Frizione auto: cos’è e come funziona

Guida alla scoperta della frizione e al suo funzionamento

Elemento imprescindibile per il corretto funzionamento di un cambio, la frizione è una delle componenti chiave a bordo delle nostre automobili. Siano esse dotate di cambio manuale o automatico. Nel primo caso, però, ad intervenire direttamente sulla frizione è proprio il guidatore. Per questo motivo è importante sapere esattamente come farlo al meglio, per evitare di danneggiarla, incappando così in costi di riparazione spesso molto elevati.  Riparare la frizione di un’auto può costare diverse centinaia di euro, a volte anche di più.

INDICE
Frizione: dove si trova e come è fatta?
Frizione auto: funzionamento
Frizione auto: a cosa serve?
Frizione bruciata: cosa fare?
Frizione auto: progetti per il futuro

La frizione dell’auto si compone di tre elementi che consentono alla coppia di essere trasferita dal motore al cambio. Si tratta dell’insieme composto da disco frizione, spingidisco e cuscinetto reggispinta. Quest’ultimo, altresì detto cuscinetto di disinnesto, esiste sia nella tipologia meccanica che idraulica. Il disco frizione è fatto di un materiale ruvido, ad alto coefficiente di attrito, da un insieme di molle e da una sezione scanalata nel foro centrale. Lo spingidisco, infine, è composto da una serie di lamelle collegate a un disco di acciaio.

La frizione intera viene poi alloggiata tra il motore dell’auto e il cambio, collegata con l’interno dell’abitacolo attraverso il pedale di sinistra. Se l’attivazione è meccanica significa che c’è un cavo che svolge questa funzione. Se, invece, abbiamo a che fare con una frizione idraulica, l’attivazione avviene per mezzo di un condotto ad olio. A queste tipologie, via via che l’innovazione procede, se ne aggiungono altre, fra cui una frizione che funziona grazie ad una tecnologia elettromagnetica.

Come funziona la frizione? Cosa succede quando premiamo il relativo pedale? Succede che il cuscinetto reggispinta tira indietro lo spingidisco, allontanando così l’albero del cambio dall’albero motore.  Proprio quando si crea questo spazio è possibile innestare la marcia desiderata. Quando poi il pedale viene rilasciato,  il cuscinetto reggispinta sposta lo spingidisco verso il disco frizione il quale, muovendosi in direzione del motore, rimette in collegamento l’albero motore con l’albero del cambio. Per effetto dell’attrito, le velocità del disco frizione e del volano del motore diventeranno uguali. Il disco della frizione riesce così a trasmettere il moto all’albero del cambio. Perché questo procedimento avvenga senza intoppi, è fondamentale assicurarsi che tutti i fluidi che garantiscono il funzionamento della frizione siano al giusto livello. Inoltre, è logico pensare che quando si sostituisce il disco frizione per usura, sia anche importante far controllare il volano del motore.

Per innestare una marcia correttamente, cioè per effettuare una partenza o per cambiare rapporto durante la guida: ecco a cosa serve la frizione auto. Grazie al suo ruolo di raccordo tra motore e cambio, infatti, il moto prodotto dal propulsore attraverso l’albero motore può essere trasferito al cambio e successivamente all’albero di trasmissione, che avrà il fondamentale compito di dare movimento alle ruote.

Grazie al funzionamento della frizione dell’auto, inoltre, si può gestire anche il comportamento del veicolo. Utilizzare un rapporto di marcia più basso può servire a garantire un’accelerazione necessaria per una salita o per un sorpasso. D’altra parte, innestando un rapporto superiore si possono raggiungere velocità più elevate, come quelle necessarie per percorrere un tragitto in autostrada.

Frizione auto: cos'è e come funziona

Durante la guida o dopo aver spento il motore può sfortunatamente capitare di sentire una puzza di bruciato in seguito a un cambio di rapporto. Questo odore acre indica che potrebbe esserci stato uno scivolamento eccessivo della frizione. Se il pedale della frizione è più duro da premersi, è probabile che qualche lamella dello spingidisco si sia rovinata. Quando invece il pedale della frizione rimane premuto e non ritorna alla posizione di partenza, potremmo essere in presenza di una perdita di pressione dell’olio. Mentre nel primo caso è necessaria cambiare tutta la frizione, nel secondo caso basterà sostituire il servo-frizione. Se è proprio questo ultimo elemento ad essere rovinato, può anche capitare che le vibrazioni dello spingidisco si trasmettano al cambio. Se, infine, notiamo un certo slittamento della frizione in fase di accelerazione, è consigliabile controllare che non ci siano perdite d’olio dal paraolio dell’albero motore lato volano.

Per evitare che questi componenti si usurino velocemente, è sempre importante provare a non premere troppo il pedale frizione quando si guida, soprattutto quando si è in folle. Altra problematica può essere data dall’olio motore il quale è necessario controllare spesso. Evitare quindi l’acquisto di prodotti di scarsa qualità e tenere sempre l’olio sotto controllo.

Cosa fare in caso di frizione bruciata?

Il tempismo può fare la differenza sui possibili costi di riparazione di una frizione bruciata. Inoltre, è bene considerare che spesso la sostituzione dell’elemento non è un’operazione che viene inclusa nella garanzia. Meglio controllare costantemente la frizione. Non appena si avvertiranno i primi segnali di usura è necessario rivolgersi immediatamente ad un meccanico o alla officina autorizzata. Si sconsiglia infatti il ricorso al fai da te: scollegare cambio e motore è complesso e richiede conoscenze e strumenti specifici.

Fra le frizioni più avanzate tecnologicamente troviamo l’esempio della frizione elettroidraulica iMT di Kia e Hyundai, in grado di aumentare efficienza e comfort di guida rispetto alle soluzioni più tradizionali. Disponibile sui modelli ibridi “leggeri” con sistema a 48 V, questa intelligent Manual Transmission è una trasmissione manuale che vede la propria frizione azionata da una centralina. Il pedale non è qui collegato ad un condotto idraulico, ma ad un sensore che comunica con una centralina. Quest’ultima, di conseguenza, con un attuatore elettroidraulico gestisce la pressione del liquido che permette l’apertura e la chiusura della frizione. Questo tipo di trasmissione entra in sinergia con i sistemi mild-hybrid a 48 V, permettendo di aprire la frizione non appena si rilasci l’acceleratore. L’auto veleggia in questo modo senza inerzia meccanica, e può risparmiare fino al 3% di carburante in media.

In futuro, il Costruttore coreano punta a creare un cambio manuale che non abbia bisogno del pedale della frizione per funzionare. Così, si cerca di portare le trasmissioni manuali sempre al prossimo livello tecnologico, in maniera progressiva e con uno sviluppo pari a quello delle trasmissioni automatiche, spesso meno efficienti.

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Ecco cosa sono i sensori di parcheggio e come funzionano

Sensori di parcheggio

Per rendere sempre più agevole una manovra talvolta difficile o rischiosa nei sempre più stretti parcheggi delle nostre città, tra i vari optional che si sono fatti largo negli ultimi anni troviamo i sensori di parcheggio. Inoltre, la sempre maggiore diffusione dei Suvdi cui è complicato calcolare gli ingombri in fase di posteggio, ha reso via via più necessario evitare di colpire accidentalmente ostacoli o altre automobili parcheggiate danneggiando o graffiando anche la propria. I sensori di parcheggio sono stati creati proprio per preservare la carrozzeria in sinergia con altri dispositivi come le telecamere a 360° o la frenata automatica d’emergenza, in grado di funzionare anche in retromarcia.

INDICE
 Sensori di parcheggio: cosa sono
 Come funzionano
 Impianto sensori di parcheggio: solo un optional?
 Montaggio sensori di parcheggio
 Quanto costano?
 Quali scegliere?
 I moderni sistemi di assistenza al parcheggio

Quando parliamo di sensori di parcheggioin senso stretto, indichiamo i dispositivi apposti sui paraurti anteriore e posteriore in grado di emettere onde ultrasoniche quando intercettano l’ostacolo più vicino e inviare efficacemente le informazioni ad una scheda elettronica. La loro posizione cerca di nonintaccare il design della vettura, mentre il segnale acustico che producono si fa più intenso man mano che ci si avvicina all’ostacolo. I sensori di parcheggio si sono evoluti nel tempo fino a diventare uno dei più avanzati sistemi di assistenza alla guida, soprattutto lavorando congiuntamente a telecamere e Adas differenti.

I sensori funzionano tramite onde ultrasoniche che inviano alla centralina. Questa, definita controller, elabora le informazioni ed è collegata ad un altoparlante che emette a sua volta toni intermittenti con intensità e frequenza variabile per avvisare il conducente della variabilità della distanza e dell’approssimarsi del contatto. Talvolta, tramite l’utilizzo di Led, si attivano anche segnali luminosi.

È possibile installare i sensori di parcheggio sia sul paraurti anteriore che su quello posteriore. Il funzionamento dei due sistemi non differisce di molto, se non per il fatto che il sensore posteriore si attiva quando si innesta la retromarcia, avvisa solitamente il conducente a partire da 1,5 metri di distanza dall’ostacolo. Avvicinandosi, il segnale diventa via via più continuo ed intenso, fino ad un massimo di 40 centimetri circa dall’ostacolo.

