Le auto elettriche sono pericolose? Ecco tutta la verità

Le auto elettriche sono pericolose? Ecco tutta la verità

Come per ogni tecnologia che arriva sul mercato, anche l’auto elettrica è stata additata dai “tecno-scettici” come pericolosa. Certo, gli esempi di auto elettriche andate in fiamme anche in maniera spontanea non mancano, ma da qui a definire un’elettrica pericolosa, il passo è davvero molto lungo. In questo articolo, quindi, intendiamo analizzare tutte le possibili situazioni di pericolo per un’auto a batteria e, laddove possibile, sfatare tanti falsi miti.

Sicure tanto quanto un’auto “tradizionale”

Andiamo dritti al sodo: un’auto elettrica può prendere fuoco? Sì, ma non più di quanto non possa andare a fuoco una normale auto dotata di un propulsore “tradizionale”. A rappresentare un potenziale pericolo per le auto elettriche sono le alte temperature di esercizio. Proprio per questo motivo, tutti i modelli “alla spina” sono dotati di un sofisticato sistema di raffreddamento appositamente pensato per mantenere le temperature del pacco batteria entro un certo limite. Ma allora i casi di incendio di cui alle volte si sente parlare a cosa sono dovuti? Il più delle volte a malfunzionamenti dell’impianto di raffreddamento o per sovraccarichi del sistema.

Le auto elettriche sono pericolose? Ecco tutta la verità 1

La batteria è sempre isolata

Incendi a parte, in molti sostengono che le auto elettriche possano essere più pericolose rispetto a quelle ad alimentazione “tradizionale” anche in caso di incidente. Ma anche sta volta, ci troviamo a dover classificare questo come semplice luogo comune. Proprio per rendere le auto elettriche più sicure anche in caso di incidente, gli ingegneri tendono a montare i pacchi batteria al centro dell’auto in modo da tenerli il più lontani possibile dai principali punti di impatto. Inoltre, per scongiurare ulteriori rischi, le batterie sono custodite all’interno di apposite vasche rinforzate che, in caso di impatto salvaguardano l’integrità dell’accumulatore. E come se questo non bastasse, in caso di incidente grave, su tutte le elettriche si attiva un particolare sistema di sicurezza che disattiva immediatamente l’alimentazione per permettere ai soccorritori di intervenire senza correre rischi.

Nessun rischio nemmeno sotto l’acqua

L’ultimo mito che intendiamo sfatare è quello dell’acqua. C’è infatti chi sostiene che ricaricare un’auto elettrica all’aperto sotto la pioggia possa essere pericoloso. Anche in questo caso non si tratta che di una comune diceria. Tutti i sistemi elettrici della vettura, infatti, sono attentamente isolati, cavi di ricarica compresi. Per questo motivo, ricaricare l’auto ad una colonnina pubblica anche sotto la pioggia non comporta nessun rischio. Certo, a patto che il cavo di ricarica sia integro e non danneggiato. Altrimenti si incorrerebbe nei medesimi rischi ai quali si sarebbe esposti caricando il cellulare con un cavo di ricarica sfilacciato, solo ad una tensione decisamente maggiore.

Auto elettrica: quanto costa davvero ricaricare?

Ricarica auto elettrica: ecco i prezzi e i tempi per la ricarica

Le auto elettriche costano di più delle auto tradizionali. Ma le auto elettriche costano anche di meno delle auto tradizionali. Come è possibile? Dipende da che punto si guarda alla questione. Una vettura alimentata a batteria ha un prezzo di listino generalmente più alto di un’equivalente modello con motore diesel o benzina. Gli incentivi, rinnovati anche per questo 2022, servono anche a ristabilire una parità fino a quando innovazioni tecniche ed economie di scala non la renderanno possibile.

Ma una volta acquistata, un’auto elettrica costa meno di un’auto cosiddetta ICE (Internal Combustion Engine). Sia per la minore manutenzione, sia per la riduzione della spesa sul “carburante”. Ma quanto costa l’energia necessaria per viaggiare con un’auto a batteria?

Ricarica pubblica o privata

Partiamo da una considerazione generale. Per ricaricare la batteria di una vettura a zero emissioni ci sono due strade: la ricarica privata o la ricarica pubblica. Nel primo caso, come si intuisce, si sfrutta la normale rete elettrica domestica, nel secondo ci si attacca a colonnine gestite da vari provider di energia.

La ricarica a casa, tramite wallbox o tramite semplice presa di corrente, ha un costo che, tenendo conto dei recenti rincari, si aggira intorno ai 25 e i 30 centesimi di euro per kWh. Più caro è il costo della ricarica pubblica, che varia molto da operatore a operatore, anche in base alla potenza erogata dalla colonnina. Diciamo che il range di spesa va da 40 a 80 centesimi di euro per kWh. In realtà, per avere una fotografia abbastanza realistica di quanto si spende, considerando che chi ha un’auto elettrica di solito sfrutta abbonamenti o convenzioni, si può considerare 45 centesimi un valore medio attendibile.

accordo Enel-Honda per ricarica intelligente auto elettriche

Facciamo due calcoli

Il conto di quanto si spende per una ricarica completa, dunque, è presto fatto: basta moltiplicare il costo dell’energia di casa o dell’infrastruttura pubblica per i kWh di capacità della batteria dell’auto elettrica che si vuole prendere in considerazione per avere un valore abbastanza preciso di quanto si spende per un pieno. A quel punto, si guarda il valore dell’autonomia dell’auto in questione per capire quanto si spende per percorrere 100 km e fare così un raffronto con vetture tradizionali.

