Autovelox mobili e fissi: cosa sono e come funzionano

Prima o poi è capitato a tutti di ricevere a casa una multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox. Le strade che percorriamo quotidianamente sono controllate da questi sistemi che possono essere mobili o fissi. Scopriamo come funzionano.

INDICE
Autovelox: cosa sono e a cosa servono
Tipi di autovelox e dove si trovano
Autovelox fisso: come funziona?
Autovelox mobile: come funziona?
Autovelox: come funziona di notte?
Sistema Vergilius: come funziona l’autovelox tutor
Multe autovelox: le sanzioni previste
Tolleranza autovelox

Con la definizione autovelox si intende un sistema che consente di determinare la velocità di un’automobile basato sull’emissione e ricezione di una coppia di raggi laser paralleli e invisibili che attraversano la strada perpendicolarmente.

L’autovelox è dotato anche di una macchina fotografica completa di dispositivo per la sovraimpressione automatica dei dati dell’infrazione posizionata all’altezza del rilevatore di velocità la cui funzione è quella di rilevare la targa del veicolo che viola il limite di velocità. La funzione dell’autovelox è quella di deterrente, così da obbligare i guidatori a rispettare i limiti imposti su ogni determinato tratto stradale.

Le forze dell’ordine possono  utilizzare due tipologie di autovelox: fisso e mobile. Il primo è solitamente  posizionato sia su strade  urbane o extraurbane, che su autostrade, mentre il secondo si trova montato sulle auto-civette delle forze dell’ordine e funziona anche in movimento così da consentire agli agenti di fermare il trasgressore per contestare immediatamente l’infrazione.

L’autovelox fisso, come si deduce dalla definizione, è un sistema di rilevamento della velocità posizionato in modo stabile su determinate sedi stradali ed è collocato all’interno di un box posizionato al lato della carreggiata la cui presenza deve essere segnalata con specifici cartelli. Al superamento del limite di velocità consentito l’autovelox scatta una foto alla targa della vettura. Il funzionamento avviene anche di notte grazie all’ausilio del flash.

L’autovelox mobile, a differenza di quello fisso, funziona grazie alla presenza di una pattuglia di forze dell’ordine. Esistono due tipologie di autovelox mobile: il Videovelox ed il Telelase. Il primo è installato sulle vetture di pattuglia e funziona in maniera praticamente identica all’autovelox fisso, rilevando la velocità istantanea del veicolo e registrando la targa su un supporto video. Il secondo, invece, viene utilizzato nei posti di blocco e funziona tramite una pistola laser che emette un fascio ad alta frequenza nella direzione delle auto di passaggio. Qualora venga rilevata una velocità superiore a quella consentita, la sanzione viene consegnata immediatamente al conducente.

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Come abbiamo anticipato in precedenza, l’autovelox è in grado di funzionare anche di notte con scarsa illuminazione. Le forze dell’ordine sono dotate sia di sistemi con flash che di sistemi ad infrarossi. Nel primo caso, al superamento del limite di velocità, si noterà immediatamente un bagliore, indice che l’autovelox ha scattato la foto, mentre nel secondo l flash non scatta, ma la foto viene comunque realizzata anche se l’automobilista non può notare immediatamente l’infrazione commessa.

Oltre all’autovelox fisso e mobile sulla maggior parte delle nostre autostrade è presente una terza tipologia denominata Vergilius. In questo caso il funzionamento del tutor è differente rispetto ai primi due modelli perché non viene rilevato l’immediato superamento del limite di velocità, ma viene registrata targa e orario di passaggio del veicolo in due punti di rilevamento e calcolata la velocità media nel tratto compreso tra questi due punti. Il sistema Vergilius, inoltre, è in grado di rilevare anche la velocità istantanea di tutti i mezzi. Con questo autovelox si impone all’automobilista il mantenimento costante del limite di velocità previsto sul tratto autostradale.

Il nostro Codice della Strada prevede sanzioni salate per il superamento dei limiti di velocità il cui importo cresce in proporzione alla gravità della violazione. Se si superano i limiti massimi di velocità di non oltre 10 km/h la multa avrà un importo da 42 a 173 euro, mentre se si superano i limiti di velocità oltre 10 km/h e non oltre 40 km/h, la multa varierà da 173 a 695 euro oltre alla decurtazione di 3 punti dalla patente. Se si superano i limiti di oltre 40 km/h e non oltre 60 km/h, la multa sarà compresa tra 544 e 2.174 euro, oltre alla detrazione di 6 punti dalla patente e la sospensione della patente stessa da uno a tre mesi. Infine chi supera i limiti massimi di velocità di oltre 60 km/h si vedrà recapitata una multa da 847 a 3.389 euro, oltre alla sottrazione di 10 punti dalla patente ed alla sospensione della stessa da sei a dodici mesi.

Considerando che il rilevamento delle velocità viene effettuato con autovelox, il nostro legislatore ha previsto un margine di tolleranza trattandosi di dispositivi soggetti ad una certa percentuale di errore. Per velocità fino a 100 Km/h è prevista una riduzione pari a 5 Km/h, mentre al di sopra di tale velocità la tolleranza è del 5% del valore eccedente. Oltre a ciò, esiste anche un arrotondamento realizzato per difetto, quindi in presenza di decimali si opta per il numero intero più basso.

Cose da sapere

Cos’è l’autovelox?

L’autovelox è un sistema che consente di determinare la velocità di un’automobile, basato sull’emissione e ricezione di una coppia di raggi laser paralleli e invisibili che attraversano la strada perpendicolarmente. L’autovelox è dotato anche di una macchina fotografica e di un dispositivo per la sovraimpressione automatica dei dati dell’infrazione.

Come funzionano gli autovelox fissi?

L’autovelox fisso è un sistema di rilevamento della velocità posizionato in modo stabile su determinate sedi stradali ed è collocato all’interno di un box posizionato al lato della carreggiata. Al superamento del limite di velocità consentito l’autovelox scatta una foto alla targa della vettura. Il funzionamento avviene anche di notte grazie all’ausilio del flash.

Come funzionano gli autovelox mobili?

L’autovelox mobile funziona grazie alla presenza di una pattuglia di forze dell’ordine. Il Videovelox  è installato sulle vetture di pattuglia e funziona in maniera praticamente identica all’autovelox fisso, rilevando la velocità istantanea del veicolo e registrando la targa su un supporto video. Il Telelase, invece, viene utilizzato nei posti di blocco e funziona tramite una pistola laser che emette un fascio ad alta frequenza nella direzione delle auto di passaggio.

Gli autovelox funzionano di notte?

L’autovelox è in grado di funzionare anche di notte con scarsa illuminazione. Le forze dell’ordine sono dotate sia di sistemi con flash che di sistemi ad infrarossi.

Cos’è il sistema Vergilius?

Il sistema Vergilius registra targa e orario di passaggio del veicolo in due punti di rilevamento e calcola la velocità media nel tratto compreso tra questi due punti. Il sistema Vergilius è poi in grado di rilevare anche la velocità istantanea di tutti i mezzi. Con questo autovelox si impone all’automobilista il mantenimento costante del limite di velocità previsto sul tratto autostradale.

Compilazione CID in caso di incidente: le istruzioni

È uno degli eventi che nessun automobilista vorrebbe mai vivere, ma in qualche occasione si è sfortunati protagonisti. Stiamo parlando degli incidenti stradali, situazioni nelle quali è opportuno mantenere la lucidità e conoscere tutti i passi per compilare il CID correttamente.

