Patente, revisione, collaudo, RC Auto: novità decreto Cura Italia

Coronavirus Cura Italia

Il diffondersi della pandemia da Coronavirus ha letteralmente stravolto la nostra quotidianità. L’introduzione delle misure restrittive ha limitato ogni tipo di spostamento non necessario e messo in ginocchio l’economia del nostro Paese.

Per venire incontro agli automobilisti in difficoltà, il governo Conte ha predisposto il decreto Cura Italia all’interno del quale sono state previste tutte una serie di agevolazioni e proroghe dedicate anche al mondo dell’auto. Scopriamole nel dettaglio.

LEGGI ORA: Spostamenti in auto durante la FASE 2, tutto quello che c’è da sapere

INDICE
Proroga scadenza patente
Permesso provvisorio di guida
Esame patente di guida
Bollo auto: rinvio pagamento
Revisione e collaudo
Multe verbali e ricorsi
Proroga assicurazione auto scaduta
Auto a metano e GPL
Documento unico di circolazione
Duplicato patente

A seguito del prolungamento dello stato di emergenza Covid le patenti in scadenza o scaduti in questo periodo saranno valide fino al 30 aprile 2021 su tutto il territorio nazionale.

Discorso analogo anche per i fogli rosa. Quelli scaduti o in scadenza in questo periodo di emergenza nazionale restano infatti validi, come le patenti, fino al 30 aprile 2021.

Tra le misure adottate per limitare i contagi il Ministero delle infrastrutte e dei trasporti ha deliberato la sospensione fino al 21 novembre 2020 degli esami per ottenere la patente di guida in tutte le Regioni contrassegnate con il colore rosso.

Per chi non potrà sostenere successivamente l’esame, la delibera prevede, inoltre, la proroga fino al 30 aprile 2021 della validità del foglio rosa per potersi esercitare nella guida.

Per fronteggiare l’emergenza causata dal Covid-19, il decreto Cura Italia ha stabilito il rinvio per i pagamenti di alcuni tributi. Tuttavia,  per quelli relativi ai veicoli sta alle Regioni decidere in merito al rinvio dei pagamenti per bollo auto e IPT (Imposta provinciale di trascrizione).

Nel dettaglio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Campania hanno deciso di posporre al 30 giugno il pagamento del bollo autosenza sanzioni e interessi. La Sicilia è in attesa del voto dell’Assemblea regionale per prendere la stessa decisione. Le altre Regioni stanno valutando se allinearsi.

Se già con il Decreto Cura Italia il governo aveva introdotto la proroga per le revisioni in scadenza entro il 31 luglio 2020, posticipandole al 31 ottobre 2020, con il Decreto Semplificazioni le date slittano ancora di più.

Revisioni in scadenza entro il 30 settembre 2020

  • Il termine ultimo per effettuare la revisione della vettura è il 31 dicembre 2020.

Revisioni in scadenza tra il 1° ottobre e il 31 dicembre 2020

  • Gli automobilisti avranno tempo fino al 28 febbraio 2021 per mettere in regola le proprie vetture.

 

Se è vero che con le restrizioni imposte dal governo non sono consentiti gli spostamenti non necessari, è altrettanto vero che chi per lavoro, necessità o motivi di salute, sia costretto ad uscire di casa rischia di incorrere in multe da parte delle Forze dell’Ordine qualora non rispetti le norme del Codice della Strada.

Il decreto Cura Italia ha previsto anche questi casi stabilendo che dal 10 marzo al 3 aprile sono sospese tutte le scadenze di 60 giorni per il pagamento delle multe e di 30 giorni per la presentazione del ricorso al Giudice di Pace. I termini riprenderanno a decorrere a partire dal 4 aprile. Per il pagamento delle sanzioni in misura ridotta il termine è stato portato da 5 a 30 giorni fino al 31 maggio 2020.

Altra materia sulla quale è intervenuto il decreto Cura Italia è quella relativa alla scadenza delle polizze RC Auto. In questo caso è stato previsto che la validità della polizze RC auto fino al 31 luglio 2020 è prorogata di ulteriori 15 giorni, per un totale di 30 giorni. Fate però attenzione perché la proroga della validità della copertura assicurativa è stata estesa esclusivamente alla RC Auto e non alle altre eventuali coperture accessorie come furto e incendio, atti vandalici e così via.

Inoltre, a partire dal 30 aprile 2020, data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Cura Italia, è possibile sospendere l’assicurazione auto, se impossibilitati ad utilizzare il veicolo a causa del lockdown.

Il periodo di sospensione dell’assicurazione non può superare il 31 luglio 2020 e decorre dal momento in cui la compagnia riceve la richiesta del cliente. Una volta ricevuta la richiesta dell’assicurato, le compagnie sono obbligate ad attuare la sospensione della polizza auto.

