Volkswagen: dopo l’auto è il momento dei servizi

Volkswagen ID, molto più di un’auto elettrica

Si scrive Mission T, ma si legge rivoluzione. Volkswagen si è lanciata nella sfida più grande: trasformarsi da costruttore di auto in un colosso dei servizi per la mobilità, con l’elettrico al centro di tutto il nuovo modo di produrre auto. Poco dopo il lancio dei primi modelli della famiglia ID, per il gruppo di Wolfsburg è già tempo di guardare oltre.

La portata della svolta epocale è data dai numeri della stessa Volkswagen: un gigante da 11 milioni di veicoli venduti all’anno con 670mila posti di lavoro e dodici marchi, tra auto, moto e mezzi pesanti, a cui vanno aggiunti migliaia di azionisti. Cifre che rendono bene l’idea di una delle più grandi trasformazioni della storia.

Mission T come Tesla

 La casa americana è da sempre nel mirino di Herbert Diess, CEO del colosso tedesco, che nell’aprile 2020 ha aperto la riunione con i top manager del gruppo con questa domanda: “Cosa dobbiamo fare nei prossimi sei mesi per raggiungere Tesla nel 2024 in termini di tecnologia?”. Questa è stata la prima pietra della nuova mission Volkswagen. Tutto passa da Audi,  che avrà il compito di sviluppare una serie di auto elettriche iper efficienti. Per questo è stato deciso di creare Artemis, un team estraneo alle logiche aziendali; una specie di esperimento per utilizzare nuovi metodi di lavoro, più moderni e snelli, con l’idea di applicarli in futuro all’intero gruppo Volkswagen.

Audi e-tron GT: prezzo, dimensioni e caratteristiche 7

Artemis seguirà la logica che da sempre è alla base di Tesla: il veicolo visto come un sistema complesso da valutare in tutta la sua interezza. Di conseguenza Audi cercherà di integrare il software con il powertrain e la meccanica: il primo veicolo basato su questo approccio vedrà la luce nel 2024 e userà componenti provenienti dalle vetture realizzate sulla piattaforma PPE di Porsche (Taycan) e Audi (e-tron GT). Per la produzione di questi modelli sarà necessaria una profonda riorganizzazione aziendale in stile start-up. Andranno ripensate l’organizzazione del lavoro e l’interazione tra le varie divisioni aziendali a cui si dovrà aggiungere la creazione di nuove unità da zero. In pratica, il vecchio modo di fare auto andrà in pensione per lasciare spazio alla sburocratizzazione dei processi e allo snellimento delle fasi decisionali.

L’invasione delle auto a guida autonoma

 Entro dieci anni si completerà il passaggio alle zero emissioni e sarà il momento del boom della guida autonoma. Diess è convinto che questo tipo di vetture siano più sicure e convenienti e che Volkswagen possa trionfare nella sfida della produzione di “auto intelligenti”. A patto che il cambiamento venga visto come opportunità fin da subito e che il colosso tedesco si trasformi in una digital company in grado di gestire e dialogare con milioni di “computer con le ruote”, fornendo servizi e assistenza.

VW FORD

È già futuro con dieci nuovi modelli elettrici

 Il viaggio verso il futuro per il gruppo tedesco è iniziato subito dopo lo scandalo delle emissioni truccate con “Transform 2025 – Strategy for the New Volkswagen”. La prima decisione fu quella di non usare la piattaforma del gruppo (MQB) per i nuovi modelli elettrici e di puntare sulla nuova MEB, una base interamente dedicata alle vetture a zero emissioni con l’obiettivo di sfruttare al massimo i vantaggi dell’elettrico. I risultati si vedranno a breve, con cinque marchi del gruppo che lanceranno dieci nuovi modelli basati su questa piattaforma, a cui va aggiunta Ford che ha deciso di adottare la MEB per la propria gamma elettrica.

Stellantis investe 30 miliardi sull’elettrificazione della gamma

Stellantis investe 30 miliardi sull'elettrificazione della gamma 1

Stellantis pensa in grande e mette la mobilità a zero emissioni al centro della produzione dei prossimi anni. Il gruppo internazionale ha presentato il proprio piano industriale che prevede investimenti per oltre 30 miliardi di euro nell’elettrificazione e nello sviluppo dei un nuovo software entro il 2025, puntando a mantenere il 30% di efficienza in più rispetto alla media del settore. L’obiettivo è quindi quello di diventare leader di mercato nei settore dei veicoli a basse emissioni. Da oggi al 2030, l’obiettivo è che i veicoli elettrificati arrivino a rappresentare più del 70% delle vendite in Europa e oltre il 40% di quelle negli Stati Uniti.

Filiera a impatto zero

Il percorso di elettrificazione abbraccia tutta la filiera produttiva dei marchi appartenenti a Stellantis. Con la propria strategia di approvvigionamento delle batterie per i veicoli elettrici, il gruppo prevede di assicurarsi oltre 130 GWh di capacità entro il 2025 e oltre 260 GWh entro il 2030. Il fabbisogno di batterie e componenti per EV sarà soddisfatto grazie a cinque “gigafactory” in Europa e in Nord America, a cui si aggiungeranno altri contratti di fornitura e partnership a supporto della domanda totale. La terza “gigafactory” europea di Stellantis sorgerà in Italia, a Termoli, entro il 2025 e si affiancherà a quella francese (a Douvrin entro il 2023) e quella tedesca (Kaiserslautern entro il 2025), che offriranno al gruppo una iniziale capacità di 50 GWh l’anno.

Stellantis investe 30 miliardi sull'elettrificazione della gamma

Per contenere i costi

Inoltre Stellantis ha firmato un memorandum d’intesa con due partner attivi nell’estrazione di litio geotermico dalle brine in Nord America e in Europa per assicurarsi un approvvigionamento sostenibile di litio, identificato come la materia prima per batterie più critica in termini di disponibilità. Queste sinergie permetteranno anche di abbassare i costi. L’obiettivo è quello di ridurre i costi dei pacchi batterie di oltre il 40% tra il 2020 e il 2024 e di un ulteriore 20% o più entro il 2030. Tutti gli aspetti del pacco batterie possono concorrere alla riduzione dei costi: l’ottimizzazione generale del pacco, la semplificazione del formato dei moduli, l’aumento delle dimensioni delle celle e i progressi nella chimica delle batterie.

Le piattaforme

Andando poi nello specifico dei modelli che varranno, Stellantis ha rivelato che utilizzerà quattro nuove piattaforme.

  • STLA Small: per modelli compatti, citycar e SUV di segmento B con un’autonomia fino a 500 km.
  • STLA Medium: dedicata a vetture premium, principalmente di segmento C e D, sia SUV sia berline  con un’autonomia fino a 700 km.
  • STLA Large: per ammiraglie e vetture sportive, comprese le “eMuscle car” americane annunciate da Dodge con un’autonomia fino a 800 km.
  • STLA Frame: per pick-up e veicoli commerciali con un’autonomia fino a 800 km.

