Cupra Formentor: la prima della specie

Cupra Formentor: la prima della specie 1

Si, è vero, ad una prima occhiata potrebbe sembrare la concept presentata lo scorso anno al Salone di Ginevra e invece si tratta del modello definitivo. Stiamo parlando della Cupra Formentor, che si mostra per la prima volta nella sua veste definitiva che, a ben vedere, ricalca molto fedelmente le forme e le linee della concept che l’ha anticipata. Si tratta di un modello particolarmente importante per il brand sportivo spagnolo, dal momento che rappresenta il primo progetto nato internamente all’azienda e non sviluppato sulla base di un modello a marchio Seat.

Carattere sportivo

Nonostante si tratti di un SUV, la Cupra Formentor mette in luce linee dal forte sapore sportivo, sottolineate da proporzioni che pur senza limitare l’abitabilità interna (la lunghezza della vettura è di 4,45 metri, mentre il passo è di 2,68 metri) donano all’insieme un look particolarmente aggressivo. Merito soprattutto del rapporto tra la larghezza e l’altezza della vettura: 1,84 metri di larghezza, per appena 1,51 di altezza.

Cupra Formentor: la prima della specie

Tanta tecnologia invece negli interni, dove la scena è dominata da lgrande schermo del sistema di infotainment con una diagonale di 12 pollici. Se si parla di tecnologia, poi, non si possono non citare i tanti sistemi di assistenza alla guida che, lavorando insieme, assicurano una guida autonoma di livello 2. Tra questi troviamo il Predictive Adaptive Cruise Control, l’Emergency Assist e il Travel Assist, giusto per citarne alcuni.

Benzina o ibrida

Passando ai propulsori, invece, la nuova Cupra Formentor sarà proposta in abbinamento a due unità. La prima è un 2.0 a benzina della famiglia TSI accreditato di una potenza massima di 310 CV e 400 Nm di coppia, abbinato di serie alla trazione integrale e al cambio automatico a doppia frizione a sette rapporti.

Cupra Formentor: la prima della specie 2

In alternativa, è possibile scegliere la variante ibrida plug-in. Questa sfrutta un powertrain ben noto all’interno del Gruppo Volkswagen, costituito da un 1.4 TSI da 150 CV, abbinato a un’unità elettrica da 115 CV, per una potenza di sistema di 245 CV e 400 Nm di coppia. La componente elettrica è alimentata da una batteria agli ioni di litio da 13 kWh, capace di assicurare un’autonomia a zero emissioni pari a 60 km.

 

Skoda Octavia RS iV: sportiva “alla spina”

Skoda Octavia RS iV: sportiva "alla spina"

Quello dell’elettrificazione è un concetto che si sta sempre più applicando a tutte le fasce di mercato, compresa quella dei modelli più sportivi. Seguendo dunque questo filone green ad alte prestazioni, anche l’ultima generazione della Skoda Octavia RS si evolve presentandosi per la prima volta al mondo in un’inedita versione plug-in che, pur non rinunciando alle prestazioni, permette anche di muoversi a zero emissioni.

Look sportivo, ma senza eccessi

Realizzata sulla base della quarta generazione della Octavia, la RS (che nel nome ora aggiunge la sigla iV, quella riservata da Skoda ai suoi modelli ibridi plug-in) è disponibile come da tradizione con carrozzeria berlina e station wagon. Si differenzia dalle altre Octavia a listino per la presenza di piccoli dettagli dal piglio più sportivo, come le prese d’aria maggiorate, la calandra nera, oltre allo spoiler posteriore e il doppio terminale di scarico.

Skoda Octavia RS iV: sportiva "alla spina" 2

Inediti anche gli interni dove a dominare sono i toni di nero, spezzati da inserti rossi su plancia e pannelli porta. Diversi anche i sedili con poggiatesta incorporato e fianchetti più profilati rivestiti in parte in Alcantara.

