Coronavirus, ecco le regole per muoversi durante il lockdown

Blocco diesel euro 4 a Milano dal 1° ottobre

Ad un anno di distanza dal primo grande lockdown, l’Italia chiude nuovamente. Il nuovo amento dei contagi da Coronavirus e il crescente numero di ricoveri in terapia intensiva ha portato il governo alla firma di una nuova ordinanza entrata in vigore il 15 marzo. Da tale data e fino al 6 aprile, aumentano dunque le misure di limitazione agli spostamenti personali, al fine di contenere la diffusione del virus e, soprattutto, allentare la pressione sulle strutture ospedaliere nazionali.

Resta la divisione della Penisola in zone di diverso colore. Con l’ultima ordinanza passano in area rossa le regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Veneto e la Provincia autonoma di Trento che si aggiungono a Campania e Molise che restano in area rossa. Mentre restano in arancione Basilicata e Bolzano.

Per effetto del decreto legge del 12 marzo 2021, alle Regioni in zona gialla nel periodo 15 marzo-6 aprile 2021 si applicano le stesse misure della zona arancione e nei giorni 3, 4 e 5 aprile 2021, sull’intero territorio nazionale, ad eccezione delle Regioni o Province autonome i cui territori si collocano in zona bianca, si applicheranno le misure stabilite per la zona rossa.

Ma vediamo quali sono gli spostamenti consentiti e quali no nelle varie fasce di colore.

INDICE
Spostamenti zona rossa
Spostamenti zona arancione
Spostamenti zona gialla
Proroga revisioni
Proroga rinnovo patente
Mascherina in auto
Chi resta aperto
Obbligo mascherina in auto
Posizione passeggeri

  • Sono vietati gli spostamenti a qualsiasi orario del giorno se non accompagnati da un’autocertificazione che dimostri un motivo valido anche all’interno del proprio comune. Tra questi troviamo: lavoro, necessità (acquisto beni primari) o salute.
  • È sempre consentito il rientro presso il proprio domicilio.

  • Sono vietati gli spostamenti dalle 22:00 alle 5:00 del mattino, salvo comprovati motivi di salute, necessità e lavoro.
  • Nelle altre ore del giorno è possibile spostarsi all’interno del proprio comune senza dover presentare nessuna autocertificazione
  • Sono vietati gli spostamenti in entrata e in uscita da una regione all’altra salvo comprovati motivi di lavoro, studio, necessità e salute.

Vige il coprifuoco dalle 22:00 alle 5:00 del mattino successivo. La notte risulta così l’unico momento in cui è necessario fornire un’autocertificazione che spieghi i motivi dello spostamento. Sono consentiti spostamenti per motivi di salute, lavoro e necessità.

Attenzione però, con il nuovo DPCM di marzo 2021, e fino al 6 aprile, non ci sono regioni in questa fascia di colore. Tutte quelle che erano gialle, sono passate in zona arancione.

Se già con il precedente Decreto Cura Italia il governo aveva introdotto la proroga per le revisioni in scadenza entro il 31 luglio 2020, posticipandole al 31 ottobre 2020, ora le scadenze si spostano ancora più avanti.

  • Per le revisioni in scadenza dall’1/8/2020 al 31/8/2020 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 marzo 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/9/2020 al 30/9/2020 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 luglio 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/10/2020 al 31/10/2020 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 agosto 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/11/2020 al 30/11/2020  il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 settembre 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/12/2020 al 31/12/2020 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 ottobre 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/1/2021 al 31/1/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 novembre 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/2/2021 al 28/2/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 dicembre 2021.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/3/2021 al 31/3/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 gennaio 2022.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/4/2021 al 30/4/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 28 febbraio 2022.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/5/2021 al 31/5/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 marzo 2022.
  • Per le revisioni in scadenza dall’1/6/2021 al 30/6/2021 il termine ultimo per effettuare la revisione passa al 31 aprile 2022.

A seguito del prolungamento dello stato di emergenza Covid le patenti così come anche i fogli rosa in scadenza 31 gennaio 2020 e il 30 aprile 2021 saranno valide fino al 29 luglio 2021 su tutto il territorio nazionale.

In base a quanto espresso nell’ultimo decreto, non è prevista la chiusura di officine, gommisti, concessionarie e negozi di vendita accessori, nemmeno nelle zone rosse. Tuttavia, dove previsto resta l’obbligo di esibire un’autocertificazione quando ci si muove verso uno di questi luoghi.

Per quanto riguarda il comportamento da tenere in auto, restano in vigore le direttive del DPCM del 7 ottobre 2020.

In particolare, è esentato dall’utilizzo di mascherine in auto solo chi viaggia con persone che fanno parte dello stesso nucleo familiare e che condividono la stessa abitazione, oppure che semplicemente sono conviventi o coinquilini.

In tutti gli altri casi vige l’obbligo di indossare la mascherina in auto: la mancata osservanza di tale disposizione prevede sanzioni da 400 a 1.000 euro.

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Si deve utilizzare la mascherina in auto? L’utilizzo della mascherina è ora obbligatorio nei luoghi pubblici e si ritengono valide per l’auto privata le stesse regole in vigore per taxi e NCC, anche se si viaggia in auto con persone diverse dal proprio convivente.

Se si viaggia da soli o con il proprio convivente, infatti, è possibile stare in auto anche senza mascherina.

Se invece si trasportano altre persone, è obbligatorio indossarla. Inoltre, non è possibile essere più di tre a bordo di una vettura, cercando di stare quanto più distanziati possibile, con i due passeggeri seduti sui sedili posteriori.

Passeggeri Obbligo mascherina
Solo conducente NO
Conducente + convivente NO
Conducente + 1 passeggero SI’
Conducente + 2 passeggeri SI’

Nel DPCM del 26 aprile 2020 non c’era menzione di regole specifiche per il trasporto privato: si può perciò desumere che l’interpretazione sia quella di mantenere il distanziamento di 1 metro secondo modalità analoghe a quelle applicate per taxi e NCC, quindi con al massimo 3 persone.

Ricordiamo inoltre che i passeggeri devono stare il più possibile lontano tra loro, quindi:

Tipologia di passeggero Posizione
Convivente Sedile anteriore o posteriore
1 passeggero Sedile posteriore
2 passeggeri Sedili posteriori (ai lati)
3 passeggeri Sedile anteriore + posteriori (ai lati)

Con la Fase 2 ripartono molte attività commerciali, comprese le concessionarie. Sarà ora nuovamente possibile quindi recarsi in un autosalone per acquistare una vettura. Ma attenzione però, prima di rimettersi al volante è bene igienizzare la propria vettura.

Come abbiamo spiegato approfonditamente sulla sanificazione auto, è importante pulire a fondo con soluzioni a base di alcool tutte le principali superfici di contatto all’interno dell’abitacolo. Il nostro consiglio è quello di igienizzare l’auto ogni settimana.

Bozza automatica 17

Oltre al volante quindi, anche la leva del cambio, le maniglie e i comandi di climatizzatore e radio. E se poi doveste nuovamente parcheggiare la vostra auto per periodi più o meno lunghi, ecco in questo articolo tutti i suggerimenti per farlo al meglio.

Cose da sapere

Bisogna indossare la mascherina per spostarsi in auto?

Se si viaggia da soli o con il proprio convivente è possibile stare in auto anche senza mascherina. In caso contrario, è obbligatorio l’uso della mascherina.

Dove devono sedersi i passeggeri?

Ricordiamo inoltre che i passeggeri devono stare il più possibile lontano tra loro, quindi, nel caso si trasporta un passeggero (non convivente) questo deve sedersi sul sedile posteriore.

Quanti passeggeri si possono trasportare?

Seguendo i criteri previsti per il trasporto pubblico non di linea (taxi e NCC), si può quindi trasportare un massimo di 3 persone per macchina oltre al conducente.

