Come calcolare il superbollo auto, quando e dove pagarlo

A partire dal 2011 i proprietari di vetture più performanti si trovano a dover pagare il superbollo, una imposta aggiuntiva al bollo auto che scatta in automatico superati i 185 kW di potenza. Scopriamo in cosa consiste. 

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INDICE
Cos’è il superbollo auto
Calcolo superbollo auto
Quando si paga il superbollo
Come si paga il superbollo
Lista auto superbollo: alcuni esempi

Istituito con l’art. 23 del Decreto Salva Italia del 2011, il superbollo auto è una imposta aggiuntiva che deve essere pagata dai proprietari delle vetture qualora la potenza superi i 185 kW. Per ogni kilowatt ulteriore, infatti, si dovranno versare 20 euro in più oltre alla quota del bollo auto. L’importo del superbollo è ridotto dopo cinque, dieci e quindici anni dalla data di costruzione del veicolo, rispettivamente al 60, al 30 e al 15%, mentre non è più dovuto decorsi venti anni dalla data di immatricolazione. 

È possibile conoscere in anticipo limporto del superbollo auto che si dovrà versare in aggiunta alla quota relativa al bollo. Come detto, per ogni kilowatt eccedente i 185 il proprietario dovrà aggiungere 20 euro in più, ma dovrà anche considerare lanno di costruzione dellauto per applicare le eventuali percentuali di detrazione applicabili: dopo cinque, dieci e quindici anni dalla data di costruzione del veicolo, l’importo di 20 €/kW si riduce rispettivamente al 60, al 30 e al 15%.

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione sul suo portale un sistema di calcolo del superbollo automatico, per la quale è necessario avere a disposizione i seguenti dati, disponibili nel libretto di circolazione:

  • targa del veicolo;
  • regione di residenza;
  • anno di riferimento del superbollo;
  • anno di scadenza del bollo auto;
  • mese di scadenza del bollo auto;
  • mesi di validità del bollo auto;
  • riduzione per vetustà.

Il superbollo si aggiunge alla normale tassa auto, che già di per sé prevede una maggiorazione dell’importo per ogni kW superiore ai 100. Le cifre esatte, in questo caso, cambiano da regione a regione, per cui vi consigliamo di consultare le nostre guide dedicate in merito:

Per conoscere limporto del superbollo auto da pagare ci si può avvalere anche di numerosi siti che effettuano questa operazione in modo semplice ed efficace. Sarà fondamentale avere a portata di mano la targa dellauto e indicare la regione di residenza, lanno di riferimento del superbollo nonché lanno ed il mese di scadenza del bollo auto ed infine leventuale percentuale di riduzione dovuta alletà del veicolo. 

Il superbollo auto, come evidenziato in precedenza, è una addizionale che deve essere corrisposta in aggiunta al bollo auto quando la potenza espressa in kW supera i 185. Non esiste un termine universale per il suo pagamento, ma come il bollo auto questo deve essere corrisposto ogni 12 mesi entro la fine del mese successivo alla scadenza.

Per effettuare il pagamento del superbollo si dovrà utilizzare necessariamente il modello “F24 elementi identificativi“, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, indicando i seguenti codici: 3364 per l’addizionale erariale alla tassa automobilistica; 3365 per le sanzioni e 3366 per gli interessi. 

Sarà possibile effettuare il pagamento presso le delegazioni ACI o le agenzie di pratiche auto, e ancora presso le banche, alla posta o presso le tabaccherie convenzionate con Banca ITB o aderenti al polo Lottomatica. Le commissioni per il pagamento variano a secondo della modalità scelta, ma i costi sono in ogni caso decisamente contenuti.

Per evitare di cadere in confusione è possibile indicare a livello esemplificativo alcune delle auto attualmente presenti in commercio che sono soggette al pagamento del superbollo:

Auto soggetta al superbollo Potenza auto (kW) Importo superbollo
Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio 375 kW 4.386,95€
Alfa Romeo Stelvio 2.0 Turbo 280 CV 206 kW 1.006,95€
Audi A6 Avant 50 TFSI e 195 kW 786,95€
BMW 330d 210 kW 1.086,95€
BMW X5 xDrive45e 210 kW 1.086,95€
Ford Focus ST 206 kW 1.006,95€
Jeep Wrangler Unlimited 2.0 Turbo 200 kW 886,95€
Land Rover Defender  110 2.0 Si4 221 kW 1.306,95€
Mercedes Classe C 63 AMG Coupé 350 kW 3.886,95€
Volkswagen Tiguan R 235 kW 1.586,95€

Cose da sapere

Cos’è il superbollo?

Il superbollo auto è una imposta aggiuntiva che deve essere pagata dai proprietari delle vetture di lusso qualora la potenza espressa in kilowatt superi i 185 kW. 

Come si calcola l’importo del superbollo?

Per calcolare l’importo del superbollo è necessario aggiungere, per ogni kilowatt eccedente i 18520 euro in più alla quota del bollo autoL’importo del superbollo è ridotto dopo cinque, dieci e quindici anni dalla data di costruzione del veicolo, rispettivamente al 60, al 30 e al 15%, mentre non è più dovuto decorsi venti anni dalla data di costruzione.

Quando si paga il superbollo?

Non esiste un termine universale per il pagamento del superbollo, ma ci si deve sempre riferire all’ultimo giorno del mese successivo a quello della scadenza. 

Come si paga il superbollo?

Per effettuare il pagamento del superbollo si dovrà utilizzare necessariamente il modello “F24 elementi identificativi“, disponibile sul sito dell’Agenzia delle EntrateSarà possibile effettuare il pagamento presso le delegazioni ACI o le agenzie di pratiche auto, e ancora presso le banche, alla posta o presso le tabaccherie convenzionate con Banca ITB o aderenti al polo Lottomatica.

Cellulare alla guida: sanzioni per uso scorretto e ritiro della patente

A chi non capita di ricevere chiamate o messaggi quando si è alla guida? Ecco, uno dei peggiori vizi degli automobilisti è quello di utilizzare il cellulare e rispondere, distraendosi e mettendo in pericolo se stessi e gli altri. Spostare l’attenzione sugli apparecchi elettronici allunga decisamente i tempi di reazione, ma soprattutto comporta l’allontanamento delle mani dal volante ed in questo caso è vietato dal Codice della Strada, con multe che arrivano oltre i 600 euro.

INDICE
Uso del cellulare alla guida: il Codice della Strada
Multa cellulare alla guida senza essere fermato
Guida con cellulare: sanzioni con contestazione immediata
Ritiro patente per cellulare alla guida

Per contrastare la piaga del cellulare alla guida, ill nostro Codice della Strada è intervenuto disciplinando la materia all’articolo 173, che recita testualmente al secondo comma: “È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie”. Più in generale, è vietato durante la marcia l’utilizzo di smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi simili che di fatto impongono anche solo temporaneamente di staccare le mani dal volante.

Cellulare alla guida: sanzioni per uso scorretto e ritiro della patente

Per non ricevere una multa è necessario non staccare neanche una mano dal volante e utilizzare la modalità in viva voce o avvalersi di cuffiette auricolari ad un volume ragionevole, cioè senza ridurre la sensibilità uditiva del conducente. Inoltre, è bene ricordare che la sentenza n. 23331/2020 della Corte di Cassazione ha specificato che anche quando ci si arresta per esigenze della circolazione, come per esempio davanti a un semaforo rosso, il divieto di utilizzare apparecchi elettronici resta valido.

Il nostro Codice della Strada prevede per la guida con il cellulare sanzioni importanti, oltre alla perdita di 5 punti patente.

Sempre l’articolo 173, al comma 3 bis, dispone : “Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa da pagamento di una somma da euro 165 a euro 661. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio”.

È bene sottolineare come la sanzione per l’uso del cellulare alla guida possa essere comminata anche in assenza di contestazione immediata, ma purché il verbale sia valido è necessario che siano riportati con precisione gli estremi della violazione e l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata. Altrimenti, si potrà proporre ricorso presso il Giudice di Pace competente per territorio. Nel caso di contestazione non immediata, la multa sarà notificata all’indirizzo del trasgressore entro 90 giorni (che diventano 360 con residenza all’estero) dall’accertamento dell’infrazione.

Qualora, invece, si venga fermati dagli agenti accertatori e si proceda alla multa telefonino contestazione immediata è bene sapere che gli importi della sanzione saranno quelli previsti dall’articolo 173 comma 3 bis del Codice della Strada.

Si andrà quindi da un minimo di 165 ad un massimo di 660 euro, ed in caso di nuova violazione entro due anni dalla prima si potrà essere soggetti alla sanzione della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi.

In caso di contestazione immediata, qualora vogliate proporre ricorso presso il Giudice di Pace contro il verbale è sempre utile far redigere all’agente accertatore le vostre ragioni così da avere un documento ufficiale da poter utilizzare in giudizio.

Da quasi tre anni circola in parlamento una proposta di legge approvata in Commissione Trasporti, ma ancora non votata, che porterebbe a un aumento deciso delle sanzioni per l’uso del telefono alla guida. Se dovesse approdare in Aula potrebbe innalzare la multa per prima infrazione e recidiva portandole rispettivamente a “forbici” di che vanno da 422 a 1.967 euro nel primo caso e da 644 a 2.588 euro nel secondo caso.