Nel periodo di sospensione il veicolo non potrà circolare né sostare su strada o un una parcheggio pubblico, e dovrà essere custodito in un luogo privato.

Al termine della sospensione, la copertura assicurativa riprenderà a decorrere normalmente, prorogata di un numero di giorni pari a quelli di sospensione, senza oneri o spese per l’assicurato.

Anche le auto a metano e le auto a GPL sono state oggetto del Cura Italia. Per la prima tipologia di vetture è stato stabilito che, fino al 15 giugno, sarà possibile circolare in deroga ad eventuali scadenze inerenti le bombole per il periodo ricompreso dal 31 gennaio al 15 aprile, mentre per la seconda tipologia, relativamente le scadenze dei serbatoi, la deroga è stata estesa sino al 31 ottobre.

La documentazione relativa alla validità della ricevuta sostitutiva della carta di circolazione è stata oggetto del decreto Cura Italia che ha stabilito una proroga sino al 31 ottobre.

Infine, vista l’impossibilità per le agenzie di pratiche auto di poter operare senza limitazioni, l’esecutivo ha deciso di prorogare la validità della ricevuta sostitutiva della patente, rilasciata proprio da queste agenzie, sino al 31 ottobre.

Auto aziendali: IVA detraibile e deducibilità dei costi

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Recentemente il trattamento fiscale sulle auto aziendali è stato oggetto di accese discussioni. Da una parte il governo, che pensava di ridurre le agevolazioni sulle vetture di proprietà di imprese e professionisti, dall’altro i diretti interessati, che al contrario chiedevano ulteriori vantaggi fiscali visto che in Europa, generalmente, le auto aziendali sono oggetto di una fiscalità più favorevole.

In attesa di capire cosa succederà, però, ecco tutto quello che c’è da sapere riguardo alle auto aziendali, il cui panorama, in Italia, è complesso e variegato perché cambia in base al tipo di attività che aziende e professionisti svolgono.

INDICE
 Detrazione dell’IVA
 Deducibilità dei costi auto
 IVA esposta

La prima questione interessante riguarda la detraibilità dell’IVA. In Italia l’aliquota dell’Imposta sul Valore Aggiunto è pari al 22%. I professionisti e le imprese possono portare in detrazione una percentuale variabile di questa somma. Generalmente si riesce a detrarre il 40%, perché si è calcolato che un’auto aziendale sia in realtà un mezzo di trasporto per uso promiscuo, che viene utilizzato sia durante l’attività lavorativa, sia nel tempo libero e con la famiglia.

Ci sono veicoli definiti “esclusivamente aziendali” o “ad uso esclusivo” in cui la detraibilità dell’Iva sale al 100%. Tra questi si devono citare i taxi, le vetture delle scuole guida o, ancora, i veicoli appartenenti alle società di noleggio e leasing.

Qui potete trovate tutte gli annunci di auto con IVA deducibile presenti su automobile.it.

servizio car2go "atterra" a Ciampino

Una voce ancor più consistente, quando si parla di auto aziendali, è quella rappresentata dai costi veri e propri:

  • costo d’acquisto,
  • costi legati alla manutenzione e alle spese per il carburante.

È qui che si gioca la vera partita. Anche in questo caso, la deducibilità è legata all’attività svolta:

  • 20% per professionisti ed artigiani
  • 80% per agenti di commercio

In genere la percentuale non supera il 20% (fino ad un massimo di 18.076 euro) per professionisti e artigiani, ma per altri, come i rappresentanti o gli agenti di commercio, arriva all’80%. Anche in questo caso, i già citati veicoli aziendali ad uso esclusivo possono portare in detrazione l’intero ammontare delle spese sostenute (100%).

Consigli utili per la manutezione degli pneumatici

Ma cosa significa portare costi in detrazione? Semplicemente che quelle spese abbassano l’utile durante la stesura della dichiarazione dei redditi e che contribuiscono ad abbassare l’importo delle tasse da pagare.

Spesso, quando si guarda il prezzo delle auto, nuove o usate che siano, si legge una cifra e, a fianco, la dicitura “IVA esposta”. Un’espressione non così di immediata comprensione per alcuni. Diciamo che con questa terminologia si intende il fatto che il prezzo segnalato dal venditore per quel veicolo è comprensivo di IVA.

Perché non scrivere IVA inclusa, quindi? Più che altro per una convenzione. Cioè: quando si parla di Iva inclusa, ci si riferisce di solito a categorie di acquirenti che non possono scaricare l’Iva.

Soggetti privati che sono costretti a pagare il prezzo comprensivo della fatidica Imposta sul Valore Aggiunto. Usando il termine IVA esposta, invece, di solito il venditore vuole sottolineare il fatto che il prezzo segnalato, nel caso si sia un’azienda o un soggetto con partita Iva, è in realtà minore del 22%.

