Auto divenute icone: Alfa Romeo Giulia

Alfa Romeo Giulia: prezzo, dimensioni e caratteristiche 18

La nuova Alfa Romeo Giulia viene commercializzata dal 2016 ed è ora fresca di restyling. È un modello di particolare importanza all’interno del marchio: non solo porta il nome di una vera e propria icona dell’automobilismo, capace di fissare nuovi standard assoluti in fatto di velocità e tenuta di strada, ma dopo 30 anni segna il ritorno di un’Alfa Romeo con la trazione posteriore e le caratteristiche sportive tipiche del brand. Il restyling 2023 presenta dotazioni moderne e aggiornamenti nell’abitacolo principalmente per quanto riguarda strumentazione digitale e infotainment.

La Giulia 2023 è lunga 4,64 metri, larga 1,84, alta 1,44, con un passo di 2,82 metri e 480 litri di capacità minima del bagagliaio. Sono tre le motorizzazioni: il 2.2 turbo diesel da 160 CV; il 2.2 turbo diesel da 210 CV e il 2.0 turbo benzina da 280 CV. Gli allestimenti del restyling 2023 sono: Super, Sprint, Ti, Veloce e Competizione. La Giulia Veloce, come optional, può avere anche il differenziale posteriore autobloccante Q2, sia nella versione a due ruote motrici sia in quella a trazione integrale. La nuova Giulia presenta cambiamenti interessanti. Il frontale è rinnovato e spicca subito oltre che per l’estetica, anche per la maggiore sicurezza dei fari a matrice di led, in grado di illuminare la strada in maniera ideale; novità anche per i fanali posteriori, che possono essere bruniti. I vetri laterali possono essere oscurati a seconda dell’allestimento desiderato e i cerchi in lega variano da 17 a 19 pollici. Entrando nell’abitacolo notiamo il cruscotto davanti al guidatore completamente digitale e in grado di cambiare disposizione, con una schermata chiamata Heritage perché ricorda nella grafica le Alfa Romeo di una volta.

E proprio il nome Giulia riporta a una delle pagine più belle della storia dell’automobilismo italiano: per tutti la berlina di Alfa Romeo è l’auto sia della polizia che dei delinquenti in fuga dalle forze dell’ordine, un ruolo ricoperto nella vita reale e in numerosi film polizieschi all’italiana che hanno reso la vettura prodotta dal 1962 al 1977 una diva del cinema. Ripercorriamo le tappe salienti della mitica berlina, venduta anche nelle versioni più aggressive coupé e spider (coupé GT e GT 1300 Junior, Spider Sprint GTC e Spider Duetto), nelle versioni Giardinetta Colli e sportive TZ e TZ2 e GTA.

Alfa Romeo Giulia 2020: esterni

Un mito intramontabile da oltre 60 anni

La storia ha inizio il 27 giugno del 1962, giorno della presentazione alla stampa di Alfa Romeo Giulia. L’obiettivo della casa lombarda è migliorare la Giulietta, l’auto chiamata la “fidanzata d’Italia” per il fascino e la bellezza delle linee. Il compito di progettare la futura media è affidato a una squadra di esperti, la stessa che aveva già firmato la 1900, modello di successo del dopoguerra, e la stessa Giulietta. L’idea di base è quella di migliorare una vettura vincente, senza stravolgerla. E in effetti lo schema meccanico resta lo stesso, con l’aggiunta del cambio manuale a 5 rapporti, in quegli anni montato solo sulle auto più sportive, e una carrozzeria più aerodinamica grazie alla coda mozza e alle fiancate con scalfature che migliorano la penetrazione e mandano l’aria verso il posteriore. Proprio l’aerodinamica ha permesso ad Alfa Romeo di varare lo slogan “L’auto disegnata dal vento”.

Pioniera per quanto riguarda la sicurezza

La grande rivoluzione di Giulia concerne la sicurezza passiva: è la prima vettura della storia a dare un ruolo primario alla tutela di guidatore e passeggeri. Il pacchetto sicurezza è formato dalla struttura portante a resistenza differenziata, con anteriore a posteriore costruiti in modo da assorbire l’energia cinetica di eventuali urti e l’abitacolo rinforzato per proteggere gli occupanti. A questa si aggiunge la scatola del cambio dietro al motore contro la parete parafiamma, i cui organi meccanici sono fissati con supporti che evitano di farli entrane nell’abitacolo; mentre il piantone dello sterzo è fatto in modo che il volante non possa colpire torace e testa del guidatore. Completano il kit sicurezza l’imbottitura extra degli schienali anteriori, il parabrezza eiettabile e l’assenza di pericolosi spigoli all’interno dell’abitacolo.

Auto divenute icone: Alfa Romeo Giulia 1

La prima serie

La berlina è lunga 414 cm, larga 156, alta 143 e ha un passo di 251 cm, 13 in più della Giulietta. L’abitacolo è ampio e luminoso e può ospitare sei persone grazie alla panchetta tre posti anteriore e inoltre ha un grande bagagliaio da 500 litri di capacità. La prima serie ha un motore potente da 1570 cm cubi e 92 CV nella versione chiamata 1600 che le permette di toccare la velocità massima di 165 km/h (anche se in alcuni test raggiunse 175,979 km/h) con lo scatto da 0 a 100 km/h in 13,7”. L’estetica è accattivante e sportiva grazie a quattro fanali anteriori, due più grandi all’esterno e due più piccoli all’interno. Il cambio al volante e il divanetto anteriore scompaiono nel restyling del 1964. Sempre nel 1964 arriva la versione d’accesso Giulia 1300 con motore da 1290 cm cubi da 78 CV. Si differenzia dalla 1600 per l’anteriore meno sportivo con due soli fari e le dotazioni ridotte al minimo. Per tutti e due i modelli c’era la versione Super, con prestazioni migliorate e allestimento più completo: la 1600 arrivava a 112 CV e superava i 175 km/h; mentre la 1300 Super si fermava a 103 CV.

