Fabbrica Ferrari: dove nascono i bolidi di Maranello

Fabbrica Ferrari: dove nascono i bolidi di Maranello

Maranello, provincia di Modena. Il luogo dice già tutto su un mito lungo quasi un secolo. È il 16 novembre del 1929 quando Enzo Ferrari fonda la Scuderia Ferrari, nata per rilevare il Reparto Corse dell’Alfa Romeo, all’epoca ai vertici mondiali delle competizioni motoristiche. La casa automobilistica vera e propria arriva il 12 marzo 1947, sempre per volontà di Enzo Ferrari. Tutti i modelli del cavallino rampante escono dallo stabilimento di Maranello, da sempre la casa e il centro nevralgico del mito italiano che ha conquistato e continua a conquistare tutti gli appassionati di motori.

Allacciamoci le cinture di sicurezza: inizia il viaggio nella fabbrica dei sogni, un posto magico dove la tradizione si fonde con la tecnologia e l’innovazione e dove lavorano 4.500 dipendenti che creano ogni anno circa 10.000 esemplari delle auto sportive più amate al mondo. Un viaggio iniziato nel 1947 con la S125, la prima auto prodotta, che continua con i modelli attuali.

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Artigianato e tecnologia a braccetto nella “cittadella”

La casa della Ferrari viene chiamata la “cittadella”, perché assomiglia a una piccola città. La via principale, ovviamente, porta il nome di Enzo Ferrari; mentre le altre strade sono intitolate ai piloti che hanno vinto almeno una corsa con la rossa. A Michael Schumacher, vincitore di cinque titoli mondiali di Formula Uno alla guida della Ferrari, invece è dedicata una piazza. Tutto intorno troviamo gli edifici dove vengono prodotte le varie parti delle automobili, giardinetti e spazi verdi.

Per le rosse il tempo si è fermato: il fascino e il carisma sono gli stessi del passato, ma naturalmente i processi produttivi sono cambiati. Le vetture di oggi vengono costruite e montate con la stessa passione di un tempo, ma utilizzando tecnologie avanzatissime.

Come nascono i bolidi Ferrari

Le linee di montaggio sono tre in totale e ospitano l’assemblaggio di tutti i modelli del cavallino rampante. L’albero motore è l’unico componente che proviene da un fornitore esterno, oltre al telaio in alluminio, prodotto dalla Carrozzeria Scaglietti di Modena e verniciato a Maranello. Due robot, chiamati Romeo e Giulietta, hanno il compito di inserire le sedi delle valvole nelle testate. Tecnici specializzati, suddivisi in gruppi, seguono il montaggio dei vari motori, dal V6 turbo ibrido della 296 Gtb, al V8 ibrido della SF90 Stradale, a quello della F8 Tributo e al classico il 12 cilindri che ora trova posto anche sulla nuovissima Ferrari Purosangue.

Sono necessari cinque giorni per unire tutti i componenti che compongono un propulsore, ai quali vanno aggiunti altri tre giorni per l’assemblaggio dell’auto. I motori V8 vengono realizzati su isole robotizzate, le short block, e isole manuali, le long block. I V12, nel solco della tradizione artigiana, sono fatti totalmente a mano da un solo addetto che segue lo sviluppo del motore fino alla fine del percorso. La carrozzatura, in Ferrari, prende il nome di “matrimonio” e avviene in un altro edificio rispetto a quello che ospita la produzione dei motori. È la fase del processo produttivo in cui la vettura prende forma e il propulsore entra in contatto con la carrozzeria, grazie agli addetti che se ne prendono cura. Le postazioni dedicate a questo passaggio sono 50, ciascuna formata da due lavoratori: le auto si fermano 22 minuti in ogni singola postazione. Una volta ultimato l’assemblaggio, i bolidi vengono sottoposti al primo test lungo le strade di Maranello per controllare che non abbiano problemi.

