkswagen Touareg V8 TDI: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Volkswagen Touareg TDI V8: massima potenza grazie al super diesel

Il Touareg è il SUV più grande di casa Volkswagen. In quanto modello di punta, quindi, non poteva mancare dal listino un motore dalle caratteristiche uniche rispetto agli altri in listino, in grado di donare un tocco di esclusività in più al SUV tedesco. La gamma del nuovo Touareg si allarga così con l’ingresso a listino della variante V8 TDI.

Si tratta della versione più potente disponibile, alimentata, appunto, da un propulsore Diesel a otto cilindri in grado di sviluppare una potenza massima di 421 CV e ben 900 Nm di coppia già a partire da appena 1.000 giri. Un motore in grado di assicurare prestazioni di rilievo, rispettando naturalmente la vigente normativa Euro 6d-TEMP.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Volkswagen Touareg V8 TDI:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio min. 810 litri
 Alimentazioni Diesel
 Classe Euro 6D-Temp
 Cv/kW  421/310
 Prezzo (da) 97.700€

 

INDICE
 Dimensioni
 Interni 
 Esterni 
 Motorizzazioni
 Configuratore
 Prezzi

Nessuna differenza estetica per la variante più potente della Volkswagen Touareg. Il V8 TDI, infatti, si distingue dalle altre versioni a listino unicamente sotto il profilo tecnico. La dimensioni restano le stesse: 4,88 metri  di lunghezza, 1,98 metri di larghezza e 1,72 metri di altezza.

Volkswagen Touareg TDI V8: massima potenza grazie al super diesel

A proporzioni esterne tanto generose, corrispondono spazi interni altrettanto generosi. All’interno del Touareg V8 TDI trovano comodamente posto fino a 5 persone. Anche dietro si viaggia in souplesse e il bagagliaio, in configurazione standard, assicura una capienza di ben  810 litri .

Dimensioni
Lunghezza 4.880 mm
Larghezza 1.980 mm
Altezza 1.720 mm
Passo 2.904 mm

Gli interni del nuovo Touareg V8 TDI, così come di tutti gli altri Touareg a listino, sono un tripudio di tecnologia. Il passo avanti rispetto alla precedente generazione è notevole e trova la sua massima espressione nel grande schermo del sistema di infotainment al centro della plancia che raggiunge una diagonale di ben 15 pollici. Questo, oltre alle varie funzioni del sistema multimediale e del navigatore, accoglie anche tutte le funzioni del sistema di climatizzazione eliminando, di conseguenza, quasi tutti i tasti fisici dalla plancia.

Accanto al grande schermo del sistema di infotainment, poi, sul Volkswagen Touareg trova posto anche l’Innovision Cockpit, la strumentazione digitale con Active Info Display da 12,3 pollici con grafica personalizzabile.

Volkswagen Touareg TDI V8: massima potenza grazie al super diesel

 

Da vera ammiraglia, ovviamente, anche la scelta di materiali, oltre a quella dei tanti inserti tra i quali è possibile scegliere per personalizzare gli interni della propria Touareg. Tanti poi i sistemi di assistenza alla guida disponibili, tra i quali spicca il cruise control adattivo con assistenza alla guida in colonna fino a 60 km/h e il sistema di assistenza all’attraversamento degli incroci, in grado di monitorare il traffico trasversale. A questi, poi, si somma anche il Nightvision, che trasmette le immagini catturate da una telecamera a infrarossi sullo schermo del quadro strumenti per aumentare la visibilità.

A migliorare la dinamica della nuova Volkswagen Touareg V8 poi, provvedono le quattro ruote sterzanti attive e il sistema di gestione attivo del rollio che “sostiene” maggiormente l’auto in curva, evitando il coricamento altrimenti inevitabile per un’auto che ferma l’ago della bilancia oltre le 2 tonnellate.

volkswagen touareg usate
volkswagen touareg usate

Come le dimensioni, così anche lo stile della Touareg V8 TDI resta identico a quello delle altre Touareg in gamma. I designer tedeschi, nel tracciare le linee del loro SUV più grande a listino, si sono ispirati ai gusti della clientela cinese ai quali è principalmente dedicato il modello.

Volkswagen Touareg TDI V8: massima potenza grazie al super diesel

Davanti, infatti, a farla da padrona è la grande calandra con elementi cromati che include anche i gruppi ottici con tecnologia Led Matrix, capace di modificare il proprio fascio di luce in base alle condizioni del traffico che circonda la vettura. Dietro, invece, i fari si assottigliano rispetto alla precedente generazione e anch’essi sfruttano la moderna tecnologia Led.

Unica motorizzazione per il Touareg più potente a listino è il V8 TDI. Si tratta di un’unità dalla cubatura di 4 litri capace di sviluppare una potenza di 421 CV 3.500 e 5.000 giri al minuto e una coppia di ben 900 Nm già disponibili a partire da appena 1.000 giri.

Nonostante i tanti chili che è costretta a portarsi dietro, per raggiungere i 100 km/h con partenza da fermo le bastano 4,9 secondi, mentre la velocità massima è autolimitata a 250 km/h.

volkswagen touareg usate
volkswagen touareg usate

La nuova Touareg V8 TDI è disponibile in un unico allestimento:

  • Advanced: la versione top di gamma offre di serie Climatronic a 4 zone, Controllo automatico della velocità, Park Pilot, Radio DAB+, Telecamera multifunzionale, Cerchi in lega “Osorno” 8 J x 19”, Cristalli posteriori oscurati, Mancorrenti cromati, Specchietti retrovisori esterni regolabili e riscaldabili elettricamente, Bracciolo anteriore, Sedile guida regolabile in altezza, Adaptive Cruise Control, Fatigue Detection, Front Assist, Lane Assist, Riconoscimento segnale stradale, App – Connect, Connectivity Pack, Easy Open / Close Pack, Elegance Pack, Interni in palle “Vienna” con sedili Top Comfort, Navigatore satellitare “Discovery Premium”, Memory Pack.

