Audi e-tron: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Audi e-tron: prezzo, dimensioni e caratteristiche 15

La Audi e-tron è il primo modello completamente elettrico del costruttore tedesco. Realizzata sulla piattaforma MLB, si tratta di un Suv di grandi dimensioni pensato per garantire tutti i moderni standard in termini di qualità e di prestazioni tipici dei modelli firmati Audi, il tutto in una veste più “green”. Oggi la gamma dell’elettrica di Ingolstadt è molto ampia e conta due varianti di carrozzeria, quella tradizionale e quella Sportback, entrambe disponibili in tre livelli di potenza.

Di seguito ecco la scheda tecnica dell’Audi e-tron:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 660 litri
 Alimentazioni Elettrica
 Classe
 Cv/kW (da) 360/265
 Prezzo (da) 85.100 €
INDICE
Novità 2021
Dimensioni
Interni
Esterni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

Dopo l’ultimo aggiornamento che aveva portato al debutto il caricatore di bordo da 22 kW, l’allestimento Evo per la 50 quattro, ora la e-tron si sottopone ad una più profonda rivisitazione di metà carriera. La e-tron Model Year 2022 presenta ora la ricarica da 22 kW di serie e la connessione wireless con Android Auto e Apple CarPlay. Inoltre, entra a listino il pacchetto S Line Black Edition, con dettagli total black. Anche l’estetica è stata rivista, soprattutto nella parte frontale, con un paraurti dal nuovo disegno.

Forte di un’autonomia di circa 400 km, la nuova Audi e-tron è pensata per macinare chilometri. Per questo motivo, le sue dimensioni non potevano che essere imponenti.  Lunga quasi 4,9 metri, larga 1,93 e alta 1,61. è capace di ospitare fino a cinque passeggeri e relativi bagagli, permettendo a tutti di viaggiare non solo comodi, ma anche in assoluto silenzio. Il bagagliaio, inoltre, ha una capienza di circa 600 litri.

Dimensioni
Lunghezza 4.900 mm
Larghezza 1.940 mm
Altezza 1.630 mm
Passo 2.928 mm

Gli interni della e-tron parlano chiaramente il linguaggio stilistico degli ultimi prodotti di casa Audi. A dominare sono le linee tese e, soprattutto, i contenuti tecnologici. Non vi è quasi più nessun tasto fisico sulla plancia, tutti sostituiti da tasti a sfioramento o direttamente da schermi touch. Ce ne sono diversi sparsi un po’ per tutto l’abitacolo. Dall’Audi Virtual Cockpit dietro il volante, per tenere sotto controllo tutte le informazioni sul funzionamento della vettura, fino a quello del sistema di infotainment MMI. Ma non è tutto. Nella parte bassa della plancia, infatti, trova posto un altro schermo, attraverso il quale è possibile controllare le varie funzioni del climatizzatore. La connettività con i sistemi Android e Apple è assicurata anche senza fili.

Una novità di grande interesse sulla nuova Audi e-tron è rappresentata dalla possibilità di sostituire gli specchietti tradizionali con quelli virtuali. Si tratta di un optional costituito da due telecamere posizionate al posto degli specchietti retrovisori esterni, che proiettano le immagini catturare su due monitor Oled sulla parte interna delle portiere. Una soluzione tecnologica capace di avere risvolti positivi anche sull’efficienza della vettura. Le due telecamere, infatti, migliorano il Cx aerodinamico del 15%.

A differenza di quanto fatto da altri costruttori, per la sua elettrica Audi ha scelto un design tutto sommato convenzionale. Le linee della carrozzeria della e-tron ricalcano quelle di un normale Suv a benzina o a gasolio, non cedendo alle forme estrose tipiche di molti altri modelli elettrici. Ecco quindi che nel frontale domina la grande calandra single frame che incastona il logo dei quattro anelli. Attorno a questa si sviluppano i fari full Led, mentre più in basso trovano posto delle apposite prese d’aria pensate per migliorare lo scorrimento dell’aria sulla carrozzeria. Con il Model Year 2022 queste sono state profondamente riviste e ora sfoggiano uno stile più aggressivo.

La variante Sportback si differenzia principalmente per l’andamento discendente del tetto, che ricorda nelle forme le linee tipiche delle coupé. Ma se si cerca la vera sportività, allora l’allestimento da scegliere è quello S, che ad una potenza maggiore del powertrain abbina una veste estetica dal sapore più corsaiolo, fatto di cerchi maggiorati, spoiler e profili bombati sui passaruota.

Sono tre le motorizzazioni disponibili per la Audi e-tron. Tutte e tre naturalmente elettriche. Si parte dalla 50 quattro, alimentata da una batteria agli ioni di litio da 71 kWh, che da energia a due motori elettrici, uno per asse, per una potenza di sistema di 313 CV e un’autonomia di circa 300 km. Per chi cerca qualcosa in più in termini di autonomia c’è la variante 55 quattro, la cui batteria da 95 kWh assicura un’autonomia di circa 400 km e permette ai due motori elettrici di sviluppare 408 CV di potenza massima.

Per chi cerca il massimo delle prestazioni, infine, c’è la S, che può contare sempre sulla presenza della batteria da 95 kWh, ma che alimenta tre motori elettrici, due sull’asse posteriore e uno su quello anteriore, per una potenza totale di ben 503 CV. Il tutto con un’autonomia di 360 km. Le due varianti più potenti si possono caricare a colonnine con portata fino a 150 kW, mentre la versione 50 quattro supporta potenze fino a 120 kW.

I consumi di energia della nuova Audi e-tron variano in base alla motorizzazione scelta. In generale, comunque, si va da un minimo di circa 20 kWh/100 km, a un massimo di 29 kWh/100 km. Molto poi, esattamente come avviene sulle auto ad alimentazione tradizionale, dipende dallo stile di guida del conducente.

L’Audi e-tron è disponibile in listino in quattro diversi allestimenti:

  • e-tron: allestimento di accesso alla gamma.
  • Evo: disponibile solo in abbinamento alla versione 50 quattro.
  • Business: ha una dotazione di serie molto ricca.
  • S-Line edition: simile alla business, ma con un’estetica più marcatamente sportiva.

e-tron: la versione di partenza offre di serie Sedile passeggero a regolazione elettrica, Sensori di parcheggio anteriori e posteriori, Sospensioni attive, Controllo elettronico della trazione, Sedile passeggero regolabile in altezza, Telecamera posteriore, Proiettori a LED, Audi virtual cockpit e Sistema di navigazione MMI plus.

Evo: disponibile solo per la 50 quattro aggiunge sospensioni pneumatiche, cerchi da 19 pollici, retrovisori riscaldabili elettrocromatici, sedili misto pelle e tessuto e infotainment con navigazione MMI Plus.

Business: salendo di livello, in questo allestimento sono inclusi nel prezzo di partenza dettagli specifici come il paraurti anteriore e posteriore, le modanature ai passaruota e longarine sottoporta in colore di contrasto grigio Manhattan/grigio tifone metallizzato ed i cerchi in lega di alluminio 9J x 20 a 5 razze.

S line edition: la versione top di gamma offre dettagli di design come i tasti di comando in nero lucido ed elementi distintivi quali Audi music interface nel vano posteriore con 2 USB e la chiave comfort con sistema di sbloccaggio del portellone vano bagagli mediante sensori.

Le versioni Fast abbinabili a Business ed S-Line sulle 55 quattro aggiungono il caricabatterie di bordo da 22 kW e i fari Matrix Led.

Per la e-tron S sono disponibili solo due versioni: e-tron S e Sport attitude.

Il nuovo pacchetto S Line Black Edition per la Model Year 2022, basato sui relativi allestimenti sportivi S Line, impreziosisce la e-tron di finiture total black e cerchi in lega neri da 21 pollici dotati di appariscenti pinze freno arancio.

  • Prestazioni: nella versione S, la e-tron è in grado di assicurare accelerazioni da supercar.
  • Tecnologia: tanti i dispositivi tech presenti a bordo, compresi gli specchietti virtuali (optional).
  • Allestimenti: tante le versioni disponibili a listino in grado di rispondere un po’ a tutti i gusti e le necessità.

Di seguito ecco indicato il listino prezzi della Audi e-tron aggiornato a giugno 2021:

Audi e-tron
Prezzo
e-tron 50 quattro 73.200 €
e-tron 55 quattro 85.950 €
e-tron S 98.300 €
Audi e-tron Sportback
Prezzo
e-tron 50 quattro 75.500 €
e-tron 55 quattro 88.250 €
e-tron S 100.600 €

 

App navigatore: le migliori per Android e iPhone

app-navigatore

Perdersi mentre si è alla guida sembra ormai essere diventato impossibile. Grazie alla diffusione degli smartphone, infatti, è possibile consultare in tempo reale le app navigatore per trovare immediatamente la direzione corretta. Scopriamo in questa guida le migliori app presenti sia per iPhone che per Android.

