Polestar: storia, modelli e prezzi di una vettura ad elevate prestazioni

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Il nome Polestar è intimamente legato al brand Volvo da decenni ed indica le vetture maggiormente prestazionali del costruttore scandinavo. Dopo l’acquisto della Volvo da parte del gruppo cinese Geely, che ha portato grande liquidità nelle casse, è stato deciso di utilizzare il marchio Polestar per identificare vetture sempre caratterizzate dall’anima sportiva ma dal cuore elettrico. Non c’è dubbio che Polestar sarà una delle novità più interessante nel campo delle auto elettriche del 2019.

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Volvo Polestar

La storia della Polestar è relativamente recente. Nel 1996 il pilota Jan Nilsson ha fondato la propria scuderia, la Flash Engineering, stringendo un accordo con la Volvo per rappresentarla come team ufficiale nel campionato svedese turismo.

Nel 2004 la scuderia è stata acquistata da Christian Dahl, e nel 2005 è stata rinominata in Polestar Racing. Nel 2009 sono state create due divisioni distinte, la Polestar Perfomance, divisione sportiva dedicata alla produzione di componenti per le Volvo stradali, e la Polestar Racing, vera e propria scuderia automobilistica.

Polestar: storia, modelli e prezzi di una vettura ad elevate prestazioni

L’anno successivo è stata presentata la prima stradale costruita dalla Polestar, la Volvo C30 Polestar Concept, seguita nel 2012 dalla Volvo S60 Polestar Concept, mentre il 2013 ha visto la nascita delle prime due vetture di serie prodotte dalla Polestar, la Volvo S60 Polestar e la Volvo V60 Polestar.

Il 2017 ha segnato la svolta per il brand sportivo della Volvo. Il costruttore svedese, infatti, ha deciso di utilizzare il marchio Polestar per produrre una gamma di vetture sportive dotate di motore elettrico, e la prima auto di questa nuova avventura è stata la Polestar 1.

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Polestar 1

La Polestar 1 è una coupè ibrida dal design molto elegante e tecnicamente evoluta grazie all’utilizzo della fibra di carbonio per la realizzazione di numerosi elementi della carrozzeria e come rinforzo per il pianale nella zona tra l’abitacolo e il baule.

Vera e propria chicca della Polestar 1 è il motore ibrido. Accanto al tradizionale propulsore benzina 4 cilindri sovralimentato, supportato da un motore elettrico che funge anche da generatore per le batterie, vi sono due motori elettrici collegati alle ruote posteriori.

La combinazione di questi motori regala alla Polestar 1 una potenza di 600 cv ed in modalità esclusivamente elettrica la percorrenza dichiarata è di 150 Km.

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Volvo C30 Polestar

La Volvo C30 Polestar Performance Concept, anche se presentata esclusivamente come prototipo, ha lasciato il segno tra gli amanti della Casa svedese, grazie a prestazioni di grande livello e ad un design muscoloso ma per nulla esagerato.

Il cuore pulsante della vettura è il 5 cilindri benzina T5 di 2,5 litri dotato di un turbocompressore KKK 26 che, grazie all’intercooler maggiorato, regala una potenza di ben 405 cavalli.

Per scaricare a terra tutta questa potenza è presente la trazione integrale con sistema AWD Haldex abbinata ad un differenziale meccanico Quaife su ogni assale, mentre per riuscire ad assicurare una frenata efficiente sono stati montanti dischi Brembo da 380 e 330 mm a 6 pistoncini davanti e 4 dietro.

Volvo V40 Polestar

La Volvo V40 Polestar ha consentito alla Casa svedese di inserirsi nel settore delle berline compatte ad alte prestazioni grazie all’upgrade fornito proprio dalla Polestar.

Il motore utilizzato è un benzina 2.0 quattro cilindri in grado di regalare 250 cavalli di potenza, di bruciare lo 0-100 Km/h in poco più di sei secondi e raggiungere la ragguardevole velocità massima di 240 Km/h.

Discreta, come sempre, la personalizzazione estetica realizzata dalla Polestar. Le linee della vettura non sono state appesantite e rimangono sempre molto eleganti.

La presenza del doppio scarico e dello spoiler posteriore dal design particolare, oltre ai cerchi specifici ed ai badge azzurri, fanno intuire a chi ammira la vettura dall’esterno che si tratta di una Volvo V40 Polestar.

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Salone dell’auto di Torino 2018: ecco date, orari e programma

Il Salone dell’auto di Torino ha segnato la storia automobilistica della città piemontese sino al 2000, anno in cui si è tenuta l’ultima esposizione prima che gli organizzatori decidessero di annullare l’evento numero sessantanove, che si sarebbe dovuto svolgere nel 2002, a causa della crisi che aveva investito il mercato automobilistico. Le polemiche per questa cancellazione non sono mancate, ma nel 2014 l’imprenditore Andrea Levy, in occasione di una conferenza stampa, ha annunciato la rinascita del Salone dell’auto di Torino proponendo un format totalmente rinnovato e ambientato nella splendida location del Parco Valentino. Il successo è stato immediato. Nel 2015, infatti, la presenza di 25 case automobilistiche e l’afflusso di 300.000 visitatori hanno confermato la visione di Levy focalizzata proprio sull’auto come protagonista assoluta del Salone auto Torino, e le edizioni successive hanno visto crescere costantemente le presenze di marchi e pubblico sino a raggiungere le oltre 700 mila presenze della passata edizione.

Salone dell’auto Torino: orari dell’edizione 2018

L’edizione 2018 del Salone dell’auto di Torino al Parco Valentino è ormai giunta ai nastri di partenza, e in questa guida intendiamo fornire tutte le informazioni necessarie a chi volesse godere dal vivo una manifestazione divenuta ormai imperdibile. La quarta edizione del Salone auto di Torino prenderà il via mercoledì 6 giugno e si concluderà domenica 10 giugno. Come ormai di consueto, la location dell’evento sarà il confermato Parco Valentino situato lungo le rive del Po. Chi volesse recarsi per ammirare le numerose creazioni esposte, deve sapere che il Salone dell’auto di Torino ha i seguenti orari: si potrà accedere dal 6 al 10 giugno dalle ore 14:00 alle 24:00.

Salone dell’auto Torino: prezzi di mostra e Gran Premio

Uno dei punti forti del Salone dell’auto di Torino è dato dal costo nullo dell’ingresso. Gli organizzatori, infatti, hanno puntato su un accesso libero per consentire a tutti gli amanti delle quattro ruote di osservare da vicino non solo le novità del mercato, ma anche veri e propri pezzi unici che difficilmente potrebbero essere ammirati sulle strade di tutti i giorni. Per poter accedere gratuitamente, sarà necessario andare sul sito della  location Parco Valentino, cliccare sul link “biglietto gratuito” e registrarsi per poi poter scaricare la copia elettronica che consentirà di assistere  alla mostra dei prototipi e agli eventi speciali nel Cortile del Castello del Valentino. Chi volesse partecipare con la propria vettura al Gran Premio Parco Valentino, che si svolgerà domenica 10 giugno 2018 a Torino, potrà inoltrare la richiesta di iscrizione sempre sul sito della manifestazione. Previa valutazione da parte dell’organizzazione, il possessore di una vettura storica o di una supercar avrà la possibilità di percorrere piazza Castello, via Roma e i tornanti di Superga fino a giungere alla Reggia di Venaria. Per poter partecipare all’evento clou della 5 giorni torinese i prezzi sono i seguenti: € 300,00 per vettura comprensiva di un driver e di un accompagnatore; € 100,00 per ogni accompagnatore aggiuntivo, mentre i bambini dai 6 ai 12 anni pagheranno un contributo di € 50,00. Tale contributo è escluso per i bambini di età inferiore ai 6 anni.

