Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze

Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze

Le normative sempre più severe degli ultimi anni e la necessità di ridurre drasticamente i livelli di inquinamento nelle grandi città hanno portato alla nascita di svariate forme di elettrificazione nel mondo dell’auto. Se in passato, infatti, si poteva optare tra un propulsore a benzina e uno diesel, i tempi moderni e l’evoluzione tecnologica consentono adesso agli automobilisti di poter scegliere anche tra un’auto ibrida o elettrica.

Ma quindi, qual è la principale differenza tra auto ibrida ed elettrica? Le vetture del primo tipo sono equipaggiate da due distinti propulsori, cioè un motore a combustione, benzina o diesel, e un motore elettrico. La particolarità dell’auto ibrida è data dal fatto che entrambi i motori lavorano in sinergia così da garantire non solo una decisa riduzione delle emissioni nocive, ma anche un sostanzioso risparmio nei consumi di carburante. Bisogna fare quindi un po’ di chiarezza sulla differenza tra le 4 principali motorizzazioni ibride:

ibride funzionamento
ibride funzionamento

Altra principale differenza tra auto ibrida ed elettrica riguarda la ricarica. L’auto ibrida, infatti, non necessita di ricarica in quanto il propulsore è alimentato da batterie al litio che si rigenerano durante la marcia grazie alla presenza di un generatore che sfrutta l’energia prodotta dal motore a combustione. L’auto ibrida, inoltre, ha la possibilità di sfruttare la rigenerazione in frenata per ricaricare il motore elettrico.

Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze 3

L’auto elettrica, invece, è equipaggiata esclusivamente con un motore elettrico alimentato da un pacco batterie che consente in questo modo di eliminare totalmente la presenza del propulsore termico. La differenza tra auto ibrida ed elettrica riguarda prima di tutto la necessità, per la seconda tipologia, di dover ricaricare il pacco batterie della vettura collegandosi a una colonnina per la ricarica o più in generale alla rete elettrica. Proprio l’autonomia delle batterie è il punto sul quale si stanno concentrando maggiormente i principali costruttori automobilistici per aumentare la durata delle stesse cercando, contestualmente, di ridurre i tempi di ricarica.

Se l’autonomia è, al momento, il punto dolente dell’auto elettrica, notevoli sono i vantaggi di questa tipologia di propulsione. In primo luogo, a differenza dell’auto ibrida, l’auto elettrica non inquina vista l’assenza del motore termico, e in secondo luogo consente di viaggiare nel silenzio pressoché totale. Il motore dell’auto elettrica, infatti, produce un leggero sibilo che, a seconda del modello, può venire sovrastato dal rumore del rotolamento degli pneumatici.

auto elettriche
auto elettriche

Auto ibrida: diesel o benzina?

La maggior parte delle auto ibride in commercio sono equipaggiate con motore a benzina, ma l’innovazione non si ferma e presto potremmo trovare dal concessionario un’auto ibrida diesel. La novità è stata presentata dalla Mercedes alla fine dello scorso anno. La casa tedesca, infatti, ha svelato in anteprima il nuovo quattro cilindri diesel da 2.0 litri che, abbinato a un motore elettrico, consentirà di realizzare un propulsore con una notevole potenza e coppia che garantirà percorrenze decisamente superiori rispetto a un’auto ibrida a benzina, grazie ai minori consumi del motore diesel.

Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze 4

Quando si parla di auto elettrica o ibrida, il discorso verte sempre sulla convenienza nell’acquisto della vettura a fronte di una drastica riduzione dei consumi. L’auto ibrida a benzina è ormai uno standard nell’offerta delle varie case automobilistiche, mentre decisamente ristretta è la presenza nei vari listini di auto ibride alimentate a GPL.

auto ibride usate
auto ibride usate

Plug-in o ibrido tradizionale?

Le sempre più stringenti normative antinquinamento potrebbero, presto, portare ad una progressiva sparizione dal mercato di tutti quegli ibridi oggi definiti “leggeri”. Ma non solo, anche i full-hybrid presto potrebbero scomparire in favore di forme di elettrificazione più spinte come il plug-in. Tuttavia, ad oggi molti costruttori puntano ancora su entrambe queste forme di ibridazione. Ma qual è la migliore?

  • Autonomia: su questo punto il discorso potrebbe essere molto ampio. Di base i modelli plug-in sono quelli in grado di garantire l’autonomia maggiore dal momento che possono contare sul chilometraggio garantito dal motore a benzina e da quello elettrico. Sappiamo invece che le full-hybrid possono contare solo su pochi chilometri di autonomia in elettrico e quindi, sulla carta, hanno un’autonomia minore. Attenzione però, una volta finita l’energia presente nella batteria, le plug-in tendono a consumare molto di più di una full-hybrid a causa del peso maggiore che sono costrette a portarsi dietro tra batteria e motore elettrico.
  • Prestazioni: Anche in questo caso tutto dipende dal modello preso in esame. Sul mercato sono presenti modelli full-hybrid in grado di essere più prestazionale anche di modelli plug-in che, sulla carta, possono contare su più cavalli. Bisogna quindi tenere in considerazione il fatto che in genere le plug-in sono più pesanti di 100/150 kg rispetto alle full e che il picco di potenza dichiarato è sempre garantito solo quando la batteria ha sufficiente stato di carica per supportare le richieste di potenza del conducente.
  • Prezzo: al capitolo prezzo le full-hybrid vincono a mani basse. Le plug-in è come se custodissero una piccola auto elettrica al loro interno, con tanto di batteria, motore e sistema di ricarica completo e questo, inevitabilmente, si paga. Le full-hybrid, invece, potendo contare su un sistema elettrificato più snello (non hanno nemmeno il sistema di ricarica dal momento che l’energia necessaria a muoversi in elettrico viene recuperata solo in decelerazione) hanno un costo di listino inferiore anche del 30%.
  • Praticità: le plug-in possono contare su una maggiore autonomia in elettrico, ma per far questo devono montare batterie di grandi dimensioni che rubano spazio al vano di carico. Basti pensare che la Hyundai Ioniq full-hybrid ha una capacità di carico di 445 litri, mentre la variante plug-in si accontenta di 341 litri. Inoltre, per ottenere il massimo in termini di prestazioni ed efficienza da una plug-in bisogna ricaricarla quanto più possibile, cosa che richiede diverso tempo, mentre le full non hanno bisogno di attaccarsi alla rete per prendere energia. Per quei pochi chilometri che sono in grado di percorrere in elettrico è sufficiente l’energia recuperata in rilascio e frenata.