INDICE
App navigatore: le più diffuse
Le migliori app navigatore per Android
App navigatore iPhone
Navigatore online e offline: le differenze
App navigatore satellitare gratis

Utilizzare il proprio smartphone come navigatore mentre si è alla guida è diventata ormai una prassi. Sia collegando il telefono al sistema di infotainment, che posizionando lo smartphone a centro plancia, è possibile ottenere in tempo reale informazioni sul percorso da seguire.

Sono molteplici le app di navigazione presenti negli store. La più conosciuta è senza dubbio Waze, che si basa sulla condivisione delle informazioni da parte degli utilizzatori così da poter scegliere sempre il percorso più veloce, ma anche ViaMichelin che si caratterizza per la possibilità di pianificare l’itinerario personalizzando il tragitto. Tra le più diffuse, poi, non può non essere nominata Tom Tom Go che, a differenza, delle prime due, richiede la sottoscrizione di un abbonamento.

Chi ha tra le proprie mani uno smartphone Android può contare su una numerosa scelta di app navigatore. Scopriamo le migliori.

  • Google Maps
  • Here We Go
  • Maps.me
  • Sygic

Google Maps: vero e proprio punto di riferimento per tutti i sistemi Android, Google Maps consente di usufruire di mappe sempre aggiornate, di poter utilizzare lo Street View e di godere di sistema di ricalcolo percorso molto preciso oltre che ad una costanza segnalazione degli autovelox.

Here We Go: la particolarità di questa app è data dal suo funzionamento anche offline. Le mappe sono molto precise, con dettagli 3D sui monumenti più famosi e indicazioni sui nuovi sensi unici o divieti.

Maps.me: forse la meno conosciuta ma non per questo una app navigatore di livello inferiore rispetto alle precedenti, Maps.me offre mappe gratuite, dettagliate e interamente offline con navigazione turn-by-turn, aggiornate ogni giorno da milioni di utenti.

Sygic: è una delle app “storiche” presenti sullo store e sfrutta le stesse mappe di TomTom integrando alcune funzionalità come la condivisione del tragitto e del percorso sui social o sulle chat più famose, navigazione tramite comandi vocali, radar attivo su traffico ed incidenti oltre agli avvisi sonori in caso di superamento dei limiti di velocità.

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Sebbene molte app presenti per Android siano disponibili anche per iPhone, per i telefonini della Mela esistono anche navigatori specifici.

  • Guru Maps Pro
  • NavMii GPS
  • Apple Maps

Guru Maps Pro: fornisce le mappe offline sia su iPhone che su iPad. Le mappe sono molto dettagliate e precise, ma per scaricare il programma è necessario pagare al momento del download per poi godere di tutte le funzioni senza dover effettuare successivamente altri pagamenti.

NavMii GPS: totalmente gratuita, questa app ha un funzionamento simile a Waze visto che offre indicazioni precise e dettagliate su traffico e punti d’attenzione anche grazie alle segnalazioni degli altri utenti. Punto a favore è la possibilità di scaricare le mappe così da utilizzare l’app anche senza connessione dati.

Apple Maps: la risposta di Apple a Google Maps è stata aggiornata ed include adesso, oltre che alle ovvie funzioni di navigazione, anche gli avvisi per la segnalazione di autovelox, incidenti, pericoli e altre informazioni utili volte a rendere più completa e pratica l’esperienza di utilizzo.

Quelle che abbiamo elencato in precedenza sono alcune delle migliori app di navigazione presenti sugli store ed alcune possono essere consultate anche offline. Cosa significa? Semplice. Sarà sufficiente scaricare la mappa sul proprio telefono e poter utilizzare il navigatore anche in assenza di connessione internet utilizzando il segnale GPS dello smartphone.

La maggior parte delle app di cui abbiamo parlato sono scaricabili in maniera assolutamente gratuita. Google Maps e Waze, solo per citare due tra le più diffuse, non richiedono alcuna spesa al momento in cui si installano sul proprio telefono, mentre altre come Tom Tom Go richiedono il pagamento di un canone, mensile o annuale, che senza dubbio tiene alla larga una nutrita fetta di pubblico.

Cose da sapere

Quali sono le migliori app navigatore per Android?

Chi ha tra le proprie mani uno smartphone Android può contare su una numerosa scelta di app navigatore. Scopriamo le migliori: Google Maps, Here We Go, Maps.me e Sygic.

Quali sono le migliori app navigatore per iPhone?

Sebbene molte app presenti per Android siano disponibili anche per iPhone, per i telefonini della Mela esistono anche navigatori specifici, come: Guru Maps Pro, NavMii GPS e Apple Maps.

Ci sono app navigatore gratuite?

La maggior parte delle app navigatore sono scaricabili in maniera assolutamente gratuita. Google Maps e Waze, solo per citare due tra le più diffuse, non richiedono alcuna spesa al momento in cui si installano sul proprio telefono, mentre altre come Tom Tom Go richiedono il pagamento di un canone, mensile o annuale.

Fiat Panda, storia dell’utilitaria diventata un mito

Ci sono vetture che ormai sono entrate di diritto nella storia dell’auto. Modelli che hanno segnato un’epoca grazie a soluzioni tecniche e stilistiche divenute leggendarie. La Fiat Panda fa parte di questa categoria senza ombra di dubbio. Presente sui mercati dal oltre 40 anni, la citycar italiana continua ancora oggi a guidare le classifiche di vendita nel nostro Paese. Ripercorriamo la storia delle tre generazioni del mito italiano.

INDICE
La prima Fiat Panda
I sedili panda prima serie: un esempio di modernità
Fiat panda 4×4
Panda 1990: la Elettra
Storia della Panda: la seconda generazione
Panda Fiat: terza generazione
La Fiat Panda nuova

La prima generazione di Fiat Panda vede la luce nel lontano 1980. La Casa italiana ha affidato il progetto di una utilitaria alla matita di Giorgetto Giugiaro ed il designer ha realizzato un capolavoro divenuto iconico. Linee squadrate, ingombri contenuti e tanto spazio interno erano gli elementi essenziali della prima Fiat Panda, una citycar di appena 700 Kg di peso e dai costi di gestione davvero economici grazie anche ai motori con potenze da 30 a 45 CV.

Tra gli elementi entrati nella storia del design ci sono anche i sedili della prima generazione della Fiat Panda. La struttura leggera, rivestita in tessuto, si è dimostrata pratica per consentire l’accesso allo spartano divanetto posteriore. Niente diavolerie elettroniche, soltanto una leva posta nel fianchetto del sedile ed il gioco è fatto.

 

Non si può parlare della piccola di casa Fiat ed ignorare la Panda 4X4. Nata nel 1983 grazie alla collaborazione della Steyr-Puch, che mette a punto il sistema a quattro ruote motrici e lo consegna assemblato con frizione e cambio, diventa subito la vettura ideale per chi è costretto ad affrontare terreni impervi. Grazie al peso contenuto in appena 740, e ad un motore da 48 cv, la Panda 4X4 stupiva per la sua agilità su ogni tipo di terreno anche in assenza di pneumatici dedicati al fuoristrada.

Parlare oggi di auto elettriche è ormai la prassi, ma 30 anni fa era un qualcosa di assolutamente impensabile. Non per Fiat che proprio nel 1990 decise di osare e mettere sul mercato la Panda Elettra. Con una autonomia di appena 100 Km ed una velocità massima di soli 70 Km/h, la citycar elettrica della Casa italiana non si rivelò un successo anche per colpa di un prezzo di oltre 25 milioni di lire. Senza dubbio, però, ha anticipato le tendenze del mercato.

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Dopo oltre trent’anni di produzione serviva un’erede per la prima generazione ed in casa Fiat si pensò ad una Panda in grado di affrontare le sfide del nuovo millennio. Certo, in origine non si sarebbe dovuta chiamare Panda ma Gingo, così da evitare ogni paragone con un modello storico, ma fortunatamente ci fu un ripensamento. L’elemento di stacco dal modello nato nel 1980 fu l’adozione delle cinque porte, una novità assoluta che si sposava alla perfezione con le necessità del mercato.

Il successo fu assoluto, merito anche di una linea squadrata che richiamava molti degli elementi stilistici dell’antenata. Modello di spicco di tutta la produzione fu la Panda 100 HP dotata di motore 1.4 benzina 16 valvole da ben 100 Cv di potenza, e di un assetto ribassato abbinato ad una carrozzeria rivista in chiave sportiva. Ancora oggi in molti la rimpiangono per il divertimento al volante.