Seat "Official Car Sponsor" del festival Collisioni

Facciamo un esempio, tanto per capirci. Se una concessionaria espone una vettura di seconda mano e, a fianco, riporta un prezzo di vendita di 30.000 euro Iva esposta, significa che un privato dovrà sborsare effettivamente 30.000 euro, mentre una partita Iva (aziendale o singola) dovrà sborsare sì 30.000 euro, ma poi potrà vantare un credito di Iva di 6.600 euro nei confronti dello stato e, a livello di costo d’acquisto, potrà portare in detrazione del 20%, dell’80% o del 100% del valore al netto dell’Iva, pari a 23.400 euro.

L’ammortamento pluriennale

C’è un’ultima questione da affrontare quando si parla di auto aziendali. Partendo dalla considerazione che un’auto viene utilizzata per più di un anno, lo stato Italiano ha stabilito che i costi e i relativi benefici fiscali sull’acquisto di un’auto aziendale vengano spalmati su più esercizi. Più precisamente, in 4 anni.

Questo, sempre per fare un esempio concreto, significa che se nell’acquisto di un’auto aziendale si possono portare in detrazione, diciamo per comodità, 10.000 euro, allora questi saranno spalmati su 4 anni, portando in ciascun esercizio in detrazione una cifra pari a 2.500 euro.

Seggiolino anti abbandono: normativa, tipologie, funzionamento e bonus

Seggiolino anti abbandono: ecco cosa prevede la normativa

È finalmente realtà l’obbligatorietà di adozione del seggiolino anti abbandono, una novità fondamentale nel salvare le vite dei bambini

Il provvedimento che introduceva l’obbligo di adozione dei seggiolini anti abbandono è diventato legge, la n. 157 del 19 dicembre 2019, ed ha fissato il termine del 6 marzo 2020 quale data ultima per l’obbligo di installazione per tutti quegli automobilisti che trasportino bambini di età inferiore a 4 anni. Da questa data, nel caso di violazione, è prevista una multa che va da 81 a 326 euro, proprio come succede in caso di mancato uso delle cinture di sicurezza. Non solo: in caso di recidiva nel giro di due anni è prevista la sospensione della patente da 15 giorni fino a un massimo di due mesi.

Scopriamo nel dettaglio come questo dispositivo di sicurezza dovrebbe funzionare e come andrebbe ad impattare sulla normativa seggiolini auto.

INDICE
 Seggiolino anti abbandono: cronologia
 Normativa seggiolini auto e bonus
Come funziona il seggiolino anti abbandono
Tipologie di seggiolino anti abbandono
Isofix obbligatorio
 Normativa Codice della Strada

L’iter di legge che ha portato all’obbligo dell’adozione del seggiolino anti abbandono è stato piuttosto travagliato e lungo. Ecco un riassunto:

  • 27/10/2018: La legge Salva Bebè viene approvata;
  • 21/01/2019: Il MIT invia alla commissione europea TRIS la bozza del decreto ed inizia la consultazione pubblica;
  • 23/04/2019: Termina il periodo di consultazione pubblica;
  • 24/04/2019: Viene prorogato il periodo di consultazione pubblica;
  • 22/07/2019: Fine del nuovo periodo di consultazione pubblica;
  • 29/09/2019: Il CDS accoglie le osservazioni del TRIS;
  • 07/10/2019: La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha firmato il decreto attuativo dell’articolo 172 del Nuovo codice della strada, in attesa di pubblicazione nella Gazzetta;
  • 07/11/2019: Tutti gli automobilisti devono iniziare ad installare il seggiolino anti abbandono nella proprio auto, ma le sanzioni arriveranno nel 2020;
  • 24/12/2019: Pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.301;
  • 06/03/2020: ENTRA UFFICIALMENTE IN VIGORE L’OBBLIGO di adottare i dispositivi anti abbandono e sono previste sanzioni per coloro che non rispettano la normativa.

L’obbligo di adozione del dispositivo anti abbandono si è reso necessario a seguito dei numerosi casi di bimbi in auto dimenticati accidentalmente dai genitori. Episodi che spesso, purtroppo, hanno avuto un tragico epilogo.

Inizialmente la legge ipotizzava l’applicazione di una detrazione fiscale fino a 200 euro per l’acquisto del seggiolino anti abbandono, ma attualmente questa ipotesi non è contemplata. Confidando nel buon senso dei genitori nell’affrontare questa spesa a fronte di un deciso incremento della sicurezza,  è possibile usufruire esclusivamente di un bonus pari a 30 euro per l’acquisto del seggiolino anti abbandono.

Per poter godere di questa agevolazione sarà necessario effettuare la registrazione sul sito bonuseggiolino.it avendo già le credenziali del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID).

