Come conservare gli pneumatici? Tutto su porta pneumatici e stoccaggio

Come conservare gli pneumatici al cambio di stagione

Ad ogni cambio di stagione, gli automobilisti si chiedono come effettuare il cambio gomme per poter circolare senza incorrere in sanzioni. ma c’è un altro elemento sul quale riporre attenzione una volta effettuato il cambio gomme stagionale, ovvero come conservare le gomme invernali o estive, in attesa del momento di rimontarle. Ecco quindi qui di seguito la spiegazione passo a passo su come conservare adeguatamente le gomme, sia estive che invernali.

INDICE
Come conservare gli pneumatici: le accortezze
Porta gomme auto da box
Scaffali porta gomme auto
Sacchi per conservare pneumatici
Come appendere le gomme in garage
Come conservare pneumatici senza cerchio
Come rovinare le gomme auto: cosa NON fare
Pulizia gomme: ecco cosa fare

Prima di procedere allo smontaggio delle gomme un suggerimento da seguire è quello di gonfiare le stesse e indicare il posizionamento sulla vettura così da procedere all’inversione una volta che si dovranno montare nuovamente sull’auto. Così facendo si potrà godere di un consumo omogeneo del battistrada. Analogamente è sempre consigliato effettuare un lavaggio accurato degli pneumatici con acqua pressurizzata, così da eliminare sporco e residui chimici che possono intaccare il battistrada. Completata questa operazione è fondamentale procedere alla asciugatura delle gomme.

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Per evitare che gli pneumatici smontati rischino di deformarsi a contatto con il terreno, è sempre utile dotarsi di un porta gomme auto da box. In commercio sono presenti numerose tipologie in grado di soddisfare tutte le necessità. Quelli più comuni sono a mensola, e consentono di posizionare le gomme auto senza che queste tocchino terra, ma sono presenti anche sistemi a torre, che consentono di impilare gli pneumatici uno sopra l’altro senza che questi tocchino tra loro.

La tipologia di porta gomme auto casalingo è lo scaffale. Questo può essere sia a parete che a terra ed in commercio sono presenti soluzioni di diverse misure, così da accogliere differenti tipologie di gomme auto. Lo scaffale consentirà la conservazione degli pneumatici in tutta sicurezza, dato che la porzione di battistrada a contatto con la lamiera sarà minima e quindi non ci sarà il rischio di deformazione della gomma.

Per i più scrupolosi sono presenti in commercio anche appositi sacchi per conservare gli pneumatici la cui finalità è quella di ridurre l’evaporazione degli oli dalle mescole di gomma ed aumentare, di conseguenza, la durata degli pneumatici. Oltre a proteggere dall’azione dei raggi UV, i sacchi per conservare pneumatici sono dotati anche di comode maniglie che si rivelano utili per trasportare gli stessi nei porta gomme auto.

Se gli spazi a disposizione in garage non sono enormi è possibile conservare le gomme in sospensione. In questo caso sarà necessario appendere le gomme al soffitto o alla parete avendo cura di assicurare il gancio o il cavo ai raggi del cerchio senza che tocchi lo pneumatico per non deformarlo.

I suggerimenti che abbiamo fornito sino ad ora sono tutti relativi alla conservazione delle gomme installate sui cerchi, ma è possibile conservare gli pneumatici anche senza il cerchio ruota. In questo caso, però, una volta rimosse dai cerchioni le gomme non dovranno mai essere appese o impilate una sopra l’altra, pena la deformazione delle stesso, ma dovranno essere conservate in posizione verticale avendo cura di ruotarle almeno una volta al mese.

A parte l’eccessiva vecchiaia e un chilometraggio esagerato, un altro modo per causare il deterioramento degli pneumatici è mantenere l’auto ferma a lungo: rischiamo infatti di ritrovarle ovalizzate. Questa deformazione può diventare semi-permanente nel caso in cui lo stop dell’auto vada oltre il primo mese.  Ciò che accade viene definito nel gergo flat spottingil battistrada si appiattisce a causa del peso dell’auto nel punto in cui le gomme poggiano sulla strada.

Attenzione però se vogliamo rimediare gonfiando gli pneumatici a una pressione maggiore. Non dobbiamo comunque superare il limite massimo per non incorrere in scoppi o altri danni accidentali. Un altro errore frequente che rende i pneumatici ovalizzati, come detto, è quello di appenderli quando sono smontati, invece che conservarli a terra o impilati.

Ulteriori abitudini che danno luogo a pneumatici rovinati sono quelle che riguardano la negligenza nella manutenzione. Occorre infatti evitare di: gonfiare poco le gomme, controllando la pressione 1 volta al mese; invertire la posizione dall’anteriore al posteriore, cosa che invece ne aumenta la durata;  dimenticarsi di procedere all’equilibratura, per evitare anche l’usura delle sospensioni.

Come abbiamo anticipato in precedenza,prima di conservare le gomme è fondamentale procedere alla loro accurata pulizia. Basterà utilizzare acqua e sapone e dotarsi di un pennello per poter pulire anche gli intagli del battistrada, rimuovendo di conseguenza anche lo sporco ed i detriti più ostinati.

Una volta terminata la pulizia, è importantissimo asciugare con estrema attenzione le gomme auto prima di conservarle, così da evitare il formarsi di muffe. I più pignoli potranno cospargere gli pneumatici con talco industriale, in modo tale da migliorarne la conservazione.

Cose da sapere

Come pulire le gomme auto prima dello stoccaggio?

Prima di conservare le gomme è fondamentale procedere alla loro accurata pulizia. Basterà acqua e sapone e un pennello per pulire anche gli intagli del battistrada rimuovendo così anche lo sporco ed i detriti più ostinati. Una volta terminata la pulizia è importantissimo asciugare con estrema attenzione le gomme auto prima di conservarle così da evitare il formarsi di muffe.

Cosa fare prima di smontare le gomme per il cambio stagionale?

Prima di procedere allo smontaggio delle gomme un suggerimento da seguire è quello di gonfiare le stesse e indicare il posizionamento sulla vettura così da procedere all’inversione una volta che si dovranno montare nuovamente sull’auto. Così facendo si potrà godere di un consumo omogeneo del battistrada.

Come conservare le gomme auto?

Per evitare che gli pneumatici smontati si deformino a contatto con il terreno è sempre utile dotarsi di un porta gomme auto da box. La tipologia di porta gomme auto casalingo  più diffusa è lo scaffale. Per i più scrupolosi sono presenti in commercio anche appositi sacchi per conservare gli pneumatici la cui finalità è quella di ridurre l’evaporazione degli oli dalle mescole di gomma ed aumentare, di conseguenza, la durata degli pneumatici

Si possono appendere le gomme in garage?

Se gli spazi a disposizione in garage non sono enormi è possibile conservare le gomme in sospensione. In questo caso sarà necessario appendere le gomme al soffitto o alla parete avendo cura di assicurare il gancio o il cavo ai raggi del cerchio senza che tocchi lo pneumatico per non deformarlo.

Si possono conservare le gomme senza cerchi?

Si, è possibile conservare gli pneumatici anche senza il cerchio ruota. In questo caso, però, una volta rimosse dai cerchioni le gomme non dovranno mai essere appese o impilate una sopra l’altra, pena la deformazione delle stesso, ma dovranno essere conservate in posizione verticale avendo cura di ruotarle almeno una volta al mese

Come smaltire gli penumatici : cosa sapere su ritiro e smaltimento

Come smaltire gli pneumatici e tutelare l'ambiente

I vostri pneumatici hanno perso sicurezza, efficienza ed efficacia? State pensando di montare un nuovo set di gomme sulla vostra automobile? In tal caso, una volta acquistato un nuovo treno di gomme, quello vecchio non può essere semplicemente gettato nell’indifferenziata. Vi spieghiamo passo a passo quali obblighi sono da rispettare scrupolosamente per quanto riguarda lo smaltimento pneumatici usati. Scopriamo cosa dice la normativa.

INDICE
Gomme usate: la normativa
Smaltimento pneumatici fuori uso
Smaltimento pneumatici in discarica: è possibile?
Cos’è e come funziona il contributo smaltimento gomme
Ritiro pneumatici gratis: come funziona? 
Riciclo pneumatici usati: alcune idee
Come trovare il gommista più vicino a me

La normativa vigente che regola lo smaltimento pneumatici usati è contenuta nel Decreto Ministeriale n. 82 del 2011. Questa disciplina ha come obiettivo primario la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU) al fine di ottimizzarne il recupero, prevenire la formazione dei rifiuti e proteggere l’ambiente.

