478 Rent, il noleggio come nuova frontiera dell’automobile

478 Rent, il noleggio come nuova frontiera dell’automobile 1

Il mondo dell’automobile sta cambiando e con esso anche il concetto stesso di acquisto. Per anni siamo stati abituati a vedere l’auto come un bene da possedere, ma ora le cose stanno cambiando ed esistono diverse alternative al tradizionale acquisto di una nuova macchina. Tra queste, il noleggio a lungo termine, una soluzione moderna e “dinamica” che permette di mettersi in garage una nuova auto, con una formula che libera dai tradizionali “pensieri” legati all’acquisto.

Sono tante le realtà che oggigiorno offrono questa tipologia di servizio, tra queste spicca 478 Rent, un’azienda tutta italiana che offre ai propri clienti la possibilità di noleggiare vetture di svariate marche, fornendo tanti servizi come immatricolazione, manutenzione ordinaria e straordinaria, cambio pneumatici e soccorso stradale. La società, nata a Seregno per volontà di Matteo Ferraglio, oggi vanta numerose succursali sparse su tutto il territorio nazionale. Ed è lo stesso titolare ad aprirci le porte, virtuali, di 478 Rent.

La storia

“Sono un ex pilota di rally, appassionato di motori fin da bambino – spiega Matteo Ferraglio -. 478 Rent nasce dalla volontà di entrare attivamente nel mondo dell’automotive. Il nome dell’azienda richiama i cavalli della Ferrari F40, il primo modellino di auto che ho avuto in mano da piccolo e il logo la stilizzazione degli scarichi della macchina stessa. Nel 2016 decido di aprire questa società: in passato ho avuto un’azienda di impianti di depurazione dell’acqua ed ero cliente dei noleggi a lungo termine con la mia flotta già all’inizio degli anni 2000, forse sono stato uno dei primi a usufruirne. Cinque anni fa ho ritenuto che fosse arrivato il momento giusto per entrare nel business e, per fortuna, dal 2016 a oggi il mondo del noleggio auto a lungo termine è esploso. Parlando di numeri abbiamo più o meno cento venditori su tutto il territorio nazionale e 14 sedi situate principalmente nel nord Italia”.

478 Rent, il noleggio come nuova frontiera dell’automobile

  • Cosa vuol dire per lei avere una concessionaria digital e come ha inciso la digitalizzazione sulla sua attività?

“Sinceramente quando sono partito nel 2016 e per i successivi due anni, non ho investito niente sul mondo digital, non avevo neanche il sito internet nonostante sia un programmatore informatico. Ero controcorrente: non l’ho fatto nei primi anni perché avevo tanto lavoro e tanti contatti diretti che mi hanno permesso di chiudere numerosi contratti e ho preferito fare senza. In 478 Rent il servizio viene prima di tutto: io stesso faccio formazione ai venditori e spiego loro quanto sia importante gestire il cliente come consulenti e non come venditori, per soddisfare il più possibile chi ci sceglie. Solo nel 2019 ho deciso di lanciarmi sul digitale ed è stata una scelta che ha pagato, soprattutto post pandemia. Attualmente, infatti, l’85% delle nostre vendite deriva dal digitale, attraverso e-mail e telefono. Siamo in grado di offrire servizi evoluti, come la firma digitale e una registrazione telefonica: il tutto per garantire la sicurezza del cliente ed evitare possibili truffe”.

  • Quali strumenti digitali sono più importanti per la vostra azienda?

“Abbiamo strutturato un “cervellone” che è il nostro sito web, dove si trovano tutte le auto disponibili con tutte le tariffe in chiaro già indicate. Il nostro sito fa da motore e accanto a questo, portali come Automobile.it si sono rivelati importanti per intercettare nuovi clienti, per questo lo consiglio a tanti partner come agenzie, sotto agenzie e venditori. I social poi, non possono mancare, abbiamo profili su LinkedIn, Facebook, Instagram e Youtube: dal non essere digitali alla digitalizzazione totale il passo è stato breve e in questo momento, proprio attraverso gli strumenti digitali che mettiamo a disposizione, chiudiamo tra i 1.500 e i 1.700 contratti all’anno”.

  • Perché scegliere il noleggio al posto dell’acquisto di un’auto?

“Il noleggio è un canone mensile senza pensieri. All’interno del nostro canone, che a volte è più economico e a volte meno di un leasing o di un acquisto, c’è compreso tutto. E i rischi rimangono in carico a noi e non al cliente. Possiamo decidere di inserire pneumatici invernali ed estivi, l’assicurazione full Kasko senza franchigia, il soccorso stradale 24 ore su 24 e sette giorni su sette e altri servizi: decidiamo tutto in fase di contratto e il nostro obiettivo è consigliare al meglio il cliente analizzando caso per caso. Oggi più che mai, in una situazione di incertezza mondiale, avere un’idea precisa del motivo per cui si stanno spendendo dei soldi è fondamentale. Detto questo, se si guarda solo il prezzo forse il caro vecchio acquisto di un’auto può ancora essere conveniente, ma se  si considerano tutti i servizi che il noleggio include nella rata mensile, allora questa diviene definitivamente la formula più conveniente. Di fatto, a fronte di una rata mensile, non ci si deve più preoccupare di nulla di ciò che concerne la gestione della propria auto”.

  • Quali differenze ci sono tra il noleggio per privati e quello per aziende?

“Nessuna differenza, il costo è identico. Le coperture assicurative e i servizi sono i medesimi tra privato e società e non cambia neanche la cifra da pagare. Noleggiare un’auto come privato o come partita iva è la stessa cosa”.

noleggio-a-lungo-termine

  • Quali formule vengono proposte al termine del contratto di noleggio?

“Ci sono tre strade: la prima, che è quella che preferiamo in quanto ci permette di tenere un parco auto più efficiente e meno inquinante, ovvero che il cliente restituisca l’auto e ne prenda un’altra sempre a noleggio. In alternativa offriamo la possibilità di riscatto da parte dell’utente, che decide di comprare la vettura alla fine della durata del noleggio. La terza soluzione è che al termine del noleggio ce la restituisca: in questo caso il cliente non è impegnato a pagare una maxi rata come con il leasing o con i finanziamenti”.

