Pressione pneumatici: ecco come controllare la pressione delle gomme

Pressione pneumatici: ecco come controllare la pressione delle gomme

Per assicurare lunga vita alla propria vettura e alle gomme, ogni automobilista accorto procede al controllo della pressione pneumatici. In tal modo ci si assicura anche di viaggiare sempre in sicurezza. Scopriamo in questa guida come monitorare correttamente la pressione gomme e le soluzioni innovative che risolvono i problemi di manutenzione.

Pressione gomme auto

Gli pneumatici sono l’unico punto di contatto tra la propria vettura e l’asfalto e per questo motivo il loro controllo periodico è di fondamentale importanza per garantire una guida in totale sicurezza. Quando la pressione delle gomme si trova ad un livello ottimale, si evitano spazi di frenata più lunghi, una minore aderenza in curva e il surriscaldamento delle gomme. Al contrario, una corretta pressione rende efficienti i consumi di carburante e le emissioni, riducendo la velocità di usura degli pneumatici.

Anticipiamo fin d’ora, però, che se osserviamo la pressione pneumatici scendere rapidamente è opportuno effettuare un controllo delle valvole. Queste dovrebbero essere sostituite ad ogni cambio gomme ed è necessario che la chiusura del tappo sia in buono stato per evitare che siano rovinate causa dallo sporco raccolto per strada.

Pressione pneumatici: ecco come controllare la pressione delle gomme 3

Pressione insufficiente o eccessiva: i rischi

Viaggiare con la pressione pneumatici inferiore a quella corretta aumenta infatti sia gli spazi di frenata in caso di guida su fondo bagnato che le probabilità di incorrere in acquaplaning. In ogni caso, anche in condizioni metereologiche più favorevoli, la pressione insufficiente rende più pesante la manovrabilità dello sterzo in manovra.

Se ci si dimentica di controllare la pressione pneumatici, e si viaggia con un valore inferiore a quello consigliato, si rischia inoltre il maggior surriscaldamento delle gomme. A lungo andare, questo fenomeno causa la deformazione delle stese ed aumenta, di conseguenza, il rischio di esplosione. La maggior resistenza al rotolamento degli pneumatici che risulta da una pressione insufficiente nelle gomme contribuisce poi a far lievitare il consumo di carburante.

Non è solo una pressione pneumatici bassa ad aumentare i rischi, ma anche un valore troppo alto può avere conseguenze negative per la propria vettura. In questo case si diminuisce l’aderenza delle gomme con l’asfalto agevolando così l’usura anticipata delle componenti dell’auto ed accelerando il consumo del battistrada.

La giusta pressione per gli pneumatici

Per capire quale sia la pressione pneumatici corretta è fondamentale consultare la documentazione del veicolo fornita dal costruttore.

La pressione pneumatici è indicata tramite l’unità di misura dei bar e, solitamente, per le gomme estive il valore oscilla tra i 2.0 ed i 3.0 bar. Per verificare la pressione gomme auto si utilizza uno strumento, denominato manometro, che viene collegato alla valvola degli pneumatici e consente di aumentare o ridurre la pressione in base al valore indicato.

Il controllo della pressione gomme auto deve essere effettuato ogni quattro settimane ed a gomme fredde. Misurare il valore della pressione pneumatici a gomme ancora calde dopo aver utilizzato a lungo il proprio veicolo non è consigliato perché l’aumento della temperature degli pneumatici può falsare il reale valore della pressione.

Cos'è il sensore pressione pneumatici e come funziona?

 

Sistemi automatici di controllo della pressione gomme

Le vetture di nuova concezione sono adesso dotate obbligatoriamente di un sistema di controllo della pressione pneumatici, denominato TPMS (“Tyre Pressure Monitoring System”), che avvisa immediatamente qualora la pressione gomme auto non sia quella standard.

Questi sensori sono obbligatori dal 1 novembre 2014, in seguito all’applicazione del regolamento europeo 661/2009. Vengono montati sugli pneumatici estivi e invernali, nonché sui 4 Stagioni. Rilevano quindi in maniera costante e accurata il livello di gonfiaggio di ogni pneumatico. Bisogna ricordare, però, che le batterie integrate in questo tipo di sensori elettrici hanno, in media, una durata di circa 6-7 anni.

Pneumatici ad azoto

Altra particolarità relativa alla pressione pneumatici riguarda il gas tramite il quale gonfiare le gomme della propria auto. Se, infatti, la maggior parte degli automobilisti è solito compiere questa operazione immettendo aria all’interno della gomma, è tuttavia possibile riempire gli pneumatici con l’azoto.

L’azoto, essendo privo di umidità, evapora molto più lentamente dell’aria e comporta, quindi, una minor frequenza nel controllo della pressione gomme auto, una maggiore sicurezza in strada ed una riduzione dei consumi.

Anche nel caso di utilizzo di azoto è comunque opportuno procedere al controllo della pressione pneumatici ogni quattro settimane giusto per verificare che le gomme non abbiano riportato danneggiamenti nell’utilizzo quotidiano.

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Le 10 cose che devi assolutamente includere nel tuo kit invernale auto

Riparare uno pneumatico danneggiato

Quali possibilità abbiamo nel caso di foratura di uno o più dei nostri pneumatici? Esistono sul mercato spray sigillanti per gomme, in grado di arrestare la fuoriuscita di aria con facilità. In questo caso, però, la soluzione può funzionare solo con danni minimi. Se invece la situazione è più grave si dovrà sostituire la gomma forata con una ruota (o ruotino) di scorta.

In generale, è possibile pensare di riparare una gomma danneggiata se il conducente non ha continuato a viaggiare con la gomma a terra, se il buco non supera i 6 millimetri di diametro e infine se il danno riguarda esclusivamente zona del battistrada; mentre perforazioni e rotture sui fianchi sono irreversibili.

Se si vuole procedere alla riparazione, quando possibile, sempre sotto la guida di uno specialista, la cosa più importante e smontare la gomma, per poter controllare l’integrità e la possibilità di riuso. Se è riutilizzabile, si può applicare un pezzo di riparazione in gomma, ma meglio dall’interno, perché la soluzione sia più duratura.

Ad ogni modo, il futuro degli pneumatici vede le case produttrici sempre più impegnate ad elaborare soluzioni aggiornate e innovative come le gomme a tecnologia di sigillatura integrata, già disponibili sul mercato, oppure gli pneumatici run-flat o senza camera d’aria.

Pneumatici run-flat

Con il termine pneumatici runflat o “run flat”, ovvero autoportanti, ci riferiamo a una serie di gomme che hanno preso diversi nomi e sigle nel tempo: pneumatici ZP (Zero Pressure), EMT (Extended Mobility Tyre), SST (Self-Supporting), ROF (Run On Flat), BSR, etc. Si tratta di una tecnologia già rodata per l’utilizzo sui veicoli sportivi e di fascia premium per evitare incidenti causati da una foratura improvvisa.

Le gomme runflat traggono i loro vantaggi d’uso dai fianchi rinforzati che contribuiscono a sostenere la massadella vettura e consentono la marcia anche in seguito ad una perdita di pressione. La stabilità offerta è di solito sufficiente per raggiungere l’autofficina più vicina senza il tempo e i costi che comporta un carro attrezzi. Sostanzialmente, l’impiego di run-flat ci permette di dire addio ai cambi ruota sul ciglio della strada. La ruota di scorta non sarà più necessaria, e anche la massa della vettura ne beneficerà.

In caso di foratura di uno pneumatico run-flat, la marcia può continuare per circa 80 km a una velocità massima di 80 km/h. I valori, però, possono cambiare al variare del tipo di vettura e di gomme, della temperatura esterna e della strada.

Pneumatici senza camera d’aria

Oltre agli pneumatici run-flat, il futuro delle gomme vedrà presto entrare in gioco anche una nuova tecnologia, progettata per sbarazzarsi della camera d’aria e dei problemi connessi alla possibile foratura. Secondo alcune indiscrezioni, in meno di un decennio troveremo pneumatici senz’aria di serie su alcuni veicoli, uno fra tutti in Europa la MINI Cooper SE.

I vantaggi apportati da questa soluzione non consistono soltanto nell’impossibilità di una foratura, ma anche nella diminuzione degli incidenti correlati e dello spreco di circa 200 milioni di pneumatici che diventano rifiuti ogni anno a causa di usura precoce.

La prima gomma resistente ad ogni foratura sarà la Michelin Uptis, presentata nel 2019 e pronta a ad essere montata sull’americana Chevrolet Bolt. Per progettare questo pneumatico, Michelin ha portato circa 50 brevetti in più di un decennio di prove tra laboratorio e strade di tutto il mondo.

