Euro 7: nuova data per la decisione definitiva

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Slitta al 20 luglio la decisione sulle regole degli standard Euro 7, inizialmente attesa per la fine del 2021 e già rinviata al 5 aprile. La Commissione Europea ha comunicato la nuova data nella quale saranno resi noti i parametri sulle emissioni che dovranno prendere il posto dell’attuale Euro 6. I continui rinvii creano problemi ai produttori di auto: lo standard Euro 7 dovrebbe entrare in vigore nel 2025, lasciando alle case automobilistiche meno di due anni e mezzo per uniformarsi.

La Commissione Europea ha provato a giustificare l’ennesimo ritardo con il fatto che, per la prima volta nella storia, sta regolamentando contemporaneamente autovetture, furgoni e camion.

Grandi investimenti

Per sviluppare nuovi motori ci vogliono soldi e tempo e se si accorcia il calendario, ai costruttori non resta che smettere di investire sui propulsori a combustione per dedicarsi esclusivamente all’elettrico. Soluzione molto probabile considerato lo stop ai motori endotermici a partire dal 2035 in Europa, anche se il ministro della transizione ecologica Cingolani si è affrettato a puntualizzare che questa data è solamente indicativa.

La Vda (associazione tedesca dell’industria automobilistica) ha lanciato il grido d’allarme: stando alle prime bozze degli standard Euro 7, i motori a combustione non sarebbero più ammessi. I regolamenti rigidi sulle emissioni sono stati ammorbiditi nella bozza dell’aprile 2021, ma l’apertura ancora non è sufficiente.

Nissan ha deciso di giocare d’anticipo e ha annunciato lo stop allo sviluppo dei motori termici mentre BMW è orientata a seguire il colosso giapponese a partire dal 2030. Questa scelta si aggiunge all’abbandono delle citycar (il segmento A) adottato da tanti costruttori a seguito dell’entrata in vigore degli standard Euro 6: le auto più piccole del mercato non sono più remunerative dati gli alti costi di sviluppo dei nuovi motori.

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Il commento delle associazioni

“Siamo veramente dispiaciuti per questo importante ritardo” ha commentato la Agves (Advisory Group on Vehicle Emission Standards) in una lettera aperta al commissario europeo per il mercato libero Thierry Breton. “È molto preoccupante per la nostra industria europea di controllo delle emissioni perché implicherà ulteriori ritardi nel processo di adozione dell’Euro 7, compresa la sua possibile data di attuazione”.

Con motivazioni diverse anche l’associazione ecologista Transport & Environment si aggiunge alle critiche sullo slittamento. “Dato che il lavoro preparatorio è completo, T&E non vede alcuna giustificazione per un tale ritardo al di là della pressione dell’industria automobilistica” si legge su Automotive News. Inoltre l’associazione ha chiesto il mantenimento della data del 5 aprile perché “aumenterà le possibilità che le nuove regole Euro 7 entrino in vigore entro il 2025, assicurando così che si applichino ad almeno un decennio di motori a combustione interna e ad almeno un ciclo di produzione del veicolo, riducendo in questo modo l’onere della nuova regolamentazione per le case automobilistiche”.

Honda e: dimensioni, prezzi e caratteristiche

Honda e

La rivoluzione elettrica è ormai una vera e propria realtà e tutte le Case hanno almeno un modello a zero emissioni nei propri listini. La Honda e, però, si differenzia dalla concorrenza per un look decisamente vintage in grado di attrarre anche chi è ancora scettico nei confronti di questa motorizzazione. L’auto è disponibile in due versioni che si distinguono per potenza ma e per dotazioni, comunque molto ricca fin dall’allestimento di accesso alla gamma.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Honda e:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 4
 Bagagliaio 171/861 litri
 Alimentazioni Elettrica
 Classe
 CV/kW  136/100
 Prezzo (da) 36.400 €

 

INDICE
 Dimensioni
 Esterni
 Interni
 Motori
 Consumi
 Allestimenti
Perché comprarla
 Prezzo

La Honda e si caratterizza per dimensioni contenute che la rendono la compagna di viaggio ideale nei trasferimenti cittadini. La lunghezza, infatti, sfiora quota 3,90 metri, mentre altezza e larghezza misurano rispettivamente 151 e 175 cm. La scarsa abitabilità interna, che infatti consente di trasportare solo 4 passeggeri, si riflette anche nel bagagliaio, che ha una capacità di soli 171 litri con il divanetto in posizione.

Dimensioni
Lunghezza 3.895 mm
Larghezza 1.752  mm
Altezza 1.512 mm
Passo 2.530 mm

Il look della Honda e non passa certo inosservato. I responsabili del centro stile della Casa giapponese hanno deciso di puntare tutto su un sapore vintage che richiama alla memoria le vetture iconiche degli anni ’80. Il frontale è dotato di fari Led tondi inseriti in una mascherina di colore scuro e il cofano si caratterizza per l’originale presa di corrente a scomparsa centrale.

La fiancata, invece, offre linee semplici ed essenziali con tanto spazio riservato ai finestrini a tutto vantaggio della luminosità dell’abitacolo. Qui spiccano anche i retrovisori laterali digitali al posto dei tradizionali specchietti, che aggiungono un tocco futuristico alla vettura. Infine, lo stesso gioco stilistico presente sul muso è ripreso anche sul retro, caratterizzato dai gruppi ottici posteriori inseriti in un inserto orizzontale più scuro.

Non meno impressionanti sono gli interni della Honda e. Anche in questo caso i designer del brand giapponese hanno deciso di puntare tutto su linee squadrate ed un po’ retrò, ma a queste sono state sapientemente aggiunti diversi elementi tecnologici. L’intera plancia, infatti, è un susseguirsi di display e touchscreen. Al centro troviamo i due schermi da 12,3″ per l’infotainment, affiancati dal display per la strumentazione digitale posto dietro al volante.

Agli estremi della plancia troviamo invece i due piccoli display per i retrovisori digitali, che proiettano all’interno le immagini degli esterni. Per il resto all’interno lo stile è piuttosto minimale, come dimostra anche il pedale unico per controllare accelerazione e frenata. Infine, a bordo troviamo anche moltissimi ADAS e sistemi di sicurezza, come il Cruise Control adattivo e il sistema di mantenimento della corsia.

Il listino della Honda e prevede due motorizzazioni elettriche, diverse per potenza. Si parte con il propulsore da 136 CV, ma questo può essere declinato nella versione da 154 CV per chi cerca maggiori prestazioni. In ogni caso, l’auto monta una batteria da 35,5 kWh ed eroga fino a 315 Nm di coppia: le prestazioni, quindi, non sono eccezionali e la velocità è autolimitata a 145 km/h.

Trattandosi di un’elettrica, ci concentriamo sull’autonomia più che sui consumi. Honda promette 222 km con una sola ricarica per il modello meno potente, che si riducono a 210 km nel caso della versione da 154 CV, calcolati su ciclo combinato WLTP. Certo non è un’autonomia sbalorditiva, ma è sufficiente per l’uso urbano a cui è destinata la Honda e.

La Honda e è proposta in due diversi allestimenti:

  • Base: la versione di accesso alla gamma, con motore da 136 CV e un ottimo equipaggiamento di serie.
  • Advance: allestimento top di gamma, con 154 CV e il meglio della dotazione Honda.

Base: in questa versione troviamo di serie Cerchi in lega da 16″, Honda Connect con due schermi 12,3”, Connettività mediante My Honda+, Sensori di parcheggio posteriori e retrocamera, Clima automatico, Fari antinebbia a LED, Timer spegnimento fari (luci di parcheggio), Fari a LED, Abbaglianti automatici, Luci posteriori a LED, Cruise Control Adattivo, Sistema di avviso pressione pneumatici, Ripartitore elettronico di frenata, Segnale di frenata di emergenza, Avviso collisione frontale, Avviso di abbandono della corsia, Sistema di mantenimento della corsia, Mantenimento distanza a bassa velocità, Sistema di mitigazione abbandono della carreggiata, Riconoscimento segnaletica stradale, Controllo stabilità del veicolo, ABS (Sistema frenante antibloccaggio), Frenata assistita, Sistema di frenata a riduzione d’impatto (CMBS), Immobiliser, Luci diurne a LED, Sedili anteriori riscaldati, Sistema di retrovisori laterali digitali,  Vetri posteriori oscurati, Maniglie porte a scomparsa, Tetto panoramico, Honda SENSING, Porta di ricarica con Presa 230 volt, Smart Key, Sistema di controllo a pedale unico, Volante in pelle.