Auto divenute icone: Alfa Romeo Giulia

La seconda serie

Nel 1972 assistiamo all’unificazione della gamma, con l’offerta ridotta a due soli modelli. Il restyling prevede solo la Giulia Super, disponibile in due versioni: la 1.3 da 89 CV e la 1.6 da 102 CV. La seconda generazione presenta il nuovo scudo Alfa Romeo, una nuova mascherina nera, cofano anteriore e posteriore lisci, paraurti più avvolgenti e interni rinnovati. Più tardi, nel 1976, complice anche la crisi petrolifera, esordisce la nuova Super diesel, che si rivela un flop: con solo 55 CV è troppo lenta (135 km/h la velocità massima) e le vendite sono scarse. È troppo rumorosa e le vibrazioni creano problemi al telaio pensato per i motori a benzina. Ma un primato lo ottiene lo stesso: è la prima auto con motore diesel a entrare ufficialmente nel listino Alfa Romeo. Nel 1977 Giulia esce di produzione con oltre un milione di unità consegnate, la maggior parte berline, per far posto al ritorno della Giulietta, ma non uscirà mai dai cuori e dalla memoria di milioni di appassionati e dalla storia dell’auto.

Auto divenute icone: Alfa Romeo Giulia 2

 

L’auto delle forze dell’ordine e dei criminali in fuga nella vita reale e al cinema

Per tanti anni la Giulia è stata in dotazione a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza grazie alla velocità elevata, agilità e tenuta di strada. Proprio per via delle straordinarie prestazioni, la berlina è diventata anche l’auto preferita dai criminali per le loro fughe, non solo nella realtà ma anche al cinema. Giulia ha un passato da diva del grande schermo, negli Anni ’60 e ’70: è apparsa in tanti film, principalmente nel genere poliziesco all’italiana, che hanno contribuito a trasformarla ancora di più in un’icona. Tra i vari film in cui appare, ricordiamo “Banditi a Milano” del 1967, con Tomas Milian e Gian Maria Volonté, “The Italian Job” del 1969, “La polizia ringrazia” (1972), “Roma Violenta”, “Napoli violenta” e “Italia a mano armata” a cui si aggiungono le peripezie di Tomas Milian nei panni de “Er Monnezza” e Nico Giraldi e di Bud Spencer in “Piedone lo sbirro”. Non mancano i film comici come “I Carabbinieri”, “L’allenatore nel pallone” e la serie TV “Quei trentasei gradini”. Giulia torna protagonista al cinema e in tv negli anni 2000 con “La meglio gioventù”, la serie “Romanzo Criminale”, “La mafia uccide solo d’estate” e alcune apparizioni nella serie TV “Bang Bang Baby”. Nel film del 2015 di Edoardo Leo “Noi e la Giulia”, la Giulia 1300 ha addirittura un ruolo attivo.

Auto berlina: tutti i pregi e i difetti

BMW Serie 2 Gran Coupé, la berlina dal sapore sportivo 3

La berlina, o sedan in inglese, è la variante di carrozzeria che solitamente dalle nostre parti rimanda ai modelli di rappresentanza. Il termine berlina, in passato, veniva usato per indicare un particolare tipo di carrozza. Ci sono varie versioni, anche se la più iconica, fin dagli albori della storia dell’automobile è quella totalmente chiusa, a tre volumi e 4 porte in grado di trasportare 4 o 5 passeggeri. I tre volumi che la distinguono sono il vano motore, l’abitacolo e il bagagliaio posteriore, con portello che non comprende il lunotto, che sono fisicamente separati e identificabili dall’esterno. Oggi la berlina 3 volumi e con 4 porte è molto ricercata da chi vuole una vettura di rappresentanza e dalla massima efficienza, a scapito dello spazio, prerogativa principalmente di Suv e station wagon.

Questo tipo di vettura viene considerata l’auto per eccellenza e la più elegante, anche se alcuni modelli costruiti sulla base delle utilitarie e rivolti a mercati particolari, come l’Est europeo e il Nordafrica, non rientrano in questi canoni. In quelle zone l’aspetto estetico passa in secondo piano e la macchina è poco curata, con il terzo volume aggiunto soltanto per aumentare lo spazio, come nei casi di Renault 7 e Thalia, derivate dalla R5 e dalla Clio. Di solito i tre volumi si trovano già tra le compatte, come Fiat Tipo, Opel Astra e Audi A3, ma le offerte sul nostro mercato sono relativamente poche: per avere più scelta bisogna salire di segmento.

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Spaziose, ma non troppo

Se la priorità è lo spazio di carico, la berlina non è la prima scelta ideale, anche se va sottolineato che la carrozzeria permette di avere una capienza maggiore, in molti casi vicina a quelli della corrispondente wagon, rispetto ad analoghi modelli a coda tronca. Tanto che per alcune vetture di segmento D, come Alfa Romeo Giulia, il costruttore ha preferito puntare solo sulla berlina, senza affiancarle una station wagon. In questo la casa italiana si differenzia dalle rivali dirette come Audi A4, BMW Serie 3 e Mercedes Classe C, Volvo S60 o auto dal costo più contenuto come Renault Talisman, Mazda6 ecc ecc, che hanno anche la versione familiare.

Pro e contro del bagagliaio separato

Un difetto delle berline a tre volumi è la fruibilità della zona di carico, limitata in altezza e nell’accessibilità del baule, generalmente caratterizzato da una sponda alta e un’apertura limitata. Nella maggior parte dei modelli è possibile sconfinare nell’abitacolo frazionando il divano posteriore nella classica divisione 60/40. Pur essendo una vettura più a misura di passeggeri che per il carico, va sottolineato che il baule separato presenta alcuni vantaggi: resta isolato e non condivide la stessa aria dell’abitacolo, tenendo per sé anche odori ed eventuale umidità rilasciati dal carico.

