La Tesla Model Y è l’auto elettrica più venduta da inizio 2023

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 4

L’inizio del 2023 è tutto di Tesla Model Y. Il Suv di Elon Musk si conferma l’auto elettrica più venduta in Europa sia a marzo che nel primo trimestre di quest’anno. Secondo i dati diffusi da Jato, società inglese di analisi specializzata nel mercato delle quattro ruote, nei primi tre mesi del 2023 sono stati immatricolati 430.700 veicoli full electric. I numeri certificano la crescita del 33% rispetto allo stesso periodo del 2022. Le vetture Tesla hanno totalizzato il 28% delle immatricolazioni di auto elettriche nel mese di marzo e il 22% in tutto il trimestre. Toyota ha fatto registrare una crescita del 437% nel trimestre, grazie alle oltre 3.700 bZ4X vendute, anche se i volumi dei veicoli elettrici del colosso giapponese restano minimi.

In calo Tesla Model 3

Sono 71.683 gli automobilisti che hanno scelto Tesla Model Y nei primi tre mesi del 2023, consentendo al Suv elettrico di compiere un’impennata del 173% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; pareggiata solo da Volvo XC40, che però non va oltre la sesta posizione con 13.786 unità. A completare il podio troviamo Model 3 (19.621, -40%) e Volkswagen ID.3 (17.316, +105%). La berlina Tesla accusa la concorrenza della sorella a ruote alte e Felipe Munoz, Global analyst di Jato, prova a spiegare il perché. “Data la popolarità dei Suv, forse non sorprende che la Model Y sia aumentata in termini di domanda rispetto alla sua omologa berlina. L’aumento della produzione, insieme a un minor numero di problemi nella catena di approvvigionamento, ha permesso a Tesla di consegnare finalmente veicoli ai propri clienti al ritmo desiderato. La Model Y sarà probabilmente tra i cinque prodotti più venduti in Europa alla fine di quest’anno”, sottolinea l’esperto.

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 5

Le auto elettriche più vendute nel primo trimestre 2023

Passando in rassegna le posizioni dopo il podio nella classifica di vendita, notiamo la Volkswagen ID.4 (16.646, +52%), seguita da Dacia Spring (14.066, +56%) e Volvo XC40. C’è posto anche per l’Italia grazie a Fiat 500e (13.543, -1%) e alla cugina francese del gruppo Stellantis, la Peugeot 208 (13.266, +48%). Chiudono la graduatoria MG 4 (12.720) e Renault Megane (10.876).

  • Tesla Model Y: 71.683 (+173%)
  • Tesla Model 3: 19.621 (-40%)
  • Volkswagen ID.3: 17.316 (+105%)
  • Volkswagen ID.4: 16.646 (+52%)
  • Dacia Spring: 14.066 (+56%)
  • Volvo XC40: 13.786 (+173%)
  • Fiat 500e: 13.543 (-1%)
  • Peugeot 208: 13.266 (48%)
  • MG 4: 12.720 (nuova)
  • Renault Megane E-Tech Electric: 10.876 (+5.565)

Noleggio a lungo termine: crescono i numeri nel 2023

Noleggio lungo termine privati conviene? Ecco i pro e i contro

Il noleggio a lungo termine (NLT) va a gonfie vele anche nel 2023. I dati relativi al primo trimestre di quest’anno evidenziano numeri in crescita: i contratti sono aumentati del 31,9% rispetto allo stesso periodo del 2022. Le auto diesel si confermato le più richieste, soprattutto fra le aziende che non fanno parte del settore automotive, ma sono in aumento anche i privati.

Settore in crescita

 

I dati forniti da Unrae, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, ci dicono che il numero totale dei contratti firmati da gennaio a marzo di quest’anno ammonta a 178.391, per una crescita del 31,9% rispetto al primo trimestre del 2022. Il 14,3% del totale, pari a 25.497 contratti, è stato firmato da privati.

Le aziende estranee al mondo automotive si confermano la prima categoria di utilizzatori, con il 72,7% del totale. Numeri in crescita anche per i contratti sottoscritti dalle società di noleggio a breve termine (NBT), come i rinoleggiatori locali, che si portano al 7,4% del totale.

Diesel e suv i più richiesti

Spetta ai veicoli diesel lo scettro dei più noleggiati nel primo trimestre 2023: i principali utilizzatori sono i privati, con il 36,1% del totale e le aziende non automotive con il 59,8%. Le auto a benzina, invece, sono state le più richieste tra chi ha firmato un contratto con società di noleggio a breve termine. Le mild hybrid e le full hybrid hanno riscosso successo in tutti i settori; mentre le ibride plug-in hanno registrato un calo principalmente nel NLT a privati. Stesso discorso per le 100% elettriche, scese al 3,3% dal 4,7% dell’anno scorso.

