Auto divenute icone: Peugeot 205

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La Peugeot 205 rappresenta una pagina fondamentale nella storia della casa automobilistica francese. La piccola 205, che ha compiuto da poco 40 anni, ha avuto il merito di risollevare le sorti del marchio, alle prese con problemi di natura economica e commerciale. La 205 ha preso il posto della 104 ed è stata simbolo di modernità e pioniera delle successive city car di successo del Leone, segnando una rottura con il passato. Già nelle idee dei costruttori doveva rappresentare una svolta: un nuovo modello che non esisteva nel mercato automobilistico, un’utilitaria che sarebbe stata molto più di una city car.

Con questi presupposti nasce questa piccola auto polivalente, a proprio agio sia in città che fuori dai contesti urbani, capace di trasportare una piccola famiglia, pur avendo prezzi accessibili. Ripercorriamo le tappe più importanti di questo modello iconico, prodotto dal 1983 al 1998, che ha avuto un successo senza precedenti nella storia del marchio francese, con oltre cinque milioni di esemplari venduti, prima di lasciare il testimone alla 206.

L’auto della svolta

La nascita della Peugeot 205 è una delle più complesse nella storia di Peugeot, che alla fine degli anni ’70 deve fare i conti con difficoltà economiche e finanziarie. Dopo il pesante investimento per l’acquisizione di Citroen e la definizione dell’acquisto del pacchetto Chrysler Europa che comprende Simca e Talbot, il marchio francese è alle prese con il flop dell’ammiraglia 604 e il calo di vendite della 104, messa alle strette dalla Renault 5

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In un contesto come questo, non ci sono dubbi che l’erede della 104 avrà la responsabilità di risollevare le sorti del marchio e, di conseguenza, non sono ammessi errori. Con un budget contenuto, bisogna creare una vettura funzionale, versatile, piacevole ma al tempo stesso di qualità in modo da sbaragliare la concorrenza. La necessità di accrescere le dimensioni, ma senza uscire dal settore utilitarie, porta Peugeot a spostare il modello dalla Serie 100 (al principio l’idea era di chiamarla 105) alla 200, che si è fermata con l’ultima 204 nel 1976.

L’esordio a inizio 1983

Il progetto subisce vari aggiornamenti, a seconda delle tendenze del mercato, fino a quando gli ingegneri coordinati da Paul Bracq trovano quella che ritengono la formula perfetta, ottenuta anche grazie alla progettazione computerizzata, una novità assoluta. La 205 esordisce a inizio 1983 e colpisce subito per l’estetica e la maneggevolezza: è lunga 3,71 metri, 10 cm più della 104, ma è anche più larga (1,58 metri) e moderna nelle linee, con grandi fari rettangolari sul frontale e nel posteriore un portellone dalle forme tonde con i fanali uniti dal pannello di plastica zigrinata. La trazione è anteriore, come nella 104, ma la scocca è zincata e il telaio presenta più cura per il comfort e una insonorizzazione migliore. Le forme semplici degli interni, unite alla strumentazione ricca per una piccola utilitaria, contribuiscono all’immediato successo della 205, anche tra il pubblico femminile.

Si parte con quattro motorizzazioni

All’inizio le motorizzazioni sono quattro: l’XV 950 da 45 CV, l’XW 1.1 da 50 CV a cui si aggiungono due varianti del 1.4 XY da 60 e 80 CV, con cambi manuali a quattro o cinque rapporti e freni a disco sulle ruote anteriori e tamburi in quelle posteriori. In un primo momento la carrozzeria è a cinque porte con cinque livelli di allestimento, da quello base ai GL e GR, SR e GT, disponibile con il motore più potente. Alla fine del 1983 si aggiunge anche il motore diesel aspirato 1.8 da 60 CV.

Auto divenute icone: Peugeot 205

Gli equipaggiamenti sportivi veri e propri arrivano con la variante a tre porte che debutta nel 1984 portando la prima 205 GTI, alimentata da un 1.6 della famiglia XU con iniezione elettronica Bosch L-Jetronic, a una potenza iniziale di 105 CV poi aumentata a 115. Le prestazioni sono notevoli: raggiunge i 190 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in meno di 10 secondi.

I trionfi nei rally e le nuove versioni

La 205 ha un ruolo chiave nella strategia di Peugeot, che coinvolge anche il reparto sportivo. Viene assemblata anche una versione da rally per gareggiare nel Gruppo B, a cui si aggiunge una versione stradale prodotta in 200 unità. Confrontata con altri modelli, sembra più simile alla vettura alla quale si ispira, anche se telaio e meccanica sono diversi, il motore centrale è un 1.8 sovralimentato a trazione integrale, per una potenza limitata a 200 CV; mentre quelle da competizione arrivano a 600 CV.

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I successi sportivi, due mondiali rally vinti nell’85 e ’86 e il trionfo alla Parigi-Dakar nel 1987 e 1988, contribuiscono ad accrescere la popolarità della 205 e spingono Peugeot a commercializzare anche la GTI 1.9 da 130 CV e oltre 200 km/h. Il nuovo “bolide” debutta a fine 1985, dopo il potenziamento della 1.6 e l’esordio della 205 cabriolet, disegnata e assemblata da Pininfarina. Sempre nel 1985 la gamma si amplia con la versione Van, con il portellone ridisegnato per aumentare il volume utile, come nell’analoga Fiat Panda, a cui segue, l’anno successivo, il primo cambio automatico, proposto con il motore 1.6 in una versione a carburatori da soli 80 CV.

Due restyling prima dei saluti

Il primo aggiornamento, datato 1987, riguarda solo interni e motori, con i 1.1 e 1.4 che aggiungono alcuni CV. Arrivano le serie e i modelli speciali come la Open, che monta il 1.6 a carburatori della Automatic, e la Rally, che diventa la base per le competizioni: ha un 1.3 a carburatori con potenza base di 103 CV. Nell’89 il modello base viene chiamato Junior e arriva un altro piccolo potenziamento per 1.1 e 1.4. Il 1990 è l’anno del rinnovamento estetico vero e proprio: cambiano le plastiche degli indicatori di direzione e dei fanali posteriori, mentre tra i propulsori debutta una versione turbo del diesel 1.8, con 78 CV.

Nel 1991 debutta la 106, più piccola e più moderna, che però non toglie spazio alla 205, che durerà per altri sette anni. In questo periodo la 205 riceve altri aggiornamenti come la versione Gentry, con il 1.9 della GTI ridimensionato a 105 CV che viene adottato anche dalla cabriolet CTi. Con l’introduzione del catalizzatore e dell’iniezione, i motori più piccoli ottengono qualche CV in più; al contrario dei più potenti 1.9 che vengono ridotti a 102 e 122 CV. Tra il ’93 e il ’96 la gamma si assottiglia e adotta allestimenti unificati come lo Style. La 205 resta in vendita fino al 1998, prima di salutare dopo quasi 5,3 milioni di unità prodotte. La sua eredità viene raccolta dalla 206, che bisserà il successo dell’antenata con oltre 8 milioni di esemplari.

