Le utilitarie, ovvero i modelli lunghi circa 4 metri al massimo, sono tra le auto più vendute nel nostro Paese. Il motivo è da ricercare nell’ottimo rapporto tra prezzo, dimensioni e contenuti che queste riescono a garantire. Nonostante le dimensioni relativamente contenute, infatti, le utilitarie sono spesso utilizzate anche come prima macchina da famiglia. Questo perché molti modelli riescono a garantire un’ottima abitabilità interna e un vano di carico più che sufficiente a permettere anche qualche gita fuoriporta con tutta la famiglia.
La nostra top 5
Abbiamo così raccolto in questo articolo i cinque modelli più economici appartenenti a questo molto affollato segmento di mercato. Partendo dal presupposto che ormai i prezzi di un po’ tutte le utilitarie sono leggermente saliti negli ultimi anni, abbiamo comunque cercato di selezionare unicamente quelli con un prezzo di listino inferiore ai 20.000 euro. La ricerca è stata piuttosto semplice, poiché ad oggi, i modelli sotto questa soglia di spesa sono (purtroppo) molto pochi.
Dacia Sandero
Contro di lei non c’è davvero partita. Stiamo parlando della Dacia Sandero, che nella versione Streetway apre il listino ad appena 11.700 euro. Ma non pensate che a questa cifra vi portiate a casa una vettura “povera”. Con l’ultima generazione, in realtà, la Sandero ha compiuto un salto avanti notevole soprattutto in termini di qualità e tecnologia. Il motore è un 1.0 aspirato da 65 CV.
Prezzo: 11.700 euro
Fiat Panda
La nostrana Fiat Panda si posiziona al secondo posto di questa classifica con un prezzo di partenza di 15.150 euro. A rendere questo modello davvero interessante è non solo la sua praticità, ma anche e soprattutto il fatto che viene proposto in abbinamento ad un interessante powertrain ibrido. Sotto il cofano, infatti, c’è il 1.0 FireFly da 70 CV.
Prezzo: 15.150 euro
Lancia Ypsilon
A chiudere il podio ci pensa la Lancia Ypsilon. È alimentata dallo stesso propulsore ibrido della Fiat Panda, ma rispetto a questa è più grande e assicura più spazio soprattutto per chi viaggia dietro. In generale, lo stile è molto ricercato e nonostante gli anni sulle spalle continua ad intercettare i gusti di una fetta molto ampia di clientela. Il tutto ad un prezzo di 16.700 euro.
Prezzo: 16.700 euro
Renault Clio
Subito fuori dal podio si posiziona la Renault Clio. L’utilitaria francese ha una storia lunga più di trent’anni e con l’ultima generazione è diventata più grande e tecnologica. La versione di accesso costa poco più di 17.000 euro e viene proposta in abbinamento allo stesso propulsore della Dacia Sandero, il 1.0 SCe da 65 CV.
Prezzo: 17.200 euro
Citroen C3
Ultima posizione per un’altra francese. Si tratta della Citroen C3, che tra le auto di questa top 5 rappresenta la scelta ideale per chi cerca un’auto davvero comoda: il comfort dei suoi sedili extra large non si batte. Il motore, invece, è il 1.2 PureTech da 83 CV e per portarla a casa servono poco più di 18.000 euro.
La guida invernale richiede una dotazione dell’auto adeguata, senza il peso di strumentazioni superflue. È importante ricordarsene non solo al momento dell’acquisto di una nuova automobile durante la stagione fredda, ma anche semplicemente alla guida della nostra vettura.
Sai su quali aspetti concentrarti e quali sono le dotazioni a cui si può rinunciare? Per esempio, conosci la durata media degli pneumatici invernali o sai controllare il livello dell’olio motore? Abbiamo preparato per te una guida con i dodici punti più importanti da tenere in conto quando compri o guidi un’auto nuova o usata in inverno.
1. Pneumatici invernali
Partiamo ovviamente dai pneumatici invernali, fondamentali per la guida con climi rigidi, che espongono a rischi maggiori di slittamento e di perdita di controllo del veicolo. Possono resistere alle intemperie come neve e ghiaccio e garantire una guida sicura anche in presenza di sale grazie ad uno speciale battistrada appositamente progettato. Se l’auto che stai per acquistare o guidi già è dotata di gomme invernali, assicurati di verificarne l’usura e la pressione in inverno.
2. Spazzole tergicristallo anti ghiaccio
Il rischio di vedere i propri tergicristalli bloccati durante una fredda giornata d’inverno si può prevenire grazie a una piccola accortezza tecnologica. Il suo nome è esplicativo: le spazzole tergicristallo anti ghiaccio continuano a funzionare anche alle temperature più basse. Sono dotate infatti di elementi riscaldati posizionati sotto le spazzole tergicristallo che sciolgono la neve e il ghiaccio incrostato.
3. Volante riscaldato
È importante alla guida mantenere sempre e costantemente una presa salda e sicura del volante. Per questo, quando le mani del conducente si raffreddano e diventano quindi meno sensibili e precise, è sconsigliabile indossare dei guanti. Questi ultimi possono riscaldare le mani, ma aggiungono uno strato non sensibile e aggiuntivo fra le mani e il volante, riducendo l’immediatezza del suo controllo. La soluzione è semplice: grazie al volante riscaldato puoi fare a meno di guanti e manopole quando sei alla guida.
4. Sistema antibloccaggio (ABS)
Nei tragitti invernali un ulteriore rischio è quello, frenando soprattutto in curva, di vedere le proprie ruote pattinare a causa del blocco dell’impianto di frenata. Per ovviare a questo problema è stata elaborata una delle funzionalità più importanti di un’auto ben equipaggiata per l’inverno, successivamente resa, a partire dal 2012, obbligatoria su tutti i veicoli di serie. Stiamo parlando dell’ABS, ossia il sistema antibloccaggio per i freni cheaiuta a evitare il pattinamento delle ruote, impedendo il loro improvviso blocco in caso di frenata.
5. Il riscaldatore del blocco motore
Non solo il normale funzionamento di pneumatici, freni e tergicristalli può essere messo in difficoltà dal freddo intenso. Temperature molto basse possono infatti impattare anche sulle condizioni della batteria della tua auto. Un riscaldatore del blocco motore lo manterrà al caldo, facilitando l’accensione della batteria dell’auto in inverno, quando la temperatura scende sotto lo zero. Sai già come verificare la carica della batteria dell’auto o quale olio motore utilizzare in inverno? Controlla qui per saperne di più.
6. Specchietti laterali riscaldati
Essendo una parte esterna all’abitacolo, gli specchietti laterali non beneficiano ovviamente del riscaldamento interno già presente su tutte le auto. Avere gli specchietti laterali dotati di un sistema di riscaldamento aggiuntivo è di grande utilità per liberarli velocemente da umidità, ghiaccio e neve. Questa funzionalità può essere programmata per attivarsi automaticamente quando la temperatura cala sotto una certa soglia.
7. Impianto lavafari
Nel corso dei tragitti compiuti nella stagione invernale, non è raro che neve, ghiaccio, sale e fanghiglia possano sporcare i gruppi ottici e ridurre la visibilità alla guida, fondamentale soprattutto quando le condizioni metereologiche non sono ottimali. Grazie all’impianto lavafari puoi pulire i fari mantenere sempre il massimo della visibilità. Alcune vetture sono addirittura dotate di spazzole tergicristallo per i fari, che facilitano ulteriormente l’operazione di pulizia. Ricordati comunque di controllare il livello dei liquidi dell’auto.
8. Trazione integrale
Il tipo di trazione più complicato da utilizzare in presenza di neve o ghiaccio è sicuramente la trazione posteriore, di fatti dedicata più ai modelli maggiormente sportivi. La trazione integrale, invece, fornendo la forza motrice a tutte e quattro le ruote del veicolo, permette un maggiore controllo durante la guida su neve e fondo ghiacciato, evitando squilibri nella distribuzione della coppia e slittamenti soprattutto in curva. Se un’auto con trazione integrale non è nel tuo preventivo, puoi optare per un veicolo a trazione anteriore.