Noleggio a Lungo Termine Elettrico: le migliori proposte Audi e BMW 4

Passando alle carrozzerie, i modelli più richiesti sono i Suv. Quelli di segmento C sono stati i più gettonati dalle aziende non automotive e dai privati, con il 25,6% e il 24,1% del totale. A seguire i Suv di segmento B, graditi dai privati, il 21,5% del totale, e dal noleggio a breve termine, con il 36,7%. Le berline dei segmenti A e B hanno la meglio nel noleggio a lungo termine; mentre le station wagon, con il 17,1%, occupano il secondo posto fra le aziende non automotive.

I numeri di regioni e province

Il primo trimestre di quest’anno ha confermato la ripartizione territoriale del 2022. La Lombardia continua a essere la prima regione, con il 32,2% dei contratti di noleggio di vetture a lungo termine; seguita dal Lazio, con il 14,6%, e dal Piemonte e dal Trentino Alto Adige, con l’8,5%. Spostandoci al sud, il Molise con il 38,5% e la Calabria con il 37,1% detengono il primato dei contratti NLT a privati.

Se guardiamo le province, Bologna ha la quota più grande del noleggio ai privati (29%) e Milano primeggia in quello ad aziende non automotive (89,6%). Bolzano è prima per i contratti a società NBT (78,6%); mentre Napoli domina per contratti a società NLT (31,6%) e registra un’ottima quota anche per quanto riguarda il canale NBT (51,1%).

Tesla: parte la produzione delle batterie 4680 per la Model Y

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 1

Il futuro è adesso in casa Tesla: sembra finalmente arrivato il momento delle tanto attese batterie 4680. Da alcuni giorni, negli Stati Uniti, dovrebbe aver preso il via la vendita delle prime Model Y dotate di questo accumulatore.

Le 4680 sono batterie cilindriche di dimensioni più grandi delle 1865 e 2170 montate da Tesla. Sono batterie agli ioni di litio, come le altre due, di 46 mm di diametro e 80 mm di altezza, ma si differenziano perché costituiscono parte integrante della struttura dell’auto. Questa caratteristica permette di risparmiare sui supporti che appesantiscono il telaio e sui costi di produzione, garantendo allo stesso tempo una maggiore autonomia. Inoltre assicurano anche una maggiore efficienza e una minore dispersione di calore.

Si parte dagli Stati Uniti

Pochi giorni fa il configuratore a Stelle e Strisce di Tesla si è arricchito di una versione base della Tesla Model Y con doppio motore elettrico e trazione integrale. Secondo la stampa statunitense, questo modello in vendita a 49.990 dollari, potrebbe essere dotato delle batterie 4680 prodotte nella Gigafactory di Austin, in Texas.

Sarebbe in assoluto una novità per il brand di Elon Musk: nei mesi scorsi questa variante era stata riservata solo ai dipendenti Tesla e, in un secondo momento, ai residenti di Austin. L’apertura a tutti gli automobilisti americani potrebbe essere il primo passo dell’espansione di questa tecnologia negli altri mercati di tutto il mondo.

Tesla: i Supercharger aprono anche alle auto elettriche di altri marchi 1

Le LFP dopo le 4680

Le novità in casa Tesla non si fermano alle 4680. Il costruttore di auto elettriche è seriamente interessato anche alle batterie LFP (litio-ferro-fosfato). Elon Musk, il numero uno di Tesla, ha dichiarato che ha intenzione di utilizzare queste batterie per il “Semi Light”, una versione con autonomia “ridotta” del camion elettrico.

La casa automobilistica vorrebbe presentare un’alternativa meno costosa e in grado di percorrere circa 450 km con un pieno di corrente, contro i quasi 800 km dei modelli tradizionali. In un secondo momento le batterie LFP potrebbero essere montate anche in future versioni da 53 kWh di Model 3 e Model Y, che potrebbero utilizzare lo stesso pacco batterie della Model 2, la baby Tesla da 25.000 dollari. Con questa mossa la casa di Elon Musk potrebbe alimentare la guerra dei prezzi delle auto elettriche in tutti i mercati.

Fabbrica Jeep: dove nascono i fuoristrada a Stelle e Strisce

Fabbrica Jeep: dove nascono i fuoristrada a Stelle e Strisce 2

Allo stabilimento Jeep che sorge vicino a Goiana, nello stato di Pernambuco in Brasile, spetta il primato di impianto più grande e moderno del gruppo Stellantis. Il sito produttivo, inaugurato nel 2015, si estende su un’area di 12 milioni di metri quadrati e include ampie aree verdi e importanti progetti di sviluppo della biodiversità. Si distingue anche per la capacità produttiva di mille veicoli al giorno e 280.000 l’anno e per l’organizzazione logistica di nuova concezione.

Il “Nuovo Polo Automotivo Jeep” è stato pensato nel 2012 per far fronte all’aumento della domanda di suv, sull’onda del successo globale di Renegade, che ha esaurito la capacità della storica fabbrica di Betim, nello stato di Minas Girais. L’impianto di Goiana è costato 2,2 miliardi di euro ed è stato inaugurato nell’aprile del 2015 con l’avvio della linea di produzione di Jeep Renegade, a cui si sono unite quelle della rinnovata Compass e del pick-up Fiat Toro. Nel marzo del 2021 la fabbrica ha festeggiato il primo milione di vetture prodotte in meno di sei anni e dopo pochi mesi ha avviato la quarta linea di produzione per Commander, il suv a 7 posti di fascia media derivato da Compass.