Le nuove piattaforme sono state progettate per essere il più possibile versatili e flessibili. La STLA Large può ospitare modelli con lunghezze comprese tra i 4,7 e i 5,4 metri e con larghezze tra gli 1,9 e i 2,03 metri. Su questa piattaforma nasceranno otto modelli in cinque anni, mentre in totale, con le quattro piattaforme, una volta a regime, saranno prodotte due milioni di auto elettriche all’anno.

Fiat 500 elettrica: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5

I motori

Stellantis ha intenzione di produrre tre nuovi motori elettrici. Il più piccolo (EDM #1), riservato alla STLA Small, eroga una potenza di 95 CV, quello di mezzo (EDM #2), utilizzato su STLA Small, Medium e Large, ha potenze comprese tra i 170 e 245 CV, mentre il terzo (EDM #3), impiegato sulle piattaforme Medium, Large e Frame, va da 204 a 450 CV. Quest’ultimo sarà compatibile anche con schemi propulsivi da 800 volt.

Le batterie

Il gruppo ha scelto di puntare su due composizioni chimiche diverse: batterie senza nichel e senza cobalto con una densità alla cella compresa tra i 400 e i 500 Wh/l dedicate ai modelli piccoli, a cui si aggiungono batterie agli ioni di litio con nichel e manganese che garantiranno densità alla cella di circa 600-700 Wh/l.

I vari tagli proposti:

  • STLA Small: 37-82 kWh, autonomia fino a 500 km
  • STLA Medium: 87-104 kWh, autonomia fino a 700 km
  • STLA Large: 101-118 kWh, autonomia fino a 800 km
  • STLA Frame: 159-200 kWh, autonomia fino a 800 km

Entrambi i tipi di batterie arriveranno nel 2024 e avranno un anodo di grafite: le prime avranno un’architettura tradizionale, con celle raggruppate in moduli; le seconde, invece, sin da subito saranno composte da un unico grande modulo. In questo modo Stellantis conta di ridurre i costi del 40% tra il 2020 e il 2024 e di un ulteriore 20% nel 2030. Nel 2026, inoltre, il Gruppo rinnoverà completamente le batterie. Sui due tipi sarà introdotta un’architettura cell-to-pack che permetterà di incrementare la densità e di ridurre ulteriormente costi e ingombri. Sempre fra cinque anni, l’azienda introdurrà anche le batterie allo stato solido.

Filtri condizionatore auto: ecco come fare la manutenzione

Manutenzione, pulizia e sanificazione dell'aria condizionata

L’utilizzo del climatizzatore auto si accentua soprattutto con l’arrivo dell’estate, quando le temperature torride rendono invivibile la guida sotto il sole cocente. Per poter godere di condizionatore in perfetta efficienze è fondamentale effettuare la pulizia e l’igienizzazione periodica di tutte le componenti. Vediamo come procedere.

INDICE
Pulizia filtri condizionatore: perché effettuarla?
Ogni quanto pulire filtri aria condizionata
Ogni quanto cambiare filtro aria auto
Come pulire i filtri del condizionatore: la guida fai da te
Igienizzante climatizzatore: cos’è?e
Schiuma igienizzante per condizionatori
Come pulire le bocchette auto

Soprattutto in questo periodo funestato dalla pandemia da COVID-19, procedere alla pulizia ed all’igienizzazione del condizionatore auto si rivela fondamentale per evitare che all’interno dell’abitacolo circolino batteri e virus potenzialmente pericolosi. La pulizia dei filtri è quindi necessaria per garantire che l’aria all’interno dell’abitacolo rimanga sana e non inquinata.

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Non esiste una tempistica prestabilita per la pulizia dei filtri dell’aria condizionata auto, ma è buona prassi procedere a questa operazione almeno una volta l’anno o quantomeno ogni 10.000 Km. Così facendo si potrà utilizzare il condizionatore in tutta sicurezza e non si avvertiranno sgradevoli odori all’interno dell’abitacolo.

Anche in questo caso non esiste un limite di utilizzo per i filtri dell’aria condizionata, ma almeno una volta l’anno è bene controllare il loro stato. Il filtro aria auto, infatti, è soggetto a usura e se si utilizzasse il condizionatore  auto in questo caso la funzione di protezione da polline, batteri e virus sarebbe notevolmente compromessa.

Per procedere alla pulizia del filtro aria condizionata non è sempre necessario rivolgersi ad uno specialista, ma si può anche procedere con il fai da te. Il metodo più semplice è quello di controllare il libretto di uso e manutenzione della vettura per sapere dove è posizionato il filtro, estrarlo e poi procedere alla sua pulizia utilizzando un aspirapolvere o l’aria compressa così da rimuovere detriti ed impurità. In alternativa è possibile procedere ad una pulizia più approfondita ed alla igienizzazione dei filtri.

Per potersi trovare alla guida di una vettura sanificata è sempre bene recarsi presso una officina specializzata e procedere alla igienizzazione del condizionatore così da ridurre notevolmente i rischi di diffusione di virus e batteri. Il procedimento di igienizzazione verrà svolto tramite l’utilizzo di ozono con un macchinario specifico che erogherà il gas direttamente nelle bocchette del climatizzatore. La durata dell’operazione di igienizzazione dura circa 15 minuti ed al termine della stessa si dovrà far arieggiare l’abitacolo per circa un minuto.

Chi volesse procedere alla igienizzazione del condizionatore in autonomia potrà acquistare la schiuma igienizzante. Questa viene venduta in bombolette pressurizzate dotate di una sonda che dovrà essere inserita in ognuna delle bocchette di aerazione. Sarà sufficiente spruzzare la schiuma ed una volta che questa avrà raggiunto l’esterno si potrà passare alla bocchetta successiva. Prima di avviare il condizionatore auto si dovrà attendere che la schiuma igienizzante si sia asciugata.

Ovviamente procedere alla pulizia dei filtri e dell’impianto del climatizzatore auto e tralasciare la pulizia delle bocchette renderebbe tutto il lavoro praticamente inutile. Per essere sicuri di un risultato impeccabile si dovrà passare una spugna imbevuta di detergente nei singoli interstizi ed attendere che il prodotto si asciughi prima di avviare il condizionatore. Si potrebbe anche utilizzare l’aria compressa per rimuovere sporco e polvere, ma non consigliamo questo metodo perché il getto metterà soltanto in circolo lo sporco nell’abitacolo e non lo eliminerà.

Cose da sapere

Perché è importante sanificare l’impianto dell’aria condizionata?

Sottoporre l’impianto aria condizionata d igienizzazione è fondamentale, perché è proprio nelle bocchette del climatizzatore che spesso si annidano batteri ed impurità potenzialmente nocivi. La pratica di igienizzazione da seguire è quella effettuata con ozono e per essere sicuri di compiere la procedura corretta è fondamentale rivolgersi a ditte specializzate.