Certo, i sensori di parcheggio possono sembrare ancora superflui al giorno d’oggi. Seppure inseriti nelle liste degli optional di vari costruttori da anni, nonché negli equipaggiamenti di serie delle vetture di fascia superiore o negli allestimenti più dotati, può capitare di non possederli al momento dell’acquisto e di pentirsene in seguito. In questo caso, è possibile porre rimedio con varie soluzioni aftermarket decisamente funzionali. Si possono mettere i sensori di parcheggioanche dopo l’acquisto dell’auto se questa ne è sprovvista? La risposta è sì e le offerte presenti online sono numerose ed adatte a tutte le tasche.

Una volta acquistato l’impianto desiderato, non sarà complesso passare al montaggio dei sensori di parcheggio anteriori e posteriori. Innanzitutto, è consigliabile verniciare i sensori in tinta col paraurti, per evitare effetti antiestetici. Poi, utilizzando un metro lineare occorre misurare 50-70 cm da terra per disegnare la linea dei sensori, come riferimento per posizionarli correttamente. In seguito, è necessario forare il paraurti, due volte nella parte centrale e due volte per ogni lato, individuare il cavo collegato alla luce della retromarcia e inserire un cavo nell’occhiello collegato al fanale. Nel cofano posteriore è inoltre importante riservare uno spazio per allocare la centralina, collegando successivamente i cavi dei singoli sensori. Completate le operazioni all’esterno, bisogna installare lo schermo interfaccia dei sensori di parcheggio sul cruscotto. Il cavo del display deve passare sotto la pedaliera e sarà quindi necessario smontare il cruscotto. È infine raccomandabile fare una prova dei sensori per assicurarsi che il sistema funzioni correttamente.

Il costo dei sensori di parcheggio varia a seconda che questo dispositivo venga scelto nella lista degli optional al momento dell’acquisto della vettura oppure successivamente. Nel primo caso i prezzi variano dai 350 euro per la Fiat 500 elettrica, con sensori di parcheggio esclusivamente posteriori, ai 670 euro per quelli della BMW Serie 2 Gran Coupé. Possono aumentare, però se si aumenta la qualità dei sensori: per esempio, sempre per 500 elettrica i sensori parcheggio 360° DRONE VIEWS costano 800 euro. Se, invece, volete spendere decisamente meno, sul mercato dell’aftermarket sono disponibili sensori auto ugualmente efficaci che partono da 80 euro per i soli sensori di parcheggio posteriori, fino ad arrivare ai 110 euro per un dispositivo completo anche dei sensori anteriori.

Sul mercato sono presenti numerose tipologie di sensori di parcheggio, dotati di tecnologia wireless o elettromagnetici. Andiamo ad analizzarle.

Sensori di parcheggio wireless

I sensori di parcheggio wireless, come dice la stessa sigla, funzionano senza fili e non richiedono quindi la foratura dei paraurti della vettura. Basterà posizionare i sensori di parcheggio wireless su un porta targa dedicato in grado di assicurarne l’alimentazione. All’interno, invece, Il display si collega all’accendisigari della vettura e riceve informazioni dai sensori di parcheggio proprio tramite la tecnologia Wi-Fi. Purtroppo, le opinioni su questi sensori di parcheggio wireless non sono del tutto favorevoli. Sono meno precisi dei sensori standard ed in alcuni casi le interferenze sul segnale possono renderli inutili.

Sensori di parcheggio elettromagnetici

Sempre evitando di praticare fori, al posto dei sensori ad ultrasuoni, si può apporre all’interno del paraurti una striscia adesiva con la medesima funzione, ovvero i sensori di parcheggio elettromagnetici. La striscia adesiva, all’inserimento della retromarcia, viene attivata dalla centralina elettronica e genera un campo elettromagnetico. In presenza di ostacoli il campo elettromagnetico avvisa la centralina che attiva il display e il segnale acustico per informare il conducente. Il prezzo, d’altra parte, è superiore rispetto alla soluzione standard.

Lavorando con telecamere posteriori o a 360°, decine di sensori e sistemi come la frenata assistita, l’assistente al parcheggio è in grado di fare molto più che semplicemente avvisare il conducente di un ostacolo che si avvicina. Sulla Mercedes Classe C All Terrain, per esempio, l’Active Parking Assist include sensori di parcheggio e telecamera per la retromarcia assistita. Su un modello come BMW Serie 2 Gran Coupé troviamo poi fra gli optional il Park Distance Control sia anteriore che posteriore, in grado di collaborare con il Parking Assist per gestire le manovre in ingresso ed in uscita al posto del conducente. Il sistema frena automaticamente se si avvicina ad un ostacolo ed è attivabile mediante tasto dedicato nella consolle centrale, da tenere premuto durante tutte le fasi del parcheggio.

Come esempio di versione ancora più avanzata della stessa tecnologia, si può infine citare il Pacchetto Remote Park Assist plus offerto per esempio su Audi A7. Questa versione permette un controllo da remoto, tramite app myAudi, dell’ingresso e dall’uscita da uno spazio di parcheggio. Anche qui, il conducente sarà costretto a monitorare l’operazione mantenendo premuto il pulsante sullo smartphone per tutta la sua durata. Di fatto, con quest’ultimo sistema, potrete scendere dall’automobile prima di parcheggiare o risalirci dopo che la vettura è uscita autonomamente dal parcheggio.

Cosa sono i sistemi di sicurezza ADAS?

ADAS: tutto sui sistemi avanzati di assistenza alla guida

Fra un semplice ausilio alla guida e un complesso sistema di guida autonoma, in vari livelli, c’è una grossa differenza. Si parla, ad ogni modo, dei sistemi di sicurezza Adas, ossia l’insieme dei dispositivi presenti sull’auto che permettono di aumentare sia il comfort che la sicurezza a bordo. Il progresso tecnologico su questo fronte è inarrestabile e così gli investimenti dei colossi dell’automotive nel settore sono in continua crescita.

INDICE
 Sistemi ADAS: cosa sono
 Cruise control
 Avviso di collisione
 Mantenimento di carreggiata
 Sistema riconoscimento segnali
 Sistema riconoscimento pedoni
 ADAS obbligatori nel 2022
 Prevenzione e sicurezza
 I 5 livelli di guida autonoma

Quando si parla di “sistema ADAS” si intendono letteralmente i sistemi avanzati di assistenza alla guida, sempre più presenti e numerosi sulle vetture di nuova omologazione. Fra gli esempi attualmente più diffusi sul mercato troviamo  i sensori pioggia, il sensore crepuscolare, il cruise control adattivo, la frenata automatica d’emergenza, i sensori di parcheggio, l’avviso di cambio corsia o il riconoscimento automatico della segnaletica stradale. Ogni nuovo sistema elettronico di aiuto alla guida che verrà sviluppato per ridurre al minimo i rischi di incidente ed agevolare la vita a bordo dell’automobile andrà ad allargare l’offerta di Adas sul mercato.
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Il cruise control adattivo (ACC) consente il controllo automatico della velocità. Basterà aver impostato la velocità di crociera desiderata e la distanza di sicurezza preferita. Grazie a questo dispositivo sarà quindi l’auto ad accelerare e frenare in base alle condizioni di traffico presenti ed il conducente avrà la possibilità di rilassarsi al posto di guida mantenendo sempre sotto controllo la situazione.

Tra i sistemi di sicurezza per l’auto presenti ormai anche sulle utilitarie più recenti, l’avviso di collisione frontale e posteriore funziona grazie presenza di una videocamera o di un radar auto posto nella zona anteriore. Questo sistema di sicurezza ADAS riconosce le situazioni di pericolo ed avvisa con un segnale acustico il guidatore. Il sistema di avviso di collisione posteriore ha il medesimo funzionamento in caso di tamponamento, e prima dell’impatto attiva i sistemi di sicurezza per preparare gli occupanti della vettura alla collisione. In alcune versioni, è anche in grado di attivare la frenata automatica d’emergenza.

ADAS: tutto sui sistemi avanzati di assistenza alla guida 1

Altri sistemi di sicurezza auto che si stanno diffondendo sempre più rapidamente sulle moderne vetture sono quelli relativi al mantenimento di carreggiata. Anche in questo caso il cervello del veicolo interagisce con le telecamere ed i radar piazzati sulla vettura e riconosce la linea di demarcazione della carreggiata avvisando il guidatore quando la oltrepassa. Un esempio concreto viene dall’utilizzo in autostrada, dove il sistema ADAS interviene quando il conducente oltrepassa la linea di carreggiata senza aver prima utilizzato l’indicazione di direzione. Il sistema ADAS di mantenimento della carreggiata più avanzato è il Lane Keeping System che, oltre ad avvisare il conducente del superamento della linea di corsia, riporta automaticamente il veicolo nella carreggiata.

Il sistema di riconoscimento della segnaletica stradale, altresì detto Traffic sign recognition è fra i più recentiADAS introdotti sui veicoli di ultima generazione. Può individuare divieti di accesso, limiti di velocità, divieti di sorpasso e altri simili, comunicando poi con il sistema di infotainment i dati provenienti dalla telecamera spesso apposta nella zona superiore interna del parabrezza. In caso di infrazione avvisa il conducente tramite  un allarme visivo e sonoro.