La gomma in questione è priva di camera d’aria e utilizza invece una lamelle in fibra di vetro flessibile irrobustite in grado di reggere l’intera massa della ruota. Lo svantaggio è invece rappresentato dalla irremovibilità del cerchio in lega e dalla maggiore deformabilità rispetto ai modelli attualmente sul mercato. Quest’ultimo contro è infatti l’altro lato della medaglia della maggiore resistenza agli urti e ai percorsi accidentati.

Presto, però. Michelin sarà raggiunta dai concorrenti nella produzione di pneumatici senz’aria. Al lavoro ci sono infatti anche Goodyear, che lo sta testando sui robot di consegna della Starship, e Hankook.

Cambio olio motore: a cosa serve, quando farlo e costi

Ogni quanto cambiare l'olio al motore della propria auto

Per garantire la piena efficienza della propria vettura e così estenderne al massimo la vita è fondamentale una regolare manutenzione. Tra le pratiche più importanti da rispettare per proteggere le componenti essenziali di un’auto troviamo la sostituzione dell’olio del motore, da effettuarsi periodicamente per evitare usura eccessiva e malfunzionamenti del “cuore” di ogni veicolo. In questa piccola guida trovate tutto ciò che c’è da sapere per procedere al cambio olio auto.  

INDICE
Olio auto: cos’è e a cosa serve
Cambio olio auto: ogni quanto farlo?
Spia olio macchina: cosa vuol dire quando è accesa?
Come cambiare l’olio motore
Quanto olio va nel motore?
Cambio olio motore diesel
Cambio olio motore benzina
Cambio olio: costo
Tipo olio motore
Filtro olio motore: quando cambiarlo

Quando parliamo di olio auto ci riferiamo al liquido necessario a lubrificare le componenti meccaniche del propulsore. L’olio del motore è composto essenzialmente da una base idrocarburica e da una serie di additivi, presenti in genere dal 10 al 30%, che possono essere di origine minerale, sintetica o semi-sintetica: la scelta di una miscela piuttosto che un’altra dipenderà sostanzialmente dall’età dell’auto e dal tipo di alimentazione. Quest’olio, quindi, protegge le superfici metalliche dalla corrosione, mantiene puliti i componenti con i quali entra in contatto per creare meno residui di combustione possibili e contribuisce a regolare la temperatura del propulsore. 

È buona prassi cambiare con una certa frequenza l’olio motore del proprio veicolo: in genere, si consiglia di effettuare un ricambio completo ogni 15.000 km percorsi. Tuttavia, come spesso accade, indicazioni più precise e specifiche per ogni tipo di vettura sono contenute nel libretto d’uso e manutenzione dell’auto. Inoltre, si consiglia di controllare regolarmente il livello di olio motore presente, così da evitare problemi al propulsore in caso di quantità insufficiente del lubrificante. 

Un’indicazione importante sulla quantità di olio motore della nostra auto ci viene data dalla spia dell’olio che troviamo nel cruscotto di tutte le auto. Come abbiamo accennato in precedenza, il controllo del livello dell’olio motore è fondamentale per evitare che le componenti meccaniche subiscano danneggiamenti.

Olio motore auto: quando cambiarlo? Ecco tutti i consigli da seguire

La spia rossa, dalla caratteristica forma di un’antica lampada ad olio, si accende quando la pressione dell’olio è insufficiente. A quel punto, è bene fermare il mezzo che si conduce il prima possibile e procedere al più presto al rabbocco (o all’eventuale sostituzione) dell’olio motore.

Il cambio olio motore è una operazione che può essere effettuata sia in autonomia sia rivolgendosi presso una officina di fiducia, ma spesso si sceglie per questa seconda opzione dato che il procedimento è abbastanza macchinoso. Per prima cosa è necessario aprire il cofano e rimuovere il tappo dell’olio. Poi, bisogna procedere al sollevamento della vettura sfruttando un ponte idraulico, uno strumento che non è così facile trovare in casa ad uso privato.

Compiuta anche questa operazione, si passa a svitare il bullone di drenaggio presente nella coppa dell’olio, per far colare il lubrificante residuo in un recipiente precedentemente posizionato al di sotto del mezzo. A questo punto è necessario sostituire il filtro olio motore, installandone un nuovo.

Una volta terminate tutte queste operazioni si può avvitare nuovamente il bullone di drenaggio e versare l’olio motore nuovo nell’apposita sede. L’olio vecchio raccolto nel recipiente, invece, deve essere necessariamente portato presso un centro di raccolta di oli esausti, dato che lo smaltimento in autonomia è severamente vietato.  

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Controllare che la quantità di olio motore sia sufficiente sul proprio veicolo è un’operazione semplice e che si consiglia di eseguire con una certa frequenza. Per prima cosa è necessario indossare dei guanti protettivi per evitare residui difficili da lavare via. Poi, bisogna tirare fuori l’asta di livello dalla coppa dell’olio (riconoscibile dall’estremità ad anello che spunta dal blocco motore) e pulirla bene con un fazzoletto di carta.

Olio motore auto: quando cambiarlo? Ecco tutti i consigli da seguire 1

Dopodiché, l’asta deve essere rimessa al suo posto per qualche secondo e nuovamente tirata fuori. A quel punto si può esaminare il livello dell’olio: se raggiunge lo spazio tra le due tacchette di livello ve n’è una quantità sufficiente. Inoltre, per non incorrere una misurazione sbagliata, bisogna sempre ricordarsi di non girare sottosopra l’asta di livello, dato che l’olio colerebbe verso il basso risultando di più di quanto non sia.

In generale, se si possiede una vettura alimentata a diesel il cambio olio potrà essere effettuato ad intervalli chilometrici più ampi rispetto ad un analogo modello a benzina. Come sempre si consiglia di controllare le indicazioni fornite nel libretto di uso e manutenzione, ma in linea di massima possiamo affermare che il cambio dell’olio per i motori a gasolio possa essere effettuato ogni 25.000 – 30.000 km percorsi.

Al contrario, i veicoli a benzina necessitano di cambiare l’olio motore con maggiore frequenza: in generale, per queste vetture è buona prassi effettuare il cambio ogni 15.000 Km. Ovviamente tutto dipende anche dall’utilizzo che si fa della vettura. Nel caso in cui la si usi sporadicamente,  si consiglia di procedere al cambio olio motore ogni anno, anche se non sono stati raggiunti i 15.000 km, così da avere la certezza di godere di un lubrificante perfettamente fluido. 

La sostituzione dell’olio motore non ha, normalmente, un costo eccessivo, che però varia molto in base al tipo di olio scelto e a seconda che si decida di cambiarselo da soli o appoggiandosi a un’officina. In linea di massima, il nostro consiglio è di non risparmiare sulla qualità del lubrificante, dato che un olio di qualità scadente potrebbe influire notevolmente sull’efficienza e sull’usura del propulsore, causando danni ingenti e costosi da riparare. In commercio esistono varie tipologie di prodotti, con una fascia di prezzo che va da 10 a 30 euro. Se ci si rivolge ad un’officina, al prezzo dell’olio bisogna poi aggiungere anche quello della manodopera, per un totale complessivo che normalmente si aggira sui 100 euro. 

In commercio si trovano diverse tipologie di olio motore, con differenti gradi di viscosità riportati sulla confezione, che variano in base alla miscela usata. Dopo aver letto le specifiche indicate sul libretto di uso e manutenzione si dovrà acquistare la stessa tipologia di olio prevista dalla Casa produttrice. Per essere certi di non sbagliare si deve prestare attenzione al numero iniziale seguito della lettera W, che indica la viscosità a freddo dell’olio, e al numero finale, che invece indica la viscosità a caldo e quindi la massima temperatura d’esercizio per la quale si può utilizzare quel tipo di lubrificante. Inoltre, come già accennato, si consiglia di non risparmiare sulla qualità del lubrificante, data la sua importanza nel corretto funzionamento del propulsore.

Il filtro olio motore ha una funzione fondamentale perché, grazie alla sua particolare composizione, raccoglie le particelle di scarto generate durante la combustione. Il filtro olio motore ha quindi lo scopo di tenere pulito il lubrificante e la sua sostituzione è consigliata ogni volta che si cambia l’olio auto. Esistono vari tipi di filtri olio motore: magnetico, a centrifuga, a sedimentazione o ancora meccanico. Se l’auto ha almeno 10 anni il nostro consiglio è di cambiare il filtro ogni 10.000 km, ma in ogni caso è sempre bene far controllare all’officina di fiducia lo stato del filtro olio motore per decidere quando e se sostituirlo. 

Cose da sapere

A cosa serve l’olio motore?

L’olio motore è un elemento fondamentale per lubrificare le componenti meccaniche del propulsore ed è composto da una base idrocarburica e da una serie di additivi. L’olio motore protegge le superfici metalliche dalla corrosione, mantiene puliti i componenti con i quali entra in contatto per creare meno residui di combustione possibili e contribuisce a regolare la temperatura del propulsore.