Per questo alcuni modelli, come BMW Serie 5 GT e Skoda Superb di seconda generazione, sono stati dotati di soluzioni estreme per offrire sia le 4 sia le 5 porte contemporaneamente, grazie a un doppio sistema di apertura per aprire solo il coperchio del baule o l’intero portellone, a seconda delle esigenze. Non dimentichiamo gli ingombri maggiori sommati alla visibilità posteriore non sempre ottimale, con lunotti, in alcuni modelli, molto inclinati che non consentono una visuale adeguata sulla parte posteriore: oggi questo inconveniente è risolto grazie a telecamere e sensori, ma fino a qualche anno fa poteva creare più di un problema durante le manovre.

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Efficienza al massimo

Uno dei punti di forza di queste auto è l’efficienza. Se paragonata alla versione wagon, una berlina ha un peso minore e una aerodinamica maggiormente efficace, due elementi che le consentono di ottenere risultati migliori per quanto riguarda emissioni e consumi. Non a caso alcuni costruttori di vetture totalmente elettriche, come Tesla e Porsche nel caso di Taycan, puntano a massimizzare l’autonomia e le prestazioni grazie anche all’alto rendimento aerodinamico. La grande efficienza è una delle ragioni che permettono alle berline di confermarsi fra le vetture preferite per le flotte aziendali, nei casi in cui non si ha bisogno di auto con maggiore versatilità di carico.

  • I pregi

I punti di forza di queste vetture iconiche sono l’immagine elegante, l’efficienza aerodinamica, il comfort per i passeggeri, il buon isolamento tra abitacolo e bagagliaio e il peso minore in confronto ai modelli station wagon.

  • I difetti

Le berline a 4 porte hanno ingombri maggiori di quelle a 5 porte, non sono adatte al trasporto di animali, il carico è meno agevole e presenta limiti di spazio in verticale e, infine, sono soggette a una svalutazione mediamente superiore rispetto ad altri tipi di vetture.

Alfa Romeo Tonale: acquisto o finanziamento?

Alfa Romeo Tonale: prezzi, dimensioni e caratteristiche 16

Tonale è il primo suv compatto e il primo modello elettrificato di Alfa Romeo, nonché il primo crossover suv di medie dimensioni a motore trasversale e trazione anteriore del Biscione, che con questa vettura sfida i marchi premium tedeschi. Con Tonale esordisce su un’auto di serie la tecnologia non-fungible token (NFT): grazie a essa è possibile collegare la vettura a un certificato digitale univoco NFT, che consente di avere un registro digitale secretato e non modificabile contenente le informazioni più importanti e i dati della vettura.

La Tonale è il secondo Suv di Alfa Romeo, dopo Stelvio. È stato anticipato da una concept presentata al Salone di Ginevra del 2019 e viene prodotto dal 2022. Rappresenta un modello di fondamentale importanza per il marchio: ha il compito di introdurre l’elettrificazione nella gamma e, grazie all’abbondante tecnologia, è l’Alfa Romeo più smart prodotta fino a questo momento.

Tradizione con uno sguardo al futuro

La Tonale è lunga 4,53 metri, largo 1,84 e alto 1,60 metri e può contare su un bagagliaio da 500 litri, che scendono a 450 sulla plug-in. Il frontale si rifà ad alcuni elementi di Alfa Romeo del passato. I gruppi ottici a led sono gli stessi della concept del 2019, con i tre fari separati che ricordano quelli della SZ (1989), della concept 164 Proteo (1991) e della Brera (2005). In più Tonale è la prima Alfa Romeo dotata di fari sviluppati da Marelli con tecnologia a matrice di led.

Alfa Romeo Tonale: prezzi, dimensioni e caratteristiche 14

Tanta tecnologia anche nell’abitacolo

Gli interni si distinguono per la presenza di soli strumenti digitali. Il cruscotto ha una forma a cannocchiale, con schermo digitale da 12,3 pollici a cui si aggiunge un secondo display touch screen da 10,25 pollici e derivato da quello di Fiat 500e, che ha il compito di gestire il sistema multimediale Android Automotive. Gli aggiornamenti over-the-air consentono all’auto di essere sempre aggiornata. Abbondante anche la presenza di tecnologia per la sicurezza, con cruise control adattivo intelligente, mantenimento della carreggiata evoluto, assistenza alla guida in colonna, frenata automatica di emergenza, controllo della stanchezza del conducente, monitoraggio dell’angolo cieco e avviso della presenza di altre auto durante la retromarcia.

Le motorizzazioni

L’elettrificazione la fa da padrone a bordo di Tonale. Abbiamo il motore benzina mild-hybrid da 1,5 litri con sistema a 48 Volt da 15 kW e 55 Nm, in una versione da 130 CV e un’altra da 160 CV. Il top di gamma è rappresentato da un plug-in che unisce a un 1.3 turbo a benzina all’avantreno un motore elettrico posteriore da 120 CV, alimentato da una batteria da 15,5 kWh, per una potenza totale di 280 CV. L’unico motore non elettrificato è quello diesel, un 1.6 da 130 CV e 320 Nm di coppia, offerto di serie con un cambio automatico a doppia frizione a 6 marce. Tonale viene offerta in cinque allestimenti: Super (versione di accesso alla gamma, solo diesel e benzina MHEV da 130 CV); Sprint; Ti; Veloce (top di gamma, solo mild hybrid da 160 CV e plug-in) ed Edizione Speciale.

Alfa Romeo Tonale: prezzi, dimensioni e caratteristiche 11

Tonale hybrid Veloce a 43.971 euro

La versione 1.5 Hybrid Veloce da 160 CV di Tonale, dal prezzo di listino di 45.300 euro, è offerta a 43.971 euro senza permuta o rottamazione. Versando un anticipo di 11.252 euro, dobbiamo pagare 35 rate mensili da 406,36 euro (TAN 6,70% TAEG 7,71%) e una rata finale da 24.855,80 euro, per un massimo di 45.000 km e 0,05 euro per ogni chilometro percorso in più, da versare in caso di restituzione dell’auto. Nella cifra sono compresi la garanzia complessiva di tre anni o 120.000 km totali, il servizio Identicode o la Polizza Pneumatici Plus.

