Quanto costa cambiare la cinghia di distribuzione e ogni quanto fare la sostituzione

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La manutenzione della propria vettura è una pratica da rispettare scrupolosamente per trovarsi sempre alla guida di un mezzo in perfetta efficienza. La sostituzione della cinghia di distribuzione, però, è una operazione spesso dimenticata che può comportare danni enormi.

INDICE
Cinghia di distribuzione: cos’è e a cosa serve
A quanti km si cambia la cinghia di distribuzione
Cinghia di distribuzione: il costo per la sostituzione
Cinghia di distribuzione rotta: cosa fare
Rumore cinghia distribuzione: le possibili cause

Con la definizione cinghia di distribuzione si intende un componente fondamentale del propulsore realizzato in materiale elastico che ha la funzione di sincronizzare l’albero motore con l’albero a camme.

La cinghia di distribuzione è soggetta ad una tensione importante ed una eventuale lacerazione del tessuto elastico può comportare il disallineamento dell’albero motore con quello a camme e la rottura di pistoni, valvole ed in alcuni casi della pompa dell’acqua.

Per capire quando cambiare correttamente la cinghia di distribuzione è sempre opportuno consultare il libretto di uso e manutenzione del proprio veicolo dove saranno indicati gli intervalli chilometrici.

In linea generale si può dire che in caso di utilizzo frequente dell’auto è opportuno effettuare la sostituzione tra i 60.000 ed i 120.000 chilometri, mentre se l’ utilizzo è sporadico si potrà provvedere alla sostituzione della cinghia di distribuzione ogni cinque o sei anni.

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Non esiste un tariffario unico relativo al costo per la sostituzione della cinghia di distribuzione. In generale si può affermare che il prezzo per questa operazione si aggiri sui 100 euro fino ad arrivare a 600 in caso di riparazione dei componenti come la pompa dell’acqua, i tenditori ed i cuscinetti.

Ben più elevato è il costo in caso di rottura della cinghia di distribuzione. Qui l’importo della spesa può arrivare anche a 1.000 euro a seconda dei guasti provocati sul motore perché ad essere interessati saranno i pistoni, le valvole, l’albero motore ed in alcuni casi la pompa dell’acqua. Per questa ragione è sempre bene procedere ad una manutenzione scrupolosa e rispettare gli intervalli di sostituzione indicati nel libretto fornito dalla Casa costruttrice.

In alcuni casi è possibile avvertire un cigolio proveniente dalla cinghia di distribuzione fin quando il motore non raggiunge la corretta temperatura di esercizio. Questo capita maggiormente nei mesi freddi e umidi, due elementi non proprio graditi ai cuscinetti che tengono in tensione la cinghia.

Se questi componenti non sono usurati non sarà necessario procedere alla loro sostituzione, mentre se si è superato l’intervallo prestabilito per il cambio della cinghia di distribuzione sarà fondamentale cambiare anche i cuscinetti oltre alla cinghia.

Cose da sapere

Cos’è la cinghia di distribuzione?

Con la definizione cinghia di distribuzione si intende un componente fondamentale del propulsore realizzato in materiale elastico che ha la funzione di sincronizzare l’albero motore con l’albero a camme.

Ogni quanti chilometri si deve sostituire la cinghia di distribuzione?

Per capire quando cambiare correttamente la cinghia di distribuzione è sempre opportuno consultare il libretto di uso e manutenzione del proprio veicolo dove saranno indicati gli intervalli chilometrici. In linea generale si può dire che in caso di utilizzo frequente dell’auto è opportuno effettuare la sostituzione tra i 60.000 ed i 120.000 chilometri, mentre se l’ utilizzo è sporadico si potrà provvedere alla sostituzione della cinghia di distribuzione ogni cinque o sei anni.

Quanto costa sostituire la cinghia di distribuzione?

Non esiste un tariffario unico relativo al costo per la sostituzione della cinghia di distribuzione. In generale si può affermare che il prezzo per questa operazione si aggiri sui 100 euro fino ad arrivare a 600 in caso di riparazione dei componenti come la pompa dell’acqua, i tenditori ed i cuscinetti.

Quali possono essere le cause se la cinghia di distribuzione fa rumore?

In alcuni casi è possibile avvertire un cigolio proveniente dalla cinghia di distribuzione fin quando il motore non raggiunge la corretta temperatura di esercizio. Questo capita maggiormente nei mesi freddi e umidi, due elementi non proprio graditi ai cuscinetti che tengono in tensione la cinghia.

FAP: cos’è e a cosa serve il filtro antiparticolato

Alla scoperta del filtro antiparticolato

La lotta alle emissioni ha colpito in maniera particolarmente dura i motori diesel, ma i costruttori sono riusciti a rendere questi propulsori meno inquinanti grazie all’adozione del filtro antiparticolato.

 

INDICE
Cos’è il FAP e come funziona
Rigenerazione FAP: cos’è e a cosa serve
Pulizia filtro antiparticolato
Differenza tra FAP e DPF
Quanto costa pulire o sostituire un filtro antiparticolato?

La sigla FAP è l’acronimo per Filtre à Particules e si tratta di un dispositivo adottato su tutte le vetture diesel di categoria Euro 4 e successive. Grazie al FAP è possibile ottenere una riduzione notevole di tutte le particelle di PM10 diminuendo, di conseguenza, le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Il funzionamento del FAP è possibile grazie alla presenza di un filtrante in carburo di silicio dotato di canali e celle alveolari che hanno il compito di trattenere il particolato.

Analogamente, all’interno del filtro antiparticolato è presente un additivo a base di cerina grazie al quale si favorisce l’aggregazione del PM10 in agglomerati più grandi e, di conseguenza, più facilmente filtrabili.

Per mantenere in perfetta efficienza il filtro antiparticolato è fondamentale effettuare e portare a compimento la rigenerazione. Questa operazione avviene automaticamente grazie ad un software che procede all’autodiagnosi del sistema di filtraggio e che avvia la rigenerazione ogni 400 – 500 km in base alla quantità di particolato presente nel filtro.

La durata dell’operazione è di circa 2 o 3 minuti e durante questo periodo è consigliabile tenere una velocità di circa 60 km/h sino a compimento della rigenerazione.

Al termine della rigenerazione potrebbe essere necessario il ripristino del livello di additivo presente nel filtro, anche se nelle vetture più moderne i filtri sono concepiti e prodotti per operare senza l’utilizzo di additivi e richiedono quindi una manutenzione minore.

Per fare in modo che il FAP sia sempre in perfetta efficienza è fondamentale procedere alla pulizia del filtro antiparticolato rispettando gli intervalli di rigenerazione del FAP.

Il FAP solitamente tende a saturarsi ogni 10-15 ore di funzionamento ed è dotato di un sistema di pulizia automatizzato che elimina il PM10 eseguendo un’ulteriore combustione, grazie all’aiuto di post-iniezioni di gasolio.

Durante questo processo di rigenerazione vengono raggiunte temperature decisamente elevate che consentono di trasformare il PM10 in particelle più piccole e meno inquinanti successivamente espulse insieme agli altri gas di scarico.