Segnali stradali: le differenze tra divieto, pericolo, indicazione e obbligo

Segnali stradali: le differenze tra divieto, pericolo, indicazione e obbligo 1

Conoscere il significato dei segnali stradali è fondamentale non solo in occasione dell’esame per il conseguimento della patente, ma nella guida di tutti i giorni per affrontare in sicurezza la circolazione su strada.

INDICE
Segnali stradali: significato
Tipi di segnali stradali
Segnali stradali di indicazione
Segnali stradali di pericolo
Segnali stradali di obbligo
Segnali stradali di divieto

Il nostro Codice della Strada disciplina all’articolo 39 i segnali stradali ed il loro significato, stabilendo la forma, le dimensioni, i colori e le caratteristiche conformi alle norme del regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo CdS.

I segnali stradali hanno forme differenti per i differenti significati. Quelli di forma triangolare indicano pericolo, mentre quelli di forma circolare indicano un divieto o un obbligo, a seconda se abbiano il bordo rosso, lo sfondo bianco e il simbolo nero (segnali di divieto) oppure siano bianchi su sfondo blu (obbligo), mentre i segnali di precedenza sono normalmente triangolari, anche se non tutti: esempio emblematico è il segnale di stop, addirittura ottagonale.

Il nostro Codice della Strada prevede quattro differenti tipologie di segnali stradali:

  • Indicazione
  • Pericolo
  • Obbligo
  • Divieto

I segnali di indicazione sono dislocati sulle strade per fornire agli utenti tutte le informazioni necessarie per la corretta e sicura circolazione, nonché per l’individuazione di itinerari, località, servizi ed impianti stradali.

I segnali stradali di indicazione devono essere realizzati e collocati in modo da essere facilmente visibili e riconoscibili e periodicamente sono sottoposti a verifiche di valutazione della rispondenza alle esigenze del traffico e delle necessità degli utenti.

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Questi sono caratterizzati da una forma triangolare  e devono essere installati quando esiste una reale situazione di pericolo sulla strada, non percepibile con tempestività da un guidatore che osservi le normali regole di prudenza.

Sono posizionati sul lato destro della carreggiata e qualora non sia possibile rispettare la distanza di posizionamento prevista dal Codice della Strada il segnale deve essere integrato con un pannello indicante la effettiva distanza dal pericolo.

Questi impongono agli automobilisti uno specifico comportamento da rispettare e sono facilmente riconoscibili perché sono di forma circolare. Si dividono in generici e specifici.

Quelli generici hanno fondo blu e simbolo bianco, mentre quelli specifici hanno fondo bianco, bordo rosso e simbolo nero.

L’ultima categoria presente in questo elenco è quella relativa ai segnali di divieto. Questi, di forma circolare, sono posti nel punto in cui inizia l’obbligo o il divieto, mentre la fine della prescrizione è generalmente indicata dallo stesso segnale munito dal pannello integrativo “fine”.

Il Codice della Strda stabilisce che i segnali di divieto, obbligo e precedenza debbano essere ripetuti dopo ogni intersezione, quando ci si trova su un percorso interessato da una prescrizione.

I cartelli di prescrizione devono avere uno spazio minimo di avvistamento di 250 metri su autostrade e strade extraurbane principali, 150 metri su strade extraurbane secondarie e 80 metri sulle altre strade.

Cose da sapere

Chi stabilisce forma e significato dei segnali stradali?

Il nostro Codice della Strada disciplina all’articolo 39 i segnali stradali ed il loro significato, stabilendo la forma, le dimensioni, i colori e le caratteristiche conformi alle norme del regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo CdS.

Quanti sono i tipi di segnali stradali?

Il nostro Codice della Strada prevede quattro differenti tipologie di segnali stradali: indicazione, pericolo, obbligo e divieto.

Come sono fatti i segnali di pericolo?

I segnali di pericolo sono caratterizzati da una forma triangolare  e devono essere installati quando esiste una reale situazione di pericolo sulla strada, non percepibile con tempestività da un guidatore che osservi le normali regole di prudenza. Sono posizionati sul lato destro della carreggiata e qualora non sia possibile rispettare la distanza di posizionamento prevista dal Codice della Strada il segnale deve essere integrato con un pannello indicante la effettiva distanza dal pericolo.

Come sono fatti i segnali d’obbligo?

I segnali di divieto impongono agli automobilisti uno specifico comportamento da rispettare e sono facilmente riconoscibili perché sono di forma circolare. Si dividono in generici e specifici. Quelli generici hanno fondo blu e simbolo bianco, mentre quelli specifici hanno fondo bianco, bordo rosso e simbolo nero.

Come sono fatti i segnali di divieto?

I segnali di divieto, di forma circolare, sono posti nel punto in cui inizia l’obbligo o il divieto, mentre la fine della prescrizione è generalmente indicata dallo stesso segnale munito dal pannello integrativo “fine”. I cartelli di prescrizione devono avere uno spazio minimo di avvistamento di 250 metri su autostrade e strade extraurbane principali, 150 metri su strade extraurbane secondarie e 80 metri sulle altre strade.

Avaria airbag: ecco cosa fare quando si accende la spia dell’airbag

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Ormai tutte le vetture sono dotate di dispositivi di sicurezza utili a tutelare l’incolumità dei passeggeri in caso di incidente. L’airbag è uno dei più importanti, ma può capitare in alcune occasioni di rilevare la spia airbag accesa. Scopriamo come procedere.

INDICE
 Spia airbag accesa: le possibili cause
 Spia airbag passeggero
 Spia airbag accesa: cosa fare in autonomia
  Avaria airbag: come comportarsi
 Acquistare una resistenza per spegnere spia airbag: a cosa serve?

Qualora la spia dell’airbag rimanga accesa e fissa è il momento di recarsi presso una officina per verificare la causa del malfunzionamento. È possibile che questa resti accesa anche a seguito di un precedente tamponamento lieve, ma è sempre bene far effettuare una diagnosi da uno specialista per verificare la causa dell’accensione e ripristinare l’airbag. Tra le ulteriori cause dell’accensione spia airbag è possibile che vi sia anche un malfunzionamento delle cinture di sicurezza.

Qualora la vostra vettura sia dotata anche di airbag passeggero è possibile disattivare questo dispositivo qualora sia necessario posizionare sul sedile al fianco del guidatore un seggiolone per bambini. In questo caso la spia airbag accesa fissa andrà ad indicare che il dispositivo è stato spento, mentre in caso di nuova attivazione l’indicazione sul cruscotto non sarà presente.

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Nel caso in cui vi troviate in marcia e non abbiate la possibilità di recarvi presso una officina per far spegnere la spia dell’airbag è possibile effettuare questa operazione in maniera autonoma. Per sapere come resettare la spia dell’airbag sarà sufficiente girare la chiave nel quadro senza mettere in moto l’auto e lasciare il quadro acceso per 7 secondi. Trascorso questo lasso di tempo si dovrà portare nuovamente la chiave in posizione off e ripetere la medesima operazione altre tre volte. Se al termine della procedura la spia dell’airbag dovesse restare accesa è opportuno recarsi quanto prima presso una officina per far analizzare il guasto.

Qualora la spia airbag sia accesa è sempre bene procedere con cautela quando si è alla guida. Non avendo la certezza che il dispositivo di sicurezza sia in funzione è opportuno condurre il proprio veicolo con ancora più attenzione per evitare di incorrere in un incidente e rischiare seri traumi.

Il consiglio, in ogni caso, è sempre quello di portare la propria auto quanto prima presso un’officina per effettuare una analisi approfondita del guasto e procedere alla riparazione del dispositivo.

