Toyota Land Cruiser: prezzo, dimensioni e caratteristiche

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La Toyota Land Cruiser è una fuoristrada vero e proprio che ha scritto la storia della Casa giapponese. Un corpo vettura dalle dimensioni importanti, ed uno schema tecnico con telaio a longheroni, consente alla Toyota di affrontare ogni tipo di terreno, senza alcuna difficoltà.

Numero Posti Bagagliaio Alimentazioni
5/7 400/1550 litri Diesel
Classe CV/kW (da) Prezzo (da)
Euro 6 177/130 42.100 €
INDICE
 Dimensioni
 Esterni
 Interni
 Motorizzazioni
 Configuratore
 Consumi
 Prezzo

Abbiamo provato su strada la nuova Toyota Land Cruiser: ecco il nostro video!

La Toyota Land Cruiser non è una vettura ideale per chi ha la necessità di spostarsi prevalentemente nel traffico cittadino. Le dimensioni sono importanti, 4 metri e 57 di lunghezza e 189 centimetri di larghezza sono infatti misure pensate per accogliere comodamente da cinque fino a sette persone a bordo.

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Il look della Toyota Land Cruiser non passa inosservato ed incute un certo timore. Il frontale presenta un’enorme griglia cromata a listelli verticali al cui centro campeggia il logo Toyota, mentre i fari avvolgono i passaruota e si integrano con la calandra, regalando uno stile molto giapponese.

La fiancata è massiccia e sottolineata da ampi e muscolosi passaruota che evidenziano le caratteristiche da fuoristrada della vettura. Particolare il disegno del montante C dove il finestrino compie un giro particolarmente spigoloso.

Il retro della Toyota Land Cruiser presenta un ampio portellone dove spicca il baffo cromato con il nome della vettura nella zona sovrastante la targa. Mentre i fari si sviluppano in verticale senza andare ad intaccare il design del portellone.

 

L’abitacolo della Toyota Land Cruiser è particolarmente curato, con plastiche morbide al tatto presenti sulla plancia e la possibilità di avere i sedili anteriori ventilati, in modo da offrire un comfort ideale in ogni condizione di guida. Il monitor da 8 pollici spicca al centro della plancia e da questo si può comandare il sistema multimediale. L’ampio divanetto posteriore consente, a chi si accomoda dietro, di viaggiare in tutto relax.

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Non è disponibile alcun motore a benzina per la Toyota Land Cruiser. La gamma si articola sul diesel 2.8 D-4D da 177 CV che ben si adatta all’anima da fuoristrada della vettura giapponese.

Sono tre gli allestimenti disponibili per la Toyota Land Cruiser denominati Lounge, Lounge+ e Style. Il primo offre di serie l’aria condizionata, il bluetooth, i cerchi in lega, il controllo di trazione, il cruise control, i fendinebbia ed i sensori di parcheggio, mentre il secondo aggiunge anche il cambio automatico ed il navigatore satellitare. La versione Style include nel prezzo di partenza anche l’eleganza dei sedili in pelle.

Da una vettura di queste dimensioni non ci si può attendere certamente percorrenze da record. Il dato dichiarato per l’unico motore disponibile, il diesel 2.8 da 177 cavalli, è di 13,3 Km/l.

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La tecnologia giapponese in materia di fuoristrada, e la qualità della Toyota Land Cruiser, si pagano care. La versione base, Lounge, è in vendita da 55.000 euro, mentre i prezzi per l’allestimento intermedio parte da 62.500 euro. La top di gamma, Style, ha un prezzo base di 67.200 euro.

Toyota Land Cruiser 3p Diesel Prezzo
Land Cruiser 2.8 D4-D 3p. Land Cruiser 42.100
Land Cruiser 2.8 D4-D 3p. Active 44.100
Land Cruiser 2.8 D4-D A/T 3p. Active 46.600
Land Cruiser 2.8 D4-D A/T 3p. Lounge+ 55.100
Toyota Land Cruiser 5p Diesel Prezzo
Land Cruiser 2.8 D4-D A/T 5p. Lounge 59.300
Land Cruiser 2.8 D4-D A/T 5p. Style 68.000

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Volkswagen Polo, storia di una citycar diventata grande

Incredibile ma Polo. La ex piccola di casa Volkswagen ha una storia da raccontare perfino superiore a quella della sorella maggiore Golf. È Polo che fotografa come poche altre vetture l’evoluzione del mercato automobilistico europeo, la fine della categoria delle utilitarie e perfino il fenomeno del cross sizing, ovvero la tendenza di tutte le auto ad aumentare di dimensioni negli anni e nelle generazioni, salendo nel livello di equipaggiamenti per tentare i clienti in arrivo da vetture di categoria superiore. Polo racconta moltissimo di ciò che guidiamo oggi.

1974: l’anno di nascita

Se Golf nasce ufficialmente nel 1974, ecco che proprio questa è la prima data che fa da parametro all’avventura di Volkswagen Polo. In Europa si comincia allora a ragionare di hatchback, berline a due volumi, una formula che il gruppo Volkswagen decide di replicare sempre nel 1974 con una vettura che ci sarà utile, l’Audi 50, a trazione anteriore. Come sapete, la casa dei quattro Anelli dovrà aspettare il modello A1 datato 2010 per ottenere un vero successo tra le citycar. Trentasei anni prima, Audi 50 fu un sostanziale fiasco, per questioni di prezzo. Nel 1975 arrivò l’idea di dare però un nuovo senso a questa vettura, producendone una variante identica nella meccanica ma più razionale negli equipaggiamenti e nel listino, questa volta a marchio Volkswagen. L’idea fu quella di inventare la Polo. Era lunga 351 centimetri, larga 156 e alta 134, con un peso che non superava i 700 kg: questa è la carta di identità della sua prima generazione. Numeri microscopici visti con gli occhi di una evoluzione che ha aggiunto alla prima altre cinque generazioni, per un totale di oltre 14 milioni di esemplari.

L’idea è andata cambiando, ma evidentemente era azzeccata fin da subito. La Polo si ritrovò ad essere la risposta migliore alla crisi petrolifera e al rincaro della benzina di quegli anni, con motorizzazioni quattro cilindri da 0,9 e 1,1 litri, a cui sia aggiunse la Polo GT 1,3 litri: aveva 60 cv di potenza e consentiva una velocità massima di 154 km/h.

1981: la seconda generazione

Nel 1981 viene il momento della Polo seconda generazione, una vettura praticamente eterna, considerando il fatto che restò in produzione fino al 1994, un tempo quasi doppio rispetto all’attuale vita utile di qualsiasi modello. Polo 2, con il suo design da mini station wagon e una solidità costruttiva divenuta proverbiale si ritrova ad essere perfino una protagonista storica nell’epoca della caduta del muro di Berlino. C’è lei tra i primi desideri degli ex cittadini della Germania Est in fuga dal comunismo e dalla dittatura delle Trabant. A Ovest, nel frattempo, con questa vettura si andava già parecchio oltre il concetto di citycar. Accanto ad un motore 1.000 benzina “di ingresso” debutta un 1.3 da 113 cv equipaggiato con compressore volumetrico: Polo G40 apre un’epoca per Volkswagen, con Golf G60 che la seguirà. Su questo modello fanno la loro comparsa anche l’iniezione elettronica al posto del carburatore e il catalizzatore. Certo, le versioni 1,3 e 1,4 litri Diesel hanno rispettivamente 45 cv e 48 cv, ma sono già scoccati i tempi moderni.

