Foglio rosa: cos’è e quali sono le regole alla guida

Foglio rosa: ecco cos’è e come funziona 2

Avere la possibilità di conseguire la patente di guida e conquistare così una attesissima indipendenza è da sempre un momento importante nella vita di ogni persona. Prima di poter sostenere l’esame di pratica, però, è possibile esercitarsi su strada aperta al pubblico grazie al foglio rosa. Scopriamo tutto quello che c’è da sapere e quali regole devono essere rispettate.

INDICE
 Proroga Foglio Rosa
 Foglio Rosa patente B
 Foglio Rosa patente A
 Foglio Rosa: passeggeri
 Rinnovo foglio rosa

La situazione emergenziale determinata dalla pandemia da COVID-19 ha comportato la proroga di alcune scadenze tra le quali spicca quella relativa al foglio rosa.

La proroga (dal 31 dicembre 2021 al 31 marzo 2022) dello stato di emergenza, prevista dal Dl 221/2021, ha ulteriormente prorogato la validità dei fogli rosa è per adesso estesa al 29 giugno 2022.

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Il foglio rosa viene consegnato al candidato una volta superato l’esame di teoria per consentirgli di potersi esercitare su strada aperta al pubblico purché al suo fianco sia presente un soggetto già in possesso della patente di guida B da almeno 10 anni e che lo stesso non abbia un’età superiore ai 65 anni.

Le esercitazioni devono essere svolte in luoghi aperti al pubblico ma con scarso traffico. I limiti di velocità che deve rispettare il soggetto in possesso del foglio rosa sono: 90 km/h sulle strade extraurbane principali e 100 km/h in autostrada.

Gli altri automobilisti devono essere posti a conoscenza della presenza di un guidatore inesperto grazie all’esposizione di un cartello recante la lettera P sul retro della vettura.

In caso di violazione del dettato del Codice della Strada si rischiano sanzioni da 419 a 1.682 euro.

Anche per poter guidare su strada determinate categorie di motocicli è obbligatorio essere in possesso della patante di guida.

In questo caso le categorie previste dal Codice della Strada sono A, A1 ed AM e così come per la patente B, anche in questa ipotesi è previsto il rilascio del foglio rosa.

Se si richiede il foglio rosa per la guida di ciclomotori a due ruote la pratica deve essere svolta in luoghi poco frequentati, mentre se la richiesta è finalizzata per la guida di ciclomotori a 3 o 4 ruote è fondamentale che al fianco del conducente sia presente a bordo un passeggero dotato di patente B da almeno 10 anni e che abbia un età non superiore ai 65 anni.

Il soggetto in possesso di foglio rosa che sia in attesa di sostenere l’esame per il conseguimento della patente A1 potrà utilizzare per la pratica su strada moto che abbiano le stesse caratteristiche di quelle che potranno essere condotte dopo aver conseguito la patente, ovvero moto con cilindrata massima di 125cc e potenza non superiore agli 11 kW.

Nel momento in cui ci si ritrova in possesso del foglio rosa è bene sapere che si debbono osservare scrupolosamente alcune regole tra cui la possibilità di trasportare passeggeri in auto purché nella stessa vettura sia presente un soggetto che sia in possesso della patente di guida da almeno 10 anni e non abbia un’età superiore ai 65 anni.

Il trasporto dei passeggeri non potrà avvenire su strade extraurbane principali ed autostrade. Il soggetto in possesso di foglio rosa potrà circolare con altri passeggeri da mezz’ora dopo il tramonto fino a mezz’ora prima dell’alba.

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Una volta che il candidato avrà superato l’esame di teoria potrà entrare in possesso del foglio rosa ed esercitarsi così alla guida.

La validità del foglio rosa è di sei mesi anche se, come abbiamo visto in precedenza, l’emergenza Coronavirus ha prorogato questi termini.

Di norma entro questi sei mesi il candidato può affrontare l’esame pratico per due volte, non prima però che sia trascorso almeno un mese dalla data del rilascio del foglio rosa.

Qualora non vengano superate entrambe le prove di guida il candidato potrà richiedere un nuovo foglio rosa riportando l’esito positivo dell’esame di teoria.

Tra i limiti da rispettare una volta in possesso del foglio rosa, oltre alla guida con al fianco un soggetto in possesso della patente da oltre 10 anni e con età inferiore ai 65 anni, si dovrà fare attenzione a non superare i 90 Km/h sulle strade extraurbane principali ed i 100 Km/h in autostrada.

Per quel che riguarda la guida in autostrada, il soggetto in possesso di foglio rosa dovrà effettuare 2 ore di esercitazione affiancato da un istruttore superando la velocità di 50 km/h, utilizzando la 5ª marcia e adeguando le marce alla velocità.

Per quel che riguarda la guida su strade extraurbane anche in questo caso il candidato dovrà effettuare 2 ore di esercitazione utilizzando il veicolo ed il motore a regime di coppia massima consumando e inquinando il minimo possibile.

Infine, il soggetto in possesso di foglio rosa dovrà anche effettuare 2 ore di esercitazione alla guida in orari notturni circolando su strade urbane strette e larghe, con veicoli parcheggiati ai lati e no, affrontando incroci regolati da segnaletica verticale e da impianti semaforici.

Cose da sapere

Come funziona il foglio rosa per la patente B?

Il foglio rosa viene consegnato al candidato una volta superato l’esame di teoria per consentirgli di esercitarsi su strada aperta al pubblico, purché al suo fianco sia presente un soggetto già in possesso della patente di guida B da almeno 10 anni e che lo stesso non abbia un’età superiore ai 65 anni. I limiti di velocità che deve rispettare il soggetto in possesso del foglio rosa sono: 90 km/h sulle strade extraurbane principali e 100 km/h in autostrada. Gli altri automobilisti devono essere posti a conoscenza della presenza di un guidatore inesperto grazie all’esposizione di un cartello recante la lettera P sul retro della vettura.

Come funziona il foglio rosa per la patente A?

Se si richiede il foglio rosa per la guida di ciclomotori a due ruote la deve essere svolta in luoghi poco frequentati, mentre se la richiesta è finalizzata per la guida di ciclomotori a 3 o 4 ruote è fondamentale che al fianco del conducente sia presente a bordo un passeggero dotato di patente B da almeno 10 anni e che abbia un età non superiore ai 65 anni. Il soggetto in possesso di foglio rosa per il conseguimento della patente A1 potrà utilizzare per la pratica su strada moto con cilindrata massima di 125cc e potenza non superiore agli 11 kW.

Quanto dura il foglio rosa?

Normalmente il foglio rosa ha una validità di sei mesi, ma attualmente, a causa dell’emergenza sanitaria, la validità dei fogli rosa in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e 31 gennaio 2021 è per adesso estesa al 3 maggio 2021.  Di norma entro i sei mesi  di validità del foglio rosa il candidato può affrontare l’esame pratico per due volte, non prima però che sia trascorso almeno un mese dalla data del rilascio del foglio rosa. Qualora non vengano superate entrambe le prove di guida il candidato potrà richiedere un nuovo foglio rosa riportando l’esito positivo dell’esame di teoria.

Quali limiti deve rispettare chi possiede un foglio rosa?