I soggetti designati come responsabili dal decreto per ciò che riguarda la gestione degli pneumatici fuori uso sono le ditte specializzate. Altri articoli del decreto si concentrano su come verranno determinate le quantità di pneumatici fuori uso da gestire e i relativi contributi economici, chi dovrà riscuotere  i contributi ambientali e le modalità per ripartire i costi di gestione, chi sono gli organi deputati al controllo e le sanzioni in caso di inadempienze.

Possiamo capire come mai la legge sia così rigida solo tenendo conto di quanto le gomme siano effettivamente rifiuti altamente inquinanti e soggetti a combustione. L’articolo 228 del Decreto Legislativo numero 152/06 S.M.I obbliga infatti i produttori di gomme ad occuparsi anche della fase di smaltimento, mantenendo equilibrio fra pneumatici venduti e smaltiti. Per chi viola questa norma, la sanzione amministrativa sarà commisurata alla gravità e alle conseguenze dell’inadempienza.

Il ritiro degli pneumatici usati, primo passo dello smaltimento, deve essere effettuato dal gommista senza pagare alcun supplemento di costo oltre la manodopera. Il costo dello smaltimento, a partire del 2011, è incluso nel prezzo di acquisto degli pneumatici anche nel caso in cui questo sia avvenuto online. Ovviamente il rivenditore non trattiene per sé questa cifra ma la versa alla casa che ha prodotto gli pneumatici e dalla quale li ha acquistati. La casa produttrice invia ai consorzi di smaltimento i contributi PFU (Pneumatici Fuori Uso) e questi ritirano gli pneumatici dai gommisti.

Si può credere, erroneamente, di potersi disfare degli pneumatici usati in autonomia, magari portando il set di gomme in discarica. In realtà non funziona così. L’unico soggetto autorizzato allo smaltimento degli pneumatici fuori uso è il gommista il quale, una volta ritirate le gomme usate, dovrà contattare l’azienda comunale per i rifiuti e concordare il corretto smaltimento.

In ogni caso si faccia attenzione al divieto di abbandonare ed eliminare in maniera illegale e noncurante gli pneumatici. Il rischio più grande, per l’ambiente e la salute di tutti, è che finiscano bruciati.

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Il Decreto 11 aprile 2011 n. 82 dispone il pagamento di un contributo a carico del cliente finale finalizzato alla copertura dei costi necessari per lo smaltimento degli pneumatici fuori uso, che consiste nel prelievo degli pneumatici e nel trasporto presso appositi centri di stoccaggio dove avvengono le operazioni di frantumazione e recupero degli pneumatici usati.

Dopo varie modifiche di legge, il contributo ambientale per lo smaltimento PFU è stabilito in misura variabile in base al tipo di pneumatico, poiché i costi di smaltimento cambiano in base al peso e alle dimensioni dello stesso; ovvero a seconda che siano piccoli, medi e grandi. In media, comunque, lo smaltimento delle quattro ruote comporta la spesa di 10-12 euro.sa

Per gli pneumatici piccoli, con peso compreso tra 0 e 35 kg, il PFU varia tra 0,58 € e 7,56 €; per gli pneumatici medi, con peso compreso tra 35 e 155 kg, il PFU varia tra 11 € e 29,33 €; per gli pneumatici grandi, il PFU varia tra 44,47 € e 228,08 €.

Che l’acquisto avvenga online o meno, quando si procede all’installazione di un nuovo set di gomme,  sarà sempre il gommista a provvedere al ritiro degli pneumatici usati. Lo stesso che effettuerà l’operazione di montaggio del nuovo treno. Come detto, si può stare tranquilli per quanto riguarda il ritiro: è totalmente gratuito.

Il riuso è un’alternativa intelligente al riciclaggio. Se non ci si vuole disfare degli pneumatici usati, con un po’ di fantasia, è possibile inventarsi nuove funzioni per riutilizzare le gomme in mille altri modi. Se però cercate ispirazione, potete pensare a trasformare le gomme in fioriere colorate, semplicemente dipingendo accuratamente tutta la superficie esterna con colori accesi; oppure si possono creare degli interessanti pouf o tavoli da giardino, adottando tavole in compensato che possano fungere da sostengo per il cuscino, o da base da appoggio per il tavolino.

Ora che conoscete la normativa e i dettagli sullo smaltimento degli pneumatici, non resta che recarsi presso il gommista più vicino. Come trovarlo? Se non usate abitualmente le mappe del telefono, a cui potete chiedere aiuto digitando “gommista vicino a me”, potete utilizzare le PagineGialle, anche in versione online, oppure affidarvi ad un sito web specializzato dopo averlo trovato sul motore di ricerca.

 

Cose da sapere

Cosa prevede la normativa sullo smaltimento dei pneumatici?

Il  Decreto Ministeriale n. 82 del 2011 disciplina la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU) al fine di ottimizzarne il recupero, prevenire la formazione dei rifiuti e proteggere l’ambiente.

Come funziona lo smaltimento dei pneumatici fuori uso?

Lo smaltimento degli pneumatici usati deve essere effettuato dal gommista senza pagare alcun supplemento di costo oltre la manodopera. Il costo dello smaltimento è incluso nel prezzo di acquisto degli pneumatici anche nel caso in cui questo sia avvenuto online. Il rivenditore versa questa cifra alla casa produttrice, che invia ai consorzi di smaltimento i contributi PFU (Pneumatici Fuori Uso) e questi ritirano gli pneumatici dai gommisti.

Si possono smaltire in autonomia i pneumatici fuori uso?

No, non è possibile: l’unico soggetto autorizzato allo smaltimento degli pneumatici fuori uso è il gommista il quale, una volta ritirate le gomme usate, dovrà contattare l’azienda comunale per i rifiuti e concordare il corretto smaltimento.

Cos’è il contributo smaltimento gomme?

Il Decreto 11 aprile 2011 n. 82 dispone il pagamento di un contributo a carico del cliente finale finalizzato alla copertura dei costi necessari per lo smaltimento degli pneumatici fuori uso. Il contributo ambientale per lo smaltimento PFU è stabilito in misura variabile in base al tipo di pneumatico  poiché i costi di smaltimento cambiano in base al peso e alle dimensioni dello stesso.

ESP: che cos’è e cosa significa?

L’ESP, o controllo elettronico della stabilità, è uno dei dispositivi più utili e preziosi che possiamo trovare a bordo delle nostre auto. Il suo compito è evitare vari tipi di incidenti e aiutare a mantenere il controllo dell’auto anche in situazioni sfavorevoli, come il terreno bagnato o scivoloso. A seconda del costruttore è indicato anche con altre sigle come ESC, DSC, VDC ecc…

La sua importanza è tale che già nel 2011 l’Unione Europea lo ha reso obbligatorio su tutti i nuovi modelli di automobili e veicoli commerciali leggeri (con massa totale fino a 3,5 t) entrati in produzione da quel momento mentre in altri come Gli Usa e il Giappone lo era già da qualche anno. Ci sono però anche dei casi in cui può essere utile disattivarlo. Ecco come funziona, quando è opportuno escluderlo e cosa fare in caso di guasto.

INDICE
 ESP auto: cos’è e come è fatto
 Spia ESP accesa : cosa fare?
 Controllo elettronico della stabilità: come funziona
ESP auto guasto: cosa fare
 Quando disattivare l’ESP auto?

L’ESP, sigla che sta per Electronic Stability Program, è stato inventato da Bosch a metà degli Anni ’90. Si può dire che rappresenti uno sviluppo ulteriore del sistema antibloccaggio freni, il noto ABS, e del controllo di trazione (TCS o TRC). Forma infatti con questi un unico sistema di sicurezza che agisce attraverso dispositivi che controllano i freni e “dialoga” anche con il motore.

L’Esp da riceve ed elabora i dati provenienti da numerosi sensori, iniziando da quelli che misurano il numero di giri delle ruote per proseguire con quelli che controllano posizione dello sterzo, accelerazione, più importante di tutti, la rotazione dell’auto sul suo asse verticale. Il suo sistema è composto da questi sensori, da una centralina di controllo e dagli attuatori idraulici (gli stessi che “lavorano” anche per l’ABS come abbiamo detto) che permettono di agire separatamente sul freno di ciascuna ruota.