Fabbrica Jeep: dove nascono i fuoristrada a Stelle e Strisce 1

Un insieme di fabbriche per accrescere la produttività

Il sito è stato pensato per ottenere la massima efficienza e per questo ospita, oltre alle linee di assemblaggio, la pista di prova e il Communication Center di 15.000 metri quadrati, anche strutture produttive di numerosi fornitori che sfornano componenti direttamente sul posto, rendendo in questo modo più snella la catena degli approvvigionamenti e assicurando una miglior flessibilità generale.

Al momento dell’apertura dell’impianto di Goiana, i fornitori presenti erano 16 e usavano 17 linee di produzione delle parti, oggi salite a venti, suddivise in 12 edifici che si estendono su 270.000 metri quadrati nei quali lavorano circa 5.000 addetti a cui vanno aggiunti gli oltre 3.300 negli stabilimenti di assemblaggio e ulteriori mille impegnati in altri servizi. In totale i dipendenti che lavorano nello stabilimento sono 14.000.

Fabbrica Jeep: dove nascono i fuoristrada a Stelle e Strisce

Attenti all’ambiente

Il complesso brasiliano è stato progettato affiancando una marcata impronta ambientalista alle soluzioni avanzate per la produzione. Gli architetti che hanno curato il progetto si sono avvalsi della collaborazione di vari enti e associazioni brasiliane per tutelare l’ambiente. Sono stati previsti un’area dedicata alla riforestazione di 1,8 milioni di metri quadrati e un piano di ripristino dell’ambiente naturale che negli anni è stato compromesso e frammentato dalla politica agricola, che ha sacrificato grandi aree per far posto alla coltivazione della canna da zucchero. Nel progetto è compresa la creazione di corridoi naturalistici che collegano tra loro le aree non ancora compromesse della foresta pluviale, la Mata Atlantica. Intorno a queste aree è prevista la ricrescita della foresta, favorendo il recupero della biodiversità della zona.

Ci sono anche le “zone cuscinetto”, aree verdi che occupano 1,1 milioni di metri quadrati e collegano le altre aree con i giardini ornamentali che circondano gli edifici, tra i quali sono state realizzate aiuole per un totale di oltre 500.000 metri quadrati. Nell’intero sito sono stati piantati 55.000 alberi non solo per bilanciare le emissioni di CO2 e rendere neutra l’attività dello stabilimento, ma per produrre crediti per compensare altre attività del gruppo. Tre anni fa è stato annunciato anche un piano di transizione verso l’energia fotovoltaica grazie alla collaborazione tra FCA, il governo dello stato di Pernambuco e la società di trasporti locali Sada che gestisce anche la logistica all’interno del sito di Goiana e ha investito più o meno 110 milioni di dollari.

Ferrari e Porsche favorevoli all’apertura verso gli e-fuel

Ferrari Roma: prezzo, dimensioni e caratteristiche 13

L’apertura dell’Europa alla vendita di motori a combustione alimentati da e-fuel anche dopo il 2035 fa tirare un sospiro di sollievo a tante case automobilistiche, tra cui Ferrari e Porsche. Benedetto Vigna, AD del Cavallino Rampante, durante un evento organizzato da Reuters, ha sottolineato che la deroga consentirà a Ferrari “una maggiore libertà nello schema di produzione”. Il dirigente si aspetta un calo del prezzo degli e-fuel da qui ai prossimi anni e ribadisce che per la casa di Maranello, in ogni caso, i piani di elettrificazione restano invariati.

La prima Ferrari elettrica sarà “un’auto unica”

Vigna ha parlato anche della prima Ferrari elettrica, attesa nel 2025. “Sarà un’auto unica, ma mantenere il segreto sulla prima elettrica fa parte della ricetta”. A oggi la gamma Ferrari comprende due ibride plug-in come la SF90 Stradale e la 296 GTB ma, entro il 2030, sarà formata da un 80% di auto elettriche e ibride e da un 20% di vetture “tradizionali” con il solo motore endotermico.

Porsche 911: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Il gruppo Volkswagen esulta per gli e-fuel

L’apertura al “salvataggio” delle auto a benzina dopo il 2035 grazie agli e-fuel trova altri consensi oltre a quello di Ferrari: il gruppo Volkswagen definisce i carburanti sintetici utili per quei mezzi con numeri produttivi ridotti come la Porsche 911. All’interno del colosso tedesco dell’auto, è Porsche a spingere per gli e-fuel: il marchio ha già investito 100 milioni di dollari nella produzione di carburanti sintetici, grazie all’impianto pilota cileno di Haru Oni realizzato con HIF Global e la collaborazione di Enel Green Power, ENAP, Siemens Energy, Gasco ed ExxonMobil. “Vediamo gli e-fuel come un’utile aggiunta alla flotta esistente di motori a combustione e per applicazioni speciali – si legge in una nota del gruppo Volkswagen – I carburanti da energie rinnovabili sono un contributo alla mobilità sostenibile. L’accordo offre ai produttori e soprattutto ai consumatori una chiara prospettiva di pianificazione”. Anche il gruppo Volkswagen dichiara di essere intenzionato a rispettare l’impegno verso l’elettrificazione, che porterà il colosso tedesco a vendere oltre il 50% di vetture elettriche entro il 2030.

