Filtri condizionatore auto: ecco come fare la manutenzione

Manutenzione, pulizia e sanificazione dell'aria condizionata

L’utilizzo del climatizzatore auto si accentua soprattutto con l’arrivo dell’estate, quando le temperature torride rendono invivibile la guida sotto il sole cocente. Per poter godere di condizionatore in perfetta efficienze è fondamentale effettuare la pulizia e l’igienizzazione periodica di tutte le componenti. Vediamo come procedere.

INDICE
Pulizia filtri condizionatore: perché effettuarla?
Ogni quanto pulire filtri aria condizionata
Ogni quanto cambiare filtro aria auto
Come pulire i filtri del condizionatore: la guida fai da te
Igienizzante climatizzatore: cos’è?e
Schiuma igienizzante per condizionatori
Come pulire le bocchette auto

Soprattutto in questo periodo funestato dalla pandemia da COVID-19, procedere alla pulizia ed all’igienizzazione del condizionatore auto si rivela fondamentale per evitare che all’interno dell’abitacolo circolino batteri e virus potenzialmente pericolosi. La pulizia dei filtri è quindi necessaria per garantire che l’aria all’interno dell’abitacolo rimanga sana e non inquinata.

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Non esiste una tempistica prestabilita per la pulizia dei filtri dell’aria condizionata auto, ma è buona prassi procedere a questa operazione almeno una volta l’anno o quantomeno ogni 10.000 Km. Così facendo si potrà utilizzare il condizionatore in tutta sicurezza e non si avvertiranno sgradevoli odori all’interno dell’abitacolo.

Anche in questo caso non esiste un limite di utilizzo per i filtri dell’aria condizionata, ma almeno una volta l’anno è bene controllare il loro stato. Il filtro aria auto, infatti, è soggetto a usura e se si utilizzasse il condizionatore  auto in questo caso la funzione di protezione da polline, batteri e virus sarebbe notevolmente compromessa.

Per procedere alla pulizia del filtro aria condizionata non è sempre necessario rivolgersi ad uno specialista, ma si può anche procedere con il fai da te. Il metodo più semplice è quello di controllare il libretto di uso e manutenzione della vettura per sapere dove è posizionato il filtro, estrarlo e poi procedere alla sua pulizia utilizzando un aspirapolvere o l’aria compressa così da rimuovere detriti ed impurità. In alternativa è possibile procedere ad una pulizia più approfondita ed alla igienizzazione dei filtri.

Per potersi trovare alla guida di una vettura sanificata è sempre bene recarsi presso una officina specializzata e procedere alla igienizzazione del condizionatore così da ridurre notevolmente i rischi di diffusione di virus e batteri. Il procedimento di igienizzazione verrà svolto tramite l’utilizzo di ozono con un macchinario specifico che erogherà il gas direttamente nelle bocchette del climatizzatore. La durata dell’operazione di igienizzazione dura circa 15 minuti ed al termine della stessa si dovrà far arieggiare l’abitacolo per circa un minuto.

Chi volesse procedere alla igienizzazione del condizionatore in autonomia potrà acquistare la schiuma igienizzante. Questa viene venduta in bombolette pressurizzate dotate di una sonda che dovrà essere inserita in ognuna delle bocchette di aerazione. Sarà sufficiente spruzzare la schiuma ed una volta che questa avrà raggiunto l’esterno si potrà passare alla bocchetta successiva. Prima di avviare il condizionatore auto si dovrà attendere che la schiuma igienizzante si sia asciugata.

Ovviamente procedere alla pulizia dei filtri e dell’impianto del climatizzatore auto e tralasciare la pulizia delle bocchette renderebbe tutto il lavoro praticamente inutile. Per essere sicuri di un risultato impeccabile si dovrà passare una spugna imbevuta di detergente nei singoli interstizi ed attendere che il prodotto si asciughi prima di avviare il condizionatore. Si potrebbe anche utilizzare l’aria compressa per rimuovere sporco e polvere, ma non consigliamo questo metodo perché il getto metterà soltanto in circolo lo sporco nell’abitacolo e non lo eliminerà.

Cose da sapere

Perché è importante sanificare l’impianto dell’aria condizionata?

Sottoporre l’impianto aria condizionata d igienizzazione è fondamentale, perché è proprio nelle bocchette del climatizzatore che spesso si annidano batteri ed impurità potenzialmente nocivi. La pratica di igienizzazione da seguire è quella effettuata con ozono e per essere sicuri di compiere la procedura corretta è fondamentale rivolgersi a ditte specializzate.

Ogni quanto bisogna pulire i filtri dell’aria condizionata?

Così come per gli impianti di casa, anche il filtro aria condizionata auto deve essere pulito almeno una volta l’anno specie considerando che la propria vettura è a contatto con tutte le impurità presenti su strada.

Ogni quanto bisogna sostituire i filtri dell’aria condizionata?

Non esiste un limite di utilizzo per i filtri dell’aria condizionata, ma almeno una volta l’anno è bene controllare il loro stato. Il filtro aria auto, infatti, è soggetto a usura e se si utilizzasse il condizionatore in questo caso la funzione di protezione da polline, batteri e virus sarebbe notevolmente compromessa.

Come si puliscono i filtri dell’aria condizionata?

Per pulire i filtri dell’aria condizionata si può utilizzare una schiuma  igienizzante che va spruzzata nei condotti di aspirazione della ventola, dopo aver lasciato il condizionatore per una decina di minuti alla massima potenza.

Come si puliscono le bocchette dell’aria condizionata?

Si dovrà passare una spugna imbevuta di detergente nei singoli interstizi ed attendere che il prodotto si asciughi prima di avviare il condizionatore. Si potrebbe anche utilizzare l’aria compressa per rimuovere sporco e polvere, ma non consigliamo questo metodo perché il getto metterà soltanto in circolo lo sporco nell’abitacolo e non lo eliminerà.

Come funziona l’impianto elettrico auto

Ecco come funziona l’impianto elettrico della tua auto

Non solo motore e cavalli, ma anche una complessa rete elettrica in grado di ragionare quasi autonomamente. Le moderne vetture sono ormai sempre più tecnologiche e connesse e sapere come funziona l’impianto elettrico dell’auto si rivela fondamentale quando si è costretti ad effettuare una riparazione fai da te.

INDICE
Cos’è lo schema elettrico auto/a
Impianto elettrico auto: i componenti
La batteria nell’impianto elettrico auto
Schema elettrico motorino avviamento
Schema alternatore auto
I cavi dell’impianto elettrico auto
I fusibili
Schema elettrico avviamento motore diesel
Batteria scarica, cosa fare?

Quando si parla di schema elettrico auto si intende la rappresentazione semplificata di un circuito elettrico o elettronico che fa uso di simboli convenzionali. Avere a portata di mano lo schema elettrico è fondamentale per poter procedere alle riparazioni in autonomia e qualora non si trovi tra di documenti della vettura si potrà consultare il web per trovare quello specifico al proprio modello.