Nell’ipotesi in cui si siano montate componenti aftermarket, come il volante o i sedili, è possibile riscontrare la spia airbag accesa. Per ovviare a questo inconveniente sarà sufficiente acquistare delle resistenze da 2.2 Ohm che consentiranno di spegnere l’indicazione sul cruscotto. Per evitare l’insorgere di questo problema il nostro consiglio è quello di acquistare sempre delle componenti originali.

Cose da sapere

Quali sono le possibili cause della spia airbag accesa?

È possibile che la spia airbag resti accesa anche a seguito di un precedente tamponamento lieve, ma è sempre bene far effettuare una diagnosi da uno specialista per verificare la causa dell’accensione e ripristinare l’airbag. Tra le ulteriori cause dell’accensione spia airbag è possibile che vi sia anche un malfunzionamento delle cinture di sicurezza.

Cosa si può fare in autonomia se la spia airbag rimane accesa?

È possibile provare a resettare la spia airbag: sarà sufficiente girare la chiave nel quadro senza mettere in moto l’auto e lasciare il quadro acceso per 7 secondi. Trascorso questo lasso di tempo si dovrà portare nuovamente la chiave in posizione off e ripetere la medesima operazione altre tre volte. Se al termine della procedura la spia dell’airbag dovesse restare accesa è opportuno recarsi quanto prima presso una officina per far analizzare il guasto.

Come comportarsi in caso di avaria airbag?

Qualora la spia airbag sia accesa è sempre bene procedere con cautela quando si è alla guida. Non avendo la certezza che il dispositivo di sicurezza sia in funzione è opportuno condurre il proprio veicolo con ancora più attenzione per evitare di incorrere in un incidente e rischiare seri traumi.

Acquistare una resistenza per spegnere spia airbag: a cosa serve?

Nell’ipotesi in cui si siano montate componenti aftermarket, come il volante o i sedili, è possibile riscontrare la spia airbag accesa. Per ovviare a questo inconveniente sarà sufficiente acquistare delle resistenze da 2.2 Ohm che consentiranno di spegnere l’indicazione sul cruscotto.

Cambio di residenza patente: come funziona e dove farlo

cambio-residenza-patente

Qualora si dovesse cambiare residenza è fondamentale aggiornare tutti i documenti in possesso che riportano questa indicazione. Tra questi c’è anche la patente che dovrà essere aggiornata con il nuovo indirizzo. Scopriamo tutti i passaggi.

 INDICE
 Cambio di residenza: cosa fare
 Cambio di residenza sulla patente
 Motorizzazione e cambio della residenza
 Costo cambio residenza sulla patente
 Numero verde cambio residenza patente

Non capita di rado che si sia costretti a cambiare residenza. In questo caso per poter completare questa pratica ci si dovrà recare all’ufficio anagrafe del Comune presso il quale si intende trasferire la residenza, e comunicare il nuovo indirizzo. Nei giorni successivi si riceverà visita da parte della Polizia Locale che verificherà l’effettiva presenza del richiedente presso l’indirizzo indicato.

Completata la procedura all’anagrafe sarà lo stesso ufficio comunale a procedere all’aggiornamento delle banche dati. Così facendo sarà l’anagrafe del comune a comunicare il nuovo indirizzo di residenza alla Motorizzazione Civile.

In passato, quando la Motorizzazione Civile veniva a conoscenza della comunicazione trasmessa dall’ufficio anagrafe, inviava al titolare della patente un talloncino adesivo indicante il nuovo indirizzo che doveva essere incollato sia sulla patente che sul libretto di circolazione. Oggi, però, la procedura è totalmente cambiata.

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A seguito delle modifiche al Codice della Strada introdotte dal 2013 sulla patente di guida non è più indicata la residenza del titolare del documento, e pertanto in caso di nuova residenza non verrà più inviato alcuna talloncino adesivo.

Si potrà comunque procedere alla richiesta di aggiornamento indirizzo patente successivamente alla domanda di iscrizione anagrafica nel Comune di nuova residenza, oppure di cambio di abitazione nel Comune di residenza.

Per procedere con la richiesta di aggiornamento dei dati di residenza è necessario compilare un modulo in distribuzione negli uffici comunali. Il Comune che accoglie la richiesta comunica la variazione della residenza al Ministero e quest’ultimo, sulla base delle informazioni ricevute dal Comune, aggiorna la residenza dell’interessato negli appositi archivi informatici.

Oltre all’autocertificazione si dovranno compilare una serie di moduli tra cui il modulo DTT 954 I, disponibile sia negli uffici comunali che online. Per il cambio indirizzo patente non è previsto alcun costo.

Compiute le operazioni di cambio residenza presso gli uffici dell’anagrafe comunale si potrà verificare l’aggiornamento dei dati sulla patente di guida sia tramite il portale dell’automobilista, che tramite numero verde. Per avere informazioni sullo stato di aggiornamento della pratica si potrà contattare il numero 800.23.23.23 dell’Ufficio Centrale Operativo del Centro Elaborazione Dati del Ministero dei Trasporti attivo tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle ore 14.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30.

Cose da sapere

Quando si cambia residenza è necessario aggiornare l’indirizzo sulla patente?

A seguito delle modifiche al Codice della Strada introdotte dal 2013 sulla patente di guida non è più indicata la residenza del titolare del documento, e pertanto in caso di nuova residenza non verrà più inviato alcuna talloncino adesivo. Si potrà comunque procedere alla richiesta di aggiornamento indirizzo patente successivamente alla domanda di iscrizione anagrafica nel Comune di nuova residenza, oppure di cambio di abitazione nel Comune di residenza.

A chi bisogna comunicare la variazione di residenza per il cambio sulla patente?

Quando si cambia residenza è necessario recarsi all’ufficio anagrafe del Comune presso il quale si intende trasferire la residenza, e comunicare il nuovo indirizzo. Nei giorni successivi si riceverà visita da parte della Polizia Locale che verificherà l’effettiva presenza del richiedente presso l’indirizzo indicato. Sarà l’anagrafe del comune a comunicare il nuovo indirizzo di residenza alla Motorizzazione Civile.

Quanto costa il cambio residenza sulla patente?

Per il cambio indirizzo patente non è previsto alcun costo.

Esenzione bollo auto: ecco tutti i soggetti e le vetture incluse

esenzione bollo auto

Il bollo auto è senza dubbio una delle tasse meno amate dagli automobilisti che, annualmente, devono versare il relativo importo alle casse regionali. In alcuni casi, però, si ha diritto allesenzione. Scopriamo quali. 

BOLLO AUTO 2022: SCARICA LA GUIDA

INDICE
Esenzione bollo auto: tutte le casistiche
Esenzione bollo auto Legge 104
Modulo esenzione bollo auto
Invalidità 67 esenzione bollo auto
Esenzione bollo Regioni
Esenzione bollo auto GPL
Esenzione bollo auto storiche

Sul nostro territorio il bollo auto deve essere versato ogni anno dai proprietari di un’autovettura, e questo a prescindere dall’effettivo utilizzo del mezzo. In alcuni casi, però, sono previste delle esenzioni. I soggetti portatori di handicap beneficiari della Legge 104, ad esempio, sono esentati perennemente dal pagamento, così come esenti dal pagamento sono anche i proprietari di veicoli ecologici anche se per un periodo di tempo determinato. Infine l’esenzione bollo auto riguarda anche le vetture ultratrentennali. 

Come abbiamo anticipato in precedenza, tra i soggetti che possono usufruire dell’esenzione bollo auto perenne ci sono i portatori di handicap beneficiari della Legge 104. Questi sono: 

  • i disabili non vedenti o sordi come risultante dalle certificazioni rilasciate da Commissioni mediche pubbliche di accertamento; 
  • i disabili pluriamputati o con gravi limitazioni della capacità di deambulare, affetti da handicap grave di cui al comma 3, dell’art. 3 della legge n. 104 del 1992, come risulta dalla certificazione rilasciata dalla Commissione medica ASL; 
  • disabili psichici o mentali (di gravità tale da fruire dell’indennità di accompagnamento) affetti da handicap grave di cui al comma 3, dell’art. 3 della legge n. 104 del 1992, come risulta dalla certificazione rilasciata dalla Commissione medica ASL. 