 

Di seguito ecco il listino prezzi della Volkswagen Touareg  V8 TDI aggiornato al 2020:

Volkswagen Touareg Prezzi
Touareg 4.0 V8 TDI Advanced 97.700

 

volkswagen touareg usate
volkswagen touareg usate

FIAT 500L Metano: prezzo, dimensioni e caratteristiche

FIAT 500L Metano

La Fiat 500 L twinair si propone come una vettura adatta a chi non vuole cedere alla moda dei SUV e dei crossover ma necessita ugualmente di un’auto spaziosa e sfiziosa. Lo stile richiama la “sorellina” 500, mentre la gamma motori prevede una economica versione a metano ideale per tenere sotto controllo i costi di gestione.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Fiat 500 L:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 412/1480
 Alimentazioni Benzina/Diesel
 Classe Euro 6D Temp
 Cv/kW (da) da 95/70
 Prezzo (da) da 6.900 Euro (USATO)

auto metano usate

auto metano usate

INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motorizzazione
Configuratore
Consumi
Prezzo
Opinioni

Grazie ai suoi 4 metri e 24 centimetri di lunghezza la Fiat 500L a metano si dimostra una vettura ideale sia nella guida cittadina che nei tragitti autostradali. Il passo di 2612 mm regala una buona abitabilità interna anche ai passeggeri posteriori.

Dimensioni
Lunghezza 4.240 mm
Larghezza 1.780 mm
Altezza 1.660 mm
Passo 2.612 mm

auto metano usate

auto metano usate

La Fiat 500 L a metano presenta un look tipicamente 500 ma elaborato nelle dimensioni. Il frontale, infatti, richiama quanto già visto sulla citycar grazie alla presenza della doppia fanaleria tondeggiante che regala un aspetto simpatico alla vettura, mentre la fiancata si discosta dalla sorella minore grazie alla presenza delle portiere posteriori e di passaruota squadrati e ben evidenziati. L’ampio portellone posteriore, infine, è abbracciato da fari dal design quadrangolare che “invadono” anche la fiancata.

Gli interni della Fiat 500 L metano si caratterizzano per la fascia in plastica della plancia in tinta con la carrozzeria. Il cruscotto è diviso in tre elementi circolari, con quello centrale riservato al computer di bordo, mentre al centro della plancia è presente il monitor riservato al sistema di infotainment UConnet compatibile con Apple CarPlay ed Android Auto.

La Fiat 500L Mirror 0.9 TwinAir Turbo 80cv Natural Power, spinta dal bicilindrico Twinair da 0,9 litri (875 cc.) turbo, propone la doppia alimentazione Metano-Benzina che consente di viaggiare comodi in cinque senza inquinare troppo e anche risparmiando sul pieno.

La guida è piacevole e il cambio a 6 rapporti consente una guida briosa sia nel concitato traffico cittadino che negli spostamenti in autostrada dove si apprezzano molto le marce lunghe. La ripresa è buona anche con il rapporto alto.

La Fiat 500 L Twinair non è più disponibile nel listino del nuovo, mentre numerose offerte possono essere trovate sul mercato dell’usato.

La versione da noi utilizzata aveva anche una ricca dotazione opzionale come il Pack City che comprende gli specchi retrovisori richiudibili elettricamente, i sensori di parcheggio e la sempre utilissima telecamera posteriore. Il Pack sedili Anteriori, poi, ci ha permesso la regolazione lombare sia per il guidatore che per il passeggero, e la regolazione in altezza anche per il passeggero. Fari automatici e sensore pioggia; alzacristalli elettrici posteriori con funzione antipizzicamento; Organizer vano di carico (Cargo Magic Space); specchietto di sorveglianza bambini e il climatizzatore automatico.

sta_anchor id=”fiat-500l-metano-consumi” unsan=”fiat-500l-metano-consumi”]Fiat 500 L metano: Consumi[/sta_anchor]

La potenza di 80 cavalli sprigionata dal TwinAir turbo permette alla versione Mirror a sei marce da noi testata di raggiungere una velocità massima di 163 chilometri orari con un consumo medio di 5,9 litri per 100 chilometri e con emissioni di CO2 che dai 137 Gr/Km nell’utilizzo della benzina scendono a 105 se è il Metano a farlo funzionare.

sta_anchor id=”fiat-500l-metano-prezzi” unsan=”fiat-500l-metano-prezzo”]Fiat 500 L metano: Prezzo[/sta_anchor]

Come anticipato, la Fiat 500 L a metano non è più presente nei listini della Casa. Chi fosse ugualmente interessato all’acquisto della vettura può comunque consultare le numerose offerte presenti su automobile.it. I prezzi per la Fiat 500 L metano usata partono da 6.900 euro, mentre cercando tra le Km 0 i prezzi partono da 17.400 euro.

fiat 500L usate
fiat 500L usate

sta_anchor id=”fiat-500l-metano-opinioni” unsan=”fiat-500l-metano-opinioni”]Fiat 500 L metano: Opinioni[/sta_anchor]

Le Fiat 500 L a metano prodotte nel mese di luglio 2013 sono state oggetto di una campagna di richiamo per verificare il corretto serraggio della tubazione di raccordo del riduttore di pressione ed evitare il pericolo di fughe di metano. I proprietari hanno comunque apprezzato i consumi contenuti ed il motore adeguato alla massa della vettura, anche se l’autonomia a metano di poco superiore ai 300 Km non ha pienamente soddisfatto chi è costretto a percorrere parecchia strada.

