Temperatura congelamento gasolio, benzina e GPL: ecco cosa sapere sul motore in inverno

4 consigli per la manutenzione invernale del motore

Con l’arrivo della stagione invernale avere cura della propria auto è ancora più importante perché le temperature rigide possono mettere a dura prova le componenti meccaniche.

Scopriamo alcune piccole accortezze da seguire per avere un motore sempre in perfetta efficienza. 

INDICE
Temperatura congelamento gasolio
Temperatura congelamento benzina: serve ancora riscaldare l’auto?
Temperatura congelamento GPL: come comportarsi in inverno
Olio invernale e liquido antigelo
Manutenzione motore elettrico

A differenza dei motori benzina, i motori diesel soffrono notevolmente le temperature invernali. Il gasolio, infatti, rischia di congelare quando la colonnina di mercurio scende sotto lo zero. Per evitare questo problema si può acquistare un carburante con additivi che garantisce una maggiore resistenza al punto di congelamento, oppure un additivo da aggiungere al gasolio quando si effettua il pieno. Bisogna però fare attenzione a miscelare il liquido antigelo al carburante avendo cura di rispettare le giuste proporzioni. 

Per chi avesse una vettura con qualche anno sulle spalle una accortezza da prendere quando ci si mette alla guida nei mesi invernali è quella di far riscaldare il motore prima di partire. Far girare il motore da fermi consentirà di far salire le temperature portando al giusto regime d’esercizio tutte le componenti. L’utilizzo di un olio con specifiche consigliate dalla Casa costruttrice sarà un ulteriore alleato nel preservare le componenti meccaniche del motore perché garantirà uno scorrimento ottimale di tutti gli ingranaggi in gioco.  

La pratica di far scaldare il motore prima di partire, invece, non è più consigliata sulle vetture moderne perché i motori attuali sono progettati per entrare rapidamente in temperatura. Far girare il motore da fermi, quindi, si rivelerebbe soltanto come uno spreco inutile di benzina. 

Identiche accortezze devono essere adoperate anche per le vetture dotate di motore alimentato a GPL. Queste, solitamente, possono presentare nei mesi invernali problemi relativi all’accensione perché il Gas Propano Liquido tende a essere sensibile all’abbassarsi delle temperature. Tuttavia queste vetture sono dotate di doppia alimentazione benzina – GPL, pertanto in partenza sarà sufficiente scegliere la prima alimentazione per poi passare alla seconda una volta raggiunte le temperature di esercizio ottimali. 

Per effettuare una manutenzione corretta della propria vettura durante i mesi invernali è sempre una buona pratica adottare il liquido antigelo. Grazie a questo additivo, che dovrà essere versato all’interno del serbatoio del liquido refrigerante, si eviterà il congelamento del liquido di raffreddamento e si potranno prevenire eventuali danni alle componenti del motore. Ulteriore accortezza è quella di utilizzare un olio invernale con caratteristiche specifiche per affrontare le temperature più rigide. La viscosità è caratterizzata da un numero seguito dalla lettera W: 0W, 5W, 10W, 15W, 20W, 25W. La lettera W è l’iniziale della parola Winter, mentre il numero rappresenta l’indice di viscosità dell’olio alle basse temperature. Più basso è il primo numero, più fluido sarà l’olio alle basse temperature. 

Discorso a parte deve essere fatto per le auto elettricheQui non si dovrà prestare particolare attenzione alla manutenzione data l’assenza delle componenti classiche di un motore termico, ma si dovrà tenere in considerazione come l’autonomia delle batterie risenta delle temperature rigide. Il consiglio è quello di tenere la vettura collegata alla presa di ricarica sino a poco prima della partenza, così da avere le batterie in temperatura ed evitare crolli nell’autonomia, ed evitare di preriscaldare l’abitacolo tramite il condizionatore per intaccare ulteriormente l’autonomia residua. 

Cose da sapere

Come effettuare la manutenzione invernale del motore per le auto diesel?

 Il gasolio rischia di congelare quando la colonnina di mercurio scende sotto lo zero: per evitare questo problema si può acquistare un carburante con additivi che garantisce una maggiore resistenza al punto di congelamento, oppure un additivo da aggiungere al gasolio quando si effettua il pieno. 

È necessario riscaldare il motore prima di partire per le macchine a benzina?

Se l’auto ha qualche anno sulle spalle far riscaldare il motore prima di partire consentirà di far salire le temperature portando al giusto regime d’esercizio tutte le componenti. L’utilizzo di un olio con specifiche consigliate dalla Casa costruttrice sarà un ulteriore alleato nel preservare le componenti meccaniche del motore.  La pratica di far scaldare il motore prima di partire, invece, non è più consigliata sulle vetture moderne.

Come effettuare la manutenzione invernale del motore per le auto GPL?

Le vetture dotate di motore alimentato a GPL possono presentare nei mesi invernali problemi relativi all’accensione perché il Gas Propano Liquido tende a essere sensibile all’abbassarsi delle temperature. Tuttavia queste auto sono dotate di doppia alimentazione benzina – GPL, perciò in partenza sarà sufficiente scegliere la prima alimentazione per poi passare alla seconda una volta raggiunte le temperature di esercizio ottimali. 

A cosa serve il liquido antigelo?

Grazie al liquido antigelo, che dovrà essere versato all’interno del serbatoio del liquido refrigerante, si eviterà il congelamento del liquido di raffreddamento e si potranno prevenire eventuali danni alle componenti del motore. 

Quali accortezze utilizzare con le auto elettriche in inverno?

L’autonomia delle batterie delle auto elettriche può risentire delle temperature rigide. Il consiglio è quello di tenere la vettura collegata alla presa di ricarica sino a poco prima della partenza, così da avere le batterie in temperatura ed evitare crolli nell’autonomia ed evitare di preriscaldare l’abitacolo tramite il condizionatore per intaccare ulteriormente l’autonomia residua. 

Come scegliere le catene da neve: guida all’acquisto

Tutto quello che c'è da sapere sull'obbligo delle catene da neve 2

Con l’arrivo della stagione invernale è sempre opportuno avere a bordo le catene da neve e su alcuni tratti stradali questo è anche un obbligo che scatta dal 15 novembre. Bisogna però capire come scegliere le catene da neve giuste per la propria auto. Ecco come fare. 

INDICE
Catene da neve: a cosa servono?
Come scegliere le catene da neve
Misure catene da neve
Catene da neve universali
Catene da neve: prezzi
Catene da neve omologate
Esiste un’alternativa alle catene da neve?

Quando si parla di catene neve si intende un particolare dispositivo da collegare sulle ruote motrici dell’auto per aumentare l’aderenza in presenza di tratti ghiacciati o innevati. Grazie alle catene da neve gli pneumatici dove verranno montate avranno una presa maggiore sui tratti di asfalto resi insidiosi dalle precipitazioni nevose o dal ghiaccio e consentiranno di guidare in tutta sicurezza mantenendo il controllo della vettura. 

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Per scegliere le catene da neve adatte alla propria auto bisogna conoscere esattamente la larghezza della gomma, il rapporto tra altezza e lunghezza e il diametro del cerchione in pollici. Una volta noti questi tre dati si dovrà poi fare attenzione all’omologazione delle catene da neve. Il Ministero dei Trasporti, infatti, ha stabilito come omologazione valida la CUNA NC 178-01 o la omologazione O-NormUtilizzare queste catene da neve omologate impedirà di essere sottoposti a sanzione in caso di controlli. 

Per sapere con certezza se la vostra auto sia catenabile o meno, date un’occhiata al libretto d’uso e manutenzione oppure chiedete consiglio al vostro meccanico di fiducia.