Se a seguito della prima infrazione si rischia la sospensione della patente da 7 giorni a 2 mesi e la decurtazione di 5 punti, per la recidiva si rischia di rimanere fino a 3 mesi senza patente e di perdere di 5 punti. Se poi venisse incluso l’uso del cellulare fra le aggravanti dell’omicidio stradale, fra cui figurano anche lo stato di ebbrezza o l’utilizzo di stupefacenti, l’infrazione dell’obbligo sarebbe ancora più punita nei relativi contesti. L’obiettivo di una legge simile è evidente, rispondere con maggiori sanzioni per scoraggiare l’uso del cellulare al volante, una delle principali cause di sinistri stradali.

Gli incidenti provocati per l’utilizzo del cellulare alla guida sono sempre troppo numerosi e l’opinione pubblica ha spesso sollecitato il legislatore ad intervenire con il ritiro patente in caso di utilizzo del cellulare.
Purtroppo nessuna novità è arrivata in merito ed attualmente l’unica sanzione è quella indicata in precedenza della sospensione della patente da uno a tre mesi in caso di recidiva nel biennio successivo (art. 173 comma 3-bis CdS). Come anticipato, però, la proposta di legge approvata in Commissione Trasporti pianifica di applicare sospensione della patente già dalla prima infrazione, con durata stabilita da 7 giorni a 2 mesi.

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Cose da sapere

A quanto ammonta la multa per guida con cellulare?

La multa per guida con cellulare va da un minimo di 165 ad un massimo di 660 euro, ed in caso di nuova violazione entro due anni dalla prima si potrà essere soggetti alla sanzione della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi.

È possibile ricevere una multa per guida con cellulare senza constatazione immediata?

La sanzione per l’uso del cellulare alla guida può avvenire anche in assenza di contestazione immediata, ma purché il verbale sia valido è necessario che siano riportati con precisione gli estremi della violazione e l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata.

In caso di guida con cellulare si rischia il ritiro della patente?

Il Codice della Strada non prevede il ritiro della patente in caso di guida con cellulare, ma in caso di recidiva entro due anni dalla prima violazione è prevista la sospensione della patente da uno a tre mesi.

 

Constatazione amichevole: ecco come funziona

Constatazione amichevole: ecco come funziona

Anche se si guida con prudenza, non si è mai certi di non essere coinvolti in un incidente. A volte basta una piccola distrazione, ma la cosa più importante è mantenere la calma ed accertarsi delle condizioni delle altre persone e dei mezzi coinvolti nel sinistro. Dopodiché, ove possibile, si può procedere a compilare il modulo della constatazione amichevole. Scopriamo come.

INDICE
 Modulo constatazione amichevole
Entro quanto tempo occorre farla?
Occorrono testimoni?
 Compilazione constatazione amichevole
Le 17 opzioni del modulo di constatazione amichevole

Al fine di accelerare le pratiche per il risarcimento del danno, se i soggetti coinvolti nell’incidente sono d’accordo nell’attribuire la responsabilità dell’incidente, allora si può usare il modulo della constatazione amichevole. Il documento viene rilasciato dalle assicurazioni nel momento della stipula della RCA, ma è possibile anche scaricarlo da internet cercando “modulo CAI”.

Il modulo blu, detto anche CAI (constatazione amichevole di incidente) o CID  (convenzione indennizzo diretto) è un documento in cui i conducenti coinvolti nell’incidente descrivono la situazione e la dinamica del sinistro, ammettendo eventuali rispettive responsabilità.

Compilando il modulo CID si può semplificare ed accelerare la pratica per il risarcimento dei danni subiti inoltrando la richiesta alla propria compagnia di assicurazione invece che all’assicurazione del veicolo responsabile. È possibile però riempire il modulo solo se nell’incidente sono coinvolti due o più veicoli, ma uno stesso documento può essere usato al massimo per due vetture. Ciò significa che se i veicoli incidentati sono tre occorrono due moduli, se sono quattro occorrono tre moduli.

In ultimo, le compagnie assicurative consigliano di compilare il CAI anche qualora ci sia disaccordo fra i conducenti coinvolti nel sinistro. In questo caso, il documento può comunque valere ai fini della denuncia, fornendo un punto di vista importante perché descrive tempestivamente la dinamica dei fatti.

Esistono delle scadenze per compilare la constatazione amichevole, sia ai fini della denuncia del sinistro che della richiesta di risarcimento. In linea generale, il modulo andrebbe compilato subito dopo il sinistro. Se invece trascorre del tempo, è importante che non passino più di tre giorni lavorativi prima di denunciare il sinistro alla propria compagnia assicurativa. Se il documento riporta le firme di tutti i conducenti coinvolti nell’incidente, i tempi di attesa per ricevere il risarcimento dei danni si riducono notevolmente.

Sebbene il termine dei tre giorni sia da rispettare per poter denunciare il sinistro stradale, per la richiesta di indennizzo la scadenza si protrae fino a due anni dall’incidente. Se si consegna il CAI due anni dopo il sinistro non si ha diritto ad alcun risarcimento, a meno che il fatto non sia considerabile un reato a causa di lesioni colpose. In questo caso la prescrizione si attiva dopo i cinque anni.

Di conseguenza, anche se non si denuncia entro i tre giorni, è possibile ottenere l’indennizzo totale. La compagnia assicurativa può diminuirlo solo se riesce a dimostrare di aver subito perdite a causa della mancata o tardiva denuncia. È bene ricordarlo, sì, ma è in ogni caso più sicuro, anche per abbreviare i tempi dell’istruttoria, avvisare la propria assicurazione nel modo più tempestivo possibile.

Nell’eventualità in cui la descrizione della dinamica sia chiara e condivisa da tutti i conducenti coinvolti nel sinistro, e i danni siano minimi, è ragionevole fare uso della constatazione amichevole. Se però c’è disaccordo, i testimoni dell’incidente potrebbero giocare un ruolo determinante, se non essenziale. Possono infatti aiutare ad attribuire una maggiore o minore responsabilità a uno dei conducenti.

Per potersi avvalere del loro punto di vista, tuttavia, bisogna che i testimoni siano identificati immediatamente a seguito dell’incidente. Se questo non accade, in caso il danneggiato non sia soddisfatto dell’entità dell’indennizzo offerto dall’assicurazione, non si potrà ammettere alcuna prova testimoniale in favore di un eventuale causa.

Le voci da compilare nel modulo blu sono innumerevoli, ed è facile incappare in piccoli errori che possono però fare la differenza. Per comprendere come compilare la constatazione amichevole sarà sufficiente seguire con attenzione i passaggi che indicheremo di seguito.

Il modulo constatazione amichevole si presenta diviso in tre colonne, una blu a sinstra, una bianca al centro, ed un gialla sulla destra.

Modulo Constatazione amichevole

In alto, al punto 1, dovrà essere riportata la data e l’ora del sinistro, mentre al punto 2 dovrà essere indicato il luogo. In questo caso è fondamentale essere precisi e riportare il Comune, la Provincia, la via ed il numero civico più vicino possibile al luogo dell’incidente.

Il punto 3 è relativo alla presenza o meno di feriti a seguito del sinistro, mentre nel punto 4 dovranno essere indicati i danni materiali riportati da terze vetture se presenti. Infine al punto 5 dovranno essere riportati vanno riportati cognome, nome, indirizzo e numero di telefono delle persone che hanno assistito al sinistro, se ci sono state, evidenziando se si tratta o meno di passeggeri a bordo del veicolo A o B.

Come compilare constatazione amichevole di incidente

Successivamente si dovranno compilare le colonne presenti nel modulo.

  • Nel punto 6 andranno riportati i dati dell’assicurato, che dovranno essere recuperati dal certificato di assicurazione: cognome, nome, codice fiscale o partita IVA, indirizzo di residenza, Comune, provincia, via e numero civico, l CAP, Stato di residenza e un recapito telefonico o e-mail.
  • Al punto 7 si dovrà indicare la tipologia del veicolo coinvolto indicando marca, tipo, numero di targa o telaio e stato di immatricolazione,
  • mentre al punto 8 dovranno essere riportati i dati della compagnia di assicurazione: denominazione, numero di polizza, agenzia con denominazione e recapiti.
  • Al punto 9 dovranno essere indicati i dati del conducente del veicolo al momento del sinistro, inclusi il numero e il tipo di patente ed il periodo di validità,
  • mentre al punto 10 si dovrà indicare con una freccia il punto d’urto iniziale del veicolo.
  • Al punto 11 ogni conducente dovrà indicare i danni più evidenti che ha subito il proprio veicolo,
  • mentre al punto 12 si dovranno evidenziare le circostanze dell’incidente. In questo caso sono previste 17 opzioni a risposta chiusa che ciascun conducente può smarcare per descrivere l’attività svolta al momento dell’incidente, cancellando quelle non corrette.