INDICE
Cos’è il CID e dove trovarlo
Com’è fatto il modulo CID
Compilazione CID: cosa fare dopo un incidente
CID assicurazione: a chi consegnare il modulo dopo l’incidente
Perché conviene compilare il modulo di constatazione amichevole di incidente?
CID online: come compilare il modello elettronico

Il modulo CID, oggi conosciuto come CAI, è un modello necessario per denunciare un incidente automobilistico. Questo deve essere compilato dai soggetti coinvolti nell’incidente che hanno così la possibilità di appurare la dinamica del fatto. L’automobilista coinvolto nel sinistro senza colpa otterrà grazie alla constatazione amichevole il risarcimento danni da parte della compagnia assicurativa risparmiando molto tempo. Il modulo è presente nei documenti del contratto assicurativo che devono essere sempre a bordo dell’auto.

Il modulo CID è composto da quattro fogli e soltanto il primo dovrà essere compilato in caso di incidente. Qui sono presenti due colonne di diverso colore separate da una parte in bianco all’interno della quale devono essere riportate le circostanze dell’incidente, una ricostruzione grafica dello stesso e le firme dei due soggetti coinvolti.

Subito dopo l’incidente, qualora siano coinvolte solo due vetture, si potrà procedere alla compilazione del CID. Nella parte superiore del documento dovranno essere indicati data, luogo dell’incidente, presenza o meno di soggetti feriti, i veicoli coinvolti e la presenza di eventuali testimoni del sinistro. Nelle colonne identificate con i colori azzurro e giallo, invece, dovranno essere riportati i dati anagrafici dei soggetti coinvolti, l’indicazione dei veicoli oggetto del sinistro stradale ed i dati delle rispettive compagnie assicuratrici. Nella colonna di mezzo, di colore bianco, dovranno essere sbarrate con una X le circostanze previste nello stesso modulo oltre alla rappresentazione grafica dell’incidente. Lo spazio sottostante dovrà essere firmato dai soggetti coinvolti nel sinistro.

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Terminata la compilazione del modulo CID, questo dovrà essere consegnato alla propria compagnia assicurativa entro 3 giorni dalla data dell’incidente. L’assicurazione, una volta ricostruita la dinamica del sinistro, provvederà al risarcimento danni entro 30 giorni dall’avvenuta denuncia.

La convenienza di compilare il modulo CID è presto detta. Seguendo questa pratica, infatti, si potranno accelerare le pratiche per la liquidazione dei danni subiti nell’incidente. Se nel sinistro non si sono rilevati danni a persone ma soltanto ai mezzi è sempre conveniente compilare il CID così da poter ottenere il risarcimento danni in tempi brevi.

Oltre al modello cartaceo è possibile compilare anche il CID elettronico. In questo caso sarà sufficiente scaricare l’app della propria compagnia assicurativa, effettuare la registrazione, inserire i dati della propria polizza assicurativa ed i recapiti dell’agente e successivamente completare l’invio del modulo CID virtuale in pochi e semplici passi. Il modello elettronico elimina il rischio di scrivere inesattezze come, invece, potrebbe avvenire con il modello cartaceo.

Cose da sapere

Cos’è il CID?

Il modulo CID è un modello necessario per denunciare un incidente automobilistico. Questo deve essere compilato dai soggetti coinvolti nell’incidente che hanno così la possibilità di appurare la dinamica del fatto.  Il modulo è presente nei documenti del contratto assicurativo che devono essere sempre a bordo dell’auto.

Come si compila il CID?

Nella parte superiore del documento dovranno essere indicati data, luogo dell’incidente, presenza o meno di soggetti feriti, i veicoli coinvolti e la presenza di eventuali testimoni del sinistro. Nelle colonne identificate con i colori azzurro e giallo, dovranno essere riportati i dati anagrafici dei soggetti coinvolti, l’indicazione dei veicoli oggetto del sinistro stradale ed i dati delle rispettive compagnie assicuratrici. Nella colonna di mezzo, di colore bianco, dovranno essere sbarrate con una X le circostanze previste nello stesso modulo oltre alla rappresentazione grafica dell’incidente.

Perché conviene compilare il CID dopo un incidente?

Se nel sinistro non si sono rilevati danni a persone ma soltanto ai mezzi è sempre conveniente compilare il CID così da poter ottenere il risarcimento danni in tempi brevi.

A chi si consegnano le copie del CID?

Terminata la compilazione del modulo CID, questo dovrà essere consegnato alla propria compagnia assicurativa entro 3 giorni dalla data dell’incidente. L’assicurazione, una volta ricostruita la dinamica del sinistro, provvederà al risarcimento danni entro 30 giorni dall’avvenuta denuncia.

Come si compila il CID online?

Basta scaricare l’app della propria compagnia assicurativa, effettuare la registrazione, inserire i dati della propria polizza assicurativa ed i recapiti dell’agente e successivamente completare l’invio del modulo CID virtuale in pochi e semplici passi.

Radiazione auto: cos’è, quando effettuarla e quanto costa

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Con il termine radiazione auto si intende la pratica tramite la quale si cancella una vettura dal Pubblico Registro Automobilistico. Scopriamo quando si può effettuare ed i costi che comporta.

INDICE
Radiazione auto: cosa significa?
Radiazione auto per esportazione
Radiazione auto per demolizione
Radiazione auto per distruzione o incendio del mezzo
Costo radiazione auto
Bollo auto e radiazione
Radiazione auto senza demolizione

La radiazione è il procedimento che tramite il quale si ottiene la cancellazione del proprio autoveicolo dal Pubblico Registro Automobilistico. Con questa operazione, quindi, non sarà più consentito utilizzare l’auto e circolare su strada. La radiazione può essere effettuata in differenti casi.

Qualora si debba immatricolare l’auto in un paese estero sarà necessario annotare l’avvenuta radiazione al Pra. Le pratiche dovranno essere effettuate presso lo Sportello Telematico dell’Automobilista attivo presso gli uffici della Motorizzazione Civile e gli uffici provinciali del PRA.

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Qualora si debba demolire l’auto, si dovrà consegnare il mezzo ad un demolitore che rilascerà il certificato di rottamazione al proprietario dell’auto, ed entro trenta giorni dovrà provvedere alla radiazione auto dal PRA.

Se, infine, la vettura è distrutta o incendiata si potrà procedere alla radiazione producendo il certificato di proprietà in originale, la carta di circolazione in originale, le targhe ed il verbale che attesti la completa distruzione o l’impossibilità di recupero del veicolo.

I costi per la radiazione auto sono decisamente contenuti. Si dovrà pagare un importo pari a 13,50 euro come emolumenti ACI, una imposta di bollo da 32,00 euro se si utilizza il certificato di proprietà originale o da 48,00 euro qualora si utilizzi il modulo NP3C, ed infine, ma solo in caso di radiazione per esportazione all’estero nei paesi UE. un importo di 10,20 euro quali diritti da versare alla DTT.

A radiazione avvenuta non si sarà più tenuti a pagare il bollo auto, ma è bene sottolineare che la radiazione deve avvenire entro il termine ultimo per effettuare il pagamento del bollo stesso, fissato il mese successivo rispetto alla data di scadenza, altrimenti si sarà costretti a pagare il bollo auto anche per l’annualità successiva. Alcune regioni, tuttavia, consentono di  richiedere il rimborso dei mesi successivi alla radiazione.

L’unica ipotesi di radiazione auto senza demolizione è quella di immatricolazione del veicolo all’estero. Come anticipato in precedenza, la radiazione  può essere richiesta dall’intestatario o dall’avente titolo ed a seguito della richiesta il PRA rilascia il Certificato di Radiazione in formato digitale, consegnando alla parte una ricevuta contenente un codice d’accesso attraverso il quale è possibile visualizzare la ricevuta e il CDPD. Con l’esportazione definitiva del veicolo, questo cessa di essere iscritto nel Registro Automobilistico. Se sul veicolo da esportare è iscritto un provvedimento di fermo amministrativo occorrerà prima cancellare il fermo amministrativo e successivamente richiedere la cessazione della circolazione per esportazione.