9. Sistema di controllo della trazione (TCS)
Opzionale in molte auto nuove, il controllo della trazione impedisce il pattinamento delle ruote e permette di accelerare senza scivolare su ghiaccio e neve. Inoltre, alcune assicurazioni potrebbero offrirti uno sconto sulla polizza. Quindi conviene pagare qualcosa in più per avere maggiore sicurezza in inverno.
10. Controllo elettronico della stabilità (ESP)
Disponibile in molti modelli recenti, il controllo elettronico della stabilità(ESP) rileva quando alcune ruote girano più veloci rispetto ad altre, per esempio in caso di slittamento sul ghiaccio, e si attiva per ridistribuire la potenza dove serve maggiore trazione.
Quando acquisti un’auto da usare in inverno, non serve un modello nuovo con tutta la tecnologia più moderna. L’importante è che la tua macchina sia affidabile, sicura e capace di resistere a tutte le condizioni meteorologiche. La guida che ti abbiamo fornito è un buon punto di partenza per decidere quali funzionalità avere sulla tua auto in inverno.
11. Guida sulla neve
Anche se si possiede un’auto dotata di pneumatici invernali, è bene non guidare come se le condizioni metereologiche fossero perfette, ma adottare comunque una serie di attenzioni alla guida che possono aumentare notevolmente la sicurezza.
Innanzitutto, mantieni l’auto e tutti i suoi elementi puliti. Non basta che il parabrezza sia libero da acqua, neve o ghiaccio. Anche i finestrini sono importanti per mantenere la visuale libera. Con uno scopa morbida si può anche eliminare la neve sul tetto dell’auto, che potrebbe successivamente cadere sul parabrezza o sull’auto che segue.
Inoltre, si consiglia sempre un’attitudine cauta alla guida soprattutto in inverno. Meglio evitare manovre brusche in marcia e guidare a bassi regimi. In fase di partenza, iniziare con la seconda marcia innestata può assicurare maggiore attrito, mentre in discesa è sempre meglio avvalersi principalmente del freno motore. In fase di rallentamento, occorre mantenere le ruote dritte per non perdere aderenza e in generale mantenere velocità molto moderate, curvando ovunque possibile con una marcia bassa.
In generale, infine, è importante mantenere costantemente una distanza di sicurezza maggiore di quella adottata abitualmente, aumentando al contempo l’attenzione prestata alle azioni degli altri automobilisti, che possono sbagliare più facilmente in condizioni metereologiche avverse.
12. Guida sulla neve con pneumatici all-season
Quando si guida su manto innevato, o ancora peggio con ghiaccio, è ancora più essenziale conformarsi alla legge in materia e quindi dal 15 novembre al 15 aprile montare pneumatici termici oppure tenere a bordo le catene da neve da montare in caso di neve sulla carreggiata.
Montando sulla propria auto i cosiddetti pneumatici 4 stagioni, quelli provvisti della sigla M+S, possiamo stare tranquilli che non incorreremo in sanzioni previste dal CdS per una mancata dotazione adatta all’inverno, ma non potremo invece godere dei benefici della massima aderenza sulla neve. In questi casi, se notiamo un cumulo di neve intorno alla macchina, conviene provare e rimuoverlo con le mani o con altri attrezzi prima di salirci sopra con le ruote.
Ogni appassionato di sport invernali che si rispetti sa che non si può far a meno di possedere un portasci per auto, in modo da poter viaggiare ovunque con il proprio fedele paio di sci o snowboard. Ma quale scegliere e come montarlo? Sono molteplici le soluzioni per trasportare in auto sci e tavole: portasci applicabili sulle barre al tetto, magnetici, da applicare sul portellone posteriore, sul gancio traino o sulla ruota di scorta. Qui una piccola guida per permettervi di scegliere il modello più adatto alle vostre esigenze.
Dopo aver montato sul tetto della propria auto le barre portatutto, ci sono diversi modelli di portasci che posso essere fissati sopra di esse. Normalmente questa soluzione consente di trasportare al massimo 6 paia di sci o 4 snowboard, ma il numero esatto dipende dalla vettura e dal portasci scelto.
Inoltre, se state pensando di acquistare un portasci per barre portatutto è utile considerare che, se lo spazio fra il tetto e le barre è minimo, allora è meglio acquistare un portasci rialzato. Al contrario, se il tetto dell’auto è piuttosto alto, è preferibile optare per un portasci con scivolo scorrevole.
Portasci magnetico
Coloro che non possiedono le barre sul tetto possono scegliere un portasci che aderisce all’auto mediante magneti. Se è vero che il numero di sci o tavole che si possono trasportare con questo modello si ferma a due, è anche vero che un portasci magnetico garantisce un montaggio semplice e rapido.
Bisogna però tenere presente che non tutte le vettura possono essere allestite con portasci di questo tipo: dipende dal materiale di cui è fatto il tetto dell’auto. Infatti, non è possibile agganciare portasci magnetici sui tetti in alluminio, in fibra di vetro o i tetti con vetro panoramico. Da evitare l’uso di portasci magnetici anche sui tetti bombati e nervati, i quali non consentono un aggancio solido e completo sulla lamiera rendendo pericoloso il trasporto.
Portasci posteriore
Si tratta di portasci dotati di un solido aggancio sul portellone posteriore dell’auto. Questa soluzione risulta molto stabile e consente di avere gli sci subito a portata di mano. Inoltre, permette di trasportare sino a 4 snowboard oppure sino ad 8 paia di sci.
In alternativa, si può optare anche per dei portasci da applicare al gancio traino, sempre che la vostra vettura ne sia provvista. Esistono varie soluzioni in commercio, che permettono di trasportare fino a 6 paia di sci o 4 tavole.
Portasci sulla ruota di scorta
Come fare se si desidera un portasci posteriore ma possiede un 4×4 con annessa ruota di sicurezza sul portello? Nessun problema: sono in commercio specifici portasci da fissare sulla ruota di scorta. Si tratta di una buona opzione, anche se possiede diverse limitazioni che riguardano la grandezza e la larghezza della ruota. Prima di acquistare un modello specifico sarà meglio valutare se il pneumatico è adatto ad accogliere un portasci.
Il montaggio perfetto del portasci
Per montare un portasci sul tetto dell’auto, è innanzitutto indispensabile distinguere fra i modelli che si installano sulle barre dell’auto e quelli magnetici.
I modelli che si montano sulle barre fisse sono molto versatili e possono essere montati in fai da te, senza far ricorso ad un operatore specializzato. Essi sono spesso dotati di agganci con viti di fissaggio, che si accomodano allo spessore e alle distanze delle barre montate. Altrettanto semplici e veloci da montare sono i portasci magnetici, che letteralmente si agganciano magneticamente al tetto. Ad ogni modo, il miglior consiglio è quello di seguire attentamente le istruzioni fornite dal produttore del portasci acquistato.
Pensate per muoversi prevalentemente in città e forti di dimensioni molto contenute, le citycar non sono di certo i primi modelli a venire in mente quando si parla di capacità di carico. Tuttavia, in alcuni casi anche i modelli più piccoli sul mercato sanno difendersi bene sul fronte dello spazio per i bagagli. Alcuni di questi, infatti, riescono a garantire una capacità che in molti casi raggiunge quella delle vetture appartenenti ad un segmento superiore. Il tutto, confermando la grande praticità intrinseca in questa tipologia di veicoli.
