ABS auto: cos’è e come funziona il sistema antibloccaggio

Il progresso tecnologico ha contribuito in modo determinante ad aumentare la sicurezza delle vetture. Su quelle moderne, ormai da parecchi anni, è presente l’ABS, il sistema antibloccaggio fondamentale per avere sempre la direzionalità dell’avantreno in caso di frenata improvvisa.

INDICE
 Cos’è l’ABS
 ABS: significato
 ABS auto: come funziona?
  Spia ABS accesa, cosa fare?
 ABS e impianto frenante: quando fare la revisione

Con la sigla ABS si indica un sistema di assistenza alla frenata la cui funzione principale è quella di evitare che le ruote si blocchino quando la frenatura avviene su terreni scivolosi o in maniera violenta. Grazie all’ABS viene diminuita la forza della frenata indipendentemente dalla pressione esercitata sul pedale, e così facendo si ottiene una maggiore aderenza delle gomme ed un miglior controllo.

L’ABS è stato inventato dalla Volvo, ma la commercializzazione è merito di Bosch che già nel 1965 aveva sviluppato un dispositivo in grado di evitare il bloccaggio delle ruote in frenata. La sigla ABS è l’acronimo del termine tedesco “Antiblockiersystem“, cioè “sistema antibloccaggio”, e spiega esattamente il compito svolto dal sistema.

GUARDA I NOSTRI VIDEO

Il funzionamento dell’ABS è garantito da sensori posizionati sulle singole ruote che si interfacciano con una centralina elettronica. Questa calcola la velocità di rotazione di ogni singola ruota e qualora rilevi il bloccaggio di una o più ruote in frenata, interviene sulla pompa idraulica per diminuire la forza di frenata. In questo caso sarà quindi la centralina a dosare correttamente la  forza frenante evitando la perdita di direzionalità del mezzo.

Nel momento in cui entra in azione l’ABS l’automobilista avvertirà una vibrazione nel pedale del freno. Sarà fondamentale non diminuire la pressione sul pedale per annullare l’entrata in funzione del dispositivo.

Al momento dell’accensione del motore, sul cruscotto di ogni vettura dotata di ABS si illuminerà la spia, solitamente di colore rosso, dedicata all’ABS. In caso di corretto funzionamento questa si spegnerà automaticamente dopo qualche istante, mentre, in caso di malfunzionamento, resterà illuminata ed indicherà un malfunzionamento del sistema. In questo caso è opportuno recarsi immediatamente presso una officina per verificare il problema.

Per essere certi che l’impianto frenante e l’ABS siano sempre in perfetta efficienza è opportuno procedere ad un controllo periodico di entrambi i sistemi. Questo vale non solo per le componenti meccaniche dei freni, come dischi e pastiglie, che inevitabilmente si usurano con l’utilizzo, ma anche per quelle elettroniche dell’ABS, come il collegamento tra i sensori ed i cavi. Ad ogni tagliando, quindi, è sempre valido il consiglio di far analizzare lo stato di usura di entrambi i dispositivi per essere certi di trovarsi alla guida di una vettura che garantisca la massima sicurezza.

Cose da sapere

Cos’è l’ABS?

Con la sigla ABS si indica un sistema di assistenza alla frenata la cui funzione principale è quella di evitare che le ruote si blocchino quando la frenatura avviene su terreni scivolosi o in maniera violenta.

Come funziona l’ABS?

Il funzionamento dell’ABS è garantito da sensori posizionati sulle singole ruote che si interfacciano con una centralina elettronica. Questa calcola la velocità di rotazione di ogni singola ruota e qualora rilevi il bloccaggio di una o più ruote in frenata, interviene sulla pompa idraulica per diminuire la forza di frenata. Sarà la centralina a dosare correttamente la  forza frenante evitando la perdita di direzionalità del mezzo.

Cosa significa se la spia dell’ABS rimane accesa?

Al momento dell’accensione del motore, sul cruscotto di ogni vettura dotata di ABS si illuminerà la spia, solitamente di colore rosso, dedicata all’ABS. In caso di corretto funzionamento questa si spegnerà automaticamente dopo qualche istante, mentre, in caso di malfunzionamento, resterà illuminata ed indicherà un malfunzionamento del sistema.

Quando fare la revisione dell’ABS?

Per essere certi che l’impianto frenante e l’ABS siano sempre in perfetta efficienza è opportuno procedere ad un controllo periodico di entrambi i sistemi. Questo vale non solo per le componenti meccaniche dei freni, come dischi e pastiglie, che inevitabilmente si usurano con l’utilizzo, ma anche per quelle elettroniche dell’ABS, come il collegamento tra i sensori ed i cavi.

Anabbaglianti: quando utilizzarli e differenze con gli abbaglianti

Anabbaglianti: quando utilizzarli

Tutte le vetture sono dotate di fari anabbaglianti, dispositivi da utilizzare non solo al calare del sole ma anche in determinate condizioni previste dal nostro Codice della Strada. Scopriamo come utilizzarli correttamente.

INDICE
Cosa sono le luci anabbaglianti
Abbaglianti e anabbaglianti: le differenze
Codice della strada luci anabbaglianti

Quando si parla di luci anabbaglianti si indicano dei dispositivi che devono essere utilizzati in caso di scarsa visibilità. La loro capacità è quella di rendere il proprio veicolo visibile a quelli altrui. Il loro fascio di luce viene proiettato davanti al veicolo ed è rivolto verso il basso e permette alle vetture che si incrociano di non venire disturbate.

Le luci anabbaglianti possono essere realizzate con differenti tecnologie. Se in passato lo standard erano le luci ad incandescenza, oggi, grazie alla ricerca, gli anabbaglianti presenti sulle auto possono essere allo xeno, a LED o anche a laser.

Ogni vettura è sempre dotata di fari abbaglianti ed anabbaglianti. Le luci abbaglianti, definite tecnicamente come proiettori di profondità, possono essere utilizzate fuori dei centri abitati quando l’illuminazione esterna manchi o sia insufficiente o ancora per dare avvertimenti utili al fine di evitare incidenti e per segnalare al veicolo che precede l’intenzione di sorpassare.

A differenza della luce anabbagliante, la luce abbagliante è forte e diffusa e non deve essere utilizzata quando si incrocia un’altra vettura per evitare di creare disturbi a chi si trova alla guida.

GUARDA I NOSTRI VIDEO

Il nostro Codice della Strada disciplina l’uso della luce anabbagliante all’articolo 153. Nello specifico viene indicato come queste debbano essere attivato da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere ed anche di giorno nelle gallerie, in caso di nebbia, di caduta di neve, di forte pioggia e in ogni altro caso di scarsa visibilità.

Inoltre, qualora ci si trovi alla guida in autostrada o in una strada extraurbana, le luci anabbaglianti devono essere sempre utilizzate anche di giorno per aumentare la visibilità dell’auto. La loro funzione, stando al dettato del Codice della Strada, è quindi quella di essere utilizzate in tutte quelle condizioni di scarsa visibilità per fare in modo che il proprio veicolo illumini correttamente la sede stradale e sia visibile in modo chiaro anche agli altri automobilisti e pedoni eventualmente presenti.

Cose da sapere

Cosa sono le luci anabbaglianti?

Quando si parla di luci anabbaglianti si indicano dei dispositivi che devono essere utilizzati in caso di scarsa visibilità. La loro capacità è quella di rendere il proprio veicolo visibile a quelli altrui. Il loro fascio di luce viene proiettato davanti al veicolo ed è rivolto verso il basso e permette alle vetture che si incrociano di non venire disturbate.

Quali tecnologie si utilizzano per le luci anabbaglianti?

Le luci anabbaglianti possono essere realizzate con differenti tecnologie. Se in passato lo standard erano le luci ad incandescenza, oggi, grazie alla ricerca, gli anabbaglianti presenti sulle auto possono essere allo xeno, a LED o anche a laser.