Cose da sapere

Cos’è la radiazione auto?

La radiazione è il procedimento che tramite il quale si ottiene la cancellazione del proprio autoveicolo dal Pubblico Registro Automobilistico. Con questa operazione, quindi, non sarà più consentito utilizzare l’auto e circolare su strada. La radiazione può essere effettuata in differenti casi.

In quali casi è possibile richiedere la radiazione auto al PRA?

La radiazione auto può essere richiesta in caso di esportazione del veicolo, di demolizione o di distruzione o incendio dell’auto.

Quanto costa la radiazione auto dal PRA?

Si dovrà pagare un importo pari a 13,50 euro come emolumenti ACI, una imposta di bollo da 32,00 euro se si utilizza il certificato di proprietà originale o da 48,00 euro qualora si utilizzi il modulo NP3C, ed, in caso di radiazione per esportazione all’estero nei paesi UE. un importo di 10,20 euro quali diritti da versare alla DTT.

Dopo la radiazione auto è necessario pagare il bollo?

A radiazione avvenuta non si sarà più tenuti a pagare il bollo auto, ma è bene sottolineare che la radiazione deve avvenire entro il termine ultimo per effettuare il pagamento del bollo stesso,  altrimenti si sarà costretti a pagare il bollo auto anche per l’annualità successiva.

Cos’è l’IPT auto: quanto costa e come si calcola

Cos’è l’IPT auto: quanto costa e come si calcola 2

Al momento dell’acquisto di un’auto devono essere prese in considerazione alcune imposte che andranno inevitabilmente a far lievitare il prezzo di acquisto. L’IPT, acronimo di Imposta Provinciale di Trascrizione, è una tassa che grava sugli autoveicoli immatricolati nella Repubblica Italiana e viene applicata per l’iscrizione, trascrizione, e annotazione dei veicoli sul Pubblico Registro Automobilistico.

INDICE
Cos’è l’IPT auto
Calcolo IPT auto, come funziona
Costo IPT auto
IPT auto nuova: cos’è e quanto costa
Tabella IPT: i costi aggiornati
Esenzione IPT auto storiche;

Con la sigla IPT auto si intende una tassa da corrispondere alla Provincia nella quale viene immatricolato il veicolo, sia nuovo che usato, al momento dell’acquisto ed il valore può essere determinato in misura pari al 30% dell’importo totale.

Sapere quanto si dovrà corrispondere per l’IPT auto è una operazione semplice e simile a quella prevista per il bollo perché l’importo viene calcolato sulla base dei Kilowatt della vettura. Per un’auto con potenza fino a 53 kW l’importo da corrispondere sarà pari a 151 euro, mentre per ogni Kilowatt supplementare si aggiungono 3,51 euro. A questa cifra, poi si dovrà aggiungere la maggiorazione provinciale che potrà essere applicata sino al 30% dell’importo totale.

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Il pagamento dell’IPT è da corrispondere obbligatoriamente sia in caso di acquisto di un’auto che nuova che usata. Il costo, come abbiamo visto, viene determinato dalla potenza espressa in Kilowatt e dalla maggiorazione provinciale. Se, ad esempio, si acquista una vettura con potenza di 110 kW si dovrà corrispondere un importo di 350,88 euro come imposta base oltre alla maggiorazione provinciale. Se quest’ultima è del 30%, l’importo finale sarà pari a 411 euro.

L’imposta Provinciale di Trascrizione è quindi una tassa obbligatoria che deve essere pagata su tutti i veicoli immatricolati nel territorio Italiano. Questa tassa si divide in due modalità: nazionale e maggiorazione provinciale. La legge concede piena autonomia alle Provincie di aumentare l’importo da applicare. Per il costo dell’IPT si dovranno considerare sempre i Kilowatt dell’auto oltre alla maggiorazione applicata dalla Provincia.

La facoltà concessa dalla legge alle Province di aumentare l’importo da applicare ha fatto sì che ben 89 Provincie su 107 abbiano applicato la maggiorazione del 30% se i KW della vettura superano quota 53. Le Province di Trento, Bolzano e Aosta applicano la maggiorazione di base pari a 3,51 euro, mentre la Provincia di Matera applica una maggiorazione del 10% pari a 3,86 euro.

La Provincia di Ragusa, invece, applica una maggiorazione del 15% pari a 4,04 euro, mentre le Province di Udine, Trieste, Benevento, Bari, Avellino, Arezzo, Lecce, Latina, Grosseto, Reggio Emilia, Pordenone, Siracusa, Pescara, Carbonia Iglesias, Vicenza applicano una maggiorazione del 20% pari a 4,21 euro se la vettura vettura supera i 53 kW.

Infine le Province di Sondrio, Ferrara e Crotone applicano una maggiorazione del 25% pari a 4,39 euro, mentre tutte le altre applicano la maggiorazione massima del 30% pari a 4,56 euro.

L’IPT deve essere corrisposta anche in caso di acquisto di auto storiche, ma si dovrà effettuare un pagamento in misura ridotta pari a 51,65 euro. Per auto storiche si intendono tutte quelle costruite da oltre trent’anni e non adibite a uso professionale né utilizzate nell’esercizio di attività di impresa, arti o professioni. I proprietari dovranno richiedere la riduzione presentando tutta la documentazione necessaria al Pubblico Registro Automobilistico, citando la legge 342 del 2000 articolo 63 comma 4.

Cose da sapere

Cos’è l’IPT auto?

L’IPT auto è la tassa da corrispondere alla Provincia nella quale viene immatricolato il veicolo, sia nuovo che usato, al momento dell’acquisto ed il valore può essere determinato in misura pari al 30% dell’importo totale.

Come si calcola il costo dell’IPT auto?

Per un’auto con potenza fino a 53 kW l’importo da corrispondere sarà pari a 151 euro, mentre per ogni Kilowatt supplementare si aggiungono 3,51 euro. A questa cifra, poi si dovrà aggiungere la maggiorazione provinciale che potrà essere applicata sino al 30% dell’importo totale.

Cos’è la tabella IPT auto?

La tabella IPT auto serve a determinare il costo di questa tassa, che viene determinato dalla potenza espressa in Kilowatt e dalla maggiorazione provinciale. La maggior parte delle province italiane applicano la maggiorazione massima, pari al 30%.

Le auto storiche devono pagare l’IPT auto?

L’IPT deve essere corrisposta anche in caso di acquisto di auto storiche, ma si dovrà effettuare un pagamento in misura ridotta pari a 51,65 euro. I proprietari dovranno richiedere la riduzione presentando tutta la documentazione necessaria al Pubblico Registro Automobilistico, citando la legge 342 del 2000 articolo 63 comma 4.

Visura auto, anche online: come richiederla e quanto costa

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La visura auto è il documento che si può ottenere e che racconta la storia della vettura poiché riporta non solo i dati tecnici del mezzo, ma anche quelli di tutti i proprietari e le eventuali annotazioni giuridiche. Scopriamo come si richiede.

INDICE
Visura auto: a cosa serve?
Visura al PRA: come richiederla
Visura PRA online
Visura PRA gratis
Visura storica PRA
Visura ACI: come si richiede
Visura ACI online
Visura ACI gratis

Grazie alla visura auto è possibile conoscere tutte le informazioni giuridico patrimoniali relative al veicolo risultanti al momento della richiesta. Si potrà quindi verificare che sul veicolo oggetto della richiesta non risultino iscritte ipoteche, controllare che sul veicolo non vi siano sequestri, pignoramenti, fallimenti, fermi amministrativi, ed inoltre verificare che l’auto non sia stata cancellata dal PRA.