I sistemi AEB sono ormai diffusissimi e avvisano il conducente in caso di rischio di urtare un pedone e, quando necessario, attivano la frenata d’emergenza. Queste funzionalità, tuttavia, lavorano peggio al buio: il rischio che si azionino in ritardo aumenta in assenza di una buona luminosità. Ad ogni modo, la combinazione di una telecamera e di un radar per captare le informazioni esterne alla vettura possono aumentare l’efficacia dell’AEB.

Dal 2022 gli ADAS, ossia i sistemi di sicurezza e assistenza alla guida, sono diventati obbligatori in tutta Europa. Uno studio OCSE rivela infatti come le cause degli incidenti siano al 93% imputabili a un fattore umano. Per ridurre il numero di sinistri e aumentare la sicurezza stradale, a partire dal 7 luglio 2022 l’UE ha stabilito una lista obbligatoria di ADAS auto da inserire negli equipaggiamenti di serie.

La lista si compone di 7 sistemi. Si va dall’Intelligent Speed Assistance con possibilità di sblocco manuale al blocco motore con etilometro, anche se qui l’obbligatorietà riguarda solo la predisposizione della vettura all’installazione del sistema. Si prosegue poi con l’avviso di stanchezza del conducente, il mantenimento della carreggiata, la Frenata automatica di emergenza, concludendo infine con il sistema EDR (Event Data Recorder), cioè una scatola nera.

La decisione di introdurre gli ADAS obbligatori è legata alle stime fatte dalla Commissione Europea, secondo cui questi sistemi di assistenza alla guida potranno prevenire circa 25.000 morti e 140.000 feriti sulle strade europee tra il 2022 ed il 2038.

A quanti si staranno chiedendo se con gli ADAS il costo delle auto aumenterà, l’UE risponde mettendo a disposizione un plafond di 450 milioni di euro da erogare agli Stati membri affinché collaborino all’applicazione del regolamento, evitando così l’aumento dei prezzi in listino.

Quando si parla di guida autonoma ci si riferisce al risultato del lavoro congiunto svolto da buona parte di questi Adas. La loro combinazione può essere classificata in una scala di 5 livelli che definiscono una crescente automazione, come stabilito dalla SAE (Society of Automotive Engineers) nel 2014. A differenza del quinto livello, i primi quattro sono già stati raggiunti da vetture esistenti. Ad ogni modo, è bene ricordarlo, nessun sistema in commercio esclude ancora del tutto il guidatore dal controllo del mezzo.

Cosa sono i sistemi di sicurezza ADAS? 1

Al livello 0 di guida autonoma il guidatore è in controllo completo e costante dei movimenti della vettura e delle modalità di guida. A partire dal livello 1, i sistemi adas possono eventualmente controllare sterzo e velocità reagendo alle informazioni esterne, mentre il guidatore controlla il resto. Ci si riferisce qui a sistemi come il mantenimento di corsia “base” e il cruise control adattivo. Il livello 2 definisce una parziale automazione della guida in cui il sistema può gestire autonomamente sterzo e velocità.  Nel livello 3 di guida autonoma, invece, il conducente deve reagire tempestivamente quando il sistema lo richiede, mentre il resto del tempo si guida con automazione condizionata su tutti gli aspetti dinamici di guida. In autostrade o superstrade, per quanto non sia ancora permesso dalla legge in strade pubbliche, i sistemi di livello 3 possono far procedere un auto senza interventi da parte del conducente. Dal livello 4 si entra nell’alta automazione, dove il sistema è in grado di rispondere a situazioni dinamiche anche senza intervento richiesto dal conducente. Se per questo livello esistono solo prototipi, per l’ultimo, il quinto, non esistono ancora esemplari, nemmeno in prova. Il livello 5 rappresenta sostanzialmente la guida totalmente autonoma. Il conducente diventerebbe su queste vetture assolutamente superfluo.

 

App parcheggio: come trovare il posto auto e pagare dal telefono

app-parcheggio

Chi ha un’automobile sa che il viaggio non finisce quando si arriva a destinazione, ma quando si trova parcheggio. Soprattutto nelle città più abitate, spesso si devono compiere giri infiniti degli isolati per trovare un posto che possa ospitare la propria vettura. Fortunatamente, l’avvento degli smartphone ha consentito di sviluppare delle soluzioni anche a questo problema: ad oggi esistono numerose applicazioni che permettono di trovare parcheggio (e pagarlo quando necessario), consultabili con estrema semplicità dal proprio telefono. Ecco una breve guida con le migliori app sul mercato.

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App per trovare parcheggio
App per pagare il parcheggio: EasyPark
App per pagare il parcheggio: myCicero
App per pagare il parcheggio: Phonzie
App per pagare il parcheggio: Telepass Pay
Altre app per pagare il parcheggio

Ci sono diverse applicazioni che permettono di cercare parcheggio per la propria auto ovunque ci si trovi, disponibili sia per dispositivi Android sia per quelli con sistema operativo iOS.

Tra le migliori segnaliamo Parkopedia, app tramite la quale è possibile trovare i parcheggi disponibili nelle vicinanze inserendo l’indirizzo o indicando la propria posizione. Tramite la selezione dei filtri è possibile scegliere tra posteggi in garage, all’aperto, custoditi e non. Inoltre, una volta scelto un parcheggio si possono ottenere le indicazioni stradali per raggiungerlo, informazioni sugli orari di apertura e, nel caso in cui si acquisti l’abbonamento premium, sulla disponibilità di posti liberi.

Altra app parcheggio auto da considerare è Park TAG. Anche questa consente di selezionare il parcheggio nella zona che si desidera e ottenere le indicazioni stradali. Ma tramite Park Tag è anche possibile condividere con gli altri utenti la situazione del posteggio in tempo reale, così da fornire un aggiornamento costante.

La maggior parte delle città sono ormai invase dalle strisce blu ed è quindi diventata un’impresa riuscire a posteggiare senza pagare la sosta. Ma servirsi delle apposite colonnine per il ticket può spesso rivelarsi più facile a dirsi che a farsi. Per fortuna, però, ci sono diverse app che rendono più facile il pagamento della sosta, sia per iOS che per Android.

Tra le migliori si segnala Easy Park. Questa applicazione, scaricabile gratuitamente, sarà sufficiente registrare un account al quale collegare il numero di targa della propria auto e selezionare un metodo di pagamento a scelta tra Visa, Mastercard e Paypal. Compiuta questa operazione sarà sufficiente selezionare il parcheggio in cui ci si trova e quanto si desidera sostare, pagando il ticket direttamente dal proprio telefono con una piccola commissione (che varia a seconda della città e del tempo di permanenza).

Inoltre, se la sosta dura meno di quanto inizialmente selezionato, verrà addebitato solamente l’importo corrispondente al tempo effettivo di permanenza del parcheggio e quel che resta potrà essere usato per pagare in un’altra occasione. Per farlo, una volta tornati al parcheggio in anticipo, bisogna ricordarsi di interrompere il timer. Allo stesso modo, in caso di necessità è possibile prolungare la sosta direttamente dall’applicazione, senza dover far ritorno alla propria auto.

Easy Park è attiva in 9 paesi europei e in migliaia di città italiane, rendendo facile gestire tutti i pagamenti dalla stessa applicazione in moltissime località diverse. L’app dispone anche di abbonamenti per privati e aziende, che permettono di non pagare le commissioni pagando un canone fisso: tutte le informazioni dettagliate a riguardo sono disponibili sul sito.

Un’altra famosa applicazione per il pagamento della sosta è My Cicero. Come EasyPark, l’app permette di pagare il parcheggio direttamente dal proprio telefono semplicemente creando un account con i dati dell’automobilista e del veicolo. La principale differenza con la precedente applicazione è che per pagare la sosta con myCicero bisogna prima ricaricare il proprio conto sull’app, da cui poi vengono scalati i pagamenti. Se si opta per l’addebito diretto sulla carta di credito, invece, salgono le commissioni.

In più, una volta creato il profilo myCicero, è possibile attivare o disattivare la sosta in diversi modi, oltre che dall’applicazione: con una chiamata gratuita, un sms o tramite il risponditore vocale. Infine l’applicazione, che funziona in centinaia di città italiane, permette in alcuni casi di acquistare biglietti dei trasporti pubblici, abbonamenti e permessi ZTL.

Un’altra applicazione consigliabile per pagare il parcheggio direttamente dal proprio smartphone è Phonzie. Anche in questo caso è possibile acquistare, oltre al ticket per la sosta, i biglietti dei trasporti pubblici delle località convenzionate.

Similmente a myCicero, per usare Phonzie è necessario creare un profilo legato al proprio veicolo e ricaricare il conto dell’applicazione, chiamato “borsellino”, da cui scalare l’importo dovuto per la sosta. Ma esiste anche una funzionalità piuttosto peculiare e interessante: tramite l’app è possibile condividere il proprio “borsellino” con chi si desidera, per esempio figli o partner, e attingere così in più persone allo stesso conto sull’applicazione.