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Considerando le differenti tipologie di vetture presenti sul mercato è inevitabile che anche le dimensioni dei cerchi varino a seconda del segmento di appartenenza o dell’allestimento. In linea generale si può affermare come tutte le vetture con ruote di diametro compreso tra 13’’ e 17’’ siano catenabili a differenza di quelle con diametro superiore per via dello spazio ridotto tra parafango e sospensione. In quest’ultimo caso si potrà porre rimedio con catene a spessore ridotto e con un set di catena a fissaggio esterno. Ad ogni modo, prima di acquistare le catene da neve, è sempre opportuno consultare il libretto di uso e manutenzione del veicolo.  

In commercio sono presenti anche catene da neve universali. Queste, messe in vendita a differenti fasce di prezzo, consentono di adattarsi a qualsiasi tipo di pneumatico con spessore 165-285 mm. Ovviamente il consiglio è di non preferire il prezzo a discapito della qualità dei materiali utilizzati per la costruzione della catena da neve. 

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Sono numerose le tipologie di catene da neve presenti sul mercato, adatte a differenti fasce di mercato e dotate di tecnologie all’avanguardia. I prezzi variano a seconda delle dimensioni, dello spessore, del sistema di pensionamento. Le catene a Y, le più comuni, sono in vendita con prezzi a partire da 30 euro per i modelli più economici, mentre le catene a rombosono da preferire se si viaggia spesso su strade innevate ed il loro costo varia da un minimo di 70 ad un massimo di 100 euro. Le catene a ragno, infine, sono quelle più costose per via del fissaggio diretto sul cerchio e la spesa può raggiungere anche i 500 euro per i modelli top di gamma. 

Come anticipato in precedenza, per essere certi di acquistare catene da neve efficienti ed in grado di assicurare una ottima tenuta è necessario che queste siano omologate. Per le auto ed veicoli commerciali sino a 3,5 tonnellate le catene da neve omologate sono quelle contraddistinte dal simbolo “UNI 11313” o dal simbolo O-Norm V-5117”. Il logo dell’omologazione deve essere presente sulla catena da neve così da facilitare il lavoro delle Forze dell’Ordine in caso di controllo. 

Una valida alternativa alle catene da neve è rappresentata dalle calze da neve. Queste, realizzate in poliestere, avvolgono l’intero pneumatico e si installano con maggiore facilità rispetto alle prime grazie ad un pratico sistema a fascette. È tuttavia opportuno evidenziare come anche queste, per poter circolare su strada, devono essere omologate. Inoltre il limite massimo di velocità raggiungibile con le calze da neve installate è di 50 Km/h. A differenza delle catene da neve, le calze da neve devono essere utilizzate solo in presenza di fondo innevato perché la composizione in poliestere rischia di deteriorarsi rapidamente se utilizzate su asfalto asciutto. 

Cose da sapere

Quali sono le tipologie di catene omologate?

Il Ministero dei Trasporti ha imposto l’uso di catene da neve che rispettino l’omologazione CUNA NC 178-01 o O-Norm.

Su quali veicoli si possono montare le catene da neve?

Tutte le vetture che montano ruote di diametro compreso tra i 13″ ed i 17″ vengono considerate catenabili e quindi compatibili con qualsiasi tipologia di catene da neve. Al contrario, le vetture equipaggiate con cerchi di diametro superiore ai 17″ vengono spesso etichettate come non catenabili direttamente dal produttore.

Quali sono le principali tipologie di catene da neve e quanto costano?

Le principali tipologie di catene da neve sono le Catene a Y, ossia la versione più classica e meno costosa; le Catene a rombo, la variante più diffusa; le Catene a ragno, sono le più versatili e facili da montare.

Dove si acquistano le catene da neve?

Le catene da neve possono essere acquistate negli auto ricambi, ma anche all’interno di centri commerciali e ipermercati. Per trovare offerte interessanti si può optare anche per l’acquisto online.

Come montare le catene da neve: la guida

Come montare le catene da neve in modo corretto

A partire dal 15 novembre, e fino al 15 aprile dell’anno successivo, su determinate tipologie di tratte stradali vige l’obbligo di catene a bordo previsto dal Codice della Strada. Spesso, però, non si sa come si montano le catene da neve e in caso di necessità si può perdere molto tempo. Scopriamo come fare in questa guida.

INDICE
Quando montare le catene da neve
Come montare le catene da neve: tutti i passaggi
Catene da neve facili da montare: come sceglierle
Come si smontano le catena da neve
Su quali ruote si montano le catene da neve?i

Nel periodo intercorrente tra il 15 novembre ed il 15 aprile gli automobilisti devono avere a bordo le catene da neve da montare in determinate occasioni. Premesso che queste non lavorano bene quando le temperature sono superiori ai 14°, è fondamentale evidenziare che il loro utilizzo è previsto dal Codice della Strada nel caso in cui lo strato di neve presente sull’asfalto abbia una altezza tale da toccare il fondo della vettura o quando la presenza di neve e ghiaccio sulla strada possano compromettere la direzionalità del mezzo. Sarà sempre il conducente, quindi, a capire quando è il caso di montare le catene da neve per aumentare la sicurezza alla guida.  

Montare le catene da neve non è una operazione particolarmente complessa e sarà seguire i passaggi seguenti per completare il tutto in pochi minuti:

  1. fermare l’auto su una superficie piana con le ruote allineate alla carrozzeria
  2. procedere a distendere le catene da neve eliminando eventuali nodi o grovigli
  3. prendere una catena, posizionarla dietro la ruota, alzarla e fissarla in cima alla stesso collegando le due estremità del cavo di sostegno in plastica
  4. collegare le varie maglie di colore giallo sfruttando i ganci in dotazione per poi prendere in mano la porzione di catena restante, solitamente di colore rosse, e fissarla alla carrucola o all’occhiello presente sull’altra estremità
  5. stringere la catena intorno alla ruota utilizzando il puntale in dotazione e poi agganciarlo ad una delle maglie esterne così da assicurare la giusta tensione. 

In commercio sono presenti differenti tipologie di catene da neve che garantiscono il montaggio anche in pochi minuti. Ad esempio quelle dotate del sistema a tensione automatica richiedono poca manualità, si installano anche in un minuto, e non necessitano di fermarsi per adattare la tensione poiché il loro sistema adatta automaticamente la tensione appena l’automobile si mette in marcia. Quelle a tensione manuale, invece, sono le catene classiche che richiedono di seguire i passaggi indicati in precedenza per essere montate correttamente.  

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Spiegato come si montano le catene da neve, è giunto ora il momento di capire come smontarle. Anche in questo caso si dovranno seguire dei semplici passaggi. In primo luogo si dovrà arrestare la vettura facendo attenzione che la porzione di catena rossa si trovi nella zona superiore dello pneumatico e poi seguire la procedura indicata in precedenza ma in senso inverso, quindi: allentare la tensione, sganciare la maglia rossa e successivamente le maglie gialle ed infine rimuovere le catene dalle ruote facendole passare dalla parte retrostante . Per fare in modo che le catene da neve durino nel tempo, dopo ogni utilizzo è fondamentale pulirle con acqua tiepida così da rimuovere efficacemente tutti i residui e le tracce di sale. 

Prima di procedere a montare le catene da neve è opportuno sapere dove viene trasmessa la forza motrice. Se questa arriverà alle ruote anteriori, allora le catene da neve dovranno essere installate sull’asse anteriore, viceversa su quello posteriore. In caso di vettura dotata di trazione integrale le catene potranno essere montate sia su tutte e quattro le ruote che sul solo asse che riceve la maggiore forza motrice. Per capire quale soluzione adottare, consultate il libretto d’uso e manutenzione della vostra vettura. 