Comprare un’auto a metano può rivelarsi una scelta davvero ecosotenibile e, conveniente, sopratutto se si guarda all’usato. Per guidarti al meglio nell’acquisto,  abbiamo realizzato una classifica delle 10 auto a metano usate più cercate dagli Italiani.

Meglio GPL o metano? Differenze e vantaggi delle due alimentazioni 3

 

BMW ibrida: ecco tutti i modelli

BMW ibrida

L’elettrificazione del mondo automotive prosegue ormai senza sosta, ma in attesa che tutti i marchi abbiano in listino almeno un modello a zero emissioni è possibile scovare numerose auto ibride. Tra i costruttori che propongono modelli dotati di motore termico unito a quello elettrico c’è anche la BMW. Scopriamo qual è la migliore BMW ibrida presente in commercio.

INDICE
BMW ibride
BMW X1 ibrida
BMW X2 ibrida
BMW X3 ibrida
BMW ibrida: prezzo

La Casa tedesca aveva anticipato i tempi e già nel 2015 aveva messo in commercio la prima BMW ibrida, la i8.

Con quest’auto il costruttore di Monaco ha voluto dimostrare tutte le sue capacità ingegneristiche nel campo delle supercar dotando la vettura di scocca in fibra di carbonio per diminuire il peso complessivo ed aumentare la rigidità strutturale, e di un inedito motore tre cilindri turbo accoppiato ad una unità elettrica.

La vettura, infatti, è una vera e propria BMW ibrida grazie alla presenza di un motore elettrico sincrono dalla potenza di 131 CV con 250 Nm di coppia abbinato ad un propulsore tre cilindri da 1.5 litri ad iniezione diretta dalla potenza di 231 CV e 320 Nm di coppia.

La BMW i8 esprime così un totale di 362 CV e 570 Nm ed è in grado di raggiungere i 250 Km/h autolimitati e di bruciare lo 0-100 Km/h in appena 4,4 secondi.

Grazie alla presenza di una  batteria al litio da 7,2 kWh, la BMW ibrida può percorrere una distanza di 37 km in modalità puramente elettrica, mentre con il motore termico attivo l’autonomia dichiarata è di ben 500 km.

E’ uno dei modelli più apprezzati della Casa tedesca ed in occasione del restyling del 2019 è stata annunciata la nuova motorizzazione che l’ha resa anche una vera e propria BMW ibrida. Stiamo parlando della BMW X1, il SUV compatto che nel corso del 2020 sarà in vendita anche con motorizzazione plug-in.

La BMW X1 ibrida non subisce mutazioni nel design. Il frontale rimane muscoloso grazie ad un ampio doppio rene cinto da fai a led dal design decisamente aggressivo e ad un paraurti particolarmente elaborato, mentre altrettanto aggressivo è anche il design del posteriore che sottolinea la vocazione sportiva della vettura.

La vera novità della BMW X1 è data dalla motorizzazione ibrida plug-in. Il motore termico utilizzato è il 1.5 litri 3 cilindri turbo da 125 CV, mentre l’unità elettrica, posizionata sull’asse posteriore, sviluppa una potenza complessiva di 95 cavalli.

La presenza del motore elettrico sull’asse posteriore consente alla BMW ibrida di poter utilizzare la trazione integrale senza la necessità di sfruttare un albero di trasmissione ma affidando tutte le decisioni all’elettronica della vettura.

La potenza complessiva della BMW X1 ibrida è di ben 220 CV ed i consumi dichiarati sono davvero contenuti, 2,1 litri per 100 Km. In modalità elettrica la BMW ibrida percorre circa 57 Km.

La BMW X2 condivide la meccanica con la X1, ma rispetto alla sorella maggiore presenta delle dimensioni leggermente ridotte che le conferiscono un’immagine più sportiva. L’altezza, infatti, si riduce di 7 centimetri, mentre la lunghezza diminuisce di 8.

Così come per la BMW X1, anche per la BMW X2 il 2020 sarà l’anno dell’elettrificazione. Il crossover tedesco, infatti, potrà fregiarsi della denominazione di BMW ibrida grazie al suo propulsore termico da 1.5 litri abbinato ad una unità elettrica da 95 CV.

La potenza della BMW X2 ibrida è la stessa prevista per la X1, 220 CV, così come identica è l’autonomia dichiarata dalla Casa tedesca in modalità 100% elettrica, 57 Km.

Per quel che riguarda i tempi di ricarica, questi variano da 3 ore, utilizzando il Wallbox BMW i, a quasi 5 ore collegando l’auto alla presa domestica da 230 Volt.

Anche un cavallo di battaglia della Casa tedesca come la BMW X3 vedrà la propria gamma elettrificata. Il SUV tedesco, infatti, sarà proposto anche in versione ibrida.

Prodotta negli stabilimenti statunitensi, la BMW X3 ibrida non si differenzia nelle linee rispetto alla versione dotata di motore tradizionale. E’ invece sotto il cofano che cambia tutto. Il motore benzina 4 cilindri da 2.0 litri viene infatti supportato da una unità elettrica da 109 CV per una potenza complessiva di 292 cavalli.