Per richiedere la visura auto si dovrà proporre istanza al PRA, il Pubblico Registro Automobilistico, e si potrà procedere sia presentando la richiesta presso l’ufficio provinciale ACI che tramite il servizio di visura auto online.

Per ottenere una visura online sarà necessario collegarsi al sito www.aci.it, cliccare sul link “Visure Pra” e successivamente compilare sia i campi relativi ai dati anagrafici del richiedente la visura auto  (nome, cognome, codice fiscale, data di nascita, indirizzo mail e recapito telefonico, nonché i dati utili alla fatturazione del pagamento per la richiesta) che i dati del veicolo per il quale si chiede la visura, quindi tipologia e targa.
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Spesso si è portati a cercare strade alternative per non essere costretti a pagare le spese per ottenere la visura. Numerosi siti web promettono di effettuare una visura auto totalmente gratuita, ma i servizi offerti sono decisamente limitati e permettono di verificare pochi dati quali la regione di appartenenza, la cilindrata o il tipo di alimentazione.

L’importo complessivo sarà pari a 8,83 euro di cui 6,00 quale costo della visura e 2,23 + IVA al 22% quale costo del servizio telematico.

Se, invece, si opta per richiedere la visura auto presso le Unità Territoriali ACI PRA si dovrà versare l’importo di legge che varia da 15 a 20 euro.

Esistono due tipologie di visure, quella nominativa attuale e quella storica. Con quest’ultima la ricerca è riferita a tutti i veicoli che sono stati intestati nel tempo al soggetto (persona fisica o persona giuridica) ma che alla data della consultazione non sono più in possesso dello stesso a seguito di vendita o perdita di possesso.

Identica procedura è richiesta per la visura ACI. Ci si dovrà recare all’Ufficio provinciale dell’ACI, compilare l’apposito modulo per richiedere la visura e pagare l’importo di 8 euro. E’ possibile, come alternativa, richiedere all’ACI la visura anche online.

In questo caso, dopo aver digitato l’indirizzo del sito ACI, si dovrà compilare il form dedicato con i dati personali, il numero di targa e la descrizione del veicolo sulla scorta delle indicazioni presenti. Successivamente si dovrà digitare il codice di sicurezza ed effettuare il pagamento richiesto pari ad 8,83 euro.

Come già affermato in precedenza, sono presenti numerosi siti che offrono la possibilità di effettuare una visura targa gratis, ma nella realtà i costi sono mascherati sotto forma di spese di gestione. Il nostro consiglio è quello di affrontare sempre i costi irrisori chiesti dal sito dell’ACI pre procedere alla visura.

Cose da sapere

A cosa serve la visura auto?

Grazie alla visura auto è possibile conoscere tutte le informazioni giuridico patrimoniali relative al veicolo risultanti al momento della richiesta. Si potrà quindi verificare che sul veicolo oggetto della richiesta non risultino iscritte ipoteche, controllare che sul veicolo non vi siano sequestri, pignoramenti, fallimenti, fermi amministrativi, ed inoltre verificare che l’auto non sia stata cancellata dal PRA.

Come si richiede la visura auto?

Per richiedere la visura auto si dovrà proporre istanza al PRA, il Pubblico Registro Automobilistico, e si potrà procedere sia presentando la richiesta presso l’ufficio provinciale ACI che tramite il servizio di visura auto online.

Come si chiede la visura auto online?

Per ottenere una visura online sarà necessario collegarsi al sito www.aci.it, cliccare sul link “Visure Pra” e successivamente compilare sia i campi relativi ai dati anagrafici del richiedente la visura auto  (nome, cognome, codice fiscale, data di nascita, indirizzo mail e recapito telefonico, nonché i dati utili alla fatturazione del pagamento per la richiesta) che i dati del veicolo per il quale si chiede la visura, quindi tipologia e targa.

Quanto costa richiedere una visura auto?

Il costo complessivo della visura sarà pari a 8,83 euro di cui 6,00 quale costo della visura e 2,23 + IVA al 22% quale costo del servizio.

Revoca patente: quando si rischia e cosa fare per riaverla

Quando si rischia la revoca della patente e come fare per riaverla?

Violare le disposizioni previste dal Codice della Strada può comportare non soltanto il pagamento di una sanzione amministrativa, ma anche sanzioni accessorie come la sospensione o la revoca della patente di guida. Scopriamo come comportarsi in quest’ultimo caso.

INDICE
Revoca patente: cosa comporta
Quando avviene la revoca della patente di guida
Revoca patente dopo la sospensione
Chi può disporre la revoca della patente di guida?
Patente revocata: cosa fare per riaverla
Impugnare la revoca patente: come fare ricorso

Quando si parla di revoca della patente si intende il provvedimento amministrativo tramite il quale si procede alla cancellazione del documento  qualora il titolare perda definitivamente i requisiti psicofisici prescritti, oppure si trovi alla guida e provochi incidenti in stato di forte  o sotto stupefacenti ed infine nel caso di recidiva di una precedente violazione.

Sono previste ipotesi specifiche per la revoca della patente. Un primo caso si verifica qualora il titolare della licenza perda i requisiti psicofisici in maniera permanente, oppure per motivi di pericolosità sociale e, infine, quando il titolare abbia ottenuto la sostituzione della propria patente con altra rilasciata da uno Stato estero.

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Un altro caso che può comportare la revoca della patente si verifica quando il titolare circoli durante il periodo di sospensione della patente, oppure percorra contromano autostrade o strade extraurbane.

Particolare severità è prevista in caso di recidiva qualora si superino di oltre 60 km/h i limiti di velocità, o qualora si guidi in stato di ebbrezza con tasso alcolemico di 1,5 g/l o superiore o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

La revoca della patente di guida è disposta dal Prefetto. Quest’ultimo riceve comunicazione dall’agente delle forze di polizia entro cinque giorni dall’accertamento della violazione alle norme del Codice della Strada.

Qualora la revoca sia dipesa dalla perdita dei requisiti psicofisici il provvedimento sarà definitivo ed accertato dall’unità sanitaria locale territorialmente competente e disposto dal Dipartimento per i trasporti terrestri.

Bisogna distinguere due ipotesi per poter ottenere nuovamente la patente di guida. In caso di perdita dei requisiti psicofisici temporanea il soggetto interessato potrà sottoporsi a una nuova visita psicofisica per ottenere di nuovo il documento di guida nel momento in cui l’impedimento che ha determinato la revoca della patente è cessato.

In caso di revoca a seguito di violazione al Codice della Strada si dovrà attendere la scadenza del provvedimento prefettizio che varia dai due ai tre anni.

È possibile impugnare il provvedimento di revoca proponendo ricorso al Ministero dei Trasporti. Il soggetto interessato dovrà proporre ricorso entro 20 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza di revoca, ed il Ministero si pronuncerà nei 60 giorni successivi.

Se il ricorso sarà accolto, il provvedimento verrà revocato e la patente restituita all’interessato. La restituzione sarà anche comunicata al competente ufficio della Direzione generale della M.C.T.C.

Cose da sapere

Cosa comporta la revoca della patente di guida?

Quando si parla di revoca della patente si intende il provvedimento amministrativo tramite il quale si procede alla cancellazione del documento qualora il titolare perda definitivamente i requisiti psicofisici prescritti, oppure si trovi alla guida e provochi incidenti in stato di forte  o sotto stupefacenti ed infine nel caso di recidiva di una precedente violazione.

Quando può essere revocata la patente?

Sono previste ipotesi specifiche per la revoca della patente. Un primo caso si verifica qualora il titolare della licenza perda i requisiti psicofisici in maniera permanente, oppure per motivi di pericolosità sociale oppure quando il titolare abbia ottenuto la sostituzione della propria patente con altra rilasciata da uno Stato estero.  Un altro caso che può comportare la revoca della patente si verifica quando il titolare circoli durante il periodo di sospensione della patente, oppure percorra contromano autostrade o strade extraurbane. Particolare severità è prevista in caso di recidiva qualora si superino di oltre 60 km/h i limiti di velocità, o qualora si guidi in stato di ebbrezza con tasso alcolemico di 1,5 g/l o superiore o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Chi dispone la revoca della patente?

