Assicurazione auto 2023: con il nuovo anno i prezzi si alzano

Assicurazione auto a rate

Il 2023 è iniziato con un rialzo record dei prezzi Rc auto (Responsabilità Civile Autoveicoli). Stando ai dati dell’Osservatorio Auto di febbraio 2023, elaborato da Segugio.it, a gennaio il premio medio dell’assicurazione auto è stato di 381,4 euro, facendo registrare un aumento del 3,2% rispetto al mese precedente. Confrontandolo con gennaio 2022, quando il prezzo medio ammontava a 327,9 euro, possiamo notare un rialzo del 16,3%, il più consistente registrato dall’Osservatorio negli ultimi cinque anni.

I rialzi a livello regionale e provinciale

Gli aumenti sono stati superiori al 12% ovunque, ma ci sono notevoli differenze tra regione e regione. Al primo posto della poco piacevole classifica c’è la Lombardia (+19,9%), dove il premio medio è passato dai 270 euro di gennaio 2022 ai 323,7 euro di gennaio 2023; a seguire Puglia e Umbria con un rialzo del 19,6%. Le regioni meno colpite dai rincari sono Campania, Calabria e Trentino-Alto Adige, dove l’incremento si è fermato, rispettivamente, al 12,1%, 12,2% e 12,5%.

Osservando le dieci province più popolose, possiamo notare che al Sud i rincari sono stati più contenuti, specialmente a Salerno (+10,9%), Napoli (+12,2%) e Palermo (+14,9%). Ai primi posti della classifica degli aumenti troviamo le province della Lombardia, insieme alla capitale: Brescia (+23,2%), Roma (+19,6%), Bergamo (+19,1%) e Milano (+19%).

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Assoutenti non ci sta

L’associazione per la tutela dei consumatori vuole vederci chiaro. “L’aumento dei prezzi dell’Rc auto – le parole di Furio Truzzi, presidente di Assoutenti – appaiono ingiustificati. Presenteremo una segnalazione ad Antitrust e mister prezzi affinché acquisiscano i dati sul territorio e verifichino se gli aumenti dell’ultimo mese possano realizzare fenomeni speculativi a danno degli assicurati. Le nostre previsioni sugli aumenti delle tariffe Rc auto si sono purtroppo avverate, con le compagnie di assicurazione che hanno mantenuto la parola e applicato rincari ai propri clienti. Questi aumenti non rispondono alle dinamiche di mercato, anche in relazione alle forti differenze territoriali, con la Lombardia che sfiora il +20% di aumento annuo”.

Perché in Italia l’assicurazione costa tanto

Le cause dei prezzi elevati sono molteplici. Circa il 6% degli italiani (quasi 3 milioni secondo l’Ivass, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) guida attualmente un’auto non assicurata a cui va aggiunta anche la graduale ripresa dell’uso quotidiano della vettura da parte di tanti automobilisti, dopo gli anni di restrizioni per la pandemia, e l’aumento degli incidenti sulle strade, soprattutto tra i più giovani. L’evasione assicurativa, stando ai numeri di Ania, l’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici, si traduce ogni anno in un mancato incasso di premi per circa un miliardo di euro, che le compagnie recuperano suddividendolo sui premi dei conducenti assicurati. Altre cause che portano ai prezzi elevati delle polizze auto in Italia sono le frodi assicurative, i costi degli incidenti (per ogni sinistro causato con colpa i premi aumentano del +27% secondo Ivass) e un funzionamento non ottimale del sistema bonus-malus, che le compagnie assicurative vorrebbero rivedere.

Consigli per risparmiare sulla polizza auto

Gli aumenti elevati dell’Rc auto, insieme agli altri rincari, rischia di pesare eccessivamente sulle tasche degli automobilisti. In una situazione come quella attuale, la caccia al risparmio diventa fondamentale. Vediamo allora alcuni accorgimenti per provare a contenere le spese.

  • Può essere utile valutare le offerte di altre compagnie al momento del rinnovo: secondo uno studio elaborato da Ivass (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) le compagnie applicano uno sconto fra il 12 e il 19% ai nuovi assicurati rispetto a chi rinnova a parità di altre condizioni.
  • Un altro strumento a disposizione dell’automobilista a caccia del risparmio è la comparazione delle assicurazioni auto, su siti come Segugio.it e Facile.it, che permette di valutare varie offerte e trovare quella più adatta al proprio budget. Secondo i numeri dell’Osservatorio, è possibile risparmiare oltre il 50% nel 27,5% dei casi e tra il 25 e il 50% nel 65,2% dei casi. Una ricerca elaborata da Segugio.it dice che il periodo migliore per effettuare una comparazione sul portale è circa 25 giorni prima della scadenza della polizza, quando il premio tendenzialmente è più contenuto.

Mercato auto febbraio 2023: la crescita continua

ad Aprile immatricolazioni auto +6,47% su anno

Ancora un mese positivo per il mercato dell’auto in Italia. Febbraio fa seguito a gennaio e, con 130.365 nuove immatricolazioni, registra un 17,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2022. I primi due mesi del 2023 vanno in archivio con 258.689 vetture nuove vendute: +18,2% rispetto alle 218.768 immatricolazioni di gennaio e febbraio dell’anno scorso. Sui numeri in rialzo ha influito certamente il parziale ripristino delle forniture da parte delle case produttrici, con le linee di produzione che, nella maggior parte dei casi, sono tornate a regime.

Auto ibride ancora regine del mercato

Le auto a benzina si confermano le preferite dagli italiani, con una quota di mercato del 26,1%, seguite da quelle diesel con il 19,2%. Numeri che ricalcano quelli dello scorso gennaio. Poche novità rispetto al mese precedente anche per le auto a Gpl, con il 10,1% delle nuove immatricolazioni, e quelle a metano, praticamente sparite dal mercato con lo 0,2% per colpa dell’aumento del costo del carburante. Le auto ibride continuano a prendersi la quota più grande con il 36,5%, ripartita in questo modo: 9,8% per le full hybrid e 26,7% per le mild hybrid. Numeri ancora contenuti per le auto plug-in con il 4,2% del venduto e le elettriche con il 3,7%: segno che il bonus auto 2023 non è sufficiente per far aumentare le vendite di questo tipo di vetture.