Cose da sapere

Quando montare le catene da neve?

Nel periodo intercorrente tra il 15 novembre ed il 15 aprile gli automobilisti devono avere a bordo le catene da neve da montare in determinate occasioni. Il loro utilizzo è previsto dal Codice della Strada nel caso in cui lo strato di neve presente sull’asfalto abbia una altezza tale da toccare il fondo della vettura o quando la presenza di neve e ghiaccio sulla strada possano compromettere la direzionalità del mezzo. 

Come si montano le catene da neve?

In primo luogo si dovrà fermare l’auto su una superficie piana con le ruote allineate alla carrozzeria e successivamente si dovrà procedere a distendere le catene da neve eliminando eventuali nodi o grovigli. Compiute queste operazioni di dovrà prendere una catena, posizionarla dietro la ruota, alzarla e fissarla in cima alla stesso collegando le due estremità del cavo di sostegno in plastica. Il passo successivo sarà quello di collegare le varie maglie di colore giallo sfruttando i ganci in dotazione per poi prendere in mano la porzione di catena restante, solitamente di colore rosse, e fissarla alla carrucola o all’occhiello presente sull’altra estremità. Completata questa operazione si dovrà stringere la catena intorno alla ruota utilizzando il puntale in dotazione e poi agganciarlo ad una delle maglie esterne così da assicurare la giusta tensione. 

Esistono catene da neve facili da montare?

In commercio sono presenti differenti tipologie di catene da neve che garantiscono il montaggio anche in pochi minuti. Ad esempio quelle dotate del sistema a tensione automatica richiedono poca manualità, si installano anche in un minuto, e non necessitano di fermarsi per adattare la tensione poiché il loro sistema adatta automaticamente la tensione appena l’automobile si mette in marcia. 

Come si smontano le catene da neve?

 In primo luogo si dovrà arrestare la vettura facendo attenzione che la porzione di catena rossa si trovi nella zona superiore dello pneumatico e poi seguire la procedura indicata in precedenza ma in senso inverso, quindi: allentare la tensione, sganciare la maglia rossa e successivamente le maglie gialle ed infine rimuovere le catene dalle ruote facendole passare dalla parte retrostante 

Su quali ruote si montano le catene da neve?

Prima di procedere a montare le catene da neve è opportuno sapere dove viene trasmessa la forza motrice. Se questa arriverà alle ruote anteriori, allora le catene da neve dovranno essere installate sull’asse anteriore, viceversa su quello posteriore. In caso di vettura dotata di trazione integrale le catene potranno essere montate sia su tutte e quattro le ruote che sul solo asse che riceve la maggiore forza motrice. Per capire quale soluzione adottare, consultate il libretto d’uso e manutenzione della vostra vettura. 

Controlli periodici: come fare la manutenzione auto per un veicolo sempre sicuro

I controlli periodici da effettuare per un'auto sicura

Effettuare una manutenzione regolare della propria auto è sempre consigliato perché in questo modo, oltre ad essere certi di avere una vettura in perfetta efficienza e sicura, si potrà prolungare la vita dell’auto nel tempo.  I controlli periodici più importanti, i tagliandi e le revisioni, sono appuntamenti fondamentali per valutare le condizioni dell’auto e per far sì che tutti gli apparati concorrano a garantire le massime performance possibili. Questi appuntamenti non vanno assolutamente trascurati, anche per evitare di incappare in sanzioni o nella perdita del diritto alla garanzia di fabbrica.

INDICE
Manutenzione auto: perché fare controlli periodici
Manutenzione ordinaria auto
Manutenzione freni auto
Messa a punto auto: controllo e sostituzioni filtri
Controllo auto: pressione e consumo degli pneumatici
Costi manutenzione auto
Manutenzione auto elettriche
Manutenzione auto gpl
Manutenzione auto ibride
Manutenzione motore benzina
Manutenzione ordinaria auto diesel

Acquistare una vettura, nuova o usata che sia, comporta anche degli oneri come la regolare manutenzione auto. Spesso ci si dimentica di effettuare controlli banali come il livello dei liquidi o lo stato di usura degli pneumatici e questa sbadataggine può avere ripercussioni perché si può rischiare di danneggiare il motore o mettersi al volante di un’auto con poca aderenza su strada in condizioni di bagnato. Effettuare controlli periodici, quindi, è una pratica da seguire con costanza per la propria sicurezza e per evitare di dover affrontare spese di riparazione ben più onerose. 

Chiarita l’importanza di effettuare una manutenzione periodica per preservare la durata delle componenti meccaniche dell’auto e offrire standard di sicurezza sempre adeguati, è adesso arrivato il momento di capire quali sono i controlli periodici da fare per la manutenzione auto ordinaria: 

  • Livelli dei Liquidi
  • Freni e pasticche
  • Filtri
  • Sospensioni
  • Impianto Luci
  •  Motore e cinghia di trasmissione
  • Scarichi
  • Filtro antipolline e impianto di condizionamento
  • Carrozzeria

Ad intervalli regolari è opportuno controllare lo stato di usura dei freni dell’auto. Questi rappresentano un elemento di fondamentale importanza per la sicurezza e la manutenzione è estremamente importante. Ad intervalli regolari di circa 15.000 Km dovrebbe essere controllato l’impianto frenante per verificare lo stato di usura di dischi e pastiglie, ma se alla guida si avverte uno strano rumore non appena si pesta il pedale del freno è opportuno effettuare immediatamente la manutenzione. 

Altro aspetto da non sottovalutare per una corretta manutenzione auto è il controllo e la sostituzione dei filtri. Sulle vetture diesel, ad esempio un filtro del gasolio in perfetta efficienza è di fondamentale importanza perché protegge da eventuali impurità contenute nel carburante. Solitamente la sostituzione di questi filtri va effettuata ogni 30.000 Km. Non sottovalutate poi il filtro antipolline importantissimo per poter godere di aria pura nell’abitacolo. La sua sostituzione intorno ai 20.000 Km consente di mantenere un’atmosfera confortevole e soprattutto salubre in auto, a beneficio di guidatore e passeggeri. 

Ulteriore elemento da non trascurare è lo stato degli pneumatici. È buona prassi controllare mensilmente la pressione delle gomme così da evitare un consumo anomalo del battistrada. Inoltre è sempre opportuno verificare lo stato di usura degli pneumatici ed eseguire l’incrocio delle gomme posteriori con quelle anteriori ogni 10.000 Km per prolungare la vita degli pneumatici. 

Spesso si tende a rinviare la manutenzione auto perché non si vuole sostenere la spesa necessaria. Così facendo, però, si rischia di dover pagare un conto salato più avanti nel tempo perché la manutenzione ordinaria consente di prevenire eventuali problematiche. Un esempio concreto è quello relativo alla cinghia di distribuzione. Questa deve essere cambiata ad intervalli regolari stabiliti dalla Casa costruttrice. Il costo di questa operazione si aggira sul centinaio di euro, ma se si decidesse di posticipare la sostituzione e la cinghia dovesse rompersi il motore potrebbe essere da buttare completamente con una spesa prevista di parecchie migliaia di euro. 

La sempre maggiore diffusione di veicoli a zero emissioni sulle strade di tutti i giorni ha portato all’attenzione la questione relativa alla manutenzione auto elettricheIl motore elettrico presenta meno componenti rispetto ad uno termico, ed inoltre non sono presenti liquidi da rabboccare. Anche i freni subiscono una usura minore complici i sistemi di recupero dell’energia. La manutenzione auto elettriche, pertanto, è decisamente più economica rispetto a quella prevista per le auto dotate di motore endotermico ed il risparmio può anche superare il 50%. 

