Auto elettrica: tutti i sistemi per il recupero dell’energia

Audi E-tron Prototipo, efficienza con recupero energia

Detto che per ricaricarsi un’auto elettrica ha necessariamente bisogno di una fonte esterna di energia, tutte le moderne auto a batteria sono comunque in grado di recuperare un po’ di energia anche in movimento. Questo grazie ad una serie di sistemi capaci di convertire l’energia cinetica in chilometri di autonomia che vanno così ad aumentare (anche se di poco) i chilometri che l’auto è in grado di percorrere prima di doversi fermare a ricaricare. Vediamo allora quali sono i sistemi di recupero dell’energia più comuni e quelli invece più particolari.

Freni

Partiamo dal più comune, ovvero quello che sfrutta le fasi passive della marcia, ovvero tutti i momenti in cui non si preme il pedale dell’acceleratore. Il funzionamento è molto semplice: in questi momenti il motore elettrico inverte il proprio funzionamento, trasformandosi in una sorta di grande alternatore che sfrutta l’energia cinetica ricevuta dalle ruote per generare corrente da reinviare alla batteria. Il risultato di questa inversione di funzionamento è una decisa decelerazione, che su molti modelli può essere regolata, permettendo anche di arrivare ad arrestare completamente l’auto senza intervenire sui freni.

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Sospensioni

Partendo dal presupposto che ogni organo in movimento su un’auto può permettere di convertire quel movimento in energia, ecco che gli elementi dai quali è possibile recuperare chilometri di autonomia diventano innumerevoli. Tra questi troviamo anche le sospensioni, che Audi ha trovato il modo di sfruttare attraverso il sistema eROT. Si tratta di ammortizzatori di tipo elettroidraulico e quindi a smorzamento controllato elettronicamente, collegati ad un sistema capace di sfruttare il molleggio e le oscillazioni dei bracci per convertire quell’energia in corrente. Va detto però, che l’energia recuperata da questo sistema è relativamente bassa e quindi utile più su powertrain ibridi piuttosto che completamente elettrici.

Turbine

A proposito di modelli ibridi, un capitolo va dedicato al Kers. Un sistema portato alla ribalta dalle monoposto di formula uno. Il suo funzionamento si basa sullo sfruttamento dei momenti di inerzia delle turbine. L’energia in eccesso presente all’interno delle turbine viene recuperata e quindi utilizzata per assicurare il funzionamento del motore elettrico presente a bordo per migliorare così le prestazioni del modello. Tale sistema, infatti, viene solitamente utilizzato su modelli ad alte prestazioni.

Auto elettrica: quali motori esistono e come funzionano

Vapore

Ma il sistema di recupero dell’energia più particolare è quello messo a punto da BMW. Si chiamava Turbosteamer e consisteva in una serie di condotti in cui dell’acqua veniva trasformata in vapore grazie al calore dei gas di scarico. La pressione del vapore serviva poi a muovere un volano che generava così energia. Il sistema doveva essere montato su alcuni modelli di serie a partire dal 2015, ma la complessità del sistema e l’aumento di peso che questo comportava non gli permise di superare la fase prototipale.

Auto elettrica: quali motori esistono e come funzionano

Come funziona il motore elettrico per auto?

Il funzionamento di un’auto elettrica è decisamente più semplice rispetto a quello di un’auto ad alimentazione tradizionale. I motori elettrici, infatti, sono molto più semplici di quelli a scoppio e rispetto a questi riescono a garantire anche un più alto livello di efficienza dal punto di vista energetico. Va detto, inoltre, che a determinare le prestazioni di un’auto elettrica non è soltanto il motore, come invece avviene in un’auto benzina o diesel, ma anche la batteria. Le dimensioni di questa, infatti, sono in grado di influenzare anche di molto le performance della vettura.

