Auto a metano: tutti i migliori modelli e le novità in arrivo nel 2022

Tutti i pro e contro delle auto a metano

L’acquisto di una nuova vettura spesso è legato alla necessità di cambiare il proprio veicolo per orientarsi su uno con consumi minori o che non abbia limiti alla circolazione, come per esempio quelli imposti sui veicoli a gasolio che sono sempre più soggetti a blocchi in diverse città italiane.

Una delle alimentazioni più apprezzate dagli italiani che riesce a soddisfare queste caratteristiche è quella a metano. I powertrain alimentati con questo gas naturale, infatti, offrono notevoli vantaggi non solo dal punto di vista della circolazione, con un impatto ambientale tendente allo zero, ma anche in termini di risparmio.

INDICE
 Auto a metano: le novità in arrivo nel 2022
 Auto a metano 2021: i modelli più venduti
 Qual è la migliore auto a metano per rapporto qualità prezzo?
 Le migliori auto a metano per marca
 Fiat a metano
 Volkswagen a metano
 Renault a metano
 Kia a metano
 Hyundai a metano
 Lancia a metano
 Skoda a metano
 Le migliori auto a metano usate

Con la spinta sempre più decisa verso l’elettrico e l’ibrido le Case stanno pian piano tralasciando l’offerta di modelli alimentati a metano. Poche sono le novità attese per il prossimo anno.

La novità più interessante riguarda senza dubbio la Volkswagen Polo: l’utilitaria tedesca somiglia sempre di più ad una piccola Golf. Lo stile è fortemente influenzato dalla regina del segmento C e gli interni sono davvero ricchi di tecnologia, anche se le plastiche lasciano a desiderare. Sotto il cofano è presente l’ottimo 1.0 TGI da 90 CV, abbinato ad un cambio manuale a 6 rapporti, brioso e scattante. 

Nonostante una crisi scaturita dalla pandemia globale, il settore riservato alle vetture a metano ha saputo reagire a dovere con un’offerta interessante e nei primi mesi del 2021 ha fatto segnare un +21% sullo stesso periodo del 2019. Vediamo la top 10 dei modelli più venduti. 

Posizione Marca Modello Immatricolazioni
1 Volkswagen Polo 2.878
2 Seat Arona 2.596 
3 Skoda Kamiq 1.779 
4 Fiat Panda 1.599 
5 Seat Ibiza 1.050 
6 Volkswagen  Up! 938 
7 Volkswagen  Golf 798 
8 Skoda Octavia 782 
9 Audi A3 663 
10 Skoda Scala 228 

Volkswagen Polo: nome storico, linee solide e senza fronzoli e soprattutto un motore 1.0 TGI in grado di assicurare un buon brio e consumi contenuti. Sono queste le caratteristiche che hanno consentito alla Polo di ottenere il primo posto nella classifica delle auto a metano più vendute nel 2021. I prezzi partono da 20.750 euro. 

Seat Arona: il SUV della Casa spagnola si caratterizza per un design molto ben eseguito, con linee tese e proporzioni azzeccate. La condivisione di componenti con le altre vetture del Gruppo VW ha portato in dote il 1.0 TGI da 90 CV con doppia alimentazione benzina – metano. Si parte da 20.500 euro. 

Skoda Kamiq: SUV dall’aspetto serioso ma al contempo elegante, la Kamiq condivide la piattaforma con la Volkswagen T Cross ma con dimensioni decisamente più importanti. Anche in questo caso la versione con doppia alimentazione benzina – metano presenta sotto il cofano il 1.0 G-Tec da 90 CV. Si parte da 23.890 euro. 

Fiat Panda: la terza generazione è stata di recente sottoposta a restyling e offre un ottimo 0.9 TwinAir da 80 CV prezioso alleato per tenere sotto controllo i costi di gestione. I prezzi partono da 17.650 euro. 

fiat panda metano usate
fiat panda metano usate

Seat Ibiza: nome storico per la Casa spagnola, la Ibiza continua ancora oggi ad essere apprezzata sia per il design che per il motore bifuel benzina – metano in grado di esprimere 90 CV e di dimostrarsi molto equilibrato. I prezzi partono da 18.000 euro. 

Volkswagen Up!: piccola, scattante e dal look intrigante, la Volkswagen Up! continua ancora oggi a riscuotere un discreto successo nonostante sia stata presentata sul mercato da parecchi anni. Il motore 1.0 offre 68 CV, mentre il prezzo di listino parte da 17.400 euro. 

Volkswagen Golf: l’ottava generazione della regina del segmento C si è rinnovata in modo netto sia negli esterni che negli interni, adesso quasi del tutto privi di tasti fisici. La versione a metano offre un interessante 1.5 TGI in grado di esprimere 131 CV. I prezzi partono da 31.000 euro. 

Skoda Octavia: berlina di rappresentanza dotata di un look sobrio ma perfettamente eseguito, la Octavia si dimostra una grande macinatrice di chilometri se dotata del motore 1.5 G-TEC che, in abbinata al cambio DSG, esprime 131 CV. Si parte da 29.850 euro. 

Audi A3: l’ultima generazione della berlina della Casa dei Quattro anelli si presenta con un look molto aggressivo che fa di tutto per non passare inosservato. Il 1.5 g-Tron abbinato al cambio S Tronic rappresenta una ottima scelta per tenere a bada i costi di gestione. I prezzi partono da 32.800 euro. 

Skoda Scala: altra vettura del Gruppo VW presente in classifica è la Skoda Scala. Basata sul medesimo pianale della Polo, si distingue dalla “cugina” per uno stile decisamente più personale ma sempre in linea con i canoni stilistici propri di Skoda. Immancabile sotto il cofano il 1.0 TGI da 90 CV. Prezzi da 23.100 euro. 

Ovviamente nella scelta di una auto a metano si deve tenere in considerazione un leggero sovrapprezzo rispetto ad un analogo modello a benzina. Vediamo alcuni dei modelli migliori nel rapporto qualità prezzo considerando anche il mercato dell’usato. 

Auto a metano con miglior rapporto qualità prezzo Prezzo
Fiat 500L da 7.800 € (usato)
Lancia Ypsilon 18.450 €
Seat Leon 26.050

Fiat 500L: ormai fuori produzione, la Fiat 500L è una delle auto a metano più interessanti se si guarda al mercato dell’usato. Lo spazio interno è davvero notevole, mentre sotto il cofano trova spazio il TwinAir da 84 CV e 0.9 litri. 

Lancia Ypsilon: ancora oggi una vera e propria best seller del suo segmento, la Lancia Ypsilon rappresenta un ottima scelta con la doppia alimentazione benzina – metano in grado di regalare brio grazie a 71 CV espressi dal bicilindrico TwinAir. 

Seat Leon: godere di tutta la qualità di una Golf ad un prezzo decisamente inferiore e con uno stile molto più convincente. La Seat Leon è forse la migliore scelta tra le auto alimentate a metano e offre brio e costi di gestione contenuti grazie al 1.5 TGI da 131 CV. 

Purtroppo non sono ormai molti i costruttori che hanno deciso di proseguire nella strada del metano. A farla da padrone sono le auto del Gruppo VW, mentre per le altre marche è spesso necessario guardare al mercato dell’usato. 

auto metano

auto metano

  • Fiat Panda 
  • Fiat Panda Cross 

Fiat Panda: la Casa italiana limita la propria offerta di auto a metano soltanto alla citycar. Sotto il cofano trova spazio il bicilindrico 0.9 TwinAir da 80 CV. I prezzi partono da 17.650 euro. 

Fiat Panda Cross: nella variante 4×4 la piccola Panda riesce a mettere in imbarazzo anche i fuoristrada più quotati riuscendo a raggiungere posti inarrivabili. Anche in questo caso sotto il cofano è presente il TwinAir da 80 CV. Si parte da 19.850 euro. 

  • Polo 
  • Up! 
  • Golf 
  • Golf Station 

Polo: utilitaria con aspirazioni da berlina di segmento C, la Polo è giunta alla sesta generazione rivoluzionando completamente il proprio look. Sotto il cofano trova spazio il 1.0 TGI da 90 CV. Prezzi da 20.750 euro. 

Up!: citycar per eccellenza, e diretta rivale della Panda, la Up! continua ancora oggi ad essere una delle vetture più apprezzate della Casa tedesca. L’alimentazione a metano mette a disposizione il 1.0 da 68 CV. Si parte da 17.400 euro. 

Golf: l’ottava generazione della vettura simbolo della Casa ha lasciato perplessi per lo stile degli esterni e per degli interni quasi del tutto privi di tasti fisici. Il 1.5 TGI a metano mette a disposizione 131 CV. I prezzi partono da 31.000 euro. 

Golf Station: variante station wagon della berlina, la Golf Station è la soluzione perfetta per chi ha necessità di un vano di carico ampio. Con il motore 1.5 TGI i costi di gestione restano sotto controllo. Si parte da 32.050 euro. 

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  • Clio 
  • Twingo Van 

Renault Clio: la Casa francese non propone più le motorizzazioni a metano nel listino del nuovo, ma sul mercato dell’usato si possono trovare offerte interessanti come la penultima generazione della Clio dotata del 1.2 da 75 CV con prezzi che si aggirano su 8.500 euro. 

Renault Twingo Van: veicolo commerciale dedicato a chi deve percorre parecchi chilometri la Twingo Van è la scelta migliore per tenere a bada i costi di gestione. Il 1.2 offre 74 CV, mentre i prezzi dell’usato si aggirano su cifre inferiori ai 5.000 euro. 

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Nuova Renault Clio 2020: prezzo, dimensioni e caratteristiche 10
Renault Clio

Anche la Casa coreana ha abbandonato le motorizzazioni a metano nel nuovo per concentrarsi sull’elettrificazione della gamma. Per chi volesse puntare ugualmente su bifuel benzina a metano è opportuno controllare gli annunci dell’usato dove spicca la Kia Carens dotata del 1.6 a prezzi inferiori a 2.000 euro. 

Kia Carens: esterni

L’unico modello Toyota a metano attualmente presente sul mercato è la Corolla Verso. Monovolume dallo stile arrotondato e quasi innocuo, la Toyota Corolla Verso è presente attualmente soltanto nel mercato dell’usato e con la motorizzazione 1.6 16V da 110 CV ed un prezzo di soli 1.400 euro si rivela un’ottima scelta tra le auto a metano. 

Toyota Corolla Cross: prezzo, dimensioni e caratteristiche 8

La Casa automobilistica boema che è stata acquistata completamente dal Gruppo Volkswagen nel 2000 offre a listino quattro diversi modelli dotati di alimentazione bi-fuel a benzina-metano:

  • Scala 
  • Kamiq 
  • Octavia 
  • Octavia Wagon

Scala: un look elegante e sobrio, come da tradizione della Casa, contraddistingue la berlina ceca. Con la motorizzazione 1.0 G-Tec da 90 CV sono garantiti brio e costi di gestione contenuti. Si parte da 23.100 euro. 