Facciamo qualche esempio partendo dalla ricarica domestica. Per una smart EQ fortwo: l’elettrica più compatta del mercato, per percorrere 100 km si spendono circa 3,5 euro. Poco di più, 3,6 euro circa, si spendono con una Fiat 500 elettrica mentre il costo sale a 3,7 euro circa se si prende in considerazione un’elettrica di fascia medio alta come la Tesla Model 3. Un Suv come la Volkswagen ID.4, nelle sue versioni di punta, arriva a 4,1 euro. Le stesse auto, rivolgendosi alla ricarica pubblica, arrivano rispettivamente a 5,25 (smart), 5,4 (500), 5,5 (Model 3) e 6,1 euro (ID.4).

Tesla: i Supercharger aprono anche alle auto elettriche di altri marchi

Conviene davvero?

Da tenere a mente, però, che chi guida un’auto elettrica ha la tendenza a non ricaricare esclusivamente a casa o alla colonnina pubblica ma, verosimilmente, si rivolge all’una o all’altra in base alle situazioni. Questo implica che vada a spendere, in base al modello, cifre comprese tra i valori indicati sopra.

Ma prendiamo alcune vetture equivalenti ad alimentazione tradizionale. La Volkswagen Tiguan, ad esempio, che rappresenta l’alternativa ICE alla ID.4 all’interno della gamma della Casa di Wolfsburg. Nella sua versione 1.5 TSI da 150 CV a benzina dichiara un consumo di 6,5 l/100 km mentre nella sua versione 2.0 TDI 1150 CV a gasolio si attesta intorno ai 5,5 l/100 km. Con i prezzi attuali dei carburanti per percorrere 100 km si devono mettere in conto rispettivamente 11 euro e 9,5 euro.

Un’utilitaria come la Fiat Panda, che è l’auto più venduta in Italia, nella sua versione 1.0 Hybrid Red (non è più disponibile con alimentazione strettamente termica), con un consumo di 5 l/100 km deve far mettere in conto almeno 8,5 euro per percorrere 100 km.

Insomma, tutto sommato, viaggiare in elettrico, salvo casi estremi (come ad esempio il fatto di ricaricare esclusivamente presso colonnine pubbliche ad alta potenza e senza alcun tipo di abbonamento) conviene parecchio.

Benzina e Diesel: c’è futuro grazie ai biocarburanti

È meglio diesel o benzina? Quale carburante garantisce il risparmio maggiore?

L’elettrificazione non può essere l’unica soluzione per la riduzione dei gas serra del settore automotive. È necessario trovare fonti alternative di energie e la benzina sintetica potrebbe rappresentare l’ideale per ridurre l’inquinamento e al tempo stesso salvare i motori endotermici.

Porsche ha deciso di intraprendere questo percorso e si è unita a un gruppo di investitori che ha puntato 240 milioni di euro su una start-up che intende produrre e-fuel sfruttando l’energia eolica. Una benzina alternativa che promette di inquinare il 90% in meno rispetto ai combustibili fossili tradizionali.

Il via tra pochi mesi

Punta Arenas, nella Patagonia cilena, ospiterà l’impianto pilota che dovrebbe aprire tra alcuni mesi e che avrà la capacità di produzione di 130.000 litri di eFuel nel 2022. Il volume, nei prossimi anni, dovrebbe cambiare passo aumentando vorticosamente: le stime di Porsche parlano di 55 milioni di litri nel 2024 e 550 milioni entro il 2026. A finanziare lo stabilimento cileno, oltre al brand tedesco, ci saranno Siemens Energy e varie multinazionali attratte anche dalle grandi potenzialità economiche del progetto.

Michael Steiner, consigliere d’amministrazione di Porsche con delega a ricerca e sviluppo, spiega i motivi della direzione intrapresa dalla storica casa tedesca: “E’ una svolta nella nostra scelta sostenibile. Questa soluzione ci permetterà di raggiungere il Carbon Zero entro il 2030. I carburanti prodotti con energia rinnovabile si prestano particolarmente per la 911, ma anche per tutti i modelli del passato”. Il marchio tedesco punta a utilizzare il carburante sintetico anche su tutte le auto storiche. Già quest’anno le auto della Porsche Mobil 1 Supercup saranno le prime a essere alimentate con eFuel.

Nuova Citroën C5 Aircross: più potente con il benzina PureTech

Perché il Cile

Ovviamente la scelta non è casuale: in Patagonia ci sono le condizioni naturali ideali per le energie rinnovabili. La benzina sintetica si ottiene partendo dall’energia eolica, che viene impiegata nel processo di elettrolisi per dividere le molecole di acqua in ossigeno e idrogeno. L’idrogeno “verde” ricavato viene combinato con la CO2 presente nell’aria per produrre metanolo sintetico, che in una seconda fase sarà convertito in eFuel.