Le auto che non vedremo più: Ford Focus

Le auto che non vedremo più: Ford Focus

Dopo lo stop alla produzione di Fiesta, Ford annuncia l’addio anche alla Focus. I dirigenti della casa americana hanno anticipato che la vettura uscirà di produzione nel 2025 e non sarà sostituita. Non è da escludere neanche un’uscita di scena anticipata, visto che le vendite sono crollate del 41% tra il 2020 e il 2021. L’auto media di Ford abbandonerà il mercato dopo 27 anni di brillante carriera, per lasciare spazio ai Suv, sempre più richiesti sul mercato, e alle vetture elettriche.

Le logiche di mercato che penalizzano berline, medie e station wagon a favore di modelli rialzati, e le decisioni della politica hanno, di fatto, segnato la fine della Focus. Il numero di Ford Puma vendute è cresciuto, mentre i numeri di Fiesta e Focus sono crollati negli ultimi anni e la scelta della casa dell’Ovale Blu di offrire la carrozzeria rialzata Active non ha portato i frutti sperati. L’addio alla Focus è una conseguenza della fine della produzione di auto nella fabbrica tedesca di Saarlouis, dove viene assemblata la berlina: Ford ha scelto lo stabilimento di Valencia per la produzione dei modelli elettrici di nuova generazione. Da qui al 2026 l’obiettivo è riuscire a vendere due milioni di modelli a batteria, dei quali 600.000 in Europa.

La storia ha inizio nel 1998

La Ford Focus arriva sul mercato europeo nel 1998, in sostituzione della Escort, e due anni dopo debutta anche negli Stati Uniti. Fin dall’uscita ha seguito due linee di sviluppo diversificate. La seconda serie approda in Europa nel 2004, con una versione completamente nuova; mentre nel Nord America la prima serie viene aggiornata profondamente nel 2007 per poi essere sostituita da un nuovo modello, la Focus terza serie, uguale per tutti i mercati. Nel 1999 è stata eletta Auto dell’Anno in Europa e nel 2012, con più di un milione di unità, è stata l’auto più venduta al mondo.

La berlina Ford si presenta al Salone di Parigi del 1998 in quattro versioni: 3 porte, 5 porte, 4 porte e station wagon. Nel 2002 subisce un leggero restyling e, alla fine del 2004, lascia il posto alla seconda generazione. Le motorizzazioni benzina vanno dal 1.4 Zetec-SE 16V da 75 CV al 2.0 Duratec RS Turbo 16V da 215 CV e i propulsori diesel spaziano dal 1.8 Endura-DI 8V da 75 CV al 1.8 Duratorq DLD-418 8V da 115 CV.

Le auto che non vedremo più: Ford Focus 4

Dalla monovolume alla versione crossover

La seconda generazione è disponibile nelle versioni 3, 4, 5 porte e station wagon, alle quali si aggiungono, per la prima volta, anche una monovolume, la C-Max, e una versione coupé-cabriolet presentata al Salone di Parigi 2004 e realizzata da Pininfarina. Le motorizzazioni diesel vengono sviluppate in collaborazione con il gruppo PSA. Il sipario sulla Focus di terza generazione si alza al Salone di Detroit a inizio 2010. Le versioni 3 porte e coupé-cabriolet non ci sono più; mentre nel 2013 esordisce la Focus ST nella variante station wagon, a cui fa seguito la RS dotata, per la prima volta, di trazione integrale permanente. Nell’autunno del 2014 Focus è oggetto di un radicale restyling.

Le auto che non vedremo più: Ford Focus 1

La quarta e ultima generazione viene presentata a Londra il 10 aprile 2018 e arriva sul mercato due mesi dopo. Alla berlina 5 porte, 4 porte e station wagon “SW”, si affianca la crossover “Active”. Il restyling arriva nell’ottobre 2021 e porta in dote un display del sistema multimediale da 13,2 pollici abbinato all’ultima versione del sistema Sync4. Per quanto riguarda le motorizzazioni, nella gamma benzina troviamo soltanto unità ibride leggere a 3 cilindri EcoBoost da 125 o 155 CV e in quella diesel solamente il motore da 1,5 litri da 88 kW (120 CV).

Automotive Dealer Day 2023: Salvini affronta il tema dell’Euro 7

Automotive Dealer Day 2023: Salvini affronta il tema dell'Euro 7

All’Automotive Dealer Day 2023, la rassegna veronese che riunisce tutti i protagonisti del settore, si è parlato del presente e del futuro dell’auto. Alla cerimonia di apertura è intervenuto anche Matteo Salvini: nel corso dell’incontro sono stati affrontati vari temi di attualità. Euro 7, auto elettrica, incentivi e riforma del codice della strada sono stati i principali argomenti della discussione.

“In questi primi mesi di lavoro – ha detto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – abbiamo costruito alleanze europee e internazionali che possono dare una mano al settore automotive, uno dei più importanti di tutto il Paese”. Secondo il vicepremier, l’industria automobilistica va sostenuta in questo momento delicato di transizione verso l’elettrico e bisogna stare attenti che i cambiamenti non ricadano sull’occupazione e che non vengano penalizzate le eccellenze italiane, da anni riconosciute anche a livello mondiale.

L’Euro 7 va fermato

Salvini si è soffermato sullo standard Euro 7, da sempre nel mirino del suo ministero. “Per noi rappresenta una priorità – aggiunge – È una normativa comunitaria sbagliata nei modi e nei tempi e, insieme ad altre otto nazioni (Francia, Polonia, Bulgaria, Ungheria, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Portogallo) ci stiamo muovendo per evitare il salto nel buio dell’Euro 7 o rimandarlo almeno al 2026, quando ci sarà una revisione della normativa sulla CO2”.