Kamiq: SUV di medie dimensioni che vuole giocare le sue carte in un segmento sempre più affollato, la Skoda Kamiq è uno dei pochi nel suo segmento a offrire la motorizzazione a metano con 90 CV di potenza. Prezzi da 23.890 euro. 

Octavia: berlina elegante e raffinata, ottima per chi vuole fare dell’undestatement il proprio marchio di fabbrica, la Skoda Octavia si rivela brillante anche con motorizzazione metano grazie al 1.5 G-TEC da 131 CV. I prezzi partono da 29.850 euro. 

Octavia Wagon: nonostante il mercato abbia messo un po’ all’angolo le station, la Casa ceca ha voluto proporre anche questa declinazione della Octavia che si caratterizza per un vano di carico da ben 1560 litri con il divanetto abbassato. Identica la motorizzazione a metano rispetto alla berlina, mentre i prezzi partono da 30.900 euro. 

Il mercato dell’usato rappresenta una interessante opportunità per chi vuole acquistare una auto a metano senza, però, avere a disposizione un budget importante. Vediamo alcuni dei modelli migliori presenti. 

Auto a metano usate Prezzo (da)
Opel Zefira 9.800
Mercedes Classe B 5.999
Fiat Doblò 4.000
Volkswagen Passat 11.200

Opel Zafira: la monovolume tedesca si distingue da tutte le altre per la presenza di ben 7 posti, di cui due ricavati nel bagagliaio. Una trovata utile per chi ha esigenze di trasporto importanti. Il motore 1.6 offre 150 CV così da regalare un bel brio al volante. 

Mercedes Classe B: monovolume raffinata che coniuga il solito, impeccabile, stile della Casa tedesca ad una capacità di carico e spaziosità interna da vertici della categoria. Il 2.0 litri eroga 115 CV e consente costi di gestione contenuti. 

Fiat Doblò: multispazio ideale per chi vuole una vettura adatta a mille usi, il Fiat Doblò si dimostra estremamente versatile grazie alle porte posteriori scorrevoli ed imbattibile nella motorizzazione a metano grazie al propulsore 1.6 da 103 CV.   

Volkswagen Passat: la station wagon tedesca si presenta con una linea rigorosa e piacevole ed uno spazio interno abbondante grazie all’ampia capacità di carico fornita dal bagagliaio. Il motore 1.4 eroga 150 CV, adeguati per la massa dell’auto. 

Cose da sapere

Quale auto a metano comprare?

Le 5 migliori auto a metano del 2021 secondo automobile.it sono: Volkswagen Polo (da € 20.750), Seat Arona (da €20.500), e, tra i modelli usati, Opel Zefira a partire da 9.800 €.

Meglio GPL o Metano?

Dipende dall’utilizzo che si dovrà fare della propria vettura. Le auto alimentate con questo gas naturale offrono notevoli vantaggi non solo dal punto di vista della circolazione, con un impatto ambientale tendente allo zero, ma anche in termini di risparmio.

Ci saranno nuove auto a metano nel 2022?

L’unica novità riguarda la Volkswagen Polo: l’utilitaria tedesca somiglia sempre di più ad una piccola Golf. Lo stile è fortemente influenzato dalla regina del segmento C e gli interni sono davvero ricchi di tecnologia, anche se le plastiche lasciano a desiderare. Sotto il cofano è presente l’ottimo 1.0 TGI da 90 CV, abbinato ad un cambio manuale a 6 rapporti, brioso e scattante. 

Macchine per neopatentati: quali sono le migliori sul mercato?

Neopatentati: tutte le regole su limiti, multe e punti patente

Chi ha conseguito da poco la patente deve rispettare alcune limitazioni per i primi anni per potersi mettere alla guida. Le migliori auto per neopatentati rispettano le prescrizioni previste dal Codice della Strada e molti costruttori propongono modelli con potenze specifiche. In commercio esiste una importante scelta di auto per neopatentati. Vediamo i modelli migliori del 2021/2022.

LEGGI ORA: Incentivi auto 2021, ecco come funzionano

INDICE
Macchine possono guidare i neopatentati: caratteristiche e limitazioni
Il rapporto peso potenza neopatentati
Auto per neopatentati: la lista completa
Neopatentati: kw e cavalli
Lista auto neopatentati
Macchine neopatentati: le novità in arrivo nel 2022
 Auto per neopatentati 2021: i modelli più venduti
Macchine per neopatentati economiche
Auto per neopatentati sportive
Suv neopatentati
Auto elettriche neopatentati
Macchine per neopatentati piccole

Per sapere quali auto possono guidare i neopatentati è sufficiente sfogliare il Codice della Strada e leggere l’articolo 117. Qui vengono menzionate le limitazioni alla guida cui devono sottostare i neopatentati sia nella circolazione su strada che nel tipo di vetture che si possono utilizzare. 

Chi consegue la patente B, per il primo anno dal rilascio, potrà guidare soltanto auto con un rapporto peso potenza di 55 kW/t, mentre nel caso di veicoli adibiti al trasporto di persone con un massimo di 8 posti oltre al sedile del conducente, si applica un ulteriore limite di potenza massima pari a 70 kW/t. 

Il Codice della Strada prevede quindi un limite di 55 kW per tonnellata, valore ottenuto dalla relazione tra il peso del veicolo e la potenza del motore. Questo limite per i neopatentati, quindi, non è quindi strettamente legato alla cilindrata del motore ed in alternativa è possibile guidare auto con una potenza massima di 70 kW o 95 cavalli. 

Praticamente tutti i costruttori presentano nei rispettivi listini auto per neopatentati con potenze specifiche in grado di soddisfare i requisiti previsti dal Codice della Strada. Vediamo i modelli più interessanti: 

Lista auto neopatentati Alimentazione Nuova (da) Usata (da)
BMW 114d D 26.850  € 21.500 €
Citroen C1 B 13.350  9.000 €
Citroen C3 B 15.535 12.900 €
Nuovo Berlingo D 19.900 € 15.600 €
Dacia Sandero B-D 9.550 6.300 €
Dacia Sandero Stepway B 12.450 8.450 €
Dacia Duster D 12.650  10.300 €
Fiat 500 B-BG 15.350 5.200 €
Fiat Panda B-BG-BM 13.400 2.900 €
Fiat Punto B-BG-BM X 1.500 €
Fiat Tipo B-D 16.600 2.000 €
Fiat 500L B-D 19.900 € 8.300 €
Fiat 500X D 21.200 7.000 €
Fiat Doblò D 19.400 € 9.000 €
Ford Ecosport D 22.500 € 12.000 €
Ford Fiesta B-BG-D 16.780 € 5.500 €
Ford Focus D 23.800 € 13.250 €
Hyundai i10 B-BG 12.550 € 4.000 €
Hyundai i20 B-BG 16.550 3.900 €
Kia Picanto B-BG 11.775 € 4.000 €
Kia Rio BG 17.775 € 8.600 €
Kia Stonic B 16.175  € 10.500 €
Kia Ceed BG 24.225 € 17.300 €
Lancia Ypsilon B-BG-BM 18.450 5.000 €
Mahindra KUV100 B 12.430 € 2.500 €
Mazda 2 B 18.300 € 9.000 €
Mercedes Classe A D 26.930 21.350 €
Mercedes Classe A Sedan D 29.130 22.450 €
Mini Cooper ONE B 20.900 € 9.500 €
Mitsubishi Space Star BG 12.940 € 5.700 €
Nissan Micra B 15.850 € 10.400 €
Opel Corsa B 15.330 6.250 €
Opel Crossland X B 20.430 9.750 €
Peugeot 108 B 13.580 6.750 €
Peugeot 208 B 15.570 € 6.000 €
Peugeot Rifter D 21.670 € 5.900 €
Renault Mégane D 25.870 € 7.500 €
Renault Clio B-D 15.700 € 6.000 €
Renault Captur B-D 20.680  9.760 €
Renault Twingo B 14.000 € 9.000 €
Renault Nuova ZOE E 33.700 € 18.750 €
Seat Mii Electric E 23.250 € 16.760 €
Seat Ibiza B-BM 16.350 12.300 €
Seat Arona BM-D 18.300 € 15.000 €
Skoda Fabia B 16.100 € 5.000 €
Smart  EQ Fortwo E 25.210 € 19.500 €
Smart EQ Forfour E 25.800 € 20.200 €
Toyota Aygo B 14.650 € 9.500 €
Toyota Yaris Hybrid IB 22.150 € X
Toyota Yaris B 17.400 € 9.200 €
Volkswagen T-Cross B 20.350 13.850 €
Volkswagen Polo B-BM-D 17.900 9.000 €
Volkswagen Up! B-BM 14.450 € 5.500 €

Per il 2022 sono previste alcune interessanti novità sul mercato che potranno fare gola anche ai neopatentati. Vediamo i modelli più stuzzicanti. 

  • Alfa Romeo Tonale 
  • Peugeot 308 
  • Toyota Aygo X 
  • Ford Focus 

Alfa Romeo Tonale: l’attesissima SUV compatta del Biscione si sta facendo aspettare ma il suo arrivo sul mercato avverrà il prossimo anno. Nell’attesa alcune ricostruzioni grafiche anticipano il suo aspetto che si dovrebbe distanziare molto da quello della attuale Stelvio. Attesi anche interessanti motori ibridi. 

Peugeot 308: la vettura di segmento C della Casa del Leone è stata completamente stravolta nel look esterno ed adesso è più aggressiva ed in linea con il family feeling del costruttore. Inalterato, invece, l’abitacolo dove spicca sempre il controverso i-Cockpit. 

Toyota Aygo X: la citycar della Casa giapponese si è da poco presentata nella sua ultima generazione ed adotta un look convincente con carrozzeria da crossver urbano. Sotto il cofano è presente il motore 1.0 da 72 CV. 

Ford Focus: la berlina dell’Ovale Blu è stata da poco presentata nel restyling di metà carriera ed ha colpire è stata la reinterpretazione del frontale adesso addolcito nelle linee e la tecnologia presente in abitacolo tale da rendere la Focus iperconnessa. 

Vediamo quali sono i modelli di auto per neopatentati più venduti nel 2021 sul nostro territorio: 

Auto per neopatentati Prezzo nuovo (da) Prezzo usato (da)
Fiat Panda 13.400 € 4.200 €
Fiat 500 15.350 € 8.100 €
Lancia Ypsilon 13.900 € 8.200 €
Renault Clio 15.700 € 6.900 €
Citroën C3 15.535 € 8.800 €
Ford Fiesta  17.280 € 10.400 €
Dacia Sandero 9.050 € 7.900 €
Volkswagen Polo 17.958 € 9.500 €
Fiat 500L 19.900 € 11.950 €
Renault Captur 120.687 € 12.280 €

Fiat Panda: la terza generazione della citycar italiana continua ad essere l’auto preferita dai neopatentati grazie ai suoi costi di gestione contenuti. La nuova motorizzazione mild-hybrid la rende ancora più parca nei consumi. 