La velocità complessiva dellaBMW ibrida è di 210 Km/h, mentre lo 0-100 viene coperto in appena 6,1 secondi. Se si sceglie di viaggiare in modalità 100 % elettrica l’autonomia dichiarata dalla Casa è di 46 Km, mentre i consumi medi previsti sono di 2,4 litri di carburante per 100 Km.

La BMW X3 ibrida è l’unica al momento presente nel listino del costruttore tedesco ed il prezzo di partenza della BMW ibrida xDrive30e è di 58.900 euro per l’allestimento base per poi arrivare a 67.400 euro per la versione nell’allestimento MSport.

Nessuna comunicazione, invece, in merito a prezzi della BMW X1 ibridae della BMW X2 ibrida che saranno inserite nel listino nel corso del 2020.

 

BMW Serie 1: nata per essere la numero… 1

BMW Serie 1 2011

Per i costruttori Premium, il segmento C è quasi sempre l’entry Level, anche se va detto che la maggior parte di loro ci ha messo un po’ ad entrarci. BMW lo aveva approcciato timidamente con due generazioni di Serie 3 Compact, prima di realizzare la sua prima vera compatta con la BMW Serie 1. Che quando è uscita, nel 2003, era anche l’unica a trazione posteriore, un primato mantenuto per le prime due generazioni prima di cedere allo schema “tuttoavanti” con l’attuale, in commercio dal 2019.

Derivata solo in parte dalla Serie 3, la BMW Serie 1 al debutto si presentava come una due volumi dalle forme un po’ tozze e dal design forse più riuscito nel posteriore che non nel frontale, cosa che comunque non ne ha limitato il successo.

Lunga 4,22 metri, offriva spazi e abitabilità adeguati anche se non abbondanti, “difetto” anche questo perdonabile ad un modello che di fatto rendeva accessibile l’ambito brand dell’Elica ad un pubblico assai più vasto.

INDICE
 BMW Serie 1 E87 (2004-2013)
 BMW Serie 1 F20 (2011)
 BMW Serie 1 F40 (2019)

bmw serie 1 usate
bmw serie 1 usate

All’inizio, l’offerta dei motori della BMW Serie 1 si è articolata su 4 cilindri a benzina e gasolio, tutti piuttosto raffinati anche se nel periodo di massimo splendore dei Diesel è ai secondi che è andato il grosso delle preferenze. Il tutto anche grazie agli sforzi della Casa che ha mantenuto i suoi propulsori sempre un passo avanti per prestazioni e avanguardia tecnologica, preoccupandosi di adeguare tempestivamente, e spesso anche in anticipo, alle normative ambientali, tanto che a metà 2007 l’intera gamma turbodiesel era già dotata di filtro anti particolato.

Anche per questo, il mercato dell’usato pullula di Serie 1 118d e 120d, entrambe basate sullo stesso propulsore da 2 litri ma rispettivamente con 122 e 163 CV, potenze destinate a crescere nel tempo. Non economica, con il prezzo base che al debutto si attestava poco sotto i 24.000€ per la 116i Eletta a benzina, oggi la Serie 1 E87 si trova facilmente nelle già citate versioni turbodiesel a prezzi che vanno dai 4.000 ai 6.000€, anche se i chilometraggi non scendono quasi mai sotto i 120.000 km e spesso superano i 200.000.

Meno gettonati, almeno all’inizio i modelli “base” 116i e 116d, entrambi da… 116 CV, che come tutti i modelli d’accesso dei modelli “aspirazionali”, tendeva ad essere un po’ ignorata (al  punto che se ne trovano poche e quelle meglio conservate costano sui 6.000 euro come le più potenti a gasolio).

Idem per gli allestimenti della BMW Serie 1: dei tre livelli proposti, Eletta, Attiva e Futura, a raccogliere il grosso delle preferenze erano gli ultimi due, spesso arricchiti con abbondanti di opzioni e accessori. 

bmw serie 1 usate
bmw serie 1 usate

BMW Serie 1 restyling (2007)

I modelli prodotti da metà 2007 offrono una scelta maggiore: con il restyling di metà carriera, oltre alla variante a 3 porte (E81) sono arrivate anche le migliorie generali del programma EfficientDynamics, con soluzioni per aumentare l’efficienza e ridurre i consumi, dai sistemi start/stop al recupero energetico in frenata. Poco gettonati i top di gamma, come il 6 cilindri benzina della 130i e il diesel 123d, sempre 2.0 ma con sovralimentazione a doppio stadio e 204 CV, oltre 100 CV/litro, che era da record per l’epoca anche se inizialmente ha patito qualche problema di affidabilità.

BMW Serie 1 M E82 (2007)

A settembre di quel 2007 la Serie 1 ha introdotto anche la coupé (sigla E82), forse la più accattivante stilisticamente grazie alla riuscita linea del tetto e della coda, seguita a novembre dalla Cabriolet (E88). Non diffusissima, anche perché prediligevano i motori più spinti, oggi si trovano con meno di 7.000€ soprattutto nella versione 123d, ma molto sfruttate. Per entrambe il top era la 135i, con motore 6 cilindri 3.0 sovralimentato da ben 306 CV che sulla Coupè ha fatto da base alla variante estrema, la Serie 1 M con 340 CV, 450 Nm di coppia e 0-100 in 4”9 (4 decimi in meno della 135i) nonché telaio profondamente rivisitato e carreggiate allargate. Inutile cercarla tra le usate però: prodotta in poco più di 6.300 esemplari, era un pezzo da intenditori e dunque da collezione già alla nascita.