Quali sono le differenze tra luci abbaglianti e anabbaglianti?

Le luci abbaglianti possono essere utilizzate fuori dei centri abitati quando l’illuminazione esterna manchi o sia insufficiente o ancora per dare avvertimenti utili e per segnalare al veicolo che precede l’intenzione di sorpassare. A differenza della luce anabbagliante, la luce abbagliante è forte e diffusa e non deve essere utilizzata quando si incrocia un’altra vettura

Quando devono essere accese le luci anabbaglianti?

Le luci anabbaglianti devono essere accese da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere ed anche di giorno nelle gallerie, in caso di nebbia, di caduta di neve, di forte pioggia e in ogni altro caso di scarsa visibilità. Qualora ci si trovi in autostrada o in una strada extraurbana, le luci anabbaglianti devono essere sempre utilizzate anche di giorno.

Colonnine ricarica auto elettriche: come funzionano e dove trovarle

colonnina-ricarica-auto-elettriche

La mobilità elettrica ormai è una realtà. I costruttori stanno investendo risorse ingenti per proporre sul mercato modelli a zero emissioni con autonomia sempre maggiore ed i consumatori stanno rispondendo positivamente a questo cambiamento epocale. Sulle strade, poi, si stanno moltiplicando le colonnine di ricarica elettrica. Scopriamo come funzionano.

 INDICE
 Colonnine ricarica auto elettriche: cosa sono
 Colonnine elettriche pubbliche e private: le differenzea
 Colonnine elettriche: le modalità di ricarica
 Stazioni ricarica auto elettriche
 Colonnine ricarica auto elettriche autostrada
 App per colonnine elettriche
 Abbonamento ricarica auto elettrica: i costi
 Distributori energia elettrica auto

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Esistono due tipologie di colonnine elettriche: pubbliche e private. Le prime sono installate da fornitori di energia e gestori di rete e possono essere posizionate nelle strade pubbliche oppure nei parcheggi pubblici situati presso gli aeroporti o le stazioni ferroviarie, mentre le seconde sono quelle allacciate alla rete locale e presenti presso le abitazioni, i posteggi dei negozi, dei ristoranti, degli hotel e così via.

Al momento la tecnologia prevede quattro differenti modalità di ricarica:

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato. È possibile utilizzare una semplice presa domestica o una presa industriale fino a 32 A;

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Sul cavo di alimentazione del veicolo è presente un dispositivo denominato Control Box (Sistema di sicurezza PWM) che garantisce la sicurezza delle operazioni durante la ricarica. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico. La ricarica deve avvenire tramite un apposito sistema di alimentazione dotato di connettori specifici;

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo

GUARDA I NOSTRI VIDEO CON FJONA

Conoscere in anticipo dove si trovano le colonnine elettriche per la ricarica è un aspetto fondamentale per un corretto utilizzo della vettura. Solo così, infatti, si potrà programmare correttamente un viaggio senza l’ansia di restare a secco di energia.

Per sapere dove sono posizionate le colonnine di ricarica elettrica si potranno consultare sia i numerosi siti web o le app dedicate così da avere sempre a portata di mano ed in tempo reale tutte le informazioni.

Come abbiamo accennato in precedenza, conoscere in anticipo dove sono posizionate le colonnine elettriche si rivela ad oggi ancora fondamentale per effettuare un viaggio in autostrada.

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

La possibilità di consultare tramite il proprio smartphone dove si trova la colonnina elettrica più vicina è senza dubbio una delle maggiori comodità apprezzate dai possessori di auto elettriche.

Sono numerose le app disponibili sugli store virtuali:

  • JuicePass

L’applicazione di Enel X è una delle migliori app in circolazione sui servizi di ricarica. Disponibile gratuitamente su Apple Store e Play Store, JuicePass permette agli utenti di visualizzare e prenotare le colonnine nella zona oltre a monitorare da remoto il processo di ricarica ed effettuare il pagamento.

  • Plug&Go

L’applicazione Plug&Go di Edison, disponibile gratuitamente sia per iOS sia per Android permette di filtrare le colonnine in base a diversi parametri come il tipo di connettore, la potenza e la disponibilità.

  • e-Moving

L’applicazione del gestore A2A che opera tra Milano e Brescia consente agli utenti di visualizzare sulla mappa le diverse colonnine e il loro stato.

  • Open Charge Map

Open Charge Map permette all’utente di visualizzare le colonnine di tutti i gestori delle stazioni di ricarica di tutto il mondo. Sebbene sia veramente completa da questo punto di vista, questa applicazione, disponibile solo in lingua inglese, non consente di prenotare i punti di ricarica e di effettuare i pagamenti.

  • Nextcharge

Questa applicazione permette di visualizzare sulla mappa le colonnine di diversi gestori di ricarica. Una volta scelta la colonnina, l’utente può prenotarla, sbloccarla e pagare direttamente dall’applicazione dopo aver collegato una carta di credito o un conto Paypal. L’applicazione Nextcharge è disponibile gratis su Play Store e App Store.

  • PlugShare

Scaricabile gratuitamente da App Store e Play Store, Plugshare offre in linea di massima gli stessi servizi di Nextcharge. Gli utenti possono visualizzare più di 300.000 colonnine di ricarica sparse in tutto il mondo.

Dire addio al petrolio ed abbattere notevolmente i costi di gestione è uno dei grandi vantaggi delle auto elettriche. La ricarica di energia, però, non è gratuita ma sono previsti dei costi fissi. Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.

Sono numerosi i distributori di energia elettrica presenti nel nostro Paese. Tra i più importanti abbiamo Enel, presente su tutto il territorio nazionale, A2A, specifica per l’area di Milano e Brescia, Route220 attraverso la piattaforma Evway presente nel nord e centro Italia, Ressolar, Silfi, nel Comune di Firenze, Hera, nei comuni di Modena ed Imola, Class Onlus, in Lombardia, Charge Point, Deval, in Val d’Aosta ed Alperia, in Alto Adige. Vediamoli nel dettaglio:

  • ENEL X

La spin off del colosso italiano dell’energia può contare su più di 10.000 colonnine di ricarica sparse sul territorio europeo, 8.000 delle quali diffuse in Italia. Enel X mette a disposizione dei clienti 4 tipi diversi di colonnine con potenze che vanno dai 22 kW agli oltre 50 kW delle High Power Charger. Sono sempre 4 le tariffe disponibili: due in abbonamento (Flat Small e Flat Large) e due a consumo (Base e Premium). Le prime due hanno un costo rispettivamente di 25 e 45 euro con una soglia di ricarica che va da 60 kWh al mese a 120 kWh al mese. Le tariffe a consumo hanno invece un costo a kWh che varia da 0,40 a 0,79 € in base alla colonnina scelta, Con la Premium, pagando 25 euro di costo fisso aggiuntivo, è possibile prenotare il punto di ricarica desiderato.

  • DUFERCO ENERGIA

La società ligure dispone di oltre 10.000 colonnine sparse sul territorio nazionale. Il contratto Due Energia Flat ha un costo di 25€/mese + IVA (minimo 24 mesi) e permette di caricare un massimo di 300 kWh al mese. A disposizione dei clienti anche la tariffa a consumo Due Energia Ricaricabile che parte da un prezzo di 40€+IVA per 100 kWh fino ad arrivare a 140+IVA per 400 kWh.

  • BECHARGE

Circa 2.000 colonnine distribuite sul territorio nazionale e 3 tipi di tariffe differenti. Il costo a consumo è di 0,45€/kWh mentre, in abbonamento, Be Charge mette a disposizione la tariffa Be 50, 21 €/mese per 50 kWh, e Be Super100, 38€/mese per 100 kWh.