Due tipologie

Al netto di questo, sono fondamentalmente due le tipologie di motore elettrico presenti oggi sul mercato, o quantomeno quelle che vanno per la maggiore. La prima è quella sincrona a magneti permanenti, mentre la seconda è asincrona o a induzione. Si tratta di due approcci profondamente diversi, in grado entrambi si assicurare un ottimo livello di efficienza, anche se quello che va per la maggiore, ad oggi, è quello a magneti permanenti. Vediamo come funzionano.

Auto elettrica: quali motori esistono e come funzionano

Motore sincrono

Il motore elettrico sincrono a magneti permanenti è quello più utilizzato non soltanto sulle elettriche, ma anche sulle ibride. Il concetto alla base del suo funzionamento è quello dell’attrazione e repulsione magnetica, invertendo il campo magnetico quando i magneti si allineano. È costituito da un rotore solidale ad un albero sul quale sono presenti diversi poli magnetici di polarità alternata e da uno statore sul quale sono montati gli avvolgitori del circuito di alimentazione. Questa soluzione assicura un’efficienza vicina al 100% e possono contare su dimensioni particolarmente compatte, ideali quindi per l’applicazione sulle moderne auto elettriche.

Skoda Citigo elettrica: motore

Motore asincrono

Dopo l’abbandono di Tesla di questa tecnologia, oggi nel mondo dell’auto sono rimasti pochissimi ad utilizzare i motori asincroni. Il funzionamento di questo tipo di motore è molto diverso da quello sincrono. Tanto per cominciare fa a meno dei magneti permanenti e induce un campo magnetico in movimento sia nello statore, sia nel rotore, sfruttando la differente velocità di rotazione tra i due campi per “trascinare” il rotore. Come per il motore a magneti permanenti, anche quello asincrono è collegato ad un inverter che converte la corrente continua proveniente dalla batteria in corrente alternata.

Incentivi auto 2022: nessun bonus per le flotte

incentivi-auto-2019

L’approvazione degli incentivi auto 2022 ha suscitato le proteste di alcune associazioni di categoria, che rimproverano al governo di aver penalizzato segmenti di mercato importanti come le flotte aziendali.

Alberto Viano, presidente dell’Aniasa (associazione nazionale industria dell’autonoleggio e servizi automobilistici), lancia un appello al governo affinché aiuti il settore, tagliato fuori dai bonus. “L’esclusione del noleggio dagli incentivi auto non può che stupire – si legge in una nota – in quanto oggi proprio il noleggio, dati alla mano, è il principale strumento in grado di favorire la transizione ecologica del nostro parco circolante e di accelerare il ricambio dei veicoli più inquinanti”.

Aiuti soltanto per i privati

L’Aniasa rivendica l’importanza delle flotte aziendali e del noleggio che attualmente ricoprono: “un ruolo fondamentale nel supportare il rinnovo del parco circolante”. Stando ai primi dati del 2022 da gennaio a marzo le società hanno immatricolato il 65% delle vetture elettriche vendute e il 77% di quelle ibride. Numeri importanti per favorire la transizione ecologica che, grazie agli aiuti statali, potrebbe registrare un’importante accelerata.

“L’esclusione del noleggio dagli incentivi automotive – sottolinea l’Aniasa – è indice di come a prevalere sia una visione che ancora privilegia l’acquisto dell’auto, che finirà per rallentare il processo di transizione ecologica e il passaggio graduale dalla proprietà all’uso dei veicoli; un’evoluzione che porta con sé evidenti positive ricadute in termini di sostenibilità ambientale e sicurezza dei veicoli, nonché certezza sul fronte delle entrate tributarie per l’Erario”.