 

auto ecologiche usate
auto ecologiche usate

Incentivi auto 2022: come chiedere il bonus

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Dopo mesi di discussioni e rinvii, gli incentivi auto 2022 sono realtà. La cifra stanziata per quest’anno ammonta a 650 milioni di euro. Di seguito alcuni consigli su come acquistare un’automobile nuova usufruendo del bonus statale.

Il limite dei 180 giorni

Per beneficiare degli incentivi, l’auto deve essere immatricolata entro 180 giorni dalla prenotazione del contributo. In pratica chi acquista una vettura nuova deve sperare che il veicolo ordinato, e inserito dal concessionario nel portale delle prenotazioni del Mise, arrivi in tempo per essere targato entro i sei mesi previsti. I tempi di consegna ricoprono un’importanza fondamentale: ultimamente si sono allungati e a volte superano i sei mesi. Questi ritardi sono dovuti alla crisi dei chip, a cui si è aggiunta la carenza di cablaggi per auto elettriche che vengono prodotti principalmente in Ucraina. La mancanza di materie prime ha indotto alcuni costruttori a non accettare nuovi ordini per alcune auto elettriche.

6 step per comprare un’auto nuova da un concessionario

Firmare il contratto in anticipo

Per aggirare i lunghi tempi di consegna delle vetture nuove è possibile firmare il contratto di acquisto prima dell’entrata in vigore degli incentivi 2022, concordando con il venditore l’immediata prenotazione all’apertura della piattaforma web e la possibilità di annullare il contratto per firmarne un altro in caso di ritardi di consegna e immatricolazione. A questo proposito va ricordato che gli incentivi auto ci saranno anche nel 2023 e nel 2024. Gli automobilisti che hanno prenotato gli incentivi 2021 lo scorso novembre sono preparati ad annullare il contratto e a firmarne un altro, con il bonus 2022, se l’auto non dovesse arrivare entro i 180 che scadono a fine maggio. In entrambi i casi è fondamentale aggiungere una clausola che vincola l’acquisto della nuova vettura all’effettiva prenotazione dell’incentivo statale.

Acquistare un’auto in pronta consegna

Un’altra soluzione per accaparrarsi gli incentivi 2022 è comprare un veicolo disponibile in concessionaria e in pronta consegna. L’immatricolazione arriverebbe subito dopo la prenotazione del bonus, che varia da 2.000 a 5.000 euro. In questo caso, però, bisogna stare attenti: molto spesso le vetture disponibili nei saloni sono poche e vengono vendute a prezzi più alti e senza sconti. I ritardi nelle consegne rendono queste auto più appetibili grazie alla disponibilità immediata.

Una vettura in pronta consegna può raggiungere un prezzo maggiorato che annulla il vantaggio economico dell’incentivo statale, soprattutto se si acquistano auto a benzina, diesel, Gpl e metano che possono avere al massimo un bonus di 2.000 euro con rottamazione. Bisogna anche tenere in considerazione che le auto in esposizione, nella maggior parte dei casi, sono full optional e rischiano di superare il limite di spesa previsto per gli incentivi (35.000 euro e 45.000 euro – senza Iva e optional inclusi – a seconda della fascia di CO2).

acquisto auto usata certificazioni e garanzie

Attenti ai cali di prezzo “su misura”

Chi ha intenzione di acquistare un’automobile e vuole usufruire degli incentivi 2022 farebbe bene a tenere d’occhio i listini ufficiali dei produttori. Negli ultimi giorni alcuni modelli che superavano di poco il limite di 35.000 e di 45.000 euro (Iva esclusa) sono stati scontati in modo da poter rientrare nel bonus adottato dal governo. Nelle prossime settimane la stessa sorte potrebbe toccare a quelle vetture che al momento non rientrano nei limiti. Per non lasciarsi sfuggire l’occasione, il consiglio è di guardare spesso i siti internet ufficiali delle varie case automobilistiche e di andare dal concessionario.

Auto elettrica: quando il design è funzionale

Auto elettrica: quando il design è funzionale

Il passaggio all’auto elettrica sta modificando non soltanto il nostro modo di guidare, ma anche lo stesso approccio alla progettazione del veicolo. Tralasciando la parte tecnica che, va da sé, è profondamente diversa rispetto a quella delle vetture alimentata a benzina o Diesel, l’auto elettrica ha portato ad un approccio del tutto nuovo anche dal punto di vista stilistico.

I tempi cambiano

Fino a qualche anno fa, quando l’auto elettrica veniva ancora vista come una mosca bianca nel panorama automobilistico mondiale e una scelta quasi pionieristica per quegli automobilisti che la acquistavano, le auto a batteria erano immediatamente riconoscibili. Per distinguersi dalla massa puntavano su uno stile estroverso e fuori dagli schemi, capace di urlare a gran voce il loro essere così diverse. Oggi questo trend sta cambiando e i costruttori tendono a uniformare il design delle loro elettriche a quelle dei modelli ad alimentazione tradizionale presenti in gamma. Un escamotage pensato per rendere quanto più progressivo possibile questo processo di transizione verso l’elettrico che presto tutti quanti saremo chiamati ad affrontare.