Anche le vetture GPL sono molto diffuse sul nostro territorio e per queste auto è prevista una manutenzione specifica. Ogni 15.000 Km è buona norma provvedere alla verifica dell’assenza di perdite dall’impianto, alla sostituzione del filtro in fase gas del Gpl, alla pulizia del filtro GPL in fase liquida e controllare anche gli iniettori, le candele e la sonda lambda. Il costo della manutenzione auto GPL è leggermente più caro rispetto a quello previsto per una vettura dotata di motore a benzina. Il serbatoio GPL, invece, va sostituito ogni 10 anni. 

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Nonostante la presenza di un motore elettrico associato a quello termico, la manutenzione auto ibride non differisce da quella prevista per una classica vettura dotata di unità endotermica. I controlli periodici da effettuare saranno identici e si potrà anche risparmiare qualcosina dato che l’impianto frenante, utilizzato per la rigenerazione, sarà meno stressato rispetto a quello presente su una classica vettura termica. 

Per le vetture dotate di motore benzina è buona prassi effettuare una manutenzione ordinaria ad intervalli non superiori ai 20.000 Km. In questa occasione sarà necessario procedere alla sostituzione del filtro dell’olio e  l’olio del motore ed alla sostituzione del filtro dell’aria per l’abitacolo. Allo scoccare dei 60.000 Km sarà necessario procedere alla sostituzione del liquido freni, mentre raggiunti i 90.000 Km è opportuno effettuare la sostituzione della cinghia di distribuzione. 

Differenti, invece, sono i controlli e le tempistiche richieste per la manutenzione delle auto diesel. Il filtro carburante andrà sostituito ogni 30.000 Km, mentre il filtro antiparticolato, denominato FAP, deve essere costantemente tenuto in perfetta efficienza per evitare che si intasi. Per questa ragione è sempre opportuno effettuare i cicli di rigenerazione del ciclo quando richiesti dalla vettura e non spegnere mai il motore durante questa operazione. Infine, ogni 25.000 Km, è necessario procedere alla sostituzione del liquido AdBlue. 

Cose da sapere

Quali sono i controlli periodici più importanti per la manutenzione ordinaria dell’auto?

I controlli periodici per l’auto prevedono di controllare ad intervalli regolari: i livelli dei liquidi, freni e pasticche, filtri, sospensioni, impianto luci, motore e cinghia di trasmissione, gli scarichi, il filtro antipolline e l’impianto di condizionamento e la carrozzeria 

Ogni quanto si effettua la manutenzione freni auto?

Ad intervalli regolari di circa 15.000 Km dovrebbe essere controllato l’impianto frenante per verificare lo stato di usura di dischi e pastiglie, ma se alla guida si avverte uno strano rumore non appena si pesta il pedale del freno è opportuno effettuare immediatamente la manutenzione. 

Ogni quanto si effettua il controllo e la sostituzione dei filtri?

Sulle vetture diesel,  un filtro del gasolio in perfetta efficienza è di fondamentale importanza perché protegge da eventuali impurità contenute nel carburante. Solitamente la sostituzione di questi filtri va effettuata ogni 30.000 Km. Non sottovalutate poi il filtro antipolline importantissimo per poter godere di aria pura nell’abitacolo. La sua sostituzione intorno ai 20.000 Km consente di mantenere un’atmosfera confortevole e soprattutto salubre in auto, a beneficio di guidatore e passeggeri. 

Ogni quanto è necessario controllare gli pneumatici?

Ulteriore elemento da non trascurare è lo stato degli pneumatici. È buona prassi controllare mensilmente la pressione delle gomme così da evitare un consumo anomalo del battistrada. Inoltre è sempre opportuno verificare lo stato di usura degli pneumatici ed eseguire l’incrocio delle gomme posteriori con quelle anteriori ogni 10.000 Km per prolungare la vita degli pneumatici. 

Quali sono i controlli periodici da effettuare sulle auto elettriche?

Il motore elettrico presenta meno componenti rispetto ad uno termico, ed inoltre non sono presenti liquidi da rabboccare. Anche i freni subiscono una usura minore complici i sistemi di recupero dell’energia. La manutenzione auto elettriche, pertanto, è decisamente più economica rispetto a quella prevista per le auto dotate di motore endotermico ed il risparmio può anche superare il 50%. 

Quali sono i controlli periodici da effettuare sulle auto GPL?

Ogni 15.000 Km è buona norma provvedere alla verifica dell’assenza di perdite dall’impianto, alla sostituzione del filtro in fase gas del Gpl, alla pulizia del filtro GPL in fase liquida e controllare anche gli iniettori, le candele e la sonda lambda. Il costo della manutenzione auto GPL è leggermente più caro rispetto a quello previsto per una vettura dotata di motore a benzina. Il serbatoio GPL, invece, va sostituito ogni 10 anni. 

Quanto costa il Telepass e come si richiede: la guida

Quanto costa il Telepass e come funziona

Quando si è costretti a viaggiare quotidianamente in autostrada una delle maggiori preoccupazioni è rappresentata dalle file ai caselli. Utilizzando il Telepass, invece, si può transitare senza attese risparmiando tempo a fronte di un canone mensile irrisorio. 

INDICE
Cos’è il Telepass
Come funziona il Telepass
Telepass: costi
Costo Telepass Family
Telepass Pay costi
Come richiedere il Telepass
Punto Blu Telepass
Richiesta Telepass online
Punto Blu Telepass
Telepass Poste Italiane
Telepass senza conto corrente
Attivazione Telepass
Dove posizionare il Telepass

Con la definizione di Telepass si intende un sistema di riscossione automatica del pedaggio autostradale presente in tutti i caselli autostradali d’Italia. Il dispositivo ha la forma di una scatolina di colore grigio e non appena l’auto passa nella corsia riservata un impianto ottico riconosce il veicolo e manda un segnale che viene captato dal trasponder facendo così alzare la sbarra e consentendo il transito. 

Il funzionamento del Telepass è semplice. Grazie al transponder il Telepass comunica via radio con le varie antenne in tre passaggi: il primo registra l’avvicinamento del veicolo al casello autostradale, e lo prepara alla transazione, il secondo rileva il veicolo, attiva la transazione e fa alzare la sbarra ed il terzo registra l’avvenuto passaggio e pagamento e chiude la sbarra. 

Utilizzare il Telepass si rivela davvero conveniente anche per via dei costi mensili decisamente ridotti. Il canone di abbonamento, infatti, è pari a soli 1,26 euro al mese e la fattura viene inviata con cadenza trimestrale. Ovviamente al costo del canone debbono essere aggiunti i costi dei pedaggi e dei vari servizi come parcheggi, Area C e traghetti. 

Se si vuole utilizzare il Telepass su due vetture differenti si può richiedere il contratto Telepass family. Il costo è sempre di 1.26 euro mensili in formula trimestrale, ma se si supera il tetto massimo di 258.23 euro il pagamento diventa mensile con aggiunta di una quota associativa pari a 3.72 euro. 

Altra offerta molto vantaggiosa è rappresentata dal Telepass Pay. Sottoscrivendo questo contratto con un  canone mensile di 2,5 euro si avrà anche la possibilità di pagare sosta nelle strisce blu, il taxi e il carburante utilizzando un’app dedicata.  

Può sembrare un’operazione complicata quella relativa alla richiesta del Telepass, ma in realtà questa può essere effettuata in numerosi modi: online, alla posta, presso un Punto Blu o anche in banca. 