Volkswagen T-Roc: prezzo, dimensioni e caratteristiche 17

Le auto a benzina più vendute a febbraio 2023

  • Volkswagen T-Roc (2.472)
  • Citroen C3 (2.153)
  • Volkswagen T-Cross (1.821)
  • Volkswagen Polo (1.573)
  • Opel Corsa (1.376)
  • Dacia Sandero (1.123)
  • Toyota Aygo X (1.114)
  • Jeep Renegade (999)
  • Fiat 500X (968)
  • Kia Picanto (945)

Peugeot 3008: prezzo, dimensioni e caratteristiche 16

Le auto diesel più vendute a febbraio 2023

  • Peugeot 3008(1.814)
  • Jeep Renegade (1.659)
  • Volkswagen T-Roc (1.225)
  • Fiat 500X (1.196)
  • Volkswagen Tiguan (1.176)
  • Dacia Duster (1.028)
  • Citroen C3 (955)
  • Jeep Compass (892)
  • Audi Q3 (866)
  • Opel Corsa (865)

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada 2

Le auto Gpl più vendute a febbraio 2023

  • Dacia Sandero (3.450)
  • DR 5.0 (1.722)
  • Dacia Duster (1.576)
  • Renault Captur (1.464)
  • Renault Clio (944)
  • DR 4.0 (523)
  • Dacia Jogger (500)
  • Evo 3 (385)
  • Fiat 500 (367)
  • Kia Stonic (319)

Seat Ibiza: prezzi, dimensioni e caratteristiche 11

Le auto a metano più vendute a febbraio 2023

  • Seat Ibiza (58)
  • Seat Leon (53)
  • Seat Arona (37)
  • Volkswagen Polo (27)
  • Skoda Octavia (25)
  • Volkswagen Golf (22)
  • Lancia Ypsilon (9)
  • Skoda Kamiq (8)
  • Audi A3 (6)
  • Fiat Panda (5)

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Fiat Panda Hybrid: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5
Fiat Panda

Le auto ibride più vendute a febbraio 2023

  • Fiat Panda (7.603)
  • Toyota Yaris Cross (3.469)
  • Fiat 500 (3.295)
  • Ford Puma (2.522)
  • Lancia Ypsilon (2.169)
  • Nissan Qashqai (2.158)
  • Ford Focus (2.016)
  • Hyundai Tucson (1.458)
  • Toyota C-HR (1.283)
  • Kia Sportage (1.135)

Jeep Compass ibrida: prezzo, dimensioni e prova su strada

Le auto plug-in più vendute a febbraio 2023

  • Jeep Compass (617)
  • Ford Kuga (537)
  • Jeep Renegade (463)
  • Lynk&Co 01 (422)
  • Volvo XC40 (301)
  • Mazda CX-60 (186)
  • Alfa Romeo Tonale (167)
  • Cupra Formentor (160)
  • Peugeot 3008 (144)
  • Range Rover Evoque (141)

Tesla Model Y: esterni

Le auto elettriche più vendute a febbraio 2023

  • Tesla Model Y (1.116)
  • Fiat 500 (538)
  • smart fortwo (409)
  • Renault Megane (403)
  • Renault Twingo (203)
  • Tesla Model 3 (192)
  • Peugeot 208 (158)
  • Audi Q4 (147)
  • MG4 (134)
  • Polestar 2 (111)

Incentivi wallbox e colonnine: arriva la proroga fino al 2024

Toyota Lexus elettrica: ricarica

Gli incentivi per wallbox e colonnine di ricarica dei veicoli elettrici presto saranno nuovamente disponibili. La misura era stata approvata lo scorso agosto dal governo Draghi, ma era rimasta bloccata in attesa del decreto attuativo. Anche se nel testo c’era scritto che l’incentivo poteva essere richiesto soltanto fino al 31 dicembre 2022, l’attuale governo e il parlamento hanno risolto il problema della scadenza con il decreto Milleproroghe. Il bonus prevede un contributo dell’80% su acquisto e installazione di un’infrastruttura, con i limiti di prezzo di 1.500 euro a persona e 8.000 euro se si tratta di un condominio.

Proroga per 2023 e 2024

L’incentivo è stato approvato in via definitiva da Senato e Camera con il ddl di conversione, che ne stabilisce la proroga al 2023 e 2024, con un fondo di 40 milioni all’anno, per un totale di 120 milioni tenendo in considerazione anche il 2022. Mancano gli ultimi due passi per la piena operatività: l’approvazione del decreto attuativo e l’istituzione della piattaforma per poter richiedere il bonus, ma gli automobilisti interessati possono tirare un sospiro di sollievo.

Le moto elettriche

Stando alle prime bozze, il governo avrebbe dovuto pensare anche al bonus per l’acquisto di moto elettriche. Si era parlato di destinare 5 milioni di euro all’anno a moto e scooter a batteria, togliendoli al fondo 2023-2024 per i veicoli termici. Nel testo finale non c’è traccia di questo provvedimento, che per ora non è stato preso in considerazione.

Lexus elettrica 2020: profilo

Come funzionano i fondi del Pnrr

Restando in tema di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, vediamo anche come ottenere gli incentivi previsti dal Pnrr per le imprese che installano colonnine, quali aziende hanno diritto e a quanto ammonta il fondo previsto. L’obiettivo del Pnrr è la creazione di 21.255 nuove colonnine per la ricarica di auto elettriche entro il 2025, ripartite in questo modo: 13.755 punti di ricarica in città e 7.500 fast e ultrafast in superstrada, vale a dire le strade extraurbane principali e secondarie, escluse le autostrade. I luoghi dove installare le infrastrutture (Idr) sono stabiliti da due decreti del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase): uno per le superstrade e l’altro per i centri urbani. La somma totale destinata alle colonnine è 741 milioni di euro, erogati sotto forma di incentivi a fondo perduto. Il governo ha sbloccato i primi 713 milioni: quasi 360 per le infrastrutture in superstrada e circa 353 milioni per i punti di ricarica in città.