Advance: aggiunge di serie Honda Parking Pilot, Audio premium con 8 altoparlanti, Sistema sghiacciante parabrezza, Volante riscaldabile, Motore da 154 CV.

  • Elettrica: la motorizzazione elettrica permette di risparmiare sul carburante e muoversi liberamente in città.
  • Dotazione: un equipaggiamento molto ricco, di serie per tutte le versioni.
  • Honda Connect: i due schermi da 12,3″ regalano all’auto un aspetto futuristico e uno dei migliori sistemi di infotainment.

Di seguito ecco il listino prezzi della Honda e aggiornato al 2022:

Honda e Prezzo
Honda e 36.400 €
Honda e Advance 39.400 €

 

Suzuki Vitara: prezzo, dimensioni e prova su strada

Suzuki Vitara: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

La Suzuki Vitara è uno dei Suv più longevi sul mercato. Il suo debutto porta la data del 1988 e ora adotta un nuovo propulsore ibrido. Al 1.4 BoosterJet con ibrido a 48V si affianca infatti il nuovo motore da 1,5 litri con sistema ibrido a 140V. Si tratta di un full-hybrid, che va così a completare l’offerta elettrificata del costruttore di Hamamatsu.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Suzuki Vitara:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 375/1.120 litri
 Alimentazioni Benzina
 Classe Euro 6D – Temp
 Cv/kW (da) 129/95
 Prezzo (da) 24.400 €

 

INDICE
Novità 2022
 Dimensioni
 Interni
 Esterni
 Motori
 Consumi
Prova su strada
 Allestimenti
Perché comprarla
 Prezzi

La Casa giapponese fa debuttare un powertrain ibrido completamente nuovo su Vitara: nuovo il motore termico, un quattro cilindri benzina aspirato da 1.5 litri, nuova la parte ibrida con batteria da 140V e motogeneratore da 24,6 kW e nuovo il cambio robotizzato AGS. Obiettivo del sistema propulsivo è mantenere un livello di elettrificazione elevato e migliorare l’esperienza di guida. Il nuovo powertrain full-hybrid è in grado di integrarsi al meglio col sistema di trazione 4WD AllGrip, da anni fiore all’occhiello di Suzuki.

La Suzuki Vitara presenta un corpo vettura di dimensioni compatte. La lunghezza di 4 metri e 18 centimetri garantisce una buona abitabilità interna a cinque passeggeri, mentre la larghezza di 178 centimetri consente una guidabilità ideale anche in città. Non male la capienza del bagagliaio, pari a 375 litri. Attenzione però, in abbinamento al motore full-hybrid la capienza del bagagliaio scende leggermente per via della presenza della batteria di maggiori dimensioni, fermando la capacità a 302 litri.

Dimensioni
Lunghezza 4.170 mm
Larghezza 1.780 mm
Altezza 1.600 mm
Passo 2.500 mm

suzuki vitara usate
suzuki vitara usate

L’abitacolo della Suzuki Vitara è semplice e può essere personalizzato con elementi che richiamano i colori esterni. Nella plancia spicca al centro l’orologio analogico, posto al di sopra del display touch da 7” dal quale è possibile tenere sotto controllo tutte le funzioni del sistema multimediale e del navigatorie.

I sedili, disegnati con motivi geometrici, sono in materiali di qualità. Buono anche lo spazio a bordo: anche chi siede dietro viene accolto da un abitacolo luminoso e con centimetri in abbondanza tanto per la testa quanto per le gambe. Diversi i sistemi di aiuto alla guida disponibili:  dalla frenata automatica di emergenza al sistema di mantenimento della corsia oltre che al monitoraggio dei “colpi di sonno” con il sistema definito “Restasveglio”.

Il look della Suzuki Vitara si caratterizza per la presenza di linee semplici e tagli netti che donano al Suv giapponese un’immagine fresca e moderna. Il frontale è dominato dai gruppi ottici affilati che abbracciano la mascherina cromata, dove al centro, spicca il logo Suzuki, mentre alle estremità del paraurti trovano posto le luci diurne a a Led.

Pulita la vista laterale, sulla quale una profonda nervatura crea una generosa bombatura in prossimità delle ruote posteriori, donando all’insieme un look molto dinamico. Inconfondibilmente giapponese è invece il posteriore, dove a dominare la scena sono i grandi gruppi ottici, mentre nella parte bassa trova posto un piccolo estrattore che incorpora la luce di retromarcia.

suzuki vitara usate
suzuki vitara usate

Due i motori disponibili per la nuova Vitara, entrambi elettrificati. Si parte con il mild-hybrid, il 1.4 Boosterjet da 129 CV, con rete di bordo a 48 V e un motore elettrico che svolge le funzioni di alternatore e motorino di avviamento. La trasmissione può essere a scelta manuale o con convertitore di coppia.

Accanto a questa unità arriva ora il nuovo propulsore full-hybrid, in grado di assicurare un più alto livello di elettrificazione.  La parte termica è costituita da un quattro cilindri aspirato da 1.5 litri a ciclo Atkinson, capace di sviluppare 102 CV. I due motori elettrici sono un motogeneratore MGU (Motor Generator Unit) che eroga fino a 24,6 kW e una coppia di 152,7 Nm, alimentato dalla batteria da 140V del tipo a litio-titanato e l’ISG (Integrated Starter Generator), che ha funzione di motorino d’avviamento.  Il lavoro congiunto della parte elettrica e di quella endotermica assicura una potenza massima di sistema di 115 CV. L’MGU è in grado di lavorare insieme al propulsore 1.5 per assicurare il massimo delle prestazioni, sia da solo, muovendo la vettura per qualche chilometro in modalità completamente elettrica. Suzuki introduce su questa versione di Vitara un nuovo cambio robotizzato a sei marce AGS (Automatic Gear Shift) ottimizzato per il sistema ibrido: per renderne il funzionamento più lineare durante la cambiata interviene il motogeneratore MGU per limitare la perdita di potenza che si ha nel passaggio tra una marcia e l’altra.

Nonostante la mole della vettura, i consumi dichiarati per la Suzuki Vitara sono decisamente interessanti. Nella versione  a due ruoti motrici vengono dichiarati  consumi in ciclo combinato pari a 21,7 Km/litro mentre per la versione 4WD i consumi sono di 20,4 Km/litro. Il sofisticato sistema ibrido della variante Full-hybrid, invece, assicura medie di 5,3 litri ogni 100 chilometri per la versione a due ruote motrici e 5,8 litri per quella a quattro ruote motrici ed emissioni di 121 e 132 grammi di CO2 a chilometro rispettivamente.

Vitara col nuovo sistema full-hybrid conquista per la fluidità di marcia: il sofisticato sistema con tre motori rende la guida piacevole e priva di bruschi passaggi fra i due tipi di alimentazione, che si alternano in modo impercettibile. Il più delle volte, complice anche il buon livello di insonorizzazione, per capire quale motore sta funzionando in quel dato momento, occorre buttare un occhio sul quadro strumenti. La trazione solo elettrica è possibile per tratti fino a 4,5 chilometri e fino ad una velocità massima di 80 km/h.

Buono il lavoro del nuovo cambio robotizzato che mostra qualche ritardo solo quando si esagera con l’acceleratore. La vettura è confortevole, ben rifinita ed equipaggiata, solo a velocità autostradali si avverte qualche rumore di rotolamento di troppo provenire soprattutto dal retrotreno.  Nel corso del nostro primo contatto con la vettura abbiamo avuto modo di tenere sott’occhio i consumi, che lungo un percorso misto al volante della versione a trazione integrale, comprendendo anche qualche tratto di strada a scorrimento veloce, si è attestato intorno ai 6,2 l/100 km.

Sono due gli allestimenti presenti nel listino della Suzuki Vitara.

