Anni ’90: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 2

Gli anni ’90 caotici, vivaci, rumorosi e colorati: si afferma una certa tecnocrazia con gli apparecchi elettronici ormai entrati in tutte le case alla pari del PC, il Personal computer, che diventa strumento non soltanto di lavoro ma anche di svago specie con il diffondersi, poco dopo, della connessione a Internet per tutti. Digitalizzazione ed elettronica spinta si fanno largo anche tra le auto che ormai sono quasi due per famiglia, con una densità che nel ’92 ha già raggiunto la quota di una ogni 1,92 abitanti.

SCOPRI 5 AUTO MEMORABILI DEGLI ANNI OTTANTA

Il parco circolante in Italia sfiora i 30 milioni, per la prima volta supera quello francese diventando il secondo in Europa dopo quello tedesco, e le nuove immatricolazioni sono 2.300.000 l’anno, mentre la produzione tocca vette storiche con poco meno di 1,9 milioni di vetture cui oltre il 40% sono esportate. Malgrado il Made in Italy rimanga dominante, il mercato è invaso non soltanto da modelli tedeschi e inglesi e francesi, ma anche dall’arrembante Giappone (e più timidamente dai primi modelli coreani) che guadagnerà consensi grazie all’immagine tecnologica.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Novanta.

INDICE
 Subaru Impreza
 Bugatti EB110
 Fiat Punto
 Fiat Multipla
 Smart

I primi anni vedono, tra i produttori diciamo così “di nicchia”, l’ascesa di Subaru che come molti marchi emergenti punta sullo sport come mezzo di propaganda, e a ragion veduta. In fondo il decennio è iniziato con gli ultimi fuochi della Lancia Delta seguiti dall’improvviso e deludente ritiro dopo un filotto di 6 titoli Costruttori consecutivi (e 2 Piloti vinti da Miki Biasion) tra l’87 e il ’92 nel Mondiale Rally.

Ci vorrà qualche anno perché gli appassionati di corse trovino un altro mito da seguire e quel mito per moltissimi sarà propri la Subaru Impreza che nel cuore degli Anni ’90 terrà banco duellando con Mitsuibishi Lancer, Toyota Celica e Ford Escort e le loro eredi.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 4

Il modello di partenza arriva sul mercato nel ’92 a sostituire la Leone, che pur essendo una delle ancora rare berline integrali (escludendo Audi 80) è poco diffusa, e si rende disponibile anche in una versione wagon dalla linea non banale conquistando presto chi ama le auto non convenzionali con la sua trazione integrale “simmetrica” e i motori 4 cilindri boxer, un insieme raffinato che dona un grande equilibrio anche senza potenze esagerate.

Al primo motore 1.8 si affiancano un più parco 1.6 e finalmente il 2.0 Turbo da oltre 200 CV, aprendo la strada alle GT e poi alle vistose WRX, versioni “street legal” delle WRC da competizione. L’impennata inizia nel ‘94, quando la Impreza subentra alla Legacy nelle competizioni regalando a Subaru il secondo posto tra i costruttori e a Carlos Sainz quello nella classifica piloti, mentre nei tre anni successivi arriveranno tre Campionati del Mondo per la Casa e uno per il pilota Colin McRae (’95), successi celebrati da serie speciali che diventano subito culto.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 5

Il Mondiale Rally non è l’unico terreno di scontro: in questi anni, altrettanto appassionante è la sfida per il primato di auto si serie più veloce, un titolo che dall’87 appartiene alla Ferrari F40 con 326 km/h. A superarlo, nel ’91, la Bugatti EB110 un altro sogno a quattro ruote frutto della testardaggine di un italiano, Romano Artioli che ha acquisito i diritti sul leggendario marchio francese per rilanciarlo con un’auto eccezionale. Il nome EB110 omaggia le iniziali del fondatore  Ettore Bugatti, mentre la sigla 110 riprende la serie dei codici dei modelli più o meno dove si era interrotta anni prima.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 6

La EB 110 vanta una innovativa struttura in fibra di carbonio e un V12 di 3,5 litri con quattro turbocompressori che scarica, nella versione iniziale GT, la bellezza di 560 CV tramite un cambio manuale a 6 marce e la trazione integrale, per 336 km/h ma resta primatista per poco, cedendo già nel ’92 il primato alla Jaguar XJ220 (343 km/h).

Nel ’94 arriva la SS, più leggera, priva della trazione integrale e con motore portato a 610 CV, che toccherà i 344 CV, gli stessi raggiunti l’anno dopo da una GT convertita a metano e capace addirittura di 650 CV. Peccato che nel frattempo McLaren abbia sfornato la F1, una tre posti con motore V12 BMW aspirato, che sfiora i 372 km/h, limite inviolato per 12 anni. Pazienza, la EB110 farà in tempo a stabilire il record di velocità su ghiaccio nel ’95 (poco meno di 300 km/) prima che costi e debiti costringano la Casa a chiudere e far terminare gli ultimi esemplari alla tedesca Dauer.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 10

Tra le leggende più divertenti su questa supercar c’è quella secondo cui alcuni proprietari,  con il pretesto della trazione integrale l’abbiano omologata come fuoristrada, riuscendo ad abbattere le esorbitanti tasse di possesso. Ammettendo che chi spende dai 550 ai 670 milioni per accaparrarsene una senta davvero quella necessità.

Di grandi numeri, in questi anni, ha senz’altro bisogno Fiat a cui serve una nuova utilitaria per rimpiazzare la Uno. Visto che è vietato sbagliare e squadra vincente non si cambia, si rivolge di nuovo a Giugiaro, i cui modelli di successo disegnati per la Casa torinese già si fanno fatica a contare. Il designer garessino si fa interprete e precursore delle tendenze, che in questi anni spingono a esaltare spazio e la volumetria interna con abitacoli più alti e avanzati e cofani più spioventi.

Nel tardo ’93 nasce la Fiat Punto, 12 cm più lunga e 7 cm più larga della Uno (arriva a 4,06 metri per 1,62) e soprattutto 2 cm più alta, attenta allo spazio e alla visibilità anche “passiva”, come dimostrano i fanali posteriori inseriti sui montanti ai lati del portellone, altra soluzione che farà scuola.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 9

La gamma è ampia, in pochi anni accoglie vari motori a benzina a iniezione elettronica tra cui un 1.4 sovralimentato da 130 CV per la GT, erede della Uno Turbo, più Diesel aspirati e turbo, e numerosissimi allestimenti, mentre tra le carrozzerie, oltre alle 3 e 5 porte, dal’94 si può avere anche la Punto Cabrio, disegnata e assemblata da Bertone che rimodella il posteriore inserendo classiche  fanalerie tondeggianti posizione canonica. Dalla Punto, che dopo aver vinto il titolo di Auto dell’Anno ’95 in patria  arriverà a conquistare addirittura il mercato francese diventando la straniera più venduta, deriva anche la Barchetta, spider con carrozzeria in materiale sintetico e il motore 1.8 della GT, che sarà l’ultima scoperta di Fiat prima della nuova 124.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 1

La creazione più anticonformista di fine millennio Fiat non la affida a un centro stile esterno ma la fa sviluppare internamente, opera prima di quel Roberto Giolito che pochi anni più tardi realizzerà la reinterpretazione moderna della Fiat 500. Siamo nel ’98 e quando viene presentata la Fiat Multipla, il pubblico si divide tra chi ne resta affascinato e chi pensa a uno scherzo: le linee sono “impossibili”, l’auto sembra realizzata incollando due vetture differenti tagliate all’altezza della linea di cintura, con un vistoso “scalino”, tra cofano e parabrezza.

Ma non è soltanto il look ad essere originale: costruita sull’evoluzione del pianale della Tipo, ospita 6 passeggeri in una lunghezza di appena 4 metri per una larghezza di neanche 1,9, grazie alle due file da 3  poltrone singole ottenute grazie al pavimento piatto e  privo di tunnel, che con meccanica tuttoavanti non serve visto che il cambio trova posto su una comoda mensola vicino al volante.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 7

Proprio i 6 posti suggeriscono il nome, che è un omaggio all’altrettanto capiente antenata derivata dalla 600. La Multipla è innovativa in tutto tranne nella meccanica, che offre motori 1.6 a benzina e 1.9 turbodiesel, entrambi da 105 CV, ma è una delle prime a puntare con convinzione sulle alimentazioni alternative con versioni bi-fuel a Gpl e metano e addirittura una chiamata bluenergy a solo metano, con quattro bombole alloggiate sotto il pavimento. Il suo limite, saranno sempre le prestazioni, visto che anche a benzina il millesei non è vivacissimo e le varianti a gas pesano pure parecchio di più.

