Come funziona un ecosistema a impatto zero per la propria casa

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 1

Il passaggio all’auto elettrica ha cambiato profondamente il nostro modo di approcciarci alla mobilità, arrivando a modificare il nostro stesso modo di vivere. Acquistare un’auto elettrica, oggi, significa entrare un vero e proprio ecosistema di servizi in cui tutto ruota intorno al concetto di sostenibilità.

Il ruolo dei costruttori

Non stupisce, dunque, che un po’ tutti i principali costruttori automobilistici stiano oggi lavorando non soltanto allo sviluppo di nuovi modello a zero emissioni, ma anche e soprattutto alla messa a punto di sistemi e servizi in grado di aiutare gli automobilisti a creare un contesto davvero green all’interno del quale vivere la loro nuova automobile elettrica.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 2

Una casa a impatto zero

Uno degli ambiti nei quali, ad oggi, si stanno concentrando i maggiori sforzi dei costruttori, sono le abitazioni. In molti stanno mettendo a punto dei veri e propri ecosistemi domestici per le abitazioni in grado di rendere le case quanto più energeticamente indipendenti e in grado di supportare la ricarica delle moderne auto elettriche. Tra i brand più attivi su questo frangente troviamo Tesla e Hyundai. Proprio il costruttore coreano sarà il primo a lanciare un ecosistema energetico pensato per la casa negli Stati Uniti con il nome di Home, battendo sul tempo il Tesla Energy. Home di Hyundai è costituito da una serie di pannelli solari posizionati sul tetto dell’abitazione che interagiscono con una batteria di accumulo agli ioni di litio e una wallbox domestica. Proprio quest’ultima può contare su una potenza di 240 Volt, che si traduce in una maggiore velocità di ricarica rispetto alle convenzionali prese da 110 Volt, risultando così più veloce dalle tre alle sette volte.

Scambio di energia

Guardando ancora più avanti, grazie ai sistemi V2G di cui abbiamo già parlato, in futuro le auto saranno in grado di “scambiare” attivamente energia con le abitazioni. In questo modo il flusso di energia verso la vettura può essere modificati in base alle condizioni della rete in quel dato momento. E non è tutto. In caso di necessità, infatti, la vettura può cedere parte della sua energia alla batteria di accumulo della casa, che la utilizzerà poi per alimentare i dispositivi in quel momento necessari all’interno dell’abitazione.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 3

Si fa sempre un gran parlare di cosa succede quando una batteria non è più in grado di garantire energia sufficiente per muovere un’auto elettrica. Il tema dello smaltimento degli accumulatori è sicuramente di primaria importanza soprattutto in questa “fase iniziale” di questa transizione ecologica. Tuttavia, prima di arrivare al riciclaggio della batteria, esistono una moltitudine di secondi utilizzi in grado di regalare alla batteria una seconda vita.

Quando una batteria non è più utile all’auto

Ma andiamo con ordine e capiamo insieme quando una batteria va riciclata. Quando l’efficienza dell’accumulatore e quindi la sua capacità di immagazzinare e cedere energia scende sotto l’80%, allora questo non è più utilizzabile su un’automobile. La vita di una batteria, infatti, viene scandita da una serie di cicli di carica e scarica e sono proprio questi a determinarne il deterioramento. Tuttavia, una batteria all’80% dell’efficienza non è necessariamente da riciclare. Esistono tutta una serie di secondi impieghi in cui può trovare applicazione, soprattutto in ambito industriale. Vediamo quelli principali.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie

Accumulatori industriali

Esistono già degli esempi anche sul territorio europeo in cui le batterie sono state utilizzate come accumulatori industriali. Di fatto, vengono utilizzate per immagazzinare l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico o eolico (ad esempio) per poi essere utilizzata nei momenti in cui la produzione raggiunge picchi importanti nella richiesta di energia. Con questo tipo di applicazione le batterie possono contare su un ciclo di vita molto lungo dal momento che qui i tempi di carica e scarica sono molto lunghi rispetto a quelli dell’auto, abbattendo drasticamente il decadimento delle prestazioni della batteria.