L’esenzione bollo autoLegge 104  è quindi applicabile alle vetture a benzina fino a 2.0 litri di cilindrata ed alle vetture diesel sino a 2.8 00 centimetri cubici e può essere richiesta soltanto per uno dei veicoli di proprietà del portatore di handicap. 

Per poter usufruire dellesenzione bollo auto Legge 104 è obbligatorio compilare il modulo di esenzione. La richiesta può essere prodotta anche dai familiari del portatore di handicap purché questo risulti fiscalmente a carico ed il reddito complessivo annuo non superi 2.840,51 euro. Sarà fondamentale presentare all’ufficio tributi della propria regione tutta la documentazione richiesta entro 90 giorni dal termine ultimo per il pagamento del bollo auto. 

Per godere dellesenzione bollo auto il disabile dovrà sottoporsi a visita medica al termine della quale la commissione redigerà apposito verbale ed indicherà la percentuale di invalidità. Una volta in possesso di questo verbale si potranno richiedere le agevolazioni concesse dalla Legge 104 in materia di auto che includono anche lIVA agevolata al momento dellacquisto ridotta al 4%, la detraibilità in sede di denuncia dei redditi del 19% della spesa sostenuta e l’esenzione del pagamento delle tasse di trascrizione. 

Come abbiamo anticipato in precedenza, il bollo auto è una tassa di competenza esclusivamente regionale e per questa ragione sono le stesse Regioni a decidere singolarmente le specifiche esenzioni. La Regione Lombardia, ad esempio, ha previsto lesenzione triennale dal pagamento del bollo auto in caso di acquisto di auto Euro 6, e trascorso questo termine limporto del bollo auto sarà ridotto del 50% per i due anni successivi, mentre per i veicoli green”, ovvero quelli elettrici, è prevista lesenzione totale. In Piemonteinvece, è prevista lesenzione bollo auto quinquennale per le auto ibride. Per conoscere nel dettaglio tutte le esenzioni previste è opportuno controllare il sito della propria regione di riferimento. 

Bollo auto Regione per Regione

In alcune regioni si cerca di spingere verso vetture meno inquinanti promettendo lesenzione bollo auto in presenza di alimentazioni specifiche. In Lombardia, ad esempio, è stata prevista lesenzione triennale del bollo auto per le vetture alimentate a GPL, mentre in Piemonte lesenzione è quinquennale. In Emilia Romagna è prevista lesenzione bollo auto per i primi 5 anni e trascorso questo termine i proprietari dovranno versare un importo pari a 1/4 del bollo previsto per i corrispondenti veicoli a benzina. Anche in questo caso ogni regione legifera in maniera indipendente, quindi sarà fondamentale controllare le prescrizioni previste nella propria regione di residenza. 

Si è voluto tutelare il patrimonio automobilistico del nostro Paese pensando ad una misura specifica per le auto storiche. Con questa definizione si intendono tutte quelle vetture costruite da oltre 30 anni e non adibite ad uso professionale o utilizzate nell’esercizio di attività di impresa, arti o professioni. Queste vetture godono dellesenzione totale del bollo auto e per poterne usufruire non è necessario presentare alcuna istanza. Nel caso in cui il veicolo ultratrentennale circoli su strade pubbliche, però, si dovrà corrispondere annualmente una tassa di circolazione forfettaria pari a 28,40 euro. 

Cose da sapere

Chi ha diritto all’esenzione del bollo auto?

I soggetti portatori di handicap beneficiari della Legge 104 sono esentati perennemente dal pagamento, così come esenti dal pagamento sono anche i proprietari di veicoli ecologici anche se per un periodo di tempo determinato. Infine l’esenzione bollo auto riguarda anche le vetture ultratrentennali. 

Come funziona l’esenzione bollo auto per i beneficiari della legge 104?

I soggetti che possono usufruire dell’esenzione bollo auto perenne sono i portatori di handicap beneficiari della Legge 104, e in particolare i disabili non vedenti o sordi,  i disabili pluriamputati o con gravi limitazioni della capacità di deambulare e i disabili psichici o mentali. L’esenzione bollo autoLegge 104  è applicabile alle vetture a benzina fino a 2.0 litri di cilindrata ed alle vetture diesel sino a 2.8 00 centimetri cubici e può essere richiesta soltanto per uno dei veicoli di proprietà del portatore di handicap. 

Quali sono le regioni che prevedono esenzioni particolari sul bollo auto?

La Regione Lombardia ha previsto lesenzione triennale dal pagamento del bollo auto in caso di acquisto di auto Euro 6, e trascorso questo termine limporto del bollo auto sarà ridotto del 50% per i due anni successivi, mentre per i veicoli green”, ovvero quelli elettrici, è prevista lesenzione totale. In Piemonte è prevista lesenzione bollo auto quinquennale per le auto ibride. Per conoscere nel dettaglio tutte le esenzioni previste è opportuno controllare il sito della propria regione di riferimento. 

Le auto GPL sono esenti dal bollo auto?

 In Lombardia è stata prevista lesenzione triennale del bollo auto per le vetture alimentate a GPL, mentre in Piemonte lesenzione è quinquennale. In Emilia Romagna è prevista lesenzione bollo auto per i primi 5 anni e trascorso questo termine i proprietari dovranno versare un importo pari a 1/4 del bollo previsto per i corrispondenti veicoli a benzina. 

I possessori di auto storiche sono esenti dal bollo auto?

Le vetture costruite da oltre 30 anni e non adibite ad uso professionale o utilizzate nell’esercizio di attività di impresa, arti o professioni godono dellesenzione totale del bollo auto e per poterne usufruire non è necessario presentare alcuna istanza. Nel caso in cui il veicolo ultratrentennale circoli su strade pubbliche, però, si dovrà corrispondere annualmente una tassa di circolazione forfettaria pari a 28,40 euro. 

Come e quando contestare una multa: tutti gli step

Uno dei momenti peggiori per ogni automobilista è quello in cui si riceve una multa per non aver rispettato le disposizioni del Codice della Strada. In questi casi spesso è la rabbia il sentimento iniziale che prevale, ma a mente fredda si deve ragionare sul perché la multa è stata elevata e se ci sono le condizioni per contestarla.

In questa guida andremo ad affrontare i singoli passaggi per capire come contestare una multa.

INDICE
Come contestare una multa?
Contestare una multa autovelox
Contestare una multa ZTL
Multa già pagata: cosa fare
Contestare la multa dei vigili urbani
Contestare una multa al prefetto
Contestare una multa al giudice di pace

 

Quando si riceve una multa si è obbligati al pagamento di una sanzione pecuniaria e in alcuni casi anche a sanzioni accessorie come la sottrazione dei punti patente. La sanzione pecuniaria deve essere pagata entro un termine o di  60 giorni dalla notifica, o di 5 giorni dalla stessa se si vuole usufruire di una riduzione del 30% dell’importo richiesto.

Trascorso questo termine, la multa verrà iscritta a ruolo e diventerà titolo esecutivo per un importo pari alla metà del massimo previsto. Per capire come proporre un ricorso multa è innanzitutto necessario leggere il verbale di contestazione per rilevare eventuali vizi di forma.

Se, ad esempio, è errata l’indicazione del modello del veicolo o della targa sarà possibile chiedere l’annullamento in autotutela all’Ente che ha imposto la sanzione per vedersi cancellata la multa.

In altri casi, come ad esempio la notifica della multa oltre i 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione o la presenza di un verbale incompleto, illeggibile o redatto da un agente esterno al territorio di competenza, sarà necessario fare ricorso per una multa presso il Prefetto o il Giudice di Pace territorialmente competente.