Chi fosse cliente Telepass forse può essere interessato anche a un’altra app. Telepass Pay è un’applicazione che permette di pagare la sosta sulla strisce blu addebitando il costo direttamente sul proprio conto Telepass, senza bisogno di ricariche aggiuntive. Inoltre, se l’esercente è convenzionato, l’app permette anche di pagare il carburante, i taxi e il bollo auto.

Oltre alle applicazioni presentate fin qui ne esistono molte altre che, per quanto funzionali, non sono convenzionate con moltissime città e spesso possono essere usate solo nei centri abitati più grandi. Tra le tante ricordiamo:

  • ParkAppy: questa app permette di pagare i minuti effettivi della sosta in modo semplice e veloce con pagamento tramite carta di credito.
  • ParkMan: consente di cercare parcheggio e di pagare la sosta in pochi istanti, anche in questo caso pagando solo i minuti effettivi di stazionamento; è dotata anche di una funzione che permette di trovare il percorso per tornare al veicolo.
  • Tap&Park: anche questa applicazione permette sia di pagare la sosta effettiva (ottenendo un rimborso del tempo inutilizzato), sia di cercare un parcheggi; inoltre permette anche di confrontare le zone di sosta per cercare quelle più economiche.

 

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono 1

Anche se ogni automobilista ha il suo meccanico di fiducia, è sempre bene sapere come funziona il proprio veicolo per poterlo mantenere nella migliore delle condizioni possibili. Una delle componenti spesso più sconosciute sono le candelette presenti sulle vetture diesel. In questa breve guida, rispondiamo a tutte le domande su questi elementi fondamentali per il corretto funzionamento dei propulsori a gasolio.

 INDICE
Cosa sono le candelette?
A cosa servono le candelette?
Candelette: emissioni e rumore
Spia candelette 
Quando controllare e come cambiare le candelette 

In breve, le candelette presenti sui veicoli diesel sono degli elementi incandescenti posti vicino agli iniettori dei motori a gasolio, che favoriscono l’accensione del carburante a motore freddo. Queste vengono alimentate direttamente dall’impianto elettrico dell’auto, entrando in funzione e riscaldandosi velocemente nel momento in cui si mette in moto. Le candelette diesel non vanno quindi confuse con le candele d’accensione dei propulsori a ciclo Otto, che producono una scintilla per incendiare il combustibile.

Così su due piedi, le candelette potrebbero sembrare inutili: infatti, i motori a gasolio funzionano grazie alla combustione spontanea del diesel quando viene compresso. Tuttavia, quando le temperature sono molto rigide, l’autocombustione del gasolio può non essere così immediata.

Proprio questo è il compito delle candelette: riscaldandosi molto in un breve lasso di tempo (tra i 3 e i 5 secondi) facilitano la combustione del diesel, garantendo una veloce accensione del motore in ogni condizione, anche quando la temperatura esterna è molto bassa.

In realtà, nei motori diesel di ultima generazione le candelette potrebbero anche non essere impiegate, dal momento che i propulsori moderni possono avviarsi autonomamente anche in caso di temperature esterne particolarmente basse. Tuttavia, i costruttori hanno optato per mantenerle perché queste svolgono altre due importanti funzioni. Per primo, riescono ad aumentare l’efficienza del motore, che grazie ad esse si accende con più facilità contribuendo a ridurre le emissioni. Secondo, la maggior facilità di accensione implica una minore rumorosità, aumentando il comfort di bordo.

Se possiedi una vettura con motore diesel avrai certamente notato che nel cruscotto è presente una spia gialla che sembra una molla (in foto): quella è la spia delle candelette. Se queste funzionano correttamente, la spia si accenderà esclusivamente al momento dell’avvio del motore, restando accesa solo per qualche secondo.

Infatti, la spia si accende per segnalare che le candelette sono entrate in funzione, riscaldandosi e aiutando nella fase di accensione del motore a freddo. Si spegne, invece, quando il propulsore ormai caldo non ha più bisogno del supporto di altri elementi incandescenti, innescando solo con la pressione la combustione del diesel.

Qualora il simbolo delle candelette dovesse accendersi nel corso della marcia, fai attenzione: significa che queste non stanno funzionando correttamente e pertanto si deve procedere a farle controllare.

Normalmente, questi elementi hanno una durata molto prolungata, circa 100.000 km, e in caso di problemi puoi scegliere due soluzioni per la sostituzione: rivolgerti ad un meccanico o il fai da te. Nel secondo caso, ecco tutti i passi da seguire per controllare le candelette diesel. Se hai un tester a disposizione, posiziona il puntale rosso sul segnale positivo della batteria e quello nero sulla singola candeletta. Se, quando avrai compiuto questa operazione, non sentirai alcun suono provenire dal tester, dovrai sostituire le candelette. Sarà sufficiente usare uno spray lubrificante per agevolare lo smontaggio e una chiave a bussola lunga per poterle raggiungere.

È importante smontare tutte le candelette nello stesso momento, anche se il tester ha rilevato il malfunzionamento di una sola, in modo da evitare il ripresentarsi del problema dopo pochi chilometri e fare in modo che la vettura disponga della stessa resistenza interna per tutte le candelette. Il costo candele auto non è eccessivo ed in genere si aggira sui 15 euro ciascuna. Ovviamente, qualora l’operazione di sostituzione candelette dovesse essere compiuta da un meccanico è necessario aggiungere a questo importo anche quello della mano d’opera.

Quadro strumenti digitale: ecco come funziona ed i modelli auto

Virtual cockpit: ecco come funziona ed i modelli auto

Ciò che fino a pochi anni fa era un accessorio presente solo dietro al volante delle vetture più nuove, particolarmente su auto Volkswagen o Peugeot, è oggi un elemento presente nell’equipaggiamento base di moltissime vetture. Derivato dai tablet e dagli smarphone, il quadro strumenti digitale è andato via via sostituendo la strumentazione analogica, rendendo possibile consultare le informazioni di guida in maniera più dinamica e funzionale.

INDICE
 Quadro strumenti digitale: cos’è e come funziona
Virtual cockpit o quadro strumenti digitale?
I precursori del quadro strumenti digitale
 Peugeot iCockpit
Audi Virtual cockpit
Quadro strumenti digitale Seat
Quadro strumenti digitale Mercedes
Volkswagen Virtual cockpit
Quadro strumenti digitale Skoda
BMW Live cockpit

Grazie al cosiddetto cruscotto digitale, sostanzialmente uno schermo orientato e dedicato al conducente, apposto dietro al volante, è possibile visualizzare tutte le informazioni utili alla guida con creazioni di immagini in tempo reale. I fotogrammi al secondo possono infatti essere anche 60, come sull’Audi Virtual Cockpit. Inoltre, grazie all’uso di display digitali, si risolvono tutti i problemi legati alle condizioni di luce.

Il quadro strumenti digitale rende possibile accedere a svariati menu e schermate tramite pochi e semplici comandi. Di solito questi ultimi sono apposti sui raggi del volante multifunzione e permettono di cambiare le modalità di visualizzazione e di gestire nel complesso la navigazione.

Uno dei vantaggi fondamentali dell’utilizzo del quadro strumenti digitale è sicuramente rappresentato dalle grandi possibilità di personalizzazione. Di solito le differenti modalità di visualizzazione si riassumono in quella classica e quella infotainment. A seconda dell’opzione scelta il primo piano sarà occupato dai quadranti circolari di contagiri e tachimetro oppure da funzioni secondarie come il sistema di navigazione, i comandi telefonici e il lettore multimediale.

Virtual cockpit: ecco come funziona ed i modelli auto 6

Solitamente, poi, i piccoli settori che riportano informazioni essenziali come  la temperatura esterna, l’orario, il chilometraggio e i simboli informativi o di avviso restano consultabili nella zona inferiore del display. Di conseguenza, se per esempio stiamo facendo una guida sportiva preferiremo consultare il contagiri nelle sue dimensioni massime, mentre quando è importante controllare le direzioni si può restringere lo spazio del contagiri ed estendere la visibilità del navigatore sullo schermo.

Scopo comune di tutte le strumentazioni digitali è sicuramente quello di fornire informazioni puntuali ed accurate, riducendo al minimo la distrazione del guidatore. Vediamo quali sono le case automobilistiche che hanno adottato il quadro strumenti digitale e quali sono i modelli presenti nei vari listini disponibili con questo rivoluzionario dispositivo digitale.

Numerose fonti online non fanno differenza fra virtual cockpit e quadro strumenti digitali, ma in realtà i due termini non sono propriamente dei sinonimi. Il primo è un marchio registrato da Volkswagen e indica una precisa serie di strumentazioni digitali sviluppate prima da Audi e poi dalla Casa tedesca che ne ha poi trasmesso la tecnologia agli altri Costruttori del gruppo. Lo schermo dedicato al conducente che sostituisce il cruscotto con la strumentazione tradizionale è invece generalmente definito quadro strumenti digitale. Il virtual cockpit, nello specifico, è la prima tipologia commercializzata di quadro strumenti digitale.