In ogni vettura sono presenti delle componenti fondamentali per il corretto funzionamento dell’impianto elettrico. Queste sono, nell’ordine:

  1. Batteria
  2. Motorino di avviamento
  3. Alternatore
  4. Cavi e connettori
  5. Fusibili

Primo elemento fondamentale nell’impianto elettrico auto è la batteria, la cui funzione è quella di raccolta di energia. La batteria, quindi, può essere definita come il serbatoio  della corrente elettrica.  La tensione della batteria è indicata in Volt, mentre la capacità della batteria è indicata in Ampere. La tensione della batteria è ciò che permette alla corrente di scorrere attraverso i fili dei circuiti e quando questa si abbassa oltre un certo limite l’auto non potrà nemmeno essere messa in moto.

Ulteriore componente dell’impianto elettrico, che deve sempre essere in perfetta efficienza, è il motorino di avviamento. Composto da un motore elettrico, un elettromagnete e il gruppo pignone con sistema a ruota libera, la sua funzione è quella di mettere in rotazione il motore, sfruttando un’elevata quantità di energia della batteria, al fine di far raggiungere al propulsore un numero di giri sufficiente per poter lavorare in modo autonomo.

Proseguendo nell’analisi dell’impianto elettrico auto troviamo l’alternatore, il dispositivo tramite il quale è possibile trasformare l’energia meccanica in energia elettrica sotto forma di corrente alternata e che consente la ricarica della batteria e il funzionamento dei vari dispositivi.

Elemento fondamentale per il funzionamento dell’impianto elettrico auto sono i cavi. Questi percorrono tutto il corpo vettura e sono rivestiti da una guaina isolante così da essere perennemente protetti dalle intemperie. I cavi dell’impianto elettrico sono di colori differenti: quelli rossi o arancioni possiedono una tensione positiva, mentre quelli di colore blu, nero o verde indicano la massa. È bene evidenziare, poi, come il diametro dei vari cavi dell’impianto elettrico è differente a seconda della potenza elettrica trasportata.

Ultimo elemento dell’impianto elettrico auto è rappresentato dai fusibili, dei contenitori cilindrici al cui interno è posizionato un filo che unisce due terminali di contatto. La loro funzione è quella di  proteggere i dispositivi elettrici di un veicolo da cortocircuiti o sovraccarichi. Qualora un faro, un indicatore di direzione, la radio, il tergicristallo, il lunotto termico o un altro componente elettrico non funzioni la causa potrebbe essere semplicemente un fusibile bruciato.

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Lo schema elettrico di un’auto dotata di motore diesel è differente rispetto a quella di una vettura dotata di motore benzina perché esistono componenti proprie dei motori a gasolio. Questi, infatti, sfruttano l’autocombustione, ovvero l’accensione spontanea della miscela di gasolio ed aria per effetto della compressione generata dai pistoni e dell’alta temperatura raggiunta. Questo sistema si serve delle candelette per preriscaldare il carburante e facilitare l’innesco della combustione in fase di avviamento. L’unica accortezza che bisogna adottare quando si ha un’auto con motore diesel è quella di attendere qualche secondo prima di accendere il motore, dando modo così modo a questi riscaldatori di compiere il loro dovere.

Qualora ci si ritrovi con la batteria auto scarica si potrà cercare di mettere in moto la vettura con differenti modalità così da riuscire a recarsi presso la propria officina di fiducia e sostituire il componente esausto. Se si hanno a disposizione i cavi di ricarica si potrà sfruttare la batteria funzionante di un’altra vettura e collegare questi cavi, rispettando il polo negativo e quello positivo, per poi avviare il propulsore. Se, invece, non si hanno a disposizione i cavi si potrà provare la partenza a spinta. In questo caso, una volta girata la chiave di accensione, si dovrà tenere premuta la frizione ed una volta raggiunta una velocità sufficiente si dovrà innestare la seconda marcia e lasciare di colpo il pedale la frizione per consentire al motore di mettersi in moto.

Cose da sapere

Cos’è lo schema elettrico auto?

Lo schema elettrico auto è la rappresentazione semplificata di un circuito elettrico o elettronico che fa uso di simboli convenzionali. Avere a portata di mano lo schema elettrico è fondamentale per poter procedere alle riparazioni in autonomia.

Quali sono le componenti principali dell’impianto elettrico auto?

In ogni vettura sono presenti delle componenti fondamentali per il corretto funzionamento dell’impianto elettrico. Queste sono, nell’ordine:

  1. Batteria
  2. Motorino di avviamento
  3. Alternatore
  4. Cavi e connettori
  5. Fusibili

Com’è fatto l’impianto elettrico di un’auto diesel?

I motori diesel sfruttano l’autocombustione, ovvero l’accensione spontanea della miscela di gasolio ed aria per effetto della compressione generata dai pistoni e dell’alta temperatura raggiunta. Questo sistema si serve delle candelette per preriscaldare il carburante e facilitare l’innesco della combustione in fase di avviamento.

Aria condizionata auto: come funziona l’impianto

Il funzionamento dell'aria condizionata dell'auto

Con l’arrivo dell’estate e delle temperature torride, salire in auto e mettersi alla guida diventa sempre faticoso. Fortunatamente per alleviare le sofferenze si può utilizzare l’aria condizionata auto. Scopriamo come funziona.

INDICE
Come funziona l’aria condizionata auto
Impianto aria condizionata: componenti
Compressore aria condizionata: cos’è e perché è importante
Filtro aria condizionata: come funziona e quando sostituirlo
Funzionamento climatizzatore automatico auto
Climatizzatore auto: come eliminare gli odori sgradevoli

Comprendere come funziona l’impianto di aria condizionata auto non è per nulla complesso. L’aria calda presente all’interno dell’abitacolo viene raffreddata nel momento in cui fa ingresso nell’evaporatore, all’interno del quale circola un liquido freddo. Sarà il compressore a mettere in circolazione questo fluido all’interno dell’impianto. Successivamente il liquido refrigerante passa al condensatore dove si liquefà prima di essere inviato in un serbatoio, all’interno del quale vengono trattenute impurità e umidità. Successivamente il liquido viene vaporizzato ed immesso nell’abitacolo per rinfrescare l’ambiente.

Conoscere le componenti dell’impianto di aria condizionata auto si rivela utile qualora si debba procedere alla loro sostituzione. Gli elementi presenti nel sistema sono: condensatore, valvola di espansione, evaporatore, compressore, filtro e centralina elettronica di gestione. La centralina elettronica e l’evaporatore sono posizionati all’interno dell’abitacolo mentre le altri componenti si trovano nel vano motore.

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Per il corretto funzionamento dell’aria condizionata auto è fondamentale che il compressore funzioni perfettamente. Questa componente, infatti, ha lo scopo di comprimere il gas refrigerante che viene diffuso nell’abitacolo dell’auto e non deve mai entrare in contatto con liquidi che, essendo incomprimibili, andrebbero a danneggiarlo irrimediabilmente.