Le auto che non vedremo più: Audi R8

Dopo 16 anni di onorata carriera e due generazioni è arrivato il momento dei saluti per la Audi R8. La vettura di punta del marchio tedesco va in pensione, congedandosi in grande stile con la versione speciale GT (che si affianca nei listini alla Performance), l’auto a trazione posteriore più potente mai prodotta dalla casa di Ingolstadt. Insieme al bolide a due posti cala il sipario anche sul possente motore V10, con Audi che sta concentrando gli sforzi sulla produzione di una supercar 100% elettrica che avrà un nome completamente nuovo. La strategia aziendale è delineata da tempo con il progressivo abbandono dei propulsori a combustione a favore di quelli a zero emissioni e, se tutto andrà come previsto, l’erede a batteria della R8 dovrebbe arrivare sul mercato nel 2025.

Più aggressiva che mai per il ballo finale

La nuova R8 Coupé GT è stata prodotta in edizione limitata, solo 333 unità, la maggior parte delle quali riservate al mercato statunitense, canadese e cinese. Per l’Italia sono previsti solo due esemplari, già venduti. L’ultima supercar di Audi deriva dalla versione Performance, a cui è stata aggiunta più “cattiveria”: la potenza del V10 da 5,2 litri aspirato passa da 570 a 620 CV, con la coppia massima erogata che aumenta da 550 a 565 Nm da 6.400 a 7.000 giri/minuto e limitatore sistemato a 8.700 giri/min. Il tutto, grazie anche alla riduzione del peso di 20 kg rispetto a Performance (1.570 kg in totale), assicura uno 0-100 in 3,4” (0,3” in meno della Performance), uno 0-200 km/h in 10,1” e una velocità massima di 320 km/h. Il cambio è il classico automatico S tronic doppia frizione a 7 rapporti, con taratura specifica e rapporti leggermente accorciati, che rende ancora più veloci i passaggi da una marcia all’altra.

Audi R8: prezzo, dimensioni e caratteristiche 13

L’estetica, ovviamente, non può essere da meno. La R8 GT ha un kit aerodinamico in fibra di carbonio dedicato, con splitter, alette laterali, minigonne, estrattore e alettone con supporti a “collo d’oca”. All’interno dell’abitacolo le cinture di sicurezza e le cuciture dei sedili sportivi di colore rosso, si affiancano al nero che è il colore principale. Di serie ci sono impianto audio Bang & Olufsen Sound System e sterzo dinamico, luci Audi Matrix con Audi laser light, cerchi in lega forgiati da 20” specifici con pneumatici semi-slick Michelin Sport Cup 2, impianto frenante carboceramico, assetto sportivo performance con barra antirollio anteriore in alluminio e carbonio misto a poliuretano termoplastico (CFRP).

Una storia di successo nata sulla base della Lamborghini Gallardo

La R8 viene presentata ufficialmente al salone di Parigi il 30 settembre 2006 e, fatta eccezione per il nome e la disposizione a motore centrale, la vettura di serie non ha niente in comune con la famiglia di prototipi da competizione chiamati Audi R8, che sono stati impiegati dal 1999 al 2005 nella 24 Ore di Le Mans e in altre gare di durata.

La supercar a due posti è costruita sulla base della Lamborghini Gallardo, da cui riprende lo schema tecnico/meccanico e la trazione integrale. Al debutto è disponibile soltanto con motorizzazione V8 e cambio manuale da 420 CV e 301 km/h di velocità massima; mentre negli anni successivi adotta il motore V10 Lamborghini e il cambio automatico della Gallardo (525 CV e 316 km/h). Per tutti i modelli la trazione è l’integrale quattro che assicura una guida più divertente privilegiando l’asse posteriore. Le novità principali del restyling del 2013 sono i nuovi fari a led anteriori di serie su tutte le versioni e il nuovo cambio “S-Tronic”.

Nel 2015 arriva la seconda generazione

La seconda generazione viene svelata al salone di Ginevra 2015. È realizzata sulla base della Lamborghini Huracan, dalla quale riprende tutta la meccanica, con motore V10, cambio doppia frizione e trazione integrale permanente. I cambiamenti nel design sono pochi, anche se le linee diventano più spigolose. Rispetto al modello precedente pesa 50 kg in meno, grazie all’impiego di fibra di carbonio e di alluminio per il telaio e parte della carrozzeria. Rispetto alla prima serie non sono più disponibili il cambio manuale e il motore V8.

Le auto che non vedremo più: Audi R8

Il restyling del novembre 2018 porta nuovi nomi: R8 V10 Quattro e R8 V10 Performance. La versione Quattro è dotata di 30 CV in più e arriva a 570 CV e 550 Nm di coppia, accelera da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi e raggiunge i 324 km/h di velocità massima. La versione Performance ha 50 CV, con 620 CV e 580 Nm di coppia, scatta da 0 a 100 km/h in 3,1 secondi (3,2 la Spyder) e arriva a 331 km/h (329 la Spyder). A livello di estetica, i cambiamenti riguardano solo la parte anteriore e posteriore, con una nuova calandra e un nuovo diffusore posteriore.

Il superbollo è costato caro agli automobilisti. Ecco l’analisi di Federcarrozzieri

Ferrari Portofino M: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5

Il Governo sta lavorando all’abolizione del superbollo e nei giorni scorsi ha depositato un emendamento alla legge delega fiscale. L’iter sta andando avanti, con l’emendamento che verrà preso in esame dalla Commissione Finanze della Camera: salvo ritardi, la tassa che colpisce le vetture con potenza superiore a 185 kW, con il pagamento di 20 euro ogni kW in più, dovrebbe sparire prima della pausa estiva della politica.

Federcarrozzieri, l’associazione nazionale che riunisce le carrozzerie italiane indipendenti, si dice favorevole all’iniziativa del Governo, anticipata nelle scorse settimane dal ministro Matteo Salvini, e svela i numeri del superbollo, dall’entrata in vigore nel 2011 fino a oggi. Stando ai dati pubblicati dall’associazione, la supertassa è costata 1,2 miliardi di euro agli automobilisti italiani, ovvero 100 milioni all’anno. Numeri molto inferiori rispetto alle aspettative del Governo Mario Monti, che introdusse il superbollo (con il DL. n. 98 del 6 luglio 2011) per tassare le auto più potenti.

Una misura iniqua e sbilanciata

Secondo Federcarrozzieriil superbollo ha provocato pesanti anomalie nel mercato italiano dell’auto: se inizialmente si è assistito a una sensibile riduzione delle nuove immatricolazioni di vetture con potenza eccedente i 185 kW, successivamente si è registrato il proliferare dei ‘falsi leasing’, ovvero autovetture con targa estera fornite in noleggio a clienti italiani, con conseguente mancato versamento del bollo auto, superbollo, e imposte varie”.

L’associazione si sofferma anche su un altro lato negativo della misura. “C’è poi un’altra questione da analizzare, che rende il superbollo una tassa del tutto iniqua e sbilanciata – si legge nel comunicato di Federcarrozzieri – Nelle regioni che non prevedono già esenzioni totali di bollo e superbollo per auto elettriche o ibride, le automobili di nuova generazione e con motori ibridi, pur superando abbondantemente i 185 kW di potenza, non sono tenute al pagamento del balzello. Il superbollo si applica ai soli motori termici, e non alla parte elettrica”.

BMW M3: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

Dai 140 euro di Toyota Yaris GR agli 8.660 di Ferrari Daytona SP3

Federcarrozzieri ha pubblicato anche l’importo del superbollo di vari modelli che superano i 185 kW: Suv, sportive compatte e supercar. Questa la lista.