Gli ultimi passaggi da compiere per compilare correttamente la constatazione amichevole di incidente sono quelli previsti ai punti 13, 14 e 15:

  • Al punto 13 è riportato uno spazio bianco dedicato al grafico dell’incidente al momento dell’urto. Sarà quindi richiesto un disegno con vetture stilizzate e frecce che consentirà di ricostruire il tracciato delle strade, la direzione di marcia di A e B, la posizione al momento dell’urto, i segnali stradali e i nomi delle strade.
  • Al punto 14 si potranno indicare le osservazioni, cioè delle note aggiuntive che ciascun conducente potrà inserire per corredare il modulo di ulteriori informazioni utili alla ricostruzione dell’accaduto,
  • mentre al punto 15 si dovranno riportare le firme dei soggetti coinvolti nel sinistro.

Grazie al CID, quindi, è possibile velocizzare le operazioni di risarcimento del danno. Nell’ipotesi in cui non ci fosse accordo tra le parti e vi fosse solo la firma di uno dei conducenti, il modulo di constatazione amichevole andrà comunque compilato e consegnato alla propria assicurazione per valere come denuncia di sinistro.

Come detto, al punto 12 del CAI è possibile indicare apponendo un segno su una o più delle 17 caselle presenti la causa o le cause dell’incidente. Fra queste 17 opzioni, che si riferiscono alle motivazioni più frequenti dei sinistri stradali, troviamo:

– incidente in fermata o in sosta;

– ripartiva dopo una sosta o apriva una portiera;

– stava parcheggiando;

– usciva da un parcheggio, da un luogo privato, da una strada vicinale;

– entrava in un parcheggio, in un luogo privato, in una strada vicinale;

– si immetteva in una piazza a senso rotatorio;

– circolava su una piazza a senso rotatorio;

– tamponava procedendo nello stesso senso e nella stessa fila;

– procedeva nello stesso senso ma in una fila diversa;

– cambiava fila;

– sorpassava;

– girava a destra;

– girava a sinistra;

– retrocedeva;

– invadeva la sede stradale riservata alla circolazione in senso inverso;

– proveniva da destra;

– non aveva osservato il segnale di precedenza o di semaforo rosso

Distanza di sicurezza: ecco tutto quello che c’è da sapere

Distanza di sicurezza: ecco tutto quello che c’è da sapere

Non solo serve a passare il quiz di scuola guida, ma soprattutto a ridurre decisamente il rischio di tamponamenti. Rispettare la distanza di sicurezza è importante, ma molti automobilisti ignorano del tutto questa regola (di buon senso in primis) del codice della strada. Qualora l’auto che ci precede dovesse frenare bruscamente, una certa ridondanza nel calcolo dello spazio di frenata può fare una grande differenza, permettendo di evitare l’impatto. La giusta distanza di sicurezza dipende non solo dal tipo e dalle condizioni del veicolo o della strada, ma anche da altri fattori. Vediamo quali.

La distanza di sicurezza nel Codice della Strada

Innanzitutto, analizziamo l’art. 149 del CdS, che tratta precisamente della distanza di sicurezza tra veicoli. La prima prescrizione è la seguente: “durante la marcia i veicoli devono tenere, rispetto al veicolo che precede, una distanza di sicurezza tale che sia garantito in ogni caso l’arresto tempestivo e siano evitate collisioni con i veicoli che precedono“. Il punto, insomma, è che non c’è formula magica né tabella di distanze di sicurezza standard. La quantità di fattori che possono influenzare la giusta misura è notevole. Il CdS si occupa infatti qui di regolare poche condizioni specifiche (all’esterno dei centri abitati in presenza di divieto di sorpasso per certe categorie di veicoli, quando preceduti da macchine sgombraneve) e di indicare le sanzioni.

La multa per mancato rispetta della distanza di sicurezza va dai 42 ai 173 euro, con la possibilità di aumentare notevolmente in caso di incidenti gravi che coinvolgono cose e/o persone.

Nello specifico, quando non si guida in centri abitati la distanza di sicurezza dev’essere di almeno 100 metri se la strada non possiede due o più corsi per senso di marcia. Infine, quando sono troviamo macchine sgombraneve o spargitrici è fatto divieto di avvicinarsi in ogni caso a meno di 20 metri.

Distanza di sicurezza: ecco tutto quello che c’è da sapere 1

Calcolo distanza di sicurezza

Spesso, quando ci si trova alla guida, non ci si rende conto della effettiva distanza di sicurezza dal veicolo che ci precede. Nella valutazione di questa misura bisogna tenere in considerazione alcuni fattori quali:

  • la prontezza dei riflessi del conducente;
  • il tipo e lo stato di efficienza del veicolo;
  • la velocità;
  • la visibilità;
  • le condizioni atmosferiche;
  • le condizioni del traffico; 
  • le condizioni del manto stradale;

 

Nello specifico, per quanto concerne i fattori legati alle caratteristiche del veicolo, occorre considerare lo lo stato di efficienza dell’impianto frenantel’usura degli pneumatici e la massa del veicolo.

Nell’ipotesi in cui i freni non siano in condizioni perfette, o si circoli con pneumatici particolarmente logori, o ancora si viaggi con un carico notevole a bordo, sono le leggi della fisica a imporre spazi di arresto maggiori.

Altro fattore da considerare nel valutare la corretta distanza di sicurezza tra veicoli riguarda i riflessi del conducente. Da soggetto a soggetto, infatti, i tempi di reazione sono differenti e questo può derivare anche dall’età del guidatore.

Per questo motivo è sempre bene rispettare la distanza di sicurezza indicata nel precedente paragrafo e magari aumentarla qualora si sia un po’ avanti con gli anni. Questo accorgimento vi consentirà di guidare in condizioni di tutela maggiori.

Il consiglio, in generale, data l’alta probabilità di fare errori nel calcolo della distanza di sicurezza, è di mantenere una distanza superiore a quella stimata come necessaria. Una certa ridondanza può fare la differenza in caso di imprevisti.

Tenendo a mente le premesse fatte, analizziamo ora un trucco per dare una stima. Al raddoppio della velocità, a grandi linee, corrisponde uno spazio di frenata quadruplo. Si può infatti semplicemente dividere la propria velocità espressa in km/h per 10 ed elevare il risultato al quadrato. Il risultato fornisce in metri una buona stima della giusta distanza di sicurezza. Per esempio, ad una velocità di 50 Km/h la distanza di sicurezza ideale è di 25 metri, mentre a 100 Km/h la distanza da mantenere è di 100 metri.

Distanza di sicurezza nel traffico

Può essere complicato mantenere una distanza di sicurezza adatta alla velocità di marcia quando siamo in presenza di traffico congestionato. Eppure, si può evitare di stare troppo vicini al posteriore di chi ci precede. Anzi, anche le condizioni del traffico determinano contestualmente la giusta distanza di sicurezza. È altamente sconsigliabile poi avvicinarsi alla vettura che sta davanti in assenza di spazio sulla corsia di destra, utile a tentare di evitare la collisione.

Distanza di sicurezza e tempo di reazione

Per stimare la giusta distanza di sicurezza bisogna anche considerare il cosiddetto tempo di reazione. Anche quando guidiamo vetture con eccellenti impianti frenanti e dotate di ABS, siamo tentati di sentirci troppo sicuri. Invece, il tempo di reazione può essere talvolta determinante. Il tempo di reazione, espresso solitamente in secondi, indica quanto intercorre tra il momento in cui ci rendiamo conto del pericolo e l’inizio della frenata. Normalmente, può andare, a seconda dell’attenzione e di altri fattori personali e contestuali, tra 0,5 e 1,5 secondi. Se per esempio consideriamo un tempo di reazione pari a 7 decimi di secondo, a 100 km/h avremo percorso quasi 20 metri prima ancora di iniziare a frenare in caso di emergenza. Considerando anche lo spazio di frenata di chi ci precede, nel caso in cui sia identico al nostro, è teoricamente sufficiente che lo spazio di sicurezza sia maggiore dello spazio percorso nel tempo di reazione. Come abbiamo visto, però, la teoria può essere pericolosa. Meglio esagerare le stime, e adesso vediamo perché.

Adas obbligatori

Se la nostra auto frena più lentamente delle altre

Il problema nel considerare solo i tempi di reazione è rappresentato dall’eventualità che la vettura che ci precede abbia un impianto frenante e ruote molto più efficaci e che per questo possa fermarsi anche 20 o 30 metri prima di quanto faremmo noi nelle stesse condizioni ma con un’auto dalla frenata meno performante. Anche per questo è bene controllare periodicamente pressione e usura dei propri pneumatici. Infine, occorre tenere a mente che la decelerazione di solito non è costante – sia perché è difficile premere il pedale del freno efficacemente, sia perché le gomme possono bloccarsi in frenata.

Distanza di sicurezza in caso di pioggia

Altro fattore da tenere in conto quando si parla della distanza di sicurezza riguarda le condizioni atmosferiche. Un asfalto reso viscido dalla pioggia, infatti, comporta degli spazi di arresto decisamente superiori rispetto a quelli di un manto stradale perfettamente asciutto.

Il nostro Codice della Strada non impone una distanza di sicurezza in caso di pioggia. L’articolo 149, infatti dispone come durante la marcia i veicoli debbano tenere una distanza di sicurezza tale da garantire in ogni caso l’arresto tempestivo così da evitare collisioni con i veicoli che precedono.