Chi può beneficiarne e a quali condizioni

Imprese o Rti (Raggruppamenti temporanei di imprese) potranno avere accesso al fondo, dopo aver presentato una “istanza di ammissione” e dimostrato “di aver gestito infrastrutture di ricarica operative sul territorio dell’Unione europea, in misura pari ad almeno il 5% del numero di infrastrutture di ricarica per cui hanno presentato istanza e che sono stati selezionati”. Il bonus sarà elargito sotto forma di “contributo in conto capitale”, per un massimo del 40% delle spese ammissibili.

“I soggetti beneficiari – si legge ancora il decreto – non hanno individualmente accesso a un finanziamento di importo maggiore del 30% dello stanziamento complessivo di ciascun bando previsto per ciascuna delle annualità (…) anche nel caso di partecipazione in Rti”. Le spese ammissibili riguardano i costi sostenuti per “acquisto e messa in opera” di infrastrutture da almeno 175 kW in superstrada e 90 kW in città, comprese “installazione, impianti e opere edili strettamente necessarie”. I tetti massimi sono 81.000 euro a Idr in superstrada e 50.000 euro a Idr in città.

Spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi e costi affrontati per il rilascio delle autorizzazioni sono finanziati “nel limite massimo del 10% del costo totale ammissibile per la fornitura e la messa in opera della infrastruttura di ricarica”. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) chiarisce che gli incentivi non sono cumulabili con altri bonus pubblici o “regimi di sostegno comunque denominati, qualificabili come aiuti di Stato, destinati alla realizzazione delle medesime infrastrutture di ricarica”.

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Come inoltrare la domanda

Otterranno il bonus tutti i progetti “avviati successivamente alla data di presentazione dell’istanza di ammissione al beneficio” e che rispetteranno i requisiti tecnici richiesti. La selezione avverrà “in forma telematica” tra il 2023 e il 2024, seguendo un sistema di punti che prevede un massimo di 100.

Per accedere alle risorse, le imprese e le Rti dovranno presentare domanda di ammissione nei tempi previsti da un decreto attuativo, con due indicazioni da riportare: “la riduzione percentuale del costo specifico massimo ammissibile (…)” che si chiede, compresa tra l’1,25% e il 50% e il numero di punti di ricarica che si ha intenzione di installare, comunque non inferiore al minimo richiesto dal ministero.

Dopo aver ottenuto i finanziamenti, le imprese e le Rti dovranno attivare le colonnine entro 12 mesi. Questa scadenza può essere prorogata di tre mesi, ma soltanto per installare il 5% dei punti di ricarica e solo dietro istanza motivata presentata al Mase fino a tre mesi prima della scadenza. Il ministero ha 30 giorni di tempo per decidere. In ogni caso, le colonnine dovranno essere operative entro il 31 dicembre 2025.

Revoca degli incentivi

Ovviamente sono previsti anche casi di revoca, anche se per ora ne sono indicati pochi. Il primo si verifica se nell’istanza di ammissione o durante il procedimento spuntano “dichiarazioni mendaci”, o nel caso in cui le imprese e le Rti esibiscano “atti contenenti dati non rispondenti a verità”. Un altro caso si concretizza quando il soggetto beneficiario non rispetta i termini previsti.

In tutte queste situazioni, la restituzione delle somme ricevute dovrà avvenire entro 60 giorni. Le verifiche sono a carico del Mase, “anche delegando il soggetto gestore”: lo stesso che dovrò coadiuvare il ministero nel corso delle procedure. Sarà individuato in un momento successivo e sarà operativo dopo la firma di una convenzione. Gli altri dettagli saranno stabiliti con un provvedimento attuativo, da emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore dei due decreti.

Finanziamenti auto 2023: impennata dei costi

Finanziamento auto: come funziona?

Noleggio, leasing, leasing operativo o abbonamento mensile super-flessibile? Siamo nell’epoca in cui l’auto, più che acquistata, viene finanziata, noleggiata, condivisa e presa a tempo. A cosa va incontro, nel 2023, chi decide di prendere una vettura con una di queste formule?

L’aumento dei tassi deciso dalla Bce (la Banca centrale europea) fa salire il costo del denaro al 3% che si ripercuote anche sui prestiti chiesti per le auto. Stando a uno studio di Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani) per acquistare un’auto da 25.000 euro interamente a rate, con un finanziamento da 10 anni, il costo totale passa da 37.426 euro a 42.986 euro, con una differenza complessiva di 5.560 euro (+15%) rispetto al 2021. Come detto, ci sono varie formule di finanziamento per l’acquisto di una vettura e presentano notevoli differenze tra loro. Di seguito passiamo in rassegna tutte le offerte per aiutare l’automobilista a scegliere quella che più fa al caso suo.

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Qual è la differenza tra leasing e noleggio a lungo termine? 1
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Noleggio o leasing: dipende dal valore dei beni

Gli esperti sono concordi nell’affermare che se il bene da acquistare mantiene il proprio valore e rimane fungibile, come ad esempio le macchine utensili e i macchinari, è più conveniente optare per il leasing. Per i beni strumentali a rapida obsolescenza, come le automobili, è meglio il noleggio a lungo termine. Il motivo della scelta è che con il leasing è previsto il diritto di riscatto finale, non l’obbligo, a un prezzo prestabilito; mentre nel caso di noleggio a lungo termine il riscatto non è previsto, anche se il venditore ha la facoltà di concederlo.

Noleggio e leasing fra rate e anticipo

Quasi sempre in caso di leasing bisogna versare un anticipo consistente, che può arrivare anche fino al 30% del prezzo di listino, e pagare la differenza con rate non sempre costanti. Se si opta per il noleggio è possibile assicurarsi offerte senza anticipo, con rate più alte e canoni fissi per tutto il periodo scelto.

La fiscalità

Il leasing prevede una deduzione fiscale in un periodo pari a 2/3 del periodo d’ammortamento con rata deducibile ai fini Ires. Il noleggio consente una deducibilità base del 20% e una detraibilità Iva dal 40 al 100% a seconda dell’uso, ma per un ammontare massimo annuo un po’ vecchio.

I servizi inclusi

In questo caso ci sono notevoli differenze. Il leasing non include nessun costo legato all’auto: il bollo, all’assicurazione, la manutenzione e l’assistenza restano a carico dell’utilizzatore della vettura bene. Il noleggio, invece, include praticamente tutti i servizi accessori, anche se per problemi burocratici bollo e cambio gomme non sempre sono compresi e l’assicurazione prevede alcune franchigie. Ovviamente restano esclusi, e di conseguenza a carico dell’automobilista, il carburante o i kilowatt in caso di auto elettriche.