Nel 2004 un restyling proporrà un frontale “normalizzato” con cofano raccordato alla base del parabrezza e fanalerie più comuni, un insieme più armonioso anche se privato così di quel tocco di estro che l’ha resa un’auto unica nella storia. La soluzione degli interni 3+3 sarà ripresa in quello stesso anno da un’altra monovolume, la Honda FR-V.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 8

Il 1998 segna anche la nascita della più piccola e insieme sofisticata automobile sul mercato, la Smart, frutto di un’insolita collaborazione tra Mercedes e la marca di orologi svizzera Swatch che dà origine al marchio MCC (Micro Compact Car). Sono gli anni in cui i costruttori premium si buttano nei segmenti inferiori: Audi ha appena debuttato tra le compatte con la A3, BMW con la Serie 3 compact (e intanto prepara la nuova Mini), la stessa Mercedes ha attuato una vera rivoluzione creando, con la Classe A, il primo pianale a trazione anteriore.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 3

Il colosso di Stoccarda punta ancora più in basso ma non volendo impegnarcisi direttamente crea questa collaborazione che porta alla nascita di una vetturetta due posti lunga 2,5 metri, cosa che permette di posteggiarla a bordo strada anche di traverso, spinta da un tre cilindri sovralimentato da 45 CV abbinato ad un cambio robotizzato a 6 marce. La costruzione prevede una cellula in acciaio chiamata “tridion” su cui sono montati pannelli in materiale plastico intercambiabile che consentono di cambiar colore all’auto, idem per gli interni.

Geniale ma un po’ snob, la prima Smart è però “costosetta” (18 milioni di lire) e non priva di difetti (il cambio sequenziale è scorbutico e ha il programma di cambiata automatica solo come opzione) fa vacillare la collaborazione costringendo Mercedes, che sta già avendo problemi con la Classe A dopo l’episodio del “test dell’alce”, a prendere in mano la situazione riorganizzando produzione e rete vendita.

In questa fase, Smart, che era acronimo di Swatch-Mercedes ART, si trasforma in marchio, il modello prende il nome di City-Coupé e la gamma si amplia con il modello Cabrio e il motore diesel (800 cc, 41 CV). La famiglia si allargherà poi con l’arrivo della berlina forfour e della roadster, rischiando però nuovamente il tonfo. Dalla seconda generazione (2006), si tornerà al solo modello originario, dal 2010 dotato di una variante elettrica che 10 anni dopo presto diventerà l’unica scelta possibile del resto, a guardare la Smart a distanza di anni, sarà impossibile non pensare che fosse sempre stata destinata a questo.

Anni '90: 5 auto che hanno fatto la storia 11

SCOPRI TUTTA LA SERIE

Coronavirus: il pagamento del bollo è rinviato a giugno

Far fronte a questa difficile situazione venutasi a creare nel nostro Paese dall’insorgere del Covid-19 non è semplice. Le limitazioni alla circolazioni e la chiusura di moltissime attività commerciali hanno reso molto complesso lo svolgimento di molte attività fino a qualche settimana fa normalissime. Per questo motivo, governo e regione stanno attivando una serie di provvedimenti per venire incontro al cittadino in questo momento storico. L’ultimo in ordine di tempo è la proroga al 30 giugno per il pagamento del bollo auto.

I primi quattro esempi

Il decreto Cura Italia varato dal governo prevede il rinvio del pagamento di alcuni tributi, ma tra questi non si fa cenno a quelli legati all’automobile. Questo perché il bollo auto, essendo incassato dalle singole regioni, rimane di competenza delle stesse. Per questo motivo, alcune regioni come Piemonte Lombardia (dove la sospensione fino al 30 giugno riguarda anche la tassa sulle concessioni, l’ecotassa e la riscossione delle rate dei debiti tributari), Emilia Romagna e Campania hanno deciso di posticipare il pagamento del bollo auto, che solitamente andrebbe pagato tra aprile e maggio, a fine giugno, senza naturalmente sanzioni o interessi.

Verifica bollo auto: il check anche online

Anche la Sicilia pare interessata a seguire lo stesso esempio, ma trattandosi di una regione a statuto speciale la procedura per approvare questa proroga è leggermente più lunga. Insieme alla Sicilia anche altre regioni a statuto speciale e non hanno iniziato a lavorare in tal senso per trovare la soluzione migliore per aiutare i cittadini, senza minare gli equilibri dei bilanci regionali.

Fiat 500 usata: quale comprare?

Fiat 500 usata: quale comprare?

Riuscita operazione nostalgia, la Fiat 500 modellata sulle linee dell’amatissima antenata del ’57 è in commercio da circa 13 anni ed è tra i modelli di maggior successo del nuovo millennio. Con motori affidabili e stile, la Fiat 500 usata è tra le auto usate più ricercate in Italia.

Ai giorni nostri è sempre più raro che un modello possa rimanere sul mercato oltre i canonici 6-7 anni senza subire cambiamenti profondi, ma per la 500 che Fiat ha lanciato nel 2007, aggiungendola ad altri revival come la Mini by BMW e la Volkswagen New Beetle, è stato così.

Ben 13 anni fino a qui (la seconda generazione di Fiat 500 elettrica è appena stata presentata), intervallati da un solo restyling poco invasivo, che hanno fatto della rediviva piccola torinese, lanciata esattamente cinquant’anni dopo la storica antenata, una evergreen capace di ripopolare le strade.

Fiat 500 usata: dimensioni e allestimenti

Lunga 3,55 metri  e larga 1,62, aveva un’abitabilità discreta anche perché omologata per soli 4 passeggeri, e un bagagliaio da 185 litri sacrificato in nome della linea ma reso appena un po’ più pratico dal portellone posteriore.

Al lancio, la 500 offriva tre allestimenti chiamati Pop, Lounge e Sport, ben caratterizzati: il primo più semplice ma non povero, gli altri due alternativi, con prezzi allineati ma distinti dagli accessori, più eleganti sul Lounge, che arrivava a comprendere il tetto in cristallo. Look e personalizzazione (oltre mezzo milione di combinazioni possibili contando gamma, colori, optional e accessori) erano il vero punto di forza della 500.

Fiat 500 usata: quale comprare?

Fiat 500 usata: quale motore scegliere

La Fiat 500 del 2007 monta motore e trazione anteriori, sospensioni MacPherson davanti e ad assale torcente dietro (su cui comunque si riusciranno a realizzare assetti di tutto rispetto per le derivate Abarth) completato da motori a benzina 1.2 da 69 CV e 1.4 16V da 99 CV, e turbodiesel 1.3 Multijet da 75 CV. Il secondo in particolare era lo stesso della Panda 100 HP con tasto Sport. Questo, senza aumentare le prestazioni lo rendeva però più pronto nella risposta all’acceleratore attivando nel contempo la mappatura più sportiva dello sterzo, e sostituiva il comando “City” degli altri modelli che invece agiva unicamente sul servosterzo elettrico Dualdrive rendendo il volante più leggero in città.

Il 1.4 ha avuto da subito un buon successo in abbinamento all’allestimento Sport, spesso completato da adesivi a scacchi oppure strisce nella parte alta delle fiancate che richiamavano la livrea delle 500 Sport di fine Anni ’50. Se ne trovano ancora diversi esemplari usati, sotto i 5.000 euro, anche se trattandosi del motore più adatto alle lunghe percorrenze dopo il Diesel, raramente sotto i 150mila km.

Fiat 500 usata: quale comprare? 1

Sia per questo sia per il più tranquillo 1.2 si poteva avere anche il cambio robotizzato Dualogic, che tuttavia, come molti monofrizione, ha inizialmente incuriosito ma entusiasmato poco all’atto pratico, ragion per cui tra gli usati ce ne sono tuttora parecchi anche con chilometraggi bassi. Il 1.2 8 valvole dal 2008 è stato anche il primo a ricevere il dispositivo start/stop per lo spegnimento/riavvio automatico nelle soste in una specifica versione PurO2 e omologazione Euro 5.