In caso di pioggia la velocità massima deve essere ridotta a 90 Km/h sulle strade extraurbane ed a 110 Km/h sulle autostrade, mentre per quel che riguarda la distanza di sicurezza è bene aumentare la stessa dal 20 all’80% a seconda dell’intensità dei rovesci e delle condizioni del manto stradale. Per esempio, quindi, se con il sole, viaggiando a 50 km/h, è necessaria una distanza di 25 metri, in caso di pioggia questa misura deve incrementare da 30 fino a 45 metri. Neve, nebbia o grandine, è inutile dirlo, impongono di tenere in conto una distanza di sicurezza ancora maggiore.

Il rischio è quello di incorrere in aquaplaning, ovvero nel caso in cui il veicolo perde aderenza a causa di uno strato d’acqua accumulatosi sul manto stradale. In questo caso, la distanza di sicurezza dovrà essere decisamente maggiore, per scongiurare rischi non così improbabili, soprattutto in caso di alta velocità, usura del battistrada e un notevole spessore dello strado d’acqua.

Adas per la distanza di sicurezza

Il cruise control adattivo, ovvero, per intenderci, il controllo della velocità di crociera adattivo, conosciuto anche con l’acronimo ACC (“Adaptive Cruise Control”), è un Adas che gestisce la velocità del veicolo su cui è montato mantenendo in automatico una distanza di sicurezza sufficiente dalle auto che lo precedono. Un altro nome con cui si indica lo stesso sistema è cruise control dinamico.

Sempre più, quindi, la tecnologia ci viene in aiuto per facilitare l’esperienza di guida, in questo caso mantenendo costante, al posto nostro, la distanza che ci separa dall’auto davanti a noi. Connesso ai dati dei sensori di bordo, il dispositivo permette una decelerazione automatica nel momento in cui ci avviciniamo al veicolo che ci precede, per poi accelerare di nuovo in condizioni di sicurezza. Attenzione però, Il cruise control adattivo garantisce un’autonomia solo di livello 1: si tratta solo di un ausilio al guidatore, che deve in ogni caso mantenere alta l’attenzione.

Divieto di sosta e fermata: ecco cosa fare in caso di multa

Divieto di sosta e fermata: ecco cosa fare in caso di multa

Fra i cartelli più capaci di confondere gli automobilisti, e quindi di procurare numerose sanzioni, troviamo di certo il divieto di sosta e fermata. In sintesi, la fermata definisce una sospensione della marcia per un breve periodo, mentre la sosta si prolunga nel tempo. In questa guida illustriamo le disposizioni del Codice della Strada in materia e le indicazioni su come comportarsi qualora venga notificata una multa.

Divieto di sosta e di fermata: quali differenze?

Innanzitutto entrambi i divieti sono rappresentati da segnali verticali (art. 38 del Codice della Strada) definiti dall’art.38 del CdS di “prescrizione”, nel senso che obbligano o pongono limiti al conducente e sono piazzatidove inizia e dove termina la validità di tale regola.

Il segnale di divieto di sosta ha una forma circolare ed è incorniciato di rosso, presenta uno sfondo blu e un’unica fascia diagonale in rosso che. Nelle strade extraurbane, indica un divieto di sosta continuo, anche di notte. Nelle strade urbane, vieta la sosta dalle 8 alle 20, eccezion fatta per pannelli aggiuntivi e specifici.

Il segnale che vieta la fermata vede invece una coppia di bande rosse diagonali incrociate. Quando lo si osserva, significa che è vietata sia la sosta che la fermata sono vietate e, generalmente, è fatto divieto di qualsiasi arresto volontario dell’auto.

Divieto di sosta e fermata: ecco cosa fare in caso di multa 1

La differenza fra sosta e fermata è principalmente temporale, la prima è prolungata, mentre la seconda è di breve durata. Il punto è che durante una fermata, che in ogni caso non può ostacolare la circolazione, il conducente deve essere sempre pronto a ripartire; è allontanandosi dall’auto che si configura la situazione di sosta. Per questo ci si può fermare anche di fronte a un divieto di sosta, mentre davanti a un divieto di fermata di certo non si potrà neanche sostare.

Se, infine, bisogna sostare a causa di un’emergenza rappresentata per esempio da avaria o malessere fisico, si configura una fattispecie a sé.

La sosta di emergenza rappresenta, invece, un caso a parte: questo tipo di sosta prevede l’interruzione della marcia quando il veicolo è inutilizzabile a causa di un’avaria, oppure l’arresto è necessario per malessere fisico del conducente o di un passeggero.

Come posizionare il veicolo in caso di sosta o fermata?

In mancanza di cartelli che specificano i divieti in vigore, ci si potrà fermare parcheggiando l’auto parallelamente alla strada e lasciando – in assenza di un marciapiede, uno spazio maggiore o uguale ad un metro per i pedoni; comunque avendo cura di essere quanto più vicini possibili al lato destro della carreggiata. Si potrà parcheggiare anche sul lato sinistro solo in caso di sensi unici di marcia, e ad ogni modo consentendo un passaggio agevole agli altri veicoli.

Se invece siamo in presenza di spazi dedicati ai parcheggi, la vettura deve essere posizionata entro le linee di demarcazione. Nell’eventualità di una sosta a tempo limitato, bisognerà anche esporre il disco orario con l’ora di arrivo indicata. In ogni caso, infine, bisogna ricordare di spegnere il motore del veicolo prima di abbandonarlo.

Multa divieto di sosta e fermata

Il nostro Codice della Strada disciplina in maniera chiara il divieto di sosta e fermata. Con la prima si indica l’interruzione della marcia del mezzo protratta per un apprezzabile lasso di tempo, mentre con la seconda ci si riferisca ad una sosta temporanea che normalmente non implica l’allontanamento del conducente dal veicolo.Sono più diffusi i cartelli di divieto di sosta rispetto a quelli che vietano la fermata, proprio a causa della differenza temporale fra le due situazioni.

L’art. 158 cds dispone il divieto di sosta e fermata, anche in assenza di cartelli, nei seguenti casi:

  • la sosta è vietata in corrispondenza dei passaggi a livello ma non in loro prossimità;
  • nelle gallerie;
  • nei sottovia;
  • sotto i sovrapassaggi,
  • sotto i fornici e i portici, salvo diversa segnalazione;
  • sui dossi e nelle curve e, fuori dei centri abitati e sulle strade urbane di scorrimento, anche in loro prossimità;
  • in prossimità di segnali stradali verticali e semaforici, in modo da impedirne la vista, nonché in corrispondenza dei segnali orizzontali di preselezione e lungo le corsie di canalizzazione;
  • fuori dei centri abitati;
  • in corrispondenza e in prossimità degli incroci stradali;
  • nei centri abitati la fermata è vietata in prossimità delle aree di intersezione, a più di 5 metri, salvo diversa segnalazione;
  • sui passaggi e attraversamenti pedonali e sui passaggi per ciclisti, nonché sulle piste ciclabili e agli sbocchi delle medesime; sui marciapiedi, salvo diversa segnalazione.

Inoltre, sempre l’articolo 158 Codice della Strada, disciplina i casi in cui è vietata la sosta mentre è consentita la fermata e sono i seguenti:

  • allo sbocco dei passi carrabili;
  • dovunque venga impedito l’accesso ad un altro veicolo regolarmente in sosta, oppure lo la sosta è vietata dovunque venga impedito lo spostamento di veicoli in sosta;
  • in seconda fila, salvo che si tratti di due veicoli a due ruote;
  • negli spazi riservati alla fermata degli autobus, dei filobus e dei veicoli circolanti su rotaia e, ove questi non siano delimitati, a una distanza dal segnale di fermata inferiore a 15 m, nonché negli spazi riservati allo stazionamento dei veicoli in servizio di piazza;
  • sulle aree destinate al mercato e ai veicoli per il carico e lo scarico di cose, nelle ore stabilite; sulle banchine, salvo diversa segnalazione; negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli per persone invalide e in corrispondenza degli scivoli o dei raccordi tra i marciapiedi, rampe o corridoi di transito e la carreggiata utilizzati dagli stessi veicoli;
  • nelle corsie o carreggiate riservate ai mezzi pubblici;
  • nelle aree pedonali urbane; nelle zone a traffico limitato per i veicoli non autorizzati;
  • negli spazi asserviti ad impianti o attrezzature destinate a servizi di emergenza o di igiene pubblica indicati dalla apposita segnaletica;
  • davanti ai cassonetti dei rifiuti urbani o contenitori analoghi; limitatamente alle ore di esercizio, in corrispondenza dei distributori di carburante ubicati sulla sede stradale ed in loro prossimità sino a 5 m prima e dopo le installazioni destinate all’erogazione;
  • Nei parcheggi destinati alla ricarica delle auto elettriche.

Le sanzioni pecuniarie per divieto di sosta e fermata

Sempre l’articolo 158 dispone gli importi delle multe in caso di divieto di sosta e fermata. Violare uno qualunque dei divieti di sosta e fermata, nonché violare il divieto di sosta relativo a spazi e carreggiate riservate ai mezzi pubblici e ai mezzi di persone invalide, comporta una multa da un minimo di 41 euro ad un massimo di 168 euro, per ciclomotori e motoveicoli a due ruote, e una multa da un minimo di 87 euro ad un massimo di 344 euro per tutti gli altri mezzi, mentre in tutti gli altri casi previsti dall’art. 158 cds la multa può essere pari nel minimo a 25 euro e nel massimo a 100 per ciclomotori e motoveicoli a due ruote, mentre può andare da un minimo di 42 ad un massimo di 173 euro per tutti gli altri mezzi.