Fabbrica Toyota: dove vengono costruite le auto del brand giapponese

Fabbrica Toyota: dove vengono costruite le auto del brand giapponese 1

La fabbrica francese di Onnaing, vicino Valenciennes, nella regione dell’Alta Francia, ricopre un ruolo fondamentale per Toyota. Il colosso giapponese, al momento del lancio della Yaris nel 1999, era convinto che per conquistare la clientela europea con un modello di grandi volumi non era sufficiente importarlo dal Giappone, ma era necessario avere uno stabilimento nel vecchio continente.

Sempre allo stesso anno risale la creazione della società Toyota Motor Manufacturing France (TMMF) e l’inizio della costruzione di una fabbrica tutta nuova a 9 km da Valenciennes, a Onnaing appunto, dove soli due anni dopo ha preso il via la produzione della Yaris per l’Europa.

Fabbrica Toyota: la casa della Yaris

La fabbrica si estende su una superficie di 233 ettari nel comprensorio del piccolo comune di Onnaing e dà lavoro a oltre 3.700 addetti. È stata inaugurata nel 2001 e ha iniziato con una capacità produttiva di circa 100.000 unità l’anno, tutte dedicate alla Toyota Yaris e alla derivata MPV Yaris Verso, scomparsa nel 2005 a seguito del passaggio alla seconda generazione del modello, con la capacità produttiva dell’impianto che è aumentata fino a superare le 180.000 unità l’anno. Nel 2002, dopo il successo dei motori a gasolio, a Valenciennes ha preso il via la produzione di motori turbodiesel common rail D-4D e successivamente anche della loro evoluzione ad alta potenza ed efficienza D-CAT.

Fabbrica Toyota: dove vengono costruite le auto del brand giapponese 3

Nel luglio 2004, lo stabilimento francese ha celebrato il mezzo milione di Yaris e aumento la produttività annuale e portandola a 270.000 vetture. Nel 2006 è stata raggiunta quota un milione di auto prodotte. A partire da questo momento, tutte le successive generazioni di Yaris, compresa l’ibrida introdotta con la terza, sono uscite dall’impianto francese, che dal 2012 si occupa anche della produzione delle auto destinate al mercato nordamericano, spostata qui dal Giappone. Grazie all’attuale Yaris XP210, Onnaing, nel 2020, ha festeggiato i 4 milioni di vetture prodotte prima di ospitare sulle proprie linee anche la derivata Yaris Cross.

Fabbrica Toyota: il SolarWall e altre tecnologie per contenere le emissioni

L’impianto di Onnaing è uno dei complessi più all’avanguardia per quanto riguarda le tecnologie per il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni. Nel 2008 ha installato il primo impianto fotovoltaico, mentre nel 2011 è stato uno dei primi cinque stabilimenti Toyota al mondo, e il primo edificio industriale in Francia, a ricevere il SolarWall. È un sistema di pannelli solari largo complessivamente 33 metri e alto 12 montato sulla parete sud dell’edificio che ospita il reparto presse.

Fabbrica Toyota: dove vengono costruite le auto del brand giapponese 2

Grazie alla superficie di 400 metri quadrati, può assorbire e convogliare il calore del sole all’interno, riscaldando l’aria nello stabile fino a 9° nella stagione fredda, consentendo un risparmio energetico di circa il 25% e 20 tonnellate di CO2 in meno prodotta ogni anno. A Onnaing-Valencienne sono partiti anche programmi per il recupero e il riutilizzo delle acque reflue e iniziative per incentivare lo sviluppo della biodiversità nelle aree verdi del complesso.

Fabbrica Renault: dove nascono i modelli della Losanga

Fabbrica Renault: dove nascono i modelli della Losanga 2

Anche la Francia ha la propria “Motor Valley”. Si trova nel nord del Paese, nella regione dell’Alta Francia. In quest’area sorgono alcuni fra gli stabilimenti più importanti, costruiti a partire dagli anni ’60 dalle case automobilistiche transalpine e da marchi stranieri come Toyota. In questa zona si trovano tre impianti di proprietà di Renault, che ricoprono un ruolo di fondamentale importanza nel piano strategico “Renaulution”. La casa automobilistica francese sta tirando su la propria “ElectriCity”, l’area che darà vita alla gamma 100% elettrica di domani, proprio nell’Alta Francia, grazie allo stabilimento principale di Douai e quelli di Maubeuge e Ruitz.