Ogni quanto cambiare l’olio motore?

È buona prassi controllare regolarmente il livello di olio motore presente così da evitare problemi al propulsore in caso di presenza insufficiente del lubrificante. Per sapere ogni quanto cambiare l’olio motore sarà necessario controllare quanto riportato nel libretto di uso e manutenzione della vettura. In genere è opportuno procedere al cambio olio auto ogni 15.000 km, ma in caso di vetture diesel si possono aspettare anche 25-30.000 km.

Come si cambia l’olio motore?

Il cambio olio motore si può effettuare in autonomia o presso una officina di fiducia. Basta aprire il cofano e rimuovere il tappo dell’olio, quindi svitare il bullone di drenaggio presente nella coppa dell’olio e far colare il lubrificante residuo in un recipiente precedentemente posizionato. Successivamente sarà necessario sostituire il filtro olio motore ed installarne un nuovo. Compiute queste operazioni si potrà avvitare nuovamente il bullone di drenaggio e versare l’olio motore nuovo sull’apposita sede controllando con l’asticella la quantità introdotta. 

Quanto costa cambiare l’olio motore?

In commercio esistono varie tipologia di prodotti con una fascia di prezzo da 10 a 30 euro. Se ci si rivolgerà ad una officina di fiducia, oltre al prezzo dell’olio, si dovrà aggiungere anche quello della manodopera ed il totale complessivo potrebbe aggirarsi sui 100 euro. 

Ogni quanto si deve cambiare il filtro motore?

Il filtro olio motore ha quindi lo scopo di tenere pulito il lubrificante e la sua sostituzione è consigliata ad ogni cambio olio auto.  Se l’auto ha almeno 10 anni il nostro consiglio è di cambiare il filtro ogni 10.000 km, ma in ogni caso è sempre bene far controllare all’officina di fiducia lo stato del filtro olio motore per decidere quando e se sostituirlo. 

Liquido radiatore: cos’è, a cosa serve, quale usare e quando cambiarlo

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Effettuare una regolare manutenzione della propria vettura è fondamentale per trovarsi sempre alla guida di un’auto in perfette condizioni. Una delle operazioni più importanti per evitare ingenti danni al motore, da effettuare a cadenza regolare, è il controllo del liquido refrigerante. In questa piccola guida trovate tutte le informazioni necessarie a svolgere quest’operazione nei tempi e nei modi previsti.

 INDICE
 Liquido refrigerante auto: cos’è e a cosa serve
 Liquido di raffreddamento motore: quando cambiarlo
 Liquido refrigerante rosso
 Liquido refrigerante blu
 Mischiare il liquido radiatore rosso e blu
 Mischiare acqua e liquido refrigerante?

Quando si parla di liquido del radiatore, o liquido di raffreddamento motore, si intende una miscela di acqua e glicole etilenico (un idrocarburo piuttosto semplice) che, quando scatta la valvola termostatica, viene immessa nel sistema di propulsione per regolarne la temperatura. Questa miscela serve quindi ad evitare sia il surriscaldamento sia, in caso di temperature particolarmente rigide, il raffreddamento eccessivo.

Il liquido refrigerante auto ha quindi la funzione di raffreddare gli ingranaggi per garantirne il corretto funzionamento. La sua particolare composizione, inoltre, evita la formazione di ruggine e per questa ragione sulle moderne vetture è sconsigliato il rabbocco con della semplice acqua.

Come accennato, per mantenere la propria vettura in perfetto stato è necessario anche controllare regolarmente il livello del liquido di raffreddamento, un’operazione che può essere svolta autonomamente. Basta aprire il cofano per verificare: il contenitore del liquido è trasparente e permette di vedere subito se la quantità è adatta, cioè se il liquido raggiunge la tacchetta di livello presente sul contenitore stesso.

In caso di livello basso del refrigerante è sufficiente procedere al rabbocco, rispettando l’indicazione della quantità massima, così da evitare eventuali danneggiamenti al propulsore in caso del raggiungimento di temperature di esercizio elevate.

I liquidi refrigeranti sono tutti colorati per aiutare ad individuare eventuali perdite e distinguere prodotti che non vanno mescolati tra loro. Il liquido radiatore rosso è composto esclusivamente da fluidi organici ed è ideale per motori ad alte prestazioni, sia a benzina che a gasolio. Questo perché, a differenza di altri tipi di liquidi refrigeranti, questo contiene solo additivi organici. Infatti, questo tipo di liquido radiatore è identificato con la sigla OAT, ovvero Organic Additive Technology, ossia tecnologia con additivi organici.

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Il liquido refrigerante blu, invece, non è più utilizzato sulle moderne vetture. Si tratta di un liquido sempre a base di glicole etilenico che utilizza come additivi delle sostanze anticorrosive inorganiche, come sali di fosfato, nitriti, silice e borato, tutti composti estremamente tossici ed inquinanti.

Questa tipologia di liquido refrigerante viene quindi utilizzata solo sulle auto di vecchia generazione che hanno bisogno di mantenere un determinato valore del PH per far fronte alla corrosione  causata dal glicole in decomposizione.

La differente colorazione dei liquidi refrigeranti ha anche la funzione di avvisare chi si accinge ad effettuare il rabbocco. È infatti sconsigliato mescolare liquidi di colori diversi, perché i diversi agenti fluidificanti e gli additivi anticorrosione potrebbero reagire producendo un composto gelatinoso, che andrebbe ad intasare il circuito dell’auto e costringerebbe a una totale pulitura dello stesso.

Non solo è possibile mischiare acqua e liquido refrigerante, ma anzi è un’operazione consigliata dalle Case. Sulla confezione del liquido vengono solitamente indicate le percentuali esatte di concentrazione, ma normalmente il liquido refrigerante deve essere diluito con acqua in una proporzione 50-50. La miscela così ottenuta può quindi essere usata per rabboccare il liquido radiatore nel caso il livello non fosse adatto.

In ogni caso, però, si sconsiglia fortemente il rabbocco con la sola acqua, dato che potrebbe alterare la miscela ottimale con il refrigerante. Infatti, se l’acqua è presente in concentrazioni troppo alte la miscela può ghiacciarsi, in caso di temperature rigide, o iniziare a bollire (il circuito di raffreddamento del motore funziona ad una temperatura di 90°-100°), creando bolle d’aria che invece di raffreddare il motore avranno l’effetto di surriscaldarlo.

Cose da sapere

Cos’è il liquido refrigerante?

Il liquido refrigerante è una miscela di acqua e glicole etilenico che viene immessa nel sistema quando scatta la valvola termostatica, ed evita così il surriscaldamento, o quando la temperatura ambientale è particolarmente rigida.

Come si controlla il livello di liquido refrigerante?

Il controllo del livello del liquido di raffreddamento è una operazione che può essere svolta autonomamente. Basta aprire il cofano motore e verificare che il liquido raggiunga l’apposita tacchetta di livello sul contenitore. In caso di livello del refrigerante basso sarà sufficiente procedere al rabbocco rispettando l’indicazione del massimo così da evitare eventuali danneggiamenti al propulsore in caso del raggiungimento di temperature di esercizio elevate.

Qual è la differenza tra liquido refrigerante rosso e blu?

Il liquido radiatore rosso è composto esclusivamente da fluidi organici ed è ideale per motori ad alte prestazioni, sia a benzina che a gasolio. A differenza dei liquidi blu/verde e giallo, questo contiene solo additivi organici ed è identificato con la sigla OAT, ovvero Organic Additive Technology, ossia tecnologia con additivi organici. Il liquido blu non è più utilizzato sulle moderne vetture. Si tratta di un liquido sempre a base di glicole etilenico che utilizza come additivi anticorrosivi inorganici come sali di fosfato, nitriti, silice e borato, estremamente tossici ed inquinanti.

Si possono mischiare liquido rosso e blu?

È sconsigliato mescolare liquidi di colori diversi perché gli agenti fluidificanti e anticorrosione potrebbero reagire producendo un composto gelatinoso che andrebbe ad intasare il circuito dell’auto ed obbligherebbe alla pulitura dello stesso.

Si può mischiare acqua e liquido refrigerante?

Mischiare acqua e liquido refrigerante è un’operazione consigliata dalle Case. Nelle indicazioni presenti sulla confezione del liquido vengono indicate le percentuali di rabbocco solitamente previste in 50% liquido e 50% acqua. È sconsigliabile effettuare il rabbocco con la sola acqua perché alterando la composizione della miscela si rischia che questa ghiacci, in caso di freddo intenso, o inizi a bollire, causando un ulteriore aumento della temperatura del propulsore.

Durata pneumatici: ogni quanti km vanno cambiati?

Quanto durano gli pneumatici e quando è necessario sostituirli?