Le sanzioni si applicano per ogni giorno nel quale continua la violazione. L’infrazione del divieto di sosta non comporta la decurtazione dei punti dalla patente, fatta eccezione per le violazioni più gravi, per cui si possono perdere fino a 2 punti.

Cosa fare in caso di multa per divieto di sosta e fermata

Sarà possibile pagare la sanzione entro cinque giorni dall’avvenuta notifica, beneficiando così di uno sconto pari al 30% dell’importo. Se l’infrazione è stata contestata sul posto, tramite verbale, i cinque giorni decorrono da quel momento.
Infine, per i veicoli che infrangono il divieto di fermata, si procederà alla rimozione forzata.

Qualora vi sia stata notificata una multa per divieto di sosta e fermata potrete valutare l’ipotesi del ricorso presso il Giudice di Pace territorialmente competente, affrontando un costo della pratica di 43 euro. Le ragioni che possono spingere a proporre opposizione alla sanzione possono essere varie, come la errata indicazione dei dati del veicolo o del luogo dove è stata rilevata l’infrazione sino alla assenza della apposita segnaletica orizzontale o verticale.

Se invece si decide di presentare ricorso al Prefetto, altra opzione comunque percorribile, il tempo per farlo è di 60 giorni e la pratica è gratuita. È bene considerare le reali possibilità di vincere il ricorso, portando prove concrete dell’ingiustizia della sanzione e possibilmente anche testimoni.

 

 

Come funziona la patente a punti?

patente a punti

Dalla sua introduzione nel 2003, la patente a punti ha creato un sistema di bonus e malus per rendere ancora più disciplinati gli automobilisti. Da quel momento occorre fare attenzione ai dettami del Codice della Strada non solo per guidare in tutta sicurezza, ma anche per non trovarsi “a secco” di punti e dover rinunciare alla guida del proprio veicolo.

Patente a punti: come funziona

Per capire come funziona la patente a punti basti sapere che ogni automobilista parte da un punteggio iniziale di 20 punti che verranno decurtati, in base alla gravità dell’infrazione commessa, o aumentati, due alla volta ogni due anni fino a un massimo di 30, qualora non si commettano violazioni al Codice della Strada.

La patente a punti è entrata in vigore nel luglio del 2003 e il suo funzionamento è disciplinato dall’articolo 126 bis del Codice della Strada. La legge della patente a punti è la n. 214 del 2003 e ha modificato in alcuni punti il Decreto Legge n.151 del 27 giugno 2003. La Legge della patente a punti ha introdotto l’obbligo per il proprietario del veicolo di dichiarare entro 60 giorni dalla notifica del verbale chi si trovava alla guida dell’auto così da poter applicare la sanzione accessoria della decurtazione dei punti. L’eventuale opposizione alla multa non sospende l’obbligo di comunicare i dati del conducente anche se alcune recenti sentenze della Cassazione hanno ribaltato questo principio. Fondamentale sapere che in caso di proposizione del ricorso non vengono sospesi i termini per la comunicazione dei dati del conducente ed è quindi necessario provvedere a questa comunicazione all’autorità che ha elevato il verbale.

Come controllare i punti

A questo punto è naturale chiedersi come controllare i punti della patente. È possibile monitorare il saldo dei punti della propria licenza di guida accedendo al Portale dell’Automobilista online o installando l’app gratuita iPatente. Dal 1° aprile 2022, per chi non può o preferisce non collegarsi ad internet, si può chiamare il numero a pagamento 06.45775962. Quest’ultimo numero è disponibile 24/7 da telefono fisso, al costo di una chiamata urbana: una voce registrata guida l’utente nell’inserimento dei dati e fornisce successivamente il saldo.

patente-digitalizzazione

Patente a punti: neopatentati

Il regime della patente a punti è ancora più severo con chi possiede la licenza da meno di tre anni. I vincoli imposti ai neopatentati non riguardano solo la potenza del veicolo, che non deve essere superiore ai 70 Kw, o i limiti di velocità nelle strade extraurbane principali o nelle autostrade, ma riguardano anche l’ipotesi della sanzione accessoria della decurtazione punti. Qualora un neopatentato infranga una o più disposizione del Codice della Strada la decurtazione punti, per ogni infrazione commessa, viene raddoppiata per un massimo comunque di 15 punti, se non sono state commesse infrazioni che comportano sospensione o revoca di patente. Il legislatore è stato quindi particolarmente severo con l’obiettivo di disincentivare ancora di più i comportamenti pericolosi di chi ha poca esperienza alla guida. Importante sapere, infine, che il neopatentato virtuoso alla guida otterrà un punto solo per ciascuno dei primi tre anni dal conseguimento della patente. Questo significa che potrà accumulare tre punti nei primi tre anni, allo scadere dei quali varrà la regola ordinaria dei due punti ogni biennio trascorso senza infrazioni.

Patente a punti: regole

Chiariamo a questo punto il funzionamento del sistema della patente a punti. Il bonus di punti originario è di 20 punti aumentabile sino a un massimo di 30 qualora non si commettano infrazioni in 5 anni consecutivi. Qualora si dovessero violare la disposizioni del Codice della Strada e si dovesse ricevere la notifica sia della sanzione amministrativa che di quella accessoria, il punteggio iniziale verrà decurtato e potrà essere anche del tutto azzerato.

Per avere un’idea più precisa della gravità di ogni infrazione del CdS si può far riferimento alla tabella delle decurtazioni.

Come recuperare i punti della patente?

Quando si viola il Codice della Strada, gli agenti redigono un verbale di constatazione che include sia l’importo della multa che l’eventuale quantità di punti da decurtare, trasmettendo questi dati al Ministero competente. Quest’ultimo registrerà la sottrazione del punteggio non appena saranno trascorsi i 30 o i 60 giorni di tempo massimo per fare ricorso. A partire da novembre 2021, è proprio attraverso il Portale dell’Automobilista che le variazioni di punteggio vengono comunicate al conducente.

Se, nel perdere punti, si giunge a quota zero, sarà necessario sostenere nuovamente l’esame di guida. Allo stesso modo, se nell’arco di un anno solare si commettono tre infrazioni da cinque punti ciascuna. Importante ricordare qui che in casi particolarmente gravi la patente può essere sospesa o addirittura revocata.

Se si perdono tutti i punti della propria patente, diventa necessario frequentare un corso di recupero, della durata di 12 ore, gestito dalle autoscuole o da altri soggetti autorizzati dal Ministero. Per i titolari di patente A e B sarà così possibile recuperare 6 punti. Frequentando il corso da 18 ore, invece, chi fosse in possesso di patente C, D, CE, DE, KA e KB potrà vedersi accreditati 9 punti. Infine, il corso dedicato ai titolari di patente CQC ha una durata di 20 ore e permette di riguadagnare 20 punti.

Quando si rischia la revoca della patente e come fare per riaverla? 1

Il corso per recuperare i punti della patente

È obbligatorio, perché il corso di recupero dei punti per le patenti A e B abbia validità, che questo duri un tempo inferiore o uguale alle due settimane consecutive. Iscrivendosi, lo ricordiamo, sarà necessaria mostrare la propria patente di guida. Per quanto riguarda la validità delle lezioni, invece, la regola è che non vengano superate le due ore giornaliere, che il numero di partecipanti non superi i 25, e che il corso si svolga in presenza, in locali autorizzati e con insegnanti abilitati. I temi generalmente previsti nel corso sono i seguenti: segnaletica stradale; norme di comportamento sulla strada; cause degli incidenti stradali; stato psicofisico dei conducenti; responsabilità civile e penale e omissione di soccorso; disposizioni sanzionatorie; elementi del veicolo rilevanti ai fini della sicurezza stradale.

I dettagli da tenere a mente prima del corso, però, non finiscono qui. Occorre ricordare che solo dopo la decurtazione definitiva del punteggio è possibile iscriversi, e che non si possono frequentare più corsi contemporaneamente. Alla fine delle lezioni si otterrà un attestato di frequenza che certifica il recupero dei punti. Il reintegro dei punti avviene precisamente a partire dalla data di rilascio dall’attestato di frequenza del corso.

Recupero automatico dei punti

Come detto, esistono maniere automatiche per recuperare i punti della patente. Per chi avesse un punteggio diminuito ma non azzerato, un biennio senza sanzioni che fanno perdere punti determina la riattribuzione del punteggio iniziale, entro il limite dei 20 punti D’altra parte, per  i titolari di patente con almeno 20 punti, l’attribuzione di un credito di 2 punti per ogni biennio trascorso senza sanzioni che prevedono la decurtazione dei punti patente può far guadagnare fino a un massimo di 10 punti. Questo significa che la patente dei conducenti più virtuosi e costanti può potenzialmente arrivare fino a 30 punti.

Rottamazione auto: costi, certificato e come fare

I documenti necessari per rottamare un'auto

La legge italiana impone che la rottamazione auto avvenga in centri di raccolta autorizzati. In alternativa, nel caso in cui il veicolo sia ceduto per acquistarne un altro, è possibile rivolgersi al concessionario, automercato o succursale della relativa casa costruttrice.