La revoca della patente di guida è disposta dal Prefetto. Quest’ultimo riceve comunicazione dall’agente delle forze di polizia entro cinque giorni dall’accertamento della violazione alle norme del Codice della Strada. Qualora la revoca sia dipesa dalla perdita dei requisiti psicofisici il provvedimento sarà definitivo ed accertato dall’unità sanitaria locale territorialmente competente e disposto dal Dipartimento per i trasporti terrestri.

Cosa fare per riavere una patente revocata?

In caso di perdita dei requisiti psicofisici temporanea il soggetto interessato potrà sottoporsi a una nuova visita psicofisica per ottenere di nuovo il documento di guida nel momento in cui l’impedimento che ha determinato la revoca della patente è cessato. In caso di revoca a seguito di violazione al Codice della Strada si dovrà attendere la scadenza del provvedimento prefettizio che varia dai due ai tre anni.

Come si impugna la revoca della patente?

È possibile impugnare il provvedimento di revoca proponendo ricorso al Ministero dei Trasporti. Il soggetto interessato dovrà proporre ricorso entro 20 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza di revoca, ed il Ministero si pronuncerà nei 60 giorni successivi.

Coronavirus, ecco le regole per muoversi durante il lockdown

Blocco diesel euro 4 a Milano dal 1° ottobre

Ad un anno di distanza dal primo grande lockdown, l’Italia chiude nuovamente. Il nuovo amento dei contagi da Coronavirus e il crescente numero di ricoveri in terapia intensiva ha portato il governo alla firma di una nuova ordinanza entrata in vigore il 15 marzo. Da tale data e fino al 6 aprile, aumentano dunque le misure di limitazione agli spostamenti personali, al fine di contenere la diffusione del virus e, soprattutto, allentare la pressione sulle strutture ospedaliere nazionali.

Resta la divisione della Penisola in zone di diverso colore. Con l’ultima ordinanza passano in area rossa le regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Veneto e la Provincia autonoma di Trento che si aggiungono a Campania e Molise che restano in area rossa. Mentre restano in arancione Basilicata e Bolzano.

Per effetto del decreto legge del 12 marzo 2021, alle Regioni in zona gialla nel periodo 15 marzo-6 aprile 2021 si applicano le stesse misure della zona arancione e nei giorni 3, 4 e 5 aprile 2021, sull’intero territorio nazionale, ad eccezione delle Regioni o Province autonome i cui territori si collocano in zona bianca, si applicheranno le misure stabilite per la zona rossa.

Ma vediamo quali sono gli spostamenti consentiti e quali no nelle varie fasce di colore.

INDICE
Spostamenti zona rossa
Spostamenti zona arancione
Spostamenti zona gialla
Proroga revisioni
Proroga rinnovo patente
Mascherina in auto
Chi resta aperto
Obbligo mascherina in auto
Posizione passeggeri

  • Sono vietati gli spostamenti a qualsiasi orario del giorno se non accompagnati da un’autocertificazione che dimostri un motivo valido anche all’interno del proprio comune. Tra questi troviamo: lavoro, necessità (acquisto beni primari) o salute.
  • È sempre consentito il rientro presso il proprio domicilio.

  • Sono vietati gli spostamenti dalle 22:00 alle 5:00 del mattino, salvo comprovati motivi di salute, necessità e lavoro.
  • Nelle altre ore del giorno è possibile spostarsi all’interno del proprio comune senza dover presentare nessuna autocertificazione
  • Sono vietati gli spostamenti in entrata e in uscita da una regione all’altra salvo comprovati motivi di lavoro, studio, necessità e salute.

Vige il coprifuoco dalle 22:00 alle 5:00 del mattino successivo. La notte risulta così l’unico momento in cui è necessario fornire un’autocertificazione che spieghi i motivi dello spostamento. Sono consentiti spostamenti per motivi di salute, lavoro e necessità.

Attenzione però, con il nuovo DPCM di marzo 2021, e fino al 6 aprile, non ci sono regioni in questa fascia di colore. Tutte quelle che erano gialle, sono passate in zona arancione.

Se già con il precedente Decreto Cura Italia il governo aveva introdotto la proroga per le revisioni in scadenza entro il 31 luglio 2020, posticipandole al 31 ottobre 2020, ora le scadenze si spostano ancora più avanti.

  • Per le revisioni in scadenza dall’1/8/2020 al 31/8/2020 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 marzo 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/9/2020 al 30/9/2020 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 luglio 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/10/2020 al 31/10/2020 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 agosto 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/11/2020 al 30/11/2020  il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 settembre 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/12/2020 al 31/12/2020 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 ottobre 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/1/2021 al 31/1/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 novembre 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/2/2021 al 28/2/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 dicembre 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/3/2021 al 31/3/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 gennaio 2022.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/4/2021 al 30/4/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 28 febbraio 2022.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/5/2021 al 31/5/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 marzo 2022.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/6/2021 al 30/6/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 aprile 2022.

A seguito del prolungamento dello stato di emergenza Covid le patenti così come anche i fogli rosa in scadenza 31 gennaio 2020 e il 30 aprile 2021 saranno valide fino al 29 luglio 2021 su tutto il territorio nazionale.

In base a quanto espresso nell’ultimo decreto, non è prevista la chiusura di officine, gommisti, concessionarie e negozi di vendita accessori, nemmeno nelle zone rosse. Tuttavia, dove previsto resta l’obbligo di esibire un’autocertificazione quando ci si muove verso uno di questi luoghi.

Per quanto riguarda il comportamento da tenere in auto, restano in vigore le direttive del DPCM del 7 ottobre 2020.

In particolare, è esentato dall’utilizzo di mascherine in auto solo chi viaggia con persone che fanno parte dello stesso nucleo familiare e che condividono la stessa abitazione, oppure che semplicemente sono conviventi o coinquilini.

In tutti gli altri casi vige l’obbligo di indossare la mascherina in auto: la mancata osservanza di tale disposizione prevede sanzioni da 400 a 1.000 euro.

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Si deve utilizzare la mascherina in auto? L’utilizzo della mascherina è ora obbligatorio nei luoghi pubblici e si ritengono valide per l’auto privata le stesse regole in vigore per taxi e NCC, anche se si viaggia in auto con persone diverse dal proprio convivente.

Se si viaggia da soli o con il proprio convivente, infatti, è possibile stare in auto anche senza mascherina.

Se invece si trasportano altre persone, è obbligatorio indossarla. Inoltre, non è possibile essere più di tre a bordo di una vettura, cercando di stare quanto più distanziati possibile, con i due passeggeri seduti sui sedili posteriori.

Passeggeri Obbligo mascherina
Solo conducente NO
Conducente + convivente NO
Conducente + 1 passeggero SI’
Conducente + 2 passeggeri SI’

Nel DPCM del 26 aprile 2020 non c’era menzione di regole specifiche per il trasporto privato: si può perciò desumere che l’interpretazione sia quella di mantenere il distanziamento di 1 metro secondo modalità analoghe a quelle applicate per taxi e NCC, quindi con al massimo 3 persone.

Ricordiamo inoltre che i passeggeri devono stare il più possibile lontano tra loro, quindi:

Tipologia di passeggero Posizione
Convivente Sedile anteriore o posteriore
1 passeggero Sedile posteriore
2 passeggeri Sedili posteriori (ai lati)
3 passeggeri Sedile anteriore + posteriori (ai lati)

Con la Fase 2 ripartono molte attività commerciali, comprese le concessionarie. Sarà ora nuovamente possibile quindi recarsi in un autosalone per acquistare una vettura. Ma attenzione però, prima di rimettersi al volante è bene igienizzare la propria vettura.