La nostra top 5
Abbiamo quindi scelto di selezionare le cinque citycar con il bagagliaio più grande disponibili sul mercato. Vi sorprenderà notare come nelle primissime posizioni sia riuscita a posizionarsi uno dei modelli più piccoli in assoluto oggi in vendita. E ancora, sorprende come di queste cinque auto, due siano completamente elettriche. Inoltre, è interessante notare come quattro modelli su cinque siano dotati di cinque porte. Questo, perché nonostante le dimensioni contenute, in questo segmento i tecnici delle varie case costruttrici cercano di sfruttare al massimo ogni centimetro disponibile della vettura. Il tutto per rendere l’auto quanto più pratica, comoda e sfruttabile nel quotidiano.
Dacia Spring
In testa alla nostra classifica si posiziona la Dacia Spring. La piccola elettrica del costruttore rumeno è la citycar con il bagagliaio più grande sul mercato. Stimo parlando di ben 290 litri: un risultato quasi da categoria superiore, soprattutto se si considera la lunghezza, che si ferma ad appena 3,73 metri. Il vano di carico, inoltre, ha una forma regolare e risulta sempre ben sfruttabile. Disponibile unicamente con motorizzazione elettrica, grazie alla batteria da 27,4 kWh può contare su un’autonomia di 230 km.
Lunghezza: 3,73 metri
Bagagliaio: 290 litri
Smart EQ-fortwo
Al secondo posto si piazza inaspettatamente la Smart EQ-fortwo, una delle auto più piccole al mondo. Nonostante una lunghezza inferiore ai tre metri, 2,69 metri per la precisione, la Smart può fare affidamento su 260 litri di capacità di carico. Questo sfruttando al massimo lo spazio presente dietro di due sedili che oltre ad essere piuttosto profondo, può essere ben sfruttato soprattutto in altezza. Il motore oggi è solo elettrico ed è alimentato da una batteria da 17,2 kWh per un’autonomia di circa 140 km.
Lunghezza: 2,69 metri
Bagagliaio: 260 litri
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Hyundai i10
La piccola Hyundai i10 chiude il podio della nostra classifica. La coreana rappresenta una delle citycar per antonomasia: non soltanto per le dimensioni esterne, che si fermano a 3,67 metri, ma anche e soprattutto per le proporzioni stesse della vettura. Disponibile a cinque porte, infatti, permette di poter contare su una buona abitabilità interna e, soprattutto, su un vano di carico di 252 litri dalla forma molto regolare. Il motore su cui puntare è il 1.0 a tre cilindri da 67 CV. Non un fulmine di guerra, ma decisamente parco nei consumi.
Lunghezza: 3,67 metri
Bagagliaio: 252 litri
Volkswagen Up
La Volkswagen Up è il modello più piccolo all’interno della gamma Volkswagen, ma non per questo il meno pratico e sfruttabile. Lunga 3,60 metri, è disponibile anche in variante a cinque porte, che migliora notevolmente l’abitabilità sulla seconda fila di sedili. Il vano di carico, invece, ha una capacità in configurazione standard di 251 litri. Tante le motorizzazioni disponibili, tra le quali spicca la sportiva GTI con un motore turbo da 100 CV e l’elettrica da circa 250 km di autonomia.
Lunghezza: 3,60 metri
Bagagliaio: 251 litri
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Toyota Aygo X
A chiudere la nostra classifica è la Toyota Aygo X. La nuova generazione della piccola giapponese si caratterizza per lo stile che rimanda al mondo dell’offroad. Tanto lo spazio a bordo per passeggeri e bagagli. A questi ultimi è riservato un vano di carico da 231 litri. Il tutto a fronte di una lunghezza esterna da 3,70 metri. Uno solo il propulsore disponibili: un 1.0 a tre cilindri da 72 CV.
Cambiare la propria auto rappresenta una momento importante per ogni automobilista. Ma al netto della nostra voglia di cambiare e di metterci al volante di un modello nuovo, esiste un modo per capire se la nostra auto è davvero da cambiare? In effetti si ed è per questo motivo che abbiamo realizzato questa guida pratica per capire quando è il momento di cambiare la propria auto.
Ma prima di iniziare, occorre fare una premessa: tutte le auto sono soggette ad una svalutazione, che può essere più o meno forte a seconda del modello in questione. In media, comunque, un’auto perde circa il 20% del suo valore nei primi 12 mesi dall’acquisto. Da quel momento in avanti, può perdere fino al 10% ogni anno.
1. Cambiamenti significativi del modello
La maggior parte dei modelli evolvono nella generazione successiva ogni sei anni, mentre solitamente ogni due o tre anni vengono apportate piccole migliorie e modifiche superficiali con il cosiddetto restyling. Se quindi vuoi assicurarti il massimo in termini di dotazioni e avanguardia tecnologica con la minima spesa, fai una ricerca sulle auto che ti interessano, per vedere se si avvicinano al momento in cui andranno incontro a un cambiamento radicale. Nei periodi che precedono l’uscita del modello rivisto o della nuova generazione è meno raro trovare offerte convenienti, dato che sia i proprietari che i rivenditori staranno guardando ai nuovi modelli in arrivo.
Ricordati anche di tenere d’occhio il calendario. Alcuni periodi dell’anno sono migliori per trovare buone offerte su modelli di auto specifici. Consulta la guida di automobile.it per scoprire quando è il momento migliore per comprare una nuova auto.
2. Manutenzione sempre più frequente
Le auto oggi sono sempre più affidabili, ma mai infallibili. Nel mercato dell’automotive non si parla certo di obsolescenza programmata, ma in ogni caso dopo alcuni anni le visite dal meccanico diventano sempre più frequenti, in particolare quando la garanzia è scaduta. Anche la più meticolosa manutenzione preventiva difficilmente riesce ad arrestare l’usura generale, in particolare con un clima sempre meno prevedibile.
Ci si chiede quindi periodicamente: vale la pena riparare la vecchia auto o è meglio comprarne una nuova? In generale conviene confrontare i costi di manutenzione annuali più la svalutazione della tua auto per controllare se superano la probabile svalutazione di un’auto nuova. Quando si presenta questa eventualità, allora è davvero arrivato il momento di guardarsi intorno. Proprio per poter difendere al meglio la valutazione della propria auto usata è raccomandabile conservare tutti i documenti degli interventi di manutenzione che hai eseguito sulla tua auto.
3. Se la tua auto ha avuto un incidente
È impossibile misurare la probabilità di incorrere in un incidente, ma raramente, quando questi accadono, l’auto ne esce veramente illesa. Se la tua auto ha avuto un incidente e le riparazioni non sono state eseguite da un professionista certificato, potrebbe non essere più così sicura per te e per la tua famiglia. Un’auto riparata male non è pericolosa solamente in caso di un altro incidente, ma può incidere negativamente anche su chilometraggio, prestazioni e maneggevolezza. Per qualsiasi riparazione che vada oltre un intervento superficiale, di norma è meglio essere prudenti. Prendi in considerazione se passare a un’auto usata, in quanto questa dovrà passare delle procedure di controllo rigorose prima della
4. Cambiamenti nello stile di vita
Può accadere che il proprio stile di vita cambi, per esempio quando c’è un bambino in arrivo, e allora una cabrio o una citycar a due posti può diventare scomoda e insufficiente per le esigenze quotidiane. In questo caso, dai un’occhiata alla sezione sulle auto familiari di automobile.it, dove potrai trovare centinaia di potenziali auto perfette per viaggiare con la famiglia. Altri cambiamenti che hanno un impatto sulle nostre abitudini automobilistiche sono ad esempio il trasferimento dalla città alla provincia e viceversa oppure una nuova occupazione che richiede maggiori o minori spostamenti Potremmo avere bisogno di un auto che è più facile da parcheggiare o che sia particolarmente efficiente. Le soluzioni elettriche sono poi particolarmente adatte alla guida in città.