Cosa serve per rottamare un’auto? Ecco la procedura da seguire e i costi da sostenere.

INDICE
Come si rottama un’auto
Costo rottamazione auto
Rottamazione auto: gli incentivi in caso di affitto
Documenti rottamazione auto
Rottamare un’auto non di proprietà
Demolizione auto a costo zero: è possibile?
Certificato di rottamazione: cos’è e a cosa serve

La rottamazione di un’auto spesso precede l’acquisto di un veicolo nuovo. A prescindere dalla presenza degli incentivi messi in campo dal governo o dalle Case, il proprietario della vettura da rottamare dovrà recarsi in concessionaria con il veicolo ed affidarlo all’operatore, insieme a tutti i documenti necessari.

Quest’ultimo si occuperà di tutte le pratiche burocratiche richieste per il completamento dell’operazione, di rilasciare il certificato di rottamazione e di registrare presso il PRA  la cessata circolazione dell’auto.

Se, invece, la rottamazione non avviene contemporaneamente all’acquisto di una nuova vettura, il proprietario è obbligato per legge a  recarsi presso un demolitore autorizzato. Anche in questo caso, al termine della demolizione, verrà rilasciato il certificato di rottamazione dell’auto.

La demolizione di una vettura non è priva di spese. Il costo rottamazione auto comporta il pagamento dellimposta di bollo di circa 32 euro.

La spesa complessiva, poi, sale a 48 euro se si utilizza il modello NP3B ed inoltre bisogna versare all’ACI un emolumento di 13,50 euro all’incirca.

Prima di procedere alla rottamazione è sempre opportuno procedere ad una visura per verificare la presenza o meno di un fermo amministrativo. In questo caso il costo è decisamente irrisorio, appena 7 euro

Al fine di svecchiare il parco auto  circolante, e fornire una ripresa ad un settore fortemente colpito dalla pandemia, il nostro governo ha previsto anche per il 2021 degli incentivi alla rottamazione di importo variabile.

Se si acquista una vettura con emissioni di CO2 da 0 a 20 g/Km si potrà ottenere uno sconto sul prezzo di acquisto pari a 10.000 euro, mentre l’importo scende a 6.500 euro per le vetture con emissioni da 21 a 60 g/Km di CO2 e 3.500 per quelle da 61 a 135 g/Km di Co2.

La spinta, quindi, è quella di invogliare il mercato verso le vetture più “green” con una forte scoutistica applicata alle auto elettriche e ibride.

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Quando si consegna la vettura per procedere alla rottamazione si deve consegnare anche la carta di circolazione ed il certificato di proprietà. Se l’automobilista non è il proprietario della vettura, tra i documenti della rottamazione auto dev’essere presente anche un titolo idoneo come, ad esempio, l’accettazione dell’eredità, o, in alternativa la dichiarazione sostitutiva di atto notorio firmata dal proprietario.

Ricevuti i documenti, l’operatore del centro demolizioni svolge la pratica presso gli uffici del PRA e quindi affida all’interessato la ricevuta dell’avvenuta comunicazione. Questa sarà completa di codice di accesso che consente di visualizzare il Certificato di Demolizione Digitale.

Come abbiamo visto in precedenza, la rottamazione di un’auto non di proprietà è possibile purché prima si proceda all’accettazione di eredità, qualora si entri in possesso mortis causa, o di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio firmata dal proprietario.

Se si vuole usufruire degli incentivi per acquistare un’auto nuova le Case non impediscono di rottamare un’auto non di proprietà, ma è sempre bene informarsi con i singoli concessionari per capire quali limiti vengano applicati al caso concreto.

Sì, è possibile rottamare l’auto gratis, a costo zero, ovvero senza pagare né emolumenti ACI né imposta di bollo.

Questa possibilità, tuttavia, è riservata solo ad auto che siano complete di elementi essenziali quali carrozzeria, motore, centraline e catalizzatore. Ad ogni modo, un costo da pagare per la rottamazione resta, ovvero quello dovuto per la cancellazione dal PRA e per le spese di trasporto.

Alcuni autodemolitori, infine, propongono la rottamazione gratis. Possono guadagnare infatti vendendo i pezzi di una vettura in stato decente a prezzo vantaggioso..

Al momento della rottamazione dell’auto deve essere rilasciato al proprietario il certificato di rottamazione. Questo documento, infatti, solleva il proprietario da ogni responsabilità civile, penale e amministrativa connessa alla proprietà del veicolo.

A partire dalla data di consegna del veicolo, registrata nel certificato viene a cessare l’obbligo del pagamento del bollo auto. Inoltre, grazie a questo certificato, è possibile interrompere o trasferire l’assicurazione ad un altro veicolo.

È fondamentale, infine, conservare il Certificato di Rottamazione, perché, in caso di notifica di eventuali multe prese dalla data di presa in carico in avanti, permette di dimostrare che non si era più intestatari del veicolo.

Cose da  sapere

Come si rottama un’auto?

In caso di acquisto di un veicolo nuovo, il proprietario della vettura da rottamare dovrà recarsi in concessionaria con il veicolo ed affidare lo stesso con tutti i documenti del caso all’operatore, che si occuperà di effettuare tutte le pratiche burocratiche. Se, invece, la rottamazione non avviene in caso di acquisto di una nuova vettura, il proprietario dovrà recarsi presso un demolitore autorizzato che procederà all’operazione rispettando le norme vigenti.

Quanto costa rottamare un’auto?

Il costo rottamazione auto comporta il pagamento dellimposta di bollo di circa 32 euro.La spesa complessiva, poi, sale a 48 euro se si utilizza il modello NP3B ed inoltre bisogna versare all’ACI un emolumento di 13,50 euro all’incirca.

Quali sono gli incentivi sulla rottamazione in caso di acquisto?

Se si acquista una vettura con emissioni di CO2 da 0 a 20 g/Km si potrà ottenere uno sconto sul prezzo di acquisto pari a 10.000 euro, mentre l’importo scende a 6.500 euro per le vetture con emissioni da 21 a 60 g/Km di CO2 e 3.500 per quelle da 61 a 135 g/Km di Co2.

Quali documenti sono necessari per rottamare un’auto?

Nel momento in cui si consegna la vettura per procedere alla rottamazione si dovrà consegnare anche la carta di circolazione ed il certificato di proprietà. Se l’automobilista non è il proprietario della vettura, tra i documenti della rottamazione auto dovrà essere presente anche un titolo idoneo come, ad esempio, l’accettazione dell’eredità oppure una dichiarazione sostitutiva di atto notorio firmata dal proprietario.

Tasso alcolemico: test, limiti e sanzioni

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Guidare in stato di ebbrezza non solo comporta un grave pericolo per sé stessi e per gli altri, ma è severamente punito dal nostro Codice della Strada con sanzione salatissime sia a livello pecuniario, sia a livello penale. Scopriamo cosa si intende e come si misura il tasso alcolemico.

INDICE
Tasso alcolemico: cos’è
Limiti test alcolemico
Calcolo tasso alcolemico
Alcol test: come funziona
Guida in stato di ebbrezza: quali sono le sanzioni?

Il tasso alcolemico, definito anche alcolemia, indica la concentrazione di alcol (etanolo) nel sangue. L’unità di misura che viene utilizzata più spesso per esprimere questo valore è g/l, che indica quanti grammi di alcol sono presenti in ogni litro di sangue, ma in alcune occasioni viene anche espresso in mg/dl.

La legge stabilisce qual è il limite del tasso alcolemico entro il quale ci si può mettere alla guida, pari a 0,5 g/litro (per i neopatentati, ovvero per i 3 anni successivi al conseguimento della patente, questo limite scende a 0 g/km). Se si supera questa soglia e si decide di guidare lo stesso il proprio veicolo, in caso di fermo e di controllo il conducente sarà considerato in stato di ebbrezza, ricevendo una sospensione temporanea della patente di guida, una decurtazione minima di 10 punti e ulteriori sanzioni pecuniarie, come previsto 16dagli articoli 185 e 186 del Codice della Strada.

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Ci si può chiedere come calcolare il proprio tasso alcolemico per evitare di incorrere in sanzioni. Tuttavia non è possibile stabilire a priori un criterio che valga per tutti, dato che il tasso alcolemico dipende anche da molti fattori individuali, come la corporatura e il metabolismo. Inoltre, molto dipende anche dal tipo di alcolico che si sta assumendo e dalla sua gradazione alcolica.

Tasso alcolemico: tutto quello che c’è da sapere su test, limiti e sanzioni

Tutti i locali pubblici, però, devono esporre delle tabelle fornite dal governo e puramente indicative, che possono far capire quale sia la quantità limite di alcol ingeribile per non superare il tasso alcolemico consentito. Tuttavia, per conoscere con esattezza il proprio tasso alcolemico è sempre bene utilizzare un etilometro, anche chiamato alcol test, acquistabile per pochi euro in tutte le farmacie.