Aniasa spera nelle detrazioni

L’associazione si augura “che almeno le imprese possano beneficiare della rivisitazione dell’Iva sulle vetture aziendali che finalmente colmi il gap che ci separa dai principali Paesi europei”. L’Aniasa avanza una proposta che fa eco a quanto sollecitato anche dall’Unrae (unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri). Le associazioni chiedono di modificare la percentuale di detrazione Iva in base alle fasce di emissioni, basandosi sulle seguenti aliquote:

  • dal 40% al 100% per i veicoli con emissioni di CO2 0-20 g/km
  • all’80% per i veicoli con emissioni di CO2 21-60 g/km
  • al 50% per i veicoli con emissioni di CO2 61-135 g/km

L’Aniasa chiede al governo di uniformarsi ai principali mercati europei come Germania, Spagna e Francia, dove “la detraibilità ai fini Iva è concessa al 100%, in ottemperanza alla normativa europea; mentre in Italia vige un regime in deroga sulla detraibilità, dal lontano 27 giugno 2007, con l’applicazione della stessa nella misura forfetaria del 40%, anziché del 100%”.

Auto elettrica: quanto è importante la pompa di calore?

Tesla Model 3 interni

L’abbiamo detto tante volte: l’autonomia è la vera e propria chiave del successo di un’auto elettrica. Tutto sulle auto a batteria ruota intorno al concetto di efficienza e ogni elemento, non solo del powertrain, viene studiato e sviluppato per raggiungere il massimo livello di performance possibile in termini di contenimento dei consumi. Basti pensare che le gomme da sole, possono incidere fino all’8% sull’autonomia di un’auto elettrica. Del resto, a consumare non sono soltanto i motori, ma anche i servizi, come il riscaldamento.

Sfruttare la colonnina

Riscaldare l’abitacolo di un’auto elettrica durante i mesi invernali comporta un notevole consumo di energia che viene utilizzata, ovviamente, a discapito dell’autonomia. Ma un modo per ovviare a questo problema c’è: quello più semplice è rappresentato da avviare il preriscaldamento dell’abitacolo mentre la vettura è in carica. In questo modo l’energia necessaria per far funzionare il sistema di riscaldamento viene presa dalla colonnina e non dalla batteria. Oppure, scegliere un modello dotato di pompa di calore.

Ioniq 5, la prima della specie 5

Come funziona

Questo sistema è infatti in grado di utilizzare lo stesso calore generato dall’automobile nel suo funzionamento, per riscaldare l’abitacolo. Così facendo, il sistema è in grado di riscaldare gli occupanti, senza andare ad inficiare sull’autonomia della vettura. La pompa di calore è costituita da tre elementi: un compressore, un evaporatore e un condensatore. Il sistema è in grado di “raccogliere” il calore generato non soltanto dalla batteria e dai motori elettrici, ma anche dal caricatore di bordo e l’inverter. Il calore viene quindi utilizzato per scaldare il liquido refrigerante e portarlo allo stato gassoso. Il gas così ottenuto viene gestito dal condensatore che lo riporta nuovamente allo stato liquido. In questa fase, il refrigerante genera energia termica che viene raccolta dalla pompa di calore che la usa infine per scaldare l’abitacolo su richiesta.

 

Incentivi auto 2022: come chiedere il bonus

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Dopo mesi di discussioni e rinvii, gli incentivi auto 2022 sono realtà. La cifra stanziata per quest’anno ammonta a 650 milioni di euro. Di seguito alcuni consigli su come acquistare un’automobile nuova usufruendo del bonus statale.

Il limite dei 180 giorni

Per beneficiare degli incentivi, l’auto deve essere immatricolata entro 180 giorni dalla prenotazione del contributo. In pratica chi acquista una vettura nuova deve sperare che il veicolo ordinato, e inserito dal concessionario nel portale delle prenotazioni del Mise, arrivi in tempo per essere targato entro i sei mesi previsti. I tempi di consegna ricoprono un’importanza fondamentale: ultimamente si sono allungati e a volte superano i sei mesi. Questi ritardi sono dovuti alla crisi dei chip, a cui si è aggiunta la carenza di cablaggi per auto elettriche che vengono prodotti principalmente in Ucraina. La mancanza di materie prime ha indotto alcuni costruttori a non accettare nuovi ordini per alcune auto elettriche.