Tra i limiti da rispettare una volta in possesso del foglio rosa, oltre alla guida con al fianco un soggetto in possesso della patente da oltre 10 anni e con età inferiore ai 65 anni, si dovrà fare attenzione a non superare i 90 Km/h sulle strade extraurbane principali ed i 100 Km/h in autostrada.

Motore auto: come funziona e quali sono le componenti

Come funziona il motore delle macchine?

Elemento nascosto alla vista, ma fondamentale per il funzionamento di una vettura, il motore auto è un meccanismo complesso che necessità di cure ed attenzioni per poter durare a lungo. Scopriamo le differenti tipologie presenti in commercio. 

INDICE
Com’è fatto un motore auto
Componenti motore auto
Come funziona il motore auto
Come funziona un motore benzina
Come funziona il motore diesel
Come funziona un motore elettrico

Il motore è quella componente in grado di trasformare l’energia chimica del carburante utilizzato in energia meccanica trasmessa alle ruote motrici

Numerose sono le componenti di un motore di un’automobile. Una delle più importanti è il basamento al cui interno è presente l’albero a gomiti al quale sono poi collegati cilindri e testata. Quest’ultima racchiude tutti gli organi meccanici per la distribuzione ed al suo interno sono presenti parte dei condotti di aspirazione e di scarico aperti e chiusi da valvole a fungo, mentre la parte superiore del motore è collegata a quella inferiore con una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi. 

Vediamo di individuare le componenti principali di un motore. Abbiamo detto come il basamento sia un componente fondamentale e nelle sue pareti sono ricavati i supporti di banco con i rispettivi cuscinetti sui quali poggiano i perni di banco dell’albero. Quest’ultimo è dotato di tante manovelle quante sono i pistoni ai quali sono vincolate le bielle. Il collegamento tra bielle e pistoni avviene tramite lo spinotto. All’interno della testata, poi, sono presenti tutti gli organi meccanici necessari per la distribuzione. La parte superiore del motore è collegata a quella inferiore tramite una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi.  

Per il corretto funzionamento del motore auto sono necessari anche liquidi di lubrificazione e refrigeranti per evitare che l’attrito delle componenti produca danni irreparabili e per tenere sotto controllo le temperature di esercizio.

Sono presenti quindi dei condotti che consentono la circolazione dell’acqua per il raffreddamento ed il carter, cioè  il componente dove si deposita l’olio che permette di lubrificare l’albero, i pistoni, le bielle ed altri componenti mobili del motore.

Infine il motore auto vede la presenza di numerosi filtri per aria, benzina e olio, utili ad evitare che eventuali impurità possano contaminare il motore pregiudicandone la funzionalità.

La presenza di tutte queste componenti serve per far muovere i pistoni su e giù i pistoni all’interno dei cilindri completando le fasi di funzionamento del motore. 

Nei motori a quattro tempi, quelli più diffusi in commercio, i gas vengono aspirati attraverso apposite valvole per poi essere compressi una volta che queste si sono chiuse. Con questa procedura si verifica la combustione, cioè i gas si espandono e generano una pressione che spinge verso il basso il pistone il quale agisce sulla biella che a sua volta mette in rotazione l’albero motore. Quando il pistone risale spinge i gas fuori dalla camera attraverso le valvole di scarico e quando queste si richiudono ricomincia nuovamente il ciclo con una nuova fase di aspirazione. Il motore può essere disposto longitudinalmente,  cioè in posizione perpendicolare all’albero di rotazione, oppure trasversalmente, cioè in posizione parallela all’albero di rotazione. 

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In un motore a benzina sono presenti 4 fasi per il suo funzionamento:

  • aspirazione
  • compressione
  • espansione
  • scarico.

Durante l’aspirazione il pistone si muove verso il punto morto inferiore e tramite le valvole di aspirazione viene aspirata la miscela aria benzina. In compressione il pistone inverte la sua corsa comprimendo la miscela aria benzina e poco prima che raggiunga il punto morto superiore scocca la scintilla per dare il via alla fase di combustione. In espansione la candela avvia l’accensione e dà il via alla combustione, mentre con l’ultima fase avviene lo scarico dei gas combusti attraverso le valvole ed il pistone inverte nuovamente la sua corsa spostandosi verso il punto morto superiore. 

Anche nel motore diesel abbiamo quattro fasi: aspirazione, compressione, iniezione e scarico. Con la prima il pistone si abbassa ed aspira l’aria all’interno del cilindro tramite la valvola di aspirazione, mentre nella fase di compressione, a seguito dell’innalzamento del pistone, l’aria viene compressa e si surriscalda. Nella terza fase l’iniettore che spruzza minuscole gocce di gasolio e la miscela di questo con l’aria causa una esplosione spontanea che provoca l’espansione dei gas combusti e l’abbassamento del pistone.  Nella quarta fase si ha infine la fuoriuscita dei gas combusti dal motore tramite la valvola di scarico grazie alla risalita del pistone. 

Ben diverso, e decisamente più semplice, è il funzionamento di un motore elettrico. Questo, a differenza dei benzina e diesel, sfrutta l’energia accumulata dal pacco batterie che, una volta immagazzinata, viene trasformata in energia meccanica. Per riuscire a far muovere l’auto è fondamentale l’azione dell’inverter, un dispositivo che trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria e la stessa identica funzione si attiva in fase di frenata. 

Cose da sapere

Come è fatto un motore auto?

Una delle componenti più importanti del motore auto è il basamento al ci interno è presente l’albero a gomiti al quale sono poi collegati cilindri e testata. Quest’ultima racchiude tutti gli organi meccanici per la distribuzione ed al suo interno sono presenti parte dei condotti di aspirazione e di scarico aperti e chiusi da valvole a fungo, mentre la parte superiore del motore è collegata a quella inferiore con una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi. 

Come funziona il motore auto?

Nei motori a quattro tempi, i più diffusi in commercio, i gas vengono aspirati attraverso apposite valvole per poi essere compressi una volta che queste si sono chiuse. Con questa procedura si verifica la combustione, che genera una pressione che spinge verso il basso il pistone, il quale agisce sulla biella che a sua volta mette in rotazione l’albero motore. Quando il pistone risale spinge i gas fuori dalla camera attraverso le valvole di scarico e quando queste si richiudono ricomincia nuovamente il ciclo con una nuova fase di aspirazione. 

Come funziona un motore a benzina?

In un motore a benzina sono presenti 4 fasi per il funzionamento: aspirazione, compressione, espansione e scarico. Durante l’aspirazione il pistone si muove verso il punto morto inferiore e tramite le valvole di aspirazione viene aspirata la miscela aria benzina. In compressione il pistone inverte la sua corsa comprimendo la miscela aria benzina e poco prima che raggiunga il punto morto superiore scocca la scintilla per dare il via alla fase di combustione. In espansione la candela avvia l’accensione e dà il via alla combustione, mentre con l’ultima fase avviene lo scarico dei gas attraverso le valvole. 

Come funziona un motore elettrico?

Il motore elettrico sfrutta l’energia accumulata dalle batterie che, una volta immagazzinata, viene trasformata in energia meccanica. Per riuscire a far muovere l’auto è fondamentale l’azione dell’inverter, un dispositivo che trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria e la stessa identica funzione si attiva in fase di frenata. 

Come funziona il motore diesel?