Dall’anno successivo lo start/stop e l’aggiornamento normativo sono stati estesi a tutti motori e all’allestimento PurO2 è scomparso. Sempre sul 1.2 è stata realizzata la variante EasyPower a GPL mentre nel 2009 al turbodiesel da 75 CV si è affiancato quello da 95 CV che due anni più tardi è rimasto l’unico a listino.

Fiat 500 usata: la versione cabrio

Sempre nel 2009 è arrivata l’unica variante di carrozzeria (le successive 500L e 500X nasceranno da pianali diversi di categoria superiore) ossia la cabrio: chiamata semplicemente 500C, era una di “trasformabile” con un tetto in tela scorrevole elettrico che incorporava anche il lunotto, e il coperchio del bagagliaio apribile sempre verso l’alto con un ingegnoso leveraggio. La gamma ricalcava quella della berlina, ma con in più l’allestimento Rock.

Fiat 500 usata

Fiat 500 usata: il debutto del TwinAir

Il 2011 ha invece visto debuttare il piccolo bicilindrico TwinAir Turbo (progettato in origine per un sistema ibrido mai realizzato) e dunque messo in commercio da solo, con 875 cc per 85 CV di potenza e una funzione Eco pensata per farlo consumare ancora meno tagliando però nettamente la coppia e rendendolo un po’ fiacco. Un tantino meglio per la variante da 105 CV che nel 2013 ha sostituito il 1.4, con la medesima coppia dell’altro ma più allungo.

Fiat 500 usata: il restyling del 2015

Nel 2015, 500 e 500C hanno ricevuto il già accennato restyling, riconoscibile per il nuovo disegno dei fari anteriori a Led e soprattutto per quelli posteriori, sempre di forma triangolare ma vuoti al centro che emergono letteralmente dalla lamiera. La Casa ha dichiarato di aver modificato qualcosa come 1.800 componenti e soprattutto aggiornato l’infotainment con i nuovi sistemi Uconnect.

A livello di motori, confermati il 1.2, anche la Fiat 500 GPL, i TwinAir da 85 e 105 CV e il turbodiesel da 95 CV uscito poi dal listino alla fine del 2018 quando anche Fiat ha deciso di rinunciare ai motori turbodiesel sulle “piccole” che gli adeguamenti a Euro 6d-Temp avrebbero reso troppo costosi. Da segnalare presenti anche le numerose edizioni speciali e limitate che ben si abbinavano ad un’auto con il carattere modaiolo della 500, tra cui la Diesel, ispirata all’omonima marca di abbigliamento, con colori speciali tra cui il verde opaco, ed elementi in grigio satinato.

Se ne trova qualcuna con motori a gasolio a meno di 6.000 euro e per chi vuol distinguersi senza strafare, fanno ancora la loro figura.

Fiat 500 usata: prezzi

In generale i motori sono adeguati nelle prestazioni e mai troppo assetati, anche se il buon vecchio 1,2 resta la soluzione più semplice ed economica anche nella gestione, mentre a chi non ha mai guidato TwinAir e Dualogic, cioè la Fiat 500 con cambio automatico, suggeriamo un giro di prova.

La 500 si sceglie anche e soprattutto per il look quindi perché non puntare su allestimenti speciali come quello by Diesel o il raro pacchetto Vintage ‘57 ispirato alla 500 storica?

Modello/anno Prezzo
500 1.4 Sport 2008 € 4.700
500 1.2 Lounge 2009 € 6.000
500 1.2 bi-fuel GPL 2012 € 6.900
500 1.3 Multijet 75 CV 2009 € 5.500
500 1.3 Multijet 75 CV by Diesel 2009 € 5.800
500 0.9 TwinAir 85 CV Dual. Lounge 2011 € 7.100
500 0.9 TwinAir 85 CV Lounge 2012 € 6.800
500 0.9 TwinAir 105 CV S 2017 € 11.700
500 1.2 EasyPower GPL Lounge 2018 € 10.500
500 1.2 Dualogic Lounge 2019 € 11.000
500 1.3 Multijet 95 CV Lounge 2015 € 9.800
500 1.3 Multijet 95 CV Lounge 2018 € 11.500

Fiat 500: usato certificato

Da metà 2019, le vetture di seconda mano proposte dalla rete FCA sono coperte da ben due programmi di garanzia: il primo è quello diciamo così “tradizionale”, che assume nomi differenti a seconda del marchio e nella fattispecie, AutoExpert per Fiat, Lancia e Abarth e Selected4U per Alfa Romeo e Jeep, e offre sulle auto selezionate una garanzia di 12 mesi con assistenza stradale estesa al passeggero e veicolo sostitutivo in caso di guasto.

Il secondo è un pacchetto di tecnologie messe a disposizione da Mopar, il brand dedicato ad accessori e implementi, e accessibili via smartphone attraverso applicazioni. I servizi si chiamano My:Assistant, My:RemoteControl e My:Car, e permettono un più facile accesso all’assistenza in caso di incidente, la localizzazione dell’auto in caso di furto  e ad informazioni in tempo reale sui livelli e sullo stato della batteria, la posizione in un parcheggio ecc…

C’è addirittura la possibilità di azionare a distanza il blocco delle porte e ricevere segnalazioni quando l’auto si allontana da una certa zona prestabilita o supera un certo limite di velocità, utile al proprietario che abbia prestato la macchina ad un altro guidatore per monitorarne l’uso.

Le vetture garantite dai piani di FCA sono scelte tra gli usati con meno di 6 anni o 130.000 km e sottoposte a 160 controlli.

Anni ’80: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 10

Gli Anni ’80 sono quelli del trionfo dell’elettronica, che esiste ma non è ancora così diffusa negli oggetti di uso quotidiano. Il merito è delle missioni spaziali di 10 anni prima che hanno inaugurato il concetto di digitale ma è in questo decennio che vengono create a poca distanza strumenti come personal computer, lettore CD, telefono cellulare e anche internet.

Ci vorrà ancora un po’ perché siano davvero alla portata di tutti, ma è qui che si inizia a familiarizzare con l’idea. Stessa cosa per le auto, per cui il computer sostituisce il tavolo da disegno in fase di progettazione, ma che iniziano anche a veder spuntare qualche display qua e là.

SCOPRI 5 AUTO MEMORABILI DEGLI ANNI SETTANTA

L’altro fenomeno che qui si consolida è l’automazione della produzione, finalizzata ormai a volumi sempre più ambiziosi. In Italia si superano il milione e mezzo di auto immatricolate e se ne producono poche di meno, nel 1982 circolano poco meno di 20 milioni di vetture con una media di uno ogni 3 abitanti circa, nel ’69 erano quasi una ogni 6. E anche in questo contesto nascono modelli estremamente razionali, pronti a invadere le strade di ogni città, accanto ad altri che sono pura emozione, fatti per dominarle.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Ottanta.

INDICE
 Fiat panda
 Audi Quattro
 BMW Serie 3
 Fiat Uno Turbo
 Ferrari F40

La prima Auto dell’Anno del decennio è la Lancia Delta, lanciata nel ’79 e ancora ben lontana dal mostrare tutto ciò di cui sarà capace, e l’anno dopo ci manca poco che un’altra auto italiana faccia doppietta: vince la Ford Escort terza generazione, ma dietro di lei per appena una quindicina di punti si piazza una piccola Fiat che il mercato eleggerà molto presto vera reginetta: parliamo della Fiat Panda, che debutta in un momento non semplice come sostituta della 126. Con lei il modello d’accesso alla gamma Fiat cresce,  non solo dimensionalmente, e si converte alla trazione anteriore che sui modelli superiori, con la 127 e la Ritmo (erede della 128), è ormai affermata.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 9

L’evoluzione è necessaria per contrastare alcune francesine essenziali ma spaziose come Renault 4 e Citroen LN. Lo stile è firmato Italdesign, che non si limita a disegnare una carrozzeria semplice e razionale, ma studia con cura gli interni, progettando sedili anteriori a sdraio e un divano posteriore in tela teso tra due barre metalliche come un’amaca, che grazie a un sistema di incastri possono essere abbattuti trasformando gli interni in una sorta di grande letto. La versione base 30 monta il bicilindrico 650 della 126, mentre sulla più potente 45 troviamo il 4 cilindri 900 della 127.