  • Cool: rappresenta l’allestimento base.
  • Top: aggiunge anche il tetto apribile.
  • Starview: unico allestimento disponibile in abbinamento al propulsore 1.5.

Cool: propone una ricca offerta di serie includendo nel prezzo di acquisto climatizzatore automatico, Schermo touch 7”, Bluetooth, cerchi in lega da 17”, fari full Led, ACC, Sistemi di aiuto alla guida.

Top: aggiunge i cerchi in lega 17” Bicolor e  i sensori di parcheggio anteriore posteriori mentre l’allestimento Starview include il tetto apribile in vetro.

Starview: aggiunge i fari full LED e i cerchi bicolore da 17 pollici.

  • Doti offroad: la Vitara è una vera e propria fuoristrada.
  • Dotazioni: buono il rapporto dotazioni-prezzo
  • Motore: l’unità ibrida permette di accedere ad interessanti sgravi fiscali.

Ecco i prezzi della Suzuki Vitara aggiornati a marzo 2022:

Suzuki Vitara Benzina Prezzo
1.4 Hybrid 2WD Cool 24.200 €
1.4 Hybrid 4WD Cool 26.400 €
1.5 Hybrid 2WD Starview 30.400 €
1.5 Hybrid 4WD Starview 32.900 €

suzuki vitara usate
suzuki vitara usate

 

Manutenzione pneumatici: i controlli da effettuare

Consigli utili per la manutezione degli pneumatici

Gli pneumatici sono una componente fondamentale di qualsiasi veicolo e giocano un ruolo decisivo nell’ambito della sicurezza stradale: infatti, le gomme rappresentano l’unico punto di contatto tra un veicolo e il suolo. Preservarne l’efficienza è quindi essenziale e qui potete trovare un piccolo approfondimento su come mantenere in buono stato i vostri pneumatici.

INDICE
 Rotazione pneumatici
 Equilibratura gomme
 Convergenza auto fai da te
 Pressione gomme
 Cambiare pneumatici da soli

Qualsiasi pneumatico si usura in maniera diversa a seconda della posizione in cui viene montato sul veicolo: davanti, dietro, a destra o a sinistra. Un’operazione molto importante è dunque lo scambio periodico delle gomme tra gli assi, operazione che rende uniforme il loro consumo e di conseguenza ne garantisce una migliore efficacia, a tutto vantaggio della sicurezza.

Per assicurarsi i massimi benefici, la rotazione dovrebbe essere effettuata ad intervalli regolari: normalmente la rotazione avviene ogni 10.000/15.000 km, ma può essere anche più frequente nel caso in cui il veicolo sia sottoposto a carichi pesanti.

Infine, bisogna ricordare che gli pneumatici anteriori hanno la tendenza a consumarsi molto più velocemente. Qualora si proceda alla loro sostituzione senza cambiare le gomme posteriori, è consigliato montare il nuovo set al retrotreno, spostando le posteriori all’avantreno. Così facendo la vettura risulterà più stabile.

L’equilibratura degli pneumatici, che consiste nel bilanciare in modo uniforme i pesi della gomma evitando zone più pesanti di altre, è un’operazione volta ad evitare fenomeni di usura precoce. Rendendo omogenei gli pneumatici, l’equilibratura elimina possibili vibrazioni e fornisce un’adeguata protezione a sospensioni, cuscinetti e sistema di sterzo. Normalmente questo intervento di manutenzione degli pneumatici viene eseguito nel momento in cui si decide di andare a sostituire uno pneumatico, e vede l’impiego di particolari contrappesi di bilanciatura.

Quando uno pneumatico non è bilanciato e presenta un’area più pesante rispetto alle altre, si consuma in modo irregolare, precoce e sollecitando maggiormente l’avantreno. Anche in questo caso, l’operazione dovrebbe essere effettuata ogni 10.000 km; tuttavia, nel caso di una vettura sportiva, è preferibile ricorrervi già al raggiungimento dei 5.000 chilometri.

Per convergenza degli pneumatici si intende la regolazione meccanica delle ruote al fine di allinearle. Questa operazione viene svolta per uniformare l’usura degli pneumatici, migliorare la tenuta di strada e rendere la guida confortevole e stabilizzare la direzionalità rettilinea.

Ci sono vari occasioni in cui può verificarsi un mancato allineamento: potrebbe essere la conseguenza di un contatto delle gomme con un marciapiede o con una buca piuttosto profonda. Non sempre lo spostamento di pochi millimetri della regolazione della convergenza produce rumori, vibrazioni o provoca un comportamento anomalo del veicolo. Tuttavia, il battistrada è destinato a consumarsi più rapidamente e in modo disomogeneo, inficiando anche la tenuta di strada e quindi la sicurezza.

Per verificare il corretto allineamento è sufficiente scegliere un rettilineo pianeggiante poco trafficato, e lasciare per pochi secondi il volante. Se la vettura tende a spostarsi verso i lati della carreggiata, meglio optare per l’intervento di un gommista.

Tra gli interventi di manutenzione degli pneumatici non può essere sottovalutata l’importanza del controllo della pressione, che si può facilmente misurare con il sensore pressione. Infatti, se le gomme di un veicolo sono gonfiate correttamente si riduce il rischio di perdita di controllo. Inoltre, viaggiare con degli pneumatici a bassa pressione ha come conseguenza un maggior consumo di carburante.

Pressione pneumatici: ecco come controllare la pressione delle gomme

Per la massima sicurezza, bisognerebbe sottoporre gli pneumatici della propria auto a un controllo periodico della pressione almeno una volta ogni 30 giorni, e in generale prima di partire per lunghi viaggi. In più, per garantire una misurazione corretta, è opportuno procedere al controllo a pneumatici freddi.

Ogni modello di auto richiede una pressione delle gomme specifica, a cui è possibile risalire leggendo il capitolo dedicato sul manuale d’uso e manutenzione del veicolo. L’indicazione può anche essere trovata sull’etichetta della portiera o all’interno dello sportellino del carburante. Se scoprite che la pressione delle gomme è troppo bassa, potete procedere a gonfiarle da soli servendovi di un compressore volumetrico oppure farlo gratuitamente presso la maggior parte delle stazioni di servizio.

Anche se di solito la sostituzione dei pneumatici viene affidata al proprio gommista di fiducia, il cambio delle gomme è un’operazione che è possibile svolgere anche da soli se si hanno a disposizione gli strumenti adatti: bastano un cric idraulico e la giusta chiave per i bulloni.

In ogni caso,  se si opta per cambiarsi autonomamente gli pneumatici è sempre utile rivolgersi ad uno specialista per le operazioni di allineamento ed equilibratura. Questo onde evitare di sbagliare e trovarsi con una vettura dalla manovrabilità compromessa e delle gomme dall’usura anomala, a scapito della sicurezza.

 

Gomme estive: quando montarle?

Quando montare gli pneumatici estivi?

Il cambio delle gomme a seconda delle stagioni è regolato da leggi specifiche, che indicano le date esatte in cui passare dagli pneumatici invernali a quelli estivi. Quest’anno la sostituzione è fissata per il 15 aprile: a partire da questa data si avranno 30 giorni di tempo, e quindi fino al 15 maggio 2022, per montare le gomme estive. Al netto delle esenzioni, scaduto questo termine chi continuerà a viaggiare con pneumatici invernali sarà passibile di multe e sanzioni.

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INDICE
Quando montare le gomme estive?
Cambio gomme estive: obbligo ed esenzioni
Come riconoscerli?
Sigla pneumatici estivi
Come conservarli?

Come accennato, è la legge a fissare le date per la sostituzione degli pneumatici. In particolare, quest’anno la finestra temporale per poter effettuare il cambio da gomme invernali a quelle estive va dal 15 aprile al 15 maggio 2022.

Secondo le statistiche, circa il 50% dei conducenti che si spostano sul territorio italiano non effettua il cambio nei tempi prestabiliti e rischia multe salate. Chi non monta gli pneumatici stagionali per tempo può incorrere in una sanzione compresa fra 422 e 1.695 euro, a cui si aggiunge la possibilità di ritiro della carta di circolazione, con conseguente obbligo di prova e visita presso la motorizzazione di pertinenza.