Altro elemento fondamentale nell’impianto di aria condizionata auto è il filtro. Questo dispositivo ha il compito di filtrare l’aria prima di raffreddarla e la sua funzione è quella di prevenire la proliferazione di batteri, germi e acari che emanano cattivi odori. Quando si avvertono odori sgradevoli è il segno che il filtro va sostituito, ma prima di procedere a questa operazione si possono anche dei prodotti specifici che hanno il compito sia di eliminare i cattivi odori che di pulire i vari elementi del circuito dell’impianto aria condizionata auto.

Sulle moderne vetture, oltre all’impianti di climatizzatore manuale, è possibile trovare anche il sistema automatico. Il funzionamento è semplice perché il conducente dovrà esclusivamente impostare la temperatura, mentre sarà il climatizzatore automatico auto a raggiungere in autonomia i parametri richiesti mediante sensori che individuano la temperatura nell’abitacolo ed un elaboratore compara quest’ultima con la temperatura che è stata richiesta.

Per prevenire che odori sgradevoli fuoriescano dall’impianto del condizionatore auto al momento del suo utilizzo sarà sufficiente seguire alcune precauzioni. Per evitare il ristagno di germi e batteri è buona norma mettere il riscaldamento al massimo prima di spegnere il motore. Così facendo si impedirà anche la formazione di muffe nell’evaporatore, perché l’aria calda provvederà ad asciugare le parti eventualmente inumidite all’interno dell’impianto. Qualora, invece, si avvertono cattivi odori al momento dell’avvio del condizionatore auto, prima di spegnere il motore si dovrà disattivare l’aria condizionata e far partire la ventola al massimo della sua potenza così da impedire alla condensa di ristagnare.

Cose da sapere

Come funziona l’impianto aria condizionata auto?

L’aria calda presente all’interno dell’abitacolo viene raffreddata nel momento in cui fa ingresso nell’evaporatore, all’interno del quale circola un liquido freddo. Sarà il compressore a mettere in circolazione questo fluido all’interno dell’impianto. Successivamente il liquido refrigerante passa al condensatore dove si liquefà prima di essere inviato in un serbatoio, all’interno del quale vengono trattenute impurità e umidità. Successivamente il liquido viene vaporizzato ed immesso nell’abitacolo per rinfrescare l’ambiente.

Quali sono i componenti dell’impianto aria condizionata auto?

Gli elementi presenti nel sistema sono: condensatore, valvola di espansione, evaporatore, compressore, filtro e centralina elettronica di gestione. La centralina elettronica e l’evaporatore sono posizionati all’interno dell’abitacolo mentre le altri componenti si trovano nel vano motore.

Come funziona il climatizzatore automatico auto?

Il funzionamento è semplice perché il conducente dovrà esclusivamente impostare la temperatura, mentre sarà il climatizzatore automatico auto a raggiungere in autonomia i parametri richiesti mediante sensori che individuano la temperatura nell’abitacolo ed un elaboratore compara quest’ultima con la temperatura che è stata richiesta.

 

Adblue: cos’è e come funziona l’additivo per i diesel

AdBlue

Nel corso degli ultimi anni i motori diesel sono entrati nel mirino dei legislatori, complice anche lo scandalo dieselgate, per via di emissioni elevate che mal si sposano con le politiche di sostenibilità. I costruttori hanno così dovuto correre ai ripari e realizzare propulsori diesel sempre più green. Per riuscire in questa missione un valido alleato è l’AdBlue.

INDICE
Adblue: cos’è
A cosa serve l’adblue?
Additivo adblue, come funziona?
Dove si compra l’Adblue?
Prezzo AdBlue
Consumo Adblue
Serbatoio Adblue: come si usa l’additivo diesel

Con la definizione AdBlue si intende un additivo sviluppato per i settori chimico e automobilistico composto da una soluzione acquosa di urea al 32,5% ad elevata purezza che tramite riduzione chimica trasforma gli ossidi di azoto in azoto (N2) e acqua (H2O) informa elementare gassosa. L’AdBlue è un prodotto sintetico, incolore, ed inodore e non è una sostanza pericolosa poiché non è né infiammabile né tossica.

L’AdBlue è utilizzato esclusivamente sulle auto dotate di motore diesel e serve a ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico così da ridurle del 90%. Grazie all’AdBlue vengono azzerati gli Nox tramite un dispositivo di post-trattamento dei gas di scarico, trasportato all’interno di serbatoi dedicati che si trovano solitamente vicino al serbatoio del carburante.

Come abbiamo anticipato, l’AdBlue è una soluzione composta per il 32,5% da urea a elevata purezza e per il 67,5% da acqua demineralizzata che viene iniettata nei gas di scarico di un motore diesel. L’additivo viene nebulizzato attraverso l’iniettore posizionato nell’impianto di scarico e ad elevate temperature si trasforma in anidride carbonica e ammoniaca.

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Data l’obbligatorietà del suo utilizzo sulle auto dotate di motori diesel, l’AdBlue è venduto praticamente ovunque. Si potrà trovare non solo presso le stazioni di rifornimento, ma anche presso concessionari, negozi di ferramenta, garage e sul web con prezzi spesso concorrenziali.

Il costo dell’AdBlue non è eccessivo, e varia a seconda che l’acquisto avvenga presso una stazione di rifornimento piuttosto che online. Nel primo caso il prezzo varia da 0,60 a 2 euro al litro, mentre nel secondo caso l’acquisto di una tanica da 10 litri, dotata del kit per versare il prodotto nel serbatoio dedicato, si aggira tra i 10 ed i 16 euro.

Con riferimento al consumo di AdBlue, questo è influenzato sicuramente dallo stile di guida del proprietario del mezzo, ma in generale si ritiene che il consumo di AdBlue equivalga a 500Km/l e che il serbatoio dedicato possa contenere una quantità che varia da 11 a 19 litri.

L’utilizzo dell’AdBlue è decisamente semplice. Sarà fondamentale mescolare l’additivo con acqua demineralizzata, e mai con acqua di rubinetto, e successivamente versare l’additivo nel serbatoio dedicato e mai in quello riservato al gasolio. Una volta compiuta questa operazione sarà importantissimo conservare sia l’AdBlue che il kit per il rifornimento al riparo da polvere e sporcizia e ad una temperature inferiore ai 30 gradi.

Cose da sapere

Cos’è l’AdBlue?

L’AdBlue è un additivo composto da una soluzione acquosa di urea al 32,5% ad elevata purezza che tramite riduzione chimica trasforma gli ossidi di azoto in azoto (N2) e acqua (H2O) informa elementare gassosa. L’AdBlue è un prodotto sintetico, incolore, ed inodore e non è una sostanza pericolosa poiché non è né infiammabile né tossica.

A cosa serve l’AdBlue?

L’AdBlue è utilizzato esclusivamente sulle auto dotate di motore diesel e serve a ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico così da ridurle del 90%. Grazie all’AdBlue vengono azzerati gli Nox tramite un dispositivo di post-trattamento dei gas di scarico, trasportato all’interno di serbatoi dedicati che si trovano solitamente vicino al serbatoio del carburante.