6 step per comprare un’auto nuova da un concessionario

Firmare il contratto in anticipo

Per aggirare i lunghi tempi di consegna delle vetture nuove è possibile firmare il contratto di acquisto prima dell’entrata in vigore degli incentivi 2022, concordando con il venditore l’immediata prenotazione all’apertura della piattaforma web e la possibilità di annullare il contratto per firmarne un altro in caso di ritardi di consegna e immatricolazione. A questo proposito va ricordato che gli incentivi auto ci saranno anche nel 2023 e nel 2024. Gli automobilisti che hanno prenotato gli incentivi 2021 lo scorso novembre sono preparati ad annullare il contratto e a firmarne un altro, con il bonus 2022, se l’auto non dovesse arrivare entro i 180 che scadono a fine maggio. In entrambi i casi è fondamentale aggiungere una clausola che vincola l’acquisto della nuova vettura all’effettiva prenotazione dell’incentivo statale.

Acquistare un’auto in pronta consegna

Un’altra soluzione per accaparrarsi gli incentivi 2022 è comprare un veicolo disponibile in concessionaria e in pronta consegna. L’immatricolazione arriverebbe subito dopo la prenotazione del bonus, che varia da 2.000 a 5.000 euro. In questo caso, però, bisogna stare attenti: molto spesso le vetture disponibili nei saloni sono poche e vengono vendute a prezzi più alti e senza sconti. I ritardi nelle consegne rendono queste auto più appetibili grazie alla disponibilità immediata.

Una vettura in pronta consegna può raggiungere un prezzo maggiorato che annulla il vantaggio economico dell’incentivo statale, soprattutto se si acquistano auto a benzina, diesel, Gpl e metano che possono avere al massimo un bonus di 2.000 euro con rottamazione. Bisogna anche tenere in considerazione che le auto in esposizione, nella maggior parte dei casi, sono full optional e rischiano di superare il limite di spesa previsto per gli incentivi (35.000 euro e 45.000 euro – senza Iva e optional inclusi – a seconda della fascia di CO2).

acquisto auto usata certificazioni e garanzie

Attenti ai cali di prezzo “su misura”

Chi ha intenzione di acquistare un’automobile e vuole usufruire degli incentivi 2022 farebbe bene a tenere d’occhio i listini ufficiali dei produttori. Negli ultimi giorni alcuni modelli che superavano di poco il limite di 35.000 e di 45.000 euro (Iva esclusa) sono stati scontati in modo da poter rientrare nel bonus adottato dal governo. Nelle prossime settimane la stessa sorte potrebbe toccare a quelle vetture che al momento non rientrano nei limiti. Per non lasciarsi sfuggire l’occasione, il consiglio è di guardare spesso i siti internet ufficiali delle varie case automobilistiche e di andare dal concessionario.

Auto elettrica: quando il design è funzionale

Auto elettrica: quando il design è funzionale

Il passaggio all’auto elettrica sta modificando non soltanto il nostro modo di guidare, ma anche lo stesso approccio alla progettazione del veicolo. Tralasciando la parte tecnica che, va da sé, è profondamente diversa rispetto a quella delle vetture alimentata a benzina o Diesel, l’auto elettrica ha portato ad un approccio del tutto nuovo anche dal punto di vista stilistico.

I tempi cambiano

Fino a qualche anno fa, quando l’auto elettrica veniva ancora vista come una mosca bianca nel panorama automobilistico mondiale e una scelta quasi pionieristica per quegli automobilisti che la acquistavano, le auto a batteria erano immediatamente riconoscibili. Per distinguersi dalla massa puntavano su uno stile estroverso e fuori dagli schemi, capace di urlare a gran voce il loro essere così diverse. Oggi questo trend sta cambiando e i costruttori tendono a uniformare il design delle loro elettriche a quelle dei modelli ad alimentazione tradizionale presenti in gamma. Un escamotage pensato per rendere quanto più progressivo possibile questo processo di transizione verso l’elettrico che presto tutti quanti saremo chiamati ad affrontare.