Nel 1983 nasce la versione 4×4, con motore 950 da 48 CV e una trasmissione inseribile fornita dall’austriaca Steyr-Puch che ne farà una delle più efficacie ed economiche fuoristrada sul mercato. Un restyling nel 1986 aggiorna la carrozzeria, gli interni e il telaio con il debutto dell’assale posteriore Omega che sostituisce (tranne sulle 4×4), quello rigido a balestre della prima ora. I motori lasciano il posto ai nuovi Fire che cresceranno fino a 1.1 e 54 CV e affiancati da un Diesel da 37 CV. Manca qualcosa? Sì: con la Elettra del 1990, la Panda sarà la prima Fiat elettrica ad essere costruita in (piccola) serie.

Il 1980 è anche l’anno in cui Audi fa il salto di qualità che la porterà a diventare un marchio premium dall’immagine fortemente innovativa: un risultato perseguito con grande volontà e che ha la chiave della svolta nella coupé quattro, presentata a Ginevra proprio quell’anno. L’obiettivo è sviluppare la trazione integrale, a cui la Casa si è avvicinata progettando un veicolo fuoristrada dal quale alcuni tecnici lungimiranti hanno intuito il potenziale che le quattro ruote motrici hanno in termini di sicurezza e prestazioni anche per le vetture stradali.

I tecnici sviluppano quindi un powertrain ad alte prestazioni pensato per l’impiego sportivo formato da un 5 cilindri turbo da 2,2 litri della Audi 100 portato grazie all’aggiunta dell’intercooler da 170 a 200 CV, e da una sofisticata trazione con tre differenziali (centrale e posteriore bloccabili) che nel tempo sarà raffinata.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia

Lo montano su una speciale variante della Audi 80 Coupé, che viene ribattezzata semplicemente “Quattro”. Non è solo un’auto veloce, è l’arma che permette ad Audi di conquistare quel grande palcoscenico che è il Campionato del Mondo Rally, iniziando a vincere gare dall’81 e conquistando nel giro di pochi anni tre titoli costruttori e due piloti, ma soprattutto costringendo tutti i rivali a seguire l’esempio.

Le Audi a trazione integrale corrono anche in pista praticamente in ogni specialità ma soprattutto la trazione quattro inizia a diffondersi nella produzione di serie, arrivando alla soglia del ventunesimo secolo a coprire oltre la metà dell’intera gamma dei Quattro Anelli.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 2

Audi non è l’unica Casa tedesca che cerca un posto al sole: anche BMW punta a guadagnare fette di mercato e il consenso del pubblico anche nel settore delle berline medie che sembrano essere l’ossessione dei costruttori premium. Proprio nell’82 Mercedes lancia la 190, vettura che oltre alla taglia più snella è anche la prima berlina sportiva.

BMW è in quel segmento già dagli Anni ’70, con la prima Serie 3 E23, che ha ripreso il testimone dalle valide berline della Serie 02 ma ancora migliorabile sotto l’aspetto dello spazio e del comportamento. A risolvere la situazione arriva la nuova Serie 3 (generazione E30), più moderna nel look ma soprattutto più raffinata nel telaio e più comoda.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 3

Ottima interprete del momento, è la prima a tenere a battesimo la variante sportiva M3 (con un 4 cilindri da 2,3 litri e 200 CV a cui seguiranno in futuro eredi a 6 e 8 cilindri), ma soprattutto allarga l’offerta di carrozzerie aggiungendo alla due porte quella a quattro e anche la prima station wagon  Touring, nata per iniziativa di un carrozziere e poi adottata dalla Casa, probabilmente senza immaginare che di lì a una trentina d’anni le familiari sarebbero arrivate a rappresentare oltre il 60% delle vendite della Serie 3 su molti mercati mondiali…

E non è tutto: con le 325i, 325Xi e 324d e td debuttano in questa classe di modelli BMW i motori a sei cilindri, il Diesel e la trazione integrale, tutte novità destinate ad avere un futuro importante a Monaco di Baviera.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 6

Appena due anni e si torna in Casa Fiat: è ora di regalare una variante sportiva alla Fiat Uno, arrivata nell’83 a sostituire la 127 e gradita, ancora una volta grazie alla matita di Giugiaro e della sua Italdesign ad un pubblico eterogeneo che va dalle famiglie ai giovani. Stavolta non si limita a qualche cavallo in più ma punta in alto: sono gli anni delle piccole tutto pepe che dividono il pubblico: da una parte la Renault 5 GT Turbo, dall’altra la già iconica Golf GTI e Peugeot 205 GTI, che puntano invece su aspirati da 1,6 a 1,8 litri.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 12

Fiat opta per la prima soluzione e appronta un 1.3 con turbocompressore IHI  e per la prima volta, iniezione elettronica. La potenza è da record, perché mai prima d’ora una vettura Fiat di questa classe ha raggiunto i 100 CV, addirittura 105 nella versione non catalizzata che raggiunge la velocità di 200 km/h e ferma il cronometro a 8,3 secondi nello 0-100.

Siamo solo all’inizio: la Uno Turbo i.e. costa 14,5 milioni di lire ed ha un abbigliamento non troppo esasperato, ma ha quei pochi tocchi che la rendono riconoscibile, iniziando dallo spoiler posteriore e dai cerchi in lega leggera da 13”, a cui si aggiungeranno con il listino dell’88 i fendinebbia, incastonati nei paraurti rifiniti con una riga rossa (la Golf ha fatto scuola) e l’Antiskid, primo sistema antipattinamento antenato dei futuri ASR ma gravato da qualche difetto di gioventù, tanto che  non di rado viene disinstallato.

Con la seconda serie dell’89 il motore passa a 1,4 litri, riceve un nuovo turbo Garrett e cresce in potenza fino a 116 CV per uno 0-100 da 7”7. Il motore turbo si rivedrà sulla Punto GT, ma come si sul dire, è un’altra storia.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 11

Abbiamo detto che negli Anni ’80 prestazioni fa rima con turbo e la dimostrazione la offre il costruttore di auto sportive per eccellenza, Ferrari, con la Ferrari F40. La Casa del Cavallino, che non si è mai fatta lusingare dai motori sovralimentati, in questo decennio li sperimenta in Formula 1 poi su strada, dapprima per ridare u po’ di verve alla 208 (’82) e poi nell’84 per creare la sua prima vera supercar, la 288 GTO, un capolavoro in 272 esemplari con motore V8 biturbo da 400 CV, seguita da 5 vetture sperimentali da competizione chiamate 288 GTO Evoluzione.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 7

Proprio da questa esperienza, nel 1987, prende vita la F40, che arriva  a celebrare appunto i quarant’anni del marchio, (il nome è suggerito dal giornalista Gino Rancati) e rappresenta anche l’addio del patron Enzo, che si spegnerà l’anno dopo. Rispetto alla GTO, la F40 non è un modello in edizione limitata, o meglio, dovrebbe esserlo ma i 400 esemplari pianificati diventano presto 1.000 e poi, con l’omologazione per gli Usa, si prosegue fino a superare i 1.300. Il suo V8 biturbo da 3 litri, con quattro alberi a camme, 48V e due iniettori per ogni cilindro (considerando che l’iniezione è comunque indiretta) scarica sulle ruote posteriori 475 CV e la spinge a 326 km/h mentre lo 0-100 si liquida in 4,1 secondi.

Spartana, quasi un’auto da corsa prestata alla strada, e con potenza brutale senza alcun filtro (niente Abs né servosterzo), costa poco meno di 400 milioni di lire anche se prima ancora che esca di produzione passa già di mano per cifre fino a 5 volte superiori. Dopo di lei si tornerà agli aspirati, ma a 12 cilindri.

Anni '80: 5 auto che hanno fatto la storia 8

SCOPRI TUTTA LA SERIE

Opel Insignia Sports Tourer, familiare alla tedesca

Bozza automatica 2

In collaborazione con Opel

Siamo abituati a identificare le ammiraglie nelle berline di grandi dimensioni. Ma quella a tre volumi è davvero l’unica soluzione di carrozzeria per questo segmento di mercato? Secondo Opel no. Con la Insignia Sports Tourer il costruttore tedesco, infatti, offre una soluzione che, senza rinunciare alla qualità e all’immagine tipica di un’ammiraglia, assicura tutto lo spazio che solo le grandi station wagon sanno regalare.