Le elezioni europee del 2024 potrebbero dare una mano al piano di Salvini. “Mi auguro che ci sia una commissione più aperta al dialogo, altrimenti l’Italia e l’Europa dell’auto potrebbero restare schiacciate tra Cina e Stati Uniti”.

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Auto elettrica sì, ma a certe condizioni

Non solo auto a batteria per la transizione ecologica: le energie rinnovabili giocano un ruolo fondamentale, a partire dall‘idrogeno. “Ci sono 60 miliardi di euro per la mobilità – spiega Salvini – , in particolare per le colonnine di ricarica, da implementare il prima possibile, e per sviluppare la rete a idrogeno. Siamo a favore della neutralità tecnologica, perché la transizione energetica ha bisogno di tempo e di alternative all’elettrico”.

Nuovo codice della strada e via il superbollo

La riforma del codice della strada è un altro punto caldo nell’agenda del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: è datato 1992 e va aggiornato. “Entro l’estate presenteremo una serie di riforme con l’obiettivo di approvarle prima della fine del 2023 – anticipa Salvini – Inoltre in base alla sicurezza e al tasso di incidentalità di alcuni tratti autostradali, vogliamo aumentare il limite massimo di velocità a 150 km/h”. Siamo al lavoro anche sulle motorizzazioni civili e sulle lungaggini della burocrazia, che spesso è troppo lenta”.

Salvini vuole abolire il superbollo, che giudica iniquo e punitivo nei confronti degli automobilisti e delle case produttrici. “Questa tassa ha penalizzato un mercato molto importante per il nostro Paese” dice il titolare del Mit, che conclude parlando della deducibilità fiscale al 100% per le auto aziendali: ci stiamo lavorando, ma non è facile trovare le coperture finanziarie”.

ANFIA chiede aiuto alla politica

Oltre al ministro Salvini, è intervenuto anche Marco Stella, vicepresidente ANFIA, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica. “Politica, industria e sindacati devono supportarci nell’affrontare una trasformazione epocale. Occorre creare strumenti per incentivare le aggregazioni tra imprese e supportare la ricerca e le nuove catene del valore. Il nostro sistema ha grande forza ed è al centro delle catene di fornitura a livello europeo. È per questo che deve essere supportato nella transizione energetica” le parole di Stella, che si accoda a Salvini nel bocciare Euro 7. “È una misura che non stimola il mercato, è stata partorita in maniera sbagliata nei tempi e nei contenuti tecnici e pone nuove problematiche”.

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Incentivi da cambiare per UNRAE

Michele Crisci, presidente dell’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, si sofferma sugli incentivi e sulle auto aziendali. “I bonus non stanno funzionando: buona parte dei fondi 2022 per elettriche e ibride plug-in sono rimasti inutilizzati. Il tetto dei prezzi è da rivedere, va alzato o eliminato: ha svantaggiato molte persone che potevano essere interessate all’acquisto di un’elettrica. In Italia ci sono poche auto aziendali, solo il 41,7% del mercato rispetto al 64,1% della Germania e per questo dobbiamo offrire la possibilità di detrarre l’Iva in misure diverse in base alle emissioni delle auto aziendali. Le vetture aziendali vendute mediamente dopo tre anni tornerebbero sul mercato per i privati con prezzi più accessibili” le osservazioni di Crisci.

Puntare su Gigafactory e riciclo batterie

Massimo Nordio, presidente dell’associazione che si occupa di mobilità elettrica, invita a cogliere le opportunità legate alla transizione energetica. “Il riciclo delle batterie può essere un’occasione commerciale, come dimostra la Spagna, che da tempo investe in questo ambito così come nella produzione di auto elettriche e delle relative batterie. L’Italia deve assumere un ruolo di avanguardia sull’elettrico avviando progetti importanti sulle Gigafactory: bisogna farci trovare pronti, anche sul riciclo, per renderci indipendenti da altri Paesi. La rete di ricarica va ulteriormente allargata grazie agli incentivi. I fondi ci sono, devono essere utilizzati nel modo giusto” dice Nordio.

Bonus da rivedere anche per Federauto

“Gli incentivi vanno rivisti completamente. Il tetto al prezzo delle auto elettriche non va bene: è necessario comprendere tutti i modelli sul mercato perché la priorità deve essere ammodernare il parco auto. L’obiettivo deve essere quello di avvicinarci alla quota di mercato BEV in Europa e per farlo bisogna lavorare sul credito d’imposta per le aziende sull’acquisto di auto a basse emissioni” le parole di Plinio Vanini, vicepresidente dell’ente che rappresenta gli interessi generali dei Concessionari italiani nei confronti del Governo italiano, del Parlamento e della Commissione Europea.

Abarth 500: acquisto o finanziamento?

Abarth 595: prezzi, dimensioni e caratteristiche 28

La 500 Abarth, la versione sportiva e “cattiva” della Fiat 500, festeggia i 15 anni di carriera continuando nel solco della tradizione che coniuga passato e futuro. I segni distintivi della compatta dello Scorpione sono sempre gli stessi: più bassa, più larga e più aggressiva della 500, si caratterizza per l’estetica e le colorazioni in grado di catturare l’attenzione fin dal primo sguardo. Abarth si distingue dal modello “normale” sia per la meccanica che per la carrozzeria, dove spiccano paraurti, minigonne e alettone posteriore dedicati. Il frontale presenta prese d’aria aggressive: quella del radiatore è più grande ed è circondata da due di dimensioni più ridotte. Questo, inoltre, ha una bombatura maggiore che gli permette di ospitare la turbina della sovralimentazione. Nel paraurti posteriore c’è un estrattore d’aria che incornicia lo scarico a due uscite separate. Anche l’abitacolo ha un’impostazione sportiveggiante, grazie ai sedili a guscio, la pedaliera in alluminio e il manometro della pressione del turbo. Due gli allestimenti disponibili: Turismo e Competizione.