  • Alfa Romeo Stelvio (206 kW): 420 euro
  • Aston Martin DBS (533 kW): 6.960 euro
  • Audi S4 Avant TDI (251 kW): 1.320 euro
  • Audi R8 Spyder performance (456 kW): 5.420 euro
  • Bentley Continental GT Convertible (485 kW): 6.000 euro
  • Bmw X6 M Competition (460 kW): 5.500 euro
  • Bmw X3 xDriveM40d (250 kW): 1.300 euro
  • Ferrari 812 Superfast (588 kW): 8.060 euro
  • Ferrari Daytona SP3 (618 kW): 8.660 euro
  • Ford Focus ST (206 kW): 420 euro
  • Hyundai i30 N Performance (206 kW): 420 euro
  • Jaguar F-Type R75 (423 kW): 4.760 euro
  • Jeep Grand Cherokee (200 kW): 300 euro
  • Lamborghini Aventador Ultimae (577 kW): 7.840 euro
  • Range Rover Evoque 2.0 (221 kW): 720 euro
  • Lexus LC V8 (351 kW): 3.320 euro
  • Maserati MC20 (463 kW): 5.560 euro
  • Mercedes A 35 AMG (224 kW): 780 euro
  • Mercedes GT Coupé 4 63 E-Performance AMG S (470 kW): 5.700 euro
  • Mini Clubman John Cooper Works (225 kW): 800 euro
  • Porsche 911 Turbo S (478 kW): 5.860 euro
  • Renault Mégane R.S. (221 kW): 720 euro
  • Toyota Yaris GR (192 kW): 140 euro
  • Volkswagen Golf R (245 kW): 1.200 euro
  • Volvo S60 T8 (228 kW): 860 euro

Acquisto auto o noleggio a lungo termine: tutto quello che c’è da sapere

Acquisto auto o noleggio a lungo termine?

C’è chi è pronto a giurare che l’era del possesso sia finita: sempre di più pagheremo per usare ciò che ci serve quando ci serve evitando di accumulare cose che invecchiano, si rompono, occupano spazio, danno grattacapi. Che i tempi siano maturi anche per l’auto? Ecco tutto ciò che c’è da sapere per scegliere se comprare o noleggiare a lungo termine un veicolo.

INDICE
Promessa zero pensieri
Noleggio a lungo termine: non è un finanziamento e non è un leasing 
A cosa fare attenzione
Poca trasparenza
Se qualcosa va storto
Ma allora conviene o no?

Se ti dicessero che pagando un canone mensile che include un certo chilometraggio annuo (in genere 10-15.000 km) e alcuni servizi aggiuntivi come il bollo, l’Rc auto, l’assicurazione furto/incendio e rischi diversi (inclusa la polizza Kasko), la manutenzione ordinaria e straordinaria, puoi avere tra le mani un’auto nuova fiammante ogni due, tre, quattro o cinque anni, a seconda delle tue esigenze, cosa penseresti? Troppo bello per essere vero?

Eppure la promessa del noleggio a lungo termine è proprio questa: un semplice canone mensile (ma in alcuni casi è previsto anche il versamento di un anticipo), copre tutto il necessario e ti libera da spese impreviste. Un prodotto tradizionalmente riservato ad aziende e professionisti con Partita Iva, che godono di particolari agevolazioni fiscali, può essere interessante e conveniente anche per un consumatore privato?

Cominciamo con il fare chiarezza su cos’è il noleggio a lungo termine. Il contratto che firmi non è un contratto di finanziamento ma di locazione. Non stai, insomma, pagando delle rate perché l’auto un giorno diventi tua, ma ti impegni a versare un canone mensile come contropartita all’uso dell’auto e dei servizi aggiuntivi legati al noleggio.

La proprietà dell’auto rimarrà per tutto il periodo in capo alla società che la noleggia. Detto questo, prima di concedere il noleggio, la società sottopone il futuro cliente a un’analisi di tipo finanziario. Ti potrà chiedere un cedolino dello stipendio o l’ultima dichiarazione dei redditi e poi interrogherà i SIC (sistemi di informazione creditizia) per capire se sei un tipo puntuale nel pagare le rate dei finanziamenti. Se non passi l’analisi, cioè se la società di noleggio reputa che tu possa essere un cattivo pagatore, il noleggio può venire negato.

E che differenza c’è tra noleggio a lungo termine e leasing? La società di leasing cede la proprietà dell’auto al privato dietro il pagamento di un canone mensile e, al termine del periodo di leasing, il cliente può spesso riscattare la proprietà del veicolo pagando una rata finale. In pratica, nel leasing, anziché acquistare subito l’auto, si decide di pagarla un po’ alla volta, suddividendo il costo d’acquisto in una rata iniziale, dei canoni mensili e una rata finale. Mentre nel leasing si diventa a un certo punto proprietari del veicolo, anche se solo quando si versa la rata prevista per il riscatto, nel caso del noleggio la proprietà dell’auto rimane sempre alla società.

Ora che sai di che si tratta, è arrivato il momento di valutare le diverse voci di spesa e i servizi previsti dal contratto di noleggio, per capire dove potrebbe nascondersi qualche imprevisto:

  • Anticipo. In molti casi è richiesto un anticipo del 10-20% del prezzo di listino dell’auto al momento della stipula del contratto. Se il contratto ha durata di 36 mesi ma tu recedi dopo un anno, ti sarà restituita la quota di anticipo relativa al periodo successivo al recesso. Per esempio, se hai versato 3.600 euro di anticipo e recedi dopo 12 mesi, la società ti restituirà 2.400 euro. Preferisci non pagare l’anticipo, la cui entità di solito non è trascurabile? In molti casi questo può essere azzerato, aumentando però il canone periodico.
  • Deposito cauzionale. Non va confuso con l’anticipo. Si tratta di una somma messa da parte dalla società di noleggio, che potrà attingervi in caso di canoni non pagati o danni al veicolo noleggiato. Non viene chiesto a tutti, ma solo in situazioni particolari di rischio, ovvero quando la società teme che tu possa non essere un ottimo debitore.
  • Manutenzione. L’auto va restituita in buone condizioni a fine noleggio. Sei tu che dovrai occuparti della manutenzione ordinaria e straordinaria da fare presso officine convenzionate con la società di noleggio. Di solito nel canone di noleggio è inclusa la copertura Kasko per le riparazioni, che quindi non pagherai di tasca tua, fatta salva l’eventuale franchigia.
  • Assicurazioni. Anche per le altre coperture assicurative incluse nel canone di affitto possono esserci scoperti o franchigie, cioè percentuali delle spese dei sinistri che restano a carico tuo. In qualche caso le franchigie si possono eliminare aumentando il canone di noleggio.
  • Auto sostitutiva. La possibilità di avere un’auto alternativa in uso quando la propria è ferma per riparazioni è spesso offerta ai clienti, ma richiede il pagamento di una somma aggiuntiva rispetto al canone di noleggio base.
  • Pneumatici. Nella maggior parte dei casi il canone comprende un cambio gomme (estate/inverno) e il cambio in caso di gomme usurate.