E di familiari, in effetti, Opel se ne intende parecchio. Fin dal 1963, anno in cui venne lanciata sul mercato la Kadett A Caravan, Opel è sempre stata tra le pioniere nel segmento delle vetture station wagon e ancora oggi, nonostante il sempre più forte dominio di SUV e crossover, continua a puntare su questa soluzione. Si tratta dunque di modelli strategici per il marchio tedesco, e che spesso nel corso degli anni, sono stati usati per lanciare sul mercato nuove soluzioni tecniche e tecnologiche.

Curata e spaziosa

Insomma, 57 anni di storia ed esperienza nel segmento delle familiari, che oggi trovano la massima espressione nella Insignia Sports Tourer, la wagon più grande di casa Opel, che si posiziona al vertice della gamma non soltanto per dimensioni, ma anche per contenuti. Con una lunghezza di 4,99 metri, l’Insignia Sports Tourer è una delle station wagon più grandi sul mercato, coniugando alla perfezione lo stile e l’immagine di rappresentanza tipico delle ammiraglie, con tutta la praticità che da sempre contraddistingue le familiari.

Il tutto condito da un’attenta cura nella scelta dei materiali, unita alla proverbiale attenzione tedesca negli assemblaggi per trasmettere quel senso di qualità che ci si aspetta da una vettura di questa categoria. Tuttavia, come dicevamo, il punto forte della Insignia Sports Tourer è lo spazio e a bordo ce n’è tanto non solo per chi si accomoda davanti.

Chi viaggia sul divano posteriore gode di centimetri in abbondanza tanto per le gambe quanto per la testa, ma è nella capacità di carico che il modello da il meglio di sé. In configurazione standard il bagagliaio offre una capienza di 560 litri, che salgono fino a 1.665 litri se si abbatte lo schienale della seconda fila di sedili. Il piano di carico, poi, ha una forma regolare, che permette di sfruttarlo al massimo utilizzando anche i tanti ganci a disposizione per fermare il carico.

Inoltre, vi si accede tramite il portellone ad apertura elettrica, il cui comando può anche essere impartito passando semplicemente il piede sotto il paraurti. Un bel vantaggio quando si hanno le mani occupate.

Tecnologia al top

Detto dello spazio, il secondo elemento in cui spicca l’Insignia Sports Tourer, è la tecnologia. Tecnologia che per Opel deve essere quanto più possibile “democratica”. Non per niente, giusto per fare un esempio, il costruttore tedesco porta la sua tecnologia Led su tutte le sue gamme di prodotto, anche sulla piccola Corsa. Tuttavia, resta comunque sull’Insignia che questa soluzione trova la sua massima espressione.

Sull’ammiraglia di Rüsselsheim trovano infatti posto i fari IntelliLux Led Pixel. Si tratta di un sistema dotato di ben 168 diodi luminosi, ottantaquattro per faro, in grado di modellare il fascio di luce in base alle condizioni della strada e del traffico.

Bozza automatica 3

Ma come funziona? La telecamera montata dietro il parabrezza tiene d’occhio la strada individuando le vetture che si trovano davanti a noi o che stanno giungendo in senso opposto. Recepito l’ostacolo, l’avviso viene mandato alla centralina dei fari che provvederà a spegnere in maniera progressiva i diodi corrispondenti alla posizione dell’altro o degli altri veicoli. In questo modo è praticamente possibile viaggiare sempre con gli abbaglianti accesi, senza correre il rischio di abbagliare nessuno.

Tutta da guidare

Ok, una familiare deve essere comoda e spaziosa, ma chi l’ha detto che non può anche essere piacevole da guidare? Con il sistema Twinster, disponibile per la variante più potente della Insignia Sports Tourer, la GSi da 230 CV, Opel enfatizza le doti dinamiche della sua ammiraglia.

Bozza automatica 13

Si tratta di un particolare schema a trazione integrale che sfruttando un sistema a doppia frizione sull’asse posteriore, è in grado di spostare in maniera dinamica la coppia generata dal motore sulle singole ruote posteriori, creando così un effetto torque vectoring che rende la vettura molto più precisa e coinvolgente quando si guida tra le curve, ma anche più stabile e sicura in tutte le condizioni di utilizzo. Il sistema è abbinato a quattro modalità di guida: Standard, Tour, Sport e, solo sulla GSi, Competition, che variano la risposta della vettura per adattarsi al tipo di strada che si sta percorrendo.

La gamma

Ma se la GSi è la variante più “spinta” della gamma Insignia Sports Tourer, che con il suo 2 litri turbo a benzina in abbinamento alla trazione integrale e al cambio automatico a 9 rapporti strizza l’occhio ai clienti più sportivi, a listino esistono varianti un po’ per tutti i gusti e le necessità. Troviamo un benzina 1.6 da 165 CV e due Diesel: un 1.6 da 136 CV e un 2.0 da 170 CV.

Bozza automatica 10

Tutti i motori sono disponibili con cambio manuale o automatico e con prezzi compresi fra 34.150 euro e 45.850 euro. Non manca poi la variante Country Tourer, pensata per chi ha bisogno di affrontare qualche tratto di fuoristrada leggero dove l’auto si muove con disinvoltura grazie alla trazione integrale e alla maggiora altezza da terra, spinta dal 2.0 BiTurbo Diesel da 210 CV.

Volkswagen Golf 8: futuro sempre più sportivo

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 3

Fin dal lancio della prima generazione nel 1975, le varianti sportive pensate per gli appassionati della Volkswagen Golf hanno sempre rappresentato una costante per il modello. La prima GTI ha fatto il suo debutto proprio sulla primissima serie della compatta tedesca e da allora, Volkswagen ha costantemente alimentato lo sviluppo delle varianti ad alte prestazioni del modello, assecondando di volta in volta l’andamento e la richiesta del mercato. Scegliendo soluzioni sempre al passo con i tempi.

Dolo la prima GTI a benzina, infatti, nel 1982 venne lanciata la Golf GTD, la prima che pur mantenendo il DNA sportivo tipico delle Golf GTI, non rinunciava alla “parsimoniosità” del Diesel. Ma i tempi cambiano e l’evoluzione non si ferma mai e così nel 2014 è stato il momento della Golf GTE, la prima Golf sportiva ibrida. Oggi,  a 45 anni di distanza dal lancio della prima GTI, queste tre mitiche sigle confluiscono anche nella nuovissima Volkswagen Golf di ottava generazione.

INDICE
 Golf GTI
 Golf GTD
 Golf GTE
 Golf GTX

Golf 8 sportive: gli elementi in comune

Le tre versioni sportive della nuova Volkswagen Golf hanno elementi di design in comune come la grande griglia a nido d’ape nella parte frontale che integra i fendinebbia a LED o i cerchi in lega di serie da 17 pollici su cui montano pneumatici da 225/40.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 5

Altri elementi in comune tra i tre allestimenti sono la presenza di minigonne laterali più larghe di colore nero, i sedili sportivi con poggiatesta integrato e le pinze freno rosse. L’assetto accomuna anche le due varianti ad alimentazione tradizionale, GTI e GTD, che sono state abbassate di 15 mm rispetto a quelle meno potenti e alla GTE.

La versione a benzina, ovvero la Golf GTI, si differenzia dalle altre due grazie ad alcuni elementi caratteristici nel design come lo scarico che si sdoppia in due terminali (uno per parte), il rivestimento dei sedili con inserti rossi e grigi e la banda luminosa del cofano che si illumina di rosso.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 2

Parlando di meccanica, la GTI è spinta da un 2 litri turbo benzina a iniezione diretta da 245 CV e 370 Nm di coppia. L’unità può essere abbinata ad una trasmissione manuale a 6 marce o al famoso cambio DSG a doppia frizione a 7 rapporti. La trazione anteriore è supportata da un nuovo differenziale con frizione multidisco che ottimizza la gestione della potenza sulle singole ruote. La velocità massima è limitata a 250 km/h mentre lo 0-100 km/h viene coperto in soli 6 secondi.