Quando l’ESP entra in funzione, la spia con l’immagine dell’auto che slitta si accende e inizia a lampeggiare, smettendo soltanto alla fine dell’intervento. In questi casi non serve fare nulla se non mantenere la calma e lasciare che L’ESP completi il suo intervento. Se possibile, si può aiutarlo evitando di muovere il volante in modo frenetico o di frenare bruscamente.

Se la spia si accende senza apparente necessità o rimane accesa all’avviamento, è per segnalare un’anomalia. Significa che qualcosa nel sistema non funziona a dovere e l’ESP potrebbe non essere in grado di svolgere il suo compito. Più avanti trovate le indicazioni su come comportarsi in questi casi.

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Grazie al controllo continuo dei sensori, la centralina è in grado di “accorgersi” immediatamente di quando l’auto sta per avere un comportamento anomalo. Basta che accenni a sottosterzare o sovrasterzare, cioè spostarsi di lato in un modo che non corrisponde al movimento del volante, o che le ruote perdano aderenza e inizio a girare troppo velocemente, per allertare il sistema.

Quando succede, l’ESP interviene in poche frazioni di secondo per rimettere l’auto nella corretta traiettoria e restituire il controllo al conducente. Per farlo, aziona anzitutto il freno di una singola ruota (o più di una se occorre) in modo che questa faccia da perno e riporti l’auto nella posizione corretta. Contemporaneamente comanda alla centralina del motore di ridurre i giri e la potenza per far riprendere alle ruote la giusta aderenza e continuare la marcia.

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Se la spia si accende da sola senza che ci sia una situazione di pericolo, significa che qualcosa non funziona come dovrebbe. Su molte auto questo segnale è accompagnato da un messaggio nel display centrale del quadro che conferma il malfunzionamento. Può trattarsi di u odei sensori o della centralina stessa, ma in quel momento l’ESP non garantisce più di poter svolgere il suo compito.

Quando è così, occorre portare l’auto in un’officina specializzata prima possibile per individuare e risolvere il problema. Nel frattempo, il conducente deve guidare con maggiore cautela e prestare ancora più attenzione alla strada perché ha una protezione in meno.

L’ESP è progettato per fornire aiuto in quasi tutte le situazioni, ma ci sono casi in cui la sua azione può essere controproducente. Se si deve superare una rampa innevata o scivolosa, o uscire da una zona di terreno con scarsa aderenza, può essere utile disattivarlo. In queste situazioni, infatti, occorre lasciar pattinare un po’ le ruote per fare in modo che l’auto non perda slancio e riesca ad avanzare, mentre l’intervento dell’ESP non lo permetterebbe.

Per sapere come disattivarlo si consiglia di leggere bene il libretto di uso e manutenzione. Molti modelli hanno un semplice tasto, per altri bisogna farlo attraverso dei menu del computer di bordo a vettura rigorosamente ferma. Le auto più sofisticate hanno programmi per la disattivazione parziale dell’ESP, che si riattiva oltre una certa soglia di sicurezza, quindi per “staccarlo” del tutto ci vuole una pressione prolungata. Le istruzioni vi diranno come fare.

Cose da sapere

Cos’è l’ESP?

L’ESP identifica il controllo elettrico della stabilità ed è una componente fondamentale per la sicurezza dei passeggeri e dell’automobilista. La finalità dell’ESP è quella di stare perennemente in allerta per prevenire e controllare una possibile sbandata durante la guida.

Come funziona l’ESP?

In caso di sbandata, la centralina dell’ESP interviene sulla potenza del motore e sui freni, in modo da generare una forza che contrasti la sbandata e corregga la traiettoria, favorendo così la ripresa del controllo del mezzo da parte dell’automobilista. L’ESP interviene sulle ruote anteriori o posteriori a seconda che ci si imbatta in un sovrasterzo o in un sottosterzo oltre ad agire direttamente sui freni e sul motore per diminuire i giri delle ruote stesse.

Cosa fare in caso di ESP guasto?

In questi casi il problema è spesso dovuto alla rottura, o a un difetto, di uno dei molti sensori che compongono il dispositivo, mentre in eventi più rari il guasto può riguardare la centralina. Considerando l’importanza di avere un controllo elettronico della stabilità perfettamente funzionante, in caso di ESP guasto è bene rivolgersi immediatamente a un’officina specializzata.

Quando si deve disattivare l’ESP auto?

Solitamente il controllo di stabilità dovrebbe sempre essere attivo, ma ci sono alcuni casi nei quali è consigliabile disattivarlo, come ad esempio  se si deve affrontare un tratto stradale in salita ricoperto da uno strato di neve  o un terreno cedevole. Im questi casi è bene disattivare l’ESP poiché a seguito dello slittamento delle ruote motrici il sistema potrebbe intervenire e bloccare l’auto.

Bombola GPL: cosa sapere su revisione, sostituzione e i costi

Serbatoio GPL: cambio bombola e costi per la sostituzione 1

Di modelli a listino con impianto a GPL offerto direttamente dalla Casa ce ne sono sempre meno perché i costruttori hanno deciso di puntare sulle soluzioni elettrificate per abbattere in modo più consistente le emissioni, ma per gli automobilisti il GPL resta un’alternativa interessante per contenere i costi di esercizio delle auto.

Un ulteriore incentivo è rappresentato dalla relativa semplicità della gestione: mantenere un impianto a GPL è infatti relativamente poco oneroso e piuttosto semplice. Ancora di più da quando il Decreto Semplificazioni del 2020 ha facilitato la procedura per la sostituzione periodica delle bombole. Ecco cosa bisogna fare e come.

INDICE
 Sostituzione serbatoio GPL
 Cambio bombola GPL
 Costo sostituzione bombola GPL

Circa l’impianto per il GPL la legge non prevede uno specifico obbligo di manutenzione ma impone semplicemente di sostituire ogni 10 anni la bombola o il serbatoio toroidale (la cosiddetta “ciambella” montata spesso nel vano della ruota di scorta). In caso di controllo, se sono trascorsi più di 10 anni dall’installazione o dall’ultima sostituzione, il veicolo sarà considerato non conforme alle norme di sicurezza e potrà essere sottoposto a fermo amministrati a cui si aggiunge una multa che può arrivare a 594 euro.

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La sostituzione della bombola/serbatoio va effettuata da un installatore specializzato e completato con l’aggiornamento del libretto di circolazione. Quest’ultimo passaggio, prima della riforma dell’art. 78 del C.d.S. richiedeva la verifica presso la Motorizzazione Civile mentre ora, grazie al DL semplificazioni ha invece modificato la norma consentendo di evitare visita e prova.

Ora la conformità dell’impianto è garantita dall’installatore stesso, che deve però fornire al cliente le certificazioni sui componenti e sull’installazione. Entro 30 giorni dalla data dell’intervento il proprietario del veicolo deve presentare questi documenti all’ufficio della Motorizzazione del territorio in cui ha sede l’officina con la richiesta di modifica del libretto. Se tutto è in regola, l’ufficio della Motorizzazione stampa quindi un talloncino adesivo da applicare al libretto.

Le caratteristiche delle bombole e degli impianti a Gpl sono regolamentati dalla normativa ECE/ONU 67/01, varata nel 2001, che ha previsto la presenza di una specifica valvola di sicurezza che evita l’uscita del gas in caso di incidente. Ogni bombola da installare deve essere omologata secondo questo regolamento. Le officine abilitate fanno parte di un apposito elenco approvato dalla Motorizzazione Civile rintracciabili sul motore di ricerca del Portale dell’Automobilista.

Un serbatoio per il GPL può costare, a seconda della forma, delle dimensioni e della capienza, da 150 fino a 500 euro, ma salvo esigenze particolari è un onere che si affronta una volta ogni 10 anni. A questo bisogna aggiungere i costi burocratici per l’aggiornamento del libretto, nel dettaglio si tratta di 26,20 euro di cui

  • 10,20 euro alla motorizzazione per i costi d’ufficio
  • 16 euro di imposta di bollo.

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Cose da sapere

Ogni quanto va cambiato il serbatoio GPL?

Il serbatoio della bombola GPL va sostituito ogni dieci anni dall’immatricolazione della vettura, oppure dall’installazione dell’impianto GPL nel caso di installazione successiva.

Quali sono le pratiche burocratiche per la revisione dell’impianto GPL?