La stragrande maggioranza dei preventivi e dei contratti viene gestita online e successivamente per telefono, cosa che non garantisce molta trasparenza sulla totalità delle condizioni e delle clausole. Sul sito della società di noleggio ti verrà richiesto di compilare un modulo con i tuoi dati personali (per un preventivo di massima), i tuoi contatti e la richiesta di poterli utilizzare. Poi sarai ricontattato da un consulente della società, che ti chiederà informazioni aggiuntive di tipo finanziario, come il cedolino dello stipendio, la dichiarazione dei redditi, le ultime bollette pagate.

Nella più recente inchiesta svolta da Altroconsumo (consultabile per i soci sul sito di Altroconsumo), tra le principali società di noleggio a lungo termine abbiamo trovato le modalità di preventivazione impiegate molto aggressive: per avere un preventivo più dettagliato bisogna comunicare dati personali e finanziari in una quantità e in un dettaglio che reputiamo eccessiva.

Verifica bollo auto: il check anche online

A questo punto quello che ti arriva via mail è però solo il preventivo, appunto, senza la possibilità di avere un quadro completo del contratto, delle clausole che contiene e delle condizioni assicurative, tutte informazioni che non si trovano neanche sui siti delle società. In fase precontrattuale tutte queste condizioni, che poi determinano gli obblighi di chi prende la macchina a noleggio, con relative conseguenze economiche, non vengono rese esplicite.

Prenditi il tuo tempo per chiedere e valutare tutta la documentazione essenziale, quindi appunto il preventivo, il contratto e le condizioni assicurative, la proposta di noleggio (che dettaglia e integra le condizioni variabili di noleggio) e poi il verbale di consegna, che descrive le condizioni dell’auto quando la ricevi e va firmato al momento del ritiro.

Siccome i contratti vengono stipulati al di fuori dei locali commerciali (via internet o al telefono), hai comunque 14 giorni dal momento della firma per esercitare il diritto di recesso se ti dovessi rendere conto che le condizioni contenute nel contratto non sono per te vantaggiose.

Se prendi una multa per violazione del Codice della Strada sarai tu a doverne rispondere. Nel caso in cui la multa dovesse arrivare alla società di noleggio, in quanto proprietaria dell’auto, questa te la inoltrerà, addebitandoti le spese amministrative aggiuntive per il disturbo (tra i 10 e i 20 euro). Oppure ti addebiterà l’importo sul canone mensile o al momento della restituzione dell’auto alla fine del noleggio.

Che succede invece in caso di incidente? Devi avvertire la società di noleggio entro tre giorni, per non pagare penali. La società paga il sinistro o comunque si occupa della riparazione dell’auto presso un’officina convenzionata. Se gli incidenti diventano troppi nel corso del noleggio, in genere più di sei, la società potrebbe anche recedere unilateralmente dal contratto.

Tieni presente che tutte le auto noleggiate a lungo termine sono dotate di quella che viene chiamata scatola nera. Serve a poter localizzare l’auto in caso di furto, a controllare lo stile di guida di chi ha noleggiato l’auto e in caso di incidente a fornire elementi utili sulla dinamica. Se, per esempio, emergesse che hai superato il limite di velocità in un sinistro in cui sei stato coinvolto, potrebbe scattare la rivalsa da parte della compagnia assicurativa.

Il canone di noleggio, che dovrà essere pagato con addebito diretto sul conto corrente, è determinato da diverse variabili:

  • durata del contratto di noleggio;
  • chilometri percorsi nell’arco di un anno;
  • marca e modello dell’auto scelta e valore di mercato;
  • eventuali servizi aggiuntivi.

Il canone dovrebbe restare fisso per tutta la durata del noleggio. Tuttavia, molti contratti prevedono la possibilità per le società di noleggio di modificarne l’importo a causa dell’aumento delle tasse, dei costi dei premi assicurativi, del bollo ecc. Si tratta di un ventaglio ampio di motivi sui quali il cliente non ha un vero controllo. In ogni caso se ti comunicano che il canone sta per aumentare, e la cosa non ti sta bene, puoi recedere dal contratto senza penali. Inoltre, se si paga in ritardo, alla società sono dovuti gli interessi di mora.

Per capire se ti conviene comprare o noleggiare, occorre sommare tutte le spese relative all’acquisto e confrontarle con la somma di anticipo e canoni del noleggio. Vediamo come.

Comprare Noleggiare
+ Costo dell’auto

+ Interessi e spese prestito (rate o leasing)

+ Bollo e immatricolazione

+ Coperture assicurative

+ Manutenzione

+ Cambio pneumatici

– Valore di realizzo dell’auto a fine periodo

+ Anticipo (Iva inclusa)

+ Canone mensile (Iva inclusa) per i mesi di noleggio

 

In pratica, devi valutare se il valore che l’auto che compri, alla fine del periodo per il quale potresti noleggiarla, sia sufficiente ad ammortizzare le spese sostenute per far risultare l’acquisto più conveniente rispetto al noleggio. Per esempio, un’inchiesta di Altroconsumo che prendeva in considerazione tre scenari ha messo in evidenza come per una citycar elettrica e per un’auto di grossa cilindrata sia più conveniente il noleggio, mentre per la citycar a benzina la convenienza non è così chiara.

Adesso tocca a te fare i conti e decidere quale scelta è la più conveniente per le tue esigenze.

 

 

 

Finanziamento auto: tutto quello che c’è da sapere

Finanziamento auto: come funziona?

Quando ci si appresta ad acquistare un’auto, nuova o usata che sia, non tutti possono permettersi di sborsare l’intera somma in un unico pagamento: in questo caso si può ricorrere a un finanziamento, che permette di comprare il veicolo versando l’importo in più rate. Ci sono diverse possibilità per questa formula di acquisto di un’autovettura, ma è fondamentale conoscere tutti i dettagli per capire cos’è e come funziona il finanziamento auto.

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INDICE
Cosa sono i finanziamenti per acquisto auto
Le forme di finanziamento
Dove richiedere un finanziamento
Finanziamento auto: i tassi di interesse
Finanziamento auto usata
Finanziamento auto concessionaria
Le spese accessorie

Nonostante la stretta creditizia in vigore ormai da diversi anni, il mercato dell’auto ha sempre tenuto aperta la porta dei finanziamenti per consentire ad un numero sempre maggiore di clienti di poter acquistare la vettura dei propri sogni e non perdere così quote importanti.

Il finanziamento auto è un sistema di pagamento alternativo che permette di acquistare un veicolo senza dover versare l’intero importo tutto insieme, ma invece versando delle rate mensili (che spesso implicano una qualche maggiorazione del prezzo del veicolo a causa degli interessi).

La domanda che spesso ci si pone prima di procedere alla sottoscrizione di questa tipologia di contratto è sempre la stessa: “il finanziamento auto come funziona?”. E’ bene chiarire che sono presenti numerose tipologie di finanziamento come, ad esempio, la cessione del quinto dello stipendio, i prestiti personali o il leasing ed è sempre opportuno confrontare le differenti tipologie di offerta per trovare quella più adeguata alle proprie finanze e che magari sia anche la più conveniente.

Una prima forma di finanziamento per l’acquisto auto è il prestito personale. In questo caso bisogna rivolgersi ad una società di credito esterna che, una volta valutata positivamente la solvibilità del debitore, erogherà la somma di denaro necessaria per comprare il veicolo. Questa dovrà poi essere ripagata dal contraente in rate mensili, con un determinato tasso di interesse sull’importo totale a seconda dell’istituto di credito scelto.