La via più tradizionale per richiedere il Telepass è quella di recarsi personalmente presso un Punto Blu. In questi sportelli dedicati si potrà sottoscrivere il contratto e, dopo aver indicato il conto corrente dove addebitare gli importi, si riceverà immediatamente il dispositivo Telepass. 

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Se non si ha voglia o tempo per recarsi presso un Punto Blu si potrà richiedere il Telepass online semplicemente collegandosi al sito www.telepass.it. Completata la registrazione si dovrà poi fornire il numero di targa della vettura sulla quale verrà utilizzato il dispositivo, l’IBAN del proprio conto corrente, la fotocopia di un documento di identità ed inviare il contratto firmato. Per il pagamento degli importi si potrà decidere di canalizzare la spesa sul proprio conto oppure utilizzare la carta di credito. 

Altra possibilità per richiedere il Telepass è quella di recarsi presso un ufficio postale, ma è bene sottolineare che la richiesta potrà essere effettuata soltanto da chi è titolare di un Conto Banco Posta. Questa, infatti, è condizione necessaria per richiedere l’addebito dei costi direttamente sul proprio conto corrente. Anche in questo caso, una volta compilati tutti i documenti e sottoscritto il contratto verrà consegnato il Telepass e si potrà utilizzare il dispositivo da subito. 

Se non si vuole associare il Telepass ad un conto corrente, ma si vuole ugualmente usufruire della comodità del dispositivo, si potrà acquistare il Telepass ricaricabile al prezzo di 49,90 euroIl Telepass ricaricabile non prevede alcun canone e non richiede conto corrente perché il pagamento avviene in modo e automatico scalando l’importo del pedaggio del credito disponibile. 

Nel momento in cui si è sottoscritto il contratto, indicato l’IBAN del proprio conto corrente ed indicato il numero di targa da associare al dispositivo il Telepass è immediatamente pronto per essere utilizzato e non si dovrà attendere un secondo di più. 

Per un corretto funzionamento del dispositivo, ed evitare che la sbarra del casello non si alzi durante il transito, è sempre opportuno posizionare il Telepass in alto nel parabrezza in posizione centrale sfruttando l’adesivo con velcro fornito in dotazione al momento del ritiro del Telepass. 

Cose da sapere

Cos’è il Telepass?

Il Telepass è un sistema di riscossione automatica del pedaggio autostradale presente in tutti i caselli autostradali d’Italia. Il dispositivo ha la forma di una scatolina di colore grigio e non appena l’auto passa nella corsia riservata un impianto ottico riconosce il veicolo e manda un segnale che viene captato dal trasponder facendo così alzare la sbarra e consentendo il transito. 

Come funziona il Telepass?

 Grazie al transponder il Telepass comunica via radio con le varie antenne in tre passaggi: il primo registra l’avvicinamento del veicolo al casello autostradale, e lo prepara alla transazione, il secondo rileva il veicolo, attiva la transazione e fa alzare la sbarra ed il terzo registra l’avvenuto passaggio e pagamento e chiude la sbarra. 

Quanto costa il Telepass?

 Il canone di abbonamento Telepass è pari a soli 1,26 euro al mese e la fattura viene inviata con cadenza trimestrale. Ovviamente al costo del canone debbono essere aggiunti i costi dei pedaggi e dei vari servizi come parcheggi, Area C e traghetti. 

Come si richiede il Telepass?

Il Telepass può essere richiesto in diversi modi: online, alla posta, presso un Punto Blu o anche in banca. 

Dove posizionare il Telepass in auto?

Per un corretto funzionamento del dispositivo, ed evitare che la sbarra del casello non si alzi durante il transito, è sempre opportuno posizionare il Telepass in alto nel parabrezza in posizione centrale sfruttando l’adesivo con velcro fornito in dotazione al momento del ritiro del Telepass. 

Disco orario: tutto quello che c’è da sapere

Disco orario: come funziona

Sembra ormai un oggetto legato al passato, ma in realtà il disco orario in alcuni casi deve essere esposto obbligatoriamente per evitare una multa. Scopriamo come funziona.

INDICE
 Cos’è il disco orario
Come funziona il disco orario?
Dove comprare un disco orario
Dove si usa il disco orario auto
Multa disco orario/a>
Disco orario fai da te
Disco orario automatico
Disco orario elettronico

Con la definizione disco orario si intende un oggetto realizzato in cartoncino e di forma rettangolare ove è presente una di una finestrella all’interno della quale sono indicate le 12 ore. Per modificare l’ora di arrivo sarà necessario far ruotare manualmente il dischetto bianco che si muove all’interno del cartoncino blu, grazie ad un perno. 

Quando si posteggia la propria vettura negli spazi delimitati dalle strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento, ildisco orario deve essere esposto sul cruscotto indicando l’ora in cui ci si è fermati. In questo modo si potrà agevolare il controllo della sosta agli agenti in servizio. 

Se non si è in possesso di un disco orario questo si può acquistare presso numerose attività commerciali. Le edicole ed i tabaccai solitamente lo mettono in vendita ad un prezzo di 3 euro, mentre benzinai e compagnie assicurative spesso lo regalano come gadget con il della società.

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Spesso si fa confusione quando si cerca di capire dove si deve utilizzare il disco orario, ma in realtà la spiegazione è semplice. Il disco orario deve essere esposto nelle aree dove la sosta a tempo è gratuita, generalmente delimitate da strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento. Se, invece, si posteggia nelle strisce blu la sosta sarà a pagamento e dovrà essere esposto sul cruscotto il ticket dedicato. 

Il comma 6 dell’articolo 157 del Codice della Strada disciplina l’utilizzo del disco orario nei luoghi dove la sosta è permessa per un tempo limitato. Qualora non si esponga il disco orario sul cruscotto della vettura si potrà incorrere in una multa da 42 a 173 euro, mentre se si parcheggia la vettura per un tempo superiore al consentito la multa andrà da un minimo di 26 ad un massimo di 102 euro. 

Se si è particolarmente portati con i lavori manuali e dotati di grande fantasia si può realizzare un disco orario fai da te. In rete sono presenti numerosi modelli pronti da stampare su cartoncino per creare oggetti dalle forme più disparate, ma volendo si può anche creare un disco orario fai da te unico avendo l’accortezza di creare la finestrella per l’indicazione dell’ora e di posizionare il perno per il movimento delle ore. 

Il disco orario di cui abbiamo parlato sino ad ora è il modello classico realizzato in cartoncino che richiede all’utilizzatore di indicare manualmente l’ora di inizio sosta. In commercio è possibile trovare anche il disco orario automatico dotato di un meccanismo che si alimenta a batteria e che consente, una volta finita la sosta, di ripristinare automaticamente l’ora desiderata. È bene sottolineare, però, che l’utilizzo di questo dispositivo non è legale 

A differenza del disco orario automatico, quello elettronico è perfettamente legale ed il suo utilizzo è consentito dal Codice della Strada. Anche questo funziona a batterie e si attiva automaticamente poco dopo la sosta. Il disco orario elettronico garantisce la precisione dell’ora grazie ad un radio segnale internazionale e durante la guida funge da normale orologio digitale. Il dispositivo, attivandosi automaticamente, impedisce di essere sanzionati qualora non ci si ricordi di indicare l’ora di arrivo. 

Cose da sapere

Cos’è il disco orario?

Il disco orario è  un oggetto realizzato in cartoncino e di forma rettangolare ove è presente una di una finestrella all’interno della quale sono indicate le 12 ore. Per modificare l’ora di arrivo sarà necessario far ruotare manualmente il dischetto bianco che si muove all’interno del cartoncino blu, grazie ad un perno. 

Come funziona il disco orario?

