Cambio automatico: come funziona e come si usa

Come funziona e qual è il migliore cambio automatico?

In passato chi sceglieva un’auto con cambio automatico veniva deriso, reo di non saper utilizzare un manuale. Oggi, invece, il cambio automatico sta conquistando sempre più automobilisti grazie ad un comfort impagabile e tecnologia di primo livello.

INDICE
Cambio automatico: come funziona
Come si usa il cambio automatico
Cambio automatico lettere
Cambio automatico: pro e contro
Tipi di cambio automatico
Cambio semiautomatico
Cambio robotizzato
Cambio automatico doppia frizione
Cambio automatico a convertitore di coppia
Cambio a variazione continua

Il vantaggio del cambio automatico rispetto al manuale è quello di non dover essere costretti ad utilizzare il pedale della frizione e cambiare marcia. A tutto questo, infatti, penserà direttamente la centralina che deciderà in totale autonomia quando effettuare il passaggio di marcia a seconda del regime di giri del motore raggiunto. Così facendo l’automobilista avrà la possibilità di far riposare il piede sinistro non essendo presente il pedale della frizione.

L’utilizzo del cambio automatico è totalmente differente rispetto ad un manuale. Qui, come, detto sarà assente il pedale della frizione, mentre la leva del cambio potrà essere spostata in determinate posizioni indicate da lettere. Vediamo quali sono.

Spostando la leva del cambio automatico in “P” si bloccherà l’albero di trasmissione. Questa scelta deve essere effettuata ogni volta che si arresta la vettura.

Posizionando la leva del cambio automatico in “N”, ovvero neutral, si andrà in folle, mentre per effettuare la retromarcia sarà obbligatorio posizionare la leva sulla lettera “R”.

Per procedere alla guida si dovrà invece posizionare la leva del cambio automatico sulla lettera “D” che indica drive.

Il passaggio della leva da una lettera all’altra deve necessariamente avvenire a veicolo fermo.

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Scegliere una vettura con cambio automatico significa abbracciare una filosofia differente di guida rispetto ad una con cambio manuale. L’assenza del pedale della frizione, infatti, regala un comfort di guida inarrivabile per le seconde, ed i sistemi di ultima generazione, come gli automatici a doppia frizione, consentono tempi di cambiata inavvicinabili per i manuali.

Il punto a sfavore del cambio automatico riguarda il prezzo, dato che a parità di allestimento e di motorizzazione una vettura con questo sistema può costare un migliaio di euro un più rispetto ad una con cambio manuale.

Grazie al costante lavoro di ricerca e sviluppo ed alla evoluzione tecnologica, il mondo dell’auto ha presentato negli ultimi anni differenti tipologie di cambio automatico. Vediamo quali sono.

Questa tipologia di cambio automatico elimina il pedale della frizione, ma lascia al guidatore la scelta di cambiare marcia. Il semiautomatico si fa apprezzare per consumi ridotti, prestazioni simili a quelle di un manuale e cambi marcia quasi impercettibili nei sistemi a doppia frizione.

Il cambio robotizzato è quel dispositivo dove il passaggio da un rapporto all’altro avviene automaticamente. È la centralina, infatti, che si occupa di azionare la frizione e di innestare le marce dopo averle eventualmente selezionate. Questa tipologia di cambio ha due modalità di funzionamento: la prima è totalmente automatica, e in questo caso la centralina decide autonomamente quando cambiare e quale rapporto inserire, mentre la seconda è manuale e consente al guidatore di scegliere il momento in cui effettuare il passaggio a un rapporto inferiore o superiore.

Questo cambio è il più evoluto e si caratterizza per la presenza di due frizioni, come si può intuire dal nome. Una frizione è dedicata ai rapporti dispari ed una a quelli pari, ed entrambe  sono collegate a due alberi di trasmissione che ruotano contemporaneamente. Il cambio a doppia frizione garantisce velocità di cambiate assolute ed inarrivabili da un sistema manuale.

In passato questo sistema non ha fatto buona pubblicità al cambio automatico a causa di passaggi di marcia per nulla rapidi e costi eccessivi, ma oggi la situazione è decisamente cambiata. Il funzionamento di questi dispositivi è presto spiegato: la coppia motrice si trasferisce tramite un convertitore idraulico posizionato tra motore e cambio e, grazie a delle valvole, si provoca una differenza di pressione di olio che consente il cambio marcia.

Questa tipologia di cambio automatico si caratterizza per la presenza di una coppia di pulegge attorno alle quali è avvolta una cinghia. In base ai giri del motore le pulegge si spostano e in questo modo varia il diametro della cinghia. Il sistema è adottato da Toyota e consente al motore di funzionare sempre al regime di coppia massima a tutto vantaggio dei consumi.

Cose da sapere

Come funziona il cambio automatico?

Il vantaggio del cambio automatico rispetto al manuale è quello di non dover essere costretti ad utilizzare il pedale della frizione e cambiare marcia. A tutto questo, infatti, penserà direttamente la centralina che deciderà in totale autonomia quando effettuare il passaggio di marcia.

Come si usa il cambio automatico?

L’utilizzo del cambio automatico è totalmente differente rispetto ad un manuale. Qui sarà assente il pedale della frizione, mentre la leva del cambio potrà essere spostata in determinate posizioni indicate da lettere.

Quali sono i pro e i contro del cambio automatico?

L’assenza del pedale della frizione regala un comfort di guida inarrivabile per le auto a cambio manuale, ed i sistemi di ultima generazione, consentono tempi di cambiata inavvicinabili per i manuali. Il punto a sfavore del cambio automatico riguarda il prezzo, dato che a parità di allestimento e di motorizzazione una vettura con questo sistema può costare un migliaio di euro un più rispetto ad una con cambio manuale.

Quali sono le tipologie principali di cambio automatico?

Grazie al costante lavoro di ricerca e sviluppo ed alla evoluzione tecnologica, il mondo dell’auto ha presentato negli ultimi anni differenti tipologie di cambio automatico. Vediamo quali sono: cambio semiautomatico, robotizzato, cambio automatico doppia frizione, a convertitore di coppia e a variazione continua.

Verniciatura auto fai da te: la guida passo passo

Consigli utili per una verniciatura auto fai da te

Avere un’auto con una carrozzeria splendente ed impeccabile è un qualcosa che dà sempre molta soddisfazione, ma spesso ci si trova a combattere con piccoli o grandi graffi figli di disattenzioni proprie o altrui. Per evitare di spendere una fortuna per riparare il danno è però possibile ricorrere alla verniciatura fai da te.

INDICE
Costo verniciatura auto: i consigli per risparmiare
Verniciatura auto fai da te: cosa sapere prima di iniziare/a>
Come verniciare un auto fai da te
Step 1: Lavaggio auto e rimozione componenti
Step 2: Carteggiare l’auto
Step 3: Applicazione primer auto
Step 4: Verniciatura completa auto
Verniciatura carrozzeria e verniciatura plastiche: le differenze
Verniciare auto: bomboletta o pistola?