La terza generazione della Fiat Panda debutta sul mercato nel 2012 e si presenta con un look rinnovato e più morbido. Gli spigoli netti della seconda serie sono adesso sostituiti da linee tondeggianti, mentre gli interni sono più curati ed appagano la vista con combinazioni cromatiche interessanti. L’ampia gamma di motorizzazioni fa subito diventare la terza generazione della Panda la regina del mercato e la Casa italiana è riuscita anche a togliersi lo sfizio di vincere il premio di SUV dell’anno con il modello 4X4 confermando così la superiorità della piccola citycar anche sui terreni più impegnativi.

Oggi la Fiat Panda è entrata in una nuova fase. Abbandonati i motori diesel, la piccola citycar ha adottato una motorizzazione mild-hybrid che promette consumi ed emissioni contenute, mentre gli interni si sono adeguati alle nuove mode e presentano ora l’immancabile sistema di infotainment che, però, stride con la vocazione essenziale dell’auto. Il futuro della Fiat Panda, però, potrebbe essere elettrico. Nulla è ancora stato stabilito, ma la prossima generazione della piccola di casa Fiat potrebbe riprendere lo stile della concept Centoventi e presentarsi al mercato in veste di piccolo SUV urbano a zero emissioni.

Cose da sapere

Quando è nata la prima Fiat Panda?

La prima generazione di Fiat Panda vede la luce nel lontano 1980. Linee squadrate, ingombri contenuti e tanto spazio interno erano gli elementi essenziali della prima Fiat Panda, una citycar di appena 700 Kg di peso e dai costi di gestione davvero economici grazie anche ai motori con potenze da 30 a 45 CV.

Come nasce la Panda 4×4?

La Panda 4×4 nasce nel 1983 grazie alla collaborazione della Steyr-Puch, che mette a punto il sistema a quattro ruote motrici e lo consegna assemblato con frizione e cambio, diventa subito la vettura ideale per chi è costretto ad affrontare terreni impervi.

Quali sono le caratteristiche della seconda generazione della Fiat Panda?

L’elemento di stacco dal modello nato nel 1980 fu l’adozione delle cinque porte, una novità assoluta che si sposava alla perfezione con le necessità del mercato. Il successo fu assoluto, merito anche di una linea squadrata che richiamava molti degli elementi stilistici dell’antenata.

Quali sono le caratteristiche della terza generazione della Fiat Panda?

La terza generazione della Fiat Panda debutta sul mercato nel 2012 e si presenta con un look rinnovato e più morbido.  Gli interni sono più curati ed appagano la vista con combinazioni cromatiche interessanti. L’ampia gamma di motorizzazioni fa subito diventare la terza generazione della Panda la regina del mercato.

Bonus mobilità: come funziona e come richiederlo

Micromobilità: arrivano gli incentivi per bici e monopattini elettrici 3

08La crisi scaturita a seguito della pandemia da Coronavirus ha giocato un ruolo fondamentale per spingere le forze politiche nel puntare con decisione sulla micromobilità. Monopattini e biciclette sono finiti al centro dell’attenzione grazie all’introduzione del bonus mobilità, un incentivo voluto per stimolare l’acquisto di mezzi ecosostenibili.

INDICE
Bonus mobilità 2021: le novità in arrivo
Bonus mobilità 2020: le regole
Bonus mobilità bici
Incentivi monopattino elettrico
Bonus mobilità: come richiederlo
Bonus mobilità app
Rimborso bonus mobilità

Il grande successo ottenuto dal bonus mobilità 2020 ha spinto il Governo a stanziare dei nuovi fondi per replicare questa misura anche nel 2021. La nuova Legge di Bilancio prevede nuovi incentivi per l’anno 2021 con 20 milioni di euro previsti dal “Decreto Clima”. Il contributo, riconosciuto nel limite dei 20 milioni di euro, sarà in vigore anche per gli anni 2022 e 2023, mentre il limite salirà a 30 milioni per gli anni che vanno dal 2024 al 2026.

Già lo scorso anno è stato stanziato un bonus mobilità che ha riscontrato un immediato successo. Il Governo ha messo a disposizione dei cittadini un fondo di ben 120 milioni di euro ripartiti in bonus del valore massimo di 500 euro.

Utilizzando questo bonus si è potuto coprire fino al 60% del prezzo di acquisto e comunque fino ad un tetto massimo di 500 euro.

Il bonus mobilità è stato pensato anche per l’acquisto di biciclette. In questo ambito rientrano non solo le due ruote “classiche”, ma anche quelle a pedalata assistita ormai presenti in numero sempre maggiore sulle nostre strade.

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Oltre che per le biciclette, il bonus mobilità è stato pensato anche come incentivo per l’acquisto di monopattini, ed il successo è stato immediato. Le città sono state letteralmente invase da questi mezzi che hanno contribuito a ridurre in materia notevole gli spostamenti in auto.

Per poter richiedere il bonus mobilità devono essere rispettati determinati requisiti. Questo incentivo potrà essere richiesto soltanto da soggetti maggiorenni che risiedano nei capoluoghi di provincia o nei capoluoghi di regione o nelle città metropolitane. È possibile richiedere questo bonus anche se si risiede nei comuni purché questi abbiano un numero di abitanti superiore a 50.000.

Per ottenere il bonus sarà necessario conservare la fattura della spesa sostenuta e non il semplice scontrino fiscale. Una volta in possesso di questo documento si dovrà accedere all’apposita sezione sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,  registrarsi con le proprie credenziali SPID e fare richiesta del buono.

A partire dal 14 gennaio 2021 chi ha effettuato acquisti incentivati dal Programma Sperimentale Buono mobilità tra il 4 maggio 2020 e il 2 novembre 2020, è in possesso di fattura o scontrino attestante la tipologia di bene o servizio acquistato e non ha già usufruito del bonus, può richiedere il rimborso inserendo nella app dedicata i propri dati, il valore del bene o servizio acquistato e la documentazione attestante l’acquisto.

Il bonus mobilità è valido per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita o mezzi come monopattini hoverboard e segway, e servizi di mobilità condivisa a uso individuale, come abbonamenti per il bike sharing o monopattini e scooter sharing, esclusi quelli mediante autovetture.

Possono essere acquistati anche mezzi usati, purché con fattura fiscale o scontrino parlante, mentre  non rientrano nel bonus mobilità gli accessori, come caschi, batterie, catene o lucchetti, telai, ruote e motori elettrici. Per ottenere il rimborso sarà necessario richiedere prima il buono sulla piattaforma e poi completare l’acquisto presso i rivenditori autorizzati.

Cose da sapere

Quali sono le novità 2021 sul bonus mobilità?

La nuova Legge di Bilancio prevede nuovi incentivi per l’anno 2021 con 20 milioni di euro previsti dal “Decreto Clima”. Il contributo, riconosciuto nel limite dei 20 milioni di euro, sarà in vigore anche per gli anni 2022 e 2023, mentre il limite salirà a 30 milioni per gli anni che vanno dal 2024 al 2026.

Quali sono le regole del bonus mobilità?

Utilizzando il bonus mobilità si può coprire fino al 60% del prezzo di acquisto, e comunque fino ad un tetto massimo di 500 euro, di biciclette, anche a pedalata assistita, monopattini hoverboard e segway, e servizi di mobilità condivisa a uso individuale, come abbonamenti per il bike sharing o monopattini e scooter sharing, esclusi quelli mediante autovetture.

Quali sono i requisiti per richiedere il bonus mobilità?

L’ incentivo potrà essere richiesto soltanto da soggetti maggiorenni che risiedano nei capoluoghi di provincia o nei capoluoghi di regione o nelle città metropolitane o che risiedano in comuni con un numero di abitanti superiore a 50.000. Per ottenere il bonus sarà necessario conservare la fattura della spesa sostenuta.

Come si ottiene il rimborso bonus mobilità?

Per ottenere il rimborso sarà necessario richiedere prima il buono nell’apposita sezione sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,  registrandosi con le proprie credenziali SPID, e poi completare l’acquisto presso i rivenditori autorizzati,

Self driving cars, il futuro della guida è l’autonomia

Volvo 360c, la nuova concept car con guida autonoma 1

08Auto a guida autonoma, un sogno o una realtà che sta per concretizzarsi? Sono molti, infatti, i costruttori che stanno scommettendo su questa tecnologia, ma le normative dei singoli Paesi, spesso, non viaggiano allo stesso ritmo dell’evoluzione tecnologica.