Finanziamento auto tasso zero: ecco cosa sapere

Il chilometraggio

La situazione si ribalta quando si parla di chilometri. Al momento di quantificare il canone di noleggio risulta fondamentale la stima dei chilometri che si pensa di percorrere ogni anno. Ogni chilometro in più si paga; mentre si riscuote una piccola quota se ne vengono percorsi meno rispetto al pattuito. Nel leasing, invece, il chilometraggio non ha importanza, perché alla fine la vettura dovrebbe diventare di proprietà dell’utilizzatore.

Cosa è il leasing operativo

Si tratta di uno strumento finanziario che, in più, offre la possibilità di aggiungere alcuni servizi. In altre parole è un noleggio con l’aspetto finanziario più trasparente. Per questo motivo è la formula più usata per le auto aziendali in Germania, dove non esiste il noleggio a lungo termine. Bmw lo propone anche in Italia: WHY-BUY EVO prevede un canone che comprende alcuni servizi a scelta dell’utilizzatore.

Tra noleggio e leasing spunta la “subscription”

La novità del noleggio mensile super-flessibile potrebbe essere la soluzione migliore per tutti. Questa formula viene proposta da numerose case: alcune, tra cui Lynk & Co, offrono quasi esclusivamente la “subscription”. L’automobilista, tutti i mesi, deve pagare un canone più alto di quelli di noleggio a lungo termine e leasing, ma può interrompere il pagamento in qualsiasi momento con meno di 15 giorni di preavviso. Ci sono alcune soluzioni come CarCloud di Drivalia che dà la possibilità anche di cambiare tipo di auto e/o motorizzazione ogni mese. Il tutto senza anticipo e senza controlli sul merito creditizio, ma utilizzando per il pagamento, come nel breve termine, la carta di credito.

rifornimento 2023: i costi per un pieno continuano a salire

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche 1

I carburanti, o per essere più precisi il loro prezzo, sono da sempre una nota dolente per tutti gli automobilisti italiani. Dallo scorso gennaio lo sono ancora di più, con il governo che ha deciso per la cancellazione dello sconto accise da 18,3 centesimi al litro. A seguito di questo provvedimento i prezzi alla pompa hanno subito un inevitabile rialzo. Inoltre la situazione resta incerta a causa del conflitto fra Russia e Ucraina e, nelle prossime settimane, andrà tenuta sotto osservazione l’oscillazione dei prezzi a seguito del bando europeo, e di conseguenza anche italiano, al petrolio russo. Al momento le scorte accumulate nei mesi precedenti in vista della misura contro la Russia, hanno permesso ai prezzi di non aumentare in maniera esagerata. Al momento la benzina al self service è venduta a un prezzo medio di 1,863 euro/litro e il diesel a 1,848 euro/litro.

Prezzi maggiorati all’incirca di 15 centesimi sul servito: la benzina passa a un costo medio di 2,005 euro/litro; mentre cala lievemente la media del diesel servito a 1,993 euro/litro. Il Gpl viene venduto tra 0,799 e 0,829 euro/litro e il metano tra 1,859 e 2,119 euro. Alla luce di questa situazione, la parola d’ordine per ogni automobilista è risparmiare. Di seguito indichiamo alcune soluzioni per spendere meno e per trovare le stazioni di rifornimento più economiche.

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App per tutte le esigenze

Le app per smartphone possono essere uno strumento molto utile per cercare il distributore con i prezzi più bassi. Ci sono app che permettono di tenere traccia del carburante e di ricevere un avviso quando i prezzi scendono sotto una determinata soglia. “Prezzi Benzina”, “Gaspal”, “Gasoline Now”, “GasLow”, “Fuel Flash” e “Risparmia sui prezzi benzina” sono alcune tra le app più interessanti per trovare e confrontare i prezzi dei carburanti e sono disponibili sia per smartphone Android che per iPhone.

“Distributori Metano, GPL e Colonnine by Ecomotori” e “Carburante più economico” sono due applicazioni esclusive per i dispositivi Android; mentre per i possessori di iPhone e iPad ci sono “Benzina” e “iCarburante”. Non ci sono solo le app specifiche. Anche le applicazioni di navigazione hanno alcune funzioni di ricerca dei distributori più convenienti. Google Maps, da qualche tempo, offre i prezzi dei carburanti, anche se non in tutte le zone. Waze, Sygic GPS Navigation e TomTom GO Navigation sono dotate della stessa funzione di Google Maps. Un’altra opzione è rappresentata dalle app con funzione di registro spese, per il carburante e non solo. Fuelio, Drivvo e IlPieno2, anche se non sono specializzate nella ricerca dei benzinai più convenienti, hanno alcune funzioni specifiche che possono aiutare l’automobilista.

Il sito ufficiale del ministero

Lo strumento ufficiale del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) si chiama “Osservaprezzi carburanti” e si trova sul sito internet www.carburanti.mise.gov.it. Questa pagina, come spiega lo stesso Mimit “consente di consultare in tempo reale i prezzi di vendita dei carburanti effettivamente praticati presso gli impianti di distribuzione situati nel territorio nazionale, così come comunicati dai gestori dei punti di vendita settimanalmente o nei casi di aumenti infrasettimanali”. L’automobilista ha cinque diversi parametri di ricerca per trovare la stazione di rifornimento più conveniente vicino a casa: in zona, per area geografica, su percorso, per tratta autostradale e per impianto.

Con l'HVOlution di Eni comincia la seconda vita del Diesel 1

Alcune accortezze per consumare meno

Oltre alle app di pagamento e alcune tessere e carte fedeltà, che consentono di accumulare punti per premi o cashback su altre spese o direttamente sul carburante, ci sono ulteriori opzioni e accorgimenti che possono permettere all’automobilista di risparmiare. Per fare rifornimento è consigliabile non fermarsi al primo distributore che capita, ma di arrivare a quello con i prezzi più conveniente situato nelle vicinanze. Molto spesso le cosiddette “pompe bianche” o “no logo”, le stazioni di servizio indipendenti fuori dalla rete di compagnie di distribuzione più grandi, propongono prezzi più bassi della media.