Audi Q4 e-tron concept: interni

Più spazio a bordo

Ma l’auto elettrica permette anche interessanti opportunità per gli ingegneri e per i designer, proprio grazie alla libertà stilistica che deriva da una meccanica tanto semplificata. Gli ingombri ridotti di motori e pacchi batterie lascia ai designer maggiore possibilità di tracciare linee con meno vincoli tecnici. Il che, si traduce nella possibilità di disegnare abitacoli più spaziosi e confortevoli per i passeggeri. Basti pensare che la nuova Audi Q4 e-tron ha le dimensioni esterne di una Q3, ma la capacità di carico di una Q5 e uno spazio a bordo uguale a quello di una Q7. L’assenza del tunnel centrale, così come del cambio, liberano moltissimo spazio per gli occupanti, che così da passeggeri si trasformano in veri e propri abitanti dell’automobile, avvolti in un ambiente che ormai si avvicina più allo stile di un salotto piuttosto che a quello di un abitacolo.

Scolpite dal vento

Ma l’auto elettrica porta con se anche alcuni vincoli per i designer. L’abbiamo detto tante volte, quando si parla di auto a batterie, uno degli elementi da tenere in maggiore considerazione oggigiorno è l’autonomia. Elemento quest’ultimo, al quale si contribuisce non soltanto sfruttando le più moderne soluzioni tecnologiche sul fronte delle batterie, ma anche disegnando una carrozzeria quanto più aerodinamica possibile. Le linee delle moderne auto elettriche sono letteralmente scolpite dal vento. I designer sfruttano ogni soluzione possibile per abbassare il coefficiente di penetrazione aerodinamico delle vetture. Per questo motivo, buona parte delle elettriche sono dotate di calandra carenata e di elementi mobili sulla carrozzeria per modificare ed ottimizzate attivamente i flussi d’aria che investono l’auto. Tutto incide sull’autonomia. Basti pensare che gli specchietti retrovisori digitali dell’Audi e-tron sono in grado di aumentare l’autonomia dell’1%. Si lavora con molta attenzione anche sui cerchi in lega, che spesso vengono appositamente carenati.

Battery swap: può essere il futuro per l’auto elettrica?

Battery swap: può essere il futuro per l'auto elettrica? 1

La costante ricerca di nuove soluzioni per aumentare l’autonomia delle moderne auto elettriche va oltre lo sviluppo di inedite tecnologie per gli accumulatori. Ed è proprio su questo punto che il mercato si divide. Da una parte chi continua a puntare sullo sviluppo delle attuali batterie, dall’altro, chi invece sostiene un approccio completamente diverso, quello del battery swap.

Di cosa si tratta

Più che di una vera e propria tecnologia, si tratta di un diverso approccio alla mobilità elettrica. Di fatto, il pacco batterie resta quello di sempre ma, una volta scarico, non ci si deve preoccupare di cercare una colonnina per ricaricare l’auto. Basta recarsi in apposite stazioni di servizio e sostituire direttamente la batteria con una carica. Un’operazione semplice (su modelli appositamente pensati per il battery swap ovviamente) che richiede soltanto pochi minuti.

Battery swap: può essere il futuro per l'auto elettrica?

I vantaggi

Secondo chi su questa soluzione ci ha puntato già da tempo, il battery swap può rappresentare un approccio concreto alla mobilità a zero emissioni. Da un lato, infatti, ci si libera dal problema di dover cercare una colonnina libera e, soprattutto, delle lunghe soste legate alla ricarica. Ma non è tutto. Sostituendo la batteria una volta scarica, infatti, si evita di sovraccaricare la rete elettrica negli orari di punta, ovvero quando la maggior parte degli automobilisti “alla spina” sono fermi per ricaricare. Un vantaggio porterebbe quindi allo snellimento dell’infrastruttura di ricarica, con relativi un importante contenimento dei costi.

