Jeep Compass 2020: più connessa ed efficiente

Jeep Compass 2020: più connessa ed efficiente

Non si tratta di un vero e proprio restyling. L’estetica, infatti, fatta eccezione per il nuovo disegno dei cerchi in lega e le cinque nuove tinte per la carrozzeria, non è stata modificata. Il Model Year 2020 di Jeep Compass porta in dote solo novità sul fronte tecnico. Debutta il nuovo propulsore 1.3 a benzina e una versione aggiornata del sistema di infotainment.

Turbo con due step di potenza

La novità principale legata alla rinnovata Jeep Compass è rappresentata dall’arrivo del propulsore 1.3 T4. Si tratta di un’unità a benzina declinata in due livelli di potenza. Si parte da 130 CV in abbinamento al cambio manuale e si arriva a 150 CV in accoppiata alla trasmissione automatica alla quale si aggiunge anche un’inedita modalità di guida “Sport” per sfruttare al massimo le potenzialità del propulsore. Entrambi i motori sono abbinati alla sola trazione anteriore.

Jeep Compass 2020: più connessa ed efficiente 1

Sia nella variante da 130 CV, sia in quella da 150 CV, il nuovo 1.3 della Jeep Compass è capace di sviluppare 270 Nm di coppia, che si traducono in uno scatto da 0 a 100 km/h in 10″3 nel caso della 130 CV e in 9″1 se si tratta della variante più potente. La nuova unità, conforme alle normative antinquinamento Euro 6 d-Final, assicura consumi ridotti del 30%, con percorrenze medie dichiarate da Jeep rispettivamente di 5,7 e 5,5 l/100 km.

Sempre connessa

Fa il suo debutto sulla Jeep Compass 2020 anche il sistema di infotainment UConnect, disponibile con schermo touch da 7 oppure 8,4 pollici. Il sistema permette di essere sempre connessi, ottenendo così informazioni in tempo reale su traffico e meteo, giusto per fare due esempi.

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Jeep, inoltre, ha messo a punto l’applicazione App My Uconnect, attraverso la quale è possibile controllare alcune funzioni della vettura da remoto, come ad esempio l’apertura o la chiusura delle portiere o l’accensione dei fari.

 

Auto aziendali: IVA detraibile e deducibilità dei costi

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Recentemente il trattamento fiscale sulle auto aziendali è stato oggetto di accese discussioni. Da una parte il governo, che pensava di ridurre le agevolazioni sulle vetture di proprietà di imprese e professionisti, dall’altro i diretti interessati, che al contrario chiedevano ulteriori vantaggi fiscali visto che in Europa, generalmente, le auto aziendali sono oggetto di una fiscalità più favorevole.

In attesa di capire cosa succederà, però, ecco tutto quello che c’è da sapere riguardo alle auto aziendali, il cui panorama, in Italia, è complesso e variegato perché cambia in base al tipo di attività che aziende e professionisti svolgono.

INDICE
 Detrazione dell’IVA
 Deducibilità dei costi auto
 IVA esposta

La prima questione interessante riguarda la detraibilità dell’IVA. In Italia l’aliquota dell’Imposta sul Valore Aggiunto è pari al 22%. I professionisti e le imprese possono portare in detrazione una percentuale variabile di questa somma. Generalmente si riesce a detrarre il 40%, perché si è calcolato che un’auto aziendale sia in realtà un mezzo di trasporto per uso promiscuo, che viene utilizzato sia durante l’attività lavorativa, sia nel tempo libero e con la famiglia.

Ci sono veicoli definiti “esclusivamente aziendali” o “ad uso esclusivo” in cui la detraibilità dell’Iva sale al 100%. Tra questi si devono citare i taxi, le vetture delle scuole guida o, ancora, i veicoli appartenenti alle società di noleggio e leasing.

Qui potete trovate tutte gli annunci di auto con IVA deducibile presenti su automobile.it.

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Una voce ancor più consistente, quando si parla di auto aziendali, è quella rappresentata dai costi veri e propri:

  • costo d’acquisto,
  • costi legati alla manutenzione e alle spese per il carburante.