Completata la procedura di registrazione verrà erogato il voucher di 30 euro per l’acquisto, spendibile esclusivamente presso uno dei negozianti registrati sulla piattaforma, mentre chi ha già proceduto all’acquisto presso qualsiasi esercizio commerciale potrà chiedere entro 60 giorni, a far data dal 21 Febbraio 2020, il rimborso di 30 euro allegando lo scontrino o la ricevuta fiscale ed una autocertificazione sul modello disponibile on line.

Il seggiolino anti abbandono funziona tramite un dispositivo collegato ad un sensore a sua volta collegato tramite Bluetooth allo smartphone del conducente. Quando questo scende dall’auto e la chiude, la connessione si disattiva e parte automaticamente un messaggio d’allarme verso il suo cellulare. Nel caso in cui questo sia silenziato, il dispositivo invierà dei messaggi d’allarme agli altri dispositivi collegati configurati come quelli di altri familiari del bambino.

Il sistema del dispositivo anti abbandono è stato pensato per essere facile da utilizzare. Per attivarlo basta connettere il seggiolino dotato di sensori all’app dedicata scaricabile da App store, ed il sistema si attiva appena il bambino viene fatto sedere sul seggiolino.

Le tipologie di dispositivi anti abbandono sono principalmente 4:

  • Dispositivo Integrato nel seggiolino
  • Dispositivo in dotazione tra gli accessori auto
  • Dispositivi universali da applicare al seggiolino: si possono utilizzare su tutti i tipi di seggiolini;
  • Dispositivi ad hoc da applicare al seggiolino: utilizzabili sui seggiolini di una specifica marca.

La normativa UNI EN 14988 disciplina i requisiti di sicurezza per i seggiolini auto bimbi e dei seggioloni, indicando i punti di attacco standard che devono essere inclusi nelle vetture, così da consentire un aggancio rapido e sicuro.

Il seggiolino auto con Isofix assicura un fissaggio corretto, tramite apposite segnalazioni visive. I seggiolini fissati con tre agganci, uno in alto e due in basso, sono quelli dotati di aggancio Isofix universale.

La normativa R129-02 ha subito delle modifiche, entrate in vigore nell’estate 2017, relative ai seggiolini destinati ai bambini a partire dai 125 cm di altezza.

Con la seconda fase di questa normativa i seggiolini auto per bambini da 100 a 150 cm di altezza potranno o meno essere dotati del sistema Isofix. I genitori avranno quindi la possibilità di scegliere la modalità di installazione che preferiscono, mentre, secondo la normativa 2017 ECE R44-04, i bambini fino a 125 cm dovranno obbligatoriamente essere protetti da un rialzo con schienale che consentirà una migliore disposizione della cintura sulle spalle del bambino.

Come anticipato, il Codice della Strada disciplina all’articolo 172 l’uso delle cinture di sicurezza e i sistemi di ritenuta per bambini.

Nello specifico, il comma 5 dispone che i bambini non possono essere trasportati utilizzando un seggiolino di sicurezza rivolto all’indietro su un sedile passeggeri protetto da airbag frontale, a meno che l’airbag medesimo non sia stato disattivato in maniera automatica.

Secondo il comma 6 tutti gli occupanti di età superiore a tre anni dei veicoli in circolazione delle categorie M2 ed M3 devono utilizzare, quando sono seduti, i sistemi di sicurezza di cui i veicoli stessi sono provvisti. I bambini devono essere assicurati con sistemi di ritenuta per bambini, eventualmente presenti sui veicoli delle categorie M2 e M3, solo se di tipo omologato, secondo quanto previsto al comma 1.

In caso di violazione delle norme sui seggiolini auto si potrà incorrere in una sanzione amministrativa pagando una somma da 80 euro a 323 euro.

Ma quindi, quali sono questi dispositivi anti-abbandono e quali acquistare? Su eBay potete trovare moltissimi annunci di seggiolini e dispositivi anti abbandono.

 

Arriva il Documento Unico per la circolazione e la proprietà

Arriva il Documento Unico per la circolazione e la proprietà

Il libretto di circolazione emesso dalla Motorizzazione civile e la certificazione che attesta la proprietà del veicolo rilasciata dall’Aci non saranno più due documenti separati ma un solo certificato: è quanto stabilito dal D.Lgs. n.98 del 2017 e rappresenta un’importante innovazione per auto, moto e rimorchi.

La proposta della Ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione M.A. Madia è stata approvata dal Consiglio dei Ministri nel maggio del 2017. Dal 1° luglio 2018 tutte le nuove automobili, ma anche i nuovi motoveicoli e i rimorchi, sono quindi muniti di una sola carta di circolazione, chiamato anche Foglio Unico di circolazione.