Una forma di finanziamento più comune è però il prestito finalizzato: in questo caso è direttamente la concessionaria a fare da intermediaria tra il compratore e l’istituto di credito che eroga il prestito. Anche in questo caso, una volta che la società creditrice avrà versato la somma necessaria all’acquisto dell’auto alla concessionaria, il contraente dovrà ripagare il prestito a rate mensili. Questa procedura può risultare più facile rispetto a un prestito personale, ma non concede al contraente molta libertà nella scelta dell’istituto di credito che eroga il finanziamento.

Per pagare le rate del finanziamento, che si scelga un prestito personale o finalizzato, è comune ricorrere all’addebito diretto sul proprio conto corrente. In questo caso, l’istituto di credito addebiterà l’importo della rata direttamente sul conto corrente indicato dal contraente al momento della sottoscrizione del finanziamento. Tuttavia, a volte è possibile optare per la cessione del quinto dello stipendio, o della pensione, per cui non si dovrà provvedere a pagare mensilmente le rate del finanziamento, ma queste verranno trattenute direttamente dalla dalla busta paga o dal cedolino pensione (nella misura massima di un quinto dello stipendio o della pensione).

Finanziamento auto tasso zero: ecco cosa sapere

Leasing

Un’ultima forma di finanziamento è il leasing. Questo, tecnicamente, è un contratto di locazione finanziaria con cui la società di leasing (concedente) mette a disposizione del proprio cliente (utilizzatore) un bene mobile o immobile, strumentale alla propria professione attività imprenditoriale, dietro il pagamento di un canone periodico. Insomma, si tratta di una specie di abbonamento che consente di usare un determinato bene finché viene pagato.

In più, in molti casi, chi sceglie il leasing può richiedere il riscatto del veicolo, che consente all’utilizzatore di acquistare la vettura pagando il prezzo della stessa scontato delle rate già versate durante il periodo di leasing.

Il finanziamento auto può essere erogato esclusivamente dalle banche o dagli intermediari autorizzati dalla Banca d’Italia, ed i soggetti che possono erogarlo sono esclusivamente gli istituti di credito, le società finanziarie indipendenti e le finanziarie delle Case automobilistiche.

I requisiti per accedere ai prestiti sono pressoché uguali per tutte le tipologie di finanziamento:

  • età compresa fra i 18 ed i 75 anni non compiuti al versamento della prima rata
  • essere residenti  in Italia 
  • documentazione a dimostrazione del reddito e della solvibilità (occorre cioè dimostrare la possibilità di ripagare il finanziamento)
  • IBAN o CC dove addebitare le rate mensili
  • documenti di certificazione d’impiego, il tipo di contratto e l’anzianità potrebbero incidere in modo importante 

Quando si cerca di comprendere come funziona il finanziamento auto, un discorso a parte meritano i tassi di interesse applicati. Nella maggior parte dei casi, infatti, il finanziamento auto è soggetto ad interessi fissi stabiliti al momento della sottoscrizione del contratto, che si sommano all’importo del prestito richiesto.

I tassi applicati sono due: il TAN ed il TAEG. Con il primo, si intende la percentuale d’interesse annuo applicato a una somma concessa in prestito ed indica solo gli interessi percentuali applicati alla somma oggetto del finanziamento. Con il secondo, si indica il tasso percentuale annuo applicato a una somma concessa in prestito che viene calcolato considerando anche tutte le spese connesse all’erogazione del credito.

Bisogna poi fare chiarezza sulla definizione di tasso zero: questo nome può evidentemente trarre in inganno, infatti, il tasso zero si riferisce all’annullamento del TAN, ma TAEG e relative spese accessorie per l’istruzione della pratica rimangono.

La richiesta di finanziamento ormai non è più utilizzata soltanto per l’acquisto di un’auto nuova, ma anche per le vetture usate. In questo caso si deve prestare attenzione alla differenza principale rispetto all’ipotesi di acquisto di una vettura nuova, cioè il limite massimo della somma erogabile.

Questa, infatti, viene stabilita in base al reale valore dell’auto usata che deve essere stabilito in base alle indicazioni dei listini dedicati o tramite sopralluogo da parte di un perito. Se si acquista un’auto usata da un privato, inoltre, è chiaro che ci si dovrà necessariamente rivolgere ad un istituto finanziario per ottenere un prestito personale e si dovrà mettere in conto l’eventualità che i tassi di interesse applicati siano leggermente più alti rispetto a quelli previsti per un prestito finalizzato.

Ecco la lista di tutti i controlli da effettuare prima di comprare un’auto usata:
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Nel caso in cui ci si appresti ad acquistare una vettura in concessionaria si avrà la possibilità di richiedere il finanziamento direttamente a questa (ovvero un prestito finalizzato), che svolgerà il ruolo di intermediario tra compratore e istituto di credito che eroga il prestito.

Aprire un finanziamento presso una concessionaria comporta una maggiore praticità perché l’acquirente si dovrà relazionare con un unico interlocutore, ossia il venditore. Inoltre si potrà usufruire anche di eventuali promozioni come, ad esempio, il finanziamento a tasso zero che rende decisamente conveniente l’acquisto a rate.

In alcuni casi, poi, le concessionarie possono anche proporre l’opzione “buy back”, cioè il riacquisto della vettura al termine di un finanziamento che spesso vede la presenza di rate mensili di importo piuttosto basso eventualmente abbinate a un anticipo iniziale e ad una maxi rata finale.

Ad ogni modo, sia che si propenda per il prestito personale sia che si decida di aprire un finanziamento presso la concessionaria, cioè un prestito finalizzato, è sempre fondamentale leggere con attenzione tutte le clausole contrattuali per essere a conoscenza dei costi del finanziamento per evitare spiacevoli sorprese.

Richiedere un finanziamento di qualsiasi tipo per acquistare un’auto nuova o usata richiede di calcolare per bene entrate e uscite di cui si dispone, ed è necessario tenere conto di quelle che vengono definite spese accessorie.

La prima spesa accessoria da tenere in considerazione è l’assicurazione auto, che che in alcuni casi si estende al di là della semplice RCA obbligatoria per legge, includendo polizze extra come furto, incendio o formula Kasko. 

Un altro costo che andrà considerato è poi quello del bollo, altra quota di spesa fissa che accompagnerà costantemente il nuovo proprietario, dall’acquisto in poi.

Altri costi che vanno considerati prima dell’acquisto di un’auto sono quelli relativi alla manutenzione, come il tagliando auto, la cui scadenza viene decisa dalla casa automobilistica in base a un rapporto tempo/chilometri percorsi, e la revisione che, se in un’auto nuova può esser fatta anche dopo 4 anni, nel caso di un’auto usata potrebbe avere un’urgenza maggiore. 

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Cose da sapere

Come funziona il finanziamento per acquisto auto?

Esistono diverse tipologie di finanziamento: il prestito personale, erogato direttamente dalla banca o finanziaria, il prestito finalizzato, in cui il concessionario fa da intermediario, e la cessione del quinto dello stipendio o della pensione. In ogni caso bisogna prestare particolare attenzione ai tassi di interesse applicati, TAN e TAEG.

Come funziona il finanziamento per l’acquisto di un’auto usata?

Se si chiede un finanziamento per acquistare un’auto usata, bisogna fare particolare attenzione  al limite massimo della somma erogabile che viene stabilito in base al reale valore dell’auto usata che deve essere stabilito in base alle indicazioni dei listini dedicati o tramite sopralluogo da parte di un perito.