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Spesso si tende a fare confusione tra FAP e DPF, ma i due dispositivi sono differenti.

Il xb, acronimo di Diesel Particulate Filter, identifica una tipologia di filtro standard comune alla maggior parte delle automobili, mentre il FAP è un dispositivo presente sulle vetture del gruppo Peugeot-Citroen in grado di funzionare senza l’ausilio di additivi coadiuvanti a temperature comprese fra i 600 e i 650°C.

Il DPF utilizza un additivo a base di cerina capace di abbassare la temperatura di rigenerazione fino a 400°C, mentre il FAP sfrutta temperature più elevate durante la rigenerazione ed offre il vantaggio di generare una minore contro-pressione dei gas di scarico.

Come abbiamo affermato in precedenza, tenere in perfetta efficienza il filtro antiparticolato è fondamentale per evitare noie meccaniche e per non dover affrontare spese importati per la pulizia o la sostituzione.

I costi non sono fissi e variano in base a differenti fattori come la tipologia del FAP e la necessità o meno di ricaricare il serbatoio dell’additovo.

In media un kit fai da te per la pulizia ha un prezzo di circa 500 euro, mentre per la sostituzione si può arrivare a spendere anche 5000 euro per i dispositivi più costosi.

Cose da sapere

Cos’è il filtro antiparticolato?

La sigla FAP è l’acronimo per Filtre à Particules e si tratta di un dispositivo adottato su tutte le vetture diesel di categoria Euro 4 e successive. Grazie al FAP è possibile ottenere una riduzione notevole di tutte le particelle di PM10 diminuendo, di conseguenza, le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Come funziona la rigenerazione FAP?

La rigenerazione FAP avviene automaticamente grazie ad un software che procede all’autodiagnosi del sistema di filtraggio e che avvia la rigenerazione ogni 400 – 500 km in base alla quantità di particolato presente nel filtro. La durata dell’operazione è di circa 2 o 3 minuti e durante questo periodo è consigliabile tenere una velocità di circa 60 km/h sino a compimento della rigenerazione.

Qual è la differenza tra FAP e DPF?

Il DPF, acronimo di Diesel Particulate Filter, identifica una tipologia di filtro standard comune alla maggior parte delle automobili, mentre il FAP è un dispositivo presente sulle vetture del gruppo Peugeot-Citroen in grado di funzionare senza l’ausilio di additivi coadiuvanti a temperature comprese fra i 600 e i 650°C.

Quanto costa la sostituzione o la pulizia del filtro antiparticolato?

I costi non sono fissi e variano in base a differenti fattori come la tipologia del FAP e la necessità o meno di ricaricare il serbatoio dell’additovo.

In media un kit fai da te per la pulizia ha un prezzo di circa 500 euro, mentre per la sostituzione si può arrivare a spendere anche 5000 euro per i dispositivi più costosi.

Colonnine ricarica auto elettriche: come funzionano e dove trovarle

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La mobilità elettrica ormai è una realtà. I costruttori stanno investendo risorse ingenti per proporre sul mercato modelli a zero emissioni con autonomia sempre maggiore ed i consumatori stanno rispondendo positivamente a questo cambiamento epocale. Sulle strade, poi, si stanno moltiplicando le colonnine di ricarica elettrica. Scopriamo come funzionano.

 INDICE
 Colonnine ricarica auto elettriche: cosa sono
 Colonnine elettriche pubbliche e private: le differenzea
 Colonnine elettriche: le modalità di ricarica
 Stazioni ricarica auto elettriche
 Colonnine ricarica auto elettriche autostrada
 App per colonnine elettriche
 Abbonamento ricarica auto elettrica: i costi
 Distributori energia elettrica auto

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Esistono due tipologie di colonnine elettriche: pubbliche e private. Le prime sono installate da fornitori di energia e gestori di rete e possono essere posizionate nelle strade pubbliche oppure nei parcheggi pubblici situati presso gli aeroporti o le stazioni ferroviarie, mentre le seconde sono quelle allacciate alla rete locale e presenti presso le abitazioni, i posteggi dei negozi, dei ristoranti, degli hotel e così via.

Al momento la tecnologia prevede quattro differenti modalità di ricarica:

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato. È possibile utilizzare una semplice presa domestica o una presa industriale fino a 32 A;

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Sul cavo di alimentazione del veicolo è presente un dispositivo denominato Control Box (Sistema di sicurezza PWM) che garantisce la sicurezza delle operazioni durante la ricarica. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico. La ricarica deve avvenire tramite un apposito sistema di alimentazione dotato di connettori specifici;

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo

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Conoscere in anticipo dove si trovano le colonnine elettriche per la ricarica è un aspetto fondamentale per un corretto utilizzo della vettura. Solo così, infatti, si potrà programmare correttamente un viaggio senza l’ansia di restare a secco di energia.

Per sapere dove sono posizionate le colonnine di ricarica elettrica si potranno consultare sia i numerosi siti web o le app dedicate così da avere sempre a portata di mano ed in tempo reale tutte le informazioni.

Come abbiamo accennato in precedenza, conoscere in anticipo dove sono posizionate le colonnine elettriche si rivela ad oggi ancora fondamentale per effettuare un viaggio in autostrada.

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

La possibilità di consultare tramite il proprio smartphone dove si trova la colonnina elettrica più vicina è senza dubbio una delle maggiori comodità apprezzate dai possessori di auto elettriche.

Sono numerose le app disponibili sugli store virtuali:

  • JuicePass

L’applicazione di Enel X è una delle migliori app in circolazione sui servizi di ricarica. Disponibile gratuitamente su Apple Store e Play Store, JuicePass permette agli utenti di visualizzare e prenotare le colonnine nella zona oltre a monitorare da remoto il processo di ricarica ed effettuare il pagamento.

  • Plug&Go

L’applicazione Plug&Go di Edison, disponibile gratuitamente sia per iOS sia per Android permette di filtrare le colonnine in base a diversi parametri come il tipo di connettore, la potenza e la disponibilità.

  • e-Moving

L’applicazione del gestore A2A che opera tra Milano e Brescia consente agli utenti di visualizzare sulla mappa le diverse colonnine e il loro stato.

  • Open Charge Map

Open Charge Map permette all’utente di visualizzare le colonnine di tutti i gestori delle stazioni di ricarica di tutto il mondo. Sebbene sia veramente completa da questo punto di vista, questa applicazione, disponibile solo in lingua inglese, non consente di prenotare i punti di ricarica e di effettuare i pagamenti.

  • Nextcharge

Questa applicazione permette di visualizzare sulla mappa le colonnine di diversi gestori di ricarica. Una volta scelta la colonnina, l’utente può prenotarla, sbloccarla e pagare direttamente dall’applicazione dopo aver collegato una carta di credito o un conto Paypal. L’applicazione Nextcharge è disponibile gratis su Play Store e App Store.

  • PlugShare

Scaricabile gratuitamente da App Store e Play Store, Plugshare offre in linea di massima gli stessi servizi di Nextcharge. Gli utenti possono visualizzare più di 300.000 colonnine di ricarica sparse in tutto il mondo.