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Esclusività che alimenta il mito

Ogni vettura, a livello estetico, può avere dettagli scelti dall’acquirente al momento dell’ordine, fino ad arrivare agli esemplari unici riservati ai clienti più facoltosi che non badano a spese. Restando in tema di esclusività, bisogna sottolineare che la Ferrari è l’unico costruttore automobilistico ad avere una fonderia nel proprio stabilimento: l’ha voluta Enzo Ferrari ed è sempre rimasta lì a continuare a produrre le parti metalliche dei motori.

Energia rinnovabile per abbassare le emissioni

Lo stabilimento di Maranello si ammoderna per ridurre le emissioni. Dopo l’accordo con Enel X, sarà installato un grande impianto fotovoltaico in grado di generare una potenza massima di 1.535 kWp, utili a coprire i consumi di varie aree del sito. L’impianto è composto da quattro sezioni, per un totale di 3.800 pannelli solari che avranno la capacità di autoprodurre 1.626.802 kWh l’anno. Nei prossimi 25 anni sarà possibile risparmiare oltre 18.500 tonnellate di CO2, circa 740 tonnellate ogni anno. Inoltre Enel X installerà anche il sistema off grid per la ricarica dei veicoli ibridi Ferrari. È un impianto fotovoltaico da 5,5 kWp, con pannelli bifacciali e una battery storage da 20 kWh, che farà crescere del 200% la potenza degli impianti fotovoltaici di Maranello: un passo importante verso lo sviluppo di una filiera produttiva sempre più sostenibile.

Fabbrica Fiat: dove nascono i modelli del costruttore italiano

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L’impianto di Pomigliano d’Arco, vicino a Napoli, oggi produce la Fiat Panda, vera e propria best seller del gruppo Stellantis. La terza generazione dell’automobile più venduta in Italia lo scorso anno esce dalla fabbrica campana, storica roccaforte Alfa Romeo che, recentemente, è tornata a sfornare anche un modello del Biscione, Tonale. Nella sua lunga storia, il sito partenopeo ha vissuto una costante evoluzione, fino a diventare uno dei gioielli prima di Fca e ora di Stellantis, grazie all’assegnazione di vari modelli di grande importanza.

La nascita dello stabilimento di auto risale alla fine degli anni ’60, anche se l’attività industriale a Pomigliano è datata 1938, come centro aeronautico d’eccellenza voluto dall’I.R.I. (Istituto per la Ricostruzione Industriale). Il sito viene bombardato durante il secondo conflitto mondiale e ricostruito poco dopo: nel corso degli anni inizia l’assemblaggio di veicoli commerciali e, tra il 1962 e il 1964, della prima vettura: la Renault 4, prodotta su licenza da Alfa Romeo con entrambi i loghi sulla calandra.

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Il cambio di passo nei primi anni ’70

Sul finire degli anni ’60 l’aeroporto chiude e si interrompe anche la produzione aeronautica: a questo punto Alfa Romeo decide di convertire il sito campano in una vera fabbrica di auto, con il nome Alfasud di Pomigliano. La struttura viene ammodernata e la vettura, chiamata anch’essa Alfasud, inizia a essere prodotta nel 1972. Le difficoltà non mancano, con vari problemi di gestione della forza lavoro, ma la fabbrica riesce a reggere l’urto e l’Alfasud viene prodotta in quasi 900.000 unità, seguita dalle eredi come la 33, la 145, la 146 e la 147. Nel corso degli anni si sono aggiunte anche le vetture medie, come la 155 e la 156, la GT, la 159 e contemporaneamente, dopo l’ingresso di Alfa Romeo nel gruppo Fiat nel 1986, modelli come Autobianchi Y10, la seconda generazione di Lancia Delta e la prima Fiat Tipo. Nel 2008, con la trasformazione di Fiat in Fiat Group, la fabbrica cambia nome e diventa “Stabilimento Giambattista Vico”, in onore dello storico filosofo napoletano.