Fabbrica Renault: gli albori

Vediamo le caratteristiche dell’impianto di Douai. Questa fabbrica, che si estende su una superficie di 320.000 metri quadrati nella quale lavorano oltre 2.300 dipendenti che producono più di 150.000 veicoli l’anno, nasce nel 1970, in contemporanea con quella della vicina Ruitz, riservata alla produzione di cambi e trasmissioni. All’inizio la fabbrica di Douai sforna lamierati per gli altri stabilimenti, ma presto affianca l’impianto di Flins nella produzione della piccola Renault 5, per dedicarsi successivamente a modelli medi e compatti come le Renault 14, 9 e 11, 21, 19. Nel 1995-96 la Megane prende il posto della Renault 19, portando con sé la novità della variante monovolume Scenic: Douai si specializza in questa particolare nicchia di modelli compatti a vocazione familiare, che otterrà un grande successo e, successivamente, produrrà anche le nuove generazioni insieme ad alcune varianti della stessa Megane e, più di recente, l’ultimo Espace V e la Talisman.

Fabbrica Renault: dove nascono i modelli della Losanga 1

Fabbrica Renault: il cuore pulsante della ElectriCity

Renault, nel 2018, decide di puntare su Douai per dare il via alla prossima produzione di una nuova generazione di modelli elettrici basati su una piattaforma sviluppata all’interno dell’alleanza con Nissan, della quale fa parte anche Mitsubishi. Il piano Renaulution viene annunciato a inizio 2021, poco dopo la partenza del processo di conversione con cui Douai, Ruitz e Maubeuge (che ospita la produzione di multispazio e van compatti della famiglia Kangoo), formano parte di un unico complesso produttivo coordinato chiamato, appunto, ElectriCity.

Il passaggio dalla produzione di modelli endotermici a quella di vetture elettrificate obbliga Douai a una riorganizzazione e ristrutturazione dei locali delle linee di assemblaggio per montare una catena da 400 postazioni e nuove attrezzature automatizzate. Viene confermato soltanto il 20% delle precedenti strutture: alla fine dei lavori i 38.000 metri quadrati dell’edificio principale riescono a ospitare, oltre alla nuova linea più moderna e razionale, anche un’area di assemblaggio per i pack batterie.

Fabbrica Renault: dove nascono i modelli della Losanga 3

Fabbrica Renault: la flessibilità al centro delle nuove strategie

Più che sull’aumento della produzione, il piano globale elaborato da Renault punta sulla creazione di valore da conservare nel tempo, grazie anche all’iniziativa “Re-Factory” per il recupero, la conversione, l’aggiornamento e il riciclaggio delle vetture più vecchie. Per questo motivo gli investimenti puntano ad accrescere la flessibilità dell’impianto di Douai, più che ad aumentare la capacità di produzione. In appena sette settimane, a cavallo tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, la linea di produzione della carrozzeria e quella di assemblaggio vengono modificate per poter ospitare veicoli con motori tradizionali, elettrificati oppure totalmente elettrici. È un passo voluto dal marchio per portare avanti il passaggio graduale alle zero emissioni senza dover ricorrere a nuove riorganizzazioni, secondo le differenti richieste dei mercati, ma conservando il ritmo di 60 automobili l’ora.

I punti chiave delle innovazioni riguardano le piattaforme di montaggio ad altezza variabile, che consentono di installare interni e altri componenti per qualunque modello e carrozzeria regolando l’altezza di lavoro da 20 a 130 cm con la massima comodità ed ergonomia per i lavoratori. Inoltre, al posto del vecchio sistema di illuminazione, è stato installato uno interamente a Led che ha consentito un primo abbattimento dei consumi energetici. Modifiche anche alla logistica, con la ricollocazione dei magazzini ricambi e la preparazione di kit di assemblaggio che accelerano il processo costruttivo. A questo si aggiungono i supporti per gli attrezzi che sono integrati nella linea stessa e seguono le auto in fase di costruzione e i diversi componenti distribuiti da robot automatizzati, che si trovano sempre nel posto giusto.

Fabbrica Renault: dove nascono i modelli della Losanga

Fabbrica Renault: nuovi modelli e altre novità per i prossimi anni

In meno di due anni, la nuova linea ha prodotto circa 3.000 Megane E-Tech Electric (solo 600 nel 2021) alle quali si sommeranno nuovi modelli piccoli e compatti come la Renault 5 elettrica in arrivo quest’anno e la nuova Scenic, anch’essa elettrica, anticipata da una recente concept car. Entro il 2025 Renault vuole portare la produzione complessiva della ElectriCity a 480.000 veicoli elettrici l’anno e dal 2024, in collaborazione con i partner di AESC, ha intenzione di aprire proprio accanto a Douai una gigafactory per la produzione di batterie.