Salone auto Torino: il programma

Uno degli elementi che hanno reso il Salone dell’auto di Torino al Parco Valentino un vero successo, nonostante la giovane età dell’iniziativa, è il vasto programma di eventi. Mercoledì 6 giugno, dopo l’apertura riservata alla stampa, si terrà dalle 16 alle 18 il Car Design Award, premio internazionale organizzato da Auto&Design che premia concept car, production car e il brand design language. Sempre nella stessa giornata, ma dalle 21 alle 22, si svolgerà la Supercar Night Parade, durante la quale i proprietari di Porsche, Ferrari, Lamborghini, McLaren, Maserati, Pagani, Aston Martin, Bentley, Rolls Royce, Jaguar, Lotus e altri marchi sfileranno nelle vie del centro città fino al Parco Valentino. Per tutti i cinque giorni del Salone auto di Torino sarà inoltre possibile partecipare alla mostra di prototipi, one off e vetture speciali e sarà quindi possibile vedere da vicino le auto che hanno fatto la storia del car design, modelli provenienti da tutto il mondo che hanno precorso e indirizzato il cammino dell’industria automotive mondiale. Dal mercoledì al venerdì si terrà presso il Politecnico di Torino la CO2 Reduction for Transportation System Conference, un convegno tecnico internazionale per promuovere il dialogo fra industrie, università e centri di ricerca di diversi Paesi, e sempre in materia di mobilità sostenibile, sabato 8 giugno si terrà una conferenza italiana sullo stato dell’arte della mobilità elettrica ribattezzata Tesla Revolution.

Dal 9 al 10 giugno, in Piazza Carlo Alberto, saranno protagoniste le vetture storiche con l’appuntamento Car & Vintage, mentre solo nella giornata del 9 giugno, dalle 10 alle 20 in Piazza Bodoni, si terrà 457 Stupinigi Experience By Ruzza Torino, manifestazione che celebrerà la Fiat 500 con una rappresentanza di vetture in arrivo da Stupinigi, sede natia dell’utilitaria italiana. In Piazza Vittorio Veneto, sempre nelle giornate del 9 e del 10 giugno, si svolgerà Independent Cars Italia, raduno concepito per celebrare la gloriosa Lancia Delta. Nella giornata conclusiva del 10 giugno l’appuntamento di spicco sarà il Gran Premio. Motorsport, supercar, prototipi e one-off si daranno appuntamento per la parata del Gran Premio, che porterà i partecipanti a guidare attraverso piazza Castello, via Roma, e poi su per i tornanti di Superga, fino a giungere alla Reggia di Venaria. La partenza dell’evento è programmata alle ore 8:30 in Piazza Castello. Infine, le ultime due giornate del Salone dell’auto di Torino saranno dedicate alle vetture americane e a quelle elettriche. Le prime saranno radunate al Parco Dora e sarà possibile ammirare automobili made in USA sia del passato che del presente, mentre in Piazza San Carlo ci si concentrerà sulle nuove propulsioni, con la possibilità di provare le vetture elettriche e ibride plug-in di vari brand.

Storia della Porsche 911, sportiva dal fascino immutabile

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La Porsche 911, con la sua lunga storia, è senza ombra di dubbio una delle sportive diventate ormai una icona nel mondo automobilistico. Le sue linee, rimaste pressoché immutate dall’ormai lontano 1963, sono diventate un vero e proprio marchio di fabbrica della casa di Stoccarda, e il suo comportamento su strada ha conquistato i cuori di tutti gli amanti dei motori. La storia della Porsche 911 è affascinante e ricca di curiosità. Proprio il nome della vettura, ormai un simbolo universale, avrebbe dovuto essere diverso. Quando, infatti, la Porsche presentò la sua ultima creatura al Salone di Francoforte del 1963, questa venne battezzata 901, ma solo pochi mesi dopo i vertici della Porsche furono costretti a modificare il nome in 911, poiché Peugeot aveva già registrato tutte le sigle con lo “zero” in mezzo.

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La più antica Porsche 911 conservata al Porsche Museum di Stoccarda: si tratta della Porsche n. 57 assembrata nell’ottobre del 1964.

Porsche 911: una storia fatta di tecnica e design

Corretto il nome di battesimo, la Porsche 911 entrò nella storia. Il design della coupé fu opera di Ferry Porsche, che volle creare una vettura sportiva ma con quattro posti. In realtà la seduta posteriore non è mai stata un simbolo di comodità, e per questo motivo la Porsche 911 venne presto definita una 2+2. Non è stato solo il design della vettura e decretarne il successo, ma anche le soluzioni tecniche adottate. La storia della Porsche 911, infatti, è saldamente legata alla scelta di adottare un motore divenuto una vera e propria icona per la casa tedesca, ovvero il 6 cilindri boxer raffreddato ad aria e montato a sbalzo sull’asse posteriore dalla cilindrata di 2 litri.

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Altre soluzioni tecniche d’avanguardia furono le sospensioni a quattro ruote indipendenti con barra di torsione, i freni a disco, il cambio a quattro marce, con la quinta optional, e un peso leggermente superiore ai 1000 kg per una potenza di ben 130 cavalli. La Porsche 911 ha fatto storia anche per l’impegno richiesto nella guida al limite. Proprio la disposizione a sbalzo del motore montato posteriormente rendeva l’anteriore troppo leggero, e la leggenda narra che i proprietari erano soliti inserire nel bagagliaio dei sacchi di sabbia per ottenere una migliore stabilità.

Dalla Porsche 911 S alla Porsche 911 Targa: storia di un mito

Il successo della Porsche 911 è immediato e dopo soli 3 anni dal lancio, nel 1966, la casa di Stoccarda fa debuttare sul mercato la 911 S, che si distingue dalla primogenita per un aumento di potenza del motore sino a 160 cavalli. L’anno successivo viene realizzata la Porsche 911 R, prodotta in appena 20 esemplari e caratterizzata non solo da un propulsore twin spark dotato di ben 210 cavalli, ma anche dalla notevole riduzione di peso dovuta all’adozione delle portiere in alluminio e del carter in magnesio. La Porsche 911 è entrata nella storia anche grazie alla versione Targa. Presentata al mondo nel 1965, questa versione si caratterizzava per la presenza del roll bar fisso che consentiva di rimuovere agevolmente il tettuccio per poter viaggiare con il vento tra i capelli.

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Porsche 911 Carrera 4S Coupé e Porsche 911 2.0 Coupé 1964)

Questa configurazione si diffuse rapidamente negli USA negli anni ‘60 soprattutto per questioni economiche. Con l’adozione delle scocche autoportanti, infatti, il tetto era ormai divenuto un elemento strutturale della vettura e, per evitare di diminuire la rigidità torsionale della stessa e ridurre così i costi di produzione di un pianale dedicato, si scelse di adottare un traverso superiore al quale collegare il tettuccio rimovibile. Una curiosità: la denominazione “Targa” fu adottata dalla Porsche per omaggiare la vittoria di Umberto Maglioli al volante della Porsche 550 Spyder alla Targa Florio, che segnò il primo successo della casa di Stoccarda in una gara internazionale valida per il Campionato Mondiale Vetture Sport.

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Porsche 911 S 2.7 Coupé del 1974

Porsche 911 Turbo: la storia continua

Nel raccontare la storia della Porsche 911, non si può non parlare della gloriosa 911 Turbo. Presentata al mondo nel 1975, la vettura di Stoccarda entra nella leggenda per essere la prima Porsche dotata di motore sovralimentato. Il design della Porsche 911 Turbo è aggressivo, al pari delle sue prestazioni. I passaruota, infatti, vennero ridisegnati per ospitare pneumatici di dimensioni maggiorate, mentre per garantire una migliore stabilità i tecnici tedeschi adottarono un enorme spoiler posteriore ed uno splitter anteriore più ampio. Il cuore pulsante della Porsche 911 Turbo era il 3 litri sovralimentato con turbocompressore dotato di basamento in alluminio, cilindri in Nikasil ed iniezione meccanica. Le prestazioni erano di tutto rispetto, visto che per raggiungere i 100 Km/h bastavano appena 6,5 secondi e la velocità massima era di 251 Km/h. La presenza del turbocompressore era all’origine dell’improvvisa e furiosa esplosione di potenza che richiedeva un grande manico a chi si trovava alla guida della vettura. La Porsche 911 Turbo venne aggiornata nel 1978, quando fu adottato un motore di 3.3 litri di cilindrata dotato di iniezione elettronica che garantiva una potenza di 300 cavalli, e che si contraddistingueva per il particolare disegno dell’alettone posteriore maggiorato per consentire l’inserimento dell’intercooler.