Tornando ai fattori famigliari, poniamo che i bambini nel frattempo siano cresciuti e abbiano abbandonato il nido. Forse quella monovolume parcheggiata nel vialetto di ingresso potrebbe lasciare spazio a qualcosa di più compatto ed economico, magari proprio a un’auto elettrica o ibrida. E infine, per chiudere il cerchio, perché non tornare a quella decappottabile? Puoi guardare le auto cabrio disponibili su automobile.it per trovare quella che fa per te. Qualunque sia la motivazione dietro a questa scelta, vorrai massimizzare il potenziale di investimento della tua vecchia auto. Se hai preso la tua decisione, leggi la nostra guida su come negoziare la vendita della tua auto usata. Una volta considerate tutte queste informazioni, potrai stabilire con sicurezza se è davvero il momento di vendere la tua automobile. Se lo è, comincia il tuo viaggio per trovare la tua nuova auto con automobile.it.
5. Chilometraggio
In generale, un’automobile può restare in condizioni efficienti per circa 250.000 km. Più ci si avvicina a questa cifra, però, più gli interventi di manutenzione si fanno frequenti. Eppure non basta considerare il numero di chilometri per avere un’idea delle condizioni reali di un’auto. Un ruolo importante è infatti giocato dalle abitudini di guida, dall’assenza di guasti importanti e dalla buona qualità delle riparazioni. Se l’uso del veicolo si riduce a quello famigliare, con brevi tragitti quotidiani e pochi viaggi lunghi, il veicolo manterrà probabilmente una buona resa più a lungo. Viceversa, se l’auto viene spesso usata per tragitti lunghi è più probabile che si usuri in fretta.
6. Alimentazione dell’auto
Il tipo di alimentazione dell’auto incide fortemente sulla sua progressiva usura. Se si opta per un benzina, si può aspirare ad arrivare fino ai 300.000 km. Se si tratta però di auto di piccola cilindrata la durata può ridursi fino a 150.000 – 180.000 km. Scegliendo un propulsore diesel si potrà ambire a una durata di circa 400.000 km – 500.000 km. Diventano quindi la scelta migliore se si percorrono spesso molti chilometri. Anche qui, la durata del motore diesel dipende dalla cilindrata e può scendere fino a 300.000 km per le cilindrate più piccole.
7. Classe ambientale
Visto che sempre più spesso i regolamenti nazionali e cittadini impediscono alle auto più inquinanti di circolare, soprattutto in percorsi urbani, è necessario tenere conto della classe ambientale della propria auto per sapere quando cambiarla. Progressivamente, gli Euro 0, 1, 2, 3, 4 e 5 saranno sempre meno liberi di circolare. Potrebbe, di conseguenza, diventare necessario l’acquisto di un’auto nuova, magari con un motore elettrico, per non pensarci più.
La California si allinea all’Unione Europea per quanto riguarda i veicoli a emissioni zero. Lo stato americano ha infatti approvato l’addio alle vetture con motore termico nel 2035. Il governatore californiano, Gavin Newsom, assicura che la normativa “Advanced Clean Cars II” sancirà la fine del motore a combustione interna e che “per i nostri ragazzi passare all’automobile elettrica sarà una cosa naturale. Sarà come cambiare il vecchio telefono fisso con uno smartphone; come cambiare canale alla televisione”.
Questa decisione può ricoprire un ruolo chiave in tutto il Paese: la California è lo stato con il mercato automobilistico più grande degli Usa e, di solito, altri Stati tendono a seguirne le orme. Non a caso alcuni governatori hanno già dichiarato di essere intenzionati ad allinearsi alla California.
Le prossime tappe
La legge approvata dal Carb, acronimo di California Air Resources Board, prevede una serie di passaggi intermedi: almeno il 35% delle automobili vendute deve essere a zero emissioni entro il 2026 e questa percentuale deve arrivare al 68% prima della fine del decennio.
Questi i vari passaggi in sintesi:
2026: vendite vetture elettriche pari al 35% del totale
2030: vendite vetture elettriche pari al 68% del totale
2035: vendite vetture elettriche pari al 100% del totale
Secondo la nuova normativa potranno essere vendute anche le auto ibride plug-in con almeno 50 miglia di autonomia in elettrico, ma non dovranno rappresentare più del 20% delle vendite delle case automobilistiche. La legge recentemente approvata stabilisce anche il limite minimo di almeno 150 miglia di autonomia per le vetture elettriche. Inoltre fra il 2026 e il 2035, le automobili a combustione saranno regolamentate in maniera più rigida. Ovviamente la legge si riferisce soltanto ai veicoli nuovi: le vetture a benzina già in circolazione potranno continuare a essere utilizzate.
Un passo importante, ma potrebbe non essere sufficiente
John Bozzella, presidente dell’Alliance for Automotive Innovation, l’associazione di quasi tutte le Case automobilistiche presenti negli Stati Uniti, guarda il problema da un punto di vista più ampio.
“Il rispetto dei requisiti imposti dalla legge dello stato della California sono di per sé realistici e realizzabili – le sue dichiarazioni in un’intervista – ma ci sono tanti fattori da tenere presenti. Oltre all’inflazione, si deve considerare anche la disponibilità di automobili sul mercato, l’andamento dei prezzi dei modelli in arrivo e la diffusione delle colonnine di ricarica”.
La gamma di modelli a “ruote alte” del costruttore francese si amplia con l’arrivo della nuova Renault Austral, il C-Suv chiamato a prendere il posto di Kadjar. Con quest’ultima, però, l’Austral condivide ben poco: la casa francese porta infatti al debutto sia nuove soluzioni per le motorizzazioni, tutte benzina mild o full hybrid, sia nuove tecnologie di bordo, nonché un design completamente rinnovato. Il crossover verrà assemblato sull’inedita piattaforma CMF-CD e sarà in vendita con prezzi a partire da 32.000 €.
La Renault Austral porta al debutto la nuova piattaforma modulare CMF-CD, che regala all’auto nuovi equipaggiamenti ma anche qualche centimetro in più. Grazie a un passo di 267 cm, la lunghezza raggiunge i 4 metri e mezzo mentre larghezza e altezza si attestano rispettivamente a 183 e 162 cm. Anche il bagagliaio è più spazioso rispetto ai modelli precedenti: si va da un minimo di 430 litri a un massimo di 1.525 litri di capacità.
Dimensioni
Lunghezza
4.510 mm
Larghezza
1.830 mm
Altezza
1.620 mm
Passo
2.670 mm
Renault Austral: esterni
Come accennato, il design della Renault Austral è piuttosto innovativo rispetto ai modelli passati del costruttore transalpino ereditando parte del design visto sulla Megane elettrica. Sul frontale troviamo una grande griglia centrale, che occupa buona parte della calandra, al cui centro spicca il logo Renault. Sui lati, troviamo i gruppi ottici Led disposti in un inserto uncinato e tagliente, che dona un tocco di aggressività al crossover.
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 1
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 2
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4
Sui fianchi la bassa e decisa linea di cintura contribuisce a scolpire i volumi della vettura, aiutata in questo dai muscolosi passaruota. Anche il retro ben riuscito. Il portellone è diviso in due dai fari Led a sviluppo orizzontale, che partendo dagli inserti a forma di uncino ai lati si protendono verso il centro, dove troviamo un secondo stemma Renault. In alto, sopra al grande lunotto posteriore, spunta invece un piccolo spoiler.
Renault Austral: interni
Entrando nell’abitacolo della nuova Renault Austral, l’occhio cade subito sull’OpenR, l’architettura digitale della casa transalpina già adottata su Megane E-Tech. Uno schermo da 12,3″ viene posizionato orizzontalmente dietro al volante per la strumentazione digitale, mentre un secondo display touch da 9″ o 12″ per l’infotainment lo accompagna in posizione verticale al centro della plancia. Inoltre, è disponibile anche l’Head-Up display da ben 9,3″.