1994: la terza generazione Polo

Della terza generazione parliamo soltanto a patto che ricordiate la lunghezza della prima: 351 cm. Polo 3 ne misura 371. L’evoluzione della specie che si scatena dal 1994 in poi regala a questa vettura un nomignolo del tutto immeritato di “Baby Golf”. È ingeneroso per un modello che ha una qualità sua e anche generosità, visto che apre la strada alla nuova Seat, entrata a far parte ormai da tempo della galassia Volkswagen, ma bisognosa di un modello di alto livello per riproporsi. Sul pianale della Polo 3 nasce infatti la nuova Ibiza. La tedesca ha da offrire alla spagnola un design che non è più costruito attorno al bagagliaio per ottenere una piccola wagon, ma ha una personalità a due volumi rassicurante anche per clienti in arrivo da vetture più grandi. Non a caso, è venduta per la prima volta anche con carrozzeria a cinque porte.  Polo 3 ha interni di altissima fattura costruttiva, con materiali e assemblaggi che fanno arrossire le rivali del tempo, e anche qualcuna attuale. Molti i motore a disposizione, dal 1.000 a benzina da 50 Cv all’ottimo 1.4 16V in edizioni da 75 cv e 101 cv. Quest’ultima è l’alternativa più gustosa al 1.6 16V della versione GTI: con 125 cv è il più potente mai montato su una Polo fino ad allora, e consente di superare i 205 km/h di velocità massima.

2002: la quarta generazione

Se poi anche Polo sbaglia, lo fa nettamente con la sua quarta generazione. Nel 2002 debutta una vettura con un design ben poco elegante e soprattutto reso pesante dalla scelta di adottare non due ma quattro fari anteriori. È oggettivamente brutta e fa proposte discutibili come la sua versione Fun con passaruota di plastica scura che anticipavano, piuttosto male, il look di un Suv urbano. Nel 2005 Volkswagen corre ai ripari ristilizzando completamente il frontale, tornato ad una unica coppia di proiettori e mettendo mano alle motorizzazioni. Da ricordare per Polo 4 non c’è certo il 3 cilindri 1.2 da 60 cv, ma piuttosto l’arrivo del 1.4 FSI da 86 cv, ovvero con la tecnologia di iniezione diretta di benzina che il gruppo porta avanti ancora oggi. In cima alla gamma spunta la Polo GTI con motore 1.8 litri turbo a cinque valvole per cilindro di derivazione Audi e 150 cv, disponibile anche in una versione da 180 cv. Un modo per farsi perdonare.

2009: quinta generazione

Volkswagen comunque poteva solo non ripetere l’errore, e nel 2009 non successe. Polo quinta generazione, quella per altro appena andata in pensione, rappresenta il modello del rilancio. Il design diventa molto aggressivo nel frontale e avvolgente al  posteriore: dal confronto con Golf ne esce in modo magnifico. Volkswagen non si risparmia sulla meccanica, con sospensioni curatissime e un avantreno molto direzionale che consente una guida veloce e precisa. Polo 5 ha un telaio irrigidito, ma anche alleggerito, più spazio per i passeggeri e una qualità costruttiva degli interni degna di una categoria superiore. Non a caso, viene eletta Auto dell’Anno 2010: prima di lei solo la ottima Golf terza generazione aveva conquistato questo premio, nel 1992. Succederà ancora con Golf nel 2013 e Passat nel 2015. Tra le grandi, Polo 5 non si priva di nulla. Propone motori a benzina tre cilindri 1,2 a basso consumo, riceve dalla banca del Gruppo il cambio DSG a doppia frizione 7 marce e si prende anche il lusso di andare oltre i limiti di velocità che finora si era concessa.  La versione GTI adotta un propulsore quattro cilindri turbo 1.8 da 192 cv di potenza. Oltre c’è la strabiliante variante R Wrc, finora la Polo più potente mai prodotta. Prodotta in solo 2.500 unità, è ispirata al modello che gareggia nel Campionato Mondiale Rally e adotta un motore  2.0 TSI turbo benzina ad iniezione diretta da 220 cv che consente una accelerazione da 0 a 100 km/H in 6,4 secondi e 243 km/h di velocità massima.

2017: sesta generazione

Proprio lui, il motore 2.0 TSI turbo benzina “depotenziato” a soli 200 Cv batte nella GTI 2017, edizione più sportiva della Polo sesta generazione disponibile in Italia dallo scorso ottobre. È alta 144 centimetri, larga 175 e soprattutto lunga 405 centimetri, ovvero 54 cm in più del modello presentato nel 1975. Incredibile ma è Polo.

Le Alfa Romeo più belle di tutti i tempi

Le Alfa Romeo più belle di tutti i tempi

Per scoprire le più amate auto d’epoca firmate Alfa Romeo, bisogna ripercorrere la lunga strada della storica azienda italiana, partendo dagli esordi datati 1910 per arrivare al 2018, quando Alfa Romeo ha lanciato il primo Suv Alfa nella sua storia, l’Alfa Romeo Stelvio. A pochi anni dalla sua fondazione − con il nome di Alfa − la casa fa debuttare nel settore delle competizioni le 40-60 HP, che nel 1913 e nel 1920 vincono la Parma-Poggio di Berceto. Nel 1914 viene poi prodotta la 40-60 HP Aerodinamica (anche nota con il nome di Siluro Ricotti), che può considerarsi la prima fra “le più belle di sempre”, per le innovative linee aerodinamiche e per la carenatura realizzata con pannelli rivettati dall’Azienda Castagna. Con un motore da 6.082 cc e una potenza di 70 cv, la Siluro Ricotti si lascia oggi ammirare al Museo di Arese. Si tratta di una pioniera, che ha anticipato l’arrivo di vetture importanti come l’Alfa Romeo 8C: una 8 cilindri realizzata su progetto di Vittorio Jano nel 1930 e prodotta fino al 1939. In quegli anni − segnati dalle vittorie conseguite nella Mille Miglia, nelle competizioni Targa Florio e nella 24 Ore di Le Mans − vengono realizzate tre versioni dell’auto. La prima, in produzione fino al 1935, monta un propulsore da 2300 cc. Nel 1933 viene rilasciato il modello da competizione 8C 2600, mentre dal 1936 al 1939 tocca all’ultima serie 8C 2900 Mille Miglia con propulsore da 2.900 cc. Appartiene a questo stesso periodo un’altra “creatura” che, per eleganza e fascino, può essere annoverata di diritto fra le più belle di sempre della casa del Biscione: si tratta della 8C 2900B Le Mans, prodotta nel 1928 per la competizione da cui prende il nome, e guidata dall’equipaggio Sommer-Biondetti. Realizzata sulla base della 8C, ha 8 cilindri in linea e un motore da 2.926 cc. La vettura viene successivamente allestita nella versione Berlinetta dalla Touring, che utilizza un telaio in acciaio rivestito di alluminio e predispone lunotto e finestrini in materia plastica. Amata dai collezionisti per l’estetica seducente, vince il Concorso Eleganza a Pebble Beach, in California, nel 2008. L’anno successivo, si impone con le sue linee sinuose anche a Villa d’Este, dove ottiene il premio “best in show”.