Quanto costa l’Adlue?

Il costo dell’AdBlue non è eccessivo, e varia a seconda che l’acquisto avvenga presso una stazione di rifornimento piuttosto che online. Nel primo caso il prezzo varia da 0,60 a 2 euro al litro, mentre nel secondo caso l’acquisto di una tanica da 10 litri, dotata del kit per versare il prodotto nel serbatoio dedicato, si aggira tra i 10 ed i 16 euro.

Come si usa l’AdBlue?

È fondamentale mescolare l’addito con acqua demineralizzata, e mai con acqua di rubinetto, e successivamente versare l’additivo nel serbatoio dedicato e mai in quello riservato al gasolio. Una volta compiuta questa operazione sarà importantissimo conservare sia l’AdBlue che il kit per il rifornimento al riparo da polvere e sporcizia e ad una temperature inferiore ai 30 gradi.

Ricarica aria condizionata auto: come fare e i costi

Come ricaricare il gas dell'aria condizionata dell'auto

Con l’arrivo dell’estate, ed il conseguente innalzamento delle temperature, viaggiare in auto diventa una sofferenza che può essere notevolmente alleviata dall’aria condizionata. L’impianto, però, deve essere tenuto in perfetta efficienza e per fare ciò può essere necessaria la ricarica dell’aria condizionata auto. Scopriamo come procedere.

INDICE
Ricarica aria condizionata auto: ogni quanto tempo?
Come fare la ricarica condizionatore auto
Ricarica aria condizionato auto fai da te
Costo ricarica aria condizionata auto
Impianto aria condizionata auto prezzi

Con la ricarica dell’aria condizionata si ripristina la quantità di gas refrigerante presente nel circuito del condizionatore, ma non esistono intervalli di tempo prestabiliti per compiere questa operazione. Se, infatti, non si nota un calo della potenza refrigerante quando il dispositivo è in funzione si potrà evitare di procedere alla ricarica, ma in linea generale si ritiene che un rabbocco del gas debba essere effettuato una volta superati i 60.000 Km. In questa occasione è buona norma sostituire anche il filtro, il cui compito è quello di eliminare umidità ed impurità.

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Qualora sia necessario procedere alla ricarica dell’aria condizionata è sempre buona norma recarsi presso una officina specializzata e lasciare fare tutto agli addetti. L’operazione di ricarica è piuttosto semplice, ma solo le officine dispongono degli strumenti utili ad effettuare un check-up che può evidenziare eventuali perdite di gas. Oltre alla ricarica, poi, in officina sarà anche possibile effettuare l’igienizzazione dell’impianto così da eliminare eventuali muffe che possono provocare allergie.

Qualora si voglia procedere alla ricarica aria condizionata col fai da te si dovrà acquistare un kit specifico. Qui sarà presente una lattina contenente il gas refrigerante ed una valvola. Si dovrà aprire completamente la valvola e avvitare la lattina a quest’ultima. La successiva apertura della valvola permette al refrigerante di passare all’interno del condotto dell’auto. Successivamente si dovrà avviare il motore dell’auto e l’impianto di aria condizionata per poi aprire la valvola e consentire al refrigerante di entrare nel condotto.

A meno che non siano necessari interventi di sostituzione delle componenti, il costo della ricarica dell’aria condizionata auto è decisamente contenuto e si aggira sugli 80 euro comprensivi di mano d’opera. Se sarà necessario sostituire il filtro antipolline, operazione consigliata e comunque da effettuare ad intervalli regolari, il costo aumenterà di circa 40 euro.

Decisamente più importante è la spesa qualora si debbano sostituire le componenti dell’impianto di aria condizionata auto. Qualora si possa riparare il compressore la spesa da affrontare sarà nell’ordine dei 200 euro, mentre se sarà necessario sostituire l’intero pezzo allora l’importo salirà sino a circa 600 euro.

 Cose da sapere

Ogni quanto si ricarica l’aria condizionata dell’auto?

Con la ricarica dell’aria condizionata si ripristina la quantità di gas refrigerante presente nel circuito del condizionatore, ma non esistono intervalli di tempo prestabiliti per compiere questa operazione. Se non si nota un calo della potenza refrigerante quando il dispositivo è in funzione si potrà evitare di procedere alla ricarica, ma in linea generale si ritiene che un rabbocco del gas debba essere effettuato una volta superati i 60.000 Km.

Come si ricarica l’aria condizionata dell’auto?

È buona norma recarsi presso una officina specializzata, che dispone degli strumenti utili ad effettuare un check-up che può evidenziare eventuali perdite di gas. Oltre alla ricarica, poi, in officina sarà anche possibile effettuare l’igienizzazione dell’impianto così da eliminare eventuali muffe che possono provocare allergie.

Si può ricaricare l’aria condizionata dell’auto fai da te?

Qualora si voglia procedere alla ricarica aria condizionata col fai da te si dovrà acquistare un kit specifico. Qui sarà presente una lattina contenente il gas refrigerante ed una valvola. Si dovrà aprire completamente la valvola e avvitare la lattina a quest’ultima. La successiva apertura della valvola permette al refrigerante di passare all’interno del condotto dell’auto. Successivamente si dovrà avviare il motore dell’auto e l’impianto di aria condizionata per poi aprire la valvola e consentire al refrigerante di entrare nel condotto.

Quanto costa ricaricare l’aria condizionata dell’auto?

Il costo della ricarica dell’aria condizionata auto è decisamente contenuto e si aggira sugli 80 euro comprensivi di mano d’opera.

Batteria auto scarica improvvisamente: sintomi e cosa fare senza cavi

batteria-auto-scarica-improvvisamente

Prima o poi è capitato a tutti di salire in auto, girare la chiave e trovarsi con la batteria auto improvvisamente scarica. Prima di farsi prendere dal panico è bene leggere i suggerimenti riportati in questa guida, così da capire cosa fare per mettere in moto la propria auto.

INDICE
Batteria auto scarica improvvisamente: le cause
Batteria auto scarica sintomi
Batteria auto scarica: cosa fare
Ricaricare la batteria auto con i cavi
Batteria auto scarica: cosa fare senza cavi
Come non far scaricare la batteria della macchina

Soprattutto nell’ultimo anno, a causa del lockdown determinato dalla pandemia da Coronavirus, molti automobilisti si sono trovati alle prese con la batteria auto scarica improvvisamente. Il mancato utilizzo della vettura per un periodo di tempo prolungato è sicuramente una delle cause che può portare a questo inconveniente, ma non l’unica.

Anche un utilizzo errato dell’auto, però, può contribuire alla perdita di carica della batteria. Dimenticare la radio accesa, così come i fari, ha un effetto nocivo sulla batteria e pertanto è sempre bene controllare che questi siano spenti prima di scendere dalla macchina.