Con Fiat Panda inizia una nuova era

La produzione delle Alfa Romeo a Pomigliano termina fra il 2010 e il 2011, a seguito della riduzione della gamma, e lascia il posto alla Fiat Panda di terza generazione. In circa dieci anni sono state assemblate oltre 1,4 milioni di unità, cifra che permette alla fabbrica campana di tagliare il traguardo di 5 milioni di vetture prodotte dai tempi della prima Alfasud.

Il sito è stato sottoposto a un profondo ammodernamento per accogliere Panda, la star del gruppo Stellantis. I cambiamenti, tre anni dopo, hanno fruttato la medaglia d’oro del World Class Manufacturing per l’efficienza e l’organizzazione dei processi produttivi. Sulle linee produttive, in realtà, era già possibile ospitare più modelli di piattaforme differenti, anche se questa potenzialità è stata sfruttata solo ora con l’arrivo dell’Alfa Romeo Tonale.

Fabbrica Fiat: dove nascono i modelli del costruttore italiano

Più efficienza con le ultime novità

Per l’arrivo di Tonale, il Suv compatto ibrido che segna il ritorno di Alfa Romeo a Pomigliano, sono stati necessari alcuni adeguamenti: al fianco della prima piattaforma ibrida, sono state introdotte anche nuove procedure per l’ottimizzazione dei consumi di energia e la riduzione dei rifiuti da smaltire, soprattutto nei reparti di lastroferratura e verniciatura.

Fabbrica Alfa Romeo: dove nascono i modelli del Biscione

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Lo stabilimento di Piedimonte San Germano, vicino a Cassino in provincia di Frosinone, è la casa di Alfa Romeo Giulia e Stelvio. L’impianto è di proprietà di Stellantis e ospita anche la produzione di Maserati Grecale e, prossimamente, sfornerà i modelli costruiti sulla più grande delle piattaforme elettriche di nuova generazione. Il sito occupa una superficie di oltre 2.000.000 di metri quadrati, di cui 400.000 coperti da edifici, e dà lavoro a 2.600 dipendenti. Nasce come stabilimento Fiat e le sue origini risalgono al 1972, quando l’azienda torinese decide di aprirne uno non molto lontano da quello di Pomigliano d’Arco dove Alfa Romeo, che ancora non fa parte del gruppo Fiat, produce l’Alfasud.

Fabbrica Alfa Romeo: dove nascono i modelli del Biscione

L’impianto di Cassino viene costruito con lo scopo di iniziare la produzione su larga scala della Fiat 126, che ha il compito di prendere il posto della mitica 500. La 126 resta l’unica utilitaria prodotta nello stabilimento laziale: dopo solo due anni vengono installate le linee di assemblaggio della 131. Dal 1978 viene ultimata qua anche la rivoluzionaria Ritmo, che porta in dote l’introduzione del primo sistema di produzione robotizzato, inaugurato a Cassino e nell’impianto di Rivalta, nel Torinese, con i robot della Comau. Dieci anni più tardi il sito subisce un altro grande rinnovamento per ospitare la Tipo: la produzione arriva alle mille unità al giorno. Successivamente arrivano Bravo e Brava, Stilo e una nuova Bravo, tutte discendenti della Ritmo. Oltre a questi modelli, l’impianto laziale ospita anche Tempra, Marea e la Croma del 2005 sviluppata su base GM. L’inizio dell’arrivo degli altri marchi risale al 2007, con l’avvio della produzione di modelli che condividono il pianale come la Bravo di quell’anno e la Lancia Delta; mentre l’Alfa Romeo Giulietta giunge poco più tardi.

La svolta tecnologica con l’arrivo di Giulia e Stelvio

Nel 2016 lo stabilimento di Cassino compie un salto di qualità, con l’assegnazione della produzione delle due Alfa Romeo, chiamate a dare nuovo smalto al segmento medio: la berlina Giulia e il Suv Stelvio. Le due vetture nascono da una piattaforma e da un progetto nuovi e permettono alla fabbrica di diventare la prima World Class Sustainable Plant del gruppo, con nuove tecnologie di produzione che si sommano alla riduzione dell’impatto ambientale. Accanto all’impianto di stampaggio di parti strutturali, che produce pezzi anche per le altre fabbriche europee, troviamo una nuova saldatura ad alta tecnologia che consente di unire leghe di diversa composizione. Inoltre arriva anche un nuovo impianto di verniciatura a basso consumo di energia e di acqua con stesura a secco del fondo e recupero della vernice in eccesso mediante l’aspirazione e non il lavaggio.