Non sono interessati a queste disposizioni le microcar e i ciclomotori, mezzi per i quali non ci sarà alcun cambiamento. I documenti rilasciati prima che entrassero in vigore le disposizioni e quelli prodotti dall’entrata in vigore del decreto fino al 1° luglio 2018 continueranno, invece, a mantenere la loro validità. Ma cos’è il Documento unico e soprattutto perché è stato istituito?

Nuova carta di circolazione

L’approvazione del Governo per l’adozione del nuovo libretto di circolazione è dovuta a motivi che riguardano l’ottimizzazione dei costi inerenti la produzione, l’archiviazione e il controllo da parte dell’Amministrazione.

La nuova carta di circolazione conterrà sia i dati che riguardano la proprietà sia quelli che riportano le caratteristiche del mezzo: saranno infatti riportati i dati tecnici e la situazione giuridica del veicolo oltre agli estremi relativi alla cessazione della circolazione per demolizione o per esportazione. Sul certificato, inoltre, verranno scritti i fermi giudiziari e amministrativi e le ipoteche.

Documento unico: cos’è

Il Documento unico, sistema già in uso in altri Paesi UE, permetterà allo Stato di risparmiare poiché non dovrà più amministrare due documenti per ogni veicolo. La nuova carta di circolazione, sintesi del vecchio libretto e del certificato di proprietà, è redatta secondo il modello europeo e in base a quanto sancito dalla direttiva 1999/37/CE. Gli step dell’iter burocratico hanno previsto alcuni passaggi tra cui la vigilanza sugli atti del PRA che passa dalla Presidenza del Consiglio al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Libretto di circolazione: cosa succede

I veicoli attualmente circolanti (cioè tutti quelli immatricolati prima del 1° luglio 2018) saranno accompagnati dal foglio di circolazione e dal certificato di proprietà finché non si verificherà un cambio di proprietario o finché non subentreranno modifiche tecniche o giuridiche per le quali sarà necessario ottenere una carta di circolazione aggiornata che verrà rilasciata dalla Motorizzazione Civile. Per avere il Documento unico l’automobilista dovrà presentare la domanda alla Motorizzazione o, in alternativa, allo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA).

 Nuovo libretto di circolazione: quali sono i costi?

In occasione della prima immatricolazione o di un trasferimento di proprietà verrà prodotta una sola istanza di rilascio, ma l’interrogativo che si pongono migliaia di automobilisti è: quanto costa la nuova carta di circolazione?

Il documento prevede, infatti, l’unificazione sia dei compensi dell’imposta di bollo che quello dei compensi del PRA e della Motorizzazione. Grazie all’unificazione si elimineranno i due bolli (per un costo totale di 32 euro) e si ridurrà anche la tariffa PRA (Pubblico Registro Automobilistico) per l’iscrizione o la trascrizione del veicolo all’Aci, che scende da 27 a 20 euro, per un risparmio complessivo di 39 euro.

Qualcosa cambia anche per chi non paga il bollo: l’art. 96 del Codice della Strada prevede che se la tassa automobilistica non è pagata da tre anni, dopo la notifica al proprietario si arriva alla radiazione della vettura. In passato questa procedura prevedeva numerosi passaggi. L’ACI trasmetteva la comunicazione al PRA il quale, a sua volta, provvedeva alla radiazione ed alla comunicazione alla Motorizzazione che, infine, si occupava del ritiro di targhe e libretto. Dal 1° luglio 2018 la prassi diventa più semplice e la radiazione avviene automaticamente con il passaggio della comunicazione dall’ACI alla Motorizzazione Civile.

Bonus Malus RCA: tutto quello che dovreste sapere

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Quando si parla di Bonus Malus RCA si intende il meccanismo assicurativo che premia gli automobilisti più attenti alla guida, abbassando l’importo del premio annuale e penalizza – aumentando la classe di merito – coloro che provocano incidenti. Scopriamo come funziona.

INDICE
 Bonus Malus RCA: Assicurazione
 Bonus Malus RCA: come funziona
 Bonus Malus RCA: calcolo
 Calcolo classe di merito online

La formula del Bonus Malus RCA regola la maggior parte delle polizze assicurative di responsabilità civile delle automobili nel nostro territorio. Grazie a questo sistema, il costo del premio assicurativo non sarà mai identico da un anno all’altro, ma andrà a variare a seconda della condotta di guida dell’assicurato. Se, infatti, non si provocheranno incidenti stradali, l’importo del premio assicurativo andrà a diminuire, mentre nel caso inverso questo aumenterà.

Per comprendere il funzionamento del sistema Bonus Malus RCA si deve prendere spunto dalle classi di merito.

Queste classi di merito costituiscono un parametro fondamentale per determinare l’importo annuale del premio assicurativo. Esistono diciotto differenti classi. La diciottesima è quella più alta, e di conseguenza più costosa, mentre la prima è quella più bassa e più economica.