Quando si porta l’auto presso una carrozzeria specializzata si è consapevoli che il costo per la verniciatura sarà importante. Per questa ragione è possibile effettuare la verniciatura auto fai da te abbattendo notevolmente la spesa.

Il consiglio, per evitare risultati amatoriali, è quello di non acquistare prodotti economici ma preferire quelli appartenenti alle fasce alte di mercato. È vero che si spenderà qualcosa in più, ma l’effetto finale darà grandi soddisfazioni.

Ovviamente prima di procedere alla verniciatura fai da te si dovranno seguire scrupolosamente alcuni passaggi fondamentali per ottenere un risultato degno di nota. Trattare la carrozzeria, coprire le superfici che non dovranno andare a contatto con il colore ed avere una mano ferma garantiranno un effetto finale da professionista.

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I passaggi da compiere per poter effettuare una verniciatura auto fai da te degna di nota sono molteplici. Vediamoli nel dettaglio.

  • Step 1: Lavaggio auto e rimozione componenti
  • Step 2: Carteggiare l’auto
  • Step 3: Applicazione primer auto
  • Step 4: Verniciatura completa auto

Il primo passaggio da seguire è quello di effettuare un lavaggio accurato della carrozzeria così da rimuovere ogni impurità. Terminata questa operazione si dovrà procedere alla rimozione di elementi come fari, maniglie o paraurti che non dovranno essere verniciati. Le parti che non potranno essere rimosse andranno coperte con del nastro adesivo.

Il secondo passaggio da seguire per effettuare una verniciatura auto fai da te perfetta è quella del carteggio della carrozzeria. Nella fase iniziale è consigliabile utilizzare carta vetrata a grana grossa per poi passare ad una grana fine sino a quando non si vedrà il metallo spuntare da sotto la vernice. Una volta rimossa completamente la vernice dalla parte danneggiata, si potrà passare dello stucco per coprire i graffi più profondi.

Concluso l’operazione di carteggio si potrà applicare il primer, prodotto che consente alla vernice di aderire perfettamente. Per effettuare questa operazione è fondamentale posizionare il veicolo in un luogo al chiuso così da evitare che polvere ed altre impurità vengano a contatto con il primer rovinando il lavoro. Quando il primer si sarà asciugato sarà necessario carteggiare nuovamente la carrozzeria con carta abrasiva a carta finissima e successivamente pulire la parte interessata.

Dopo aver carteggiato il primer è fondamentale sgrassare e ripulire la superficie levigata utilizzando un panno in microfibra ed un detergente al silicone. Successivamente si potrà procedere alla verniciatura completa auto sia con la bomboletta che con la pistola, ma ovviamente i risultati delle due tecniche saranno differenti.

I passaggi che abbiamo analizzato in precedenza sono validi per la verniciatura della carrozzeria dell’auto, mentre per quel che riguarda le plastiche il procedimento sarà differente poiché si dovrà rimuovere il componente in plastica e poi pulirlo accuratamente per rimuovere ogni impurità.

Successivamente si dovrà mescolare dell’acqua tiepida con alcune gocce di acqua ragia ed applicare questa soluzione su un panno per poi passarlo sulla componente interessata dal graffio. Compiuta questa operazione sarà necessario immergere un foglio di carta vetrata nell’acqua tiepida e carteggiate la superficie sino a eliminare la vecchia vernice.

Una volta rimossa la precedente vernice si dovrà ripulire il tutto con il panno imbevuto di acqua ragia ed acqua tiepida e successivamente applicare la vernice prescelta passando più mani fino a quando l’intensità di colore desiderata non sarà raggiunta.

Abbiamo visto che per verniciare l’auto si potrà scegliere di utilizzare sia la bomboletta spray che la pistola collegata al compressore. L’effetto finale sarà maggiormente professionale nel secondo caso, anche a fronte di una spesa decisamente superiore.

Se si sceglierà di utilizzare la bomboletta bisognerà applicare il prodotto rispettando una distanza di 30 centimetri dalla carrozzeria per evitare che si formino gocce di vernice antiestetiche, mentre se si utilizzerà la pistola bisognerà applicare la vernice in maniera uniforme con un movimento orizzontale e in linea retta.

Una volta che la vernice sarà asciutta si dovrà utilizzare una levigatrice dotata di carta a grana fine ed infine pulire nuovamente la superficie trattata per poi lucidarla ed avere così una carrozzeria splendente.

Cose da sapere

Quali sono i passaggi fondamentali per verniciare un’auto fai da te?

I passaggi da compiere per poter effettuare una verniciatura auto fai da te degna di nota sono quattro: lavaggio auto e rimozione componenti, carteggiare l’auto, applicare il primer auto e quindi procedere con la verniciatura completa.

Come si verniciano le plastiche dell’auto?

Per prima cosa si dovrà rimuovere il componente in plastica, pulirlo accuratamente e quindi mescolare dell’acqua tiepida con alcune gocce di acqua ragia ed applicare questa soluzione su un panno per poi passarlo sulla componente. Compiuta questa operazione sarà necessario immergere un foglio di carta vetrata nell’acqua tiepida e carteggiate la superficie. Una volta rimossa la precedente vernice si dovrà ripulire il tutto e successivamente applicare la vernice prescelta passando più mani fino a quando l’intensità di colore desiderata non sarà raggiunta.

Che differenza tra c’è tra la bomboletta e la pistola per verniciare l’auto?

Se si sceglie la bomboletta bisognerà applicare il prodotto rispettando una distanza di 30 centimetri dalla carrozzeria, mentre se si utilizzerà la pistola bisognerà applicare la vernice in maniera uniforme con un movimento orizzontale e in linea retta.

 

Sigle pneumatici: come leggere l’etichetta delle gomme auto

Come leggere gli pneumatici? Tutto sul linguaggio delle gomme

Gli pneumatici sono l’unico punto di contatto tra la vettura e la strada e la loro scelta deve essere valutata attentamente. Le sigle pneumatici indicano differenti tipologie di gomme adatte ad ogni esigenza. Scopriamo cosa significano.

INDICE
Misure pneumatici auto: come si leggono?
La marcatura DOT e la data delle gomme/a>
Tutte le sigle dei pneumatici
Come leggere l’etichetta pneumatici

In commercio esistono differenti tipologie di pneumatici adatte a cerchi di tutte le dimensioni. Nella spalla della gomma sono indicate le misure specifiche che devono essere ben conosciute prima di procedere all’acquisto.