Ogni quanto bisogna pulire i filtri dell’aria condizionata?

Così come per gli impianti di casa, anche il filtro aria condizionata auto deve essere pulito almeno una volta l’anno specie considerando che la propria vettura è a contatto con tutte le impurità presenti su strada.

Ogni quanto bisogna sostituire i filtri dell’aria condizionata?

Non esiste un limite di utilizzo per i filtri dell’aria condizionata, ma almeno una volta l’anno è bene controllare il loro stato. Il filtro aria auto, infatti, è soggetto a usura e se si utilizzasse il condizionatore in questo caso la funzione di protezione da polline, batteri e virus sarebbe notevolmente compromessa.

Come si puliscono i filtri dell’aria condizionata?

Per pulire i filtri dell’aria condizionata si può utilizzare una schiuma  igienizzante che va spruzzata nei condotti di aspirazione della ventola, dopo aver lasciato il condizionatore per una decina di minuti alla massima potenza.

Come si puliscono le bocchette dell’aria condizionata?

Si dovrà passare una spugna imbevuta di detergente nei singoli interstizi ed attendere che il prodotto si asciughi prima di avviare il condizionatore. Si potrebbe anche utilizzare l’aria compressa per rimuovere sporco e polvere, ma non consigliamo questo metodo perché il getto metterà soltanto in circolo lo sporco nell’abitacolo e non lo eliminerà.

Mercato Auto 2021: I dati di giugno

Skoda Fabia: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Anche a giugno il mercato auto continua a faticare a risollevarsi dopo la crisi, in quanto i livelli di immatricolato restano al di sotto di quanto registrato prima della pandemia (-13,3%).

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INDICE
Mercato auto nuove
Mercato auto usate
Rapporto Usato/Nuovo
Approfondimento auto nuove
Immatricolazioni per alimentazione
Passaggi di proprietà

Nonostante la contrazione del mercato rispetto a giugno 2019, sembra vi sia una leggera ripresa del mercato rispetto a maggio, quando era stato registrato quasi un -30% rispetto al 2019.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno

Complessivamente nel primo semestre 2021 si registrano circa 884mila immatricolazioni nuovo che, se confrontate con lo stesso periodo del 2019 (1.083mila vendite), vedono un calo delle vendite cumulato per l’anno in corso di circa 200mila vetture, pari al -18,4% circa.

Continua anche per l’usato la flessione delle vendite rispetto ai livelli pre-Covid, ma per questo mercato sembra che vi sia una netta ripresa rispetto ai mese precedenti.

A giugno si registra infatti un trend del -5,8% rispetto al 2019, decisamente meno marcato rispetto ai due mesi precedenti in cui si era visto un calo delle vendite pari a più del 20%.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 1

Complessivamente nel primo semestre 2021 sono stati effettuati circa 1.772mila passaggi di proprietà, che se confrontati con lo stesso periodo del 2019 registrano un calo delle vendite del 18,6% circa, migliorando di più di due punti percentuali il trend cumulato dei mesi scorsi.

Un dato interessante da prendere in considerazione è la quota di mercato detenuta rispettivamente dall’immatricolato nuovo e dall’usato nel corso
del 2020 e 2021, ma soprattutto il rapporto tra passaggi di proprietà e immatricolazioni vetture nuove: nel 2020 questo valore si era assestato a 2,19, rispetto al 2,18 del 2019, a conferma del fatto che nell’ultimo anno i
due mercati hanno subito la stessa contrazione (circa -30%).

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 2

Nel mese di giugno 2021 il volume globale delle vendite (453mila autovetture) ha interessato per il 33% auto nuove e per il 67% auto usate, con una ripartizione identica a quella vista a febbraio e a maggio (in termini percentuali) e che mostra una sofferenza leggermente più marcata per il nuovo, visibile anche confrontando i rispettivi trend (nuovo -13,3% e usato -5,8%).

Con le vendite del primo semestre 2021 il rapporto usato/nuovo si attesta a 2.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 3

Rispetto a maggio, in cui tutti i brand registravano un trend negativo rispetto al 2019, questo mese Toyota risulta essere l’unico marchio a tornare a registrare un segno positivo, è il caso di Toyota.

Alcuni brand tra i Top10 risultano essere in situazioni di sofferenza più marcata, ovvero:

  • Renault: -33,77%
  • Opel: -27,26%
  • Jeep: -22,72%
  • Dacia: -18,26%
  • Volkswagen: -15,46%

Arrivati alla conclusione del primo semestre può essere utile confrontare anche la Top10 cumulata dei primi 6 mesi, in cui si confermano Renault e Opel i brand più in sofferenza in classifica e Audi e Toyota gli unici con segno positivo. Infine tra i brand con trend negativo risulta una sofferenza meno marcata per il Gruppo PSA.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 4

Confrontando i dati delle immatricolazioni di giugno 2021 con quelli del mese precedente, notiamo una leggera ripresa (+4,7%), seppur con un trend ancora negativo rispetto al 2019.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 5

A livello di singolo brand della Top10 non si registrano trend negativi particolarmente marcati ad eccezione di Ford che rileva un -24% rispetto al mese precedente, uscendo oltretutto dalla classifica dei Top10.

Numerosi i trend positivi in questo confronto:

  •  +50% delle vendite per Renault e Dacia, in ripresa rispetto al mese precedente;
  • Tesla risulta per il secondo mese di seguito il brand con trend più positivo;
  • +18% per Opel in termini di numero di immatricolazioni;
  • +33,3% rispetto a maggio per Hyundai.

Il quadro delle vendite per alimentazione che si sta delineando appare totalmente differente rispetto a quanto osservato nel 2019:  oggi il consumatore si sta spostando sempre più verso forme di alimentazione alternativa; ecco quindi che si giustificano i trend che da mesi sono più che positivi per le vetture ibride ed elettriche.

Con giugno il 36,8% delle vetture immatricolate riguarda vetture ibride o elettriche, valore costantemente in crescita considerando che a gennaio il valore si assestava attorno al 29%, delineando quindi una crescita in 6 mesi di quasi 8 punti percentuali.

Altresì evidente è come le vetture ad alimentazione tradizionale stiano perdendo gradualmente sempre più quote di mercato; ad oggi benzina e diesel cubano il 53% circa delle vendite, valore che era pari al 63% circa a gennaio.
Ad oggi il mercato auto nuove in Italia si conferma quindi sempre più trainato dai veicoli ad alimentazione alternativa.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 6

Il grafico sopra mostra l’andamento dei passaggi di proprietà avvenuti a giugno 2021 rispetto allo stesso mese del 2019. Possiamo notare come ci sia un calo generalizzato di tutti i costruttori, a dimostrazione della sofferenza del mercato dell’usato nel mese appena trascorso.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 7

Appare praticamente immutata, invece, la quota di mercato detenuta dai principali brand, tranne che per Fiat che registra un +1,3% a discapito della quota Ford.