La seconda generazione ha debuttato nel tardo 2011: derivata direttamente dalla Serie 3, con sigla di progetto F20, era lunga 4,32 metri, 10 cm più della precedente e con passo allungato di 4 cm, maturata sia nel look sia nei contenuti, disponeva già sui modelli più potenti del nuovo cambio automatico a 8 rapporti e anche della trazione integrale xDrive, e offriva il meglio anche in fatto di connettività. Nuovi i nomi degli allestimenti, un “base” anonimo seguito da Urban e Sport.

Quanto alle varianti di carrozzeria, ha confermato la versione a 3 porte (F21, dal giugno successivo) ma ha “perso” coupé e cabrio, diventate Serie 2 a seguito della nuova strategia di namig adottata dalla Casa anche se di fatto restavano sue derivate. Cuore della gamma ancora i turbodiesel, più potenti con la BMW 120d, passata a 184 poi 190 CV, e la doppio turbo ribattezzata BMW 125d con 218 e poi 225 CV.  Per questo modello, le varianti più disponibili come usato diventano le BMW 116i e BMW 116d, rintracciabili con prezzi intorno ai 9.000.

bmw serie 1 usate
bmw serie 1 usate

Dall’altro lato del listino, sono arrivate anche le BMW Serie M tra cui la BMW M135i 320, poi diventata BMW M140i (340 CV) anche a quattro ruote motrici. La trazione integrale xDrive, inizialmente per la 135i appunto e per la 120d, più avanti si sarebbe potuta avere anche sulla 118d, combinazione di cui si trovano vetture non troppo sfruttate a meno di 15.000 euro, mentre la 120d xDrive difficilmente si scende sotto ai 20.000.

Insomma, certi Diesel sono ancora assai richiesti, come confermano i dati di fine 2019 che hanno visto scendere le quote del gasolio nel mix delle auto nuove ma lo confermano in buona salute su quello dell’usato, dove i passaggi sono aumentati dello 0,2% su un mercato cresciuto dell’1,2%, e la quota supera il 50%.

bmw serie 1 usate
bmw serie 1 usate

 

I SUV usati più sicuri sotto i 30.000€

Volvo XC60: esterni

Buone notizie! Quando si tratta di acquistare un SUV usato, avere un budget limitato non significa dover rinunciare alla sicurezza .automobile.it ha predisposto una guida dei sei SUV più sicuri che hanno ricevuto ben cinque stelle nei crash test da entrambi le valutazioni indipendenti di ANCAP e della Guida per l’acquirente 2018/19 della Monash University.

HYUNDAY SANTA FE (2009-2011)

La Santa Fe di seconda generazione è uscita nel 2006, ma noi andremo direttamente al modello aggiornato di fine 2009 (MY10) che ha migliorato la protezione del passeggero, facendo così volare decisamente la Hyundai da una valutazione a quattro stelle a una a cinque stelle piena.

Tra le novità in fatto di sicurezza troviamo i sensori di rollover che, in caso di rischio di ribaltamento, azionano gli airbag laterali e a cortina.

Gli airbag a cortina coprono tutte e tre le file dei sedili di questo SUV a sette posti e tutti i modelli della gamma MY10 hanno sensori posteriori, poggia testa anteriori e gli abituali sistemi di controllo trazione e di stabilità.

Purtroppo la telecamera posteriore è presente solo nella variante Highlander, mentre i sensori anteriori sono disponibili come accessorio opzionale su tutti i modelli.

Le implementazioni del MY10 hanno migliorato l’offerta della Santa Fe che già beneficiava di un corpo (tipo auto) più grande e forte rispetto al modello originale con struttura in telaio (modello a quattro ruote motrici).

MITSUBISHI OUTLANDER (2008–2012)

Da quando nel 2012 è stata lanciata sul mercato la terza generazione di Outlander è possibile trovarne ancora qualcuna in circolazione (naturalmente più recente è meglio).

Un budget massimo di 30.000 € ti permetterà di prendere in considerazione anche la seconda generazione di SUV di Mitsubishi, prodotta dal 2006 al 2012. Per fortuna questo modello ha al suo attivo diverse funzionalità di sicurezza e una valutazione a cinque stelle sui crash test.

Mitsubishi Outlander

Inoltre, i modelli Outlander successivi al dicembre 2007 hanno di serie sistemi elettronici di controllo della stabilità (prima solo sui modelli V6).

Si raccomanda un controllo accurato degli allestimenti dell’Outlander visto che gli airbag laterali e a cortina erano standard solo sulle varianti XLS e VRX.

Questa generazione di Outlander è caratterizzata da un sistema a trazione integrale che permette al guidatore di cambiare modalità durante la marcia, dalla trazione anteriore (per un maggior risparmio energetico) al retrotreno 4WD, così come al AWD Lock al 50% per diminuire la velocità sul fuoristrada.

mitsubishi outlander usate
mitsubishi outlander usate

VOLKSWAGEN TIGUAN (2008–2012)

Oltre a essersi assicurata i più alti risultati nei crush test e aver scalato le classifiche dell’usato sicuro la Volkswagen Tiguan offre un senso di sicurezza per la sua grande maneggevolezza.

Tutti i modelli fino al 2011 si caratterizzano per il sistema di guida a trazione integrale VW 4 Motion che era al 90% una guida a trazione anteriore, azionando le ruote motrici posteriori solo in caso di necessità o su terreni scivolosi.

A partire dal 2008, tutti i modelli Tiguan sono dotati di sei air bag, sistema elettronico di controllo di stabilità, luci di emergenza automatiche in caso di frenaggio improvviso e la capacità di frenaggio di una singola ruota per migliorare la trazione.