Nel motore diesel abbiamo quattro fasi: aspirazione, compressione, iniezione e scarico. Con la prima il pistone si abbassa ed aspira l’aria all’interno del cilindro tramite la valvola di aspirazione, mentre nella fase di compressione, a seguito dell’innalzamento del pistone, l’aria viene compressa e si surriscalda. Nella terza fase l’iniettore che spruzza minuscole gocce di gasolio e la miscela di questo con l’aria causa una esplosione spontanea che provoca l’espansione dei gas combusti e l’abbassamento del pistone.  Nella quarta fase si ha infine la fuoriuscita dei gas combusti dal motore. 

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Tutto quello che c’è da sapere sul cruise control

Tutto quello che c'è da sapere sul cruise control 3

L’evoluzione tecnologica ha fatto passi da gigante in campo automobilistico e tra gli accessori in grado di rendere più confortevole la vita a bordo c’è senza dubbio il cruise control. Scopriamo cos’è e come funziona.  

INDICE
 Cos’è il cruise control?
 Come funziona?
 Cruise control adattivo e cruise control non adattivo: le differenze/a>
 Cruise control con funzione freno: è sicuro?
 Autostrada e cruise control
 Cruise control in città
 Cruise control e guida autonoma
 Si può aggiungere il cruise control al cambio automatico?

Con la definizione cruise control si intende un dispositivo elettronico tramite il quale è possibile impostare una velocità di marcia predefinita. Il cruise control si rivela molto comodo nei lunghi viaggi autostradali perché impostando la velocità prevista dal Codice della Strada si potrà far riposare il piede destro senza bisogno di tenerlo costantemente sul pedale dell’acceleratore dato che sarà la centralina dell’auto a svolgere questo compito.

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Il funzionamento del cruise control è piuttosto semplice da capire. Sul volante di una vettura dotata di questo dispositivo, o su una leva posizionata nel piantone dello sterzo, sono presenti i tasti tramite i quali impostare il cruise control. Per attivare il dispositivo si dovrà premere il tasto “SET” e successivamente premere i pulsanti “+” e “-“ fino a visualizzare sul computer di bordo la velocità desiderata. Se si vorrà riprendere il controllo dell’acceleratore sarà sufficiente premere il pedale del freno, mentre se si vorrà effettuare un sorpasso si potrà premere sul pedale del gas ed una volta compiuta la manovra il cruise control tornerà a funzionare autonomamente. 

Quello di cui abbiamo parlato sino ad ora è il cruise control “standard”, ma in commercio è presente anche il cruise control adattivo. Con questa definizione si indica un dispositivo che oltre a consentire di impostare la velocità di marcia che si preferisce tenere, dà la possibilità di stabilire anche la distanza da mantenere dal veicolo che precede. Il cruise control adattivo, quindi, modera l’accelerazione in base alla distanza del veicolo che si ha di fronte grazie alla presenza di un radar frontale che rileva l’effettiva distanza tra i due veicoli.  

Il cruise control adattivo prevede anche la funzione del freno, ossia la vettura riduce la velocità in caso di ostacoli incontrati sulla traiettoria di marcia. Certo, trovarsi le prime volte alla guida di una vettura che svolge questa funzione in autonomia può lasciare spiazzati, ma grazie ai progressi compiuti dalla tecnologia negli ultimi anni si può affermare come il cruise control sia sicuro ed in ogni caso è consentito al conducente di riprendere il controllo semplicemente premendo il pedale del freno o della frizione.  

Come anticipato brevemente in precedenza, l’utilità del cruise control si apprezza soprattutto in autostrada. Chi è costretto a percorrere quotidianamente distanze importanti sa come l’affaticamento del piede destro costantemente sul gas sia un problema di non poco conto. Grazie al cruise control si potrà invece riposare l’arto lasciando che sia la vettura a mantenere la velocità di crociera costante senza alcun intervento da parte del guidatore.  

Se è vero che il cruise control si fa apprezzare soprattutto in autostrada, è altrettanto vero che i dispositivi più recenti offrono un gran comfort anche in città. Questi, infatti, possono essere dotati anche dellafunzione di marcia in colonnache consente di arrestare completamente il veicolo quando si è in coda e di ripartire automaticamente non appena il veicolo che precede riprende ad avanzare. 

Se si parla di cruise control viene subito in mente anche la guida autonoma. Attualmente le vetture dotate di questo dispositivo, insieme ad altri ADAS, vengono classificate come auto con un Livello 2 di guida autonoma. Se si pensa alla guida autonoma vera e propria, però, il percorso da compiere è ancora lungo. Alcuni costruttori, come Tesla, sono già avanti nella sperimentazione di questo dispositivo, ma le complicazioni legate alla regolamentazione nei diversi Paesi rischiano di far slittare l’entrata in produzione delle vetture dotate di guida autonoma. 

Se si vuole godere appieno del cruise control la cosa migliore è abbinare questo dispositivo ad una vettura dotata di cambio automatico. Tuttavia è possibile anche installare questo componente anche aftermarket. Per verificare che l’installazione sia fattibile, ed economicamente conveniente, la macchina deve essere dotata di cambio automatico, di acceleratore elettronico e predisposta per l’installazione del cruise control. Nei veicoli più vecchi non conviene effettuare questa modifica perché comporterebbe una spesa elevata, mentre sulle vetture moderne si potrà scegliere tra un cruise control messo in vendita dalla Casa costruttrice o un modello universale. 

Cose da sapere

Cos’è il cruise control?

Il cruise control è un dispositivo elettronico tramite il quale è possibile impostare una velocità di marcia predefinita. Il cruise control si rivela molto comodo nei lunghi viaggi autostradali perché impostando la velocità prevista dal Codice della Strada si potrà far riposare il piede destro.

Come si utilizza il cruise control?

Sul volante di una vettura dotata di questo dispositivo, o su una leva posizionata nel piantone dello sterzo, sono presenti i tasti tramite i quali impostare il cruise control. Per attivarlo si dovrà premere il tasto “SET” e poi i pulsanti “+” e “-“ fino a visualizzare sul computer di bordo la velocità desiderata. Se si vorrà riprendere il controllo dell’acceleratore sarà sufficiente premere il pedale del freno.

Quali sono i vantaggi del cruise control?

L’utilità del cruise control si apprezza soprattutto in autostrada. Chi è costretto a percorrere quotidianamente distanze importanti sa come l’affaticamento del piede destro costantemente sul gas sia un problema di non poco conto. Grazie al cruise control si potrà invece riposare l’arto lasciando che sia la vettura a mantenere la velocità di crociera costante senza alcun intervento da parte del guidatore.  

Cos’è il cruise control adattativo?

Il cruise control adattivo è un dispositivo che oltre a consentire di impostare la velocità di marcia, dà la possibilità di stabilire anche la distanza da mantenere dal veicolo che precede. Il cruise control adattivo, quindi, modera l’accelerazione in base alla distanza del veicolo che si ha di fronte grazie alla presenza di un radar frontale che rileva l’effettiva distanza tra i due veicoli.  

Che differenza c’è tra cruise control e guida autonoma?

Attualmente le vetture dotate di cruise control, insieme ad altri ADAS, vengono classificate come auto con un Livello 2 di guida autonoma. Se si pensa alla guida autonoma vera e propria, però, il percorso da compiere è ancora lungo, perché le complicazioni legate alla regolamentazione nei diversi Paesi rischiano di far slittare l’entrata in produzione delle vetture dotate di guida autonoma. 