Fiat 500lo stile vintage della citycar Fiat continua a far colpo anche dopo anni. Le possibilità di personalizzazione sono praticamente infinite ed il motore 1.0 mild hybrid è adeguato per le esigenze dei neopatentati.

Lancia Ypsilon: utilitaria chic che non accusa affatto il peso degli anni, la Ypsilon è una delle vetture preferite dal pubblico femminile grazie ad uno stile senza tempo e rifiniture degli interni degne di un’auto di categoria superiore. 

Renault Clio: l’ultima generazione dell’utilitaria francese ha mantenuto inalterato il fascino del design della precedente serie, ma è stata notevolmente migliorata negli interni dove adesso si nota una cura ancora più maniacale per le rifiniture. Vista e tatto ringraziano. 

Citroen C3: Ormai presente sul mercato da diversi anni, la C3 continua ad attirare un pubblico sempre più numeroso grazie ad uno stile senza tempo. Il restyling cui è stata sottoposta di recente ha portato in dote un nuovo frontale rinfrescato nei gruppi ottici. 

Ford Fiesta: votata all’unanimità dalle riviste di settore come l’utilitaria più divertente sul mercato, la Ford Fiesta coniuga un telaio di grande livello ad una cura degli interni degna di una segmento C. Da poco è stato svelato il restyling che ha però fatto perdere incisività al frontale. 

Dacia Sandero: l’ultima generazione della berlina rumena si è svelata con un design davvero convincente che ha fatto colpo e conquistato molti acquirenti. Anche gli interni hanno visto un deciso passo in avanti seppur i materiali restino di qualità modesta.

Volkswagen Polo: nome storico per la Casa tedesca, la Polo negli anni è cresciuta in dimensioni e contenuti ed adesso può essere considerata una valida alternativa alla sorella maggiore Golf della quale ha anche molti tratti distintivi del design. 

Fiat 500 L: unica monovolume presente in questa top 10 la Fiat 500 L riesce a soddisfare le esigenze di chi è alla ricerca di spazio ma non vuole cedere alla moda dei SUV. Il suo stile richiama i tratti vintage della più piccola citycar ed è ancora molto apprezzato dal mercato. 

Renault Captur: basata sulla medesima meccanica della Clio, la Renault Captur si distingue per un look da SUV compatto che ha fatto immediatamente breccia tra i neopatentati. La rivisitazione degli interni, arrivata con l’ultima generazione, ha dato quello sprint in più ad una vettura divenuta best seller per la Casa. 

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Coniugare l’esigenza di avere una vettura che rispetti le specifiche previste dal Codice della Strada a quelle del proprio portafoglio può essere spesso complicato. Scrutando gli annunci del mercato dell’usato, però, si scoprono auto per neopatentati molto interessanti. 

Auto per neopatentati economiche Prezzo
Renault Modus da 1.950
Fiat 600 da 1.200
Fiat Punto da 3.200 €
Lancia Musa da 3.500

Renault Modus: nei primi anni 2000, quando la moda dei SUV doveva ancora dilagare, erano le piccole monovolume a farla da padrone e la Renault Modus è una delle migliori esponenti di quel periodo. Il motore benzina da 74 CV è ideale per i neopatentati. 

Fiat 600: essenziale e spartana la Fiat 600 si rivela una vettura adeguata per le esigenze di un neopatentato che deve sfruttare l’auto in città. Il motore benzina da 60 CV è adeguato al peso modesto della macchina. 

Fiat Punto: segmento B per eccellenza, ormai fuori produzione, la Punto è l’auto per neopatentati da scegliere se si vuole avere un mezzo dai costi di gestione contenuti ideale anche per le gite fuori porta. Il multijet da 95 CV offre consumi contenuti e prestazioni brillanti. 

Lancia Musa: lo stile ricercato ed elegante ancora fa girare le teste. La piccola monovolume di Casa Lancia ospita comodamente 5 passeggeri coccolandoli in un abitacolo raffinato e ben rifinito. Il 1.3 diesel da 90 CV sorprende per brillantezza e per i bassissimi consumi. 

Con soli 95 CV sotto il cofano ci si può divertire? La risposta è sì, specie se il peso dell’auto è contenuto. Vediamo le auto per neopatentati sportive più interessanti: 

  • Audi A1 
  • BMW 114d 
  • Classe A160 D 
  • Alfa Romeo Mito 

Audi A1: piccola, scattante e dotata di un design che richiama i concetti sposati da molti modelli della gamma, l’Audi A1 è una delle migliori auto sportive per neopatentati grazie al motore da 1.0 litro di cilindrata che regala un buon brio al volante. Si parte da 21.900 euro. 

BMW 114d: l’ultima generazione della BMW Serie 1 ha abbandonato la trazione posteriore a favore di quella anteriore creando malumore tra i fan della Casa. Ciò non toglie che il DNA sportivo dell’auto sia rimasto pressoché intatto anche con il motore diesel da 95 CV. I prezzi partono da 26.850 euro. 

Classe A 160 D: la Mercedes Classe A rappresenta la versione entry level della Casa di Stoccarda e nonostante un abitacolo impeccabile, come da tradizione, offre un bel divertimento alla guida grazie al motore diesel molto scattante. I prezzi partono da 30.000 euro. 

Alfa Romeo Mito: per chi ha ristrettezze di budget può essere una valida alternativa guardare al mercato dell’usato e puntare sull’Alfa Romeo Mito. Il 1.3 Multijet da 90 CV esalta le doti telaistiche ed i prezzi si aggirano sugli 8.000 euro per modelli tenuti in modo impeccabile. 

 Il mondo dei SUV ha ormai spalancato le porte ai neopatentati ed i modelli presenti in commercio in grado di soddisfare le richieste di questa fetta di mercato sono sempre più numerosi. 

  • Fiat 500X
  • Ford Puma
  • Kia Stonic
  • Skoda Kamiq 

Fiat 500X: unire il look vintage della 500 ad un corpo da SUV si è rivelata una formula vincente. La Fiat500X continua ancora oggi ad essere una delle vetture preferite dai neopatentati e grazie al 1.3 diesel multijet da 95 CV si può godere di costi di gestione davvero contenuti. 

Ford Pumala Casa dell’Ovale Blu ha colpito nel segno con la Puma. Il nome richiama una gloriosa coupè di fine anni 90, ma le forme sono chiaramente da SUV urbano. L’ottimo 1.0 Ecoboost da 95 CV si rivela perfetto per i neopatentati e molto equilibrato. 

Kia Stonic: grazie ad uno stile molto ricercato, a metà tra SUV e station wagon, la Kia Stonic si rivela una scelta azzeccata per chi vuole andare controcorrente e non uniformarsi alla massa. Il 1.2 è il motore da scegliere per i neopatentati. 

Skoda Kamiq: linee rigorose, come da tradizione per la Casa ceca, e tanto spazio a bordo. Sono queste le peculiarità della Kamiq, il SUV marchiato Skoda che nella motorizzazione 1.0 G-Tec a metano si rivela una ottima alternativa anche per i neopatentati. 

L’orientamento preso dai costruttori ormai è netto: l’elettrificazione è la strada del futuro ed in commercio sono presenti molte auto elettriche adatte ai neopatentati. 

  • Peugeot e-208 
  • DS3 Crossback E-Tense 
  • Hyundai Kona Electric 
  • Opel Mokka E 

Peugeot e-208: l’utilitaria del Leone si caratterizza per uno stile convincente ed un abitacolo dove domina l’iCockpit, ma è sotto il cofano che si nasconde la vera e propria novità grazie ad un motore elettrico in grado di garantire una autonomia di 340 Km. 

DS 3 Crossback E-Tense: ricercata, raffinata, unica. Sono questi gli aggettivi che descrivono al meglio la crossover transalpina. Lo stile è molto particolare, e può dividere le opinioni, mentre il motore elettrico offre 320 Km di autonomia. 

Hyundai Kona Electric: SUV dalle linee audaci, la Kona Electric è la declinazione in chiave a zero emissioni della vettura coreana. Di sicuro non passa inosservata per strada nonostante l’assenza di rumore del motore da 136 CV. 

Opel Mokka E: ultima arrivata nei listini della Casa tedesca è stata rinnovata completamente nello stile, adesso affilato e decisamente contemporaneo. L’autonomia dichiarata dal costruttore è di 320 Km.  

Se i SUV non fanno per voi è possibile guardare al mercato dell’usato e trovare macchine piccole con potenze specifiche adatte ai neopatentati. 

Auto piccole per neopatentati Prezzo
Volswagen Up! 14.450€
Kia Picanto 11.775
Citroen C1 13.350
Toyota Yaris 17.400

Volkswagen Up!: linee essenziali e pulite, sia negli esterni che negli interni, caratterizzano la citycar della Casa tedesca che ancora oggi continua ad essere molto apprezzata, specie dai neopatentati grazie al motore 1.0 benzina da 65 CV. 

Kia Picanto: la Casa coreana ha deciso di scendere in campo in un settore particolarmente complesso come quello delle citycar ed ha riscontrato un buon successo grazie ad una vettura dalle dimensioni compatte e dai costi di gestione contenuti. Il motore 1.0 da 67 CV è perfetto per i neopatentati. 

Citroen C1: nata in collaborazione con Toyota e Peugeot, la citycar della Casa transalpina si distingue dalle sorelle per uno stile molto ricercato e personale. Sotto il cofano batte un 1.0 benzina da 72 CV decisamente brioso. 

Toyota Yaris: l’ultima generazione del piccolo genio è riuscita subito ad ottenere un ottimo successo di mercato grazie ad un design aggressivo e dimensioni contenute che non sforano i canonici 4 metri. Il 1.0 benzina da 72 CV rappresenta un buon compromesso per un neopatentato. 

Cose da sapere

Quali auto possono guidare i neopatentati?

Le auto per neopatentati non possono avere un rapporto tra il peso e la potenza superiore a 55 kW per tonnellata. In nessun caso, inoltre, la potenza dell’auto guidata può superare i 70 kW-95 CV.

Quali sono i limiti per neopatentati?

Oltre ai limiti di potenza di 95 CV, chi ha preso la patente da meno di tre anni, inoltre, deve rispettare una differente tabella di limiti di velocità. In particolare, sulle principali arterie statali ed extraurbane, non è possibile superare i 90 km/h, mentre in autostrada il limite massimo è fissato a 100 km/h.

Quali sono le migliori auto per neopatentati?

Le 5 auto per neopatentati più vendute in Italia sono: Fiat Panda (€13.400), la Fiat 500 ( € 15.350), la Lancia Ypsilon (€13.900), la Renault Clio (€ 16.400 ) e la Citroen C3 (€15.535).

Quali SUV possono guidare i neopatentati?

I neopatentati possono guidare molti SUV, specialmente quelli compatti, tra cui: Fiat 500X, Ford Puma, Kia Stonic e Skoda Kamiql.

Qual è l’auto nuova per neopatentati più economica?