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Porsche 911 Turbo

Porsche 911 SC: la storia della SuperCarrera

La storia della Porsche 911 si conclude con un altro modello che ha segnato il percorso della casa di Stoccarda, la 911 SC. La vettura fu presentata nel 1977 e le due lettere SC indicavano la dicitura SuperCarrera. La Porsche 911 SC fu introdotta come modello entry level nella gamma della casa tedesca e andava a sostituire tutte le vetture non dotate di motore turbo, ovvero la standard, la S e la Carrera. Nonostante si trattasse del modello di ingresso, le prestazioni della Porsche 911 SC non erano affatto sbiadite. Il motore di 3 litri garantiva una velocità massima di 233 Km/h e i 100 Km/h si raggiungevano in appena 6,3 secondi.

La Porsche decise di introdurre la 911 SC in vista dell’ingresso in listino della 928. Secondo i vertici di Stoccarda la 928 avrebbe dovuto rimpiazzare la 911, ma le prestazioni e il carattere della Porsche 911 erano ormai talmente impresse nella mente e nel cuore degli appassionati, mentre le vendite non accennavano a diminuire, che il management tedesco fu costretto a ricredersi e decise di proseguire la produzione della 911. In seguito, numerosi furono gli aggiornamenti del modello diventato ormai simbolo della casa di Stoccarda. La Porsche 911 SC del 1981 vide aumentare la potenza del motore a 204 cavalli, mentre nel 1984 debuttò sul mercato la Porsche 911 Carrera 3.2 caratterizzata dalla cilindrata di 3164 cm³, dall’alimentazione a iniezione elettronica e da una potenza di 231 CV.

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Porsche 911 SC 3.0 (1978-79)

Serie 964-991: la storia della Porsche 911 continua

Cinque anni dopo, il mondo vide l’arrivo della Porsche 911 serie 964, caratterizzata da un design profondamente rivisto specie nella fanaleria posteriore, che avvolgeva con una fascia di colore rosso il retrotreno della vettura, e nella presenza di un innovativo alettone a scomparsa a comando elettrico integrato nel cofano posteriore. Nel 1993 la Porsche realizzò l’ultima 911 caratterizzata dal motore raffreddato ad aria, la serie 993, oltre che dal disegno dei fanali anteriori più inclinato e da un nuovo cinematismo delle sospensioni che garantiva una fantastica aderenza su strada. Anche in questo caso, il boxer della Porsche 911 ricevette un aggiornamento importante. Il 6 cilindri tedesco di 3,6 litri era infatti capace di erogare sulle ruote posteriori una potenza di 272 cavalli che garantiva il raggiungimento della velocità massima di ben 296Km/h.

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Porsche 911 Carrera 4 (1989-93

La storia della Porsche 911 vede poi un passaggio fondamentale nel 1997, quando fu svelata al mondo la serie 996, prima Porsche 911 dotata di motore raffreddato ad acqua. La 996 era spinta da un propulsore sei cilindri boxer di 3,4 litri con 4 valvole per cilindro e 296 cavalli di potenza. I puristi del marchio, tuttavia, non amarono mai del tutto il nuovo modello, complice non tanto l’abbandono del motore raffreddato ad aria, quanto i pesanti interventi estetici all’anteriore che avevano stravolto l’originale disegno tondo dei fanali per introdurre un design ad ogiva mai del tutto digerito.

Le critiche degli aficionados del marchio furono recepite a Stoccarda, e nel 2005 la 996 lasciò il posto alla Porsche 911 serie 997, caratterizzata dal ritorno ad un disegno maggiormente in linea con la tradizione della casa tedesca e dal ritorno ai fari tondi, elemento caratterizzante della Porsche 911. Il successo della nuova vettura fu immediato e il modello del 2005 è stato successivamente sostituito nel 2011 dalla nuova Porsche 911 serie 991 dotata di propulsore da 3.4 litri e da 350 CV, nella versione Carrera, e di 3.8 litri e 400 CV, nella versione Carrera S. Il modello 991 è entrato a far parte della storia della Porsche 911 per l’adozione, per la prima volta su una vettura di serie, di un cambio manuale a sette marce.

 

Volkswagen Polo, storia di una citycar diventata grande

Incredibile ma Polo. La ex piccola di casa Volkswagen ha una storia da raccontare perfino superiore a quella della sorella maggiore Golf. È Polo che fotografa come poche altre vetture l’evoluzione del mercato automobilistico europeo, la fine della categoria delle utilitarie e perfino il fenomeno del cross sizing, ovvero la tendenza di tutte le auto ad aumentare di dimensioni negli anni e nelle generazioni, salendo nel livello di equipaggiamenti per tentare i clienti in arrivo da vetture di categoria superiore. Polo racconta moltissimo di ciò che guidiamo oggi.

1974: l’anno di nascita

Se Golf nasce ufficialmente nel 1974, ecco che proprio questa è la prima data che fa da parametro all’avventura di Volkswagen Polo. In Europa si comincia allora a ragionare di hatchback, berline a due volumi, una formula che il gruppo Volkswagen decide di replicare sempre nel 1974 con una vettura che ci sarà utile, l’Audi 50, a trazione anteriore. Come sapete, la casa dei quattro Anelli dovrà aspettare il modello A1 datato 2010 per ottenere un vero successo tra le citycar. Trentasei anni prima, Audi 50 fu un sostanziale fiasco, per questioni di prezzo. Nel 1975 arrivò l’idea di dare però un nuovo senso a questa vettura, producendone una variante identica nella meccanica ma più razionale negli equipaggiamenti e nel listino, questa volta a marchio Volkswagen. L’idea fu quella di inventare la Polo. Era lunga 351 centimetri, larga 156 e alta 134, con un peso che non superava i 700 kg: questa è la carta di identità della sua prima generazione. Numeri microscopici visti con gli occhi di una evoluzione che ha aggiunto alla prima altre cinque generazioni, per un totale di oltre 14 milioni di esemplari.

L’idea è andata cambiando, ma evidentemente era azzeccata fin da subito. La Polo si ritrovò ad essere la risposta migliore alla crisi petrolifera e al rincaro della benzina di quegli anni, con motorizzazioni quattro cilindri da 0,9 e 1,1 litri, a cui sia aggiunse la Polo GT 1,3 litri: aveva 60 cv di potenza e consentiva una velocità massima di 154 km/h.

1981: la seconda generazione

Nel 1981 viene il momento della Polo seconda generazione, una vettura praticamente eterna, considerando il fatto che restò in produzione fino al 1994, un tempo quasi doppio rispetto all’attuale vita utile di qualsiasi modello. Polo 2, con il suo design da mini station wagon e una solidità costruttiva divenuta proverbiale si ritrova ad essere perfino una protagonista storica nell’epoca della caduta del muro di Berlino. C’è lei tra i primi desideri degli ex cittadini della Germania Est in fuga dal comunismo e dalla dittatura delle Trabant. A Ovest, nel frattempo, con questa vettura si andava già parecchio oltre il concetto di citycar. Accanto ad un motore 1.000 benzina “di ingresso” debutta un 1.3 da 113 cv equipaggiato con compressore volumetrico: Polo G40 apre un’epoca per Volkswagen, con Golf G60 che la seguirà. Su questo modello fanno la loro comparsa anche l’iniezione elettronica al posto del carburatore e il catalizzatore. Certo, le versioni 1,3 e 1,4 litri Diesel hanno rispettivamente 45 cv e 48 cv, ma sono già scoccati i tempi moderni.