Gli svantaggi

Ma non sono tutte rose e fiori. Sono molte le aziende che hanno subito preso le distanze da questa soluzione, tra le quali spicca sicuramente Tesla. Il brand americano sostiene che quella del battery swap non possa essere una strada percorribile per rendere la mobilità a zero emissioni davvero fruibile. Il motivo è di natura tecnologica. Negli ultimi anni, infatti, le tecnologie legate alle moderne batterie sono cresciute in maniera esponenziale. Oggi una batteria è in grado di garantire un’efficienza in termini di prestazioni e di autonomia molto elevati, a fronte di dimensioni sempre più contenute. Inoltre, con la prospettiva di passare presto allo stato solido, ecco che il concetto di “ansia da autonomia” potrebbe sparire. Inoltre, per far si che questo sistema funzioni occorre che venga stabilito uno standard che uniformi le batterie realizzate da tutti i produttori. Solo in questo modo può essere ipotizzabile la realizzazione di una rete di strutture per il battery swap, perché solo così le batterie delle auto sarebbero tutte uguali e facilmente sostituibili, indipendentemente dal modello sul quale sono montate.

Nio ET5: prezzi, dimensioni e caratteristiche 1

Alcuni esempi

In Europa e negli Stati Uniti la soluzione del battery swap stenta a decollare, ma in Cina sembra invece prendere sempre più piede. Nel paese del Dragone il battery swap è nato nel mercato delle biciclette, riuscendo ad affermarsi in maniera molto decisa grazie alla creazione di uno standard che ha uniformato le batterie di tutti i costruttori. Oggi in Cina è infatti possibile acquistare una bicicletta elettrica senza batteria, per poi montarla in un secondo momento. Ma biciclette a parte, la pratica della sostituzione della batteria scarica è arrivata anche la mondo delle due ruote. Per i piccoli scooter da città per la precisione e ora anche qualche brand automobilistico si è detto interessato. Tra questi spicca Nio, che attualmente possiede oltre 800 stazioni per lo scambio delle batterie in Cina e ne ha appena aperta una in Europa.

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno 2

Per quanto possa venire naturale pensare alle vetture ibride ed elettriche come alla più forte espressione della moderna tecnologia, questo sistema affonda le sue radici agli inizi del secolo scorso. Era il 1900 quando a Parigi veniva presentata la Lohner-Porsche. Il primo veicolo ibrido della storia. Era spinto da due motori elettrici posizionati sulle ruote anteriori e alimentati da un pacco batterie, che dipendeva a sua volta da un motore a benzina. Il lancio della vettura creò grande scalpore anche grazie alla sua partecipazione a diverse competizioni. L’evoluzione di questo modello, la Lohner “Semper Vivus”, sfruttava il medesimo schema della Lohner-Porsch, ma puntando su un powertrain 100% elettrico.  Ma il suo prezzo elevato non le permise di affermarsi sotto il profilo commerciale, mentre la convenienza economica delle auto con il solo motore termico, escluse la propulsione ibrida ed elettrica dal mercato per quasi un secolo.  Negli ultimi trent’anni, però, la crescente preoccupazione per inquinamento del pianeta ha riportato il sistema ibrido alla ribalta.

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno 1

La prima della specie

Ma c’è stato un modello che, cronologicamente, è venuto ancora prima della Lohner-Porsche. era il 1884 e Thomas Edison presentava al mondo la prima vettura completamente elettrica della storia. Questa era alimentata da quello che venne battezzato come Generatore Piromagnetico che, di fatto, funzionava come un alternatore ma al contrario. L’energia, invece, veniva stipata all’interno di una batteria Nichel-Alcalina più compatta, leggera e affidabile di quelle al piombo in uso all’epoca. Il modello era in grado di percorrere fino a 170 km con una carica completa, ad una velocità massima di 40 km/h. Ad inizio secolo l’entusiasmo intorno all’elettrico era tanto. In molti puntavano su questo tipo di alimentazione, al punto che nel 1899 l’auto più veloce al mondo era proprio un’elettrica. Si trattava della “Jamais Contente”, che nel 1899 superò per la prima volta il muro dei 100 km/h.