Si può capire quando la batteria dell’auto sta per scaricarsi attraverso alcuni segnali che manda la stessa vettura. Se, ad esempio, la messa in moto non avviene più rapidamente come in passato ma sono richiesti dei secondi in più del dovuto questo è il segnale che si dovrà procedere alla sostituzione della batteria per evitare di restare bloccati al prossimo tentativo di accensione.

Prima di farsi prendere dal panico è bene sapere che anche con la batteria auto scarica improvvisamente è possibile mettere in moto la vettura. Si possono seguire due strade: la ricarica con i cavi o la partenza a spinta. Vediamole nel dettaglio.

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Qualora si abbiano a disposizione i cavi di ricarica sarà possibile ricaricare la batteria dell’auto ed avere così modo di recarsi presso un elettrauto di fiducia per sostituire il componente esausto.

Sarà sufficiente aprire il cofano motore dell’auto con batteria scarica e quello di un’altra auto, e collegare, rigorosamente a motore spento, i cavi nella corretta posizione, ed una volta completato questo passaggio mettere in moto la propria auto per rigenerare la batteria.

Completata l’operazione non spegnente il motore ma procedete solo alla disconnessione dei cavetti.

Se non si hanno a disposizione i cavi di ricarica si potrà provare a far partire l’auto a spinta. In questo caso si dovrà trovare un volontario che si metta a spingere il veicolo fermo, mentre chi si troverà alla guida dovrà iniziare l’operazione in folle per poi, una volta raggiunta una velocità adeguata, inserire la seconda e lasciare di colpo la frizione così da consentire al motore di mettersi in moto.

Per evitare che la batteria dell’auto si scarichi improvvisamente il consiglio migliore è quello di utilizzare il più possibile la vettura, ma se non si ha questa opportunità si dovrà mettere in moto almeno una volta al giorno il mezzo e far girare il motore per una decina di minuti.

Se si sa già che non si utilizzerà l’auto per un periodo di tempo prolungato, si potrà scollegare la batteria così da prolungarne la durata quando ci si potrà rimettere alla guida.

Cose da sapere

Quali sono le cause per cui la batteria dell’auto si scarica improvvisamente?

Il mancato utilizzo della vettura per un periodo di tempo prolungato è sicuramente una delle cause che può portare a questo inconveniente, ma non l’unica. Anche un utilizzo errato dell’auto può contribuire alla perdita di carica della batteria. Dimenticare la radio accesa, così come i fari, ha un effetto nocivo sulla batteria.

Quali sono i sintomi della batteria auto che si sta scaricando?

Si può capire quando la batteria dell’auto sta per scaricarsi attraverso alcuni segnali che manda la stessa vettura. Se, ad esempio, la messa in moto non avviene più rapidamente ma sono richiesti dei secondi in più del dovuto questo è il segnale che si dovrà procedere alla sostituzione della batteria per evitare di restare bloccati al prossimo tentativo di accensione.

Come ricaricare la batteria dell’auto con i cavi?

Sarà sufficiente aprire il cofano motore dell’auto con batteria scarica e quello di un’altra auto, e collegare, rigorosamente a motore spento, i cavi nella corretta posizione, ed una volta completato questo passaggio mettere in moto la propria auto per rigenerare la batteria.Completata l’operazione non spegnente il motore ma procedete solo alla disconnessione dei cavetti.

Come ricaricare la batteria dell’auto senza i cavi?

Se non si hanno a disposizione i cavi di ricarica si potrà provare a far partire l’auto a spinta. In questo caso si dovrà trovare un volontario che si metta a spingere il veicolo fermo, mentre chi si troverà alla guida dovrà iniziare l’operazione in folle per poi, una volta raggiunta una velocità adeguata, inserire la seconda e lasciare di colpo la frizione così da consentire al motore di mettersi in moto.

Cosa fare per non far scaricare la batteria dell’auto?

Per evitare che la batteria dell’auto di scarichi improvvisamente il consiglio migliore è quello di utilizzare il più possibile la vettura. Se si sa già che non si utilizzerà l’auto per un periodo di tempo prolungato, si potrà scollegare la batteria così da prolungarne la durata quando ci si potrà rimettere alla guida.

Sanificazione auto: tutti i consigli per igienizzare il proprio veicolo

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L’auto privata resta il mezzo di trasporto più sicuro in tempi di emergenza sanitaria, anche se non bisogna mai dimenticare che il Covid-19 è in grado di resistere fra le tre ore e i tre giorni a seconda della superficie. Per questo motivo è necessario disinfettare e sanificare la propria autovettura, a maggior ragione se i passeggeri che trasportiamo non fanno parte del nostro nucleo familiare. Inoltre nell’abitacolo si depositano pollini e allergeni che creano problemi a un numero sempre maggiore di persone.

La prima cosa da fare è rivolgersi a un professionista, come il nostro partner Wash Out, per una prima decontaminazione della vettura: dopo questa operazione risulterà più facile procedere con periodiche purificazioni dell’abitacolo attraverso il fai da te. Sarebbe opportuno effettuare la sanificazione completa – con ozono, vapore o spray – almeno ogni tre mesi, compresa la sterilizzazione integrale dell’impianto di climatizzazione.

I consigli delle autorità

La sanificazione dell’abitacolo è un’operazione molto delicata che richiede l’utilizzo di prodotti specifici a seconda della superficie per non danneggiare i rivestimenti dell’auto e andrebbe eseguita tenendo presenti le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità. La soluzione ottimale sarebbe quella di rivolgersi ai centri specializzati, soprattutto in presenza di superfici in pelle e di inserti in materiali pregiati.

Le autorità raccomandano l’utilizzo di prodotti a base di alcol, efficaci contro virus e batteri, ma non invasivi come candeggina e amuchina, che potrebbero rovinare i rivestimenti della macchina. Viene anche consigliato di avere sempre in auto un panno in microfibra e l’alcol, in modo da poter disinfettare le superfici principali ogni volta che si sale a bordo, pulendo volante, maniglia della portiera, pomello del cambio e comandi della plancia.

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Fai da te con i prodotti di uso comune

Se scegliamo questa opzione ci serviranno una bacinella, acqua calda, bicarbonato di sodio, sapone per i piatti, spugna in microfibra e un panno sterilizzato o un rotolo di carta assorbente usa e getta oltre a guanti e mascherina, da indossare sempre quando ci dedichiamo alla pulizia dell’abitacolo. Nell’acqua calda mettiamo due cucchiai di bicarbonato e altrettanti di detersivo per piatti, immergiamo la spugna e la passiamo su tutte le superfici stando attenti ad evitare lo sgocciolamento. Iniziamo con le zone che vengono toccate più frequentemente come volante, leva del cambio, freno a mano e cinture di sicurezza per poi dedicarci ai comandi del sistema multimediale, alle aste dei tergicristalli, agli indicatori del parabrezza, ai pannelli delle portiere, alle maniglie interne e tutti i rivestimenti, compresi quelli più difficili da raggiungere. È consigliabile pulire anche l’esterno dell’auto, sia le maniglie delle porte sia la maniglia del portellone posteriore. Alla fine di questa procedura, dobbiamo soltanto asciugare i rivestimenti, la tappezzeria e le varie superfici lavate, con il panno o con la carta assorbente, avendo cura di mantenere i finestrini abbassati per alcuni minuti.