Prima di tutto, si deve presentare la domanda per effettuare il collaudo utilizzando il modello TT 2119. Dopodiché bisognerà produrre la dichiarazione di installazione a norma e la documentazione tecnica del nuovo serbatoio GPL con attestazioni dei versamenti effettuati. Una volta sbrigate tutte queste pratiche burocratiche, si potrà prenotare la data in cui sottoporre l’auto al collaudo.

Quanto costa cambiare il serbatoio GPL?

Il costo dei versamenti da effettuare è pari a  57 euro, mentre il costo della bombola in sé è intorno ai 500 euro se si sceglie di acquistare la bombola della casa madre, mentre scende fino a 150 euro se si sceglie di optare per altre marche più economiche.

Foglio rosa: cos’è e quali sono le regole alla guida

Foglio rosa: ecco cos’è e come funziona 2

Avere la possibilità di conseguire la patente di guida e conquistare così una attesissima indipendenza è da sempre un momento importante nella vita di ogni persona. Prima di poter sostenere l’esame di pratica, però, è possibile esercitarsi su strada aperta al pubblico grazie al foglio rosa. Scopriamo tutto quello che c’è da sapere e quali regole devono essere rispettate.

INDICE
 Proroga Foglio Rosa
 Foglio Rosa patente B
 Foglio Rosa patente A
 Foglio Rosa: passeggeri
 Rinnovo foglio rosa

La situazione emergenziale determinata dalla pandemia da COVID-19 ha comportato la proroga di alcune scadenze tra le quali spicca quella relativa al foglio rosa.

La proroga (dal 31 dicembre 2021 al 31 marzo 2022) dello stato di emergenza, prevista dal Dl 221/2021, ha ulteriormente prorogato la validità dei fogli rosa è per adesso estesa al 29 giugno 2022.

LEGGI ORA: Patente, revisione, collaudo, RC Auto: tutte le novità del decreto Cura Italia per gli automobilisti

Il foglio rosa viene consegnato al candidato una volta superato l’esame di teoria per consentirgli di potersi esercitare su strada aperta al pubblico purché al suo fianco sia presente un soggetto già in possesso della patente di guida B da almeno 10 anni e che lo stesso non abbia un’età superiore ai 65 anni.

Le esercitazioni devono essere svolte in luoghi aperti al pubblico ma con scarso traffico. I limiti di velocità che deve rispettare il soggetto in possesso del foglio rosa sono: 90 km/h sulle strade extraurbane principali e 100 km/h in autostrada.

Gli altri automobilisti devono essere posti a conoscenza della presenza di un guidatore inesperto grazie all’esposizione di un cartello recante la lettera P sul retro della vettura.

In caso di violazione del dettato del Codice della Strada si rischiano sanzioni da 419 a 1.682 euro.

Anche per poter guidare su strada determinate categorie di motocicli è obbligatorio essere in possesso della patante di guida.

In questo caso le categorie previste dal Codice della Strada sono A, A1 ed AM e così come per la patente B, anche in questa ipotesi è previsto il rilascio del foglio rosa.

Se si richiede il foglio rosa per la guida di ciclomotori a due ruote la pratica deve essere svolta in luoghi poco frequentati, mentre se la richiesta è finalizzata per la guida di ciclomotori a 3 o 4 ruote è fondamentale che al fianco del conducente sia presente a bordo un passeggero dotato di patente B da almeno 10 anni e che abbia un età non superiore ai 65 anni.

Il soggetto in possesso di foglio rosa che sia in attesa di sostenere l’esame per il conseguimento della patente A1 potrà utilizzare per la pratica su strada moto che abbiano le stesse caratteristiche di quelle che potranno essere condotte dopo aver conseguito la patente, ovvero moto con cilindrata massima di 125cc e potenza non superiore agli 11 kW.

Nel momento in cui ci si ritrova in possesso del foglio rosa è bene sapere che si debbono osservare scrupolosamente alcune regole tra cui la possibilità di trasportare passeggeri in auto purché nella stessa vettura sia presente un soggetto che sia in possesso della patente di guida da almeno 10 anni e non abbia un’età superiore ai 65 anni.

Il trasporto dei passeggeri non potrà avvenire su strade extraurbane principali ed autostrade. Il soggetto in possesso di foglio rosa potrà circolare con altri passeggeri da mezz’ora dopo il tramonto fino a mezz’ora prima dell’alba.

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Una volta che il candidato avrà superato l’esame di teoria potrà entrare in possesso del foglio rosa ed esercitarsi così alla guida.

La validità del foglio rosa è di sei mesi anche se, come abbiamo visto in precedenza, l’emergenza Coronavirus ha prorogato questi termini.

Di norma entro questi sei mesi il candidato può affrontare l’esame pratico per due volte, non prima però che sia trascorso almeno un mese dalla data del rilascio del foglio rosa.

Qualora non vengano superate entrambe le prove di guida il candidato potrà richiedere un nuovo foglio rosa riportando l’esito positivo dell’esame di teoria.

Tra i limiti da rispettare una volta in possesso del foglio rosa, oltre alla guida con al fianco un soggetto in possesso della patente da oltre 10 anni e con età inferiore ai 65 anni, si dovrà fare attenzione a non superare i 90 Km/h sulle strade extraurbane principali ed i 100 Km/h in autostrada.

Per quel che riguarda la guida in autostrada, il soggetto in possesso di foglio rosa dovrà effettuare 2 ore di esercitazione affiancato da un istruttore superando la velocità di 50 km/h, utilizzando la 5ª marcia e adeguando le marce alla velocità.

Per quel che riguarda la guida su strade extraurbane anche in questo caso il candidato dovrà effettuare 2 ore di esercitazione utilizzando il veicolo ed il motore a regime di coppia massima consumando e inquinando il minimo possibile.

Infine, il soggetto in possesso di foglio rosa dovrà anche effettuare 2 ore di esercitazione alla guida in orari notturni circolando su strade urbane strette e larghe, con veicoli parcheggiati ai lati e no, affrontando incroci regolati da segnaletica verticale e da impianti semaforici.

Cose da sapere

Come funziona il foglio rosa per la patente B?

Il foglio rosa viene consegnato al candidato una volta superato l’esame di teoria per consentirgli di esercitarsi su strada aperta al pubblico, purché al suo fianco sia presente un soggetto già in possesso della patente di guida B da almeno 10 anni e che lo stesso non abbia un’età superiore ai 65 anni. I limiti di velocità che deve rispettare il soggetto in possesso del foglio rosa sono: 90 km/h sulle strade extraurbane principali e 100 km/h in autostrada. Gli altri automobilisti devono essere posti a conoscenza della presenza di un guidatore inesperto grazie all’esposizione di un cartello recante la lettera P sul retro della vettura.

Come funziona il foglio rosa per la patente A?

Se si richiede il foglio rosa per la guida di ciclomotori a due ruote la deve essere svolta in luoghi poco frequentati, mentre se la richiesta è finalizzata per la guida di ciclomotori a 3 o 4 ruote è fondamentale che al fianco del conducente sia presente a bordo un passeggero dotato di patente B da almeno 10 anni e che abbia un età non superiore ai 65 anni. Il soggetto in possesso di foglio rosa per il conseguimento della patente A1 potrà utilizzare per la pratica su strada moto con cilindrata massima di 125cc e potenza non superiore agli 11 kW.

Quanto dura il foglio rosa?

Normalmente il foglio rosa ha una validità di sei mesi, ma attualmente, a causa dell’emergenza sanitaria, la validità dei fogli rosa in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e 31 gennaio 2021 è per adesso estesa al 3 maggio 2021.  Di norma entro i sei mesi  di validità del foglio rosa il candidato può affrontare l’esame pratico per due volte, non prima però che sia trascorso almeno un mese dalla data del rilascio del foglio rosa. Qualora non vengano superate entrambe le prove di guida il candidato potrà richiedere un nuovo foglio rosa riportando l’esito positivo dell’esame di teoria.

Quali limiti deve rispettare chi possiede un foglio rosa?

Tra i limiti da rispettare una volta in possesso del foglio rosa, oltre alla guida con al fianco un soggetto in possesso della patente da oltre 10 anni e con età inferiore ai 65 anni, si dovrà fare attenzione a non superare i 90 Km/h sulle strade extraurbane principali ed i 100 Km/h in autostrada.