Come abbiamo spiegato approfonditamente sulla sanificazione auto, è importante pulire a fondo con soluzioni a base di alcool tutte le principali superfici di contatto all’interno dell’abitacolo. Il nostro consiglio è quello di igienizzare l’auto ogni settimana.

Bozza automatica 17

Oltre al volante quindi, anche la leva del cambio, le maniglie e i comandi di climatizzatore e radio. E se poi doveste nuovamente parcheggiare la vostra auto per periodi più o meno lunghi, ecco in questo articolo tutti i suggerimenti per farlo al meglio.

Cose da sapere

Bisogna indossare la mascherina per spostarsi in auto?

Se si viaggia da soli o con il proprio convivente è possibile stare in auto anche senza mascherina. In caso contrario, è obbligatorio l’uso della mascherina.

Dove devono sedersi i passeggeri?

Ricordiamo inoltre che i passeggeri devono stare il più possibile lontano tra loro, quindi, nel caso si trasporta un passeggero (non convivente) questo deve sedersi sul sedile posteriore.

Quanti passeggeri si possono trasportare?

Seguendo i criteri previsti per il trasporto pubblico non di linea (taxi e NCC), si può quindi trasportare un massimo di 3 persone per macchina oltre al conducente.

Cambio di residenza patente: come funziona e dove farlo

cambio-residenza-patente

Qualora si dovesse cambiare residenza è fondamentale aggiornare tutti i documenti in possesso che riportano questa indicazione. Tra questi c’è anche la patente che dovrà essere aggiornata con il nuovo indirizzo. Scopriamo tutti i passaggi.

 INDICE
 Cambio di residenza: cosa fare
 Cambio di residenza sulla patente
 Motorizzazione e cambio della residenza
 Costo cambio residenza sulla patente
 Numero verde cambio residenza patente

Non capita di rado che si sia costretti a cambiare residenza. In questo caso per poter completare questa pratica ci si dovrà recare all’ufficio anagrafe del Comune presso il quale si intende trasferire la residenza, e comunicare il nuovo indirizzo. Nei giorni successivi si riceverà visita da parte della Polizia Locale che verificherà l’effettiva presenza del richiedente presso l’indirizzo indicato.

Completata la procedura all’anagrafe sarà lo stesso ufficio comunale a procedere all’aggiornamento delle banche dati. Così facendo sarà l’anagrafe del comune a comunicare il nuovo indirizzo di residenza alla Motorizzazione Civile.

In passato, quando la Motorizzazione Civile veniva a conoscenza della comunicazione trasmessa dall’ufficio anagrafe, inviava al titolare della patente un talloncino adesivo indicante il nuovo indirizzo che doveva essere incollato sia sulla patente che sul libretto di circolazione. Oggi, però, la procedura è totalmente cambiata.

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A seguito delle modifiche al Codice della Strada introdotte dal 2013 sulla patente di guida non è più indicata la residenza del titolare del documento, e pertanto in caso di nuova residenza non verrà più inviato alcuna talloncino adesivo.

Si potrà comunque procedere alla richiesta di aggiornamento indirizzo patente successivamente alla domanda di iscrizione anagrafica nel Comune di nuova residenza, oppure di cambio di abitazione nel Comune di residenza.

Per procedere con la richiesta di aggiornamento dei dati di residenza è necessario compilare un modulo in distribuzione negli uffici comunali. Il Comune che accoglie la richiesta comunica la variazione della residenza al Ministero e quest’ultimo, sulla base delle informazioni ricevute dal Comune, aggiorna la residenza dell’interessato negli appositi archivi informatici.

Oltre all’autocertificazione si dovranno compilare una serie di moduli tra cui il modulo DTT 954 I, disponibile sia negli uffici comunali che online. Per il cambio indirizzo patente non è previsto alcun costo.

Compiute le operazioni di cambio residenza presso gli uffici dell’anagrafe comunale si potrà verificare l’aggiornamento dei dati sulla patente di guida sia tramite il portale dell’automobilista, che tramite numero verde. Per avere informazioni sullo stato di aggiornamento della pratica si potrà contattare il numero 800.23.23.23 dell’Ufficio Centrale Operativo del Centro Elaborazione Dati del Ministero dei Trasporti attivo tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle ore 14.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30.

Cose da sapere

Quando si cambia residenza è necessario aggiornare l’indirizzo sulla patente?

A seguito delle modifiche al Codice della Strada introdotte dal 2013 sulla patente di guida non è più indicata la residenza del titolare del documento, e pertanto in caso di nuova residenza non verrà più inviato alcuna talloncino adesivo. Si potrà comunque procedere alla richiesta di aggiornamento indirizzo patente successivamente alla domanda di iscrizione anagrafica nel Comune di nuova residenza, oppure di cambio di abitazione nel Comune di residenza.

A chi bisogna comunicare la variazione di residenza per il cambio sulla patente?

Quando si cambia residenza è necessario recarsi all’ufficio anagrafe del Comune presso il quale si intende trasferire la residenza, e comunicare il nuovo indirizzo. Nei giorni successivi si riceverà visita da parte della Polizia Locale che verificherà l’effettiva presenza del richiedente presso l’indirizzo indicato. Sarà l’anagrafe del comune a comunicare il nuovo indirizzo di residenza alla Motorizzazione Civile.

Quanto costa il cambio residenza sulla patente?

Per il cambio indirizzo patente non è previsto alcun costo.

Esenzione bollo auto: ecco tutti i soggetti e le vetture incluse

esenzione bollo auto

Il bollo auto è senza dubbio una delle tasse meno amate dagli automobilisti che, annualmente, devono versare il relativo importo alle casse regionali. In alcuni casi, però, si ha diritto allesenzione. Scopriamo quali. 

BOLLO AUTO 2022: SCARICA LA GUIDA

INDICE
Esenzione bollo auto: tutte le casistiche
Esenzione bollo auto Legge 104
Modulo esenzione bollo auto
Invalidità 67 esenzione bollo auto
Esenzione bollo Regioni
Esenzione bollo auto GPL
Esenzione bollo auto storiche

Sul nostro territorio il bollo auto deve essere versato ogni anno dai proprietari di un’autovettura, e questo a prescindere dall’effettivo utilizzo del mezzo. In alcuni casi, però, sono previste delle esenzioni. I soggetti portatori di handicap beneficiari della Legge 104, ad esempio, sono esentati perennemente dal pagamento, così come esenti dal pagamento sono anche i proprietari di veicoli ecologici anche se per un periodo di tempo determinato. Infine l’esenzione bollo auto riguarda anche le vetture ultratrentennali. 

Come abbiamo anticipato in precedenza, tra i soggetti che possono usufruire dell’esenzione bollo auto perenne ci sono i portatori di handicap beneficiari della Legge 104. Questi sono: 

  • i disabili non vedenti o sordi come risultante dalle certificazioni rilasciate da Commissioni mediche pubbliche di accertamento; 
  • i disabili pluriamputati o con gravi limitazioni della capacità di deambulare, affetti da handicap grave di cui al comma 3, dell’art. 3 della legge n. 104 del 1992, come risulta dalla certificazione rilasciata dalla Commissione medica ASL; 
  • disabili psichici o mentali (di gravità tale da fruire dell’indennità di accompagnamento) affetti da handicap grave di cui al comma 3, dell’art. 3 della legge n. 104 del 1992, come risulta dalla certificazione rilasciata dalla Commissione medica ASL. 