Alfa Romeo 8C 2900

Alfa Romeo 8C

L’Alfa 8C, in tutte le sue configurazioni, rimane ancora oggi il grande sogno di tutti gli amatori delle Alfa Romeo. Per ammirarne un’altra 8C − rivisitata in chiave moderna − bisogna attendere il modello Competizione presentato a Francoforte nel 2003: una macchina potente e bellissima − prodotta in serie limitata, con appena 500 esemplari − che monta un 8v da 450 cv. Richiama le icone degli anni Trenta disegnate da Vittorio Jano, e la dicitura “Competizione” è un riconoscimento dedicato alla 6C 2500 Competizione − auto con cui i piloti Fangio e Zanardi arrivano terzi nella Mille Miglia in 14h 02′ 05″, mantenendo una velocità media di 119 km/h. L’Alfa Romeo 8C Competizione, destinata a rimanere scolpita nella memoria collettiva, è la terza macchina che inseriamo nella rosa delle più belle del Biscione. È un’auto performante che unisce passato e presente: le linee anteriori ricalcano, in parte, l’Alfa Romeo 33 Stradale, mentre i gruppi ottici posteriori ricordano quelli della Giulia TZ. La supercar ospita un propulsore V8 da 4691 cc che sviluppa una potenza di 450 cv a 7000 giri. Sedili sportivi in pelle, guscio in carbonio, volante a tre razze e pedaliera in alluminio sono altri affascinantissimi particolari. L’auto passa da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi e raggiunge una velocità massima di 292 km/h; la cilindrata è di 4.691 cc e il cambio a 6 rapporti è gestito attraverso i bilancieri posti dietro il volante.

Alfa Romeo 8c

Alfa Romeo Montreal

Ma accanto alle auto da corsa, l’Alfa Romeo realizza anche modelli da strada eleganti e ricercati che si presentano con il cofano lungo e l’abitacolo piccolo: basta dare loro una sola occhiata per coglierne tutta la potenza! Bella ed emozionante, ad esempio, è l’auto presentata sul finire degli anni Sessanta all’Esposizione Universale di Montreal. La casa partecipa all’evento, appunto, con il prototipo Alfa Romeo Montreal, che monta la meccanica della Giulia su una carrozzeria Bertone disegnata da Marcello Gandini. Le sue linee comunicano grinta e velocità al primo sguardo: il cofano si presenta prominente e abbassato e i fari sono nascosti dalle griglie. Il montante è provvisto di feritoie che snelliscono il design, mentre la coda è alta e corta. Il grande successo che riscuote all’Esposizione spinge i vertici del Biscione ad avviarne la produzione, montando però l’8 cilindri dell’Alfa Romeo 33 Stradale: questo comporta alcune radicali modifiche meccaniche ed estetiche. Dopo la presentazione del coupé al Salone di Ginevra nel 1970, prende il via la produzione e arrivano le nuove vetture dotate di alzacristalli elettrici e condizionatore. La cilindrata è di 2.593 cc, il cambio dispone di 5 rapporti ZF e sono presenti quattro freni a disco autoventilanti e servofreno − per l’epoca, un assetto decisamente all’avanguardia! La Montreal è una sportiva a due posti più due, che arriva a 100 km/h in 7 secondi e ha una velocità massima di 224 km/h. Nel rispetto delle norme anti-inquinamento americane degli anni Sessanta, viene dotata di un sistema di iniezione meccanica realizzato dall’Azienda Spica. La coupé Alfa Romeo Montreal presenta le seguenti dimensioni: 1.20 metri di altezza, 4.20 metri di lunghezza e 1.60 metri di larghezza. La bella plancia accoglie i comandi elettrici dei vetri, degli indicatori di direzione e del condizionatore. Lo specchietto retrovisore − unico − è posto dal lato di chi guida. Come altre “colleghe” del tempo, è dotata di starter che agevola l’avvio del motore: una volta partiti, il cambio regala performance di alta precisione. Le linee equilibrate ed eleganti la rendono la quinta auto tra quelle che possono essere considerate le più belle. Ma la produzione si ferma a soli 3.925 esemplari. La Montreal, vettura decisamente prestigiosa penalizzata dalla crisi petrolifera degli anni Settanta, è ancora oggi un capolavoro di estetica e di meccanica.

Alfa Romeo 6C 1750 GS

Tra le macchine d’epoca più emblematiche della casa, è impossibile poi dimenticare la Alfa Romeo 6C 1500 SS: appartenente alla serie Alfa 6C, fu prodotta in differenti versioni dal 1924 al 1950. Gli “alfisti” si appassionano presto a questa 6 cilindri che inizialmente sprigiona una potenza di 44 cv. In breve tempo, con il passaggio dal motore monoalbero alla testata con doppio albero a camme, si arriva all’Alfa Romeo 6C 1500 SS da 1.487 cc: vettura più spinta che permette a Giuseppe Campari di vincere la Mille Miglia nel 1928. Nel biennio che segue (1929 e 1930), il trionfo viene replicato con la 6C 1750 SS − guidata dai piloti Campari e Ramponi − e con la 6C 1750 GS − con la coppia Nuvolari-Guidotti. Negli stessi anni sono prodotte anche le configurazioni Sport e Turismo. Le cilindrate continuano ad aumentare fino ad arrivare alla 6C 2500, l’ultimo modello presentato. La Freccia Oro è una berlina a 5 posti con cambio a 4 marce, che raggiunge i 155 km/h. Elegante e ricercata, nella versione speciale 6C 2500 Super Sport (SS) si aggiudica la Coppa d’oro al Concorso Eleganza Villa d’Este nel 2011. La versione Super Sport è un coupé a due porte con cilindrata di 2.443 cc e con velocità massima di 177 km/h. La meccanica comprende un motore a 6 cilindri, la trazione posteriore e i freni a tamburo idraulici.

Giulietta Spider

Arriviamo così a un’altra auto-icona del marchio: la bella e vivace Giulietta Spider, prodotta tra il 1959 e il 1962. Disegnata da Franco Martinengo dietro commissione della carrozzeria torinese Pininfarina − e ispirata alla Lancia Aurelia Spider −, presenta linee da cabriolet e interni con finiture curate nel dettaglio; nel corso della produzione, il parabrezza panoramico viene sostituito da quello piatto. La Giulietta Spider decappottabile dispone di 65 cv, che diventano 90 nella versione Veloce: la prima serie vede un’elegante moquette ricoprire il tunnel e la leva del cambio con cuffia alla base. Il tachimetro arriva a 180 nella Spider e a 220 nella Veloce. Il motore è un 4 cilindri da 1.290 cc e la trazione è posteriore: la versione viene allestita con carburatori a doppio corpo Solex 35 mentre nella Veloce i carburatori sono gli Weber 40 DCOE3. Nel 1959 prende il via la seconda serie con il passo maggiorato (2250 mm), che impone un nuovo disegno del tetto, mentre le luci posteriori sono complete di indicatori laterali di direzione. Cambiano gli interni: il sedile è regolabile e il cambio ha un assetto più corto. Le variazioni apportate al motore permettono di raggiungere una maggiore velocità: infatti, mentre la Spider passa da 0 a 100 km/h in 14 secondi, alla Veloce ne bastano 11. Con la terza serie, datata 1961, diventano evidenti le modifiche stilistiche ai fari posteriori (più grandi) e ai parafanghi (più larghi). Gli interni presentano rivestimenti più eleganti e un differente specchietto retrovisore; cambia, inoltre, l’ubicazione del posacenere cromato, che viene ora a trovarsi sulla plancia. Dal 2010 l’Alfa Romeo 147 viene sostituita dalla nuova Alfa Romeo Giulietta, che, staccandosi dallo stile delle Alfa allora in produzione, riprende le linee della Giulietta e della Giulia degli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel 2017 la Giulietta SS Prototipo disegnata da Franco Scaglione si è aggiudita il titolo di Best of Show al Concorso d’Eleganza Villa d’Este. Da questo prototipo furono poi prodotti poi 1.350 circa esemplari fino al 1962.