Elemento di contatto fra la strada e l’auto, le gomme sono al centro di una domanda ricorrente posta dagli automobilisti: quanto durano gli pneumatici e quando è necessario sostituirli?

Sino a non molto tempo fa, la maggior parte degli automobilisti era convinta che la durata delle gomme auto dipendesse direttamente dalla data di fabbricazione.

L’ingresso sul mercato europeo della marcatura DOT, infatti, ha spinto molti a credere che ci fosse una stretta correlazione fra la data di produzione del pneumatico e la sua usura. In realtà, tale marcatura è stata imposta per rendere rintracciabile il lotto di provenienza.

INDICE
Ogni quanto cambiare le gomme?
Quanti km durano le gomme invernali?
Quanti km durano le gomme 4 stagioni?
Quanti km durano le gomme estive?
Pneumatici induriti: dopo quanto tempo?
Come controllare l’usura degli pneumatici
ABS e usura pneumatici

L’usura degli pneumatici di un veicolo dipende da moltissimi fattori ed è per questo molto difficile stabilire a priori ogni quando cambiarli. Ad influenzare la durata delle gomme auto sono per lo più due fattori:

  • le condizioni di utilizzo, che comprendono le modalità di carico dell’auto, il mantenimento della corretta pressione delle gomme, la velocità media a cui si viaggia, il tipo di strade percorse, la frequenza di urti subiti e l’esposizione degli pneumatici a determinate condizioni climatiche;
  • lo stato dell’immagazzinamento, prima e dopo dell’acquisto.

Solitamente, i principali marchi specializzati nella produzione di pneumatici consigliano di effettuare un controllo una volta all’anno, una volta superati i cinque anni dall’acquisto. Inoltre, considerato il deterioramento a cui vanno incontro gli pneumatici con il semplice passare del tempo, è bene sostituire le gomme dopo 10 anni di utilizzo, indipendentemente dalla loro condizione specifica.

Ma ci sono anche indicazioni relative alla distanza percorsa: a seconda della qualità e dalle condizioni d’uso delle gomme queste devono essere sostituite dopo aver percorso tra i 20.000 e i 50.000 km. Questa misura è però piuttosto variabile, visto che dipende non solo dalla qualità delle strade percorse, ma anche dallo stile di guida del conducente. Per questo è bene controllare con una certa frequenza lo stato di usura degli pneumatici, assicurandosi che lo spessore della scultura del battistrada non scenda sotto gli 1,6 millimetri (limite legale in Italia).

La durata media degli pneumatici invernali è simile a quella degli altri tipi di gomme, ed è compresa tra i 5 e i 10 anni. In ogni caso, gli pneumatici invernali vanno sostituiti quando lo spessore del battistrada è inferiore a 1,6 mm o quando lo pneumatico presenta fori, tagli, deformazioni o, ancora, zone particolarmente usurate.

Si consiglia di prestare particolare attenzione alla conservazione degli pneumatici invernali perché può influenzarne notevolmente la durata, scegliendo per lo stoccaggio un luogo non troppo umido e la cui temperatura non vari notevolmente.

Oltre all’usura, poi, per sapere quando cambiare le gomme invernali è sempre bene avere a mente la data del 15 maggio, termine ultimo per effettuare la sostituzione con quelli estivi.

Gli pneumatici 4 stagioni si configurano come le gomme del compromesso, molto popolari fra i conducenti che non intendono cambiare gli pneumatici della proprio auto a seconda della stagione.

In molti, però si chiedono se convengano veramente e soprattutto quale sia la durata delle gomme 4 stagioni in km.  La risposta è semplice: tendenzialmente questi pneumatici hanno una durata inferiore di circa il 10-15% rispetto a quelli stagionali specifici. Infatti, le stesse caratteristiche che ne consentono l’uso sia col sole che con la neve le rendono più esposte all’usura specialmente nel periodo estivo.

Per le gomme estive vale lo stesso discorso fatto per quelle invernali. La durata media degli questi pneumatici è compresa tra i 5 e i 10 anni, a seconda dei fattori che ne influenzano l’usura.

Un primo indicatore dell’usura delle proprie gomme è l’indurimento progressivo delle stesse. Infatti, con il passare degli anni gli pneumatici tendono a “seccarsi”, diventando meno elastici e uniformi. Oltre che al tatto, l’indurimento delle gomme risulta evidente anche a prima vista: quando avviene si possono osservare crepe che percorrono l’intera superficie dello pneumatico. Normalmente, anche a causa dell’indurimento progressivo, è necessario sostituire gli pneumatici dopo circa 10 anni dall’acquisto.

Per controllare l’usura degli pneumatici la prima cosa da fare è osservare attentamente il battistrada, il quale costituisce la zona del pneumatico a diretto contatto con l’asfalto. Lo stato delle scanalature, le imperfezioni e le disomogeneità della gomma incidono sulla sicurezza complessiva dell’auto, e quindi del conducente e dei passeggeri a bordo.

Una normativa europea stabilisce, inoltre, quale deve essere lo spessore minimo della scultura del battistrada (ovvero la profondità delle scanalature) degli pneumatici prima: il cambio gomme auto deve avvenire quando la scultura del battistrada ha raggiunto una profondità di 1,6 mm.

Per controllare se gli pneumatici del proprio veicolo rientrano in questo limite si utilizza solitamente un tassello in gomma, spesso proprio 1,6 mm, posto sul fondo di una delle scanalature del battistrada: quando lo spessore della scanalatura raggiunge il livello dell’indicatore significa che il pneumatico deve essere sostituito.

L’indicatore di usura è facilmente individuabile osservando il fianco del battistrada: esso può essere reperito in linea con il codice TWI, un triangolo o il logo del marchio. Alcuni produttori hanno previsto sugli pneumatici anche indicatori intermedi, raggiunti i quali le gomme non garantiscono più le prestazioni ottimali.

Per controllare l’usura del pneumatico si può usare anche il calibro di profondità, uno strumento efficace e reperibile in tutti gli autoricambi, che misura con esattezza la profondità delle scanalature del battistrada in più punti.

Molte persone si chiedono se l’ABS, il sistema antibloccaggio delle ruote che consente di migliorare le frenate in condizioni di scarsa aderenza al manto stradale, funzioni anche in caso di ruote usurate. La risposta è sì: l’ABS infatti agendo su tutte e quattro le ruote e impedisce loro di bloccarsi anche in caso ruote vecchie. Chiaramente, però, degli pneumatici molto usurati possono in ogni caso compromettere le capacità dell’auto nel tenere la strada e nel frenare.

Se è giunta l’ora di effettuare il cambio gomme auto, potete trovare un’ottima selezione di gomme 4 stagioni, invernali ed estive su ebay.it.

Cose da sapere

Quanti chilometri durano gli pneumatici?

La durata chilometrica degli pneumatici è molto variabile. In linea di massima, chi utilizza l’auto soprattutto per lavoro, dovrebbe sostituire gli pneumatici una volta compiuto un tragitto compreso fra 20.000 e 50.000 km.

Dopo quanto tempo vanno cambiati gli pneumatici?

Non esiste un limite di tempo definito che stabilisca quando cambiare gli pneumatici, tuttavia è consigliato di procedere alla sostituzione dopo 10 anni di utilizzo degli stessi, anche quando essi non hanno raggiunto la soglia d’usura prevista dalla normativa.

Come si controlla lo stato di usure del pneumatico?

Per controllare l’usura si utilizza solitamente un tassello in gomma, spesso 1,6 mm, posto sul battistrada: quando quest’ultimo raggiunge il livello dell’indicatore significa che il pneumatico deve essere obbligatoriamente sostituito.

L’ABS agisce anche quando gli pneumatici sono usurati?

Sì, l’ABS agendo su tutte e quattro le ruote impedisce loro di bloccarsi anche su asfalto bagnato o ruote usurate.

Quando vanno cambiati gli pneumatici invernali?

La data da tenere a mente è quella del 15 maggio, termine ultimo per sostituire gli pneumatici invernali con quelli estivi.

Gomme estive: quando montarle?

Quando montare gli pneumatici estivi?

Il cambio delle gomme a seconda delle stagioni è regolato da leggi specifiche, che indicano le date esatte in cui passare dagli pneumatici invernali a quelli estivi. Quest’anno la sostituzione è fissata per il 15 aprile: a partire da questa data si avranno 30 giorni di tempo, e quindi fino al 15 maggio 2022, per montare le gomme estive. Al netto delle esenzioni, scaduto questo termine chi continuerà a viaggiare con pneumatici invernali sarà passibile di multe e sanzioni.

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INDICE
Quando montare le gomme estive?
Cambio gomme estive: obbligo ed esenzioni
Come riconoscerli?
Sigla pneumatici estivi
Come conservarli?