Auto e inverno: ecco come proteggere la macchina dal freddo

Auto a prova d'inverno: come proteggerla dal gelo in 4 mosse 2

L’arrivo della stagione invernale rappresenta una dura prova per le auto. Le temperature rigide, infatti, possono mettere a rischio non solo la carrozzeria, ma anche le componenti meccaniche della vettura. Utilizzare alcuni accorgimenti, tuttavia, può rivelarsi utile per preservare l’auto anche in inverno. 

INDICE
 Telo antighiaccio auto
 Come prevenire il ghiaccio sul parabrezza
 Come togliere la neve ghiacciata dal parabrezza
 Liquidi e antigelo auto
 Pneumatici invernali

Chi abita in luoghi particolarmente freddi, e non ha a disposizione un box auto, lo sa bene: trovare al mattino la propria auto ricoperta da uno strato di ghiaccio è una bella seccatura. Per ovviare a questo problema è possibile adottare un telo antighiaccio auto. In commercio sono presenti numerosi prodotti appartenenti a differenti tipologie di prezzo e realizzati con materiali che possono proteggere carrozzeria e vetri della vettura. La coperta per auto è realizzata in diverse misure così da essere adatta ad ogni tipologia di vettura, dalla citycar al SUV.  

Altra seccatura che si deve affrontare nel periodo invernale è quella relativa alla presenza, ed alla rimozione, del ghiaccio sul parabrezza. Anche in questo caso non capita di rado di dover perdere tempo al mattino utilizzando il raschietto per rimuovere il ghiaccio e potersi mettere in marcia. Per prevenire questo problema è possibile adottare alcuni accorgimenti. Il primo è quello di dotare la vettura di un telo antighiaccio così da preservare non solo il parabrezza, ma anche la carrozzeria. In alternativa è possibile spruzzare sul parabrezza un liquido antigelo che impedirà la formazione del ghiaccio e vi consentirà di non dover utilizzare al mattino il raschietto.  

Qualora non abbiate utilizzato questo prodotto, o non abbiate coperto l’auto con un apposito telo, si potrà rimuovere il ghiaccio dal parabrezza versando dell’acqua tiepida. Fate però attenzione con la temperatura perché se questa fosse eccessivamente calda si rischia di danneggiare il parabrezza. In alternativa si può utilizzare il condizionatore indirizzando il getto d’aria calda direttamente sul parabrezza ghiacciato. 

Un proprietario attento non deve solo pensare a proteggere la carrozzeria ed il parabrezza della propria auto, ma anche “coccolare” le componenti meccaniche è fondamentale nei mesi invernali. Per questa ragione è necessario utilizzare un olio motore specifico per le basse temperature e consigliato nel libretto di uso e manutenzione della vettura. Inoltre sarà altrettanto importante adottare un liquido antigelo per evitare che i liquidi di raffreddamento del motore e del lavaggio del parabrezza e del lunotto possano congelare. 

Ultimo consiglio, ma non per ordine di importanza, è quello di adottare pneumatici invernali. In commercio sono presenti numerose tipologie e per legge, su determinate tratte stradali, è possibile circolare solo con gomme invernali dal 15 novembre fino al 15 aprile. Gli pneumatici invernali sono dotati di una speciale mescola che si scalda più velocemente e garantisce una aderenza maggiore su fondi a scarso grip così da aumentare in maniera considerevole la sicurezza di chi è alla guida.  

Cose da sapere

A cosa serve il telo antighiaccio auto?

Chi abita in luoghi particolarmente freddi, e non ha a disposizione un box auto, lo sa bene: trovare al mattino la propria auto ricoperta da uno strato di ghiaccio è una bella seccatura. Per ovviare a questo problema è possibile adottare un telo antighiaccio auto. In commercio sono presenti numerosi prodotti appartenenti a differenti tipologie di prezzo e realizzati con materiali che possono proteggere carrozzeria e vetri della vettura. 

Come togliere il ghiaccio dal parabrezza?

Qualora non abbiate coperto l’auto con un apposito telo, si potrà rimuovere il ghiaccio dal parabrezza versando dell’acqua tiepida. Fate però attenzione con la temperatura perché se questa fosse eccessivamente calda si rischia di danneggiare il parabrezza. In alternativa si può utilizzare il condizionatore indirizzando il getto d’aria calda direttamente sul parabrezza ghiacciato. 

Quali liquidi si possono utilizzare in inverno per proteggere il motore?

In inverno è necessario utilizzare un olio motore specifico per le basse temperature e consigliato nel libretto di uso e manutenzione della vettura. Inoltre sarà altrettanto importante adottare un liquido antigelo per evitare che i liquidi di raffreddamento del motore e del lavaggio del parabrezza e del lunotto possano congelare. 

Quando si montano i pneumatici invernali e perché?

Per legge, su determinate tratte stradali, è possibile circolare solo con gomme invernali dal 15 novembre fino al 15 aprile. Gli pneumatici invernali sono dotati di una speciale mescola che si scalda più velocemente e garantisce una aderenza maggiore su fondi a scarso grip così da aumentare in maniera considerevole la sicurezza di chi è alla guida.  

Motore auto: come funziona e quali sono le componenti

Come funziona il motore delle macchine?

Elemento nascosto alla vista, ma fondamentale per il funzionamento di una vettura, il motore auto è un meccanismo complesso che necessità di cure ed attenzioni per poter durare a lungo. Scopriamo le differenti tipologie presenti in commercio. 

INDICE
Com’è fatto un motore auto
Componenti motore auto
Come funziona il motore auto
Come funziona un motore benzina
Come funziona il motore diesel
Come funziona un motore elettrico

Il motore è quella componente in grado di trasformare l’energia chimica del carburante utilizzato in energia meccanica trasmessa alle ruote motrici

Numerose sono le componenti di un motore di un’automobile. Una delle più importanti è il basamento al cui interno è presente l’albero a gomiti al quale sono poi collegati cilindri e testata. Quest’ultima racchiude tutti gli organi meccanici per la distribuzione ed al suo interno sono presenti parte dei condotti di aspirazione e di scarico aperti e chiusi da valvole a fungo, mentre la parte superiore del motore è collegata a quella inferiore con una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi. 

Vediamo di individuare le componenti principali di un motore. Abbiamo detto come il basamento sia un componente fondamentale e nelle sue pareti sono ricavati i supporti di banco con i rispettivi cuscinetti sui quali poggiano i perni di banco dell’albero. Quest’ultimo è dotato di tante manovelle quante sono i pistoni ai quali sono vincolate le bielle. Il collegamento tra bielle e pistoni avviene tramite lo spinotto. All’interno della testata, poi, sono presenti tutti gli organi meccanici necessari per la distribuzione. La parte superiore del motore è collegata a quella inferiore tramite una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi.  

Per il corretto funzionamento del motore auto sono necessari anche liquidi di lubrificazione e refrigeranti per evitare che l’attrito delle componenti produca danni irreparabili e per tenere sotto controllo le temperature di esercizio.

Sono presenti quindi dei condotti che consentono la circolazione dell’acqua per il raffreddamento ed il carter, cioè  il componente dove si deposita l’olio che permette di lubrificare l’albero, i pistoni, le bielle ed altri componenti mobili del motore.

Infine il motore auto vede la presenza di numerosi filtri per aria, benzina e olio, utili ad evitare che eventuali impurità possano contaminare il motore pregiudicandone la funzionalità.

La presenza di tutte queste componenti serve per far muovere i pistoni su e giù i pistoni all’interno dei cilindri completando le fasi di funzionamento del motore. 

Nei motori a quattro tempi, quelli più diffusi in commercio, i gas vengono aspirati attraverso apposite valvole per poi essere compressi una volta che queste si sono chiuse. Con questa procedura si verifica la combustione, cioè i gas si espandono e generano una pressione che spinge verso il basso il pistone il quale agisce sulla biella che a sua volta mette in rotazione l’albero motore. Quando il pistone risale spinge i gas fuori dalla camera attraverso le valvole di scarico e quando queste si richiudono ricomincia nuovamente il ciclo con una nuova fase di aspirazione. Il motore può essere disposto longitudinalmente,  cioè in posizione perpendicolare all’albero di rotazione, oppure trasversalmente, cioè in posizione parallela all’albero di rotazione. 

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In un motore a benzina sono presenti 4 fasi per il suo funzionamento:

  • aspirazione
  • compressione
  • espansione
  • scarico.