Alle condizioni naturali va aggiunta la svolta ecologica del Cile: con il piano National Green Hydrogen Strategy, il paese vuole diventare la nazione più economica al mondo per la produzione dell’idrogeno verde. L’obiettivo è moltiplicare la produzione di questo carburante passando da 5 Gigawatt nel 2025 a 25 nel 2030.

benzina-nel-diesel

Il nuovo diesel di Volkswagen

Anche il colosso tedesco punta deciso sui carburanti “green” e sta adattando alcuni motori a quattro cilindri in modo da renderli compatibili con un diesel a basso impatto ambientale ottenuto da oli vegetali e dalla segatura. Stando alle valutazioni di Volkswagen, questo carburante sarebbe in grado di abbassare le emissioni di CO2 del 70-95% rispetto a un diesel tradizionale. Le novità non si fermano qui: la casa tedesca sta lavorando anche su eFuel chiamati “PtL” (“Power-to-Liquid”), che promettono emissioni di gas nocivi molto minori rispetto alle alternative attuali, consentendo a Volkswagen di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

Ricarica auto elettrica: posso installare la colonnina nel box condominiale?

La diffusone dei veicoli elettrici cresce più rapidamente di quella dell’infrastruttura di ricarica e la maggior parte degli automobilisti che decidono di convertirsi alla mobilità a zero emissioni ha bisogno di poterlo fare a casa. Se si dispone di un box privato o di un posto auto riservato le cose sono ovviamente un po’ più facili, ma per tutti gli altri cosa si può fare? Chi non ha un’are approvata o riservata deve richiedere l’installazione della wallbox o della colonnina in un’area comune, sia essa un cortile o un garage.

Colonnina nel box condominiale, si può?

Se la rete procede a rilento, per fortuna la normativa sta evolvendo per consentire di affrontare questioni complesse che riguardano appunto l’adeguamento di aree comuni a esigenze non ancora collettive.

La legge di riferimento è la 134 del 2012 con cui è stato stabilito che è possibile far installare un sistema di ricarica a patto di richiedere l’autorizzazione all’assemblea di condominio.

Ricarica auto elettrica: ecco i prezzi e i tempi per la ricarica

Colonnina nel box condominiale, come richiederla

Per chiedere il permesso bisogna presentare all’assemblea condominiale una domanda corredata da un adeguato progetto. La documentazione si consegna all’amministratore che ne verifica la conformità a regolamenti e leggi, dopodiché indice la votazione nel corso di un’assemblea valida (in cui siano rappresentati più della metà dei millesimi). La votazione avviene a maggioranza semplice: deve quindi ricevere la maggioranza dei voti favorevoli, ossia la metà più uno.

Colonnina nel box condominiale, se l’assemblea non dà il consenso

Cosa succede se la votazione non dà esito favorevole? Niente paura, se non si raggiunge la maggioranza dei voti favorevoli non vuol dire che il richiedente debba rinunciare, ma che dovrà provvedere all’installazione sostenendone per intero le spese. L’assemblea infatti vota per approvare l’inserimento a bilancio e dunque partecipare alla divisione delle spese, ma se il progetto è a norma non può opporsi all’esecuzione dei lavori.

Nuova Opel Corsa: svelate le immagini

Colonnina nel box condominiale, se i condomini non vogliono partecipare

Anche se la richiesta ottiene la maggioranza di voti a favore, non è detto che tutti i condomini siano obbligati a partecipare alle spese. Chi è contrario perché magari non ha e non prevede di avere un’auto elettrica o ibrida non è tenuto a contribuire alle spese. Naturalmente se dovesse cambiare idea e avere necessità di utilizzare la colonnina potrà farlo ma dovrà regolarizzare la sua posizione pagando una quota dei lavori e del costo del progetto.

Colonnina nel box condominiale, regole di utilizzo

Siccome parliamo di aree pubbliche, è bene ricordare che l’aver fatto installare una wallbox o una colonnina non dà automaticamente diritto all’utilizzo esclusivo dell’area in cui si trova il sistema di ricarica. Tuttavia, i condomini che non possiedono auto elettriche da parte loro hanno il dovere di consentirne l’utilizzo da parte di chi invece ha la necessità.

Dall’ibrida all’elettrica, tutti i livelli dell’elettrificazione

Jeep Renegade ibrida: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Viviamo nell’era dell’elettrificazione. Orami tutti i costruttori propongono su tutti (o quasi) i loro modelli a listino, almeno una variante elettrificata. C’è chi si spinge anche oltre come Hyundai, che sulla Kona offre praticamente quasi tutti i livelli di elettrificazione oggi disponibili. Nemmeno le supercar sono esenti da questa marea di elettroni che ha investito il mercato. Sempre più brand tra i quali anche Ferrari propone oggi alcuni modelli “alla spina” e non è di certo un segreto che nei prossimi anni sarà anche la volta di modelli 100% elettrici. Ma quando si parla di elettrificazione si parla di un mondo molto ampio, diviso in vari livelli in base a quanto la parte elettrica è preponderante nel dare trazione alla vettura. Ecco, quindi, una guida per capire quanti e quali livelli di elettrificazione esistono.