Alfa Romeo Giulietta Speciale

Giulia Alfa Romeo GTA

Le diverse versioni GTA ci hanno presentato vetture che sono rimaste nella storia dell’automobilismo, oltre che per le prestazioni, anche per la bellezza “regale” del design esterno ed interno. Le Gran Turismo Alleggerito sono diventate un mito e tutte meritano di essere ricordate. È impossibile non menzionare la Giulia Alfa Romeo GTA presentata al Salone di Amsterdam nel 1965. La vettura progettata dall’ing. Carlo Chiti − direttore di Autodelta − viene prodotta sulla base della coupé Giulia GT, che a sua volta derivava la propria meccanica da quella della Giulia. Le linee non variano, ma viene profondamente modificato l’assetto interno, da cui scompaiono le poltrone posteriori (sostituite da una seduta più piccola). Il problema di quest’auto era infatti il poco spazio disponibile per gli occupanti del sedile di dietro, che risultava inferiore a quanto richiesto dal regolamento delle competizioni europee. Al Salone dell’Automobile di Amsterdam, nel 1965, viene presentata una vettura dal peso nettamente inferiore ai 950 kg della Giulia Sprint GT: la nuova Alfa Romeo GTA ne pesa, infatti, solo 745. A questo alleggerimento hanno contribuito tanto i vetri in plexiglass quanto le lamiere in Peraluman 2 (una lega composta da alluminio, manganese e zinco, che fa perdere alla vettura ben 200 kg). I propulsori da 1.570 cc e i carburatori Weber DCOE 45, poi, la rendono ancora più scattante. Tra il 1966 e il 1972 la Giulia GTA vince i campionati europei Turismo aggiudicandosi 4 titoli Piloti e 5 Costruttori. Nel 1967 viene realizzata la versione SovraAlimentata (SA), con motore che sprigiona 220 CV a 7.500 giri/minuto e fa segnare al tachimetro una velocità massima di 230 km/h. Volendo partecipare anche a competizioni in cui è richiesta una cilindrata inferiore, nel 1968 i vertici dell’Alfa Romeo presentano la GTA 1300 Junior con motore 1.300 da 165 cv. La potenza cresce a 180 cv, grazie all’adozione della testa a sedici valvole con cui raggiunge i 180 cv a 9300 giri. La trazione è posteriore e il cambio dispone di 5 marce. Fino al 1975 vengono prodotti 447 esemplari della vettura, di cui 300 da competizione. Oltre ad aver collezionato numerosi premi, questo modello ha anche battuto diverse auto da competizione di potenza superiore − come è accaduto, per esempio, sul circuito spagnolo di Jarama con la Ford Capri. La storia di questa Alfa Romeo prosegue con l’arrivo della GTAm sviluppata da Autodelta, che utilizza la 1750 GT Veloce per realizzare le nuove 1750 e 2000 GTAm. L’iniezione diventa indiretta e la cilindrata è di 1779 cc con potenza di 210 cv: nel 1970 le auto si fregiano del titolo europeo. I successivi sviluppi vedono la GTAm con 2.000 cc e una potenza che arriva a 230 cv.

Alfa Romeo Duetto

Una delle più belle vetture di tutti i tempi rimane l’Alfa Romeo Duetto, prodotta in 4 serie dal 1966 al 1994. Realizzata sul pianale della Giulia, ma con passo accorciato, guadagna maggiore agilità: la lunghezza passa così da 4,25 a 4,12 metri. Le linee ricordano un cefalopode, poiché presentano fiancate convesse, con la parte posteriore e quella anteriore entrambe arrotondate. Nella versione Osso di Seppia, il propulsore è da 1600 cc. Ma nel 1967 esce dagli stabilimenti la versione con il motore da 1.779 cc: si tratta della 1750 Spider Veloce, cui si accompagna una versione meno potente − la 1300 Junior. La serie a Coda Tronca è realizzata tra il 1969 e il 1982: le nuove linee sono influenzate dalle moderne teorie aerodinamiche che comportano anche una modifica del parabrezza. Contagiri, contachilometri e consolle centrale richiamano le mitiche vetture sportive degli anni Settanta. La versione 1600 viene prodotta fino al 1982, e sostituita dalla terza serie dotata di spoiler, fari posteriori maggiorati e paraurti che avvolgono il muso della vettura. Il cruscotto, prima a due palpebre, diventa ad una palpebra sola e ospita tutti gli strumenti. Le motorizzazioni sono 1.600 (102 cv) e 2.000 (128 cv), e l’hard top è uno degli optional. Nel 1989 subentra la quarta serie della Alfa Romeo Duetto con interessanti novità stilistiche − come il paraurti integrato −, scompare lo spoiler e ai gruppi ottici viene data una linea più attuale. Gli interni sono beige o neri e alle tinte classiche della carrozzeria si aggiunge il giallo. In totale sono state prodotte oltre 18.000 vetture in tre versioni.

Alfa Romeo Zagato

Il campionario delle Alfa Romeo più belle comprende anche vetture come la RZ − versione roadster della SZ, costruita utilizzando il telaio della Alfa 75. Dotata di cerchi in lega e assetto ribassato, si presenta con un retro-auto alto e un muso basso e grintoso. La Zagato è una cabriolet prodotta dal 1992 al 1993 ricca di colori vibranti − come il rosso Alfa, il giallo e il nero −, che propone interni declinati nelle tinte panna, bordeaux e nero. La meccanica della vettura è composta da un propulsore da 2.959 cc e V6 a iniezione elettronica; l’accelerazione da 0 a 100 km/h copre un tempo di 7,8 secondi e la velocità massima raggiunge i 228 km orari. Con cambio a 5 marce e trazione posteriore, è stata prodotta in 278 esemplari.

Alfa Romeo Zagato

Alfa Romeo 156 Sportwagon GTA

Ed eccoci all’ultima della lista (ma non certo per importanza): la 156 Sportwagon GTA, lanciata nel 2002. Dotata di trazione anteriore, ha un motore 3.2 V6 che permette di passare in soli 6 secondi da 0 a 100 km/h, mentre la sua velocità massima arriva a 250 km/h. Si tratta di una familiare che evoca le supercar per l’efficienza dell’impianto frenante e per la precisione dello sterzo. I parafanghi maggiorati, i fendinebbia disposti verso l’esterno e i proiettori neri le conferiscono un look grintoso e “rock”. Allo stesso modo, nell’interno, il volante a tre razze, la pedaliera sportiva e i sedili da competizione ne sottolineano la matrice sportiva.

Volkswagen Golf vs Alfa Romeo Giulietta: sfida al top del segmento C

Volkswagen Golf vs Alfa Romeo Giulietta: sfida al top del segmento C

Golf 7 e Giulietta: due filosofie a confronto. Dopo i SUV, il segmento delle berline compatte è probabilmente quello con il più alto livello di competizione fra i diversi costruttori. In questo contesto estremamente variegato, emergono due vetture che hanno saputo stregare milioni di italiani con il loro stile inconfondibile: l’Alfa Romeo Giulietta e la Volkswagen Golf 7. Entrambe eredi di una gloriosa stirpe automobilistica, rappresentano oggi una bella fetta di mercato per le rispettive case produttrici, pur basandosi su due filosofie progettuali diametralmente opposte. La Volkswagen Golf 7 è infatti una berlina a due volumi caratterizzata dal design ormai iconico, che ha saputo evolversi mantenendo inalterati i tratti distintivi originari. Nell’immaginario collettivo, la Golf resta l’auto “media” per eccellenza − adatta tanto ai giovani quanto agli automobilisti più maturi grazie al look sobrio ed elegante. Questa caratteristica emerge soprattutto nell’impronta telaistica più votata alla comodità che alla sportività − nonostante la lunghezza ridotta (esattamente 10 cm in meno della concorrente di casa Alfa). La nuova Giulietta, d’altro canto, è una vera esplosione di grinta e personalità, in pieno stile Alfa Romeo come la nuovissima Alfa Stelvio. La carrozzeria muscolosa, le sagomature del cofano e i vistosi gruppi ottici anteriori lasciano trasparire il suo DNA sportivo, sposandosi alla perfezione con un telaio dalle sorprendenti qualità. Come contropartita di queste apprezzabili caratteristiche, però, la Giulietta paga qualcosa in fatto di abitabilità e visibilità posteriore. Mentre in termini di agilità − malgrado le dimensioni superiori − la berlina italiana vanta un miglior rapporto peso/potenza che ne rende la guida più fluida e divertente rispetto alla concorrente tedesca.