Se, ad esempio, si prende in considerazione degli pneumatici con la sigla 225/55 R 17 97 W, questa indicherà larghezza, altezza, misura del cerchio e indice di carico. Nello specifico 225 indica la larghezza della gomma in millimetri, 55 l’altezza del fianco messa in rapporto percentuale con la larghezza del pneumatico, 17 la misura del cerchio e 97 il carico massimo che il singolo pneumatico può sopportare da sgonfio. La lettera W, infine, indica la velocità massima che un pneumatico può raggiungere in sicurezza. I valori di riferimento sono compresi fra “A” e “Y”, dove “A” è il più basso ed “Y” il più alto. W indica la velocità massima di 270 Km/h.

Altra buona pratica da seguire prima di procedere all’acquisto delle gomme è quella di verificare la data degli pneumatici.

Per conoscere la data di costruzione delle gomme si dovrà leggere la sigla DOT, acronimo di Department of Transportation. Qui saranno indicati il codice dello stabilimento (prime due cifre), il codice delle misure (successive due cifre), l’identificativo del costruttore (opzionale e composto da 4 lettere) e la data di produzione del singolo pneumatico (ultime quattro cifre).

Per venire a conoscenza della data di costruzione sarà sufficiente leggere le ultime quattro cifre che compongono la marcatura DOT.

Sulla spalla di un pneumatico sono presenti numerose sigle. Quella più in evidenza è la marca del costruttore, mentre le altre indicheranno il modello, la destinazione d’uso, l’indicatore di usura, la sigla relativa alla tipologia (invernale, estivo o quattro stagioni) ed infine la sigla tubeless che indica l’assenza di camera d’aria.

Tra tutte queste sigle, quella cui prestare maggiore attenzione è quella relativa alla tipologia perché in determinati periodi dell’anno, in alcuni territori del nostro Paese, è obbligatorio adottare pneumatici estivi o invernali.

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L’etichetta europea sugli pneumatici fornisce informazioni su aspetti ambientali e di sicurezza delle gomme e consente di effettuare con facilità un confronto tra differenti pneumatici in termini di aderenza sul bagnato, resistenza al rotolamento e rumorosità.

Per quanto riguarda l’aderenza sul bagnato indica la tenuta di strada in caso di pioggia, così come lo spazio di frenata. La scala di valore è compresa fra le lettere “A” e “G” e pneumatici con aderenza sul bagnato di classe A posseggono un’aderenza maggiore di circa il 30% rispetto a quelle di classe “G”.

Con riferimento alla resistenza al rotolamento si indica l’efficienza energetica del pneumatico poiché questo fattore incide sul consumo di carburante per il 20%. Anche in questo caso la scala di valori riportata nell’etichetta è compresa fra la lettera “A” e la lettera “G”, dove “A” indica il massimo dell’efficientamento energetico e “G” il minimo.

Infine, con riferimento alla rumorosità, viene indicato l’inquinamento ambientale prodotto all’esterno dal rotolamento degli pneumatici. Questo valore è misurato in decibel ed è riportato sull’etichetta mediante tre barre. Se ne è presente solo una allora ci si troverà di fronte ad uno pneumatico silenzioso, mentre due barre indicano un pneumatico discretamente rumoroso ed infine tre barre segnalano uno pneumatico conforme alla direttiva ma ben più rumoroso degli altri disponibili.

Cose da sapere

Come si leggono le misure dei pneumatici?

Facciamo un esempio con degli pneumatici con la sigla 225/55 R 17 97 W, questa indicherà larghezza, altezza, misura del cerchio e indice di carico. 225 indica la larghezza della gomma in millimetri, 55 l’altezza del fianco messa in rapporto percentuale con la larghezza del pneumatico, 17 la misura del cerchio e 97 il carico massimo che il singolo pneumatico può sopportare da sgonfio. La lettera W, infine, indica la velocità massima che un pneumatico può raggiungere in sicurezza.

Come si legge la data dei pneumatici?

Per conoscere la data di costruzione delle gomme si dovrà leggere la sigla DOT (Department of Transportation). Qui saranno indicati il codice dello stabilimento (prime due cifre), il codice delle misure (successive due cifre), l’identificativo del costruttore (opzionale e composto da 4 lettere) e la data di produzione del singolo pneumatico (ultime quattro cifre).

Cosa indicano le sigle sulla spalle delle gomme?

Quella più in evidenza è la marca del costruttore, mentre le altre indicheranno il modello, la destinazione d’uso, l’indicatore di usura, la sigla relativa alla tipologia (invernale, estivo o quattro stagioni) ed infine la sigla tubeless che indica l’assenza di camera d’aria.

Che tipo di indicazioni fornisce l’etichetta dei pneumatici?

L’etichetta europea sugli pneumatici fornisce informazioni su aspetti ambientali e di sicurezza delle gomme e consente di effettuare con facilità un confronto tra differenti pneumatici in termini di aderenza sul bagnato, resistenza al rotolamento e rumorosità.

Portapacchi auto: prezzi, caratteristiche e consigli

Portapacchi auto: caratteristiche e prezzi

Riuscire ad aumentare la capacità di carico di una vettura è una esigenza molto sentita per chi deve affrontare lunghi viaggi con la famiglia a bordo. Per questo motivo è importante scegliere il portapacchi auto più adatto alle proprie esigenze.

INDICE
 Portapacchi per auto: le tipologie
 Box portapacchi auto
 Baule portapacchi auto
 Portapacchi posteriore auto
 Portapacchi tetto auto
 Portapacchi auto universale
 Barre portapacchi auto
 Portapacchi per auto: prezzi
 Portapacchi per auto usato
 Montare il portapacchi auto
 Come caricare il portapacchi auto

In commercio sono differenti tipologie di portapacchi auto, alcuni anche estremamente specifici come i portasci o i portabici, ma chi ha bisogno di ampliare notevolmente la capacità di carico è solito scegliere tra le barre portapacchi e i box. Vediamo nel dettaglio differenze e specificità.

Quando si parla di box portapacchi si intende un contenitore di differenti forme in grado di contenere una capienza da 300 a 500 litri. I box portapacchi sono impermeabili ed in commercio sono presenti differenti tipologie di prezzo dotate di sistemi di chiusura a prova di furto.

Altra definizione con la quale vengono identificati i box portapacchi è quella di baule. Le differenze sono solamente linguistiche perché sostanzialmente gli accessori sono identici e devono essere fissati sfruttano le barre portapacchi poste sul tetto della vettura.

Una valida alternativa al portapacchi da fissare al tetto della vettura è data dal portapacchi posteriore. Questo viene fissato al retro dell’auto e nella maggior parte dei casi è utilizzato per il trasporto delle biciclette. Punto a sfavore di questo dispositivo è quello di ridurre sensibilmente la visibilità posteriore.

In commercio sono presenti numerose tipologie di portapacchi auto da applicare al tetto. Queste consentono di aumentare la capacità di carico a fronte di un peggioramento del coefficiente di penetrazione aerodinamico e, di conseguenza, dei consumi.

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Se si vuole risparmiare sul prezzo di acquisto è possibile optare per portapacchi universali, delle valide alternative ai dispositivi griffati dalle Case automobilistiche. Online sono presenti numerosi modelli con prezzi decisamente abbordabili che partono da poco più di 40 euro sino a 100 euro.