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Vengono introdotte fonti di luce a basso consumo e di corrente ottenuta sia grazie a un impianto fotovoltaico installato nel parcheggio della fabbrica, sia da altre fonti rinnovabili certificate dai fornitori. Si concretizza anche la digitalizzazione dei processi produttivi, grazie all’introduzione di tablet e display lungo le linee per monitorare lo stato dei lavori. Con i partner di Samsung vengono sviluppati software da inserire negli smartphone e nei nuovi smartwatch autonomi collegati al sistema di gestione della produzione.

Arrivano le elettriche “large”

Alla fine dello scorso decennio, la produzione di Cassino accusa una flessione a seguito del taglio del personale, passato da 3.000 e 2.600 lavoratori. Nel 2022 l’impianto laziale si riprende grazie all’inizio dell’assemblaggio del Suv Maserati Grecale, sviluppato sulla piattaforma Giorgio, la stessa di Alfa Romeo Giulia e Stelvio.

Stellantis annuncia, all’inizio di quest’anno, che con il nuovo piano industriale Cassino sarà dal 2025 uno degli impianti che produrranno modelli sulla piattaforma STLA Large, oltre a quello canadese di Windsor, in Ontario. La STLA Large è una delle quattro piattaforme elettriche sulle quali verranno costruite tutte le prossime auto del gruppo. È la più grande delle tre progettate sul principio della monoscocca e monterà batterie con autonomia fino a 800 km.

Fabbrica Volkswagen: dove nascono i modelli del brand tedesco

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Lo stabilimento di Emden, situato in Germania nella Bassa Sassonia, è la casa delle Volkswagen Passat wagon, Arteon e ID.4 e produrrà anche la ID.7, la vettura che prenderà il posto della Passat berlina. Il sito tedesco si estende su una superficie di 4.300.000 metri quadrati, nei quali lavorano oltre 8.000 dipendenti per una capacità produttiva di circa 200.000 veicoli l’anno. La fabbrica di Emden nasce nel 1964 per dare una mano a quella di Wolfsburg nella produzione del Maggiolino e sfruttare il porto commerciale della città per l’esportazione delle automobili. La produzione della vettura principale di Volkswagen, a cui si affiancano il Transporter di seconda generazione (T2) e la 1500 o Typ 3, va avanti fino al 1978, con l’ultimo Maggiolino del vecchio continente che lascia il posto alla Passat, la berlina media assemblata dall’anno prima.

La fabbrica della Bassa Sassonia assume il ruolo di punto di riferimento nella produzione della Passat alla quale, per un breve periodo, si affianca anche la cugina sudamericana, la Santana. Negli anni seguenti, oltre alla berlina e alla Variant, vengono prodotte anche la Passat CC, sportiva a quattro porte successivamente ribattezzata semplicemente “CC”, e l’erede, la Arteon, anche in versione station wagon denominata “Shooting Brake”.

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Il passaggio all’elettrico

L’impianto di Emden è il primo, per Volkswagen, tra quelli dedicati quasi esclusivamente a un solo modello. Fa parte della lista dei primi stabilimenti strategici destinati al rinnovamento e alla conversione dalla produzione di modelli con motori endotermici a quelli totalmente elettrici su piattaforma MEB, come annunciato nel 2019 dal brand con il piano di elettrificazione. L’elenco comprende, fra gli altri, anche i siti di Salzgitter e Dresda per veicoli completi, motori e altri componenti. Le novità all’interno dello stabilimento di Emden non riguardano solo l’evoluzione delle linee di assemblaggio: vengono sviluppati anche i programmi per incrementare la sostenibilità energetica, la digitalizzazione e la lotta ai rifiuti, grazie all’implemento dell’automazione, dei sistemi di trasporto intelligenti a guida autonoma e nuove postazioni di assemblaggio.