Come accennato, è la legge a fissare le date per la sostituzione degli pneumatici. In particolare, quest’anno la finestra temporale per poter effettuare il cambio da gomme invernali a quelle estive va dal 15 aprile al 15 maggio 2022.

Secondo le statistiche, circa il 50% dei conducenti che si spostano sul territorio italiano non effettua il cambio nei tempi prestabiliti e rischia multe salate. Chi non monta gli pneumatici stagionali per tempo può incorrere in una sanzione compresa fra 422 e 1.695 euro, a cui si aggiunge la possibilità di ritiro della carta di circolazione, con conseguente obbligo di prova e visita presso la motorizzazione di pertinenza.

L’obbligo di sostituzione dei pneumatici invernali con quelli estivi non ricade però su tutti i tipi di gomme. Infatti, gli pneumatici invernali (cioè quelli che riportano la marcatura M+S) che posseggono un codice di velocità uguale o superiore a quello indicato sulla carta di circolazione della vettura sulla quale sono montati, possono non essere sostituiti ed essere utilizzati per tutto l’arco dell’anno.

Per questo motivo, in realtà l’obbligo di sostituzione si applica solo ai pneumatici invernali che abbiano un codice di velocità inferiore rispetto a quello previsto sul libretto di circolazione del veicolo su cui sono montati. Per visionare qual è il codice di velocità previsto sul libretto di circolazione della propria auto, basta osservare l’ultima lettera indicata a seguito delle misure degli pneumatici ammessi sul mezzo (più la lettera è in fondo all’alfabeto, più è alto il codice di velocità).

Distinguere gli pneumatici estivi da quelli invernali non è complicato se si sa a cosa guardare. A fare la differenza tra i due tipi di pneumatici è, infatti, il disegno presente sul battistrada, ovvero la parte del pneumatico a contatto con il suolo. Le gomme invernali possiedono un battistrada profondamente scanalato e disseminato di lamelle su tutta la superficie, necessarie per consentire allo pneumatico di avere una maggiore “presa” su strada in condizioni di neve e ghiaccio.

Gli pneumatici estivi, al contrario, sono ottimizzati per affrontare il caldo stagionale e ridurre le difficoltà durante gli acquazzoni improvvisi. Per farlo non hanno bisogno di alcuna lamella: ad essere necessarie sono invece le scanalature longitudinali e trasversali, le prime ottime per raccogliere l’acqua e le seconde per espellerla. Inoltre, ai bordi sono presenti smussature tassellate, per migliorare la manovrabilità e diminuire gli effetti dell’aquaplaning.

Oltre al disegno del battistrada, si possono anche guardare le marcature specifiche presenti sullo pneumatico, che indicano le sue capacità. Ad esempio, la sigla M+S, che sta per fango e neve (Mud&Snow), sarà utilizzata per lo più su pneumatici quattro stagioni o invernali.

Cambio gomme estive 2018: date, costi e normative 1

Guardare alle marcature delle gomme può essere utile a distinguere tra invernali ed estive, ma non esiste un vero e proprio simbolo distintivo specifico. Di solito si individuano le gomme estive quando è assente la sigla Mud & Snow (M+S), ovvero quella che identifica uno pneumatico come idoneo a circolare su fango e neve.

Avere più set di gomme per la propria vettura da usare in stagioni diverse impone anche di disporre di un luogo idoneo per conservarle quando si dismettono. Forse non tutti lo sanno, ma le condizioni dell’ambiente in cui vengono tenute le gomme quando sono inutilizzate possono influire parecchio sulla loro durata, che può essere allungata mettendo in pratica alcuni accorgimenti.

Per prima cosa, è sempre bene portare la pressione degli pneumatici inutilizzati a 0,5 bar in più rispetto a quanto indicato. Il luogo di stoccaggio deve essere poi protetto dai raggi solari ed in generale dai raggi UV, oltre ad essere fresco, asciutto e privo di umidità. Ovviamente gli pneumatici devono anche essere tenuti lontani da oli o solventi per non accelerarne l’usura.

Inoltre, nel momento in cui si smontano le gomme dalla vettura, è meglio contrassegnarle con la posizione in cui si trovano (posteriore/anteriore, destra/sinistra): questo faciliterà il montaggio al momento del bisogno. Una volta rimossi, si può optare per conservare gli pneumatici con i loro cerchi oppure senza di essi. Nel primo caso è possibile impilarli uno sull’altro, mentre nel secondo le gomme senza cerchi devono essere appese separatamente o poste l’una affianco all’altra.

Infine, prima del montaggio delle gomme è sempre consigliato un controllo: la verifica della presenza di anomalie, difetti o tagli può evitare di avere brutte sorprese una volta rimontati gli pneumatici.

Bombola GPL: cosa sapere su revisione, sostituzione e i costi

Serbatoio GPL: cambio bombola e costi per la sostituzione 1

Di modelli a listino con impianto a GPL offerto direttamente dalla Casa ce ne sono sempre meno perché i costruttori hanno deciso di puntare sulle soluzioni elettrificate per abbattere in modo più consistente le emissioni, ma per gli automobilisti il GPL resta un’alternativa interessante per contenere i costi di esercizio delle auto.

Un ulteriore incentivo è rappresentato dalla relativa semplicità della gestione: mantenere un impianto a GPL è infatti relativamente poco oneroso e piuttosto semplice. Ancora di più da quando il Decreto Semplificazioni del 2020 ha facilitato la procedura per la sostituzione periodica delle bombole. Ecco cosa bisogna fare e come.

INDICE
 Sostituzione serbatoio GPL
 Cambio bombola GPL
 Costo sostituzione bombola GPL

Circa l’impianto per il GPL la legge non prevede uno specifico obbligo di manutenzione ma impone semplicemente di sostituire ogni 10 anni la bombola o il serbatoio toroidale (la cosiddetta “ciambella” montata spesso nel vano della ruota di scorta). In caso di controllo, se sono trascorsi più di 10 anni dall’installazione o dall’ultima sostituzione, il veicolo sarà considerato non conforme alle norme di sicurezza e potrà essere sottoposto a fermo amministrati a cui si aggiunge una multa che può arrivare a 594 euro.

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La sostituzione della bombola/serbatoio va effettuata da un installatore specializzato e completato con l’aggiornamento del libretto di circolazione. Quest’ultimo passaggio, prima della riforma dell’art. 78 del C.d.S. richiedeva la verifica presso la Motorizzazione Civile mentre ora, grazie al DL semplificazioni ha invece modificato la norma consentendo di evitare visita e prova.

Ora la conformità dell’impianto è garantita dall’installatore stesso, che deve però fornire al cliente le certificazioni sui componenti e sull’installazione. Entro 30 giorni dalla data dell’intervento il proprietario del veicolo deve presentare questi documenti all’ufficio della Motorizzazione del territorio in cui ha sede l’officina con la richiesta di modifica del libretto. Se tutto è in regola, l’ufficio della Motorizzazione stampa quindi un talloncino adesivo da applicare al libretto.

Le caratteristiche delle bombole e degli impianti a Gpl sono regolamentati dalla normativa ECE/ONU 67/01, varata nel 2001, che ha previsto la presenza di una specifica valvola di sicurezza che evita l’uscita del gas in caso di incidente. Ogni bombola da installare deve essere omologata secondo questo regolamento. Le officine abilitate fanno parte di un apposito elenco approvato dalla Motorizzazione Civile rintracciabili sul motore di ricerca del Portale dell’Automobilista.

Un serbatoio per il GPL può costare, a seconda della forma, delle dimensioni e della capienza, da 150 fino a 500 euro, ma salvo esigenze particolari è un onere che si affronta una volta ogni 10 anni. A questo bisogna aggiungere i costi burocratici per l’aggiornamento del libretto, nel dettaglio si tratta di 26,20 euro di cui

  • 10,20 euro alla motorizzazione per i costi d’ufficio
  • 16 euro di imposta di bollo.

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Cose da sapere

Ogni quanto va cambiato il serbatoio GPL?

Il serbatoio della bombola GPL va sostituito ogni dieci anni dall’immatricolazione della vettura, oppure dall’installazione dell’impianto GPL nel caso di installazione successiva.

Quali sono le pratiche burocratiche per la revisione dell’impianto GPL?

Prima di tutto, si deve presentare la domanda per effettuare il collaudo utilizzando il modello TT 2119. Dopodiché bisognerà produrre la dichiarazione di installazione a norma e la documentazione tecnica del nuovo serbatoio GPL con attestazioni dei versamenti effettuati. Una volta sbrigate tutte queste pratiche burocratiche, si potrà prenotare la data in cui sottoporre l’auto al collaudo.

Quanto costa cambiare il serbatoio GPL?