Dire addio al petrolio ed abbattere notevolmente i costi di gestione è uno dei grandi vantaggi delle auto elettriche. La ricarica di energia, però, non è gratuita ma sono previsti dei costi fissi. Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.

Sono numerosi i distributori di energia elettrica presenti nel nostro Paese. Tra i più importanti abbiamo Enel, presente su tutto il territorio nazionale, A2A, specifica per l’area di Milano e Brescia, Route220 attraverso la piattaforma Evway presente nel nord e centro Italia, Ressolar, Silfi, nel Comune di Firenze, Hera, nei comuni di Modena ed Imola, Class Onlus, in Lombardia, Charge Point, Deval, in Val d’Aosta ed Alperia, in Alto Adige. Vediamoli nel dettaglio:

  • ENEL X

La spin off del colosso italiano dell’energia può contare su più di 10.000 colonnine di ricarica sparse sul territorio europeo, 8.000 delle quali diffuse in Italia. Enel X mette a disposizione dei clienti 4 tipi diversi di colonnine con potenze che vanno dai 22 kW agli oltre 50 kW delle High Power Charger. Sono sempre 4 le tariffe disponibili: due in abbonamento (Flat Small e Flat Large) e due a consumo (Base e Premium). Le prime due hanno un costo rispettivamente di 25 e 45 euro con una soglia di ricarica che va da 60 kWh al mese a 120 kWh al mese. Le tariffe a consumo hanno invece un costo a kWh che varia da 0,40 a 0,79 € in base alla colonnina scelta, Con la Premium, pagando 25 euro di costo fisso aggiuntivo, è possibile prenotare il punto di ricarica desiderato.

  • DUFERCO ENERGIA

La società ligure dispone di oltre 10.000 colonnine sparse sul territorio nazionale. Il contratto Due Energia Flat ha un costo di 25€/mese + IVA (minimo 24 mesi) e permette di caricare un massimo di 300 kWh al mese. A disposizione dei clienti anche la tariffa a consumo Due Energia Ricaricabile che parte da un prezzo di 40€+IVA per 100 kWh fino ad arrivare a 140+IVA per 400 kWh.

  • BECHARGE

Circa 2.000 colonnine distribuite sul territorio nazionale e 3 tipi di tariffe differenti. Il costo a consumo è di 0,45€/kWh mentre, in abbonamento, Be Charge mette a disposizione la tariffa Be 50, 21 €/mese per 50 kWh, e Be Super100, 38€/mese per 100 kWh.

  • HERA

Un’altra delle aziende presenti in Liguria che mette a disposizione per chi ha già un contratto di fornitura domestica di luce e gas con Hera, una trentina di punti di ricarica. La tariffa a consumo costa 0,40 €/kWh + 2€ fissi al mese mentre la tariffa Flat in abbonamento prevede un costo di 20€ al mese con 40 kWh di energia disponibile.

  • A2A

Il gestore lombardo A2A mette a disposizione dei suoi clienti un totale di 75 colonnine di ricarica sparse tra Milano e Brescia. Dopo il costo di attivazione di 30 euro tramite il sito, gli utenti ricevono una e-Moving Card necessaria per la ricarica. Il costo è di 15,10 €/trimestre senza nessuna soglia di kWh.

  • NEOGY

Nata dall’unione tra Alperia e Dolomiti Energia, Neogy opera sia sul territorio nazionale sia su quello europeo grazie a particolari accordi di interoperabilità con altri gestori. La tariffa a consumo prevede il pagamento iniziale di 35 euro e un costo al kWh che varia da 0,45 ai 0,70 € in base alla potenza di ricarica della colonnina (dai 22 kW ai 100 kW). A disposizione dei clienti anche una tariffa a tempo, Direct Payment, che ha un costo di 0,06 €/minuto nelle colonnine da 22 kW e 0,55 €/minuto in quelle da 50 kW o più.

  • EVWAY

La piattaforma Evway permette ai suoi clienti di usufruire delle stazioni di ricarica di diversi gestori, sfruttando l’interoperabilità dei punti di ricarica. La tariffa a consumo per la ricarica in corrente alternata AC è di 0,40 €/kWh che salgono a 0,45 €/kWh nelle stazioni a corrente continua DC per una ricarica più rapida.

  • TESLA

La Casa automobilistica di Palo Alto ha sviluppato una propria rete di ricarica Supercharger che prevede un costo di ricarica di 0,30 €/kWh per i possessori di una Tesla.

  • IONITY

La joint venture nata dall’unione di diverse Case automobilistiche europee e non solo offre una delle più grandi infrastrutture di ricarica europee con punti di ricarica fino a 350 kW di potenza. Le tariffe variano in base alla marca del veicolo che si vuole ricaricare. Da 0,29 a 0,33 €/kWh per i possessori di una Mercedes, Audi e Porsche fino a 0,79 €/kWh per una marca che non rientra nella partnership.

Cose da sapere

Cosa sono le colonnine di ricarica auto elettriche?

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Quali sono le modalità di ricarica delle auto elettriche alle colonnine?

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato.

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico.

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo.

Ci sono colonnine di ricarica auto elettriche in autostrada?

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

Quanto costa l’abbonamento per la ricarica delle auto elettriche?

Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.

Ricarica auto elettrica: ecco i costi e i tempi per la carica delle batterie

Ricarica auto elettrica

I costruttori stanno puntando con sempre maggiore convinzione sulle auto elettriche ed il mercato, grazie anche ad incentivi importanti, sta rispondendo con percentuali crescenti anno dopo anno. I consumatori, però, sono spesso dubbiosi in merito ai tempi ed ai costi della ricarica. Scopriamo nel dettaglio tutte le informazioni più importanti.

 INDICE
 Costo ricarica auto elettrica
 Colonnina ricarica auto elettrica: la normativa
 Quanto costa ricaricare un’auto elettrica alla colonnina
 Tempo ricarica auto elettriche
 Come si ricaricano le auto elettriche
 Come ricaricare l’auto elettrica da casa

Abbandonare la dipendenza dal petrolio per non dover più sostenere spese per il pieno di carburante è una delle maggiori attrattive offerte dall’auto elettrica. Tuttavia, nell’affrontare questo cambiamento radicale bisogna valutare il costo di ricarica delle batterie delle auto elettriche.

Se si sfrutta la propria rete domestica il costo sarà di 0,20 euro al kWh, mentre se l’operazione di ricarica sarà effettuata utilizzando una colonnina a corrente alternata da 11 o 22 kW il costo sarà di 0,45 euro al kWh.

Qualora, invece, si opti per una ricarica presso le colonnine fast charge con corrente continua da 50 kW, il costo per ricaricare l’auto elettrica sarà di 0,55 euro kWh.

Grazie al decreto legislativo 257/2016, ed entrato in vigore nel 2018, l’Italia ha recepito la direttiva europea in materia di ricarica auto elettrica .

Stando alla normativa in vigore vi è l’obbligo di predisporre punti di ricarica nei nuovi edifici residenziali con almeno 10 unità abitative, includendo anche edifici a diverso uso con superficie utile superiore a 500 metri quadrati e gli edifici soggetti a ristrutturazione profonda.