Mercato auto marzo 2023: è il momento delle elettriche

Vendere un’auto usata: tutti i passaggi da seguire

Ancora un mese con un trend positivo per il mercato dell’auto, dopo il +19% dello scorso gennaio e il +17,6% di febbraio. A marzo le nuove vetture immatricolate sono state 168.294, per una crescita del 40,8% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Nel confrontare i dati, però, bisogna ricordare che a marzo 2022 ci fu una perdita del 30% e furono vendute solo 119.548 unità perché molti automobilisti erano in attesa degli incentivi statali. Grazie ai numeri di marzo, la crescita del primo trimestre del 2023 sale al 26,2% con 427.019 immatricolazioni rispetto alle 338.316 di gennaio-marzo dell’anno scorso (-20,6% sulle 538.060 del primo trimestre 2019).

Ibride in ascesa, frenata per il Gpl

Le automobili a benzina si portano al 28,4% di quota mercato (+1,1 p.p., al 27,1% nel trimestre); mentre quelle diesel calano ancora e si assestano al 20,3% (-0,7 p.p., al 19,6% nel periodo gennaio-marzo). Numeri al ribasso anche per il Gpl, sceso al 7,6% a marzo (al 9,2% nel primo trimestre); praticamente scompare il metano, con lo 0,1% di quota (0,2% in gennaio-marzo).

Prosegue la corsa delle vetture ibride, giunte al 34,5% delle preferenze (+1,9 p.p. e al 35,8% nel periodo gennaio-marzo), con il 9,4% per le full hybrid e il 25,1% per le mild hybrid. Leggero progresso per le auto elettriche, salite al 4,8% di quota a marzo (3,8% nel trimestre), mentre le plug-in hybrid si portano al 4,3% (4,4% nel trimestre).

Opel Corsa

Le auto benzina più vendute a marzo 2023

  • Opel Corsa (3.416)
  • Citroen C3 (2.970)
  • Volkswagen T-Roc (1.963)
  • Volkswagen T-Cross (1.892)
  • Volkswagen Polo (1.725)
  • Peugeot 208 (1.649)
  • Dacia Sandero (1.593)
  • Fiat 500 X (1.475)
  • Peugeot 2008 (1.442)
  • Jeep Renegade (1.284)

Peugeot 3008: prezzo, dimensioni e caratteristiche 8

Le auto diesel più vendute a marzo 2023

  • Peugeot 3008 (2.948)
  • Jeep Renegade (1.857)
  • Jeep Compass (1.758)
  • Volkswagen Tiguan (1.422)
  • Audi Q3 (1.407)
  • Fiat 500X (1.276)
  • Peugeot 2008 (1.187)
  • Citroen C5 Aircross (989)
  • Dacia Duster (936)
  • Citroen C3 (917)

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada 2

Le auto Gpl più vendute a marzo 2023

  • Dacia Sandero (2.503)
  • Dacia Duster (2.011)
  • DR 4.0 (1.140)
  • Renault Captur (1.117)
  • DR 5.0 (1.005)
  • Renault Clio (807)
  • DR 6.0 (675)
  • Lancia Ypsilon (424)
  • Dacia Jogger (383)
  • Nissan Micra (380)

Lancia Ypsilon: prezzo, dimensioni e caratteristiche 29

Le auto a metano più vendute a marzo 2023

  • Lancia Ypsilon (42)
  • Volkswagen Polo (32)
  • Volkswagen Golf (20)
  • Skoda Octavia (20)
  • Volkswagen Up! (18)
  • Seat Ibiza (16)
  • Fiat Panda (9)
  • Audi A3 (8)
  • Seat Leon (8)
  • Skoda Kamiq (7)

Fiat Panda: prezzi, dimensioni e caratteristiche 10

Le auto ibride più vendute a marzo 2023

  • Fiat Panda (9.631)
  • Toyota Yaris Cross (4.686)
  • Lancia Ypsilon (4.593)
  • Nissan Qashqai (3.071)
  • Ford Puma (2.637)
  • Fiat 500 (2.410)
  • Kia Sportage (1.913)
  • Hyundai Tucson (1.722)
  • Ford Focus (1.622)
  • Toyota Yaris (1.275)

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Ford Kuga, arriva la versione full hybrid 2
Ford Kuga

Le auto plug-in più vendute a marzo 2023

  • Ford Kuga (906)
  • Jeep Compass (623)
  • Lync & Co 01 (535)
  • Jeep Renegade (483)
  • Volvo XC40 (362)
  • Cupra Formentor (308)
  • MINI Countryman (284)
  • Alfa Romeo Tonale (234)
  • Mitsubishi Eclipse Cross (169)
  • BMW X2 (154)

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 5

Le auto elettriche più vendute a marzo 2023

  • Tesla Model Y (1.697)
  • Tesla Model 3 (1.123)
  • smart fortwo (554)
  • Fiat 500 (452)
  • Dacia Spring (366)
  • MG MG4 (284)
  • Renault Megane (279)
  • Peugeot 208 (269)
  • Volkswagen ID.3 (220)
  • Renault Twingo (215)

Fabbrica BMW: dove nascono i modelli della casa dell’Elica

Fabbrica BMW: dove nascono i modelli della casa dell'Elica 4

Lo stabilimento di Regensburg, Ratisbona in italiano, è uno dei più importanti per BMW. Qui è stata incrementata la logistica a basse emissioni e dato il via alla produzione del Suv X1 su una piattaforma multienergia. Sono i primi passi della strategia iFactory voluta dalla casa tedesca che prevede, in poco tempo, l’uniformità dei parametri di efficienza, tecnologia e sostenibilità di tutti gli stabilimenti produttivi del marchio. Al momento gli impianti tedeschi di Dingolfing e Monaco e quello di Shenyang, in Cina, sono i primi ad aver completato l’ambizioso percorso energetico.