Jeep Renegade ibrida: prezzo, dimensioni e caratteristiche 7

Mild-hybrid

È il gradino di accesso al mondo dell’elettrificazione. Le auto dotate di questo sistema possono contare sulla presenza di una batteria di piccole dimensioni che solitamente manda energia ad un generatore/starter collegato al motore endotermico. Questo però, non è in grado di muovere da solo la vettura e quindi si limita a supportare il motore a benzina o diesel nel suo lavoro, fornendo un po’ di coppia extra quando si richiedono il massimo delle prestazioni. Ad essere precisi, però, oggi alcuni costruttori come Jeep con le nuove Compass e Renegade e-hybrid, hanno messo a punto sistemi mild-hybrid in grado però di spingere la vettura in modalità completamente elettrica anche se per pochi metri e a velocità molto basse.

Toyota Prius: esterni

Full-hybrid

Si tratta dell’ibrido per antonomasia, un sistema portato alla ribalta dalla Toyota Prius, che per prima ha portato il full-hybrid su strada oltre vent’anni fa. Questo è costituito da una batteria che manda energia ad un motore elettrico direttamente connesso alle ruote e quindi in grado di muovere la vettura in modalità completamente elettrica per qualche chilometro. Per ricaricare la batteria non serve collegare l’auto ad una fonte esterna di energia, questa viene recuperata ogni volta che si rilascia il pedale dell’acceleratore. Inoltre, il motore elettrico è in grado di lavorare in serie con il motore endotermico al quale è abbinato, assicurando potenza extra ed ottimizzando i consumi.

Peugeot 3008 GT Hybrid 4

Plug-in

Questo è il livello più alto di ibridazione prima dio passare all’elettrico puro. Il funzionamento è molto simile a quello delle full-hybrid, ma in questo caso la batteria ha una capacità maggiore, solitamente ben superiore ai 10 kWh e assicura percorrenze medie di 40/50 km in base al modello e alla capacità dell’accumulatore. La differenza principale di questo sistema rispetto a quello visto nel capitolo precedente rappresentata dalla necessità di collegare la vettura ad una colonnina o ad una presa di corrente per ricaricare la batteria.

<

div>

Renault Zoe (MY 2020): prezzo, dimensioni e caratteristiche

Elettriche

Come il nome lascia intendere, l’auto elettrica è quella che si muove servendosi unicamente dell’ausilio dell’energia contenuta all’interno di una batteria che qui, proprio perché unica fonte di trazione, ha una capacità molto generosa, solitamente da un minimo di 30 kWh ad oltre 100 kWh (per il momento). Sono in grado di recuperare energia in decelerazione, ma per poter contare su autonomia sufficiente a muoversi occorre caricarle attraverso una presa di corrente o una colonnina. Anche se ormai poco utilizzata, esiste un’interessante “variazione sul tema” quando si parla di auto elettriche: le range extended. Queste sono auto elettriche a tutti gli effetti ma che possono contare sulla presenza di un motore a benzina non con funzione di organi di trazione ma solo di generatore. Questo, infatti, è collegato alla batteria e attraverso il suo lavoro genera energia che viene immagazzinata nell’accumulatore, che a sua volta la vede al motore elettrico per muovere la vettura.

Auto elettrica: a chi conviene e a chi no

Toyota Lexus elettrica: ricarica

Il mondo ha ormai sterzato con decisione verso la mobilità elettrica, imboccando una strada che porterà ad un futuro sempre più a zero emissioni. Sempre più costruttori hanno annunciato lo stop alla produzione di modelli alimentati da motori endotermici, incentrando tutti gli sforzi (e i capitali) sullo sviluppo di modelli completamente elettrici. Di conseguenza, per noi automobilisti il passaggio all’auto elettrica potrebbe non rappresentare più una possibilità, ma una scelta obbligata.

Tuttavia, al momento, tra infrastruttura di ricarica ancora poco sviluppata e autonomie ancora contenute, scegliere di passare all’elettrico oggi è un’alternativa fattibile ma non per tutti. Quindi, a chi conviene l’auto elettrica e a chi no?

Occhio ai chilometri

In generale, se siete tra coloro che non percorrono grandi distanze nel classico tragitto casa-lavoro, tendenzialmente non oltre i 100 km al giorno, su un percorso tendenzialmente abitudinario, allora l’auto elettrica potrebbe fare al caso vostro. Ma quando si tratta di elettriche non è soltanto questione di quanti chilometri si fanno al giorno, ma anche dove. Il consumo di energia di un’auto elettrica e di conseguenza la sua autonomia, sono profondamente condizionate dal contesto in cui ci si muove. In città, tra continue frenate e stop, l’auto a zero emissioni riesce a limitare i consumi di energia, recuperando kW preziosi ogni volta che si rallenta. Al contrario, l’autostrada è l’habitat meno indicato per le EV, poiché viaggiando per diversi chilometri a velocità costante non si ha mai la possibilità di recuperare energia.