Quando si posteggia la propria vettura negli spazi delimitati dalle strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento, il disco orario deve essere esposto sul cruscotto indicando l’ora in cui ci si è fermati. In questo modo si potrà agevolare il controllo della sosta agli agenti in servizio. 

Dove si usa il disco orario?

 Il disco orario deve essere esposto nelle aree dove la sosta a tempo è gratuita, generalmente delimitate da strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento.

Si può usare il disco orario elettronico?

A differenza del disco orario automatico, quello elettronico è perfettamente legale ed il suo utilizzo è consentito dal Codice della Strada. Il disco orario elettronico garantisce la precisione dell’ora grazie ad un radio segnale internazionale e durante la guida funge da normale orologio digitale. Il dispositivo, attivandosi automaticamente, impedisce di essere sanzionati qualora non ci si ricordi di indicare l’ora di arrivo. 

Obbligo pneumatici invernali: ecco cosa dice la legge

Quando montare gli pneumatici invernali?

15 novembre, una data ormai nota a tutti gli automobilisti. Proprio in questo giorno scatta l’obbligo del cambio gomme invernali che costringe all’abbandono delle gomme estive ormai non più adatte ad affrontare tratti stradali condizionati da scarsi livelli di aderenza a causa delle condizioni meteo rigide.

INDICE
Pneumatici invernali: quali sono?
Come riconoscere le gomme da neve
Codice velocità gomme termiche
Obbligo gomme invernali: periodo e date
Normativa pneumatici invernali/a>
Cambio gomme invernali: le sanzioni
I vantaggi delle gomme invernali
Montaggio gomme invernali: come fare

Quando si parla di gomme invernali si intende quella tipologia di pneumatici caratterizzati da un disegno del battistrada specifico, con solchi più profondi, utile ad estrarre un maggior quantitativo d’acqua in caso di pioggia. Gli pneumatici invernali sono dotati anche di mescole più morbide rispetto alle gomme estive in grado di assicurare una migliore aderenza anche in caso di temperature dell’asfalto molto fredde.

Per verificare di avere adottato sulla propria vettura gomme invernali sarà sufficiente leggere la dicitura riportata sulla spalla dello pneumatico. Le gomme da neve si riconoscono dalla sigla M+S, acronimo di Mud+Snow, che indica la possibilità per gli pneumatici invernali di affrontare sia terreni fangosi che innevati. In alcuni casi è presente anche il simbolo del fiocco di neve riservato, però, solo agli pneumatici che hanno superato specifici test invernali.

Montare le gomme invernali sulla propria auto comporta anche il rispetto di determinati limiti di velocità riportati proprio sulla spalla degli pneumatici. Qui, infatti, sono presenti delle lettere dell’alfabeto  che indicano a quale velocità massima è possibile circolare con quel particolare tipo di gomme da neve. I codici sono i seguenti:

  • Q (velocità massima consentita 160 km/h)
  • R (massimo 170 km/h)
  • S (massimo 180 km/h)
  • T (massimo 190 km/h)
  • H (massimo 210 km/h)
  • V (massimo 240 km/h)
  • ZR (velocità consentita superiore ai 240 km/h)

L’obbligo di montare gomme invernali scatta con l’arrivo della stagione fredda per consentire a gran parte degli automobilisti di trovarsi alla guida di auto dotate di pneumatici adatti anche a situazioni meteorologiche avverse. Il termine ultimo per adottare gomme invernali scatta il 15 novembre di ogni anno e si conclude il 15 aprile. A partire da questa data si dovrà procedere all’installazione delle gomme estive.

Il nostro Codice della Strada, all’articolo 6, disciplina il cambio gomme invernali sia sulle vetture che sui mezzi pesanti, ma sono poi gli enti gestori delle singole tratte stradali a stabilire se questo obbligo debba essere applicato o meno. Sarà quindi fondamentale, prima di mettersi in viaggio, verificare che sulla tratta stradale che si dovrà percorrere sia obbligatoria l’adozione delle gomme invernali.

In caso si venga fermati da una pattuglia e non si sia rispettato l’obbligo di gomme invernali si possono rischiare multe salate. La sanzione minima nei centri abitati va da 41 a 169 euro, mentre sulle autostrade e strade extraurbane, principali o assimilate, la sanzione va da un minimo di 85 ad un massimo di 338 euro. Oltre alla sanzione pecuniaria è prevista anche la decurtazione di tre punti sulla patente di guida.

Il cambio gomme invernali non è un capriccio voluto dal legislatore, ma una scelta dettata da ragioni di sicurezza ed economiche. L’adozione di gomme invernali, infatti, comporta una maggior aderenza della vettura in condizioni di asfalto freddo, bagnato, fangoso o innevato. Inoltre la capacità di frenata dell’auto dotata di pneumatici invernali è decisamente superiore, su fondi a scarsa aderenza, a quella di un modello analogo dotato di gomme estive a tutto vantaggio della sicurezza.

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Per montare le gomme invernali sarà sufficiente recarsi dal proprio gommista di fiducia e far compiere a lui l’operazione dato che, una volta installato lo pneumatico, oltre al gonfiaggio dello stesso alla pressione corretta, dovrà essere effettuata l’equilibratura delle quattro gomme. Dato che l’utilizzo delle gomme invernali è limitato in un determinato periodo di tempo, ad ogni cambio gomme è bene riporre quelle sostituite in un luogo asciutto così da aumentare la durata degli pneumatici a tutto vantaggio del portafogli.

Cose da sapere

Quando scatta l’obbligo di montare le gomme invernali?

In Italia le gomme invernali sono obbligatorie dal 15 novembre al 15 aprile di ogni anno. Si ha poi tempo un mese per cambiare gli pneumatici invernali con quelli estivi, cioè fino al 15 maggio.

Come riconoscere le gomme invernali?

I pneumatici da neve devono riportare sul fianco il simbolo gomme invernali “M+S” (abbreviazione di “Mud & Snow”); in alternativa potranno comparire le scritte MS, M/S, M-S o M&S. La presenza delle diciture “da neve”, “all season”, “all weather” o “termiche”, “invernali” non ha invece validità, potendo far scattare sanzioni in caso di controllo.

Quali sanzioni sono previste in caso di violazione dell’obbligo di gomme invernali?

Chi, nel periodo e nelle zone in cui è obbligatorio l’utilizzo di gomme da neve, dovesse circolare senza, è punibile con una sanzione pecuniaria, di ammontare diverso a seconda del tipo di strada percorsa. Le sanzioni scattano 30 giorni dopo l’entrata in vigore dell’obbligo.  Oltre a multe di ammontare maggiore può scattare anche il ritiro del libretto.

Pneumatici 4 stagioni: come scegliere i migliori

Pneumatici 4 stagioni: caratteristiche e prestazioni

Con l’arrivo della stagione invernale milioni di automobilisti sono costretti ad effettuare il cambio gomme per montare quelle adatte ad affrontare terreni resi scivolosi da pioggia, fango e neve. Le gomme 4 stagioni sono una ottima via di mezzo tra gli pneumatici estivi e quelli invernali e consentono di circolare tutto l’anno senza l’obbligo del cambio gomme.

INDICE
Cosa sono le gomme 4 stagioni
Come capire se le gomme sono 4 stagioni
Simbolo gomme 4 stagioni
Cosa significa m+s?
Gomme quattro stagioni: normativa
Gomme invernali o quattro stagione: quali scegliere?
Come scegliere i migliori pneumatici 4 stagioni
Prezzi gomme 4 stagioni

Con la definizione di gomme auto 4 stagioni si intende quella particolare tipologia di pneumatici studiati per offrire ottime performance sia nel periodo invernale che in quello estivo. Grazie alla particolare tecnologia del battistrada, le gomme 4 stagioni offrono un ottimo livello di aderenza in ogni condizioni di asfalto e consentono all’automobilista di non essere costretto due volte l’anno al cambio pneumatici per passare dalle gomme estive alle invernali e viceversa.