Per capire quali barre portapacchi auto scegliere tra le numerose opzioni presenti in commercio è opportuno valutare la tipologia di tetto della propria vettura, così da capire se siano presenti o meno elementi come i railing, e cosa si debba trasportare. Da valutare, inoltre, anche il carico massimo trasportabile solitamente indicato nel libretto di istruzioni.

Spulciando le offerte presenti sul web si può notare come i prezzi per i portapacchi auto siano vari ed adatti a tutte le tasche. Se per le barre portapacchi la spesa richiesta è davvero irrisoria, ed in media si aggira sui 50 euro, per i box portapacchi è necessario mettere in conto cifre più importanti solitamente sui 300 euro.

Se si vuole risparmiare è possibile acquistare un portapacchi auto usato. Sono numerosi i siti web dove è possibile trovare questi dispositivi di seconda mano a prezzi davvero convenienti. La raccomandazione è sempre quella di verificare che il portapacchi sia applicabile sul vostro modello di vettura.

Prima di procedere al montaggio del portapacchi auto è fondamentale calcolare la larghezza e la lunghezza totale del tettuccio per evitare che le barre sporgano e si rivelino pericolose per la sicurezza. Sono possibili due modalità di montaggio del portapacchi auto: diretto sul tetto, consentito a quelle auto che già dispongono delle barre portatutto di serie, oppure indiretto attraverso la prima installazione delle barre o traverse e solo successivamente del portapacchi auto, tenuto in posizione da specifiche morse gommate. Ricordate, infine, di rispettare sempre il carico massimo consentito.

Il portapacchi deve essere caricato con attenzione in modo da evitare la possibile caduta degli oggetti riposti e non deve impedire o ridurre la visibilità del conducente né mascherare la fanaleria della macchina e la targa identificativa. Infine il carico non deve sporgere in senso longitudinale dalla parte anteriore della macchina, mentre può sporgere da quella posteriore, ma solo fino ai tre decimi della lunghezza complessiva della vettura.

Cose da sapere

Quali sono le tipologie di portapacchi auto?

In commercio sono differenti tipologie di portapacchi auto, alcuni anche estremamente specifici come i portasci o i portabici, ma chi ha bisogno di ampliare notevolmente la capacità di carico è solito scegliere tra le barre portapacchi e i box, un contenitore di differenti forme in grado di contenere una capienza da 300 a 500 litri.

Qual è la differenza tra un portapacchi da tetto e uno posteriore?

Il portapacchi da tetto consente di aumentare la capacità di carico a fronte di un peggioramento del coefficiente di penetrazione aerodinamico e dei consumi.  Un’alternativa al portapacchi  è il portapacchi posteriore, nella maggior parte dei casi è utilizzato per il trasporto delle biciclette. Punto a sfavore di questo dispositivo è quello di ridurre sensibilmente la visibilità posteriore.

Come scegliere le barre portapacchi?

Per capire quali barre portapacchi auto scegliere è opportuno valutare la tipologia di tetto della propria vettura, così da capire se siano presenti o meno elementi come i railing, e cosa si debba trasportare. Da valutare, inoltre, anche il carico massimo trasportabile solitamente indicato nel libretto di istruzioni.

Quanto costa un portapacchi auto?

Spulciando le offerte presenti sul web si può notare come i prezzi per i portapacchi auto siano vari ed adatti a tutte le tasche, per i box portapacchi è necessario mettere in conto cifre sui 300 euro. Se si vuole risparmiare è possibile acquistare un portapacchi auto usato.

Come si monta un portapacchi auto?

Sono possibili due modalità di montaggio del portapacchi auto: diretto sul tetto, consentito a quelle auto che già dispongono delle barre portatutto di serie, oppure indiretto attraverso la prima installazione delle barre o traverse e solo successivamente del portapacchi auto, tenuto in posizione da specifiche morse gommate

ABS auto: cos’è e come funziona il sistema antibloccaggio

Il progresso tecnologico ha contribuito in modo determinante ad aumentare la sicurezza delle vetture. Su quelle moderne, ormai da parecchi anni, è presente l’ABS, il sistema antibloccaggio fondamentale per avere sempre la direzionalità dell’avantreno in caso di frenata improvvisa.

INDICE
 Cos’è l’ABS
 ABS: significato
 ABS auto: come funziona?
  Spia ABS accesa, cosa fare?
 ABS e impianto frenante: quando fare la revisione

Con la sigla ABS si indica un sistema di assistenza alla frenata la cui funzione principale è quella di evitare che le ruote si blocchino quando la frenatura avviene su terreni scivolosi o in maniera violenta. Grazie all’ABS viene diminuita la forza della frenata indipendentemente dalla pressione esercitata sul pedale, e così facendo si ottiene una maggiore aderenza delle gomme ed un miglior controllo.

L’ABS è stato inventato dalla Volvo, ma la commercializzazione è merito di Bosch che già nel 1965 aveva sviluppato un dispositivo in grado di evitare il bloccaggio delle ruote in frenata. La sigla ABS è l’acronimo del termine tedesco “Antiblockiersystem“, cioè “sistema antibloccaggio”, e spiega esattamente il compito svolto dal sistema.

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Il funzionamento dell’ABS è garantito da sensori posizionati sulle singole ruote che si interfacciano con una centralina elettronica. Questa calcola la velocità di rotazione di ogni singola ruota e qualora rilevi il bloccaggio di una o più ruote in frenata, interviene sulla pompa idraulica per diminuire la forza di frenata. In questo caso sarà quindi la centralina a dosare correttamente la  forza frenante evitando la perdita di direzionalità del mezzo.

Nel momento in cui entra in azione l’ABS l’automobilista avvertirà una vibrazione nel pedale del freno. Sarà fondamentale non diminuire la pressione sul pedale per annullare l’entrata in funzione del dispositivo.

Al momento dell’accensione del motore, sul cruscotto di ogni vettura dotata di ABS si illuminerà la spia, solitamente di colore rosso, dedicata all’ABS. In caso di corretto funzionamento questa si spegnerà automaticamente dopo qualche istante, mentre, in caso di malfunzionamento, resterà illuminata ed indicherà un malfunzionamento del sistema. In questo caso è opportuno recarsi immediatamente presso una officina per verificare il problema.

Per essere certi che l’impianto frenante e l’ABS siano sempre in perfetta efficienza è opportuno procedere ad un controllo periodico di entrambi i sistemi. Questo vale non solo per le componenti meccaniche dei freni, come dischi e pastiglie, che inevitabilmente si usurano con l’utilizzo, ma anche per quelle elettroniche dell’ABS, come il collegamento tra i sensori ed i cavi. Ad ogni tagliando, quindi, è sempre valido il consiglio di far analizzare lo stato di usura di entrambi i dispositivi per essere certi di trovarsi alla guida di una vettura che garantisca la massima sicurezza.