Lo stabilimento bavarese di Regensburg è stato costruito negli anni ’80 per dare una mano all’impianto di Monaco nella produzione della Serie 3: l’aumento della domanda rese necessario un secondo sito per la costruzione della vettura cult di quel periodo. I lavori iniziarono nel 1984 e l’impianto fu inaugurato due anni dopo con l’avvio delle linee di assemblaggio; mentre è datata 1990 l’inaugurazione del reparto per la costruzione in loco delle carrozzerie.

Fabbrica BMW: dove nascono i modelli della casa dell'Elica 1

Numeri da record

Regensburg festeggia nel 1995 il primo milione di auto prodotte in meno di dieci anni. Due anni dopo, insieme alla celebrazione delle 50.000 M3, viene aggiunto un nuovo reparto per lo stampaggio di componenti metallici. Nel 2001 la produzione totale raggiunge quota due milioni e Bmw decide che anche la nuova Serie 1 sarebbe stata prodotta in questo stabilimento a partire dal 2004. Alla compatta seguono auto sportive come la Z4 seconda generazione, assemblata dal 2009 al 2018, e la Serie 4 cabriolet. I primi modelli nati sulla piattaforma a trazione anteriore, la Serie 2 Active Tourer e la seconda generazione del Suv X1, rappresentano la vera svolta per la fabbrica. Al giorno d’oggi X1 è il principale modello assemblato a Regensburg insieme a X2 e alla terza generazione di Serie 1, anch’essa spostata sulla nuova base. Quella della Serie 3, invece, si è fermata dopo la F30, dato che la successiva G20 viene prodotta a Monaco. Oggi la fabbrica di Regensburg ospita 9.000 dipendenti per una capacità produttiva di 200.000 vetture l’anno.

Fabbrica BMW: dove nascono i modelli della casa dell'Elica

Elettrico e multienergia a braccetto

Tre anni fa lo stabilimento di Regensburg ha iniziato il cammino verso l’era elettrica, con l’assemblaggio delle versioni ibride plug-in di X1 e X2. Nel 2021, Bmw ha stanziato 750 milioni di euro per la produzione di componenti per veicoli elettrici in questa fabbrica e a Dingolfing e Lipsia, in vista dell’arrivo dei nuovi modelli elettrificati. Gli alloggiamenti per celle hanno rappresentato il primo passo verso i nuovi veicoli e, nel 2022, sono arrivati anche l’assemblaggio dei pack batteria completi ad alto voltaggio e l’installazione delle linee della nuova generazione di X1, compresa la variante a zero emissioni iX1, inaugurate nel luglio del 2022. Questa vettura è il vero anello di congiunzione tra la produzione classica e quella futura ed è stata sviluppata su una piattaforma multienergetica che ospita motori tradizionali, elettrificati, ibridi ed elettrici. Questa flessibilità consente di assemblare tutte le varianti della gamma sulla medesima linea.

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Guida autonoma e carburanti alternativi

Nella fabbrica di Regensburg va avanti anche il percorso di decarbonizzazione: all’energia sostenibile si aggiungono le tecnologie digitali che consentono di migliorare l’efficienza della produzione, come l’utilizzo di robot a guida autonoma per il trasporto dei materiali gestiti con il sistema IoT sviluppato insieme a Microsoft.

BMW ha testato i carburanti alternativi per la movimentazione esterna: nel 2018 ha lanciato un progetto pilota per verificare l’efficacia del trasporto con mezzi a metano liquido. Il marchio tedesco, per portare a Regensburg motori provenienti dalla fabbrica austriaca di Steyr, si è affidato a motrici Iveco S-Way LNG, che assicurano autonomie analoghe al gasolio con emissioni molto più contenute.

Fabbrica Peugeot: dove nascono i modelli del Leone

Fabbrica Peugeot: dove nascono i modelli del Leone 3

Efficienza e risparmio delle risorse, in alcuni casi, possono essere sinonimo di maggiore produttività e risultati migliori. È il caso dello storico stabilimento Peugeot di Sochaux, nel nord est della Francia, che nel 2019 ha visto l’inizio di un radicale rinnovamento terminato lo scorso anno. L’impianto è stato potenziato, aggiornato e preparato a produrre e sviluppare i futuri modelli elettrici, a fronte di una riduzione della superficie occupata. Il complesso si estende su una superficie complessiva di due milioni di metri quadrati, nella quale lavorano circa 15.000 dipendenti.