Disco orario: tutto quello che c’è da sapere

Disco orario: come funziona

Sembra ormai un oggetto legato al passato, ma in realtà il disco orario in alcuni casi deve essere esposto obbligatoriamente per evitare una multa. Scopriamo come funziona.

INDICE
 Cos’è il disco orario
Come funziona il disco orario?
Dove comprare un disco orario
Dove si usa il disco orario auto
Multa disco orario/a>
Disco orario fai da te
Disco orario automatico
Disco orario elettronico

Con la definizione disco orario si intende un oggetto realizzato in cartoncino e di forma rettangolare ove è presente una di una finestrella all’interno della quale sono indicate le 12 ore. Per modificare l’ora di arrivo sarà necessario far ruotare manualmente il dischetto bianco che si muove all’interno del cartoncino blu, grazie ad un perno. 

Quando si posteggia la propria vettura negli spazi delimitati dalle strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento, ildisco orario deve essere esposto sul cruscotto indicando l’ora in cui ci si è fermati. In questo modo si potrà agevolare il controllo della sosta agli agenti in servizio. 

Se non si è in possesso di un disco orario questo si può acquistare presso numerose attività commerciali. Le edicole ed i tabaccai solitamente lo mettono in vendita ad un prezzo di 3 euro, mentre benzinai e compagnie assicurative spesso lo regalano come gadget con il della società.

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Spesso si fa confusione quando si cerca di capire dove si deve utilizzare il disco orario, ma in realtà la spiegazione è semplice. Il disco orario deve essere esposto nelle aree dove la sosta a tempo è gratuita, generalmente delimitate da strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento. Se, invece, si posteggia nelle strisce blu la sosta sarà a pagamento e dovrà essere esposto sul cruscotto il ticket dedicato. 

Il comma 6 dell’articolo 157 del Codice della Strada disciplina l’utilizzo del disco orario nei luoghi dove la sosta è permessa per un tempo limitato. Qualora non si esponga il disco orario sul cruscotto della vettura si potrà incorrere in una multa da 42 a 173 euro, mentre se si parcheggia la vettura per un tempo superiore al consentito la multa andrà da un minimo di 26 ad un massimo di 102 euro. 

Se si è particolarmente portati con i lavori manuali e dotati di grande fantasia si può realizzare un disco orario fai da te. In rete sono presenti numerosi modelli pronti da stampare su cartoncino per creare oggetti dalle forme più disparate, ma volendo si può anche creare un disco orario fai da te unico avendo l’accortezza di creare la finestrella per l’indicazione dell’ora e di posizionare il perno per il movimento delle ore. 

Il disco orario di cui abbiamo parlato sino ad ora è il modello classico realizzato in cartoncino che richiede all’utilizzatore di indicare manualmente l’ora di inizio sosta. In commercio è possibile trovare anche il disco orario automatico dotato di un meccanismo che si alimenta a batteria e che consente, una volta finita la sosta, di ripristinare automaticamente l’ora desiderata. È bene sottolineare, però, che l’utilizzo di questo dispositivo non è legale 

A differenza del disco orario automatico, quello elettronico è perfettamente legale ed il suo utilizzo è consentito dal Codice della Strada. Anche questo funziona a batterie e si attiva automaticamente poco dopo la sosta. Il disco orario elettronico garantisce la precisione dell’ora grazie ad un radio segnale internazionale e durante la guida funge da normale orologio digitale. Il dispositivo, attivandosi automaticamente, impedisce di essere sanzionati qualora non ci si ricordi di indicare l’ora di arrivo. 

Cose da sapere

Cos’è il disco orario?

Il disco orario è  un oggetto realizzato in cartoncino e di forma rettangolare ove è presente una di una finestrella all’interno della quale sono indicate le 12 ore. Per modificare l’ora di arrivo sarà necessario far ruotare manualmente il dischetto bianco che si muove all’interno del cartoncino blu, grazie ad un perno. 

Come funziona il disco orario?

Quando si posteggia la propria vettura negli spazi delimitati dalle strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento, il disco orario deve essere esposto sul cruscotto indicando l’ora in cui ci si è fermati. In questo modo si potrà agevolare il controllo della sosta agli agenti in servizio. 

Dove si usa il disco orario?

 Il disco orario deve essere esposto nelle aree dove la sosta a tempo è gratuita, generalmente delimitate da strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento.

Si può usare il disco orario elettronico?

A differenza del disco orario automatico, quello elettronico è perfettamente legale ed il suo utilizzo è consentito dal Codice della Strada. Il disco orario elettronico garantisce la precisione dell’ora grazie ad un radio segnale internazionale e durante la guida funge da normale orologio digitale. Il dispositivo, attivandosi automaticamente, impedisce di essere sanzionati qualora non ci si ricordi di indicare l’ora di arrivo. 

Alternatore auto: come funziona e a cosa serve

Alternatore auto: a cosa serve

Conoscere il funzionamento della propria vettura è sempre importante perché, in caso di guasto, ci si può improvvisare meccanici e provare a mettere una pezza provvisoria al problema. Una delle componenti fondamentali per il corretto funzionamento del sistema elettrico di una macchina è l’alternatore auto. Scopriamo come funziona.

INDICE
 Alternatore: cos’è
 Alternatore auto: come funziona
 Alternatore auto: componenti
 A cosa serve l’alternatore?
 Alternatore auto: costo
 Come capire se l’alternatore non funziona/a>

Con la definizione di alternatore si intende un piccolo generatore di corrente alternata che supporta la batteria e consente il corretto funzionamento del sistema elettrico dell’auto. L’alternatore converte l’energia meccanica fornita dal motore termine in energia elettrica sotto forma di corrente alternata.

Il funzionamento dell’alternatore auto si basa sulla legge di Faraday. Questo dispositivo ha la capacità di convertire l’energia meccanica fornita dal motore in energia elettrica fondamentale per alimentare le componenti elettriche della vettura. Il funzionamento dell’alternatore è quindi basato sulla conversione elettromeccanica dell’energia. L’efficienza dell’alternatore è prossima al 100%, quindi tutta l’energia meccanica viene convertita in energia elettrica.

Tra le componenti indispensabili per il funzionamento dell’alternatore abbiamo la cinghia e la puleggia. La prima trasforma il moto dell’albero motore e lo trasmette a tutti gli altri servizi come l’alternatore, il compressore del climatizzatore e la pompa del servosterzo. Inoltre la cinghia ricarica la batteria.

La puleggia, invece, è un componente fondamentale per far si che l’energia meccanica venga trasformata dall’alternatore auto in energia elettrica.  La puleggia dell’alternatore è un disco girevole che, collegato con la cinghia, consente di trasferire la rotazione dal motore agli altri apparati presenti nell’auto. La puleggia dell’albero motore, grazie alla cinghia servizi, trasmette la rotazione del motore alla puleggia  e consente così all’alternatore di funzionare e ricaricare la batteria.