60 km in elettrico

Ma l’elemento davvero nuovo sulla Octavia RS iV è rappresentato dal powertrain. Per la prima volta a spingere la più sportiva delle Octavia ci pensa un sistema plug-in composto da una parte termica costituita dal 1.4 TSI da 150 CV e da una elettrica con un motore da 115 CV, per una potenza di sistema di 245 CV e 400 Nm di coppia.

Skoda Octavia RS iV: sportiva "alla spina" 1

Il 1.4 è abbinato alla trasmissione automatica DSG, mentre il motore elettrico è alimentato da una batteria agli ioni di litio da 13 kWh, che assicura un’autonomia di 60 km in modalità completamente elettrica.  Buone le prestazioni: la velocità massima è di 225 km/h, mentre per lo scatto da 0 a 100 km/h sono sufficienti 7,3 secondi.

Suzuki Ignis: con il restyling solo ibrida, con batteria più grande e cambio CVT

Suzuki Ignis: con il restyling solo ibrida, con batteria più grande e cambio CVT 10

Arrivata a metà del proprio ciclo di vita, la Suzuki Ignis aggiorna la gamma con il classico restyling di metà carriera. Esteticamente l’auto cambia poco, anche perché il look originale e simpatico (tra i principali fattori del successo del modello) è difficile da modificare senza tradire la filosofia stilistica che lo ha ispirato. Ma le novità, su questa evoluzione targata 2020, non mancano.

 

INDICE
 Esterni
 Interni
 Motorizzazioni
 Prezzi

Esteticamente la nuova Suzuki Ignis cambia solo a livello di calandra, con un nuovo motivo, e di paraurti, che hanno un disegno inedito e con fendinebbia piazzati leggermente più in alto. Oltre a questo, l’auto, che mantiene il classico profilo con tetto sospeso all’anteriore e con un montante D trapezoidale con le ormai note feritoie, si fregia di nuovi colori carrozzeria: Avorio Nairobi metallizzato, Giallo Nepal e Verde Dublino metallizzato, con i primi due dotati di serie di tetto nero a contrasto. L’auto, grazie anche a sospensioni dalla diversa taratura, aumenta l’altezza da terra di 10 mm.

Suzuki Ignis: con il restyling solo ibrida, con batteria più grande e cambio CVT 9

Salendo a bordo si scopre un ambiente più maturo: gli inserti bianchi lasciano il posto a rivestimenti dai toni scuri che rendono l’abitacolo più elegante e curato. I tocchi di colore non mancano (sugli interni porta e sul tunnel centrale) ma sono limitati a qualche dettaglio. Al centro della plancia, l’ormai immancabile touchscreen del sistema di infotainment.

Suzuki Ignis: con il restyling solo ibrida, con batteria più grande e cambio CVT

Per quanto riguarda i motori, la Suzuki Ignis introduce interessanti novità. Perché la versione ibrida, che ancora adotta un sistema a 12 Volt e non a 48V come le più grandi Suzuki Vitara e Suzuki S-Cross, sfrutta una batteria più grande, passata da 3 a 10 Ampere/ora. Questa motorizzazione sarà l’unica in gamma e sarà disponibile, a richiesta, abbinata ad un cambio CVT a variazione continua.

Suzuki Ignis: con il restyling solo ibrida, con batteria più grande e cambio CVT 6

La nuova Suzuki Ignis è disponibile sia a trazione anteriore sia a trazione integrale. In questo secondo caso, oltre alla tecnologia AllGrip, l’auto è equipaggiata anche con l’assistenza alla discesa Hill Descent Control.

A listino la Suzuki Ignis si presenta in due allestimenti: Cool e Top. Sui modelli a due ruote motrici hanno prezzi, rispettivamente, di 16.500 e 17.750 euro. Una sola la variante a quattro ruote motrici, la Top, che costa 18.950 euro se si sceglie in cambio manuale e 19.250 euro se si preferisce l’automatica CVT.

Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte

Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte

A quindici anni dalla sua ultima comparsa, la sigla GTA torna a risplendere sul portellone posteriore di un modello firmato Alfa Romeo. Stiamo parlando della Giulia GTA, la versione più prestazionale della famiglia Giulia, sviluppata partendo dalla base tecnica della Giulia Quadrifoglio. I tecnici Alfa sono intervenuti su tutti gli aspetti della vettura, dal motore all’assetto, fino all’aerodinamica, con un solo obiettivo, fare della Giulia GTA, una supercar a tutti gli effetti. Ma con quattro porte.

Aerodinamica firmata Sauber

Basta uno sguardo veloce per riconoscere la nuova Alfa Romeo Giulia GTA. Rispetto alla Quadrifoglio le carreggiate sono state allargate di 50 mm e ora ad inglobare i nuovi cerchi da 20″ con monodado ci pensano dei passaruota rivisti che all’anteriore accolgono una più ampia griglia per lo sfogo dell’aria. A proposito di aria, dell’aerodinamica della Giulia GTA se n’è occupata direttamente la Sauber, che ha messo a punto uno splitter anteriore più pronunciato e in grado di aumentare il carico dell’avantreno, oltre a nuove minigonne e un rinnovato alettone posteriore.

Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte 3

Cambia naturalmente anche l’assetto, che ora può fare affidamento su nuove molle, nuovi ammortizzatori e nuove boccole. Il tutto per rendere la Giulia GTA quanto più precisa e coinvolgente possibile nella guida.

La Giulia più potente di sempre

Novità, naturalmente, anche sul fronte propulsore. Il ben noto motore 2.9 V6 della Quadrifoglio, sulla Giulia GTA è stato portato fino a 540 CV, che ora sono chiamati a spingere una massa complessiva di 1.520 kg, ovvero 100 kg in meno rispetto alla Quadrifoglio.

Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte 5

Una cura dimagrante che porta in dote risvolti positivi non soltanto dal punto di vista della guidabilità e delle performance, con uno scatto da 0 a 100 km/h che si risolve in appena 3,6 secondi. A dare voce al V6, inoltre, ora ci pensa un nuovo sistema di scarico firmato Akrapovič.

GTAm, pensata per la pista

Per gli animi più sportivi, poi, c’è la Giulia GTAm, versione “track oriented” della Giulia GTA, dalla quale si differenzia per la presenza di un’ala posteriore di maggiori dimensioni e uno splitter anteriore più pronunciato.

Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte 4

La potenza non cambia, mentre negli interni scompare la panca posteriore, sostituita da un rollbar. La Giulia GTA e la Giulia GTAm verranno prodotte in totale in 500 esemplari, 250 per ciascuna versione.

Come funziona il motore elettrico per auto?

Come funziona il motore elettrico per auto? 2

Le stringenti normative mondiali in materia di emissioni hanno spinto la maggior parte dei costruttori a puntare sulla mobilità elettrica. Nonostante il motore elettrico per auto sia stato sperimentato per la prima volta sulle vetture già nella prima metà dell’Ottocento, il maggior ostacolo ancora oggi difficile da superare per questa tecnologia riguarda l’autonomia delle batterie e la velocità di ricarica delle stesse, oltre alla rapida diffusione delle stazioni di ricarica.

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 Motore elettrico auto
 Come funziona il motore elettrico auto
 Consumo motore elettrico auto

Come anticipato, il motore auto elettrica ha fatto le sue prime apparizioni nella prima metà dell’Ottocento con la carrozza elettrica realizzata da Robert Anderson, mentre il primo prototipo di auto elettrica fu realizzato da Thomas Parker nel 1884, utilizzando batterie speciali ad alta capacità da lui progettate. Tra le fine del Diciannovesimo secolo e l’inizio del Ventesimo, il motore elettrico per auto poteva essere senza dubbio considerato uno dei metodi preferiti di trasporto, di sicuro più confortevole rispetto alla vetture alimentate a carburante dell’epoca. Purtroppo lo sviluppo dei motori elettrici fu limitato dalle conoscenze di quel periodo e la velocità massima che poteva raggiungere il motore elettrico per auto era pari a soli 32 Km/h.