Il self service, o rifornimento fai da te, è sempre più economico rispetto al servito, e permette di risparmiare circa il 4% sul prezzo di benzina e gasolio. Evitare, se non si è costretti, di fare rifornimento in autostrada, dove di solito i prezzi sono più alti anche del 10-20% rispetto a quelli che si trovano sulle viabilità ordinaria. Infine, dato che molti distributori aumentano il prezzo dei carburanti il fine settimana, sarebbe meglio ricordarsi di fare rifornimento durante i giorni infrasettimanali.

Costi 2023: salgono i pedaggi in autostrada

L’anno nuovo ha portato un regalo poco gradito agli automobilisti: l’atteso e temuto aumento dei pedaggi autostradali. L’ufficialità è arrivata con una nota del Mit, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che quantifica i rincari. Rispetto allo scorso gennaio viaggiare in autostrada costa il 2% in più e dal prossimo primo luglio il pedaggio aumenterà di un ulteriore 1,34%. Questi rialzi riguarderanno esclusivamente le tratte gestite da Autostrade per l’Italia. Il ministro Salvini spiega, mediante la nota del Mit, di aver scongiurato “un aumento che sfiorava il 5% e che in Italia i rincari sulle tratte interessate sono inferiori all’inflazione”.

Il documento rilasciato dal Mit contiene anche qualche buona notizia per gli automobilisti: viene confermato lo stop agli aumenti sulle Autostrade A24/A25 Roma-L’Aquila Teramo e diramazione Torano Pescara, con approfondimenti da parte del Ministero per un’eventuale riduzione. Gli aumenti sui tratti autostradali gestiti da Autostrade per l’Italia arrivano dopo cinque anni di stop. Aiscat, Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori, sottolinea che gli ultimi rincari risalgono al 2018 “diversamente da quanto previsto dalla normativa vigente”, come si legge nella nota diramata dall’associazione.

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 5

Qualche vantaggio

Inoltre, gli aumenti tariffari medi proposti dalle concessionarie sono inferiori rispetto a quelli già concessi in altre nazioni europee dotate di sistemi concessori e regolatori simili, come per esempio la Francia con un +4,7% e la Spagna con un +4%. Piccola consolazione per gli automobilisti italiani, che almeno hanno la possibilità di conoscere in anticipo l’importo da pagare per un viaggio in autostrada.

Internet offre varie opportunità per calcolare l’entità del pedaggio e anche le app per smartphone Android e iPhone non sono da meno. In entrambi i casi si tratta di strumenti molto semplici da usare, anche se non sempre precisi al centesimo. Passiamo in rassegna gli strumenti più efficaci per calcolare la tariffa da pagare e, in questo modo, evitare sgradite sorprese.

I siti per calcolare le tariffe

Il modo più ovvio per calcolare il pedaggio è collegarsi ai siti delle varie società concessionarie, che offrono ampia informazione e sezioni dedicate per quantificare il costo del viaggio. Sul sito di Autostrade per l’Italia troviamo la pagina “pedaggio” che consente di effettuare il calcolo aggiornato agli ultimi aumenti del pedaggio autostradale. Lo stesso servizio viene offerto anche dalle altre società come Bre.Be.Mi, Pedemontana, autostrada del Brennero ecc. che nei rispettivi siti web mettono anche informazioni su eventuali cantieri, chiusure e scioperi.

Queste pagine web sono utilissime, ma l’automobilista deve pianificare alla perfezione il tragitto. Sui siti internet delle concessionarie è necessario inserire con esattezza i caselli di ingresso e uscita e non limitarsi a indicare la località di partenza, ma l’esatto svincolo. Fanno eccezione alcuni capoluoghi come Milano, Roma e Torino. Lo stesso limite è presente anche in altri siti e app. Nel caso di viaggi complessi con tratte non comunicanti tra loro, per calcolare il pedaggio autostradale l’automobilista dovrebbe dividere il viaggio in segmenti e cercare il costo di ogni singola tratta.

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Le app per trovare il costo del pedaggio

Ci sono app e portali che danno una mano all’automobilista che non conosce con precisione il casello autostradale di ingresso o di uscita del viaggio che ha intenzione di intraprendere. ViaMichelin può calcolare l’itinerario completo da specifici indirizzi, indicando nel dettaglio sia il costo del carburante che quello dei pedaggi autostradali e fornendo anche una statistica sul bilanciamento tra le due voci di spesa. ViaMichelin funziona come un navigatore: propone in automatico percorsi alternativi più rapidi, panoramici o economici, con tempi e costi confrontabili all’istante. Se si tratta di un viaggio complesso, sotto la voce “pedaggi” della pagina “costo dettagliato” vengono indicate le tariffe di ogni singola tratta. Infine, l’automobilista può affinare i parametri specificando la classe e il tipo di veicolo, l’alimentazione e il costo del carburante.

L’ultimo aggiornamento permette a Google Maps di segnalare i costi delle tratte autostradali, anche se con stime, molto spesso vicine all’effettiva prezzo da pagare, e non con dati aggiornati come i siti delle concessionarie o ViaMichelin. Anche Waze, il navigatore satellitare social, quando calcola il percorso più breve riporta il prezzo del pedaggio in base alle informazioni provenienti dalla community e teoricamente aggiornate in tempo reale grazie al lavoro dei map editor.

Con l’HVOlution di Eni comincia la seconda vita del Diesel

Con l'HVOlution di Eni comincia la seconda vita del Diesel

Dal 2035 in Europa non sarà più possibile acquistare auto a motore termico. Il provvedimento è stato preso per ridurre le emissioni di CO2, optando per veicoli elettrici e a idrogeno. Ma ci sono anche soluzioni alternative: gli eFuels e i biocarburanti rappresentano una realtà concreta già oggi. I biocarburanti si differenziano dagli eFuels per due aspetti: non sono sintetici e derivano da scarti vegetali. E questa alternativa “green” ai carburanti tradizionali è disponibile già oggi grazie a Eni, che ha avviato la vendita in Italia del proprio biodiesel HVOlution (Hydrotreated Vegetable Oil, cioè olio vegetale idrogenato) in 50 stazioni di servizio, che a marzo diventeranno 150.