L’obbligo di sostituzione dei pneumatici invernali con quelli estivi non ricade però su tutti i tipi di gomme. Infatti, gli pneumatici invernali (cioè quelli che riportano la marcatura M+S) che posseggono un codice di velocità uguale o superiore a quello indicato sulla carta di circolazione della vettura sulla quale sono montati, possono non essere sostituiti ed essere utilizzati per tutto l’arco dell’anno.

Per questo motivo, in realtà l’obbligo di sostituzione si applica solo ai pneumatici invernali che abbiano un codice di velocità inferiore rispetto a quello previsto sul libretto di circolazione del veicolo su cui sono montati. Per visionare qual è il codice di velocità previsto sul libretto di circolazione della propria auto, basta osservare l’ultima lettera indicata a seguito delle misure degli pneumatici ammessi sul mezzo (più la lettera è in fondo all’alfabeto, più è alto il codice di velocità).

Distinguere gli pneumatici estivi da quelli invernali non è complicato se si sa a cosa guardare. A fare la differenza tra i due tipi di pneumatici è, infatti, il disegno presente sul battistrada, ovvero la parte del pneumatico a contatto con il suolo. Le gomme invernali possiedono un battistrada profondamente scanalato e disseminato di lamelle su tutta la superficie, necessarie per consentire allo pneumatico di avere una maggiore “presa” su strada in condizioni di neve e ghiaccio.

Gli pneumatici estivi, al contrario, sono ottimizzati per affrontare il caldo stagionale e ridurre le difficoltà durante gli acquazzoni improvvisi. Per farlo non hanno bisogno di alcuna lamella: ad essere necessarie sono invece le scanalature longitudinali e trasversali, le prime ottime per raccogliere l’acqua e le seconde per espellerla. Inoltre, ai bordi sono presenti smussature tassellate, per migliorare la manovrabilità e diminuire gli effetti dell’aquaplaning.

Oltre al disegno del battistrada, si possono anche guardare le marcature specifiche presenti sullo pneumatico, che indicano le sue capacità. Ad esempio, la sigla M+S, che sta per fango e neve (Mud&Snow), sarà utilizzata per lo più su pneumatici quattro stagioni o invernali.

Cambio gomme estive 2018: date, costi e normative 1

Guardare alle marcature delle gomme può essere utile a distinguere tra invernali ed estive, ma non esiste un vero e proprio simbolo distintivo specifico. Di solito si individuano le gomme estive quando è assente la sigla Mud & Snow (M+S), ovvero quella che identifica uno pneumatico come idoneo a circolare su fango e neve.

Avere più set di gomme per la propria vettura da usare in stagioni diverse impone anche di disporre di un luogo idoneo per conservarle quando si dismettono. Forse non tutti lo sanno, ma le condizioni dell’ambiente in cui vengono tenute le gomme quando sono inutilizzate possono influire parecchio sulla loro durata, che può essere allungata mettendo in pratica alcuni accorgimenti.

Per prima cosa, è sempre bene portare la pressione degli pneumatici inutilizzati a 0,5 bar in più rispetto a quanto indicato. Il luogo di stoccaggio deve essere poi protetto dai raggi solari ed in generale dai raggi UV, oltre ad essere fresco, asciutto e privo di umidità. Ovviamente gli pneumatici devono anche essere tenuti lontani da oli o solventi per non accelerarne l’usura.

Inoltre, nel momento in cui si smontano le gomme dalla vettura, è meglio contrassegnarle con la posizione in cui si trovano (posteriore/anteriore, destra/sinistra): questo faciliterà il montaggio al momento del bisogno. Una volta rimossi, si può optare per conservare gli pneumatici con i loro cerchi oppure senza di essi. Nel primo caso è possibile impilarli uno sull’altro, mentre nel secondo le gomme senza cerchi devono essere appese separatamente o poste l’una affianco all’altra.

Infine, prima del montaggio delle gomme è sempre consigliato un controllo: la verifica della presenza di anomalie, difetti o tagli può evitare di avere brutte sorprese una volta rimontati gli pneumatici.

Come conservare gli pneumatici? Tutto su porta pneumatici e stoccaggio

Come conservare gli pneumatici al cambio di stagione

Ad ogni cambio di stagione, gli automobilisti si chiedono come effettuare il cambio gomme per poter circolare senza incorrere in sanzioni. ma c’è un altro elemento sul quale riporre attenzione una volta effettuato il cambio gomme stagionale, ovvero come conservare le gomme invernali o estive, in attesa del momento di rimontarle. Ecco quindi qui di seguito la spiegazione passo a passo su come conservare adeguatamente le gomme, sia estive che invernali.

INDICE
Come conservare gli pneumatici: le accortezze
Porta gomme auto da box
Scaffali porta gomme auto
Sacchi per conservare pneumatici
Come appendere le gomme in garage
Come conservare pneumatici senza cerchio
Come rovinare le gomme auto: cosa NON fare
Pulizia gomme: ecco cosa fare

Prima di procedere allo smontaggio delle gomme un suggerimento da seguire è quello di gonfiare le stesse e indicare il posizionamento sulla vettura così da procedere all’inversione una volta che si dovranno montare nuovamente sull’auto. Così facendo si potrà godere di un consumo omogeneo del battistrada. Analogamente è sempre consigliato effettuare un lavaggio accurato degli pneumatici con acqua pressurizzata, così da eliminare sporco e residui chimici che possono intaccare il battistrada. Completata questa operazione è fondamentale procedere alla asciugatura delle gomme.

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Per evitare che gli pneumatici smontati rischino di deformarsi a contatto con il terreno, è sempre utile dotarsi di un porta gomme auto da box. In commercio sono presenti numerose tipologie in grado di soddisfare tutte le necessità. Quelli più comuni sono a mensola, e consentono di posizionare le gomme auto senza che queste tocchino terra, ma sono presenti anche sistemi a torre, che consentono di impilare gli pneumatici uno sopra l’altro senza che questi tocchino tra loro.

La tipologia di porta gomme auto casalingo è lo scaffale. Questo può essere sia a parete che a terra ed in commercio sono presenti soluzioni di diverse misure, così da accogliere differenti tipologie di gomme auto. Lo scaffale consentirà la conservazione degli pneumatici in tutta sicurezza, dato che la porzione di battistrada a contatto con la lamiera sarà minima e quindi non ci sarà il rischio di deformazione della gomma.

Per i più scrupolosi sono presenti in commercio anche appositi sacchi per conservare gli pneumatici la cui finalità è quella di ridurre l’evaporazione degli oli dalle mescole di gomma ed aumentare, di conseguenza, la durata degli pneumatici. Oltre a proteggere dall’azione dei raggi UV, i sacchi per conservare pneumatici sono dotati anche di comode maniglie che si rivelano utili per trasportare gli stessi nei porta gomme auto.

Se gli spazi a disposizione in garage non sono enormi è possibile conservare le gomme in sospensione. In questo caso sarà necessario appendere le gomme al soffitto o alla parete avendo cura di assicurare il gancio o il cavo ai raggi del cerchio senza che tocchi lo pneumatico per non deformarlo.

I suggerimenti che abbiamo fornito sino ad ora sono tutti relativi alla conservazione delle gomme installate sui cerchi, ma è possibile conservare gli pneumatici anche senza il cerchio ruota. In questo caso, però, una volta rimosse dai cerchioni le gomme non dovranno mai essere appese o impilate una sopra l’altra, pena la deformazione delle stesso, ma dovranno essere conservate in posizione verticale avendo cura di ruotarle almeno una volta al mese.

A parte l’eccessiva vecchiaia e un chilometraggio esagerato, un altro modo per causare il deterioramento degli pneumatici è mantenere l’auto ferma a lungo: rischiamo infatti di ritrovarle ovalizzate. Questa deformazione può diventare semi-permanente nel caso in cui lo stop dell’auto vada oltre il primo mese.  Ciò che accade viene definito nel gergo flat spottingil battistrada si appiattisce a causa del peso dell’auto nel punto in cui le gomme poggiano sulla strada.