L’auto più economica per neopatentati è la Dacia Sandero  con un prezzo di listino di 9.900 €. Al secondo posto troviamo la Kia Picanto a 11.775 € mentre sull’ultimo gradino del podio c’è la Mahindra KUV100  a 12.430 €.

Auto usate: il perché dei prezzi alle stelle

Usato garantito: cos’è e quali vantaggi offre

La crisi dei chip impatta l’intera filiera dell’auto, compreso il mercato dell’usato. La carenza di semiconduttori ha portato a una riduzione delle vetture prodotte, che inevitabilmente ha inciso sulle disponibilità delle concessionarie e sulle scelte dei clienti.

Tutto questo, di conseguenza, ha avuto delle profonde ripercussioni anche sul mercato dell’auto usata. Le concessionarie ufficiali e tantissimi venditori indipendenti devono fare i conti con la mancanza di auto di seconda mano da vendere. Risulta difficile reperire vetture usate da comprare, a causa dell’assenza del rientro delle macchine nelle permute dopo il ritiro di un veicolo nuovo da parte dell’automobilista.

Auto usate più care

Le vetture usate, a ottobre, hanno registrato un aumento del prezzo pari allo 0,9%, con una tendenza in crescita in confronto a luglio (stabile rispetto al 2020), agosto (+0,3%), e settembre (+0,7%). Il rialzo dei prezzi, come dicevamo, è portato dalla mancanza di vetture nuove. Questo poiché sempre meno persone comprano un’auto nuova per via dei tempi di attesa lunghissimi e perché in molti proprio per non aspettare così tanto l’auto nuova ripiegano sull’usato. Crescono contestualmente anche i costi dei servizi. I prezzi per i servizi di manutenzione e riparazione delle vetture nel mese di ottobre hanno avuto un tasso di crescita dell’1,4%, in leggera diminuzione rispetto all’1,5% di settembre e all’1,6% di agosto.

Si intravede la fine della "crisi dei chip" che ha travolto l'automotice 1

Le cause e la situazione di Stati Uniti e Canada

Secondo l’Osservatorio Autopromotec, l’aumento è dovuto all’accresciuto interesse dei consumatori per il mercato dell’usato dopo le difficoltà e i ritardi nelle consegne del nuovo. Tesi che trova conferma nel crollo delle immatricolazioni rispetto al 2020 e nel fatto che anche Stati Uniti e Canada stanno vivendo una situazione analoga. Nel Nord America, la crisi dei chip ha avuto un impatto ancora più forte rispetto all’Europa: la tempesta di neve di febbraio e l’alluvione di giugno in Michigan, sede di numerosi costruttori tra i quali Ford e Jeep, hanno messo ancora più in difficoltà un settore già in crisi. In alcuni casi l’usato con pochi km è arrivato a raggiungere prezzi superiori alle auto nuove.

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Guida al calcolo del bollo auto: come sapere quanto pagare 1

Aumenti anche per le vetture nuove

Lo studio dell’Osservatorio Autopromotec, naturalmente, ha preso in considerazione anche il mercato delle auto nuove. I prezzi del nuovo sono cresciuti mese dopo mese nel primo semestre del 2021, fino al picco (+3,2%) di giugno. L’aumento dei prezzi ha rallentato tra luglio e agosto, il periodo delle ferie per la maggior parte degli italiani, per poi risalire da settembre con il rientro al lavoro e il ritorno alla vita di tutti i giorni.

Trasporto bambini in auto: regole e consigli

Trasporto bambini in auto: regole e consigli

Vediamo insieme quali sono le categorie di seggiolini, come sono fatti, come sceglierli e anche come usarli correttamente.

INDICE
Gruppi e prezzi
Per seguire la crescita ne bastano due
Senza fretta
Omologazione: Cosa c’è da sapere
Come lo monto? Il sistema Isofix
Compatibile con la tua auto?
Usali nel modo giusto
Dispositivi antiabbandono

A seconda del tipo di omologazione, i seggiolini auto si suddividono in base al peso (dal Gruppo 0 al Gruppo 1/2/3, che coprono dal neonato fino al bambino di 36 kg), oppure all’altezza (Seggiolino I-size da 40-45 cm a 105 cm, ovvero dalla nascita fino a circa 4 anni), dopodiché si passa alla categoria successiva in base al peso.

Vediamo insieme tutte le varie tipologie di seggiolini, il peso o l’altezza per i quali sono adatti e una forchetta di prezzo indicativa per ciascuna tipologia:

Tipologia Prezzo
I-size (fino a 105 cm) 85- 600 €
Gruppo 0 (0-10 kg) 140-200 €
Gruppo 0+ (0-13 kg) 79-400 €
Gruppo 0+1 (0-18 kg) 50-500 €
Gruppo 1 (9-18 kg)  100-500 €
Gruppo 2/3 (15-36 kg) 50-300 €
Gruppo 1/2/3 (22-36 kg) 70-400 €
Gruppo 3 (22-36 kg) 20-80 €

Il Gruppo 0 comprende esclusivamente le navicelle omologate per l’auto, se si vuole utilizzare invece la navicella che fa parte del sistema trio, nella maggior parte dei casi bisognerà acquistare un kit a parte per poter trasportare il bimbo in modo sicuro in auto con prezzi per il kit che variano tra i 30 e i 60 € circa.

Per far viaggiare il bambino in sicurezza nel corso della sua vita fino al raggiungimento dei 150 cm possono bastare anche solo due seggiolini.

Dopo il primo seggiolino per neonati (Gruppo 0 e 0+), che a seconda del modello può arrivare fino ai 9 o ai 13 kg di peso, si può passare a un seggiolino Gruppo 1/2/3, che il bambino può usare dai 9 ai 36 kg.

In alternativa, chi sceglie un seggiolino per neonati del tipo I-size (da 40 a 105 cm, circa 4 anni), quando il bambino raggiunge i 15 kg di peso potrà poi passare a un Gruppo 2/3, che lo trasporterà fino al raggiungimento dei 150 cm. Occhio a scegliere il seggiolino I-size giusto, perché non tutti sono adatti dalla nascita ai 4 anni: alcuni potrebbero andar bene solo fino ai 18 mesi o solo a partire da 3-6 mesi.

Con il suo primo seggiolino il piccolo viaggia contro il senso di marcia, la posizione in assoluto più sicura per la protezione della testa in caso di incidente. Ha senso cercare di prolungare il più possibile questa modalità di viaggio anche quando il bambino comincia a crescere. Esistono seggiolini che consentono questa posizione anche fino ai 15 mesi e con alcuni I-size è possibile addirittura fino ai 4 anni. In ogni caso il consiglio generale è di non aver fretta di passare al seggiolino successivo, ma di attendere che il bambino abbia davvero raggiunto peso e altezza idonei al cambiamento. Questo vale a maggior ragione per il passaggio dal seggiolino al booster, un semplice cuscino di rialzo (Gruppo 3) che si può usare a partite dai 22 kg: non avere fretta di togliere al bambino le protezioni laterali offerte dal seggiolino, solo perché lui vuole sentirsi grande.

Dal 2013 ha fatto la sua comparsa l’omologazione I-size il cui scopo è quello di ridurre l’uso improprio del seggiolino facilitandone l’installazione, consentire il trasporto contro il senso di marcia fino a un’età più avanzata del bambino, fornire una migliore protezione dagli urti laterali e un sistema finalmente universale di compatibilità tra auto e seggiolino.

Controlla sempre l’etichetta di omologazione prima dell’acquisto: è un’etichetta arancione sul retro o sulla base della struttura. La sua presenza dice che il prodotto ha superato severe prove di sicurezza. Quali sono le omologazioni valide? ECE-R44/3, ECE-R44/4, ECE-R129 I-size. Altre omologazioni più vecchie (ECE-R44/1 e 44/2) non sono più valide e quindi è vietato vendere seggiolini che le riportano.

Il sistema internazionale di montaggio Isofix standardizza e rende più sicuro l’aggancio del seggiolino perché minimizza i rischi di scorretta installazione e al contempo offre migliore stabilità e protezione dagli urti, sia frontale che laterale. In pratica si aggancia il seggiolino alla scocca del veicolo con dei ganci, il che semplifica l’installazione rispetto all’uso delle cinture dell’auto e aumenta la stabilità, soprattutto se sono presenti tre punti di aggancio: due bassi tra lo schienale e la seduta e un terzo antiribaltamento. La cinghia Top Tether, presente sul seggiolino, si aggancia al punto di ancoraggio che si trova nel portabagagli o sul soffitto dell’auto. In sua assenza vi sono prodotti dotati di Leg support, una staffa che parte dal seggiolino e viene fissata tra il sedile posteriore e quello anteriore.

Il sistema Isofix aggancia il seggiolino all’auto, ma è poi indispensabile utilizzare le cinture del seggiolino (per i più piccoli) oppure quelle dell’auto (per i più grandi) per legare il bambino. Posizionare il bambino sul seggiolino senza chiudere e regolare bene le cinture vanifica l’efficacia del sistema di ritenuta.

Nonostante sia pubblicizzato come un sistema di installazione universale, non tutte le auto sono adatte a questo sistema di montaggio. Prima di acquistare un seggiolino Isofix occorre controllare che le auto su cui si viaggerà siano dotate di agganci Isofix e verificare se esiste il terzo punto di ancoraggio o se occorrerà un sistema a staffa. Alcuni seggiolini Isofix possono essere installati anche utilizzando le cinture di sicurezza, se la tua auto non ha gli agganci, o per posizionare il seggiolino su una seduta priva di agganci (spesso non ci sono nel posto centrale posteriore).

In genere i produttori di seggiolini forniscono informazioni sulla compatibilità dei loro seggiolini con i diversi modelli di auto. Fatti quindi dare la lista di compatibilità per verificare in maniera facile e rapida se il seggiolino in questione va bene sulla tua auto.

Comunque di solito i veicoli dotati di punti di ancoraggio Isofix li hanno nella parte posteriore dell’auto. Verificane la presenza anche a mano, toccando seduta e schienale dei sedili posteriori.

Va infine ricordato che i seggiolini che utilizzano il sistema Isofix sono mediamente più cari dei modelli che non hanno questi agganci, una differenza di prezzo che si aggira intorno ai 100 euro.

Qualunque sistema di ritenuta usato per un bambino che viene trasportato in auto è meglio delle sole cinture, o peggio ancora, di farlo viaggiare senza neanche le cinture. I seggiolini sono obbligatori per legge fino ai 150 cm di altezza e vanno scelti in base a peso e altezza del bambino. Fondamentale è però che siano montati in maniera corretta, altrimenti la protezione non è garantita.

Il punto più sicuro dove montarli è il sedile posteriore centrale, ma non in tutte le auto è possibile utilizzarlo: dipende dall’ampiezza del sedile, dalla lunghezza delle cinture e dalla presenza di agganci Isofix. Se il posto centrale non è disponibile, posiziona il seggiolino sul sedile posteriore a destra, dietro al sedile del passeggero: sarà più facile sistemare il bambino aprendo la portiera dal lato del marciapiede.