Gruppi di continuità

Un altro interessante indirizzo d’impiego delle batterie è quello in gruppi di continuità. Questi possono essere utilizzati in aziende o ospedali per garantire continuità nell’erogazione della corrente anche in caso di black out, con il vantaggio di non aver bisogno di fonti esterne di alimentazione per funzionare come gas o carburanti liquidi con i quali lavorano i tradizionali generatori.

Ripristino

In ultimo, prima di pensare allo smaltimento, si può ipotizzare il ripristino della batteria. Si tratta di un processo delicato, ma che permette di sostituire solo alcune delle componenti che costituiscono l’accumulatore per riportarlo al suo stato di efficienza originale. Una delle primissime aziende ad offrire questo tipo di servizio è stata la 4R Energy Corporation, una joint-venture tra Nissan e Sumitomo Corporation.

Auto elettrica: come si ricicla una batteria

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio 3

Dopo il tema dell’autonomia, quello del riciclaggio e lo smaltimento delle batterie esauste è uno dei temi principali quando si parla di auto elettriche. In tanti, infatti, oggi si chiedono come verranno trattati i tanti materiali inquinanti presenti all’interno delle batterie a un volta che queste raggiungeranno la fine del loro ciclo di vita, sollevando anche non poche polemiche e preoccupazioni ambientali.

La verità, però, è che già oggi esistono molte aziende specializzate nello smaltimento dei vecchi accumulatori agli ioni di litio. Ma c’è di più. Nel 2020 la domanda globale di batterie è stata di 282 GWh. Ci si aspetta che entro il 2030 questa cifra salga a 3.500 GWh. Per questo motivo, è logico pensare che convenga a tutti recuperare tutto il litio, il cobalto e il nichel possibile dalle attuali batterie in circolazione per poter rispondere alla sempre maggiore richiesta di nuove batterie.

Un lavoro in tre fasi

Ma andiamo con ordine e vediamo insieme quali sono i processi che permettono di riciclare le batterie agli ioni di litio delle moderne auto elettriche. Di base, sono tre le fasi in cui si divide questo lavoro.

  • Smontaggio della batteria
  • Recupero dei materiali riutilizzabili
  • Purificazione dei materiali

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio

Fase 1

Nella prima fase del lavoro le batterie raccolte vengono attentamente aperte e smontate suddividendo tutti i singoli componenti quali moduli e celle. A questo punto i componenti vengono messi in sicurezza per ridurre al minimo i rischi di reazioni durante il processo di riciclaggio. Fatto questo si passa alla “frantumazione meccanica” e vengono così recuperati materiali quali ferro, rame e alluminio.

Fase 2

A questo punto, attraverso due particolari processi vengono estratti i materiali preziosi che costituiscono la batteria. Attraverso la tecnica della pirometallurgia si recuperano elementi come nichel, cobalto e rame, liquefacendo i componenti della batteria ad alta temperatura. Attraverso l’idrometallurgia, invece, si recuperano metalli puri liquefacendo i componenti della batteria ad alta temperatura.

Face 3

Completato questo processo, l’ultima fase è quella della purificazione dei materiali. Al termine delle due fasi precedenti, infatti, i materiali risultanti non sono ancora perfettamente riutilizzabili e necessitano quindi di essere purificati. In questa fase i materiali vengono trattati da fonderie specializzate, in grado di riportare gli elementi alla loro forma più pura.

La Hyundai ioniq 5 fa tripletta al World Car Awards 2022

La Hyundai ioniq 5 fa tripletta al World Car Awards 2022

La Hyundai Ioniq 5 cala il tris al World Car Awards 2022. Il crossover elettrico coreano si aggiudica tre premi alla 18ª edizione del prestigioso concorso internazionale: World Car of the Year, World Car Design of the Year e World Electric Vehicle of the Year. La tripletta della casa coreana non ha precedenti: fino a ora nessuna automobile era riuscita a ottenere questi tre riconoscimenti insieme. Ricordiamo che questi premi indipendenti vengono assegnati da una giuria composta da 102 giornalisti provenienti da tutto il mondo (33 nazioni). Vediamo, nel dettaglio, i premi assegnati nella rassegna che ha aperto il Salone di New York di quest’anno.