  • HERA

Un’altra delle aziende presenti in Liguria che mette a disposizione per chi ha già un contratto di fornitura domestica di luce e gas con Hera, una trentina di punti di ricarica. La tariffa a consumo costa 0,40 €/kWh + 2€ fissi al mese mentre la tariffa Flat in abbonamento prevede un costo di 20€ al mese con 40 kWh di energia disponibile.

  • A2A

Il gestore lombardo A2A mette a disposizione dei suoi clienti un totale di 75 colonnine di ricarica sparse tra Milano e Brescia. Dopo il costo di attivazione di 30 euro tramite il sito, gli utenti ricevono una e-Moving Card necessaria per la ricarica. Il costo è di 15,10 €/trimestre senza nessuna soglia di kWh.

  • NEOGY

Nata dall’unione tra Alperia e Dolomiti Energia, Neogy opera sia sul territorio nazionale sia su quello europeo grazie a particolari accordi di interoperabilità con altri gestori. La tariffa a consumo prevede il pagamento iniziale di 35 euro e un costo al kWh che varia da 0,45 ai 0,70 € in base alla potenza di ricarica della colonnina (dai 22 kW ai 100 kW). A disposizione dei clienti anche una tariffa a tempo, Direct Payment, che ha un costo di 0,06 €/minuto nelle colonnine da 22 kW e 0,55 €/minuto in quelle da 50 kW o più.

  • EVWAY

La piattaforma Evway permette ai suoi clienti di usufruire delle stazioni di ricarica di diversi gestori, sfruttando l’interoperabilità dei punti di ricarica. La tariffa a consumo per la ricarica in corrente alternata AC è di 0,40 €/kWh che salgono a 0,45 €/kWh nelle stazioni a corrente continua DC per una ricarica più rapida.

  • TESLA

La Casa automobilistica di Palo Alto ha sviluppato una propria rete di ricarica Supercharger che prevede un costo di ricarica di 0,30 €/kWh per i possessori di una Tesla.

  • IONITY

La joint venture nata dall’unione di diverse Case automobilistiche europee e non solo offre una delle più grandi infrastrutture di ricarica europee con punti di ricarica fino a 350 kW di potenza. Le tariffe variano in base alla marca del veicolo che si vuole ricaricare. Da 0,29 a 0,33 €/kWh per i possessori di una Mercedes, Audi e Porsche fino a 0,79 €/kWh per una marca che non rientra nella partnership.

Cose da sapere

Cosa sono le colonnine di ricarica auto elettriche?

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Quali sono le modalità di ricarica delle auto elettriche alle colonnine?

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato.

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico.

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo.

Ci sono colonnine di ricarica auto elettriche in autostrada?

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

Quanto costa l’abbonamento per la ricarica delle auto elettriche?

Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.

Cilindrata auto: cos’è e come si calcola

Cilindrata: cos’è e qual è la differenza dai cavalli auto?

Nel parlare della propria auto, ed esaltarne le caratteristiche, spesso si cade nell’errore di confondere la potenza con la cilindrata. Per evitare di fare brutte figure davanti agli amici vediamo di fare chiarezza in questa guida.

 INDICE
 Cos’è la cilindrata
 Cavalli auto e cilindrata: le differenze
 Cosa sono i cavalli
 Potenza motore e cilindrata auto
 Come si calcola la cilindrata
 Acquisto auto: meglio più cavalli o più cilindrata?

Quando si parla di cilindrata si intende la capacità in centimetri cubici del motore ed è il sinonimo della dimensione di un propulsore.

Con la definizione di cilindrata si intende, quindi, il volume d’aria teoricamente aspirato durante un ciclo fisico da una macchina volumetrica.

Nel caso di motori a più cilindri, questa grandezza deve essere moltiplicata per il loro numero. Da questa operazione di evince la cilindrata totale, mentre la cilindrata unitaria è quella che indica il volume riferito ai singoli cilindri.

Spesso si tende a confondere cilindrata e cavalli. La prima è sinonimo della dimensione di un motore, ed è quindi utile a dare l’idea della potenza di un propulsore e fornisce la valutazione delle prestazioni complessive di un’auto, mentre con i secondi viene indicata la quantità di potenza di cui dispone il motore.

Per convenzione l’unità di potenza del propulsore di una vettura viene espressa in CV, ovvero cavalli vapore, oppure in HP, Horse Power, secondo la definizione anglosassone.  La differenza tra le due definizioni è sottile perché 1 CV  equivale a 0,98631 HP. Il fatto che due automobili di pari cilindrata possano avere prestazioni differenti dipende proprio dai cavalli che i motori riescono ad esprimere, anche se la vera differenza per quanto riguarda le prestazioni di un motore è data dalla coppia.

La cilindrata e i cavalli servono entrambi per indicare la potenza di un propulsore. La cilindrata, come abbiamo evidenziato in precedenza, indica la capacità in centimetri cubici del motore, mentre i cavalli indicano l’energia che il motore è in grado di esprimere. I numeri che indicano la cilindrata e i cavalli consentono di capire la potenza di un motore, anche se nella valutazione complessiva si deve tenere conto della tipologia di propulsore, aspirato o turbo, e del tipo di alimentazione oltre che del peso complessivo della vettura.

GUARDA I NOSTRI VIDEO CON FJONA

Per calcolare la cilindrata di un motore, che universalmente è misurata in cm³, si prende come riferimento la cilindrata del cilindro. Questa indica lo spazio cilindrico di un pistone per la distanza che passa tra il punto morto alto e basso. Moltiplicando questo valore per il numero dei cilindri, si ottiene la cilindrata totale del motore.

Se, ad esempio, una vettura monta un motore quattro cilindri 1.0 di cilindrata il valore di ogni singolo cilindro sarà di 250 cc., mentre se il motore 1.0 è a tre cilindri, il valore di ogni singolo cilindro sarà di 333,3cc.

Nel valutare l’acquisto di una vettura moderna il valore della cilindrata non è l’unico da tenere in considerazione. Un elemento fondamentale, infatti, è il peso del veicolo che spesso supera i 1.000 Kg già sulle più comuni utilitarie.

Ultimamente i costruttori stanno proponendo motori con cilindrate ridotte, come i 3 cilindri, e con potenze specifiche importanti grazie all’ausilio del turbo così da contenere consumi ed emissioni senza penalizzare le prestazioni.

Nel valutare l’acquisto di un’auto è sempre bene, quindi, considerare la massa del mezzo ed optare per un motore che offra un giusto compromesso tra cilindrata e cavalli.

Cose da sapere

Cos’è la cilindrata di un’auto?

Quando si parla di cilindrata si intende la capacità in centimetri cubici del motore ed è il sinonimo della dimensione di un propulsore.

Con la definizione di cilindrata si intende, quindi, il volume d’aria teoricamente aspirato durante un ciclo fisico da una macchina volumetrica.

Cosa sono i cavalli di un motore?

Per convenzione l’unità di potenza del propulsore di una vettura viene espressa in CV, ovvero cavalli vapore, oppure in HP, Horse Power, secondo la definizione anglosassone.  La differenza tra le due definizioni è sottile perché 1 CV  equivale a 0,98631 HP. Il fatto che due automobili di pari cilindrata possano avere prestazioni differenti dipende proprio dai cavalli che i motori riescono ad esprimere, anche se la vera differenza per quanto riguarda le prestazioni di un motore è data dalla coppia.

Come si calcola la cilindrata?

Per calcolare la cilindrata di un motore, che universalmente è misurata in cm³, si prende come riferimento la cilindrata del cilindro. Questa indica lo spazio cilindrico di un pistone per la distanza che passa tra il punto morto alto e basso. Moltiplicando questo valore per il numero dei cilindri, si ottiene la cilindrata totale del motore.