  • Come è strutturata 478 Rent sul territorio italiano?

“Abbiamo circa cento agenti sparsi su tutto il territorio nazionale, da Livigno a Palermo. Sono i battitori liberi, come li chiamo io, e poi abbiamo il franchising, che abbiamo deciso di portare avanti andando controcorrente nell’anno di pandemia. Ad oggi abbiamo aperto 14 punti di franchising soprattutto nel nord Italia, per fa sì che il cliente trovi più capillarità sul territorio nel caso in cui voglia incontrarci di persona e per far sì che imprenditori che vogliono entrare nel noleggio abbiano la strada spianata e una guida funzionale. A chi vuole aprire un franchising dico sempre che non commetterà gli errori che ho fatto io, perché hanno una guida che li aiuta ad agire al meglio”.

  • Con l’arrivo delle auto elettriche verranno messi a punto dei servizi ad hoc come partnership per la ricarica, abbonamenti ecc?

“Sì, siamo già nel pieno dell’evoluzione “green” o transizione ecologica, verso la quale ci stanno obbligando con le auto elettriche. Fortunatamente ne stiamo noleggiando tante. Agli utenti che passano all’auto a zero emissioni offriamo l’installazione di wallbox a casa, inclusa nel canone del noleggio e la fornitura di monopattini elettrici per affrontare il così detto ultimo miglio”.

  • Come sta cambiando il modo di approcciarsi al noleggio da parte dei consumatori, anche in relazione alla pandemia?

“Come dicevo prima la certezza dei costi porta ad avvicinarsi sempre più al mondo del noleggio; in più noi da due anni a questa parte abbiamo sviluppato la divisione del medio e breve termine, sempre come noleggio, che permette al cliente di avere una vettura a disposizione quando ne ha bisogno. In pratica si tratta di contratti che vanno da un giorno a un mese, rinnovabili mese per mese. Per esempio, se il cliente lavora in smart working e deve recarsi in sede soltanto una volta al mese, può anche non avere l’auto e chiamare noi solo quando ne ha bisogno”.

Vendita auto: i concessionari si trasformano in agenzie

Il futuro delle concessionarie tra internet e realtà aumentata 1

Il processo di elettrificazione delle automobili porta con sé molti più cambiamenti di quelli che possiamo immaginare. All’orizzonte si intravedono importanti novità anche per le concessionarie, che nei prossimi anni potrebbero trasformarsi in agenzie, una specie di intermediari tra la casa produttrice e il consumatore finale.

Le concessionarie del futuro saranno un luogo d’incontro non solo per acquistare un’auto elettrica, ma anche per capirla e accedere ai servizi accessori. In pratica il venditore dovrà diventare un consulente, capace di accompagnare il cliente all’interno del grande ecosistema di esperienze e servizi legati ai veicoli a zero emissioni.

L’esempio di Tesla

Il primo caso di trasformazione delle concessionarie in agenzie riguarda Tesla. Il marchio californiano si è sempre occupato direttamente della vendita dei propri veicoli. Questa strategia gli ha permesso di tenere sotto controllo i prezzi e di poter avere un rapporto diretto con il cliente. Anche se va rimarcato che la casa americana è stata agevolata dal fatto di avere, fino a pochi anni fa, una gamma composta da solo due modelli.

Adesso le cose sono cambiate: l’arrivo di nuovi modelli e la necessità di dover gestire un numero crescente di veicoli usati e di officine e rivenditori specializzati, costringeranno il brand di Elon Musk ad approcciarsi in maniera diversa alla vendita delle vetture.

Tesla: i Supercharger aprono anche alle auto elettriche di altri marchi

L’auto elettrica si vende in modo diverso

Tesla è l’esempio di come cambierà la rete commerciale nei prossimi anni, ma non è l’unica ad aver modificato il modo di vendere le automobili. Anche Cupra vende tutti i propri veicoli tramite agenzia, mentre Mercedes e Audi lo fanno solo con i modelli elettrici.

Perché le case produttrici decidono di lasciare le concessionarie per passare alle agenzie? Gli ingenti investimenti nell’elettrificazione hanno inciso notevolmente sui budget dei costruttori. Attraverso una gestione “diretta” delle vendite, cioè tramite agenzia, i brand potrebbero aumentare i margini operativi di un due percento, che porterebbe a una marginalità superiore del 20/25%.

Le nuove concessionarie

Tuttavia la trasformazione in agenzia non escluderà le attuali concessionarie dal mercato, ma addirittura, nella maggior parte dei casi, porterà loro alcuni vantaggi. Ad esempio gli investimenti per le strutture, come gli showroom, verrebbero rimborsati o sostenuti dalle case produttrici; mentre gli stock passerebbero a carico del costruttore, che in questo modo si assume direttamente il rischio legato alla difficoltà di vendere le auto presenti nel punto vendita.

6 step per comprare un’auto nuova da un concessionario

Chi ci guadagna e chi no

Ma i benefici, purtroppo, non riguardano tutti. La piccola concessionaria sarà agevolata dalla trasformazione in agenzia: con la nuova formula ridurrebbe sensibilmente il rischio di impresa e si assicurerebbe un guadagno sicuro, anche se contenuto, sulla vendita delle auto e degli altri prodotti come i finanziamenti.

Lo scenario cambia nel caso delle grandi concessionarie che hanno strutture imponenti e dislocate su vari punti vendita nel territorio nazionale. Il guadagno fisso garantito dai costruttori sulla vendita di auto e servizi potrebbe non essere sufficiente a mantenere in attivo strutture tanto grandi. A questo va aggiunto il fatto che attualmente i grossi gruppi di concessionarie possono beneficiare di tassi molto vantaggiosi per quanto riguarda i finanziamenti: con la trasformazione in agenzia questi verrebbero azzerati per passare alla provvigione fissa.