Un budget di 30.000 € ha la potenzialità di garantirti un modello 147TSI che, a parte il motore turbo a benzina della Golf GTI, include anche sensori di parcheggio posteriori e il sistema di monitoraggio della pressione delle gomme (opzionale sulle varianti inferiori).

volkswagen tiguan usate
volkswagen tiguan usate

VOLVO XC60 (2008–2009)

Il SUV di taglia media di Volvo, XC60, è stato il primo veicolo con tecnologia capace di portare l’auto a uno stop completo nel caso in cui il guidatore non riesca a evitare un impatto imminente con un altro veicolo. Chiamato City Safety, il sistema usa un sensore laser posizionato sopra il parabrezza per monitorare il traffico fino a una distanza di otto metri, a condizione che la velocità sia pari o inferiore ai 15 km/h. Comunque tale tecnologia è in grado di ridurre la gravità di incidenti a velocità più elevate. Altri sistemi di sicurezza della XC60 comprendono un sistema di guida a trazione integrale, controllo di discesa in caso di terreni scoscesi con pendenze e il Roll Stability Control che controlla stabilità e trazione.

Se ti è possibile cerca un modello XC60 dotato di Drive Assist Pack che comprende il sistema di comando adattivo della velocità di crociera, il sistema di avviso di deviazione dalla corsia, il rilevamento dell’angolo cieco e l’avviso di eventuale colpo di sonno.

volvo xc60 usate
volvo xc60 usate

Top 10 auto usate più ricercate nel 2019

Le migliori auto usate da acquistare nel 2020

Non sapete quale auto usata comprare? Per aiutarvi nella scelta, potreste dare un’occhiata alla classifica delle auto usate più ricercate in Italia secondo i dati che abbiamo raccolto su automobile.it.

L’Osservatorio mensile Findomestic di gennaio, realizzato dalla società di credito al consumo del gruppo Bnp Paribas in collaborazione con Doxa, ha messo in luce la propensione degli italiani che nell’acquisto della propria automobile hanno un occhio di riguardo per l’usato. Ma quali sono i modelli più ricercati e quali versioni dello stesso modello conviene acquistare?

Nel presentare la top 10 delle auto più ricercate del 2019 abbiamo stilato anche una serie di suggerimenti per scegliere il modello migliore per chi sta attualmente cercano un’automobile usata da acquistare.

Ecco la classifica:

Classifica Marca e Modello
1 Fiat Panda 2° serie
2 Volkswagen Golf VI
3 Volkswagen Tiguan 2° serie
4 Dacia Duster 2° serie
5 Mercedes Classe A 3° serie
6 Audi Q3 restyling 1° serie
7 Dacia Sandero 2° serie
8 Volkswagen T-Roc
9 Volvo XC40
10 Volkswagen Polo

Fiat Panda 2° serie (2003-2012)

La Fiat Panda è a tutti gli effetti l’utilitaria italiana per eccellenza. Nata nell’ormai lontano 1980, sul mercato dell’usato se ne trovano un po’ di tutti i tipi ma quella su cui puntare se si cerca una vettura di seconda mano valida ancora oggi nell’utilizzo quotidiano, è la seconda serie.

Prodotta fra il 2003 e il 2012, la seconda generazione della Panda ha stravolto i canoni stilistici del modello, divenendo più comoda e spaziosa. In dieci anni di carriera è stata declinata in molte versioni. Oltre a quella “standard” erano disponibili anche quella 4×4, per chi aveva bisogno di muoversi su tutti i terreni e 100hp per gli animi più sportivi.

Oggi la versioni migliore di Fiat Panda usata su cui puntare è quella alimentata dal propulsore benzina di 1.2 litri, magari in allestimento Emotion, il più ricco disponibile. Ideale per muoversi in città senza preoccuparsi di dover fare troppo spesso visita al distributore. Il tutto, a un prezzo medio che ad oggi si aggira intorno ai 5.000 euro per un esemplare ben tenuto e con non troppi chilometri.

fiat panda usate
fiat panda usate

Le varianti Diesel sono ancora ottime, il 1.3 Multijet era un propulsore di tutto rispetto, brillante nell’erogazione e parco nei consumi, ma le attuali norme antinquinamento non gli permettono più di circolare in molti comuni in determinati periodi.

Volkswagen Golf VI (2012-2019)

Con alle spalle una storia lunga quasi cinquant’anni, la Volkswagen Golf si è guadagnata di diritto un posto tra le compatte più longeve nella storia dell’automobilismo. Ancora oggi, la tedesca è tra le più vendute nel suo segmento e questo fa sì che il mercato dell’usato pulluli di offerte interessanti.

Prodotta in variante due volumi o station wagon, la Golf è disponibile benzina, Diesel, ibrida e anche a metano, a trazione anteriore o integrale e con potenze fino a 300 CV. Visto l’imminente debutto dell’ottava generazione, la migliore Golf usata su cui puntare in questo momento è la settima serie prodotta tra il 2012 e il 2019. Tra i benzina il 1.4 TSI da 122 CV è brillante e non particolarmente assetato, ma se si può contare su un budget più alto si può puntare su qualche esemplare più recente, con il nuovo 1.5 TSI da 130 CV già omologato Euro 6.

Discorso analogo per i Diesel: se si scelgono esemplari dal 2015 in avanti, si rientra già nella normativa Euro 6. Se si vuole contenere i costi di esercizio, invece, allora la scelta migliore è il metano. Con un pieno si fanno senza fatica oltre 300 km.