Come funziona il motore elettrico per auto? 1

Completata la breve premessa storica, è giunto adesso il momento di capire come funzionano le auto elettriche. Il motore elettrico per auto utilizza l’energia elettrica accumulata dalla batteria trasformandola nell’energia meccanica necessaria a far muovere la vettura. L’energia elettrica accumulata dalla batteria viene trasferita al motore elettrico grazie all’inverter. Questo dispositivo trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore, il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria; identica funzione si attiva in fase di frenata.

auto elettriche
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Su strada, l’auto elettrica procede in modo fluido e totalmente silenzioso e può godere di una coppia istantanea che consente una spinta immediata e decisamente più veloce rispetto a una vettura dotata di un motore di tradizionale. Elemento fondamentale nel motore elettrico per auto sono le batterie. Questa componente è, ad oggi, il cruccio dei vari costruttori dato che l’elemento penalizzante delle vetture elettriche è l’autonomia. Per i modelli dotati di batterie al litio, le case costruttrici dichiarano un’autonomia che varia da 200 a 400 Km, ma ovviamente questa può variare in base allo stile di guida adottato dal conducente.

Come funziona il motore elettrico per auto?

Le singole batterie sono di solito raggruppate in grandi sistemi di varia tensione e capacità per ottenere l’energia richiesta. La durata delle batterie dovrebbe essere considerata quando si calcola il costo di investimento, dato che le batterie si consumano e devono essere sostituite. Il decadimento delle batterie dipende da numerosi fattori, anche se si stanno progettando batterie che durano di più dello stesso veicolo.

Le batterie delle vetture elettriche devono essere ricaricate. La maggior parte delle auto elettriche possono essere ricaricate all’80% della loro capacità in 30 minuti, ma la velocità di ricarica domestica è vincolata dai contratti di fornitura di energia elettrica dell’impianto. Un’attenta programmazione dell’utilizzo dell’auto può comunque consentire di evitare di ricorrere alla ricarica rapida e usufruire della ricarica convenzionale quando la vettura è ferma nel parcheggio di casa o in quello del luogo di lavoro. Un’alternativa alla ricarica di un’auto con motore elettrico sarebbe quella di sostituire rapidamente il pacco batterie ormai scarico con un altro già carico, ma il costo totale di una simile operazione è al momento antieconomico.

Spiegato il funzionamento motore elettrico, è giunto il momento di passare a un argomento che interessa particolarmente chi sceglie questa tipologia di vetture, ossia il consumo del motore elettrico auto. Considerando i differenti modelli presenti sul mercato, possiamo affermare come la Tesla Model S sia la vettura che garantisce il miglior rapporto autonomia/costo. L’autonomia dichiarata per la vettura della casa di Elon Musk è di 600 km con un pieno da 40 euro e consuma circa 0,067 euro a km, mentre per la Model X, altro modello della Tesla, viene dichiarata un’autonomia di 565 km con un pieno da 40 euro e costa 0,071 euro a km.

Volendo trovare un’alternativa europea si può guardare con interesse alla Renault Zoe. La compatta francese, grazie alla batteria da 41 kWh riesce ad avere un’autonomia di 380 km con un pieno di energia da 16,40 euro e un costo/km di 0,043 euro; volendo salire di dimensioni e di prezzo, si può optare per la Hyundai IONIQ con la quale si potranno percorrere fino a 280 km con un pieno di 11,20 euro e un rapporto costo/Km di 0,040 euro.