Come funziona il finanziamento auto presso una concessionaria?

Aprire un finanziamento presso una concessionaria offre una maggiore praticità perché l’acquirente si dovrà relazionare con un unico interlocutore, ossia il venditore. Inoltre si potrà usufruire anche di eventuali promozioni come, ad esempio, il finanziamento a tasso zero o l’opzione “buy back”.

Finanziamento auto: come funziona? 1

Audi A3: acquisto o finanziamento?

Audi A3 Sportback: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

La A3 Sportback è tra le vetture più iconiche di Audi. Tanto che con la quarta generazione, presentata nell’aprile del 2020, la casa tedesca ha deciso di ampliare il listino, che adesso include motori diesel, benzina, ibridi e metano. A3 viene offerta in quattro allestimenti con tantissime possibilità di personalizzazione e con motori che spaziano dai 110 ai 400 CV. La A3 è la prima Audi di segmento C della storia, ad eccezione della Typ P del 1931 che ebbe poco successo, e nasce nel 1996 sfruttando inizialmente il pianale della futura Golf IV e successivamente i pianali delle auto future di segmento C del gruppo.

L’Audi A3 di ultima generazione viene sviluppata sulla piattaforma MQB, la stessa di Volkswagen Golf, Seat Leon e Skoda Octavia, ed è 3 cm più larga (182 cm) e più lunga (434 cm) della versione precedente, mentre passo (264 cm) e altezza (143 cm) restano invariati. La capacità del bagagliaio va dai 380 litri ai 1.200 litri, che si abbassano a 280-1.100 litri nella variante a metano. La nuova A3 viene proposta anche in versione Sedan, che presenta la fascia anteriore simile a quella della Sportback. L’attuale Sedan, in confronto alla precedente, è più lunga di 4 cm (misura 4,50 metri), più larga di 2 cm (1,82 metri) e più alta di 1 cm (1,43 metri).

Novità all’esterno

L’aspetto della A3 Sportback segna una differenza con il passato, grazie alle forme nette e muscolose. La grande griglia centrale occupa quasi tutta la calandra, lasciando spazio soltanto ai fari a led (led matrix e laser a richiesta) e a due vistose prese d’aria con cornice satinata.

La novità principale è sulla fiancata, con un insieme di superfici concave e convesse che dai passaruota alla portiera danno grande dinamismo alla vettura. Sul posteriore, invece, oltre ai fari a led troviamo grandi sfoghi d’aria alle estremità del paraurti che conferiscono sportività e aggressività alla A3.

Audi A3 Sedan: le novità in arrivo 14

E anche nell’abitacolo

Gli interni sono più ricercati nello stile rispetto alla generazione precedente, grazie a materiali di maggiore qualità. Davanti al guidatore spicca lo schermo digitale da 10,25 pollici, mentre al centro plancia si trova lo schermo touchscreen da 10,1” del sistema di infotainment MMI touch. Novità anche per il cambio automatico, con la classica leva sostituita da un selettore più piccolo grazie alla trasmissione shift-by-wire. Tra i sistemi di assistenza alla guida e di sicurezza, troviamo il mantenimento della corsia e il Cruise Control Adattivo, anche con funzione start e stop sui modelli con cambio automatico.

Le motorizzazioni

Come detto la nuova A3 Sportback ha un’ampia gamma di motorizzazioni: benzina, diesel, benzina mild hybrid e metano. L’accesso alla gamma dei motori benzina è il propulsore 30 TFSI, 3 cilindri da 1,0 litri da 110 CV; per chi vuole qualcosa in più c’è il 35 TFSI, 4 cilindri da 1,5 litri da 150 CV. Il motore benzina più potente è il 40 TFSI quattro S tronic, 4 cilindri 2,0 litri da 190 CV con trazione integrale e cambio automatico, che raggiunge la velocità massima di 241 km/h. Gli amanti della guida sportiva possono optare per la S3 spinta dal 2.0 a quattro cilindri da 310 CV.

Audi offre tre motorizzazioni diesel: 30 TDI, 35 TDI e 40 TDI, tutte basate su un 4 cilindri da 2,0 litri, rispettivamente da 116 CV, 150 CV e 200 CV. La versione 40 TDI raggiunge i 243 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in 6,8 secondi. Sia 30 TFSI che 35 TFSI sono proposti anche in versione mild hybrid con impianto a 48 V con cambio automatico S tronic a sette marce di serie e stessa potenza. Presente anche l’alimentazione a metano, con la versione 30 g-tron con cambio automatico a 7 rapport S tronic di serie, basata su un benzina 4 cilindri da 1,5 litri da 131 CV.

Audi A3 Sportback: prezzo, dimensioni e caratteristiche 2

A3 Sportback diesel 2.0 35 TDI S line edition a 43.100 euro

L’Audi A3 Sportback 2.0 35 TDI con cambio S tronic in versione S line edition ha un prezzo di listino di 43.100 euro ed è equipaggiata con accessori come fari full led, cerchi da 18”, assetto sportivo, assistenza al parcheggio, navigatore MMi plus, virtual cockpit e modalità di guida.

Grazie ad Audi Value, il finanziamento personalizzato della casa tedesca, è possibile acquistare la vettura versando un anticipo di 12.930 euro e pagando successivamente 35 rate mensili da 518 euro (TAN 11,99%, TAEG 13,52%). Al termine c’è la maxi rata da 21.365,53 euro e, in caso di restituzione del veicolo, bisogna pagare 0,07 euro per ogni chilometro in più rispetto al limite di 45.000 km. Nella rata mensile è inclusa l’estensione della garanzia per un totale di tre anni o 60.000 km e la manutenzione premium care per i primi due anni o 30.000 km.

Ricarica auto elettriche: quanto costa con Enel X Way

Ricarica auto elettriche: quanto costa con Enel X Way

Enel X Way è fra le aziende leader nella ricarica pubblica. La società del gruppo Enel si occupa di mobilità elettrica, non solo in Italia e, tra punti di ricarica installati direttamente e condivisi con altre imprese, vanta l’infrastruttura più diffusa sul nostro territorio. Non solo: se prendiamo in considerazione i 16 Paesi nei quali è presente, i punti di ricarica raggiungono quota 290.000.

La società è in continua espansione e, recentemente, ha firmato un protocollo d’intesa con Aci (Automobile Club d’Italia) per avviare una partnership per valorizzare l’eMobility italiana. Con questo accordo le due realtà vogliono studiare congiuntamente il posizionamento dei nuovi punti di ricarica sul territorio nazionale e accelerare lo sviluppo della mobilità elettrica in tutta Italia. Enel X Way e Aci cercano un’intesa per promuovere lo sviluppo capillare delle varie colonnine di ricarica nella penisola: da quelle in corrente alternata (AC), con potenze fino a 22 kW, alle HPC da oltre 300 kW, in grado di erogare il pieno di energia alla vettura elettrica in circa 20 minuti. Vediamo le offerte attuali del provider.

I prezzi degli abbonamenti

Enel X Way ha da poco aggiornato i prezzi degli abbonamenti per la ricarica delle auto elettriche, presentando anche sconti interessanti fino al prossimo primo agosto. Si parte con il piano City, che per 39 euro al mese, offre 80 kWh a un prezzo di 0,49 euro/kWh. La seconda proposta si chiama Travel e dà accesso a 160 kWh al mese di ricarica pagando 69 euro, con un prezzo unitario di 0,43 euro al kWh.