Audi Q4 e-tron concept: interni

Più spazio a bordo

Ma l’auto elettrica permette anche interessanti opportunità per gli ingegneri e per i designer, proprio grazie alla libertà stilistica che deriva da una meccanica tanto semplificata. Gli ingombri ridotti di motori e pacchi batterie lascia ai designer maggiore possibilità di tracciare linee con meno vincoli tecnici. Il che, si traduce nella possibilità di disegnare abitacoli più spaziosi e confortevoli per i passeggeri. Basti pensare che la nuova Audi Q4 e-tron ha le dimensioni esterne di una Q3, ma la capacità di carico di una Q5 e uno spazio a bordo uguale a quello di una Q7. L’assenza del tunnel centrale, così come del cambio, liberano moltissimo spazio per gli occupanti, che così da passeggeri si trasformano in veri e propri abitanti dell’automobile, avvolti in un ambiente che ormai si avvicina più allo stile di un salotto piuttosto che a quello di un abitacolo.

Scolpite dal vento

Ma l’auto elettrica porta con se anche alcuni vincoli per i designer. L’abbiamo detto tante volte, quando si parla di auto a batterie, uno degli elementi da tenere in maggiore considerazione oggigiorno è l’autonomia. Elemento quest’ultimo, al quale si contribuisce non soltanto sfruttando le più moderne soluzioni tecnologiche sul fronte delle batterie, ma anche disegnando una carrozzeria quanto più aerodinamica possibile. Le linee delle moderne auto elettriche sono letteralmente scolpite dal vento. I designer sfruttano ogni soluzione possibile per abbassare il coefficiente di penetrazione aerodinamico delle vetture. Per questo motivo, buona parte delle elettriche sono dotate di calandra carenata e di elementi mobili sulla carrozzeria per modificare ed ottimizzate attivamente i flussi d’aria che investono l’auto. Tutto incide sull’autonomia. Basti pensare che gli specchietti retrovisori digitali dell’Audi e-tron sono in grado di aumentare l’autonomia dell’1%. Si lavora con molta attenzione anche sui cerchi in lega, che spesso vengono appositamente carenati.

Battery swap: può essere il futuro per l’auto elettrica?

Battery swap: può essere il futuro per l'auto elettrica? 1

La costante ricerca di nuove soluzioni per aumentare l’autonomia delle moderne auto elettriche va oltre lo sviluppo di inedite tecnologie per gli accumulatori. Ed è proprio su questo punto che il mercato si divide. Da una parte chi continua a puntare sullo sviluppo delle attuali batterie, dall’altro, chi invece sostiene un approccio completamente diverso, quello del battery swap.

Di cosa si tratta

Più che di una vera e propria tecnologia, si tratta di un diverso approccio alla mobilità elettrica. Di fatto, il pacco batterie resta quello di sempre ma, una volta scarico, non ci si deve preoccupare di cercare una colonnina per ricaricare l’auto. Basta recarsi in apposite stazioni di servizio e sostituire direttamente la batteria con una carica. Un’operazione semplice (su modelli appositamente pensati per il battery swap ovviamente) che richiede soltanto pochi minuti.

Battery swap: può essere il futuro per l'auto elettrica?

I vantaggi

Secondo chi su questa soluzione ci ha puntato già da tempo, il battery swap può rappresentare un approccio concreto alla mobilità a zero emissioni. Da un lato, infatti, ci si libera dal problema di dover cercare una colonnina libera e, soprattutto, delle lunghe soste legate alla ricarica. Ma non è tutto. Sostituendo la batteria una volta scarica, infatti, si evita di sovraccaricare la rete elettrica negli orari di punta, ovvero quando la maggior parte degli automobilisti “alla spina” sono fermi per ricaricare. Un vantaggio porterebbe quindi allo snellimento dell’infrastruttura di ricarica, con relativi un importante contenimento dei costi.

Gli svantaggi

Ma non sono tutte rose e fiori. Sono molte le aziende che hanno subito preso le distanze da questa soluzione, tra le quali spicca sicuramente Tesla. Il brand americano sostiene che quella del battery swap non possa essere una strada percorribile per rendere la mobilità a zero emissioni davvero fruibile. Il motivo è di natura tecnologica. Negli ultimi anni, infatti, le tecnologie legate alle moderne batterie sono cresciute in maniera esponenziale. Oggi una batteria è in grado di garantire un’efficienza in termini di prestazioni e di autonomia molto elevati, a fronte di dimensioni sempre più contenute. Inoltre, con la prospettiva di passare presto allo stato solido, ecco che il concetto di “ansia da autonomia” potrebbe sparire. Inoltre, per far si che questo sistema funzioni occorre che venga stabilito uno standard che uniformi le batterie realizzate da tutti i produttori. Solo in questo modo può essere ipotizzabile la realizzazione di una rete di strutture per il battery swap, perché solo così le batterie delle auto sarebbero tutte uguali e facilmente sostituibili, indipendentemente dal modello sul quale sono montate.

Nio ET5: prezzi, dimensioni e caratteristiche 1

Alcuni esempi

In Europa e negli Stati Uniti la soluzione del battery swap stenta a decollare, ma in Cina sembra invece prendere sempre più piede. Nel paese del Dragone il battery swap è nato nel mercato delle biciclette, riuscendo ad affermarsi in maniera molto decisa grazie alla creazione di uno standard che ha uniformato le batterie di tutti i costruttori. Oggi in Cina è infatti possibile acquistare una bicicletta elettrica senza batteria, per poi montarla in un secondo momento. Ma biciclette a parte, la pratica della sostituzione della batteria scarica è arrivata anche la mondo delle due ruote. Per i piccoli scooter da città per la precisione e ora anche qualche brand automobilistico si è detto interessato. Tra questi spicca Nio, che attualmente possiede oltre 800 stazioni per lo scambio delle batterie in Cina e ne ha appena aperta una in Europa.

