Nuova Porsche 911: elevata personalizzazione

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La nuova Porsche 911 presenta un’elevata personalizzazione, grazie ad optional esclusivi. Il programma di personalizzazione Porsche Exclusive Manufaktur consente infatti di creare la 911 dei propri sogni. Il reparto dedicato di Zuffenhausen firma questo upgrade per la serie 992, in grado di soddisfare gusti ed esigenze di diverso tipo.

Attualmente, è già in gran parte configurabile, ma la nuova Porsche 911 2019 mostra in prospettiva grandi potenzialità, così come il pregio di riuscire a realizzare i desideri, in fatto di stile, dei propri clienti in fatto di stile.

Lo stile

L’ottava generazione della Porsche 911 è una vettura che ha fatto la storia delle auto e anche questa nuova Porsche 911 conserva molti elementi della tradizione: su tutti, le linee sinuose, eleganti e sportive, allo stesso tempo.

Il modello possiede un tetto in fibra di carbonio, così come le calotte dei retrovisori esterni, cerchi in lega a cinque razzi lucidati, impianto di scarico sportivo, pinze freno nere e il kit Sport Design che esalta l’aerodinamica e le forme di questa esclusiva vettura.

La cura dei dettagli

Per quello che riguarda i dettagli degli interni, del modello Carrera S, il logo Porsche è posto su poggiatesta e braccioli, e le cinture di sicurezza e del contagiri di colore verde, risultano a contrasto con la pelle scura presente nell’abitacolo. Il programma di personalizzazione è valido anche per la versione Cabriolet.

Le dotazioni

In merito alle dotazioni, abbiamo la trazione integrale e il boxer 6 cilindri turbo da 3.0, 450 cavalli di potenza e 530 Nm di coppia massima. Il tutto abbinato al cambio automatico PDK doppia frizione a 8 marce, con il pack Sport Chrono in opzione.

I clienti Porsche avranno dunque la possibilità di creare un’auto completamente personalizzata, scegliendo i colori ed alcuni oggetti appositamente realizzati. Grazie all’attenzione per i dettagli la nuova Porsche 911 si conferma una vera e propria supercar.

Nuova BMW Serie 3: comandi vocali e gestuali

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Il debutto della nuova BMW Serie 3 è previsto per Marzo 2019: caratterizzeranno questa uscita delle prestazioni tecnologiche di altissimo livello e motorizzazioni a quattro cilindri, ancora più potenti ed efficienti.

La nuova BMW Serie 3 2019 sarà disponibile in versione diesel 320d da 190 cv e benzina 330i da 258 cavalli. La gamma si amplierà contemplando anche una variante a sei cilindri M340i xDrive e un’altra ibrida plug-in 330e.

Elevata tecnologia

La berlina tedesca, premium del segmento D, garantisce elevate prestazioni su strada. La settima generazione, sul mercato dal 2019, è cresciuta nelle dimensioni, ma ora è più leggera e anche più aerodinamica.

In questa prossima uscita potrà vantare di un assetto multimediale al con infotainment di livello 7.0, nuovo sistema operativo di casa BMW. Quadro strumenti digitale da 12,3 pollici e display touch da 10,25 pollici e, tra gli optional, un Head-up Display maggiorato rispetto al passato.

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La novità più interessante riguarda però i comandi vocali e gestuali, attivabili con estrema facilità, lanciando il comando “Hey BMW!”, tipico degli smartphone. Si tratta di una funzione davvero utile che elimina ogni possibile distrazione al volante: una sorta di assistente personale che ci consente di dialogare direttamente con la nostra auto.

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Design moderno

La settima generazione della nuova BMW Serie 3 2019, ripensa il concetto di design, introducendo linee pulite e moderne, per un look sportivo e dimensioni maggiorate. Gli interni risultano simili a quelli della Serie 5, finemente hi-tech.

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Forme bombate per i paraurti, griglia anteriore incorniciata con un profilo cromato e doppio proiettore ottico full LED. Il cofano motore è più basso e presenta diverse nervature, il parabrezza arretrato e il lunotto posteriore inclinato, oltre ad un accenno di spoiler nella parte alta del bagagliaio.

La nuova BMW Serie 3 sarà in vendita a partire da 39.420 euro, nella versione 320d “base”.

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Nuova Fiat 500: allestimento S-Design per i modelli X e L

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Presentata la nuova serie speciale di 500X e 500L: estetica rinnovata ma soprattutto un upgrade tecnologico e non solo, con l’allestimento S-Design.

Lo stile

Nuova Fiat 500: stile sportivo e un look grintoso, in linea con i gusti del target più giovane.

Gli interni del nuovo allestimento S-Design confermano lo stile sportivo proposto: nell’abitacolo la fascia della plancia è in nero opaco con logo 500 color rame, e alcuni elementi si distinguono per il trattamento Myron, come ad esempio la cornice del sistema UConnect 7 pollici HD Live Touchscreen, infine, gli inserti in ecopelle e sedili color Black Castiglio, con trattamento Chevron.