Il costo dei versamenti da effettuare è pari a  57 euro, mentre il costo della bombola in sé è intorno ai 500 euro se si sceglie di acquistare la bombola della casa madre, mentre scende fino a 150 euro se si sceglie di optare per altre marche più economiche.

Auto e inverno: ecco come proteggere la macchina dal freddo

Auto a prova d'inverno: come proteggerla dal gelo in 4 mosse 2

L’arrivo della stagione invernale rappresenta una dura prova per le auto. Le temperature rigide, infatti, possono mettere a rischio non solo la carrozzeria, ma anche le componenti meccaniche della vettura. Utilizzare alcuni accorgimenti, tuttavia, può rivelarsi utile per preservare l’auto anche in inverno. 

INDICE
 Telo antighiaccio auto
 Come prevenire il ghiaccio sul parabrezza
 Come togliere la neve ghiacciata dal parabrezza
 Liquidi e antigelo auto
 Pneumatici invernali

Chi abita in luoghi particolarmente freddi, e non ha a disposizione un box auto, lo sa bene: trovare al mattino la propria auto ricoperta da uno strato di ghiaccio è una bella seccatura. Per ovviare a questo problema è possibile adottare un telo antighiaccio auto. In commercio sono presenti numerosi prodotti appartenenti a differenti tipologie di prezzo e realizzati con materiali che possono proteggere carrozzeria e vetri della vettura. La coperta per auto è realizzata in diverse misure così da essere adatta ad ogni tipologia di vettura, dalla citycar al SUV.  

Altra seccatura che si deve affrontare nel periodo invernale è quella relativa alla presenza, ed alla rimozione, del ghiaccio sul parabrezza. Anche in questo caso non capita di rado di dover perdere tempo al mattino utilizzando il raschietto per rimuovere il ghiaccio e potersi mettere in marcia. Per prevenire questo problema è possibile adottare alcuni accorgimenti. Il primo è quello di dotare la vettura di un telo antighiaccio così da preservare non solo il parabrezza, ma anche la carrozzeria. In alternativa è possibile spruzzare sul parabrezza un liquido antigelo che impedirà la formazione del ghiaccio e vi consentirà di non dover utilizzare al mattino il raschietto.  

Qualora non abbiate utilizzato questo prodotto, o non abbiate coperto l’auto con un apposito telo, si potrà rimuovere il ghiaccio dal parabrezza versando dell’acqua tiepida. Fate però attenzione con la temperatura perché se questa fosse eccessivamente calda si rischia di danneggiare il parabrezza. In alternativa si può utilizzare il condizionatore indirizzando il getto d’aria calda direttamente sul parabrezza ghiacciato. 

Un proprietario attento non deve solo pensare a proteggere la carrozzeria ed il parabrezza della propria auto, ma anche “coccolare” le componenti meccaniche è fondamentale nei mesi invernali. Per questa ragione è necessario utilizzare un olio motore specifico per le basse temperature e consigliato nel libretto di uso e manutenzione della vettura. Inoltre sarà altrettanto importante adottare un liquido antigelo per evitare che i liquidi di raffreddamento del motore e del lavaggio del parabrezza e del lunotto possano congelare. 

Ultimo consiglio, ma non per ordine di importanza, è quello di adottare pneumatici invernali. In commercio sono presenti numerose tipologie e per legge, su determinate tratte stradali, è possibile circolare solo con gomme invernali dal 15 novembre fino al 15 aprile. Gli pneumatici invernali sono dotati di una speciale mescola che si scalda più velocemente e garantisce una aderenza maggiore su fondi a scarso grip così da aumentare in maniera considerevole la sicurezza di chi è alla guida.  

Cose da sapere

A cosa serve il telo antighiaccio auto?

Chi abita in luoghi particolarmente freddi, e non ha a disposizione un box auto, lo sa bene: trovare al mattino la propria auto ricoperta da uno strato di ghiaccio è una bella seccatura. Per ovviare a questo problema è possibile adottare un telo antighiaccio auto. In commercio sono presenti numerosi prodotti appartenenti a differenti tipologie di prezzo e realizzati con materiali che possono proteggere carrozzeria e vetri della vettura. 

Come togliere il ghiaccio dal parabrezza?

Qualora non abbiate coperto l’auto con un apposito telo, si potrà rimuovere il ghiaccio dal parabrezza versando dell’acqua tiepida. Fate però attenzione con la temperatura perché se questa fosse eccessivamente calda si rischia di danneggiare il parabrezza. In alternativa si può utilizzare il condizionatore indirizzando il getto d’aria calda direttamente sul parabrezza ghiacciato. 

Quali liquidi si possono utilizzare in inverno per proteggere il motore?

In inverno è necessario utilizzare un olio motore specifico per le basse temperature e consigliato nel libretto di uso e manutenzione della vettura. Inoltre sarà altrettanto importante adottare un liquido antigelo per evitare che i liquidi di raffreddamento del motore e del lavaggio del parabrezza e del lunotto possano congelare. 

Quando si montano i pneumatici invernali e perché?

Per legge, su determinate tratte stradali, è possibile circolare solo con gomme invernali dal 15 novembre fino al 15 aprile. Gli pneumatici invernali sono dotati di una speciale mescola che si scalda più velocemente e garantisce una aderenza maggiore su fondi a scarso grip così da aumentare in maniera considerevole la sicurezza di chi è alla guida.  

Spia freno a mano accesa: ecco cosa vuol dire e cosa fare

Spia freno a mano accesa

Le spie presenti sul cruscotto della propria vettura sono numerose ed è sempre bene conoscere il significato di tutte per sapere quando possono essere segnalati eventuali  malfunzionamenti. La spia freno a mano accesa indica proprio questo problema. Vediamo cosa fare in questo caso. 

INDICE
Freno a mano: cos’è e come funziona
Spia freno a mano accesa
Spia ABS e freno a mano accese
Spia freno a mano inserito
Freno a mano bloccato: cosa fare

Con  il termine freno a mano si indica il dispositivo che consente di bloccare l’auto durante le soste sui tratti in pendenza, o da utilizzare in caso di partenze in salita per evitare che la vettura arretri. Viene chiamato freno a mano proprio perché, nella maggior parte dei casi, può essere attivato tirando una leva. Il suo funzionamento è semplice. La leva del freno a mano è collegata a dei cavi di acciaio e tirandola questi si mettono in tensione ed agiscono meccanicamente sui freni posteriori dell’auto. Maggiore è la forza sulla leva, maggiore sarà l’azione del freno. Per sganciare il freno a mano sarà sufficiente premere il pulsante posto all’estremità della leva. 

Quando si accende il motore della propria vettura saranno numerose le spie di segnalazione che si accenderanno sul quadro strumenti. Quella del freno a mano, di colore rosso, resterà accesa fino a quando non si provvederà a sbloccare il freno così da evitare che si possa inavvertitamente provare a partire con il freno a mano inserito. 

Se però, nonostante lo sblocco, la spia del freno a mano resta accesa allora è il caso di portare la macchina presso un’officina specializzata perché questa può indicare un problema all’impianto frenante da non sottovalutare assolutamente.  

In alcuni casi la spia freno a mano accesa può essere dovuta a futili motivi come un falso contatto o al galleggiante presente nella vaschetta del liquido che non lavora correttamente. In quest’ultimo caso (relativo soprattutto alle auto con parecchi anni sulle spalle) si può provare a staccare uno dei due fili che vanno al tappo della vaschetta del liquido freni e verificare se la spia del freno a mano rimanga accesa o meno. Nel secondo caso sarà sufficiente sostituire il galleggiante.

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Oltre alla spia del freno a mano è possibile che si accenda anche la spia dell’ABS. Questa, di colore arancione, indica il corretto funzionamento del sistema antibloccaggio, ma nel caso in cui resti accesa, così come visto in precedenza, potrebbe indicare un problema all’impianto ABS. 

Anche in questo caso è opportuno recarsi immediatamente presso una officina specializzata per far analizzare il problema e tornare in breve tempo al volante di una vettura al massimo della sicurezza. In alcuni casi è possibile che oltre alla spia dell’ABS ci sia anche la spia freno a mano accesa. In questa ipotesi non si dovrebbe riscontrare un guasto al sistema di antibloccaggio, ma spesso viene indicato un inceppamento dello stesso freno a mano. 

La spia del freno a mano inserito è utile per avvisare il guidatore di sbloccare il dispositivo prima di mettersi in marcia. Questa è di colore rosso ed il suo disegno è rappresentato da un cerchio racchiuso tra due parentesi ed un punto esclamativo all’interno dello stesso. 