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Si può guidare scalzi? Ecco cosa dice il Codice della Strada

Guidare scalzi

Con l’arrivo dell’estate cresce la voglia di libertà, anche quando si è alla guida. Spesso ci si chiede se sia possibile guidare scalzi, e la confusione in materia è molta. Vediamo cosa prevede il nostro Codice della Strada.

INDICE
Si può guidare scalzi?
Si può guidare con le ciabatte?
Si può guidare con le infradito?
Guidare scalzi: il Codice della Strada
È legale guidare a piedi scalzi?
Scarpe per guidare: quali preferire

Dopo una giornata trascorsa al mare o in piscina, il desiderio di non indossare le scarpe e guidare a piedi scalzi è forte e dal 1993, a seguito dell’introduzione del nuovo Codice della Strada, non è più vietato dalla legge. Ovviamente, però, bisogna essere consapevoli dei rischi che si corrono guidando scalzi dato che l’aderenza ed il comfort sui pedali dato da una calzatura chiusa non sarà mai paragonabile.

Se non si vuole guidare scalzi ma si preferisse indossare delle ciabatte è bene sottolineare come nessun divieto vige in merito ma, ovviamente, si dovrà prestare particolare attenzione alla guida per evitare che il piede fuoriesca dalla calzatura creando così una situazione di potenziale pericolo al volante.

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Stesso discorso vale per le infradito, ma in questo caso l’attenzione deve essere raddoppiata data la particolare conformazione di questa calzatura che può comportare la perdita di aderenza del piede sul pedale.
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Come abbiamo anticipato in precedenza, il divieto di guidare scalzi era in vigore fino al 1993, anno in cui si è assistito all’introduzione del nuovo Codice della Strada che lo ha revocato. L’articolo 141 non dispone più nulla a riguardo, ma il legislatore ha indicato genericamente i comportamenti che l’automobilista deve tenere alla guida senza obbligarlo ad indossare un particolare tipologia di scarpe.

L’articolo 141 comma 2 dispone testualmente: “Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”. Pertanto è legale guidare a piedi scalzi, ma in caso di incidente potrebbero sorgere controversie con la compagnia assicuratrice perché quest’ultima potrebbe appigliarsi a questo particolare per scaricare l’intera responsabilità del sinistro su un conducente non in grado di controllare il mezzo proprio per l’assenza di calzature.

Ovviamente con l’arrivo del caldo tutti vorremmo guidare con ciabatte, o infradito o addirittura a piedi scalzi, ma è sempre preferibile indossare delle scarpe chiuse, come sneakers, scarpe sportive o mocassini, che impediscano al piede la fuoriuscita accidentale dalla calzatura così da avere sempre il totale controllo del veicolo in ogni situazione.

Cose da sapere

Si può guidare scalzi?

Dal 1993, a seguito dell’introduzione del nuovo Codice della Strada, guidare scalzi non è più vietato dalla legge. Ovviamente, però, bisogna essere consapevoli dei rischi che si corrono guidando scalzi dato che l’aderenza ed il comfort sui pedali dato da una calzatura chiusa non sarà mai paragonabile.

Cosa dispone il Codice della Strada sulla guida senza scarpe?

Il divieto di guidare scalzi era in vigore fino al 1993, anno in cui si è assistito all’introduzione del nuovo Codice della Strada che lo ha revocato. L’articolo 141 non dispone più nulla a riguardo, ma il legislatore ha indicato genericamente i comportamenti che l’automobilista deve tenere alla guida senza obbligarlo ad indossare un particolare tipologia di scarpe.

Quali sono le scarpe migliori per guidare?

È sempre preferibile indossare delle scarpe chiuse, come sneakers, scarpe sportive o mocassini, che impediscano al piede la fuoriuscita accidentale dalla calzatura così da avere sempre il totale controllo del veicolo in ogni situazione.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie 1

In Renault il futuro è oggi: la casa francese conferma la svolta “green” e continua a puntare con decisione sulle zero emissioni. L’obiettivo del piano industriale da qui al 2030 è produrre veicoli elettrici competitivi, sostenibili e popolari, avvalendosi di varie partnership e puntando su una profonda riorganizzazione aziendale, su nuove tecnologie che permettano di abbassare i costi e sulla seconda vita delle batterie.

Dal 2009 a oggi il gruppo ha già investito cinque miliardi di euro nell’elettrificazione e ne investirà altri dieci nei prossimi cinque anni con l’obiettivo di dimezzare i costi delle batterie nei prossimi dieci anni, costo che attualmente è già dimezzato rispetto a dieci anni fa. La casa francese punta ad affermarsi come gruppo più verde in Europa con il mix più “green” del mercato europeo nel 2025, con oltre il 65% delle vendite realizzate con veicoli elettrici ed elettrificati e fino al 90% di veicoli elettrici nel 2030.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie 2

Arriva la ElectryCity

La Renault ElectriCity riunirà i tre stabilimenti Renault di Douai, Maubeuge e Ruitz oltre a un ampio ecosistema di fornitori con l’obiettivo ambizioso di proporre veicoli elettrici “made in France”. Dal 2024, la ElectriCity userà batterie a costi competitivi prodotte dalla Gigafactory di Envision-AESC a Douai. La nuova struttura contribuirà alla creazione di 700 nuovi posti di lavoro entro la fine del 2024 e, insieme a Envision-AESC e Verkor, il gruppo Renault creerà complessivamente 4.500 posti di lavoro diretti in Francia entro il 2030. A pieno regime la ElectriCity dovrebbe produrre 400.000 veicoli all’anno entro il 2025 con un costo di produzione ridotto a circa il 3% del valore del veicolo.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie 3

Le nuove piattaforme

La casa francese utilizzerà due piattaforme modulari dedicate ai veicoli elettrici per offrire un alto rendimento e un’autonomia ottimale a un costo competitivo. Le vetture di segmento C e D verranno realizzate sulla piattaforma CMF-EV, che esordirà l’anno prossimo con la Megane elettrica e che nel 2025 sarà utilizzata per la produzione di 700.000 veicoli l’anno. Per il segmento B, la piattaforma CMF-BEV consentirà al Gruppo Renault di proporre veicoli elettrici accessibili. Questa piattaforma ridurrà il costo del 33% rispetto all’attuale generazione di ZOE. Debutterà nel 2025 con la Renault 5 e, quando sarà a pieno regime, potrà produrre tre milioni di citycar a zero emissioni all’anno.