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 7
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 8
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 10
Renault Astral: prezzo, dimensioni e caratteristiche 9
In generale, si nota l’attenzione ai dettagli e ai rivestimenti, in Alcantara nelle versioni più accessoriate, mentre una cura particolare è stata riservata all’illuminazione interna, per un’esperienza di viaggio eccezionale. Infine, a bordo si trovano anche tantissimi dispositivi di sicurezza e assistenza per la guida autonoma di livello 2, tra cui segnaliamo: il sistema di riconoscimento dei segnali stradali con Speed Alert, il Cruise Control adattivo con Stop & Go e assistente al mantenimento della corsia, l’Eco-Driving Assistant ed il 360° Around View con 3D Camera per l’Automatic Park Assist.
Renault Austral: motorizzazioni
La gamma Austral si articola esclusivamente su motorizzazioni ibride benzina-elettrico. In particolare, a listino troviamo due mild-hybrid e un full-hybrid.
Si parte con il modello mild-hybrid con tecnologia a 48 V, che si appoggia su un 3 cilindri 1.2 litri turbo che sprigiona fino a 130 CV. Si sale di potenza con l’ibrido con sistema a 12 V, che utilizza il motore 4 cilindri 1.3 litri turbo declinato in una versione da 160 CV, abbinabile al cambio manuale o automatico X Tronic.
Infine, troviamo il nuovo propulsore E-Tech full-hybrid, che utilizza lo stesso 3 cilindri 1.2 litri ma stavolta abbinato a un motore elettrico da 68 CV, alimentato da una batteria da 1,7 kWh, per una potenza complessiva di 200 CV.
Benché non siano previste versioni a 4 ruote motrici, il telaio della Renault Austral sarà disponibile in due varianti distinte: standard e multilink. Quest’ultimo sarà abbinato all’asse posteriore sterzante 4Control Advanced, che aumenta l’ampiezza dell’angolo massimo fino a 5 gradi, rispetto ai 3,5 delle generazioni precedenti.
Renault Austral: consumi
I motori della nuova Renault Austral, specialmente quelli full-hybrid, risultano abbastanza efficienti. Il propulsore mild-hybrid da 130 CV consuma in media 5,3 litri ogni 100 km, mentre il modello 160 CV registra un dato un po’ più alto, sui 6,2-6,3 litri ogni 100 km calcolati su ciclo combinato WLTP. Il vero risparmio sui consumi, però, arriva con il full-hybrid da 200 CV: per questo la casa dichiara una media di 4,6-4,8 litri ogni 100 km.
Renault Austral: allestimenti
Il listino di Renault Austral include cinque allestimenti:
Equilibre: allestimento di accesso alla gamma, con un’ottima dotazione di base che include fari full Led, cerchi in lega da 17″ e moltissimi ADAS.
Techno: si distingue per i cerchi in lega diamantati da 19″ e per il sistema multimediale openR link con Touchscreen da 12.
Techno Esprit Alpine: versione sportiveggiante, con elementi estetici specifici come i cerchi da 20″ e i rivestimenti in Alcantara.
Iconic: allestimento top di gamma, con camera a 360° e gruppi ottici posteriori a led con effetto “moirage”.
Iconic Esprit Alpine: top di gamma dall’animo sportivo, con tutto il meglio delle dotazioni Renault.
Equilibre: incluso nel prezzo di partenza Cerchi in lega da 17″ MAHA, Driver Display da 12,3″, Climatizzatore automatico bi-zona, Fari full LED anteriori e posteriori Pure Vision, Luci diurne a LED, Automatic Emergency Braking System (sistema di frenata di emergenza attiva con riconoscimento pedoni, ciclisti e incroci), Cruise Control, Distance Warning (avviso distanza di sicurezza), Driver Attention Alert (sistema di rilevamento dello stato di vigilanza del conducente), Riconoscimento segnaletica stradale (Traffic Sign Recognition), E-call (chiamata d’emergenza), Ecomode, Emergency Lane Keep Assist (assistenza d’emergenza al mantenimento della corsia), Freno di stazionamento elettrico con funzione autohold, Hands-free card per apertura/chiusura porte, avviamento motore, animazione, benvenuto e arrivederci, Kit riparazioni pneumatici, Lunotto posteriore con sistema di sbrinamento, Parabrezza riscaldato, Retrovisori esterni elettrici, riscaldati con sensore di temperatura, ripiegabili, ABS con assistenza alla frenata di emergenza, Accensione automatica dei fari e tergicristalli con sensore di pioggia, Airbag centrale, airbag laterali e a tendina anteriori e posteriori, Airbag frontale conducente e passeggero (disattivabile), Alzacristalli anteriori e posteriori elettrici impulsionali con sensore pioggia, Assistenza alla partenza in salita.
Techno: aggiunge Cerchi in lega diamantati da 19″ KOMAH, Commutazione automatica abbaglianti / anabbaglianti, Fari full LED Adaptive Vison con funzione fendinebbia, Sistema multimediale openR link con Touchscreen da 12″, Arkamys Sound Sistem e replicazione smartphone wireless per AppleCarPlay (Android Auto via cavo) con Navigatore e Google Assistant System, Volante in pelle, Multi-sense a 4 modalità con ambient lighting, Panchetta posteriore scorrevole, Parking Camera, Piano bagagli rimovibile, Privacy Glass (vetri posteriori oscurati), Retrovisore interno elettrocromico frameless, Sedili anteriori regolabili meccanicamente a 6 vie, Sedili posteriori regolabili longitudinalmente, ripiegabili 1/3 – 2/3, Sellerie in misto similpelle / tessuto grigio sfumato, Sensori di parcheggio anteriori, posteriori e laterali.
Techno Esprit Alpine: aggiunge Cerchi in lega da 20″ DAYTONA, Gruppi ottici posteriori a Led con effetto “moirage”, indicatori di direzione dinamici con effetto 3D filigranato, Panchetta posteriore fissa, Badge laterali specifici Alpine, Barre tetto nere opache, Calotte dei retrovisori nero lucido, Logo Renault Anteriore e Posteriore nero lucido, Paraurti anteriore con lama F1 aerodinamica in grigio satinato, Profili dei finestrini nero lucido, Bandiera francese inserita nella cucitura dei sedili, Battitacco con griffe esprit Alpine, Bracciolo porta in Alcantara e bracciolo centrale in TEP con cuciture blu, Cruscotto con inserto in Alcantara davanti al passeggero, Sellerie in misto tessuto/Alcantara/color carbone con impunture blu e logo, Alpine sul poggiatesta, Pedaliera sportiva in alluminio, Sequenza di benvenuto evocativa del marchio Alpine, Volante in pelle con inserto in Alcantara e cuciture blu, bianche e rosse.
Iconic: a quanto previsto per Techno aggiunge Cerchi in lega diamantati da 20″ EFFIE, Barre tetto cromate, Blind spot warning (sensore angolo morto), Camera 360°, Cruise control adattivo con funzione Stop&Go, Gruppi ottici posteriori a led con effetto “moirage”, indicatori di direzione dinamici con effetto 3D filigranato, Occupant safe exit (uscita sicura per i passeggeri), Paraurti anteriore con lama F1 aerodinamica in tinta carrozzeria, Portellone posteriore con apertura Hands Free, Rear Cross Traffic Alert (avviso ostacolo in retromarcia) e Rear Automatic, Emergency Breaking System, Retrovisori esterni elettrici riscaldabili con chiusura elettrica automatica e funzione memoria, Sedile conducente regolabile elettricamente a 6 vie con massaggio lombare e sedile passeggero regolabile manualmente a 6 vie, Sedili anteriori riscaldabili, Sellerie in misto similpelle / tessuto nero con impunture dorate, Tinta bitono, Volante riscaldabile.