1994: la terza generazione Polo

Della terza generazione parliamo soltanto a patto che ricordiate la lunghezza della prima: 351 cm. Polo 3 ne misura 371. L’evoluzione della specie che si scatena dal 1994 in poi regala a questa vettura un nomignolo del tutto immeritato di “Baby Golf”. È ingeneroso per un modello che ha una qualità sua e anche generosità, visto che apre la strada alla nuova Seat, entrata a far parte ormai da tempo della galassia Volkswagen, ma bisognosa di un modello di alto livello per riproporsi. Sul pianale della Polo 3 nasce infatti la nuova Ibiza. La tedesca ha da offrire alla spagnola un design che non è più costruito attorno al bagagliaio per ottenere una piccola wagon, ma ha una personalità a due volumi rassicurante anche per clienti in arrivo da vetture più grandi. Non a caso, è venduta per la prima volta anche con carrozzeria a cinque porte.  Polo 3 ha interni di altissima fattura costruttiva, con materiali e assemblaggi che fanno arrossire le rivali del tempo, e anche qualcuna attuale. Molti i motore a disposizione, dal 1.000 a benzina da 50 Cv all’ottimo 1.4 16V in edizioni da 75 cv e 101 cv. Quest’ultima è l’alternativa più gustosa al 1.6 16V della versione GTI: con 125 cv è il più potente mai montato su una Polo fino ad allora, e consente di superare i 205 km/h di velocità massima.

2002: la quarta generazione

Se poi anche Polo sbaglia, lo fa nettamente con la sua quarta generazione. Nel 2002 debutta una vettura con un design ben poco elegante e soprattutto reso pesante dalla scelta di adottare non due ma quattro fari anteriori. È oggettivamente brutta e fa proposte discutibili come la sua versione Fun con passaruota di plastica scura che anticipavano, piuttosto male, il look di un Suv urbano. Nel 2005 Volkswagen corre ai ripari ristilizzando completamente il frontale, tornato ad una unica coppia di proiettori e mettendo mano alle motorizzazioni. Da ricordare per Polo 4 non c’è certo il 3 cilindri 1.2 da 60 cv, ma piuttosto l’arrivo del 1.4 FSI da 86 cv, ovvero con la tecnologia di iniezione diretta di benzina che il gruppo porta avanti ancora oggi. In cima alla gamma spunta la Polo GTI con motore 1.8 litri turbo a cinque valvole per cilindro di derivazione Audi e 150 cv, disponibile anche in una versione da 180 cv. Un modo per farsi perdonare.

2009: quinta generazione

Volkswagen comunque poteva solo non ripetere l’errore, e nel 2009 non successe. Polo quinta generazione, quella per altro appena andata in pensione, rappresenta il modello del rilancio. Il design diventa molto aggressivo nel frontale e avvolgente al  posteriore: dal confronto con Golf ne esce in modo magnifico. Volkswagen non si risparmia sulla meccanica, con sospensioni curatissime e un avantreno molto direzionale che consente una guida veloce e precisa. Polo 5 ha un telaio irrigidito, ma anche alleggerito, più spazio per i passeggeri e una qualità costruttiva degli interni degna di una categoria superiore. Non a caso, viene eletta Auto dell’Anno 2010: prima di lei solo la ottima Golf terza generazione aveva conquistato questo premio, nel 1992. Succederà ancora con Golf nel 2013 e Passat nel 2015. Tra le grandi, Polo 5 non si priva di nulla. Propone motori a benzina tre cilindri 1,2 a basso consumo, riceve dalla banca del Gruppo il cambio DSG a doppia frizione 7 marce e si prende anche il lusso di andare oltre i limiti di velocità che finora si era concessa.  La versione GTI adotta un propulsore quattro cilindri turbo 1.8 da 192 cv di potenza. Oltre c’è la strabiliante variante R Wrc, finora la Polo più potente mai prodotta. Prodotta in solo 2.500 unità, è ispirata al modello che gareggia nel Campionato Mondiale Rally e adotta un motore  2.0 TSI turbo benzina ad iniezione diretta da 220 cv che consente una accelerazione da 0 a 100 km/H in 6,4 secondi e 243 km/h di velocità massima.

2017: sesta generazione

Proprio lui, il motore 2.0 TSI turbo benzina “depotenziato” a soli 200 Cv batte nella GTI 2017, edizione più sportiva della Polo sesta generazione disponibile in Italia dallo scorso ottobre. È alta 144 centimetri, larga 175 e soprattutto lunga 405 centimetri, ovvero 54 cm in più del modello presentato nel 1975. Incredibile ma è Polo.

Bugatti Veyron, l’auto più veloce del mondo

Bugatti Veyron, l'auto più veloce del mondo

Superare i limiti e andare oltre l’immaginazione è la filosofia Bugatti che, con Veyron, ha spostato l’universo delle supercar in una nuova era. Bugatti, azienda francese di origini italiane oggi in forza al gruppo Volkswagen, ha scritto di diritto un nuovo capitolo della Hall of Fame della velocità auto con Veyron, modello svelato per la prima volta nel 2005 e in grado di mantenere per oltre un decennio il primato di vettura di serie più veloce del mondo. Uscita di produzione nel 2015, per lasciare il posto alla giovane e innovativa Bugatti Chiron, la Veyron ha polverizzato tutti i record – di velocità massima ma anche di prezzo di listino – per un’auto da strada. Superando agevolmente il tetto dei 400 Km/h sullo scatto (408,47 km/h fatti registrare nei suoi primi test), la sportiva di lusso Bugatti non ha avuto rivali per oltre un biennio dalla sua uscita. Nel 2007 la americana Ultimate Aero TT di Shelby Super Cars ha temporaneamente soffiato lo scettro del primato alla Veyron e a Bugatti ma i produttori francesi hanno immediatamente legittimato la loro posizione da leader, riconquistando l’Olimpo della velocità su strada in pochi anni, grazie ad una versione speciale della Veyron.

Un ambizioso mix di lusso ed esclusività

Quando nel 2001 al Salone di Ginevra è stata annunciata l’entrata in produzione della Veyron Bugatti, l’intenzione del gruppo Volskwagen era chiara. Senza accettare limiti o compromessi, i nuovi proprietari del prestigioso marchio francese erano determinati a produrre l’auto di serie più veloce ma anche più costosa del mondo. Il suo prezzo base non è stato mai inferiore al milione di euro e ha raggiunto cifre astronomiche – circa 3 milioni – per alcune delle versioni speciali. La produzione della Veyron ha rappresentato, per Bugatti, una delle più importanti sfide tecnologiche di sempre, nel mercato dell’automobile. Alle prestazioni estreme e all’innovazione hi-tech, progettisti e disegnatori hanno associato l’allestimento luxury degli interni e le linee aggressive e aerodinamiche della scocca. L’estetica della supercar Bugatti è pura espressione di talento ingegneristico e arte. Una volta toccati i 220 Km/h, la Veyron muta automaticamente il suo assetto, ribassandolo. Contemporaneamente, lo spoiler posteriore si solleva in maniera automatica, offrendo maggiore resistenza e la possibilità di controllare il bolide anche ad altissima velocità. La parte anteriore della Veyron, caratterizzata da curve estreme pensate per tagliare il vento e ingoiare l’asfalto, è impreziosita dalla grande griglia cromata centrale dove campeggia il simbolo Bugatti. I primi modelli della spider coupé Veyron 16.4 sono stati caratterizzati da una livrea bicromatica, nei colori nero e rosso, anche se la personalizzazione è sempre stata all’ordine del giorno, per un modello prodotto in soli 500 esemplari e spesso customizzato per assecondare i desideri del compratore. Gli interni della Veyron sono una perfetta sintesi di essenzialità e lusso estremo. Un prezioso abitacolo artigianale, realizzato in pelle e inserti di alluminio, rappresenta sia l’anima sportiva della supercar, sia il suo carattere esclusivo.