Fabbrica Volkswagen: dove nascono i modelli del brand tedesco

Il processo di rinnovamento arriva a compimento nella primavera del 2022, dopo tre anni, con l’inizio della produzione del secondo modello ID in ordine di lancio, il suv compatto ID.4, sommandosi alla fabbrica di Zwickau, dove questa vettura esce insieme alla ID.3. Intanto, la linea di produzione della Passat berlina si ferma definitivamente in attesa dell’erede designata, la prima berlina a tre volumi interamente elettrica della famiglia ID. In un primo momento questa nuova vettura riceve il nome Aero B dato alla concept e dopo viene battezzata ufficialmente ID.7: la produzione prenderà il via questa estate.

Fabbrica Volvo: dove nascono i modelli del brand scandinavo

Fabbrica Volvo: dove nascono i modelli del brand scandinavo 2

Lo stabilimento principale di Volvo per numero di auto prodotte, contrariamente a quanto si possa pensare, si trova fuori dalla Svezia. Sorge a Gent, in Belgio, ed è anche il primo sito costruito dal marchio scandinavo fuori dai confini nazionali. È stato la casa di generazioni di auto medie e compatte e attualmente sforna i primi modelli di serie elettrici con alti standard di sostenibilità. Il complesso belga, situato nelle Fiandre Orientali, ospita circa 5.500 dipendenti e ha una capacità produttiva di 260.000 unità l’anno.

A inizio anni ’60 Volvo è alla ricerca di un posto fuori dalla Svezia dove costruire una fabbrica in grado di favorire l’esportazione di automobili: la scelta cade sul Belgio, un tempo sede della Cee e oggi dell’Unione Europea. Anche la vicinanza con Anversa, uno dei principali porti commerciali del vecchio continente divenuto nel corso degli anni sempre più strategico anche per le auto, gioca un ruolo fondamentale nella decisione. Nel 1965 viene inaugurato lo stabilimento di Gent (Gand in francese e Ghent in fiammingo), formalmente di proprietà della filiale belga istituita appositamente, la Volvo Belgium N.V., controllata dalla casa madre.

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La casa di medie e compatte

L’attività dell’impianto prevede, fin dall’apertura, l’assemblaggio e la verniciatura delle scocche, grazie a un reparto di saldatura, e quella finale delle vetture. Non sono presenti la lastroferratura e la produzione dei gruppi meccanici, provenienti da altri stabilimenti. Le prime automobili prodotte sono la famosa Serie 120 o Amazon, a cui si sommano modelli di taglia media come 740/760 e 850, in affiancamento all’impianto svedese di Torslanda. Agli inizi del 2000, dopo la cessione della divisione auto a Ford, la fabbrica di Gent produce tutti i modelli compatti sviluppati sulla piattaforma della Ford Focus: la C30 e le nuove S40 e V50, che prendono il posto delle precedenti S/V40, prodotte a Born, in Olanda, sulla base sviluppata insieme a Mitsubishi, e le medie S60 e V70, che rappresentano la maggior parte dei modelli della gamma di quell’epoca.

Il record a livello di produttività arriva dieci anni più tardi, dopo il passaggio alla cinese Geely. Nel nel 2011 Gent festeggia i 5 milioni di auto sfornate dalla fondazione. Nel 2016 taglia il traguardo dei 6 milioni e l’anno successivo ottiene la cifra record di 265.000 unità annuali. Più di un terzo della produzione complessiva e globale di Volvo fino a questo momento è uscita dallo stabilimento belga.