 

Valvola EGR: cos’è e come funziona

Valvola EGR

Una delle maggior sfide che stanno affrontando tutti i costruttori è quella di tenere sotto controllo le emissioni delle auto. Le vetture moderne dotate di motori Euro 6, in particolare, sfruttano un particolare dispositivo chiamato EGR, acronimo di Exhaust Gas Recirculation, grazie al quale è possibile abbattere le emissioni di ossidi di azoto. Scopriamo come funziona.

INDICE
Funzionamento valvola EGR
Valvola EGR sporca
Valvola EGR: cosa succede se si elimina
Valvola EGR intasata: conseguenze
Pulizia valvola EGR

La valvola EGR ha la funzione di rimettere in circolo una parte dei gas di scarico (dal 5 al 15%) per inviarli nuovamente al collettore d’aspirazione così da raffreddare la temperatura nei cilindri e ridurre di conseguenza le emissioni di ossidi di azoto.

La valvola EGR preleva quindi una minima percentuale dei gas di scarico privi di ossigeno, li fa circolare attraverso uno scambiatore per abbassarne la temperatura ed infine li immette nuovamente nel collettore d’aspirazione.

A determinare il funzionamento della valvola EGR è la centralina della vettura e per fare in modo che questa svolga il suo compito in maniera perfetta è sempre fondamentale la corretta pulizia della valvola EGR.

I meno esperti potranno chiedersi dove si trova la valvola EGR qualora volessero procedere alla manutenzione del componente tramite fai da te. Questo dispositivo è posizionato solitamente sul collettore di entrata, ma è sempre consigliabile controllare il manuale d’uso e manutenzione della propria vettura per conoscerne l’esatto posizionamento.

Come abbiamo detto in precedenza, è sempre fondamentale procedere alla pulizia della valvola EGR per fare in modo che il motore funzioni correttamente. Questa valvola si sporca con facilità, soprattutto nei motori diesel, a causa del passaggio dei gas di scarico che vengono poi immessi nuovamente nel collettore d’aspirazione. In questo caso il malfunzionamento della valvola EGR sporca viene segnalato nel cruscotto tramite l’accensione dalla spia gialla di controllo avaria motore, mentre i sintomi più comuni sono problemi di avviamento e potenza limitata del motore, molto fumo proveniente dallo scarico in acceleratore ed un aumento del consumo di carburante.

Spesso, soprattutto consultando vari forum, si può essere indotti a pensare di risolvere gli eventuali problemi legati alla valvola EGR eliminando questo dispositivo. In realtà è bene sapere eliminare la valvola EGR è illegale e può comportare gravi sanzioni.

Nello specifico si rischia il sequestro della carta di circolazione, una sanzione amministrativa pari a 1.098 euro, il ritiro immediato della patente, una denuncia penale per reato ambientale ed infine l’obbligo di ripristinare a proprie spese la valvola. Meglio quindi effettuare una costante pulizia della valvola EGR piuttosto che avventurarsi in scelte scellerate.

Oltre ai problemi descritti in precedenza, la mancata pulizia della valvola EGR può portare anche all’intasamento della stessa con conseguenze negative per la durata del motore. I sintomi della valvola EGR intasata possono essere due: può restare aperta e quindi il motore riceve meno aria fresca con conseguenti problemi di combustione e logorio delle parti interne, oppure può bloccarsi in posizione chiusa ed in questo caso vengono emesse maggiori particelle di ossidi di azoto.

Per fare in modo che la valvola EGR non abbia i problemi indicati in precedenza è sempre consigliabile procedere alla manutenzione di questo dispositivo così da avere un motore in perfetta efficienza.

Spesso, però, ci si chiede come si possa procedere alla pulizia della valvola EGR. In commercio esistono numerosi prodotti in grado di eliminare tutti i residui di sporco senza particolare fatica. Si tratta di additivi da aggiungere al carburante la cui funzione è proprio quella di rimuovere le impurità depositate ai bordi della valvola così da far funzionare correttamente il dispositivo.

Se, invece, si volesse effettuare una pulizia della valvola EGR più approfondita si può sempre ricorrere alle amorevoli cure di un meccanico che procederà allo smontaggio del pezzo per poi effettuare la rimozione delle incrostazioni.

GUARDA I NOSTRI VIDEO CON FJONA

Cose da sapere

Cos’è la valvola EGR?

La valvola EGR ha la funzione di rimettere in circolo una parte dei gas di scarico (dal 5 al 15%) per inviarli nuovamente al collettore d’aspirazione così da raffreddare la temperatura nei cilindri e ridurre di conseguenza le emissioni di ossidi di azoto.

Come si capisce quando la valvola EGR è sporca?

il malfunzionamento della valvola EGR sporca viene segnalato nel cruscotto tramite l’accensione dalla spia gialla di controllo avaria motore.

Come si pulisce la valvola EGR?

In commercio esistono numerosi prodotti in grado di eliminare tutti i residui di sporco senza particolare fatica. Si tratta di additivi da aggiungere al carburante la cui funzione è proprio quella di rimuovere le impurità.

Si può eliminare la valvola EGR?

Eliminare la valvola EGR è illegale e può comportare gravi sanzioni: si rischia il sequestro della carta di circolazione, una sanzione amministrativa pari a 1.098 euro, il ritiro immediato della patente, una denuncia penale per reato ambientale ed infine l’obbligo di ripristinare a proprie spese la valvola.

Auto elettriche: come guidarle?

MINI Cooper SE: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3

Superati i timori su autonomia ridotta e tempi di ricarica lunghissimi (due luoghi comuni che vengono sfatati giorno dopo giorno) ci si accinge finalmente all’acquisto di un’auto elettrica. E poi, una volta al volante, si scopre che è parecchio diversa da una vettura a benzina o a gasolio. Perché non ha il cambio (a meno che non abbiate acquistato una Porsche Taycan o qualche esotica supercar), scarica a terra tutta la coppia in modo fulmineo a partire da zero giri, ha baricentro molto basso e… non fa rumore.

Non lascia disorientati, ma costringe a qualche accortezza. Ecco allora tutti i consigli per guidare un’auto a zero emissioni.

INDICE
 Come si accende un’auto elettrica
 Come si accelera con un’auto elettrica
 Attenti ai limiti di velocità
 Come si frena con un’auto elettrica
 Come si affrontano viaggi lunghi con un’auto elettrica

Una volta raggiunto il posto guida, si deve premere il pulsante di start per accendere l’auto. Sulle Tesla no, perché si accendono in automatico quando rilevano la presenza di una persona a bordo, ma non è questo il punto. Il punto è che un’auto elettrica, una volta accesa, è esattamente come un’auto elettrica spenta: perfettamente silenziosa.

Alcune per far capire che sono pronte a partire illuminano tutto il quadro strumenti, altre accendono una spia con scritto “Ready”, altre emettono una musichetta. Insomma, provano a catturare in qualche modo l’attenzione del conducente, che se inesperto di fronte a questo tipo di auto, non è raro possa premere di nuovo il tasto di accensione spegnendo la macchina.

Start and stop: scopriamo vantaggi e funzionamento

Superato il primo scoglio, non resta che inserire la marcia e partire. Anche se, ricordate, le auto elettriche non hanno un cambio vero e proprio. Eppure, per gestire le varie modalità di guida (Parking, Drive, Retro), hanno spesso una leva che ricorda molto da vicino quella di una trasmissione automatica tradizionale.

Inserita la marcia, si preme sul pedale dell’acceleratore. E qui, di nuovo, l’auto elettrica mette in mostra la propria natura. Per quanto si pensi che le vetture a batteria siano pensate per risparmiare e per non inquinare, basta guidarne una per accorgersi subito che sono generalmente molto scattanti. Il motore, infatti, non ha ritardi nel trasferire coppia e potenza alle ruote: lo fa in modo istantaneo ed eroga il massimo della trazione fin dal minimo.