Sarà quindi obbligatorio predisporre un numero di punti di ricarica pari al 20% dei posti auto presenti, ed inoltre i distributori di energia elettrica dovranno cooperare su base non discriminatoria con qualsiasi operatore dei punti di ricarica accessibili al pubblico.

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La domanda “Quanto costa ricaricare un auto elettrica alla colonnina?” ha una risposta che potrà far felici tutti coloro che stanno pensando di passare alle auto elettriche.

In generale si può affermare che il costo di ricarica di un’auto elettrica tramite colonnina varia a seconda del fornitore ed oscilla da circa 0,45€ al kW fino ad una potenza di 22 kWh, (ed in questo caso si parla di ricarica lenta), fino a circa 0,50€ per kW per una ricarica veloce.

Uno dei maggior scogli che al momento deve affrontare il mondo delle auto elettriche è quello relativo ai tempi di ricarica.

Sicuramente questa operazione non è immediata come fare il pieno di carburante tradizionale, ma lo sviluppo delle tecnologie sta facendo fare passi da gigante alle Case in questo campo.

Ad oggi per effettuare una ricarica completa sfruttando un impianto tradizionale il tempo per la ricarica di un’auto elettrica è di circa 8 ore. In questo caso l’ideale sarà sfruttare la colonnina di ricarica nel corso della notte così da avere l’auto col pieno la mattina seguente.

La maggior parte dei costruttori, però, promette la possibilità di ricaricare l’80% della batteria in soli 30 minuti così da poter avere una riserva di energia sufficiente per affrontare senza ansia gli spostamenti quotidiani.

Ricaricare l’auto elettrica è un gioco da ragazzi. Ovviamente bisognerà sempre avere a mente la quantità di energia residua e pianificare per tempo la sosta così da programmare tutte le attività da svolgere durante l’operazione.

Una volta individuata la colonnina di ricarica prescelta si dovrà abilitare il pagamento tramite l’app o la scheda di ricarica messa a disposizione dalla compagnia elettrica e successivamente si potrà connettere il cavo con la vettura.

Lo stato di ricarica si potrà controllare anche tramite app così da sapere anche da remoto quando si potrà tornare daccapo alla guida della propria vettura.

È possibile ricaricare un’auto elettrica anche a casa sfruttando una normale presa di corrente. Nella maggior parte dei casi non è necessario richiedere alla propria compagnia elettrica un aumento di kilowatt, ma è una scelta consigliata così da non essere vincolati nell’utilizzo di altri dispositivi mentre la macchina è collegata.

In quest’ultimo caso, se si decide di aumentare la potenza della propria rete domestica, è meglio acquistare o noleggiare una wall box, un dispositivo che viene installato accanto alla presa per ricaricare l’auto in sicurezza.

Cose da sapere

Quanto costa ricaricare un’auto elettrica?

Se si sfrutta la propria rete domestica il costo per la ricarica di un’auto elettrica sarà di 0,20 euro al kWh, mentre se l’operazione di ricarica sarà effettuata utilizzando una colonnina a corrente alternata da 11 o 22 kW il costo sarà di 0,45 euro al kWh.

Qualora, invece, si opti per una ricarica presso le colonnine fast charge con corrente continua da 50 kW, il costo per ricaricare l’auto elettrica sarà di 0,55 euro kWh.

Quanto costa ricaricare l’auto elettrica ad una colonnina?

In generale si può affermare che il costo di ricarica di un’auto elettrica tramite colonnina varia a seconda del fornitore ed oscilla da circa 0,45€ al kW fino a una potenza di 22 kWh, (ed in questo caso si parla di ricarica lenta), fino a circa 0,50€ per kW per una ricarica veloce.

Quanto ci vuole per ricaricare un’auto elettrica?

Ad oggi per effettuare una ricarica completa sfruttando un impianto tradizionale il tempo per la ricarica di un’auto elettrica è di circa 8 ore. In questo caso l’ideale sarà sfruttare la colonnina di ricarica nel corso della notte così da avere l’auto col pieno la mattina seguente.

La maggior parte dei costruttori, però, promette la possibilità di ricaricare l’80% della batteria in soli 30 minuti così da poter avere una riserva di energia sufficiente per affrontare senza ansia gli spostamenti quotidiani.

Si può ricaricare l’auto elettrica a casa?

È possibile ricaricare un’auto elettrica anche a casa sfruttando una normale presa di corrente. Nella maggior parte dei casi non è necessario richiedere alla propria compagnia elettrica un aumento di kilowatt, ma è una scelta consigliata così da non essere vincolati nell’utilizzo di altri dispositivi mentre la macchina è collegata

Cilindrata auto: cos’è e come si calcola

Cilindrata: cos’è e qual è la differenza dai cavalli auto?

Nel parlare della propria auto, ed esaltarne le caratteristiche, spesso si cade nell’errore di confondere la potenza con la cilindrata. Per evitare di fare brutte figure davanti agli amici vediamo di fare chiarezza in questa guida.

 INDICE
 Cos’è la cilindrata
 Cavalli auto e cilindrata: le differenze
 Cosa sono i cavalli
 Potenza motore e cilindrata auto
 Come si calcola la cilindrata
 Acquisto auto: meglio più cavalli o più cilindrata?

Quando si parla di cilindrata si intende la capacità in centimetri cubici del motore ed è il sinonimo della dimensione di un propulsore.

Con la definizione di cilindrata si intende, quindi, il volume d’aria teoricamente aspirato durante un ciclo fisico da una macchina volumetrica.

Nel caso di motori a più cilindri, questa grandezza deve essere moltiplicata per il loro numero. Da questa operazione di evince la cilindrata totale, mentre la cilindrata unitaria è quella che indica il volume riferito ai singoli cilindri.

Spesso si tende a confondere cilindrata e cavalli. La prima è sinonimo della dimensione di un motore, ed è quindi utile a dare l’idea della potenza di un propulsore e fornisce la valutazione delle prestazioni complessive di un’auto, mentre con i secondi viene indicata la quantità di potenza di cui dispone il motore.

Per convenzione l’unità di potenza del propulsore di una vettura viene espressa in CV, ovvero cavalli vapore, oppure in HP, Horse Power, secondo la definizione anglosassone.  La differenza tra le due definizioni è sottile perché 1 CV  equivale a 0,98631 HP. Il fatto che due automobili di pari cilindrata possano avere prestazioni differenti dipende proprio dai cavalli che i motori riescono ad esprimere, anche se la vera differenza per quanto riguarda le prestazioni di un motore è data dalla coppia.

La cilindrata e i cavalli servono entrambi per indicare la potenza di un propulsore. La cilindrata, come abbiamo evidenziato in precedenza, indica la capacità in centimetri cubici del motore, mentre i cavalli indicano l’energia che il motore è in grado di esprimere. I numeri che indicano la cilindrata e i cavalli consentono di capire la potenza di un motore, anche se nella valutazione complessiva si deve tenere conto della tipologia di propulsore, aspirato o turbo, e del tipo di alimentazione oltre che del peso complessivo della vettura.