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Luci posteriori a LED, volante in tecno-pelle, quadro strumenti con display da 3,5 pollici monocromatico e doppia presa USB, completano un parco dotazioni piuttosto nutrito; cui si aggiungono: il climatizzatore, il cruise control, il freno di stazionamento elettrico e il sedile posteriore sdoppiato 60/40.

Nuova Fiat 500 X S-Design

La Fiat 500X nuova con allestimento S-Design, possiede alcuni elementi distintivi come le barre portapacchi sul tetto di color nero, i vetri dei sedili posteriori oscurati, i cerchi in lega da 17 pollici e le modanature sulle fiancate con il logo “X” color bronzo, il trattamento Myron per gli skid plate anteriori, le calotte degli specchi, la griglia frontale e le maniglie di porte e bagagliaio.

Queste le nuances disponibili: Bianco Gelato, Nero Cinema e Grigio Moda e l’esclusivo Verde Alpi Opaco.

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Per quello che riguarda i motori, la nuova Fiat 500 modello X nell’allestimento S-Design, è disponibile in abbinamento ai benzina 1.0 T3. 1.4 T4 e 1.6 E-Torq e ai diesel Multijet da 1.3, 1.6 e 2.0 litri, con trasmissioni manuali e automatiche.

Sulla versione Cross della Fiat 500X sono di serie anche i fendinebbia anteriori, il sistema Traffic Sign Recognition, lo Speed advisor e il Lane Assist. Presente anche il sistema Uconnect con comandi al volante, comandi vocali, sistema di navigazione Tom Tom Live, radio DAB, Bluetooth con vivavoce, streaming audio, riconoscimento vocale e lettura degli SMS, porte aux e usb per l’integrazione dell’iPod, regolazione del volume della musica in base alla velocità e infine Apple CarPlay con compatibilità Android Auto.

Nuova Fiat 500 L S-Design

La Fiat 500L S-Design invece, presenta un assetto rialzato e il paraurti con skid plate integrato di colore nero, stessa nuance per la griglia anteriore, le maniglie delle portiere, le modanature laterali e la cornice dei fari posteriori. Il bronzo opaco per la carrozzeria e il nero lucido per il tetto sono optional. Di serie anche i cerchi in lega da 17 pollici bicolore e gli interni sportivi dedicati; il sistema Uconnect con funzionalità Apple CarPlay e Android Auto.

Tre i motori: il propulsore a benzina aspirato 1.4 litri da 95 cavalli, abbinato al cambio manuale a 6 marce, il diesel 1.3 litri Multijet da 95 cavalli, con cambio manuale o robotizzato Dualogic; e il diesel 1.6 litri Multijet da 120 cavalli con cambio manuale.

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Le auto più veloci del mondo: ecco la storia e i modelli

La macchina più veloce del mondo? In questo articolo proviamo ad elencarvi dei  modelli dell’elite dell’automobilismo. Scopriamo la storia di questo record e chi detiene attualmente lo scettro della graduatoria.

Auto più veloce al mondo

Ogni innamorato delle auto che si rispetti è attratto da tutto ciò che ha quattro ruote ed un motore, ma sono soprattutto le hypercar le vetture che fanno battere forte il cuore.

Linee seducenti e prestazioni da urlo sono due degli elementi che consentono a queste opere d’arte in movimento di essere protagoniste nella classifica riservata alla macchina più veloce del mondo.

Questo record è oggi conteso dalle case produttrici delle vetture più esclusive sul pianeta. Anni di studi hanno portato ad un’evoluzione impensabile sino a qualche decennio fa e l’asticella del record si è alzata sino al limite di oltre 430 km/h di velocità massima.

Per poter realizzare la macchina più veloce del mondo le case costruttrici investono risorse economiche ingenti ed affidano ai loro ingegneri anni di ricerca e sviluppo. Non è soltanto il motore l’elemento predominante nel raggiungere questo traguardo, ma anche un telaio leggero, una meccanica impeccabile ed una aerodinamica sofisticatissima, consentono di poter stabilire primati sempre più sensazionali.

La storia di come venga misurato il record per la macchina più veloce al mondo è piuttosto nebulosa, e soltanto le vetture costruite dopo la seconda guerra mondiale, ad eccezione della Mercedes Velo quale prima auto di serie realizzata, sono state inserite in questo ristretto elenco.

Mentre per le vetture realizzate prima degli anni 90 non esisteva né un metodo unico per determinare la velocità massima, né una autorità centrale adibita alla verifica delle prestazioni; per tutte quelle auto prodotte dagli anni 90 in poi, per poter entrare nella classifica delle auto più veloce al mondo, si è reso necessario misurare la velocità in un test indipendente su un percorso da affrontare in entrambe le direzioni di marcia, così da ottenere una velocità media tale da determinare la velocità massima raggiungibile.