Cose da sapere

Cos’è l’ABS?

Con la sigla ABS si indica un sistema di assistenza alla frenata la cui funzione principale è quella di evitare che le ruote si blocchino quando la frenatura avviene su terreni scivolosi o in maniera violenta.

Come funziona l’ABS?

Il funzionamento dell’ABS è garantito da sensori posizionati sulle singole ruote che si interfacciano con una centralina elettronica. Questa calcola la velocità di rotazione di ogni singola ruota e qualora rilevi il bloccaggio di una o più ruote in frenata, interviene sulla pompa idraulica per diminuire la forza di frenata. Sarà la centralina a dosare correttamente la  forza frenante evitando la perdita di direzionalità del mezzo.

Cosa significa se la spia dell’ABS rimane accesa?

Al momento dell’accensione del motore, sul cruscotto di ogni vettura dotata di ABS si illuminerà la spia, solitamente di colore rosso, dedicata all’ABS. In caso di corretto funzionamento questa si spegnerà automaticamente dopo qualche istante, mentre, in caso di malfunzionamento, resterà illuminata ed indicherà un malfunzionamento del sistema.

Quando fare la revisione dell’ABS?

Per essere certi che l’impianto frenante e l’ABS siano sempre in perfetta efficienza è opportuno procedere ad un controllo periodico di entrambi i sistemi. Questo vale non solo per le componenti meccaniche dei freni, come dischi e pastiglie, che inevitabilmente si usurano con l’utilizzo, ma anche per quelle elettroniche dell’ABS, come il collegamento tra i sensori ed i cavi.

Rodaggio auto: perché farlo e per quanti chilometri?

rodaggio

Quando si acquista un’auto nuova è buona regola rispettare un periodo di rodaggio nei periodi iniziali così da tutelare le componenti meccaniche e non stressarle prima dell’assestamento. Scopriamo come effettuarlo e quanto dura.

INDICE
 Rodaggio auto: significato
 Rodaggio auto nuova
  Come fare il rodaggio auto
 Rodaggio auto diesel e benzina: le differenze
 Quanto dura il rodaggio auto
 Rodaggio auto moderne: serve ancora?

Con la definizione di rodaggio auto si intende la procedura che solitamente viene effettuata al momento dell’acquisto di una vettura nuova per fare in modo che nei primi 1000 Km di vita del veicolo le componenti meccaniche abbiano modo di assestarsi.

Durante questo periodo, quindi, si dovrà evitare di sforzare l’auto nuova di fabbrica ed evitare di tirare al massimo il motore per far sì che le componenti raggiungano determinate tolleranze di assemblaggio.

La procedura di rodaggio, come detto, deve essere effettuata in caso di acquisto di auto nuova così da preservare a lungo la meccanica. Nei primi 1000 Km di utilizzo si dovrà rispettare particolarmente il mezzo in modo che tutti gli ingranaggi possano assestarsi per poi rendere al meglio quando sarà terminata questa fase.

Per eseguire correttamente il rodaggio auto sarà sufficiente non stressare la propria vettura nuova nei primi mesi di vita. Se si è tentati dal cercare subito il massimo delle prestazioni del motore è bene tenere a freno questi pruriti sportivi ed attendere il compimento dei primi 1000 Km nel corso dei quali si dovrà adottare una particolare cautela rispettando tutte le componenti meccaniche quando si è alla guida. Se, ad esempio, si utilizza il mezzo in autostrada sarà opportuno evitare di superare i 2.500 giri nella fase di rodaggio così da consentire al motore di assestarsi completamente.

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Sia che si acquisti un’auto a benzina che diesel il rodaggio deve essere effettuato. La differenza, però, risiede nella durata di questa procedura. Se per i motori a benzina è bene effettuare il rodaggio per i primi mille chilometri di vita del veicolo, per quelli diesel è consigliabile effettuare questa operazione per un periodo pari a 3.000 chilometri. Questa differenza è dovuta da un periodo d’assestamento delle parti in movimento un po’ più prolungato sulle vetture diesel rispetto alle componenti di un motore a benzina.

Non esiste una regola generale circa la durata del rodaggio ma, come abbiamo già indicato in precedenza, per le vetture alimentate a benzina è opportuno non sforzare il motore nei primi 1000 Km di vita dell’auto, mentre per quelle alimentate a gasolio questo procedimento deve essere effettuato nel corso dei primi 3000 Km. La procedura di rodaggio viene solitamente riportata nel libretto di uso e manutenzione di ogni veicolo e una buona prassi è quella di scaldare il motore per qualche minuto all’avvio, così da consentire al lubrificante di entrare in circolo correttamente anche nei punti più critici. Analogamente è consigliabile utilizzare spesso il cambio per viaggiare a regimi intermedi e quindi non mantenere velocità costanti così da differenziare il livello di vibrazioni che interessano le parti meccaniche e le condizioni di lubrificazione.

Si sente spesso dire che il rodaggio non è più necessario con le vetture moderne. In realtà, nonostante il progresso tecnologico, è sempre opportuno rispettare la meccanica dell’auto nei primi chilometri di vita della stessa così da garantire una maggiore durata alle componenti. Anche per le auto moderne, quindi, oltre alle precauzioni nell’utilizzo del motore, sarà importante avere particolare cura sia dell’impianto frenante che di tutte le altre componenti di utilizzo quotidiano come l’impianto di aria condizionata, l’impianto di illuminazione, i sistemi di assistenza alla guida ed ogni altro accessorio presente sulla vettura per verificare l’effettivo funzionamento.

Cose da sapere

Cos’è il rodaggio?

Con la definizione di rodaggio auto si intende la procedura che solitamente viene effettuata al momento dell’acquisto di una vettura nuova per fare in modo che nei primi 1000 Km di vita del veicolo le componenti meccaniche abbiano modo di assestarsi.

Come fare il rodaggio ad un’auto nuova?

La procedura di rodaggio deve essere effettuata in caso di acquisto di auto nuova così da preservare a lungo la meccanica. Nei primi 1000 Km di utilizzo si dovrà rispettare particolarmente il mezzo in modo che tutti gli ingranaggi possano assestarsi per poi rendere al meglio quando sarà terminata questa fase.

Quanto dura il rodaggio?

Per eseguire correttamente il rodaggio auto sarà sufficiente non stressare la propria vettura nuova nei primi mesi di vita.  Se, ad esempio, si utilizza il mezzo in autostrada sarà opportuno evitare di superare i 2.500 giri nella fase di rodaggio così da consentire al motore di assestarsi completamente.

Ci sono differenze tra il rodaggio di un’auto diesel e di un’auto a benzina?

Se per i motori a benzina è bene effettuare il rodaggio per i primi mille chilometri di vita del veicolo, per quelli diesel è consigliabile effettuare questa operazione per un periodo pari a 3.000 chilometri.