I negozi e i siti internet specializzati offrono prodotti specifici per la sanificazione dell’auto: se optiamo per questa soluzione, prima di procedere, è necessario leggere con attenzione le indicazioni per l’uso, assicurandoci che il prodotto sia adatto per i materiali presenti all’interno dell’auto.

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Fai da te usando gli spray

Possiamo igienizzare la nostra vettura anche con spray sanificanti che contengono sostanze antibatteriche e antimicrobiche. Per eliminare possibili tracce di covid-19 bisogna verificare la presenza di cloro, alcol etilico o isopropilico e usare prodotti raccomandati dal Ministero della Salute.

Prima di tutto bisogna chiudere i finestrini del veicolo e spruzzare il prodotto nei tubi dell’impianto di climatizzazione e nel resto dell’abitacolo. Lo spray deve essere sparso ovunque senza esagerare, va applicato sulle superfici interne, sui sedili e negli scompartimenti, utilizzando una mascherina per evitare l’inalazione del composto. Dopo averlo spruzzato dobbiamo accendere il motore tenendo i finestrini sempre chiusi, attivare l’aria condizionata alla massima potenza con il ricircolo per circa 15 o 20 minuti e aprire tutte le bocchette.

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Per ogni superficie il prodotto corretto

Da non usare, inoltre, prodotti a base di ammoniaca come quelli di colore blu per pulire i vetri che tendono a rompere il materiale vinilico del cruscotto, rendendolo appiccicoso quando sottoposto a calore e luce. Meglio, nel caso non si sia in possesso dei prodotti più adatti, preferire una semplice soluzione di acqua e sapone, che consente comunque di effettuare una buona igienizzazione dell’interno della vettura.

Lo stesso vale se avete rivestimenti in pelle: usate prodotti specifici per non causare aloni o invecchiamento della superficie trattata e assicuratevi sempre di spruzzare il prodotto sul panno e non direttamente sui rivestimenti da trattare.

Panni usa e getta

Un ultimo consiglio va al tipo di panno con cui applicare il prodotto per sanificare l’ambiente. Infatti, per evitare rischi, conviene utilizzare un normalissimo rotolo di carta assorbente da casa usa e getta. Così, finite le operazioni, ci si libera di ogni oggetto. Alla fine, tolti guanti e mascherina, ricordatevi di lavare a fondo le mani e il gioco è fatto.

Come suggerisce Wash Out inoltre: “Per concludere la procedura di purificazione della vettura suggeriamo l’acquisto e l’utilizzo di un igienizzante spray con azione biocida per l’impianto di condizionamento della vettura”. A pensarci bene, anche quando la pandemia sarà finita, non sarebbe male ogni tanto pulire a fondo la propria auto.

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Spoiler auto: cos’è e a cosa serve e come funziona

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Bastano pochi elementi per rendere più aggressivo il design di una vettura. Lo spoiler auto è un accessorio che oltre ad enfatizzare il carattere sportivo di una macchina, contribuisce in maniera determinante all’efficienza aerodinamica.

INDICE
Cos’è lo spoiler auto
Come è fatto e come funziona l’alettone auto
Alettone auto universale e tuning auto
Spoiler posteriore e spoiler anteriore auto: le differenze
Mini spoiler auto
Macchine con spoiler: esempi in commercio

Per rendere più affilato e cattivo il look di una vettura i designer utilizzano spesso lo spoiler auto. Con questo termine si intende sia il classico alettone posizionato nella zona posteriore della vettura, che il “labbro” piazzato in quella anteriore.

Qualora la vettura sia a tre volumi, lo spoiler auto verrà piazzato sulla coda, mentre in caso di due volumi questo sarà posizionato alla sommità del lunotto posteriore.

La funzione dello spoiler auto è quella di aumentare la portanza aerodinamica della vettura compromettendo leggermente il coefficiente di penetrazione complessivo così da garantire una maggiore aderenza in curva alle alte velocità.

Non esiste un unico modello di spoiler auto ma, nella maggior parte dei casi, questo è dotato di paratie laterali la cui funzione è quella di indirizzare correttamente il flusso d’aria e ridurre i vortici d’estremità.

Lo spoiler auto viene fissato alla vettura tramite supporti che hanno anche la funzione di reggere il carico aerodinamico supplementare che investe il componente. Se questo è installato nella parte superiore del lunotto, nella maggior parte dei casi, avrà un design omogeneo con il portellone e sarà privo di supporti.

Nell’ultimo decennio anche nel nostro Paese è esplosa la moda del tuning. Prendere una vettura di serie ed elaborarla, sia esteticamente che meccanicamente, sino a renderla del tutto differente da un modello di produzione ha alimentato un mercato parallelo che può contare su numerose industrie.

In questo caso un elemento fondamentale per il tuning è l’alettone auto universale posizionato nella zona posteriore della vettura che oltre ad avere funzioni aerodinamiche contribuisce ad incattivire e rendere più aggressivo il look dell’auto.

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Come abbiamo visto in precedenza, quando si parla di spoiler auto si intende non solo il classico alettone posteriore, ma anche il profilo posizionato nella zona anteriore della vettura.

In quest’ultimo caso sarà presente un “labbro” che sporgerà dalla zona sottostante il paraurti la cui funzione principale è quella di tenere ancora più incollato al terreno l’avantreno. Con lo spoiler posteriore, invece, si intendono sia i classici alettoni posizionati sulla coda che i profili piazzati sui montanti la cui funzione è quella di aumentare la deportanza del retrotreno alle alte velocità.

Oltre ai classici alettoni dalle dimensioni importanti, in commercio sono presenti pure mini spoiler auto decisamente più discreti. Questi sono caratterizzati da misure ridotte così da non apparire eccessivi una volta installati sulla vettura, ma conferiscono ugualmente un tocco di sportività in più all’auto.

I costruttori hanno capito che esiste una buona fetta di mercato attratta da vetture sportive già dotate di spoiler. Vediamo alcune delle protagoniste più intriganti.

Ford Fiesta ST: la compatta dell’Ovale Blu riesce ad unire le grandi performance del motore Ecoboost da 200 CV ad un telaio apprezzato dalla stampa internazionale per l’ottimo feeling di guida. Lo spoiler posteriore ha un design discreto e svolge un ruolo fondamentale per tenere a terra il retrotreno. 33.000 euro è il prezzo di partenza.

Porsche 911: un classico senza tempo ed un punto di riferimento tra le supercar. La Porsche 911 ha mantenuto inalterata la sua linea nel corso degli anni, ma per tenere a bada i 510 CV della versione GT3 i tecnici tedeschi hanno deciso di adottare uno spoiler esagerato e molto aggressivo.