Durante l’aspirazione il pistone si muove verso il punto morto inferiore e tramite le valvole di aspirazione viene aspirata la miscela aria benzina. In compressione il pistone inverte la sua corsa comprimendo la miscela aria benzina e poco prima che raggiunga il punto morto superiore scocca la scintilla per dare il via alla fase di combustione. In espansione la candela avvia l’accensione e dà il via alla combustione, mentre con l’ultima fase avviene lo scarico dei gas combusti attraverso le valvole ed il pistone inverte nuovamente la sua corsa spostandosi verso il punto morto superiore. 

Anche nel motore diesel abbiamo quattro fasi: aspirazione, compressione, iniezione e scarico. Con la prima il pistone si abbassa ed aspira l’aria all’interno del cilindro tramite la valvola di aspirazione, mentre nella fase di compressione, a seguito dell’innalzamento del pistone, l’aria viene compressa e si surriscalda. Nella terza fase l’iniettore che spruzza minuscole gocce di gasolio e la miscela di questo con l’aria causa una esplosione spontanea che provoca l’espansione dei gas combusti e l’abbassamento del pistone.  Nella quarta fase si ha infine la fuoriuscita dei gas combusti dal motore tramite la valvola di scarico grazie alla risalita del pistone. 

Ben diverso, e decisamente più semplice, è il funzionamento di un motore elettrico. Questo, a differenza dei benzina e diesel, sfrutta l’energia accumulata dal pacco batterie che, una volta immagazzinata, viene trasformata in energia meccanica. Per riuscire a far muovere l’auto è fondamentale l’azione dell’inverter, un dispositivo che trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria e la stessa identica funzione si attiva in fase di frenata. 

Cose da sapere

Come è fatto un motore auto?

Una delle componenti più importanti del motore auto è il basamento al ci interno è presente l’albero a gomiti al quale sono poi collegati cilindri e testata. Quest’ultima racchiude tutti gli organi meccanici per la distribuzione ed al suo interno sono presenti parte dei condotti di aspirazione e di scarico aperti e chiusi da valvole a fungo, mentre la parte superiore del motore è collegata a quella inferiore con una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi. 

Come funziona il motore auto?

Nei motori a quattro tempi, i più diffusi in commercio, i gas vengono aspirati attraverso apposite valvole per poi essere compressi una volta che queste si sono chiuse. Con questa procedura si verifica la combustione, che genera una pressione che spinge verso il basso il pistone, il quale agisce sulla biella che a sua volta mette in rotazione l’albero motore. Quando il pistone risale spinge i gas fuori dalla camera attraverso le valvole di scarico e quando queste si richiudono ricomincia nuovamente il ciclo con una nuova fase di aspirazione. 

Come funziona un motore a benzina?

In un motore a benzina sono presenti 4 fasi per il funzionamento: aspirazione, compressione, espansione e scarico. Durante l’aspirazione il pistone si muove verso il punto morto inferiore e tramite le valvole di aspirazione viene aspirata la miscela aria benzina. In compressione il pistone inverte la sua corsa comprimendo la miscela aria benzina e poco prima che raggiunga il punto morto superiore scocca la scintilla per dare il via alla fase di combustione. In espansione la candela avvia l’accensione e dà il via alla combustione, mentre con l’ultima fase avviene lo scarico dei gas attraverso le valvole. 

Come funziona un motore elettrico?

Il motore elettrico sfrutta l’energia accumulata dalle batterie che, una volta immagazzinata, viene trasformata in energia meccanica. Per riuscire a far muovere l’auto è fondamentale l’azione dell’inverter, un dispositivo che trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria e la stessa identica funzione si attiva in fase di frenata. 

Come funziona il motore diesel?

Nel motore diesel abbiamo quattro fasi: aspirazione, compressione, iniezione e scarico. Con la prima il pistone si abbassa ed aspira l’aria all’interno del cilindro tramite la valvola di aspirazione, mentre nella fase di compressione, a seguito dell’innalzamento del pistone, l’aria viene compressa e si surriscalda. Nella terza fase l’iniettore che spruzza minuscole gocce di gasolio e la miscela di questo con l’aria causa una esplosione spontanea che provoca l’espansione dei gas combusti e l’abbassamento del pistone.  Nella quarta fase si ha infine la fuoriuscita dei gas combusti dal motore. 

testata blocco albero_motore pistone candele cinghie coppa aspirazione radiatore filtro biella combustione albero rotore valvole alberi_a_camme catena

Ovetto neonato auto: tutto quello da sapere

Come montare il seggiolino per bambini in auto

Il trasporto di bambini in macchina deve seguire regole scrupolose per tutelare la sicurezza e l’incolumità dei più piccoli. L’ovetto neonato è uno strumento utile a questo scopo. Scopriamo i modelli migliori e come scegliere e montare il seggiolino in auto in modo pratico e veloce.

INDICE
Seggiolino auto: regole e normativa
Dispositivo anti abbandono ovetto: gli obblighi previsti0
Seggiolino auto neonato: le tipologie
Il sistema ISOFIX
Ovetto in macchina con cinture di sicurezza
Seggiolino per auto: come sceglierlo in base all’età del bambino
Come mettere l’ovetto in macchina
Come montare l’ovetto con sistema ISOFIX
La posizione corretta del neonato nell’ovetto
Ovetto: fino a quanti mesi serve?

Per essere certi di acquistare un ovetto neonato omologato è fondamentale che su questo dispositivo sia riportato il codice ECE R44-03.R44-03. Questo indicherà la corretta omologazione dell’ovetto neonato. Inoltre, per utilizzalo anche in caso di viaggi all’estero, è fondamentale che sia presente l’ulteriore codice UN, che identifica l’ovetto neonato come universale.  

A partire dal 7 Novembre 2019 è obbligatorio l’utilizzo di un dispositivo che segnali la presenza in automobile del bambino per tutti i conducenti con passeggeri di età inferiore ai 4 anni. Questo dovrà essere in grado di attivarsi automaticamente senza che sia azionato dal conducente e deve dare un segnale di conferma al momento dell’avvenuta attivazioneIn caso di violazione e non adozione è prevista una multa da 81 a 326 euro, come succede nel caso di mancato utilizzo delle cinture di sicurezza. 

L’obbligo di utilizzo del seggiolino auto è previsto fino ai 12 anni o fino ai 150 cm di altezza. Andando nello specifico, fino ai 18 kg di peso del bambino si potranno usare i seggiolini, mentre oltre questo peso e fino ai 12 anni si potranno installare gli adattatori, dei piccoli sedili che permettono di sollevare il bambino e le cinture di sicurezza. 

Per agevolare l’installazione del seggiolino auto tutte le Case costruttrici dispongono sul divanetto posteriore il sistema ISOFIX. Per una corretta installazione sarà sufficiente appoggiare l’ovetto negli incastri dedicati ed  agganciarlo con un click. Solitamente un simbolo verde conferma il corretto inserimento del meccanismo. 

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Per fissare correttamente l’ovetto neonato in macchina si dovranno utilizzare le cinture di sicurezza posizionate nel divanetto posteriore. Una volta appoggiato l’ovetto sul sedile è possibile utilizzare una base da fermare con le cinture e su cui attaccare il seggiolino. Tuttavia  in commercio sono presenti anche modelli già pronti per l’uso che consentono di utilizzare l’ovetto in macchina senza base. 