Le auto moderne hanno bisogno di rodaggio?

Si sente spesso dire che il rodaggio non è più necessario con le vetture moderne. In realtà, nonostante il progresso tecnologico, è sempre opportuno rispettare la meccanica dell’auto nei primi chilometri di vita della stessa così da garantire una maggiore durata alle componenti.

Anabbaglianti: quando utilizzarli e differenze con gli abbaglianti

Anabbaglianti: quando utilizzarli

Tutte le vetture sono dotate di fari anabbaglianti, dispositivi da utilizzare non solo al calare del sole ma anche in determinate condizioni previste dal nostro Codice della Strada. Scopriamo come utilizzarli correttamente.

INDICE
Cosa sono le luci anabbaglianti
Abbaglianti e anabbaglianti: le differenze
Codice della strada luci anabbaglianti

Quando si parla di luci anabbaglianti si indicano dei dispositivi che devono essere utilizzati in caso di scarsa visibilità. La loro capacità è quella di rendere il proprio veicolo visibile a quelli altrui. Il loro fascio di luce viene proiettato davanti al veicolo ed è rivolto verso il basso e permette alle vetture che si incrociano di non venire disturbate.

Le luci anabbaglianti possono essere realizzate con differenti tecnologie. Se in passato lo standard erano le luci ad incandescenza, oggi, grazie alla ricerca, gli anabbaglianti presenti sulle auto possono essere allo xeno, a LED o anche a laser.

Ogni vettura è sempre dotata di fari abbaglianti ed anabbaglianti. Le luci abbaglianti, definite tecnicamente come proiettori di profondità, possono essere utilizzate fuori dei centri abitati quando l’illuminazione esterna manchi o sia insufficiente o ancora per dare avvertimenti utili al fine di evitare incidenti e per segnalare al veicolo che precede l’intenzione di sorpassare.

A differenza della luce anabbagliante, la luce abbagliante è forte e diffusa e non deve essere utilizzata quando si incrocia un’altra vettura per evitare di creare disturbi a chi si trova alla guida.

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Il nostro Codice della Strada disciplina l’uso della luce anabbagliante all’articolo 153. Nello specifico viene indicato come queste debbano essere attivato da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere ed anche di giorno nelle gallerie, in caso di nebbia, di caduta di neve, di forte pioggia e in ogni altro caso di scarsa visibilità.

Inoltre, qualora ci si trovi alla guida in autostrada o in una strada extraurbana, le luci anabbaglianti devono essere sempre utilizzate anche di giorno per aumentare la visibilità dell’auto. La loro funzione, stando al dettato del Codice della Strada, è quindi quella di essere utilizzate in tutte quelle condizioni di scarsa visibilità per fare in modo che il proprio veicolo illumini correttamente la sede stradale e sia visibile in modo chiaro anche agli altri automobilisti e pedoni eventualmente presenti.

Cose da sapere

Cosa sono le luci anabbaglianti?

Quando si parla di luci anabbaglianti si indicano dei dispositivi che devono essere utilizzati in caso di scarsa visibilità. La loro capacità è quella di rendere il proprio veicolo visibile a quelli altrui. Il loro fascio di luce viene proiettato davanti al veicolo ed è rivolto verso il basso e permette alle vetture che si incrociano di non venire disturbate.

Quali tecnologie si utilizzano per le luci anabbaglianti?

Le luci anabbaglianti possono essere realizzate con differenti tecnologie. Se in passato lo standard erano le luci ad incandescenza, oggi, grazie alla ricerca, gli anabbaglianti presenti sulle auto possono essere allo xeno, a LED o anche a laser.

Quali sono le differenze tra luci abbaglianti e anabbaglianti?

Le luci abbaglianti possono essere utilizzate fuori dei centri abitati quando l’illuminazione esterna manchi o sia insufficiente o ancora per dare avvertimenti utili e per segnalare al veicolo che precede l’intenzione di sorpassare. A differenza della luce anabbagliante, la luce abbagliante è forte e diffusa e non deve essere utilizzata quando si incrocia un’altra vettura

Quando devono essere accese le luci anabbaglianti?

Le luci anabbaglianti devono essere accese da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere ed anche di giorno nelle gallerie, in caso di nebbia, di caduta di neve, di forte pioggia e in ogni altro caso di scarsa visibilità. Qualora ci si trovi in autostrada o in una strada extraurbana, le luci anabbaglianti devono essere sempre utilizzate anche di giorno.

Come caricare la batteria auto? Ecco gli step da seguire

Come caricare la batteria della macchina? Ecco i 3 step da seguire

Trovarsi con la batteria auto scarica è un’esperienza che tutti hanno vissuto. La sensazione di impotenza quando si tenta di avviare il motore e non succede nulla è ben nota. Sapere come caricare la batteria dell’auto si rivela fondamentale per evitare di restare bloccati ed essere costretti a chiamare l’assistenza.

INDICE
 Carica batteria auto: come capire se la batteria è scarica
 Come caricare la batteria auto
 Cavi batteria auto: come e quando utilizzarli
 Caricare batteria auto con caricabatterie
 Ricaricare la batteria auto a spinta
 Tempo di ricarica batteria auto
 Quanti km servono per ricaricare batteria auto?
  Ricaricare batteria auto completamente scarica
 La carica batteria auto non funziona: quanto costa comprarne una nuova?

Ci sono alcuni segnali che indicano che la batteria auto è scarica e quello più comune si verifica al momento dell’accensione. Se quando si gira la chiave nel blocchetto si avverte uno strano numero proveniente dal motorino di avviamento, questo è il segnale che la batteria è scarica, mentre se le spie del cruscotto non si accendono assolutamente allora le cause potranno essere o quelle di una batteria che abbia ceduto di colpo o quelle di una batteria scollegata.

Ogni automobilista che si rispetti dovrebbe sapere come caricare la batteria auto così da non trovarsi in difficoltà nell’ipotesi in cui la vettura non si accenda. Si possono provare differenti tecniche che vi indichiamo di seguito.

Caricare la batteria auto con i cavi è il metodo più comune e conosciuto. Si dovranno collegare i cavi prima all’auto dotata di batteria carica e successivamente a quella scarica facendo attenzione a rispettare i poli positivi e negativi. Successivamente si dovrà mettere in moto l’auto con batteria scarica tenendo il motore ad un regime di rotazione di circa 2000 giri per alcuni secondi e successivamente scollegare i cavi lasciando il motore ancora acceso.

Se si ha a disposizione un caricabatterie si potrà procedere all’operazione di ricarica senza la necessità di avere una vettura con batteria carica nelle vicinanze. Si potrà collegare l’auto al caricabatterie facendo sempre attenzione ai poli negativi e positivi. I modelli più recenti di caricabatterie permettono ricariche rapide o d’emergenza e sono quelle indicate nel caso di batteria scarica.