Auto più veloce

La classifica riservata all’auto più veloce al mondo vede vetture da sogno presenti nella lista.

Onde evitare la creazione di esemplari unici realizzati esclusivamente per la conquista del record, per la validità dello stesso è fondamentale che la vettura utilizzata sia stata prodotta in un numero superiore alle venti unità.

Se, come detto, la Mercedes Velo nel 1894 è stata la prima macchina più veloce del mondo, essendo anche la prima vettura di serie, a partire dagli anni 60 in poi sono state Lamborghini, Ferrari e Porsche a sfidarsi per il predominio di questa particolare classifica.

Lamborghini Miura

Nel 1964 è stata la splendida Lamborghini Miura ad insignirsi del titolo di macchina più veloce del mondo.

La stupenda supercar italiana, progettata da Gian Paolo Dallara e Marcello Stazzani, e plasmata nelle linee da Marcello Gandini, è passata alla storia non solo per un look sinuoso, affascinante e senza tempo, ma anche per l’adozione, inedita per l’epoca, del motore in posizione trasversale tra abitacolo ed asse posteriore.

La Miura è diventata la macchina più veloce al mondo nel 1967 quando stabilì la velocità di punta di 275 Km/h, ma il primato della vettura di Sant’Agata Bolognese è durato poco perché l’anno successivo è stata la Ferrari 365 Daytona a svettare nella classifica.

Ferrari 365 Daytona

La risposta della Casa di Maranello al record stabilito dalla Lamborghini Miura è stata affidata ad un’altra vettura entrata nell’immaginario collettivo di ogni appassionato, la 365 Daytona.

Il look è passato alla storia per il profilo a cuneo del frontale e per la particolare disposizione dei gruppi ottici anteriori incastonati in una cornice trasparente.

Il 12 cilindri Ferrari montato in posiziona anteriore longitudinale era agli antipodi rispetto a quello della Miura, ma ha garantito alla 365 Daytona di diventare la macchina più veloce del mondo con una velocità di punta di 280 Km/h.

Ferrari 288 GTO

E’ stata la stessa Ferrari a ritoccare il record velocità auto nel 1984 con un’altra stupenda opera d’arte, la Ferrari 288 GTO, di cui un esemplare è stato di recente venduto a $3,360,000.

Anche in questo caso le linee della vettura sono entrate di diritto nella storia dell’automobilismo e hanno fatto sognare milioni di appassionati.

Fianchi seducenti, un retrotreno affusolato ed intriganti fari a scomparsa sono solo alcuni degli elementi stilistici caratterizzanti la 288 GTO.

La berlinetta di Maranello è stata la prima auto di serie ad infrangere il muro dei 300 Km/h facendo segnare il nuovo limite di 303 Km/h, ma due anni dopo è stata la grande rivale Porsche ad infrangere il record di macchina più veloce del mondo.

Porsche 959

La Porsche 959 è stato un vero e proprio laboratorio tecnico per la Casa di Stoccarda con elementi quali la trazione integrale, il raffreddamento ad acqua delle testate, pistoni forgiati in alluminio, bielle in titanio, due turbocompressori sequenziali oltre ad un motore 6 cilindri boxer in grado di erogare 450 cavalli.

La linea della Porsche 959 presentava grandi richiami all’iconica 911, ma sono stati soprattutto gli sfoghi dell’aria posti ai lati dei paraurti e la coda allungata a donare un aspetto intramontabile alla vettura che, nel 1986, è diventata la macchina più veloce al mondo con il record di 317 Km/h.

Ferrari F40

La risposta della Casa di Maranello per ottenere nuovamente il predominio tra le macchine veloci non si è fatta attendere, e dopo appena un anno dalla conquista del record di velocità auto centrato dalla Porsche 959, è arrivata la splendida Ferrari F40 a ribadire la supremazia italiana.

La F40, nata per celebrare i 40 anni della Ferrari, ha lasciato il segno nella storia per un design divenuto leggendario e caratterizzato da un enorme alettone posteriore perfettamente integrato con i fianchi del cofano motore.

L’otto cilindri turbo V8 era in grado di assicurare 478 cavalli di brusca potenza e nel 1987 è stato spinto al massimo, sino ad ottenere la velocità record di 326 Km/h.

McLaren F1

L’evoluzione tecnologica ha visto poi la Bugatti EB110 e la Jaguar XJ220 diventare detentrici nel 1991 e nel 1992 del titolo di macchina più veloce al mondo, ma è stata la McLaren F1, nel 1993, a spostare decisamente in alto l’asticella delle prestazioni.

La supercar della Casa inglese, frutto del genio di Gordon Murray, si presentava con una linea piuttosto sobria rispetto alle concorrenti del passato ed un abitacolo con una inedita disposizione di 3 sedili. Quello centrale, ed in posizione avanzata, riservato al conducente, e quelli laterali ed arretrati disponibili per i passeggeri.