Mercedes punta su un futuro a zero emissioni. Ecco tutti i modelli in arrivo

Mercedes punta su un futuro a zero emissioni. Ecco tutti i modelli in arrivo 5

Mercedes viaggia spedita verso l’elettrificazione totale. La casa tedesca si è posta l’obiettivo di produrre solo auto a emissioni zero entro il 2030; mentre tutti i nuovi modelli lanciati sul mercato a partire dal 2025 saranno esclusivamente elettrificati. Questo significa che le vetture con i tradizionali motori endotermici e le ibride scompariranno nei prossimi dieci anni, anche se a breve ci sarà un incremento dell’offerta di modelli ibridi plug-in. Mercedes crede decisamente nelle auto a zero emissioni e punta a portare i veicoli elettrici ed ibridi al 50% del proprio mix globale entro il 2025.

Tre piattaforme al centro di tutto

La svolta elettrica ruota intorno alle tre piattaforme sulle quali, a partire dal 2025, saranno sviluppati tutti i modelli medio-superiori, quelli sportivi e i van. Le piattaforme porteranno importanti evoluzioni tecnologiche nelle batterie e nei motori. Le nuove basi saranno le seguenti:

  • MB.EA: verrà dedicata ai modelli di fascia medio-alta e sostituirà la piattaforma a trazione posteriore e integrale MRA sulla quale oggi si sviluppano i modelli dalla Classe C in su, inclusi i SUV, e la EVA che ha tenuto a battesimo la capostipite EQC
  • AMG.EA: sarà dedicata ai modelli ad alte prestazioni e potrà contare su tecnologie esclusive
  • VAN.EA: sarà riservata agli eredi degli attuali commerciali leggeri a batteria di cui Mercedes ha già una gamma completa

Mercedes punta su un futuro a zero emissioni. Ecco tutti i modelli in arrivo 4

Annunciati i SUV alto di gamma

La casa tedesca ha confermato che nel 2021 ci sarà ancora spazio per quattro lanci, tra cui quello della EQB e, molto probabilmente, della EQE e della EQS AMG. L’anno prossimo arriveranno le varianti SUV di EQE e di EQS, che avranno il compito di delineare il futuro delle attuali GLE e GLS. Della seconda ci sarà anche una variante super esclusiva griffata Maybach e tutti i brand del gruppo, Smart compresa, saranno coinvolti nel processo. Mercedes ha confermato il passaggio all’elettrico di Classe G, anche se il modello definitivo non arriverà sul mercato prima del 2024.

Mercedes punta su un futuro a zero emissioni. Ecco tutti i modelli in arrivo

Nuova piattaforma dedicata alle “piccole”

Le novità non si fermano alle tre basi per i modelli alto di gamma, sportivi e van. La casa tedesca introdurrà anche una nuova architettura dedicata alle auto compatte e medie. La piattaforma MMA arriverà nel 2024 e prenderà il posto dell’attuale pianale a motore trasversale (base di Classe A, B, CLA GLA e GLB) utilizzato per EQA ed EQB.

Mercedes punta su un futuro a zero emissioni. Ecco tutti i modelli in arrivo 1

Vision EQXX, l’elettrica da mille km di autonomia

Mercedes, inoltre, ha annunciato lo sviluppo di una soluzione per portare l’autonomia reale delle elettriche a 1.000 km. La ricerca ha visto protagonisti anche esperti di motorsport e il risultato dovrebbe arrivare nel 2022 con la presentazione di Vision EQXX, una concept car che sarà una vetrina per questo mix di tecnologie per la lunga percorrenza.

Mercedes punta su un futuro a zero emissioni. Ecco tutti i modelli in arrivo 3

Le nuove Gigafactory

Per la produzione di nuove batterie, la casa tedesca ha annunciato un ambizioso piano industriale che prevede la nascita di una rete di otto Gigafactory: tre in Asia, una negli Stati Uniti e quattro in Europa. I nuovi stabilimenti raggiungeranno, insieme, una produzione di 200 GWh all’anno. Mercedes prevede di abbassare notevolmente i costi di produzione grazie alle nuove fabbriche e alle nuove celle, che avranno un anodo con silicio e carbonio e raggiungeranno una densità di 900 Wh/l. Queste celle saranno montate sulle auto elettriche fino a quando non saranno realizzate le batterie alle stato solido, che sono allo studio e che arriveranno a una densità energetica di 1.200 Wh/l, pari a 400 Wh/kg.

Mercedes punta su un futuro a zero emissioni. Ecco tutti i modelli in arrivo 2

Con Yasa per i motori

Mercedes non si ferma alle batterie di nuova generazione per le auto elettriche. La casa tedesca lavora anche su schemi propulsivi di nuova concezione, come il sistema eATS 2.0 che esordirà nel 2024, e ha annunciato di aver rilevato la britannica Yasa, azienda specializzata nella produzione di motori elettrici. Con questa acquisizione, Mercedes vuole sviluppare una nuova generazione di unità a flusso assiale che vedranno il coinvolgimento anche di AMG. Sono motori supercompatti e superefficienti, caratteristiche principali dei propulsori Yasa, che hanno permesso all’azienda fondata nel 2009 di avere tra i propri clienti anche Ferrari.

I lanci sul mercato di auto elettriche previsti da Mercedes fino al 2024:

  • 2021                    EQB
  • 2021                    EQS AMG
  • 2021-2022       EQE
  • 2022                    EQE SUV
  • 2022                    EQS SUV
  • 2022-2023      EQS SUV Maybach
  • 2024                    nuova EQA
  • 2024                    EQG

Auto elettriche: in futuro i motori saranno nelle ruote

Auto elettriche: in futuro i motori saranno nelle ruote

L’auto elettrica del futuro avrà il motore nelle ruote e sarà senza freni? Secondo la start-up tedesca DeepDrive è questa la soluzione per vincere la prossima sfida sul fronte delle auto a zero emissioni: il risparmio di energia. L’azienda con sede a Monaco ha messo a punto una piattaforma skateboard con i motori situati all’interno dei mozzi delle ruote. In questo modo le auto elettriche possono fare completamente a meno dell’impianto frenante e sono in grado di utilizzare il sistema di recupero dell’energia per rallentare e fermarsi.