Non c’è dubbio, è stata Audi fra le prime Case automobilistiche a dotare una propria vettura del quadro strumenti interamente digitale, rivoluzionando una sezione del cruscotto che fino a quel momento aveva visto al massimo variazioni nella grafica e nel design, mantenendo sempre le stesse funzioni. Nel 2014, infatti, Audi ha dotato la terza generazione della sua TT del primo virtual cockpit della storia dell’automotive.

Insieme ai Quattro Anelli, altri Costruttori che hanno contribuito da subito alla diffusione di questo equipaggiamento sono stati certamente Volkswagen e Peugeot. La Casa francese lo ha anche studiato in una posizione leggermente diversa, cioè rialzata.

La casa francese ha da alcuni anni stravolto il design degli interni delle proprie vetture studiando una configurazione unica della postazione di guida. Il cosiddetto i Cockpit rivoluziona il concetto classico di plancia e si trova in una posizione particolare, rialzata rispetto al volante. Quest’ultimo, di dimensioni più compatte, è infatti stato pensato per non frapporsi fra il conducente e lo schermo della strumentazione, mirando a una sensazione di guida migliorata. Senza chiedere di spostare gli occhi dalla strada, i Cockpit di Peugeot permette di rimanere concentrati sulla guida più facilmente e ridurre la stanchezza. Questa posizione ergonomica, resa possibile dalle proporzioni compatte del volante, aumenta il comfort del conducente, riducendone la stanchezza.

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Nello specifico, sui SUV 3008 e 5008 troviamo il quadro strumenti rialzato digitale configurabile e personalizzabile Peugeot i-Cockpit. Lo schermo da cui è possibile accedere alle informazioni di guida ha un diametro di 12,3 pollici e racchiude tutti i dati principali all’altezza dello sguardo del conducente. Il Peugeot iCockpit stupisce per la facilità nell’adattare alle esigenze del guidatore un lungo elenco di parametri come, tra gli altri, l’opportunità di trasferire sul quadro strumenti principale la navigazione TomTom 3D dotata di riconoscimento vocale.

L’Audi, come detto, è stata la prima casa costruttrice ad introdurre il virtual cockpit su una vettura di serie.Era il 2014, e si trattava della terza generazione della celebre TT, che per l’occasione è stata dotata precisamente di un quadro strumenti interamente digitale. L’obiettivo di Audi Virtual cockpit è principalmente quello di rendere disponibili informazioni chiare e semplici, facilmente monitorabili con un veloce colpo d’occhio. Tutte su un solo display TFT (“Thin Film Transistor) da 12,3 pollici totalmente orientato verso il conducente. A seconda del modello, la risoluzione dello schermo può essere di 1.440 x 540 pixel oppure Full HD di 1.920 x 720 pixel. Per quanto riguarda i fotogrammi al secondo i 60 di Audi Virtual cockpit garantiscono una certa fluidità.

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Fra le informazioni accessibili dalla strumentazione digitale troviamo sicuramente i dati su velocità e numero di giri, ma anche informazioni sul sistema multimediale, sulla navigazione, e sui sistemi di assistenza alla guida. Gli indicatori fissi che sostituiscono le classiche spie appaiono invece nella zona inferiore e includono tutti i dati essenziali: la temperatura esterna, l’ora, le letture del contachilometri e i simboli di avvertenza e informazione. Le modalità di visualizzazione sono due e sono selezionabili tramite il pulsante View sul volante multifunzione. La “driving mode” mette in primo piano tachimetro e contagiri, mentre l’”infotainment mode” rende accessibili le info di navigazione o quelle provenienti dal telefono, dalla radio e dal sistema audio, riducendo lo spazio dedicato alle indicazioni su giri e velocità. Sui modelli S, in più, troviamo una modalità dedicata denominata Sport con una grafica e un design particolarmente dinamici. Il virtual cockpit di casa Audi, infine, può includere anche la tecnologia Break warning. Grazie a dei sensori collegati ai pedali e allo sterzo vengono inviati al computer di bordo informazioni che consentono di di rilevare i segni di stanchezza di chi guida, attivando una serie di allarmi visivi e sonori che dovrebbero riattivare la concentrazione del conducente ed evitare così uscite di strada o incidenti con altre vetture

Tutte le Case all’interno del gruppo Volkswagen hanno beneficiato della condivisione di componenti, e Seat non fa eccezione. Il marchio spagnolo ha così potuto dotare i suoi veicoli del virtual cockpit introdotto in precedenza sulle Audi. Il display del quadro strumenti digitale della Seat è di 10,25 pollici con risoluzione 1.280×480.

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Disponibile per numerosi modelli tra cui Ateca, Leon, Ibiza e Arona, il digital cockpit di Seat è impostabile sutre differenti modalità: Classic, Digital e Dynamic. La prima ha una grafica classica, che riprende quella degli strumenti analogici e mostra al centro i dati dell’infotainment. La modalità Digital, invece, ingrandisce la visualizzazione della mappa con la possibilità di regolare lo zoom. Con la modalità Dynamic, infine, oltre a vedere la mappa di navigazione, si possono consultare informazioni relative al funzionamento degli aiuti alla guida. Chicca di personalizzazione aggiuntiva: le modalità Classic e Dynamic sono impostabili su tre varianti ciascuna che è possibile salvare nel sistema.

Le auto Mercedes possono di norma vantare un quadro strumenti digitale dotato di due monitor piatti con dimensioni fino a 10,25’’. Il cruscotto digitale a destra mostra tutte le informazioni di un classico quadro strumenti, mentre quello di sinistra è touch e permette di accedere sistema MBUX. Il quadro strumenti digitaledi Mercedes risponde a comandi vocali, pulsanti touch control sulle razze del volante e touchpad con feedback nel mobiletto centrale.

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La risoluzione della strumentazione digitale Mercedes è di 1920×720 pixel ed il sistema è presente su quasi tutti i modelli della gamma, partendo dalla nuova Classe A sino ad arrivare al SUV elettrico EQC. Recentemente, però, Mercedes ha annunciato di voler alzare l’asticella in fatto di tecnologia di bordo. La nuova Mercedes EQS, ovvero l’ammiraglia elettrica della Casa della Stella, sarà dotata di uno schermo da 56 pollici che percorre e sostituisce da lato a lato tutta la plancia e il cruscotto. Si tratta dell’ultimissima evoluzione tecnologica dell’interfaccia grafica dei sistemi di infotainment.

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Anche le auto di casa Volkswagen vantano la presenza del virtual cockpit grazie alla condivisione di componenti con le vetture del gruppo Audi. L’active info display, questo il nome del virtual cockpit Volkswagen, offre un monitor da 12,3’’ posizionato nell’alloggiamento del cruscotto configurabile in sei modalità. In quella “Classica” si vedono tachimetro, contachilometri e mappa di navigazione, mentre in quella “Velocità & Marcia” all’interno del contagiri compare l’indicazione della marcia consigliata.

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Una terza modalità permette di consultare consumi e autonomia, ma nasconde le informazioni di navigazione. In modalità “Efficienza”, invece, vengono fornite informazioni per ottimizzare i consumi, mentre in quella “Navigazione” vengono visualizzate una bussola e un altimetro. Nell’ultima modalità, “Assistenti alla guida”, si può tenere sotto controllo il Cruise Control Adattivo. Nello specifico, su Golf 8 e modelli recenti troviamo l’Innovision Cockpit, una strumentazione digitale a sviluppo orizzontale da 10,25 pollici che punta su animazioni e grafica accattivanti.

Il quadro strumenti digitale è stato esteso anche alle vetture della casa ceca grazie alla condivisione di componenti con gli altri marchi della galassia Volkswagen ed anche in questo caso le funzioni consentono di configurare a piacimento il cruscotto digitale per impostare la visualizzazione preferita. Karoq, Octavia, Superb e Kodiaq sono i modelli Skoda sui quali sarà possibile installare la strumentazione digitale.Virtual cockpit: ecco come funziona ed i modelli auto 9

Nello specifico, la Skoda Enyaq iV offre il moderno Modular Infotainment Matrix che accanto al touchscreen autoportante da 13 pollici presenta il digital cockpit da 5,3 pollici. I quattro diversi layout offrono qualche possibilità di personalizzazione, gestibili attraverso i comandi del volante multifunzione.

Ill quadro strumenti digitale BMW, denominato BMW Live Cockpit ha fatto ha fatto il suo esordio sulla BMW M8 e ha fatto parlare di sé per via della rivoluzione tecnologica che coinvolgerà le vetture della casa di Monaco. Attualmente, per quanto concerne la strumentazione digitale, BMW offre tre diversi allestimenti, che variano principalmente per dimensioni. Il Live Cockpit ha uno schermo principale touch da 8,8 pollici.

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Il Live Cockpit Plus, pur essendo delle stesse dimensioni, integra anche un navigatore di tipo satellitare con aggiornamenti automatici. La più tecnologica fra le strumentazioni digitali di BMW è offerta invece su uno schermo di ben 12,3 pollici posizionato di fronte al conducente, dietro al volante. Il BMW Live Cockpit Professional, questo è il suo nome, è di serie sui modelli M mentre resta un optional sulle altre BMW.