La meccanica della McLaren F1 era di prim’ordine ed il motore BMW 12 cilindri in grado di erogare 627 cavalli è ancora oggi considerato un vero e proprio capolavoro di ingegneria.

Sul circuito di Nardò la McLaren ha bruciato ogni precedente record di velocità facendo segnare l’impressionante dato di 371,8 Km/h.

Bugatti Veyron

Sono stati necessari 12 anni prima che l’incredibile primato della McLaren venisse infranto ed il merito è stato tutto di una piccola casa costruttrice svedese, la Koenisseg con la CCR, ma l’ulteriore salto di qualità nella sfida tra le auto più veloci è arrivato con l’ingresso in campo della Bugatti Veyron.

La hypercar della Casa francese ha spinto la ricerca ingegneristica verso limiti mai raggiunti prima. Ciò che ha destato maggiore impressione nella Veyron è stato il motore W16 cilindri dotato di 4 turbocompressori ed in grado di erogare una potenza mostruosa di 1001 cavalli.

Il 19 aprile del 2005 i tecnici della Bugatti hanno messo alla prova le qualità della loro vettura ed hanno conquistato il titolo di macchina più veloce al mondo facendo segnare l’incredibile limite di 408,47 Km/h. 

Bugatti Veyron Super Sport

La Casa francese, controllata dal gruppo Volkswagen, dopo essere stata detronizzata nel 2007 dalla SSC Ultimate Aero, si è ripresa lo scettro dell’auto più veloce al mondo con la Bugatti Veyron Super Sport, mostrando l’artiglieria pesante.

L’evoluzione della Veyron, infatti, ha regalato alla hypercar made in Bugatti un aumento di potenza di 200 cavalli rispetto ai 1001 della Veyron “standard” oltre a specifiche aerodinamiche e di telaio in grado di migliorare ulteriormente le strepitose performance della Veyron.

Nel giugno del 2010, la Veyron Super Sport è stata insignita del record di macchina più veloce al mondo grazie alla incredibile velocità di punta di ben 431 Km/h.

Koenigsseg Agera RS

L’ultima hypercar in ordine di tempo a conquistare il record di auto più veloce al mondo è stata la Koenigsseg Agera RS.

Il costruttore svedese, dopo aver svettato nella classifica nel 2005, è riuscito a sconfiggere rivali ben più accreditati, grazie all’ultima evoluzione della sua vettura in grado di toccare l’incredibile velocità media di 447,19 Km/h registrata su una striscia di 11 miglia sulla route 160 tra Las Vegas and Pahrump nel deserto del Nevada dopo aver raggiunto anche un picco massimo di 457 km/h.

Nuova Renault Twingo: ecco il restyling 2019

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La nuova Renault Twingo presenta il suo restyling 2019 composto da diversi dettagli, migliorati sia nell’estetica che nella funzionalità.

Lo stile

Lo abbiamo detto, del tutto rinnovato: frontale e posteriore presentano un nuovo design, unito alle nuove le dotazioni tecnologiche, tra cui l’Easy Connect.

Le misure della nuova Renault Twingo rimangono quelle contenute della versione precedente: lunghezza 3 metri 61 cm, larghezza 1 metro e 64 cm ed altezza 1 metro e 50, con un passo di 2 metri e 50 cm. Il bagagliaio conferma i suoi 219 litri che diventano 980 con i sedili reclinati. L’assetto è ribassato di 10 mm, con lo scopo di migliorare l’aerodinamica e rendere più efficienti i consumi.

Il frontale è più levigato e pulito, con la calandra che fa tutt’uno con i fari con tecnologia Led per luci diurne e indicatori di direzione. Aggiornati anche i fanali nella parte posteriore – a forma di C –  e rivista anche la maniglia del portellone per facilitarne l’apertura

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Nuove nuances per la Renault Twingo 2019: Mango Yellow, Starry Black, Flame Red, Lunar Grey, Crystal White, Pistachio Green, Pale Blue e Quartz White. Ma è comunque possibile personalizzare la carrozzeria.

Il restyling degli interni

Negli interni, ora più funzionali, sono stati aggiunti degli altri scompartimenti, come il portadocumenti sul lato passeggero, dotato di sportello su tutte le versioni; e il pozzetto centrale, molto utile per collocare comodamente lo smartphone, collegandolo a una delle due prese Usb integrate e poste al di sotto dei controlli del climatizzatore.

Le dotazioni tecnologiche

Tra le tecnologie di bordo la novità, per gli allestimenti più completi, riguarda il sistema di infotainment Easy Link con schermo da 7 pollici e compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay. Un complesso multimediale evoluto che dispone di un navigatore TomTom connesso con database Google Places, aggiornabile over-the-air. Prevista, inoltre, la disponibilità della app per smartphone MY Renault, da cui sarà possibile monitorare i parametri dell’auto.