Il sistema assicurativo comporta un avanzamento verso l’alto, cioè verso la classe più cara, più rapido rispetto a quello verso la classe più bassa. Per esemplificare, qualora si dovesse provocare un incidente stradale con piena responsabilità del sinistro, la compagnia assicuratrice provvede a far scendere di due posizioni la vostra classe di merito, portandovi verso quella più cara mentre, qualora si trascorra un intero anno senza causare alcun incidente, la vostra classe di merito salirà soltanto di una posizione verso il livello più economico.

Il sistema del Bonus Malus RCA, quindi, tende a premiare i guidatori più attenti e prudenti alla guida, penalizzando chi è solito provocare sinistri con una percentuale di responsabilità superiore al 50%.

Avendo spiegato il funzionamento del Bonus Malus RCA, e la funzione premiante per gli automobilisti più virtuosi, è giunto adesso il momento di capire come procedere al calcolo della classe di merito.

Per effettuare questa operazione  si devono prendere come riferimento alcuni parametri:

  • l’area geografica,
  • l’età dell’assicurato,
  • gli anni di conseguimento della patente,
  • il tipo di veicolo assicurato,
  • la frequenza degli incidenti.

E’ soprattutto quest’ultimo parametro quello maggiormente incisivo nella definizione della classe di merito poiché, a seconda della quantità o meno di sinistri in cui l’assicurato è coinvolto, si potranno guadagnare o perdere posizioni e, di conseguenza, il premio assicurativo sarà più o meno salato.

L’importo del premio ha un dislivello triplicato tra le singole classi. Se, ad esempio, un soggetto con classe di merito 1 pagherà 100 come tariffa assicurativa annuale, un automobilista nella classe di merito 2 dovrà pagare un importo tre volte superiore.

Le compagnie assicurative, inoltre, non tengono conto dell’intero anno solare, ma di un periodo di osservazione che termina 2 mesi prima della scadenza della polizza. Se l’assicurato è coinvolto in un sinistro dopo la fine di tale periodo, questo verrà incluso nel periodo di osservazione dell’anno successivo e nel Bonus Malus RCA di 2 anni dopo.

Generalmente i soggetti che non hanno una precedente assicurazione vengono inseriti di diritto nella classe di merito 14. Per effettuare il calcolo è fondamentale conoscere cosa sia avvenuto nell’anno di copertura assicurativa, e quindi valutare la presenza di sinistri liquidati e per i quali si è stati ritenuti responsabili in misura superiore al 50%, l’assenza di sinistri nel periodo di riferimento e l’eventuale cessazione della polizza.

Se, invece, si possiede già una polizza assicurativa, si potrà conoscere facilmente la propria classe di merito leggendo l’attestato di rischio inviato, comunicato o richiesto alla propria compagnia assicurativa.

Dal primo luglio 2015 si è proceduto alla digitalizzazione dell’attestato di rischio. Questo documento è fondamentale qualora si vogliano consultare altre compagnie assicurative per avere un preventivo sul costo del premio annuale Bonus Malus RCA.

Per avere la disponibilità di questo documento si può inoltrare richiesta alla propria compagnia assicuratrice che provvederà ad inviarlo via mail entro 30 giorni dalla scadenza della polizza in corso. In alternativa è possibile collegarsi al sito internet della società di assicurazioni e, una volta eseguito l’accesso con le proprie credenziali, ottenere i dati richiesti, consultando l’area personale.

Si può risalire alla propria classe di merito anche direttamente dal numero di targa del veicolo. Sul web sono presenti numerosi portali che forniranno tutte le informazioni attingendo al database comune ANIA aggiornato in tempo reale da tutte le assicurazioni.

 

App punti patente: verifica facile, gratuita e veloce

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Da quando, nel 2003, è stata introdotta la patente a punti, ogni automobilista si è visto costretto a rispettare rigorosamente le disposizioni del Codice della Strada per non vedere il proprio saldo scendere rapidamente a zero e trovarsi così nell’impossibilità di circolare.

Tra i vari metodi per controllare i punti della propria patente, l’app punti patente è certamente quello più comodo e di facile utilizzo. Scopriamolo insieme.

Punti patente: app

Il saldo dei punti sulla propria patente può essere verificato sul sito il portale dell’automobilista, portale gratuito dove, a seguito della registrazione, si potrà avere accesso a vari servizi, tra cui quello della verifica dei punti patente.

Analogamente, si potrà optare per la chiamata telefonica al numero 848.782.782 e seguire le indicazioni fornite dalla voce registrata, per conoscere il saldo dei punti. Tuttavia, questa operazione può essere compiuta solo da telefono fisso ed ha il costo di una chiamata urbana.