Motori ancora più efficienti e compatti

Renault continuerà a montare il motore elettrico basato sulla tecnologia dei motori sincroni a rotore avvolto (EESM Electrically Excited Synchronous Motor) che ha sviluppato fin dall’inizio. Questo tipo di propulsore è più efficiente in condizioni di guida autostradale e a medio carico e ottimizza i consumi di energia sul percorso misto. Nel 2024 la casa francese monterà la nuova generazione di EEMS, più compatti ed efficienti. Sfruttando la collaborazione con STMicroelectronics, i nuovi motori saranno inseriti in un sistema “all-in-one” che a partire dal 2025 comprenderà anche un sistema chiamato “one box” che include tutta l’elettronica di potenza. Il sistema “all-in-one” è più compatto del 45% rispetto al powertrain classico e riduce i costi del 30%. Inoltre è compatibile con l’architettura a 800 volt e permette di contenere anche gli sprechi di energia del 45%, con un aumento dell’efficienza che porta un incremento medio dell’autonomia intorno ai 20 km. La casa francese ha firmato una partnership anche con la start-up Whylot per un e-motor a flusso assiale che a partire dal 2025 sarà applicato ai gruppi motopropulsori ibridi, con l’obiettivo di abbassare del 5% i costi, riducendo, al tempo stesso, fino a 2,5 g le emissioni di CO2. Questo nuovo motore potrebbe essere montato anche sulle auto elettriche pure.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie

Le batterie

In questo campo il gruppo francese si distingue dagli altri produttori: userà soltanto batterie NMC (Nichel, manganese e cobalto) che sfrutteranno due tipi di celle. Quelle di fascia alta, caratterizzate da una maggiore densità energetica e le altre, meno evolute, che saranno montate sulle citycar, la Renault 5 e la Renault 4. Con queste batterie la casa francese sarà in grado di offrire vari servizi accessori, tra cui il vehicle to grid che permette di ritrasmettere l’energia dalla batteria dei veicoli alla rete elettrica.

Come funziona l’impianto elettrico auto

Ecco come funziona l’impianto elettrico della tua auto

Non solo motore e cavalli, ma anche una complessa rete elettrica in grado di ragionare quasi autonomamente. Le moderne vetture sono ormai sempre più tecnologiche e connesse e sapere come funziona l’impianto elettrico dell’auto si rivela fondamentale quando si è costretti ad effettuare una riparazione fai da te.

INDICE
Cos’è lo schema elettrico auto/a
Impianto elettrico auto: i componenti
La batteria nell’impianto elettrico auto
Schema elettrico motorino avviamento
Schema alternatore auto
I cavi dell’impianto elettrico auto
I fusibili
Schema elettrico avviamento motore diesel
Batteria scarica, cosa fare?

Quando si parla di schema elettrico auto si intende la rappresentazione semplificata di un circuito elettrico o elettronico che fa uso di simboli convenzionali. Avere a portata di mano lo schema elettrico è fondamentale per poter procedere alle riparazioni in autonomia e qualora non si trovi tra di documenti della vettura si potrà consultare il web per trovare quello specifico al proprio modello.

In ogni vettura sono presenti delle componenti fondamentali per il corretto funzionamento dell’impianto elettrico. Queste sono, nell’ordine:

  1. Batteria
  2. Motorino di avviamento
  3. Alternatore
  4. Cavi e connettori
  5. Fusibili

Primo elemento fondamentale nell’impianto elettrico auto è la batteria, la cui funzione è quella di raccolta di energia. La batteria, quindi, può essere definita come il serbatoio  della corrente elettrica.  La tensione della batteria è indicata in Volt, mentre la capacità della batteria è indicata in Ampere. La tensione della batteria è ciò che permette alla corrente di scorrere attraverso i fili dei circuiti e quando questa si abbassa oltre un certo limite l’auto non potrà nemmeno essere messa in moto.

Ulteriore componente dell’impianto elettrico, che deve sempre essere in perfetta efficienza, è il motorino di avviamento. Composto da un motore elettrico, un elettromagnete e il gruppo pignone con sistema a ruota libera, la sua funzione è quella di mettere in rotazione il motore, sfruttando un’elevata quantità di energia della batteria, al fine di far raggiungere al propulsore un numero di giri sufficiente per poter lavorare in modo autonomo.

Proseguendo nell’analisi dell’impianto elettrico auto troviamo l’alternatore, il dispositivo tramite il quale è possibile trasformare l’energia meccanica in energia elettrica sotto forma di corrente alternata e che consente la ricarica della batteria e il funzionamento dei vari dispositivi.

Elemento fondamentale per il funzionamento dell’impianto elettrico auto sono i cavi. Questi percorrono tutto il corpo vettura e sono rivestiti da una guaina isolante così da essere perennemente protetti dalle intemperie. I cavi dell’impianto elettrico sono di colori differenti: quelli rossi o arancioni possiedono una tensione positiva, mentre quelli di colore blu, nero o verde indicano la massa. È bene evidenziare, poi, come il diametro dei vari cavi dell’impianto elettrico è differente a seconda della potenza elettrica trasportata.

Ultimo elemento dell’impianto elettrico auto è rappresentato dai fusibili, dei contenitori cilindrici al cui interno è posizionato un filo che unisce due terminali di contatto. La loro funzione è quella di  proteggere i dispositivi elettrici di un veicolo da cortocircuiti o sovraccarichi. Qualora un faro, un indicatore di direzione, la radio, il tergicristallo, il lunotto termico o un altro componente elettrico non funzioni la causa potrebbe essere semplicemente un fusibile bruciato.

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Lo schema elettrico di un’auto dotata di motore diesel è differente rispetto a quella di una vettura dotata di motore benzina perché esistono componenti proprie dei motori a gasolio. Questi, infatti, sfruttano l’autocombustione, ovvero l’accensione spontanea della miscela di gasolio ed aria per effetto della compressione generata dai pistoni e dell’alta temperatura raggiunta. Questo sistema si serve delle candelette per preriscaldare il carburante e facilitare l’innesco della combustione in fase di avviamento. L’unica accortezza che bisogna adottare quando si ha un’auto con motore diesel è quella di attendere qualche secondo prima di accendere il motore, dando modo così modo a questi riscaldatori di compiere il loro dovere.

Qualora ci si ritrovi con la batteria auto scarica si potrà cercare di mettere in moto la vettura con differenti modalità così da riuscire a recarsi presso la propria officina di fiducia e sostituire il componente esausto. Se si hanno a disposizione i cavi di ricarica si potrà sfruttare la batteria funzionante di un’altra vettura e collegare questi cavi, rispettando il polo negativo e quello positivo, per poi avviare il propulsore. Se, invece, non si hanno a disposizione i cavi si potrà provare la partenza a spinta. In questo caso, una volta girata la chiave di accensione, si dovrà tenere premuta la frizione ed una volta raggiunta una velocità sufficiente si dovrà innestare la seconda marcia e lasciare di colpo il pedale la frizione per consentire al motore di mettersi in moto.

Cose da sapere

Cos’è lo schema elettrico auto?

Lo schema elettrico auto è la rappresentazione semplificata di un circuito elettrico o elettronico che fa uso di simboli convenzionali. Avere a portata di mano lo schema elettrico è fondamentale per poter procedere alle riparazioni in autonomia.

Quali sono le componenti principali dell’impianto elettrico auto?