Quindi, il consiglio, è quello di accelerare con cautela, in modo da non essere sbalzati in avanti con inutili sprechi di energia e una bella sforbiciata al comfort. Sarà proprio imparando ad accelerare in modo progressivo che si potrà godere dell’enorme fluidità con cui un’auto a zero emissioni si lascia condurre.

Tesla Model X esterni

Un’auto elettrica, si è detto, non fa rumore. Tanto che una legge Europea ha obbligato le Case a dotare i nuovi modelli di un suono artificiale che devono emettere fino a 20 km/h. Poi, fruscii e rumori di rotolamento, iniziano a rendere udibile l’auto anche ai più distratti. Provate ad avventurarvi nel parcheggio di un centro commerciale affollato alla ricerca di un posto per capire quanto vorreste che anche la vostra auto fosse più rumorosa.

C’è un secondo problema, oltre a quello dei pedoni che sbucano all’improvviso senza guardare, ed è quello inerente i limiti di velocità. L’auto elettrica è scattante, silenziosa e senza cambio. Facile trovarsi ad andare oltre il consentito se non si presta attenzione al tachimetro.

C’è un aspetto della guida di un’auto elettrica che è davvero differente da una vettura con motore a combustione interna. È la frenata. Su una vettura a batteria, quando si frena, si sfrutta l’energia cinetica dell’auto per ricaricare la batteria. Avviene anche quando si lascia l’acceleratore. Si avverte un attrito maggiore delle componenti meccaniche e si rallenta molto più in fretta. Sfruttare al massimo queste fasi permette di gestire in modo molto più efficiente la batteria e, in sintesi, di percorrere più strada.

La frenata rigenerativa, questo il nome del fenomeno, può essere generalmente impostata su vari livelli e, se messa al massimo, rallenta l’auto in modo talmente vistoso da poter rendere inutile la pressione sul pedale del freno (si chiama one pedal drive). Per guidare correttamente un’auto elettrica, conviene sempre prevedere dove ci si vorrà fermare e alzare il piede dall’acceleratore con anticipo, in modo da sfruttare una fase di rilascio più duratura. Viceversa, inutile se non dannoso, arrivare al semaforo o allo stop a velocità sostenuta e poi premere bruscamente il freno per arrestarsi in tempo utile.

Nuova Renault Zoe: la mobilità elettrica cambia

La guida “one pedal” dà i frutti più consistenti in città. È nella guida urbana, infatti, che l’auto elettrica consuma meno energia. Dove invece il consumo energetico è maggiore è in autostrada. Eppure, grazie a batterie sempre più capienti e powertrain efficienti, le auto elettriche possono ormai essere usate anche per viaggi lunghi, magari con qualche accortezza.

La prima, fondamentale, è quella di programmare il tragitto. Lo si può fare prima di partire, controllando lo stato di carica dell’auto al via, le condizioni di traffico, la presenza di colonnine sulla strada. Nel caso, si può anche prenotare una ricarica in modo da raggiungere la stazione di rifornimento evitando brutte sorprese.

Lexus elettrica 2020: app

Tutte queste operazioni possono essere svolte attraverso le app dedicate alla guida a zero emissioni che le Case hanno sviluppato per gestire al meglio i propri modelli a batteria anche in remoto. Sono comode, facili da utilizzare, e dialogano perfettamente con i sistemi di infotainment presenti a bordo, in modo che una volta in moto sia il navigatore dell’auto a gestire la marcia.

Cos’è il sensore pressione pneumatici e come funziona?

Cos'è il sensore pressione pneumatici e come funziona?

Piccolo ma efficiente, il sensore di pressione degli pneumatici permette di monitorare in ogni momento lo stato pressorio delle ruote fornendo una rilevazione precisa.

INDICE
Cos’è?
Come funziona?
Come usarlo?

La sigla utilizzata per indicare il nuovo sensore di pressione degli pneumatici, introdotto con la normativa del 1 novembre 2014, è TPMS, che sta per Tire Pressure Monitoring System. Uno dei vantaggi di questo innovativo strumento tecnologico sta nella possibilità di monitorare la pressione di ogni singolo pneumatico in maniera indipendente. Sapere in tempo reale quale sia la pressione delle gomme dell’auto può rivelarsi senza dubbio un elemento fondamentale per la propria sicurezza su strada.

Dalla pressione degli pneumatici, siano essi invernali o estivi, dipende, infatti, il livello di attrito e di aderenza rispetto al manto stradale, il che a sua volta assicura il giusto equilibrio tra buone prestazioni dell’auto ed elevato livello di sicurezza. Non è inoltre un mistero il legame esistente tra la pressione delle gomme ed il consumo di carburante. Ciò significa che un controllo di routine dello stato complessivo degli pneumatici della propria vettura può garantire anche un risparmio economico piuttosto significativo.

Sempre secondo la normativa introdotta a livello europeo il 1 novembre del 2014, le auto nuove messe in circolazione devono montare un sistema TPMS per poter essere in regola. Sono presenti sul mercato diversi modelli di TPMS, che possono essere classificati sostanzialmente in due categorie:

  • Diretti. I TPMS diretti sono contraddistinti dalla presenza di un sensore su ognuna delle 4 ruote, da cui partono le informazioni inviate al monitor centrale.
  • Indiretti. I sistemi indiretti invece sono privi di sensori ma sono in grado di calcolare la pressione dello pneumatico facendo riferimento alla velocità di rotazione della ruota.

Grazie al loro differente meccanismo di rilevamento, i sensori di pressione diretti sono in grado di garantire un valore più preciso ed accurato. L’alimentazione elettrica del sistema è affidata ad una batteria integrata, la cui vita media si aggira tra i 6 e i 7 anni.

Il controllo della pressione ottimale degli pneumatici della propria auto rientra nelle operazioni di manutenzione da eseguire con una certa periodicità. Grazie alla presenza del sistema TPMS si può disporre in qualunque momento del valore pressorio, provvedendo a portarlo al livello ottimale, in caso di necessità. I sensori di pressione vengono montati a livello della valvola o bloccati all’interno del battistrada degli pneumatici, dove catturano il valore pressorio e lo inviano direttamente alla centralina di controllo, che a sua volta riporta il dato ricevuto su di un indicatore a scala.

Nel caso in cui la pressione rilevata superi in un senso o nell’altro il range consigliato, può scattare un segnale d’allarme, che invita il conducente a prendere le dovute misure di sicurezza. In caso contrario, qualora la pressione sia inferiore al livello consigliato, è necessario procedere a gonfiare le gomme. Il sistema TPMS è in grado di registrare anche la temperatura delle gomme ed ha il vantaggio di non dover essere riprogrammato in caso di sostituzione degli pneumatici.

Sistema di infotainment auto: cos’è e qual è il migliore

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 4

Se una volta nell’acquisto di un’auto si guardava alle prestazioni, allo spazio o all’aspetto esteriore, oggi, sempre di più, si prende in considerazione anche il pacchetto di tecnologia che offre. I sistemi di infotainment, così, stanno assumendo un ruolo primario anche nella scelta della vettura. E l’impegno delle Case nello sviluppo di apparecchi sempre più moderni e ricchi lo dimostra chiaramente.

Se fino a qualche anno fa, l’aggiornamento delle funzioni dei sistemi di infotainment, come la navigazione, poteva essere effettuato portando la vettura nel centro d’assistenza ufficiale della Casa automobilistica, oggi, alcuni brand offrono gli aggiornamenti OTA (Over-the-Air) che permettono di aggiornare da remoto tutte le centraline all’interno della vettura (dalla navigazione al powertrain passando per le centraline che gestiscono le sospensioni adattive).