Volvo XC40 Recharge

Il fattore ricarica

C’è poi da considerare il discorso ricarica. Con un’infrastruttura di ricarica pubblica ancora poco sviluppata, chi intende acquistare un’auto elettrica deve tenere bene in considerazione il fattore ricarica. Senza la possibilità di avere a propria disposizione un garage all’interno del quale installare una wallbox, vivere con un’elettrica potrebbe essere alquanto complicato. Questo perché attaccando l’auto alla normale presa di corrente domestica i tempi di ricarica possono senza troppa fatica superare le 24 ore, rendendo molto difficile l’utilizzo del veicolo quotidianamente.

Questione di abitudini e possibilità

Quindi, tirando le somme.
A chi conviene un’auto elettrica?

  • A chi percorre pochi chilometri al giorno
  • A chi effettua prevalentemente spostamenti in ambito urbano
  • A chi può ricaricare l’auto a casa o sul luogo di lavoro

A chi invece non conviene l’auto elettrica?

  • A chi percorre più di 100 km al giorno.
  • A chi percorre tanti chilometri in autostrada
  • A chi non può fare affidamento su un punto di ricarica sicuro

 

 

 

Come si guida un’auto elettrica, tutto ciò che c’è da sapere

Fiat 500 elettrica, arriva anche la 3+1 1

Il passaggio all’auto elettrica sta modificando il nostro approccio al mondo delle quattro ruote sotto tutti i punti di vista. Nonostante un’elettrica resti di fatto una vettura così come siamo sempre stati abituati a vederla ed interpretarla ad eccezione dell’assenza del tradizionale motore endotermico, guidare una EV oggi rappresenta un’esperienza molto diversa rispetto a quella che si prova al volante di un modello a benzina o diesel. Con un’elettrica occorre adattarsi un po’, tenendo in considerazione aspetti ai quali, con auto dotate di altri tipi di alimentazione, non si pensa nemmeno. Ecco allora qualche consiglio utile per mettersi al volante di un’auto elettrica in serenità.

Ci si muove in silenzio

Sembrerà scontato, ma sulle prime la silenziosità che contraddistingue un’auto elettrica può destabilizzare. Il fatto di muoversi non solo nel silenzio più assoluto e nella totale assenza di vibrazioni rappresenta un plus importante sul fronte del comfort a bordo. Si viaggia in maniera più tranquilla e rilassata, ma in tutta questo silenzio possono nascondersi delle insidie. Può capitare, infatti, che pedoni e ciclisti possano non accorgersi del sopraggiungere dell’auto, creando situazioni di potenziale pericolo. Pericolo in realtà in parte schivato dai moderni avvisatori acustici che emettendo un suono particolare alle basse velocità permette di percepire l’arrivo dell’auto.

Porsche Taycan: esterni

Occhio alle prestazioni

Dimenticatevi dello stereotipo secondo il quale le auto elettriche sono tutte lente. In realtà, buona parte delle EV in commercio sono in grado di prestazioni degne di una supercar. Per questo motivo, può essere importante approcciarsi in maniera progressiva all’auto, cominciando a muoversi in modo progressivo. Su un’elettrica, infatti, la spinta arriva tutta insieme nel momento in cui si mette il piede destro sull’acceleratore a partire da zero giri.

Frena e non solo

Ma l’elemento al quale occorre fare più attenzione quando si guida un’auto elettrica è la frenata. Le moderne auto elettriche, infatti, sono in grado di recuperare energia ogni volta che si rallenta o si frena. Questo non avviene direttamente tramite l’impianto frenante, ma attraverso lo stesso motore elettrico, che invertendo il proprio funzionamento, invece di mandare energia alle ruote, trasforma in chilometri di autonomia l’energia cinetica generata dalle ruote. Questa fase di recupero può essere anche molto decisa, tanto da arrivare ad arrestare completamente il veicolo senza che si debba intervenire direttamente sul pedale del freno. Una caratteristica unica delle auto elettriche, alla quale occorre di certo fare l’abitudine.

Guida predittiva

Proprio per questo motivo, al volante di un’elettrica è consigliabile adottare uno stile di guida predittivo. In prossimità di un semaforo, ad esempio, occorre rilasciare il gas con largo anticipo, approfittando della distanza che divide dallo stop per permettere al sistema di recuperare energia. Ad ogni modo, vuoi per la silenziosità che accompagna la marcia di un’auto elettrica, ma al volante viene poi naturale trovarsi a guidare in maniera fluida, tranquilla e rilassata. Il che non può che avere risvolti positivi sui consumi di energia, che a loro volta si riflettono sull’autonomia.

Mini Cooper SE: esterni

Programmare i percorsi

La ancora scarsa diffusione di colonnine di ricarica sul territorio nazionale e non solo, obbliga ad affrontare le trasferte più lunghe in maniera diversa rispetto a quanto si farebbe con un’auto ad alimentazione tradizionale. Con un’elettrica occorre non soltanto calcolare bene le distanze da percorrere e programmare le soste per le ricariche, ma valutare anche (se possibile) anche la conformazione della strada per evitare quanto più possibile salite o eccessivi dislivelli che potrebbero comportare un picco nella richiesta di potenza.