La soluzione più semplice, quindi, è quella di installare sul proprio smartphone l’app per punti patente, denominata iPatente.

Grazie a questa applicazione, realizzata dal Dipartimento Trasporti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si potrà usufruire degli stessi servizi forniti dal Portale dell’Automobilista, in modo totalmente gratuito.

Una volta installata l’app punti patente si potrà controllare la copertura assicurativa, conoscere i centri di revisione e gli uffici della Motorizzazione. Inoltre, come si intuisce dal nome della app, si potrà conoscere il saldo aggiornato dei punti patente oltre alla data di scadenza e di validità, e alle variazioni di punteggio con i relativi dettagli.

L’app punti patente è gratis, quindi non sarà necessario effettuare il pagamento online per poter scaricare il programma sul proprio dispositivo mobile ed è consultabile in qualunque momento.

Punti patente: app android

L’app iPatente è disponibile non solo per i dispositivi Apple, ma anche per gli smartphone Android e Windows.

Per scaricare l’app punti patente android sarà sufficiente cliccare sull’icona di Play Store per accedere al “negozio virtuale” e digitare iPatente nello spazio riservato alla ricerca. Il primo risultato della stessa sarà proprio la app sviluppata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Una volta installata si dovrà cliccare sull’icona dedicata per avviare il programma. Successivamente, si troveranno varie icone tramite le quali sarà possibile verificare la copertura assicurativa di responsabilità civile verso terzi, verificare la classe ambientale, la categoria Euro di veicoli e motoveicoli, ricercare i centri revisione e le officine autorizzate ad effettuare le revisioni, ricercare gli Uffici Motorizzazione tramite la geolocalizzazione.

Inoltre, si potrà accedere ai dati relativi a patente e veicoli, previa registrazione sul Portale dell’Automobilista, conoscere il saldo aggiornato dei punti patente, verificare la scadenza di validità della patente e le variazioni di punteggio con i relativi dettagli.

Analogamente, sarà possibile verificare i dettagli dei veicoli intestati, compresa la data di scadenza della revisione, controllare lo stato di avanzamento del processo di lavorazione delle pratiche in corso presso la Motorizzazione, in caso di rinnovo patente, variazione di residenza o di richiesta duplicato, a seguito di smarrimento o furto della patente o della Carta di Circolazione.

La scelta di utilizzare l’app punti patente garantisce la possibilità di verificare tutte queste informazioni in qualunque momento, anche senza trovarsi davanti ad un pc, disponendo degli stessi identici dati forniti dal Portale dell’Automobilista.

Iscrizione asi auto storiche: normativa e vantaggi

Auto d'epoca e normativa vigente: tutti i dettagli

Possedere un’auto d’epoca rappresenta non solo un ottimo investimento, ma anche un motivo di orgoglio perché si ha la consapevolezza di avere tra le mani un pezzo di storia. Conoscere tutte le regole è fondamentale per poter circolare su strada.

INDICE
Asi auto storiche: quando fare l’iscrizione
Iscrizione Asi: vantaggi
Costo iscrizione Asi
Passaggio di proprietà auto d’epoca
Auto storiche: bollo
Assicurazione auto storiche
Revisione auto d’epoca: la normativa
Si può usare un’auto storica tutti i giorni?

Per auto storiche si intendono tutti quei veicoli d’interesse collezionistico ancora attivi e funzionanti, con oltre 20 anni di età, che risultano iscritti ai registri dell’ASI (Automotoclub Storico Italiano) o di uno degli altri enti riconosciuti. Per iscrivere all’ASI le auto d’epoca occorre tuttavia richiedere il Certificato di Rilevanza Storico Collezionistica e l’Attestato di Datazione e Storicità presso il Dipartimento per i Trasporti Terrestri.

Successivamente all’iscrizione verranno rilasciati alcuni documenti: il certificato d’identità, il certificato di rilevanza storica e collezionistica e la carta FIVA.

Il certificato d’identità è il documento tramite il quale sono indicati gli estremi identificativi delle auto storiche, la descrizione dello stato di conservazione o del restauro e le eventuali difformità rispetto al modello originale, mentre il certificato di rilevanza storica è il documento necessario per la circolazione dei veicoli considerati di interesse storico e collezionistico.

La Carta FIVA, infine, è il documento di riconoscimento del veicolo contenente la fotografia, la datazione, gli estremi identificativi, la classificazione nonché l’annotazione delle eventuali difformità dallo stato d’origine riscontrate, secondo le norme del Codice Tecnico Internazionale FIVA vigente e, se necessario, la sintesi della storia del veicolo.

auto epoca usate
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L’iscrizione auto all’ASI non è obbligatoria, ma è fortemente consigliata per via di numerosi vantaggi ad essa collegati. In primo luogo se l’auto ha un’età compresa fra i 20 e 29 anni dalla data di immatricolazione e risulta iscritta ASI, l’importo del bollo auto è dimezzato. Successivamente si potrà godere di una tariffa assicurativa agevolata ed infine questa iscrizione garantirà una quotazione di mercato maggiore.