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno 2

Per quanto possa venire naturale pensare alle vetture ibride ed elettriche come alla più forte espressione della moderna tecnologia, questo sistema affonda le sue radici agli inizi del secolo scorso. Era il 1900 quando a Parigi veniva presentata la Lohner-Porsche. Il primo veicolo ibrido della storia. Era spinto da due motori elettrici posizionati sulle ruote anteriori e alimentati da un pacco batterie, che dipendeva a sua volta da un motore a benzina. Il lancio della vettura creò grande scalpore anche grazie alla sua partecipazione a diverse competizioni. L’evoluzione di questo modello, la Lohner “Semper Vivus”, sfruttava il medesimo schema della Lohner-Porsch, ma puntando su un powertrain 100% elettrico.  Ma il suo prezzo elevato non le permise di affermarsi sotto il profilo commerciale, mentre la convenienza economica delle auto con il solo motore termico, escluse la propulsione ibrida ed elettrica dal mercato per quasi un secolo.  Negli ultimi trent’anni, però, la crescente preoccupazione per inquinamento del pianeta ha riportato il sistema ibrido alla ribalta.

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno 1

La prima della specie

Ma c’è stato un modello che, cronologicamente, è venuto ancora prima della Lohner-Porsche. era il 1884 e Thomas Edison presentava al mondo la prima vettura completamente elettrica della storia. Questa era alimentata da quello che venne battezzato come Generatore Piromagnetico che, di fatto, funzionava come un alternatore ma al contrario. L’energia, invece, veniva stipata all’interno di una batteria Nichel-Alcalina più compatta, leggera e affidabile di quelle al piombo in uso all’epoca. Il modello era in grado di percorrere fino a 170 km con una carica completa, ad una velocità massima di 40 km/h. Ad inizio secolo l’entusiasmo intorno all’elettrico era tanto. In molti puntavano su questo tipo di alimentazione, al punto che nel 1899 l’auto più veloce al mondo era proprio un’elettrica. Si trattava della “Jamais Contente”, che nel 1899 superò per la prima volta il muro dei 100 km/h.

I primi esperimenti moderni

Tuttavia, il costo di produzione del pacco batteria e l’efficienza ridotta di questa, misero un freno allo sviluppo delle auto elettriche, decretando così il successo delle più economiche vetture alimentate a benzina. Per quasi cento anni, quindi, il mondo della mobilità rimase legato all’utilizzo di combustibili fossili, fatta eccezione per alcuni sporadici test condotti da alcuni costruttori. Tra questi ricordiamo Fiat, che nel 1972 presentava la X1/23, una microcar a due posti con un motore elettrico da 10 kW montato sull’asse anteriore, un peso di appena 820 kg per un’autonomia di 70 km.

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno

Si inizia a fare sul serio

Ma è solo negli anni Novanta che i costruttori iniziano a guardare all’elettrico come una vera strada per il futuro per la mobilità. In questo periodo, infatti, in molti si cimentano nella produzione di modelli in piccola serie, andando quindi oltre lo stato prototipale. Tra questi c’è ancora una volta Fiat con la Panda Elettra, alimentata da una batteria al piombo e da un motore da 14 kW per un’autonomia di 100 km/h. Dopo di lei arrivarono la Cinquecento e la Seicento Elettra, entrambe con un’autonomia di 100 km. Anche Mercedes negli anni Novanta puntò sull’elettrico con la 190E Elektro. Era alimentata da una batteria al cloruro di sodio e nichel che dava energia a due motori posteriori per una potenza totale di 44 CV. L’autonomia era di 250 km, mentre la velocità massima raggiungeva i 130 km/h. Il resto è storia dei nostri tempi.

 

 

Kia e-Soul: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Kia e-soul

Arrivata alla seconda generazione, la Kia e-Soul continua a farsi strada nel mercato europeo e mondiale dei veicoli elettrici. Il crossover coreano a emissioni zero ha introdotto a listino la versione Long Range, con un’autonomia dichiarata che può arrivare a 452 km. L’auto viene offerta in tre allestimenti con dotazioni particolarmente ricche, soprattutto in fatto di sicurezza, comfort e aiuti alla guida.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Kia e-Soul:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 224/1.339 litri
 Alimentazioni Elettrica
 Classe
 CV/kW (da) 136/100
 Prezzo (da) 34.950 €

kia soul usata
kia soul usata

INDICE
Novità 2022
Dimensioni
Esterni
Interni
Motorizzazione
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzo

Kia ha presentato un nuovo restyling del suo celebre crossover compatto negli Stati Uniti, che porta al debutto diversi elementi innovativi sia negli esterni che nell’abitacolo. Sul frontale spiccano la nuova mascherina, l’inedito disegno dei gruppi ottici Led e dei fendinebbia, mentre il retro resta simile alla vecchia generazione, per quanto anche qui vengano aggiornati i fari Led

Si registrano dei cambiamenti significativi anche a livello di tecnologie a bordo: entrando nell’abitacolo si nota subito il nuovo sistema di infotainment con schermo touch da 10,25″. E, per gli allestimenti più ricchi, saranno disponibili anche sistemi di sicurezza e assistenza alla guida di ultima generazione, come l’Highway Drive Assist, il Blind Spot Collision Avoidance, il Forward Collision Avoidance (con riconoscimento di pedoni e ciclisti), il Rear Cross Collision Avoidance e il Lane Keeping Assist. Il restyling dovrebbe debuttare in estate negli USA, ma Kia sta ancora valutando se farlo approdare anche nel Vecchio Continente, dove in ogni caso dovrebbe essere lanciato solo nella sua variante elettrica.

La nuova Kia e-Soul ha delle proporzioni importanti, che le donano un aspetto imponente. La lunghezza e la larghezza oscillano rispettivamente tra i 418 e i 422 cm (se si opta per il SUV Pack) e i 160 cm e i 260 cm, mentre l’altezza si attesta sui 160 cm per le due versioni. Il passo da 2 metri e 60 cm permette poi al veicolo di avere un buono spazio nell’abitacolo, con un bagagliaio che registra una capacità minima di 224 litri e una massima (con sedili abbattuti) di 1.339 litri.