Il posto peggiore in cui collocare il seggiolino è il sedile anteriore, dove il bambino è maggiormente esposto agli urti frontali. Occhio agli airbag frontali: se il bambino viaggia contro il senso di marcia vanno disattivati per evitare danni letali, se invece viaggia in senso di marcia è meglio che siano attivi, ma è necessario arretrare il sedile.

Per dare maggiore comfort ai bambini che viaggiano su seggiolini del gruppo 2 e 3 puoi reclinare leggermente il sedile su cui è montato il seggiolino: staranno in una posizione più comoda se si addormentano.

Il seggiolino risulta inutile se il bambino non è allacciato correttamente con le cinture: ricorda, cedere a un capriccio potrebbe porre tuo figlio a rischio in caso di incidente.

Anche se sono omologati a norma di legge, i test di Altroconsumo dimostrano che non tutti i seggiolini proteggono il bambino allo stesso modo. Alcuni modelli vengono eliminati dai test proprio perché le prove, più severe di quelle dell’omologazione, alle quali li sottopongono fanno a volte emergere delle criticità. Sul sito di Altroconsumo trovi la classifica aggiornata dei modelli migliori.

Diversi tragici fatti di cronaca di bambini dimenticati in auto per una fatale distrazione del genitore hanno spinto a istituire l’obbligo per gli automobilisti che viaggiano con bambini fino a 4 anni di utilizzare un dispositivo antiabbandono. Chi non si adegua rischia una sanzione da 83 a 333 euro e la decurtazione di 5 punti dalla patente.

Esistono in commercio alcuni modelli di seggiolini che hanno un sistema antiabbandono integrato. Vi sono però anche sistemi indipendenti, dei cuscinetti da posizionare all’interno del seggiolino e su cui far sedere il bambino, utilizzabili con qualsiasi tipo di seggiolino. Purtroppo il Ministero non ha ancora dettato regole precise che aiutino a capire quale sistema possa essere considerato a norma. Nella confusione che questo vuoto legislativo ha generato, la responsabilità della conformità tra il sistema antiabbandono e il seggiolino è stata di fatto demandata ai produttori. La conseguenza è che questi indicano che nessun sistema è compatibile con i loro modelli di seggiolino tranne quelli commercializzati da loro. Quindi, se compri un seggiolino Chicco ti verrà segnalato come unico sistema antiabbandono sicuro quello proposto da Chicco e così via. In realtà gli esperti di laboratorio cui si rivolge Altroconsumo per i propri test sostengono che un cuscinetto dello spessore di pochi millimetri non può certo compromettere la sicurezza del seggiolino.

Il vantaggio dei sistemi indipendenti è che non ti vincolano all’acquisto di un particolare seggiolino e che puoi continuare a utilizzarli anche quando passi da un seggiolino al successivo man mano che il bambino cresce. L’ideale sono quelli con sensore sul seggiolino, che danno l’allarme immediatamente, ancor prima cioè che il guidatore scenda dall’auto. Quelli che funzionano tramite app e collegamento Bluetooth al telefonino dipendono dalle corrette impostazioni del telefono e naturalmente dal fatto che sia acceso e carico.

Per evitare il rischio di lasciare il bimbo in auto anche solo per pochi minuti, il Ministero fornisce qualche consiglio ai genitori:

  • Metti telefono, borsa e altri effetti personali sul sedile posteriore dell’auto accanto al bambino, in questo modo dovrai per forza dare un’occhiata prima di lasciare l’auto.
  • Metti la borsa del cambio del bebè sul sedile passeggero: un altro utile appunto mentale che ti ricorderà la sua presenza a bordo.
  • Prendi l’abitudine di controllare sempre e comunque tutti i sedili dell’auto prima di scendere.

Allegati

Crisi dei chip: lo scenario futuro

Si intravede la fine della "crisi dei chip" che ha travolto l'automotice 2

Da diversi mesi il settore dell’auto è stato travolto dalla cosiddetta crisi dei chip: i preziosi processori e i semiconduttori usati per produrli scarseggiano sul mercato dall’anno scorso. Questa carenza di rifornimenti sta avendo ripercussioni sulle case automobilistiche di tutto il mondo, con ridimensionamenti della produzione e ritardi, anche importanti, nelle consegne.

INDICE
Perché c’è carenza di chip
La situazione attuale
Scenari futuri
Una possibile via d’uscita

La pandemia da Covid-19 ha messo in seria crisi la produzione industriale dei chip su scala globale, con effetti più o meno tangibili a seconda del settore. L’automotive è stato certamente uno di quelli più colpiti. Tutto è iniziato con il lockdown dello scorso anno: le restrizioni sanitarie hanno implicato, com’è ovvio, un ridimensionamento dell’offerta di chip e semiconduttori, al giorno d’oggi un tassello fondamentale nella produzione di un’autovettura.

Si intravede la fine della "crisi dei chip" che ha travolto l'automotice 1

In più, con miliardi di persone in tutto il mondo costrette a lavorare o studiare da casa, la domanda di processori per telefonia, computer, elettronica di consumo, è schizzata alle stelle. Allo stesso tempo, importazioni ed esportazioni sono diventate operazioni estremamente complicate e il calo momentaneo nella vendita di automobili ha fatto sì che i produttori di chip privilegiassero le imprese più in crescita, a scapito dell’automotive. Risultato: non solo si è ridotta la disponibilità di processori, ma inoltre quelli rimasti sono stati dirottati verso altri settori.

Ma non è finita. A esacerbare ulteriormente la situazione, ci si sono messi due diversi incidenti, avvenuti a marzo di quest’anno. Per prima cosa, un incendio in un impianto della Renesas Electronics (grande azienda giapponese di componenti elettroniche) ha causato lo stop della produzione. Pochi giorni dopo, la portacontainer Ever Given ha bloccato il Canale di Suez, principale via di comunicazione per mare tra Asia ed Europa, scatenando il caos nella grande logistica internazionale e causando ulteriori ritardi.

Tutto questo non poteva che avere grandi ripercussioni sul comparto automobilistico, che sempre più necessita di componenti provenienti da diverse parti del mondo e che da solo, in Europa, copre più del 40% della domanda di chip. I tempi di consegna di un veicolo sono in molti casi raddoppiati, con attese che possono tranquillamente superare i 6 mesi.

Si intravede la fine della "crisi dei chip" che ha travolto l'automotice

I produttori stanno cercando di risolvere in ogni modo la situazione: ridimensionando la produzione, togliendo optional dai listini per razionalizzare l’uso di processori, studiando come prodursi i chip in casa. Ma anche questa soluzione più estrema non è immediatamente attuabile, dato che produrre un chip è un’operazione complessa che deve rispettare degli standard molto elevati.

Il problema è così impattante sull’economia generale che anche le istituzioni si stanno muovendo per cercare di risolvere la questione nel più breve tempo possibile. Per esempio, l’Unione Europea sta spingendo per la creazione di un’alleanza dei chip che permetta di raddoppiare la produzione interna all’UE entro il 2030. Gli Stati Uniti, invece, dovrebbero erogare un finanziamento governativo di circa 50 miliardi per la costruzione di nuovi stabilimenti di semiconduttori e processori.

Ad ogni modo, la situazione muta radicalmente a seconda della casa automobilistica. Tesla, per esempio, è estremamente dinamica al punto che può cambiare in poche settimane un componente sostituendolo con uno disponibile senza avere ripercussioni sul prodotto finale. Questo discorso non vale per i marchi tradizionali: cambiare in continuazione vuol dire dire anche aumentare i costi, arrestare la produzione: in pratica riconsiderare un progetto nella propria totalità.

In ogni caso il mondo dell’automotive dovrà convivere con la mancanza di approvvigionamenti almeno per un altro anno. Questa è la stima di Jean-Marc Chery, amministratore delegato di STMicroelectronics, l’azienda italo-francese che produce componenti elettronici a semiconduttore. “In questo momento non è possibile aumentare la produzione, dovremo fare i conti con la crisi fino al 2023 – le sue parole – Nei prossimi mesi la produzione non riuscirà a soddisfare la domanda, anche se ci stiamo adoperando per risolvere la situazione. È possibile acquistare nuovi macchinari per aumentare la quantità prodotta, ma ci vogliono anni per costruire da zero un ambiente in cui realizzare microchip”.

Groupe PSA presenta il suo programma "La Fabbrica del Futuro"

Un piccolo spiraglio potrebbe arrivare dalle fonderie minori, messe in disparte dai produttori di dispositivi per la loro arretratezza nei processi produttivi. La mancanza di chip ha fatto ripensare tutto e tante aziende ora si rivolgono alle fonderie più piccole anche se garantiscono soluzioni tecnologiche di livello inferiore. Samsung, TSMC e Intel hanno le proprie linee produttive sature e questo ha portato tante aziende a rivolgersi a produttori minori, come Microchip, Onsemi, Infineon, STMicroelectronics e NXP Semiconductors che attualmente hanno conquistato una buona fetta di mercato.

Le nuove condizioni hanno portato queste fonderie minori ad avere maggiori poteri contrattuali e di conseguenza più entrate. Questo permette loro di ammodernare la filiera produttiva, anche se va detto che l’uso di processi produttivi vecchi non è un grosso problema per un settore come l’automotive. Il mondo dei motori, infatti, preferisce puntare su un processo più collaudato e sicuro e già testato in altri settori, invece che scegliere tecnologie all’ultimo grido, ma che non sono in grado di assicurare le stesse certezze e di garantire affidabilità.

Motore auto: come funziona e quali sono le componenti

Come funziona il motore delle macchine?

Elemento nascosto alla vista, ma fondamentale per il funzionamento di una vettura, il motore auto è un meccanismo complesso che necessità di cure ed attenzioni per poter durare a lungo. Scopriamo le differenti tipologie presenti in commercio. 

INDICE
Com’è fatto un motore auto
Componenti motore auto
Come funziona il motore auto
Come funziona un motore benzina
Come funziona il motore diesel
Come funziona un motore elettrico

Il motore è quella componente in grado di trasformare l’energia chimica del carburante utilizzato in energia meccanica trasmessa alle ruote motrici

Numerose sono le componenti di un motore di un’automobile. Una delle più importanti è il basamento al cui interno è presente l’albero a gomiti al quale sono poi collegati cilindri e testata. Quest’ultima racchiude tutti gli organi meccanici per la distribuzione ed al suo interno sono presenti parte dei condotti di aspirazione e di scarico aperti e chiusi da valvole a fungo, mentre la parte superiore del motore è collegata a quella inferiore con una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi. 

Vediamo di individuare le componenti principali di un motore. Abbiamo detto come il basamento sia un componente fondamentale e nelle sue pareti sono ricavati i supporti di banco con i rispettivi cuscinetti sui quali poggiano i perni di banco dell’albero. Quest’ultimo è dotato di tante manovelle quante sono i pistoni ai quali sono vincolate le bielle. Il collegamento tra bielle e pistoni avviene tramite lo spinotto. All’interno della testata, poi, sono presenti tutti gli organi meccanici necessari per la distribuzione. La parte superiore del motore è collegata a quella inferiore tramite una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi.  