INDICE
Guida autonoma: un pò di storia
Self driving cars: come funzionano?
Livelli guida autonoma
Auto a guida autonoma: cosa dice il Codice della Strada
Tesla guida autonoma e auto a guida autonoma Google: a che punto siamo?
Auto a guida autonoma in commerci

Se pensate che l’auto a guida autonoma sia una conquista recente vi sbagliate di grosso. Bisogna infatti tornare indietro a quasi 100 anni fa per risalire al primo esempio di auto senza conducente, la Linrrican Wonder. Si è dovuto attendere poi fino al 1985 per ammirare un prototipo realizzato dalla General Motors, la Firebird III, dotato di guida autonoma, mentre l’anno successivo è stata la Mercedes a presentare il furgone VaMoRs, in grado di guidare senza l’ausilio del conducente attraverso la rielaborazione di dati esterni captati da telecamere e sensori.

Nel 1994 sempre la Casa tedesca ha presentato i modelli Vamp e Vita-2 ed ha testato la guida autonoma facendo percorrere ai due mezzi mille chilometri su un’autostrada di Parigi a tre corsie arrivando a toccare 130 Km/h, mentre nel 1998 è Alberto Broggi, dell’Università di Parma, a realizzare Argo, una Lancia Thema modificata in grado di percorrere quasi duemila chilometri in sei giorni in completa autonomia.

Gli anni più recenti hanno visto poi varie Case quali General Motors, Ford, Volkswagen, Mercedes-Benz, Audi, Toyota, Nissan, Volvo e Bmw, Google e Tesla stringere alleanze ed impegnare ingenti risorse nello sviluppo della guida autonoma.

Il funzionamento delle auto a guida autonoma è demandato interamente alla tecnologia. Per fare in modo che il conducente non intervenga sui comandi è presente un software che, in collaborazione con telecamere e sensori, riesce a “vedere” le altre autovetture ed eventuali ostacoli, quindi rallenta,  accelera ed effettua anche sorpassi intervenendo su motore e freni. Il sistema è presieduto da GPS, radar e da 12 sensori a ultrasuoni per intercettare qualsiasi cosa si muova intorno alla macchina fino ai 5 metri

Quando si parla di guida autonoma si deve tenere a mente che esistono differenti livelli, dallo zero al quinto, con i quali si identificano i sistemi di assistenza alla guida in grado di intervenire in caso di mancato input del conducente.

Livello 0 Occorre sia l’attenzione costante del guidatore sia l’esecuzione, di tutte le manovre di guida. Il sistema avverte soltanto il driver di eventuali malfunzionamenti o situazioni di pericolo
Livello 1 L’automobile prende alcune iniziative: imprime accelerazioni laterali (sterzando) o longitudinali (frenando/accelerando); il guidatore deve comunque prestare costantemente attenzione
Livello 2 L’automobile è in grado di azionare, in alcuni casi (come gli incidenti), sia lo sterzo sia l’acceleratore e il freno. Il guidatore deve comunque essere pronto ad intervenire
Livello 3 L’automobile è in grado di azionare sia lo sterzo sia l’acceleratore e il freno. L’automobile monitora l’ambiente circostante ma il guidatore deve comunque essere pronto ad intervenire
Livello 4 Il guidatore può delegare totalmente al veicolo la guida in situazioni definite. La presenza del guidatore è sempre richiesta ma è più di controllo che di backup in caso di emergenza
Livello 5 Completa autonomia. L’automobile riesce ad affrontare tutte le situazioni e non è richiesta la presenza del guidatore. Questo scenario potrebbe rivoluzionare le abitudini di guida.

Uno dei maggiori problemi relativi alla diffusione delle auto a guida autonoma è dato dalla lentezza con la quale i vari Paesi stanno adattando le proprie leggi a questa tecnologia. Il problema di fondo deriva dal comprendere chi debba ritenersi responsabile in caso di incidente.

Il nostro Codice della Strada al momento non ha disciplinato questa materia, e probabilmente passerà ancora parecchio tempo prima che si arrivi ad una svolta in tal senso, mentre in Inghilterra il ministero dei Trasporti sta lavorando ad una modifica del Codice della Strada che permetterà alle vetture dotate del sistema Alks (Automated Lane Keeping System) di essere definite a guida autonoma. Secondo i piani stabiliti dal dipartimento dei Trasporti, i proprietari di auto dotate di Alks saranno legalmente autorizzati a lasciare che la loro auto guidi da sola sulle autostrade a velocità fino 60 km/h.

Una delle Case che sta seriamente spingendo sulla guida autonoma è Tesla. Il costruttore americano, diventato punto di riferimento nel mercato delle elettriche, ha sempre creduto in questa tecnologia dotando le proprie vetture di Autopilot. Elon Musk ha di recente affermato che entro la fine del 2021 tutte le Tesla potranno godere del Livello 5 di guida autonoma. Bisogna però capire se i vari Paesi saranno pronti entro l’anno a legiferare in materia.

Meno notizie in merito, invece, si hanno da Google che ha sviluppato il progetto Waymo, ma gli amministratori della società californiana credono fortemente in questo mercato e di recente hanno anche attaccato Tesla affermando come il dispositivo dell’azienda di Musk non sia un vero e proprio sistema di guida autonoma, quanto di assistenza alla guida che richiede sempre la vigilanza del conducente. Vedremo nei prossimi anni chi avrà ragione.

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Scorrendo i listini si possono trovare già adesso in commercio numerose auto dotate di guida autonoma. Ovviamente non parliamo di vetture in grado di guidare senza l’intervento del conducente, ma di mezzi dotati di ADAS di Livello 2 o superiore. Ecco due esempi:

  • Audi A8
  • Tesla Model 3

Audi A8: l’ammiraglia tedesca si fa notare su strada non solo per il suo design elegante, ma anche per un concentrato di tecnologia da far impallidire i rivali. I tecnici della Casa tedesca avevano a lungo studiato anche sistemi di guida autonoma di Livello 3, ma hanno di recente gettato la spugna alla luce dei ritardi dei vari Paesi nel legiferare in materia.

Tesla Model 3: la vettura elettrica può contare su otto videocamere che forniscono una visibilità a 360 gradi attorno all’auto in un raggio di 250 metri e dodici sensori a ultrasuoni che consentendo il rilevamento di oggetti duri e morbidi. Il sistema radar fornisce ulteriori dati sull’ambiente circostante su una lunghezza d’onda in grado di vedere attraverso la pioggia forte, la nebbia, la polvere e persino al di là delle auto precedenti.

Cose da sapere

Come funzionano le auto a guida autonoma?

Per fare in modo che il conducente non intervenga sui comandi è presente un software che, in collaborazione con telecamere e sensori, riesce a “vedere” le altre autovetture ed ostacoli, quindi rallenta,  accelera ed effettua anche sorpassi. Il sistema è presieduto da GPS, radar e da 12 sensori a ultrasuoni per intercettare qualsiasi cosa si muova intorno alla macchina fino ai 5 metri.

Quali sono i livelli di guida autonoma?

Esistono differenti livelli, dallo zero al quinto, con i quali si identificano i sistemi di assistenza alla guida in grado di intervenire in caso di mancato input del conducente.

Cosa dice il Codice della Strada sulle auto a guida autonoma?

Il nostro Codice della Strada al momento non ha disciplinato questa materia, e probabilmente passerà ancora parecchio tempo prima che si arrivi ad una svolta in tal senso, mentre in Inghilterra il ministero dei Trasporti sta lavorando ad una modifica del Codice della Strada che permetterà alle vetture dotate del sistema Alks di essere definite a guida autonoma.

Quali sono le auto a guida autonoma in commercio?

Scorrendo i listini si possono trovare già adesso in commercio numerose auto dotate di guida autonoma. Ovviamente non parliamo di vetture in grado di guidare senza l’intervento del conducente, ma di mezzi dotati di ADAS di Livello 2 o superiore, come l’Audi A8 e la Tesla Model 3.

Citroën Grand C4 SpaceTourer: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Citroën Grand C4 SpaceTourer: prezzi, dimensioni e caratteristiche 12

La Citroën Grand C4 SpaceTourer rappresenta una delle poce monovolume di grandi dimensioni sopravvissute al sempre più imperante strapotere dei SUV sul mercato. Fedele al concetto di auto da famiglia, offre tanto spazio e comodità, il tutto condito da uno stile moderno e da una buona dotazione tecnologica. La monovolume del costruttore francese viene offerta sia con alimentazioni benzina che diesel, in tre livelli di equipaggiamento.