Interni Bugatti Veyron

Motorizzazione della Bugatti Veyron

Il motore W16 – con originale forma a W – è il miracolo di tecnologia che ha reso possibile realizzare sogni e ambizioni del produttore Bugatti. La cilindrata complessiva dei 16 cilindri del propulsore è di circa 8000 centimetri cubi. I cavalli sprigionati dalla Veyron “di serie” sono 1001, mentre alcune motorizzazioni delle versioni speciali sono arrivate fino a 1200 CV. La velocità massima che supera i 408 Km/h è soltanto uno dei primati della Veyron. Grazie ad un motore in grado di produrre 6.000 giri al minuto, la supercar Bugatti accelera da zero a 100 Km/h in soli due secondi e mezzo. La partenza lampo beneficia anche di dispositivi elettronici di prossima generazione, in grado di addolcire la potenza erogata dal motore, scaricandola al meglio su strada. La trasmissione si basa su un preciso cambio a 7 marce con doppia frizione, manovrato attraverso i comandi presenti sotto al volante. Il cambio più veloce al mondo – 150 millisecondi per cambiata – è uno dei fattori determinanti che permettono alla Veyron di conquistare altri record, come quello dello scatto sul lungo, da zero a 300 Km/h in 16,7 secondi. Per offrire comfort di guida e totale sicurezza, in presenza di un motore fuoriserie, Bugatti ha riservato ancora più cura all’impianto frenante, sviluppato in associazione con team di ricerca impegnati in ambito aerospaziale. I cerchi in lega, inoltre, montano pneumatici Michelin, realizzati appositamente dall’azienda francese leader mondiale, per ottimizzare prestazioni e comportamento su strada della Veyron.

Motore

Curiosità storiche sull’auto più veloce del mondo.

La realizzazione di una vettura tanto complessa, capace di performance di valore assoluto, non è stato un percorso semplice o privo di imprevisti. L’inizio della progettazione della Veyron risale addirittura allo scorso millennio (1999) ma i primi modelli furono consegnati agli impazienti acquirenti – i quali avevano versato caparre da 300.000 euro già da qualche anno – solo nel 2005. Il primo prototipo di Veyron si chiamava Chiron, lo stesso nome dato da Bugatti alla supercar che l’ha sostituita nel 2015. Le fasi di testing della Veyron sono state molto turbolente, soprattutto a causa di un motore ad altissime prestazioni ma un po’ troppo instabile. Il propulsore di una Veyron finì a fuoco durante un test in Germania e questo è soltanto uno degli inconvenienti che spinsero Bugatti a posticiparne la distribuzione di qualche anno.

Le special della Veyron

Alcune versioni speciali della Veyron come la Pur Sang o la Sang Noir, si distinguono dalla vettura di serie per gli allestimenti e le componenti in fibra di carbonio inserite su carrozzeria e abitacolo. Ben più ambiziosa la Veyron Super Sport, il modello con il quale Bugatti ha riconquistato la vetta delle classifiche mondiali di velocità auto, raggiungendo i 434 Km/h. Al motore della Super Sport sono stati aggiunti 200 cavalli che hanno permesso alla Veyron di tornare ad essere la supercar più veloce al mondo. Un’auto tanto preziosa non avrebbe potuto, nel 2015, congedarsi in maniera banale e, per questo, Bugatti ha pensato ad una versione speciale, la Veyron Ettore, con inserti in platino e una tiratura in soli tre esemplari, dal costo di 2.350.000 euro ciascuno, per mandare in pensione il suo fortunatissimo modello luxury.

Bugatti Pur Sang

Pur Sang

Bugatti Sang Noir

Sang noir

Bugatti Super Sport

Super Sport

Ettore

Ettore

Guida all’acquisto auto d’epoca

Guida all'acquisto auto d'epoca

L’acquisto di un’auto d’epoca richiede sempre grande attenzione e ponderatezza. Chi si appresta a scegliere un’auto d’epoca deve assicurarsi che il veicolo sia effettivamente in buone condizioni e soprattutto che corrisponda alla descrizione fornita dal proprietario. Dagli appassionati ai collezionisti, tutti quelli che acquistano auto d’epoca devono raccogliere il maggior numero possibile di informazioni dal punto di vista burocratico, tecnico e pratico. A questo proposito, non bisogna dimenticare chi acquista Ferrari d’epoca e altre vetture storiche esclusivamente per investire in questo segmento di mercato.

Come riconoscere un’auto d’epoca?

Alcuni modelli di automobili, già iscritti al PRA (Pubblico Registro Automobilistico), dopo 30 anni devono essere inseriti anche nel registro ASI (Automotoclub Storico Italiano). L’iscrizione all’ASI rappresenta un primo requisito da prendere in considerazione; sono circa 350, infatti, i modelli che devono essere obbligatoriamente inseriti in questo registro. In altre parole, chi sceglie di acquistare una Porsche d’epoca o un’altra auto storica può effettuare inizialmente questa prima verifica. Gli stessi proprietari di auto d’epoca ottengono vantaggi grazie all’iscrizione all’ASI; tra questi rientrano anche le riduzioni di pagamento, ad esempio per quanto riguarda il bollo o l’assicurazione.

auto epoca usate
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Quale auto d’epoca scegliere?

Sul mercato esistono diverse tipologie di auto d’epoca, da quelle di lusso a modelli più accessibili. Alla prima categoria appartengono senza dubbio le Ferrari, le Lamborghini e le Jaguar. Una curiosità su cui vale la pena soffermare l’attenzione è il valore acquisito da alcune vetture nel corso degli anni. La Jaguar E-Type, ad esempio, ha oggi un prezzo di mercato circa 10 volte superiore a quello che aveva negli anni ’80. Chi possiede un modello di questo genere, perciò, può ottenere un guadagno non indifferente investendo nel mercato delle auto d’epoca. Gli acquirenti che scelgono di indirizzarsi verso soluzioni meno impegnative, invece, hanno a disposizione un’ampia scelta di vetture tra cui anche Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Al di là del modello, in ogni caso è opportuno valutare con attenzione alcuni aspetti chiave. Bisogna, infatti, partire dal presupposto che le auto d’epoca richiedono una manutenzione periodica che potrebbe diventare piuttosto onerosa. È importante individuare le automobili più sicure e affidabili, facendo riferimento a grandi classici come le Rolls Royce. Oltre ad essere economiche in termini di manutenzione, le auto d’epoca devono avere pezzi di ricambio facili da reperire. La disponibilità di tutti i vari componenti, in altre parole, è indubbiamente un aspetto da non trascurare.

Cosa fare durante la trattativa?