Attenzione però se vogliamo rimediare gonfiando gli pneumatici a una pressione maggiore. Non dobbiamo comunque superare il limite massimo per non incorrere in scoppi o altri danni accidentali. Un altro errore frequente che rende i pneumatici ovalizzati, come detto, è quello di appenderli quando sono smontati, invece che conservarli a terra o impilati.

Ulteriori abitudini che danno luogo a pneumatici rovinati sono quelle che riguardano la negligenza nella manutenzione. Occorre infatti evitare di: gonfiare poco le gomme, controllando la pressione 1 volta al mese; invertire la posizione dall’anteriore al posteriore, cosa che invece ne aumenta la durata;  dimenticarsi di procedere all’equilibratura, per evitare anche l’usura delle sospensioni.

Come abbiamo anticipato in precedenza,prima di conservare le gomme è fondamentale procedere alla loro accurata pulizia. Basterà utilizzare acqua e sapone e dotarsi di un pennello per poter pulire anche gli intagli del battistrada, rimuovendo di conseguenza anche lo sporco ed i detriti più ostinati.

Una volta terminata la pulizia, è importantissimo asciugare con estrema attenzione le gomme auto prima di conservarle, così da evitare il formarsi di muffe. I più pignoli potranno cospargere gli pneumatici con talco industriale, in modo tale da migliorarne la conservazione.

Cose da sapere

Come pulire le gomme auto prima dello stoccaggio?

Prima di conservare le gomme è fondamentale procedere alla loro accurata pulizia. Basterà acqua e sapone e un pennello per pulire anche gli intagli del battistrada rimuovendo così anche lo sporco ed i detriti più ostinati. Una volta terminata la pulizia è importantissimo asciugare con estrema attenzione le gomme auto prima di conservarle così da evitare il formarsi di muffe.

Cosa fare prima di smontare le gomme per il cambio stagionale?

Prima di procedere allo smontaggio delle gomme un suggerimento da seguire è quello di gonfiare le stesse e indicare il posizionamento sulla vettura così da procedere all’inversione una volta che si dovranno montare nuovamente sull’auto. Così facendo si potrà godere di un consumo omogeneo del battistrada.

Come conservare le gomme auto?

Per evitare che gli pneumatici smontati si deformino a contatto con il terreno è sempre utile dotarsi di un porta gomme auto da box. La tipologia di porta gomme auto casalingo  più diffusa è lo scaffale. Per i più scrupolosi sono presenti in commercio anche appositi sacchi per conservare gli pneumatici la cui finalità è quella di ridurre l’evaporazione degli oli dalle mescole di gomma ed aumentare, di conseguenza, la durata degli pneumatici

Si possono appendere le gomme in garage?

Se gli spazi a disposizione in garage non sono enormi è possibile conservare le gomme in sospensione. In questo caso sarà necessario appendere le gomme al soffitto o alla parete avendo cura di assicurare il gancio o il cavo ai raggi del cerchio senza che tocchi lo pneumatico per non deformarlo.

Si possono conservare le gomme senza cerchi?

Si, è possibile conservare gli pneumatici anche senza il cerchio ruota. In questo caso, però, una volta rimosse dai cerchioni le gomme non dovranno mai essere appese o impilate una sopra l’altra, pena la deformazione delle stesso, ma dovranno essere conservate in posizione verticale avendo cura di ruotarle almeno una volta al mese

Come smaltire gli penumatici : cosa sapere su ritiro e smaltimento

Come smaltire gli pneumatici e tutelare l'ambiente

I vostri pneumatici hanno perso sicurezza, efficienza ed efficacia? State pensando di montare un nuovo set di gomme sulla vostra automobile? In tal caso, una volta acquistato un nuovo treno di gomme, quello vecchio non può essere semplicemente gettato nell’indifferenziata. Vi spieghiamo passo a passo quali obblighi sono da rispettare scrupolosamente per quanto riguarda lo smaltimento pneumatici usati. Scopriamo cosa dice la normativa.

INDICE
Gomme usate: la normativa
Smaltimento pneumatici fuori uso
Smaltimento pneumatici in discarica: è possibile?
Cos’è e come funziona il contributo smaltimento gomme
Ritiro pneumatici gratis: come funziona? 
Riciclo pneumatici usati: alcune idee
Come trovare il gommista più vicino a me

La normativa vigente che regola lo smaltimento pneumatici usati è contenuta nel Decreto Ministeriale n. 82 del 2011. Questa disciplina ha come obiettivo primario la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU) al fine di ottimizzarne il recupero, prevenire la formazione dei rifiuti e proteggere l’ambiente.

I soggetti designati come responsabili dal decreto per ciò che riguarda la gestione degli pneumatici fuori uso sono le ditte specializzate. Altri articoli del decreto si concentrano su come verranno determinate le quantità di pneumatici fuori uso da gestire e i relativi contributi economici, chi dovrà riscuotere  i contributi ambientali e le modalità per ripartire i costi di gestione, chi sono gli organi deputati al controllo e le sanzioni in caso di inadempienze.

Possiamo capire come mai la legge sia così rigida solo tenendo conto di quanto le gomme siano effettivamente rifiuti altamente inquinanti e soggetti a combustione. L’articolo 228 del Decreto Legislativo numero 152/06 S.M.I obbliga infatti i produttori di gomme ad occuparsi anche della fase di smaltimento, mantenendo equilibrio fra pneumatici venduti e smaltiti. Per chi viola questa norma, la sanzione amministrativa sarà commisurata alla gravità e alle conseguenze dell’inadempienza.

Il ritiro degli pneumatici usati, primo passo dello smaltimento, deve essere effettuato dal gommista senza pagare alcun supplemento di costo oltre la manodopera. Il costo dello smaltimento, a partire del 2011, è incluso nel prezzo di acquisto degli pneumatici anche nel caso in cui questo sia avvenuto online. Ovviamente il rivenditore non trattiene per sé questa cifra ma la versa alla casa che ha prodotto gli pneumatici e dalla quale li ha acquistati. La casa produttrice invia ai consorzi di smaltimento i contributi PFU (Pneumatici Fuori Uso) e questi ritirano gli pneumatici dai gommisti.

Si può credere, erroneamente, di potersi disfare degli pneumatici usati in autonomia, magari portando il set di gomme in discarica. In realtà non funziona così. L’unico soggetto autorizzato allo smaltimento degli pneumatici fuori uso è il gommista il quale, una volta ritirate le gomme usate, dovrà contattare l’azienda comunale per i rifiuti e concordare il corretto smaltimento.

In ogni caso si faccia attenzione al divieto di abbandonare ed eliminare in maniera illegale e noncurante gli pneumatici. Il rischio più grande, per l’ambiente e la salute di tutti, è che finiscano bruciati.

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Il Decreto 11 aprile 2011 n. 82 dispone il pagamento di un contributo a carico del cliente finale finalizzato alla copertura dei costi necessari per lo smaltimento degli pneumatici fuori uso, che consiste nel prelievo degli pneumatici e nel trasporto presso appositi centri di stoccaggio dove avvengono le operazioni di frantumazione e recupero degli pneumatici usati.

Dopo varie modifiche di legge, il contributo ambientale per lo smaltimento PFU è stabilito in misura variabile in base al tipo di pneumatico, poiché i costi di smaltimento cambiano in base al peso e alle dimensioni dello stesso; ovvero a seconda che siano piccoli, medi e grandi. In media, comunque, lo smaltimento delle quattro ruote comporta la spesa di 10-12 euro.sa

Per gli pneumatici piccoli, con peso compreso tra 0 e 35 kg, il PFU varia tra 0,58 € e 7,56 €; per gli pneumatici medi, con peso compreso tra 35 e 155 kg, il PFU varia tra 11 € e 29,33 €; per gli pneumatici grandi, il PFU varia tra 44,47 € e 228,08 €.

Che l’acquisto avvenga online o meno, quando si procede all’installazione di un nuovo set di gomme,  sarà sempre il gommista a provvedere al ritiro degli pneumatici usati. Lo stesso che effettuerà l’operazione di montaggio del nuovo treno. Come detto, si può stare tranquilli per quanto riguarda il ritiro: è totalmente gratuito.