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Se non si hanno a disposizione i cavi di ricarica o un caricabatterie si potrà far partire l’auto a spinta. In questo caso sarà necessario trovare un volontario che spinga la vostra vettura mentre voi siete al volante.

Tenete premuta la frizione, inserite la seconda e quando la velocità di spinta sarà sufficiente rilasciate di colpo la frizione per mettere in moto l’auto e recarvi così dal vostro elettrauto di fiducia.

Nel momento in cui si sarà riusciti a mettere in moto la vettura con i metodi indicati in precedenza sarà sufficiente attendere pochi minuti per avere a disposizione una batteria parzialmente ricaricata.

Se, ad esempio, si è effettuata la ricarica con i cavi sarà sufficiente mantenere le due auto collegate con i cavi per una decina di minuti per poi procedere al distacco, partendo dai poli negativi per poi procedere con quelli positivi.

Se non si utilizza con frequenza la propria vettura è comune trovarsi con la batteria auto scarica. Per evitare questo problema è sempre opportuno percorrere almeno 15-20 chilometri per mantenere carica la batteria auto.

Se la batteria risulta completamente scarica si può provare ad eseguire una ricarica lenta per almeno 24 ore e solo al termine di questo periodo provare ad accendere l’auto normalmente con la chiave per vedere se il procedimento ha funzionato o meno.

Se i metodi di ricarica indicati in precedenza non hanno funzionato si sarà costretti ad acquistare  una batteria auto nuova. Il costo varia da 40 a 200 euro a seconda delle caratteristiche del modello, ed a questo prezzo si dovrà aggiungere quello della manodopera dell’elettrauto che procederà alla sostituzione.

Cose da sapere

Come capire se la batteria auto è scarica?

Ci sono alcuni segnali che indicano che la batteria auto è scarica e quello più comune si verifica al momento dell’accensione. Se quando si gira la chiave nel blocchetto si avverte uno strano numero proveniente dal motorino di avviamento, questo è il segnale che la batteria è scarica,

Come ricaricare la batteria dell’auto?

Ogni automobilista dovrebbe sapere come caricare la batteria auto così da non trovarsi in difficoltà nell’ipotesi in cui la vettura non si accenda. Si possono provare differenti tecniche: collegare la batteria alla batteria di un’altra auto con i cavi, utilizzare un caricabatterie e far ripartire l’auto a spinta.

Quanto tempo serve per ricaricare la batteria dell’auto?

Nel momento in cui si sarà riusciti a mettere in moto la vettura con i cavi, il caricabatterie o a spinta, sarà sufficiente attendere pochi minuti per avere a disposizione una batteria parzialmente ricaricata.

Cosa fare se la batteria dell’auto è completamente scarica?

Se la batteria risulta completamente scarica si può provare ad eseguire una ricarica lenta per almeno 24 ore e solo al termine di questo periodo provare ad accendere l’auto normalmente con la chiave per vedere se il procedimento ha funzionato o meno.

Quanto costa una batteria auto nuova?

Il costo di una batteria auto nuova varia da 40 a 200 euro a seconda delle caratteristiche del modello, ed a questo prezzo si dovrà aggiungere quello della manodopera dell’elettrauto che procederà alla sostituzione.

Revisione bombole metano: guida con costi e dettagli

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Nonostante la presenza di vetture ibride ed elettriche stia aumentando nei listini dei costruttori, la scelta di un’auto a metano è ancora la preferita da chi è costretto a percorrere molti chilometri per tenere sotto controllo i costi di gestione. La revisione delle bombole a metano deve essere effettuata scrupolosamente per evitare brutte sorprese. Scopriamo come funziona.

INDICE
Revisione bombole auto a metano: le proroghe per l’emergenza Covid-19
Ogni quanto fare la revisione bombole auto a metano
Dove fare la revisione bombole metano auto
Costo revisione bombole metano
Cambio bombole metano: come funziona
Collaudo bombole metano

L’emergenza Coronavirus ha imposto delle proroghe a tutta una serie di scadenze burocratiche e queste hanno riguardato anche la revisione delle bombole auto a metano. Il governo è intervenuto lo scorso anno posticipando la revisione per le bombole in scadenza tra il 31 gennaio ed il 15 aprile fino al 29 ottobre 2020.

LEGGI ORA: Patente, revisione, collaudo, RC Auto: tutte le novità del decreto Cura Italia per gli automobilisti

Per sapere quando deve essere effettuata la revisione delle bombole auto a metano è fondamentale verificare se queste sono state omologate secondo la normativa nazionale (DGM), o secondo la normativa europea R110 ECE/ONU.

Per le prime, la revisione dell’impianto metano dell’auto dovrà essere effettuata ogni cinque anni, mentre per le seconde dovrà seguire gli intervalli di revisione della vettura, cioè la prima volta al quarto anno e successivamente ogni due anni.

auto metano usate
auto metano usate

Il proprietario di un’auto a metano non potrà rivolgersi a qualsiasi autofficina per effettuare la revisione delle bombole, ma questa potrà essere svolta presso i centri di collaudo GFBM, un ente gestito direttamente dall’Eni Spa. Per conoscere i centri autorizzati si potrà consultare l’elenco presente sul sito federmetano.it.

Il costo della revisione delle bombole metano è gratuito, ma il proprietario del veicolo dovrà sostenere le spese inerenti lo smontaggio, l’installazione delle bombole e delle elettrovalvole.

Per le bombole soggette a revisione quinquennale il costo si aggira in media sui 10 euro a bombola, mentre per quelle a soggette revisione quadriennale il prezzo varia a seconda del modello di auto. Il costo della revisione non include il prezzo delle elettrovalvole.

Si spende molto di più qualora si circoli con bombole prive di revisione. L’articolo 80 del Codice della Strada prevede, per chi effettua rifornimento senza rispettare la scadenza di revisione, una sanzione amministrativa da 173 a 694 euro ed il ritiro della carta di circolazione.

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In occasione della revisione delle bombole metano gli addetti procederanno alla pesatura e ad una ispezione interna ed esterna per poi concludere la verifica con l’utilizzo di ultrasuoni e quello con pressione idrostatica a 300 bar.

Se le bombole non dovessero superare la revisione dovranno essere sostituite con delle bombole nuove senza alcun aggravio di costi a carico dell’utente. Il cambio bombole metano è obbligatorio qualora queste abbiano superato i 20 anni di età.

Durante la revisione gli addetti dell’officina specializzata procederanno al collaudo delle bombole seguendo la procedura indicata in precedenza; pesatura, ispezione e prova tramite ultrasuoni e pressione idrostatica.

Compiute queste operazioni, se le bombole avranno superato il collaudo, verranno punzonate con l’indicazione della data dell’ultima revisione.

Cose da sapere

Ogni quanto fare la revisione delle bombole auto a metano?