Dimensioni
Lunghezza 4.185 mm
Larghezza 1.800 mm
Altezza 1.605 mm
Passo 2.600 mm

kia soul usata
kia soul usata

Come spesso accade per le vetture elettriche, lo stile che emerge dagli esterni della nuova Kia e-Soul è minimale, fatto di elementi e linee essenziali. Sul frontale spicca l’elemento orizzontale in cui sono inseriti i gruppi ottici. Nella sezione inferiore si trovano due grandi prese d’aria centrali, circondate da un profilo trapezoidale cromato, al cui fianco si inserisce una seconda fila di fari. Nella sezione superiore spicca invece il grande parabrezza, che fa risaltare i sottili montanti laterali.

Guardando l’auto lateralmente, si nota invece la linea spezzata che si crea nella parte superiore, che dona a veicolo un aspetto squadrato, mentre i volumi degli sportelli vengono messi in risalto dagli importanti paraurti e dalle nervature sopra ai passaruota. Il retro riprende la forma trapezoidale già tracciata dalle prese d’aria anteriori e la stessa geometria viene usata per l’inserto dei fari, disposti ad L specularmente sui lati del grande lunotto posteriore.

Entrando nell’abitacolo della nuova Kia e-Soul si nota subito il tripudio di tecnologie tipico dei veicoli elettrici. Dietro il volante fa capolino lo schermo da 7 pollici del quadro strumenti che integra la strumentazione analogica e, se si opta per il SUV Pack, l’Head Up display. Al centro della plancia si trova invece il touchscreen da 10,25 pollici dell’infotainment, compatibile con Android Auto e Apple CarPlay e con Kia Navigation System integrato. Al di sotto si trovano i controlli del clima automatico, mentre tra i sedili trova posto il selettore di marcia e quello per le modalità di guida.

La nuova Kia e-Soul vanta anche un’ottima dotazione di serie per quanto riguarda dispositivi di sicurezza e di assistenza alla guida. Inclusi nel prezzo il cruise control con stop&go, il sistema di regolazione automatica dei fari, i sensori di parcheggio anteriori e posteriori, frenata di emergenza con riconoscimento vetture, pedone e ciclisti, guida autonoma di II livello, monitoraggio angolo cieco e veicoli in avvicinamento in retromarcia, rilevatore stanchezza del conducente, chiamata d’emergenza automatica e molto altro ancora.

La nuova Kia e-Soul viene offerta in due configurazioni, che si distinguono in base alla capacità della batteria. La versione Mid Range, con batteria da 39,2 kWh, sprigiona un massimo di 136 CV e scatta da 0 a 100 km/h in 9,9 secondi. Il modello Long Range beneficia della potente batteria da 64 kWh, che eroga un massimo di 204 CV e raggiunge i 100 km/h in soli 7,9 secondi.

kia soul usata
kia soul usata

La versione Mid Range, con batteria da 39,2 kWh, dichiara un consumo di 156 Wh/km, per un’autonomia su ciclo combinato di 276 km (ne dichiara 407 su ciclo medio urbano). La versione Long Range, con batteria da 64 kWh, ha consumi paragonabili (157 Wh/km) alla Mid Range ma percorre fino a 452 km su ciclo combinato e sfiora i 648 km su ciclo medio urbano. Buoni anche i tempi di ricarica: la versione Mid Range, quando collegata a corrente alternata da 11 kW si ricarica al 100% in 4 ore e mezza, mentre impiega 57 minuti per ricaricarsi all’80% con cavo CCS e corrente continua da 50 kW; la versione Long Range registra dei tempi maggiori, 7 ore per la ricarica AC da 11 kW e 75 minuti per la ricarica all’80% con CC da 50 kW.

Sono tre gli allestimenti disponibili per Kia e-soul:

  • Urban: l’allestimento di base prevede un’ottima dotazione, con diversi ADAS, tecnologie e comfort a bordo.
  • Style: con infotainment migliore e sedili più confortevoli.
  • Evolution: la top di gamma con head-up display e sistema audio premium.

Urban: l’equipaggiamento di serie include Sensori di parcheggio posteriori, Climatizzatore automatico, Cavo di ricarica Tipo 2, Cavo di ricarica d’emergenza con ICCB (5 m) con presa Schuko, Comando del cambio Shift by Wire, Smart Cruise Control (SCC), Drive mode select, Paddles al volante, Smart key con start button, OBC da 11 kW, Maniglie esterne in tinta carrozzeria, Cerchi in lega da 17”, Barre longitudinali al tetto, Fari anteriori Full LED, Fari fendinebbia a LED, Fari posteriori a LED, Luci diurne anteriori a LED, Retrovisori esterni con indicatori di direzione integrati a LED, Retrovisori esterni in high glossy black, Retrovisori esterni ripiegabili elettricamente, Vetri posteriori oscurati, Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori – funzione auto up/down lato guida, Sedili in tessuto, Finiture interne in high glossy black, Pianale di carico rigido, Sedili posteriori abbattibili e frazionabili con modulo 60:40, Volante rivestito in pelle, Radio DAB con schermo touchscreen da 8’’ con Apple CarPlay/Android Auto, Bluetooth con riconoscimento vocale, 3 porte USB, Retrocamera con linee guida dinamiche, Supervision cluster da 7,0”, Tweeters, Wireless phone charger, ABS, ESC, HAC, Driver Attention Warning (DAW), High Beam Assist (HBA), Kit di riparazione pneumatici, Lane Following Assist (LFA), Lane Keeping Assist (LKA), Predisposizione ISOFIX, Sistema di monitoraggio pressione pneumatici (TPMS) con indicazione pressione, Forward Collision Avoidance assist (FCA) vetture, pedoni e ciclisti.