Il riuso è un’alternativa intelligente al riciclaggio. Se non ci si vuole disfare degli pneumatici usati, con un po’ di fantasia, è possibile inventarsi nuove funzioni per riutilizzare le gomme in mille altri modi. Se però cercate ispirazione, potete pensare a trasformare le gomme in fioriere colorate, semplicemente dipingendo accuratamente tutta la superficie esterna con colori accesi; oppure si possono creare degli interessanti pouf o tavoli da giardino, adottando tavole in compensato che possano fungere da sostengo per il cuscino, o da base da appoggio per il tavolino.

Ora che conoscete la normativa e i dettagli sullo smaltimento degli pneumatici, non resta che recarsi presso il gommista più vicino. Come trovarlo? Se non usate abitualmente le mappe del telefono, a cui potete chiedere aiuto digitando “gommista vicino a me”, potete utilizzare le PagineGialle, anche in versione online, oppure affidarvi ad un sito web specializzato dopo averlo trovato sul motore di ricerca.

 

Cose da sapere

Cosa prevede la normativa sullo smaltimento dei pneumatici?

Il  Decreto Ministeriale n. 82 del 2011 disciplina la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU) al fine di ottimizzarne il recupero, prevenire la formazione dei rifiuti e proteggere l’ambiente.

Come funziona lo smaltimento dei pneumatici fuori uso?

Lo smaltimento degli pneumatici usati deve essere effettuato dal gommista senza pagare alcun supplemento di costo oltre la manodopera. Il costo dello smaltimento è incluso nel prezzo di acquisto degli pneumatici anche nel caso in cui questo sia avvenuto online. Il rivenditore versa questa cifra alla casa produttrice, che invia ai consorzi di smaltimento i contributi PFU (Pneumatici Fuori Uso) e questi ritirano gli pneumatici dai gommisti.

Si possono smaltire in autonomia i pneumatici fuori uso?

No, non è possibile: l’unico soggetto autorizzato allo smaltimento degli pneumatici fuori uso è il gommista il quale, una volta ritirate le gomme usate, dovrà contattare l’azienda comunale per i rifiuti e concordare il corretto smaltimento.

Cos’è il contributo smaltimento gomme?

Il Decreto 11 aprile 2011 n. 82 dispone il pagamento di un contributo a carico del cliente finale finalizzato alla copertura dei costi necessari per lo smaltimento degli pneumatici fuori uso. Il contributo ambientale per lo smaltimento PFU è stabilito in misura variabile in base al tipo di pneumatico  poiché i costi di smaltimento cambiano in base al peso e alle dimensioni dello stesso.

Pneumatici: è il momento di cambiarli!

Pneumatici: è il momento di cambiarli!

Dal prossimo 15 aprile hai un mese di tempo per sostituire gli pneumatici della tua auto passando da quelli invernali agli estivi. Gli unici che non sono tenuti a effettuare il cambio sono gli automobilisti che hanno scelto un treno di gomme “all season”, adatte, appunto a tutte le stagioni.

INDICE
 Scegliere le gomme estive
 Occhio alla multa
 Quali pneumatici monta la tua auto?
 Leggi l’etichetta energetica
 L’importanza della manutenzione
 Occhio alla pressione
 Cerchioni e battistrada
Conservali così

A ogni temperatura la sua gomma. I pneumatici estivi hanno una mescola più dura rispetto a quelli invernali. Se le temperature sono elevate, il materiale di cui sono fatti si ammorbidisce aumentando l’aderenza alla strada e quindi la stabilità e la sicurezza del veicolo. Non è però solo il materiale delle gomme a cambiare, ma anche il loro profilo: hanno infatti scanalature più piccole e quindi un battistrada più adatto a temperature calde su asfalto sia asciutto sia bagnato. A migliori prestazioni nella tenuta di strada e in frenata si accompagna un contenimento dei consumi, un vantaggio non trascurabile né dal punto di vista economico né sotto il profilo ambientale. Tutte le caratteristiche che fanno degli pneumatici estivi il non plus ultra per le temperature miti, li rendono però inadatti all’uso in inverno, con climi rigidi e fondi ghiacciati o innevati. Per questo è importante cambiare il treno di gomme in base alla stagione.

Chi monta gomme estive con l’avvicinarsi dell’inverno può anche non cambiarle, ma dovrebbe evitare di percorrere strade fuori città con velocità sostenute. Se si usa l’auto su una statale in inverno, è caldamente consigliato il pneumatico invernale. Certo, la tenuta di strada con le temperature rigide non è ideale, però le catene garantiscono l’aderenza necessaria su fondi difficili. Chi invece monta gomme invernali con l’arrivo della primavera deve prepararsi a sostituirle con quelle estive. La finestra di tempo è ampia, compresa tra il 15 aprile e il 15 maggio. Passata tale data, se non si è provveduto alla sostituzione del treno di gomme, si rischia una sanzione amministrativa da 422 fino a 1.682 euro, alla quale potrà aggiungersi anche il ritiro del libretto di circolazione. In realtà la sanzione dovrebbe scattare soltanto per chi monta pneumatici con marcatura M+S (invernali), ma con indice di velocità (l’ultima lettera dei codici scritti sullo pneumatico) inferiore a quello che compare sul libretto di circolazione. Questo codice corrisponde alla velocità massima alla quale un pneumatico può viaggiare. In ogni caso la sostituzione è caldamente consigliata a tutti, perché con temperature superiori a 20 gradi il rischio di danneggiare gli pneumatici invernali è reale.

Ogni modello di auto, in base alla propria categoria, può montare solo un numero ristretto di taglie differenti, riportate sul manuale del veicolo. Prima di acquistare o sostituire le gomme è quindi bene controllare quali taglie sono adatte alla tua auto oppure, per comodità, basta orientarsi sulla stessa misura di quelle precedenti. Dove la trovi? È indicata da un codice come questo: 185/60 R14H. Una sigla simile compare sugli pneumatici della tua auto e indica perciò un tipo di gomma adatto a quella specifica vettura. A che cosa corrispondono queste lettere e numeri?

  • 185: il primo numero indica la larghezza dello pneumatico in millimetri.
  • 60: il secondo il rapporto in percentuale tra altezza e larghezza della gomma. Più è basso questo valore, più lo pneumatico è adatto ad auto sportive (che montano gomme più “tozze”).
  • R: questa lettera indica la struttura radiale della carcassa sotto la gomma, la più diffusa in assoluto.
  • 14: è la misura in pollici del diametro esterno del cerchione. Sul libretto spesso è indicato anche una misura diversa di diametro per la gomma invernale. Attenzione, questo implica comprare anche dei cerchi dedicati con relativo costo.
  • H: è la velocità massima omologata dell’auto che monta lo pneumatico.

La nuova etichetta degli pneumatici, in vigore da maggio 2021, assegna a ciascun prodotto due diverse classi espresse in lettere, entrambe su una scala da A a E. La prima lettera, posta a fianco di un’icona che rappresenta un distributore di benzina, è quella che riguarda l’efficienza nei consumi e dipende dalla resistenza dello pneumatico al rotolamento. La lettera A indica il livello di efficienza maggiore, quindi il minor consumo di carburante, viceversa la E corrisponde al consumo massimo.

L’altra lettera, posta a fianco di un disegno che indica la pioggia, esprime il livello di aderenza del pneumatico sul bagnato. Maggiore è l’aderenza (classe A) più corto sarà lo spazio di frenata.

Pneumatici sgonfi o battistrada usurati peggiorano la stabilità dell’auto in curva e la rendono meno sicura su fondo bagnato e quando freni. Inoltre, pneumatici troppo sgonfi fanno aumentare di parecchio i consumi di carburante, e in periodo di prezzi alle stelle non è proprio il caso di consumare più del dovuto. Per questo è importante mantenere sempre gli pneumatici in buono stato.

Anche quando sono correttamente bilanciate, le gomme non si usurano mai in modo uniforme: frenate, tipo di strada e curve possono incidere negativamente più su un lato che sull’altro. Fondamentale è tenere sempre sotto controllo la pressione del gonfiaggio (consulta il libretto di uso e manutenzione del veicolo per conoscere quella giusta, spesso riportata anche sul bordo della portiera del guidatore). Fallo con regolarità, prima e dopo un viaggio o dopo che l’auto è rimasta a lungo ferma.