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Per calcolare la cilindrata di un motore, che universalmente è misurata in cm³, si prende come riferimento la cilindrata del cilindro. Questa indica lo spazio cilindrico di un pistone per la distanza che passa tra il punto morto alto e basso. Moltiplicando questo valore per il numero dei cilindri, si ottiene la cilindrata totale del motore.

Se, ad esempio, una vettura monta un motore quattro cilindri 1.0 di cilindrata il valore di ogni singolo cilindro sarà di 250 cc., mentre se il motore 1.0 è a tre cilindri, il valore di ogni singolo cilindro sarà di 333,3cc.

Nel valutare l’acquisto di una vettura moderna il valore della cilindrata non è l’unico da tenere in considerazione. Un elemento fondamentale, infatti, è il peso del veicolo che spesso supera i 1.000 Kg già sulle più comuni utilitarie.

Ultimamente i costruttori stanno proponendo motori con cilindrate ridotte, come i 3 cilindri, e con potenze specifiche importanti grazie all’ausilio del turbo così da contenere consumi ed emissioni senza penalizzare le prestazioni.

Nel valutare l’acquisto di un’auto è sempre bene, quindi, considerare la massa del mezzo ed optare per un motore che offra un giusto compromesso tra cilindrata e cavalli.

Cose da sapere

Cos’è la cilindrata di un’auto?

Quando si parla di cilindrata si intende la capacità in centimetri cubici del motore ed è il sinonimo della dimensione di un propulsore.

Con la definizione di cilindrata si intende, quindi, il volume d’aria teoricamente aspirato durante un ciclo fisico da una macchina volumetrica.

Cosa sono i cavalli di un motore?

Per convenzione l’unità di potenza del propulsore di una vettura viene espressa in CV, ovvero cavalli vapore, oppure in HP, Horse Power, secondo la definizione anglosassone.  La differenza tra le due definizioni è sottile perché 1 CV  equivale a 0,98631 HP. Il fatto che due automobili di pari cilindrata possano avere prestazioni differenti dipende proprio dai cavalli che i motori riescono ad esprimere, anche se la vera differenza per quanto riguarda le prestazioni di un motore è data dalla coppia.

Come si calcola la cilindrata?

Per calcolare la cilindrata di un motore, che universalmente è misurata in cm³, si prende come riferimento la cilindrata del cilindro. Questa indica lo spazio cilindrico di un pistone per la distanza che passa tra il punto morto alto e basso. Moltiplicando questo valore per il numero dei cilindri, si ottiene la cilindrata totale del motore.

 

Ricambi auto online: dove trovare convenienze e sicurezza

Ricambi auto online

Uno dei vantaggi offerti dalla tecnologia con la quale ormai ci interfacciamo ogni giorno è quello di poter acquistare qualsiasi oggetto comodamente da casa. Soprattutto durante il periodo di lockdown si sono impennate le percentuali di soggetti che hanno deciso di acquistare ricambi auto online così da poter dedicare attenzioni alla propria vettura senza la scomodità di doversi recare personalmente in negozio.

INDICE
Ricambi auto usati online
Miglior sito ricambi auto online
Pezzi di ricambio auto online

Spesso, pur di risparmiare qualcosa, si è disposti a recarsi presso un autodemolitore per trovare il pezzo di ricambio desiderato senza essere costretti a sborsare cifre importanti per componenti da installare su vetture con molti anni sulle spalle.

Questa pratica adesso è possibile anche con i ricambi auto online. Sono molti, infatti, i siti internet dove è possibile trovare componenti specifici per la propria vettura con la comodità di non dover uscire di casa e ricevere il pezzo desiderato direttamente a domicilio.

Per essere certi che i ricambi auto online siano specifici per la propria vettura è possibile sia inserire il codice del prodotto cercato che effettuare la ricerca filtrando per tipologia di prodotto, marca ed anno di produzione.

Tra i siti leader del settore dei ricambi auto usati online si segnala Ricambipro.it. Il portale consente non solo di acquistare, ma anche di vendere i pezzi di ricambio ed a questo aderiscono innovative aziende di autodemolizioni.

Per garantire la massima sicurezza agli acquirenti le autodemolizioni sono certificate direttamente da RicambiPro.it attraverso un attento processo di valutazione e approvazione rigoroso. Inoltre grazie alle diverse partnership con le maggiori piattaforme di vendita online consente agli autodemolitori di pubblicare in automatico anche sulle piattaforme partner.

Sul web sono numerosi i siti di ricambi auto online in grado di soddisfare ogni esigenza, ma spesso ci si può mostrare diffidenti di fronte a questa offerta perché non si conosce l’affidabilità del venditore.

Tra i siti più sicuri di ricambio auto online non si può non citare Autodoc. Questo presenta infatti un catalogo con oltre 1,5 milioni di pezzi da 300 diverse marche automobilistiche e per garantire la sicurezza nei pagamenti, che possono avvenire con carta di credito, PayPal o bonifico, offre una connessione crittografata.

Altro negozio online di ricambi auto da tenere in grande considerazione è Autoparti. Anche in questo caso la scelta è vasta ed è presente un database di oltre 75 000 modelli di auto, ma la funzione che rende decisamente semplice la ricerca del ricambio desiderato è quella tramite l’inserimento del numero di targa così da andare a colpo sicuro.

Infine, quando si parla di siti di ricambi auto online, non può mancare un gigante dell’e-commerce come eBay. Sul portale, infatti, sono presenti milioni di inserzionisti che sfruttano questa piattaforma per proporre al mondo intero i prodotti del proprio magazzino a prezzi decisamente competitivi. Basterà inserire nella barra di ricerca il ricambio desiderato ed il modello di auto per il quale si effettua la ricerca e poi filtrare le informazioni in base alla condizione (nuovo o usato), prezzo, formato d’acquisto (asta o compralo subito), provenienza e modalità di spedizione per trovare in pochi click il ricambio auto online che fa al caso vostro.

Sono numerosi i siti web dove è possibile acquistare ricambi auto online ed il numero continua a crescere in considerazione del risparmio di tempo e denaro che questi garantiscono rispetto alla vendita tradizionale.

Un altro portale decisamente apprezzato dagli utenti è Misterauto. Anche in questo caso la ricerca del ricambi auto carrozzeria online può essere effettuata sia inserendo il numero di targa del proprio veicolo che utilizzando i filtri con i quali scegliere marca, modello ed allestimento.

Inoltre è presente un ampio catalogo ricambi auto online con oltre 1 milione di pezzi in magazzino e spesso è possibile poter usufruire di sconti riservati ad alcune categorie di prodotti che rendono l’acquisto ulteriormente conveniente.

Non si può poi concludere la nostra guida sulla vendita ricambi auto online senza menzionare Pezzidiricambio24.it. Il sito offre la spedizione gratuita per tutti gli ordini di un importo superiore a 140 euro ed in caso non si riesca a trovare il pezzo di ricambio desiderato si potrà contattare direttamente l’azienda per procedere all’ordine.

Anche in questo caso si potrà scegliere se acquistare i ricambi auto online tramite numero di targa o selezionando manualmente il modello desiderato per poi procedere al pagamento elettronico in totale sicurezza.