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Connettività in primo piano per la nuova Renault Twingo, grazie alla piccola base R&Go che trasforma lo smartphone in un’estensione del veicolo. Da questa è infatti possibile gestire l’impianto stereo, la navigazione ed alcuni parametri del computer di bordo, il tutto con sistema vivavoce.

I motori contemplano propulsori a benzina 3 cilindri tutti omologati Euro 6D-Temp. Il 998 cm3 è proposto nelle versioni SCe 65 e SCe 75. Presente in gamma anche un 898 cm3 turbo da 93 CV. Il TCe 95 sarà l’unica motorizzazione disponibile anche con cambio automatico Edc a sei rapporti, oltre che con cambio manuale a cinque marce, disponibile in tutte le versioni della gamma.

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Nuova Maserati Levante: arriva il SUV Vulcano

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Una creazione esclusiva che sa distinguersi: la nuova Maserati Levante presenta Vulcano – un’inedita edizione limitata del SUV del Tridente – disponibile in soli 150 esemplari, destinati ai mercati europei ed asiatici.

Il look

Personalizzazioni estetiche – interne ed esterne – e un look dark, con finiture in carbonio ed esterni grigio lava. Questo lo stile anche dei fari posteriori, della calandra e dei loghi in black chrome. Così come le cornici dei finestrini – proposte in nero lucido – le maniglie delle porte in pendant con la carrozzeria, e i terminali di scarico bruniti.

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La Maserati Levante 2019 si presenta inoltre con vetri laminati e oscurati, e cerchi Helios da 21 pollici con finitura opaca.

L’edizione limitata Vulcano mostra la sua esclusività anche nelle finiture interne in fibra di carbonio high gloss, nell’inserto sul volante, così come nella placchetta in alluminio cromato posta lungo il tunnel centrale che riporta il leggendario Tridente.

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Eleganza e sportività, dunque, vengono perfettamente mixate, risaltando ogni dettaglio.

La tecnologia di bordo

Per quello che riguarda gli interni, e più precisamente la tecnologia di bordo in dotazione, la Vulcano offre un impianto audio premium Bowers&Wilkins, un sistema di chiusura portiere soft close, sensori di parcheggio anteriori e posteriori e fari adattativi con tecnologia full-Led Matrix.

Per quello che concerne l’aspetto sicurezza, la Maserati Levante 2019 può vantare le pinze dei freni (di colore rosso) che garantiscono elevate prestazioni in fase di frenata.

I sedili sportivi in pelle sono regolabili elettricamente e possono essere riscaldati e ventilati. I poggiatesta presentano il dettaglio del logo del Tridente ricamato, disponibili in nero con cuciture a contrasto in colore rosso, e viceversa.

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La nuova Maserati Levante Vulcano, è prodotta nelle motorizzazioni benzina twin-turbo V6 da 350 Cv e 430 Cv. In vendita in Italia a partire da 116.000 euro, per la versione da 350 CV, e da 128.000 euro per la versione da 430 CV.

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Volano bimassa: ecco spiegato cos’è e a cosa serve

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Conoscere le componenti meccaniche della propria auto è importante per verificare il corretto funzionamento della vettura. Scopriamo cos’è il volano bimassa e su quali veicoli è presente.

Volano auto

Le componenti meccaniche delle nostre vetture sono numerose e spesso sconosciute. Tra gli elementi di particolare rilevanza presenti sui veicoli dotati di motore diesel, il volano bimassa è uno dei più importanti.

Quando parliamo di volano auto intendiamo un componente dall’aspetto simile ad un disco, realizzato in acciaio, ghisa o alluminio, posizionato tra l’albero del motore e quello del cambio.

La sua funzione principale è quella di accumulare la coppia in eccesso del motore per restituirla allo stesso, così da far girare regolarmente il propulsore. Altra funzione del volano auto è quella di ridurre le vibrazioni provenienti dal motore, così da aumentare il comfort di guida ed ottenere una maggiore elasticità del propulsore.

Volano frizione

Il volano frizione viene definito monomassa qualora questo sia realizzato in un unico blocco; mentre si parla di volano bimassa quando questo dispositivo è realizzato con due semisfere unite.

La funzione del volano è quella di assorbire l’energia cinetica accumulandola e restituendola durante il moto.

Al momento dell’accensione della vettura, il volano bimassa raggiunge un numero di giri predeterminato così da garantire la regolarità del propulsore e le due sfere dello stesso ruotano, con un moto sincronizzato, una agganciata all’albero motore e l’altra sul disco frizione.

Il volano secondario, o semisfera collegata al disco frizione, si aggancia con delle ruote dentellate in modo da non perdere il contatto e, grazie alla presenza di una molla lungo tutta la circonferenza del disco, evita sconnessioni provocate dagli urti.

Differenza tra volano monomassa e volano bimassa

Dopo l’introduzione generale relativa al volano motore ed al suo funzionamento, è giunto adesso il momento di spiegare la differenza tra volano monomassa e volano bimassa.