Una pressione eccessiva può causare un’usura anomala della parte centrale del battistrada, che rimane più a contatto con la strada. Quando invece la pressione è insufficiente, a consumarsi in modo irregolare sarà l’area esterno (spalla) dello pneumatico.  Tieni presente che un gonfiaggio sbagliato può accelerare l’usura anche del 40%. Attenzione: il controllo della pressione va effettuato a temperatura ambiente, cioè con la vettura ferma da qualche ora, altrimenti i valori possono risultare alterati. In caso di perdita di pressione di uno pneumatico, fallo esaminare da un tecnico specializzato.

Oltre alla sicurezza, dicevamo, c’è il discorso consumi. Una gomma con un valore di pressione inferiore a quello ottimale consuma di più e ha vita più breve. Gli pneumatici perdono naturalmente pressione ogni 2 o 3 mesi (circa 0,2 bar) e ogni volta che si abbassa la temperatura di 10 gradi. L’85% di tutte le perdite di pressione è rappresentato da perdite piccole, diluite nel tempo e quindi non facilmente identificabili. Assicurati di utilizzare il valore di pressione “autostrada” quando percorri lunghe distanze o viaggi con carichi pesanti. Ricordati che il consumo di carburante aumenta dell’1-2% ogni 0,2 bar al di sotto la pressione ottimale.

Quando il battistrada (l’intaglio della gomma) arriva a una profondità limite di 3 mm è opportuno prendere di considerazione la sostituzione: le perfomance di guidabilità e sicurezza in frenata diventano peggiori rispetto a pneumatici nuovi. Il Codice della strada indica come limite 1,6 mm, al di sotto si è passibili di sanzioni. Ma è lo stato generale di salute di gomme e cerchioni che va verificato periodicamente. Bolle o tagli che raggiungono la tela laterale, per esempio, dovuti all’attrito contro il marciapiede, costituiscono un motivo sufficiente per decidere di sostituire lo pneumatico. Difetti come questi, infatti, possono provocare uno scoppio dello pneumatico – specialmente con il riscaldamento provocato dai viaggi in autostrada – con evidenti rischi per la sicurezza. Alcuni difetti possono dipendere da un problema nella convergenza delle gomme, ma solo un tecnico specializzato può fare con sicurezza questa diagnosi. Perciò se noti che qualcosa non va, non esitare a portare l’auto in officina per far controllare l’equilibratura delle gomme, che andrebbe comunque verificata ogni 10.000 km percorsi.

L’eventuale scambio degli pneumatici fra gli assi (senza incrociarli) rende uniforme il loro consumo e garantisce un comportamento stradale più equilibrato e quindi sicuro. Lo scambio va fatto a intervalli regolari e a percorrenze di 15.000/20.000 Km in caso di usura regolare. Più spesso in caso di usi particolari (sovraccarichi). Se ti trovassi a dover sostituire le due ruote anteriori per usura, non montare le gomme nuove sull’anteriore, meglio montarle al retrotreno e passare le posteriori davanti (solo se ancora in buone condizioni); tutto ciò per scongiurare il pericolo di instabilità della vettura data dalla differenza di aderenza.

Per una corretta manutenzione anche il modo in cui conservi i pneumatici per il periodo nel quale non li utilizzi è molto importante. La prima cosa da fare, man mano che si rimuovono le gomme, è segnare su ognuna la posizione che aveva nell’auto (per esempio AS – anteriore sinistro, oppure PD – posteriore destro). Quanto le rimonterai potrai cambiarne la posizione in modo da rendere uniforme l’usura. Una volta smontati, è opportuno lavare gli pneumatici con acqua, per togliere eventuali detriti, e asciugarli con cura prima di riporli per l’estate.

In che condizioni vanno tenuti? In un luogo chiuso, mai all’esterno, lontani da fonti dirette di calore, luce e ozono (come tubi e trasformatori elettrici) che, a lungo andare, possono deteriorarne la superficie tramite ossidazione. L’ideale è riporli in apposite borse e poi conservarli in piedi in cantina o in garage, su una superficie precedentemente pulita, dove non vi siano residui oleosi, macchie di benzina o di altre sostanze che possano danneggiarli.

Se non hai uno spazio adatto a conservare gli pneumatici puoi rivolgerti al tuo gommista di fiducia: quasi tutti offrono un servizio di conservazione pneumatici a tariffe intorno agli 80 euro a stagione. In questo caso sarà il professionista a garantirti che le condizioni in cui sono stoccati i tuoi pneumatici siano ottimali e tu non dovrai preoccuparti di nulla.

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 6

I bus a guida autonoma diventano realtà in Italia. Per la prima volta nel nostro Paese è stata autorizzata la sperimentazione su strada di una flotta di navette senza conducente. La novità è stata possibile grazie alla “sandbox”, la normativa che permette a start-up, imprese, università e centri di ricerca di sperimentare progetti innovativi attraverso una deroga temporanea alle norme vigenti.

I primi test saranno effettuati a Torino all’interno del programma “Sperimentazione Italia” grazie alla collaborazione tra il Dipartimento per la trasformazione digitale, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 2

Nuove norme in caso di successo

I dati della sperimentazione ricoprono un’importanza fondamentale: se la novità dovesse funzionare, sarà possibile proporre una modifica normativa per consentire l’estensione su tutto il territorio nazionale dei test. Il permesso a far circolare su strada le navette a guida autonoma è stato concesso al Gruppo Torinese Trasporti (GTT) in ambito del progetto Show, finanziato dal programma europeo Horizon2020, che mira a favorire la transizione verso un trasporto urbano a guida autonoma efficace e sostenibile.

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 5

Sperimentazione divisa in due fasi

I test si svolgeranno in due fasi distinte. La prima, una pre-demo, sarà portata avanti fra marzo e aprile e avrà il compito di provare il veicolo in condizioni reali, ma senza passeggeri a bordo. Verranno formati gli operatori, che saranno sempre presenti sul mezzo. La seconda fase, che durerà cinque mesi, inizierà a maggio con l’apertura del servizio ai cittadini e prevede l’impiego di due navette a guida autonoma in un percorso di circa 5 km nella zona dei presidi ospedalieri della Città della Salute e della Scienza. Gli utenti avranno la possibilità di prenotare il trasporto gratuito con un’app dedicata: la navetta li farà salire a bordo alle fermate e agli orari richiesti.

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 1

Dopo Torino sarà la vota di Roma

Un progetto simile è stato annunciato anche a Roma: la partenza è prevista per la fine dell’anno, dopo la conclusione dei test a Torino, e si svolgerà nel quartiere EUR su brevi tragitti. La sperimentazione romana fa parte del piano Maas (Mobilty as a Service), istituito con l’obiettivo di facilitare gli spostamenti dei cittadini con mezzi pubblici e privati nelle città italiane, sia nella fase di viaggio sia durante la prenotazione e il pagamento dei servizi di mobilità.

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 3

Le caratteristiche tecniche della navetta

Stando alle prime informazioni e alle immagini divulgate dal Mims, la protagonista della sperimentazione dovrebbe essere la navetta Navya Shuttle. Il veicolo, che presto vedrà una seconda generazione, era già stato svelato due anni fa alla presentazione del progetto a Roma e a Torino ed è stato utilizzato anche nella partnership con Tim.

Navya Shuttle è in grado di circolare in totale autonomia lungo un tragitto pre-mappato da lei stessa ed è capace di individuare ostacoli e regolarsi di conseguenza. È dotata di un motore elettrico che assicura un’autonomia di circa otto ore; mentre la velocità è limitata a 35 km/h. Il tutto avviene in completa autonomia attraverso il veicolo e la centrale operativa di controllo che si trova a Lione. Per adesso la sicurezza è garantita, per legge, da un operatore a bordo che può prendere il controllo del veicolo in qualsiasi momento.