I primi esperimenti moderni

Tuttavia, il costo di produzione del pacco batteria e l’efficienza ridotta di questa, misero un freno allo sviluppo delle auto elettriche, decretando così il successo delle più economiche vetture alimentate a benzina. Per quasi cento anni, quindi, il mondo della mobilità rimase legato all’utilizzo di combustibili fossili, fatta eccezione per alcuni sporadici test condotti da alcuni costruttori. Tra questi ricordiamo Fiat, che nel 1972 presentava la X1/23, una microcar a due posti con un motore elettrico da 10 kW montato sull’asse anteriore, un peso di appena 820 kg per un’autonomia di 70 km.

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno

Si inizia a fare sul serio

Ma è solo negli anni Novanta che i costruttori iniziano a guardare all’elettrico come una vera strada per il futuro per la mobilità. In questo periodo, infatti, in molti si cimentano nella produzione di modelli in piccola serie, andando quindi oltre lo stato prototipale. Tra questi c’è ancora una volta Fiat con la Panda Elettra, alimentata da una batteria al piombo e da un motore da 14 kW per un’autonomia di 100 km/h. Dopo di lei arrivarono la Cinquecento e la Seicento Elettra, entrambe con un’autonomia di 100 km. Anche Mercedes negli anni Novanta puntò sull’elettrico con la 190E Elektro. Era alimentata da una batteria al cloruro di sodio e nichel che dava energia a due motori posteriori per una potenza totale di 44 CV. L’autonomia era di 250 km, mentre la velocità massima raggiungeva i 130 km/h. Il resto è storia dei nostri tempi.

 

 

Auto termiche addio: tutti gli stati che hanno deciso di vietare Diesel e benzina

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Che il mondo dell’auto stia andando verso un futuro a zero emissioni è ormai noto a tutti. Tuttavia, la strada per raggiungere l’obiettivo fissato dalla Commissione Europea è ancora molto lunga e irta di ostacoli. Nel corso della Cop26, la ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, svoltasi a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, sono stati fissati i parametri da rispettare per raggiungere quattro obiettivi fondamentali: accelerare l’eliminazione graduale del carbone, ridurre la deforestazione, incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili e, naturalmente, accelerare il passaggio ai veicoli elettrici.

Dal 2035 solo elettrico

Proprio a riguardo della mobilità a elettrica, è stato creato un Consiglio perla transizione ai veicoli elettrici che riunisce diversi governi e rappresenta oltre la metà dell’attuale mercato automobilistico mondiale. Proprio attraverso questo Consiglio sono stati stilati i regolamenti che hanno dato vita ad una vera e propria road map da seguire per raggiungere l’indipendenza dai combustibili fossili nell’auto a partire dal 2035. Nei mercati avanzati, infatti, entro il 2035 tutte le auto e i furgoni venduti dovranno essere a zero emissioni, limite che si sposta al 2040 per tutti gli altri mercati. Le stesse case automobilistiche dovranno vendere esclusivamente modelli a zero emissioni entro il 2035. Anche le aziende dotate di una flotta dovranno utilizzare unicamente veicoli a zero emissioni entro il 2030 o prima.

Tesla: i Supercharger aprono anche alle auto elettriche di altri marchi

Non tutti sono d’accordo

L’obiettivo è lodevole, tuttavia, non tutti nel mondo condividono le tempistiche decise dalle Nazioni Unite per raggiungerlo. La Cina, ad esempio, ha recentemente aumentato la produzione di carbone e ha dichiarato che raggiungerà l’obiettivo di decarbonizzazione soltanto nel 2070. L’India ha fissato la stessa data, mentre la Russia lo farà nel 2060. In generale, i paesi oggi in via di sviluppo sono restii ad accettare la time line imposta d’alla Commissione Europea.