Attenzione al clima

Su un’auto elettrica tutto può influenzare l’autonomia, compreso il climatizzatore d’estate o il sistema di riscaldamento d’inverno. Questi, infatti, prendono l’energia necessaria al loro funzionamento direttamente dalla batteria. Occorre quindi fare attenzione a quanto e come li si usa, per evitare spiacevoli sorprese. Esiste però un trucchetto per evitare di sprecare energia inutilmente. Buona parte delle moderne auto elettriche permettono di riscaldare o raffreddare l’abitacolo prima di entrare in auto attraverso un’apposita app. In questo modo, l’energia necessaria per ventilare gli interni viene presa direttamente dalla presa di corrente (o dalla colonnina) alla quale l’auto è collegata.

Fiat 500 elettrica: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

Niente cambio

Da qualche anno a questa parte, il cambio automatico sta vivendo una vera e propria “età dell’oro”. Un tempo esclusivo appannaggio dei modelli più lussuosi, oggi è possibile sceglierlo anche sulle più piccole ed economiche auto da città. Le auto elettriche vanno addirittura oltre tutto questo dal momento che il cambio non ce l’hanno proprio.  Per essere precisi, sono dotate di un riduttore a ingranaggi dal rapporto fisso, che trasmette la potenza alle ruote motrici. L’interfaccia con il conducente, però, resta praticamente il medesimo dei cambi automatici tradizionali, con la classica leva che permette di passare dalle posizioni Drive, Neutral e Retro. A queste le elettriche aggiungono la posizione Brake, che aumenta la forza rigenerativa del motore elettrico quando si lascia l’acceleratore.

Cosa tenere sotto controllo

L’abitacolo delle moderne auto elettriche è del tutto simile a quello di qualsiasi altra auto, fatta eccezione per il quadro strumenti. Questo, infatti, riporta informazioni diverse dal momento che molti elementi come il contagiri, su un’auto alla spina sono superflui. Qui maggiore spazio è lasciato all’indicatore dello stato di carica della batteria e all’autonomia residua, due informazioni da tenere sempre sotto controllo quando si è al volante. Utili, infine, sono gli indicatori dei flussi di energia e dello stile di guida che aiutano a capire se si sta guidando in maniera parsimoniosa o meno.

Renault: i piani per il futuro

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie

Il futuro della Renault si chiama elettrificazione, come annunciato dal ceo del brand francese, Luca De Meo, che ha parlato di “Renaulution”, la rivoluzione con svolta green del marchio.

Già lo scorso anno i transalpini avevano rivelato che la loro strategia avrebbe poggiato su tre punti cardine: carbon neutrality, sicurezza e inclusione per giungere alla neutralità climatica in Europa entro il 2040 e a quella globale entro il 2050.

Grandi investimenti per l’elettrificazione

Gli obiettivi sono ambiziosi e, per centrarli, Renault ha annunciato notevoli sforzi economici. Nei prossimi cinque anni l’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi investirà 23 miliardi di euro, che si vanno a sommare ai 10 miliardi già stanziati negli ultimi dieci anni.

Il piano prevede la nascita di cinque nuove piattaforme in grado di coprire tutti i segmenti di mercato e la creazione, entro il 2030, di una gamma di auto per l’Europa completamente a zero emissioni. La transizione energetica del gruppo francese prevede anche altre novità che affiancheranno i nuovi veicoli.

  • RE-Trofit: retrofitting di modelli del passato;
  • RE-Energy: sviluppo di applicazioni per la seconda vita di batterie e nuove energie;
  • RE-Cycle: riciclaggio e riutilizzo di parti e materiali e infine
  • RE-Start: innovazione e centro di formazione che riunisce tre entità, un centro di innovazione dedicato all’industria 4.0, un campus di formazione e un incubatore dedicato alla ricerca e all’innovazione nell’economia circolare.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie 1

I numeri del marchio

Nel 2021 il gruppo ha fatto registrare 46,213 miliardi di euro di fatturato, il 6,3% in più rispetto al 2020. In particolare, il fatturato del settore automobilistico si attesta a 40,404 miliardi di euro, facendo segnare un aumento del 7,1% sul 2020.

Inoltre Renault ha ottenuto un margine operativo positivo di 1.663 milioni di euro (3,6% del fatturato; 4,4% considerando solo il secondo semestre 2021). Nel 2020 si era arrestata a -337 milioni di euro. Il ramo auto, sul margine operativo, ha registrato un aumento, passando da 1.710 a 260 milioni di euro (0,6% del fatturato). Se prendiamo in considerazione tutti gli altri proventi e gli oneri di gestione, il risultato operativo 2021 si è attestato a 1.398 milioni di euro, in calo in confronto ai 1.999 milioni di euro nel 2020.

Renault Mégane E-Tech: prezzi, dimensioni e caratteristiche 1

La crisi delle materie prime

Il 2021 è stato un anno complicato. Renault è riuscita a compensare l’effetto negativo dovuto all’aumento dei prezzi delle materie prime, ma questo fatto ha pesato sui conti per 468 milioni di euro. E le difficoltà non sembrano essere finite. L’intero settore automotive deve fare i conti con la crisi di chip e semiconduttori che influenzerà negativamente l’attività anche nel 2022, rallentando la produzione, principalmente nel primo semestre. Malgrado questi problemi, Renault per il 2022 prevede di ottenere un margine operativo pari o superiore al 4% (in aumento rispetto al 2021) e un free cash-flow operativo del settore automobilistico pari o superiore al miliardo di euro (nel 2021 era stato di 1,217 miliardi di euro).