Rispetto alla variante a benzina, la Diesel Golf GTD si differenzia per l’impianto di scarico con due terminali posizionati sul lato sinistro, la banda luminosa di colore argento sul cofano e finiture dei sedili di colore grigio.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 1

Sotto il cofano, troviamo un quattro cilindri da 2 litri a gasolio in grado di erogare fino a 200 CV e 400 Nm di coppia, abbinato di serie al cambio automatico DSG a 7 rapporti. Per diminuire le emissioni di CO2, questo powertrain è stato dotato di due catalizzatori SCR. Lo scatto da 0-100 km/h viene effettuato in circa 7 secondi con la velocità massima che sfiora i 244 km/h.

Nell’era dell’elettrificazione, anche il modo di vivere la sportività cambia e così debutta la nuova Golf GTE, variante plug-in della compatta tedesca che si caratterizza per le tante finiture blu su carrozzeria e sedili. La GTE è spinta da un motore termico da 1,4 litri turbo benzina da 150 CV abbinato ad un motore elettrico per una potenza complessiva di 245 CV.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo

Il tutto viene alimentato da una nuova batteria agli ioni di litio da 13 kWh che consente di percorrere fino a 60 km in elettrico ad una velocità massima in EV di 130 km/h. Il cambio, invece, è un DSG a 6 marce. L’accelerazione da 0-100 km/h viene compiuta in meno di 7 secondi per arrivare ad una velocità massima di 225 km/h.

A proposito di “sportività 2.0”, anche per quanto riguarda i prossimi modelli 100% elettrici Volkswagen ha pensato a delle varianti sportive. Recentemente il costruttore di Wolfsburg ha registrato il nome GTX, che in futuro verrù utilizzato per identificare le versioni ad alte prestazioni dei modelli appartenenti alla famiglia ID.

Volkswagen Golf: futuro sempre più sportivo 4

La prima vettura che riceverà questa denominazione sarà, con tutta probabilità, la ID.4, sul mercato entro fine 2020.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 9

Partiti con ottimi auspici, gli Anni ’70 sono letteralmente spaccati in due dalla crisi petrolifera. La crescita economica non si ferma ma l’austerity obbliga anche gli italiani, che avevano appena iniziato a lasciarsi alle spalle le economie del periodo bellico, a familiarizzare con il concetto di risparmio energetico, a centellinare gli spostamenti e a rinunciare alle gite in auto domenicali. Il mondo delle quattro ruote, colpito in pieno, corregge il tiro adottando programmi tecnici per la riduzione dei consumi, oltre che modelli più compatti ed efficienti. Anche lo sviluppo dei motori Diesel riceve una prima spinta che si concretizzerà un paio di decenni più tardi.

SCOPRI 5 AUTO MEMORABILI DEGLI ANNI SESSANTA

I Settanta sono anche gli anni in cui l’industria inizia ad assestarsi, i marchi piccoli vengono assorbiti da quelli più importanti, che invece si avviano a dare vita averi e propri colossi dell’auto. Inoltre, su mercati come il nostro si affacciano le prime auto giapponesi. Il gusto per le auto genera eccessi: da una parte le vetture estremamente razionali per le famiglie, dall’altra le sportive sempre più potenti. E alcuni modelli destinati a creare famiglie molto longeve nascono proprio in questi anni.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Settanta.

INDICE
 Citroen SM
 Fiat 128
 Fiat 126
 Volkswagen Golf
 Lamborghini Countach

Non tutte le auto simbolo degli Anni ’70 danno vita a dinastie ma hanno comunque la capacità, come si suol dire, di “definire il momento”: una di queste, svelata al Salone di Ginevra nel marzo del ’70, porta il marchio Citroën ma sotto il cofano scalpita un cuore italiano, un V6 progettato da quella Maserati che da appena due anni, al termine di una serie di vicissitudini (non ancora finite) è passato sotto il controllo della Casa francese. Si chiama SM, sigla che sta appunto per Sport Maserati, ed è “figlia” della DS da cui eredita l’impostazione meccanica tuttoavanti e le sospensioni idropneumatiche.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 2

Si dice che l’idea fosse venuta ai dirigenti Citroën poco dopo aver lanciato la stessa DS nel’55, con l’intenzione di concorrere con le granturismo tedesche e consacrarsi come costruttore di alto livello. Il motore,  con due alberi per bancata e molte parti in alluminio, ha una cilindrata di 2,7 litri e 170 CV (poi 3 litri e  180 CV) che bastano a portare questa sportivona da quasi 5 metri e 1.500 kg a velocità mai inferiori ai 205 km/h e farla scattare da 0-100 in non più di 11 secondi anche nelle versioni con il più lento cambio automatico.

In aggiunta, la SM ha alcune “chicche” come lo sterzo a rapporto variabile e richiamo automatico e i fari che ruotano in curva. Ostacolata dalla crisi petrolifera che non favorisce le auto potenti e assetate, ma anche da un prezzo lievitato rapidamente (dai 42.000 franchi del lancio a oltre 50.000 in meno di un anno) uscirà di scena nel ’75 senza un’erede ma con quasi 13.000 esemplari costruiti a dare testimonianza di sé.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 3

In casa Fiat, il decennio inizia con una rivoluzione tecnica: debutta infatti, o per meglio dire ha debuttato nella primavera del ’69, quella trazione anteriore a lungo inseguita dagli ingegneri di Mirafiori, a cominciare da Dante Giacosa, ma rimandata negli anni a causa di qualche inconveniente durante le prove…

Fatta collaudare alla Autobianchi con la Primula, è arrivata con la 128, una berlina compatta che rimpiazza direttamente la 1100 piazzandosi tra la 124 e la 500 e si affaccia al decennio con in tasca il titolo di Auto dell’Anno ’70 e un prezzo di partenza di 875.000 lire, 10mila lire in meno del prezzo di lancio della 1100 R di tre anni prima.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 7

La novità, rispetto a quasi tutti i non molti modelli a trazione anteriore già in commercio, è il motore disposto trasversalmente che riduce l’ingombro consentendo di avanzare l’abitacolo. Ecco perché con i suoi 3 metri e 85 di lunghezza, la 128 ha un padiglione ampi, un terzo volume netto e generoso e una con anteriore e posteriore quasi simmetrici.

Un nuovo 1.1 con albero a camme in testa e 55 CV è l’unica opzione all’inizio, più generosa quella delle carrozzerie che prevede berline a 2 e 4 porte, una Familiare e poco dopo anche la Coupé, con un 1.3 che sarà offerto anche sulla berlina nella vivace versione Rally. Manca solo una scoperta, che arriva in modo “indiretto” nel ’72 con la X1/9, una delle spider più originali e divertenti del periodo che utilizza proprio la meccanica delle 128 più potenti.

Il ’72 è l’anno in cui arriva anche la Fiat 126, chiamata a sostituire l’amatissima 500 anche se in realtà questa la affiancherà ancora per tre anni con la sua ultima serie, la R, chiudendo la carriera dopo 18 anni e oltre 5 milioni di esemplari venduti. La 126 ne conserva l’impostazione generale ma modernizza tutto il resto, iniziando dalla struttura monoscocca.

Aggiorna anche il motore bicilindrico, potenziato a 23 CV. Le misure crescono un pochino, la nuova piccola è lunga di 13 cm (tocca i 3,10 metri), è più larga di 6 e lievemente più alta , ma sono soprattutto le forme squadrate ad aumentare lo spazio, insieme ad alcune soluzioni scelte per incrementare la sicurezza (come il serbatoio che lascia il cofano anteriore e si sposta sotto il divano posteriore).

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 5

Raggiungerà l’apice della praticità nel 1987 con la Bis, dotata di motore “a sogliola” che libera altro spazio nella parte posteriore e che adotta un portellone proprio per accedervi. Inoltre, la Fiat 126 diventerà un efficace termometro dell’inflazione, con un prezzo iniziale di 795mila lire che già nel ’76, per le meglio accessoriate Personal, tocca i due milioni.