Cos’è HVOlution

Si tratta di un biocarburante formato al 100% da olio vegetale idrogenato puro. È un gasolio rinnovabile prodotto da materie prime di scarto e residui vegetali e da oli generati da colture che non sono in competizione con la filiera alimentare. Non è un carburante a zero impronta carbonica anche se è prodotto con il 100% di materie prime rinnovabili, ma l’azienda assicura che è in grado di ridurre le emissioni di CO2 tra il 60 e il 90%. Per poter produrre HVOlution Eni ha stretto accordi di valorizzazione di scarti e rifiuti e partnership internazionali in vari Paesi dell’Africa, come Mozambico, Kenya e Congo.

L’azienda è impegnata nello sviluppo di una serie di agri-hub dedicati alla produzione di oli vegetali sfruttando aree degradate e terreni marginali, non adatti alle colture alimentari. Dal Kenya è giunto alla raffineria Eni di Gela, in Sicilia, il primo carico di olio vegetale prodotto nella struttura di Makueni; a Venezia, invece, è approdato un carico iniziale di oli di frittura esausti. Con questo processo di lavorazione Eni punta a coprire, entro il 2025, il 35% del fabbisogno delle proprie bioraffinerie.

Con l'HVOlution di Eni comincia la seconda vita del Diesel 1

Quali auto possono già utilizzarlo

La compatibilità del motore di una vettura con HVOlution, indicato con il codice EN 15940 (XTL), è consultabile nel libretto di manutenzione del veicolo: al momento possono utilizzare il biocarburante di Eni le vetture di ultima generazione. Sono compatibili le auto diesel del gruppo Volkswagen: tutti i TDI, sia da 2 litri che da 3 litri, sia 4 cilindri che V6; diversi diesel Toyota, come quelli che equipaggiano il van Proace o i nuovi pick-up Hilux e i diesel di Stellantis, in particolare quelli di Peugeot e Citroen.

Prima di essere messo in commercio HVOlution è stato sperimentato in contesti speciali, come la movimentazione di passeggeri a ridotta mobilità nelle strutture aeroportuali e i veicoli commerciali impiegati nella logistica. Non solo: il nuovo biocarburante di Eni, dal 2016, rappresenta il 15% del carburante Eni Diesel+, disponibile in circa 3.500 stazioni di servizio italiane.

Dove trovare HVOlution e quanto costa

Il nuovo gasolio vegetale di Eni è già in vendita, in Italia, in 50 stazioni di servizio predisposte, alle quali se ne aggiungeranno altre 100 entro fine marzo, per un totale di 150 distributori. Per trovare i punti di rifornimento che hanno il biocarburante è sufficiente consultare il sito Enistation.com e inserire nei campi HVOlution. Il prezzo, al momento, è vicino a quello di Diesel+, più o meno 1,910 euro/litro.

Bollo auto 2023: tutto quello che dovete sapere

Il bollo auto è una tassa automobilistica che i possessori di una vettura sono tenuti a pagare. La buona notizia per il 2023 è che non ci sono novità per quanto riguarda gli importi: la Legge di Bilancio non prevede aumenti per quest’anno e, anzi, va oltre, con la sanatoria sui mancati pagamenti tra il 2000 e il 2015 per una cifra non superiore ai 1.000 euro.

Il bollo auto è una tassa sul possesso e riguarda tutti i tipi di veicoli intestati: moto, automobili e furgoni. È un tributo regionale, cioè la somma versata finisce nelle casse della regione di residenza del proprietario del veicolo, ad eccezione di Friuli Venezia Giulia e Sardegna: in queste due regioni la tassa è gestita dall’Agenzia delle Entrate. L’importo da pagare varia a seconda della potenza del motore, indicata in kW e non in CV; mentre per la scadenza bisogna fare riferimento al mese di prima immatricolazione. Vediamo tutto quello che c’è da sapere sul pagamento del bollo auto 2023 per evitare spiacevoli sorprese.

Quando pagare il bollo auto 2023

La scadenza è legata alla prima immatricolazione del veicolo e per questo motivo non tutti lo devono pagare nello stesso mese. In pratica se un’auto è stata immatricolata per la prima volta a maggio, il bollo andrà pagato a giugno senza incorrere in sanzioni. Il bollo auto va pagato entro l’ultimo giorno del mese successivo alla scadenza; invece il primo pagamento va effettuato nel mese di immatricolazione. Il bollo per un’auto nuova appena comprata, quindi, va pagato entro il mese, a meno che l’acquisto non sia avvenuto negli ultimi 10 giorni del mese: in questo caso c’è la scadenza è fissata entro l’ultimo giorno del mese successivo.

Bollo auto 2020

Bollo auto 2023, quanto costa

Quest’anno il costo del bollo auto resta invariato. L’importo da pagare è calcolato in base alla potenza della vettura espressa in kW, anche se bisogna distinguere a seconda della classe dell’auto: Euro 6, Euro 5, Euro 4 ecc.

Nella tabella sono indicati i valori: per ottenere l’importo da pagare bisogna moltiplicare la cifra indicata per i kW del veicolo, utilizzando la colonna centrale se non supera i 100 kW e quella a destra per ogni kW oltre tale limite.

Classe ambientale Fino a 100 kW di potenza  Oltre i 100 kW di potenza
Euro 4, 5, 6 2,58 €/kW 3,87 €/kW
Euro 3 2,70 €/kW 4,05 €/kW
Euro 2 2,80 €/kW 4,20 €/kW
Euro 1 2,90 €/kW 4,35 €/kW
Euro 0 3,00 €/kW 4,50 €/kW

Per esempio, una vettura Euro 6 con 55 kW di potenza pagherà un bollo di 141,90 euro (55×2,58 euro); mentre una Euro 6 da 120 kW dovrà pagare 335,40 euro (100×2,58+20×3,87). A tali somme va aggiunta l’addizionale regionale, che varia da regione a regione.

Se il calcolo sembra troppo difficile, nessun problema: la soluzione è su internet. Ci sono vari portali, tra i quali il sito dell’Aci, che ci aiutano nel calcolo. È sufficiente selezionare regione di residenza, targa e tipo di veicolo per il quale si vuole pagare il bollo e il tipo di pagamento (rinnovo, integrazione, prima immatricolazione): il sito calcola la somma esatta da versare.