Prendendo in considerazione una pietra miliare tra le auto elettriche, la Nissan Leaf con batteria da 30 kWh può percorrere fino a 250 km con un pieno da 12 euro e un rapporto costo/Km di 0,048 euro, mentre quella da 24 kWh garantisce 160 km di autonomia con un pieno da 9,60 euro. È quindi palese come le caratteristiche del motore elettrico per auto garantiscano un notevole risparmio economico rispetto a una vettura dotata di propulsore tradizionale, ma la scelta per un modello simile deve essere valutata con attenzione in funzione dei chilometri percorsi quotidianamente e della conseguente autonomia disponibile.

auto elettriche
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Audi A3 Sportback: tutte le informazioni sulla quarta generazione

Audi A3 Sportback: la quarta generazione è servita 3

Era tra le auto più attese del 2020. La nuova Audi A3 Sportback sarebbe stata tra le protagoniste di Ginevra ma, con il Salone annullato a pochi giorni dall’apertura dei cancelli, per ora ci si deve accontentare di vederla da lontano.

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 Esterni
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 Motorizzazioni

La nuova compatta della Casa di Ingolstadt cambia in modo evidente e punta dritta verso una sportività quasi senza compromessi. L’auto, dal punto di vista estetico ha linee nette e muscoli ben in vista. Davanti sfoggia una mascherina enorme, che lascia spazio solo ai fari (ora, optional, anche a matrice di Led) e a due vistose prese d’aria con cornice satinata. È la fiancata, però, ad introdurre le novità più di rilievo, con un gioco di superfici concave e convesse che dai passaruota corrono lungo la portiera donando grande dinamismo.

Audi A3 Sportback: la quarta generazione è servita 5

Salendo a bordo, addirittura, la nuova Audi A3 Sportback ricorda nelle forme e nei rivestimenti la Lamborghini Urus. Non è un’esagerazione. I rimandi stilistici sono molti, dalle bocchette del’aria alle linee degli interni porta. Colpisce, in generale, l’impostazione spiccatamente driver oriented di schermi e comandi,  una scelta che mira a massimizzare il coinvolgimento alla guida.

Audi A3 Sportback: la quarta generazione è servita 7

Tra gli elementi  che più saltano all’occhio c’è la leva del cambio automatico: con la trasmissione shift-by-wire (la stessa della Volkswagen Golf 8), infatti, la classica leva lascia il posto a un selettore ben più piccolo. Da sottolineare, guardando l’abitacolo, la qualità e la cura con cui l’auto è stata progettata e assemblata. A un primo sguardo la nuova Segmento C della Casa dei Quattro Anelli rasenta la perfezione.

Nata sulla piattaforma MQB evoluta, l’auto dal punto di vista meccanico è spinta da moderne motorizzazioni diesel, benzina e metano, anche con varianti mild hybrid a 48 Volt e ibride plug-in. Per i benzina si parte con la 30 TFSI, spinta dal 1.0 da 110 CV e si arriva per 35 TFSI (1.5 da 150 CV), disponibile anche nella variante ibrida. Tra i Diesel ci sono 30, 35 e 40 TDI, tutte 2.0 con potenze rispettivamente di 116, 150 e 190 CV, quest’ultima solo integrale).

Il metano è affidato alla 1.5 da 131 CV, la plug-in invece, come la Golf, adotta il 1.4 TFSI da 204 o 245 CV. In futuro ci sarà ancora la S3: sportivissima spinta da un 2.0 TFSi da 310 CV. L’auto, che sarà prodotta con la sola carrozzeria 5 porte, è attesa nelle concessionarie a partire dall’estate.

 

Dacia Spring: la prima elettrica della Casa romena si veste da City-SUV

Dacia Spring: la prima elettrica della Casa romena si veste da City-SUV 1

Che una Dacia elettrica sarebbe arrivata in tempi brevi era nell’aria da un po’. Oggi la Casa romena rompe gli indugi e mostra quello che sarà il primo modello a zero emissioni della sua storia.

Non è una novità assoluta

Come già si era vociferato, la Dacia Spring, al momento ancora allo stadio di concept ma molto vicina a quello che sarà il modello di serie, non è stata progettata da zero. L’auto sfrutta pianale e meccanica della Renault City K-ZE, vettura elettrica che la Casa francese già produce e vende in Cina.