Per il corretto funzionamento del motore auto sono necessari anche liquidi di lubrificazione e refrigeranti per evitare che l’attrito delle componenti produca danni irreparabili e per tenere sotto controllo le temperature di esercizio.

Sono presenti quindi dei condotti che consentono la circolazione dell’acqua per il raffreddamento ed il carter, cioè  il componente dove si deposita l’olio che permette di lubrificare l’albero, i pistoni, le bielle ed altri componenti mobili del motore.

Infine il motore auto vede la presenza di numerosi filtri per aria, benzina e olio, utili ad evitare che eventuali impurità possano contaminare il motore pregiudicandone la funzionalità.

La presenza di tutte queste componenti serve per far muovere i pistoni su e giù i pistoni all’interno dei cilindri completando le fasi di funzionamento del motore. 

Nei motori a quattro tempi, quelli più diffusi in commercio, i gas vengono aspirati attraverso apposite valvole per poi essere compressi una volta che queste si sono chiuse. Con questa procedura si verifica la combustione, cioè i gas si espandono e generano una pressione che spinge verso il basso il pistone il quale agisce sulla biella che a sua volta mette in rotazione l’albero motore. Quando il pistone risale spinge i gas fuori dalla camera attraverso le valvole di scarico e quando queste si richiudono ricomincia nuovamente il ciclo con una nuova fase di aspirazione. Il motore può essere disposto longitudinalmente,  cioè in posizione perpendicolare all’albero di rotazione, oppure trasversalmente, cioè in posizione parallela all’albero di rotazione. 

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In un motore a benzina sono presenti 4 fasi per il suo funzionamento:

  • aspirazione
  • compressione
  • espansione
  • scarico.

Durante l’aspirazione il pistone si muove verso il punto morto inferiore e tramite le valvole di aspirazione viene aspirata la miscela aria benzina. In compressione il pistone inverte la sua corsa comprimendo la miscela aria benzina e poco prima che raggiunga il punto morto superiore scocca la scintilla per dare il via alla fase di combustione. In espansione la candela avvia l’accensione e dà il via alla combustione, mentre con l’ultima fase avviene lo scarico dei gas combusti attraverso le valvole ed il pistone inverte nuovamente la sua corsa spostandosi verso il punto morto superiore. 

Anche nel motore diesel abbiamo quattro fasi: aspirazione, compressione, iniezione e scarico. Con la prima il pistone si abbassa ed aspira l’aria all’interno del cilindro tramite la valvola di aspirazione, mentre nella fase di compressione, a seguito dell’innalzamento del pistone, l’aria viene compressa e si surriscalda. Nella terza fase l’iniettore che spruzza minuscole gocce di gasolio e la miscela di questo con l’aria causa una esplosione spontanea che provoca l’espansione dei gas combusti e l’abbassamento del pistone.  Nella quarta fase si ha infine la fuoriuscita dei gas combusti dal motore tramite la valvola di scarico grazie alla risalita del pistone. 

Ben diverso, e decisamente più semplice, è il funzionamento di un motore elettrico. Questo, a differenza dei benzina e diesel, sfrutta l’energia accumulata dal pacco batterie che, una volta immagazzinata, viene trasformata in energia meccanica. Per riuscire a far muovere l’auto è fondamentale l’azione dell’inverter, un dispositivo che trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria e la stessa identica funzione si attiva in fase di frenata. 

Cose da sapere

Come è fatto un motore auto?

Una delle componenti più importanti del motore auto è il basamento al ci interno è presente l’albero a gomiti al quale sono poi collegati cilindri e testata. Quest’ultima racchiude tutti gli organi meccanici per la distribuzione ed al suo interno sono presenti parte dei condotti di aspirazione e di scarico aperti e chiusi da valvole a fungo, mentre la parte superiore del motore è collegata a quella inferiore con una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi. 

Come funziona il motore auto?

Nei motori a quattro tempi, i più diffusi in commercio, i gas vengono aspirati attraverso apposite valvole per poi essere compressi una volta che queste si sono chiuse. Con questa procedura si verifica la combustione, che genera una pressione che spinge verso il basso il pistone, il quale agisce sulla biella che a sua volta mette in rotazione l’albero motore. Quando il pistone risale spinge i gas fuori dalla camera attraverso le valvole di scarico e quando queste si richiudono ricomincia nuovamente il ciclo con una nuova fase di aspirazione. 

Come funziona un motore a benzina?

In un motore a benzina sono presenti 4 fasi per il funzionamento: aspirazione, compressione, espansione e scarico. Durante l’aspirazione il pistone si muove verso il punto morto inferiore e tramite le valvole di aspirazione viene aspirata la miscela aria benzina. In compressione il pistone inverte la sua corsa comprimendo la miscela aria benzina e poco prima che raggiunga il punto morto superiore scocca la scintilla per dare il via alla fase di combustione. In espansione la candela avvia l’accensione e dà il via alla combustione, mentre con l’ultima fase avviene lo scarico dei gas attraverso le valvole. 

Come funziona un motore elettrico?

Il motore elettrico sfrutta l’energia accumulata dalle batterie che, una volta immagazzinata, viene trasformata in energia meccanica. Per riuscire a far muovere l’auto è fondamentale l’azione dell’inverter, un dispositivo che trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria e la stessa identica funzione si attiva in fase di frenata. 

Come funziona il motore diesel?

Nel motore diesel abbiamo quattro fasi: aspirazione, compressione, iniezione e scarico. Con la prima il pistone si abbassa ed aspira l’aria all’interno del cilindro tramite la valvola di aspirazione, mentre nella fase di compressione, a seguito dell’innalzamento del pistone, l’aria viene compressa e si surriscalda. Nella terza fase l’iniettore che spruzza minuscole gocce di gasolio e la miscela di questo con l’aria causa una esplosione spontanea che provoca l’espansione dei gas combusti e l’abbassamento del pistone.  Nella quarta fase si ha infine la fuoriuscita dei gas combusti dal motore. 

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Ovetto neonato auto: tutto quello da sapere

Come montare il seggiolino per bambini in auto

Il trasporto di bambini in macchina deve seguire regole scrupolose per tutelare la sicurezza e l’incolumità dei più piccoli. L’ovetto neonato è uno strumento utile a questo scopo. Scopriamo i modelli migliori e come scegliere e montare il seggiolino in auto in modo pratico e veloce.

INDICE
Seggiolino auto: regole e normativa
Dispositivo anti abbandono ovetto: gli obblighi previsti0
Seggiolino auto neonato: le tipologie
Il sistema ISOFIX
Ovetto in macchina con cinture di sicurezza
Seggiolino per auto: come sceglierlo in base all’età del bambino
Come mettere l’ovetto in macchina
Come montare l’ovetto con sistema ISOFIX
La posizione corretta del neonato nell’ovetto
Ovetto: fino a quanti mesi serve?

Per essere certi di acquistare un ovetto neonato omologato è fondamentale che su questo dispositivo sia riportato il codice ECE R44-03.R44-03. Questo indicherà la corretta omologazione dell’ovetto neonato. Inoltre, per utilizzalo anche in caso di viaggi all’estero, è fondamentale che sia presente l’ulteriore codice UN, che identifica l’ovetto neonato come universale.  

A partire dal 7 Novembre 2019 è obbligatorio l’utilizzo di un dispositivo che segnali la presenza in automobile del bambino per tutti i conducenti con passeggeri di età inferiore ai 4 anni. Questo dovrà essere in grado di attivarsi automaticamente senza che sia azionato dal conducente e deve dare un segnale di conferma al momento dell’avvenuta attivazioneIn caso di violazione e non adozione è prevista una multa da 81 a 326 euro, come succede nel caso di mancato utilizzo delle cinture di sicurezza. 

L’obbligo di utilizzo del seggiolino auto è previsto fino ai 12 anni o fino ai 150 cm di altezza. Andando nello specifico, fino ai 18 kg di peso del bambino si potranno usare i seggiolini, mentre oltre questo peso e fino ai 12 anni si potranno installare gli adattatori, dei piccoli sedili che permettono di sollevare il bambino e le cinture di sicurezza. 

Per agevolare l’installazione del seggiolino auto tutte le Case costruttrici dispongono sul divanetto posteriore il sistema ISOFIX. Per una corretta installazione sarà sufficiente appoggiare l’ovetto negli incastri dedicati ed  agganciarlo con un click. Solitamente un simbolo verde conferma il corretto inserimento del meccanismo. 

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Per fissare correttamente l’ovetto neonato in macchina si dovranno utilizzare le cinture di sicurezza posizionate nel divanetto posteriore. Una volta appoggiato l’ovetto sul sedile è possibile utilizzare una base da fermare con le cinture e su cui attaccare il seggiolino. Tuttavia  in commercio sono presenti anche modelli già pronti per l’uso che consentono di utilizzare l’ovetto in macchina senza base. 

In commercio sono presenti differenti tipologie di seggiolini auto suddivise in base alla categoria di omologazione. Fino a qualche hanno fa la suddivisione era determinata soltanto in funzione del peso dei bambini, mentre adesso, sulla scorta della nuova normativa, i seggiolini auto possono essere catalogati anche in funzione dell’altezza del bambino. Vediamo le varie categorie: 

Seggiolino Auto Gruppo 0 – Navicella
– È studiato per i bambini da 0 a 10 kg, più o meno fino a 9 mesi di età
– Deve essere installato obbligatoriamente anche sul sedile posteriore tramite un apposito kit di fissaggio

Seggiolino Auto Gruppo 0+ – Ovetto
– È studiato per bambini da 0 a 13 kg, fino a circa 15 mesi di età
– Va montato sul sedile posteriore in senso contrario alla marcia
– Prevede l’utilizzo di una Base Auto

Seggiolino Auto Gruppo 1 – Seggiolino
– È studiato per i bambini da 9 a 18 kg, fino a circa 5 anni di età
– Può essere fissato anche sul sedile anteriore, disattivando l’airbag

Seggiolino Auto Gruppo 2 – Seggiolino
– È studiato per i bambini da 15 a 25 kg, fino a circa 6 anni di età
– Sostiene il bambino nei punti corretti: sopra il bacino e sopra la spalla, senza correre rischi
– Può essere fissato sul sedile anteriore, disattivando l’airbag

Seggiolino Auto Gruppo 3 – Alzaposto
– È studiato per i bambini fino a 12 anni
– Serve per aumentare l’altezza del bambino e permettergli così di indossare la cintura di sicurezza
– Lo si può installare sul sedile anteriore, dopo aver disattivato l’airbag

L’installazione dell’ovetto neonato in macchina è più semplice di quanto si possa pensare. Sarà sufficiente far passare le cinture negli appositi punti di ancoraggio, davanti e dietro il seggiolino, e fare attenzione affinché queste rimangano ben tese. Per una corretta installazione è necessario ricordarsi come il seggiolino debba essere posizionato in senso contrario a quello di marcia. Se avete dubbi potete comunque controllare il manuale di istruzione fornito in dotazione con l’ovetto neonato. 