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Capofila nella lotta al taglio delle emissioni

Volvo inizia con largo anticipo, rispetto alle altre case automobilistiche, la corsa alla neutralità nelle emissioni nell’impianto di Gent. Nel 2015, grazie alla collaborazione con la società belga Stora Enso e con il contributo del governo fiammingo, viene montata una conduttura per portare il teleriscaldamento in fabbrica e sfruttare l’acqua calda a 125 gradi anche per le cabine di verniciatura. Dal 2016 ai giorni nostri la nuova installazione ha ridotto il fabbisogno energetico del sito abbassandone del 40% le emissioni di CO2 e del 24% la media di quelle delle attività europee di Volvo e avvicinando l’obiettivo della neutralità da centrare entro il 2025.

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Due anni dopo, con XC40, prende il via la produzione di auto basate sulla piattaforma CMA predisposta per accogliere anche l’alimentazione elettrica. Il primo modello a batteria è, nel 2020, la XC40 Recharge a cui, da fine 2021, si affianca il modello derivato C40 Recharge, nato esclusivamente elettrico. Grazie a C40 Recharge, la casa svedese abbraccia una nuova strategia produttiva che fa leva su una maggior razionalizzazione della gamma e degli equipaggiamenti, al fine di aumentare l’efficienza anche della logistica e della produzione stessa nell’ottica di una miglior gestione delle risorse.

Fabbrica Citroen: dove nascono i modelli del Double Chevron

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Lo stabilimento Citroen di Vigo, nel nord-ovest della Spagna, è stato costruito nel 1958 per aggirare le limitazioni all’export di auto all’estero. Questo sito, insieme agli altri nati fuori dai confini nazionali, ricopre un’importanza strategica per i colossi dell’automotive che si sono costituiti in questi anni. La fabbrica situata in Galizia, al confine con il Portogallo, è uno dei tre impianti di proprietà Stellantis in Spagna, assieme a quelli di Madrid e Saragozza ed è impegnato nella produzione dei veicoli commerciali e multispazio compatti del gruppo, tra i primi a mettere a listino varianti a batteria. L’impianto occupa una superficie complessiva di 663.876 metri quadrati e dà lavoro a 6.500 dipendenti, per una capacità produttiva di 2.250 veicoli al giorno, 406.000 l’anno, con un potenziale massimo di 547.000 veicoli l’anno.

La nascita dopo la seconda guerra mondiale

Alla fine del secondo conflitto mondiale Citroen decide di puntare sul mercato spagnolo, in crescita economica e con l’obiettivo della motorizzazione di massa, come dimostra la nascita della prima grande azienda locale, la Seat, fondata nel 1950. Per aggirare le barriere doganali bisogna creare uno stabilimento in Spagna e produrre in loco: nella primavera del 1958 apre la Citroen Hispania in località Balaidos a Vigo, che inizialmente occupa vecchi magazzini nei quali lavorano un centinaio di addetti. La scelta della città galiziana è dovuta alla presenza della cosiddetta Zona Franca e di un porto commerciale molto attivo.

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L’esordio con i veicoli commerciali

All’inizio le risorse a disposizione sono limitate e, di conseguenza, i tempi di lavorazione molto lenti. La produzione parte con veicoli commerciali, la furgonetta AZU su base Citroen 2CV: il primo lotto è di sole 25 unità, destinate al Marocco, e ci vuole un mese per ultimarlo, mentre la produzione annuale si ferma a 400 veicoli. In contemporanea prende il via la costruzione dello stabilimento vero e proprio, portato a termine grazie all’acquisto di una serie di terreni agricoli per una superficie complessiva di 400.000 metri quadrati, che verrà inaugurato nell’agosto del 1959. A fine anno inizia anche l’assemblaggio della 2CV e la produzione arriva a 1.700 unità; mentre l’anno successivo sale a 3.600 con 500 lavoratori impiegati.

La produzione dei primi anni si limita a 2CV, AZU e al furgoncino Type-H; poi l’area viene allargata fino al superamento di 600.000 metri quadrati, dei quali 70.000 coperti da edifici, più o meno la superficie attuale. Alla fine degli anni ’60 arriva una prima flessione, per colpa della diminuzione della domanda sul mercato nazionale e l’aumento della concorrenza. Citroen fa partire anche a Vigo la produzione di Mehari e Dyane e in un secondo momento della GS per allargare l’offerta. La decisione dà i propri frutti: la casa francese resiste anche alla successiva crisi petrolifera di inizio anni ’70 in parte grazie alla relativa economia, anche nei consumi, delle proprie vetture.