Dopo aver fissato un appuntamento con il proprietario della vettura, occorre prepararsi adeguatamente, raccogliendo informazioni sul tipo di automobile che si vuole acquistare. Conoscere nel dettaglio tutte le caratteristiche dell’auto significa avere maggiori possibilità di individuare eventuali difetti e problematiche. È fondamentale, al tempo stesso, informarsi sulle varie questioni burocratiche, dal passaggio di proprietà alla garanzia: in particolar modo, occorre valutare quali siano i documenti da presentare, i costi da sostenere e le procedure più sbrigative da adottare. Giunto il giorno dell’appuntamento, invece, bisogna sfruttare nel migliore dei modi questo momento. L’incontro con il proprietario è il lasso di tempo in cui il potenziale acquirente può visionare attentamente l’auto. La carrozzeria dell’automobile deve essere esaminata con perizia, in modo da individuare danni e imperfezioni poco visibili. In questa fase, è necessario prestare attenzione anche ad eventuali riparazioni che non sono state dichiarate dal proprietario; rigonfiamenti nella vernice, ad esempio, possono rivelare un’opera di riverniciatura. Tutti questi interventi diminuiscono inevitabilmente il valore dell’auto d’epoca; la vettura, in sintesi, non dovrebbe presentare variazioni e modifiche rispetto all’originale. Se il proprietario ha riparato o sostituito parti della carrozzeria e accessori, deve informare in anticipo il potenziale acquirente. In ogni caso, trattandosi di un’auto d’epoca, bisogna aspettarsi imperfezioni e segni di usura, o persino malfunzionamenti. Prima di concludere la trattativa è utile verificare che tutti i meccanismi siano in buone condizioni.

Conclusioni sull’acquisto di un’auto d’epoca

Acquistate presso privati, concessionarie o siti web di e-commerce affidabili, le auto d’epoca sono beni di grande valore. Tutte le fasi della compravendita richiedono impegno da parte dell’acquirente, che deve valutare con attenzione quali siano le scelte più opportune. Prendere in considerazione tutti questi accorgimenti significa avere una possibilità in più di concludere con successo la trattativa.

auto epoca usate
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Le Alfa Romeo più belle di tutti i tempi

Le Alfa Romeo più belle di tutti i tempi

Per scoprire le più amate auto d’epoca firmate Alfa Romeo, bisogna ripercorrere la lunga strada della storica azienda italiana, partendo dagli esordi datati 1910 per arrivare al 2018, quando Alfa Romeo ha lanciato il primo Suv Alfa nella sua storia, l’Alfa Romeo Stelvio. A pochi anni dalla sua fondazione − con il nome di Alfa − la casa fa debuttare nel settore delle competizioni le 40-60 HP, che nel 1913 e nel 1920 vincono la Parma-Poggio di Berceto. Nel 1914 viene poi prodotta la 40-60 HP Aerodinamica (anche nota con il nome di Siluro Ricotti), che può considerarsi la prima fra “le più belle di sempre”, per le innovative linee aerodinamiche e per la carenatura realizzata con pannelli rivettati dall’Azienda Castagna. Con un motore da 6.082 cc e una potenza di 70 cv, la Siluro Ricotti si lascia oggi ammirare al Museo di Arese. Si tratta di una pioniera, che ha anticipato l’arrivo di vetture importanti come l’Alfa Romeo 8C: una 8 cilindri realizzata su progetto di Vittorio Jano nel 1930 e prodotta fino al 1939. In quegli anni − segnati dalle vittorie conseguite nella Mille Miglia, nelle competizioni Targa Florio e nella 24 Ore di Le Mans − vengono realizzate tre versioni dell’auto. La prima, in produzione fino al 1935, monta un propulsore da 2300 cc. Nel 1933 viene rilasciato il modello da competizione 8C 2600, mentre dal 1936 al 1939 tocca all’ultima serie 8C 2900 Mille Miglia con propulsore da 2.900 cc. Appartiene a questo stesso periodo un’altra “creatura” che, per eleganza e fascino, può essere annoverata di diritto fra le più belle di sempre della casa del Biscione: si tratta della 8C 2900B Le Mans, prodotta nel 1928 per la competizione da cui prende il nome, e guidata dall’equipaggio Sommer-Biondetti. Realizzata sulla base della 8C, ha 8 cilindri in linea e un motore da 2.926 cc. La vettura viene successivamente allestita nella versione Berlinetta dalla Touring, che utilizza un telaio in acciaio rivestito di alluminio e predispone lunotto e finestrini in materia plastica. Amata dai collezionisti per l’estetica seducente, vince il Concorso Eleganza a Pebble Beach, in California, nel 2008. L’anno successivo, si impone con le sue linee sinuose anche a Villa d’Este, dove ottiene il premio “best in show”.

Alfa Romeo 8C 2900

Alfa Romeo 8C

L’Alfa 8C, in tutte le sue configurazioni, rimane ancora oggi il grande sogno di tutti gli amatori delle Alfa Romeo. Per ammirarne un’altra 8C − rivisitata in chiave moderna − bisogna attendere il modello Competizione presentato a Francoforte nel 2003: una macchina potente e bellissima − prodotta in serie limitata, con appena 500 esemplari − che monta un 8v da 450 cv. Richiama le icone degli anni Trenta disegnate da Vittorio Jano, e la dicitura “Competizione” è un riconoscimento dedicato alla 6C 2500 Competizione − auto con cui i piloti Fangio e Zanardi arrivano terzi nella Mille Miglia in 14h 02′ 05″, mantenendo una velocità media di 119 km/h. L’Alfa Romeo 8C Competizione, destinata a rimanere scolpita nella memoria collettiva, è la terza macchina che inseriamo nella rosa delle più belle del Biscione. È un’auto performante che unisce passato e presente: le linee anteriori ricalcano, in parte, l’Alfa Romeo 33 Stradale, mentre i gruppi ottici posteriori ricordano quelli della Giulia TZ. La supercar ospita un propulsore V8 da 4691 cc che sviluppa una potenza di 450 cv a 7000 giri. Sedili sportivi in pelle, guscio in carbonio, volante a tre razze e pedaliera in alluminio sono altri affascinantissimi particolari. L’auto passa da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi e raggiunge una velocità massima di 292 km/h; la cilindrata è di 4.691 cc e il cambio a 6 rapporti è gestito attraverso i bilancieri posti dietro il volante.

Alfa Romeo 8c

Alfa Romeo Montreal

Ma accanto alle auto da corsa, l’Alfa Romeo realizza anche modelli da strada eleganti e ricercati che si presentano con il cofano lungo e l’abitacolo piccolo: basta dare loro una sola occhiata per coglierne tutta la potenza! Bella ed emozionante, ad esempio, è l’auto presentata sul finire degli anni Sessanta all’Esposizione Universale di Montreal. La casa partecipa all’evento, appunto, con il prototipo Alfa Romeo Montreal, che monta la meccanica della Giulia su una carrozzeria Bertone disegnata da Marcello Gandini. Le sue linee comunicano grinta e velocità al primo sguardo: il cofano si presenta prominente e abbassato e i fari sono nascosti dalle griglie. Il montante è provvisto di feritoie che snelliscono il design, mentre la coda è alta e corta. Il grande successo che riscuote all’Esposizione spinge i vertici del Biscione ad avviarne la produzione, montando però l’8 cilindri dell’Alfa Romeo 33 Stradale: questo comporta alcune radicali modifiche meccaniche ed estetiche. Dopo la presentazione del coupé al Salone di Ginevra nel 1970, prende il via la produzione e arrivano le nuove vetture dotate di alzacristalli elettrici e condizionatore. La cilindrata è di 2.593 cc, il cambio dispone di 5 rapporti ZF e sono presenti quattro freni a disco autoventilanti e servofreno − per l’epoca, un assetto decisamente all’avanguardia! La Montreal è una sportiva a due posti più due, che arriva a 100 km/h in 7 secondi e ha una velocità massima di 224 km/h. Nel rispetto delle norme anti-inquinamento americane degli anni Sessanta, viene dotata di un sistema di iniezione meccanica realizzato dall’Azienda Spica. La coupé Alfa Romeo Montreal presenta le seguenti dimensioni: 1.20 metri di altezza, 4.20 metri di lunghezza e 1.60 metri di larghezza. La bella plancia accoglie i comandi elettrici dei vetri, degli indicatori di direzione e del condizionatore. Lo specchietto retrovisore − unico − è posto dal lato di chi guida. Come altre “colleghe” del tempo, è dotata di starter che agevola l’avvio del motore: una volta partiti, il cambio regala performance di alta precisione. Le linee equilibrate ed eleganti la rendono la quinta auto tra quelle che possono essere considerate le più belle. Ma la produzione si ferma a soli 3.925 esemplari. La Montreal, vettura decisamente prestigiosa penalizzata dalla crisi petrolifera degli anni Settanta, è ancora oggi un capolavoro di estetica e di meccanica.