Se le bombole sono omologate secondo la normativa nazionale (DGM), la revisione dell’impianto metano dell’auto dovrà essere effettuata ogni cinque anni, mentre se sono omologate secondo la normativa europea R110 ECE/ONU dovrà seguire gli intervalli di revisione della vettura, cioè la prima volta al quarto anno e successivamente ogni due anni.

Dove fare la revisione delle bombole auto a metano?

La revisione bombole auto a metano potrà essere svolta presso i centri di collaudo GFBM, un ente gestito direttamente dall’Eni Spa. Per conoscere i centri autorizzati si potrà consultare l’elenco presente sul sito federmetano.it.

Quanto costa le revisione bombole auto a metano?

Il costo della revisione delle bombole metano è gratuito, ma il proprietario del veicolo dovrà sostenere le spese inerenti lo smontaggio, l’installazione delle bombole e delle elettrovalvole.

Quando si cambiano le bombole auto a metano?

In occasione della revisione delle bombole metano gli addetti procederanno alla pesatura, ad una ispezione interna ed esterna e alla verifica con l’utilizzo di ultrasuoni e quello con pressione idrostatica a 300 bar: se le bombole non dovessero superare la revisione dovranno essere sostituite. Il cambio bombole metano è obbligatorio qualora queste abbiano superato i 20 anni di età.

Quanto costa avere un’auto in Italia?

Quanto costa avere un'auto in Italia? 6

Fin dal momento del boom della motorizzazione di massa, avvenuta ormai più di mezzo secolo fa, quella dell’automobile ha sempre rappresentato una delle principali voci di spesa nel bilancio annuale delle famiglie italiane. Oggi le cose sono leggermente cambiate. Soprattutto nell’ultimo anno, a causa della pandemia da Coronavirus, le finanze degli italiani si sono spostate su beni diversi. In primis per una questione puramente economica e, in secondo luogo, per via dei lunghi periodi di chiusura che hanno inevitabilmente portato a periodi relativamente lunghi di inutilizzo delle automobili.

Ad ogni modo, le spese inerenti l’assicurazione RCA, il bollo, il tagliando e soprattutto il carburante comportano ogni anno un investimento importante per gli automobilisti italiani. Ma questi costi non sono identici in tutta la Penisola, ma variano da regione a regione, soprattutto quando si parla di premi assicurativi.

 

INDICE
Media nazionale e confronti regionali
RC Auto
Carburante
Tagliando e bollo
Calcolo costo annuale: come fare

 

Come dicevamo, la pandemia da Coronavirus ha modificato leggermente i costi di manutenzione di un’auto in Italia. Nel 2019, il costo medio annuo per il mantenimento di un’auto si attestava sui 1.600 euro, mentre nel 2020, questa cifra è scesa fino a 1.492 euro, ovvero il 7,4% in meno. Su questa cifra una delle componenti con il peso maggiore è rappresentata dal carburante, che incide mediamente per circa 775 euro, mentre per l’assicurazione occorrono in media 532 euro.

Tuttavia, queste cifre possono variare anche in maniera considerevole in base alla regione nella quale ci si trova a vivere. La regione migliore sotto questo punto di vista è la Valle d’Aosta, che nel 2020 ha registrato un costo medio di 1.240 euro. Quella più cara per il mantenimento di un’auto è stata invece la Campania, con un prezzo medio annuale che è arrivato fino a 2.032 euro.

 Regione Costi manutenzione
Friuli Venezia Giulia 1.563 euro
Lombardia 1.535 euro
Emilia Romagna 1.388 euro
Sardegna 1.431 euro
Marche 1.419 euro
Valle d’Aosta 1.240 euro
Basilicata 1.357 euro
Lazio 1.606 euro
Piemonte 1.432 euro
Sicilia 1.444 euro
Liguria 1.341 euro
Abruzzo 1.452 euro
Puglia 1.443 euro
Toscana 1.466 euro
Trentino 1.579 euro
Calabria 1.593 euro
Veneto 1.550 euro
Molise 1.475 euro
Umbria 1.508 euro
Campania 2.032 euro

Come dicevamo, la Polizza RC Auto, che oltre tutto è obbligatoria per poter circolare con la propria vettura, rappresenta una delle principali voci di spesa ogni anno per gli automobilisti italiani. Questa nel 2020 ha inciso per un importo medio di 532 euro, dato in calo rispetto al 2019 quando il costo medio era di 573 euro, pur rappresentando ancora comunque il 35% del costo totale del mantenimento annuale di un’auto.

Anche in questo caso, il costo della RC Auto cambia notevolmente da regione a regione. Anche in questo caso, la Campania detiene la maglia nera dei costi assicurativi, con una media di 1.505 euro, ovvero il 50% della spesa complessiva di mantenimento dell’auto. La regione più virtuosa per quanto concerne l’RC Auto è invece la Valle d’Aosta, con un costo medio di 340 euro.

Assicurazione auto a rate

 

Altra importante voce di spesa nel bilancio annuale di mantenimento di un’auto in Italia è il carburante. Come dicevamo, il prezzo medio per il rifornimento nel nostro Paese si attesta intorno ai 775 euro. Una cifra comunque al ribasso rispetto al 2019 quando questa voce di spesa pesava per 891 euro.

La regione in cui il costo medio del carburante è più basso è il Molise, dove all’anno si spendono in media 678 euro. All’opposto, le regioni in cui questa voce di spesa ha il prezzo più alto sono il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia. In entrambe queste regioni la spesa media per il carburante si posiziona a 985 euro.

revisione-bombole-metano

 

 

Ultima voce da considerare quando si devono calcolare i costi di manutenzione auto è quella inerente le spese per la revisione e il bollo auto.

L’influenza di questi costi è marginale rispetto alle altre voci di spesa annuali. In Media, nel 2020 per bollo e revisione si sono spesi circa 242 euro sull’intero territorio nazionale. In questo caso la regione in cui si spende meno è la Liguria, con un prezzo medio di 189 euro, mentre quella più cara è il Lazio, con un prezzo medio di ben 443 euro, ovvero quasi il doppio della media nazionale.

Come si controlla la scadenza della revisione dell'auto

 

Quanto costa mantenere una macchina all’anno? Per effettuare un calcolo dei costi manutenzione auto annuali si possono scegliere due alternative. Se sei già proprietario di un’auto e sei deciso a tenere sotto controllo le spese che ne riguardano la gestione, la soluzione più semplice consiste nel tenere traccia di tutti i costi sostenuti mensilmente ed effettuare la somma al termine di ogni anno.

La seconda, utile se sei intenzionato ad acquistare un’auto nuova o usata,  consiste nell’utilizzare i calcolatori presenti online, in cui è possibile indicare valori come il costo di acquisto dell’auto, il tasso di interesse per il finanziamento, i chilometri percorsi all’anno, il costo dell’assicurazione, del bollo e del carburante, l’età della vettura, le spese di manutenzione straordinaria ed ordinaria, per conoscere con dovizia di particolari i costi di manutenzione auto da sostenere ogni anno.