Abarth 595: prezzi, dimensioni e caratteristiche 9

Due versioni: 595 da 165 CV e 695 da 180 CV

La 500 Abarth viene proposta in due varianti di carrozzeria: hatchback e cabrio. La 595 è dotata di un motore a quattro cilindri 1.4 turbo benzina da 165 CV e può contare su una grande tenuta di strada grazie all’assetto ribassato e alle sospensioni irrigidite. La piccola sportiva tocca la velocità massima di 218 km/h con uno scatto da 0 a 100 km/h in 7,3 secondi nella versione con cambio meccanico e 7,4 con cambio automatico sequenziale.

Per chi vuole qualcosa di più, c’è la 695 con motore 1.4 T-Jet da 180 CV e 250 Nm di coppia a 3.000 giri, che aggiunge lo scarico Record Monza e l’impianto frenante Brembo. Questa è la Abarth endotermica più estrema e raggiunge i 225 km/h di velocità massima con uno 0-100 in 6,7 secondi.

Abarth 500e: prezzo, dimensioni e caratteristiche 2

La prima elettrica di Abarth è realtà

Lo Scorpione si è tuffato nel futuro con la 500e, la prima vettura elettrica del marchio, disponibile da quest’anno. La Abarth, sia in versione hatchback che cabrio, monta la stessa batteria da 42 kWh della 500 elettrica, ma il motore elettrico e la gestione della potenza sono potenziati in chiave sportiva. La 500e sviluppa 155 CV e 235 Nm, per uno scatto da 0 a 100 km/h di 7 secondi. Inoltre ha una ripresa da 40 a 60 km/h di 1,5 secondi, un secondo in meno rispetto alla 695 a benzina da 180 CV. Vengono proposte tre modalità di guida: Turismo, Scorpion Street e Scorpion Track. La prima si caratterizza per l’accelerazione fluida e l’efficienza, con il motore “limitato” a 136 CV e 220 Nm. Scorpion Street ha la frenata rigenerativa più potente, mentre Scorpion Track, permette di accedere al massimo delle prestazioni disponibili.

La 500e si ricarica fino a 85 kW in corrente continua (11 kW in AC), con la possibilità di arrivare all’80% di “pieno” in 35 minuti e ottenere 40 km in circa 5 minuti. L’autonomia dichiarata, calcolata secondo il ciclo WLTP, è di 250 km. Abitacolo chiaramente sportivo con sedili di ispirazione racing con poggiatesta integrato e volante a tre razze. Sull’Abarth elettrica esordisce il sound generator, che riproduce il suono del motore a benzina nelle varie fasi di guida.

Abarth 595 in promozione da 25.500 euro

Continuano le promozioni sui modelli della gamma Abarth. La 595 da 165 CV, la versione più economica, ha un prezzo di listino ufficiale di 26.800 euro. Senza permuta o rottamazione, il costruttore offre 1.300 euro di sconto, facendo abbassare il costo a 25.500 euro. Versando un anticipo di 5.099 euro, le rate mensili da 246,85 euro (TAN 5,95% TAEG 7,06%) sono 59 a cui va aggiunta la maxirata finale di 11.270,00 euro. L’offerta è valida fino al 31 maggio 2023. Oltre tale data gli importi potrebbero cambiare leggermente.

Con Abarth Più Promo si ha inoltre la possibilità di scegliere la durata delle rate e l’anticipo che si preferisce, per avere un costo mensile compatibile con il proprio budget. In più a fine contratto c’è la possibilità di scegliere se restituire l’auto, saldare il valore residuo o sostituire la vettura e ripartire con una nuova di zecca.

Auto sostenibili: Mazda e l’approccio ai biocarburanti

Mazda2: prezzo, dimensioni e caratteristiche 15

L’obiettivo comune di tutte le case automobilistiche è diventare carbon neutral entro il 2050, le strade per arrivare all’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica sono molteplici. Mazda, al pari di altri costruttori, ha deciso di puntare sull’elettrificazione, senza però tralasciare i motori tradizionali. Il marchio giapponese è impegnato nello sviluppo di nuovi propulsori a combustione interna alimentati da biocarburanti ottenuti dalla crescita di microalghe: non si parla solo di tre o quattro cilindri, ma anche del sei cilindri in linea a trazione posteriore della Mazda 6.

Impegno su più fronti

Come detto, Mazda lavora su più fronti per ridurre le emissioni di CO2 e raggiungere la neutralità climatica. Il pluripremiato motore e-Skyactiv X continuerà ad avere un ruolo centrale, così come i nuovi motori sei cilindri in linea. Elettrificazione e sviluppo di nuove tecnologie avanzate per i motori a combustione interna procederanno di pari passo. La casa giapponese ha investito in numerosi progetti e partnership in varie zone del mondo al fine di portare avanti non solo l’elettrificazione, ma anche lo sviluppo e l’uso di combustibili rinnovabili. Mazda, nel febbraio di due anni fa, è stato il primo costruttore automobilistico a entrare a far parte della eFuel Alliance: in Giappone, la ricerca sui biocarburanti ottenuti dalla crescita di microalghe è sviluppata insieme a università e governo.

Mazda 3 Sedan: prezzo, dimensioni e scheda tecnica 3

Contemporaneamente, il marchio giapponese continua a lavorare all’elettrificazione completa. Sulla SkyActiv Multi-Solution Scalable Architecture nasceranno tredici nuovi modelli prodotti fino al 2025, principalmente per Giappone, Europa, Stati Uniti, Cina e ASEAN: cinque vetture ibride (mild e full), cinque plug-in hybrid e tre completamente elettriche. Inoltre Mazda è al lavoro su una piattaforma dedicata esclusivamente ai veicoli totalmente elettrici: la SkyActiv EV Scalable Architecture, che sarà usata per modelli di varie dimensioni e tipologia di carrozzeria, in arrivo sul mercato tra il 2025 e il 2030.