Alfa Romeo 6C 1750 GS

Tra le macchine d’epoca più emblematiche della casa, è impossibile poi dimenticare la Alfa Romeo 6C 1500 SS: appartenente alla serie Alfa 6C, fu prodotta in differenti versioni dal 1924 al 1950. Gli “alfisti” si appassionano presto a questa 6 cilindri che inizialmente sprigiona una potenza di 44 cv. In breve tempo, con il passaggio dal motore monoalbero alla testata con doppio albero a camme, si arriva all’Alfa Romeo 6C 1500 SS da 1.487 cc: vettura più spinta che permette a Giuseppe Campari di vincere la Mille Miglia nel 1928. Nel biennio che segue (1929 e 1930), il trionfo viene replicato con la 6C 1750 SS − guidata dai piloti Campari e Ramponi − e con la 6C 1750 GS − con la coppia Nuvolari-Guidotti. Negli stessi anni sono prodotte anche le configurazioni Sport e Turismo. Le cilindrate continuano ad aumentare fino ad arrivare alla 6C 2500, l’ultimo modello presentato. La Freccia Oro è una berlina a 5 posti con cambio a 4 marce, che raggiunge i 155 km/h. Elegante e ricercata, nella versione speciale 6C 2500 Super Sport (SS) si aggiudica la Coppa d’oro al Concorso Eleganza Villa d’Este nel 2011. La versione Super Sport è un coupé a due porte con cilindrata di 2.443 cc e con velocità massima di 177 km/h. La meccanica comprende un motore a 6 cilindri, la trazione posteriore e i freni a tamburo idraulici.

Giulietta Spider

Arriviamo così a un’altra auto-icona del marchio: la bella e vivace Giulietta Spider, prodotta tra il 1959 e il 1962. Disegnata da Franco Martinengo dietro commissione della carrozzeria torinese Pininfarina − e ispirata alla Lancia Aurelia Spider −, presenta linee da cabriolet e interni con finiture curate nel dettaglio; nel corso della produzione, il parabrezza panoramico viene sostituito da quello piatto. La Giulietta Spider decappottabile dispone di 65 cv, che diventano 90 nella versione Veloce: la prima serie vede un’elegante moquette ricoprire il tunnel e la leva del cambio con cuffia alla base. Il tachimetro arriva a 180 nella Spider e a 220 nella Veloce. Il motore è un 4 cilindri da 1.290 cc e la trazione è posteriore: la versione viene allestita con carburatori a doppio corpo Solex 35 mentre nella Veloce i carburatori sono gli Weber 40 DCOE3. Nel 1959 prende il via la seconda serie con il passo maggiorato (2250 mm), che impone un nuovo disegno del tetto, mentre le luci posteriori sono complete di indicatori laterali di direzione. Cambiano gli interni: il sedile è regolabile e il cambio ha un assetto più corto. Le variazioni apportate al motore permettono di raggiungere una maggiore velocità: infatti, mentre la Spider passa da 0 a 100 km/h in 14 secondi, alla Veloce ne bastano 11. Con la terza serie, datata 1961, diventano evidenti le modifiche stilistiche ai fari posteriori (più grandi) e ai parafanghi (più larghi). Gli interni presentano rivestimenti più eleganti e un differente specchietto retrovisore; cambia, inoltre, l’ubicazione del posacenere cromato, che viene ora a trovarsi sulla plancia. Dal 2010 l’Alfa Romeo 147 viene sostituita dalla nuova Alfa Romeo Giulietta, che, staccandosi dallo stile delle Alfa allora in produzione, riprende le linee della Giulietta e della Giulia degli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel 2017 la Giulietta SS Prototipo disegnata da Franco Scaglione si è aggiudita il titolo di Best of Show al Concorso d’Eleganza Villa d’Este. Da questo prototipo furono poi prodotti poi 1.350 circa esemplari fino al 1962.

Alfa Romeo Giulietta Speciale

Giulia Alfa Romeo GTA

Le diverse versioni GTA ci hanno presentato vetture che sono rimaste nella storia dell’automobilismo, oltre che per le prestazioni, anche per la bellezza “regale” del design esterno ed interno. Le Gran Turismo Alleggerito sono diventate un mito e tutte meritano di essere ricordate. È impossibile non menzionare la Giulia Alfa Romeo GTA presentata al Salone di Amsterdam nel 1965. La vettura progettata dall’ing. Carlo Chiti − direttore di Autodelta − viene prodotta sulla base della coupé Giulia GT, che a sua volta derivava la propria meccanica da quella della Giulia. Le linee non variano, ma viene profondamente modificato l’assetto interno, da cui scompaiono le poltrone posteriori (sostituite da una seduta più piccola). Il problema di quest’auto era infatti il poco spazio disponibile per gli occupanti del sedile di dietro, che risultava inferiore a quanto richiesto dal regolamento delle competizioni europee. Al Salone dell’Automobile di Amsterdam, nel 1965, viene presentata una vettura dal peso nettamente inferiore ai 950 kg della Giulia Sprint GT: la nuova Alfa Romeo GTA ne pesa, infatti, solo 745. A questo alleggerimento hanno contribuito tanto i vetri in plexiglass quanto le lamiere in Peraluman 2 (una lega composta da alluminio, manganese e zinco, che fa perdere alla vettura ben 200 kg). I propulsori da 1.570 cc e i carburatori Weber DCOE 45, poi, la rendono ancora più scattante. Tra il 1966 e il 1972 la Giulia GTA vince i campionati europei Turismo aggiudicandosi 4 titoli Piloti e 5 Costruttori. Nel 1967 viene realizzata la versione SovraAlimentata (SA), con motore che sprigiona 220 CV a 7.500 giri/minuto e fa segnare al tachimetro una velocità massima di 230 km/h. Volendo partecipare anche a competizioni in cui è richiesta una cilindrata inferiore, nel 1968 i vertici dell’Alfa Romeo presentano la GTA 1300 Junior con motore 1.300 da 165 cv. La potenza cresce a 180 cv, grazie all’adozione della testa a sedici valvole con cui raggiunge i 180 cv a 9300 giri. La trazione è posteriore e il cambio dispone di 5 marce. Fino al 1975 vengono prodotti 447 esemplari della vettura, di cui 300 da competizione. Oltre ad aver collezionato numerosi premi, questo modello ha anche battuto diverse auto da competizione di potenza superiore − come è accaduto, per esempio, sul circuito spagnolo di Jarama con la Ford Capri. La storia di questa Alfa Romeo prosegue con l’arrivo della GTAm sviluppata da Autodelta, che utilizza la 1750 GT Veloce per realizzare le nuove 1750 e 2000 GTAm. L’iniezione diventa indiretta e la cilindrata è di 1779 cc con potenza di 210 cv: nel 1970 le auto si fregiano del titolo europeo. I successivi sviluppi vedono la GTAm con 2.000 cc e una potenza che arriva a 230 cv.