INDICE
 Infotainment auto: cos’è?
 Sistemi di infotainment Apple e Android
 Come funziona Android Auto?
 App compatibili Apple CarPlay
 Meglio Android Auto o Apple CarPlay? Le differenze
 Infotainment: sistemi nativi preinstallati

Quando parliamo di infotainment auto, intendiamo la possibilità di comandare comodamente dall’abitacolo della propria vettura tutti quei sistemi come il navigatore satellitare, la radio, i dispositivi per la riproduzione di DVD e anche il proprio smartphone tramite comandi semplici e intuitivi. Con i sistemi di infotainment è quindi possibile svolgere una molteplicità di operazioni senza distrarsi dalla guida.

Grazie ai comandi vocali si possono inviare messaggi o mail, ricevere ed effettuare telefonate evitando di incorrere in infrazioni al Codice della Strada. Oltre a queste operazioni, effettuabili grazie alla connessione internet del sistema infotainment, è anche possibile tenere sotto controllo lo stato della propria auto per quel che riguarda, ad esempio, la pressione delle gomme.

Ma quali sono le tecnologie che rendono possibile effettuare questa molteplicità di operazioni? Esistono diverse opzioni possibili, da quelle preinstallate nelle auto di ultima generazione – i sistemi nativi di infotainment – ai sistemi Apple CarPlay e Android Auto.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 5

La corsa alla dotazione dei sistemi di infotainment ha spinto anche produttori fuori dal mondo automotive, come Apple e Android, ad investire in questo mercato. I due principali produttori di sistemi operativi per smartphone hanno sfruttato le loro conoscenze per rendere i propri device sempre connessi con le vetture.

La Casa della mela ha sviluppato il sistema denominato Apple CarPlay, mentre Android Auto è quello sviluppato dalla società concorrente. Una volta connesso il proprio smartphone con uno dei due sistemi è possibile visualizzare sul monitor dell’infotainment della propria auto la maggior parte delle app installate nel telefono.

Vengono quindi visualizzate le icone per le chiamate, per i sistemi di messaggistica, per la musica, Google Maps, quelle riservate al navigatore satellitare, Spotify o Waze – nel caso in cui queste ultime siano presenti sul proprio smartphone.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 1

Capire come funziona Android Auto è decisamente semplice. Il possessore di un telefono con sistema operativo Android può connettere il proprio smartphone all’infotainment della propria vettura grazie alla tecnologia realizzata da Google nel 2015. Questa consente di comunicare tramite comandi vocali, effettuare e ricevere chiamate, inviare e ricevere messaggi e anche navigare con Google Maps.

Per poter fare tutto ciò è necessario avere un telefono Android 5.0 o successivo, un cavo USB e il sistema Android Auto installato nel proprio infotainment. Basta poi scaricare l’app Android Auto da Google Play e collegare lo smartphone al sistema infotainment con il cavo USB per effettuare la prima configurazione, e successivamente utilizzare al massimo tutte le app disponibili.

Per i possessori di iPhone è possibile far dialogare il proprio smartphone con l’infotainment dell’auto tramite CarPlay. Per poter utilizzare CarPlay è necessario avere un iPhone con il sistema operativo iOS 7.1 o successivi. Bisogna poi connettere lo smartphone all’infotainment tramite cavo USB o wireless e iniziare la prima configurazione del sistema. Effettuata questa operazione apparirà l’assistente vocale iPhone, Siri, sullo schermo centrale, dove sarà proiettata la schermata del telefono. Anche in questo caso, così come per Android Auto, è possibile chiamare e ricevere telefonate, inviare e ricevere messaggi, utilizzare le funzioni di navigazione e ascoltare musica tramite iTunes.

La domanda tra quale dei due sistemi sia il migliore divide da sempre i sostenitori delle due aziende. Android Auto ha tra le proprie peculiarità quella di una connessione dello smartphone al sistema di infotainment molto veloce e intuitiva. Basta infatti collegare il telefono alla vettura con il cavetto USB e in pochi secondi la schermata home dello smartphone viene riprodotta sullo schermo dell’infotainment.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 3

Identica procedura e facilità di connessione è quella prevista per il sistema Apple CarPlay, ma sfruttando questo sistema si ha un vantaggio in più: poter godere di icone delle app di dimensioni maggiori, e quindi più facilmente leggibili rispetto a quelle di Android Auto.

Per uscire da Apple CarPlay o da Android Auto e tornare alla schermata del sistema di infotainment prodotto dalla casa automobilistica è sufficiente cliccare sull’icona con il logo del costruttore. L’unica differenza è che per Android Auto, sotto all’icona del logo, è presente la scritta “esci”, mentre Apple CarPlay riporta il nome della casa costruttrice.

Se si è in procinto di cambiare vettura e si vuole sapere se questa sarà dotata di connettività Apple CarPlay o Android Auto, è sufficiente visitare i siti web delle due compagnie e consultare l’elenco di vetture omologate per questa connessione.

A questo punto sorge spontanea una domanda: “Qual è il sistema migliore tra Apple CarPlay e Android Auto?”. La risposta è del tutto soggettiva: la motivazione che può far propendere per l’uno piuttosto che per l’altro sistema è la stessa che avrà spinto ad acquistare uno smartphone dotato di sistema operativo Android piuttosto che per uno con iOS.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 6

Le vetture più moderne sono dotate di sistemi di infotainment preinstallati tramite i quali gestire numerose funzioni come radio, navigatore e climatizzatore. L’evoluzione di questi sistemi è stata decisamente rapida e, se all’inizio erano presenti tasti fisici per comandare l’infotainment di bordo, adesso questi sono spariti per far spazio ai comandi gestuali, vocali e al touch screen.

Gli schermi dei sistemi di infotainment moderni presentano dimensioni decisamente maggiori rispetto al passato e grafiche molto più dettagliate. Le informazioni consultabili tramite questi sistemi, inoltre, sono aumentante notevolmente e adesso è possibile avere notizie in tempo reale sia sul traffico che sul meteo.

 1. Sistema di infotainment Tesla IVI

A svettare in cima è il sistema di infotainment di una vettura che ha fatto dell’innovazione il proprio cavallo di battaglia, la Tesla. Il sistema IVI della Tesla ha ottenuto l’86% di pareri favorevoli da parte dei proprietari della vettura americana. L’enorme monitor touch screen da 15 pollici presente a centro plancia è il vero e proprio centro di comando della berlina.

Sono assenti del tutto i tasti fisici, cosa che potrebbe disorientare in un primo momento, ma la loro mancanza è sopperita da un sistema di comandi vocali davvero ben realizzato e da un ottimo feedback del touchscreen.

Tesla Model 3 interni

2. Sistema di infotainment BMW iDrive

La seconda posizione della classifica vede la presenza dell’iDrive della BMW. L’infotainment delle vetture tedesche ha ricevuto l’80% dei consensi e di recente è stato aggiornato alla versione 7.0. Il nuovo sistema è utilizzabile tramite comandi vocali e grazie alla presenza del BMW Intelligent Personal Assistant la vettura è in grado di riconoscere automaticamente le preferenze del guidatore relative a impostazioni di guida, luci interne, temperatura dell’aria e tragitti maggiormente frequentati.

L’X5 e l’X7 del 2019 introducono una nuova versione di Drive (chiamata versione 7.0) con uno schermo touchscreen da 12,3 pollici e un quadro strumenti di uguali dimensioni. La Serie 3 2019, la Serie 8 2019 e la 24 2019 hanno iDrive 7.0 anche se con uno schermo da 10,25 pollici. BMW sta inoltre introducendo una nuova funzionalità simile ad Alexa chiamata Intelligent Personal Assistant. Disponibile nelle serie 3 e 8, oltre a Z4 e X7, la tecnologia di riconoscimento vocale è in grado di soddisfare molte richieste effettuate dai passeggeri. La Casa dell’Elica ha anche implementato gli aggiornamenti OTA da remoto per tutte le centraline presenti nella vettura.