Bisogna prestare massima attenzione anche a quando contestare una multa. Il nostro Codice della Strada prevede infatti termini ristretti. La presentazione del ricorso multe davanti al Giudice di Pace è possibile entro 30 giorni dalla notifica o dall’accertamento, mentre si potrà ricorrere al Prefetto entro 60 giorni.

Tra le varie ipotesi di sanzione una delle più frequenti è quella dell’accertamento del superamento dei limiti di velocità.Si può contestare una multa per eccesso di velocità, ed anche in questo caso è possibile percorrere due strade:

  1. presentare ricorso al Giudice di Pace;
  2. rivolgersi al Prefetto.

Per capire come contestare una multa autovelox bisognerà seguire questi passaggi. In primo luogo bisognerà capire se l’eccesso di velocità è stato rilevato con autovelox fisso o mobile.

Nel primo caso i sistemi di rilevamento della velocità potranno essere posizionati solo su determinate tipologie di strade e devono essere segnalati preventivamente.

Nel secondo caso la presenza della pattuglia in prossimità dell’autovelox deve essere indicata tramite segnaletica posizionata a distanza di 80 metri sulle strade urbane e di 150 metri sulle strade extraurbane secondarie o urbane ad alto scorrimento.

Altra alternativa per capire come contestare una multa autovelox è quella di leggere nel verbale di contestazione gli estremi dell’omologazione e della taratura periodica dell’apparecchiatura, ma la Giurisprudenza spesso non ritiene questa motivazione valida per l’accoglimento del ricorso.

Per capire come procedere per proporre ricorso al prefetto per multa autovelox continuate a leggere questa guida.

Altra ipotesi di multa è quella del transito in una zona a traffico limitato. Queste zone sono ormai presenti in molte città italiane, e per comprendere come comportarsi in caso di sanzione prendiamo ad esempio una città come Milano. Anche in questo caso, per capire come proporre ricorso multa a Milano in ZTL, bisogna seguire alcuni passaggi.

Prima di tutto bisogna sapere che questa tipologia di multe viene elevata quando si transita con la propria vettura in varchi sorvegliati da videocamere. Se la targa appartiene a un veicolo non autorizzato al transito viene immediatamente riscontrata l’infrazione e notificata la multa.

Anche in questo caso per capire come contestare una multa ZTL è necessario leggere con attenzione il verbale e rilevare eventuali errori  relativi al giorno, ora, luogo e località dell’infrazione, oppure se sono errati il tipo di veicolo o la targa.

Inoltre, bisognerà verificare se siano riportati con esattezza gli articoli del Codice della Strada violati e le modalità per presentare il ricorso. Qualora siano presenti questi vizi sarà possibile proporre la contestazione verbale multa presso il Prefetto o presso il Giudice di Pace territorialmente competente.

In alcune occasioni può accadere di aver pagato in passato una multa e vedersi notificata presso la propria residenza una nuova richiesta di pagamento. In questo caso per capire come contestare una multa già pagata si deve seguire un iter più semplice.

Se si è certi di aver effettuato il pagamento e si ha con sé la copia della ricevuta dello stesso, sarà sufficiente proporre istanza di annullamento in autotutela presso l’Ente che ha erogato la nuova sanzione. I termini per la presentazione del ricorso non saranno interrotti dalla istanza di annullamento in autotutela, ma l’Ente avrà tutta la convenienza ad annullare l’ingiusta sanzione per evitare, in caso di ricorso al Giudice di Pace, la condanna al pagamento delle spese legali.

Anche per capire come contestare una multa dei vigili urbani i passi da seguire sono gli stessi indicati prima. Verificata l’eventuale presenza di vizi che possano inficiare la multa, si può optare per l’annullamento in autotutela o, in alternativa, il ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace avendo sempre ben presenti i termini di prescrizione per esercitare il proprio diritto.

Abbiamo già parlato in precedenza della possibilità di contestare una multa al Prefetto o al Giudice di Pace territorialmente competente. È giunto adesso il momento di spiegare nel dettaglio i vari step da seguire nel primo caso. Chi decide di proporre ricorso multa al Prefetto piuttosto che davanti al Giudice di Pace non dovrà pagare alcuna somma per marche da bollo e contributo unificato e non avrà bisogno dell’assistenza di un avvocato.

Questo tipo di ricorso consiste in un controllo formale a seguito dell’invio dell’atto all’organo accertatore o al Prefetto senza la necessità di partecipare a udienze o inviare memorie.

Fondamentale, per proporre il ricorso al Prefetto per la multa, sarà il rispetto del termine di decadenza di 60 giorni dalla notifica della multa. Decorso tale termine non sarà più possibile proporre ricorso al Prefetto.

Il ricorso multa potrà essere inviato in due modi:

  • via PEC 
  • via raccomandata A/R

Il  Prefetto dovrà dare risposta entro 210 giorni dalla spedizione, qualora il ricorso sia spedito direttamente al Prefetto, mentre entro il termine di 180 se questo viene inviato all’Ente accertatore.

Se il Prefetto non decide nei termini indicati si applica il principio del silenzio assenso e il ricorso si considera accolto. Fate tuttavia attenzione nello scegliere questa modalità di ricorso. In caso di rigetto, infatti, il Prefetto vi obbligherà al pagamento della sanzione raddoppiata rispetto a quella indicata nel verbale. In caso di rigetto, in ogni caso, sarà possibile entro trenta giorni proporre ricorso al Giudice di Pace.

Il Giudice di pace ha competenza esclusiva in materia di sanzioni per violazioni al Codice della Strada. A differenza delle modalità indicate per la contestazione davanti al Prefetto, per capire come contestare una multa al Giudice di Pace bisognerà ricordare che i termini per la proposizione del ricorso sono di 30 giorni dalla notifica. 

Il ricorso potrà essere presentato:

  • personalmente presso la cancelleria degli uffici del Giudice di Pace;
  • tramite l’assistenza di un avvocato.

Bisogna comunque evidenziare che in questo caso, oltre alle spese legali, si dovranno pagare anche le spese vive del ricorso consistenti nel contributo unificato del valore di 43 euro (per i ricorsi il cui valore è fino a 1.100 euro) e nella marca da bollo di 27 euro.

I documenti per il ricorso al Giudice di Pace per la multa saranno:

  • un originale e due fotocopie del ricorso;
  • un originale e due fotocopie della cartella esattoriale o del verbale di contestazione o dell’ordinanza prefettizia;
  • una fotocopia degli eventuali documenti che si intendono allegare;
  • copia di un documento di riconoscimento valido del ricorrente.

Il Giudice di Pace avrà varie possibilità:

  • dichiarare inammissibile il ricorso;
  • convalidare la multa con ordinanza;
  • annullare in tutto o in parte la multa se accoglie l’opposizione del ricorrente;
  • rigettare il ricorso determinando a carico del ricorrente una sanzione di importo ricompreso tra il minimo e il massimo stabilito dalla legge per la violazione accertata.

In caso di rigetto sarà possibile proporre appello presso il Tribunale Civile. Dati i costi del ricorso davanti al Giudice di Pace sarà necessario verificare l’importo della sanzione elevata e l’eventuale presenza di sanzioni accessorie che giustifichino questo intervento.

Cose da sapere

Come contestare una multa?

In caso di vizi di forma del verbale di contestazione  sarà possibile chiedere l’annullamento in autotutela all’Ente che ha imposto la sanzione. In altri casi, sarà necessario fare ricorso per una multa presso il Prefetto o il Giudice di Pace territorialmente competente.

Come si contesta una multa già pagata?

Se si è certi di aver effettuato il pagamento e si ha con sé la copia della ricevuta dello stesso, sarà sufficiente proporre istanza di annullamento in autotutela presso l’Ente che ha erogato la sanzione.

Entro quando va contestata una multa?