Ricarica auto elettriche: quanto costa con A2A

Ricarica auto elettriche: quanto costa con A2A 1

L’amore tra gli automobilisti italiani e l’auto elettrica, al momento, non è ancora sbocciato. Ma il futuro, già deciso a tavolino dalla politica a livello europeo, spinge nella direzione delle vetture alla spina e, prima o poi, la loro quota mercato è destinata a salire e abbandonare il 3,1% attuale. Le infrastrutture si stanno potenziando al fine di poter garantire la ricarica delle auto elettriche. La presenza delle colonnine di ricarica sul territorio italiano sta aumentando sempre di più, guardando al 2035, anno in cui non sarà più possibile acquistare vetture nuove a combustione.

I costi di ricarica rappresentano una voce di spesa fondamentale per i possessori di una vettura a batteria: sapere quanto costa il “pieno” di energia del proprio mezzo e quali opzioni si hanno a disposizione diventano un passaggio imprescindibile prima della decisione di acquistare un’auto alla spina. Di solito le tariffe al consumo sono più alte rispetto all’abbonamento, soluzione preferita dalla maggior parte degli automobilisti. Vediamo di seguito le varie offerte, sia per quanto riguarda il pay-per-use che gli abbonamenti, della società italiana A2A.

Abbonamenti da 16 a 90 euro al mese

L’abbonamento è l’opzione che garantisce i maggiori risparmi e per questo è adottata da tantissimi possessori di auto elettriche. Il canone mensile di A2A va da 30 a 280 kWh pagando una cifra fissa che varia da 16 a 90 euro al mese, a seconda del pacchetto scelto, facendo scendere i costi della ricarica fino a 0,32 euro/kWh. Il gestore italiano offre quattro diverse formule: il pacchetto E-Moving Small costa 16 euro al mese e garantisce 30 kWh a un costo di 0,53 euro/kW; E-Moving Medium per 29 euro al mese assicura 80 kWh a 0,36 euro/kW; E-Moving Large con 60 euro al mese fornisce 180 kWh a 0,33 euro/kW; infine E-Moving Extra assicura 280 kWh al mese per 90 euro, con il prezzo che scende a 0,32 euro/kW. Chi non vuole sottoscrivere un abbonamento, ma preferisce pagare al consumo, deve fare i conti con la tariffa che cambia in base alla potenza delle colonnine e, in qualche caso, anche al tipo di presa. Il costo minimo è di 0,56 euro/kWh, mentre il più elevato raggiunge 0,95 euro/kWh.

Ricarica auto elettriche: quanto costa con A2A

Chi è A2A e quali piani ha per il futuro elettrico

A2A spa è una società multiservizi italiana quotata in Borsa a Milano. È nata il primo gennaio 2008 a seguito della fusione per incorporazione in AEM spa Milano, di ASM Brescia spa e AMSA. Si occupa di vari settori: ambiente, energia, calore, reti e tecnologie per le città intelligenti.

L’azienda lombarda vuole raggiungere il completo azzeramento delle emissioni dirette e indirette entro il 2040, dieci anni prima rispetto all’obiettivo mondiale, fissato per il 2050. Per ottenere questo risultato A2A ha stanziato 18 miliardi di euro di investimenti in 10 anni: 7 per l’economia circolare e 11 per la transizione energetica. L’auto elettrica ha un ruolo fondamentale per raggiungere l’obiettivo: l’azienda vuole installare 24.000 punti di ricarica entro la fine di questo decennio, tra colonnine a bassa potenza in corrente alternata, fino a 7 kW, e quelle fast in DC, da oltre 50 kW. A2A vuole proporre sia la modalità di erogazione lenta, per esempio la notte, sia quella rapida, che si rifà a quella delle stazioni di rifornimento tradizionali.

Le auto che non vedremo più: Ford Fiesta

Le auto che non vedremo più: Ford Fiesta 1

Dopo 47 anni Ford Fiesta va in pensione. La piccola della casa dell’ovale blu uscirà di scena questa estate dopo 7 generazioni e più di 16 milioni di unità vendute. I motivi della drastica decisione sono molteplici: le vendite del segmento B in Europa sono in continuo calo; numeri al ribasso anche in Inghilterra, dove la piccola Ford per decenni è stata la vettura più venduta. A questo va aggiunto l’elettrico: destinare alle auto a batteria le vecchie linee di produzione delle fabbriche costa meno che crearne delle nuove.

Come se non bastasse, sul mercato c’è sempre più richiesta di Suv, che abbondano nel listino Ford. La Puma, che condivide meccanica e varie motorizzazioni con la Fiesta, ha contribuito ad abbassare la vendita della piccola di casa Ford e ora ne prenderà il posto.

Le auto che non vedremo più: Ford Fiesta

Calo record e largo all’elettrico

La Fiesta è penalizzata dalla crisi del segmento delle piccole. Nel primo semestre dello scorso anno il calo delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2020 è stato del 19%, con quasi tutte le auto in top 10 in discesa e con la piccola Ford che ha perso il 49%, facendo registrare il dato peggiore della categoria. In più l’elettrificazione della Fiesta è limitata solo alle mild hybrid; mentre le concorrenti come Opel Corsa e Peugeot 208, auto europea più venduta del segmento, sono anche elettriche. Toyota Yaris e Renault Clio hanno anche la versione ibrida e sono riuscite a contenere il calo delle vendite rispetto a tre anni fa. La strategia del futuro di Ford è basata sull’aumento della produzione di vetture a batteria, in virtù dell’accordo con Volkswagen. Il gruppo di Wolfsburg fornirà la piattaforma MEB, che ospiterà i nuovi modelli della fabbrica di Colonia, dove veniva prodotta la Fiesta. La casa dell’ovale blu ha deciso di investire sulle vetture ad assetto rialzato, più richieste sul mercato rispetto alle piccole.