Dove pagare il bollo auto 2023

È possibile pagare il bollo auto presso uffici postali, ricevitorie e tabaccai convenzionati, delegazioni Aci, agenzie Pratiche Auto convenzionate e sportelli bancari convenzionati; oppure on-line sul sito ufficiale dell’Aci, sul portale della regione di appartenenza, tramite home banking, sul sito delle Poste o usando app come Satispay o PagoPa. Va ricordato che le modalità di pagamento possono presentare differenze da regione a regione.

Per fortuna non tutti sono tenuti al pagamento del bollo auto: alcuni tipi di veicoli sono esentati. Le seguenti vetture non pagano il bollo: auto elettriche, auto ibride (esenzione completa o agevolazioni a seconda della regione), veicoli appartenenti a disabili, veicoli d’epoca con più di 30 anni, veicoli appartenenti a organizzazioni senza scopo di lucro

Il superbollo

Il superbollo è la sovrattassa per le auto più potenti ed è destinato a rimanere anche per i prossimi anni: in passato alcuni governi avevano pensato di eliminarlo, ma alla fine non è mai stato cancellato.

Il superbollo consiste in un pagamento extra introdotto nel 2011 che riguarda tutte le auto con potenza superiore ai 185 kW. I possessori di questi veicolo devono pagare 20 euro per ogni kW in eccesso, con importo che diminuisce col passare degli anni secondo il seguente schema:

  • 60% dell’importo tra il 6° e il 10° anno di vita dell’auto
  • 30% dell’importo tra l’11° e il 14° anno di vita dell’auto
  • 15% dell’importo tra il 15° e il 19° anno di vita dell’auto

La sanatoria

L’attuale governo ha confermato il superbollo per le auto più potenti, ma ha introdotto nella Legge di Bilancio l’articolo 46 “Stralcio dei carichi fino a mille euro, affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015”.

Vuol dire che tutti gli automobilisti che non hanno pagato il bollo auto (per un importo inferiore ai 1.000 euro) tra il 2000 e il 2015, dal 31 gennaio 2023 non riceveranno più cartelle esattoriali e non dovranno pagare il bollo o i bolli auto in arretrato. Per i pagamenti fiscali, compreso il bollo auto, non effettuati nel 2022 non è previsto alcun “aggravio di sanzioni e interessi” per chi non ha pagato le tasse. Ci sarà una sanzione del 3% per i debiti accumulati nel biennio 2019-2020.

Le auto elettriche in arrivo nel 2023

Volvo EX90: prezzo, dimensioni e scheda tecnica 5

Il futuro della mobilità, a meno di improvvisi cambi di direzione, è rivolto sempre di più all’elettrico. Chi ha intenzione di anticipare i tempi e comprare una vettura 100% elettrica già adesso, ha sempre più possibilità di scelta. I costruttori vanno avanti nei propri piani di transizione energetica e stanno dedicando maggiori risorse alla produzione di nuove auto BEV (Battery Electric Vehicle). Quest’anno arriveranno sul mercato tantissimi nuovi modelli di auto a batteria: stando alle dichiarazioni di intenti rilasciate fino a ora, il passaggio completo all’elettrico, con conseguente abbandono più o meno parziale dei motori tradizionali, dovrebbe concretizzarsi tra il 2025 e il 2030.

Le auto elettriche continuano a richiedere un investimento iniziale maggiore in termini di costo di listino, ma i vantaggi nei costi di gestione si vedono nel medio-lungo periodo. Oltre al bonus statale fino a 5.000 euro, chi acquista una vettura a batteria può beneficiare di alcune agevolazioni come l’esenzione dal bollo auto per 5 anni e la possibilità di entrare nelle Ztl di varie città, evitare i blocchi del traffico e parcheggiare gratuitamente nelle strisce blu. Vediamo alcune tra le auto a batteria più interessanti in uscita quest’anno.

Volkswagen ID.3: prezzo, dimensioni e caratteristiche 15

Volkswagen ID.3 restyling

Arriva il restyling di metà carriera per la Volkswagen ID.3, la capostipite della famiglia ID del costruttore tedesco. Le prime foto della nuova versione dell’auto che ha dato il via all’elettrificazione del colosso tedesco mostrano novità estetiche nella parte anteriore, con il paraurti ridisegnato con nuove prese d’aria verticali ai lati. Inoltre Volkswagen annuncia grandi novità all’interno dell’abitacolo: al centro della plancia ci sarà un nuovo monitor touch da 12” al posto dell’attuale da 10”,  con la nuova versione del tanto criticato software. Nessun cambiamento per quanto riguarda la meccanica. Probabili novità, invece, per le batterie, che potrebbero aumentare l’autonomia della nuova ID.3 rispetto ai 550 km dell’attuale. Questo restyling sarà anche l’occasione per lanciare la ID.3 GTX, versione sportiva con trazione integrale e potenza ancora non comunicata, ma che dovrebbe essere la stessa delle GTX ID.4 e ID.5: 299 CV.

Chery Omoda 5: prezzi, dimensioni e caratteristiche 8

Chery Omoda 5

Il marchio cinese Chery si appresta a sbarcare in Europa con la Omoda 5. Si tratta di un Suv a batteria di medie dimensioni già disponibile in altre nazioni. È lungo 4,4 metri, largo 1,83, alto 1,59 per un passo di 2,63 metri e punta su un look moderno e ricercato e su contenuti di qualità. L’abitacolo è curato sia per i materiali utilizzati, sia per la tecnologia presente a bordo, dove troviamo due monitor: quello dietro al volante dedicato alla strumentazione e quello centrale per l’infotainment con tecnologia Cerence Asr, assistente vocale evoluto e massima connettività. La Omoda 5 ha una batteria agli ioni di litio da 64 kWh e un motore elettrico a magneti permanenti da 204 CV. Può accelerare da 0 a 100 in 7,8 secondi, e promette fino a 450 km di autonomia. La garanzia sarà di 5 anni o 150.000 km.