Alfa Romeo Duetto

Una delle più belle vetture di tutti i tempi rimane l’Alfa Romeo Duetto, prodotta in 4 serie dal 1966 al 1994. Realizzata sul pianale della Giulia, ma con passo accorciato, guadagna maggiore agilità: la lunghezza passa così da 4,25 a 4,12 metri. Le linee ricordano un cefalopode, poiché presentano fiancate convesse, con la parte posteriore e quella anteriore entrambe arrotondate. Nella versione Osso di Seppia, il propulsore è da 1600 cc. Ma nel 1967 esce dagli stabilimenti la versione con il motore da 1.779 cc: si tratta della 1750 Spider Veloce, cui si accompagna una versione meno potente − la 1300 Junior. La serie a Coda Tronca è realizzata tra il 1969 e il 1982: le nuove linee sono influenzate dalle moderne teorie aerodinamiche che comportano anche una modifica del parabrezza. Contagiri, contachilometri e consolle centrale richiamano le mitiche vetture sportive degli anni Settanta. La versione 1600 viene prodotta fino al 1982, e sostituita dalla terza serie dotata di spoiler, fari posteriori maggiorati e paraurti che avvolgono il muso della vettura. Il cruscotto, prima a due palpebre, diventa ad una palpebra sola e ospita tutti gli strumenti. Le motorizzazioni sono 1.600 (102 cv) e 2.000 (128 cv), e l’hard top è uno degli optional. Nel 1989 subentra la quarta serie della Alfa Romeo Duetto con interessanti novità stilistiche − come il paraurti integrato −, scompare lo spoiler e ai gruppi ottici viene data una linea più attuale. Gli interni sono beige o neri e alle tinte classiche della carrozzeria si aggiunge il giallo. In totale sono state prodotte oltre 18.000 vetture in tre versioni.

Alfa Romeo Zagato

Il campionario delle Alfa Romeo più belle comprende anche vetture come la RZ − versione roadster della SZ, costruita utilizzando il telaio della Alfa 75. Dotata di cerchi in lega e assetto ribassato, si presenta con un retro-auto alto e un muso basso e grintoso. La Zagato è una cabriolet prodotta dal 1992 al 1993 ricca di colori vibranti − come il rosso Alfa, il giallo e il nero −, che propone interni declinati nelle tinte panna, bordeaux e nero. La meccanica della vettura è composta da un propulsore da 2.959 cc e V6 a iniezione elettronica; l’accelerazione da 0 a 100 km/h copre un tempo di 7,8 secondi e la velocità massima raggiunge i 228 km orari. Con cambio a 5 marce e trazione posteriore, è stata prodotta in 278 esemplari.

Alfa Romeo Zagato

Alfa Romeo 156 Sportwagon GTA

Ed eccoci all’ultima della lista (ma non certo per importanza): la 156 Sportwagon GTA, lanciata nel 2002. Dotata di trazione anteriore, ha un motore 3.2 V6 che permette di passare in soli 6 secondi da 0 a 100 km/h, mentre la sua velocità massima arriva a 250 km/h. Si tratta di una familiare che evoca le supercar per l’efficienza dell’impianto frenante e per la precisione dello sterzo. I parafanghi maggiorati, i fendinebbia disposti verso l’esterno e i proiettori neri le conferiscono un look grintoso e “rock”. Allo stesso modo, nell’interno, il volante a tre razze, la pedaliera sportiva e i sedili da competizione ne sottolineano la matrice sportiva.

Quali sono le cinque gare di auto d’epoca più belle d’Italia?

Quali sono le cinque gare di auto d'epoca più belle d'Italia?

Ogni anno, in Italia e nel mondo, migliaia di appassionati si sfidano a bordo delle proprie auto d’epoca. Ma quali sono le gare d’auto d’epoca più belle? Per alcuni è un evento da “almeno una volta nella vita”, per altri un appuntamento immancabile della stagione. Le gare d’auto d’epoca sono un grande classico delle manifestazioni automobilistiche. Esse radunano numeri impressionanti di persone in ogni continente, catturando inoltre l’attenzione dei media.

1. Mille Miglia

Un elenco delle più belle gare d’auto d’epoca non può non iniziare con la celeberrima Mille Miglia. Sul percorso Brescia-Roma-Brescia, ogni primavera accade qualcosa di altamente suggestivo, secondo una tradizione che trova il suo anno di esordio nel 1927. Fra gli esperti di raduni d’auto d’epoca, la Mille Miglia è conosciuta come la corsa più bella del mondo e l’annuale rievocazione storica rappresenta un degno tributo.

Mille Miglia

2. Vernasca Silver Flag

Fra le colline emiliane, invece, si celebra un altro rito che manda in visibilio gli appassionati. Si tratta della Vernasca Silver Flag, anch’essa nata come gara di velocità, ma in salita, e rimasta tale fino al 1972. Oggi, va in scena nella più classica forma di gara d’auto d’epoca, vale a dire come premio alla miglior conservazione o al miglior restauro. Negli anni, si è guadagnata l’appellativo di Goodwood italiana, cosa che la dice lunga sulla qualità delle vetture che vi sfilano.

3. Modena Cento Ore

Sempre in Emilia, ma più a sud e insieme alla Toscana, si organizza la Modena Cento Ore. Una gara di velocità che si tiene fra circuiti e strade chiuse al traffico, con tanto di partenza in griglia. Quattro partecipanti su cinque arrivano dall’estero, per un evento riconosciuto a livello internazionale e nominato al titolo di “Rally of the Year”.

4. Bergamo Historic Gran Prix

Nel capoluogo Orobico va in scena il Bergamo Historic Grand Prix. Una rievocazione delle gesta del leggendario Tazio Nuvolari al Gran Premio di Bergamo del 1935, a bordo della sua Alfa Romeo P3. In questo caso, le vetture iscritte sono suddivise in diverse categorie e non mancano i grandi marchi quali Bugatti, Ferrari e Maserati.

5. Concorso d’Eleganza di Villa d’Este

In tema, invece, di competizioni inerenti la raffinatezza, la menzione d’onore va al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este. Protagoniste sono le vetture costruite fra gli anni ’20 e ’80 del secolo scorso, le quali, suddivise in otto categorie, si contendono la prestigiosa Coppa d’Oro.

Per mere questioni di spazio, la scelta è dovuta ricadere su queste cinque manifestazioni. Probabilmente le più famose e suggestive, che s’inscrivono nella prestigiosa tradizione italiana di raduni d’auto d’epoca, ricca di eventi che poco hanno da invidiare a quelli menzionati. Per la gioia dei numerosi appassionati, dalle Dolomiti alla Sicilia (e non sono due nomi a caso, dato che entrambi sono collegati a un evento di questo tipo), non mancano le alternative per godere della bellezza delle vetture che hanno segnato la storia dell’automobilismo. Non resta che sceglierne (almeno) una e prepararsi allo spettacolo.

Le Ferrari più economiche in vendita su automobile.it

Le Ferrari più economiche in vendita su automobile.it

La Ferrari è in tutto il mondo il simbolo del design italiano, della velocità associata ad un rombo di motore inconfondibile, dell’eccellenza tricolore sulle quattro ruote ed anche del lusso più sfrenato in fatto di automobili.

Chi l’ha detto però che solo i paperoni possano permettersi di scorrazzare a bordo di un bolide marchiato con l’inconfondibile logo del cavallino rampante?

Su automobile.it sono tante le Ferrari in vendita, alcune esclusive e relativamente recenti, altre dal sapore decisamente vintage ma non per questo meno desiderabili. Con un budget che parte dai 35.000 euro circa, quanto occorrerebbe per portarsi a casa un’ordinaria berlina appena uscita dalla fabbrica sino ai 50.000 euro, che occorrono per un modello pluriaccessoriato di grido, automobile.it può realizzare il vostro sogno a quattro ruote, trasformandovi se non proprio in un pilota di Formula 1, in un invidiato detective in stile Magnum P.I.

Vediamo insieme la top t dei bolidi rossi (e non) della blasonata fabbrica di Maranello dai 50.000 € in giù, in vendita su automobile.it

1. Ferrari Mondial – da €50.000

2. Ferrari Dino GT4 208 RARE COLOUR – da €49.900

3. Ferrari Mondial 3.0 €49.900

4. Ferrari 348 TB – da €48.000

5. Ferrari 208 Dino GT4 – da €47.500

Tutti sulla griglia di partenza e aspettiamo lo spegnersi dei semafori!