Ecco la scheda tecnica della Citroën Grand C4 SpaceTourer:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 7
 Bagagliaio 575/1835 litri (130 litri in configurazione 7 posti)
 Alimentazioni benzina/diesel
 Classe Euro 6.2d – ISC-FCM
 CV/kW (da) 130/96
 Prezzo (da) 30.400 €

 

INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motorizzazioni
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzo

Pur potendo ospitare 7 passeggeri grazie al passo da 284 cm, le dimensioni della Citroën Grand C4 SpaceTourer non sono eccessive: la lunghezza sfiora i 460 cm, mentre altezza e larghezza misurano rispettivamente 164 e 183 cm. Lo spazio a bordo però non manca: in configurazione a 5 posti il bagagliaio ha una capienza di 575 litri (130 litri con terza fila di sedili), che abbattendo la seconda fila raggiunge i 1.835 litri.

Dimensioni
Lunghezza 4.597 mm
Larghezza 1.826 mm
Altezza 1.638 mm
Passo 2.840 mm

Durante il passaggio da Picasso a SpaceTourer, la monovolume si è rinnovata sia nello stile che nella dotazione. Nel frontale la scena è dominata dal logo del Double Chevron che partendo dal centro si allarga sui lati andando ad includere, alle estremità, le luci di posizione a Led. Subito sotto, invece, trova posto il gruppo ottico principale. Generose le prese d’aria, che si aprono nella parte bassa del paraurti.

La bassa linea di cintura scolpisce bene i volumi della fiancata, dove si fanno notare i grandi vetri laterali, che assicurano all’interno una grande luminosità. Sul retro, i fari integrati nel portellone vengono disposti in un originale disegno a C, mentre al centro spicca nuovamente il logo Citroën.

L’abitacolo della Citroën Grand C4 SpaceTourer è stato completamente rivisto rispetto alla generazione precedente. Scompare il cruscotto dietro al volante multifunzione: la strumentazione e il sistema di navigazione sono inglobati in un unico grande da 12″ inserito al centro della plancia. Al di sotto, un ulteriore schermo touch da 7″ serve invece per gestire l’infotainment, mentre tra i sedili trova spazio la leva del cambio.

Spostandosi nelle file retrostanti, si fanno notare i tre sedili singoli per la seconda fila, che possono essere abbattuti completamente in caso di necessità. Ottima anche la dotazione a livello di ADAS e dispositivi di sicurezza che include tutti i più recenti sistemi di assistenza alla guida.

Il MY 2021 della Citroën Grand C4 SpaceTourer prevede motorizzazioni a benzina e a gasolio. Un solo propulsore a listino per il benzina, l’1.2 litri PureTech 130 con Start&Stop da 131 CV. Per quanto riguarda i diesel, invece, sono presenti due motori: l’1.5 BlueHDi 130 S&S da 130 CV (disponibile anche con cambio automatico EAT8) e il più prestante 2.0 BlueHDi 160 S&S con cambio automatico EAT8 da 163 CV.

Nonostante la massa importante di questa monovolume, i consumi non sono eccessivi. Il propulsore benzina permette di percorrere 100 km con 6-6,9 litri di carburante. Le motorizzazioni diesel sono invece più efficienti: il BlueHDi 130 registra un dato che oscilla tra i 4,5 e i 5,3 litri ogni 100 km (4,9-6 litri con cambio EAT8), mentre con il più potente BlueHDi 160 si sale a 5,5-6,3 litri ogni 100 km.

Gli allestimenti disponibili sono tre:

  • Feel: l’allestimento di accesso alla gamma, con un ottima dotazione di serie, come il clima automatico bizona con filtro a carboni attivi.
  • Shine: si distingue per i cerchi in lega da 17″ Shamal, il volante in pelle e diversi sistemi di assistenza, come la retrocamera.
  • Shine Pack: allestimento top di gamma, con cruise control adattivo, Active Safety Break, e gruppi ottici LED davanti e dietro.

Feel: l’allestimento di base include di serie Cerchi in lega 16″ Notos, Climatizzatore automatico bizona con filtro a carboni attivi e diffusori regolabili sui montanti posteriori, Citroën Connect Box, Citroën Connect Nav DAB, Display panoramico HD 12″, ABS con ripartitore elettronico di frenata, Fari fendinebbia con funzione Cornering Light, Retrovisori ripiegabili elettricamente, Airbag conducente, a tendina ant/post e laterali anteriori, Airbag passeggero disattivabile, Aiuto alla frenata d’emergenza, Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori, Bluetooth® e presa USB Calotte retrovisori Shiny Black, Cassetto portaoggetti multifunzionale illuminato, Chiusura centralizzata con telecomando, Coffee Break Alert: rilevatore di stanchezza, Computer di bordo, Console centrale amovibile (solo con EAT8), ESP con Hill-assist e Intelligent Traction Control, Fari anteriori a LED diurni con accensione automatica, Fari fendinebbia, Fari posteriori con effetto 3D, Freno di stazionamento elettrico automatico, Funzione Mirror Screen, Indicatori di direzione alogeni, Kit riparazione pneumatici, Parabrezza Wide Angle Screen, Presa 12V sulla console centrale, Radio DAB bituner, comandi al volante, 6 HP, Regolatore e limitatore di velocità, Retrovisori regolabili elettricamente e riscaldabili, Rilevatore bassa pressione pneumatici, Sensori di parcheggio posteriori, Sedile conducente regolabile in altezza, Sedili posteriori individuali in seconda fila, Servosterzo elettrico ad assistenza variabile, Start button, Tergicristallo automatico con sensore pioggia, Touch Pad 7″, Volante in pelle regolabile in altezza e in profondità, Vano portaoggetti a pavimento in seconda fila, 2 sedili individuali a scomparsa in 3a fila, Sedili 2a fila con regolazione longitudinale e funzione Easy Access per l’accesso alla 3a fila di sedili, Appoggiagomiti sedili anteriori, Archi del tetto Silver

Shine: rispetto a Feel aggiunge Cerchi in lega 17″ Shamal, Pack Safety (Video Active Safety Brake Driver Attention Alert: rilevatore cambio traiettoria improvvisa, Riconoscimento dei limiti di velocità, Retrovisore interno fotocromatico), Telecamera di retromarcia, Sensori di parcheggio anteriori, Appoggiatesta Relax sedili in prima fila, Cassetto portaoggetti sotto il sedile conducente, Keyless Access & Start, Illuminazione zona piedi anteriore, Pack Style Black: porta targa anteriore nero brillante, Parabrezza atermico, Wide Angle Screen, Sedile passeggero regolabile in altezza, Soglie porta anteriori in alluminio, Sportellini piano continuità di carico, Tavolino estraibile su schienale sedili anteriore, Tappetini, Vetri posteriori e lunotto oscurati Volante in pelle pieno fiore.

Shine Pack: l’allestimento top di gamma aggiunge a Shine Active Safety Brake, Cruise Control attivo (su versioni con Cambio Automatico EAT8: Cruise Control attivo con funzione STOP), Fari Xeno con fari fendinebbia senza funzione Cornering Light, Fari posteriori a LED con effetto 3D, Handsfree Tailgate: apertura portellone senza chiavi, High Beam Assist, Indicatori di direzione a LED Lane Keeping Assist: sistema attivo superamento linea carreggiata, Park Assist, Portellone posteriore automatico, Presa 230V, Retrovisori ripiegabili elettricamente con luci d’approccio a LED, Sistema di sorveglianza dell’angolo morto, Vetri anteriori acustici, Child Pack: Specchietto sorveglianza bambini Tendine parasole in 2a fila.

  • 7 posti: una vera monovolume, con tutto lo spazio necessario a bordo anche per le famiglie più numerose.
  • Equipaggiamento: ottima la dotazione di serie, con tanti ADAS e dispositivi di sicurezza.
  • Prezzi: se paragonata ad altre auto della categoria, la Citroën Grand C4 SpaceTourer viene offerta ad un prezzo piuttosto contenuto.