La presentazione del ricorso multe davanti al Giudice di Pace è possibile entro 30 giorni dalla notifica o dall’accertamento, mentre si potrà ricorrere al Prefetto entro 60 giorni.

 

Patente, revisione, collaudo, RC Auto: novità decreto Cura Italia

Coronavirus Cura Italia

Il diffondersi della pandemia da Coronavirus ha letteralmente stravolto la nostra quotidianità. L’introduzione delle misure restrittive ha limitato ogni tipo di spostamento non necessario e messo in ginocchio l’economia del nostro Paese.

Per venire incontro agli automobilisti in difficoltà, il governo Conte ha predisposto il decreto Cura Italia all’interno del quale sono state previste tutte una serie di agevolazioni e proroghe dedicate anche al mondo dell’auto. Scopriamole nel dettaglio.

LEGGI ORA: Spostamenti in auto durante la FASE 2, tutto quello che c’è da sapere

INDICE
Proroga scadenza patente
Permesso provvisorio di guida
Esame patente di guida
Bollo auto: rinvio pagamento
Revisione e collaudo
Multe verbali e ricorsi
Proroga assicurazione auto scaduta
Auto a metano e GPL
Documento unico di circolazione
Duplicato patente

A seguito del prolungamento dello stato di emergenza Covid le patenti in scadenza o scaduti in questo periodo saranno valide fino al 30 aprile 2021 su tutto il territorio nazionale.

Discorso analogo anche per i fogli rosa. Quelli scaduti o in scadenza in questo periodo di emergenza nazionale restano infatti validi, come le patenti, fino al 30 aprile 2021.

Tra le misure adottate per limitare i contagi il Ministero delle infrastrutte e dei trasporti ha deliberato la sospensione fino al 21 novembre 2020 degli esami per ottenere la patente di guida in tutte le Regioni contrassegnate con il colore rosso.

Per chi non potrà sostenere successivamente l’esame, la delibera prevede, inoltre, la proroga fino al 30 aprile 2021 della validità del foglio rosa per potersi esercitare nella guida.

Per fronteggiare l’emergenza causata dal Covid-19, il decreto Cura Italia ha stabilito il rinvio per i pagamenti di alcuni tributi. Tuttavia,  per quelli relativi ai veicoli sta alle Regioni decidere in merito al rinvio dei pagamenti per bollo auto e IPT (Imposta provinciale di trascrizione).

Nel dettaglio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Campania hanno deciso di posporre al 30 giugno il pagamento del bollo autosenza sanzioni e interessi. La Sicilia è in attesa del voto dell’Assemblea regionale per prendere la stessa decisione. Le altre Regioni stanno valutando se allinearsi.

Se già con il Decreto Cura Italia il governo aveva introdotto la proroga per le revisioni in scadenza entro il 31 luglio 2020, posticipandole al 31 ottobre 2020, con il Decreto Semplificazioni le date slittano ancora di più.

Revisioni in scadenza entro il 30 settembre 2020

  • Il termine ultimo per effettuare la revisione della vettura è il 31 dicembre 2020.

Revisioni in scadenza tra il 1° ottobre e il 31 dicembre 2020

  • Gli automobilisti avranno tempo fino al 28 febbraio 2021 per mettere in regola le proprie vetture.

 

Se è vero che con le restrizioni imposte dal governo non sono consentiti gli spostamenti non necessari, è altrettanto vero che chi per lavoro, necessità o motivi di salute, sia costretto ad uscire di casa rischia di incorrere in multe da parte delle Forze dell’Ordine qualora non rispetti le norme del Codice della Strada.

Il decreto Cura Italia ha previsto anche questi casi stabilendo che dal 10 marzo al 3 aprile sono sospese tutte le scadenze di 60 giorni per il pagamento delle multe e di 30 giorni per la presentazione del ricorso al Giudice di Pace. I termini riprenderanno a decorrere a partire dal 4 aprile. Per il pagamento delle sanzioni in misura ridotta il termine è stato portato da 5 a 30 giorni fino al 31 maggio 2020.

Altra materia sulla quale è intervenuto il decreto Cura Italia è quella relativa alla scadenza delle polizze RC Auto. In questo caso è stato previsto che la validità della polizze RC auto fino al 31 luglio 2020 è prorogata di ulteriori 15 giorni, per un totale di 30 giorni. Fate però attenzione perché la proroga della validità della copertura assicurativa è stata estesa esclusivamente alla RC Auto e non alle altre eventuali coperture accessorie come furto e incendio, atti vandalici e così via.

Inoltre, a partire dal 30 aprile 2020, data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Cura Italia, è possibile sospendere l’assicurazione auto, se impossibilitati ad utilizzare il veicolo a causa del lockdown.

Il periodo di sospensione dell’assicurazione non può superare il 31 luglio 2020 e decorre dal momento in cui la compagnia riceve la richiesta del cliente. Una volta ricevuta la richiesta dell’assicurato, le compagnie sono obbligate ad attuare la sospensione della polizza auto.

Nel periodo di sospensione il veicolo non potrà circolare né sostare su strada o un una parcheggio pubblico, e dovrà essere custodito in un luogo privato.

Al termine della sospensione, la copertura assicurativa riprenderà a decorrere normalmente, prorogata di un numero di giorni pari a quelli di sospensione, senza oneri o spese per l’assicurato.

Anche le auto a metano e le auto a GPL sono state oggetto del Cura Italia. Per la prima tipologia di vetture è stato stabilito che, fino al 15 giugno, sarà possibile circolare in deroga ad eventuali scadenze inerenti le bombole per il periodo ricompreso dal 31 gennaio al 15 aprile, mentre per la seconda tipologia, relativamente le scadenze dei serbatoi, la deroga è stata estesa sino al 31 ottobre.

La documentazione relativa alla validità della ricevuta sostitutiva della carta di circolazione è stata oggetto del decreto Cura Italia che ha stabilito una proroga sino al 31 ottobre.

Infine, vista l’impossibilità per le agenzie di pratiche auto di poter operare senza limitazioni, l’esecutivo ha deciso di prorogare la validità della ricevuta sostitutiva della patente, rilasciata proprio da queste agenzie, sino al 31 ottobre.

Colpi di sonno alla guida: come evitarli

Colpi di sonno alla guida

Mettersi al volante della propria vettura non vuol dire soltanto godere della possibilità di spostarsi in maniera totalmente indipendente ma, soprattutto, prestare attenzione per la propria e l’altrui incolumità.

I colpi di sonno sono certamente una delle maggiori cause di incidente, ma è possibile prevenirli con pochi e semplici trucchi.

 INDICE
Colpi di sonno alla guida: cosa fare
Colpi di sonno e incidenti
Colpi di sonno: sintomi
Colpi di sonno: ritiro patente
Colpi di sonno: cause
Allarme acustico anti colpi di sonno

Prima o poi è capitato a tutti. Ci si siede in auto dopo una giornata estenuante e si deve affrontare un percorso particolarmente lungo per tornare a casa, oppure si rientra a tarda notte dopo aver festeggiato un po’ ed ecco che improvvisamente si viene colpiti dai colpi di sonno.

Rischiare di chiudere gli occhi anche per pochi secondi può rivelarsi fatale. Gli studi hanno infatti dimostrato che rimanere un solo secondo con gli occhi chiusi ad una velocità di 100 Km/h significa percorrere un totale di ben 28 metri senza avere sotto controllo la situazione sulla strada.

Cosa fare, quindi, per evitare i colpi di sonno? In primo luogo è sempre opportuno valutare autonomamente le proprie condizioni fisiche. Se magari si è dormito poco e male la sera prima è bene evitare di mettersi in viaggio, ma se si è costretti ad affrontare il tragitto allora sarà buona regola quella di fermarsi presso un’area di sosta o uno spiazzo ai primi segnali per riposarsi anche solo per 20 minuti così da avere un nuova freschezza alla guida.