Qualora si venga fermati alla guida per un controllo delle forze dell’ordine, si può essere sottoposti all’alcol test, ovvero un etilometro in grado di calcolare la concentrazione di alcol contenuta nell’aria espirata, dalla quale è possibile ricavare il tasso alcolemico. Di regola l’alcol test viene ripetuto due volte, effettuando due misurazioni successive a distanza di 5 minuti l’una dall’altra. Il rifiuto di sottoporsi all’etilometro è un reato punito con la perdita di 10 punti della patente di guida e con le stesse pene previste per chi guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l.

Oltre alla decurtazione di 10 punti dalla patente, vediamo adesso nel dettaglio quali sono le sanzioni previste per la guida in stato di ebbrezza:

  • Guida con tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l: ammenda da 543 a 2.170 euro, sospensione patente da 3 a 6 mesi.
  • Guida con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l: ammenda da 800 a 3.200 euro, arresto fino a 6 mesi, sospensione patente da 6 mesi ad 1 anno.
  • Guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l: ammenda da 1500 a 6000 euro, arresto da 6 mesi ad un anno, sospensione patente da 1 a 2 anni, sequestro preventivo e confisca del veicolo (salvo che appartenga a persona estranea al reato). Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata.

Queste pene, previste dall’articolo 186 del Codice della Strada, sono raddoppiate se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, ed in questo caso è disposto il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, salvo che appartenga a persona estranea all’illecito.

Cose da sapere

Cos’è il tasso alcolemico?

Il tasso alcolemico, definito anche alcolemia, indica la concentrazione di alcol, o etanolo, presente nel sangue. L’unità di misura che viene utilizzata più spesso per esprimere questo valore è g/l, ossia grammi di alcol su litro di sangue, ma in alcune occasioni viene anche espresso in mg/dl.

Quali sono i limiti relativi all’alcol alla guida?

La legge permette un limite del tasso alcolemico pari a 0,5 g/litro. Oltre questa soglia, qualora si venga fermati per un controllo, la guida sarà considerata in stato di ebbrezza.

Come funziona l’alcol test?

Tramite questo dispositivo viene  misurata la quantità di alcol contenuta nell’aria espirata. L’alcol test viene ripetuto due volte effettuando due misurazioni successive a distanza di 5 minuti l’una dall’altra.

Quali sono le sanzioni in caso di guida in stato ebbrezza?

Decurtazione di 10 punti dalla patente e:

  • Guida con tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l: ammenda da 543 a 2.170 euro, sospensione patente da 3 a 6 mesi.
  • Guida con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l: ammenda da 800 a 3200 euro, arresto fino a 6 mesi, sospensione patente da 6 mesi ad 1 anno.
  • Guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l: ammenda da 1500 a 6000 euro, arresto da 6 mesi ad un anno, sospensione patente da 1 a 2 anni, sequestro preventivo e confisca del veicolo (salvo che appartenga a persona estranea al reato).

Immatricolazione auto: cos’è, tempi e costi

Cos’è e come funziona l’immatricolazione auto

Quando si acquista un’auto nuova è bene verificare, prima di mettersi al volante, che siano state sbrigate tutte le pratiche burocratiche relative all’immatricolazione del mezzo. Portare a termine questa procedura è infatti essenziale per ottenere l’autorizzazione a circolare liberamente su strada. Scopriamo come funziona.

INDICE
Immatricolazione auto: che cos’è?
Come immatricolare l’auto
Prima immatricolazione auto: come funziona?
Costo immatricolazione auto
Tempi immatricolazione auto
Immatricolazione auto estera: quanto costa?

Nel momento in cui si acquista un’auto è necessario procedere all’immatricolazione. Con questa procedura il veicolo viene registrato presso l’Archivio Nazionale Veicoli  (ANV) della Motorizzazione Civile e la vettura in questione viene abbinata ad una targa specifica.

Successivamente, bisogna provvedere alla registrazione del mezzo presso il Pubblico Registro Automobilistico e soltanto al termine di questa duplice procedura si entrarà in possesso della targa e del libretto di circolazione, potendo finalmente guidare la propria auto su strada.

Ma non bisogna farsi prendere la panico: dell’immatricolazione se ne occupa sempre il venditore, tramite un’agenzia di pratiche auto abilitata. L’agenzia presenta all’ufficio provinciale della Motorizzazione una richiesta di immatricolazione allegando i documenti della vettura e del soggetto a cui sarà intestata l’auto. Se la documentazione è completa e corretta la Motorizzazione rilascia la carta di circolazione e una coppia di targhe.

A partire dal 1° giugno 2020 tutte le pratiche di immatricolazione devono essere effettuate obbligatoriamente per via telematica. L’agenzia di pratiche auto dovrà quindi ricorrere ai servizi dello Sportello Telematico dell’automobilista grazie al quale, oltre a effettuare l’immatricolazione, è possibile ottenere la targa, la carta di circolazione e il certificato di proprietà digitale senza bisogno di recarsi fisicamente nei diversi uffici sparsi sul territorio.

Con il termine prima immatricolazione ci si riferisce alle pratiche necessarie, al momento dell’acquisto di un veicolo nuovo, per ottenere la targa e il libretto di circolazione del mezzo, ovvero per ottenere il permesso di condurre il veicolo per strada.

Come spiegato sopra, tramite la prima immatricolazione si associa una targa specifica al mezzo, che viene registrato nell’Archivio Nazionale Veicoli della Motorizzazione Civile e presso il Pubblico registro automobilistico. In ogni caso, le procedure di immatricolazione vengono sempre svolte dal venditore.

In linea di massima, al momento dell’acquisto di una vettura nuova il costo dell’immatricolazione viene incluso nel prezzo di vendita.

Ma, per i più curiosi, scendiamo comunque nel dettaglio dei costi delle varie pratiche da portare a termine. I costi amministrativi totali ammontano a 101,20 euro, che includono quattro imposte di bollo da 16 euro, l’emolumento del PRA di 27 euro e 10,20 euro di diritti per la Motorizzazione. A questi si aggiungono i costi di acquisto delle targhe, pari a 41,78 euro.

Inoltre, ai costi di immatricolazione si sommano la tariffa richiesta dall’agenzia di pratiche auto di cui si serve il venditore e l’imposta provinciale di trascrizione (IPT), che l’ACI incassa per conto delle province. Ogni amministrazione provinciale può aumentare fino al 30% l’importo base dell’IPT, fissato per legge in 150,81 euro per le auto di potenza fino a 53 kW e in 3,519 euro/kW per quelle di potenza superiore.

Nel momento in cui si ha a disposizione tutta la documentazione richiesta e si presenta la stessa presso lo Sportello Telematico dell’Automobilista i tempi di attesa per l’immatricolazione auto sono decisamente ridotti: si parla di circa 3 giorni lavorativi.

Una volta ricevute le targhe ed il libretto di circolazione si dovrà provvedere alla iscrizione dell’auto al PRA entro i 60 giorni successivi per poter entrare in possesso del certificato di proprietà.

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Per circolare in Italia, l’immatricolazione è necessaria anche nel caso si acquisti una vettura all’estero. Sarà quindi fondamentale immatricolare il veicolo all’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile e poi iscriverlo al Pubblico Registro Automobilistico.

Questa procedura deve essere seguita sia se l’acquisto riguarda un’auto nuova che usata. Viene considerata nuova una vettura con meno di 6.000 Km e meno di sei mesi di età.

Per procedere all’immatricolazione, sarà necessario recarsi in un ufficio provinciale della Motorizzazione e presentare la documentazione tecnica e quella fiscale relativa all’auto. Una volta ottenuto l’ok è possibile procedere con la richiesta di immatricolazione e successivamente con l’iscrizione al PRA.

Chi cerca una soluzione più semplice può rivolgersi ad una agenzia di pratiche auto producendo una copia del documento di identità dell’acquirente, la dichiarazione sostitutiva di certificazione di residenza dell’acquirente, i modelli NP2C e NPSD disponibili online o presso gli STA, l’atto di vendita in bollo redatto da un notaio, il certificato di conformità del veicolo rilasciato dal costruttore ed il modello TT2119.

Se l’immatricolazione riguarda una vettura usata, oltre ai documenti già indicati, si deve anche produrre copia della carta di circolazione estera.

Cose da sapere

In cosa consiste l’immatricolazione auto?

Con l’immatricolazione il veicolo viene registrato presso la Motorizzazione Civile e successivamente registrato presso il Pubblico Registro Automobilistico.  Soltanto al termine di questa duplice procedura si entra in possesso della targa e del libretto di circolazione e si può finalmente guidare la propria auto.

Come si immatricola un’auto?

In Italia è il venditore ad occuparsi dell’immatricolazione dell’auto, tramite un’agenzia di pratiche auto abilitata presso lo Sportello telematico dell’automobilista. L’agenzia presenta all’ufficio provinciale della Motorizzazione una richiesta di immatricolazione a allegando i documenti del soggetto a cui sarà intestata l’auto e della vettura.

Quanto costa immatricolare un’auto?

Solitamente il costo di immatricolazione è incluso nel prezzo di acquisto dell’auto e comprende: i costi amministrativi, pari a 101,20 euro, e quelli di acquisto delle targhe, pari a 41,78 euro. A questi vanno aggiunte la tariffa richiesta dall’agenzia di pratiche auto di cui si serve la concessionaria oltre all’imposta provinciale di trascrizione (Ipt) che l’ACI incassa per conto delle province.

Quanto ci vuole ad immatricolare un’auto?