Come abbiamo indicato in precedenza, l’alternatore è un dispositivo elettrico rotante che sfrutta i campi elettromagnetici come mezzo per trasformare l’energia meccanica in elettrica ed è composto da un elemento fisso, lo statore, e da uno mobile, il rotore. Grazie al suo funzionamento l’energia elettrica prodotta dall’alternatore viene stoccata nella batteria ed alimenta il sistema elettrico della vettura consentendo il funzionamento di elementi come il motorino di avviamento, le luci ed i dispositivi di sicurezza.

Come per ogni componente della vettura, anche per l’alternatore auto non esiste la possibilità di indicare un prezzo a priori perché il costo di questo dispositivo varia in base a numerosi elementi come il tipo di vettura sulla quale dovrà essere installato ed anche la tipologia di motore presente.

In linea di massima si può comunque affermare che il costo dell’alternatore auto oscilli tra 100 a 350 euro.

Quando l’alternatore inizia ad accusare problemi è possibile notare alcuni segnali che indicano in modo evidente un suo malfunzionamento. Ad esempio, se si riscontrano difficoltà nell’accensione della vettura questo può dipendere da un problema all’alternatore, così come se una batteria nuova si dovesse scaricare rapidamente anche in questo caso il problema potrebbe essere legato all’alternatore. Infine, se la spia della batteria rimane accesa sul cruscotto è il segnale che l’alternatore non funziona correttamente ed è quindi necessario recarsi presso una officina di fiducia.

Cose da sapere

Cos’è l’alternatore auto?

L’alternatore auto è un piccolo generatore di corrente alternata che supporta la batteria e consente il corretto funzionamento del sistema elettrico dell’auto. L’alternatore converte l’energia meccanica fornita dal motore termine in energia elettrica sotto forma di corrente alternata.

Come funziona l’alternatore auto?

L’alternatore auto si basa sulla legge di Faraday ha la capacità di convertire l’energia meccanica fornita dal motore in energia elettrica fondamentale per alimentare le componenti elettriche della vettura. Il funzionamento dell’alternatore è quindi basato sulla conversione elettromeccanica dell’energia.

Quali sono le componenti dell’alternatore auto?

Tra le componenti indispensabili per il funzionamento dell’alternatore abbiamo la cinghia e la puleggia. La prima trasforma il moto dell’albero motore e lo trasmette a tutti gli altri servizi. Inoltre la cinghia ricarica la batteria. La puleggia, invece, è un componente fondamentale per far si che l’energia meccanica venga trasformata dall’alternatore auto in energia elettrica.

Qual è il costo dell’alternatore auto?

In linea di massima si può affermare che il costo dell’alternatore auto oscilli tra 100 a 350 euro.

Come capire se l’alternatore non funziona?

Se si riscontrano difficoltà nell’accensione della vettura questo può dipendere da un problema all’alternatore, così come se una batteria nuova si dovesse scaricare rapidamente anche in questo caso il problema potrebbe essere legato all’alternatore. Infine, se la spia della batteria rimane accesa sul cruscotto è il segnale che l’alternatore non funziona correttamente ed è quindi necessario recarsi presso una officina di fiducia.

Trazione integrale: ecco come funziona e i migliori modelli di auto

Cosa significa e come funziona la trazione integrale 2

Non solo trazione anteriore o posteriore. Il mondo automobilistico, infatti, offre la possibilità ai consumatori di acquistare anche vetture dotate di trazione integrale. Queste, solitamente, sono dedicate a chi ha la necessità di affrontare terreni accidentati così da districarsi senza difficoltà su questa particolare tipologia di superfici.

INDICE
 Cos’è la trazione integrale
 Trazione integrale permanente e trazione integrale disinseribile
 Trazione integrale e 4×4: le differenze
 Sigle della trazione integrale: cosa significa trazione awd o 4wd
 Qual è il miglior sistema di trazione integrale?
 Auto a trazione integrale: le migliori sul mercato

Con la definizione di trazione integrale si intendono tutte quelle vetture in cui la coppia motrice viene ripartita sia sull’asse anteriore che su quello posteriore. In questo modo saranno tutte e quattro le ruote ad essere motrici e non soltanto quelle anteriori o posteriori.

La trazione integrale 4×4, quindi, garantisce un’aderenza ottimale in qualsiasi condizione di percorrenza ed i benefici sono evidenti non solo quando si percorrono strade sterrate ma anche quando si è costretti a guidare sul bagnato o su fondo innevato perché offre una migliore direzionalità e stabilità della vettura.

Esistono due tipologie di auto a trazione integrale: permanente e disinseribile: Nel primo caso la trazione sarà costantemente inviata a tutte e quattro le ruote tramite un differenziale o una frizione, mentre nel secondo caso sarà il guidatore, o la centralina dell’auto sulle vetture più moderne, a decidere quando passare alla trazione 4×4.

Nonostante la terminologia differente, quando si parla di auto a trazione integrale e di vetture 4×4 il concetto è sempre lo stesso: la coppia motrice viene inviata su tutte quattro le ruote della vettura. Lo stesso discorso, poi, si applica alla sigla AWD. La trazione AWD, acronimo di All Wheel Drive, indica come la vettura sia dotata di trazione integrale.

Proprio le sigle che indicano che una vettura sia dotata di trazione integrale sono molteplici. Come abbiamo evidenziato in precedenza con la sigla trazione AWD si intende come la trazione sia ripartita su tutte e quattro le ruote motrici ed identico discorso vale per la sigla 4WD, acronimo di 4 Wheel Drive.

Stabilire a priori quale sia il miglior sistema di trazione integrale presente in commercio è impresa difficile. Optare per un sistema permanente piuttosto che per uno disinseribile, può avere pro e contro, ma tutto dipende dall’utilizzo che il guidatore farà della propria vettura e, soprattutto, della tipologia di terreni che andrà ad affrontare.

Sono molte le vetture dotate di trazione integrali presenti nei listini dei costruttori. Vediamo i modelli più interessanti.

  • Fiat Panda 4×4
  • Dacia Duster
  • Jeep Compass
  • Toyota Yaris Cross

Fiat Panda 4×4: la citycar della Casa italiana è da sempre una delle miglior 4×4 in commercio in grado di far impallidire anche i fuoristrada più rinomati. Le dimensioni compatte ed il motore da 900 cc la rendono perfetta su ogni terreno. I prezzi partono da 17.800 euro.

Dacia Duster: economica ma solida ed infaticabile. Sono queste le qualità della Dacia Duster, il crossover della Casa rumena recentemente sottoposto a restyling. Il motore diesel da 1.5 litri spinge senza sosta. I prezzi partono da 20.700 euro.

Jeep Compass: il brand americano sta godendo di una nuova giovinezza da quando è entrato nell’orbita FCA e la Compass ha potuto beneficiare delle motorizzazioni del Gruppo per esaltare le doti da off-road. Interessanti le versioni ibride plug-in. I prezzi partono da 42.300 euro.

Toyota Yaris Cross: nata sulla base della Yaris “normale” la Cross esalta il piccolo genio adottando un abito da SUV compatto. Le linee sono personali ed immediatamente riconoscibili, mentre i motori ibridi ben si sposano con la trazione integrale. I prezzi partono da 25.400 euro.

Come funziona l’impianto elettrico auto

Ecco come funziona l’impianto elettrico della tua auto

Non solo motore e cavalli, ma anche una complessa rete elettrica in grado di ragionare quasi autonomamente. Le moderne vetture sono ormai sempre più tecnologiche e connesse e sapere come funziona l’impianto elettrico dell’auto si rivela fondamentale quando si è costretti ad effettuare una riparazione fai da te.