BMW Serie 3 Touring: dal 2020 anche ibrida plug-in

3. Sistema di infotainment Genesis Display

Il terzo posto nella classifica è occupato dal Genesis Display, sistema di infotainment adottato dalle vetture del gruppo Genesis in Italia presente con Hyundai che ha soddisfatto il 77% dei possessori. La versione top di gamma presenta un sistema di navigazione con schermo touch da 8 pollici che integra tutte le funzioni di navigazione e infotainment, inclusi Apple CarPlay e Android Auto. Tramite il sistema di infotainment è possibile accedere alle opzioni LIVE Services: alle informazioni aggiornate in tempo reale su meteo, traffico, autovelox e ricerche online per luoghi d’interesse e parcheggi disponibili.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 10

4. Sistema infotainment Sync3 Ford

Alla quarta posizione della classifica Consumer Reports è presente il sistema Sync3 di Ford, che controlla tutte le modalità relative all’intrattenimento oltre al navigatore. L’infotainment auto è comandato da un monitor touchscreen da 8 pollici ad alta risoluzione e capacitivo con funzione pinch & swipe. È possibile comandare il proprio smartphone sia attraverso il controllo vocale delle app del catalogo AppLink, sia grazie al supporto per i sistemi Apple CarPlay e AndroidAuto, con i quali si può telefonare, navigare online, inviare e ricevere messaggi, ascoltare musica e ottenere indicazioni stradali in base al traffico.

ford ka interni

5. Sistema di infotainment Fiat UConnect

Al quinto posto della classifica spicca il sistema di infotainment di Casa Fiat chiamato UConnect. La quarta generazione è stata apprezzata dal 72% dei proprietari che hanno elogiato sia la facilità di utilizzo tramite tasti fisici, che la comodità di accedere alle funzioni principali, quali audio e ventilazione, senza particolari complessità. La versione top di gamma dell’infotainment UConnect presenta uno schermo da 8’’ con grafica rinnovata, comandi multi touch e possibilità di connettere il proprio smartphone sia tramite Android Auto che Apple CarPlay.

Fiat 500X interni

6. Sistema di infotainment Alfa Connect

Il restyling MY2020 di Giulia e Stelvio ha portato con sé importanti aggiornamenti a livello di infotainment. I display da 6,5 e 8 pollici, gestibili solamente tramite un controller rotativo sulla console centrale, offrono adesso la compatibilità con le funzioni Apple CarPlay e Android Auto, mentre la navigazione rimane optional su entrambi i sistemi.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 7

7. Sistema infotainment Audi MMI Touch Response

La maggior parte dei modelli meno recenti della Casa dei Quattro Anelli utilizza un sistema di infotainment chiamato MMI, che presenta una manopola con pulsanti di scelta rapida necessaria per accedere a tutte le informazioni sul display. I nuovi modelli proposti da Audi, soprattutto negli allestimenti più costosi, consentono anche ai conducenti di interagire con il sistema di infotainment tramite Virtual Cockpit, un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici che si può gestire dai comandi sul volante.

Questa nuova tecnologia permette al guidatore di tenere sotto controllo molte informazioni, dalla navigazione ai dati sulla guida, senza distogliere lo sguardo dalla strada in uno schermo con grafica nitida e luminosa. Questa soluzione è stata adottata di serie in vetture sportive incentrate sul guidatore, come la TT e la R8, che non hanno uno schermo centrale nella plancia centrale ma forniscono tutte le informazioni tramite il cruscotto digitale.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 9

A6, A7, A8, Q3 ed e-tron sono solo alcuni dei modelli che utilizzano il sistema di infotainment MMI Touch Response, con feedback tattile sui due schermi nella plancia centrale. Il display principale è 10,1 pollici e viene utilizzato per la navigazione, il sistema multimediale e i supporti di Apple CarPlay e Android Auto mentre quello inferiore da 8,6 pollici serve per controllare il clima e inserire informazioni come gli indirizzi di navigazione. A disposizione dei clienti Audi anche la possibilità di collegare il sistema di infotainment della propria vettura con l’account Amazon per sfruttare le funzionalità di Alexa.

8. Sistema infotainment Mercedes MBUX

I modelli della Casa di Stoccarda vengono equipaggiati con il nuovo sistema di infotainment chiamato MBUX. A seconda del modello in cui è implementato, questo sistema viene dotato di schermi touchscreen di dimensioni differenti dai 7 ai 12,3 pollici e supporta le funzioni Apple CarPlay e Android Auto. A questo si aggiungono comandi vocali per attivare il servizio “Hey, Mercedes” che riesce a soddisfare le richieste dell’utente.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 8

Come funziona il motore elettrico per auto?

Come funziona il motore elettrico per auto? 2

Le stringenti normative mondiali in materia di emissioni hanno spinto la maggior parte dei costruttori a puntare sulla mobilità elettrica. Nonostante il motore elettrico per auto sia stato sperimentato per la prima volta sulle vetture già nella prima metà dell’Ottocento, il maggior ostacolo ancora oggi difficile da superare per questa tecnologia riguarda l’autonomia delle batterie e la velocità di ricarica delle stesse, oltre alla rapida diffusione delle stazioni di ricarica.

INDICE
 Motore elettrico auto
 Come funziona il motore elettrico auto
 Consumo motore elettrico auto

Come anticipato, il motore auto elettrica ha fatto le sue prime apparizioni nella prima metà dell’Ottocento con la carrozza elettrica realizzata da Robert Anderson, mentre il primo prototipo di auto elettrica fu realizzato da Thomas Parker nel 1884, utilizzando batterie speciali ad alta capacità da lui progettate. Tra le fine del Diciannovesimo secolo e l’inizio del Ventesimo, il motore elettrico per auto poteva essere senza dubbio considerato uno dei metodi preferiti di trasporto, di sicuro più confortevole rispetto alla vetture alimentate a carburante dell’epoca. Purtroppo lo sviluppo dei motori elettrici fu limitato dalle conoscenze di quel periodo e la velocità massima che poteva raggiungere il motore elettrico per auto era pari a soli 32 Km/h.

Come funziona il motore elettrico per auto? 1

Completata la breve premessa storica, è giunto adesso il momento di capire come funzionano le auto elettriche. Il motore elettrico per auto utilizza l’energia elettrica accumulata dalla batteria trasformandola nell’energia meccanica necessaria a far muovere la vettura. L’energia elettrica accumulata dalla batteria viene trasferita al motore elettrico grazie all’inverter. Questo dispositivo trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore, il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria; identica funzione si attiva in fase di frenata.

auto elettriche
auto elettriche

Su strada, l’auto elettrica procede in modo fluido e totalmente silenzioso e può godere di una coppia istantanea che consente una spinta immediata e decisamente più veloce rispetto a una vettura dotata di un motore di tradizionale. Elemento fondamentale nel motore elettrico per auto sono le batterie. Questa componente è, ad oggi, il cruccio dei vari costruttori dato che l’elemento penalizzante delle vetture elettriche è l’autonomia. Per i modelli dotati di batterie al litio, le case costruttrici dichiarano un’autonomia che varia da 200 a 400 Km, ma ovviamente questa può variare in base allo stile di guida adottato dal conducente.

Come funziona il motore elettrico per auto?

Le singole batterie sono di solito raggruppate in grandi sistemi di varia tensione e capacità per ottenere l’energia richiesta. La durata delle batterie dovrebbe essere considerata quando si calcola il costo di investimento, dato che le batterie si consumano e devono essere sostituite. Il decadimento delle batterie dipende da numerosi fattori, anche se si stanno progettando batterie che durano di più dello stesso veicolo.