Incentivi auto 2022: al via con un fondo da 650 milioni di euro

Ecobonus

Dopo tanta attesa arriva finalmente l’ok del governo agli incentivi per l’acquisto di auto nuove con un bonus che, ancora una volta, viene assegnato sulla base del livello di emissioni del veicolo e della presenza o meno di una vettura da rottamare.

Sono stati stanziati ben 650 milioni di euro per far fronte ai nuovi incentivi, che da metà maggio circa potranno essere applicati a qualsiasi tipo di automobile, indipendentemente dal tipo di alimentazione. Quindi, non rientrano soltanto i modelli completamente elettrici o ibridi, ma anche quelli benzina e diesel.

I contenuti del Dpcm

Anche per questa nuova tornata di incentivi, il bonus viene calcolato sulla base del livello di emissioni del veicolo che si intende acquistare. Questo, infatti, viene erogato unicamente per modelli con livelli di emissioni comprese tra 0 e 135 g/km di CO2. Ma non è tutto: per poter accedere agli incentivi, l’auto che si intende acquistare non deve avere un prezzo superiore a 35.000 euro IVA esclusa per modelli con emissioni comprese tra 0 e 20 g/km e tra 61 e 135 g/km e di 45.000 euro sempre IVA esclusa per vetture con emissioni comprese tra 21 e 60 g/km. L’ulteriore sconto previsto se si rottama un’auto usata, invece, si ha nel caso in cui si intenda rottamare un’auto di proprietà da almeno 12 mesi e rientrante nella fascia di omologazione da Euro 0 a Euro 5.

<

div>

Fiat 500 elettrica: prezzo, dimensioni e caratteristiche 18

Fascia 0-20 g/km

I modelli che con più facilità rientrano nei nuovi incentivi 2022 sono naturalmente quelli elettrici e plug-in, quelli cioè che rientrano nella fascia di emissioni 0-20 g/km. Per le prime è stato stanziato un fondo di 220 milioni, mentre per le seconde di 225 milioni. Queste vetture hanno accesso ad un bonus di 5.000 euro in caso di rottamazione, che scende a 3.000 euro in caso non si abbia un veicolo usato da rottamare. Il tutto però, con un tetto massimo di spesa di 35.000 euro IVA esclusa.

Top 3 dei modelli che è possibile acquistare nella fascia 0-20 g/km

Cupra Formentor: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5

Fascia 21-60 g/km

Il secondo scaglione degli incentivi 2022 è quello rappresentato ad ogni unicamente da alcuni modelli plug-in, in grado di rientrare nella fascia 21-60 g/km di CO2. Per queste vetture lo sconto in caso di rottamazione è di 4.000 euro che scende a 2.000 euro senza rottamazione. Il tutto a fronte di una spesa massima di 45.000 euro IVA esclusa.

Top 3 dei modelli che è possibile acquistare nella fascia 21-60 g/km

Ford Puma ibrida

Fascia 61-135 g/km

Per l’ultimo scaglione, quello con emissioni comprese fra 61 e 135 g/km di CO2, sono stati stanziati 170 milioni di euro. In questa fascia rientrano moltissime vetture con un livello di elettrificazione più leggero, ma anche tanti modelli benzina, diesel, GPL e metano. In questo caso l’incentivo ammonta a 2.000 euro ma solo in caso di rottamazione. Il tutto a fronte di una spesa massima di 35.000 euro IVA esclusa.

Top 3 dei modelli che è possibile acquistare nella fascia 61-135 g/km

Tabella riassuntiva

Ecco lo schema degli incentivi auto 2022.

Emissioni 0-20 g/km 21-60 g/km  61-135 g/km
Limite di spesa 35.000 euro IVA esclusa 45.000 euro IVA esclusa 35.000 euro IVA esclusa
Bonus senza rottamazione 3.000 euro 2.000 euro
Bonus con rottamazione 5.000 euro 4.000 euro 2.000 euro

Mercato auto marzo: ancora in calo le immatricolazioni

Usato garantito: cos’è e quali vantaggi offre

Anche il mese di marzo chiude con il segno negativo per quanto riguarda le automobili immatricolate in Italia. Sono state 119.497 le vetture vendute nel mese concluso da poco, -29,7% rispetto all’anno scorso, frutto di circa 50.000 acquisti in meno; mentre il primo trimestre del 2022 ha fatto registrare un calo del 24,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 338.258 unità vendute.

Numeri sconfortanti secondo Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri), che sottolinea come i primi tre mesi dell’anno generalmente incidano per il 30% sul totale delle immatricolazioni annuali. Stando a una stima, ovviamente non definitiva, andando avanti con questo ritmo il 2022 chiuderebbe con un totale di 1.130.000 immatricolazioni, il 22% in meno rispetto all’anno precedente.