 

Le 10 cose che devi assolutamente includere nel tuo kit invernale auto

Le 10 cose che devi assolutamente includere nel tuo kit invernale auto 3

Con l’arrivo dell’inverno è fondamentale per ogni automobilista preparare il proprio veicolo alle intemperie della stagione. È quindi utile avere sempre a bordo tutti gli strumenti che permettono di porre rimedio ai problemi o agli inconvenienti che si possono incontrare viaggiando con condizioni meteo ostili, come neve o ghiaccio. Per questo, abbiamo raccolto in questa piccola guida gli accessori che devi assolutamente includere nel tuo kit auto per l’inverno: scoprili nella nostra checklist.

INDICE
Telo antighiaccio
Raschietto
Antigelo universale
Detergente antighiaccio
Catene da neve
Pala pieghevole
Guanti e berretto
Torcia
Bandiera SOS
Kit pronto soccorso
Kit riparazione gomme

Ogni kit invernale per auto che si rispetti deve avere assolutamente un telo antighiaccio. Questo elemento si rivela fondamentale quando, non avendo un box auto, si è costretti a posteggiare la tua vettura all’aperto nei rigidi mesi invernali. Il telo non ti farà perdere tempo a raschiare via il ghiaccio dal parabrezza e ti consentirà di metterti subito in viaggio, anche in caso di neve o temperature particolarmente basse.

Un altro elemento essenziale da includere nel vostro kit invernale per auto è il raschietto per rimuovere il ghiaccio dai cristalli dell’auto. Il raschietto è infatti utile anche per chi possiede un telo antighiaccio, che spesso copre solo il parabrezza. Questo strumento vi permetterà, invece, di essere sempre in grado di rimuovere il ghiaccio accumulato sui vetri dell’auto, anche finestrini laterali e lunotto posteriore.

Il freddo clima invernale è il nemico di ogni auto. Per proteggere la tua vettura è quindi fondamentale includere nel kit auto per l’inverno un flacone di liquido antigelo così da tutelare l’efficienza del motore. Infatti, se i fluidi dell’auto si raffreddano troppo possono creare svariati problemi alle componenti meccaniche del veicolo, che risulteranno meno lubrificate (quindi più soggette all’usura) o potrebbero essere danneggiate dall’espansione del liquido congelato. Di norma, il liquido antigelo deve essere essere miscelato all’acqua del radiatore mediamente ogni 2-4 anni, ma si consiglia comunque di metterlo anche più spesso in caso di viaggi lunghi.

Quando le temperature invernali diventano decisamente rigide, è importante avere nel proprio kit invernale per auto un detergente antigelo per parabrezza in grado di pulire e rimuovere lo sporco efficacemente dal parabrezza della tua vettura senza il rischio che congeli. In alternativa, a un normale detergente per parabrezza si possono miscelare degli antigelo specifici, che impediscono il congelamento del liquido.

Specialmente nelle regioni più fredde è sempre bene portare con sé delle catene da neve, da applicare alle ruote motrici della propria vettura per migliorare la tenuta anche su strade ghiacciate o innevate. Se si ricorre alle catene da neve, è bene ricordarsi che quando queste sono montate si può viaggiare ad un massimo di 50 km/h.

Qualora la neve ti sorprendesse e ti facesse impantanare, toglierla a mani nude per liberare il veicolo potrebbe non essere praticabile. Per questo, nel tuo kit auto non può mancare una pala pieghevole, più comoda da trasportare e non occupa troppo spazio sul veicolo. Questo pratico accessorio ti consentirà di spalare la neve che blocca le ruote per permetterti di tornare rapidamente alla guida.

Sembra scontato, ma non sempre un kit invernale per auto contiene un paio di guanti ed un berretto. Questa accoppiata potrebbe rivelarsi salvifica in diverse situazioni: un malfunzionamento del riscaldamento, l’auto ferma a causa di un guasto, in attesa di soccorsi o per una riparazione fai da te. Tutte eventualità in cui ti aiuterà a non patire le rigide temperature invernali.

Altro elemento importante, ma spesso sottovalutato, è la presenza di una torcia nel tuo kit auto. Se, infatti, fosse necessario aprire il cofano della tua vettura nel cuore della notte per verificare la presenza di un eventuale guasto, la torcia si rivelerà un alleato prezioso per controllare minuziosamente tutte le componenti. A maggior ragione, dunque, questa diventa utile nelle brevi giornate invernali, quando la maggior parte delle persone si trova a dover viaggiare con il buio praticamente tutti i giorni.

Potrebbe non sembrare molto importante, ma la bandiera di SOS può preservare l’incolumità tua e degli altri utenti della strada, rivelandosi imprescindibile in ogni kit invernale per auto. Grazie a questo dispositivo potrai infatti segnalare la tua posizione agli altri automobilisti di passaggio, soprattutto in strade particolarmente isolate o con visibilità ridotta, comunicando così immediatamente la tua richiesta di aiuto e rendendo nota la tua posizione.

Un automobilista previdente deve prendersi cura non solo della propria auto, ma anche della sua incolumità. Ecco perché è importantissimo avere sempre con sé un kit di pronto soccorso per auto, specialmente in inverno, quando le strade ghiacciate e il meteo avverso rendono più pericolosa la guida. Sul web si trovano numerose opzioni adatte ad ogni tasca ed esigenza. Un kit di pronto soccorso per auto completo deve contenere cerotti per il trattamento di piccole ferite, bende, garze per il trattamento di ferite più estese o esposte, 1 coperta isotermica, fazzolettini umidi per la pulizia della pelle priva di ferite e, infine, guanti usa e getta.

Oltre ai 10 accessori specifici per l’inverno, un altro elemento che è sempre bene ricordare di portare con sè è il kit per la riparazione delle gomme. Infatti, le auto odierne sono spesso prive del ruotino di scorta e quando si fora una ruota è fondamentale ripristinare immediatamente il danno. I kit di riparazione gomme per auto attualmente in commercio contengono nella confezione sia il sigillante per coprire il buco, sia un compressore da collegare alla presa dell’accendisigari, per gonfiare nuovamente la gomma.

Come guidare in sicurezza durante l’inverno

Le 10 caratteristiche che un'auto deve avere per una guida sicura in inverno

La guida invernale richiede una dotazione dell’auto adeguata, senza il peso di strumentazioni superflue. È importante ricordarsene non solo al momento dell’acquisto di una nuova automobile durante la stagione fredda, ma anche semplicemente alla guida della nostra vettura.

Sai su quali aspetti concentrarti e quali sono le dotazioni a cui si può rinunciare? Per esempio, conosci la durata media degli pneumatici invernali o sai controllare il livello dell’olio motore? Abbiamo preparato per te una guida con i dodici punti più importanti da tenere in conto quando compri o guidi un’auto nuova o usata in inverno.

1. Pneumatici invernali

Partiamo ovviamente dai pneumatici invernali, fondamentali per la guida con climi rigidi, che espongono a rischi maggiori di slittamento e di perdita di controllo del veicolo. Possono resistere alle intemperie come neve e ghiaccio e garantire una guida sicura anche in presenza di sale grazie ad uno speciale battistrada appositamente progettato. Se l’auto che stai per acquistare o guidi già è dotata di gomme invernali, assicurati di verificarne l’usura e la pressione in inverno.

Le 10 caratteristiche che un'auto deve avere per una guida sicura in inverno

2. Spazzole tergicristallo anti ghiaccio

Il rischio di vedere i propri tergicristalli bloccati durante una fredda giornata d’inverno si può prevenire grazie a una piccola accortezza tecnologica. Il suo nome è esplicativo: le spazzole tergicristallo anti ghiaccio continuano a funzionare anche alle temperature più basse. Sono dotate infatti di elementi riscaldati posizionati sotto le spazzole tergicristallo che sciolgono la neve e il ghiaccio incrostato.

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3. Volante riscaldato

È importante alla guida mantenere sempre e costantemente una presa salda e sicura del volante. Per questo, quando le mani del conducente si raffreddano e diventano quindi meno sensibili e precise, è sconsigliabile indossare dei guanti. Questi ultimi possono riscaldare le mani, ma aggiungono uno strato non sensibile e aggiuntivo fra le mani e il volante, riducendo l’immediatezza del suo controllo. La soluzione è semplice: grazie al volante riscaldato puoi fare a meno di guanti e manopole quando sei alla guida.

4. Sistema antibloccaggio (ABS)

Nei tragitti invernali un ulteriore rischio è quello, frenando soprattutto in curva, di vedere le proprie ruote pattinare a causa del blocco dell’impianto di frenata. Per ovviare a questo problema è stata elaborata una delle funzionalità più importanti di un’auto ben equipaggiata per l’inverno, successivamente resa, a partire dal 2012, obbligatoria su tutti i veicoli di serie. Stiamo parlando dell’ABS, ossia il sistema antibloccaggio per i freni cheaiuta a evitare il pattinamento delle ruote, impedendo il loro improvviso blocco in caso di frenata.