Ioniq 5, la prima della specie 6

World Car of the Year

La Hyundai Ioniq 5 è stata votata come auto dell’anno 2022, superando la “cugina” Kia EV6 (basata sulla stessa piattaforma) e la Ford Mustang Mach-E. Entusiasta Jaehoon Chang, presidente e Ceo di Hyundai: “Siamo veramente onorati di ricevere tutti questi premi che riconoscono il talento e il duro lavoro dei nostri dipendenti e dei partner di Hyundai Motor Company. La nostra ambizione è quella di favorire il progresso dell’umanità e questo riconoscimento al nostro approccio servirà a rafforzare il nostro impegno per trasformare questa nostra visione in realtà”.

  • World Car Design of the Year

La Hyundai Ioniq 5 ha ottenuto anche il riconoscimento come World Car Design of the Year, battendo Audi e-tron GT e Kia EV6.

  • World Electric Vehicle of the Year

La Hyundai Ioniq 5 ha primeggiato anche nella classifica di auto elettrica dell’anno, piegando ancora una volta Audi e-tron GT e Mercedes EQS.

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Toyota Yaris Cross

  • World Urban Car

Toyota Yaris Cross, il Suv compatto full hybrid del costruttore giapponese ha portato a casa il premio come auto “cittadina” del 2022, precedendo Opel Mokka e Volkswagen Taigun.

Mercedes EQS: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5

  • World Luxury Car

L’auto di lusso del 2022 parla tedesco. L’ammiraglia elettrica Mercedes EQS si è aggiudicata il premio battendo Genesis GV70 e Bmw iX.

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Audi e-tron GT: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

  • World Performance Car of the Year

Un riconoscimento anche per l’elettrica Audi e-tron GT. La vettura tedesca è stata premiata come auto sportiva dell’anno, precedendo le termiche BMW M3/M4 e Toyota GR86/Subaru BRZ.

La ricarica in autostrada: per l’Italia sogno o realtà?

Auto elettrica: ecco come funziona la ricarica wireless 1

L’abbiamo detto tante volte, uno dei nodi cardine intorno al quale si sviluppa l’attuale diffusione dell’auto elettrica è quello della ricarica. Le moderne auto elettriche non sono ancora in grado di assicurare autonomie in grado di soddisfare le esigenze di mobilità di chi ha bisogno di percorrere tanti chilometri. Per questo motivo, poter contare su un’infrastruttura di ricarica diffusa e performante è fondamentale per poter affrontare davvero questa transizione verso l’elettrico. Infatti, da qualche anno a questa parte in Italia si sta lavorando alla definizione di un importante piano di sviluppo della rete di ricarica che prevede, tra le altre cose, l’istallazione di molti punti di ricarica sulle nostre autostrade.

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche

La situazione attuale

Allo stato attuale, secondo un’analisi condotta da Motus-E, sono 118 i punti di ricarica presenti sulle strade ad alta viabilità italiane. Di questi il 22% è a corrente alternata e con potenza inferiore o uguale a 43 kW. Il 78%, invece, è a corrente continua e con potenza superiore ai 43 kW. Di questi, circa la metà (il 48%) ha una potenza pari o superiore a 150 kW. Numeri quindi ancora molto bassi per permettere a chi ha un’auto elettrica di poter affrontare un viaggio lungo in tempi ragionevolmente simili a quelli richiesti per il medesimo spostamento con un’auto ad alimentazione tradizionale.

Auto elettrica: ecco come funziona la ricarica wireless 2

Il progetto madre

Ad oggi sono molte le aziende e i progetti attivi sul fronte della ricarica in autostrada. Uno dei più importanti è quello messo a punto da Free To X, una startup del gruppo Autostrade per l’Italia (Aspi) attualmente i cantieri aperti sono diciassette con l’obiettivo di portare “una copertura uniforme da Nord a Sud della rete di ricarica elettrica nelle aree di servizio”. Il progetto prevede l’istallazione di 100 stazioni di ricarica entro l’estate del 2023, a fronte di un investimento di 75 milioni di euro, installando sei o sette punti di ricarica al mese da qui al prossimo anno. Tutte distanti al massimo 50 km l’una dall’altra.