L’esenzione bollo autoLegge 104  è quindi applicabile alle vetture a benzina fino a 2.0 litri di cilindrata ed alle vetture diesel sino a 2.8 00 centimetri cubici e può essere richiesta soltanto per uno dei veicoli di proprietà del portatore di handicap. 

Per poter usufruire dellesenzione bollo auto Legge 104 è obbligatorio compilare il modulo di esenzione. La richiesta può essere prodotta anche dai familiari del portatore di handicap purché questo risulti fiscalmente a carico ed il reddito complessivo annuo non superi 2.840,51 euro. Sarà fondamentale presentare all’ufficio tributi della propria regione tutta la documentazione richiesta entro 90 giorni dal termine ultimo per il pagamento del bollo auto. 

Per godere dellesenzione bollo auto il disabile dovrà sottoporsi a visita medica al termine della quale la commissione redigerà apposito verbale ed indicherà la percentuale di invalidità. Una volta in possesso di questo verbale si potranno richiedere le agevolazioni concesse dalla Legge 104 in materia di auto che includono anche lIVA agevolata al momento dellacquisto ridotta al 4%, la detraibilità in sede di denuncia dei redditi del 19% della spesa sostenuta e l’esenzione del pagamento delle tasse di trascrizione. 

Come abbiamo anticipato in precedenza, il bollo auto è una tassa di competenza esclusivamente regionale e per questa ragione sono le stesse Regioni a decidere singolarmente le specifiche esenzioni. La Regione Lombardia, ad esempio, ha previsto lesenzione triennale dal pagamento del bollo auto in caso di acquisto di auto Euro 6, e trascorso questo termine limporto del bollo auto sarà ridotto del 50% per i due anni successivi, mentre per i veicoli green”, ovvero quelli elettrici, è prevista lesenzione totale. In Piemonteinvece, è prevista lesenzione bollo auto quinquennale per le auto ibride. Per conoscere nel dettaglio tutte le esenzioni previste è opportuno controllare il sito della propria regione di riferimento. 

Bollo auto Regione per Regione

In alcune regioni si cerca di spingere verso vetture meno inquinanti promettendo lesenzione bollo auto in presenza di alimentazioni specifiche. In Lombardia, ad esempio, è stata prevista lesenzione triennale del bollo auto per le vetture alimentate a GPL, mentre in Piemonte lesenzione è quinquennale. In Emilia Romagna è prevista lesenzione bollo auto per i primi 5 anni e trascorso questo termine i proprietari dovranno versare un importo pari a 1/4 del bollo previsto per i corrispondenti veicoli a benzina. Anche in questo caso ogni regione legifera in maniera indipendente, quindi sarà fondamentale controllare le prescrizioni previste nella propria regione di residenza. 

Si è voluto tutelare il patrimonio automobilistico del nostro Paese pensando ad una misura specifica per le auto storiche. Con questa definizione si intendono tutte quelle vetture costruite da oltre 30 anni e non adibite ad uso professionale o utilizzate nell’esercizio di attività di impresa, arti o professioni. Queste vetture godono dellesenzione totale del bollo auto e per poterne usufruire non è necessario presentare alcuna istanza. Nel caso in cui il veicolo ultratrentennale circoli su strade pubbliche, però, si dovrà corrispondere annualmente una tassa di circolazione forfettaria pari a 28,40 euro. 

Cose da sapere

Chi ha diritto all’esenzione del bollo auto?

I soggetti portatori di handicap beneficiari della Legge 104 sono esentati perennemente dal pagamento, così come esenti dal pagamento sono anche i proprietari di veicoli ecologici anche se per un periodo di tempo determinato. Infine l’esenzione bollo auto riguarda anche le vetture ultratrentennali. 

Come funziona l’esenzione bollo auto per i beneficiari della legge 104?

I soggetti che possono usufruire dell’esenzione bollo auto perenne sono i portatori di handicap beneficiari della Legge 104, e in particolare i disabili non vedenti o sordi,  i disabili pluriamputati o con gravi limitazioni della capacità di deambulare e i disabili psichici o mentali. L’esenzione bollo autoLegge 104  è applicabile alle vetture a benzina fino a 2.0 litri di cilindrata ed alle vetture diesel sino a 2.8 00 centimetri cubici e può essere richiesta soltanto per uno dei veicoli di proprietà del portatore di handicap. 

Quali sono le regioni che prevedono esenzioni particolari sul bollo auto?

La Regione Lombardia ha previsto lesenzione triennale dal pagamento del bollo auto in caso di acquisto di auto Euro 6, e trascorso questo termine limporto del bollo auto sarà ridotto del 50% per i due anni successivi, mentre per i veicoli green”, ovvero quelli elettrici, è prevista lesenzione totale. In Piemonte è prevista lesenzione bollo auto quinquennale per le auto ibride. Per conoscere nel dettaglio tutte le esenzioni previste è opportuno controllare il sito della propria regione di riferimento. 

Le auto GPL sono esenti dal bollo auto?

 In Lombardia è stata prevista lesenzione triennale del bollo auto per le vetture alimentate a GPL, mentre in Piemonte lesenzione è quinquennale. In Emilia Romagna è prevista lesenzione bollo auto per i primi 5 anni e trascorso questo termine i proprietari dovranno versare un importo pari a 1/4 del bollo previsto per i corrispondenti veicoli a benzina. 

I possessori di auto storiche sono esenti dal bollo auto?

Le vetture costruite da oltre 30 anni e non adibite ad uso professionale o utilizzate nell’esercizio di attività di impresa, arti o professioni godono dellesenzione totale del bollo auto e per poterne usufruire non è necessario presentare alcuna istanza. Nel caso in cui il veicolo ultratrentennale circoli su strade pubbliche, però, si dovrà corrispondere annualmente una tassa di circolazione forfettaria pari a 28,40 euro. 

Come e quando contestare una multa: tutti gli step

Uno dei momenti peggiori per ogni automobilista è quello in cui si riceve una multa per non aver rispettato le disposizioni del Codice della Strada. In questi casi spesso è la rabbia il sentimento iniziale che prevale, ma a mente fredda si deve ragionare sul perché la multa è stata elevata e se ci sono le condizioni per contestarla.

In questa guida andremo ad affrontare i singoli passaggi per capire come contestare una multa.

INDICE
Come contestare una multa?
Contestare una multa autovelox
Contestare una multa ZTL
Multa già pagata: cosa fare
Contestare la multa dei vigili urbani
Contestare una multa al prefetto
Contestare una multa al giudice di pace

 

Quando si riceve una multa si è obbligati al pagamento di una sanzione pecuniaria e in alcuni casi anche a sanzioni accessorie come la sottrazione dei punti patente. La sanzione pecuniaria deve essere pagata entro un termine o di  60 giorni dalla notifica, o di 5 giorni dalla stessa se si vuole usufruire di una riduzione del 30% dell’importo richiesto.

Trascorso questo termine, la multa verrà iscritta a ruolo e diventerà titolo esecutivo per un importo pari alla metà del massimo previsto. Per capire come proporre un ricorso multa è innanzitutto necessario leggere il verbale di contestazione per rilevare eventuali vizi di forma.

Se, ad esempio, è errata l’indicazione del modello del veicolo o della targa sarà possibile chiedere l’annullamento in autotutela all’Ente che ha imposto la sanzione per vedersi cancellata la multa.

In altri casi, come ad esempio la notifica della multa oltre i 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione o la presenza di un verbale incompleto, illeggibile o redatto da un agente esterno al territorio di competenza, sarà necessario fare ricorso per una multa presso il Prefetto o il Giudice di Pace territorialmente competente.

Bisogna prestare massima attenzione anche a quando contestare una multa. Il nostro Codice della Strada prevede infatti termini ristretti. La presentazione del ricorso multe davanti al Giudice di Pace è possibile entro 30 giorni dalla notifica o dall’accertamento, mentre si potrà ricorrere al Prefetto entro 60 giorni.