INDICE
Cos’è lo schema elettrico auto/a
Impianto elettrico auto: i componenti
La batteria nell’impianto elettrico auto
Schema elettrico motorino avviamento
Schema alternatore auto
I cavi dell’impianto elettrico auto
I fusibili
Schema elettrico avviamento motore diesel
Batteria scarica, cosa fare?

Quando si parla di schema elettrico auto si intende la rappresentazione semplificata di un circuito elettrico o elettronico che fa uso di simboli convenzionali. Avere a portata di mano lo schema elettrico è fondamentale per poter procedere alle riparazioni in autonomia e qualora non si trovi tra di documenti della vettura si potrà consultare il web per trovare quello specifico al proprio modello.

In ogni vettura sono presenti delle componenti fondamentali per il corretto funzionamento dell’impianto elettrico. Queste sono, nell’ordine:

  1. Batteria
  2. Motorino di avviamento
  3. Alternatore
  4. Cavi e connettori
  5. Fusibili

Primo elemento fondamentale nell’impianto elettrico auto è la batteria, la cui funzione è quella di raccolta di energia. La batteria, quindi, può essere definita come il serbatoio  della corrente elettrica.  La tensione della batteria è indicata in Volt, mentre la capacità della batteria è indicata in Ampere. La tensione della batteria è ciò che permette alla corrente di scorrere attraverso i fili dei circuiti e quando questa si abbassa oltre un certo limite l’auto non potrà nemmeno essere messa in moto.

Ulteriore componente dell’impianto elettrico, che deve sempre essere in perfetta efficienza, è il motorino di avviamento. Composto da un motore elettrico, un elettromagnete e il gruppo pignone con sistema a ruota libera, la sua funzione è quella di mettere in rotazione il motore, sfruttando un’elevata quantità di energia della batteria, al fine di far raggiungere al propulsore un numero di giri sufficiente per poter lavorare in modo autonomo.

Proseguendo nell’analisi dell’impianto elettrico auto troviamo l’alternatore, il dispositivo tramite il quale è possibile trasformare l’energia meccanica in energia elettrica sotto forma di corrente alternata e che consente la ricarica della batteria e il funzionamento dei vari dispositivi.

Elemento fondamentale per il funzionamento dell’impianto elettrico auto sono i cavi. Questi percorrono tutto il corpo vettura e sono rivestiti da una guaina isolante così da essere perennemente protetti dalle intemperie. I cavi dell’impianto elettrico sono di colori differenti: quelli rossi o arancioni possiedono una tensione positiva, mentre quelli di colore blu, nero o verde indicano la massa. È bene evidenziare, poi, come il diametro dei vari cavi dell’impianto elettrico è differente a seconda della potenza elettrica trasportata.

Ultimo elemento dell’impianto elettrico auto è rappresentato dai fusibili, dei contenitori cilindrici al cui interno è posizionato un filo che unisce due terminali di contatto. La loro funzione è quella di  proteggere i dispositivi elettrici di un veicolo da cortocircuiti o sovraccarichi. Qualora un faro, un indicatore di direzione, la radio, il tergicristallo, il lunotto termico o un altro componente elettrico non funzioni la causa potrebbe essere semplicemente un fusibile bruciato.

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Lo schema elettrico di un’auto dotata di motore diesel è differente rispetto a quella di una vettura dotata di motore benzina perché esistono componenti proprie dei motori a gasolio. Questi, infatti, sfruttano l’autocombustione, ovvero l’accensione spontanea della miscela di gasolio ed aria per effetto della compressione generata dai pistoni e dell’alta temperatura raggiunta. Questo sistema si serve delle candelette per preriscaldare il carburante e facilitare l’innesco della combustione in fase di avviamento. L’unica accortezza che bisogna adottare quando si ha un’auto con motore diesel è quella di attendere qualche secondo prima di accendere il motore, dando modo così modo a questi riscaldatori di compiere il loro dovere.

Qualora ci si ritrovi con la batteria auto scarica si potrà cercare di mettere in moto la vettura con differenti modalità così da riuscire a recarsi presso la propria officina di fiducia e sostituire il componente esausto. Se si hanno a disposizione i cavi di ricarica si potrà sfruttare la batteria funzionante di un’altra vettura e collegare questi cavi, rispettando il polo negativo e quello positivo, per poi avviare il propulsore. Se, invece, non si hanno a disposizione i cavi si potrà provare la partenza a spinta. In questo caso, una volta girata la chiave di accensione, si dovrà tenere premuta la frizione ed una volta raggiunta una velocità sufficiente si dovrà innestare la seconda marcia e lasciare di colpo il pedale la frizione per consentire al motore di mettersi in moto.

Cose da sapere

Cos’è lo schema elettrico auto?

Lo schema elettrico auto è la rappresentazione semplificata di un circuito elettrico o elettronico che fa uso di simboli convenzionali. Avere a portata di mano lo schema elettrico è fondamentale per poter procedere alle riparazioni in autonomia.

Quali sono le componenti principali dell’impianto elettrico auto?

In ogni vettura sono presenti delle componenti fondamentali per il corretto funzionamento dell’impianto elettrico. Queste sono, nell’ordine:

  1. Batteria
  2. Motorino di avviamento
  3. Alternatore
  4. Cavi e connettori
  5. Fusibili

Com’è fatto l’impianto elettrico di un’auto diesel?

I motori diesel sfruttano l’autocombustione, ovvero l’accensione spontanea della miscela di gasolio ed aria per effetto della compressione generata dai pistoni e dell’alta temperatura raggiunta. Questo sistema si serve delle candelette per preriscaldare il carburante e facilitare l’innesco della combustione in fase di avviamento.

Aria condizionata auto: come funziona l’impianto

Il funzionamento dell'aria condizionata dell'auto

Con l’arrivo dell’estate e delle temperature torride, salire in auto e mettersi alla guida diventa sempre faticoso. Fortunatamente per alleviare le sofferenze si può utilizzare l’aria condizionata auto. Scopriamo come funziona.

INDICE
Come funziona l’aria condizionata auto
Impianto aria condizionata: componenti
Compressore aria condizionata: cos’è e perché è importante
Filtro aria condizionata: come funziona e quando sostituirlo
Funzionamento climatizzatore automatico auto
Climatizzatore auto: come eliminare gli odori sgradevoli

Comprendere come funziona l’impianto di aria condizionata auto non è per nulla complesso. L’aria calda presente all’interno dell’abitacolo viene raffreddata nel momento in cui fa ingresso nell’evaporatore, all’interno del quale circola un liquido freddo. Sarà il compressore a mettere in circolazione questo fluido all’interno dell’impianto. Successivamente il liquido refrigerante passa al condensatore dove si liquefà prima di essere inviato in un serbatoio, all’interno del quale vengono trattenute impurità e umidità. Successivamente il liquido viene vaporizzato ed immesso nell’abitacolo per rinfrescare l’ambiente.

Conoscere le componenti dell’impianto di aria condizionata auto si rivela utile qualora si debba procedere alla loro sostituzione. Gli elementi presenti nel sistema sono: condensatore, valvola di espansione, evaporatore, compressore, filtro e centralina elettronica di gestione. La centralina elettronica e l’evaporatore sono posizionati all’interno dell’abitacolo mentre le altri componenti si trovano nel vano motore.