In ogni vettura sono presenti delle componenti fondamentali per il corretto funzionamento dell’impianto elettrico. Queste sono, nell’ordine:

  1. Batteria
  2. Motorino di avviamento
  3. Alternatore
  4. Cavi e connettori
  5. Fusibili

Com’è fatto l’impianto elettrico di un’auto diesel?

I motori diesel sfruttano l’autocombustione, ovvero l’accensione spontanea della miscela di gasolio ed aria per effetto della compressione generata dai pistoni e dell’alta temperatura raggiunta. Questo sistema si serve delle candelette per preriscaldare il carburante e facilitare l’innesco della combustione in fase di avviamento.

Conviene comprare auto nuova o usata? Ecco pro e contro

Automobile: meglio acquistare il nuovo o l'usato?

L’acquisto di un’auto è sempre un momento molto delicato perché, a fronte di un investimento spesso importante, si deve individuare la vettura che soddisfi al meglio le proprie esigenze. Altro grande dilemma che spesso ci si pone è se convenga acquistare un’auto nuova o usata. Vediamo i pro e i contro delle due scelte.

INDICE
Conviene comprare auto nuova o usata: come valutare l’acquisto
Nuovo o usato? I vantaggi e gli svantaggi dell’usato
Un’auto km 0 è nuova o usata?
Conviene comprare auto nuova? Ecco pro e contro
Pro e contro acquisto auto usate: un riepilogo
Pro e contro acquisto auto nuove: un riepilogo

Il primo elemento che si deve tenere in considerazione quando ci si chiede se convenga acquistare una macchina nuova o usata è il budget a disposizione. Sulla scorta di questo dato si potrà valutare se propendere per il nuovo oppure acquistare un’auto usata, magari di categoria superiore con optional e motorizzazioni più invitanti.

Ad ogni modo, per valutare con attenzione l’acquisto, bisogna capire che utilizzo si farà della vettura, quanti chilometri si percorreranno annualmente e per quanto tempo si vorrà tenere l’auto prima di rivenderla. Qualora siate soliti cambiare con frequenza l’auto il consiglio è di puntare sull’usato per evitare che la svalutazione intacchi il capitale investito inizialmente.

L’acquisto di un’auto usata si rivela certamente conveniente rispetto ad un modello nuovo perché non si subirà il deprezzamento immediato dell’Iva pari al 22%. La svalutazione, ovviamente, sarà poi progressiva con il passare del tempo, così come per una vettura nuova. Uno degli svantaggi dell’usato è rappresentato dalla difficoltà di trovare vere e proprie occasioni. Trovare modelli tenuti in maniera ineccepibile dal precedente proprietario, magari custoditi in box al chiuso così da tutelare carrozzeria ed interni, richiede tempo ed un pizzico di fortuna.

Nell’ultimo decennio si è fatta largo la vendita di auto a Km0. Spesso non si conosce la differenza tra queste e le vetture usate, ma si tratta di due tipologie di vetture totalmente difformi. Le auto Km 0, infatti, sono delle vere e proprie vetture nuove acquistate in stock dalle concessionarie e, solitamente, dotate di numerosi accessori. Tecnicamente sono delle vetture usate proprio perché di proprietà della concessionaria, ma con un chilometraggio irrisorio ed un prezzo di vendita notevolmente inferiore rispetto ad un’auto nuova.

L’acquisto di un’auto nuova offre sia punti a favore che elementi negativi. Ovviamente il prezzo di acquisto è decisamente superiore a quello previsto per una vettura usata o a Km 0, ma è possibile usufruire di incentivi governativi o promozioni delle Case che consentono di ridurre notevolmente l’importo finale richiesto per il modello desiderato.

Tra i pro delle auto nuove è da sottolineare come queste, oltre a non aver avuto alcun proprietario precedente che possa aver maltrattato la meccanica, possano essere allestite secondo i gusti personali così da avere tra le mani una creazione quasi sartoriale. Tra i contro, l’elemento di maggior spicco è la svalutazione immediata dell’IVA subito dopo l’acquisto.

Di seguito ecco un riepilogo dei pro e dei contro relativi all’acquisto di un’auto usata:

PRO

  • Il prezzo di acquisto è più basso rispetto ad un’auto nuova e la svalutazione più lenta – il proprietario precedente ha già assorbito l’effetto del deprezzamento nel corso dei primi due anni di vita della vettura.
  • Se l’auto è stata usata poco, potrebbe essere ancora sotto garanzia o poter usufruire di programmi specifici di assistenza – molti produttori garantiscono l’auto per 5 anni o 100.000 chilometri; La Hyundai è stata la prima ed estendere la garanzia a 7 anni o 200.000 chilometri.
  • Puoi usare l’auto liberamente e non stare sempre sulle spine come per quelle nuove – nel caso di graffi o ammaccature, qualche macchia alla tappezzeria, specie se hai figli o trasporti animali, riesci a passarci sopra con stile.
  • Puoi comprare un’auto più sicura, più spaziosa, più potente, con equipaggiamenti migliori e più grande allo stesso prezzo di una nuova, di segmento inferiore.
  • Se compri un’auto di seconda mano da un concessionario con un programma di usato garantito, la vettura è quasi come nuova, con programmi di assistenza a lungo termine.
  • Se cambi auto con frequenza (ogni due anni circa), l’usato ha più senso perché le vetture di seconda mano perdono valore più lentamente.
  • Se compri un’auto da un privato ci sono meno costi di avviamento
  • L’assicurazione è decisamente più economica. Bonus!

CONTRO

  • Affidabilità e libretto di assistenza. Magari il proprietario di un’auto usata ti venderà una vettura che non gli ha mai dato un grattacapo da quando è uscita dalla fabbrica, questo però non è una garanzia che non si guasterà qualcosa a distanza di una settimana dal passaggio di proprietà. Per stare tranquilli è bene controllare il libretto di manutenzione e verificare gli interventi fatti. Controlla che i tagliandi siano stati effettuati secondo le scadenze consigliate dalla casa produttrice e, qualora non siano stati eseguiti da un concessionario ufficiale, è bene verificare che sia almeno un’officina autorizzata per quella marca.
  • Hai minori possibilità di scelta in quanto a modello, tipo di motorizzazione e colore.

Di seguito ecco un riepilogo relativo all’acquisto di un’auto nuova:

PRO

  • L’auto non è stata usata né abusata da un precedente proprietario, in altre parole si sa esattamente da dove proviene: la fabbrica. Per contro se si compra l’usato, o si ha la fortuna di trovare una vettura tenuta come un gioiellino con tutti gli interventi programmati e documentati, oppure sussiste sempre il rischio che qualcosa vada storto prima o poi.  Senza estensioni di garanzia o similari, può essere un azzardo oneroso.
  • L’auto è garantita dal produttore e spesso è accompagnata da un programma di manutenzione personalizzato abbinato all’assistenza su strada. Questo elemento è un vantaggio inconfutabile, perché copre sia eventuali problemi di affidabilità che di sicurezza dei passeggeri.
  • Se intendi tenere la stessa auto molto a lungo, tipo dieci anni o più, forse è meglio orientarsi sul nuovo.
  • Puoi personalizzarla scegliendo colore, motorizzazione, finiture e altro.
  • Le macchine nuove sono più sicure e consumano meno carburante rispetto a quelle usate.