Iconic Esprit Alpine: a quanto previsto per Iconic aggiunge Cerchi in lega da 20″ DAYTONA, Cruise control adattivo con active driver assist, Highway and traffic Jam Companion, Predictive eco driving assistant, Poggiatesta regolabile in altezza High Confort, Sedili anteriori regolabili elettricamente a 6 vie e sedile conducente con massaggio lombare, Badge laterali specifici Alpine, Barre tetto nere opache, Calotte dei retrovisori nero lucido, Logo Renault Anteriore e Posteriore nero lucido, Paraurti anteriore con lama F1 aerodinamica in grigio satinato, Profili dei finestrini nero lucido, Bandiera francese inserita nella cucitura dei sedili, Battitacco con griffe esprit Alpine, Bracciolo porta in Alcantara e bracciolo centrale in TEP con cuciture blu, Cruscotto con inserto in Alcantara davanti al passeggero, Sellerie in misto tessuto/Alcantara/color carbone con impunture blu e logo, Alpine sul poggiatesta, Pedaliera sportiva in alluminio, Sequenza di benvenuto evocativa del marchio Alpine, Volante in pelle con inserto in Alcantara e cuciture blu, bianche e rosse.
Renault Austral: perché comprarla
Motori: le efficienti motorizzazioni mild e full hybrid consentono di risparmiare decisamente sui consumi.
Equipaggiamento: una dotazione più che completa fin dagli allestimenti di accesso alla gamma.
Prezzi: i prezzi sono piuttosto contenuti, se paragonati con i competitor europei.
Renault Austral: prezzi
Di seguito il listino prezzi di Renault Austral, aggiornato a settembre 2022:
Il turbocompressore, presente su moltissime delle vetture attualmente in circolazione, è un elemento che negli ultimi anni è andato incontro ad un vero e proprio boom. Se da una parte permette di aumentare la potenza dei propulsori anche a fronte di cubature contenute, dall’altra consente anche di ridurre consumi ed emissioni. Insomma, la ricetta perfetta per avere successo in un momento storico per l’automobile, come quello che stiamo vivendo. Vediamo allora come è fatto e come funziona un turbo e quali sono sia i suoi vantaggi, sia i suoi svantaggi..
Come suggerisce lo stesso termine, il turbocompressore ha due componenti principali, la turbina ed il compressore. Entrambi gli elementi sono a forma di giranti, dotati di palette e collegati tra loro da un albero. La turbina entra in funzione grazie ai gas di scarico, ed è piazzata infatti nell’impianto di scarico in uno spazio a forma di chiocciola. Il compressore trova invece il suo posto nel vano di aspirazione, dove entra in azionerisucchiando l’aria da comprimere.
Turbocompressore: funzionamento
I gas prodotti dalla camera di combustione sono incanalati tramite condotti di scarico verso la turbina, che appunto si aziona ruotando e trasmettendo l’energia al compressore che risucchia l’aria e ne aumenta la pressione. Quest’aria compressa viene convogliata da un radiatore definito intercooler (che punta ad abbassare la temperatura per aumentare la densità del gas) ed è poi diretta nei condotti di aspirazione. Il risultato è un aumento della pressione dell’aria in aspirazione e un incremento del getto verso le camere di combustione.
Grazie al flusso più potente d’aria che raggiungere i cilindri, insieme ad un incremento del combustibile iniettato, un motore dotato di turbocompressore può vantare un aumento della coppia e della potenza decisamente superiore rispetto ad un propulsore aspirato di pari cilindrata.
Turbocompressore: vantaggi e svantaggi
In confronto al compressore volumetrico, che ha un funzionamento simile ma si aziona grazie ad una cinghia collegata al motore, il turbo punta su efficienza e rendimento, dal momento che non preleva potenza dal motore, ma anzi impiega l’energia dei gas di scarico che andrebbe dissipata.
Il difetto più fastidioso di un motore turbo è però un deficit di reattività. C’è un ritardo, infatti, fra il momento in cui si preme l’acceleratore e l’aumento di coppia motrice, accentuato soprattutto ai regimi più bassi, quando l’energia che si può ricavare dal gas di scarico è minore. Vedremo ora, quindi, le soluzioni che gli ingeneri automotive hanno trovato a questo problema, costruendo turbine a geometria variabile capaci di gestire meglio lo spostamento dei gas tramite l’impiego di alette mobili.
Turbocompressore a geometria variabile
Il cosiddetto “turbolag” è proprio il termine che definisce il ritardo che caratterizza i motori turbo nella trasmissione dell’energia alla coppia motrice una volta che si è premuto l’acceleratore. In altre parole, il ritardo di risposta del propulsore, che si accentua soprattutto a bassi regimi. Chiunque abbia mai guidato una vettura dotata di turbocompressore, infatti, ha potuto notare come affondando il piede sull’acceleratore serve qualche istante prima che il motore risponda.
Per cercare di ridurre questo effetto sono stati studiate componenti che integrano degli accorgimenti speciali: per esempio il turbocompressore a geometria variabile. Questo si distingue dai turbo tradizionali per lachiocciola della turbina che si apre sulla girante grazie ad una serie di alette mobili calettate su un anello che permette di muoverle contemporaneamente.
A giri bassi, le alette restano sigillate così che il gas possa accelerare velocemente ed aumentare la spinta sulla turbina, mentre quando il regime di rotazione sale le alette entrano in funzione riducendo la contropressione. Così si evita che l’auto raggiunga giri troppo elevati e potenzialmente dannosi.
La gestione delle alette è il compito di una valvola a depressione posta sul condotto di immissione, denominata wastegate. In alternativa, la stessa funzione può essere svolta con un movimento elettrico gestito da una centralina elettronica.
Turbocompressore elettrico
Come abbiamo visto, con il turbo a geometria variabile il problema maggiore diventa il pericolo di stressare esageratamente il motore. L’evoluzione tecnologica ha consentito di sviluppare nuove tipologie di turbocompressore in grado di ovviare a questo inconveniente. Tra queste si segnala il turbocompressore elettrico: ovvero un dispositivo in grado di aumentare la pressione sfruttando l’energia di un motore elettrico e non dai gas di scarico. Ciò consente al motore di non subire gli stress tipici del turbocompressore “classico”.
Questa tecnologia, attualmente utilizzata sulle vetture sportive di alta fascia, è in arrivo anche sulle auto di serie alla portata di tutti gli automobilisti. Costruttori come Audi stanno studiando soluzioni elettriche in grado di ridurre – se non di annullare – il turbo lag grazie alla presenza di un turbocompressore azionato da un motore elettrico collegato ad una batteria da 48 V ed un turbocompressore classico. Il ruolo del primo è fondamentale quando si guida a bassi regimi. In queste condizioni infatti entra in azione ed invia aria in ingresso al turbocompressore standard.
Anche qui, con un turbocompressore elettrico, si raggiunge l’obiettivo di una maggiore potenza del motore senza scendere a compromessi in fatto di consumi.
Turbocompressore volumetrico
Un’ulteriore evoluzione del turbocompressore classico è il turbocompressorevolumetrico. Questo sistema, a differenza di quello legato ai gas di scarico, si avvale di un collegamento meccanico al motore. Il compressore assorbe la potenza direttamente dal propulsore e la impiega nuovamente per comprimere l’aria ed inviarla successivamente ai cilindri.
Il collegamento diretto col motore comporta inoltre un incremento lineare, cioè costante, di potenza poiché la massa d’aria è connessa alla velocità di rotazione del propulsore. I benefici qui sono osservabili soprattutto in termini di agilità e reattività di guida.
Questo elemento diretto di congiunzione permette quindi ad un motore dotato di turbocompressore volumetrico di evitare il fastidioso turbolag, ma a differenza degli altri modelli indicati sopra è penalizzante in termini di consumi. Non si concentra infatti sul riutilizzo dell’energia proveniente daigas di scarico, ma assorbe energia dal motore e presenta quindi un rendimento inferiore rispetto a un motore aspirato o dotato di turbocompressore classico.
Turbocompressore e-Turbo
Anche e-Turbo è un’innovazione prima sperimentata nel mondo delle F-1, e attualmente in via di riadattamento per le automobili di serie. Dall’esterno, un turbocompressore e-Turbo non presenta grosse differenze rispetto ad una turbina convenzionale. È solo dopo che lo si collega all’impianto elettrico dell’auto che tutta l’esperienza con motori turbo cambia radicalmente.