Parola dell’Antitrust

Intanto l’Antitrust è intervenuta sul tema dettando alcune linee guida da seguire per la realizzazione di questa nuova infrastruttura di ricarica autostradale. Secondo l’Agcom, ogni struttura di ricarica deve essere costituita da almeno due operatori, in modo da permettere agli automobilisti di confrontare le tariffe e scegliere quella più conveniente. Inoltre, ogni punto di ricarica deve avere una potenza di almeno 100 kW. In questo modo i tempi di ricarica potranno essere più simili a quelli di un normale rifornimento con un’auto benzina o Diesel.

Le stazioni di ricarica oggi disponibili

  • Secchia Ovest: A1 Milano-Napoli Km 156.5 direzione Bologna tra Allacciamento A1/A22 e Modena Nord
  • Flaminia Est: A1 Milano-Napoli Km 509.1 direzione Firenze tra Ponzano Romano – Soratte e Magliano Sabina
  • S.Zenone Ovest: A1 Milano-Napoli Km 15.1 direzione Bologna tra Melegnano e Lodi
  • Conero Ovest: A14 Bologna-Taranto Km 239 direzione Pescara tra Ancona Sud e Porto Recanati
  • Secchia Est: A1 Milano-Napoli Km 156.5 direzione Milano tra Modena Nord e Allacciamento A1/A22
  • Giove Ovest: A1 Milano-Napoli Km 481.1 direzione Roma tra Attigliano e Orte
  • Teano Ovest: A1 Milano-Napoli Km 708,4 direzione Napoli tra Caianello e Capua

Auto elettrica: con il V2G e V2L restituisce energia

Auto elettrica: con il V2G e V2L restituisce energia

Ora che il numero delle auto elettriche sta progressivamente aumentando e potrebbe ulteriormente salire nei prossimi mesi grazie al varo di una nuova tornata di ecoincentivi, in molti si chiedono come farà l’attuale infrastruttura elettrica a sostenere questa sempre maggiore richiesta di energia. La ricarica dell’auto elettrica, in effetti, apporta un’impennata di richiesta di energia alla rete che, in molti, sostengono che allo stato attuale questa non è in grado di sostenere e che, in futuro, le cose potrebbero ancora peggiorare. Ma l’auto elettrica potrebbe avere un asso nella manica: il sistema V2G

Una svolta per il futuro

Acronimo di Vehicle to Grid, il sistema V2G è in grado di “alleggerire” il carico ai danni della rete elettrica quando questa è messa maggiormente sotto sforzo. Basti pensare alle prime ore della sera, quando tutti i pendolari sono rientrati a casa e hanno attaccato la propria auto elettrica alla presa di corrente di casa o ad una colonnina. In questo momento viene richiesta un’enorme quantità di energia alla rete. Per evitare sovraccarichi viene in aiuto il sistema V2G, che racchiude in sé il concetto di ricarica bidirezionale.

Auto elettrica: con il V2G e V2L restituisce energia 1

Come funziona

Un’automobile elettrica dotata di sistema V2G è in grado non soltanto di ricevere e immagazzinare energia, ma anche di muovere questa energia in direzione opposta in modo che all’occorrenza le auto stesse possano trasformarsi in riserve a cui attingere in momenti particolarmente critici per stabilizzare la rete. Di fatto, in momento di particolare sovraccarico, la rete può assorbire parte dell’energia stipata nelle batterie delle auto in carica per compensare la richiesta di energia, per poi restituirla al veicolo in un secondo momento.

I primi test

Il sistema è ancora in fase di sperimentazione. Molti costruttori tra i quali spiccano Nissan, Hyundai e Stellantis, sono particolarmente attivi su questo fronte, con fasi di sperimentazione avanzata un po’ in tutta Europa. Tuttavia, sono molte le problematiche ad oggi ancora legate a questo sistema. In primis, il fatto che un utente potrebbe trovarsi con l’auto non sufficientemente carica in un momento di bisogno, poiché in quel momento la vettura potrebbe aver ceduto energia alla rete. E poi c’è il problema della vita utile della batteria. I moderni accumulatori hanno una vita media calcolata sulla base di un certo numero di cicli di carica e scarica. Aumentare questo numero a vettura ferma potrebbe portare ad un più veloce deterioramento della batteria ai danni dell’automobilista.