L’ultima offerta è Travel Plus, che fornisce 320 kWh al mese, l’equivalente di 1.600 km, secondo Enel X Way. Il costo mensile è di 99 euro, sempre in offerta fino al primo agosto, e abbassa il costo di un kWh a 0,31 euro. Inoltre è compresa in omaggio la tessera Enel X Way, che vale 16 euro. Questa promozione è fatta su misura per dare un premio a chi percorre tanti chilometri con un’auto elettrica. Le tariffe intere, che saranno attive dal 2 agosto, sono di 49 euro al mese per il piano City; 79 euro per Travel e 129 euro per Travel Plus.

Ricarica auto elettriche: quanto costa con Enel X Way 1

Le tariffe pay per use e piani OpenCharge

I costi per kWh aumentano se si sceglie di pagare al consumo. Per chi vuole ricaricare la propria auto con la modalità pay per use, attaccandosi a una colonnina a corrente alternata (fino a 22 kW), il prezzo è di 0,69 euro a kWh. Chi ricarica attraverso una colonnina a corrente continua (DC) fino a 100 kW dovrà pagare 0,89 euro/kWh; mentre per chi usufruisce di una HPC da oltre 150 kW il prezzo sale a 0,99 euro/kWh.

L’offerta si completa con i piani OpenCharge, che assicurano due “pieni” alle colonnine pubbliche e ricariche illimitate a casa. Queste le tre formule proposte da Enel X Way: OpenCharge 20 (per vetture elettriche con batteria fino a 20 kWh, al costo di 50 euro al mese); OpenCharge 50 (per auto elettriche con batteria da 21-50 kWh, 80 euro al mese) e OpenCharge 75 (per auto elettriche con batteria da 51-75 kWh a 120 euro al mese).

Modifiche e aggiornamenti a portata di app

Tutti gli abbonamenti verranno aggiornati in automatico al momento del rinnovo mensile. Gli abbonati non dovranno fare niente: le nuove condizioni compariranno nell’app, che permette anche di modificare in autonomia il proprio piano in base alle esigenze di mobilità e di ricarica. In caso di disattivazione di un abbonamento, sarà applicata la tariffa pay per use basic.

Aggiornamento anche per l’applicazione, che ora consente di pianificare i viaggi ed è dotata di un sistema di prenotazione e monitoraggio dei punti di ricarica migliorato rispetto alle versioni precedenti.

Auto sostenibili: Nissan punta sull’alluminio

Nissan Qashqai: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Nissan scommette sull’alluminio per abbattere le emissioni di CO2. Il marchio giapponese è costantemente alla ricerca di nuove soluzioni per rendere più sostenibili sia i veicoli che il processo di produzione: il metallo, utilizzato già da tempo nel mondo dell’auto, è la scelta della casa di Yokohama.

L’attuale Qashqai è il primo modello Nissan fabbricato in Europa con un numero importante di lamierati in alluminio leggero. Le portiere, il cofano e i parafanghi anteriori sono stampati in lega di alluminio: in questo modo la carrozzeria di Qashqai è più leggera di 60 kg rispetto alla versione precedente. La differenza di peso ne rende migliore l’efficienza in termini di emissioni e consumi e consente di accogliere più tecnologia, compresi i nuovi motori elettrificati.

Il riciclo dell’alluminio permette di risparmiare il 90% di energia

A tutto questo si somma un nuovo processo produttivo nella fabbrica inglese di Sunderland. Il marchio giapponese ha investito più di 60 milioni di euro per realizzare una seconda linea di presse extra-large e per un impianto di separazione a ciclone per il riciclo dell’alluminio, in grado di gestire sette tonnellate di metallo all’ora e di creare uno scarto di alta qualità. Lo scarto viene messo a disposizione dei fornitori, che a loro volta lo trasformano in nuovi fogli di lega di alluminio che fanno ritorno nelle linee di produzione dello stabilimento di Sunderland. In questo modo il processo produttivo è più sostenibile: le emissioni di CO2 e gli scarti ridotti rappresentano un ulteriore passo verso la neutralità del carbonio che Nissan vuole raggiungere con le attività aziendali e nel ciclo di vita dei prodotti entro il 2050. A conti fatti il riciclo efficiente dell’alluminio consente di risparmiare più del 90% dell’energia che sarebbe necessaria per produrre lo stesso quantitativo di lamiere impiegando le materie prime.

Nissan Ariya: prezzi, dimensioni e caratteristiche 7

Leaf prodotte a zero emissioni sfruttando il sole

L’ampliamento del parco solare dello stabilimento di Sunderland a 25 MW permette di coprire oltre il 50% dell’energia consumata dalla fabbrica e di produrre a zero emissioni ogni Nissan Leaf venduta in Europa. Inoltre la casa giapponese ha altri progetti ambiziosi per la fabbrica britannica: non sarà solo il polo europeo di Nissan per la mobilità sostenibile, ma anche il primo Electric Vehicle Hub al mondo basato su un ecosistema a zero emissioni.

Obiettivo neutralità entro il 2050

Come detto Nissan punta a essere carbon neutral in tutte le proprie operazioni e nel ciclo di vita dei propri prodotti entro il 2050. Questo vuol dire che le missioni di CO2 nell’atmosfera dovranno essere zero in tutti i processi: dall’estrazione delle materie prime, alla produzione delle auto e delle componenti, all’uso su strada dei veicoli, al riciclo o riutilizzo delle automobili a fine vita. Per centrare l’obiettivo, dal 2030 in poi la casa giapponese venderà soltanto veicoli elettrificati nei mercati principali. A Leaf si aggiunge il nuovo suv elettrico Ariya, che sarà seguito da nuovi modelli prodotti sempre sulla piattaforma CMF-EV.

Le auto che non vedremo più: Ford Mondeo

Le auto che non vedremo più: Ford Mondeo 1

I cambiamenti dei gusti degli automobilisti, che preferiscono sempre di più Suv e crossover, hanno spinto Ford a interrompere anche la produzione della Mondeo. L’ammiraglia del marchio americano, dopo quattro generazioni, è costretta a cedere il passo alle carrozzerie maggiormente richieste dai consumatori e ai veicoli elettrificati. La casa dell’Ovale Blu ha già annunciato investimenti per oltre 20 miliardi di euro nel processo di elettrificazione, con l’obiettivo di sfornare due milioni di veicoli elettrici all’anno entro il 2026.

Nel vecchio continente la produzione della Mondeo è terminata nell’aprile dello scorso anno, mentre sempre nel 2022, è stata presentata la quinta generazione solo per il mercato cinese. Questa versione è dotata di motore a benzina turbo da 2 litri, 238 CV e 376 Nm di coppia prodotto dalla Changan Ford; raggiunge i 225 km/h e ha un cambio automatico a otto velocità e la trazione anteriore. La nuova Ford Mondeo viene venduta anche in Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar come Ford Taurus.