Le batterie delle vetture elettriche devono essere ricaricate. La maggior parte delle auto elettriche possono essere ricaricate all’80% della loro capacità in 30 minuti, ma la velocità di ricarica domestica è vincolata dai contratti di fornitura di energia elettrica dell’impianto. Un’attenta programmazione dell’utilizzo dell’auto può comunque consentire di evitare di ricorrere alla ricarica rapida e usufruire della ricarica convenzionale quando la vettura è ferma nel parcheggio di casa o in quello del luogo di lavoro. Un’alternativa alla ricarica di un’auto con motore elettrico sarebbe quella di sostituire rapidamente il pacco batterie ormai scarico con un altro già carico, ma il costo totale di una simile operazione è al momento antieconomico.

Spiegato il funzionamento motore elettrico, è giunto il momento di passare a un argomento che interessa particolarmente chi sceglie questa tipologia di vetture, ossia il consumo del motore elettrico auto. Considerando i differenti modelli presenti sul mercato, possiamo affermare come la Tesla Model S sia la vettura che garantisce il miglior rapporto autonomia/costo. L’autonomia dichiarata per la vettura della casa di Elon Musk è di 600 km con un pieno da 40 euro e consuma circa 0,067 euro a km, mentre per la Model X, altro modello della Tesla, viene dichiarata un’autonomia di 565 km con un pieno da 40 euro e costa 0,071 euro a km.

Volendo trovare un’alternativa europea si può guardare con interesse alla Renault Zoe. La compatta francese, grazie alla batteria da 41 kWh riesce ad avere un’autonomia di 380 km con un pieno di energia da 16,40 euro e un costo/km di 0,043 euro; volendo salire di dimensioni e di prezzo, si può optare per la Hyundai IONIQ con la quale si potranno percorrere fino a 280 km con un pieno di 11,20 euro e un rapporto costo/Km di 0,040 euro.

Prendendo in considerazione una pietra miliare tra le auto elettriche, la Nissan Leaf con batteria da 30 kWh può percorrere fino a 250 km con un pieno da 12 euro e un rapporto costo/Km di 0,048 euro, mentre quella da 24 kWh garantisce 160 km di autonomia con un pieno da 9,60 euro. È quindi palese come le caratteristiche del motore elettrico per auto garantiscano un notevole risparmio economico rispetto a una vettura dotata di propulsore tradizionale, ma la scelta per un modello simile deve essere valutata con attenzione in funzione dei chilometri percorsi quotidianamente e della conseguente autonomia disponibile.

auto elettriche
auto elettriche

 

Cambio sequenziale: ecco come funziona e tutte le caratteristiche

Cambio sequenziale

L’evoluzione tecnologica che ha investito il mondo automotive ha riguardato non solo l’ingresso sulle vetture di componenti in grado di rendere le auto perennemente connesse, vedi i sistemi di infotainment, ma, soprattutto, di sistemi in grado di alleviare lo stress alla guida come il cambio sequenziale. Scopriamo come funziona e su quali vetture è presente.

INDICE
Come funziona il cambio sequenziale
Cambio sequenziale Smart
Cambio sequenziale Renault
Cambio sequenziale BMW
Cambio sequenziale Ford
Differenza tra sequenziale e automatico

L’evoluzione del cambio automatico ha portato i vari costruttori a dotare alcuni modelli presenti in gamma del cambio sequenziale. Questa terminologia indica una particolare modalità di funzionamento del cambio automatico, ossia quella che consente al guidatore di decidere quando cambiare marcia.

A differenza che con un tradizionale cambio automatico, in presenza di un cambio sequenzialeil guidatore non dovrà premere alcun pedale della frizione per effettuare il passaggio di rapporto, ma sarà sufficiente spostare la leva posta sul tunnel centrale, o azionare i paddle dietro il volante, per compiere il cambio marcia.

Sulla maggior parte dei modelli spostando la leva del cambio verso l’alto si sale di rapporto, mentre tirando la leva verso il basso si effettua una scalata. Se, invece, l’auto è dotata di cambio sequenziale con paddle al volante sarà sufficiente tirare verso di sé la levetta di destra per salire di marcia oppure quella di sinistra per scalare rapporto.

La Smart è una delle vetture più popolari dotata di cambio sequenziale. Sarà sufficiente utilizzare la leva posta sul tunnel centrale per decidere in quale momenti effettuare il cambio marcia, ma se si vuole demandare questo compito all’elettronica di bordo sarà possibile inserire il funzionamento del cambio automatico e godersi una guida in totale relax.

Uno dei vantaggi dell’utilizzo del cambio sequenziale è dato dalla possibilità di decidere autonomamente quando effettuare il passaggio di marcia evitando così l’intervento della centralina di bordo.

La Renault ha voluto offrire su tutta la propria gamma il cambio automatico EDC, proponendo così una alternativa valida al cambio manuale.

Il cambio EDC a doppia frizione è un fiore all’occhiello del costruttore transalpino. Secondo la Renault, infatti, questo dispositivo riesce unire tutto il relax di un classico automatico all’efficienza di un cambio manuale.

I ricordi passati di consumi elevati per le auto dotate di cambio automatico sono ormai un ricordo. Inoltre il sistema EDC ha anche la possibilità di essere utilizzato come cambio sequenziale con paddle al volante seppure nelle versioni più sportive della gamma, ovvero le RS.

Il cambio sequenziale, come detto, consente al guidatore di decidere quando effettuare il passaggio di marcia ed è quindi il dispositivo ideale per tutte quelle vetture che fanno della sportività il proprio marchio di fabbrica.

Cambio sequenziale BMW

Tra le Case in grado di creare vetture decisamente sportive c’è senza ombra di dubbio la BMW. Il costruttore tedesco ha affascinato milioni di automobilisti con le sue auto dotate di motori 6 cilindri in linea e trazione posteriore, e negli ultimi anni ha proposto sul mercato lo Steptronic.

Con questa denominazione è indicato il cambio sequenziale made in BMW dotato di convertitore di coppia. Il guidatore avrà la possibilità di scegliere se far fare tutto alla propria vettura, e quindi utilizzare il cambio automatico, oppure decidere lui quando effettuare il cambio marcia, e utilizzare i paddle posti dietro le razze del volante, per estrarre il massimo delle performance dal propulsore grazie alle 8 marce disponibili.

La Casa americana ha introdotto nei listini, come alternativa al cambio manuale, un dispositivo automatico denominato Powershift.

Questo è dotato di due frizioni a secco che innescano due cambi manuali accoppiati e robotizzati ed hanno compiti separati: la prima serve i rapporti dispari, mentre la seconda i rapporti pari.

Entrambe sono regolate da una centralina robotizzata che alterna automaticamente le marce analizzando la velocità del veicolo e la pressione sull’acceleratore: se la velocità aumenta, la marce salgono, viceversa, quando la velocità diminuisce, le marce scalano automaticamente.

Anche il sistema Powershift può essere utilizzato come cambio sequenzialelasciando scegliere al guidatore quando effettuare il passaggio di marcia, ma la rapidità di cambiata garantita dal doppia frizione potrebbe far propendere per un utilizzo prettamente automatico.

Le auto con cambio sequenziale sono ormai una presenza costante nei listini dei costruttori e non è più raro trovare per strada vetture dotate di questa tecnologia.

Spesso, tuttavia, si confonde la funzione di cambio sequenziale con quella propria del cambio automatico. In realtà la differenza tra le due modalità di funzionamento è netta e semplice da comprendere.

Le auto dotate di cambio automatico sono tutte quelle macchine nelle quali la funzione di passaggio di marcia è affidata esclusivamente al’elettronica, mentre nelle auto dotate di cambio sequenziale, nonostante la possibilità di sfruttare il cambio automatico, sarà il conducente che potrà decidere di attivare il cambio sequenziale a prendere lui il comando quando si tratterà di salire di rapporto o scalare di marcia neutralizzando così l’intervento della centralina della vettura.

Con entrambi i dispositivi, quindi, non sarà presente il pedale della frizione, ma in una vettura dotata di cambio sequenziale sarà il guidatore a scegliere a quale regime di rotazione del motore effettuare il cambio marcia ottimale.