Auto elettrica: con il V2G e V2L restituisce energia 3

Il V2L

Un altro interessante strumento che invece è già disponibile su molti modelli in commercio come la Kia EV6 o la Hyundai Ioniq 5, è il sistema V2L ovvero Vehicle to Load. Anche in questo caso si tratta di un dispositivo capace di cedere parte dell’energia presente nella batteria dell’auto, ma questa volta non alla rete, bensì, in maniera molto più contenuta, ad attrezzature esterne, per venire incontro alle esigenze dell’automobilista. Attraverso un apposito adattatore, infatti, è possibile collegare all’auto praticamente ogni tipo di dispositivo elettronico, come un computer o un trapano. Si tratta di un sistema pratico che offre la stessa potenza di una presa domestica, utile soprattutto quando ci si trova lontani da altre fonti di energia. C’è poi chi si è spinto ben oltre, come Nissan che qualche anno fa con un sistema simile a questo ha alimentato un’intera abitazione per una notte.

Auto elettrica: i trucchi per ottimizzare i consumi

Toyota Lexus elettrica: ricarica

Il tema dell’autonomia è uno degli elementi cardine intorno ai quali ruota (ad oggi) l’intero mondo dell’auto elettrica. Garantire un sempre maggiore livello di autonomia è l’obiettivo di un po’ tutti i costruttori, ma nell’attesa che arrivino su strada molte delle tecnologie sulle quali questi stanno lavorando, sta a noi automobilisti cercare di consumare meno energia possibile per ottimizzare le percorrenze. Ecco, quindi, una guida con qualche consiglio utile per sfruttare al massimo i sistemi messi a disposizione dall’auto elettrica e aumentare così l’autonomia.

Come gonfiare le gomme dell'auto correttamente

Pneumatici e pesi

Apriamo questa guida con un consiglio che, in realtà, si sposa non soltanto con l’auto elettrica, ma un po’ con tutte le automobili in commercio. Per non sprecare energia inutilmente, inficiando così sui consumi, infatti, è opportuno non viaggiare mai con pesi superflui a bordo. Fate sempre attenzione a cosa portate con voi all’interno del bagagliaio e se non è necessario, lasciatelo a casa. Occhio anche alla pressione degli pneumatici. Il nostro consiglio è quello di controllarli regolarmente, ancor più se siete in procinto di affrontare una lunga trasferta. La pressione ideale alla quale gonfiare le gomme è sempre riportata all’interno del libretto di uso e manutenzione del veicolo.

Portapacchi auto: caratteristiche e prezzi

Aerodinamica

Altro punto importante quando si tratta di auto a batteria è l’aerodinamica. Questo è un elemento davvero importante su un’auto elettrica: basti pensare che sull’Audi e-tron, giusto per fare un esempio, gli specchietti virtuali rispetto a quelli tradizionali sono in grado di assicurare 5 km di autonomia in più. Quindi, non tenete montato sul tetto il bauletto o le batte portapacchi se non ne avete bisogno e, se possibile, viaggiate sempre con i finestrini chiusi per non rovinare l’aerodinamica del veicolo.

BMW Serie 4: prezzo, dimensioni e caratteristiche 39

Climatizzatore

Su un’auto elettrica non esiste calore “gratuito” da attingere dal vano motore. Per questo motivo, il sistema di riscaldamento e di raffreddamento può assorbire molta energia preziosa dalla batteria, facendo di conseguenza diminuire l’autonomia. Il consiglio, sia d’inverso, sia d’estate, è quello di riscaldare o raffreddare l’auto mentre questa si trova in carica. Molte moderne auto elettriche, infatti, sono oggi dotate di un sistema che permette di programmare l’accensione del climatizzatore o del riscaldamento a distanza tramite app. Facendolo quando l’auto è in carica, l’energia necessaria per riscaldare o raffreddare l’abitacolo verrà presa direttamente dalla rete e non dalla batteria dell’auto.