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Valvola EGR: cos’è e come funziona

Valvola EGR

Una delle maggior sfide che stanno affrontando tutti i costruttori è quella di tenere sotto controllo le emissioni delle auto. Le vetture moderne dotate di motori Euro 6, in particolare, sfruttano un particolare dispositivo chiamato EGR, acronimo di Exhaust Gas Recirculation, grazie al quale è possibile abbattere le emissioni di ossidi di azoto. Scopriamo come funziona.

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Funzionamento valvola EGR
Valvola EGR sporca
Valvola EGR: cosa succede se si elimina
Valvola EGR intasata: conseguenze
Pulizia valvola EGR

La valvola EGR ha la funzione di rimettere in circolo una parte dei gas di scarico (dal 5 al 15%) per inviarli nuovamente al collettore d’aspirazione così da raffreddare la temperatura nei cilindri e ridurre di conseguenza le emissioni di ossidi di azoto.

La valvola EGR preleva quindi una minima percentuale dei gas di scarico privi di ossigeno, li fa circolare attraverso uno scambiatore per abbassarne la temperatura ed infine li immette nuovamente nel collettore d’aspirazione.

A determinare il funzionamento della valvola EGR è la centralina della vettura e per fare in modo che questa svolga il suo compito in maniera perfetta è sempre fondamentale la corretta pulizia della valvola EGR.

I meno esperti potranno chiedersi dove si trova la valvola EGR qualora volessero procedere alla manutenzione del componente tramite fai da te. Questo dispositivo è posizionato solitamente sul collettore di entrata, ma è sempre consigliabile controllare il manuale d’uso e manutenzione della propria vettura per conoscerne l’esatto posizionamento.

Come abbiamo detto in precedenza, è sempre fondamentale procedere alla pulizia della valvola EGR per fare in modo che il motore funzioni correttamente. Questa valvola si sporca con facilità, soprattutto nei motori diesel, a causa del passaggio dei gas di scarico che vengono poi immessi nuovamente nel collettore d’aspirazione. In questo caso il malfunzionamento della valvola EGR sporca viene segnalato nel cruscotto tramite l’accensione dalla spia gialla di controllo avaria motore, mentre i sintomi più comuni sono problemi di avviamento e potenza limitata del motore, molto fumo proveniente dallo scarico in acceleratore ed un aumento del consumo di carburante.

Spesso, soprattutto consultando vari forum, si può essere indotti a pensare di risolvere gli eventuali problemi legati alla valvola EGR eliminando questo dispositivo. In realtà è bene sapere eliminare la valvola EGR è illegale e può comportare gravi sanzioni.

Nello specifico si rischia il sequestro della carta di circolazione, una sanzione amministrativa pari a 1.098 euro, il ritiro immediato della patente, una denuncia penale per reato ambientale ed infine l’obbligo di ripristinare a proprie spese la valvola. Meglio quindi effettuare una costante pulizia della valvola EGR piuttosto che avventurarsi in scelte scellerate.

Oltre ai problemi descritti in precedenza, la mancata pulizia della valvola EGR può portare anche all’intasamento della stessa con conseguenze negative per la durata del motore. I sintomi della valvola EGR intasata possono essere due: può restare aperta e quindi il motore riceve meno aria fresca con conseguenti problemi di combustione e logorio delle parti interne, oppure può bloccarsi in posizione chiusa ed in questo caso vengono emesse maggiori particelle di ossidi di azoto.

Per fare in modo che la valvola EGR non abbia i problemi indicati in precedenza è sempre consigliabile procedere alla manutenzione di questo dispositivo così da avere un motore in perfetta efficienza.

Spesso, però, ci si chiede come si possa procedere alla pulizia della valvola EGR. In commercio esistono numerosi prodotti in grado di eliminare tutti i residui di sporco senza particolare fatica. Si tratta di additivi da aggiungere al carburante la cui funzione è proprio quella di rimuovere le impurità depositate ai bordi della valvola così da far funzionare correttamente il dispositivo.

Se, invece, si volesse effettuare una pulizia della valvola EGR più approfondita si può sempre ricorrere alle amorevoli cure di un meccanico che procederà allo smontaggio del pezzo per poi effettuare la rimozione delle incrostazioni.

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Cose da sapere

Cos’è la valvola EGR?

La valvola EGR ha la funzione di rimettere in circolo una parte dei gas di scarico (dal 5 al 15%) per inviarli nuovamente al collettore d’aspirazione così da raffreddare la temperatura nei cilindri e ridurre di conseguenza le emissioni di ossidi di azoto.

Come si capisce quando la valvola EGR è sporca?

il malfunzionamento della valvola EGR sporca viene segnalato nel cruscotto tramite l’accensione dalla spia gialla di controllo avaria motore.

Come si pulisce la valvola EGR?

In commercio esistono numerosi prodotti in grado di eliminare tutti i residui di sporco senza particolare fatica. Si tratta di additivi da aggiungere al carburante la cui funzione è proprio quella di rimuovere le impurità.

Si può eliminare la valvola EGR?

Eliminare la valvola EGR è illegale e può comportare gravi sanzioni: si rischia il sequestro della carta di circolazione, una sanzione amministrativa pari a 1.098 euro, il ritiro immediato della patente, una denuncia penale per reato ambientale ed infine l’obbligo di ripristinare a proprie spese la valvola.

Come trasportare il cane in auto: regole e accessori

Come trasportare il cane in auto? Ecco cosa dice la legge

Chi ama gli animali sa quanto è difficile separarsene quando si deve affrontare un lungo viaggio, ma per fortuna il nostro Codice della Strada consente la possibilità di trasportare il cane in auto purché vengano rispettate delle regole in modo scrupoloso così da tutelare l’incolumità sia dell’amico a quattro zampe che del conducente.

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Norme per il trasporto dei cani in auto
Rete auto per cani
Divisorio auto per cani
Cinture di sicurezza per cani
Trasportino da auto per cani

A regolamentare e consentire il trasporto dei cani in auto è l’articolo 169 del Codice della Strada ai sensi del quale “È vietato il trasporto di animali domestici in numero superiore a uno e comunque in condizioni da costituire impedimento o pericolo per la guida. È consentito il trasporto di soli animali domestici, anche in numero superiore a uno, purché custoditi in apposita gabbia o contenitore o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete o altro analogo mezzo idoneo che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati dal competente ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C.”.

L’articolo, quindi consente di trasportare il cane in auto, anche più di uno, purché l’animale domestico sia circoscritto alla parte posteriore della vettura così da non creare pericolo durante la marcia.

Il nostro Codice della Strada non specifica quali strumenti adottare per consentire di trasportare il cane in auto in sicurezza, ma in commercio esistono numerose tipologie di accessori dedicati al trasporto degli animali domestici.

Tra questi spicca la rete divisoria. Questa è realizzata in nylon elastico a maglia larga e va applicata nella zona del bagagliaio. Con la rete divisoria non si sacrifica nemmeno un centimetro della capacità di carico e non è necessario effettuare modifiche alla vettura dato che questa si applica senza alcuna fatica.