 5. Il riscaldatore del blocco motore

Non solo il normale funzionamento di pneumatici, freni e tergicristalli può essere messo in difficoltà dal freddo intenso. Temperature molto basse possono infatti impattare anche sulle condizioni della batteria della tua auto. Un riscaldatore del blocco motore lo manterrà al caldo, facilitando l’accensione della batteria dell’auto in inverno, quando la temperatura scende sotto lo zero. Sai già come verificare la carica della batteria dell’auto o quale olio motore utilizzare in inverno? Controlla qui per saperne di più.

6. Specchietti laterali riscaldati

Essendo una parte esterna all’abitacolo, gli specchietti laterali non beneficiano ovviamente del riscaldamento interno già presente su tutte le auto. Avere gli specchietti laterali dotati di un sistema di riscaldamento aggiuntivo è di grande utilità per liberarli velocemente da umidità, ghiaccio e neve. Questa funzionalità può essere programmata per attivarsi automaticamente quando la temperatura cala sotto una certa soglia.

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7. Impianto lavafari

Nel corso dei tragitti compiuti nella stagione invernale, non è raro che neve, ghiaccio, sale e fanghiglia possano sporcare i gruppi ottici e ridurre la visibilità alla guida, fondamentale soprattutto quando le condizioni metereologiche non sono ottimali. Grazie all’impianto lavafari puoi pulire i fari mantenere sempre il massimo della visibilità. Alcune vetture sono addirittura dotate di spazzole tergicristallo per i fari, che facilitano ulteriormente l’operazione di pulizia. Ricordati comunque di controllare il livello dei liquidi dell’auto.

8. Trazione integrale

Il tipo di trazione più complicato da utilizzare in presenza di neve o ghiaccio è sicuramente la trazione posteriore, di fatti dedicata più ai modelli maggiormente sportivi. La trazione integrale, invece, fornendo la forza motrice a tutte e quattro le ruote del veicolo, permette un maggiore controllo durante la guida su neve e fondo ghiacciato, evitando squilibri nella distribuzione della coppia e slittamenti soprattutto in curva. Se un’auto con trazione integrale non è nel tuo preventivo, puoi optare per un veicolo a trazione anteriore.

9. Sistema di controllo della trazione (TCS)

Opzionale in molte auto nuove, il controllo della trazione impedisce il pattinamento delle ruote e permette di accelerare senza scivolare su ghiaccio e neve. Inoltre, alcune assicurazioni potrebbero offrirti uno sconto sulla polizza. Quindi conviene pagare qualcosa in più per avere maggiore sicurezza in inverno.

10. Controllo elettronico della stabilità (ESP)

Disponibile in molti modelli recenti, il controllo elettronico della stabilità(ESP) rileva quando alcune ruote girano più veloci rispetto ad altre, per esempio in caso di slittamento sul ghiaccio, e si attiva per ridistribuire la potenza dove serve maggiore trazione.

Quando acquisti un’auto da usare in inverno, non serve un modello nuovo con tutta la tecnologia più moderna. L’importante è che la tua macchina sia affidabile, sicura e capace di resistere a tutte le condizioni meteorologiche. La guida che ti abbiamo fornito è un buon punto di partenza per decidere quali funzionalità avere sulla tua auto in inverno.

11. Guida sulla neve

Anche se si possiede un’auto dotata di pneumatici invernali, è bene non guidare come se le condizioni metereologiche fossero perfette, ma adottare comunque una serie di attenzioni alla guida che possono aumentare notevolmente la sicurezza.

Innanzitutto, mantieni l’auto e tutti i suoi elementi puliti. Non basta che il parabrezza sia libero da acqua, neve o ghiaccio. Anche i finestrini sono importanti per mantenere la visuale libera. Con uno scopa morbida si può anche eliminare la neve sul tetto dell’auto, che potrebbe successivamente cadere sul parabrezza o sull’auto che segue.

Inoltre, si consiglia sempre un’attitudine cauta alla guida soprattutto in inverno. Meglio evitare manovre brusche in marcia e guidare a bassi regimi. In fase di partenza, iniziare con la seconda marcia innestata può assicurare maggiore attrito, mentre in discesa è sempre meglio avvalersi principalmente del freno motore. In fase di rallentamento, occorre mantenere le ruote dritte per non perdere aderenza e in generale mantenere velocità molto moderate, curvando ovunque possibile con una marcia bassa.

In generale, infine, è importante mantenere costantemente una distanza di sicurezza maggiore di quella adottata abitualmente, aumentando al contempo l’attenzione prestata alle azioni degli altri automobilisti, che possono sbagliare più facilmente in condizioni metereologiche avverse.

12. Guida sulla neve con pneumatici all-season

Quando si guida su manto innevato, o ancora peggio con ghiaccio, è ancora più essenziale conformarsi alla legge in materia e quindi dal 15 novembre al 15 aprile montare pneumatici termici oppure tenere a bordo le catene da neve da montare in caso di neve sulla carreggiata.

Montando sulla propria auto i cosiddetti pneumatici 4 stagioni, quelli provvisti della sigla M+S, possiamo stare tranquilli che non incorreremo in sanzioni previste dal CdS per una mancata dotazione adatta all’inverno, ma non potremo invece godere dei benefici della massima aderenza sulla neve. In questi casi, se notiamo un cumulo di neve intorno alla macchina, conviene provare e rimuoverlo con le mani o con altri attrezzi prima di salirci sopra con le ruote.

Come scegliere e montare il portasci per la propria auto?

Come scegliere il portasci per auto

Ogni appassionato di sport invernali che si rispetti sa che non si può far a meno di possedere un portasci per auto, in modo da poter viaggiare ovunque con il proprio fedele paio di sci o snowboard. Ma quale scegliere e come montarlo? Sono molteplici le soluzioni per trasportare in auto sci e tavole: portasci applicabili sulle barre al tetto, magnetici, da applicare sul portellone posteriore, sul gancio traino o sulla ruota di scorta. Qui una piccola guida per permettervi di scegliere il modello più adatto alle vostre esigenze.

INDICE
Portasci su barre preinstallate
Portasci magnetico
Portasci posteriore
Portasci sulla ruota di scorta
Il montaggio perfetto del portasci

Dopo aver montato sul tetto della propria auto le barre portatutto, ci sono diversi modelli di portasci che posso essere fissati sopra di esse. Normalmente questa soluzione consente di trasportare al massimo 6 paia di sci o 4 snowboard, ma il numero esatto dipende dalla vettura e dal portasci scelto.

Inoltre, se state pensando di acquistare un portasci per barre portatutto è utile considerare che, se lo spazio fra il tetto e le barre è minimo, allora è meglio acquistare un portasci rialzato. Al contrario, se il tetto dell’auto è piuttosto alto, è preferibile optare per un portasci con scivolo scorrevole.

Coloro che non possiedono le barre sul tetto possono scegliere un portasci che aderisce all’auto mediante magneti. Se è vero che il numero di sci o tavole che si possono trasportare con questo modello si ferma a due, è anche vero che un portasci magnetico garantisce un montaggio semplice e rapido.

Bisogna però tenere presente che non tutte le vettura possono essere allestite con portasci di questo tipo: dipende dal materiale di cui è fatto il tetto dell’auto. Infatti, non è possibile agganciare portasci magnetici sui tetti in alluminio, in fibra di vetro o i tetti con vetro panoramico. Da evitare l’uso di portasci magnetici anche sui tetti bombati e nervati, i quali non consentono un aggancio solido e completo sulla lamiera rendendo pericoloso il trasporto.

Come scegliere e montare il portasci per la propria auto?

Si tratta di portasci dotati di un solido aggancio sul portellone posteriore dell’auto. Questa soluzione risulta molto stabile e consente di avere gli sci subito a portata di mano. Inoltre, permette di trasportare sino a 4 snowboard oppure sino ad 8 paia di sci.

In alternativa, si può optare anche per dei portasci da applicare al gancio traino, sempre che la vostra vettura ne sia provvista. Esistono varie soluzioni in commercio, che permettono di trasportare fino a 6 paia di sci o 4 tavole.

Come fare se si desidera un portasci posteriore ma possiede un 4×4 con annessa ruota di sicurezza sul portello? Nessun problema: sono in commercio specifici portasci da fissare sulla ruota di scorta. Si tratta di una buona opzione, anche se possiede diverse limitazioni che riguardano la grandezza e la larghezza della ruota. Prima di acquistare un modello specifico sarà meglio valutare se il pneumatico è adatto ad accogliere un portasci.

Per montare un portasci sul tetto dell’auto, è innanzitutto indispensabile distinguere fra i modelli che si installano sulle barre dell’auto e quelli magnetici.

I modelli che si montano sulle barre fisse sono molto versatili e possono essere montati in fai da te, senza far ricorso ad un operatore specializzato. Essi sono spesso dotati di agganci con viti di fissaggio, che si accomodano allo spessore e alle distanze delle barre montate. Altrettanto semplici e veloci da montare sono i portasci magnetici, che letteralmente si agganciano magneticamente al tetto. Ad ogni modo, il miglior consiglio è quello di seguire attentamente le istruzioni fornite dal produttore del portasci acquistato.