Lamborghini Aventador: design brutale, così come la sua potenza, la Aventador rappresenta la massima espressione della tecnologia della Casa emiliana. Per tenere sotto controllo la potenza dei 770 CV i tecnici hanno studiato accuratamente l’aerodinamica non solo del sottoscocca ma anche della zona superiore adottando un alettone posteriore immenso e collegato alla vettura anche tramite una deriva centrale.

Pagani Huayra: nel campo delle hypercar la creatura di San Cesario si caratterizza per quattro alettoni mobili controllati elettronicamente. In base all’angolo di sterzo i flap si alzano e si abbassano autonomamente così da aumentare la deportanza senza sporcare lo splendido design.

Cose da sapere

Cos’è lo spoiler auto?

Con questo termine si intende sia il classico alettone posizionato nella zona posteriore della vettura, che il “labbro” piazzato in quella anteriore. Qualora la vettura sia a tre volumi, lo spoiler auto verrà piazzato sulla coda, mentre in caso di due volumi questo sarà posizionato alla sommità del lunotto posteriore.

A cosa serve lo spoiler auto?

La funzione dello spoiler auto è quella di aumentare la portanza aerodinamica della vettura compromettendo leggermente il coefficiente di penetrazione complessivo così da garantire una maggiore aderenza in curva alle alte velocità.

Cos’è il tuning auto?

Il tuning auto consiste nel prendere una vettura di serie ed elaborarla, sia esteticamente che meccanicamente, sino a renderla del tutto differente da un modello di produzione. In questo caso un elemento fondamentale per il tuning è l’alettone auto universale posizionato nella zona posteriore della vettura.

Qual è la differenza tra spoiler anteriore e posteriore?

Lo spoiler anteriore è un “labbro” che sporge dalla zona sottostante il paraurti la cui funzione principale è quella di tenere ancora più incollato al terreno l’avantreno. Con lo spoiler posteriore, invece, si intendono sia i classici alettoni posizionati sulla coda che i profili piazzati sui montanti la cui funzione è quella di aumentare la deportanza del retrotreno alle alte velocità.

Cos’è il mini spoiler?

Oltre ai classici alettoni dalle dimensioni importanti, in commercio sono presenti pure mini spoiler auto decisamente più discreti. Questi sono caratterizzati da misure ridotte così da non apparire eccessivi una volta installati sulla vettura, ma conferiscono ugualmente un tocco di sportività in più all’auto.

App navigatore: le migliori per Android e iPhone

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Perdersi mentre si è alla guida sembra ormai essere diventato impossibile. Grazie alla diffusione degli smartphone, infatti, è possibile consultare in tempo reale le app navigatore per trovare immediatamente la direzione corretta. Scopriamo in questa guida le migliori app presenti sia per iPhone che per Android.

INDICE
App navigatore: le più diffuse
Le migliori app navigatore per Android
App navigatore iPhone
Navigatore online e offline: le differenze
App navigatore satellitare gratis

Utilizzare il proprio smartphone come navigatore mentre si è alla guida è diventata ormai una prassi. Sia collegando il telefono al sistema di infotainment, che posizionando lo smartphone a centro plancia, è possibile ottenere in tempo reale informazioni sul percorso da seguire.

Sono molteplici le app di navigazione presenti negli store. La più conosciuta è senza dubbio Waze, che si basa sulla condivisione delle informazioni da parte degli utilizzatori così da poter scegliere sempre il percorso più veloce, ma anche ViaMichelin che si caratterizza per la possibilità di pianificare l’itinerario personalizzando il tragitto. Tra le più diffuse, poi, non può non essere nominata Tom Tom Go che, a differenza, delle prime due, richiede la sottoscrizione di un abbonamento.

Chi ha tra le proprie mani uno smartphone Android può contare su una numerosa scelta di app navigatore. Scopriamo le migliori.

  • Google Maps
  • Here We Go
  • Maps.me
  • Sygic

Google Maps: vero e proprio punto di riferimento per tutti i sistemi Android, Google Maps consente di usufruire di mappe sempre aggiornate, di poter utilizzare lo Street View e di godere di sistema di ricalcolo percorso molto preciso oltre che ad una costanza segnalazione degli autovelox.

Here We Go: la particolarità di questa app è data dal suo funzionamento anche offline. Le mappe sono molto precise, con dettagli 3D sui monumenti più famosi e indicazioni sui nuovi sensi unici o divieti.

Maps.me: forse la meno conosciuta ma non per questo una app navigatore di livello inferiore rispetto alle precedenti, Maps.me offre mappe gratuite, dettagliate e interamente offline con navigazione turn-by-turn, aggiornate ogni giorno da milioni di utenti.

Sygic: è una delle app “storiche” presenti sullo store e sfrutta le stesse mappe di TomTom integrando alcune funzionalità come la condivisione del tragitto e del percorso sui social o sulle chat più famose, navigazione tramite comandi vocali, radar attivo su traffico ed incidenti oltre agli avvisi sonori in caso di superamento dei limiti di velocità.

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Sebbene molte app presenti per Android siano disponibili anche per iPhone, per i telefonini della Mela esistono anche navigatori specifici.

  • Guru Maps Pro
  • NavMii GPS
  • Apple Maps

Guru Maps Pro: fornisce le mappe offline sia su iPhone che su iPad. Le mappe sono molto dettagliate e precise, ma per scaricare il programma è necessario pagare al momento del download per poi godere di tutte le funzioni senza dover effettuare successivamente altri pagamenti.

NavMii GPS: totalmente gratuita, questa app ha un funzionamento simile a Waze visto che offre indicazioni precise e dettagliate su traffico e punti d’attenzione anche grazie alle segnalazioni degli altri utenti. Punto a favore è la possibilità di scaricare le mappe così da utilizzare l’app anche senza connessione dati.

Apple Maps: la risposta di Apple a Google Maps è stata aggiornata ed include adesso, oltre che alle ovvie funzioni di navigazione, anche gli avvisi per la segnalazione di autovelox, incidenti, pericoli e altre informazioni utili volte a rendere più completa e pratica l’esperienza di utilizzo.

Quelle che abbiamo elencato in precedenza sono alcune delle migliori app di navigazione presenti sugli store ed alcune possono essere consultate anche offline. Cosa significa? Semplice. Sarà sufficiente scaricare la mappa sul proprio telefono e poter utilizzare il navigatore anche in assenza di connessione internet utilizzando il segnale GPS dello smartphone.

La maggior parte delle app di cui abbiamo parlato sono scaricabili in maniera assolutamente gratuita. Google Maps e Waze, solo per citare due tra le più diffuse, non richiedono alcuna spesa al momento in cui si installano sul proprio telefono, mentre altre come Tom Tom Go richiedono il pagamento di un canone, mensile o annuale, che senza dubbio tiene alla larga una nutrita fetta di pubblico.

Cose da sapere

Quali sono le migliori app navigatore per Android?

Chi ha tra le proprie mani uno smartphone Android può contare su una numerosa scelta di app navigatore. Scopriamo le migliori: Google Maps, Here We Go, Maps.me e Sygic.