In commercio sono presenti differenti tipologie di seggiolini auto suddivise in base alla categoria di omologazione. Fino a qualche hanno fa la suddivisione era determinata soltanto in funzione del peso dei bambini, mentre adesso, sulla scorta della nuova normativa, i seggiolini auto possono essere catalogati anche in funzione dell’altezza del bambino. Vediamo le varie categorie: 

Seggiolino Auto Gruppo 0 – Navicella
– È studiato per i bambini da 0 a 10 kg, più o meno fino a 9 mesi di età
– Deve essere installato obbligatoriamente anche sul sedile posteriore tramite un apposito kit di fissaggio

Seggiolino Auto Gruppo 0+ – Ovetto
– È studiato per bambini da 0 a 13 kg, fino a circa 15 mesi di età
– Va montato sul sedile posteriore in senso contrario alla marcia
– Prevede l’utilizzo di una Base Auto

Seggiolino Auto Gruppo 1 – Seggiolino
– È studiato per i bambini da 9 a 18 kg, fino a circa 5 anni di età
– Può essere fissato anche sul sedile anteriore, disattivando l’airbag

Seggiolino Auto Gruppo 2 – Seggiolino
– È studiato per i bambini da 15 a 25 kg, fino a circa 6 anni di età
– Sostiene il bambino nei punti corretti: sopra il bacino e sopra la spalla, senza correre rischi
– Può essere fissato sul sedile anteriore, disattivando l’airbag

Seggiolino Auto Gruppo 3 – Alzaposto
– È studiato per i bambini fino a 12 anni
– Serve per aumentare l’altezza del bambino e permettergli così di indossare la cintura di sicurezza
– Lo si può installare sul sedile anteriore, dopo aver disattivato l’airbag

L’installazione dell’ovetto neonato in macchina è più semplice di quanto si possa pensare. Sarà sufficiente far passare le cinture negli appositi punti di ancoraggio, davanti e dietro il seggiolino, e fare attenzione affinché queste rimangano ben tese. Per una corretta installazione è necessario ricordarsi come il seggiolino debba essere posizionato in senso contrario a quello di marcia. Se avete dubbi potete comunque controllare il manuale di istruzione fornito in dotazione con l’ovetto neonato. 

Per montare correttamente un ovetto neonato con sistema ISOFIX sarà sufficiente seguire questi passaggi:

  1. estrarre i connettori dalla base auto grazie all’apposita maniglia di regolazione e togliere i cappucci protettivi;
  2. posizionare la base Isofix con i connettori rivolti verso il sedile e spingere per farli agganciare sui supporti auto;
  3. estrarre e sistemare il piede d’appoggio in modo stabile;
  4. fissata la base, prendere la cintura di sicurezza e come per un qualsiasi ovetto, farla passare negli appositi spazi frontali e agganciarla al sedile;
  5. attaccare l’ovetto alla base e spingere finché una luce verde non ne conferma l’avvenuto aggancio;
  6. far passare la restante parte della cintura attorno all’ovetto fissandola nell’apposita guida e far ruotare il maniglione del seggiolino fino a farlo scattare. 

Oltre alla corretta installazione del seggiolino, è importante anche la posizione giusta del neonato all’interno dell’ovetto auto. Questo dovrà sempre essere poggiato sul sedile posteriore, possibilmente dietro al guidatore, ma va bene anche la posizione centrale, e la direzione deve essere quella opposta al senso di marcia perché in caso di urto si limita notevolmente il movimento della testa in avanti. 

A differenza del seggiolino auto, che può essere utilizzato fino al compimento dei 12 anni, l’ovetto neonato è omologato per essere utilizzato dalla nascita fino ai 15 mesi di età e per un peso che si aggira fino ai 13 kg. 

Cose da sapere

Come riconoscere un ovetto neonato omologato?

Per essere certi di acquistare un ovetto neonato omologato è fondamentale che su questo dispositivo sia riportato il codice ECE R44-03.R44-03. Questo indicherà la corretta omologazione dell’ovetto neonato. Inoltre, per utilizzalo anche in caso di viaggi all’estero, è fondamentale che sia presente l’ulteriore codice UN, che identifica l’ovetto neonato come universale.  

Qual è la normativa sui seggiolino anti abbandono?

A partire dal 7 Novembre 2019 è obbligatorio l’utilizzo di un dispositivo che segnali la presenza in automobile del bambino per tutti i conducenti con passeggeri di età inferiore ai 4 anni. Questo dovrà essere in grado di attivarsi automaticamente senza che sia azionato dal conducente e deve dare un segnale di conferma al momento dell’avvenuta attivazione

Cos’è il sistema ISOFIX?

Per agevolare l’installazione del seggiolino auto tutte le Case costruttrici dispongono sul divanetto posteriore il sistema ISOFIX. Per una corretta installazione sarà sufficiente appoggiare l’ovetto negli incastri dedicati ed  agganciarlo con un click. Solitamente un simbolo verde conferma il corretto inserimento del meccanismo. 

Come mettere l’ovetto in macchina?

Sarà sufficiente far passare le cinture negli appositi punti di ancoraggio, davanti e dietro il seggiolino, e fare attenzione affinché queste rimangano ben tese. Per una corretta installazione è necessario ricordarsi come il seggiolino debba essere posizionato in senso contrario a quello di marcia. Se avete dubbi potete comunque controllare il manuale di istruzione fornito in dotazione con l’ovetto neonato. 

Tutto quello che c’è da sapere sul cruise control

Tutto quello che c'è da sapere sul cruise control 3

L’evoluzione tecnologica ha fatto passi da gigante in campo automobilistico e tra gli accessori in grado di rendere più confortevole la vita a bordo c’è senza dubbio il cruise control. Scopriamo cos’è e come funziona.  

INDICE
 Cos’è il cruise control?
 Come funziona?
 Cruise control adattivo e cruise control non adattivo: le differenze/a>
 Cruise control con funzione freno: è sicuro?
 Autostrada e cruise control
 Cruise control in città
 Cruise control e guida autonoma
 Si può aggiungere il cruise control al cambio automatico?

Con la definizione cruise control si intende un dispositivo elettronico tramite il quale è possibile impostare una velocità di marcia predefinita. Il cruise control si rivela molto comodo nei lunghi viaggi autostradali perché impostando la velocità prevista dal Codice della Strada si potrà far riposare il piede destro senza bisogno di tenerlo costantemente sul pedale dell’acceleratore dato che sarà la centralina dell’auto a svolgere questo compito.

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Il funzionamento del cruise control è piuttosto semplice da capire. Sul volante di una vettura dotata di questo dispositivo, o su una leva posizionata nel piantone dello sterzo, sono presenti i tasti tramite i quali impostare il cruise control. Per attivare il dispositivo si dovrà premere il tasto “SET” e successivamente premere i pulsanti “+” e “-“ fino a visualizzare sul computer di bordo la velocità desiderata. Se si vorrà riprendere il controllo dell’acceleratore sarà sufficiente premere il pedale del freno, mentre se si vorrà effettuare un sorpasso si potrà premere sul pedale del gas ed una volta compiuta la manovra il cruise control tornerà a funzionare autonomamente. 

Quello di cui abbiamo parlato sino ad ora è il cruise control “standard”, ma in commercio è presente anche il cruise control adattivo. Con questa definizione si indica un dispositivo che oltre a consentire di impostare la velocità di marcia che si preferisce tenere, dà la possibilità di stabilire anche la distanza da mantenere dal veicolo che precede. Il cruise control adattivo, quindi, modera l’accelerazione in base alla distanza del veicolo che si ha di fronte grazie alla presenza di un radar frontale che rileva l’effettiva distanza tra i due veicoli.  

Il cruise control adattivo prevede anche la funzione del freno, ossia la vettura riduce la velocità in caso di ostacoli incontrati sulla traiettoria di marcia. Certo, trovarsi le prime volte alla guida di una vettura che svolge questa funzione in autonomia può lasciare spiazzati, ma grazie ai progressi compiuti dalla tecnologia negli ultimi anni si può affermare come il cruise control sia sicuro ed in ogni caso è consentito al conducente di riprendere il controllo semplicemente premendo il pedale del freno o della frizione.  

Come anticipato brevemente in precedenza, l’utilità del cruise control si apprezza soprattutto in autostrada. Chi è costretto a percorrere quotidianamente distanze importanti sa come l’affaticamento del piede destro costantemente sul gas sia un problema di non poco conto. Grazie al cruise control si potrà invece riposare l’arto lasciando che sia la vettura a mantenere la velocità di crociera costante senza alcun intervento da parte del guidatore.  

Se è vero che il cruise control si fa apprezzare soprattutto in autostrada, è altrettanto vero che i dispositivi più recenti offrono un gran comfort anche in città. Questi, infatti, possono essere dotati anche dellafunzione di marcia in colonnache consente di arrestare completamente il veicolo quando si è in coda e di ripartire automaticamente non appena il veicolo che precede riprende ad avanzare. 

Se si parla di cruise control viene subito in mente anche la guida autonoma. Attualmente le vetture dotate di questo dispositivo, insieme ad altri ADAS, vengono classificate come auto con un Livello 2 di guida autonoma. Se si pensa alla guida autonoma vera e propria, però, il percorso da compiere è ancora lungo. Alcuni costruttori, come Tesla, sono già avanti nella sperimentazione di questo dispositivo, ma le complicazioni legate alla regolamentazione nei diversi Paesi rischiano di far slittare l’entrata in produzione delle vetture dotate di guida autonoma. 