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Per il corretto funzionamento dell’aria condizionata auto è fondamentale che il compressore funzioni perfettamente. Questa componente, infatti, ha lo scopo di comprimere il gas refrigerante che viene diffuso nell’abitacolo dell’auto e non deve mai entrare in contatto con liquidi che, essendo incomprimibili, andrebbero a danneggiarlo irrimediabilmente.

Altro elemento fondamentale nell’impianto di aria condizionata auto è il filtro. Questo dispositivo ha il compito di filtrare l’aria prima di raffreddarla e la sua funzione è quella di prevenire la proliferazione di batteri, germi e acari che emanano cattivi odori. Quando si avvertono odori sgradevoli è il segno che il filtro va sostituito, ma prima di procedere a questa operazione si possono anche dei prodotti specifici che hanno il compito sia di eliminare i cattivi odori che di pulire i vari elementi del circuito dell’impianto aria condizionata auto.

Sulle moderne vetture, oltre all’impianti di climatizzatore manuale, è possibile trovare anche il sistema automatico. Il funzionamento è semplice perché il conducente dovrà esclusivamente impostare la temperatura, mentre sarà il climatizzatore automatico auto a raggiungere in autonomia i parametri richiesti mediante sensori che individuano la temperatura nell’abitacolo ed un elaboratore compara quest’ultima con la temperatura che è stata richiesta.

Per prevenire che odori sgradevoli fuoriescano dall’impianto del condizionatore auto al momento del suo utilizzo sarà sufficiente seguire alcune precauzioni. Per evitare il ristagno di germi e batteri è buona norma mettere il riscaldamento al massimo prima di spegnere il motore. Così facendo si impedirà anche la formazione di muffe nell’evaporatore, perché l’aria calda provvederà ad asciugare le parti eventualmente inumidite all’interno dell’impianto. Qualora, invece, si avvertono cattivi odori al momento dell’avvio del condizionatore auto, prima di spegnere il motore si dovrà disattivare l’aria condizionata e far partire la ventola al massimo della sua potenza così da impedire alla condensa di ristagnare.

Cose da sapere

Come funziona l’impianto aria condizionata auto?

L’aria calda presente all’interno dell’abitacolo viene raffreddata nel momento in cui fa ingresso nell’evaporatore, all’interno del quale circola un liquido freddo. Sarà il compressore a mettere in circolazione questo fluido all’interno dell’impianto. Successivamente il liquido refrigerante passa al condensatore dove si liquefà prima di essere inviato in un serbatoio, all’interno del quale vengono trattenute impurità e umidità. Successivamente il liquido viene vaporizzato ed immesso nell’abitacolo per rinfrescare l’ambiente.

Quali sono i componenti dell’impianto aria condizionata auto?

Gli elementi presenti nel sistema sono: condensatore, valvola di espansione, evaporatore, compressore, filtro e centralina elettronica di gestione. La centralina elettronica e l’evaporatore sono posizionati all’interno dell’abitacolo mentre le altri componenti si trovano nel vano motore.

Come funziona il climatizzatore automatico auto?

Il funzionamento è semplice perché il conducente dovrà esclusivamente impostare la temperatura, mentre sarà il climatizzatore automatico auto a raggiungere in autonomia i parametri richiesti mediante sensori che individuano la temperatura nell’abitacolo ed un elaboratore compara quest’ultima con la temperatura che è stata richiesta.

 

Adblue: cos’è e come funziona l’additivo per i diesel

AdBlue

Nel corso degli ultimi anni i motori diesel sono entrati nel mirino dei legislatori, complice anche lo scandalo dieselgate, per via di emissioni elevate che mal si sposano con le politiche di sostenibilità. I costruttori hanno così dovuto correre ai ripari e realizzare propulsori diesel sempre più green. Per riuscire in questa missione un valido alleato è l’AdBlue.

INDICE
Adblue: cos’è
A cosa serve l’adblue?
Additivo adblue, come funziona?
Dove si compra l’Adblue?
Prezzo AdBlue
Consumo Adblue
Serbatoio Adblue: come si usa l’additivo diesel

Con la definizione AdBlue si intende un additivo sviluppato per i settori chimico e automobilistico composto da una soluzione acquosa di urea al 32,5% ad elevata purezza che tramite riduzione chimica trasforma gli ossidi di azoto in azoto (N2) e acqua (H2O) informa elementare gassosa. L’AdBlue è un prodotto sintetico, incolore, ed inodore e non è una sostanza pericolosa poiché non è né infiammabile né tossica.

L’AdBlue è utilizzato esclusivamente sulle auto dotate di motore diesel e serve a ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico così da ridurle del 90%. Grazie all’AdBlue vengono azzerati gli Nox tramite un dispositivo di post-trattamento dei gas di scarico, trasportato all’interno di serbatoi dedicati che si trovano solitamente vicino al serbatoio del carburante.

Come abbiamo anticipato, l’AdBlue è una soluzione composta per il 32,5% da urea a elevata purezza e per il 67,5% da acqua demineralizzata che viene iniettata nei gas di scarico di un motore diesel. L’additivo viene nebulizzato attraverso l’iniettore posizionato nell’impianto di scarico e ad elevate temperature si trasforma in anidride carbonica e ammoniaca.

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Data l’obbligatorietà del suo utilizzo sulle auto dotate di motori diesel, l’AdBlue è venduto praticamente ovunque. Si potrà trovare non solo presso le stazioni di rifornimento, ma anche presso concessionari, negozi di ferramenta, garage e sul web con prezzi spesso concorrenziali.

Il costo dell’AdBlue non è eccessivo, e varia a seconda che l’acquisto avvenga presso una stazione di rifornimento piuttosto che online. Nel primo caso il prezzo varia da 0,60 a 2 euro al litro, mentre nel secondo caso l’acquisto di una tanica da 10 litri, dotata del kit per versare il prodotto nel serbatoio dedicato, si aggira tra i 10 ed i 16 euro.

Con riferimento al consumo di AdBlue, questo è influenzato sicuramente dallo stile di guida del proprietario del mezzo, ma in generale si ritiene che il consumo di AdBlue equivalga a 500Km/l e che il serbatoio dedicato possa contenere una quantità che varia da 11 a 19 litri.

L’utilizzo dell’AdBlue è decisamente semplice. Sarà fondamentale mescolare l’additivo con acqua demineralizzata, e mai con acqua di rubinetto, e successivamente versare l’additivo nel serbatoio dedicato e mai in quello riservato al gasolio. Una volta compiuta questa operazione sarà importantissimo conservare sia l’AdBlue che il kit per il rifornimento al riparo da polvere e sporcizia e ad una temperature inferiore ai 30 gradi.

Cose da sapere

Cos’è l’AdBlue?

L’AdBlue è un additivo composto da una soluzione acquosa di urea al 32,5% ad elevata purezza che tramite riduzione chimica trasforma gli ossidi di azoto in azoto (N2) e acqua (H2O) informa elementare gassosa. L’AdBlue è un prodotto sintetico, incolore, ed inodore e non è una sostanza pericolosa poiché non è né infiammabile né tossica.

A cosa serve l’AdBlue?