È qui che si gioca la vera partita. Anche in questo caso, la deducibilità è legata all’attività svolta:

  • 20% per professionisti ed artigiani
  • 80% per agenti di commercio

In genere la percentuale non supera il 20% (fino ad un massimo di 18.076 euro) per professionisti e artigiani, ma per altri, come i rappresentanti o gli agenti di commercio, arriva all’80%. Anche in questo caso, i già citati veicoli aziendali ad uso esclusivo possono portare in detrazione l’intero ammontare delle spese sostenute (100%).

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Ma cosa significa portare costi in detrazione? Semplicemente che quelle spese abbassano l’utile durante la stesura della dichiarazione dei redditi e che contribuiscono ad abbassare l’importo delle tasse da pagare.

Spesso, quando si guarda il prezzo delle auto, nuove o usate che siano, si legge una cifra e, a fianco, la dicitura “IVA esposta”. Un’espressione non così di immediata comprensione per alcuni. Diciamo che con questa terminologia si intende il fatto che il prezzo segnalato dal venditore per quel veicolo è comprensivo di IVA.

Perché non scrivere IVA inclusa, quindi? Più che altro per una convenzione. Cioè: quando si parla di Iva inclusa, ci si riferisce di solito a categorie di acquirenti che non possono scaricare l’Iva.

Soggetti privati che sono costretti a pagare il prezzo comprensivo della fatidica Imposta sul Valore Aggiunto. Usando il termine IVA esposta, invece, di solito il venditore vuole sottolineare il fatto che il prezzo segnalato, nel caso si sia un’azienda o un soggetto con partita Iva, è in realtà minore del 22%.

Seat "Official Car Sponsor" del festival Collisioni

Facciamo un esempio, tanto per capirci. Se una concessionaria espone una vettura di seconda mano e, a fianco, riporta un prezzo di vendita di 30.000 euro Iva esposta, significa che un privato dovrà sborsare effettivamente 30.000 euro, mentre una partita Iva (aziendale o singola) dovrà sborsare sì 30.000 euro, ma poi potrà vantare un credito di Iva di 6.600 euro nei confronti dello stato e, a livello di costo d’acquisto, potrà portare in detrazione del 20%, dell’80% o del 100% del valore al netto dell’Iva, pari a 23.400 euro.

L’ammortamento pluriennale

C’è un’ultima questione da affrontare quando si parla di auto aziendali. Partendo dalla considerazione che un’auto viene utilizzata per più di un anno, lo stato Italiano ha stabilito che i costi e i relativi benefici fiscali sull’acquisto di un’auto aziendale vengano spalmati su più esercizi. Più precisamente, in 4 anni.

Questo, sempre per fare un esempio concreto, significa che se nell’acquisto di un’auto aziendale si possono portare in detrazione, diciamo per comodità, 10.000 euro, allora questi saranno spalmati su 4 anni, portando in ciascun esercizio in detrazione una cifra pari a 2.500 euro.

Skoda Kamiq- Le migliori auto a metano

Skoda Kamiq

La Skoda Kamiq è il Suv più piccolo della gamma del costruttore boemo, ma non per questo rinuncia a tutte quelle piccole attenzioni legate al concetto di “Simply clever” che caratterizza la produzione Skoda. Scelta con il piccolo 1.0 turbo a metano, poi, è perfetta per macinare chilometri, senza spendere troppi soldi nei rifornimenti

Come è fatta

Lunga 4,24 metri ha le dimensioni giuste per muoversi anche nel traffico cittadino. Ma a discapito di queste, dentro assicura spazio in abbondanza per cinque passeggeri. Unica pecca, la capacità del bagagliaio, che per via della presenza delle bombole di metano scende notevolmente, fermandosi a 278 litri. Un po’ pochi in effetti, anche se il piano di carico resta sempre ben sfruttabile. 

Buona la dotazione, che fin dall’allestimento di accesso alla gamma, Ambition, è abbastanza ricco. Elemento da non trascurare, la variante a metano della Kamiq è guidabile anche dai neopatentati.

LEGGI ORA: Skoda Kamiq: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Quanto costa

I prezzi della Skoda Kamiq a metano nuova partono da 23.140 euro. Il motore è un 1.0 turbo a tre cilindri con una potenza di 90 CV. Trattandosi di un modello monovalente il serbatoio della benzina ha una capacità di soli 9 litri, mentre quello del metano di 13,8 kg. Il consumo di metano è di circa 3,4 kg/100 km. Per chi vuole risparmiare, il mercato dell’usato è ricco di offerte.

auto metano usate
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