La lettera “e”, infatti, indica proprio la presenza di un motore elettrico che mette in moto la girante quando il propulsore non ha raggiunto la velocità desiderata. È così che si risolve il problema del turbolag grazie a questa tecnologia. Questo motore elettrico smette di funzionare appena l’albero motore ruota alla velocità richiesta per il funzionamento regolare della girante del turbocompressore. Ma il suo ruolo non si ferma qui.
L’e-Turbo ha anche il pregio di rendere superflua la valvola di depressione che convoglia normalmente i gas nella girante del soffiatore. Quest’ultima, infatti, continua a funzionare anche ad alti regimi, ma grazie all’inversione della polarità del motore, il suo ruolo può diventare quello di un generatore di energia. Energia che viene succesivamente impiegata per l’alimentazione di dispositivi accessori come il riscaldamento dell’abitacolo, la ricarica della batteria sulle auto ibride.
e-Turbo funziona senza bisogno di meccanismi a geometria variabile che regolino la pressione del compressore. In più, quest’innovazione ha un forte impatto sui consumi. Un problema dei classici turbo è infatti il mancato riscaldamento rapido del sistema di scarico, che quindi non neutralizza buona parte delle emissioni nocive. E-Turbo ovvia a questa problematica per il fatto che l’albero del compressore viene attivato tramite motore elettrico, mentre il bypass impedisce che i gas di scarico arrivino alla girante della turbina. In tal modo, questi gas caldi riscaldano la superficie attiva del catalizzatore più rapidamente rispetto a quanto accade nei turbo convenzionali.
La turbina elettrica può essere installata non solo su veicoli di grandi o piccole dimensioni, ma anche su diversi sistemi di alimentazione, compreso l’ibrido dotato di sistema elettrico a 48 volt, o ibridi plug-in che impiegano 400-800 volt.
La differenza con il turbocompressore elettrico di Audi sta nel fatto che, sebbene il Costruttore tedesco sfrutti anch’esso un motore elettrico per dare energia all’albero del compressore, il suo sistema non agisce efficacemente sul sistema di scarico. Una volta che si raggiunge il numero di giri richiesto, il motore elettrico semplicemente si disattiva, e da quel punto in poi il funzionamento è quello delle note turbine convenzionali.
Crossover compatto dal design personale, la Mitsubishi ASX ha beneficiato nel 2017 di un restyling che le ha regalato una calandra rinnovata in linea con il nuovo corso stilistico della casa giapponese. I suoi punti di forza sono le dimensioni ideali anche per la guida cittadina, l’ampia abitabilità interna e la capienza del bagagliaio. E il marchio giapponese ha già rilasciato qualche dettaglio sul MY 2023, che oltre a profondi cambiamenti estetici porterà in dote nuove motorizzazioni elettrificate e tanta tecnologia.
Sta arrivando la nuova generazione della Mitsubishi ASX. Grazie alla collaborazione tra il marchio giapponese, Renault e Nissan, il MY 2023 verrà realizzato sulla stessa piattaforma della Captur, ereditandone proporzioni, tecnologie e motorizzazioni. La nuova ASX perderà infatti una decina di cm sia in lunghezza, sia in altezza, cosa che impatta soprattutto sulla capienza del bagagliaio, ferma a 332 litri sul nuovo modello. Il Suv nipponico, che verrà prodotto nello stabilimento Renault di Valladolid, sfoggia però un look tutto nuovo, a partire dalla mascherina “Dynamic Shield”, dai gruppi ottici e dagli inediti cerchi in lega da 17″ e 18″. Al debutto, anche il display per il cruscotto digitale da 10,25” (per gli allestimenti superiori) e il sistema d’infotainment con schermo da 7″ o 9,3”, compatibile con Apple CarPlay e Android Auto.
Mitsubishi Asx: prezzi, dimenzioni e caratteristiche
Mitsubishi Asx: prezzi, dimenzioni e caratteristiche 3
Mitsubishi Asx: prezzi, dimenzioni e caratteristiche 2
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Completamente rinnovata anche la gamma motori. Il listino Mitsubishi ASX MY 2023 comprenderà infatti ben quattro propulsori tra cui scegliere , tre dei quali elettrificati: un 1.0 benzina da 91 CV, un mild hybrid 1.3 turbo da 140 CV, un 1.6 full hybrid da 143 CV e anche un ibrido plug-in, che al motore endogeno 1.6 litri unisce una batteria da 10,5 kWh, per una potenza combinata di 159 CV e un’autonomia in modalità solo elettrica di 50 km. Oltre a motorizzazioni moderne ed efficienti, infine, a bordo sbarcheranno anche una pletora di ADAS e sistemi di sicurezza di ultima generazione, come il nuovo selettore delle modalità di guida Multi Sense (Eco, Pure, Sport e My Sense), la retrocamera, il Cruise Control adattativo e l’Active Lane Following Assist. I prezzi della nuova Mitsubishi ASX devono ancora essere comunicati, ma il suo arrivo in concessionaria è atteso per marzo 2023.
Mitsubishi ASX: dimensioni
La Mitsubishi ASX si inserisce nell’affollato segmento dei crossover compatti grazie alle sue dimensioni. La lunghezza, infatti, misura quattro metri e trentasei centimetri e l’ampia abitabilità interna è garantita dal passo di 2.670 mm. Il bagagliaio si dimostra molto capiente grazie alla capacità di 442 litri con il divanetto posteriore in posizione.
Dimensioni
Lunghezza
4.360 mm
Larghezza
1.770 mm
Altezza
1.630 mm
Passo
2.670 mm
Mitsubishi ASX: esterni
Il restyling del 2017 ha regalato alla Mitsubishi ASX un frontale rinnovato ed aggressivo che segue il recente linguaggio stilistico della casa giapponese. Il muso è caratterizzato dalla grande calandra trapezoidale che incute soggezione ed è abbracciata da profili cromati e da fari affilati. La fiancata è certamente meno elaborata del frontale, ma è molto piacevole alla vista.
L’impostazione da crossover è amplificata dai passaruota ben marcati, mentre le portiere sono solcate da una nervatura che tende a salire in corrispondenza del posteriore regalando così alla vettura un buon dinamismo. Il retro è altrettanto piacevole grazie all’ampio lunotto, al design morbido del paraurti ed al look aggressivo dei fari a sviluppo orizzontale che ben si integrano nel portellone.
Mitsubishi ASX: interni
L’abitacolo della Mitsubishi ASX stupisce per l’ampiezza e meno per la ricercatezza del design. La casa giapponese, infatti, ha badato più alla sostanza che alla forma utilizzando materiali di buona qualità e disegnando una plancia ordinata con tutti i comandi a portata di mano.
Il restyling cui è stata sottoposta la vettura ha portato in dote il monitor da 7’’ dedicato all’infotainment dotato di di Smartphone Link Display Audio che consente di gestire il proprio smartphone.
Mitsubishi ASX: motori
La gamma motori della Mitsubishi ASX vede la presenza in listino di propulsori alimentati esclusivamente a benzina o GPL, mentre è non è più in produzione il motore diesel. Sia che si scelga la prima alimentazione che la seconda, il motore disponibile è unicamente il 2.0 litri da 150 di potenza abbinabile anche alla trazione integrale.
Mitsubishi ASX: consumi
Nonostante il peso, la Mitsubishi ASX promette delle percorrenze interessanti. La casa giapponese dichiara un consumo di 14,1 Km/l per i motori a benzina, mentre per le versioni dotate di doppia alimentazione benzina – GPL il dato scende a 10,4 Km/l ma in questo caso il vantaggio di questa motorizzazione è dato dal minor costo al litro del GPL. Le versioni a benzina dotate di trazione integrale, invece, registrano un consumo pari a 12,7 Km/l.