Ecobonus

Modalità Eco

Tutte le auto elettriche sono dotate di diverse modalità di guida. Tra queste non manca mai quella Eco. Quando ingaggiata, questa va a modificare il funzionamento del propulsore, limitando la potenza che questo è in grado di erogare, contenendo così le prestazioni e quindi i consumi della vettura. Tuttavia, non sempre è saggio viaggiare con questa modalità attiva. Se si sta percorrendo una strada di montagna, ad esempio, la modalità Eco costringerà a premere molto più a fondo il pedale del gas per avere la potenza necessaria per salire. Di conseguenza, in un contesto come questo meglio utilizzare la modalità di guida normale e procedere con meno pressione sul pedale del gas, sfruttando la piena potenza del propulsore.

Jaguar accende il semaforo verde per aiutare automobilisti

Guida predittiva

Ma il consiglio migliore che possiamo darvi per risparmiare a bordo di un’auto elettrica è quello di cercare di modificare il vostro stile di guida, tentando di muovervi nel traffico nel modo più predittivo possibile. Questo significa cercare di anticipare quanto più possibile i movimenti delle auto che ci precedono, per evitare inutili accelerazioni brusche o improvvise frenate. Se in lontananza vediamo che il semaforo è rosso, meglio cominciare a rallentare progressivamente, lasciando così che il motore elettrico rigeneri energia preziosa per più metri, invece che frenare in maniera più brusca sotto il semaforo, impedendo così al sistema di recuperare energia e quindi autonomia.

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio

Il mondo dell’auto elettrica è in continua evoluzione. Per aumentare quanto più possibile l’autonomia delle prossime auto a batteria, sono in molti oggi a lavorare su soluzioni percorribili per migliorare le prestazioni degli accumulatori. In attesa dell’arrivo delle batterie allo stato solido, quindi, già da diverso tempo si sta lavorando sulle batterie al litio-ferro-fosfato, che già oggi trovano applicazione su molti modelli, mentre in un prossimo futuro potremmo vedere quelle agli ioni di sodio.

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio 1

Batterie LFP

Ma andiamo con ordine e partiamo dalle batterie LFP, acronimo di litio-ferro-fosfato. Questi accumulatori sono privi di cobalto e sono meno costosi da produrre rispetto a quelli nichel-manganese-cobalto (NMC). Proprio per questo motivo, molti produttori stanno già oggi puntando su questa tecnologia per i loro modelli. La batteria, infatti, rappresenta la voce di spesa più grande tra quelle legate all’auto elettrica. Le batterie litio-ferro-fosfato, quindi, rappresentano un’importante opportunità per sviluppare modelli meno costosi e, di conseguenza, allargare l’auto elettrica anche alle fasce più basse del mercato e portare in questo modo l’elettrificazione anche sulle vetture più piccole. Il problema, al momento, è rappresentato dalla concentrazione della produzione in un unico paese. Il 90% della produzione di batterie LFP è infatti concentrata nella sola Cina. Non stupisce, quindi che ad oggi il 46% del parco circolante elettrico in Cina sia proprio rappresentato da modelli alimentati a batterie al litio-ferro-fosfato.

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio 3

Batterie agli ioni di sodio

Un capitolo a parte va dedicato alle batterie agli ioni di sodio. L’applicazione di queste sulle moderne auto elettriche è ancora molto lontana, ma nonostante questo, non si tratta di una tecnologia del tutto nuova. Già negli anni Settanta, infatti, vennero avviati alcuni esperimenti per mettere a punto questo tipo di accumulatori, ma l’avvento degli ioni di litio mise un freno alla ricerca. Oggi le batterie agli ioni di sodio stanno tornando alla ribalta per diversi motivi. In primis, l’approvvigionamento delle materie prime necessarie per la produzione, che per questo tipo di batterie è molto più semplice. Questo perché la Terra è molto più ricca di sodio piuttosto che di litio e inoltre il sodio pare essere anche meno soggetto alle fluttuazioni di mercato che invece interessano il litio. Questo porterebbe anche ad un risparmio nella filiera produttiva nell’ordine del 30/50%. Le batterie agli ioni di sodio, inoltre, possono garantire migliori prestazioni a basse temperature e una maggiore durata nel tempo. Tuttavia, allo stato attuale la densità energetica, ovvero la capacità di immagazzinare energia di questo tipo di batterie è ancora molto basso, con inevitabili ripercussioni sulle performance e soprattutto sull’autonomia. I tecnici, quindi, sono attualmente al lavoro proprio per trovare il giusto equilibrio tra stabilità chimica e densità energetica per rendere questo tipo di batterie sicure ed efficienti, pronte per la prossima generazione di auto elettriche.