Ancora niente incentivi

Il mercato dell’auto è in attesa degli aiuti statali. “Gli annunci e la conseguente aspettativa degli incentivi stanno di fatto paralizzando il mercato ormai da mesi e, se il Governo non provvede a emanare con urgenza il decreto attuativo che li rende fruibili, si rischia di aggravare e prolungare ulteriormente la crisi delle immatricolazioni” spiega il presidente Unrae Michele Crisci.

Secondo indiscrezioni, gli incentivi dovrebbero essere varati mercoledì prossimo. La misura è attesa con ansia anche alla luce dei tempi di attesa allungati a causa della crisi dei chip e di quanto sta succedendo in Ucraina. “Il prolungamento a 360 giorni dei termini di consegna – precisa Crisci – è un provvedimento indispensabile per ovviare ai problemi ormai endemici delle catene di fornitura internazionali, aggravati dal conflitto in Ucraina, che costringono le Case automobilistiche a rallentare la produzione e a ritardare le consegne. È necessario inoltre che il decreto attuativo non escluda dai sostegni nessuno dei soggetti interessati, comprendendo oltre alle persone fisiche anche le persone giuridiche (aziende e società di noleggio) e non imponga tetti di prezzo ribassati rispetto agli incentivi precedenti, che avevano dimostrato tutta la loro efficacia”.

Al via la prevendita della nuova Audi A7 Sportback 3

I numeri dell’usato

Continua invece a crescere il mercato delle auto di seconda mano, che a marzo ha registrato un +35,9% grazie a 450.846 passaggi di proprietà, al lordo delle minivolture. Il primo trimestre 2022 chiude a 1.205.393 acquisti con una crescita del 34,9%. Un dato tutto sommato prevedibile dal momento che gli automobilisti continuano ad essere orfani degli  incentivi sulle auto nuove.

Crescono full hybrid e Gpl, tracollo per il metano

Sorridono soltanto le auto full hybrid (+5%) e le Gpl (+9,1%). L’aumento del costo di benzina e diesel ha contribuito ad abbassare le vendite: le vetture alimentate a benzina hanno perso il 37,1%; mentre quelle a gasolio hanno fatto registrare un -42,3%.

Batosta per le auto a metano, che rispetto a marzo dello scorso anno hanno incassato un ribasso del 71,1%. Calano anche le mild hybrid (-23,7%) e le elettriche (-37,2%).

  • Auto benzina: 27.472 (-37,1%)
  • Auto diesel: 15.443 (-42,3%)
  • Auto Gpl: 10.835 (+9,1%)
  • Auto metano: 1.075 (-71,1%)
  • Auto ibride full hybrid: 9.371 (+5,0%)
  • Auto ibride mild hybrid: 21.404 (-23,7%)
  • Auto ibride plug-in: 3.111 (+23,5%)
  • Auto elettriche: 3.102 (-31,0%)

<

div>

Citroën C3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 2

Le auto a benzina più vendute a marzo 2022

  • Citroen C3: 3.465
  • Peugeot 208: 2.125
  • Volkswagen T-Roc: 1.567
  • Opel Corsa: 1.551
  • Volkswagen T-Cross: 1.443
  • Dacia Sandero: 1.024
  • Citroen C3 Aircross: 988
  • Volkswagen Taigo: 978
  • Ford Ecosport: 977
  • Volkswagen Polo: 973

Fiat 500X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 26

Le auto diesel più vendute a marzo 2022

  • Fiat 500X: 1.917
  • Citroen C3: 1.441
  • Jeep Compass: 1.124
  • Jeep Renegade: 958
  • Audi Q3: 951
  • Peugeot 3008: 932
  • Peugeot 2008: 840
  • Volkswagen Tiguan: 781
  • Ford Kuga: 776
  • Citroen C3 Aircross: 760

Dacia Duster GPL: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

Le auto a Gpl più vendute a marzo 2022

Skoda Kamiq

Le auto a metano più vendute a marzo 2022

Fiat Panda Hybrid: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

Le auto ibride più vendute a marzo 2022

  • Fiat Panda: 9.131
  • Lancia Ypsilon: 3.103
  • Ford Puma: 2.568
  • Toyota Yaris: 2.452
  • Toyota Yaris Cross: 1.795
  • Kia Sportage: 1.180
  • Toyota C-HR: 1.106
  • Nissan Qashqai: 1.039
  • Fiat 500: 1.007
  • Hyundai Tucson: 786

Jeep Compass: prezzo, dimensioni e caratteristiche 2

Le auto plug-in più vendute a marzo 2022

  • Jeep Compass: 985
  • Jeep Renegade: 626
  • Bmw X1: 321
  • Ford Kuga: 304
  • Volvo XC40: 285
  • Peugeot 3008: 264
  • Renault Captur: 210
  • Audi A3: 162
  • Mini Countryman: 152
  • Bmw X3: 134

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 6

Le auto elettriche più vendute a marzo 2022

  • Tesla Model Y: 678
  • Dacia Spring: 516
  • Fiat 500: 495
  • Tesla Model 3: 378
  • Smart Fortwo: 314
  • Mini: 155
  • Peugeot 208: 141
  • Renault Zoe: 111
  • Hyundai Kona: 109
  • Volkswagen ID.3: 86