L’apprezzamento non manca, anche se non risulterà amata quanto l’antenata, avrà una carriera altrettanto lunga e che concluderà con oltre 4 milioni e mezzo di unità. Circa tre quarti di queste arriverà però dalla Polonia, dove è costruita dal ’73 in due stabilimenti ai quali dal ’79 sarà affidata l’intera produzione anche per i mercati occidentali. In quel Paese, dove lo sviluppo economico è arrivato dopo, la 126 è l’auto della motorizzazione di massa e dunque, una piccola rivoluzione.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 4

A proposito di rivoluzione, anche Volkswagen ne realizza una bella grossa proprio a metà del decennio quando, dopo venticinque anni passati a proporre varianti del Maggiolino e modelli derivati basati sulla stessa architettura, tra il ’73 e il ’75 segna un epocale cambio di rotta lanciando tre modelli basati su un moderno schema a motore e trazione anteriori destinato a diventare un caposaldo del marchio per tutti gli anni a venire.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 10

E nel’74, un anno dopo la Passat e uno prima della Polo, nasce la Golf, tedesca oltre ogni ragionevole dubbio ma che deve più di qualche cosa all’Italia: la linea di Giorgio Giugiaro (uno dei primi lavori portati a termine sotto la sua nuova società Italdesign), con elementi come il cofano spiovente e il lunotto inclinato che ritroveremo in altri suoi successi, e la meccanica per la quale i tecnici di Wolfsburg si sono fortemente ispirati alla Fiat 128.

Due anni dopo, la neonata Golf genera un’altra pietra miliare, la GTI: con motore 1.6 da 110 CV e cambio a 4 marce. Sarà evoluta negli anni, adottando unità sempre più grandi e potenti fino ad arrivare a dei 2 litri turbo a iniezione diretta e oltre il doppio dei cavalli, ma un paio di dettagli caratteristici, come il profilo rosso nella mascherina e i sedili rivestiti in tessuto scozzese: se li porterà dietro per tutte le generazioni successive e sono ancora adottati ai giorni nostri.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 8

La sportiva più adrenalinica degli anni ’70 (e forse anche dei 10 successivi) sarà ricordata anche per il nome quasi impronunciabile: Lamborghini Countach. È l’arma con cui Lamborghini sostituisce quell’autentica icona che è stata la Miura e sfida il gotha delle supercar a motore posteriore, come le Ferrari BB e De Tomaso Pantera (toh!, tutte italiane di nascita…).

Il mondo cerca di dare un’intonazione inglese al nome che invece di pronuncia “cuntàcc” ed è una parola in dialetto piemontese che vuol dire “accidenti” e che secondo varie versioni sarebbe scappata allo stesso Nuccio Bertone – o a qualcuno dei suoi – nel vedere la linea disegnata da Marcello Gandini. In effetti, anche a distanza di anni sarà quasi impossibile, guardandola, non lasciarsi scappare qualche esclamazione simile, visto che nei lunghi anni della sua presenza sul mercato (fino all’89) linea e prestazioni cresceranno in modo prepotente.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia

Al debutto come concept, che avviene nel ’71, la linea è invece pulitissima e caratterizzata dalla forma a cuneo, conservata nella lunga gestazione che porta fino alla produzione vera e propria soltanto tre anni più tardi, nel ’74. Dietro l’abitacolo, il primo V12 longitudinale ha una cubatura di 4 litri e 375 CV, ma crescerà fino a superare i 5 litri e i 450 CV dando vita ad una sportiva ricca di fascino anche se bisognosa di una certa esperienza alla guida.

Una curiosità è costituita dallo scenografico alettone a freccia, un’opzione che molti esemplari montano: non ha nessuna particolare utilità aerodinamica e si dice non piaccia troppo nemmeno alla stessa Lamborghini ma faccia letteralmente impazzire i clienti.

SCOPRI TUTTA LA SERIE

Peugeot 108: con il model year 2020 arrivano nuove tinte e accessori

Peugeot 108: con il model year 2020 arrivano nuove tinte e accessori

L’attuale generazione della Peugeot 108 si aggiorna, ma non si tratta di un vero e proprio restyling, quanto più di una “rinfrescata” alla gamma colori, materiali ed accessori. Con il model year 2020, quindi, la più piccola del Leone  si fa più fresca e ricercata.

Nuovi colori e materiali

Partiamo dalle tinte per la carrozzeria. Ora la Peugeot 108 è disponibile nella nuova tinta metallizzata Smooth Green, alla quale si sommano il Bianco Lipizan. Novità anche negli interni, dove per gli allestimenti Active, Style e Allure è ora disponibile la fantasia White Jusa, mentre sulla versione Collection la Adamite Green Jusa.

Peugeot 108: con il model year 2020 arrivano nuove tinte e accessori 1

Per quanto riguarda gli accessori, invece, debutta il tetto nero per l’allestimento Style a un prezzo di 250 euro, mentre il tetto in tela della versione cabrio ora può essere scelto anche nella nuova tinta Gentle Green. L’allestimento Style, infine, rinuncia ai cerchi in lega da 15 pollici in favore di quelli in acciaio, con un risparmio sul prezzo di listino di 250 euro. La variante cabrio Top! inoltre, è ora disponibile unicamente con carrozzeria a cinque porte.

Hyundai Tucson: la gamma si amplia con l’allestimento XLine

Hyundai Tucson: la gamma si amplia con l'allestimento XLine 2

La Hyundai Tucson rappresenta la punta di diamante all’interno dell’intera gamma del costruttore coreano. Con 75.000 esemplari venduti in Italia, è indubbiamente il modello più scelto e proprio per questo i vertici della Casa di Seul hanno scelto di ampliarne l’offerta mettendo a punto l’inedito allestimento XLine che stacca dagli altri a listino per i suoi contenuti particolarmente ricchi.

Per non rinunciare a nulla

A caratterizzare il nuovo allestimento XLine della Hyundai Tucson ci pensano cerchi in lega da 18 pollici ai quali, negli esterni, si sommano anche i fari anteriori Full LED. Negli interni, invece, spicca il sistema di infotainment con schermo touch da 8” con connettività Apple CarPlay e Android Auto. Questo, inoltre, è dotato di navigatore satellitare e riproduce le immagini catturate dalla retrocamera.

Hyundai Tucson: la gamma si amplia con l'allestimento XLine

Al top anche la dotazione di sicurezza grazie al pacchetto Hyundai SmartSense che comprende la frenata autonoma di emergenza con riconoscimento di veicoli e pedoni, oltre al mantenimento attivo della corsia, il riconoscimento dei limiti di velocità e la gestione automatica dei fari abbaglianti.

Tre motorizzazioni

La nuova Hyundai Tucson XLine è disponibile in abbinamento a un propulsore benzina e due Diesel. Il primo è il 1.6 GDI da 132 CV abbinato al cambio manuale a sei marce, mentre il Diesel è il 1.6 CRDi nelle potenze di 115 e 136 CV, abbinabile anche al cambio a doppia frizione e sette rapporti.

Hyundai Tucson: la gamma si amplia con l'allestimento XLine 1

Entrambe le unità a gasolio, inoltre, sono dotate di serie del sistema mild-hybrid con rete di bordo a 48 Volt. Questo assicura un’abbattimento delle emissioni di CO2 nell’ordine dell’11%, stando ai dati riportati da Hyundai.

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia 7

Gli Anni ’60 sono quelli del “miracolo economico”: il Paese cresce sotto tutti gli aspetti, c’è ottimismo, entusiasmo e voglia di benessere e a testimoniarlo, proprio nel 1960 esce quello che è considerato un po’ il manifesto del nuovo decennio, il film “La dolce vita”, di Federico Fellini, con Anita Ekberg e Marcello Mastroianni, che porta alla celebrità anche un altro simbolo della ripresa, benché a sole due ruote, come la Vespa.

SCOPRI 5 AUTO MEMORABILI DEGLI ANNI CINQUANTA

Ed è ancora una volta l’auto a simboleggiare meglio di ogni altra cosa questo trend: il parco circolante in Italia, che nel 1956 aveva a malapena raggiunto il milione di vetture, nel ’69 arriverà a superare i 9 milioni, una cifra destinata a raddoppiare ancora nei dieci anni successivi. Me non è soltanto il numero ad essere significativo: dopo le berline e le utilitarie che hanno portato le quattro ruote in casa degli italiani, questo è il periodo delle auto veloci, delle granturismo e delle spider.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Sessanta.