Polestar 3: prezzo, dimensioni e caratteristiche 2

Polestar 3

La Polestar 3 sbarca in Italia con prezzi a partire da 94.900 euro per la Long Range Dual Motor e 101.900 euro per la versione con Performance Pack. Il Suv elettrico svedese è lungo 4,9 metri e assicura prestazioni sportive oltre a un’autonomia di 610 km. Le due versioni possono contare su un pacco batterie da 111 kWh che alimenta una coppia di motori da 489 CV e 840 Nm di coppia per la Long Range, mentre la Performance Pack arriva a 517 CV e 910 Nm, per una velocità massima di 210 km/h e uno scatto da 0 a 100 km/h rispettivamente in 5 e 4,7 secondi. Ha un bagagliaio da 500 litri e arriverà nel secondo trimestre del 2023.

Volvo EX90: prezzo, dimensioni e scheda tecnica 4

Volvo EX90

La Volvo EX90 è l’alternativa elettrica a XC90. In un primo momento il Suv si affiancherà a quello ad alimentazione tradizionale, senza prenderne il posto. Si tratta di un large Suv che dà il via ad nuova generazione di modelli elettrici del costruttore svedese, anticipata dalla concept car Recharge. È lungo poco più di cinque metri e può contare su un passo di quasi tre metri e sarà disponibile in due varianti a doppio motore: una da 408 CV e una Performance che tocca i 517 CV e i 910 Nm di coppia massima. La batteria ha una capacità record di 111 kWh e un’autonomia nel ciclo Wltp di 600 km. È già possibile ordinarlo, ma le prime consegne sono previste per gennaio del 2024.

Le auto elettriche in arrivo nel 2023

Maserati Grecale Folgore

La Maserati Grecale Folgore debutterà in estate. La piattaforma del Suv medio della casa italiana deriva dalla “Giorgio”, la stessa usata sull’Alfa Romeo Stelvio, ma con misure aumentate: 4,85 metri di lunghezza per un passo di 2,90 metri e 535 litri di bagagliaio. La variante a zero emissioni della Grecale ha una batteria da 105 kWh a 400 volt e usa due motori elettrici da 544 CV complessivi per una coppia massima di 800 Nm. È dotata di sospensioni pneumatiche con doppio attacco che sono in grado di smorzare in maniera più efficace le vibrazioni e di regolare l’altezza della vettura da terra, massimizzando l’efficienza aerodinamica del modello.

Il futuro dell’auto è elettrico, ma basta ad abbattere le CO2?

Tokyo Motor Show 2019: nel segno delle concept car

La mobilità europea è destinata ad abbracciare completamente l’elettrico. Le case automobilistiche stanno progressivamente elettrificando le loro gamme prodotto già oggi, per farsi trovare pronte nel 2035 quando i veicoli BEV saranno gli unici in vendita. Questa decisione lascia tanti punti interrogativi, a partire dalla disponibilità di risorse e materie prime. Tanti esperti si chiedono se ce ne siano abbastanza per sostenere una rivoluzione con questi tempi rapidi, Toyota ha la risposta ed è no. Il più grande costruttore di automobili al mondo è convinto che il taglio delle emissioni sia possibile usando varie alimentazioni alternative e non solo le auto a batteria.

L’auto elettrica non convince Toyota

Il marchio giapponese è stato il precursore dell’elettrificazione, iniziata più di 25 anni fa con la produzione di auto ibride, e resta più che mai convinto che questa sia la soluzione. Il passaggio totale alle vetture a batteria non convince Toyota, che già dieci anni fa aveva indicato la scelta vincente: affiancare all’ibrido carburanti quali gas, idrogeno, carburanti sintetici e altre fonti poco inquinanti di energia. L’ex presidente Akio Toyoda, che ha rassegnato le dimissioni nei giorni scorsi, si è sempre dichiarato scettico sulla decisione di puntare esclusivamente sulle BEV e ha rivelato che i dubbi aumentano anche tra i vertici dei costruttori già impegnati nella transizione.

Toyota Prius: prezzi, dimensioni e caratteristiche 2

Il colosso giapponese ha ribadito la propria posizione con le parole di Gill Pratt, capo dell’Istituto di ricerca di Toyota, che in un intervento ufficiale ha sollevato molti interrogativi legati alla disponibilità di materie prime, come il litio delle batterie, per sostenere una transizione totale ai ritmi velocissimi decisi dalla politica. Il ricercatore ha fatto riferimento a uno studio della Benchmark Minerals Intelligence che ipotizza che da oggi al 2040 la domanda di litio potrebbe superare l’offerta del 30%. Per ovviare a questo scenario, dovrebbero essere messe a punto tecnologie alternative come le batterie allo stato solido e la filiera del riciclo delle batterie che, secondo Gill Pratt, hanno bisogno di dieci anni per entrare a pieno regime. Da qui, sottolinea il ricercatore, la necessità di ricorrere a soluzioni diversificate per ridurre le emissioni.

Ibrido batte elettrico

Lo scienziato ha usato i numeri per ribadire il concetto. Prendendo ad esempio un ipotetico parco auto di 100 unità, sostituire solo una vettura con una elettrica richiederebbe la stessa quantità di litio e fornirebbe gli stessi benefici per quanto riguarda la riduzione della CO2 di 6 auto plug-in hybrid e 90 vetture full hybrid. Il ragionamento di Pratt è semplice: se la quantità di litio disponibile non è sufficiente per convertire in elettrico tutte le vetture, è meglio usarlo per elettrificare parzialmente, e rendere meno inquinanti, un numero superiore di automobili, andando avanti con il processo di decarbonizzazione, ma senza creare difficoltà ambientali ed economiche.

Auto elettrica: con il V2G e V2L restituisce energia 2

Il piano di Toyota trova conferme anche in altri aspetti pratici legati all’uso dell’automobile: la soluzione ibrida si conferma più conveniente per quegli automobilisti che devono percorrere grandi distanze e non possono contare su infrastrutture e tecnologia in grado di assicurare a una vettura a batteria la stessa autonomia di una a motore. Alla luce di queste considerazioni, l’ibrido abbinato a risorse meno inquinanti del petrolio, come carburante sintetico da fonti green e rinnovabili e gas naturale, resta una soluzione gradita anche a molte case automobilistiche che, come Porsche, hanno investito grandi somme nell’elettrico.