Se si vuole godere appieno del cruise control la cosa migliore è abbinare questo dispositivo ad una vettura dotata di cambio automatico. Tuttavia è possibile anche installare questo componente anche aftermarket. Per verificare che l’installazione sia fattibile, ed economicamente conveniente, la macchina deve essere dotata di cambio automatico, di acceleratore elettronico e predisposta per l’installazione del cruise control. Nei veicoli più vecchi non conviene effettuare questa modifica perché comporterebbe una spesa elevata, mentre sulle vetture moderne si potrà scegliere tra un cruise control messo in vendita dalla Casa costruttrice o un modello universale. 

Cose da sapere

Cos’è il cruise control?

Il cruise control è un dispositivo elettronico tramite il quale è possibile impostare una velocità di marcia predefinita. Il cruise control si rivela molto comodo nei lunghi viaggi autostradali perché impostando la velocità prevista dal Codice della Strada si potrà far riposare il piede destro.

Come si utilizza il cruise control?

Sul volante di una vettura dotata di questo dispositivo, o su una leva posizionata nel piantone dello sterzo, sono presenti i tasti tramite i quali impostare il cruise control. Per attivarlo si dovrà premere il tasto “SET” e poi i pulsanti “+” e “-“ fino a visualizzare sul computer di bordo la velocità desiderata. Se si vorrà riprendere il controllo dell’acceleratore sarà sufficiente premere il pedale del freno.

Quali sono i vantaggi del cruise control?

L’utilità del cruise control si apprezza soprattutto in autostrada. Chi è costretto a percorrere quotidianamente distanze importanti sa come l’affaticamento del piede destro costantemente sul gas sia un problema di non poco conto. Grazie al cruise control si potrà invece riposare l’arto lasciando che sia la vettura a mantenere la velocità di crociera costante senza alcun intervento da parte del guidatore.  

Cos’è il cruise control adattativo?

Il cruise control adattivo è un dispositivo che oltre a consentire di impostare la velocità di marcia, dà la possibilità di stabilire anche la distanza da mantenere dal veicolo che precede. Il cruise control adattivo, quindi, modera l’accelerazione in base alla distanza del veicolo che si ha di fronte grazie alla presenza di un radar frontale che rileva l’effettiva distanza tra i due veicoli.  

Che differenza c’è tra cruise control e guida autonoma?

Attualmente le vetture dotate di cruise control, insieme ad altri ADAS, vengono classificate come auto con un Livello 2 di guida autonoma. Se si pensa alla guida autonoma vera e propria, però, il percorso da compiere è ancora lungo, perché le complicazioni legate alla regolamentazione nei diversi Paesi rischiano di far slittare l’entrata in produzione delle vetture dotate di guida autonoma. 

Spia freno a mano accesa: ecco cosa vuol dire e cosa fare

Spia freno a mano accesa

Le spie presenti sul cruscotto della propria vettura sono numerose ed è sempre bene conoscere il significato di tutte per sapere quando possono essere segnalati eventuali  malfunzionamenti. La spia freno a mano accesa indica proprio questo problema. Vediamo cosa fare in questo caso. 

INDICE
Freno a mano: cos’è e come funziona
Spia freno a mano accesa
Spia ABS e freno a mano accese
Spia freno a mano inserito
Freno a mano bloccato: cosa fare

Con  il termine freno a mano si indica il dispositivo che consente di bloccare l’auto durante le soste sui tratti in pendenza, o da utilizzare in caso di partenze in salita per evitare che la vettura arretri. Viene chiamato freno a mano proprio perché, nella maggior parte dei casi, può essere attivato tirando una leva. Il suo funzionamento è semplice. La leva del freno a mano è collegata a dei cavi di acciaio e tirandola questi si mettono in tensione ed agiscono meccanicamente sui freni posteriori dell’auto. Maggiore è la forza sulla leva, maggiore sarà l’azione del freno. Per sganciare il freno a mano sarà sufficiente premere il pulsante posto all’estremità della leva. 

Quando si accende il motore della propria vettura saranno numerose le spie di segnalazione che si accenderanno sul quadro strumenti. Quella del freno a mano, di colore rosso, resterà accesa fino a quando non si provvederà a sbloccare il freno così da evitare che si possa inavvertitamente provare a partire con il freno a mano inserito. 

Se però, nonostante lo sblocco, la spia del freno a mano resta accesa allora è il caso di portare la macchina presso un’officina specializzata perché questa può indicare un problema all’impianto frenante da non sottovalutare assolutamente.  

In alcuni casi la spia freno a mano accesa può essere dovuta a futili motivi come un falso contatto o al galleggiante presente nella vaschetta del liquido che non lavora correttamente. In quest’ultimo caso (relativo soprattutto alle auto con parecchi anni sulle spalle) si può provare a staccare uno dei due fili che vanno al tappo della vaschetta del liquido freni e verificare se la spia del freno a mano rimanga accesa o meno. Nel secondo caso sarà sufficiente sostituire il galleggiante.

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Oltre alla spia del freno a mano è possibile che si accenda anche la spia dell’ABS. Questa, di colore arancione, indica il corretto funzionamento del sistema antibloccaggio, ma nel caso in cui resti accesa, così come visto in precedenza, potrebbe indicare un problema all’impianto ABS. 

Anche in questo caso è opportuno recarsi immediatamente presso una officina specializzata per far analizzare il problema e tornare in breve tempo al volante di una vettura al massimo della sicurezza. In alcuni casi è possibile che oltre alla spia dell’ABS ci sia anche la spia freno a mano accesa. In questa ipotesi non si dovrebbe riscontrare un guasto al sistema di antibloccaggio, ma spesso viene indicato un inceppamento dello stesso freno a mano. 

La spia del freno a mano inserito è utile per avvisare il guidatore di sbloccare il dispositivo prima di mettersi in marcia. Questa è di colore rosso ed il suo disegno è rappresentato da un cerchio racchiuso tra due parentesi ed un punto esclamativo all’interno dello stesso. 

Può accadere che il freno a mano rimanga bloccato per diverse cause. Se ad esempio si è messa troppa forza nello spostare la leva sarà necessario tirare e nello stesso tempo tenere premuto il pulsante posto alla sommità della stessa. Qualora questo non dovesse essere sufficiente si dovrà provare a spingere nuovamente all’indietro il grilletto che si trova a circa 10 cm dall’inizio dell’impugnatura. Se, invece, il freno a mano è rimasto bloccato per il gelo si potrà provare a sbloccarlo mettendo in moto la vettura e facendo riscaldare le componenti, oppure utilizzando un phon e cercando in prima persona di sciogliere il ghiaccio dalle componenti bloccate.  

Cose da sapere

Cos’è e come funziona il freno a mano?

Il freno a mano è il dispositivo che consente di bloccare l’auto durante le soste  sui tratti in pendenza, o da utilizzare in caso di partenze in salita per evitare che la vettura arretri. La leva del freno a mano è collegata a dei cavi di acciaio e tirandola questi si mettono in tensione ed agiscono meccanicamente sui freni posteriori dell’auto. Per sganciare il freno a mano sarà sufficiente premere il pulsante posto all’estremità della leva. 

Cosa indica la spia del freno a mano?

La spia del freno a mano, di colore rosso, si accende all’avvio dell’auto e resta accesa fino a quando non si provvederà a sbloccare il freno.  Se però, nonostante lo sblocco, la spia resta accesa allora è il caso di portare la macchina presso un’officina specializzata perché questa può indicare un problema all’impianto frenante da non sottovalutare assolutamente.  

Cosa fare se la spia del freno a mano rimane accesa?

In alcuni casi la spia freno a mano accesa può essere dovuta a futili motivi come un falso contatto o al galleggiante presente nella vaschetta del liquido che non lavora correttamente. In quest’ultimo caso si può provare a staccare uno dei due fili che vanno al tappo della vaschetta del liquido freni e verificare se la spia del freno a mano rimanga accesa o meno. Nel secondo caso sarà sufficiente sostituire il galleggiante.

Cosa fare se si accende la spia dell’ABS?

La spia dell’ABS, di colore arancione, indica il corretto funzionamento del sistema antibloccaggio, ma nel caso in cui resti accesa, potrebbe indicare un problema all’impianto ABS. In questo caso è opportuno recarsi immediatamente presso una officina specializzata per far analizzare il problema.