Opinioni sulla Golf 7: la “media” che eccelle in tutto

La Volkswagen Golf 7 è senza dubbio una vettura poliedrica: pur avendo delle dimensioni compatte, essa garantisce infatti un’ottima mediazione tra comfort e guidabilità. Dal punto di vista meccanico, sono apprezzabili il nuovo cambio elettronico a doppia frizione DSG e l’ampia gamma di aiuti elettronici − fra i quali spicca il sistema di accelerazione e frenata autonoma Traffic Jam. Ottima anche la varietà di motorizzazioni a benzina turbocompresse, che spaziano dal piccolo 1.0 TSI da 86 CV fino ai possenti propulsori 2.0 TSI da 245 e 315 CV della Golf GTI e della nuova Golf R. Nel mezzo, figurano invece le versioni turbodiesel 1.6 e 2.0 TDI (disponibili in diversi tagli di potenza da 90 a 184 CV), seguite dall’1.4 TGI a metano e dalla nuova Golf Plug-in-Hybrid con motore ibrido benzina/elettrico da 204 CV. A favore della berlina di casa Volkswagen gioca inoltre il comfort dell’abitacolo: al suo interno c’è spazio sufficiente sia per i passeggeri posteriori che per i bagagli. A dispetto delle dimensioni più compatte, il bagagliaio da 380 litri della Golf 7 offre infatti una capienza decisamente superiore rispetto a quella della Giulietta (343). Sulla plancia, spicca invece la presenza di un generoso display tattile da 9,2″, compatibile con i protocolli Apple CarPlay e Android Auto.

Nuova Golf

Opinioni sulla Giulietta: guidabilità e personalità… accettando qualche compromesso

L’Alfa Romeo Giulietta è una due volumi atipica. Il suo design è rimasto pressoché invariato fin dal debutto datato 2010, ma denota ancora oggi una linea attuale e accattivante che ne esalta le doti di sportività, all’altezza delle Alfa Romeo più belle di tutti i tempi. Queste preziose caratteristiche scaturiscono dal telaio ultraleggero e dall’adozione di un sistema di sospensioni posteriori multilink su tutta la gamma. I modelli di punta della Giulietta montano anch’essi un nuovo cambio elettronico a doppia frizione TCT, che garantisce una guida più agile e confortevole su ogni tipo di percorso. Fra le peculiarità della piccola berlina italiana, si evidenzia inoltre il selettore di modalità di guida DNA, che consente di variare la sensibilità del volante e l’erogazione, così da ottenere un’impostazione più o meno sportiva. Rispetto alla Golf, la Giulietta offre un’esperienza di guida sicuramente più divertente, dedicata ai puristi del volante e a tutti coloro che hanno sempre apprezzato l’impronta “corsaiola” delle vetture Alfa Romeo. I motori benzina (tutti turbocompressi) seguono la stessa filosofia e spaziano dall’1.4 da 120 e 170 CV, fino al 1750 Turbo Veloce da ben 241 CV. Le versioni diesel da 1.6 e 2.0 di cilindrata sono invece disponibili nei tagli da 120, 150 e 170 CV. Nel mezzo, l’ormai consueto 1.4 turbo GPL da 120 CV. Sul fronte della dotazione di serie, la Giulietta presenta tuttavia alcune lacune dovute all’età: mancano, infatti, la frenata assistita e il segnalatore di cambio involontario di corsia. Degne di nota sono, invece, le finiture dei rivestimenti e della tappezzeria, così come la posizione di guida confortevole e la facile accessibilità della nuova plancia con display touchscreen da 6,5″. Bellissima è anche la Giulietta Sport con cerchi in lega, minigonne laterali, modanature rosse sul paraurti e padiglione scuro.

Alfa Romeo Giulietta Sport

Giulietta o Golf: prezzi e considerazioni finali

Il confronto fra la Golf 7 e la Giulietta sembra veder primeggiare (di poco) la piccola berlina tedesca, che beneficia di una maggiore versatilità e di una tecnologia senz’altro più avanzata. La Giulietta − nonostante i già citati limiti di età − è comunque una vettura molto attuale, ideale per chi è disposto a sacrificare un po’ di comodità per un piacere di guida superiore. Come detto, si tratta di due auto radicalmente diverse, che condividono, in fondo, soltanto il segmento di appartenenza. Un’ultima analisi non può non riguardare i prezzi di listino, dal cui raffronto emergono ancora più evidenti le differenze concettuali fra i due modelli. La Golf 7 parte dai 20.150 euro del 1.0 TSI Trendline per poi toccare i 46.000 euro con le versioni super sportive GTI e R. Dall’altra parte, invece, la Giulietta presenta una forbice di prezzi più ristretta, che spazia dai 22.600 euro della versione 1.4 Turbo benzina da 120 CV fino ai 35.300 euro della grintosissima 1750 Turbo Veloce.

Bugatti Veyron, l’auto più veloce del mondo

Bugatti Veyron, l'auto più veloce del mondo

Superare i limiti e andare oltre l’immaginazione è la filosofia Bugatti che, con Veyron, ha spostato l’universo delle supercar in una nuova era. Bugatti, azienda francese di origini italiane oggi in forza al gruppo Volkswagen, ha scritto di diritto un nuovo capitolo della Hall of Fame della velocità auto con Veyron, modello svelato per la prima volta nel 2005 e in grado di mantenere per oltre un decennio il primato di vettura di serie più veloce del mondo. Uscita di produzione nel 2015, per lasciare il posto alla giovane e innovativa Bugatti Chiron, la Veyron ha polverizzato tutti i record – di velocità massima ma anche di prezzo di listino – per un’auto da strada. Superando agevolmente il tetto dei 400 Km/h sullo scatto (408,47 km/h fatti registrare nei suoi primi test), la sportiva di lusso Bugatti non ha avuto rivali per oltre un biennio dalla sua uscita. Nel 2007 la americana Ultimate Aero TT di Shelby Super Cars ha temporaneamente soffiato lo scettro del primato alla Veyron e a Bugatti ma i produttori francesi hanno immediatamente legittimato la loro posizione da leader, riconquistando l’Olimpo della velocità su strada in pochi anni, grazie ad una versione speciale della Veyron.