Per evitare di cadere in errore ed essere certi di acquistare gomme 4 stagioni si devono tenere a mente alcune caratteristiche specifiche di questi pneumatici. Basterà guardare il battistrada per accorgersi di una maggiore profondità dello stesso rispetto alle gomme estive, mentre sul fianco delle gomme 4 stagioni è presente una sigla, M+S, che indica la tipologia di pneumatico “all season”.

Per essere certi di acquistare pneumatici 4 stagioni si dovrà guardare con attenzione la spalla della gomma. Qui, oltre ad essere indicata la misura dello pneumatico e la marca, sarà presente anche la sigla M+S che indica espressamente come quella sia una gomma 4 stagioni. In alcuni casi può essere presente la sigla 4S, con la quale si indicano appunto le quattro stagioni. Su alcuni modelli di gomme 4 stagioni, oltre a questa sigla, può essere presente anche il simbolo del fiocco di neve rappresentato all’interno di una montagna con tre cime. Questo, in realtà, è il simbolo caratteristico degli pneumatici invernali e delle gomme termiche, utilizzato per attestare la buona tenuta della gomma anche in condizioni estreme, come strada ghiacciata ed innevata, e ad una temperatura al di sotto dei 7°C.

Se vi state chiedendo cosa significa la sigla M+S la risposta è presto detta. Con le due lettere ed il simbolo matematico, infatti, si indicano le parole inglese Mud e Snow, ovvero fango e neve.

Ciò che differenzia i modelli più recenti di pneumatici 4 stagioni dai modelli tradizionali è la possibilità di poter essere utilizzati in ogni periodo dell’anno. La conformazione strutturale del loro battistrada fa in modo che questo particolare tipo di pneumatico sia in grado di garantire la giusta aderenza al manto stradale a prescindere dalle condizioni meteo esterne.

Il nostro Codice della Strada, all’articolo 122  comma 8 del Regolamento, dispone l’obbligo di utilizzare catene da neve o pneumatici da neve in presenza del determinato segnale di obbligo. Gli automobilisti dotati di gomme 4 stagioni hanno però la possibilità di circolare liberamente perché questa tipologia di pneumatici, secondo la normativa italiana, è in grado di sostituire le catene da neve. Il Ministero dei Trasporti ha quindi evidenziato la perfetta uguaglianza tra l’uso degli pneumatici 4 stagioni e le catene da neve montate.

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Per capire se convenga montare gomme 4 stagioni o gomme invernali si deve considerare la tipologia di utilizzo della propria vettura. Le gomme 4 stagioni, infatti, sono maggiormente indicate a chi percorre pochi chilometri l’anno dato che le specifiche tecniche del battistrada comportano un deterioramento rapido rispetto ad una gomma estiva.

Le gomme invernali, invece, sono indicate per chi utilizza frequentemente la propria vettura. Al termine del periodo di obbligo, sarà sufficiente effettuare il cambio gomme, montare quelle estive e riporre quelle invernali in modo certosino per poterle riutilizzare senza problemi al ritorno della stagione fredda.

Non esiste una regola generale che consenta di stabilire a priori quale siano le migliori gomme 4 stagioni presenti in commercio. Ovviamente, grazie alla continua ricerca ed al costante sviluppo, le aziende più note proporranno sul mercato prodotti sempre più performanti in ogni condizione di asfalto.

Il nostro consiglio è quello di essere costantemente aggiornati sulle ultime novità presenti in rete e di chiedere informazioni al gommista di fiducia per effettuare la scelta più adeguata alle proprie esigenze.

Le gomme 4 stagioni hanno un prezzo mediamente più alto rispetto agli pneumatici estivi o a quelli prettamente invernali. In linea di massima, considerando solo le marche più note, si può affermare come il prezzo per le gomme 4 stagioni parta da circa 50 euro a pneumatico per arrivare a sfiorare anche i 250 euro. Ovviamente nella valutazione del prezzo devono considerarsi le misure della gomma 4 stagioni e la tecnologia adottata per il battistrada.

Cose da sapere

Cosa sono i pneumatici 4 stagioni?

Le gomme auto 4 stagioni sono una particolare tipologia di pneumatici studiati per offrire ottime performance sia nel periodo invernale che in quello estivo. Grazie alla particolare tecnologia del battistrada, le gomme 4 stagioni offrono un ottimo livello di aderenza in ogni condizioni di asfalto.

Come si riconoscono i pneumatici 4 stagioni?

Basterà guardare il battistrada per accorgersi di una maggiore profondità dello stesso rispetto alle gomme estive, mentre sul fianco delle gomme 4 stagioni è presente una sigla, M+S, che indica la tipologia di pneumatico “all season”.

Cosa significa la sigla M+S sui pneumatici 4 stagioni?

Con le due lettere ed il simbolo matematico, infatti, si indicano le parole inglese Mud e Snow, ovvero fango e neve

Come scegliere se montare i pneumatici 4 stagioni?

Le gomme 4 stagioni sono maggiormente indicate a chi percorre pochi chilometri l’anno dato che le specifiche tecniche del battistrada comportano un deterioramento rapido rispetto ad una gomma estiva. Le gomme invernali, invece, sono indicate per chi utilizza frequentemente la propria vettura.

Quanto costano le gomme 4 stagioni?

Le gomme 4 stagioni hanno un prezzo mediamente più alto rispetto agli pneumatici estivi o a quelli prettamente invernali. In linea di massima, si può affermare come il prezzo per le gomme 4 stagioni parta da circa 50 euro a pneumatico per arrivare a sfiorare anche i 250 euro.

Alternatore auto: come funziona e a cosa serve

Alternatore auto: a cosa serve

Conoscere il funzionamento della propria vettura è sempre importante perché, in caso di guasto, ci si può improvvisare meccanici e provare a mettere una pezza provvisoria al problema. Una delle componenti fondamentali per il corretto funzionamento del sistema elettrico di una macchina è l’alternatore auto. Scopriamo come funziona.

INDICE
 Alternatore: cos’è
 Alternatore auto: come funziona
 Alternatore auto: componenti
 A cosa serve l’alternatore?
 Alternatore auto: costo
 Come capire se l’alternatore non funziona/a>

Con la definizione di alternatore si intende un piccolo generatore di corrente alternata che supporta la batteria e consente il corretto funzionamento del sistema elettrico dell’auto. L’alternatore converte l’energia meccanica fornita dal motore termine in energia elettrica sotto forma di corrente alternata.

Il funzionamento dell’alternatore auto si basa sulla legge di Faraday. Questo dispositivo ha la capacità di convertire l’energia meccanica fornita dal motore in energia elettrica fondamentale per alimentare le componenti elettriche della vettura. Il funzionamento dell’alternatore è quindi basato sulla conversione elettromeccanica dell’energia. L’efficienza dell’alternatore è prossima al 100%, quindi tutta l’energia meccanica viene convertita in energia elettrica.

Tra le componenti indispensabili per il funzionamento dell’alternatore abbiamo la cinghia e la puleggia. La prima trasforma il moto dell’albero motore e lo trasmette a tutti gli altri servizi come l’alternatore, il compressore del climatizzatore e la pompa del servosterzo. Inoltre la cinghia ricarica la batteria.