Come detto, il volano motore è un componente la cui funzione è quella di accumulare energia cinetica durante la fase di scoppio o di combustione e restituirla nelle 3 fasi di aspirazione, compressione e scarico.

Per svolgere questo compito, la massa del volano si aggira nell’ordine di decine di chilogrammi e, in generale, aumenta al crescere della cilindrata e della coppia del motore. Un volano leggero, quindi, assorbirà meno potenza dal motore ma non garantirà la stessa regolarità di uno più pesante nel far girare il propulsore.

L’evoluzione delle vetture, e soprattutto la presenza di motori sempre più potenti, ha fatto sorgere problemi di rumorosità del volano dovuta alle aumentate vibrazioni dell’albero motore.

Per risolvere questa problematica è stato introdotto il volano bimassa. Questo dispositivo presenta un peso pressoché simile a quello del volano monomassa, ma è diviso in due componenti collegate tra loro tramite molle elastiche che contribuiscono ad eliminare quasi totalmente le vibrazioni del motore.

Volano bimassa: funzionamento

Volendo quindi spiegare nuovamente cos’è il volano bimassa, con questa definizione si intende un disco costituito da due masse circolari nominate volano primario e volano secondario. Il primo è avvitato all’albero motore ed è provvisto di una corona dentata, mentre il secondo interagisce con la frizione e trasmette la coppia motrice modulata.

Grazie al volano bimassa si riescono ad attutire le vibrazioni al di sotto del regime minimo del motore, riuscendo così ad avere un comfort di guida migliore, un innesto più fluido delle marce ed una elasticità superiore del propulsore.

Purtroppo il volano bimassa non comporta solo vantaggi, ma anche alcuni svantaggi legati sia al costo che alla maggior delicatezza.

Cosa succede se si rompe il volano

Per capire se un volano bimassa è danneggiato si devono prendere in considerazione alcuni sintomi. In primo luogo, se si avverte uno strappo durante il rilascio della frizione in fase di partenza, oppure se si percepisce un rumore diverso proveniente dalla frizione quando il cambio è in folle o in marcia o ancora se si avvisa un effetto strascico nel rilasciare la frizione, questi sono tutti segnali che indicano un danneggiamento del volano bimassa.

La durata della componente, inoltre, dipende anche dalla quantità di chilometri che si è soliti percorre. Vetture con un alto chilometraggio, infatti, saranno soggette meno spesso a rotture rispetto ad altri veicoli dalla percorrenza chilometrica inferiore e questo perché, specie nei tragitti prevalentemente cittadini, si effettuano maggiori accensioni e spegnimenti del motore.

In media la durata di un volano bimassa è di circa 80 mila chilometri ed in caso di rottura la sua sostituzione è necessaria oltre che piuttosto onerosa.

Cinture di sicurezza posteriori: è obbligatorio utilizzare per legge

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Le cinture di sicurezza posteriori spesso non vengono utilizzate, ignorando le disposizioni di legge che invece ne dispongono l’utilizzo come un obbligo. Facciamo chiarezza su una questione spesso controversa tra gli automobilisti.

Cinture di sicurezza posteriori: obbligo

Le cinture di sicurezza sono ormai presenti obbligatoriamente su tutte le vetture ed hanno una funzione fondamentale nel tutelare l’incolumità degli occupanti del veicolo, in caso di incidente.

Tuttavia, se ormai è diventata prassi utilizzare quelle anteriori, spesso chi siede sul sedili posteriori dimentica, o rifiuta categoricamente, di impiegare le cinture di sicurezza posteriori violando in questo modo il dettato normativo, ed aumentando notevolmente i rischi per la propria incolumità.

L’obbligo di indossare le cinture di sicurezza posteriori è stabilito dal nostro Codice della Strada e chi non rispetta questo vincolo rischia di incorrere in sanzioni amministrative.

Legge cinture di sicurezza

L’articolo 172 del Codice della Strada disciplina l’obbligatorietà dell’utilizzo delle cinture di sicurezza posteriori ed anteriori e dispone testualmente come sia obbligatorio per tutti, conducenti e passeggeri dei veicoli, il loro utilizzo. Mentre per i bambini di statura inferiore ad un metro e cinquanta devono essere adottati sistemi di ritenuta omologati ed adeguati al loro peso.

Se si trasportano passeggeri minori di età sulla propria vettura, e questi non utilizzano le cinture di sicurezza posteriori sarà il conducente a rispondere del mancato utilizzo qualora sull’auto non sia presente il soggetto tenuto alla sorveglianza del minore stesso.

Analogamente, il conducente che permette ai passeggeri, specie se minorenni, di viaggiare senza cinture di sicurezza posteriori o sistemi di ritenuta, può essere considerato responsabile di parte dei danni fisici subiti dagli stessi.

Il mancato rispetto del dettato normativo comporta l’applicazione di una sanzione pecuniaria e la sottrazione di punti dalla patente.