Style: rispetto a Urban aggiunge Sensori di parcheggio anteriori e posteriori, Maniglie esterne cromate, Protezione sottoscocca anteriore in vernice silver e modanature laterali nere, Sedili anteriori riscaldabili, Sedili in tessuto e pelle artificiale, Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori – funzione auto up/down & safety anteriori, Maniglie interne satinate, Volante riscaldabile, Kia Navigation System DAB con schermo touchscreen da 10,25’’, Apple Car Play/Android Auto, 1 anno di aggiornamenti mappe Over-the-air gratuiti, Retrovisore interno elettrocromatico, Sensore pioggia, Blind-spot Collision Avoidance Assist (BCA), Rear Cross Collision Avoidance Assist (RCCA).

Evolution: rispetto a Style aggiunge Pompa di calore, Sedili anteriori regolabili elettricamente, Supporto lombare elettrico lato guida a due direzioni, Sedili anteriori e posteriori riscaldabili, Sedili anteriori ventilati, Sedili in pelle, Head-Up display, Sistema audio premium Harman Kardon.

  • Autonomia: le potenti batterie della nuova Kia e-Soul le regalano un’autonomia di tutto rispetto, che permette di usarla per qualsiasi necessità.
  • Equipaggiamento: il veicolo può contare su un’ottimo assortimento di dotazioni offerto in tre livelli di allestimento, completi sia in fatto di Adas che in comfort interni.
  • Guida autonoma di livello 2: l’auto conta su innovativi dispositivi tecnologici che aiutano il conducente durante il viaggio.

Ecco il listino prezzi della Kia e-Soul aggiornato ad aprile 2022:

Kia e-Soul Prezzo
Mid Range 39,2 kWh 34.950 €
Long Range 64 kWh 39.950 €

Auto termiche addio: tutti gli stati che hanno deciso di vietare Diesel e benzina

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Che il mondo dell’auto stia andando verso un futuro a zero emissioni è ormai noto a tutti. Tuttavia, la strada per raggiungere l’obiettivo fissato dalla Commissione Europea è ancora molto lunga e irta di ostacoli. Nel corso della Cop26, la ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, svoltasi a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, sono stati fissati i parametri da rispettare per raggiungere quattro obiettivi fondamentali: accelerare l’eliminazione graduale del carbone, ridurre la deforestazione, incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili e, naturalmente, accelerare il passaggio ai veicoli elettrici.

Dal 2035 solo elettrico

Proprio a riguardo della mobilità a elettrica, è stato creato un Consiglio perla transizione ai veicoli elettrici che riunisce diversi governi e rappresenta oltre la metà dell’attuale mercato automobilistico mondiale. Proprio attraverso questo Consiglio sono stati stilati i regolamenti che hanno dato vita ad una vera e propria road map da seguire per raggiungere l’indipendenza dai combustibili fossili nell’auto a partire dal 2035. Nei mercati avanzati, infatti, entro il 2035 tutte le auto e i furgoni venduti dovranno essere a zero emissioni, limite che si sposta al 2040 per tutti gli altri mercati. Le stesse case automobilistiche dovranno vendere esclusivamente modelli a zero emissioni entro il 2035. Anche le aziende dotate di una flotta dovranno utilizzare unicamente veicoli a zero emissioni entro il 2030 o prima.

Tesla: i Supercharger aprono anche alle auto elettriche di altri marchi

Non tutti sono d’accordo

L’obiettivo è lodevole, tuttavia, non tutti nel mondo condividono le tempistiche decise dalle Nazioni Unite per raggiungerlo. La Cina, ad esempio, ha recentemente aumentato la produzione di carbone e ha dichiarato che raggiungerà l’obiettivo di decarbonizzazione soltanto nel 2070. L’India ha fissato la stessa data, mentre la Russia lo farà nel 2060. In generale, i paesi oggi in via di sviluppo sono restii ad accettare la time line imposta d’alla Commissione Europea.

L’elenco aggiornato

Ad ogni modo le nazioni che hanno sottoscritto l’impegno sono comunque molte. Molte delle quali anche extraeuropee. Ecco la lista completa.

  • Austria
  • Azerbaigian
  • Belgio
  • Cambogia
  • Canada
  • Capo Verde
  • Cile
  • Cipro
  • Croazia
  • Danimarca
  • El Salvador
  • Finlandia
  • Germania
  • Irlanda
  • Islanda
  • Israele
  • Liechtenstein
  • Lituania
  • Lussemburgo
  • Malta
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In Italia

L’Italia ha una posizione che potremmo definire “borderline” rispetto alla questione. Secondo il Ministro Giancarlo Giorgetti “il futuro dell’automotive in Europa non può essere unicamente elettrico” e per questo motivo propone una revisione del pacchetto proposto dalla Commissione Ue. Dello stesso parere è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, mentre più a favore è Enrico Giovannini, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile.

Compagnie petrolifere e auto elettrica: le big oil abbandonano il petrolio per sposare la mobilità a zero emissioni

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche

Il processo di transizione energetica che ha investito del mondo dell’automotive sta cambiando gli equilibri anche di tutte quelle realtà che, in gergo tecnico, si definiscono dell’indotto. Non è soltanto l’automobile in quanto tale a cambiare, ma anche tutto ciò che le ruota intorno. Uno dei settori chiamati ad affrontare un importantissimo cambiamento è quello dell’industria petrolifera. L’abbandono dei carburanti fossili è destinato a portare alla progressiva estinzione dei distributori di carburante se questi non trovano il modo di adeguarsi i tempi e cavalcare così questa fase di elettrificazione. Tra chi è riuscito a trovare la chiave di lettura più economicamente remunerativa c’è Shell.

Crescita sull’onda delle EV

La big del petrolio anglo-olandese sta ampliando il suo pacchetto di prodotti e servizi, prevedendo l’istallazione di colonnine di ricarica presso le sue stazioni di servizio distribuite in tutto il mondo. L’obiettivo ultimo è quello di attivare 500.000 punti di ricarica entro il 2025. Un obiettivo ambizioso, al quale Shell sta lavorando ormai dal 2019 e che la porterà a trasformarsi in una vera e propria società di servizi legati al mondo della mobilità a zero emissioni.