La casa del Leone

Da oltre un secolo Sochaux è la casa del marchio automobilistico del Leone. La cittadina francese, che si trova nella regione della Franca Contea, poco distante dal confine con la Svizzera, ospita la fabbrica, il quartier generale del brand e il Musée de l’Aventure Peugeot. L’impianto di Sochaux viene inaugurato nel 1912 e già a metà degli anni ’20 è il sito principale della casa automobilistica. Nel 1937 i lavoratori impiegati sono 12.000, per una produzione di 40.000 vetture l’anno, un record nazionale per quel periodo. Due anni dopo, lo stabilimento riesce a coprire il 25% dell’intera produzione francese di autoveicoli.

Fabbrica Peugeot: dove nascono i modelli del Leone

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Sochaux ospita anche gli impianti per la costruzione di vari componenti come sedili e ammortizzatori; reparti chiusi successivamente, insieme alla fonderia, a seguito del passaggio alle forniture esterne. Questo impianto ha visto la nascita di vetture storiche come la 203, che ha dato il via all’era postbellica, e le successive 403, 404, 504, 405, 406, 605, 607, ecc. ecc. Più recentemente, insieme alla fabbrica di Mulhouse, a Sochaux sono state prodotte le prime generazioni di 308, 3008 e 5008, tra i modelli Peugeot più venduti di oggi e in generale.

Più efficienza con un piano da 200 milioni

L’impianto è sempre stato fra i primi per volumi prodotti, ma alla fine dello scorso decennio registrava un gap di efficienza rispetto ad altri stabilimenti del gruppo, a causa di alcune procedure produttive di vecchio stampo. Soprattutto per quanto riguarda la logistica, con 24 km di nastri trasportatori e un intenso traffico di camion per movimentare i materiali, e nella lastroferratura. Per migliorare questi processi, nel 2019 è stato varato il Piano Sochaux 2022; il programma triennale di adeguamento con un investimento di 200 milioni di euro, per l’aggiornamento di processi e la crescita della capacità produttiva da 320.000 a 400.000 vetture l’anno.

Dopo gli ammodernamenti, Sochaux ha rafforzato il ruolo di riferimento non soltanto per Peugeot, ma per tutto il Gruppo, trasformandosi anche in uno dei centri tecnologici di sviluppo delle piattaforme elettriche sulle quali Stellantis ha varato il piano strategico “Dare Forward 2030”.

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Megapresse e altri macchinari per migliorare e sveltire la produzione

Le linee di produzione, in pratica, sono state ripensate completamente. Le linee di assemblaggio dei veicoli, prima distribuite in cinque edifici, sono state concentrate al centro della fabbrica e i collegamenti con le altre aree sono stati ripensati secondo criteri più moderni. Le piattaforme mobili, più pratiche ed ergonomiche per i lavoratori, hanno sostituito una parte dei sistemi di trasporto a nastro; mentre a un trasloelevatore alto 25 metri è stata affidata la movimentazione dei componenti da e per il magazzino. I profondi cambiamenti hanno consentito anche la razionalizzazione degli spazi e degli edifici e, di conseguenza, il consumo energetico. Oggi, con l’aumento previsto dei volumi, la produzione a Sochaux impegna più o meno la metà della superficie occupata sei anni anni fa, e ha liberato 44 ettari di terreno, circa il 22% dell’area coperta dal complesso, riconsegnati al comune di Pays de Montbéliard.

Il reparto carrozzerie è stato il primo a beneficiare della ristrutturazione, nel 2019. Sono state installate nuove megapresse, costate 33 dei 200 milioni di euro investiti complessivamente a Sochaux. I nuovi macchinari sono in grado di stampare componenti sia in acciaio sia in alluminio e di gestire la produzione di sei diverse carrozzerie in un solo ciclo di stampaggio, abbassando i tempi di lavorazione. L’ultima parte dei lavori, tra settembre e la fine dello scorso anno, è stata riservata alla riconversione di un’ex-area di assemblaggio carrozzerie in laboratorio per i futuri modelli elettrici. In questo spazio verrà sviluppata la piattaforma STLA Medium, che vedrà la nascita di diversi modelli a zero emissioni della nuova generazione.

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Meno emissioni con energie pulite e più rifiuti riciclabili

La riduzione dell’impatto sull’ambiente è iniziata alla fine del secolo scorso, ma si è concretizzata lo scorso decennio. Nel 2010 su più di 9.300 metri quadrati di parcheggi coperti sono stati montati pannelli solari che producono in media 1.400 kW di energia elettrica l’anno, permettendo di risparmiare 450 tonnellate di CO2. Il piano di riduzione progressiva dei rifiuti è iniziato nel 1999, quando lo stabilimento ha ottenuto la certificazione ISO 14001, con l’obiettivo di abbassare del 75% i rifiuti non riciclabili e le emissioni di CO2 nel giro di otto anni e tagliare il consumo di acqua dell’80% entro dieci anni.