Di seguito ecco il listino prezzi della Citroën Grand C4 SpaceTourer aggiornato a giugno 2021:

Citroën Grand C4 SpaceTourer benzina Prezzi
Grand C4 SpaceTourer PureTech 130 S&S Feel 30.400 €
Citroën Grand C4 SpaceTourer diesel Prezzi
Grand C4 SpaceTourer BlueHDi 130 S&S Feel 31.900 €
Grand C4 SpaceTourer BlueHDi 130 S&S EAT8 Feel 33.900 €
Grand C4 SpaceTourer BlueHDi 160 S&S EAT8 Shine 37.900 €

Ford Mondeo: prezzo, dimensioni e caratteristiche

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Ford Mondeo è la berlina di fascia media della Casa dall’Ovale Blu. Si presenta in tre varianti di carrozzeria: 4 porte, 5 porte e Station Wagon. Tralasciando quest’ultima, immediatamente riconoscibile, la differenza fra la 4 e la 5 porte è prettamente funzionale: la 4 porte ha il portellone incernierato al lunotto, mentre sulla 5 porte si apre solo il terzo volume. Si è ormai giunti all’ultima generazione di questo modello, che non avrà più futuro lasciando così campo libero ai sempre più richiesti Suv.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Ford Mondeo:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 403/1.508 litri
 Alimentazioni Ibrida/ Diesel
 Classe Euro 6
 Cv/kW (da) 150/110
 Prezzo (da) 35.300 €

 

INDICE
 Dimensioni
 Esterni
 Interni
 Motorizzazioni
 Configuratore
 Consumi
 Perché comprarla
 Prezzo

Mondeo è la soluzione per macinare chilometri in maniera confortevole, anche grazie alle sue dimensioni generose. Parliamo di quasi 4,9 metri di lunghezza, 1,85 metri di larghezza, sfiorando gli 1,5 metri di altezza, con un passo di 2,85 metri. La 5 porte è leggermente più lunga e più bassa rispetto alla SW. Qui le dimensioni nello specifico:

Dimensioni
Lunghezza 4.872 mm
Larghezza 1.852  mm
Altezza 1.498 mm
Passo 2.850 mm

Costantemente aggiornata nel corso degli anni, l’ultima generazione della Ford Mondeo parla il più recente linguaggio stilistico del costruttore americano. nel frontale la scena è dominata dalla grande calandra esagonale, accanto alla quale si allungano verso la fiancata i gruppi ottici a Led, mentre più in basso, nel paraurti, si aprono le grandi prese d’aria chiamate a far respirare il propulsore.

Tanti i cerchi in lega disponibili, che vanno da 17 a 19 pollici, mentre nel posteriore un tocco di sportività in più è dato dalla presenza del doppio terminale di scarico con finitura cromata.

Ford Mondeo: interni

Ford Mondeo conferma le aspettative legate al suo ruolo di ammiraglia del marchio, grazie a materiali di buon livello e tanta tecnologia, dotando del necessario un interno che rimane decisamente spazioso, soprattutto nella versione SW. La versione ibrida rialza il piano del bagagliaio per far posto alle batterie, mantenendo comunque una capacità di carico che va dai 403 litri ai 1.508 litri, abbattendo la fila posteriore.

Sotto il clima, con pulsantiera dall’aspetto classico, trova posto un vano porta oggetti con presa da 12 V e USB. Con l’ultima generazione debuttano nuovi contenuti tecnologici come il quadro strumenti parzialmente digitale e il nuovo sistema di inforainment Sync 3 che assicura la compatibilità con  Android Auto e Apple Carplay. Sul fronte Adas troviamo sistemi di ultima generazione come il Cruise Control adattivo, il mantenimento della corsia, l’assistenza al parcheggio e il monitoraggio dell’angolo cieco, oltre all’Emergency Break Assist.

Ford Mondeo: motori

Il diesel non si abbandona, ma la rivoluzione tecnologica che ha portato all’elettrificazione di Mondeo vede nell’ibrido la soluzione del futuro per quanto riguarda i lunghi viaggi. Quest’ultimo è un 2000 cc benzina a 4 cilindri, dotato di 2 motori elettrici. Uno, infatti, genera forza motrice, mentre l’altro ricarica la batteria, giungendo a una potenza complessiva di 187 CV. Preferendo la soluzione a gasolio il listino propone il 2.0 EcoBlue, disponibile da 150 CV o da 190 CV, anche con cambio automatico a 8 marce.

Gli allestimenti disponibili sono tre:

  • Titanium Business: rappresenta l’allestimento di accesso alla gamma, con cerchi in lega da 17’’ e fari abbaglianti automatici.
  • ST Line Business: riconoscibile per i cerchi da 18 pollici, sospensioni sportive e le pinze dei freni rosse.
  • Vignale: si differenzia per una lunga serie di aggiunte estetiche di pregio, sistema Sync3 con 12 altoparlanti e il pacchetto Adas più evoluto.

Titanium Business: Cerchi in lega da 17″, Specchietti retrovisori elettrici, riscaldati, ripiegabili elettricamente con indicatori di direzione integrati, Sensori di parcheggio anteriori e posteriori, SYNC 3 con Touchscreen da 8″, Navigation System con DAB, Modem Ford Pass , Sedili anteriori riscaldabili, Cruise Control con limitatore di velocità (ASDL), Display quadro strumenti TFT a colori da 10″, Sistema Audible vehicle alert (solo Hybrid), Keyless System.

ST-Line Business: IN AGGIUNTA A Titanium Business Cerchi in lega da 18″ a 5×2 razze Rock Metallic, Sospensioni sportive, Badge ST-Line, Paraurti inferiori anteriore e posteriore dal design esclusivo ST-Line, Griglia superiore anteriore a nido d’ape, Barre portapacchi nere (solo versione wagon), Privacy glass, Sedili anteriori sportivi in pelle parziale con cuciture rosse, Tappetini anteriori e posteriori in velluto con cuciture rosse, Volante rifinito in pelle,  Rivestimento cielo nero, Pedaliera sportiva con finitura in alluminio.

Vignale: Cerchi in lega da 18″ Liquid Aluminium, Esclusivi esterni Ford Vignale con dettagli cromati, Dynamic LED Headlights, Badge Vignale, Telecamera posteriore, Privacy Glass, Caratteristiche principali interne, SYNC 3 Sony DAB, lettore CD, Navigation System, 12 altoparlanti premium, Interni in pelle premium Vignale con inserti in vinile, Quadro strumenti rivestito in pelle, Sedili con regolazione elettrica a 10 vie, Sedili anteriori climatizzabili.

Sul fronte consumi, la Casa americana dichiara una percorrenza di 5 l/100km per quanto riguarda il diesel da 150 CV, che arriva ad emettere 130 g/km di CO2. Aumentando la potenza fino a 190 CV si arriva a un consumo di gasolio di 5,4 l/100km, emettendo 142 g/km di CO2. Se invece ci spostiamo sul 2.0 187 CV Hybrid Automatico eCVT, il consumo di benzina è di 5,6 l/100km, causando emissioni per 127 g/km di CO2. Spostandosi dalla 4 alla 5 porte, e poi alla SW, questi valori si alzano leggermente.

  • Motori: la presenza dell’opzione ibrida dà una marcia in più a questa berlina pensata per le lunghe distanze.
  • Dinamicità: pur essendo un auto di rappresentanza che si avvicina quasi ai 5 metri, Mondeo ha una certa vivacità anche fra le curve grazie alla buona messa a punto dell’assetto.
  • Sicurezza: molto ricco il pacchetto di sistemi di assistenza alla guida di serie.

Ecco il listino della Ford Mondeo aggiornato a giugno 2021:

Ford Mondeo Diesel Prezzo
2.0 EcoBlue 150CV Euro 6.2 Automatico 8 marce 35.300 €
2.0 EcoBlue 190CV Euro 6.2 Automatico 8 marce 39.550 €
Ford Mondeo Hybrid Prezzo
2.0 187CV Hybrid Automatico eCVT 37.750 €

Auto elettriche: tutto quello che c’è da sapere

Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze 3

Il futuro dell’automobile va sempre più verso la riduzione delle emissioni. L’auto elettrica a prima vista può sembrare uguale a qualsiasi altra vettura ad alimentazione “tradizionale” ma, sottopelle, è molto diversa. Per muoversi non ha bisogno di carburanti fossili e si ricarica come un telefono cellulare: la ricarica può essere effettuata con le colonnine presenti sul territorio oppure con una presa elettrica domestica.

Nel corso degli anni il processo di “elettrificazione” dell’auto ha fatto passi da gigante: con questa parola si intende la progressiva introduzione di sistemi di propulsione elettrici in grado di affiancare o sostituire quelli tradizionali. Un processo che ha dato vita alle auto ibride ed elettriche. Queste due categorie di veicoli comprendono varie soluzioni, a seconda del grado di elettrificazione, che indica il ruolo della parte elettrica rispetto a quella tradizionale. Vediamo le diverse opzioni.