Volkswagen Tiguan 2° serie (2016-oggi)

Realizzata sulla medesima piattaforma della Golf, la Tiguan rappresenta l’alternativa ideale per chi cerca una vettura di dimensioni compatte, ma dalla buona abitabilità e con una notevole capacità di carico. La prima serie è stata presentata nel 2007 e sottoposta a un restyling nel 2011, ma la Tiguan usata su cui puntare è la seconda generazione, arrivata in commercio nel 2016 e attualmente ancora in commercio.

Punto forte del modello è indubbiamente lo spazio che assicura non soltanto ai passeggeri, ma anche ai bagagli. Il vano di carico, infatti, ha una capacità di 615 litri e grazia alla forma regolare risulta particolarmente sfruttabile. Così come la Golf, anche la Tiguan è disponibile a trazione anteriore o integrale.

Per quanto riguarda i motori, invece, la parte del leone nelle vendite l’hanno fatta le unità Diesel, in particolare il 2.0 TDI da 150 CV. Sul mercato dell’usato se ne trovano diversi esemplari a prezzi compresi tra 22.000 e 25.000 euro in base all’allestimento. Per chi necessita di ancora più spazio e della comodità dei sette posti, c’è la variante Allspace, ma in questo caso i prezzi salgono leggermente, con una media di circa 28.000 euro.

Dacia Duster 2° serie (2018-oggi)

Quando è stata presentata nel 2010, la Dacia Duster ha rappresentato una sorta di “fenomeno sociale”, reinterpretando il concetto di SUV in chiave più “economica”. Con un prezzo di attacco di poco superiore ai 10.000 euro, le vendite sono fin da subito volate e nel corso degli anni il modello è stato aggiornato soprattutto dal punto di vista tecnico con l’aggiunta di nuove motorizzazioni per aumentare quanto più possibile le possibilità di scelta per i clienti.

Nel 2018 è stata lanciata la seconda generazione, con la quale la Duster ha compiuto un notevole passo avanti non soltanto dal punto di vista stilistico, ma anche dei contenuti, portando al debutto materiali più ricercati e risolvendo le piccole criticità evidenziate dalla prima serie (come il posizionamento troppo basso dello schermo del navigatore, giusto per citarne una). Grazie alla sovralimentazione il piccolo 1.0 TCe a tre cilindri non risulta sottodimensionato sulla Duster. Spinge bene e non consuma troppo.

Con il 1.6 SCe a GPL si risparmia alla pompa, ma occhio alle prestazioni, che rispetto al 1.0 turbo calano notevolmente. In ultimo i Diesel: il 1.5 dCi da 110 CV (poi aggiornato a 116 CV) consuma pochissimo ed è brillante, anche se un po’ rumoroso. I prezzi di un esemplare usato di seconda generazione si aggirano intorno ai 13.000 euro, indipendentemente dalla motorizzazione.

Mercedes Classe A 3° serie (2012-2018)

La Classe A è il modello con il quale, a partire dal 1997 Mercedes ha cominciato ad allargare la sua gamma verso il basso. È stata la prima vettura della Stella dotata di trazione anteriore e una delle prime auto compatte a montare l’ESP. Da allora sono passati molti anni e la Classe A si è evoluta, arrivando oggi alla sua quarta generazione, che ha portato al debutto soluzioni inedite soprattutto dal punto di vista dell’infotainment grazie al sistema MBUX.

Ora, qual è la Classe A usata da scegliere se si cerca un modello usato? Escludendo le prime due generazioni in quanto troppo datate, l’ultimissima presentata nel 2018 ha prezzi ancora molto alti e a meno che non si cerchi un modello tecnologicamente all’ultimo grido, conviene puntare sulla terza generazione. In vendita tra il 2012 e il 2018, con un leggero restyling nel 2015, è disponibile con diverse motorizzazioni e potenze fino a 380 CV. La più equilibrata e in linea con l’anima premium del modello è la 200 CDI con 136 CV. Un motore “rotondo” e poco assetato se non si esagera sul gas.

Per chi predilige i benzina, tralasciando la sportiva 45 AMG, la 250 da 211 CV risulta più abbordabile, pur mantenendo un certo piglio sportivo. I prezzi nel caso del Diesel si aggirano intorno ai 15.000 euro, mentre per il benzina si sale a una media di 24.000 euro.

Audi Q3 restyling 1° serie (2016-2018)

Se si è alla ricerca di un’auto premium compatta, ma con tutto il fascino dei moderni SUV, la soluzione potrebbe essere l’Audi Q3. Il modello a “ruote alte” della Casa dei Quattro Anelli ha fatto il suo debutto sul mercato nel 2011 ed è ancora in commercio dopo essere passato per un restyling (nel 2016) e il lancio della seconda generazione (nel 2018). Come la sorella A3 dalla quale deriva, viene proposto in abbinamento a diversi propulsori e l’ultima serie, inoltre, è disponibile anche Sportback, con carrozzeria coupé.

audi q3 usate
audi q3 usate

Spulciando tra le varie offerte di Audi Q3 usata in vendita, quelle migliori riguardano la prima serie. E sono proprio questi i modelli sui quali puntare oggi, magari già interessati dal restyling del 2016 che sul fronte Diesel offrono già motorizzazioni Euro 6. Il 2.0 TDI da 150 CV, infatti, è l’unità a gasolio che meglio si sposa con la Q3 e se scelta nella versione S tronic con cambio automatico a sette rapporti, pare fatta appositamente per macinare chilometri.

Molto buono l’handling pur trattandosi di un modello alto da terra. Il merito è della buona taratura dell’assetto che se da una parte risulta un po’ più rigida rispetto a quella di alcuni competitor, dall’altra assicura una buona precisione tra le curve. I prezzi si aggirano intorno ai 24.000 euro.