L’elenco aggiornato

Ad ogni modo le nazioni che hanno sottoscritto l’impegno sono comunque molte. Molte delle quali anche extraeuropee. Ecco la lista completa.

  • Austria
  • Azerbaigian
  • Belgio
  • Cambogia
  • Canada
  • Capo Verde
  • Cile
  • Cipro
  • Croazia
  • Danimarca
  • El Salvador
  • Finlandia
  • Germania
  • Irlanda
  • Islanda
  • Israele
  • Liechtenstein
  • Lituania
  • Lussemburgo
  • Malta
  • Norvegia
  • Nuova Zelanda
  • Olanda
  • Polonia
  • Santa Sede
  • Slovenia
  • Svezia
  • Regno Unito
  • Uruguay

In Italia

L’Italia ha una posizione che potremmo definire “borderline” rispetto alla questione. Secondo il Ministro Giancarlo Giorgetti “il futuro dell’automotive in Europa non può essere unicamente elettrico” e per questo motivo propone una revisione del pacchetto proposto dalla Commissione Ue. Dello stesso parere è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, mentre più a favore è Enrico Giovannini, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile.

Compagnie petrolifere e auto elettrica: le big oil abbandonano il petrolio per sposare la mobilità a zero emissioni

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche

Il processo di transizione energetica che ha investito del mondo dell’automotive sta cambiando gli equilibri anche di tutte quelle realtà che, in gergo tecnico, si definiscono dell’indotto. Non è soltanto l’automobile in quanto tale a cambiare, ma anche tutto ciò che le ruota intorno. Uno dei settori chiamati ad affrontare un importantissimo cambiamento è quello dell’industria petrolifera. L’abbandono dei carburanti fossili è destinato a portare alla progressiva estinzione dei distributori di carburante se questi non trovano il modo di adeguarsi i tempi e cavalcare così questa fase di elettrificazione. Tra chi è riuscito a trovare la chiave di lettura più economicamente remunerativa c’è Shell.

Crescita sull’onda delle EV

La big del petrolio anglo-olandese sta ampliando il suo pacchetto di prodotti e servizi, prevedendo l’istallazione di colonnine di ricarica presso le sue stazioni di servizio distribuite in tutto il mondo. L’obiettivo ultimo è quello di attivare 500.000 punti di ricarica entro il 2025. Un obiettivo ambizioso, al quale Shell sta lavorando ormai dal 2019 e che la porterà a trasformarsi in una vera e propria società di servizi legati al mondo della mobilità a zero emissioni.

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche 1

La rete si evolve

L’installazione delle colonnine presso i distributori si inserisce in una più ampia politica di crescita aziendale, che nel corso dei prossimi anni porterà ad ampliare la rete dalle attuale 46.000 stazioni di servizio alle 55.000 entro i prossimi tre anni. Il che porterà ad un importante aumento dei clienti che passeranno da 30 milioni a 40 milioni, portando ad un aumento di fatturato da 4,5 miliardi a 6 miliardi.

Dove tutto è cominciato

Il lavoro sul fronte dell’elettrificazione da parte di Shell è cominciato a Singapore nel 2019 con l’installazione di una serie di colonnine di ricarica con una potenza di 50 kW in dieci stazioni di servizio. Nel corso dello stesso anno la big del petrolio ha installato anche 34 colonnine con potenze da 50 a 150 kW anche in alcuni distributori in Inghilterra.

La situazione in Italia

Ma Shell non è l’unica a muoversi in questo settore. Nel nostro Paese IP ha sottoscritto una partnership con Enel X per l’installazione di colonnine fast da 350 kW in alcune delle sue stazioni di servizio. Lo stesso è stato fatto anche da Q8 che, in più, ha anche avviato una collaborazione diretta con Porsche.