Un ambizioso mix di lusso ed esclusività

Quando nel 2001 al Salone di Ginevra è stata annunciata l’entrata in produzione della Veyron Bugatti, l’intenzione del gruppo Volskwagen era chiara. Senza accettare limiti o compromessi, i nuovi proprietari del prestigioso marchio francese erano determinati a produrre l’auto di serie più veloce ma anche più costosa del mondo. Il suo prezzo base non è stato mai inferiore al milione di euro e ha raggiunto cifre astronomiche – circa 3 milioni – per alcune delle versioni speciali. La produzione della Veyron ha rappresentato, per Bugatti, una delle più importanti sfide tecnologiche di sempre, nel mercato dell’automobile. Alle prestazioni estreme e all’innovazione hi-tech, progettisti e disegnatori hanno associato l’allestimento luxury degli interni e le linee aggressive e aerodinamiche della scocca. L’estetica della supercar Bugatti è pura espressione di talento ingegneristico e arte. Una volta toccati i 220 Km/h, la Veyron muta automaticamente il suo assetto, ribassandolo. Contemporaneamente, lo spoiler posteriore si solleva in maniera automatica, offrendo maggiore resistenza e la possibilità di controllare il bolide anche ad altissima velocità. La parte anteriore della Veyron, caratterizzata da curve estreme pensate per tagliare il vento e ingoiare l’asfalto, è impreziosita dalla grande griglia cromata centrale dove campeggia il simbolo Bugatti. I primi modelli della spider coupé Veyron 16.4 sono stati caratterizzati da una livrea bicromatica, nei colori nero e rosso, anche se la personalizzazione è sempre stata all’ordine del giorno, per un modello prodotto in soli 500 esemplari e spesso customizzato per assecondare i desideri del compratore. Gli interni della Veyron sono una perfetta sintesi di essenzialità e lusso estremo. Un prezioso abitacolo artigianale, realizzato in pelle e inserti di alluminio, rappresenta sia l’anima sportiva della supercar, sia il suo carattere esclusivo.

Interni Bugatti Veyron

Motorizzazione della Bugatti Veyron

Il motore W16 – con originale forma a W – è il miracolo di tecnologia che ha reso possibile realizzare sogni e ambizioni del produttore Bugatti. La cilindrata complessiva dei 16 cilindri del propulsore è di circa 8000 centimetri cubi. I cavalli sprigionati dalla Veyron “di serie” sono 1001, mentre alcune motorizzazioni delle versioni speciali sono arrivate fino a 1200 CV. La velocità massima che supera i 408 Km/h è soltanto uno dei primati della Veyron. Grazie ad un motore in grado di produrre 6.000 giri al minuto, la supercar Bugatti accelera da zero a 100 Km/h in soli due secondi e mezzo. La partenza lampo beneficia anche di dispositivi elettronici di prossima generazione, in grado di addolcire la potenza erogata dal motore, scaricandola al meglio su strada. La trasmissione si basa su un preciso cambio a 7 marce con doppia frizione, manovrato attraverso i comandi presenti sotto al volante. Il cambio più veloce al mondo – 150 millisecondi per cambiata – è uno dei fattori determinanti che permettono alla Veyron di conquistare altri record, come quello dello scatto sul lungo, da zero a 300 Km/h in 16,7 secondi. Per offrire comfort di guida e totale sicurezza, in presenza di un motore fuoriserie, Bugatti ha riservato ancora più cura all’impianto frenante, sviluppato in associazione con team di ricerca impegnati in ambito aerospaziale. I cerchi in lega, inoltre, montano pneumatici Michelin, realizzati appositamente dall’azienda francese leader mondiale, per ottimizzare prestazioni e comportamento su strada della Veyron.

Motore

Curiosità storiche sull’auto più veloce del mondo.

La realizzazione di una vettura tanto complessa, capace di performance di valore assoluto, non è stato un percorso semplice o privo di imprevisti. L’inizio della progettazione della Veyron risale addirittura allo scorso millennio (1999) ma i primi modelli furono consegnati agli impazienti acquirenti – i quali avevano versato caparre da 300.000 euro già da qualche anno – solo nel 2005. Il primo prototipo di Veyron si chiamava Chiron, lo stesso nome dato da Bugatti alla supercar che l’ha sostituita nel 2015. Le fasi di testing della Veyron sono state molto turbolente, soprattutto a causa di un motore ad altissime prestazioni ma un po’ troppo instabile. Il propulsore di una Veyron finì a fuoco durante un test in Germania e questo è soltanto uno degli inconvenienti che spinsero Bugatti a posticiparne la distribuzione di qualche anno.

Le special della Veyron

Alcune versioni speciali della Veyron come la Pur Sang o la Sang Noir, si distinguono dalla vettura di serie per gli allestimenti e le componenti in fibra di carbonio inserite su carrozzeria e abitacolo. Ben più ambiziosa la Veyron Super Sport, il modello con il quale Bugatti ha riconquistato la vetta delle classifiche mondiali di velocità auto, raggiungendo i 434 Km/h. Al motore della Super Sport sono stati aggiunti 200 cavalli che hanno permesso alla Veyron di tornare ad essere la supercar più veloce al mondo. Un’auto tanto preziosa non avrebbe potuto, nel 2015, congedarsi in maniera banale e, per questo, Bugatti ha pensato ad una versione speciale, la Veyron Ettore, con inserti in platino e una tiratura in soli tre esemplari, dal costo di 2.350.000 euro ciascuno, per mandare in pensione il suo fortunatissimo modello luxury.

Bugatti Pur Sang

Pur Sang

Bugatti Sang Noir

Sang noir

Bugatti Super Sport

Super Sport

Ettore

Ettore

Guida all’acquisto auto d’epoca

Guida all'acquisto auto d'epoca

L’acquisto di un’auto d’epoca richiede sempre grande attenzione e ponderatezza. Chi si appresta a scegliere un’auto d’epoca deve assicurarsi che il veicolo sia effettivamente in buone condizioni e soprattutto che corrisponda alla descrizione fornita dal proprietario. Dagli appassionati ai collezionisti, tutti quelli che acquistano auto d’epoca devono raccogliere il maggior numero possibile di informazioni dal punto di vista burocratico, tecnico e pratico. A questo proposito, non bisogna dimenticare chi acquista Ferrari d’epoca e altre vetture storiche esclusivamente per investire in questo segmento di mercato.

Come riconoscere un’auto d’epoca?

Alcuni modelli di automobili, già iscritti al PRA (Pubblico Registro Automobilistico), dopo 30 anni devono essere inseriti anche nel registro ASI (Automotoclub Storico Italiano). L’iscrizione all’ASI rappresenta un primo requisito da prendere in considerazione; sono circa 350, infatti, i modelli che devono essere obbligatoriamente inseriti in questo registro. In altre parole, chi sceglie di acquistare una Porsche d’epoca o un’altra auto storica può effettuare inizialmente questa prima verifica. Gli stessi proprietari di auto d’epoca ottengono vantaggi grazie all’iscrizione all’ASI; tra questi rientrano anche le riduzioni di pagamento, ad esempio per quanto riguarda il bollo o l’assicurazione.

auto epoca usate
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Quale auto d’epoca scegliere?

Sul mercato esistono diverse tipologie di auto d’epoca, da quelle di lusso a modelli più accessibili. Alla prima categoria appartengono senza dubbio le Ferrari, le Lamborghini e le Jaguar. Una curiosità su cui vale la pena soffermare l’attenzione è il valore acquisito da alcune vetture nel corso degli anni. La Jaguar E-Type, ad esempio, ha oggi un prezzo di mercato circa 10 volte superiore a quello che aveva negli anni ’80. Chi possiede un modello di questo genere, perciò, può ottenere un guadagno non indifferente investendo nel mercato delle auto d’epoca. Gli acquirenti che scelgono di indirizzarsi verso soluzioni meno impegnative, invece, hanno a disposizione un’ampia scelta di vetture tra cui anche Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Al di là del modello, in ogni caso è opportuno valutare con attenzione alcuni aspetti chiave. Bisogna, infatti, partire dal presupposto che le auto d’epoca richiedono una manutenzione periodica che potrebbe diventare piuttosto onerosa. È importante individuare le automobili più sicure e affidabili, facendo riferimento a grandi classici come le Rolls Royce. Oltre ad essere economiche in termini di manutenzione, le auto d’epoca devono avere pezzi di ricambio facili da reperire. La disponibilità di tutti i vari componenti, in altre parole, è indubbiamente un aspetto da non trascurare.

Cosa fare durante la trattativa?