CONTRO

  • Il prezzo d’acquisto è alto e l’auto si svaluta molto rapidamente specie nel corso del primo anno di vita.
  • I costi di assicurazione sono maggiori.
  • E tutti gli optional che hai fatto aggiungere? Quando deciderai di rivenderla, non faranno la differenza!

Cose da sapere

Quali sono i principali vantaggi e svantaggi di acquistare un’auto usata?

L’acquisto di un’auto usata si rivela certamente conveniente rispetto ad un modello nuovo perché non si subirà il deprezzamento immediato dell’iva pari al 22%. Uno degli svantaggi dell’usato è rappresentato dalla difficoltà di trovare vere e proprie occasioni. Trovare modelli tenuti in maniera ineccepibile dal precedente proprietario richiede tempo ed un pizzico di fortuna.

Quali sono i principali vantaggi e svantaggi di acquistare un’auto nuova?

Il prezzo di acquisto di un’auto nuova è decisamente superiore a quello previsto per una vettura usata, ma è possibile usufruire di incentivi governativi o promozioni delle Case. Tra i pro delle auto nuove è da sottolineare come queste, oltre a non aver avuto alcun proprietario precedente, possano essere allestite secondo i gusti personali. Tra i contro, l’elemento di maggior spicco è la svalutazione immediata dell’IVA subito dopo l’acquisto.

Usato o nuovo? Come scegliere?

Il primo elemento da prendere in considerazione è il budget a disposizione. Sulla scorta di questo dato si potrà valutare se propendere per il nuovo oppure acquistare un’auto usata, magari di categoria superiore con optional e motorizzazioni più invitanti. Inoltre bisogna capire che utilizzo si farà della vettura, quanti chilometri si percorreranno annualmente e per quanto tempo si vorrà tenere l’auto prima di rivenderla.

Che differenza c’è tra un’auto usata e una a km 0?

Le auto Km 0, infatti, sono delle vere e proprie vetture nuove acquistate in stock dalle concessionarie e, solitamente, dotate di numerosi accessori. Tecnicamente sono delle vetture usate proprio perché di proprietà della concessionaria, ma con un chilometraggio irrisorio ed un prezzo di vendita notevolmente inferiore rispetto ad un’auto nuova.

Danneggiamento auto in sosta: ecco come ottenere il risarcimento

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Alzi la mano chi non ha mai trovato la propria auto danneggiata in sosta. Capita spesso, infatti, di posteggiare la propria vettura ed al ritorno trovare graffi ed ammaccature senza conoscere cosa abbia provocato il danno. Vediamo come si può provare ad ottenere un risarcimento in questi casi.

INDICE
Auto in sosta danneggiata da ignoti
Auto danneggiata in parcheggio privato
Denuncia atti vandalici: quando e come farla
Il danneggiamento auto in sosta è reato?
Auto danneggiata in sosta: indennizzo diretto

Il caso di auto danneggiata in sosta più frequente è quello commesso da ignoti. Nella maggior parte dei casi le compagnie assicurative non risarciscono il danno, a meno che non si decida di aggiungere alla polizza RCA anche la tutela contro atti vandalici.

Per poter ottenere il risarcimento si dovrà sporgere denuncia entro 90 giorni dalla scoperta del danno e successivamente inviarne una copia alla propria assicurazione che, nei giorni seguenti, invierà un perito per valutare l’entità del danno e stilerà un preventivo. Si noti, però, come l’assicurazione andrà a risarcire solo i costi oltre una determinata somma indicata espressamente nel contratto.

Situazione differente si verifica se l’auto è danneggiata in un parcheggio privato. Qualora il danneggiamento da parte di ignoti avvenga in un parcheggio a pagamento e custodito, la responsabilità ricade sull’azienda proprietaria del parcheggio che sarà obbligata a  rimborsare il proprietario dell’auto per i danni avvenuti durante la custodia. Se, invece, il parcheggio non è a pagamento e non è custodito è ben più complicato ottenere un risarcimento dalla propria assicurazione, perché dal danneggiamento dovranno derivare anche gravi danni alla persona, con una percentuale di invalidità permanente di almeno il 9%  ed un danno alla vettura di importo superiore a 500 euro.

 

Come anticipato in precedenza, in caso di atti vandalici si dovrà sporgere denuncia presso Carabinieri o Polizia entro il termine perentorio di 90 giorni dall’evento. Nella denuncia dovranno essere indicate:

  • una descrizione dettagliata dei danni subiti;
  • le immagini fotografiche dei danni;
  • le generalità di eventuali testimoni presenti al momento del danneggiamento;
  • l’indicazione della possibile presenza di telecamere esterne sul luogo del danneggiamento.

Se si è coperti da polizza contro gli atti vandalici ci si potrà successivamente rivolgere alla propria compagnia per la richiesta di risarcimento, allegando la denuncia e tutto il materiale che dimostri il danno subito, mentre se non si è coperti da tale polizza si potrà ottenere il risarcimento solo nel caso in cui le forze dell’ordine individuino il responsabile del danneggiamento.

Il danneggiamento auto in sosta è reato?/sta_anchor]

È bene sottolineare come l’atto vandalico compiuto ai danni di un’automobile parcheggiata a bordo strada, ad esempio rigando con una chiave la carrozzeria della vettura, costituisce reato penale perché l’illecito che si configura è quello di danneggiamento aggravato, ancora punito dal Codice Penale a differenza del danneggiamento semplice attualmente depenalizzato.

Auto danneggiata in sosta: indennizzo diretto/sta_anchor]

Tutte le ipotesi che abbiamo analizzato in precedenza prendono in considerazione il caso in cui chi ha commesso il danneggiamento all’auto in sosta sia poi fuggito senza lasciare alcun riferimento. Nel caso in cui, invece, l’autore del danno abbia lasciato un bigliettino con i propri recapiti si potrà ottenere l’indennizzo diretto del danno dall’assicurazione del danneggiante subito dopo aver sottoscritto la constatazione amichevole.

Cose da sapere

Cosa fare in caso di auto in sosta danneggiata da ignoti?

Nella maggior parte dei casi le compagnie assicurative non risarciscono il danno, a meno che non si decida di aggiungere alla polizza RCA anche la tutela contro atti vandalici. Per poter ottenere il risarcimento si dovrà sporgere denuncia entro 90 giorni dalla scoperta del danno e inviarne una copia alla propria assicurazione che invierà un perito per valutare l’entità del danno e stilerà un preventivo.

Se l’auto viene danneggiata in un parcheggio privato si ottiene un risarcimento?