I vantaggi della nuova tecnologia

L’azienda tedesca sostiene che fino al 30% dell’energia usata sulle auto elettriche si perde e viene dispersa sottoforma di calore. Per fare un esempio, su un’auto di medie dimensioni con batteria da 70 kWh, si registra la perdita di autonomia di oltre 100 km che si somma alla spesa extra di 3.000 euro, più o meno, per l’acquisto di energia durante la vita del veicolo.

Su questi numeri si basa DeepDrive, che attraverso la sua tecnologia assicura un’efficienza del 96%, a cui va sommato un risparmio di circa il 20% dei costi di produzione per via di una migliore gestione delle risorse e dei processi di produzione. In più l’assenza dell’impianto frenante riduce le masse non sospese, con conseguente risparmio di 30 chili rispetto a un pianale equivalente con architettura tradizionale.

Auto elettriche: in futuro i motori saranno nelle ruote 1

Autonomia fino a 800 km

La maggiore efficienza di questo tipo di auto elettriche, secondo DeepDrive, consentirebbe di montare batterie più economiche rispetto a quelle a quelle attualmente in uso. Inoltre la start-up tedesca assicura che, utilizzando celle al litio ferro fosfato o agli ioni di sodio, si può arrivare ai 600 km di autonomia. Utilizzando un pacco batteria tradizionale di 100 kWh di capacità, con densità energetica più alta, l’autonomia media potrebbe raggiungere perfino gli 800 km.

Ricarica auto elettrica

Quattro piattaforme

L’azienda tedesca non vuole limitarsi soltanto a vendere i propri motori elettrici, ma è alla ricerca di partner intenzionati ad acquistare tutta la piattaforma skateboard. L’architettura creata da DeepDrive è completamente piatta e modulare ed è in grado di garantire la massima libertà per quanto riguarda le dimensioni e le forme della carrozzeria. Attualmente la piattaforma è disponibile nei seguenti quattro formati.

  • XS: per quadricicli leggeri e mini-navette, con 350 km di autonomia e potenze fino a 40 CV e velocità massima di 45 o 80 km/h.
  • S: per citycar, utilitarie e piccoli van urbani, con autonomia da 450 km, potenze di 200 CV e velocità massima di 160 km/h.
  • M: per compatte e medie, ma anche per robo-shuttle adatti al trasporto di persone, con autonomia di 600 km, potenza fino a 350 CV e velocità di 160 km/h (autolimitata elettronicamente).
  • L: per veicoli commerciali grandi, con passo fino a 3,4 metri, autonomia di 700 km e identiche prestazioni delle vetture di taglia M (fino a 350 CV e fino a 160 km/h).

Auto elettrica: quanto mi costa?

Auto elettrica: quanto mi costa?

Se il mercato dell’auto fa i conti con un forte calo delle immatricolazioni, il comparto delle auto a batteria ha invece conosciuto una forte crescita. Secondo i dati più recenti forniti da Motus-E, associazione che riunisce i principali stakeholder della mobilità elettrica, il mese di agosto 2021 ha fatto registrare una crescita di oltre l’80% dei Plug-in Electric Vehicle (elettriche batteria e ibride plug-in).

INDICE
Costi Burocratici
Incentivi Allettanti
Il bollo non si paga
Anche l’RC Auto conviene
Consigli prima di firmare (e di rinnovare)
L’elettrico batte tutti
I costi in 16 anni
Gli scenari: nuova e usata
Ricarica sotto casa

Fino a non molto tempo fa eravamo abituati a pensare alle auto elettriche come costose alternative pulite alle auto a benzina o Diesel. Prezzo d’acquisto più elevato, poche colonnine per la ricarica, costi di manutenzione imprevedibili.

Oggi la situazione non è più questa. Un recente studio svolto da Altroconsumo in collaborazione con altre organizzazioni di consumatori a livello europeo, dimostra che i costi da sostenere per possedere un veicolo elettrico sono in realtà inferiori alle alternative.

L’indagine ha tenuto conto di tutte le voci che vanno a comporre il costo finale: dal prezzo dell’auto alla manutenzione, il rifornimento, l’assicurazione e le tasse. È stato tenuto anche conto degli incentivi, rifinanziati tramite il collegato fiscale alla legge di bilancio e quindi ancora validi nel 2021, e dell’eventuale ricavo da una successiva vendita.

Confrontando le singole voci di spesa dei veicoli elettrici con quelle delle auto tradizionali, la convenienza finale delle prime è in parte influenzata dalla presenza dell’Ecobonus del Governo.

Fino al 31 dicembre 2021 restano in vigore diversi incentivi per chi acquista un veicolo elettrico. Lo scopo è rendere più ecologico il parco veicoli circolanti, sostituendo quelli vecchi e inquinanti con altri a motore elettrico, più puliti. Vediamo quali sono gli incentivi e a che condizioni si ottengono.

  • Contributo di 2.000 euro per l’acquisto di un’auto a basse emissioni (meno di 60 g/km di CO2), con un prezzo fino a 50.000 euro, Iva esclusa, solo però a due condizioni: che il venditore conceda a sua volta uno sconto di 2.000 euro e che, contestualmente all’acquisto, venga rottamato un veicolo immatricolato prima del 1° gennaio 2011, di classe inferiore all’Euro 6.
  • Il contributo scende a 1.500 euro se il veicolo acquistato ha emissioni comprese tra 61 e 135 g/km di CO2 e se il suo prezzo di acquisto è inferiore ai 40.000 euro, Iva esclusa. Il venditore deve concedere uno sconto di pari importo.
  • Il contributo scende ancora a 1.000 euro per auto che emettono meno di 60 g/km di CO2 se non si rottama contestualmente l’auto vecchia. Anche in questo caso il venditore deve a sua volta accordare uno sconto di 1.000 euro.
  • Sconto del 40% sul prezzo di vendita di un veicolo elettrico, di potenza inferiore a 150 kW, per nuclei familiari con Isee inferiore a 30.000 euro. Il prezzo dell’auto che si compra o si prende in leasing deve a sua volta essere inferiore a 30.000 euro, Iva esclusa.
  • Vi è poi un’agevolazione per l’acquisto (anche in leasing) di moto e quadricicli elettrici o ibridi che consiste in un contributo del 30% del prezzo, fino a un massimo di 3.000 euro.
  • Il contributo sale al 40% se chi acquista rottama una moto di classe fino all’Euro 3: lo sconto arriva a un massimo di 4.000 euro.