La parentela è evidente soprattutto nel frontale, dove la Spring mostra una calandra che la la tipica forma sinuosa di molte vetture della Losanga. In Europa, però, si è preferito rimarchiarla per poterla posizionare più in basso sul mercato. Il modello Dacia sarà sottoposto a modifiche anche per rispettare i diversi standard di sicurezza in vigore nel Vecchio Continente.

Dacia Spring: la prima elettrica della Casa romena si veste da City-SUV

A partire da 15.000 euro?

L’auto, che ha una lunghezza di 3,7 metri ed è omologata per 4 occupanti, sarà venduta con prezzi di partenza intorno ai 15.000 euro. Metteteci Ecobonus e incentivi regionali e capite che sarà davvero alla portata di quasi tutti.

Dacia Spring: la prima elettrica della Casa romena si veste da City-SUV 2

Autonomia da 200 km

In attesa di un listino ufficiale, che sarà diramato più avanti, essendo l’auto programmata per il 2021, intanto sappiamo che grazie ad una batteria agli ioni di litio da 26,8 kWh di capacità e ad un piccolo motore elettrico dalla potenza di 45 CV (33 kW) l’auto sarà capace di percorrere circa 200 km (valore omologato sul ciclo WLTP) con un solo pieno di energia.

Supercar elettriche: quali sono i prezzi e i modelli in commercio?

SF90 Stradale è la prima Ferrari ibrida

di ALESSIO MACALUSO, Giornalista

Per molti sembrerà un’eresia, ma se il mondo dell’automotive va verso l’elettrico con lui ci finirà anche il mondo sportivo. E non parliamo solo della nascente e sempre più seguita Formula E, ma anche di una vera e propria gamma di modelli destinati al pubblico privato dalle prestazioni tipicamente sportive, ma a zero emissioni – o quasi.

A quale idea è quindi doveroso iniziare ad abituarsi? A quella di una Ferrari elettrica – perché no? La supercar elettrica da 1.000 CV del resto è già pronta ed è evidente come a Maranello abbiano intrapreso un cammino per scaglioni prima di arrivare ad un modello con una spina al posto di un serbatoio. Se non altro per non traumatizzare gli appassionati della casa del cavallino.

Poi, a dirla tutta, senza guardare a concept più o meno irraggiungibili, di auto elettriche supercar o ibride pronte all’uso, praticamente in listino – già ce ne sono. Vedi la “fresca fresca” Porsche Taycan appena presentata. Oppure, non con una supercar a tutti gli effetti – ma quasi – potremmo citare i tedeschi di BMW che con la i8 hanno ben saputo dare la propria interpretazione di auto sportiva ibrida. Vediamo allora a che punto siamo con la tecnologia elettrica e ibrida a bordo delle auto sportive, tra modelli già in vendita e altri che verranno – presto o tardi.

INDICE
 BMW i8
 Honda NSX
Porsche Taycan
Tesla Model Roaster
Ferrari SF90 Stradale

E iniziamo proprio con la BMW i8, tra le prime vetture sportive elettrificate finite in listino. A muovere la bella supercar BMW ci pensa un motore termico da 1,5 litri di cilindrata e 231 CV che lavora in combinazione con un elettrico da 131 unità. Il termico muove le ruote posteriore, l’elettrico lavora per quelle anteriori rendendo di fatto la BMW i8 una sportiva da 374 CV a trazione integrale.

La velocità massima non è da Supercar, ma i 250 Km/h sono senz’altro tanti se pensiamo di avere a che fare con un’auto ibrida. Facendo “i bravi” – cioè non andando oltre una massima di 120 orari – è anche possibile viaggiare per 37 Km a emissioni zero con la sola trazione elettrica anteriore. Il prezzo è stato fissato dal quartier generale della casa tedesca poco a quota 150.100 euro.

bmw i8 usate
bmw i8 usate

Anche con la Honda NSX parliamo di auto sportiva ibrida, ma in questo caso i numeri possono essere elevati a quelli del rango di supercar purosangue. Merito dell’opera, a dir poco meticolosa, dei tecnici nipponici – capaci di piazzare sotto la carrozzeria della loro sportiva per eccellenza un motore termico e ben tre unità elettriche.