Per montare correttamente un ovetto neonato con sistema ISOFIX sarà sufficiente seguire questi passaggi:

  1. estrarre i connettori dalla base auto grazie all’apposita maniglia di regolazione e togliere i cappucci protettivi;
  2. posizionare la base Isofix con i connettori rivolti verso il sedile e spingere per farli agganciare sui supporti auto;
  3. estrarre e sistemare il piede d’appoggio in modo stabile;
  4. fissata la base, prendere la cintura di sicurezza e come per un qualsiasi ovetto, farla passare negli appositi spazi frontali e agganciarla al sedile;
  5. attaccare l’ovetto alla base e spingere finché una luce verde non ne conferma l’avvenuto aggancio;
  6. far passare la restante parte della cintura attorno all’ovetto fissandola nell’apposita guida e far ruotare il maniglione del seggiolino fino a farlo scattare. 

Oltre alla corretta installazione del seggiolino, è importante anche la posizione giusta del neonato all’interno dell’ovetto auto. Questo dovrà sempre essere poggiato sul sedile posteriore, possibilmente dietro al guidatore, ma va bene anche la posizione centrale, e la direzione deve essere quella opposta al senso di marcia perché in caso di urto si limita notevolmente il movimento della testa in avanti. 

A differenza del seggiolino auto, che può essere utilizzato fino al compimento dei 12 anni, l’ovetto neonato è omologato per essere utilizzato dalla nascita fino ai 15 mesi di età e per un peso che si aggira fino ai 13 kg. 

Cose da sapere

Come riconoscere un ovetto neonato omologato?

Per essere certi di acquistare un ovetto neonato omologato è fondamentale che su questo dispositivo sia riportato il codice ECE R44-03.R44-03. Questo indicherà la corretta omologazione dell’ovetto neonato. Inoltre, per utilizzalo anche in caso di viaggi all’estero, è fondamentale che sia presente l’ulteriore codice UN, che identifica l’ovetto neonato come universale.  

Qual è la normativa sui seggiolino anti abbandono?

A partire dal 7 Novembre 2019 è obbligatorio l’utilizzo di un dispositivo che segnali la presenza in automobile del bambino per tutti i conducenti con passeggeri di età inferiore ai 4 anni. Questo dovrà essere in grado di attivarsi automaticamente senza che sia azionato dal conducente e deve dare un segnale di conferma al momento dell’avvenuta attivazione

Cos’è il sistema ISOFIX?

Per agevolare l’installazione del seggiolino auto tutte le Case costruttrici dispongono sul divanetto posteriore il sistema ISOFIX. Per una corretta installazione sarà sufficiente appoggiare l’ovetto negli incastri dedicati ed  agganciarlo con un click. Solitamente un simbolo verde conferma il corretto inserimento del meccanismo. 

Come mettere l’ovetto in macchina?

Sarà sufficiente far passare le cinture negli appositi punti di ancoraggio, davanti e dietro il seggiolino, e fare attenzione affinché queste rimangano ben tese. Per una corretta installazione è necessario ricordarsi come il seggiolino debba essere posizionato in senso contrario a quello di marcia. Se avete dubbi potete comunque controllare il manuale di istruzione fornito in dotazione con l’ovetto neonato. 

Tutto quello che c’è da sapere sul cruise control

Tutto quello che c'è da sapere sul cruise control 3

L’evoluzione tecnologica ha fatto passi da gigante in campo automobilistico e tra gli accessori in grado di rendere più confortevole la vita a bordo c’è senza dubbio il cruise control. Scopriamo cos’è e come funziona.  

INDICE
 Cos’è il cruise control?
 Come funziona?
 Cruise control adattivo e cruise control non adattivo: le differenze/a>
 Cruise control con funzione freno: è sicuro?
 Autostrada e cruise control
 Cruise control in città
 Cruise control e guida autonoma
 Si può aggiungere il cruise control al cambio automatico?

Con la definizione cruise control si intende un dispositivo elettronico tramite il quale è possibile impostare una velocità di marcia predefinita. Il cruise control si rivela molto comodo nei lunghi viaggi autostradali perché impostando la velocità prevista dal Codice della Strada si potrà far riposare il piede destro senza bisogno di tenerlo costantemente sul pedale dell’acceleratore dato che sarà la centralina dell’auto a svolgere questo compito.

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Il funzionamento del cruise control è piuttosto semplice da capire. Sul volante di una vettura dotata di questo dispositivo, o su una leva posizionata nel piantone dello sterzo, sono presenti i tasti tramite i quali impostare il cruise control. Per attivare il dispositivo si dovrà premere il tasto “SET” e successivamente premere i pulsanti “+” e “-“ fino a visualizzare sul computer di bordo la velocità desiderata. Se si vorrà riprendere il controllo dell’acceleratore sarà sufficiente premere il pedale del freno, mentre se si vorrà effettuare un sorpasso si potrà premere sul pedale del gas ed una volta compiuta la manovra il cruise control tornerà a funzionare autonomamente. 

Quello di cui abbiamo parlato sino ad ora è il cruise control “standard”, ma in commercio è presente anche il cruise control adattivo. Con questa definizione si indica un dispositivo che oltre a consentire di impostare la velocità di marcia che si preferisce tenere, dà la possibilità di stabilire anche la distanza da mantenere dal veicolo che precede. Il cruise control adattivo, quindi, modera l’accelerazione in base alla distanza del veicolo che si ha di fronte grazie alla presenza di un radar frontale che rileva l’effettiva distanza tra i due veicoli.  

Il cruise control adattivo prevede anche la funzione del freno, ossia la vettura riduce la velocità in caso di ostacoli incontrati sulla traiettoria di marcia. Certo, trovarsi le prime volte alla guida di una vettura che svolge questa funzione in autonomia può lasciare spiazzati, ma grazie ai progressi compiuti dalla tecnologia negli ultimi anni si può affermare come il cruise control sia sicuro ed in ogni caso è consentito al conducente di riprendere il controllo semplicemente premendo il pedale del freno o della frizione.  

Come anticipato brevemente in precedenza, l’utilità del cruise control si apprezza soprattutto in autostrada. Chi è costretto a percorrere quotidianamente distanze importanti sa come l’affaticamento del piede destro costantemente sul gas sia un problema di non poco conto. Grazie al cruise control si potrà invece riposare l’arto lasciando che sia la vettura a mantenere la velocità di crociera costante senza alcun intervento da parte del guidatore.  

Se è vero che il cruise control si fa apprezzare soprattutto in autostrada, è altrettanto vero che i dispositivi più recenti offrono un gran comfort anche in città. Questi, infatti, possono essere dotati anche dellafunzione di marcia in colonnache consente di arrestare completamente il veicolo quando si è in coda e di ripartire automaticamente non appena il veicolo che precede riprende ad avanzare. 

Se si parla di cruise control viene subito in mente anche la guida autonoma. Attualmente le vetture dotate di questo dispositivo, insieme ad altri ADAS, vengono classificate come auto con un Livello 2 di guida autonoma. Se si pensa alla guida autonoma vera e propria, però, il percorso da compiere è ancora lungo. Alcuni costruttori, come Tesla, sono già avanti nella sperimentazione di questo dispositivo, ma le complicazioni legate alla regolamentazione nei diversi Paesi rischiano di far slittare l’entrata in produzione delle vetture dotate di guida autonoma. 

Se si vuole godere appieno del cruise control la cosa migliore è abbinare questo dispositivo ad una vettura dotata di cambio automatico. Tuttavia è possibile anche installare questo componente anche aftermarket. Per verificare che l’installazione sia fattibile, ed economicamente conveniente, la macchina deve essere dotata di cambio automatico, di acceleratore elettronico e predisposta per l’installazione del cruise control. Nei veicoli più vecchi non conviene effettuare questa modifica perché comporterebbe una spesa elevata, mentre sulle vetture moderne si potrà scegliere tra un cruise control messo in vendita dalla Casa costruttrice o un modello universale. 

Cose da sapere

Cos’è il cruise control?

Il cruise control è un dispositivo elettronico tramite il quale è possibile impostare una velocità di marcia predefinita. Il cruise control si rivela molto comodo nei lunghi viaggi autostradali perché impostando la velocità prevista dal Codice della Strada si potrà far riposare il piede destro.

Come si utilizza il cruise control?

Sul volante di una vettura dotata di questo dispositivo, o su una leva posizionata nel piantone dello sterzo, sono presenti i tasti tramite i quali impostare il cruise control. Per attivarlo si dovrà premere il tasto “SET” e poi i pulsanti “+” e “-“ fino a visualizzare sul computer di bordo la velocità desiderata. Se si vorrà riprendere il controllo dell’acceleratore sarà sufficiente premere il pedale del freno.

Quali sono i vantaggi del cruise control?

L’utilità del cruise control si apprezza soprattutto in autostrada. Chi è costretto a percorrere quotidianamente distanze importanti sa come l’affaticamento del piede destro costantemente sul gas sia un problema di non poco conto. Grazie al cruise control si potrà invece riposare l’arto lasciando che sia la vettura a mantenere la velocità di crociera costante senza alcun intervento da parte del guidatore.  

Cos’è il cruise control adattativo?

Il cruise control adattivo è un dispositivo che oltre a consentire di impostare la velocità di marcia, dà la possibilità di stabilire anche la distanza da mantenere dal veicolo che precede. Il cruise control adattivo, quindi, modera l’accelerazione in base alla distanza del veicolo che si ha di fronte grazie alla presenza di un radar frontale che rileva l’effettiva distanza tra i due veicoli.  

Che differenza c’è tra cruise control e guida autonoma?

Attualmente le vetture dotate di cruise control, insieme ad altri ADAS, vengono classificate come auto con un Livello 2 di guida autonoma. Se si pensa alla guida autonoma vera e propria, però, il percorso da compiere è ancora lungo, perché le complicazioni legate alla regolamentazione nei diversi Paesi rischiano di far slittare l’entrata in produzione delle vetture dotate di guida autonoma. 

Mercato auto 2021: i dati di Ottobre

Mercedes punta su un futuro a zero emissioni. Ecco tutti i modelli in arrivo 3

Prosegue anche con ottobre il trend discendente visto nei 3 mesi precedenti, con una forte contrazione delle vendite dovuta sia alla crisi dei microchip, che ha determinato una mancanza di auto nuove da immatricolare,  sia all’intermittenza degli incentivi.

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INDICE
Mercato auto nuove
Mercato auto usate
Rapporto Usato/Nuovo
Approfondimento auto nuove
Immatricolazioni per alimentazione
Passaggi di proprietà

Nel mese di ottobre si registra un -35,7% rispetto al 2020 e un -35,8% rispetto al 2019, contrazione mai vista nel corso del 2021 e che va ad influenzare anche il mercato dell’usato.