Può accadere che il freno a mano rimanga bloccato per diverse cause. Se ad esempio si è messa troppa forza nello spostare la leva sarà necessario tirare e nello stesso tempo tenere premuto il pulsante posto alla sommità della stessa. Qualora questo non dovesse essere sufficiente si dovrà provare a spingere nuovamente all’indietro il grilletto che si trova a circa 10 cm dall’inizio dell’impugnatura. Se, invece, il freno a mano è rimasto bloccato per il gelo si potrà provare a sbloccarlo mettendo in moto la vettura e facendo riscaldare le componenti, oppure utilizzando un phon e cercando in prima persona di sciogliere il ghiaccio dalle componenti bloccate.  

Cose da sapere

Cos’è e come funziona il freno a mano?

Il freno a mano è il dispositivo che consente di bloccare l’auto durante le soste  sui tratti in pendenza, o da utilizzare in caso di partenze in salita per evitare che la vettura arretri. La leva del freno a mano è collegata a dei cavi di acciaio e tirandola questi si mettono in tensione ed agiscono meccanicamente sui freni posteriori dell’auto. Per sganciare il freno a mano sarà sufficiente premere il pulsante posto all’estremità della leva. 

Cosa indica la spia del freno a mano?

La spia del freno a mano, di colore rosso, si accende all’avvio dell’auto e resta accesa fino a quando non si provvederà a sbloccare il freno.  Se però, nonostante lo sblocco, la spia resta accesa allora è il caso di portare la macchina presso un’officina specializzata perché questa può indicare un problema all’impianto frenante da non sottovalutare assolutamente.  

Cosa fare se la spia del freno a mano rimane accesa?

In alcuni casi la spia freno a mano accesa può essere dovuta a futili motivi come un falso contatto o al galleggiante presente nella vaschetta del liquido che non lavora correttamente. In quest’ultimo caso si può provare a staccare uno dei due fili che vanno al tappo della vaschetta del liquido freni e verificare se la spia del freno a mano rimanga accesa o meno. Nel secondo caso sarà sufficiente sostituire il galleggiante.

Cosa fare se si accende la spia dell’ABS?

La spia dell’ABS, di colore arancione, indica il corretto funzionamento del sistema antibloccaggio, ma nel caso in cui resti accesa, potrebbe indicare un problema all’impianto ABS. In questo caso è opportuno recarsi immediatamente presso una officina specializzata per far analizzare il problema.

Controlli periodici: come fare la manutenzione auto per un veicolo sempre sicuro

I controlli periodici da effettuare per un'auto sicura

Effettuare una manutenzione regolare della propria auto è sempre consigliato perché in questo modo, oltre ad essere certi di avere una vettura in perfetta efficienza e sicura, si potrà prolungare la vita dell’auto nel tempo.  I controlli periodici più importanti, i tagliandi e le revisioni, sono appuntamenti fondamentali per valutare le condizioni dell’auto e per far sì che tutti gli apparati concorrano a garantire le massime performance possibili. Questi appuntamenti non vanno assolutamente trascurati, anche per evitare di incappare in sanzioni o nella perdita del diritto alla garanzia di fabbrica.

INDICE
Manutenzione auto: perché fare controlli periodici
Manutenzione ordinaria auto
Manutenzione freni auto
Messa a punto auto: controllo e sostituzioni filtri
Controllo auto: pressione e consumo degli pneumatici
Costi manutenzione auto
Manutenzione auto elettriche
Manutenzione auto gpl
Manutenzione auto ibride
Manutenzione motore benzina
Manutenzione ordinaria auto diesel

Acquistare una vettura, nuova o usata che sia, comporta anche degli oneri come la regolare manutenzione auto. Spesso ci si dimentica di effettuare controlli banali come il livello dei liquidi o lo stato di usura degli pneumatici e questa sbadataggine può avere ripercussioni perché si può rischiare di danneggiare il motore o mettersi al volante di un’auto con poca aderenza su strada in condizioni di bagnato. Effettuare controlli periodici, quindi, è una pratica da seguire con costanza per la propria sicurezza e per evitare di dover affrontare spese di riparazione ben più onerose. 

Chiarita l’importanza di effettuare una manutenzione periodica per preservare la durata delle componenti meccaniche dell’auto e offrire standard di sicurezza sempre adeguati, è adesso arrivato il momento di capire quali sono i controlli periodici da fare per la manutenzione auto ordinaria: 

  • Livelli dei Liquidi
  • Freni e pasticche
  • Filtri
  • Sospensioni
  • Impianto Luci
  •  Motore e cinghia di trasmissione
  • Scarichi
  • Filtro antipolline e impianto di condizionamento
  • Carrozzeria

Ad intervalli regolari è opportuno controllare lo stato di usura dei freni dell’auto. Questi rappresentano un elemento di fondamentale importanza per la sicurezza e la manutenzione è estremamente importante. Ad intervalli regolari di circa 15.000 Km dovrebbe essere controllato l’impianto frenante per verificare lo stato di usura di dischi e pastiglie, ma se alla guida si avverte uno strano rumore non appena si pesta il pedale del freno è opportuno effettuare immediatamente la manutenzione. 

Altro aspetto da non sottovalutare per una corretta manutenzione auto è il controllo e la sostituzione dei filtri. Sulle vetture diesel, ad esempio un filtro del gasolio in perfetta efficienza è di fondamentale importanza perché protegge da eventuali impurità contenute nel carburante. Solitamente la sostituzione di questi filtri va effettuata ogni 30.000 Km. Non sottovalutate poi il filtro antipolline importantissimo per poter godere di aria pura nell’abitacolo. La sua sostituzione intorno ai 20.000 Km consente di mantenere un’atmosfera confortevole e soprattutto salubre in auto, a beneficio di guidatore e passeggeri. 

Ulteriore elemento da non trascurare è lo stato degli pneumatici. È buona prassi controllare mensilmente la pressione delle gomme così da evitare un consumo anomalo del battistrada. Inoltre è sempre opportuno verificare lo stato di usura degli pneumatici ed eseguire l’incrocio delle gomme posteriori con quelle anteriori ogni 10.000 Km per prolungare la vita degli pneumatici. 

Spesso si tende a rinviare la manutenzione auto perché non si vuole sostenere la spesa necessaria. Così facendo, però, si rischia di dover pagare un conto salato più avanti nel tempo perché la manutenzione ordinaria consente di prevenire eventuali problematiche. Un esempio concreto è quello relativo alla cinghia di distribuzione. Questa deve essere cambiata ad intervalli regolari stabiliti dalla Casa costruttrice. Il costo di questa operazione si aggira sul centinaio di euro, ma se si decidesse di posticipare la sostituzione e la cinghia dovesse rompersi il motore potrebbe essere da buttare completamente con una spesa prevista di parecchie migliaia di euro. 

La sempre maggiore diffusione di veicoli a zero emissioni sulle strade di tutti i giorni ha portato all’attenzione la questione relativa alla manutenzione auto elettricheIl motore elettrico presenta meno componenti rispetto ad uno termico, ed inoltre non sono presenti liquidi da rabboccare. Anche i freni subiscono una usura minore complici i sistemi di recupero dell’energia. La manutenzione auto elettriche, pertanto, è decisamente più economica rispetto a quella prevista per le auto dotate di motore endotermico ed il risparmio può anche superare il 50%. 

Anche le vetture GPL sono molto diffuse sul nostro territorio e per queste auto è prevista una manutenzione specifica. Ogni 15.000 Km è buona norma provvedere alla verifica dell’assenza di perdite dall’impianto, alla sostituzione del filtro in fase gas del Gpl, alla pulizia del filtro GPL in fase liquida e controllare anche gli iniettori, le candele e la sonda lambda. Il costo della manutenzione auto GPL è leggermente più caro rispetto a quello previsto per una vettura dotata di motore a benzina. Il serbatoio GPL, invece, va sostituito ogni 10 anni. 

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Nonostante la presenza di un motore elettrico associato a quello termico, la manutenzione auto ibride non differisce da quella prevista per una classica vettura dotata di unità endotermica. I controlli periodici da effettuare saranno identici e si potrà anche risparmiare qualcosina dato che l’impianto frenante, utilizzato per la rigenerazione, sarà meno stressato rispetto a quello presente su una classica vettura termica. 

Per le vetture dotate di motore benzina è buona prassi effettuare una manutenzione ordinaria ad intervalli non superiori ai 20.000 Km. In questa occasione sarà necessario procedere alla sostituzione del filtro dell’olio e  l’olio del motore ed alla sostituzione del filtro dell’aria per l’abitacolo. Allo scoccare dei 60.000 Km sarà necessario procedere alla sostituzione del liquido freni, mentre raggiunti i 90.000 Km è opportuno effettuare la sostituzione della cinghia di distribuzione. 

Differenti, invece, sono i controlli e le tempistiche richieste per la manutenzione delle auto diesel. Il filtro carburante andrà sostituito ogni 30.000 Km, mentre il filtro antiparticolato, denominato FAP, deve essere costantemente tenuto in perfetta efficienza per evitare che si intasi. Per questa ragione è sempre opportuno effettuare i cicli di rigenerazione del ciclo quando richiesti dalla vettura e non spegnere mai il motore durante questa operazione. Infine, ogni 25.000 Km, è necessario procedere alla sostituzione del liquido AdBlue. 