Le auto che non vedremo più: Ford Mondeo 3

Una storia di successo iniziata nel 1993

La Mondeo, che appartiene al segmento D, fa il proprio esordio al Salone dell’Automobile di Ginevra  nel marzo del 1993 come erede della Sierra. Viene prodotta in Belgio, a Genk, in versione quattro porte, cinque porte berlina e station-wagon. L’aggiornamento della prima serie risale al 1996, mentre la seconda generazione viene presentata nel 2000, la terza nel 2007 e la quarta nel 2014. È una delle Ford di maggior successo, nonché la prima del marchio concepita come vettura globale, cioè destinata a sostituire varie auto in tutto il mondo. Ne sono state vendute cinque milioni di esemplari e ha contribuito a risollevare le sorti del marchio, dopo anni di perdite.

Il fatto di essere l’unica vettura della categoria ad avere l’airbag per il guidatore di serie, le ha permesso di riscuotere grande successo e conquistare il premio di “Auto dell’anno 1994”. Altri punti di forza di Mondeo sono lo spazio interno più ampio a parità di dimensioni rispetto alla Sierra e la linea esterna moderna per l’epoca, con forme arrotondate caratteristiche delle auto degli anni ’90. In più gli interni sono ben curati e i modelli top possono contare su sedili in pelle, computer di bordo, tettuccio elettrico e cerchi in lega. Nel 1995 arriva l’aggiornamento sulla sicurezza con airbag frontali, barre side-impact, pretensionatori delle cinture di sicurezza e ABS di serie nella versione Ghia. Mondeo usa tre versioni del 16 valvole dei nuovi motori Zetec: il 1.6 da 90 CV, il 1.8 da 115 CV e un nuovo 2.0 da 136 CV e l’Endura-D 1.8 turbodiesel.

Le auto che non vedremo più: Ford Mondeo 4

Ancora più sicurezza con la seconda generazione

La seconda generazione arriva nell’ottobre del 2000 come berlina a due o tre volumi e SW: è più grande della precedente e più curata negli interni, dove il design americano dell’esordio lascia il posto a quello tedesco. La sicurezza passiva resta al centro della politica di Ford: il corpo dell’auto è più resistente e viene introdotto “l’Intelligent Protection System” (IPS), un sistema di sensori capace di decidere la migliore combinazione di sicurezza attivando o meno gli airbag frontali, laterali o a tendina. Per la sicurezza attiva, su tutte le versioni arrivano ABS ed EBD, con l’ESP come optional. Il motore 1.6 Zetec non c’è più, mentre il 1.8 e il 2.0 vengono revisionati e rinominati Duratec. L’Endura-E 1.8 turbodiesel lascia il posto al più sofisticato 2.0 Duratorq con iniezione diretta (TDDi) con turbocompressore a geometria variabile.

Le auto che non vedremo più: Ford Mondeo

Computer di bordo nella terza serie

La terza generazione, presentata nella seconda metà del 2006, è protagonista anche nel film di James Bond Casino Royale. Con 188,6 cm è più larga della versione precedente e usa nuovi motori: a benzina troviamo il 1.6 litri da 125 cavalli, il 2.0 litri 145 CV, un nuovo 2.3 16v da 161 CV abbinato solo al cambio automatico 6 rapporti e il 2.5 litri 5 cilindri turbo con 220 CV di origine Volvo. Tra i diesel ci sono il 1.8 TDCi da 125 cavalli, il 2.0 TDCi da 140 cavalli, sia con cambio manuale a 6 rapporti che con cambio automatico/sequenziale 6 rapporti e il 2.2 diesel da 175 cavalli. L’abitacolo è più moderno con l’interfaccia uomo-macchina (HMI) di Ford e il quadro strumenti con un display LCD da 5 pollici (130 mm) per la visualizzazione del computer di bordo.

Le auto che non vedremo più: Ford Mondeo 2

Trazione integrale con la quarta generazione

La quarta generazione della Mondeo viene venduta in Europa a partire dall’autunno 2014 e, per la prima volta, presenta la trazione a quattro ruote motrici, che può essere combinata anche con i motori diesel e le trasmissioni automatiche. I fari a led e le cinture di sicurezza con possibilità di airbag integrato sono le altre novità. I motori benzina sono il tre cilindri di 998 cm³ da 125 CV, il quattro cilindri da 1499 cm³ da 160 CV e il quattro cilindri da 1999 cm³ con 203 CV, 240 CV e 187 CV, quest’ultimo in versione ibrida. I diesel sono tutti a quattro cilindri: il 1560 cm³ da 115 CV (prodotto fino a maggio 2015), il 1499 cm³ da 120 CV (a partire da maggio 2015), il 1997 cm³ da 150 CV, 180 CV e 210 CV. Tutti i motori sono disponibili con cambio manuale a sei marce o a sei marce automatico.

L’Italia contro l’Euro 7

Test Green NCAP: quanto sono davvero "pulite" le nostre auto? 5

L’Italia guida il fronte comune contro lo standard Euro 7. Il nostro Paese e altre sette nazioni del vecchio continente hanno firmato e inviato alla Commissione europea un documento unitario per affermare la propria contrarietà al nuovo regolamento in materia di emissioni di automobili e furgoni.

Nel documento sottoscritto da Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria vengono indicate le preoccupazioni dei governi per quanto riguarda la proposta di introduzione dell’Euro 7 a partire da luglio 2025. Gli otto Paesi bocciano senza appelli la misura proposta dall’Unione europea: “È irrealistica e rischia di avere effetti negativi sugli investimenti nel settore, già impegnato nella transizione verso l’elettrico – dice la nota – I requisiti per i nuovi standard di emissione Euro 7 devono essere considerati nel più ampio contesto legislativo dell’Unione europea”.

Nel mirino le emissioni di freni e pneumatici

Al centro delle proteste degli otto Paesi ci sono le nuove regole sulle emissioni in atmosfera di inquinanti da freni e pneumatici. “Viene percepita l’importanza di migliorare le performance in termini di emissioni che saranno ancora rilevanti dopo il 2035 – si legge nel documento inviato alla Commissione europea – in particolare per le particelle legate all’abrasione di freni e pneumatici, in quanto consentiranno al settore di concentrarsi sulle emissioni che saranno ancora prodotte dai veicoli elettrici dopo 2035”. “I nuovi valori limite per freni e pneumatici – prosegue il documento – dovrebbero tuttavia riflettere l’attuale sviluppo dei metodi di misurazione a livello delle Nazioni Unite, includere l’applicazione della relativa fase di monitoraggio a livello delle Nazioni Unite e tenere conto delle proprietà dei veicoli elettrici. Ciò consentirebbe di fissare i limiti di emissione a un livello adeguato”.

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Tutela dei consumatori e protezione dell’ambiente

Pochi giorni fa, nel corso dell’Automotive Dealer Day 2023 di Verona, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini aveva anticipato alcuni dei punti fondamentali contenuti nel documento firmato dagli otto Paesi. “È fondamentale valutare correttamente l’impatto del quadro Euro 7 proposto – riporta il testo del documento – anche sul comportamento dei consumatori, e garantire che le nuove norme sulle emissioni siano adatte allo scopo, nel senso che siano realistiche rispetto allo stato dello sviluppo tecnico e in termini di analisi costi-benefici. Soltanto un regolamento ben equilibrato fornirà il contributo positivo atteso alla protezione dell’ambiente senza mettere a repentaglio il futuro e la competitività dell’industria automobilistica europea, compreso l’accesso alla mobilità per i cittadini e la sua convenienza”.