Auto elettrica: non solo per risparmiare

Auto elettrica: non solo per risparmiare

Siamo abituati ad associare l’auto elettrica all’immagine di modelli lenti e fatti per consumare poco, in grado di muoversi prevalentemente in città. Tuttavia, grazie alla moderna tecnologia sul fronte delle batterie, le auto elettriche riescono ad essere anche particolarmente performanti. Anzi, a dirla tutta le auto “alla spina” in molti casi sanno essere anche più veloci e prestazionali rispetto a molti modelli spinti dai tradizionali motori endotermici.

Tesla Model S: prezzo, dimensioni, caratteristiche 8

Occhio al peso

Il motivo di tali prestazioni è da ricercare nella stessa natura dei motori elettrici. Questi, infatti, sono in grado di offrire il massimo del loro potenziale prestazionale già da zero giri. Questo significa che basta premere a fondo il piede destro sul pedale dell’acceleratore per sentire l’auto lanciarsi in avanti con decisione e senza la minima esitazione. Certo, resta il problema del peso. Abbiamo detto più volte che un’auto elettrica pesa circa 300 kg in più rispetto ad un omologo modello con motore benzina o diesel. Tuttavia, l’aumento di peso viene generalmente compensato proprio dalla capacità delle elettriche di offrire tutta la potenza disponibile in maniera immediata, mentre, per ottimizzare la dinamica di guida, il pacco batterie viene posizionato al centro della vettura, tra i due assali e molto in basso, proprio per abbassare il baricentro e migliorare così l’handling del modello.

Porsche Taycan: esterni

Elettrico VS benzina

Per capire meglio di cosa sono capaci le elettriche oggigiorno, prendendiamo ad esempio la Porsche Taycan Turbo e la Porsche Panamera Turbo S. La prima è spinta da due motori elettrici per una potenza totale di 680 CV per 850 Nm di coppia ed è alimentata da una batterie con una capacità di 93 kWh. È in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 3,2 secondi e di raggiungere una velocità massima di 260 km/h. La Panamera, invece, è alimentata da un propulsore V8 biturbo con una potenza di 630 CV e 820 Nm di coppia, che le permettono di scattare da 0 a 100 km/h in 3,1 secondi e di correre fino ad una velocità massima di 315 km/h. Le differenze, quindi, sono minime tra le due auto, a riprova dunque di quanto anche le elettriche possano essere prestazionali.

Auto elettrica: non solo per risparmiare 1

Anche le supercar

Ma se sono le performance assolute che si cercano, allora bisogna puntare su una supercar. Anche questa particolare fetta di mercato, infatti, si sta progressivamente elettrificando e oggi sono già molte le supercar completamente elettriche disponibili o che lo saranno a breve. Tra le più estreme troviamo la Rimac Nevera, che grazie ai suoi 4 motori elettrici è in grado di sviluppare 1.914 CV per 2.360 Nm di coppia. Quanto basta per scattare da 0 a 100 km/h in 1,97 secondi e di raggiungere i 412 km/ h. Tra le elettriche più prestazionali non poteva di certo mancare una Tesla, che risponde alla Rimac con la Roadster, che con il kit Rocket (costituito da due “razzi” ad aria compressa di derivazione aerospaziale), è capace di raggiungere i 100 km/h con partenza da ferma in appena 1,1 secondi.