Quali sono le migliori app navigatore per iPhone?

Sebbene molte app presenti per Android siano disponibili anche per iPhone, per i telefonini della Mela esistono anche navigatori specifici, come: Guru Maps Pro, NavMii GPS e Apple Maps.

Ci sono app navigatore gratuite?

La maggior parte delle app navigatore sono scaricabili in maniera assolutamente gratuita. Google Maps e Waze, solo per citare due tra le più diffuse, non richiedono alcuna spesa al momento in cui si installano sul proprio telefono, mentre altre come Tom Tom Go richiedono il pagamento di un canone, mensile o annuale.

Batterie auto elettriche: costo, durata e smaltimento

batterie delle auto elettriche

Le auto elettriche sono ormai una realtà e le quote di mercato crescono ogni mese. Molti sono gli automobilisti che stanno abbracciando questa nuova filosofia di guida, ma in tanti non conoscono i dettagli delle batterie come la durata o lo smaltimento di queste componenti.

INDICE
Batterie auto elettriche: come sono fatte e come funzionano
Batterie al litio per auto elettriche
Cosa sono gli accumulatori auto elettriche
Quanto durano le batterie delle auto elettriche?
Costo batterie auto elettriche
Costo sostituzione batteria auto elettrica
Costo carica batteria auto elettrica
Costo sostituzione batteria auto elettrica

Le batterie delle auto elettriche sono uno degli elementi fondamentali di queste vetture perché garantiscono differenti capacità di autonomia a seconda della loro potenza espressa in kWh. Queste sono in grado di accumulare energia chimica e di rilasciarla sotto forma di elettricità trasferita al motore elettrico. Quest’ultimo, poi, la trasforma in energia meccanica, consentendo così all’auto di muoversi.

Le batterie più comuni presenti sulle auto elettriche sono quelle al litio. Queste sono piuttosto compatte e leggere, generano notevoli quantità di energia elettrica e non necessitano di cicli di carica e di utilizzo completi. Purtroppo, però, queste batterie lavorano correttamente soltanto in un range ristretto di temperature che va da -10° a +30° C.

Quando si parla di accumulatori per le auto elettriche si intendono le batterie in dotazione su queste vetture. Quasi tutti gli accumulatori utilizzati sulle auto elettriche sono agli ioni di litio, ma differiscono per il tipo di chimica delle celle contenute all’interno del pacco batteria. In passato non era raro trovare batterie a nichel idrato con prestazioni inferiori in termini di densità di energia e di durata rispetto a quelle al litio.

Uno dei grandi punti interrogativi che sorge quando ci si appresta ad acquistare un’auto elettrica riguarda la durata delle batterie. A differenza di quanto avviene con gli smartphone, dove in media una batteria dura dai due ai tre anni, per un veicolo elettrico la durata delle batterie è di circa 8 anni, con un decadimento di circa il 10% della capacità dopo ben 500 cicli di ricarica.

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Uno dei maggiori ostacoli alla diffusione delle auto elettriche è dato dal costo delle batterie, ancora molto elevato. Se, malauguratamente, si fosse costretti alla sostituzione della batteria ci si troverebbe di fronte ad una spesa davvero importante. Basti pensare che per una Smart Fortwo EQ il prezzo per questo elemento è di ben 9.043 euro, mentre per una Mercedes EQC si arriva addirittura a 40.120 euro!

Al fine di non scoraggiare gli acquirenti, le Case propongono garanzie per le batterie per un periodo non inferiore a 8 anni e con chilometraggi variabili a seconda della marca e del modello. La garanzia, inoltre, non riguarda soltanto anomalie, malfunzionamenti o guasti, ma anche il mantenimento del livello di efficienza considerato minimo, ossia il 70%, al di sotto del quale la batteria è considerata non più adeguata al compito, per il periodo di copertura. Una bella mossa per evitare brutte sorprese.

Uno dei punti a favore delle auto elettriche è dato dai minori costi di gestione. Non trovandosi costretti a dipendere dal petrolio sarà possibile ottenere risparmi corposi nel corso degli anni. Per ricaricare un’auto elettrica tramite colonnina il prezzo varia a seconda del fornitore, ma in media è di 0,45€ al kW per una ricarica lenta con potenza di 22 kWh per poi salire a 0,50€ per kW per la ricarica veloce. Se invece si vuole sfruttare la ricarica domestica il costo medio è pari a 0,21€ a KW.

Un punto dolente per quel che riguarda le auto elettriche riguarda lo smaltimento delle batterie. In Italia sono presenti aziende che provvedono allo smaltimento del litio e di tutte le sostanze nocive contenute negli accumulatori come il manganese o il cobalto, con costi però importanti per compiere questa operazione.

In molti casi, tuttavia, le batterie trovano una seconda vita e vengono adottate, ad esempio, per alimentare i lampioni stradali, come accade in Giappone, o per spingere i battelli elettrici dedicati alle crociere private o professionali come accade a Parigi. Più che di smaltimento, quindi, al momento si può parlare di riutilizzo delle batterie delle auto elettriche.

Cose da sapere

Come funzionano le batterie delle auto elettriche?

Le batterie delle auto elettriche sono in grado di accumulare energia chimica e di rilasciarla sotto forma di elettricità trasferita al motore elettrico. Quest’ultimo, poi, la trasforma in energia meccanica, consentendo così all’auto di muoversi. Le batterie auto elettriche più diffuse sono quelle al litio.

Quanto durano le batterie delle auto elettriche?

A differenza di quanto avviene con gli smartphone, dove in media una batteria dura dai due ai tre anni, per un veicolo elettrico la durata delle batterie è di circa 8 anni, con un decadimento di circa il 10% della capacità dopo ben 500 cicli di ricarica.

Quanto costano le batterie auto elettriche?

Se si fosse costretti alla sostituzione della batteria ci si troverebbe di fronte ad una spesa davvero importante. Per una Smart Fortwo EQ il prezzo per questo elemento è di ben 9.043 euro, mentre per una Mercedes EQC si arriva a 40.120 euro. Per questo motivo, le Case propongono garanzie per le batterie per un periodo non inferiore a 8 anni e con chilometraggi variabili a seconda della marca e del modello.

Quanto costa ricaricare le batterie dell’auto elettrica?

Per ricaricare un’auto elettrica tramite colonnina il prezzo varia a seconda del fornitore, ma in media è di 0,45€ al kW per una ricarica lenta con potenza di 22 kWh  per poi salire a 0,50€ per kW per la ricarica veloce. Se invece si vuole sfruttare la ricarica domestica il costo medio è pari a 0,21€ a KW.

Come si smaltiscono le batterie dell’auto elettrica?

In Italia sono presenti aziende che provvedono allo smaltimento del litio e di tutte le sostanze nocive contenute negli accumulatori, con costi però importanti. In molti casi, tuttavia, le batterie trovano una seconda vita e vengono adottate, ad esempio, per alimentare i lampioni stradali.