Un altro accessorio che consente di trasportare il cane in auto rispettando il dettato del Codice della Strada è il divisorio regolabile. Così come per la rete indicata in precedenza, anche questo viene posizionato nel bagagliaio dell’auto, ma a differenza della prima è realizzato in materiale rigido. Per garantire una tutela assoluta al vostro amico a 4 zampe è sempre preferibile legarlo con una cintura di sicurezza dedicata.

Se le prime due soluzioni consentono di trasportare il cane in auto rispettando le regole previste dall’articolo 169 del Codice della Strada, è pur vero che per garantire al proprio animale domestico una sicurezza maggiore è sempre preferibile acquistare le cinture di sicurezza per cani. Queste vanno attaccate alla cintura di sicurezza posteriore a tre punti e sono dotate di una pettorina che consentirà al cane di non soffrire alcuno sfregamento ed impedirà all’animale domestico di passare nella zona anteriore dell’abitacolo.

Se non si vuole acquistare una rete o un divisorio, oppure non si vuole legare il cane con le cintura di sicurezza dedicate, è possibile trasportare il proprio animale domestico in auto tramite il trasportino. Grazie a questa soluzione il cane viaggerà più serenamente perché non avrà la visione del paesaggio in movimento, ma per evitare che il trasportino possa muoversi dovrà essere fissato saldamente alla vettura così da garantire la massima sicurezza per il vostro amico a 4 zampe.

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Cose da sapere

Si possono trasportare i cani in auto?

L’articolo 169 del Codice della Strada consente di trasportare il cane in auto, anche più di uno, purché l’animale domestico sia circoscritto alla parte posteriore della vettura così da non creare pericolo durante la marcia.

Come si utilizza la rete auto per cani?

La rete auto per cani è realizzata in nylon elastico a maglia larga e va applicata nella zona del bagagliaio. Con la rete divisoria non si sacrifica nemmeno un centimetro della capacità di carico e non è necessario effettuare modifiche alla vettura dato che questa si applica senza alcuna fatica.

Come si usa il divisorio auto per cani?

Il divisorio auto per cani è un accessorio realizzato con materiale rigido che si posiziona nel bagagliaio dell’auto. Per garantire una tutela assoluta al vostro amico a 4 zampe è sempre preferibile legarlo con una cintura di sicurezza dedicata.

Come funzionano le cinture di sicurezza per cani?

Le cinture di sicurezza per cani vanno attaccate alla cintura di sicurezza posteriore a tre punti e sono dotate di una pettorina che consentirà al cane di non soffrire alcuno sfregamento ed impedirà all’animale domestico di passare nella zona anteriore dell’abitacolo.

Cambio gomme invernali: date, costi e normativa per il 2020/2021

Cambio gomme estive 2018: date, costi e normative 1

Dal 15 ottobre al 14 novembre 2020 è possibile montare gli pneumatici invernali. L’obbligo di montare gomme invernali scatta dal 15 novembre 2020.

A partire dal 15 aprile 2021, entra in vigore l’obbligo di cambiare le gomme invernali, ma sono a disposizione ulteriori 30 giorni per adeguarsi. Il termine ultimo è quindi quello del 15 maggio 2021.

INDICE
Cambio gomme invernali
Cambio gomme estive
Sanzioni previste
Esenzioni
Differenze tra gomme estive e invernali
Costo cambio gomme
Come risparmiare

Quando farlo? Ogni anno a partire dal 15 novembre scatta l’obbligo in gran parte d’Italia di effettuare il cambio pneumatici invernali. Si possono invece iniziare a montare a partire dal 15 ottobre.

Con questa disposizione viene imposta agli automobilisti l’adozione di gomme recanti la dicitura M+S, ovvero Mud and Snow (fango e neve) per poter circolare su strada senza incorrere in sanzioni, oppure di avere a disposizione nel bagagliaio le catene da neve da utilizzare in caso di necessità.

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Per le gomme invernali il periodo in cui dovranno essere obbligatoriamente adottate decorre dal 15 novembre e termina il 15 aprile dell’anno successivo. Il cambio con le gomme estive, quindi, deve avvenire a partire dal 15 aprile ed entro il 15 maggio di ogni anno.

È obbligatorio cambiare le gomme prima dell’estate? Sì! Se montate gomme invernali la legge prevede l’obbligo di installare pneumatici adeguati alla stagione estiva. Quindi il cambio gomme estive è obbligatorio! Ci sono però delle eccezioni all’obbligatorietà sul cambio gomme.

Stando al dettato della normativa, disciplinata dal nostro Codice della Strada, l’automobilista che circola su strade in cui vige l’obbligo delle gomme invernali, sprovvisto di questa tipologia di pneumatici o di catene a bordo, rischia una sanzione da 41 a 168 euro se viene fermato mentre circola nei centri abitati e da 84 a 355 euro se l’accertamento avviene al di fuori. L’agente accertatore può inoltre disporre il fermo del veicolo finché questo non viene messo in regola.

Ci sono due eccezioni importanti. Primo, l’obbligo non vale per chi monta un set di gomme 4 stagioni. Secondo, se le vostre gomme hanno un indice di velocità uguale o superiore a quello indicato dalla carta di circolazione, allora potete utilizzarle tutto l’anno. Riconoscere l’indice di velocità è facile: è un codice alfabetico presente sul fianco di uno dei vostri pneumatici. Esso corrisponde alla velocità massima alla quale un pneumatico può viaggiare: per esempio, il codice Q corrisponde ad una velocità massima di 160 km/h, mentre il codice T di 190 km/h.

È un vero obbligo? Sì! L’obbligo sul cambio gomme estive deve essere rispettato, altrimenti si incorre in sanzioni amministrative che partono da un minimo di 422 euro e arrivano a un massimo di 1.682 euro e ritiro del libretto di circolazione.

La principale differenza consiste nei tasselli che nelle gomme estive sono pieni a differenza degli pneumatici invernali (i sottili intagli infatti permettono di far presa sulla neve). In più, gli estivi sono dotati di tre scanalature longitudinali che permettono di fronteggiare meglio l’asfalto bagnato e il rischio di aquaplaning. Infine, la miscela delle gomme è diversa: gli pneumatici estivi hanno meno gomma naturale, che, presente in percentuali maggiori in quelli invernali, rende i battistrada più elastici.

Che vantaggi ci sono a montare gli pneumatici estivi? Risparmio e prestazioni! Non incorrendo infatti nel surriscaldamento, gli pneumatici estivi hanno prestazioni decisamente migliori e quindi un minor consumo di carburante. Aumenta, inoltre, anche la sicurezza: le gomme estive hanno una migliore tenuta di strada sia su fondo asciutto che bagnato.

Il cambio gomme stagionale implica tre voci di costo: 1. l’acquisto delle gomme; 2. il montaggio; 3. la custodia delle gomme. Per uno pneumatico estivo si va da un minimo di 70 euro (low cost) e si arriva a 140 euro per marche premium come Bridgestone o Pirelli. Il prezzo del montaggio varia da città a città: il costo minimo che abbiamo riscontrato noi di automobile.it è di 30 euro, ma ci siamo visti chiedere anche 70/80 euro da alcuni gommisti milanesi. Infine, per la custodia la media si aggira intorno ai 40 euro.

Ecco quattro consigli che abbiamo raccolto per voi per risparmiare al momento del cambio gomme.