Nello specifico, l’articolo 172 comma 10 stabilisce come chiunque non faccia uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini sia soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 80 euro a 323 euro, oltre alla decurtazione di 5 punti dalla patente di guida.

Qualora il mancato uso riguardasse il minore di età, della violazione risponde il conducente, oppure chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso se è presente sul veicolo al momento del fatto.

Qualora il conducente incorresse, in un periodo di due anni, in una delle violazioni indicate al comma 10 per almeno due volte, all’ultima infrazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da quindici giorni a due mesi.

Il comma 8 dell’articolo 172 del Codice della Strada prevede, tuttavia, alcune eccezioni.

Con riferimento al trasporto in taxi e auto a noleggio con conducente, i bambini possono viaggiare senza sistemi di ritenuta se collocati sul sedile posteriore purché accompagnati da persona di età non inferiore a 16 anni. Sui veicoli privi di sistemi di ritenuta, i bambini di età fino a tre anni non possono viaggiare; mentre quelli con più di tre anni possono viaggiare su un sedile anteriore solo se di statura superiore a 1,50 metri.

Le forze di polizia, polizia municipale e provinciale, le forze armate, gli addetti ai servizi antincendio e i sanitari in caso di intervento di emergenza, gli istruttori di guida, gli addetti ai servizi di vigilanza privati che effettuano scorte ed i conducenti dei veicoli per la raccolta e il trasporto dei rifiuti, in servizio nei centri abitati, sono esentati dall’obbligo di utilizzo delle cinture di sicurezza.

Cinture dietro obbligatorie

Tre le altre ipotesi di esenzione di utilizzo della cintura di sicurezza dietro, il Codice della Strada individua anche alcuni soggetti affetti da patologie particolari, o che abbiano condizioni fisiche che costituiscono controindicazioni specifica all’uso delle cinture e le donne in stato di gravidanza in condizioni di rischio particolari conseguenti all’uso delle cinture.

L’articolo 172, tuttavia non fornisce alcun elenco di patologie o condizioni particolari specifiche per queste esenzioni, ma richiede una certificazione medica, con durata indicata e simbolo previsto dalla direttiva 91/671/CEE.

É quindi chiaro come, ad eccezione dei casi sopra indicati, le cinture di sicurezza dietro siano da utilizzare sempre, non solo per evitare di incorrere in una violazione del dettato normativo ma, soprattutto, per tutelare la propria incolumità quando si circola su strada.

Bonus Malus RCA: tutto quello che dovreste sapere

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Quando si parla di Bonus Malus RCA si intende il meccanismo assicurativo che premia gli automobilisti più attenti alla guida, abbassando l’importo del premio annuale e penalizza – aumentando la classe di merito – coloro che provocano incidenti. Scopriamo come funziona.

INDICE
 Bonus Malus RCA: Assicurazione
 Bonus Malus RCA: come funziona
 Bonus Malus RCA: calcolo
 Calcolo classe di merito online

La formula del Bonus Malus RCA regola la maggior parte delle polizze assicurative di responsabilità civile delle automobili nel nostro territorio. Grazie a questo sistema, il costo del premio assicurativo non sarà mai identico da un anno all’altro, ma andrà a variare a seconda della condotta di guida dell’assicurato. Se, infatti, non si provocheranno incidenti stradali, l’importo del premio assicurativo andrà a diminuire, mentre nel caso inverso questo aumenterà.

Per comprendere il funzionamento del sistema Bonus Malus RCA si deve prendere spunto dalle classi di merito.

Queste classi di merito costituiscono un parametro fondamentale per determinare l’importo annuale del premio assicurativo. Esistono diciotto differenti classi. La diciottesima è quella più alta, e di conseguenza più costosa, mentre la prima è quella più bassa e più economica.

Il sistema assicurativo comporta un avanzamento verso l’alto, cioè verso la classe più cara, più rapido rispetto a quello verso la classe più bassa. Per esemplificare, qualora si dovesse provocare un incidente stradale con piena responsabilità del sinistro, la compagnia assicuratrice provvede a far scendere di due posizioni la vostra classe di merito, portandovi verso quella più cara mentre, qualora si trascorra un intero anno senza causare alcun incidente, la vostra classe di merito salirà soltanto di una posizione verso il livello più economico.

Il sistema del Bonus Malus RCA, quindi, tende a premiare i guidatori più attenti e prudenti alla guida, penalizzando chi è solito provocare sinistri con una percentuale di responsabilità superiore al 50%.

Avendo spiegato il funzionamento del Bonus Malus RCA, e la funzione premiante per gli automobilisti più virtuosi, è giunto adesso il momento di capire come procedere al calcolo della classe di merito.

Per effettuare questa operazione  si devono prendere come riferimento alcuni parametri:

  • l’area geografica,
  • l’età dell’assicurato,
  • gli anni di conseguimento della patente,
  • il tipo di veicolo assicurato,
  • la frequenza degli incidenti.