Dopo aver fissato un appuntamento con il proprietario della vettura, occorre prepararsi adeguatamente, raccogliendo informazioni sul tipo di automobile che si vuole acquistare. Conoscere nel dettaglio tutte le caratteristiche dell’auto significa avere maggiori possibilità di individuare eventuali difetti e problematiche. È fondamentale, al tempo stesso, informarsi sulle varie questioni burocratiche, dal passaggio di proprietà alla garanzia: in particolar modo, occorre valutare quali siano i documenti da presentare, i costi da sostenere e le procedure più sbrigative da adottare. Giunto il giorno dell’appuntamento, invece, bisogna sfruttare nel migliore dei modi questo momento. L’incontro con il proprietario è il lasso di tempo in cui il potenziale acquirente può visionare attentamente l’auto. La carrozzeria dell’automobile deve essere esaminata con perizia, in modo da individuare danni e imperfezioni poco visibili. In questa fase, è necessario prestare attenzione anche ad eventuali riparazioni che non sono state dichiarate dal proprietario; rigonfiamenti nella vernice, ad esempio, possono rivelare un’opera di riverniciatura. Tutti questi interventi diminuiscono inevitabilmente il valore dell’auto d’epoca; la vettura, in sintesi, non dovrebbe presentare variazioni e modifiche rispetto all’originale. Se il proprietario ha riparato o sostituito parti della carrozzeria e accessori, deve informare in anticipo il potenziale acquirente. In ogni caso, trattandosi di un’auto d’epoca, bisogna aspettarsi imperfezioni e segni di usura, o persino malfunzionamenti. Prima di concludere la trattativa è utile verificare che tutti i meccanismi siano in buone condizioni.

Conclusioni sull’acquisto di un’auto d’epoca

Acquistate presso privati, concessionarie o siti web di e-commerce affidabili, le auto d’epoca sono beni di grande valore. Tutte le fasi della compravendita richiedono impegno da parte dell’acquirente, che deve valutare con attenzione quali siano le scelte più opportune. Prendere in considerazione tutti questi accorgimenti significa avere una possibilità in più di concludere con successo la trattativa.

auto epoca usate
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Quali sono le cinque gare di auto d’epoca più belle d’Italia?

Quali sono le cinque gare di auto d'epoca più belle d'Italia?

Ogni anno, in Italia e nel mondo, migliaia di appassionati si sfidano a bordo delle proprie auto d’epoca. Ma quali sono le gare d’auto d’epoca più belle? Per alcuni è un evento da “almeno una volta nella vita”, per altri un appuntamento immancabile della stagione. Le gare d’auto d’epoca sono un grande classico delle manifestazioni automobilistiche. Esse radunano numeri impressionanti di persone in ogni continente, catturando inoltre l’attenzione dei media.

1. Mille Miglia

Un elenco delle più belle gare d’auto d’epoca non può non iniziare con la celeberrima Mille Miglia. Sul percorso Brescia-Roma-Brescia, ogni primavera accade qualcosa di altamente suggestivo, secondo una tradizione che trova il suo anno di esordio nel 1927. Fra gli esperti di raduni d’auto d’epoca, la Mille Miglia è conosciuta come la corsa più bella del mondo e l’annuale rievocazione storica rappresenta un degno tributo.

Mille Miglia

2. Vernasca Silver Flag

Fra le colline emiliane, invece, si celebra un altro rito che manda in visibilio gli appassionati. Si tratta della Vernasca Silver Flag, anch’essa nata come gara di velocità, ma in salita, e rimasta tale fino al 1972. Oggi, va in scena nella più classica forma di gara d’auto d’epoca, vale a dire come premio alla miglior conservazione o al miglior restauro. Negli anni, si è guadagnata l’appellativo di Goodwood italiana, cosa che la dice lunga sulla qualità delle vetture che vi sfilano.

3. Modena Cento Ore

Sempre in Emilia, ma più a sud e insieme alla Toscana, si organizza la Modena Cento Ore. Una gara di velocità che si tiene fra circuiti e strade chiuse al traffico, con tanto di partenza in griglia. Quattro partecipanti su cinque arrivano dall’estero, per un evento riconosciuto a livello internazionale e nominato al titolo di “Rally of the Year”.

4. Bergamo Historic Gran Prix

Nel capoluogo Orobico va in scena il Bergamo Historic Grand Prix. Una rievocazione delle gesta del leggendario Tazio Nuvolari al Gran Premio di Bergamo del 1935, a bordo della sua Alfa Romeo P3. In questo caso, le vetture iscritte sono suddivise in diverse categorie e non mancano i grandi marchi quali Bugatti, Ferrari e Maserati.

5. Concorso d’Eleganza di Villa d’Este

In tema, invece, di competizioni inerenti la raffinatezza, la menzione d’onore va al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este. Protagoniste sono le vetture costruite fra gli anni ’20 e ’80 del secolo scorso, le quali, suddivise in otto categorie, si contendono la prestigiosa Coppa d’Oro.

Per mere questioni di spazio, la scelta è dovuta ricadere su queste cinque manifestazioni. Probabilmente le più famose e suggestive, che s’inscrivono nella prestigiosa tradizione italiana di raduni d’auto d’epoca, ricca di eventi che poco hanno da invidiare a quelli menzionati. Per la gioia dei numerosi appassionati, dalle Dolomiti alla Sicilia (e non sono due nomi a caso, dato che entrambi sono collegati a un evento di questo tipo), non mancano le alternative per godere della bellezza delle vetture che hanno segnato la storia dell’automobilismo. Non resta che sceglierne (almeno) una e prepararsi allo spettacolo.

Car pooling: come condividere un’auto e risparmiare

Car pooling: come condividere un'auto e risparmiare

Il car pooling (dall’inglese, “condivisione dell’auto”) è una modalità di trasporto collettivo di persone su macchina privata. Solitamente viene offerta da alcune piattaforme, in genere online, che mettono in contatto chi possiede un’auto, e mette a disposizione i posti liberi, e coloro che desiderano condividerne il tragitto, la destinazione e gli orari. A differenza del car sharing quindi non presuppone il noleggio a breve termine dell’auto, ma solo la condivisione del viaggio e delle relative spese.

Il car pooling è sicuro?

Negli anni ’70 l’autostop era molto utilizzato dai giovani per spostarsi e per il conducente non c’era alcuna garanzia di conoscere in anticipo chi sarebbe salito in macchina con lui. Ora, attraverso queste piattaforme, è possibile non solo scegliere il tragitto ma anche il compagno di viaggio. Infatti l’accento posto da queste piattaforme sulla sicurezza del conducente e dei viaggiatori è molto importante: grazie ai forum e alle caratteristiche pubblicate del singolo passeggero, si può trovare una persona in linea con la propria personalità e conoscere prima il tipo di viaggiatore. Inoltre il rilascio dei dati anagrafici assicura un ulteriore controllo e consente una maggiore serenità sia per il guidatore che per i passeggeri. Di fatto “fare car pooling” non significa soltanto offrire un passaggio, ma questo tipo di spostamento s’inserisce in un’ottica ben più ampia. Non ha infatti come fine il guadagno in sé, bensì la condivisione dei costi sostenuti per il viaggio; pone inoltre un’attenzione particolare all’ambiente e crea una nuova forma di contatto ed interazione tra le persone.

I vantaggi del car pooling

Costi sotto controllo – I vantaggi sono numerosi sia per chi offre il passaggio sia per chi lo sfrutta. Il guidatore ha la possibilità di ammortizzare i costi sostenuti per il viaggio come la benzina, l’eventuale pedaggio autostradale e il parcheggio. Queste spese sono spesso calcolate automaticamente dalla piattaforma rendendo chiaro il compenso pattuito tra conducente e passeggeri. Il passeggero non prende l’auto, riducendo anche lui i costi e l’usura del proprio mezzo, non si stressa per la guida e viaggia in compagnia.