Per la parte termica abbiamo a che fare con un benzina da 3,5 litri di cilindrata – per il capitolo elettrico ci sono invece due unità posizionate sulle ruote anteriori da 37 CV ciascuna e una da 48 CV posizionata in mezzo, praticamente sull’albero di trasmissione.

La combinazione di questo “Ben di Dio” ci regala una potenza complessiva di 581 CV per una coppia massima di 641 Nm. E se qualcuno crede che le batterie agli ioni di litio, quelle che per intenderci portano il peso complessivo della nuova Honda NSX a ben 1,8 tonnellate – possano inficiare i risultati in termini di prestazioni: beh, si sbaglia di grosso.

Scheda tecnica alla mano si parla infatti di una velocità massima di 308 Km/h “passanti” da un’accelerazione da 0 a 100 Km/h chiusa in meno di 3 secondi. Il prezzo sembra quasi “accessibile” considerate le prestazioni mozzafiato di cui è capace questo mostro: listino da 201.000 Euro.

Su sponda Porsche parliamo invece la lingua dell’auto elettrica sportiva pura con l’ultima arrivata battezzata Taycan. Di fatto il modello che apre le danze per la casa tedesca nel segmento delle elettriche al 100%. Per lei avremo tre versioni, con doppie cavallerie ed altrettanti prezzi. Una Porsche Taycan Turbo ed una Porsche Taycan Turbo S – rispettivamente con potenze di 680 e ben 761 CV ed un listino che spazia dai 156 e i 190 mila euro, ed una Porsche Taycan 4S versione di partenza della gamma con un cartellino del prezzo di 111.636 euro.

Entrambe sono in grado di esprimere una coppia di oltre 1.000 Nm così come non cambia tra le due varianti la velocità massima, attestata sui 260 Km/h. Più tangibili le differenze quando invece si parla di accelerazione, almeno per il “classico 0-100” chiuso in 3,2 secondi a bordo della Turbo o in 2,8 secondi con la gemella “S”. Numeri chiaramente da torcicollo che rischia di farsi anche più doloroso se si vuole schizzare da fermi a 200 Km/h, con il dato fissato per entrambe sugli appena 9,8 secondi.

Se il patron di Tesla manterrà la promessa la Model Roadster vedrà davvero la luce con il prossimo anno. Di fatto parliamo della seconda sportiva autentica del marchio USA, anche se questa Tesla Roadster si annuncia come una sportiva decisamente esagerata, basta guardare i numeri per capirlo.

Sempre che questi vengano confermati poi dai fatti, la scheda narra una bellissima e avvincente storia di un’accelerazione da 0 a 100 Km/h “evasa” in soli 2 secondi per una velocità massima di 400 Km/h. Già, il tutto condito da un’autonomia di almeno 1.000 Km. Se si tratti di fantascienza o meno lo scopriremo a breve, e anche se è davvero difficile credere a questi numeri, augurarsi che siano reali, fosse anche solo in parte – resta il sogno più bello.

L’elettrificazione a Maranello l’aveva portata la FerrariLaFerrari”, in un originale gioco di parole fatto di ripetizioni. La Ferrari SF90 Stradale di oggi sfoggia invece la tecnologia plug-in ibrida, permettendo ad una “rossa” per antonomasia di percorrere quasi 30 Km senza emettere un solo rumore. Eresia? Sì, ma figlia del tempo che cambia.

Opporsi sarebbe come far la guerra all’arte moderna lasciandoci in adorazione di un Raffaello che non tornerà più. Così la proposta PHEV modenese racconta di un benzina V8 biturbo da 4.000 cc di cilindrata e 780 CV di potenza. Termico ed elettrico assieme fanno cifra tonda, con una cavalleria di ben 1.000 unità. L’accelerazione è ancora più bruciante che sulle classiche auto sportive e lo 0-100 Km/h viene coperto in appena 2,5 secondi. Impressionante anche il cartellino del prezzo che parte da 427.930 euro.