Mercedes-Benz EQV: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Mercedes-Benz EQV: prezzo, dimensioni e caratteristiche 10

Mercedes EQV è la variante elettrica del Mercedes Classe V, ovvero il multispazio derivato dalla versione commerciale, in grado di ospitare fino a 7 passeggeri oltre al conducente. Mantiene sì caratteristiche funzionali al trasporto e all’uso quotidiano, ma le unisce al lusso e alla qualità tipica del marchio tedesco. Monta un motore completamente elettrico ed è disponibile in due lunghezze di pianale, denominate Long ed Extralong.

Questa la scheda tecnica di Mercedes EQV:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 8
 Bagagliaio 1.030-1.410 litri
 Alimentazioni elettrica
 Classe
 CV/kW (da) 204/150
 Prezzo (da) 84.697,28 €

 

INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motorizzazioni
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

L’abitabilità della Mercedes EQV è ottima grazie ad un passo che misura 3,2 metri nella versione Long e 3,4 metri in quella Extralong. La versione a passo corto è lunga 5,1 metri, mentre quella a passo lungo si avvicina ai 5,4 metri. Larghezza e altezza sono invece identiche, a prescindere dalla versione scelta, e misurano entrambe 1,9 metri circa. Infine, il bagagliaio di Long ha una capacità di 1.030 litri, ampliabile fino a 4.630 litri. D’altra parte, la versione Extralong ha un bagagliaio da 1.410 litri e una capacità di carico massima di 5.010 litri. Di seguito le dimensioni nel dettaglio:

Dimensioni Long Extralong
Lunghezza 5.140 mm 5.370 mm
Larghezza 1.928 mm 1.928 mm
Altezza 1.901 mm 1.901 mm
Passo 3.200 mm 3.430 mm

Ciò che più colpisce del design della Mercedes EQV è il look in linea con le ultime vetture della Casa tedesca. Rispetto alla massiccia carrozzeria di Classe V, EQV si distingue per lo sportellino nel fascione anteriore, che nasconde la presa per ricaricare le batterie. Spicca poi il nuovo disegno della calandra, con griglia nera completamente chiusa. Sono assenti invece i due listelli cromati della Classe V. Il grosso portellone, infine, è impreziosito da un piccolo spoiler.

Sul posteriore, rispetto alla Classe V, vediamo apparire poi l’etichetta d’identificazione del modello EQV 300, mentre vicino ai parafanghi notiamo i badge EQ. Spiccano invece alla vista di profilo i nuovi cerchi in lega leggera da 17” dalle caratteristiche aerodinamiche: il loro disegno non è molto accattivante, tuttavia le razze più spesse contribuiscono a ridurre le turbolenze generate durante la guida, riducendo così i consumi.

Gli interni di Mercedes EQV si distinguono per cura dei dettagli e qualità percepita, sia alla vista che al tatto. I materiali impiegati sono di buona qualità anche nei punti più nascosti. Nella dotazione di serie troviamo l’inserto centrale della plancia in legno ad effetto gessato, oltre ai rivestimenti in pelle per i sedili e il volante multifunzione. Degno di nota poi il fregio in alluminio spazzolato nel tunnel centrale. Le funzioni di infotainment sono poi accessibili tramite sistema multimediale MBUX, con schermo touch da 10,25”, dotato di assistente vocale. La strumentazione è invece analogica, eccezion fatta per il piccolo riquadrino digitale al centro.

I passeggeri godono poi di superfici vetrate generose e quindi di un’ottima illuminazione. La comodità è poi garantita dall’apertura scorrevole delle portiere su entrambi i lati, che permette un accesso facile al salottino interno, che è trasformabile su richiesta in una vera postazione di lavoro, dotata anche di tavolino ribaltabile. Tanto lo spazio, infine, per riporre oggetti di ogni tipo: troviamo tra gli altri un vano a scomparsa sotto l’infotainment che dispone fra l’altro di una presa da 220V e di due slot type C per la ricarica rapida dello smartphone. In fatto di sicurezza, Mercedes EQV include diversi sistemi aggiornati: il retrovisore interno digitale, l’URBAN GUARD, il Sistema di assistenza attivo alla regolazione della distanza DISTRONIC, il Sistema di assistenza alla frenata attivo, il Pacchetto parcheggio con telecamera a 360° e il Sistema antisbandamento.

La Mercedes EQV è offerta in un’unica motorizzazione, completamente elettrica. Le 3,5 tonnellate della massa totale a terra di EQV sono spinte da un motore in grado di raggiungere una potenza massima di 204 CV, con una coppia a zero giri che ammonta a 362 Nm, totalmente scaricati sull’asse anteriore. Nonostante le evidenti caratteristiche da van, EQV è capace di bruciare lo 0-100 in soli 12,1 secondi, sfiorando la velocità massima autolimitata di 140 km/h.

I consumi dichiarati per la Mercedes EQV, misurati su ciclo combinato WLTP, variano dai 28,5 ai 32 kWh/100km, mentre le emissioni di CO2 ammontano chiaramente a 0. La capacità utilizzabile della batteria è di 90 kWh, il che permette un’autonomia elettrica che arriva addirittura ai 353 km. Quanto alla ricarica, infine, ci vogliono 45 minuti per passare dal 10% all’80% utilizzando una stazione rapida con potenza di carica fino a 110 kW.

Il costruttore tedesco offre un unico allestimento per la Mercedes EQV, a cui è poi possibile aggiungere il pacchetto AVANTGARDE o il pacchetto design per esterni EQV + interni in abbinamento alla versione AVANTGARDE:

  • EQV300: di accesso alla gamma, con una dotazione più che essenziale e di alta qualità.

EQV300: l’allestimento di base offre Proiezione del logo del marchio, Fari riflettenti alogeni con luci di marcia diurne, Cerchi in lega da 43,2 cm (17″) con design a 20 razze, Design frontale EQV con griglia del radiatore Black-Panel, Pacchetto Comfort per i sedili, Mercedes-Benz User Experience (MBUX) con touchscreen da 26 cm (10,25″), Sedili Comfort in tessuto Santos nero, Elementi decorativi in look laccato lucido, Riscaldamento del sedile lato guida e lato passeggero anteriore, Climatizzatore a regolazione semiautomatica TEMPMATIC, Retrovisore interno digitale, URBAN GUARD, Sistema di assistenza attivo alla regolazione della distanza DISTRONIC, Sistema di assistenza alla frenata attivo, Pacchetto parcheggio con telecamera a 360°, Sistema antisbandamento

Il pacchetto AVANTGARDE aggiunge poi Listelli sulla linea di cintura ed elemento decorativo cromato sulla coda, Lunotto apribile separatamente, Illuminazione di atmosfera, Sedili Comfort in pelle Lugano nera, Elementi decorativi nel look con la doppia striscia, LED Intelligent Light System.

Il pacchetto design per esterni EQV, in abbinamento agli interni AVANTGARDE, aggiunge LED Intelligent Light System nero, Cerchi in lega da 43,2 cm (17″) con design a 5 doppie razze, Design frontale superiore EQV con elementi cromati e in colore nero lucido, Vetratura colorata nel vano posteriore sfumato nero, Retrovisori esterni verniciati in nero, Spoilerino AMG sul portellone posteriore, Grembialatura posteriore con protezione del bordo di carico cromata, Sedili Comfort in pelle Lugano nera con cuciture decorative oro rosé, Elementi decorativi in alluminio spazzolato, scuro, Plancia portastrumenti blu in pelle con cucitura decorativa oro rosé, Bocchette di ventilazione e cornice dei comandi con inserti oro rosé, Cielo color nero, Pedali sportivi.

  • Abitabilità: la Mercedes EQV assicura spazio in abbondanza. In 8 si sta bene, in 6 si sta alla grande.
  • Qualità: come ogni Mercedes che si rispetti, anche la EQV offre materiali pregiati e tecnologia di bordo all’avanguardia.
  • Motori: la soluzione full-electric migliora non solo l’efficienza e le prestazioni, ma anche il comfort per tutti i passeggeri.

Di seguito ecco il listino prezzi della Mercedes EQV aggiornato a marzo 2022:

Mercedes EQV elettrica Prezzo
EQV 204 CV Long 84.697,28  €
EQV 204 CV Extralong 85.696,46 €