Tra le varie ipotesi di sanzione una delle più frequenti è quella dell’accertamento del superamento dei limiti di velocità.Si può contestare una multa per eccesso di velocità, ed anche in questo caso è possibile percorrere due strade:

  1. presentare ricorso al Giudice di Pace;
  2. rivolgersi al Prefetto.

Per capire come contestare una multa autovelox bisognerà seguire questi passaggi. In primo luogo bisognerà capire se l’eccesso di velocità è stato rilevato con autovelox fisso o mobile.

Nel primo caso i sistemi di rilevamento della velocità potranno essere posizionati solo su determinate tipologie di strade e devono essere segnalati preventivamente.

Nel secondo caso la presenza della pattuglia in prossimità dell’autovelox deve essere indicata tramite segnaletica posizionata a distanza di 80 metri sulle strade urbane e di 150 metri sulle strade extraurbane secondarie o urbane ad alto scorrimento.

Altra alternativa per capire come contestare una multa autovelox è quella di leggere nel verbale di contestazione gli estremi dell’omologazione e della taratura periodica dell’apparecchiatura, ma la Giurisprudenza spesso non ritiene questa motivazione valida per l’accoglimento del ricorso.

Per capire come procedere per proporre ricorso al prefetto per multa autovelox continuate a leggere questa guida.

Altra ipotesi di multa è quella del transito in una zona a traffico limitato. Queste zone sono ormai presenti in molte città italiane, e per comprendere come comportarsi in caso di sanzione prendiamo ad esempio una città come Milano. Anche in questo caso, per capire come proporre ricorso multa a Milano in ZTL, bisogna seguire alcuni passaggi.

Prima di tutto bisogna sapere che questa tipologia di multe viene elevata quando si transita con la propria vettura in varchi sorvegliati da videocamere. Se la targa appartiene a un veicolo non autorizzato al transito viene immediatamente riscontrata l’infrazione e notificata la multa.

Anche in questo caso per capire come contestare una multa ZTL è necessario leggere con attenzione il verbale e rilevare eventuali errori  relativi al giorno, ora, luogo e località dell’infrazione, oppure se sono errati il tipo di veicolo o la targa.

Inoltre, bisognerà verificare se siano riportati con esattezza gli articoli del Codice della Strada violati e le modalità per presentare il ricorso. Qualora siano presenti questi vizi sarà possibile proporre la contestazione verbale multa presso il Prefetto o presso il Giudice di Pace territorialmente competente.

In alcune occasioni può accadere di aver pagato in passato una multa e vedersi notificata presso la propria residenza una nuova richiesta di pagamento. In questo caso per capire come contestare una multa già pagata si deve seguire un iter più semplice.

Se si è certi di aver effettuato il pagamento e si ha con sé la copia della ricevuta dello stesso, sarà sufficiente proporre istanza di annullamento in autotutela presso l’Ente che ha erogato la nuova sanzione. I termini per la presentazione del ricorso non saranno interrotti dalla istanza di annullamento in autotutela, ma l’Ente avrà tutta la convenienza ad annullare l’ingiusta sanzione per evitare, in caso di ricorso al Giudice di Pace, la condanna al pagamento delle spese legali.

Anche per capire come contestare una multa dei vigili urbani i passi da seguire sono gli stessi indicati prima. Verificata l’eventuale presenza di vizi che possano inficiare la multa, si può optare per l’annullamento in autotutela o, in alternativa, il ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace avendo sempre ben presenti i termini di prescrizione per esercitare il proprio diritto.

Abbiamo già parlato in precedenza della possibilità di contestare una multa al Prefetto o al Giudice di Pace territorialmente competente. È giunto adesso il momento di spiegare nel dettaglio i vari step da seguire nel primo caso. Chi decide di proporre ricorso multa al Prefetto piuttosto che davanti al Giudice di Pace non dovrà pagare alcuna somma per marche da bollo e contributo unificato e non avrà bisogno dell’assistenza di un avvocato.

Questo tipo di ricorso consiste in un controllo formale a seguito dell’invio dell’atto all’organo accertatore o al Prefetto senza la necessità di partecipare a udienze o inviare memorie.

Fondamentale, per proporre il ricorso al Prefetto per la multa, sarà il rispetto del termine di decadenza di 60 giorni dalla notifica della multa. Decorso tale termine non sarà più possibile proporre ricorso al Prefetto.

Il ricorso multa potrà essere inviato in due modi:

  • via PEC 
  • via raccomandata A/R

Il  Prefetto dovrà dare risposta entro 210 giorni dalla spedizione, qualora il ricorso sia spedito direttamente al Prefetto, mentre entro il termine di 180 se questo viene inviato all’Ente accertatore.

Se il Prefetto non decide nei termini indicati si applica il principio del silenzio assenso e il ricorso si considera accolto. Fate tuttavia attenzione nello scegliere questa modalità di ricorso. In caso di rigetto, infatti, il Prefetto vi obbligherà al pagamento della sanzione raddoppiata rispetto a quella indicata nel verbale. In caso di rigetto, in ogni caso, sarà possibile entro trenta giorni proporre ricorso al Giudice di Pace.

Il Giudice di pace ha competenza esclusiva in materia di sanzioni per violazioni al Codice della Strada. A differenza delle modalità indicate per la contestazione davanti al Prefetto, per capire come contestare una multa al Giudice di Pace bisognerà ricordare che i termini per la proposizione del ricorso sono di 30 giorni dalla notifica. 

Il ricorso potrà essere presentato:

  • personalmente presso la cancelleria degli uffici del Giudice di Pace;
  • tramite l’assistenza di un avvocato.

Bisogna comunque evidenziare che in questo caso, oltre alle spese legali, si dovranno pagare anche le spese vive del ricorso consistenti nel contributo unificato del valore di 43 euro (per i ricorsi il cui valore è fino a 1.100 euro) e nella marca da bollo di 27 euro.

I documenti per il ricorso al Giudice di Pace per la multa saranno:

  • un originale e due fotocopie del ricorso;
  • un originale e due fotocopie della cartella esattoriale o del verbale di contestazione o dell’ordinanza prefettizia;
  • una fotocopia degli eventuali documenti che si intendono allegare;
  • copia di un documento di riconoscimento valido del ricorrente.

Il Giudice di Pace avrà varie possibilità:

  • dichiarare inammissibile il ricorso;
  • convalidare la multa con ordinanza;
  • annullare in tutto o in parte la multa se accoglie l’opposizione del ricorrente;
  • rigettare il ricorso determinando a carico del ricorrente una sanzione di importo ricompreso tra il minimo e il massimo stabilito dalla legge per la violazione accertata.

In caso di rigetto sarà possibile proporre appello presso il Tribunale Civile. Dati i costi del ricorso davanti al Giudice di Pace sarà necessario verificare l’importo della sanzione elevata e l’eventuale presenza di sanzioni accessorie che giustifichino questo intervento.

Cose da sapere

Come contestare una multa?

In caso di vizi di forma del verbale di contestazione  sarà possibile chiedere l’annullamento in autotutela all’Ente che ha imposto la sanzione. In altri casi, sarà necessario fare ricorso per una multa presso il Prefetto o il Giudice di Pace territorialmente competente.

Come si contesta una multa già pagata?

Se si è certi di aver effettuato il pagamento e si ha con sé la copia della ricevuta dello stesso, sarà sufficiente proporre istanza di annullamento in autotutela presso l’Ente che ha erogato la sanzione.

Entro quando va contestata una multa?

La presentazione del ricorso multe davanti al Giudice di Pace è possibile entro 30 giorni dalla notifica o dall’accertamento, mentre si potrà ricorrere al Prefetto entro 60 giorni.