Mercato auto 2021: i dati di Ottobre

Complessivamente nei primi nove mesi 2021 si sono registrate circa 1.265mila immatricolazioni auto nuove che, se confrontate con lo stesso periodo del 2019 (1.625mila vendite), vedono un calo delle vendite cumulato per l’anno in corso di circa 360mila vetture, pari al -22,2% circa.
Rispetto all’anno 2020 invece si registra un incremento del 12,7%.

La crisi del nuovo si riflette inevitabilmente anche nella vendita di auto usate, che evidenzia una flessione delle vendite rispetto ai livelli pre-Covid del 24,9% (il mese scorso era pari a -11,3%) e, come per il mese precedente, si registra
una contrazione anche rispetto al 2020.

Mercato auto 2021: i dati di Ottobre 1

Complessivamente nei primi dieci mesi del 2021 sono stati effettuati circa 2.887mila passaggi di proprietà che, se confrontati con lo stesso periodo del 2019 (3.529mila passaggi) registrano un calo delle vendite del 18,2% circa.

Interessante osservare la quota di mercato detenuta rispettivamente dall’immatricolato nuovo e dall’usato nel corso del 2020 e 2021, ma soprattutto il rapporto tra passaggi di proprietà e immatricolazioni vetture nuove, che nel 2020 si era assestato a 2,19, a conferma del fatto che l’anno scorso i due mercati hanno subito la stessa contrazione (circa -30%).

Mercato auto 2021: i dati di Ottobre 2

È evidente come negli ultimi quattro mesi, ovvero da quando è iniziata la crisi dei microchip, questo rapporto abbia subito un cambio radicale, ovviamente in drastico aumento rispetto allo storico.

Questo valore si assesta in ottobre ad un valore pari a 2,95: per ogni vendita di auto nuove corrisponde mediamente la vendita di poco meno di 3 auto usate.

Complessivamente nei primi 9 mesi del 2021 questo rapporto si assesta invece a 2,28.

Mercato auto 2021: i dati di Ottobre 3Alcune considerazioni riguardo il grafico sopra:

  • Dacia dopo un settembre in netta crescita registra una contrazione in ottobre, calando di due posizioni rispetto a settembre;
  • Come il mese scorso i principali brand (Fiat e VW) risultano fortemente in sofferenza (calo vendite superiore al 30% per Fiat e pari al 40% per VW);
  • Il brand più in sofferenza risulta essere Ford, che registra un -56%;
  • Forte sofferenza anche per i marchi Toyota, Renault, Peugeot e BMW;
  • Kia si conferma nel ranking per il terzo mese di seguito, seppur anch’esso in leggera sofferenza rispetto allo stesso mese del 2020 (-6%);
  • Audi continua come il mese scorso a restare fuori della Top10, soppiantata da Hyundai che risulta essere l’unico brand con un trend positivo (+7,2%);
  • Continuano a restare fuori dalla classifica (per il quarto mese di seguito) Citroen e Opel.

Mercato auto 2021: i dati di Ottobre 4

Guardando la Top10 cumulata dei primi 10 mesi si evidenzia come anche i brand che fino a due mesi fa mostravano trend positivi rispetto al 2019 (Toyota e Audi) purtroppo ora mostrino anch’essi un trend negativo.

Mercato auto 2021: i dati di Ottobre 5

Guardando la performance dei Top10 rispetto al mese scorso, possiamo notare una performance positiva per Fiat, Toyota, Peugeot, Hyundai e BMW, mentre hanno avuto un calo Volswagen, Renault, Dacia, Ford e Kia.

A ottobre la corsa delle ibride è diventata ancora più chiara: il 40,31% delle nuove immatricolazioni appartengono alla categoria delle Passenger Cars, peccato che le reali ibride rappresentino solo il 13,5% suddivise in 5,13% le plug-in e 8,37% le full hybrid.

Stando ai volumi delle immatricolazioni, la crisi colpisce anche l’ambito delle ibride a causa della carenza di prodotto (-4,32% rispetto ad ottobre 2020), le plug-in hybrid invece sono cresciute +41,56%.

Diversa la situazione delle auto a «corrente»: +145,78% nel decimo mese di quest’anno. A ottobre sono state targate 7.108 auto elettriche, portando il saldo da gennaio a ottobre a oltre 54.000 unità.

La flessione della benzina e delle diesel è ormai inarrestabile (se non si prendono in considerazione le mild-hybrid): per le prime il calo di ottobre è stato del 47,18%, per le seconde del 63,27%. Superiore alla perdita del mercato nel suo complesso è stata la flessione delle auto alimentate a metano: -44,23%; mentre per le gpl il calo è quasi allineato alla media del mercato: -31,5%.

Nel cumulato annuo, la market share di benzina+diesel è sempre superiore alla metà delle immatricolazioni: 53,26% di quota, anche se previsioni indicano che entro la fine dell’anno la situazione si ribalterà a favore delle altre alimentazioni. Le ibride sono al 33,21% di quota sul totale, le elettriche al 4,27%, le auto a gas al 9,27%.

Mercato auto 2021: i dati di Ottobre 6

Confrontando i dati sui passaggi di proprietà di ottobre 2021 con quelli dello stesso mese del 2020, notiamo come ci sia stato un calo generalizzato di tutti i brand, a dimostrazione della sofferenza del mercato dell’usato nel mese appena trascorso.

Mercato auto 2021: i dati di Ottobre 7

Appare praticamente immutata, invece, la quota di mercato detenuta dai principali brand, tranne che per Fiat che registra un +0,2% a discapito della quota Ford.

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Spia freno a mano accesa: ecco cosa vuol dire e cosa fare

Spia freno a mano accesa

Le spie presenti sul cruscotto della propria vettura sono numerose ed è sempre bene conoscere il significato di tutte per sapere quando possono essere segnalati eventuali  malfunzionamenti. La spia freno a mano accesa indica proprio questo problema. Vediamo cosa fare in questo caso. 

INDICE
Freno a mano: cos’è e come funziona
Spia freno a mano accesa
Spia ABS e freno a mano accese
Spia freno a mano inserito
Freno a mano bloccato: cosa fare

Con  il termine freno a mano si indica il dispositivo che consente di bloccare l’auto durante le soste sui tratti in pendenza, o da utilizzare in caso di partenze in salita per evitare che la vettura arretri. Viene chiamato freno a mano proprio perché, nella maggior parte dei casi, può essere attivato tirando una leva. Il suo funzionamento è semplice. La leva del freno a mano è collegata a dei cavi di acciaio e tirandola questi si mettono in tensione ed agiscono meccanicamente sui freni posteriori dell’auto. Maggiore è la forza sulla leva, maggiore sarà l’azione del freno. Per sganciare il freno a mano sarà sufficiente premere il pulsante posto all’estremità della leva. 

Quando si accende il motore della propria vettura saranno numerose le spie di segnalazione che si accenderanno sul quadro strumenti. Quella del freno a mano, di colore rosso, resterà accesa fino a quando non si provvederà a sbloccare il freno così da evitare che si possa inavvertitamente provare a partire con il freno a mano inserito. 

Se però, nonostante lo sblocco, la spia del freno a mano resta accesa allora è il caso di portare la macchina presso un’officina specializzata perché questa può indicare un problema all’impianto frenante da non sottovalutare assolutamente.  

In alcuni casi la spia freno a mano accesa può essere dovuta a futili motivi come un falso contatto o al galleggiante presente nella vaschetta del liquido che non lavora correttamente. In quest’ultimo caso (relativo soprattutto alle auto con parecchi anni sulle spalle) si può provare a staccare uno dei due fili che vanno al tappo della vaschetta del liquido freni e verificare se la spia del freno a mano rimanga accesa o meno. Nel secondo caso sarà sufficiente sostituire il galleggiante.

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Oltre alla spia del freno a mano è possibile che si accenda anche la spia dell’ABS. Questa, di colore arancione, indica il corretto funzionamento del sistema antibloccaggio, ma nel caso in cui resti accesa, così come visto in precedenza, potrebbe indicare un problema all’impianto ABS. 

Anche in questo caso è opportuno recarsi immediatamente presso una officina specializzata per far analizzare il problema e tornare in breve tempo al volante di una vettura al massimo della sicurezza. In alcuni casi è possibile che oltre alla spia dell’ABS ci sia anche la spia freno a mano accesa. In questa ipotesi non si dovrebbe riscontrare un guasto al sistema di antibloccaggio, ma spesso viene indicato un inceppamento dello stesso freno a mano. 

La spia del freno a mano inserito è utile per avvisare il guidatore di sbloccare il dispositivo prima di mettersi in marcia. Questa è di colore rosso ed il suo disegno è rappresentato da un cerchio racchiuso tra due parentesi ed un punto esclamativo all’interno dello stesso. 

Può accadere che il freno a mano rimanga bloccato per diverse cause. Se ad esempio si è messa troppa forza nello spostare la leva sarà necessario tirare e nello stesso tempo tenere premuto il pulsante posto alla sommità della stessa. Qualora questo non dovesse essere sufficiente si dovrà provare a spingere nuovamente all’indietro il grilletto che si trova a circa 10 cm dall’inizio dell’impugnatura. Se, invece, il freno a mano è rimasto bloccato per il gelo si potrà provare a sbloccarlo mettendo in moto la vettura e facendo riscaldare le componenti, oppure utilizzando un phon e cercando in prima persona di sciogliere il ghiaccio dalle componenti bloccate.  

Cose da sapere

Cos’è e come funziona il freno a mano?

Il freno a mano è il dispositivo che consente di bloccare l’auto durante le soste  sui tratti in pendenza, o da utilizzare in caso di partenze in salita per evitare che la vettura arretri. La leva del freno a mano è collegata a dei cavi di acciaio e tirandola questi si mettono in tensione ed agiscono meccanicamente sui freni posteriori dell’auto. Per sganciare il freno a mano sarà sufficiente premere il pulsante posto all’estremità della leva. 

Cosa indica la spia del freno a mano?

La spia del freno a mano, di colore rosso, si accende all’avvio dell’auto e resta accesa fino a quando non si provvederà a sbloccare il freno.  Se però, nonostante lo sblocco, la spia resta accesa allora è il caso di portare la macchina presso un’officina specializzata perché questa può indicare un problema all’impianto frenante da non sottovalutare assolutamente.  

Cosa fare se la spia del freno a mano rimane accesa?

In alcuni casi la spia freno a mano accesa può essere dovuta a futili motivi come un falso contatto o al galleggiante presente nella vaschetta del liquido che non lavora correttamente. In quest’ultimo caso si può provare a staccare uno dei due fili che vanno al tappo della vaschetta del liquido freni e verificare se la spia del freno a mano rimanga accesa o meno. Nel secondo caso sarà sufficiente sostituire il galleggiante.

Cosa fare se si accende la spia dell’ABS?

La spia dell’ABS, di colore arancione, indica il corretto funzionamento del sistema antibloccaggio, ma nel caso in cui resti accesa, potrebbe indicare un problema all’impianto ABS. In questo caso è opportuno recarsi immediatamente presso una officina specializzata per far analizzare il problema.