La puleggia, invece, è un componente fondamentale per far si che l’energia meccanica venga trasformata dall’alternatore auto in energia elettrica.  La puleggia dell’alternatore è un disco girevole che, collegato con la cinghia, consente di trasferire la rotazione dal motore agli altri apparati presenti nell’auto. La puleggia dell’albero motore, grazie alla cinghia servizi, trasmette la rotazione del motore alla puleggia  e consente così all’alternatore di funzionare e ricaricare la batteria.

Come abbiamo indicato in precedenza, l’alternatore è un dispositivo elettrico rotante che sfrutta i campi elettromagnetici come mezzo per trasformare l’energia meccanica in elettrica ed è composto da un elemento fisso, lo statore, e da uno mobile, il rotore. Grazie al suo funzionamento l’energia elettrica prodotta dall’alternatore viene stoccata nella batteria ed alimenta il sistema elettrico della vettura consentendo il funzionamento di elementi come il motorino di avviamento, le luci ed i dispositivi di sicurezza.

Come per ogni componente della vettura, anche per l’alternatore auto non esiste la possibilità di indicare un prezzo a priori perché il costo di questo dispositivo varia in base a numerosi elementi come il tipo di vettura sulla quale dovrà essere installato ed anche la tipologia di motore presente.

In linea di massima si può comunque affermare che il costo dell’alternatore auto oscilli tra 100 a 350 euro.

Quando l’alternatore inizia ad accusare problemi è possibile notare alcuni segnali che indicano in modo evidente un suo malfunzionamento. Ad esempio, se si riscontrano difficoltà nell’accensione della vettura questo può dipendere da un problema all’alternatore, così come se una batteria nuova si dovesse scaricare rapidamente anche in questo caso il problema potrebbe essere legato all’alternatore. Infine, se la spia della batteria rimane accesa sul cruscotto è il segnale che l’alternatore non funziona correttamente ed è quindi necessario recarsi presso una officina di fiducia.

Cose da sapere

Cos’è l’alternatore auto?

L’alternatore auto è un piccolo generatore di corrente alternata che supporta la batteria e consente il corretto funzionamento del sistema elettrico dell’auto. L’alternatore converte l’energia meccanica fornita dal motore termine in energia elettrica sotto forma di corrente alternata.

Come funziona l’alternatore auto?

L’alternatore auto si basa sulla legge di Faraday ha la capacità di convertire l’energia meccanica fornita dal motore in energia elettrica fondamentale per alimentare le componenti elettriche della vettura. Il funzionamento dell’alternatore è quindi basato sulla conversione elettromeccanica dell’energia.

Quali sono le componenti dell’alternatore auto?

Tra le componenti indispensabili per il funzionamento dell’alternatore abbiamo la cinghia e la puleggia. La prima trasforma il moto dell’albero motore e lo trasmette a tutti gli altri servizi. Inoltre la cinghia ricarica la batteria. La puleggia, invece, è un componente fondamentale per far si che l’energia meccanica venga trasformata dall’alternatore auto in energia elettrica.

Qual è il costo dell’alternatore auto?

In linea di massima si può affermare che il costo dell’alternatore auto oscilli tra 100 a 350 euro.

Come capire se l’alternatore non funziona?

Se si riscontrano difficoltà nell’accensione della vettura questo può dipendere da un problema all’alternatore, così come se una batteria nuova si dovesse scaricare rapidamente anche in questo caso il problema potrebbe essere legato all’alternatore. Infine, se la spia della batteria rimane accesa sul cruscotto è il segnale che l’alternatore non funziona correttamente ed è quindi necessario recarsi presso una officina di fiducia.

Trazione integrale: ecco come funziona e i migliori modelli di auto

Cosa significa e come funziona la trazione integrale 2

Non solo trazione anteriore o posteriore. Il mondo automobilistico, infatti, offre la possibilità ai consumatori di acquistare anche vetture dotate di trazione integrale. Queste, solitamente, sono dedicate a chi ha la necessità di affrontare terreni accidentati così da districarsi senza difficoltà su questa particolare tipologia di superfici.

INDICE
 Cos’è la trazione integrale
 Trazione integrale permanente e trazione integrale disinseribile
 Trazione integrale e 4×4: le differenze
 Sigle della trazione integrale: cosa significa trazione awd o 4wd
 Qual è il miglior sistema di trazione integrale?
 Auto a trazione integrale: le migliori sul mercato

Con la definizione di trazione integrale si intendono tutte quelle vetture in cui la coppia motrice viene ripartita sia sull’asse anteriore che su quello posteriore. In questo modo saranno tutte e quattro le ruote ad essere motrici e non soltanto quelle anteriori o posteriori.

La trazione integrale 4×4, quindi, garantisce un’aderenza ottimale in qualsiasi condizione di percorrenza ed i benefici sono evidenti non solo quando si percorrono strade sterrate ma anche quando si è costretti a guidare sul bagnato o su fondo innevato perché offre una migliore direzionalità e stabilità della vettura.

Esistono due tipologie di auto a trazione integrale: permanente e disinseribile: Nel primo caso la trazione sarà costantemente inviata a tutte e quattro le ruote tramite un differenziale o una frizione, mentre nel secondo caso sarà il guidatore, o la centralina dell’auto sulle vetture più moderne, a decidere quando passare alla trazione 4×4.

Nonostante la terminologia differente, quando si parla di auto a trazione integrale e di vetture 4×4 il concetto è sempre lo stesso: la coppia motrice viene inviata su tutte quattro le ruote della vettura. Lo stesso discorso, poi, si applica alla sigla AWD. La trazione AWD, acronimo di All Wheel Drive, indica come la vettura sia dotata di trazione integrale.

Proprio le sigle che indicano che una vettura sia dotata di trazione integrale sono molteplici. Come abbiamo evidenziato in precedenza con la sigla trazione AWD si intende come la trazione sia ripartita su tutte e quattro le ruote motrici ed identico discorso vale per la sigla 4WD, acronimo di 4 Wheel Drive.

Stabilire a priori quale sia il miglior sistema di trazione integrale presente in commercio è impresa difficile. Optare per un sistema permanente piuttosto che per uno disinseribile, può avere pro e contro, ma tutto dipende dall’utilizzo che il guidatore farà della propria vettura e, soprattutto, della tipologia di terreni che andrà ad affrontare.

Sono molte le vetture dotate di trazione integrali presenti nei listini dei costruttori. Vediamo i modelli più interessanti.

  • Fiat Panda 4×4
  • Dacia Duster
  • Jeep Compass
  • Toyota Yaris Cross

Fiat Panda 4×4: la citycar della Casa italiana è da sempre una delle miglior 4×4 in commercio in grado di far impallidire anche i fuoristrada più rinomati. Le dimensioni compatte ed il motore da 900 cc la rendono perfetta su ogni terreno. I prezzi partono da 17.800 euro.

Dacia Duster: economica ma solida ed infaticabile. Sono queste le qualità della Dacia Duster, il crossover della Casa rumena recentemente sottoposto a restyling. Il motore diesel da 1.5 litri spinge senza sosta. I prezzi partono da 20.700 euro.

Jeep Compass: il brand americano sta godendo di una nuova giovinezza da quando è entrato nell’orbita FCA e la Compass ha potuto beneficiare delle motorizzazioni del Gruppo per esaltare le doti da off-road. Interessanti le versioni ibride plug-in. I prezzi partono da 42.300 euro.

Toyota Yaris Cross: nata sulla base della Yaris “normale” la Cross esalta il piccolo genio adottando un abito da SUV compatto. Le linee sono personali ed immediatamente riconoscibili, mentre i motori ibridi ben si sposano con la trazione integrale. I prezzi partono da 25.400 euro.