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche 1

La rete si evolve

L’installazione delle colonnine presso i distributori si inserisce in una più ampia politica di crescita aziendale, che nel corso dei prossimi anni porterà ad ampliare la rete dalle attuale 46.000 stazioni di servizio alle 55.000 entro i prossimi tre anni. Il che porterà ad un importante aumento dei clienti che passeranno da 30 milioni a 40 milioni, portando ad un aumento di fatturato da 4,5 miliardi a 6 miliardi.

Dove tutto è cominciato

Il lavoro sul fronte dell’elettrificazione da parte di Shell è cominciato a Singapore nel 2019 con l’installazione di una serie di colonnine di ricarica con una potenza di 50 kW in dieci stazioni di servizio. Nel corso dello stesso anno la big del petrolio ha installato anche 34 colonnine con potenze da 50 a 150 kW anche in alcuni distributori in Inghilterra.

La situazione in Italia

Ma Shell non è l’unica a muoversi in questo settore. Nel nostro Paese IP ha sottoscritto una partnership con Enel X per l’installazione di colonnine fast da 350 kW in alcune delle sue stazioni di servizio. Lo stesso è stato fatto anche da Q8 che, in più, ha anche avviato una collaborazione diretta con Porsche.

Durata pneumatici: ogni quanti km vanno cambiati?

Quanto durano gli pneumatici e quando è necessario sostituirli?

Elemento di contatto fra la strada e l’auto, le gomme sono al centro di una domanda ricorrente posta dagli automobilisti: quanto durano gli pneumatici e quando è necessario sostituirli?

Sino a non molto tempo fa, la maggior parte degli automobilisti era convinta che la durata delle gomme auto dipendesse direttamente dalla data di fabbricazione.

L’ingresso sul mercato europeo della marcatura DOT, infatti, ha spinto molti a credere che ci fosse una stretta correlazione fra la data di produzione del pneumatico e la sua usura. In realtà, tale marcatura è stata imposta per rendere rintracciabile il lotto di provenienza.

INDICE
Ogni quanto cambiare le gomme?
Quanti km durano le gomme invernali?
Quanti km durano le gomme 4 stagioni?
Quanti km durano le gomme estive?
Pneumatici induriti: dopo quanto tempo?
Come controllare l’usura degli pneumatici
ABS e usura pneumatici

L’usura degli pneumatici di un veicolo dipende da moltissimi fattori ed è per questo molto difficile stabilire a priori ogni quando cambiarli. Ad influenzare la durata delle gomme auto sono per lo più due fattori:

  • le condizioni di utilizzo, che comprendono le modalità di carico dell’auto, il mantenimento della corretta pressione delle gomme, la velocità media a cui si viaggia, il tipo di strade percorse, la frequenza di urti subiti e l’esposizione degli pneumatici a determinate condizioni climatiche;
  • lo stato dell’immagazzinamento, prima e dopo dell’acquisto.

Solitamente, i principali marchi specializzati nella produzione di pneumatici consigliano di effettuare un controllo una volta all’anno, una volta superati i cinque anni dall’acquisto. Inoltre, considerato il deterioramento a cui vanno incontro gli pneumatici con il semplice passare del tempo, è bene sostituire le gomme dopo 10 anni di utilizzo, indipendentemente dalla loro condizione specifica.

Ma ci sono anche indicazioni relative alla distanza percorsa: a seconda della qualità e dalle condizioni d’uso delle gomme queste devono essere sostituite dopo aver percorso tra i 20.000 e i 50.000 km. Questa misura è però piuttosto variabile, visto che dipende non solo dalla qualità delle strade percorse, ma anche dallo stile di guida del conducente. Per questo è bene controllare con una certa frequenza lo stato di usura degli pneumatici, assicurandosi che lo spessore della scultura del battistrada non scenda sotto gli 1,6 millimetri (limite legale in Italia).

La durata media degli pneumatici invernali è simile a quella degli altri tipi di gomme, ed è compresa tra i 5 e i 10 anni. In ogni caso, gli pneumatici invernali vanno sostituiti quando lo spessore del battistrada è inferiore a 1,6 mm o quando lo pneumatico presenta fori, tagli, deformazioni o, ancora, zone particolarmente usurate.

Si consiglia di prestare particolare attenzione alla conservazione degli pneumatici invernali perché può influenzarne notevolmente la durata, scegliendo per lo stoccaggio un luogo non troppo umido e la cui temperatura non vari notevolmente.

Oltre all’usura, poi, per sapere quando cambiare le gomme invernali è sempre bene avere a mente la data del 15 maggio, termine ultimo per effettuare la sostituzione con quelli estivi.

Gli pneumatici 4 stagioni si configurano come le gomme del compromesso, molto popolari fra i conducenti che non intendono cambiare gli pneumatici della proprio auto a seconda della stagione.

In molti, però si chiedono se convengano veramente e soprattutto quale sia la durata delle gomme 4 stagioni in km.  La risposta è semplice: tendenzialmente questi pneumatici hanno una durata inferiore di circa il 10-15% rispetto a quelli stagionali specifici. Infatti, le stesse caratteristiche che ne consentono l’uso sia col sole che con la neve le rendono più esposte all’usura specialmente nel periodo estivo.

Per le gomme estive vale lo stesso discorso fatto per quelle invernali. La durata media degli questi pneumatici è compresa tra i 5 e i 10 anni, a seconda dei fattori che ne influenzano l’usura.

Un primo indicatore dell’usura delle proprie gomme è l’indurimento progressivo delle stesse. Infatti, con il passare degli anni gli pneumatici tendono a “seccarsi”, diventando meno elastici e uniformi. Oltre che al tatto, l’indurimento delle gomme risulta evidente anche a prima vista: quando avviene si possono osservare crepe che percorrono l’intera superficie dello pneumatico. Normalmente, anche a causa dell’indurimento progressivo, è necessario sostituire gli pneumatici dopo circa 10 anni dall’acquisto.