Qualora il danneggiamento da parte di ignoti avvenga in un parcheggio a pagamento e custodito, la responsabilità ricade sull’azienda proprietaria del parcheggio che sarà obbligata a  rimborsare il proprietario dell’auto per i danni avvenuti durante la custodia.

Come e quando fare la denuncia atti vandalici?

In caso di atti vandalici si dovrà sporgere denuncia presso Carabinieri o Polizia entro il termine perentorio di 90 giorni dall’evento. Se si è coperti da polizza contro gli atti vandalici ci si potrà successivamente rivolgere alla propria compagnia per la richiesta di risarcimento, allegando la denuncia e tutto il materiale che dimostri il danno subito.

Danneggiare un’auto in sosta è un reato?

L’atto vandalico compiuto ai danni di un’automobile parcheggiata a bordo strada, ad esempio rigando con una chiave la carrozzeria della vettura, costituisce reato penale perché l’illecito che si configura è quello di danneggiamento aggravato, ancora punito dal Codice Penale a differenza del danneggiamento semplice attualmente depenalizzato.

Auto piccole sportive: ecco le migliori sul mercato

Auto compatte, ma sportive

Chi l’ha detto che per godere di sensazioni forti alla guida ci si debba per forza mettere al volante di una supercar da centinaia di migliaia di euro? I costruttori da decenni propongono sul mercato auto piccole sportive in grado di regalare scariche di adrenalina a costi contenuti che nulla hanno da invidiare ai modelli dei marchi più blasonati. Scopriamo i modelli migliori.

INDICE
Auto piccole sportive: le novità 2021
Auto compatte e sportive: i migliori modelli 2020
Utilitarie sportive

offerte auto coupé
offerte auto coupé

Nonostante il mercato dell’auto sia stato colpito duramente dalla crisi dovuta alla pandemia, i costruttori hanno deciso di presentare alcune auto piccole sportive di grande fascino e dalle prestazioni notevoli.

  • Toyota GR Yaris
  • Volkswagen Golf R
  • Hyundai i20 N

Toyota GR Yaris: il piccolo genio ha messo su i muscoli e si è trasformato nell’auto sportiva di riferimento tra le piccole. I tecnici giapponesi hanno creato un modello già divenuto iconico che può vantare sotto il cofano un potente 1.6 turbo da ben 261 cavalli per prestazioni da urlo. I prezzi partono da 39.900 euro.

Volkswagen Golf R: il simbolo delle compatte sportive è tornato. L’ottava generazione della Golf è stata declinata anche nella versione sportiva R che presenta un motore benzina 2.0 litri da 320 CV scaricati a terra tramite trazione integrale e cambio DSG. Si parte da 52.900 euro.

Hyundai i20 N: l’ultima generazione della compatta coreana si presenta con un look estremamente affilato che fa subito capire le intenzioni bellicose. Il frontale è ricco di prese d’aria, mentre al retrotreno si apprezza un paraurti specifico con estrattore integrato. Il propulsore è un 1.6 benzina da 204 CV abbinato ad un cambio manuale a 6 marce. I prezzi sono in attesa di ufficializzazione.

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Anche nel 2020 il mercato delle compatte sportive ha proposto molti modelli interessanti. Scopriamo quelli che hanno stuzzicato maggiormente la fantasia degli appassionati.

Auto compatte sportive 2020 Prezzo 
Mini John Cooper Works JCW da38.100 €
BMW M135i xDrive da 49.100 €
Abarth 595 da21.700 €

Mini John Cooper Works JCW: l’ultima generazione dell’iconica vettura della Casa inglese è stata recentemente rinnovata nel frontale, ma non ha perso assolutamente tutta la verve delle sue antenate grazie al motore benzina sovralimentato da 2.0 litri in grado di erogare 231 CV da sfruttare appieno grazie all’immancabile go-kart feeling dell’ottimo telaio.

BMW M135i xDrive: la sigla M su una vettura della Casa di Monaco è da sempre indice di sportività ed a questa regola non sfugge la Serie 1. La compatta tedesca, giunta alla terza generazione, cela sotto il cofano un poderoso motore benzina 2.0 litri da ben 306 CV.

Abarth 595: piccola, divertente e dallo stile inconfondibile. La Abarth 595 è la scelta ideale per chi vuole provare le emozioni di una vettura da pista senza spendere un patrimonio. Il 1.4 turbo offre vari livelli di potenza da 145 fino a 180 CV.

abarth 595 usate

abarth 595 usate

Anche le classiche utilitarie possono rivelare un’anima sportiva. Lo sanno bene i costruttori che nel corso degli anni si sono sfidati in un terreno, quello delle hot hatch, sempre più affollato.

  • Ford Fiesta ST
  • Renault Clio R.S. Line
  • Seat Ibiza FR

Ford Fiesta ST: l’ultima generazione dell’utilitaria della Casa dell’Ovale blu è diventata adulta nello stile e nelle rifiniture degli interni, ma nella versione ST non ha perso un briciolo di quella vocazione sportiva che ha contraddistinto le antenate. Il motore 1.5 Ecoboost da 200 CV è perfettamente adeguato ad un telaio superbo. I prezzi partono da 30.650 euro.

ford fiesta usate
ford fiesta usate

Renault Clio R.S. Line: la vettura della Casa francese mantiene inalterato il fascino e l’eleganza del design che ha conquistato il mercato, ma si presenta con accenni sportivi perfettamente equilibrati che non intaccano la purezza delle linee. Sotto il cofano batte un 4 cilindri da 1.6 litri full hybrid in grado di erogare 140 CV. I prezzi partono da 25.100 euro.

Seat Ibiza FR: il nome dell’utilitaria spagnola è ormai divenuto iconico nel panorama automobilistico, e la versione più pepata dell’Ibiza, denominata FR, non tradisce le aspettative di chi è alla ricerca di una vettura dalle ambizioni sportive. Grazie alla condivisione di componenti con le altre auto del Gruppo VW si può apprezzare un robusto motore 1.5 benzina da 150 CV abbinato al cambio automatico DSG. I prezzi partono da 23.600 euro.

Cose da sapere

Quali sono le novità di auto compatte sportive nel 2021?

I costruttori hanno deciso di presentare alcune auto piccole sportive di grande fascino e dalle prestazioni notevoli. Tra queste la Toyota GR Yaris, la Volkswagen Golf R e la Hyundai i20 N.

Quali sono state le migliori auto piccole sportive del 2020?

Nel 2020 il mercato delle compatte sportive ha proposto molti modelli interessanti, come Mini John Cooper Works JCW (da 38.100 euro), BMW M135i xDrive (da 49.100 euro) e Abarth 595: da 21.700 euro.

Esistono utilitarie sportive sul mercato?

Anche le classiche utilitarie possono rivelare un’anima sportiva. Lo sanno bene i costruttori che nel corso degli anni si sono sfidati in un terreno, quello delle hot hatch, sempre più affollato. Ecco alcuni modelli: Ford Fiesta ST, Renault Clio R.S. Line e Seat Ibiza FR.