Mercato auto aprile: continua il trend negativo

Vendere un’auto usata: tutti i passaggi da seguire

Aprile negativo per le auto nuove immatricolate in Italia, come era prevedibile. In attesa degli incentivi sono state vendute soltanto 97.339 vetture, che si traduce in un pesante -33% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Scenario sconfortante se guardiamo i numeri a partire da gennaio. Fino ad ora il 2022 ha fatto registrare un calo del 26,5%, con 435.647 immatricolazioni in questi primi quattro mesi. Prendendo in considerazione i dati, possiamo azzardare una prima previsione per il 2022: con questo trend il mercato perderebbe il 4% (1.400.000 automobili circa) su un 2021 già depresso.

a luglio immatricolazioni auto +4,42% su anno

Mercato auto: parola di presidente

Il presidente dell’Unrae, Michele Crisci, non ha dubbi su quali siano le cause del crollo delle vendite di auto nuove. “La lunga attesa degli incentivi che incombe sul settore sta logorando il mercato ormai dall’inizio dell’anno; c’è da sperare che già nei prossimi giorni si provveda a pubblicare il Dpcm sugli incentivi, atto necessario a risollevare la curva delle immatricolazioni che da troppi mesi è orientata verso il basso. Affinché venga garantita la massima operatività alle reti di vendita, auspichiamo, inoltre, che le Faq e la piattaforma Invitalia siano pronte a partire dal giorno stesso della pubblicazione del Dpcm in Gazzetta Ufficiale”.

Il numero uno dell’Unrae parla anche di come migliorare i bonus statali. “Ci auguriamo che quanto prima si possa discutere su come modificare l’originario impianto degli incentivi, includendo nei benefici anche le persone giuridiche, categoria sempre più rilevante nel mercato della mobilità e, quindi, motore della transizione energetica. La loro esclusione dagli incentivi, sommata a un trattamento fiscale che già penalizza le imprese italiane e ne riduce la competitività in ambito europeo, sicuramente non aiuta il percorso di decarbonizzazione del Paese”.

Giù diesel e benzina, risalgono le full-hybrid

Segno negativo per le vetture a benzina e diesel, calate rispettivamente del 42,9% e del 38,5%. Ad aprile scendono anche le immatricolazioni di auto a Gpl, diminuite del 23,2%, mentre quelle alimentate a metano sono praticamente scomparse, con un crollo del 73,6%. Le uniche a registrare un aumento sono le auto full-hybrid (+11,3%), di contro calano le mild-hybrid (-25,0%), le ibride plug-in (-17,1%) e le elettriche, crollate del 37,2%.

  • Auto benzina: 26.664 (-42,9%)
  • Auto diesel: 26.664 (-38,5%)
  • Auto Gpl: 7.265 (-23,2%)
  • Auto metano: 858 (-73,6%)
  • Auto ibride full hybrid: 9.046 (+11,3%)
  • Auto ibride mild hybrid: 25.478 (-25,0%)
  • Auto ibride plug-in: 5.552 (-17,1%)
  • Auto elettriche: 3.050 (-37,2%)

Volkswagen T-Roc: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Le auto a benzina più vendute ad aprile 2022

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Peugeot 3008: prezzo, dimensioni e caratteristiche 8

Le auto diesel più vendute ad aprile 2022

  • Peugeot 3008: 1.235
  • Fiat 500X: 1.180
  • Jeep Compass: 973
  • Volkswagen T-Roc: 954
  • Audi Q3: 874
  • Jeep Renegade: 838
  • Alfa Romeo Stelvio: 832
  • Bmw X1: 793
  • Ford Puma: 667
  • Citroen C3 Aircross: 636

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Dacia Sandero

Le auto a GPL più vendute ad aprile 2022

Skoda Kamiq

Le auto a metano più vendute ad aprile 2022

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Fiat Panda Hybrid: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5

Le auto ibride più vendute ad aprile 2022

Jeep Compass

Le auto ibride plug-in più vendute ad aprile 2022

  • Jeep Compass: 1.151
  • Jeep Renegade: 536
  • Bmw X1: 375
  • Lynk & Co 01: 295
  • Toyota Rav4: 201
  • Volvo XC40: 177
  • MG EHS: 159
  • Bmw X3: 147
  • Mercedes GLE: 143
  • Mercedes GLE Coupé: 134

Fiat 500 elettrica: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Le auto elettriche più vendute ad aprile 2022