Un’altra buona notizia per chi sta pensando di acquistare un veicolo elettrico è quella che riguarda le tasse.

Su autoveicoli, motocicli e ciclomotori a due, tre o quattro ruote, azionati con motore elettrico, non si pagano tasse automobilistiche per cinque anni dalla data di prima immatricolazione. Alla fine di questo periodo, per gli autoveicoli elettrici si deve versare una tassa pari a un quarto dell’importo previsto per i corrispondenti veicoli a benzina, mentre per motocicli e ciclomotori la tassa va corrisposta per intero.

Queste è la regola generale, ma molte regioni e provincie autonome hanno introdotto ulteriori agevolazioni, per esempio i residenti in Lombardia o Piemonte proprietari di veicoli elettrici sono esentati dal pagamento della tassa automobilistica per sempre: l’auto elettrica non paga letteralmente mai il bollo auto. Altre regioni hanno esteso l’esenzione a un periodo limitato di anni dopo i primi cinque. Il consiglio è di verificare sul sito della propria regione se sono in vigore ulteriori agevolazioni.

Il risparmio della polizza Rcauto di un’auto elettrica rispetto a una a benzina può superare il 50%. Lo rivelano le inchieste che Altroconsumo svolge in continuo in molte città d’Italia. Eccone due esempi.

A Verona, un 50 enne, cu1, guida libera, massimale 50 milioni di euro, auto tenuta in box privato e una percorrenza di 10.000/20.000 km all’anno quando spende per l’assicurazione?

Se ha una Skoda Enyaq iV 60 executive (elettrica), il suo premio annuo è pari a 250 euro, se invece la sua auto è una Skoda Karoq 1.0TSI Executive KW 85 (benzina), il premio annuo è di 580 euro: la differenza corrisponde a circa il 57%.

A Varese, un 40 enne, cu1, guida esperta, massimale 10 milioni di euro, auto in box privato e percorrenza sempre di 10.000/20.000 km/anno, con una Volkswagen ID3 58kWh (elettrica) paga un premio annuo di 151 euro, mentre con una Golf 2.0 benzina 8a serie spende 219 euro l’anno. La differenza è di circa il 31%.

Prima di stipulare la polizza Rc auto è bene prima di tutto aver chiare le proprie necessità (utilizzo della vettura, chilometri medi percorso durante l’anno, dove la tieni di notte, quali sono i guidatori che la potrebbero utilizzare).

Confronta sempre più offerte, non solo il primo anno ma anche quelli successivi. La fedeltà molto spesso non paga. Lo dimostra anche in questo caso un’indagine condotta da Altroconsumo a marzo 2021, per verificare i comportamenti delle assicurazioni nel periodo post lockdown, quando la quasi totalità delle auto era ferma.

È emerso che il 94% degli automobilisti interpellati tra i 25 e i 79 anni rimane fedele alla propria compagnia, ma di questi (in assenza di incidenti) solo il 35% ha pagato un premio inferiore rispetto all’anno precedente, e tra l’altro nella metà dei casi il risparmio ottenuto è stato inferiore ai 25 euro. Il 26% ha invece pagato di più, il 39% ha avuto un premio invariato, mentre al 6% è stato offerto uno sconto su una polizza diversa da quella Rc auto.

Risultati abbastanza deludenti nonostante i mesi di fermo auto e conseguenti risparmi ottenuti dalle compagnie. Guardandosi intorno si può in molti casi trovare un’offerta più conveniente.

L’analisi di Altroconsumo è stata condotta su tre segmenti di auto: piccole, compatte e grandi. Ciò che sorprende dei risultati è che la convenienza dell’elettrico, e in parte delle vetture ibride plug-in, ma solo a condizione di ricaricarle frequentemente, è reale per tutte e tre le categorie.

Comprare e mantenere un’auto rappresenta un costo non indifferente: se ipotizziamo una durata di vita di 16 anni, anche con vari passaggi di mano, si arriva a parecchie decine di migliaia di euro.

Si scopre però che, accorpando tutte le voci di spesa (svalutazione negli anni, rifornimenti/ricariche, tasse, Rcauto, manutenzione ordinaria), l’auto elettrica, con un costo totale di possesso di quasi 74mila euro, è più conveniente dell’auto diesel (oltre 78mila euro) e benzina (85mila).

L’ibrido ricaricabile è la seconda scelta più economica (circa 77mila euro), ma solo se si usa l’energia elettrica molto più della benzina, a patto cioè di ricaricare l’auto con frequenza.

Se questo è vero adesso con tutte le agevolazioni per l’acquisto ancora valide, cosa potrebbe succedere al decadere degli incentivi? In base alle stime sull’andamento del mercato e dei costi di produzione, anche senza Ecobonus, dopo una iniziale perdita di terreno le auto a motore elettrico dovrebbero tornare a essere le più convenienti già a partire dal 2024.

L’indagine svolta dalle organizzazioni di consumatori ha previsto diversi scenari. Il primo è quello dell’auto nuova, comprata nel 2021 e rivenduta dopo 4 anni con 48.000 km. In questo primo caso l’auto elettrica ha il costo più basso di tutti, pari a circa 32.000 euro, grazie agli incentivi.

Chi la acquista di seconda mano nel 2025 e la rivende dopo altri 5 anni e altri 50.000 km, anche senza l’Ecobonus spende per l’elettrico appena più che per un Diesel (quasi 23.000 euro) e meno di tutte le alternative.