INDICE
 Jaguar E-Type
 Porsche 911
 Lamborghini Miura
 Alfa Romeo Spider
 Fiat 124

La migliore dimostrazione di quello che attende il mondo dell’auto in questo decennio arriva nella primavera del ’61 quando al Salone di Ginevra debutta la Jaguar E-Type ed è amore a prima vista più o meno per tutti: coupé dalle forme insolite e per questo affascinati, disegnata da Malcolm Sawyer insieme allo stesso fondatore della Casa, Sir William Lyons, ha un cofano lunghissimo, l’abitacolo arretrato e una coda arrotondata con un pratico portellone ed è la degna erede dell’affascinante serie XK del dopoguerra nata intorno al formidabile motore 6 cilindri bialbero.

Sulla “E” arriva nella sua veste migliore, con 3,8 litri e 265 CV, alloggiato su un telaio nuovo e raffinato e dotato di sospensioni posteriori indipendenti e freni a disco che sostengono prestazioni di prim’ordine tra cui una velocità di punta di 240 km/h.

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia 8

Neanche un mese più tardi arriva la spider, mentre tre anni dopo il motore sale di cilindrata, passando a 4,2 (più avanti la terza serie terrà anche a battesimo il primo V12 della Casa), mentre un nuovo cambio interamente sincronizzato rimedia al maggior difetto lamentato dalla clientela assieme all’abitabilità un po’ limitata.

Il prezzo non è certo per tutte le tasche, 4,3 milioni di lire, ma risulta notevolmente più basso delle granturismo dell’epoca con cui la E-Type si confronta alla pari, contribuendo alla popolarità di un’auto che nel nostro Paese rivelerà il “sigillo” venendo scelta per diventare l’auto del fascinoso ladro Diabolik nel fumetto di successo creato dalle sorelle Giussani nel ‘62.

Le auto destinate alla leggenda non arrivano soltanto dalla Gran Bretagna, anzi: appena due anni dopo la Jaguar E-type, anche la Germania sfodera uno dei suoi assi con la Porsche 911, ultima creazione di quella fucina di ingegneri di talento che è l’omonima famiglia. Ognuno dei Porsche, nelle tre generazioni che si sono avvicendate dall’inizio del secolo,  ha infatti la sua vettura-simbolo: per Ferdinand I è il Maggiolino nel ‘36, per Ferdinand Anton “Ferry” è la 356 lanciata subito dopo la guerra facendo debuttare i Porsche come costruttori, in sostituzione della quale all’inizio degli Anni ’60 Ferdinand Alexander “Butzi” Porsche crea appunto la 911. Coupé dalla caratteristica forma “a cucchiaio”, debutta alla fine del ’63 come 901, nome poi corretto in risposta alle obiezioni di Peugeot che aveva registrato tutte le sigle di tre cifre con lo zero al centro.

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia 6

Linea, motore 6 cilindri boxer (il primo è un due litri da 160 CV) montato a sbalzo sul posteriore sono le caratteristiche con cui attraverserà tutto il secolo mantenendo intatta l’impostazione di base e tutto il fascino,  proposta in innumerevoli varianti con potenza sempre maggiore.

Le sue rivali vanno dalle coupé tradizionali alle berlinette a motore centrale come la Dino Ferrari, con le quali si misura anche nel prezzo che è di oltre 22mila marchi tedeschi, anche se la sua particolare impostazione tecnica non è priva di difetti dinamici, come l’instabilità ad alte velocità dovute alla forma della carrozzeria. Ma il sasso è stato lanciato. Negli anni, con innumerevoli evoluzioni, Porsche riuscirà a fare di questa architettura imperfetta una vera pietra miliare dell’automobilismo.

Parlando di sportive da sogno e volendo restare in Italia, il primo pensiero va normalmente a Ferrari che a metà Anni ’60 è affermato sia in ambito sportivo che come costruttore di magnifiche granturismo. Eppure uno dei miti di quegli anni non arriva da Modena ma nasce poco distante, a Sant’Agata Bolognese, dove soli sue ani prima Ferruccio Lamborghini, stimato produttore di trattori, proprio a causa di un celebre diverbio con il  “Drake” di Maranello, ha iniziato a costruire auto sportive.

Ed è appena al secondo tentativo che l’azienda crea quello che sarà ricordato come il suo capolavoro, la Miura: splendida berlinetta a due posti, con motore V12 posteriore e trasversale, esordisce per la verità senza carrozzeria e senza nome, al Salone di Torino del ’65 dove la casa espone il telaio completo di meccanica, poi vestito dal giovane e talentuoso Marcello Gandini, in forze alla Bertone.

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia 1

La Miura che debutta “finita” nel ‘66 è un’auto potente e di carattere: con lei Ferruccio inizia a battezzare le auto con nomi ispirati al mondo delle corride, come del resto aveva fatto scegliendo un toro (il suo segno zodiacale) per il marchio della sua azienda. Come un toro si fa condurre con docilità ma può diventare impegnativa da domare una volta scatenato il suo motore di 4 litri e 350 CV, che diventeranno 370 e 385 sulle successive evoluzioni S ed SV, richiedendo sensibilità ed esperienza, anche se buona parte dei clienti, vip, attori e industriali, la sceglie per la sua immagine non scontata.

Averla non è facile, anzi, le richieste sono destinate a venir soddisfatte solo  in parte, con una produzione che rimarrà complessivamente sotto gli 800 esemplari. Il mito si costruisce anche così.

Il ’66 vede la nascita cdi quella che per oltre 30 anni e 4 generazioni (6 se consideriamo le due successive a trazione anteriore) diventerà la spider italiana per eccellenza e l’icona del marchio Alfa Romeo. Un modello longevo che evolverà la linea, sempre comunque opera di Pininfarina, e i motori conservando però invariata la base, derivata dall’altrettanto fortunata berlina Giulia del ‘62, e l’impostazione meccanica fino al ‘95.

Che sia un fenomeno popolare lo testimonia il modo in cui viene chiamata: la Casa la battezza semplicemente Spider mentre il pubblico le assegna ben due soprannomi il primo dei quali, “Duetto”, è il risultato di un concorso indetto dalla Casa stessa, sarà usato per designare tutta la dinastia .

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia 3

Il secondo , “Osso di seppia”, è invece riferito esplicitamente alla prima serie e si deve alla forma tondeggiante e affusolata della carrozzeria alle quali seguiranno la “Coda Tronca” del ’70, la “Aerodinamica” dell’83, e infine l’ultimo restyling dell’89, tutte con motori quattro cilindri da 1,3 a 2 litri e retrotreno  a ponte rigido.

Presenza destinata a diventare comune sulle strade per tre decenni, vanta ance parecchie comparsate cinematografiche, la prima e più nota nel film “Il laureato” del 1967 con Dustin Hoffman, che ne fa la più famosa spider italiana insieme alla Lancia Aurelia B24 guidata da Vittorio Gassman ne “Il sorpasso” pochi anni prima.

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia

Mentre i giovani italiani e americani sognano le coupé Jaguar e le spider Alfa Romeo, Fiat si preoccupa delle loro famiglie a cui propone in quello stesso ’66 una classica, rassicurante berlina. La 124 nasce proprio per soddisfare i bisogni della classe media ala ricerca di un’auto solida che sostituisca l’amata ma ormai un po’ obsoleta 1100 (la quale fa comunque in tempo a concedersi un’ultima serie con il modello R) con qualcosa di altrettanto familiare, appunto, ma più al passo con i tempi. Così è.

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia 4

Le forme sono semplici ma piacevoli, squadrate quanto basta da concedere pur con misure non sovrabbondanti, appena 4,03 metri di lunghezza per 1,63 di larghezza, una ampio abitacolo e un grande bagagliaio. Semplice ma concreta, la 124 è eletta Auto dell’anno 1967 e nuovo riferimento per il pubblico, che può sceglierla anche nella versione  Familiare propriamente detta, ovvero giardinetta, senza dimenticare le derivate Coupé e Spider (la seconda in particolare destinata a duna gloriosa carriera anche sportiva) e in breve tempo diventa la preferita dai tassisti, da enti pubblici, aziende ecc…

Non è tutto: mentre, ancora in Italia, il suo progetto viene sfruttato per creare l’ammiraglia 125, che è letteralmente una 124 di taglia un po’ più generosa, una serie di accordi internazionali ne avviano la produzione in vari paesi europei e non, dalle più celebri varianti Seat e Lada (che andrà avanti per decenni) ad altre meno note in Asia, Africa e America del Sud.

Anni ’60: 5 auto che hanno fatto la storia 5

SCOPRI TUTTA LA SERIE