Per controllare l’usura degli pneumatici la prima cosa da fare è osservare attentamente il battistrada, il quale costituisce la zona del pneumatico a diretto contatto con l’asfalto. Lo stato delle scanalature, le imperfezioni e le disomogeneità della gomma incidono sulla sicurezza complessiva dell’auto, e quindi del conducente e dei passeggeri a bordo.

Una normativa europea stabilisce, inoltre, quale deve essere lo spessore minimo della scultura del battistrada (ovvero la profondità delle scanalature) degli pneumatici prima: il cambio gomme auto deve avvenire quando la scultura del battistrada ha raggiunto una profondità di 1,6 mm.

Per controllare se gli pneumatici del proprio veicolo rientrano in questo limite si utilizza solitamente un tassello in gomma, spesso proprio 1,6 mm, posto sul fondo di una delle scanalature del battistrada: quando lo spessore della scanalatura raggiunge il livello dell’indicatore significa che il pneumatico deve essere sostituito.

L’indicatore di usura è facilmente individuabile osservando il fianco del battistrada: esso può essere reperito in linea con il codice TWI, un triangolo o il logo del marchio. Alcuni produttori hanno previsto sugli pneumatici anche indicatori intermedi, raggiunti i quali le gomme non garantiscono più le prestazioni ottimali.

Per controllare l’usura del pneumatico si può usare anche il calibro di profondità, uno strumento efficace e reperibile in tutti gli autoricambi, che misura con esattezza la profondità delle scanalature del battistrada in più punti.

Molte persone si chiedono se l’ABS, il sistema antibloccaggio delle ruote che consente di migliorare le frenate in condizioni di scarsa aderenza al manto stradale, funzioni anche in caso di ruote usurate. La risposta è sì: l’ABS infatti agendo su tutte e quattro le ruote e impedisce loro di bloccarsi anche in caso ruote vecchie. Chiaramente, però, degli pneumatici molto usurati possono in ogni caso compromettere le capacità dell’auto nel tenere la strada e nel frenare.

Se è giunta l’ora di effettuare il cambio gomme auto, potete trovare un’ottima selezione di gomme 4 stagioni, invernali ed estive su ebay.it.

Cose da sapere

Quanti chilometri durano gli pneumatici?

La durata chilometrica degli pneumatici è molto variabile. In linea di massima, chi utilizza l’auto soprattutto per lavoro, dovrebbe sostituire gli pneumatici una volta compiuto un tragitto compreso fra 20.000 e 50.000 km.

Dopo quanto tempo vanno cambiati gli pneumatici?

Non esiste un limite di tempo definito che stabilisca quando cambiare gli pneumatici, tuttavia è consigliato di procedere alla sostituzione dopo 10 anni di utilizzo degli stessi, anche quando essi non hanno raggiunto la soglia d’usura prevista dalla normativa.

Come si controlla lo stato di usure del pneumatico?

Per controllare l’usura si utilizza solitamente un tassello in gomma, spesso 1,6 mm, posto sul battistrada: quando quest’ultimo raggiunge il livello dell’indicatore significa che il pneumatico deve essere obbligatoriamente sostituito.

L’ABS agisce anche quando gli pneumatici sono usurati?

Sì, l’ABS agendo su tutte e quattro le ruote impedisce loro di bloccarsi anche su asfalto bagnato o ruote usurate.

Quando vanno cambiati gli pneumatici invernali?

La data da tenere a mente è quella del 15 maggio, termine ultimo per sostituire gli pneumatici invernali con quelli estivi.

Come funziona un ecosistema a impatto zero per la propria casa

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 1

Il passaggio all’auto elettrica ha cambiato profondamente il nostro modo di approcciarci alla mobilità, arrivando a modificare il nostro stesso modo di vivere. Acquistare un’auto elettrica, oggi, significa entrare un vero e proprio ecosistema di servizi in cui tutto ruota intorno al concetto di sostenibilità.

Il ruolo dei costruttori

Non stupisce, dunque, che un po’ tutti i principali costruttori automobilistici stiano oggi lavorando non soltanto allo sviluppo di nuovi modello a zero emissioni, ma anche e soprattutto alla messa a punto di sistemi e servizi in grado di aiutare gli automobilisti a creare un contesto davvero green all’interno del quale vivere la loro nuova automobile elettrica.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 2

Una casa a impatto zero

Uno degli ambiti nei quali, ad oggi, si stanno concentrando i maggiori sforzi dei costruttori, sono le abitazioni. In molti stanno mettendo a punto dei veri e propri ecosistemi domestici per le abitazioni in grado di rendere le case quanto più energeticamente indipendenti e in grado di supportare la ricarica delle moderne auto elettriche. Tra i brand più attivi su questo frangente troviamo Tesla e Hyundai. Proprio il costruttore coreano sarà il primo a lanciare un ecosistema energetico pensato per la casa negli Stati Uniti con il nome di Home, battendo sul tempo il Tesla Energy. Home di Hyundai è costituito da una serie di pannelli solari posizionati sul tetto dell’abitazione che interagiscono con una batteria di accumulo agli ioni di litio e una wallbox domestica. Proprio quest’ultima può contare su una potenza di 240 Volt, che si traduce in una maggiore velocità di ricarica rispetto alle convenzionali prese da 110 Volt, risultando così più veloce dalle tre alle sette volte.

Scambio di energia

Guardando ancora più avanti, grazie ai sistemi V2G di cui abbiamo già parlato, in futuro le auto saranno in grado di “scambiare” attivamente energia con le abitazioni. In questo modo il flusso di energia verso la vettura può essere modificati in base alle condizioni della rete in quel dato momento. E non è tutto. In caso di necessità, infatti, la vettura può cedere parte della sua energia alla batteria di accumulo della casa, che la utilizzerà poi per alimentare i dispositivi in quel momento necessari all’interno dell’abitazione.