Anche nel terzo scenario, quello di chi acquista l’auto di terza mano, dopo 9 anni di uso e 98mila km percorsi e la tiene 7 anni per poi rottamarla, l’auto elettrica, grazie a costi di ricarica e di manutenzione inferiori, è ancora una volta la più conveniente con un costo di 19.000 euro: il più basso in assoluto. Un’auto a benzina alle stesse condizioni gli costerebbe più di 25.000 euro.

Quindi, immettere già oggi nel mercato un maggior numero di auto elettriche, può portare a benefici economici anche per i futuri acquirenti di quelle vetture quando saranno di seconda e terza mano. Oltre, ovviamente, al beneficio in termini di riduzione di emissioni di inquinanti e di CO2.

In Italia a giugno 2021 si contavano quasi 12.000 colonnine su suolo pubblico o privato a uso pubblico per un totale di oltre 23.000 punti di ricarica.

La Lombardia è di gran lunga la regione con più punti (18% del totale), mentre il Sud è assai meno servito. Il numero di postazioni pubbliche è in continuo aumento, ma se stai pensando di comprare o hai già acquistato un’auto elettrica, può essere conveniente far installare un punto di ricarica all’interno del tuo box o in prossimità dei posti auto condominiali oppure, se questi non ci sono, in uno spazio comune condominiale che potrebbe essere reso adatto a quest’uso.

Per chi installa postazioni di ricarica per l’auto elettrica è prevista, fino al 2021, una detrazione fiscale per le spese sostenute. L’incentivo è previsto anche per le spese necessarie per aumentare la potenza del contatore (fino a 7 kW). Si recupera il 50% delle cifre pagate, fino a un massimo di 3.000 euro da ripartire in 10 anni. Conserva le fatture con codice fiscale del beneficiario della detrazione e natura dell’intervento e le ricevute dei pagamenti effettuati con mezzi tracciabili.

Fino al 30 giugno 2022 per i privati e al 31 dicembre 2022 per i condomini, salvo proroghe attualmente in discussione, chi esegue una ristrutturazione con interventi che migliorano l’efficienza energetica, tramite il salto di due classi energetiche, o riducono il rischio sismico del condominio o dell’abitazione singola può contare su una detrazione del 110% delle spese sostenute, che gli verrà restituito in 5 anni.

Se, insieme ai classici interventi come il cappotto termico e la sostituzione della caldaia, si installano anche colonnine o prese per la ricarica delle auto elettriche, anche queste beneficiano della detrazione del 110%. I limiti di spesa variano da un minimo di 1.200 euro a un massimo di 2.000 euro a seconda del numero di colonnine installate e alla tipologia di immobile. In ogni caso, al posto della detrazione puoi usufruire dello sconto in fattura o della cessione del credito.

Guida scientifica alla ricerca dell’auto: l’infografica di automobile.it

Usato garantito: cos’è e quali vantaggi offre

automobile.it ha disegnato un’infografica dal titolo “Guida scientifica alla ricerca dell’auto“, un vero e proprio viaggio tra cose da sapere e consigli, servizi fondamentali e statistiche rilevanti.

Guida scientifica alla ricerca dell’auto: l'infografica di automobile.it

Inserisci l’infografica sul tuo sito! Copia e incolla questo codice:


L’auto elettrica cambia il modo di guidare e presto il cambio manuale sparirà

L'auto elettrica cambia il modo di guidare e presto il cambio manuale sparirà

Il progressivo passaggio all’elettrico sta letteralmente cambiando il modo stesso di concepire l’automobile. Tanti, infatti, sono i cambiamenti che questo processo sta apportando alle vetture così come le conosciamo. Un esempio su tutti è la sparizione del cambio manuale, che segna di fatto la fine di un’era. Il passaggio alle auto a zero emissioni comporta grandi investimenti da parte di tutte le case produttrici, che si vedranno costrette a tagliare i costi superflui o troppo onerosi.

La trasmissione manuale, volendo, può essere montata anche su un’auto elettrica, ma richiede uno studio molto complesso e per questo motivo Volkswagen già dal 2023 comincerà a fare a meno di leva e frizione su tutta la gamma, a partire da Passat e Tiguan. Gli attuali modelli elettrificati non sono provvisti di trasmissione manuale e lo storico marchio continuerà a concentrarsi sul cambio DSG per le vetture che necessitano di una trasmissione. È il primo passo verso il 2030, anno in cui il marchio tedesco prevede di abbandonare definitivamente la trasmissione manuale e di vendere solamente auto elettriche in Europa, Stati Uniti e Cina.

Nuova Golf 8: i dettagli del nuovo modello 2020

Nuove Golf e Leon soltanto con cambio automatico

Non solo Tiguan e Passat abbandoneranno il cambio manuale. La svolta di Volkswagen si ripercuoterà anche sugli altri brand del gruppo come Seat, Skoda e Audi. La casa dei Quattro Anelli potrebbe decidere di anticipare i tempi, visto che ha intenzione di produrre soltanto modelli elettrici già a partire dal 2026. Non solo, molto probabilmente anche le prossime generazioni di Volkswagen Golf, Skoda Octavia e Seat Leon non avranno più l’opzione del cambio manuale. Anche le sportive del futuro punteranno esclusivamente sul cambio automatico per orchestrare il funzionamento di powertrain elettrificati.

cambio-automatico-o-manuale

 

Taglio ai costi e non solo

Le recenti tecnologie applicate ai cambi DSG superano le vecchie trasmissioni dal punto di vista economico, della velocità di cambiata e anche dell’affidabilità. Ma quando tutta la gamma sarà elettrica, anche il cambio automatico potrebbe sparire del tutto, per allinearsi ai futuri regolamenti Euro 7 e alla riduzione dei costi a carico delle case automobilistiche. Dal momento che per restare entro i nuovi standard, saranno necessari nuovi componenti e nuove centraline, i produttori punteranno a risparmiare dove possibile. Ma non è soltanto una questione di costi. I motori elettrici non hanno bisogno di particolari velocità di rotazione per garantire la massima efficienza e per questo viene meno la necessità di ricorrere ad un cambio. Probabilmente la presenza di una trasmissione anche su un modello elettrico resterà una scelta di nicchia, riservata ai nostalgici e ai puristi della guida. Del resto, già oggi molti modelli ad alimentazione tradizionale vengono scelti per la maggior parte in abbinamento a trasmissioni automatiche, segno che il futuro abbandono del cambio automatico, probabilmente, sarà (almeno per qualcuno) quasi del tutto indolore.