Mitsubishi ASX: allestimenti
Sono ben cinque gli allestimenti disponibili per la Mitsubishi ASX:
Instyle: allestimento di accesso alla gamma, con un’ottima dotazione come i gruppi ottici LED e il Cruise Control.
Inform: si distingue per i cerchi in acciaio da 16″, per i sensori luce e pioggia e per diversi elementi estetici esclusivi.
First Edition: salendo di livello troviamo lo schermo touch 8″, con compatibilità Android Auto & Apple Car Play e la telecamera posteriore.
Invite: la caratterizzano la vernice metallizzata Sporty Blu, i vetri oscurati e gli inserti dell’abitacolo Silver.
Intense: allestimento top di gamma, con il meglio dell’offerta.
Instyle: in questa versione troviamo di serie Climatizzatore automatico, Cruise Control con comandi al volante, Navigatore integrato, Sensori di parcheggio posteriori, Telecamera posteriore, Finiture calandra cromo-satinato / nero opaco, Proiettori anteriori a LED + luci diurne a LED, Slitta anteriore nero opaco, Vetri Privacy, Bracciolo anteriore con portaoggetti, Bracciolo posteriore con portabicchieri, Inserti abitacolo Silver, Volante e leva cambio in pelle, Tessuti “Grand Luxe”, Mitsubishi Active Stability Control, Mitsubishi Active Traction Control, Radio CD 2 Din Touch screeen, Bluetooth, DAB, 6 altoparlanti, 2 prese USB.
Inform: aggiunge Climatizzatore manuale con filtro aria abitacolo, Cerchi in acciaio da 16″, Finiture calandra silver e nero opaco, Sensore luci, Sensore pioggia, Specchi esterni elettrici e riscaldabili, Centro plancia “carbon look”, Tessuto “honeycomb”, Inserti abitacolo Silver.
First Edition: in più 2 Prese USB, Schermo touch 8″, Smartphone Link Display – Android Auto & Apple Car Play, Telecamera posteriore, Cerchi in lega da 16″, Battitacco cromato, Proiettori anteriori a LED, Centro plancia e bocchette aereazione “gloss black”, Illuminazione strumenti regolabile, Portaoggetti refrigerato, Volante e leva cambio in pelle, DAB.
Invite: aggiunge Proiettori anteriori a LED + luci diurne a LED, Spoiler posteriore con terzo stop integrato, Vernice metallizzata Sporty Blu, Vetri Privacy, Inserti abitacolo Silver, Piantone dello sterzo regolabile in altezza e in profondità, Portaoggetti refrigerato, Specchi di cortesia illuminati, Radio CD 2 Din Touch screeen, Bluetooth, DAB, 6 altoparlanti, 2 prese USB.
Intense: in questa versione sono presenti di serie Climatizzatore automatico, Telecamera posteriore, Cerchi in lega da 16″, Proiettori anteriori a LED + luci diurne a LED, Sensore luci, Sensore pioggia, Bracciolo posteriore con portabicchieri, Inserti abitacolo Silver, Maniglie interne cromate, Portaoggetti refrigerato, Tessuti “High-line”.
Mitsubishi ASX: perché comprarla
Equipaggiamento: ottime le dotazioni, fin dagli allestimenti di accesso alla gamma.
Prezzi: un B-Suv che va bene per tutte le tasche.
GPL: l’alimentazione a GPL consente di risparmiare molto sia in termini di costi che di emissioni.
Mitsubishi ASX: prezzo
Di seguito ecco il listino prezzi della Mitsubishi ASX aggiornato al 2020. Attualmente, in attesa della nuova generazione, la ASX non è più a listino, ma è comunque possibile acquistare modelli in stock:
Grandi e pesanti, i Suv non sono i primi a venire in mente quando si pensa a modelli parsimoniosi nei consumi. Tuttavia, le moderne tecnologie ibride permettono anche a questa tipologia di veicoli di poter contare su consumi di carburante estremamente contenuti. A vincere, come prevedibile, sono i Suv plug-in, che potendo fare affidamento su una discreta autonomia anche in modalità completamente elettrica, riescono ad abbassare notevolmente i dati sui consumi. Attenzione però, perché non è tutto oro quello che luccica.
La nostra top 5
Questo proprio perché più la batteria di una plug-in è grande, più riuscirà ad abbattere la media di consumi durante il ciclo omologativo WLTP. Questo, infatti, si svolge lungo un percorso standard, che è uguale tanto per le vetture endotermiche, quanto per quelle ibride. Ecco spiegati, quindi, risultati tanto positivi raggiunti da Suv di grandi dimensioni. Ma c’è un altro elemento al quale fare molta attenzione quando si parla di consumi. Le plug-in, infatti, se non vengono ricaricate spesso perdono del tutto il loro “vantaggio ecologico”. Questo perché le varie componenti elettriche presenti a bordo alzano il peso della vettura di circa 300/400 kg. Un peso extra che va inevitabilmente a gravare sui consumi di carburante ogni volta che si viaggia con la batteria scarica e quindi sfruttando unicamente la spinta del motore benzina o Diesel presente sotto il cofano. Fatta questa lunga ma doverosa premessa, vediamo quali sono i 5 Suv più parsimoniosi sul mercato.
Mercedes GLE 350de
A dominare la nostra classifica è la Mercedes GLE 350de. Si tratta della variante plug-in del Suv più grande del costruttore tedesco, che dichiara un consumo medio di appena 0,7 l/100 km. Un risultato notevole, reso possibile da una batteria dalla capacità di ben 31,2 kWh, che si traducono in un’autonomia in elettrico di circa 90 km. Accanto al modulo elettrico poi, spicca la presenza di un propulsore a gasolio di 2 litri (un unicum nella categoria), per una potenza di sistema di 320 CV.
Potenza: 320 CV
Autonomia elettrica: 90 km
Consumo medio: 0,7 l/100 km
Range Rover
Al secondo posto si posizione la Range Rover, la regina di tutti i Suv. Fresca di presentazione, la nuova generazione del modello più grande del marchio inglese è disponibile anche in abbinamento ad un efficiente powertrain plug-in con una potenza di sistema di ben 510 CV. La batteria da 38,2 kWh è in grado di garantire un’autonomia di ben 113 km in elettrico. Di conseguenza, i consumi risultano molto contenuti, pari ad appena 0,8 l/100 km. Non male per un gigante in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 5,5 secondi.
Potenza: 510 CV
Autonomia elettrica: 113 km
Consumo medio: 0,8 l/100 km
Suzuki Across
Chiude al terzo posto un modello decisamente più abbordabile rispetto agli altri due saliti sul podio. Si tratta della Suzuki Across, disponibile unicamente in abbinamento ad un powertrain ibrido plug-in con 306 CV. La batteria, in questo caso, ha un taglio di 18,1 kWh in grado comunque di permettere alla Across di percorrere fino a 75 km in elettrico. Il consumo di carburante, invece, si attesta ad appena 1 l/100 km.
Potenza: 306 CV
Autonomia elettrica: 75 km
Consumo medio: 1 l/100 km
Kia Sportage Phev
Subito fuori dal podio si posiziona la Kia Sportage Phev, che ad un propulsore 1.6 turbo a benzina abbina un modulo elettrico alimentato da una batteria da 13,8 kWh per una potenza di sistema di 265 CV. L’autonomia in modalità completamente elettrica, invece, si attesta sui 56 km. Ottimi i consumi di carburante, che sfruttando al massimo la capacità della batteria, si fermano a 1,1 l/100 km.
Potenza: 265 CV
Autonomia elettrica: 56 km
Consumo medio: 1,1 l/100 km
Cupra Formentor
Chiude la nostra classifica la Cupra Formentor, che anche in abbinamento al powertrain plug-in costituito da un 1.4 turbo e da una batteria da 12,8 riesce ad assicurare una dinamica di guida sportiva e coinvolgente. Nella variante meno potente, quella da 204 CV, percorre poco meno di 60 km in elettrico, mentre i consumi si attestano su 1,2 l/100 km.