L’iscrizione di un’auto d’epoca all’ASI ha un costo ridotto pari a circa 42 euro. Come detto, questa iscrizione comporta il rilascio dei documenti indicati in precedenza oltre alla possibilità di ricevere a casa la rivista ufficiale dell’ASI “La Manovella”.

Il passaggio di proprietà per le auto d’epoca segue le stesse regole previste per le vetture moderne. Ovviamente è sempre opportuno effettuare una visura sulla targa del veicolo così da avere la certezza della storicità dell’auto. Autenticata la firma del venditore si potrà registrare il passaggio presso l’unità territoriale ACI – Pubblico Registro Automobilistico, per poter richiedere alla Motorizzazione Civile l’aggiornamento della carta di circolazione.

A partire dal 1° gennaio 2015 i veicoli di interesse storico e collezionistico ultraventennali non godono più delle agevolazioni IPT a seguito delle modifiche della Legge di Stabilità. Fa eccezione solo la Provincia autonoma di Bolzano.

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La auto storiche godono di agevolazioni in merito al pagamento del bollo. È prevista, infatti, l’esenzione ma soltanto per quelle che hanno più di trent’anni, mentre non godono dell’esenzione dal bollo le auto storiche ultraventennali i cui proprietari però dal 2019 hanno una riduzione sulla tassa di possesso.

Oggi l’esenzione del bollo auto viene applicata automaticamente a tutte le auto con almeno 30 anni di immatricolazione, indipendentemente dall’eventuale iscrizione al registro storico, ma queste non devono essere adibite a uso professionale né devono essere utilizzate nell’esercizio di attività di impresa, arti o professioni.

Se il veicolo storico ultratrentennale circola ancora su strada, il proprietario è tenuto al versamento di una quota annuale pari a 28,40€.

Sono previste numerose agevolazioni riservate ai proprietari di auto d’epoca o d’interesse storico per quel che riguarda l’assicurazione della vettura. Il premio sarà decisamente inferiore rispetto ad un’auto moderna e non sono previste classi di merito basata sul sistema bonus/malus. L’unica limitazione riguarda l’età del contraente che non può essere inferiore ai 23 anni.

Anche per le auto storiche valgono gli stessi intervalli di tempo per la revisione previsti per le auto moderne. Se il veicolo risulta effettivamente iscritto a uno dei registri nazionali autorizzati, il proprietario è in possesso dell’apposita documentazione e sulla carta di circolazione è riportata la voce ‘veicolo storico’, la cadenza della revisione è biennale. La circolare ministeriale 4862/18 ha fatto venire meno l’obbligo di effettuare la revisione delle auto storiche esclusivamente presso la Motorizzazione Civile aprendo anche ai centri specializzati.

In questo caso bisogna distinguere tra auto d’epoca e auto storica. Le prime possono circolare solamente in caso di manifestazioni, mentre le seconde possono circolare senza limitazioni a seconda delle normative in materia di emissioni e dimostrando che le parti meccaniche del veicolo siano perfettamente integre e che la loro manutenzione sia costante.

Cose da sapere

Cosa si intende per auto storiche?

Per auto storiche si intendono tutti quei veicoli d’interesse collezionistico ancora attivi e funzionanti, con oltre 20 anni di età, che risultano iscritti ai registri dell’ASI (Automotoclub Storico Italiano) o di uno degli altri enti riconosciuti.

Cosa serve per iscrivere un’auto storica all’ASI?

Per iscrivere all’ASI le auto d’epoca occorre richiedere il Certificato di Rilevanza Storico Collezionistica e l’Attestato di Datazione e Storicità presso il Dipartimento per i Trasporti Terrestri. Successivamente all’iscrizione verranno rilasciati alcuni documenti: il certificato d’identità, il certificato di rilevanza storica e collezionistica e la carta FIVA.

I proprietari di auto storiche pagano il bollo?

È prevista l’esenzione ma soltanto per le auto storiche che hanno più di trent’anni, mentre non godono dell’esenzione dal bollo le auto storiche ultraventennali i cui proprietari però dal 2019 hanno una riduzione sulla tassa di possesso.

Ci sono agevolazioni sull’assicurazione per le auto d’epoca?

Sono previste numerose agevolazioni riservate ai proprietari di auto d’epoca o d’interesse storico per quel che riguarda l’assicurazione della vettura. Il premio sarà decisamente inferiore rispetto ad un’auto moderna e non sono previste classi di merito basata sul sistema bonus/malus. L’unica limitazione riguarda l’età del contraente che non può essere inferiore ai 23 anni.