Suzuki Swift: esterni

Mild-hybrid

Rappresenta il primo livello di elettrificazione e a voler essere precisi, si tratta di un sistema “borderline”. Questo perché, in realtà, la parte elettrica non esercita un ruolo attivo nella trazione del veicolo, ma si limita a supportare il lavoro del motore endotermico assolvendo alla funzione di generatore e starter che permette il funzionamento del sistema start&stop. Rispetto al motorino classico, è in grado di gestire la ricarica della batteria sostituendo l’alternatore. In più, con cambio automatico o robotizzato, questi sistemi sono in grado di anticipare lo spegnimento del motore principale quando l’auto non è ancora ferma, al di sotto di una velocità che solitamente non supera i 12 km/h. Inoltre, il sistema ibrido è in grado di dare un “boost” di potenza in fase di accelerazione, quando la batteria è sufficientemente carica.

Toyota Prius: esterni

Full hybrid

Nelle full hybrid il motore elettrico e quello a scoppio lavorano insieme più o meno alla pari per garantire migliore efficienza o maggiori prestazioni e hanno una modalità di marcia totalmente elettrica che consente all’auto di muoversi a zero emissioni. Nelle fasi passive, e in alcuni casi anche durante la marcia, il motore elettrico recupera energia per conservare la batteria entro un determinato stato di carica. Generalmente l’autonomia in elettrico di questi modelli non supera i 4/5 km e non possono essere ricaricate “alla spina”.

Hyundai Ioniq: prezzi, dimensioni e caratteristiche 5

Plug-in hybrid

Queste vetture sono caratterizzate dalla sigla PHEV e rappresentano l’evoluzione delle full hybrid e hanno come obiettivo quello di aumentare l’utilizzo della parte elettrica mediante la possibilità di ricaricare la batteria anche da una sorgente esterna, di fatto aumentando l’autonomia e riducendo la necessità di ricorrere al motore a combustione interna. Rispetto alle full hybrid hanno una batteria di dimensioni maggiori, generalmente dai 10 ai 15 kWh, e permettono di percorrere in media 50 km in modalità completamente elettrica.

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Tesla Model 3, ora fa più strada e costa meno

Elettriche

Caratterizzate dalle sigle EV o BEV (Battery Electric Vehicle), sono veicoli a trazione esclusivamente elettrica, che sfruttano l’energia stipata all’interno di una batteria per muoversi e che per essere ricaricata ha bisogno di essere collegata ad una una sorgente esterna. Le elettriche sfruttano spesso più di un motore per assicurare, ad esempio, la presenza della trazione integrale o semplicemente prestazioni superiori.

Elettriche range extended

Sono auto elettriche in tutto e per tutto anche se a bordo hanno un motore tradizionale con funzione di generatore di corrente. La batteria si ricarica con la spina, ma se la riserva si riduce in marcia c’è la possibilità di attivare il motore a scoppio per produrre nuova energia e aumentare l’autonomia. Dato che il motore funziona a regime costante, i livelli di inquinamento sono ridotti e controllati.

Hyundai Nexo: esterni

Elettriche fuel cell

Per tanti aspetti sono a metà strada tra le auto elettriche pure e le range extended. Anche se hanno trazione elettrica, usano comunque un combustibile: l’idrogeno. All’interno del motore, questo viene messo a contatto con l’aria in apposite celle sprigionando energia elettrica, che viene poi immagazzinata in apposite batterie e da qui mandata alle ruote per dare trazione al veicolo. In teoria è la soluzione più ecologica ed è considerata una delle più interessanti strade da percorrere verso un futuro a zero emissioni, poiché l’idrogeno può essere ricavato da processi ecologici ed energie rinnovabili. Di contro, attualmente i costi di produzione e la difficoltà di stoccaggio dell’idrogeno a bordo a temperature e pressioni adeguate rappresentano un limite per questa tipologia di vetture.

Come funziona un’auto elettrica

La propulsione elettrica si basa su tre elementi fondamentali: il motore, la batteria e l’unità di gestione della potenza (inverter), ovvero il dispositivo che gestisce i flussi di energia e trasforma la corrente continua in alternata e viceversa secondo le esigenze di motore e batteria. Se la confrontiamo con le auto tradizionali, la batteria sostituisce il serbatoio. La differenza più grande sta nel fatto che in un sistema elettrico il vero motore è la stessa batteria: sostituendo la batteria con una più potente, aumentano performance e autonomia dell’auto.

Automatica senza il cambio

Nelle auto elettriche spicca l’assenza della trasmissione: il motore elettrico fornisce tutta la coppia motrice di cui è capace nel momento stesso in cui si mette in movimento, e potendo raggiungere regimi superiori ai 10.000 giri, è in grado di assicurare un range di velocità adeguato senza bisogno di un cambio con più rapporti. Il motore elettrico, quindi, è collegato alle ruote tramite un riduttore a ingranaggi dal rapporto fisso. Dato che per arrestare un motore elettrico è sufficiente interrompere il flusso di corrente, non c’è bisogno di una frizione che scolleghi la trasmissione. Ci sono solo due pedali (acceleratore e freno) e un comando per selezionare la marcia avanti o indietro, la posizione di “folle” e quella di parcheggio. Anche la strumentazione è diversa: accanto all’indicatore di velocità c’è una specie di voltmetro che raffigura graficamente l’energia erogata.

Si ricarica lasciando l’acceleratore

Il segreto per consumare e inquinare meno è ottimizzare l’energia recuperando anche quella che di solito andrebbe dispersa. Nelle elettriche (ma anche nelle ibride) quando si lascia l’acceleratore il motore inverte il suo funzionamento trasformando l’energia cinetica che riceve dal movimento delle ruote in corrente da restituire alla batteria. Questa resistenza determina anche un effetto frenante che rallenta velocemente l’auto e permette di limitare il consumo dell’impianto frenante.

Due prese di corrente

Le prese per ricaricare la batteria di un’auto elettrica, di solito, sono due: una per la ricarica da fonti domestiche che si collega alle comuni prese di corrente, e una seconda per impianti ad alto voltaggio che permettono di ottenere una ricarica più veloce.

SUV Alfa Romeo: tutti i modelli e i prezzi

I SUV Alfa Romeo

Con l’arrivo della Stelvio l’Alfa Romeo ha scritto una pagina importante della propria gloriosa storia proponendo un SUV in grado di coniugare la comodità di una vettura  a ruote alte con il DNA del Biscione. A breve, però, arriveranno altri nuovi SUV ad ampliare l’offerta della Casa italiana.

INDICE
SUV Alfa Romeo: novità e modelli in listino
Suv Alfa Romeo Tonale: prezzi e caratteristiche
Suv Alfa Romeo Stelvio: il modello di punta
Suv Alfa Romeo Kamal: il crossover
Alfa Romeo hybrid suv e modelli elettrici

La Casa del Biscione è arrivata in ritardo nel mercato dei SUV e solo da qualche anno ha proposto la Stelvio, subito apprezzata dal pubblico per un piacere di guida che ha ricordato da vicino quello della ben più sportiva Giulia. Il prossimo anno, però, la gamma si allargherà con l’arrivo della Tonale, SUV di dimensioni più compatte che andrà a scontrarsi con una agguerrita concorrenza dei marchi premium.

SUV Alfa Romeo Prezzo (da)
Alfa Romeo Stelvio 52.000 €
Alfa Romeo Tonale35 35.000 €

Uno dei modelli che sta suscitando maggiore interesse è senza dubbio l’Alfa Romeo Tonale. Il secondo SUV della storia della Casa italiana è stato presentato come concept al Salone di Ginevra del 2019 facendosi subito apprezzare per un design assolutamente convincente. Da allora, però, sono passati due anni ed ancora non si è potuto ammirare il modello definitivo che, stando alle ultime indiscrezioni, dovrebbe arrivare nelle concessionarie a giugno del prossimo anno. I motori adottati dovrebbero essere ibridi plug-in con potenze di circa 300 CV, mentre i prezzi dovrebbero partire da 35.000 euro.

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Entrata nei listini nel 2017, l’Alfa Romeo Stelvio ha subito raccolto una calorosa accoglienza da parte del mercato che ha deciso di premiare il coraggio della Casa italiana nel lanciarsi in un settore sconosciuto. Le linee degli interni richiamano quella della Giulia ed esprimono al meglio tutto il design tricolore, e gli interni offrono un infotainment recentemente rinnovato e cinque posti comodi. Tra le motorizzazioni, benzina e diesel, spicca il grintoso V6 3.0 litri da 510 CV riservato alla versione Quadrifoglio dedicato a chi pretende il massimo dalla Stelvio anche su pista. I prezzi partono da 52.500 euro.

L’Alfa Romeo Kamal rappresenta forse il più grande rimpianto per la Casa italiana. Già nel lontano 2003 il costruttore aveva presentato questa SUV concept al Salone di Ginevra raccogliendo immediati consensi, ma la scarsa lungimiranza dei vertici della Casa non colse l’opportunità di aggredire un mercato ancora vergine che sarebbe letteralmente esploso pochi anni dopo. Ad oggi la Kamal rimane un esercizio di stile davvero ben riuscito grazie a linee senza tempo che, siamo certi, avrebbe contribuito ad alimentare la gloriosa storia dell’Alfa Romeo.