Hyundai: per abbattere le emissioni bisogna puntare sui materiali riciclati

Ioniq 5, la prima della specie 3

I motori a zero emissioni da soli non sono sufficienti per la svolta green nel mondo dell’auto e a puntare così ad un futuro carbon free. Un’auto si può definire davvero green solo se si considera la sua intera filiera produttiva, compresi scarti, rifiuti ed energie rinnovabili utilizzate per la produzione.

Obiettivo 100% rinnovabili entro il 2050

L’intero gruppo Hyundai, di cui fanno parte Hyundai Motor e Kia, ha annunciato l’adesione al RE100, il progetto creato nel 2014 da The Climate Group e CDP (Carbon Disclosure Project) per promuovere l’utilizzo da parte delle aziende di elettricità “verde” per il proprio fabbisogno giornaliero. Hyundai andrà così a unirsi a 300 società globali, con l’obiettivo di arrivare al 100% di utilizzo di energia rinnovabile entro il 2050, ma con la possibilità di centrare il risultato nel 2040. Il gruppo coreano sta prendendo in considerazione varie strategie di approvvigionamento di energia sostenibile: accordi di acquisto con produttori di energia eolica e solare, acquisti tramite il programma “Green Premium” di Korea Electric Power Corporation e, ovviamente, l’autoproduzione attraverso pannelli solari.

Ioniq 5, la prima della specie 5

Stabilimenti sempre più “puliti”

Già nel 2013 Hyundai ha installato impianti di energia solare a tetto nello stabilimento di Asan, in Corea, in grado di produrre 13.000 MWh all’anno. Nel 2020 lo stesso impianto è stato montato anche nella fabbrica di Ulsan, grazie a Korea Hydro & Nuclear Power Company, con 12.500 MWh di energia elettrica prodotta. Kia non è da meno: l’impianto di produzione a Zilina, in Slovacchia, dal 2019 si sta convertendo all’energia rinnovabile, mentre gli stabilimenti coreani di Gwangmyeong, Hwaseong e Gwangju hanno ottenuto le certificazioni ISO50001. Stesso discorso per Hyundai Mobis, la divisione di ricambi per veicoli, che è passata a fonti di energia rinnovabile per i propri siti produttivi in Slovacchia e in Svezia e ha fondato il Global Mobis Energy Management System (GMEMS) in Corea per ridurre il consumo di energia.

I rifiuti si recuperano dal mare

Il recupero dei rifiuti marini che possono essere riciclati dando vita a nuovi materiali, secondo un modello di economia circolare, ricopre un ruolo fondamentale per raggiungere una maggiore sostenibilità nel ciclo produttivo. Hyundai ha deciso di collaborare da inizio 2021 con l’associazione olandese Healthy Seas: insieme hanno ripulito le acque in un allevamento abbandonato a Itaca, in Grecia. L’operazione di raccolta rifiuti ha impiegato 40 volontari che in otto giorni sono riusciti a rimuovere 76 tonnellate di scarti dal mare, dalla costa e dalle spiagge. L’allevamento ittico, abbandonato nel 2012, era stato colpito nel 2020 da una tempesta che ha riversato in mare rifiuti industriali come tubi di plastica, reti da pesca, corde di nylon, boe di plastica, blocchi di cemento, detriti metallici e altro.

Groupe PSA presenta il suo programma "La Fabbrica del Futuro"

Econyl per gli interni

I rifiuti sono stati smistati in un punto di raccolta vicino ad Atene per essere riciclati in nuovi materiali dall’organizzazione Aquafil. Le reti da pesca in nylon, con altri scarti simili, saranno convertiti in Econyl, che può essere riavviato alla produzione all’infinito. Questo materiale nuovo può essere utilizzato anche per i rivestimenti interni dei veicoli: la nuova Hyundai Ioniq 5, ad esempio, può essere ordinata in Europa con tappetini in nylon Econyl. Non solo, nella nuova gamma di auto elettriche, la casa coreana ha deciso di ridurre l’utilizzo di plastica del 20%: per gli interni sarà impiegata plastica riciclata, mischiata con polvere di legno e pietre vulcaniche.

Non solo Hyundai

Ma Hyundai non è l’unico produttore a puntare su soluzioni a basso impatto ambientale per la produzione dei propri modelli. Sempre più costruttori, infatti, stanno modificando i propri processi produttivi e scegliendo materiali ecocompatibili per varie componenti dei loro modelli.

  • BMW i3 : i tedeschi sono stati tra i primi a puntare su auto “green”, con veicoli totalmente elettrici e con interni 100% ecologici, come la i3 del 2013. Oggi la nuova i3 è dotata di interni composti principalmente di kenaf, un materiale leggero derivato dalla pianta di malva: i sedili sono di legno sostenibile, mentre il pannello di controllo è rifinito in eucalipto.

 

  • Lancia Ypsilon: i sedili della nuova Lancia Ypsilon Ecochic sono in tessuto Seaqual Yarin, materiale innovativo e sostenibile derivato dalla plastica raccolta nel Mediterraneo. Si tratta di un filato in poliestere che, durante la tessitura, viene mixato con altre fibre ecologiche riciclate o recuperate.

 

  • Renault Zoe: l’abitacolo della Renault Zoe è composto da materiali derivati da cinture di sicurezza riciclate, scarti di tessuto e bottiglie di plastica recuperate.

 

  • Ford Eco Sport: l’ultima generazione della Ford Eco Sport si caratterizza per l’abitacolo costituito da molte componenti in plastica riciclata e per i tappetini realizzati riutilizzando vecchie bottigliette.