Minor traffico e riduzione dell’inquinamento – Occupando più posti in auto si riduce il numero di mezzi che circolano in città poiché i passeggeri rinunciano a prendere la loro auto. Questo comporta una diminuzione del traffico in paese e del rispettivo inquinamento con notevoli benefici per la comunità. In auto ci sono infatti in media 3-4 posti disponibili oltre al conducente: se ciascuno di questi passeggeri si servisse del car pooling per spostarsi, e quindi non della propria macchina, circolerebbero meno auto e di conseguenza le emissioni di gas tossico sarebbero inferiori. In questo modo è possibile evitare anche gli scioperi e i ritardi dei mezzi pubblici.

L’aspetto sociale – Condividendo la propria auto si possono conoscere persone nuove e ridurre la noia e lo stress che per esempio il tragitto casa lavoro di solito comporta. Su alcune piattaforme è possibile scegliere le persone che desiderano condividere il percorso in base a delle affinità o al grado di socievolezza.

Dove si può andare col car pooling?

Se si viaggia spesso si può condividere l’auto per andare al lavoro. Questa però non è l’unica opzione. Se i viaggi sono sporadici, come quando si va in vacanza oppure ad un concerto, queste possono rappresentare delle buone opportunità per avvalersi dei servizi del car pooling. Non solo le grandi città sono collegate dai car poolers ma anche i piccoli centri: in questo caso si risparmia molto tempo evitando coincidenze problematiche di treni e autobus che dilatano i tempi di raggiungimento, talvolta in modo esagerato.

Non è importante la distanza, né tanto meno la meta quando si decide di viaggiare con il car pooling. Riassumendo, questo tipo di servizio quindi:

  • si adatta bene alle esigenze di chiunque essendo molto flessibile
  • è sicuro perché grazie all’intermediazione delle piattaforme si effettua una certa forma di controllo sul conducente e sui passeggeri
  • in esso i costi sono definiti
  • è economico perché si condividono le spese
  • permette di creare relazioni tra le persone in modo originale
  • consente di ovviare a scioperi e coincidenze difficoltose con altri mezzi pubblici.

Se ancora non lo avete provato, il car pooling potrebbe diventare una bella esperienza per passare anche del gradevole tempo in compagnia.

Le Ferrari più economiche in vendita su automobile.it

Le Ferrari più economiche in vendita su automobile.it

La Ferrari è in tutto il mondo il simbolo del design italiano, della velocità associata ad un rombo di motore inconfondibile, dell’eccellenza tricolore sulle quattro ruote ed anche del lusso più sfrenato in fatto di automobili.

Chi l’ha detto però che solo i paperoni possano permettersi di scorrazzare a bordo di un bolide marchiato con l’inconfondibile logo del cavallino rampante?

Su automobile.it sono tante le Ferrari in vendita, alcune esclusive e relativamente recenti, altre dal sapore decisamente vintage ma non per questo meno desiderabili. Con un budget che parte dai 35.000 euro circa, quanto occorrerebbe per portarsi a casa un’ordinaria berlina appena uscita dalla fabbrica sino ai 50.000 euro, che occorrono per un modello pluriaccessoriato di grido, automobile.it può realizzare il vostro sogno a quattro ruote, trasformandovi se non proprio in un pilota di Formula 1, in un invidiato detective in stile Magnum P.I.

Vediamo insieme la top t dei bolidi rossi (e non) della blasonata fabbrica di Maranello dai 50.000 € in giù, in vendita su automobile.it

1. Ferrari Mondial – da €50.000

2. Ferrari Dino GT4 208 RARE COLOUR – da €49.900

3. Ferrari Mondial 3.0 €49.900

4. Ferrari 348 TB – da €48.000

5. Ferrari 208 Dino GT4 – da €47.500

Tutti sulla griglia di partenza e aspettiamo lo spegnersi dei semafori!

Il dieselgate Volkswagen: tutto quello che c’è da sapere

Il dieselgate Volkswagen: tutto quello che c'è da sapere

General Motors e Toyota sono già state nell’occhio del ciclone. Ora è il turno di Volkswagen. La società detiene il 70% del mercato dei motori diesel negli Stati Uniti e a settembre del 2015 è stata travolta da uno scandalo, conosciuto anche come dieselgate, per aver truccato i risultati dei test sulle emissioni dei motori diesel TDI. Segue il nostro breve resoconto dei fatti.

Cosa è successo?

Volkswagen ha installato un software per il controllo delle emissioni su più di mezzo milione di auto diesel negli Stati Uniti e circa 10 milioni e mezzo di vetture in tutto il mondo, in grado di registrare i parametri fissati dalla EPA – Environmental Protection Agency relativi ad un ciclo di guida di prova.

In fase di test le automobili rispettano appieno le leggi federali in materia di emissioni. In situazione di guida normale invece, il software avvia una modalità separata che modifica notevolmente la pressione del carburante, le tempistiche di iniezione, il ricircolo dei gas di scarico e altri indicatori. Questo programma consente di sviluppare una potenza superiore del motore percorrendo un chilometraggio maggiore, ma implica anche l’emissione di ossido di azoto in quantità fino a 40 volte superiori alla norma.

Quali sono i modelli interessati?

Le violazioni delle normative EPA sono state accertate per alcune motorizzazioni diesel di Volkswagen su modelli di Jetta, Tuareg, Golf, New Beetle e Passat, oltre che per le Audi Q7, A3, A6, A7, A8/A8L e Q5 e per la Porsche Cayenne. Va detto che non si tratta di un problema di sicurezza e le vetture non sono tecnicamente fuorilegge al momento. Se però la Volkswagen decidesse di richiamarle, ci potrebbero essere delle nazioni in cui le vetture non potranno circolare se non subiranno gli interventi programmati e disposti dalla casa madre.

Cosa succederà alla Volkswagen?

Da quando è scoppiato lo scandalo il 18 settembre 2015, un terzo del valore della società si è volatilizzato a causa del crollo delle azioni in borsa e la casa tedesca ha abbandonato il suo progetto di diventare il produttore di automobili più grande al mondo entro l’anno 2018.

Volkswagen ha accantonato circa 7 milioni di dollari per coprire i costi relativi ad un eventuale richiamo, ma l’impatto potrebbe essere anche superiore. Il 4 gennaio 2016, il dipartimento di giustizia americano ha fatto causa a Volkswagen a nome della EPA che tecnicamente potrebbe sanzionare Volkswagen per 37.500 dollari per ogni vettura difettosa – una multa potenziale fino a 18 miliardi di dollari. Visto come sono andate le cose per General Motors e Toyota in passato, probabilmente la ricaduta non sarà così pesante.

Cosa sta facendo Volkswagen per i clienti?

La Volkswagen si è impegnata a versare mille dollari in contanti ai possessori di auto VW TDI coinvolte nella prima notifica di violazione delle norme EPA (non nella seconda annunciata il 2 novembre). Oltre a questo il costruttore tedesco offre agli stessi assistenza su strada h24 per 3 anni. I proprietari di Audi, Porsche e VW TDI le cui vetture sono state consegnate dopo l’8 novembre non rientrano in questa casistica.

E i proprietari delle TDI cosa stanno facendo?

Qualche automobilista si professa davvero deluso da VW per aver truccato i livelli di emissioni delle vetture, ma la maggioranza resta soddisfatta del risparmio di carburante, delle prestazioni al top e dei ridotti costi di manutenzione della propria auto e circola in tranquillità. Oltretutto è presto per dimostrare che i dati di vendita siano calati in modo drastico. Col tempo il quadro si farà più chiaro.