 

Turbocompressore: ecco che cos’è e il suo funzionamento

Turbocompressore: ecco che cosa è ed il suo funzionamento

Il turbocompressore, presente su moltissime delle vetture attualmente in circolazione, è un elemento che negli ultimi anni è andato incontro ad un vero e proprio boom. Se da una parte permette di aumentare la potenza dei propulsori anche a fronte di cubature contenute, dall’altra consente anche di ridurre consumi ed emissioni. Insomma, la ricetta perfetta per avere successo in un momento storico per l’automobile, come quello che stiamo vivendo.  Vediamo allora come è fatto e come funziona un turbo e quali sono sia i suoi vantaggi, sia i suoi svantaggi..

INDICE
 Turbocompressore: componenti
 Turbocompressore: funzionamento
 Turbocompressore: vantaggi e svantaggi
 Turbocompressore a geometria variabile
 Turbocompressore elettrico
 Turbocompressore volumetrico
Turbocompressore e-Turbo

Come suggerisce lo stesso termine, il turbocompressore ha due componenti principali, la turbina ed il compressore. Entrambi gli elementi sono a forma di giranti, dotati di palette e collegati tra loro da un albero. La turbina entra in funzione grazie ai gas di scarico, ed è piazzata infatti nell’impianto di scarico in uno spazio a forma di chiocciola. Il compressore trova invece il suo posto nel vano di aspirazione, dove entra in azionerisucchiando l’aria da comprimere.

I gas prodotti dalla camera di combustione sono incanalati tramite condotti di scarico verso la turbina, che appunto si aziona ruotando e trasmettendo l’energia al compressore che risucchia l’aria e ne aumenta la pressione. Quest’aria compressa viene convogliata da un radiatore definito intercooler (che punta ad abbassare la temperatura per aumentare la densità del gas) ed è poi diretta nei condotti di aspirazione. Il risultato è un aumento della pressione  dell’aria in aspirazione e un incremento del getto verso le camere di combustione.

Grazie al flusso più potente d’aria che raggiungere i cilindri, insieme ad un incremento del combustibile iniettato, un motore dotato di turbocompressore può vantare un aumento della coppia e della potenza decisamente superiore rispetto ad un propulsore aspirato di pari cilindrata.

In confronto al compressore volumetrico, che ha un funzionamento simile ma si aziona grazie ad una cinghia collegata al motore, il turbo punta su efficienza e rendimento, dal momento che non preleva potenza dal motore, ma anzi impiega l’energia dei gas di scarico che andrebbe dissipata.

Il difetto più fastidioso di un motore turbo è però un deficit di reattività. C’è un ritardo, infatti, fra il momento in cui si preme l’acceleratore e l’aumento di coppia motrice, accentuato soprattutto ai regimi più bassi, quando l’energia che si può ricavare dal gas di scarico è minore. Vedremo ora, quindi, le soluzioni che gli ingeneri automotive hanno trovato a questo problema, costruendo turbine a geometria variabile capaci di gestire meglio lo spostamento dei gas tramite l’impiego di alette mobili.

Turbocompressore: ecco che cos'è e il suo funzionamento

Il cosiddetto “turbolag” è proprio il termine che definisce il ritardo che caratterizza i motori turbo nella trasmissione dell’energia alla coppia motrice una volta che si è premuto l’acceleratore. In altre parole, il ritardo di risposta del propulsore, che si accentua soprattutto a bassi regimi. Chiunque abbia mai guidato una vettura dotata di turbocompressore, infatti, ha potuto notare come affondando il piede sull’acceleratore serve qualche istante prima che il motore risponda.

Per cercare di ridurre questo effetto sono stati studiate componenti che integrano degli accorgimenti speciali: per esempio il turbocompressore a geometria variabile. Questo si distingue dai turbo tradizionali per lachiocciola della turbina che si apre sulla girante grazie ad una serie di alette mobili calettate su un anello che permette di muoverle contemporaneamente.

A giri bassi, le alette restano sigillate così che il gas possa accelerare velocemente ed aumentare la spinta sulla turbina, mentre quando il regime di rotazione sale le alette entrano in funzione riducendo la contropressione. Così si evita che l’auto raggiunga giri troppo elevati e potenzialmente dannosi.

La gestione delle alette è il compito di una valvola a depressione posta sul condotto di immissione, denominata wastegate. In alternativa, la stessa funzione può essere svolta con un movimento elettrico gestito da una centralina elettronica.

Come abbiamo visto, con il turbo a geometria variabile il problema maggiore diventa il pericolo di stressare esageratamente il motore. L’evoluzione tecnologica ha consentito di sviluppare nuove tipologie di turbocompressore in grado di ovviare a questo inconveniente. Tra queste si segnala il turbocompressore elettrico: ovvero un dispositivo in grado di aumentare la pressione sfruttando l’energia di un motore elettrico e non dai gas di scarico. Ciò consente al motore di non subire gli stress tipici del turbocompressore “classico”.

Questa tecnologia, attualmente utilizzata sulle vetture sportive di alta fascia, è in arrivo anche sulle auto di serie alla portata di tutti gli automobilisti. Costruttori come Audi stanno studiando soluzioni elettriche in grado di ridurre – se non di annullare – il turbo lag grazie alla presenza di un turbocompressore azionato da un motore elettrico collegato ad una batteria da 48 V ed un turbocompressore classico. Il ruolo del primo è fondamentale quando si guida a bassi regimi. In queste condizioni infatti entra in azione ed invia aria in ingresso al turbocompressore standard.

Anche qui, con un turbocompressore elettrico, si raggiunge l’obiettivo di una maggiore potenza del motore senza scendere a compromessi in fatto di consumi.

Turbocompressore: ecco che cos'è e il suo funzionamento 1

Un’ulteriore evoluzione del turbocompressore classico è il turbocompressore volumetrico. Questo sistema, a differenza di quello legato ai gas di scarico, si avvale di un collegamento meccanico al motore. Il compressore assorbe la potenza direttamente dal propulsore e la impiega nuovamente per comprimere l’aria ed inviarla successivamente ai cilindri.

Il collegamento diretto col motore comporta inoltre un incremento lineare, cioè costante, di potenza poiché la massa d’aria è connessa alla velocità di rotazione del propulsore. I benefici qui sono osservabili soprattutto in termini di agilità e reattività di guida.

Questo elemento diretto di congiunzione permette quindi ad un motore dotato di turbocompressore volumetrico di evitare il fastidioso turbolag, ma a differenza degli altri modelli indicati sopra è penalizzante in termini di consumi. Non si concentra infatti sul riutilizzo dell’energia proveniente daigas di scarico, ma assorbe energia dal motore e presenta quindi un rendimento inferiore rispetto a un motore aspirato o dotato di turbocompressore classico.

 

Anche e-Turbo è un’innovazione prima sperimentata nel mondo delle F-1, e attualmente in via di riadattamento per le automobili di serie. Dall’esterno, un turbocompressore e-Turbo non presenta grosse differenze rispetto ad una turbina convenzionale. È solo dopo che lo si collega all’impianto elettrico dell’auto che tutta l’esperienza con motori turbo cambia radicalmente.

La lettera “e”, infatti, indica proprio la presenza di un motore elettrico che mette in moto la girante quando il propulsore non ha raggiunto la velocità desiderata. È così che si risolve il problema del turbolag grazie a questa tecnologia. Questo motore elettrico smette di funzionare appena l’albero motore ruota alla velocità richiesta per il funzionamento regolare della girante del turbocompressore. Ma il suo ruolo non si ferma qui.

L’e-Turbo ha anche il pregio di rendere superflua la valvola di depressione che convoglia normalmente i gas nella girante del soffiatore. Quest’ultima, infatti, continua a funzionare anche ad alti regimi, ma grazie all’inversione della polarità del motore, il suo ruolo può diventare quello di un generatore di energia. Energia che viene succesivamente impiegata per l’alimentazione di dispositivi accessori come il riscaldamento dell’abitacolo, la ricarica della batteria sulle auto ibride.

e-Turbo funziona senza bisogno di meccanismi a geometria variabile che regolino la pressione del compressore. In più, quest’innovazione ha un forte impatto sui consumi. Un problema dei classici turbo è infatti il mancato riscaldamento rapido del sistema di scarico, che quindi non neutralizza buona parte delle emissioni nocive. E-Turbo ovvia a questa problematica per il fatto che l’albero del compressore viene attivato tramite motore elettrico, mentre il bypass impedisce che i gas di scarico arrivino alla girante della turbina. In tal modo, questi gas caldi riscaldano la superficie attiva del catalizzatore più rapidamente rispetto a quanto accade nei turbo convenzionali.

La turbina elettrica può essere installata non solo su veicoli di grandi o piccole dimensioni, ma anche su diversi sistemi di alimentazione, compreso l’ibrido dotato di sistema elettrico a 48 volt, o ibridi plug-in che impiegano 400-800 volt.

La differenza con il turbocompressore elettrico di Audi sta nel fatto che, sebbene il Costruttore tedesco sfrutti anch’esso un motore elettrico per dare energia all’albero del compressore, il suo sistema non agisce efficacemente sul sistema di scarico. Una volta che si raggiunge il numero di giri richiesto, il motore elettrico semplicemente si disattiva, e da quel punto in poi il funzionamento è quello delle note turbine convenzionali.