I tempi per l’immatricolazione presso lo Sportello Telematico dell’Automobilista  sono di circa 3 giorni lavorativi. Una volta ricevute le targhe ed il libretto di circolazione si dovrà provvedere alla iscrizione dell’auto al PRA entro i 60 giorni successivi.

Come funziona l’immatricolazione per le auto estere?

Se si acquista un’auto all’estero è obbligatorio immatricolarla per poter circolare sul nostro territorio. L’obbligo vale sia in caso di acquisto di un’auto nuova che di un’auto usata.  Sarà necessario recarsi in un ufficio provinciale della Motorizzazione e presentare la documentazione tecnica e quella fiscale relativa all’auto. Una volta ottenuto l’ok è possibile procedere con la richiesta di immatricolazione alla Motorizzazione e successivamente con l’iscrizione al PRA

Tabella euro auto: come verificare la classe ambientale

tabella euro auto

Negli scorsi anni, la lotta contro il cambiamento climatico ha costretto il settore dell’automotive a progettare vetture sempre più ecologiche ed efficienti. E, allo stesso tempo, anche i consumatori sono stati incentivati all’acquisto di auto sostenibili: una delle strategie trovate a questo scopo è stata l’introduzione delle classi ambientali Euro, che permettono di regolare il traffico dei veicoli e i contributi per l’acquisto in base alla categoria emissiva. Infatti, scegliere un’auto Euro 6 significa poter usufruire non solo degli incentivi all’acquisto, ma anche essere certi di poter circolare nei centri cittadini nei giorni di blocco del traffico. Ma come si può verificare a quale classe ambientale Euro appartiene il proprio veicolo? Scopriamolo in questa guida.

INDICE
 Tabella auto 1 2 3 4 5 6: cos’è la classe ambientale auto?
 Auto Euro 6
 Auto Euro 6 benzina
 Auto Euro 6 diesel
 Auto Euro 5
 Auto Euro 4
 Auto Euro 3
 Auto Euro 2
 Auto Euro 1
 Auto Euro 0
 Verifica classe ambientale auto: come si fa?

Con la classe ambientale auto si indica la categoria emissiva a cui appartiene un determinato veicolo. Si è iniziato a parlare di classi ambientali poiché, per rendere il parco auto europeo più sostenibile, negli scorsi anni l’Unione Europea ha iniziato a implementare dei regolamenti sempre più stringenti per quanto riguarda le emissioni delle autovetture. In particolare, l’UE ha introdotto una serie di standard, identificati con la sigla Euro- seguita da un numero, che i produttori di auto devono rispettare per commerciare i loro veicoli e che con il passare degli anni richiedono livelli di sostenibilità sempre più alti.  

Per esempio, tutti i veicoli prodotti dopo il 2009 devono rispettare gli standard imposti dalla normativa Euro 5, quelli arrivati dopo il 2014 devono rientrare nei livelli di sostenibilità previsti dalla normativa Euro 6. Le classi Euro vanno dalla Euro 0 alla Euro 6:  ed ovviamente più il numero è basso e più l’auto è inquinante, mentre più il numero è alto minore sarà l’emissione di CO2 nell’aria.

Normativa Entrata in vigore
EURO 0
EURO 1 1993
EURO 2 1997
EURO 3 2001
EURO 4 2006
EURO 5 2009
EURO 6 2015

Conoscere la classe Euro della propria auto è fondamentale per sapere quando si può o non si può circolare, e negli ultimi anni il divieto di circolazione durante alcuni blocchi del traffico è stato esteso a tutte le vetture con rientranti nella categoria da Euro 0 sino ad Euro 4.

Le auto Euro 6 sono tutte quelle immatricolate a partire dal 1° settembre 2015. All’interno di questa categoria si sono poi aggiunte le sottocategorie Euro 6A, 6B, 6C e 6D-Temp che si differenziano tra di loro per il quantitativo di emissioni accertato in fase di omologazione. E’ bene sottolineare che in caso di acquisto di auto Euro 6, sia elettriche (con emissioni comprese tra 0 e 60 g/km di CO2) che endogene (con emissioni comprese tra 61 e 135 g/km di CO2), si potrà godere di un incentivo governativo di un importo che oscilla tra i 2.000 e i 5.000 euro, dipendendo dalla categoria emissiva del veicolo e dall’eventuale rottamazione di una vettura vecchia inquinquinante.

Allo stato attuale le auto benzina dotate di motore tradizionale rientrano negli standard della normativa Euro 6 e possono ancora circolare senza problemi in caso di blocchi del traffico. Infatti, grazie al progresso tecnologico, queste vetture continuano a dimostrarsi poco inquinanti e mantengono un buon valore dell’usato a differenza delle omologhe auto diesel.

La lotta al diesel, al contrario, prosegue senza interruzioni di colpi. Questi motori sembrano essere considerati dai legislatori gli unici responsabili dell’inquinamento cittadino e spesso vengono colpiti da provvedimenti molto stringenti anche a fronte di emissioni davvero contenute. Non è raro, infatti, trovarsi di fronte a blocchi del traffico che penalizzano anche i proprietari di auto diesel Euro 6 ingiustamente equiparate a modelli a gasolio ben più inquinanti.

In questa categoria rientrano tutte le vetture omologate dopo il 1° settembre 2009, ma con un eccezione per quelle che erano già a listino all’entrata in vigore della norma, che hanno potuto essere immatricolate fino al primo gennaio 2011 nonostante non rispettassero gli standard Euro 5. Chi è proprietario di queste auto può godere di una certa tranquillità, in quanto, in generale, può circolare senza restrizioni. Solo le auto diesel Euro 5 fanno eccezione, visto che anche questa categoria viene spesso colpita dai blocchi del traffico per ridurre l’inquinamento cittadino. La produzione di vetture Euro 5 è stata interrotta nel 2014 per il passaggio allo standard Euro 6.

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Rientrano nella classe ambientale Euro 4 tutte le vetture immatricolate a partire dal 1° gennaio del 2006 e fino al 2009. Queste sono state realizzate seguendo la stessa direttiva adottata per le Euro 3, la 98/69B, ma con l’aggiunta di un’ulteriore riduzione delle emissioni di CO2, per contrastare l’inquinamento atmosferico all’interno delle città. Ad oggi, nella maggior parte dei casi, le auto Euro 4 possono circolare anche in caso di blocchi del traffico, ma a breve sono destinate a finire nell’occhio del ciclone.

Tutte le auto immatricolate dopo il primo gennaio 2001 sono omologate Euro 3. Questa classe ambientale è stata introdotta con la direttiva 98/69, adottata nel 199, e con questa omologazione il limite massimo di monossido di carbonio (CO) è stato portato a 2,30 g/km per le auto a benzina e a 0,64 g/km per i veicoli diesel, mentre le emissioni di particolato sono state limitate a 0,05 g/km.

La classe ambientale Euro 2 designa le auto immatricolate dopo il 1° gennaio 1997, quando l’entrata in vigore della direttiva 94/12 impose un ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 ai veicoli prodotti. I limiti previsti per le emissioni di monossido di carbonio sono passati da 2,72 a 2,20 g/km, mentre per il particolato sono scesi da 0,14 a 0,08 g/km.

Le vetture classificate come Euro 1 sono tutte quelle immatricolate a partire dal primo gennaio 1993 e realizzate secondo la direttiva europea 91/441, che ha costretto le aziende a montare sulle macchine le marmitte catalitiche, oppure per i modelli diesel l’alimentazione a iniezione. Per queste vetture il limite di emissioni di monossido di carbonio è di 2,72 g/km e di 0,14 g/km per quelle di particolato.

Le auto Euro 0 sono tutte quelle immatricolate prima del 31 dicembre 1992 che utilizzano benzine al piombo e nessun tipo di sistema di filtraggio dei gas di scarico. Per queste vetture è inibita la circolazione in modo permanente in molte città italiane.

Per conoscere la classe ambientale della propria vettura è possibile consultare in tutta semplicità il Portale dell’Automobilista, messo a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile. Basterà cliccare sul link dedicato ai servizi online, selezionare successivamente il titolo “verifica classe ambientale veicolo”, ed inserire il tipo di veicolo ed il numero di targa: in questo modo potete conoscere la classe di omologazione della vostra vettura. Per chi non fosse a proprio agio con internet sarà possibile conoscere la classe ambientale auto semplicemente controllando il libretto di circolazione al punto V.9 per le vetture più recenti e nel riquadro 2 per quelle con parecchi anni sulle spalle.

Cose da sapere

Quali sono le auto Euro 6?

Quando si parla di auto Euro 6 ci si riferisce a tutte quelle vetture immatricolate a partire dal mese di settembre 2015. All’interno di questa categoria esistono però diverse omologazioni, in base al livello di emissioni.

Quali sono gli incentivi per l’acquisto di auto Euro 6?

Sono previsti incentivi fino a € 3.500 se si rottama un veicolo con più di 10 anni di vita. Scopri di più sugli incentivi auto 2020.

Come si controlla la classe ambientale dell’auto?

Basta collegarsi al sito internet ilportaldellautomobilista.it  ed inserire il tipo di veicolo ed il numero di targa nella sezione dedicata, oppure controllare la classe ambientale dell’auto sul libretto di circolazione.