Cose da sapere

Quali sono i controlli periodici più importanti per la manutenzione ordinaria dell’auto?

I controlli periodici per l’auto prevedono di controllare ad intervalli regolari: i livelli dei liquidi, freni e pasticche, filtri, sospensioni, impianto luci, motore e cinghia di trasmissione, gli scarichi, il filtro antipolline e l’impianto di condizionamento e la carrozzeria 

Ogni quanto si effettua la manutenzione freni auto?

Ad intervalli regolari di circa 15.000 Km dovrebbe essere controllato l’impianto frenante per verificare lo stato di usura di dischi e pastiglie, ma se alla guida si avverte uno strano rumore non appena si pesta il pedale del freno è opportuno effettuare immediatamente la manutenzione. 

Ogni quanto si effettua il controllo e la sostituzione dei filtri?

Sulle vetture diesel,  un filtro del gasolio in perfetta efficienza è di fondamentale importanza perché protegge da eventuali impurità contenute nel carburante. Solitamente la sostituzione di questi filtri va effettuata ogni 30.000 Km. Non sottovalutate poi il filtro antipolline importantissimo per poter godere di aria pura nell’abitacolo. La sua sostituzione intorno ai 20.000 Km consente di mantenere un’atmosfera confortevole e soprattutto salubre in auto, a beneficio di guidatore e passeggeri. 

Ogni quanto è necessario controllare gli pneumatici?

Ulteriore elemento da non trascurare è lo stato degli pneumatici. È buona prassi controllare mensilmente la pressione delle gomme così da evitare un consumo anomalo del battistrada. Inoltre è sempre opportuno verificare lo stato di usura degli pneumatici ed eseguire l’incrocio delle gomme posteriori con quelle anteriori ogni 10.000 Km per prolungare la vita degli pneumatici. 

Quali sono i controlli periodici da effettuare sulle auto elettriche?

Il motore elettrico presenta meno componenti rispetto ad uno termico, ed inoltre non sono presenti liquidi da rabboccare. Anche i freni subiscono una usura minore complici i sistemi di recupero dell’energia. La manutenzione auto elettriche, pertanto, è decisamente più economica rispetto a quella prevista per le auto dotate di motore endotermico ed il risparmio può anche superare il 50%. 

Quali sono i controlli periodici da effettuare sulle auto GPL?

Ogni 15.000 Km è buona norma provvedere alla verifica dell’assenza di perdite dall’impianto, alla sostituzione del filtro in fase gas del Gpl, alla pulizia del filtro GPL in fase liquida e controllare anche gli iniettori, le candele e la sonda lambda. Il costo della manutenzione auto GPL è leggermente più caro rispetto a quello previsto per una vettura dotata di motore a benzina. Il serbatoio GPL, invece, va sostituito ogni 10 anni. 

Obbligo pneumatici invernali: ecco cosa dice la legge

Quando montare gli pneumatici invernali?

15 novembre, una data ormai nota a tutti gli automobilisti. Proprio in questo giorno scatta l’obbligo del cambio gomme invernali che costringe all’abbandono delle gomme estive ormai non più adatte ad affrontare tratti stradali condizionati da scarsi livelli di aderenza a causa delle condizioni meteo rigide.

INDICE
Pneumatici invernali: quali sono?
Come riconoscere le gomme da neve
Codice velocità gomme termiche
Obbligo gomme invernali: periodo e date
Normativa pneumatici invernali/a>
Cambio gomme invernali: le sanzioni
I vantaggi delle gomme invernali
Montaggio gomme invernali: come fare

Quando si parla di gomme invernali si intende quella tipologia di pneumatici caratterizzati da un disegno del battistrada specifico, con solchi più profondi, utile ad estrarre un maggior quantitativo d’acqua in caso di pioggia. Gli pneumatici invernali sono dotati anche di mescole più morbide rispetto alle gomme estive in grado di assicurare una migliore aderenza anche in caso di temperature dell’asfalto molto fredde.

Per verificare di avere adottato sulla propria vettura gomme invernali sarà sufficiente leggere la dicitura riportata sulla spalla dello pneumatico. Le gomme da neve si riconoscono dalla sigla M+S, acronimo di Mud+Snow, che indica la possibilità per gli pneumatici invernali di affrontare sia terreni fangosi che innevati. In alcuni casi è presente anche il simbolo del fiocco di neve riservato, però, solo agli pneumatici che hanno superato specifici test invernali.

Montare le gomme invernali sulla propria auto comporta anche il rispetto di determinati limiti di velocità riportati proprio sulla spalla degli pneumatici. Qui, infatti, sono presenti delle lettere dell’alfabeto  che indicano a quale velocità massima è possibile circolare con quel particolare tipo di gomme da neve. I codici sono i seguenti:

  • Q (velocità massima consentita 160 km/h)
  • R (massimo 170 km/h)
  • S (massimo 180 km/h)
  • T (massimo 190 km/h)
  • H (massimo 210 km/h)
  • V (massimo 240 km/h)
  • ZR (velocità consentita superiore ai 240 km/h)

L’obbligo di montare gomme invernali scatta con l’arrivo della stagione fredda per consentire a gran parte degli automobilisti di trovarsi alla guida di auto dotate di pneumatici adatti anche a situazioni meteorologiche avverse. Il termine ultimo per adottare gomme invernali scatta il 15 novembre di ogni anno e si conclude il 15 aprile. A partire da questa data si dovrà procedere all’installazione delle gomme estive.

Il nostro Codice della Strada, all’articolo 6, disciplina il cambio gomme invernali sia sulle vetture che sui mezzi pesanti, ma sono poi gli enti gestori delle singole tratte stradali a stabilire se questo obbligo debba essere applicato o meno. Sarà quindi fondamentale, prima di mettersi in viaggio, verificare che sulla tratta stradale che si dovrà percorrere sia obbligatoria l’adozione delle gomme invernali.

In caso si venga fermati da una pattuglia e non si sia rispettato l’obbligo di gomme invernali si possono rischiare multe salate. La sanzione minima nei centri abitati va da 41 a 169 euro, mentre sulle autostrade e strade extraurbane, principali o assimilate, la sanzione va da un minimo di 85 ad un massimo di 338 euro. Oltre alla sanzione pecuniaria è prevista anche la decurtazione di tre punti sulla patente di guida.

Il cambio gomme invernali non è un capriccio voluto dal legislatore, ma una scelta dettata da ragioni di sicurezza ed economiche. L’adozione di gomme invernali, infatti, comporta una maggior aderenza della vettura in condizioni di asfalto freddo, bagnato, fangoso o innevato. Inoltre la capacità di frenata dell’auto dotata di pneumatici invernali è decisamente superiore, su fondi a scarsa aderenza, a quella di un modello analogo dotato di gomme estive a tutto vantaggio della sicurezza.

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Per montare le gomme invernali sarà sufficiente recarsi dal proprio gommista di fiducia e far compiere a lui l’operazione dato che, una volta installato lo pneumatico, oltre al gonfiaggio dello stesso alla pressione corretta, dovrà essere effettuata l’equilibratura delle quattro gomme. Dato che l’utilizzo delle gomme invernali è limitato in un determinato periodo di tempo, ad ogni cambio gomme è bene riporre quelle sostituite in un luogo asciutto così da aumentare la durata degli pneumatici a tutto vantaggio del portafogli.

Cose da sapere

Quando scatta l’obbligo di montare le gomme invernali?

In Italia le gomme invernali sono obbligatorie dal 15 novembre al 15 aprile di ogni anno. Si ha poi tempo un mese per cambiare gli pneumatici invernali con quelli estivi, cioè fino al 15 maggio.

Come riconoscere le gomme invernali?

I pneumatici da neve devono riportare sul fianco il simbolo gomme invernali “M+S” (abbreviazione di “Mud & Snow”); in alternativa potranno comparire le scritte MS, M/S, M-S o M&S. La presenza delle diciture “da neve”, “all season”, “all weather” o “termiche”, “invernali” non ha invece validità, potendo far scattare sanzioni in caso di controllo.

Quali sanzioni sono previste in caso di violazione dell’obbligo di gomme invernali?

Chi, nel periodo e nelle zone in cui è obbligatorio l’utilizzo di gomme da neve, dovesse circolare senza, è punibile con una sanzione pecuniaria, di ammontare diverso a seconda del tipo di strada percorsa. Le sanzioni scattano 30 giorni dopo l’entrata in vigore dell’obbligo.  Oltre a multe di ammontare maggiore può scattare anche il ritiro del libretto.