L’AdBlue è utilizzato esclusivamente sulle auto dotate di motore diesel e serve a ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico così da ridurle del 90%. Grazie all’AdBlue vengono azzerati gli Nox tramite un dispositivo di post-trattamento dei gas di scarico, trasportato all’interno di serbatoi dedicati che si trovano solitamente vicino al serbatoio del carburante.

Quanto costa l’Adlue?

Il costo dell’AdBlue non è eccessivo, e varia a seconda che l’acquisto avvenga presso una stazione di rifornimento piuttosto che online. Nel primo caso il prezzo varia da 0,60 a 2 euro al litro, mentre nel secondo caso l’acquisto di una tanica da 10 litri, dotata del kit per versare il prodotto nel serbatoio dedicato, si aggira tra i 10 ed i 16 euro.

Come si usa l’AdBlue?

È fondamentale mescolare l’addito con acqua demineralizzata, e mai con acqua di rubinetto, e successivamente versare l’additivo nel serbatoio dedicato e mai in quello riservato al gasolio. Una volta compiuta questa operazione sarà importantissimo conservare sia l’AdBlue che il kit per il rifornimento al riparo da polvere e sporcizia e ad una temperature inferiore ai 30 gradi.

Cambio automatico: come funziona e come si usa

Come funziona e qual è il migliore cambio automatico?

In passato chi sceglieva un’auto con cambio automatico veniva deriso, reo di non saper utilizzare un manuale. Oggi, invece, il cambio automatico sta conquistando sempre più automobilisti grazie ad un comfort impagabile e tecnologia di primo livello.

INDICE
Cambio automatico: come funziona
Come si usa il cambio automatico
Cambio automatico lettere
Cambio automatico: pro e contro
Tipi di cambio automatico
Cambio semiautomatico
Cambio robotizzato
Cambio automatico doppia frizione
Cambio automatico a convertitore di coppia
Cambio a variazione continua

Il vantaggio del cambio automatico rispetto al manuale è quello di non dover essere costretti ad utilizzare il pedale della frizione e cambiare marcia. A tutto questo, infatti, penserà direttamente la centralina che deciderà in totale autonomia quando effettuare il passaggio di marcia a seconda del regime di giri del motore raggiunto. Così facendo l’automobilista avrà la possibilità di far riposare il piede sinistro non essendo presente il pedale della frizione.

L’utilizzo del cambio automatico è totalmente differente rispetto ad un manuale. Qui, come, detto sarà assente il pedale della frizione, mentre la leva del cambio potrà essere spostata in determinate posizioni indicate da lettere. Vediamo quali sono.

Spostando la leva del cambio automatico in “P” si bloccherà l’albero di trasmissione. Questa scelta deve essere effettuata ogni volta che si arresta la vettura.

Posizionando la leva del cambio automatico in “N”, ovvero neutral, si andrà in folle, mentre per effettuare la retromarcia sarà obbligatorio posizionare la leva sulla lettera “R”.

Per procedere alla guida si dovrà invece posizionare la leva del cambio automatico sulla lettera “D” che indica drive.

Il passaggio della leva da una lettera all’altra deve necessariamente avvenire a veicolo fermo.

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Scegliere una vettura con cambio automatico significa abbracciare una filosofia differente di guida rispetto ad una con cambio manuale. L’assenza del pedale della frizione, infatti, regala un comfort di guida inarrivabile per le seconde, ed i sistemi di ultima generazione, come gli automatici a doppia frizione, consentono tempi di cambiata inavvicinabili per i manuali.

Il punto a sfavore del cambio automatico riguarda il prezzo, dato che a parità di allestimento e di motorizzazione una vettura con questo sistema può costare un migliaio di euro un più rispetto ad una con cambio manuale.

Grazie al costante lavoro di ricerca e sviluppo ed alla evoluzione tecnologica, il mondo dell’auto ha presentato negli ultimi anni differenti tipologie di cambio automatico. Vediamo quali sono.

Questa tipologia di cambio automatico elimina il pedale della frizione, ma lascia al guidatore la scelta di cambiare marcia. Il semiautomatico si fa apprezzare per consumi ridotti, prestazioni simili a quelle di un manuale e cambi marcia quasi impercettibili nei sistemi a doppia frizione.

Il cambio robotizzato è quel dispositivo dove il passaggio da un rapporto all’altro avviene automaticamente. È la centralina, infatti, che si occupa di azionare la frizione e di innestare le marce dopo averle eventualmente selezionate. Questa tipologia di cambio ha due modalità di funzionamento: la prima è totalmente automatica, e in questo caso la centralina decide autonomamente quando cambiare e quale rapporto inserire, mentre la seconda è manuale e consente al guidatore di scegliere il momento in cui effettuare il passaggio a un rapporto inferiore o superiore.

Questo cambio è il più evoluto e si caratterizza per la presenza di due frizioni, come si può intuire dal nome. Una frizione è dedicata ai rapporti dispari ed una a quelli pari, ed entrambe  sono collegate a due alberi di trasmissione che ruotano contemporaneamente. Il cambio a doppia frizione garantisce velocità di cambiate assolute ed inarrivabili da un sistema manuale.

In passato questo sistema non ha fatto buona pubblicità al cambio automatico a causa di passaggi di marcia per nulla rapidi e costi eccessivi, ma oggi la situazione è decisamente cambiata. Il funzionamento di questi dispositivi è presto spiegato: la coppia motrice si trasferisce tramite un convertitore idraulico posizionato tra motore e cambio e, grazie a delle valvole, si provoca una differenza di pressione di olio che consente il cambio marcia.

Questa tipologia di cambio automatico si caratterizza per la presenza di una coppia di pulegge attorno alle quali è avvolta una cinghia. In base ai giri del motore le pulegge si spostano e in questo modo varia il diametro della cinghia. Il sistema è adottato da Toyota e consente al motore di funzionare sempre al regime di coppia massima a tutto vantaggio dei consumi.

Cose da sapere

Come funziona il cambio automatico?

Il vantaggio del cambio automatico rispetto al manuale è quello di non dover essere costretti ad utilizzare il pedale della frizione e cambiare marcia. A tutto questo, infatti, penserà direttamente la centralina che deciderà in totale autonomia quando effettuare il passaggio di marcia.

Come si usa il cambio automatico?

L’utilizzo del cambio automatico è totalmente differente rispetto ad un manuale. Qui sarà assente il pedale della frizione, mentre la leva del cambio potrà essere spostata in determinate posizioni indicate da lettere.

Quali sono i pro e i contro del cambio automatico?

L’assenza del pedale della frizione regala un comfort di guida inarrivabile per le auto a cambio manuale, ed i sistemi di ultima generazione, consentono tempi di cambiata inavvicinabili per i manuali. Il punto a sfavore del cambio automatico riguarda il prezzo, dato che a parità di allestimento e di motorizzazione una vettura con questo sistema può costare un migliaio di euro un più rispetto ad una con cambio manuale.

Quali sono le tipologie principali di cambio automatico?

Grazie al costante lavoro di ricerca e sviluppo ed alla evoluzione tecnologica, il mondo dell’auto ha presentato negli ultimi anni differenti tipologie di cambio automatico. Vediamo quali sono: cambio semiautomatico, robotizzato, cambio automatico doppia frizione, a convertitore di coppia e a variazione continua.