Grazie alla fusione tra FCA e PSA, sfociata nel Gruppo Stellantis, le prospettive future per l’Alfa Romeo sembrano essere rosee. Jean Philippe Imparato, nuovo amministratore delegato della Casa, crede fortemente nel fascino del marchio e recentemente ha confermato non solo l’arrivo il prossimo anno della Tonale, primo SUV dotato di motorizzazione plug-in, ma anche la volontà di mettere sul mercato una Giulietta con powertrain 100% elettrico accreditata di un’autonomia di 700 e 800 km.

Cose da sapere

Quali sono le novità in casa Alfa Romeo per i SUV?

La Casa del Biscione è arrivata in ritardo nel mercato dei SUV e solo da qualche anno ha proposto la Stelvio, subito apprezzata dal pubblico. Il prossimo anno, però, la gamma si allargherà con l’arrivo della Tonale, SUV di dimensioni più compatte.

Quando uscirà il SUV Alfa Romeo Tonale?

Il secondo SUV della storia della Casa italiana è stato presentato come concept al Salone di Ginevra del 2019 facendosi subito apprezzare per un design assolutamente convincente. Stando alle ultime indiscrezioni, dovrebbe arrivare nelle concessionarie a giugno del prossimo anno.

Quali sono le caratteristiche dell’Alfa Romeo Stelvio?

Le linee degli interni della Stelvio richiamano quella della Giulia ed esprimono al meglio tutto il design tricolore, ed offrono un infotainment recentemente rinnovato e cinque posti comodi. Tra le motorizzazioni, benzina e diesel, spicca il grintoso V6 3.0 litri da 510 CV riservato alla versione Quadrifoglio. I prezzi partono da 52.500 euro.

Esistono SUV Alfa Romeo ibridi o elettrici?

Jean Philippe Imparato, nuovo amministratore delegato della Casa, recentemente ha confermato non solo l’arrivo il prossimo anno della Tonale, primo SUV dotato di motorizzazione plug-in, ma anche la volontà di mettere sul mercato una Giulietta con powertrain 100% elettrico accreditata di un’autonomia di 700 e 800 km.

Batterie auto elettriche: costo, durata e smaltimento

batterie delle auto elettriche

Le auto elettriche sono ormai una realtà e le quote di mercato crescono ogni mese. Molti sono gli automobilisti che stanno abbracciando questa nuova filosofia di guida, ma in tanti non conoscono i dettagli delle batterie come la durata o lo smaltimento di queste componenti.

INDICE
Batterie auto elettriche: come sono fatte e come funzionano
Batterie al litio per auto elettriche
Cosa sono gli accumulatori auto elettriche
Quanto durano le batterie delle auto elettriche?
Costo batterie auto elettriche
Costo sostituzione batteria auto elettrica
Costo carica batteria auto elettrica
Costo sostituzione batteria auto elettrica

Le batterie delle auto elettriche sono uno degli elementi fondamentali di queste vetture perché garantiscono differenti capacità di autonomia a seconda della loro potenza espressa in kWh. Queste sono in grado di accumulare energia chimica e di rilasciarla sotto forma di elettricità trasferita al motore elettrico. Quest’ultimo, poi, la trasforma in energia meccanica, consentendo così all’auto di muoversi.

Le batterie più comuni presenti sulle auto elettriche sono quelle al litio. Queste sono piuttosto compatte e leggere, generano notevoli quantità di energia elettrica e non necessitano di cicli di carica e di utilizzo completi. Purtroppo, però, queste batterie lavorano correttamente soltanto in un range ristretto di temperature che va da -10° a +30° C.

Quando si parla di accumulatori per le auto elettriche si intendono le batterie in dotazione su queste vetture. Quasi tutti gli accumulatori utilizzati sulle auto elettriche sono agli ioni di litio, ma differiscono per il tipo di chimica delle celle contenute all’interno del pacco batteria. In passato non era raro trovare batterie a nichel idrato con prestazioni inferiori in termini di densità di energia e di durata rispetto a quelle al litio.

Uno dei grandi punti interrogativi che sorge quando ci si appresta ad acquistare un’auto elettrica riguarda la durata delle batterie. A differenza di quanto avviene con gli smartphone, dove in media una batteria dura dai due ai tre anni, per un veicolo elettrico la durata delle batterie è di circa 8 anni, con un decadimento di circa il 10% della capacità dopo ben 500 cicli di ricarica.

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Uno dei maggiori ostacoli alla diffusione delle auto elettriche è dato dal costo delle batterie, ancora molto elevato. Se, malauguratamente, si fosse costretti alla sostituzione della batteria ci si troverebbe di fronte ad una spesa davvero importante. Basti pensare che per una Smart Fortwo EQ il prezzo per questo elemento è di ben 9.043 euro, mentre per una Mercedes EQC si arriva addirittura a 40.120 euro!

Al fine di non scoraggiare gli acquirenti, le Case propongono garanzie per le batterie per un periodo non inferiore a 8 anni e con chilometraggi variabili a seconda della marca e del modello. La garanzia, inoltre, non riguarda soltanto anomalie, malfunzionamenti o guasti, ma anche il mantenimento del livello di efficienza considerato minimo, ossia il 70%, al di sotto del quale la batteria è considerata non più adeguata al compito, per il periodo di copertura. Una bella mossa per evitare brutte sorprese.

Uno dei punti a favore delle auto elettriche è dato dai minori costi di gestione. Non trovandosi costretti a dipendere dal petrolio sarà possibile ottenere risparmi corposi nel corso degli anni. Per ricaricare un’auto elettrica tramite colonnina il prezzo varia a seconda del fornitore, ma in media è di 0,45€ al kW per una ricarica lenta con potenza di 22 kWh per poi salire a 0,50€ per kW per la ricarica veloce. Se invece si vuole sfruttare la ricarica domestica il costo medio è pari a 0,21€ a KW.

Un punto dolente per quel che riguarda le auto elettriche riguarda lo smaltimento delle batterie. In Italia sono presenti aziende che provvedono allo smaltimento del litio e di tutte le sostanze nocive contenute negli accumulatori come il manganese o il cobalto, con costi però importanti per compiere questa operazione.

In molti casi, tuttavia, le batterie trovano una seconda vita e vengono adottate, ad esempio, per alimentare i lampioni stradali, come accade in Giappone, o per spingere i battelli elettrici dedicati alle crociere private o professionali come accade a Parigi. Più che di smaltimento, quindi, al momento si può parlare di riutilizzo delle batterie delle auto elettriche.

Cose da sapere

Come funzionano le batterie delle auto elettriche?

Le batterie delle auto elettriche sono in grado di accumulare energia chimica e di rilasciarla sotto forma di elettricità trasferita al motore elettrico. Quest’ultimo, poi, la trasforma in energia meccanica, consentendo così all’auto di muoversi. Le batterie auto elettriche più diffuse sono quelle al litio.

Quanto durano le batterie delle auto elettriche?

A differenza di quanto avviene con gli smartphone, dove in media una batteria dura dai due ai tre anni, per un veicolo elettrico la durata delle batterie è di circa 8 anni, con un decadimento di circa il 10% della capacità dopo ben 500 cicli di ricarica.

Quanto costano le batterie auto elettriche?

Se si fosse costretti alla sostituzione della batteria ci si troverebbe di fronte ad una spesa davvero importante. Per una Smart Fortwo EQ il prezzo per questo elemento è di ben 9.043 euro, mentre per una Mercedes EQC si arriva a 40.120 euro. Per questo motivo, le Case propongono garanzie per le batterie per un periodo non inferiore a 8 anni e con chilometraggi variabili a seconda della marca e del modello.

Quanto costa ricaricare le batterie dell’auto elettrica?

Per ricaricare un’auto elettrica tramite colonnina il prezzo varia a seconda del fornitore, ma in media è di 0,45€ al kW per una ricarica lenta con potenza di 22 kWh  per poi salire a 0,50€ per kW per la ricarica veloce. Se invece si vuole sfruttare la ricarica domestica il costo medio è pari a 0,21€ a KW.

Come si smaltiscono le batterie dell’auto elettrica?

In Italia sono presenti aziende che provvedono allo smaltimento del litio e di tutte le sostanze nocive contenute negli accumulatori, con costi però importanti. In molti casi, tuttavia, le batterie trovano una seconda vita e vengono adottate, ad esempio, per alimentare i lampioni stradali.