Le auto che non vedremo più: Ford Fiesta 4

Un lungo viaggio iniziato nel 1976

La Ford Fiesta, come detto, nasce 47 anni fa per contrastare lo strapotere della Volkswagen Polo, capostipite della generazione di grande successo delle utilitarie europee. La trazione anteriore, il prezzo d’acquisto e i costi di gestione contenuti, la robustezza e lo spazio in relazione all’ingombro esterno sono tra i segreti del successo della piccola vettura. La prima Fiesta è lunga 3,57 metri, larga 1,56 e alta 1,36. Il peso oscilla fra i 730 e 775 kg a seconda dei motori, anteriori e trasversali, che vanno da un 1.0 da 45 CV a un 1.1 da 53 CV proposti in allestimenti base, Ghia e S. Nel 1977 arriva anche il 1.3 da 66 CV.

A firmare il design della Fiesta è il centro stile Ghia di Torino, che dà anche il nome all’allestimento più “ricco”. La produzione, invece, avviene in Spagna: la fabbrica principale è a Valencia, a cui si aggiungono quelle in Gran Bretagna e Germania. La seconda generazione arriva nel 1983, anche se è più un restyling profondo: la carrozzeria resta invariata, il cambio passa da 4 a 5 marce e arriva il primo motore diesel, il 1.6 da 54 CV. La terza serie della Fiesta è datata 1989 e presenta sostanziali novità nell’aspetto, con l’introduzione delle 5 porte e l’abitacolo più moderno ed ergonomico; mentre dal 1994 arrivano airbag anteriori e piantone dello sterzo collassabile.

Le auto che non vedremo più: Ford Fiesta 3

Storia moderna

Per la quarta generazione bisogna aspettare il 1996. La nuova Fiesta è una rivisitazione della versione precedente e resta sul mercato fino al 2002. I motori ad aste e bilancieri, tranne il 1.300 che rientra nella gamma nel 1997, lasciano spazio ai più moderni Zetec in alluminio e con doppio albero a camme in testa. Con la quinta serie abbiamo un netto cambio stilistico, passando dalle forme tonde agli spigoli. La piccola Ford cresce anche in lunghezza con i suoi 3,92 metri e propone i motori turbodiesel common rail da 1,4 e 1,6 litri. Nuova rivoluzione con la sesta generazione, nel 2009. La Fiesta è la prima vettura a incarnare la filosofia “One Ford” con cui il marchio unisce i propri prodotti e crea vetture universali per tutto il mondo. La piccola diventa più sportiva nell’aspetto e nella guida. La settima generazione vede la Fiesta crescere ancora: è lunga da 4,04 a 4,07 a seconda delle versioni e continua a proporre carrozzerie a 3 o 5 porte, al contrario delle concorrenti. Inoltre è leggera, con consumi contenuti e offre anche l’allestimento Active, che richiama i crossover.

Finanziamenti auto: salgono i prezzi

Finanziamento auto tasso zero: ecco cosa sapere

Il rialzo dei tassi di interesse deciso dalla Bce, per combattere l’inflazione e riportarla ai livelli pre-pandemia, rischia di mettere in ginocchio gli automobilisti italiani. La settimana scorsa la Banca Centrale Europea ha stabilito un ulteriore aumento di un quarto di punto, facendo arrivare il tasso base al 3,75%. Questa mossa comporterà nuovi rialzi degli interessi sui vari finanziamenti, compresi quelli per l’acquisto dell’automobile, della casa e di altri beni durevoli come gli elettrodomestici. Un altro duro colpo per il settore automotive, già messo in ginocchio dalla crisi dei chip e dalla pandemia.

Lotta all’inflazione

Il covid ha avuto un impatto notevole sugli approvvigionamenti, favorendo l’aumento dell’inflazione principalmente per alcuni beni fondamentali per la vita quotidiana delle famiglie e delle aziende. Come se non bastasse, il conflitto fra Russia e Ucraina ha azzerato la lenta normalizzazione e ha favorito il rialzo dei prezzi. L’aumento record del gas ha avuto un effetto domino in Europa: oltre alle tariffe dell’energia, ha causato il rincaro di tutti i beni prodotti e venduti, con l’inflazione nell’Eurozona che lo scorso ottobre ha toccato il massimo storico del 10,6%. La Bce ha l’obiettivo prioritario di mantenere il tasso di inflazione intorno al 2% e contro l’aumento dei prezzi al consumo ha deciso di alzare i tassi di interesse fino all’attuale 3,75%. Per ora questa strategia non ha dato frutti, con l’indice dei prezzi al consumo italiano che ad aprile è salito all’8,3%.

Bollo auto: cosa devi sapere su scadenza e pagamento 1

Automobili più care con la strategia della Bce

In attesa che la linea intrapresa dalla Bce porti ai risultati sperati, sono i cittadini a pagare gli effetti del tasso di interesse al 3,75%. Uno studio di Fabi, la Federazione Autonoma Bancari Italiani, quantifica l’entità degli aumenti che graveranno sui bilanci degli italiani. A fine 2021 il tasso d’interesse medio era dell’8,1%; mentre dopo l’ultimo rialzo stabilito dalla Bce potrebbe raggiungere il 12,8%. Per acquistare un’automobile da 25.000 euro interamente a rate, con un finanziamento da 10 anni, il costo totale passa da 37.426 euro a 45.704 euro, con una differenza complessiva di 8.279 euro (+22,1%) rispetto ai tassi di fine 2021.

Una stangata anche per l’acquisto della casa. Le rate dei nuovi mutui a tasso fisso sono destinate a raddoppiare, mentre per quelli a tasso variabile il “rimborso” mensile dovrebbe salire del 50-60%. Nel caso di mutuo a tasso fisso da 200.000 euro di 25 anni (il tasso medio applicato dalle banche potrebbe essere nettamente superiore al 5%), la rata mensile sarà di 1.218 euro. Per un prestito da 100.000 euro, sempre di 25 anni, col tasso al 5,1%, la rata mensile sarà di 597 euro. Nessuna differenza per i vecchi mutui a tasso fisso; mentre le rate di quelli a tasso variabile hanno registrato aumenti fino al 65%.