Come abbiamo detto in precedenza, una delle maggiori cause di incidenti stradali è legata proprio ai colpi di sonno. I soggetti costretti a percorre un elevato numero di chilometri sono infatti quelli a maggior rischio perché la stanchezza può palesarsi improvvisamente da un momento all’altro.

Il tasso di mortalità in questi casi è decisamente elevato perché un conducente che accusa colpi di sonno mentre si trova al volante è impossibilitato a mantenere il controllo del proprio mezzo e non ha modo di intervenire per evitare le situazioni di pericolo.

Non sempre i colpi di sonno, però, arrivano improvvisamente. In molti casi, infatti, il nostro corpo lancia alcuni segnali che devono fungere da allarme per capire che è arrivato il momento di prendersi una pausa.

Se, ad esempio, si accusa un certo bruciore agli occhi, oppure se gli sbadigli avvengono a frequenze sempre più vicine o ancora se non si riesce a mettere a fuoco la strada il nostro corpo ci sta comunicando che è opportuno accostarsi e concedersi un breve riposo per evitare i colpi di sonno.

Altri segnali che indicano un elevato segno di stanchezza sono la mancata percezione della velocità alla guida, un senso di irrequietezza al volante o ancora la difficoltà nel mantenere la testa dritta. In tutti questi casi è sempre consigliabile cercare un’area di sosta e schiacciare un pisolino per proseguire successivamente in tutta sicurezza.

Chi si mette alla guida in condizioni di stanchezza ed accusa colpi di sonno, oltre a mettere a repentaglio la propria sicurezza può essere condannato al ritiro della patente.

Il decreto del Ministero dei Trasporti 22/12/2015, su indicazione della direttiva UE 85/2014, ha infatti disposto che “la patente di guida non deve essere né rilasciata né rinnovata a candidati o conducenti affetti da disturbi del sonno causati da apnee ostruttive notturne che determinano una grave e incoercibile sonnolenza diurna, con accentuata riduzione delle capacità dell’attenzione non adeguatamente controllate con le cure prescritte”.

Per questo motivo, qualora a seguito di visita medica si dovesse riscontrare un disturbo del sonno cronico si rischia il mancato rilascio o il rinnovo della patente.

Non esiste una causa univoca per i colpi di sonno, ma possono essere numerose le variabili. Ad esempio l’aver dormito poche ore prima di mettersi al volante è senza dubbio una delle principale cause dei colpi di sonno, ma lo è anche il soffrire di apnee ostruttive durante il sonno, che causano problemi di sonnolenza.

Anche l’assunzione di alcol o sostanze stupefacenti può avere un impatto determinante nei colpi di sonno ed il nostro Codice della Strada punisce severamente chi causa un incidente sotto l’effetto di stupefacenti o bevande alcoliche.

La moderna tecnologia è intervenuta a favore degli automobilisti per prevenire i colpi di sonno ed in commercio sono presenti numerosi dispositivi che avvisano il conducente qualora questo abbia dei colpi di sonno.

Si va dal braccialetto connesso allo smartphone che avvisa il guidatore con un allarme acustico intenso e dei flash per poi passare all’auricolare che avvisa il conducente con suoni e vibrazioni qualora l’inclinazione della testa superi un determinato numero di gradi.

Molte vetture più recenti, poi, hanno dispositivi di serie che analizzando il volto del conducente e segnalano sia acusticamente che con messaggi sul display quando è arrivato il momento di prendersi una pausa.

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Auto aziendali: IVA detraibile e deducibilità dei costi

car2go arriva a Chicago e cresce in tutto il mondo

Recentemente il trattamento fiscale sulle auto aziendali è stato oggetto di accese discussioni. Da una parte il governo, che pensava di ridurre le agevolazioni sulle vetture di proprietà di imprese e professionisti, dall’altro i diretti interessati, che al contrario chiedevano ulteriori vantaggi fiscali visto che in Europa, generalmente, le auto aziendali sono oggetto di una fiscalità più favorevole.

In attesa di capire cosa succederà, però, ecco tutto quello che c’è da sapere riguardo alle auto aziendali, il cui panorama, in Italia, è complesso e variegato perché cambia in base al tipo di attività che aziende e professionisti svolgono.

INDICE
 Detrazione dell’IVA
 Deducibilità dei costi auto
 IVA esposta

La prima questione interessante riguarda la detraibilità dell’IVA. In Italia l’aliquota dell’Imposta sul Valore Aggiunto è pari al 22%. I professionisti e le imprese possono portare in detrazione una percentuale variabile di questa somma. Generalmente si riesce a detrarre il 40%, perché si è calcolato che un’auto aziendale sia in realtà un mezzo di trasporto per uso promiscuo, che viene utilizzato sia durante l’attività lavorativa, sia nel tempo libero e con la famiglia.

Ci sono veicoli definiti “esclusivamente aziendali” o “ad uso esclusivo” in cui la detraibilità dell’Iva sale al 100%. Tra questi si devono citare i taxi, le vetture delle scuole guida o, ancora, i veicoli appartenenti alle società di noleggio e leasing.

Qui potete trovate tutte gli annunci di auto con IVA deducibile presenti su automobile.it.

servizio car2go "atterra" a Ciampino

Una voce ancor più consistente, quando si parla di auto aziendali, è quella rappresentata dai costi veri e propri:

  • costo d’acquisto,
  • costi legati alla manutenzione e alle spese per il carburante.

È qui che si gioca la vera partita. Anche in questo caso, la deducibilità è legata all’attività svolta:

  • 20% per professionisti ed artigiani
  • 80% per agenti di commercio

In genere la percentuale non supera il 20% (fino ad un massimo di 18.076 euro) per professionisti e artigiani, ma per altri, come i rappresentanti o gli agenti di commercio, arriva all’80%. Anche in questo caso, i già citati veicoli aziendali ad uso esclusivo possono portare in detrazione l’intero ammontare delle spese sostenute (100%).

Consigli utili per la manutezione degli pneumatici

Ma cosa significa portare costi in detrazione? Semplicemente che quelle spese abbassano l’utile durante la stesura della dichiarazione dei redditi e che contribuiscono ad abbassare l’importo delle tasse da pagare.

Spesso, quando si guarda il prezzo delle auto, nuove o usate che siano, si legge una cifra e, a fianco, la dicitura “IVA esposta”. Un’espressione non così di immediata comprensione per alcuni. Diciamo che con questa terminologia si intende il fatto che il prezzo segnalato dal venditore per quel veicolo è comprensivo di IVA.

Perché non scrivere IVA inclusa, quindi? Più che altro per una convenzione. Cioè: quando si parla di Iva inclusa, ci si riferisce di solito a categorie di acquirenti che non possono scaricare l’Iva.

Soggetti privati che sono costretti a pagare il prezzo comprensivo della fatidica Imposta sul Valore Aggiunto. Usando il termine IVA esposta, invece, di solito il venditore vuole sottolineare il fatto che il prezzo segnalato, nel caso si sia un’azienda o un soggetto con partita Iva, è in realtà minore del 22%.

Seat "Official Car Sponsor" del festival Collisioni

Facciamo un esempio, tanto per capirci. Se una concessionaria espone una vettura di seconda mano e, a fianco, riporta un prezzo di vendita di 30.000 euro Iva esposta, significa che un privato dovrà sborsare effettivamente 30.000 euro, mentre una partita Iva (aziendale o singola) dovrà sborsare sì 30.000 euro, ma poi potrà vantare un credito di Iva di 6.600 euro nei confronti dello stato e, a livello di costo d’acquisto, potrà portare in detrazione del 20%, dell’80% o del 100% del valore al netto dell’Iva, pari a 23.400 euro.