Dacia Sandero 2° serie (2012-oggi)

La Sandero è il modello Dacia più venduto al mondo. Tuttavia, nel nostro mercato non è mai riuscito a fare breccia nel cuore degli automobilisti italiani. Questo almeno fino al lancio della seconda generazione nel 2012. La seconda serie del modello rumeno si è evoluta tanto sotto il profilo estetico, quanto sotto quello della qualità e dei contenuti. Certo, all’interno molte delle plastiche continuano a restare piuttosto rigide, ma in compenso la precisione degli assemblaggi è migliorata. Detto questo, non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un modello il cui prezzo di attacco (sul nuovo) è di poco meno di 8.000 euro.

Molti gli esemplari di seconda generazione oggi disponibili sul mercato dell’usato. Un’ottima scelta potrebbe essere rappresentata dalla versione Stepway, che rispetto alle Sandero standard si caratterizza per il design dal “sapore di offroad”, enfatizzato dalla presenza delle modanature in plastica che corrono tutt’intorno alla carrozzeria e le barre sul tetto.

I motori disponibili sono tre, tutti ovviamente di origine Renault, un Diesel 1.5 da 95 CV e due benzina, un 1.0 aspirato da 73 CV e un 0.9 turbo da 90 CV. Ed è proprio quest’ultimo quello su cui puntare con prezzi che al momento si aggirano intorno agli 11.000 euro.

Volkswagen T-Roc (2018-oggi)

Per chi cerca un modello con tutte le qualità tipiche di una Golf, ma non vuole rinunciare al fascino dei modelli più alti da terra, la T-Roc può rappresentare l’alternativa ideale. Il SUV compatto di Wolfsburg si caratterizza per la linea quasi da coupé e, soprattutto, per l’ottima dinamica di guida.

Indipendentemente dal motore che si sceglie, la T-Roc si muove tra le curve esattamente come una più bassa Golf. Una qualità per niente scontata su un modello a “ruote alte”. Detto questo, la T-Roc è arrivata sul mercato nel 2018 ma nonostante la giovane età è già possibile trovare un discreto numero di esemplari di T-Roc usata in vendita.

volkswagen t-roc usate
volkswagen t-roc usate

Il listino è costituito da due motori TSI (1.0 e 1.5) e da due TDI (1.6 e 2.0). Per dovere di cronaca, a questi si aggiunge la versione R spinta dal 2.0 TSI da 300 CV. Il motore su cui puntare, anche se non si fanno molti chilometri, è il 1.6 TDI da 116 CV, che nonostante i relativamente pochi cavalli a disposizione, non sembra mai sotto sforzo e vanta anche consumi molto contenuti. Tra gli allestimenti, il miglior compromesso tra prezzo e dotazioni è rappresentato dall’Advanced a un prezzo medio di circa 23.000 euro.

Volvo XC40 (2018-oggi)

Arrivata nel 2018, l’XC40 è il modello con il quale Volvo si è lanciata nel segmento dei SUV compatti di fascia premium. Caratterizzato da un design minimal in linea con il corso stilistico degli ultimi prodotti del costruttore svedese, l’XC40 sfoggia anche una notevole abitabilità interna e proprio nell’anno del suo esordio ha conquistato l’ambito premio di auto dell’anno.

Punto di forza del SUV più piccolo del costruttore svedese è non solo il grande comfort che è in grado di garantire, ma anche l’intelligente sfruttamento degli spazi interni. Il bagagliaio da 460 litri, infatti, ha una forma regolare e il piano di carico è “modulabile” per dividere in maniera più ordinata gli oggetti che si ha necessità di trasportare.

Tante le motorizzazioni disponibili, tutte a quattro cilindri, ma quella che meglio si sposa con le caratteristiche della vettura è la D4 con motore Diesel di 2 litri da 190 CV abbinata di serie al cambio automatico, altra scelta obbligatoria su una vettura pensata per macinare chilometri in tutta comodità. Per quanto riguarda gli allestimenti, invece, il Business Plus rappresenta la via di mezzo ideale tra prezzo e contenuti, offrendo di serie anche il navigatore satellitare e il portellone posteriore ad apertura automatica. Il tutto a un prezzo medio di 35.000 euro.

Volkswagen Polo 5° serie (2009-2017)

Anche la Volkswagen Polo, così come la sorella maggiore Golf, ha alle spalle una storia molto lunga, cominciata nel lontano 1975 e giunta ai giorni nostri passando per sei diverse generazioni. L’ultima, presentata nel 2017 è sicuramente la serie più matura. È la più grande e spaziosa nella storia del modello, ma attualmente gli esemplari usati hanno quotazioni ancora abbastanza alte. Meglio allora puntare sulla penultima generazione, in commercio dal 2009 al 2017, scegliendo possibilmente gli esemplari interessati dal restyling del 2014.

Proprio come la Golf, l’offerta di motori è molto ampia. Quello da scegliere potrebbe essere il 1.2 TSI, che nonostante la presenza di soli tre cilindri, grazie alla sovralimentazione sa essere comunque molto vivace e anche le vibrazioni che solitamente affliggono i modelli dotati di propulsori di questo tipo, qui sono molto contenute. I prezzi, per un esemplare non troppo chilometrato e con un allestimento abbastanza ricco come il Comfortline, si aggirano intorno agli 11.000 euro. Per i più sportivi c’è anche la GTI, ma occhio a scegliere quelle spinte dal 1.8 TSI in luogo del precedente 1.4 TSI che negli anni aveva dimostrato poca affidabilità.

polo usate
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