 

  • Polestar 2: il marchio spin-off di Volvo utilizza materiali riciclati nella produzione della nuova Model 2. L’abitacolo è composto solo da fibre naturali: i sedili sono fatti partendo da bottiglie di plastica riciclate, i tappetini dal riciclo di reti da pesca, mentre il resto degli interni da scarti di plastica della produzione di sughero.

Dal 2024 DS produrrà solo auto elettriche

Dal 2024 DS produrrà solo più auto elettriche

Svolta elettrica per DS Automobiles. Il marchio premium francese, che fa parte del gruppo Stellantis, ha annunciato che entro il 2024 tutti i nuovi veicoli prodotti saranno completamente a emissioni zero. Il percorso green della casa francese va avanti dopo l’introduzione, avvenuta già nel 2019, di varianti elettrificate dei suoi modelli a listino e andrà a sfociare nel primo progetto 100% elettrico voluto da Stellantis e basato sulla nuova piattaforma STLA Medium.

L’elettrificazione al centro di tutto

Attualmente la gamma “alla spina” di DS è composta dalla DS 3 Crossback E-Tense 100% elettrica e dalle ibride plug-in DS 4 E-Tense, DS 7 Crossback E-Tense e DS 9 E-Tense che hanno una potenza compresa tra 225 e 360 ​​CV. Nel 2020 i veicoli elettrificati hanno coperto più o meno il 30% delle immatricolazioni di DS, facendo in questo modo della casa francese il marchio multi-energy con le più basse emissioni di CO2 in Europa (83,1 g/km) nel 2020.

DS 4, premium compatta alla francese

La nuova auto sarà prodotta sulla piattaforma Stellantis

Nel 2024 la casa francese lancerà la variante completamente elettrica della DS 4 e a seguire sarà il momento di un nuovo progetto “elettrico nativo”, caratterizzato da un design inedito e basato sulla piattaforma STLA Medium. Poche per il momento le informazioni sulla nuova elettrica di DS: ciò che si sa per certo è che avrà una batteria da 104 kWh, che consentirà alla vettura di avere un’autonomia di circa 700 chilometri. Ma la svolta ecologica del gruppo Stellantis non si ferma qua: DS sta lavorando anche per ridurre le emissioni di CO2 durante il processo industriale, concentrando le proprie attenzioni sullo sviluppo di materiali innovativi.

DS3 Crossback: esterni

Continua l’impegno nella Formula E

Anche per questo motivo DS ha deciso di portare avanti il proprio impegno nel campionato di Formula E, dopo i recenti successi che ne fanno l’unico marchio a essere riuscito a vincere due titoli consecutivi nelle categorie costruttori e piloti. La casa francese ha confermato la propria partecipazione fino al 2026 alla competizione riservata a monoposto a zero emissioni: l’obiettivo è sviluppare una nuova generazione di vetture più potenti ed efficienti, in modo da poter trasferire competenze e tecnologie acquisite in pista anche alle vetture di serie.

Lotus: dopo la Emira il futuro è a zero emissioni

Lotus: dopo la Emira il futuro è a zero emissioni

Tempo di rivoluzione per Lotus. La casa inglese si prepara a festeggiare gli 80 anni, che compirà nel 2028, con un piano industriale a breve e medio termine sostenuto dai nuovi investitori tra cui la cinese Geely, che prevede la trasformazione del marchio inglese in vero e proprio brand globale nel segmento dei modelli ad alte prestazioni.

L’ambizioso progetto denominato “Vision80” comprende esclusivamente automobili elettriche: di fatto, Emira è stato l’ultimo modello sportivo a motore termico per il costruttore, d’ora in poi ci sarà spazio soltanto per vetture a zero emissioni e per i Suv.

Lotus: dopo la Emira il futuro è a zero emissioni 1

Cambio di rotta dal 2022

Il piano industriale di Lotus prevede quattro nuove vetture 100% elettriche entro il 2026. La prima sarà un Suv, etichettato come “premium lifestyle”: dovrebbe arrivare sul mercato nel 2022 e sarà costruito sulla piattaforma Lotus Premium, una delle quattro architetture presentate dal marchio inglese lo scorso mese di aprile. Sono pochi i dettagli rivelati della prima elettrica: la casa produttrice assicura un’accelerazione 0-100 km/h in meno di tre secondi e fa sapere che il powertrain elettrico sarà formato da un pacco batterie da 92-120 kWh e sfrutterà un avanzato sistema di ricarica rapida a 800 Volt.

Lotus: dopo la Emira il futuro è a zero emissioni 3

Le altre novità dopo il Suv

Dopo la realizzazione del Suv, Lotus produrrà una berlina sportiva a quattro porte che arriverà sul mercato nel 2023. Per l’anno seguente, il 2024, è previsto un secondo Suv più grande, che presumibilmente farà concorrenza a Bmw X7, Range Rover e Audi Q7. Il passaggio alle zero emissioni terminerà nel 2026, con una nuova auto sportiva, in collaborazione con Alpine, che andrà a sostituire l’attuale Emira.

 

Nuovi impianti e più posti di lavoro

Le novità in casa Lotus non si fermano al passaggio all’elettrico. È prevista infatti anche l’apertura di un nuovo impianto produttivo in Cina, a Wuhan: lo stabilimento verrà inaugurato nel 2024 e sarà dotato di intelligenza artificiale con veicoli a guida autonoma per trasportare ricambi e telai. Lotus ingrandirà anche i siti di produzione in Inghilterra: l’impianto di Hethel sarà potenziato grazie a un investimento da cento milioni di sterline, mentre l’accentramento degli impianti di assemblaggio di sottogruppi di componenti è previsto in un’unica infrastruttura a Norwich.

Lotus: dopo la Emira il futuro è a zero emissioni 2

L’ampliamento della casa inglese avrà anche buone ripercussioni sul mondo del lavoro: saranno assunti 250 nuovi addetti che si sommano ai 670 già assoldati da Lotus a partire dal 2017 dopo l’ingresso dei nuovi investitori Etika e Geely. I nuovi lavoratori saranno impiegati sia nell’attività produttiva di Lotus Cars sia in Lotus Engineering, la società che si occupa di consulenza ingegneristica.