E’ soprattutto quest’ultimo parametro quello maggiormente incisivo nella definizione della classe di merito poiché, a seconda della quantità o meno di sinistri in cui l’assicurato è coinvolto, si potranno guadagnare o perdere posizioni e, di conseguenza, il premio assicurativo sarà più o meno salato.

L’importo del premio ha un dislivello triplicato tra le singole classi. Se, ad esempio, un soggetto con classe di merito 1 pagherà 100 come tariffa assicurativa annuale, un automobilista nella classe di merito 2 dovrà pagare un importo tre volte superiore.

Le compagnie assicurative, inoltre, non tengono conto dell’intero anno solare, ma di un periodo di osservazione che termina 2 mesi prima della scadenza della polizza. Se l’assicurato è coinvolto in un sinistro dopo la fine di tale periodo, questo verrà incluso nel periodo di osservazione dell’anno successivo e nel Bonus Malus RCA di 2 anni dopo.

Generalmente i soggetti che non hanno una precedente assicurazione vengono inseriti di diritto nella classe di merito 14. Per effettuare il calcolo è fondamentale conoscere cosa sia avvenuto nell’anno di copertura assicurativa, e quindi valutare la presenza di sinistri liquidati e per i quali si è stati ritenuti responsabili in misura superiore al 50%, l’assenza di sinistri nel periodo di riferimento e l’eventuale cessazione della polizza.

Se, invece, si possiede già una polizza assicurativa, si potrà conoscere facilmente la propria classe di merito leggendo l’attestato di rischio inviato, comunicato o richiesto alla propria compagnia assicurativa.

Dal primo luglio 2015 si è proceduto alla digitalizzazione dell’attestato di rischio. Questo documento è fondamentale qualora si vogliano consultare altre compagnie assicurative per avere un preventivo sul costo del premio annuale Bonus Malus RCA.

Per avere la disponibilità di questo documento si può inoltrare richiesta alla propria compagnia assicuratrice che provvederà ad inviarlo via mail entro 30 giorni dalla scadenza della polizza in corso. In alternativa è possibile collegarsi al sito internet della società di assicurazioni e, una volta eseguito l’accesso con le proprie credenziali, ottenere i dati richiesti, consultando l’area personale.

Si può risalire alla propria classe di merito anche direttamente dal numero di targa del veicolo. Sul web sono presenti numerosi portali che forniranno tutte le informazioni attingendo al database comune ANIA aggiornato in tempo reale da tutte le assicurazioni.

 

Kia ProCeed: i nuovi allestimenti GT e GT Line

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La Kia ProCeed sarà in vendita in Italia a partire dal mese di Febbraio. Questa nuova versione mira a coniugare la spaziosità tipica della station wagon, con uno stile sportivo e a prestazioni di buon livello.

Terzo pilastro della famiglia Ceed – gli altri due sono la hatchback e la station wagon – acronimo di “Community Europe & European Design”, questo prodotto dal 2020 sarà proposto anche con motori mild hybrid e plug-in.

Lo stile

Con i suoi 4,6 metri di lunghezza, 1,80 m di larghezza e 1,42 m di altezza, l’elemento che più di ogni altro caratterizza – sul piano estetico – la Kia ProCeed, è soprattutto la linea del padiglione che risulta evidentemente ancora più curva, rispetto agli altri modelli della casa asiatica. Questo aspetto si ripercuote anche sulle forme della superficie vetrata laterale; mentre nella parte posteriore domina una fanaleria a led che percorre tutta la larghezza. 

Le dotazioni

Passo di 2,65 metri e bagagliaio da 594 litri di volume. Negli interni della Kia ProCeed è da rilevare anche la presenza del portellone elettrico, di un divanetto con schienale abbattibile e binari per il sistema di ritenuta del carico.

Gli allestimenti GT Line e GT, possono essere abbinati rispettivamente ai motori turbobenzina 1.4 litri da 140 CV e turbodiesel 1.6 da 136 CV.Tutte le motorizzazioni possono essere abbinate al cambio manuale a 6 marce e doppia frizione a 7.

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Di serie, in tutte e due le versioni, il sistema multimediale da 8” con GPS, Apple CarPlay e Android Auto, ricarica wireless per smartphone, cerchi da 18”, pneumatici Michelin Pilot Sport 4, fari full Led, volante e sedili riscaldabili, pedaliera di alluminio e sensori di parcheggio posteriori. E ancora cruise control, lane keeping assist e frenata automatica di emergenza, per potenziare l’aspetto sicurezza. Sulla versione GT si trovano, inoltre, i sensori di parcheggio anteriori e l’impianto hi-fi JBL da 320 watt.

I prezzi della Kia ProCeed partono dai 29.000 euro per la GT Line con motore benzina, fino ad arrivare ai 32.750 euro scegliendo la motorizzazione a gasolio, e ai 34.500 opzionando il cambio automatico a 7 rapporti.

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