L’ammortamento pluriennale

C’è un’ultima questione da affrontare quando si parla di auto aziendali. Partendo dalla considerazione che un’auto viene utilizzata per più di un anno, lo stato Italiano ha stabilito che i costi e i relativi benefici fiscali sull’acquisto di un’auto aziendale vengano spalmati su più esercizi. Più precisamente, in 4 anni.

Questo, sempre per fare un esempio concreto, significa che se nell’acquisto di un’auto aziendale si possono portare in detrazione, diciamo per comodità, 10.000 euro, allora questi saranno spalmati su 4 anni, portando in ciascun esercizio in detrazione una cifra pari a 2.500 euro.

Seggiolino anti abbandono: normativa, tipologie, funzionamento e bonus

Seggiolino anti abbandono: ecco cosa prevede la normativa

È finalmente realtà l’obbligatorietà di adozione del seggiolino anti abbandono, una novità fondamentale nel salvare le vite dei bambini

Il provvedimento che introduceva l’obbligo di adozione dei seggiolini anti abbandono è diventato legge, la n. 157 del 19 dicembre 2019, ed ha fissato il termine del 6 marzo 2020 quale data ultima per l’obbligo di installazione per tutti quegli automobilisti che trasportino bambini di età inferiore a 4 anni. Da questa data, nel caso di violazione, è prevista una multa che va da 81 a 326 euro, proprio come succede in caso di mancato uso delle cinture di sicurezza. Non solo: in caso di recidiva nel giro di due anni è prevista la sospensione della patente da 15 giorni fino a un massimo di due mesi.

Scopriamo nel dettaglio come questo dispositivo di sicurezza dovrebbe funzionare e come andrebbe ad impattare sulla normativa seggiolini auto.

INDICE
 Seggiolino anti abbandono: cronologia
 Normativa seggiolini auto e bonus
Come funziona il seggiolino anti abbandono
Tipologie di seggiolino anti abbandono
Isofix obbligatorio
 Normativa Codice della Strada

L’iter di legge che ha portato all’obbligo dell’adozione del seggiolino anti abbandono è stato piuttosto travagliato e lungo. Ecco un riassunto:

  • 27/10/2018: La legge Salva Bebè viene approvata;
  • 21/01/2019: Il MIT invia alla commissione europea TRIS la bozza del decreto ed inizia la consultazione pubblica;
  • 23/04/2019: Termina il periodo di consultazione pubblica;
  • 24/04/2019: Viene prorogato il periodo di consultazione pubblica;
  • 22/07/2019: Fine del nuovo periodo di consultazione pubblica;
  • 29/09/2019: Il CDS accoglie le osservazioni del TRIS;
  • 07/10/2019: La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha firmato il decreto attuativo dell’articolo 172 del Nuovo codice della strada, in attesa di pubblicazione nella Gazzetta;
  • 07/11/2019: Tutti gli automobilisti devono iniziare ad installare il seggiolino anti abbandono nella proprio auto, ma le sanzioni arriveranno nel 2020;
  • 24/12/2019: Pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.301;
  • 06/03/2020: ENTRA UFFICIALMENTE IN VIGORE L’OBBLIGO di adottare i dispositivi anti abbandono e sono previste sanzioni per coloro che non rispettano la normativa.

L’obbligo di adozione del dispositivo anti abbandono si è reso necessario a seguito dei numerosi casi di bimbi in auto dimenticati accidentalmente dai genitori. Episodi che spesso, purtroppo, hanno avuto un tragico epilogo.

Inizialmente la legge ipotizzava l’applicazione di una detrazione fiscale fino a 200 euro per l’acquisto del seggiolino anti abbandono, ma attualmente questa ipotesi non è contemplata. Confidando nel buon senso dei genitori nell’affrontare questa spesa a fronte di un deciso incremento della sicurezza,  è possibile usufruire esclusivamente di un bonus pari a 30 euro per l’acquisto del seggiolino anti abbandono.

Per poter godere di questa agevolazione sarà necessario effettuare la registrazione sul sito bonuseggiolino.it avendo già le credenziali del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID).

Completata la procedura di registrazione verrà erogato il voucher di 30 euro per l’acquisto, spendibile esclusivamente presso uno dei negozianti registrati sulla piattaforma, mentre chi ha già proceduto all’acquisto presso qualsiasi esercizio commerciale potrà chiedere entro 60 giorni, a far data dal 21 Febbraio 2020, il rimborso di 30 euro allegando lo scontrino o la ricevuta fiscale ed una autocertificazione sul modello disponibile on line.

Il seggiolino anti abbandono funziona tramite un dispositivo collegato ad un sensore a sua volta collegato tramite Bluetooth allo smartphone del conducente. Quando questo scende dall’auto e la chiude, la connessione si disattiva e parte automaticamente un messaggio d’allarme verso il suo cellulare. Nel caso in cui questo sia silenziato, il dispositivo invierà dei messaggi d’allarme agli altri dispositivi collegati configurati come quelli di altri familiari del bambino.

Il sistema del dispositivo anti abbandono è stato pensato per essere facile da utilizzare. Per attivarlo basta connettere il seggiolino dotato di sensori all’app dedicata scaricabile da App store, ed il sistema si attiva appena il bambino viene fatto sedere sul seggiolino.

Le tipologie di dispositivi anti abbandono sono principalmente 4:

  • Dispositivo Integrato nel seggiolino
  • Dispositivo in dotazione tra gli accessori auto
  • Dispositivi universali da applicare al seggiolino: si possono utilizzare su tutti i tipi di seggiolini;
  • Dispositivi ad hoc da applicare al seggiolino: utilizzabili sui seggiolini di una specifica marca.

La normativa UNI EN 14988 disciplina i requisiti di sicurezza per i seggiolini auto bimbi e dei seggioloni, indicando i punti di attacco standard che devono essere inclusi nelle vetture, così da consentire un aggancio rapido e sicuro.

Il seggiolino auto con Isofix assicura un fissaggio corretto, tramite apposite segnalazioni visive. I seggiolini fissati con tre agganci, uno in alto e due in basso, sono quelli dotati di aggancio Isofix universale.

La normativa R129-02 ha subito delle modifiche, entrate in vigore nell’estate 2017, relative ai seggiolini destinati ai bambini a partire dai 125 cm di altezza.

Con la seconda fase di questa normativa i seggiolini auto per bambini da 100 a 150 cm di altezza potranno o meno essere dotati del sistema Isofix. I genitori avranno quindi la possibilità di scegliere la modalità di installazione che preferiscono, mentre, secondo la normativa 2017 ECE R44-04, i bambini fino a 125 cm dovranno obbligatoriamente essere protetti da un rialzo con schienale che consentirà una migliore disposizione della cintura sulle spalle del bambino.

Come anticipato, il Codice della Strada disciplina all’articolo 172 l’uso delle cinture di sicurezza e i sistemi di ritenuta per bambini.

Nello specifico, il comma 5 dispone che i bambini non possono essere trasportati utilizzando un seggiolino di sicurezza rivolto all’indietro su un sedile passeggeri protetto da airbag frontale, a meno che l’airbag medesimo non sia stato disattivato in maniera automatica.

Secondo il comma 6 tutti gli occupanti di età superiore a tre anni dei veicoli in circolazione delle categorie M2 ed M3 devono utilizzare, quando sono seduti, i sistemi di sicurezza di cui i veicoli stessi sono provvisti. I bambini devono essere assicurati con sistemi di ritenuta per bambini, eventualmente presenti sui veicoli delle categorie M2 e M3, solo se di tipo omologato, secondo quanto previsto al comma 1.

In caso di violazione delle norme sui seggiolini auto si potrà incorrere in una sanzione amministrativa pagando una somma da 80 euro a 323 euro.

Ma quindi, quali sono questi dispositivi anti-abbandono e quali acquistare? Su eBay potete trovare moltissimi annunci di seggiolini e dispositivi anti abbandono.