  1. Se si possiede un’auto piccola e si percorrono pochi chilometri, è conveniente ricorrere agli pneumatici quattro stagioni.
  2. Se avete spazio (un garage o una cantina vanno più che bene), potete custodire voi i vostri pneumatici e risparmiare 40 euro al mese.
  3. Confrontate i prezzi online: ci sono molti siti che oggi vendono gomme online e alcuni offrono non solo il miglior prezzo ma anche ottimi strumenti per la comparazione dei prezzi. Prima di recarvi dal vostro gommista di fiducia, perdete qualche minuto in rete e fatevi un’idea dei prezzi.
  4. Potete pensare di acquistare pneumatici usati: sempre più consumatori scelgono gomme usate per la propria auto. In questo caso però vi consigliamo di ispezionare con attenzione le gomme prima dell’acquisto e di valutare il loro livello di usura. Controllate sempre la differenza di prezzo rispetto agli pneumatici nuovi; se è minima, non esitate a optare per quest’ultima soluzione.

 

Cose da sapere

Quando cambiare le gomme invernali?

L’obbligo di montare gomme invernali quest’anno scatta il 15 novembre, in gran parte d’Italia di effettuare il cambio pneumatici invernali. Si possono invece iniziare a montare già dal 15 ottobre 2020.

Quando mettere le gomme estive?

La sostituzione delle gomme invernali con quelle estive deve essere fatta entro il 15 aprile 2021, ma sono a disposizione ulteriori 30 giorni per adeguarsi. Il termine ultimo è quindi quello del 15 maggio 2021.

Quanti anni si possono tenere gli pneumatici?

In linea di massima, chi utilizza l’auto soprattutto per lavoro, dovrebbe sostituire gli pneumatici della propria vettura una volta compiuto un tragitto compreso fra 20.000 e 40.000 km. Leggi il nostro approfondimento qui.

Quanti km si possono percorrere con pneumatici 4 stagioni?

Gli pneumatici 4 stagioni hanno una durata inferiore di circa il 10-15% rispetto a pneumatici stagionali specifici, usurandosi più velocemente nel periodo estivo. Si consiglia quindi di cambiarli ogni 20.000/30.000 km.

 

Auto in inverno: gli accessori indispensabili

Le 10 caratteristiche che un'auto deve avere per una guida sicura in inverno

Non esiste una stagione durante la quale è preferibile acquistare un’auto, ma se aveste la necessità di procedere a questa operazione durante i mesi più freddi allora è bene tenere in considerazione quali siano gli accessori ai quali non si deve mai rinunciare per poter guidare nel comfort assoluto.

INDICE
Acquistare un’auto in inverno
Accessori auto in inverno
Pneumatici invernali
Spazzole tergicristallo antighiaccio
Volante riscaldato
Sistema antibloccaggio (ABS)
Riscaldatore blocco motore
Specchietti laterali riscaldati
Impianto lavafari
Trazione integrale
Sistema di controllo della trazione (TCS)
Controllo elettronico della stabilità (ESP)

Procedere con l’acquisto di un’auto in inverno comporta la necessità che la vettura sia equipaggiata con una serie di dispositivi in grado di garantire la massima sicurezza per affrontare l’asfalto freddo e scivoloso e per assicurare una ottima qualità di vita a bordo così da non dover patire i rigori del clima.

Sarà quindi fondamentale controllare prima dell’acquisto di un’auto in inverno che la macchina sia dotata di gomme termiche, così da non essere costretti a pagare di tasca propria il cambio di pneumatici, così come sarà importante valutare che nella dotazione di serie sia presente anche il volante riscaldato per evitare di trovarsi con le mani congelate una volta saliti a bordo.

Evitate però tutti quegli accessori superflui che magari saranno utilizzati in rare occasioni ma che incidono decisamente sul prezzo finale di acquisto.

Tra le dotazioni fondamentali da valutare quando si acquista un’auto in inverno si deve assolutamente tenere in considerazione la presenza dei seguenti accessori:

  • Pneumatici invernali
  • Spazzole tergicristallo antighiaccio
  • Sistema di controllo della trazione
  • Sistema di controllo della stabilità

Qualora si acquisti un’auto in inverno è sempre opportuno verificare che la vettura sia dotata di pneumatici invernali. Questi sono caratterizzati da un battistrada disegnato specificamente per garantire il massimo grip in condizioni di bassa aderenza ed aumentare così la sicurezza al volante.

Avere una ottima visibilità quando si è alla guida consente di viaggiare in tutta sicurezza. Per questo motivo un altro accessorio da avere in caso di acquisto di un’auto in inverno sono le spazzole tergicristallo antighiaccio in grado di sciogliere proprio la neve ed il ghiaccio incrostato grazie alla presenza di elementi riscaldati.

Una vettura dotata di volante riscaldato consente di non dover subire lo shock di toccare con le mani nude un elemento freddo ed evita la necessità di utilizzare i guanti con il fastidio che ne deriva.

Viaggiare su strade fredde e spesso scivolose può comportare grandi rischi per la sicurezza in caso di frenata improvvise. Per questa ragione in caso di acquisto di un’auto in inverno è sempre bene scegliere vetture dotate di ABS così da non perdere la direzionalità in caso di frenate brusche. Dal 2012 l’ABS è ormai di serie su tutte le vetture nuove.

Il freddo e le auto non vanno particolarmente d’accordo, specie se si è costretti a posteggiare la propria vettura all’aperto. Per evitare che la batteria subisca cali di potenza è sempre bene dotare la propria vettura del riscaldatore blocco motore così da mantenere la stessa sempre in perfetta efficienza.

Avere gli specchietti laterali riscaldati è di grande utilità per liberarli velocemente da umidità, ghiaccio e neve. Questa funzionalità può essere programmata per attivarsi automaticamente quando la temperatura cala sotto una certa soglia.

Grazie all’impianto lavafari puoi pulire i fari da neve, ghiaccio, sale e fanghiglia per avere sempre il massimo della visibilità anche in condizioni meteorologiche non ottimali. Alcune vetture sono dotate di spazzole tergicristallo per i fari, che facilitano ulteriormente l’operazione di pulizia. Ricordati di controllare il livello dei liquidi dell’auto.

La trazione integrale fornisce la forza motrice a tutte e quattro le ruote del veicolo, permettendo un maggiore controllo durante la guida su neve e fondo ghiacciato. Se un’auto con trazione integrale non è nel tuo preventivo, puoi optare per un veicolo a trazione anteriore.

Nell’acquistare un’auto in inverno è sempre opportuno verificare che la vettura sia dotata del sistema di controllo della trazione. Questo, infatti, impedisce il pattinamento delle ruote e consente così di accelerare senza scivolare su ghiaccio e neve garantendo una presa a terra ottimale.

Tra i migliori dispositivi da valutare al momento dell’acquisto di un’auto in inverno c’è anche il controllo elettronico della stabilità. Questo rileva quando alcune ruote girano più veloci rispetto ad altre, ad esempio in caso di slittamento sul ghiaccio, e si attiva per ridistribuire la potenza dove serve maggiore trazione.