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L’entrata in PSA

Nel 1975 Vigo riprende il percorso di crescita con 6.000 addetti e 110.000 vetture costruite dal momento della fondazione e arriva Peugeot. Citroen viene acquistata dai connazionali ed entra nel nuovo Gruppo Psa, che sposta in Spagna anche l’assemblaggio di modelli con il marchio del Leone. Il primo, a partire dal 1977, è Peugeot 504, una delle vetture più vendute di sempre per la casa di Sochaux, a cui segue 505. La fabbrica viene aggiornata con vari macchinari, tra cui una moderna linea di saldatura flessibile robotizzata, e produce modelli di segmenti molto diversi e di successo come le Citroen AX, BX e Visa e, dal 1984, il furgoncino leggero C15 rimasto in produzione fino al 2005 per oltre 1.180.000 di unità in totale. A Vigo vengono curati anche progettazione e sviluppo, cosa che permette allo stabilimento di diventare centro di competenza per i commerciali leggeri.

Da metà anni ’90 inizia la produzione anche dei più moderni “gemelli” Partner e Berlingo, anche nelle varianti multispazio, che superano i due milioni di unità prodotte. Il ricorso a processi produttivi e logistici più moderni accresce la flessibilità dello stabilimento, in grado di sfornare modelli di varie taglie e segmenti in volumi rilevanti, tra cui la Citroen ZX, costruita in più di mezzo milione di unità in sei anni, e le successive Xsara e Xsara Picasso, che ha inaugurato la fortunata saga delle monovolume. Nel 2002 Vigo raggiunge quota 476.000 veicoli in un anno, che lo rende l’impianto Psa più prolifico al mondo; mentre nel 2007, con 547.000 unità, segna il proprio record annuale e centra il primato tra tutti i siti produttivi di Spagna. Nel 2009 celebra i 10 milioni di veicoli prodotti dal 1958, che diventano 11 milioni nel 2012 e 12 milioni nel 2015.

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La svolta elettrica

Tra il 2014 e il 2018 lo stabilimento di Vigo si ammoderna con una serie di cambiamenti, come la rivoluzione della logistica e l’implementazione delle tecnologie digitali. Le logiche di distribuzione dei componenti alle postazioni di assemblaggio e la sinergia con i fornitori vengono riviste per correggere le procedure meno efficienti e vengono realizzati due nuovi magazzini logistici. Nel 2018 Psa acquisisce anche Opel e decide di incrementare ancora la presenza sul mercato dei veicoli commerciali leggeri, scelta rafforzata dalla successiva entrata in Stellantis, che assegna all’impianto spagnolo la produzione di Berlingo e Berlingo Van, Peugeot Partner e Rifter, Opel Combo Life e Combo Cargo più il Proace City, quarto “gemello” a marchio Toyota.

Dall’autunno 2021, Vigo vede l’inizio della produzione delle varianti elettriche da poco lanciate sul mercato, che non sono le prime vetture a batteria nate in questo stabilimento. Risale al 2019 la produzione del Suv Peugeot 2008 che dal 2020 vede anche la variante 100% elettrica e-2008 che, pur nascendo da una piattaforma differente, usa lo stesso powertrain dei piccoli commerciali. A fine 2021 Stellantis annuncia la nascita di un progetto, sostenuto anche dalla regione galiziana, per un investimento complessivo di 22 milioni di euro, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione di Vigo in fabbrica digitalizzata e “green”, consolidando il proprio ruolo nella strategia del gruppo.

La Tesla Model Y è l’auto elettrica più venduta da inizio 2023

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 4

L’inizio del 2023 è tutto di Tesla Model Y. Il Suv di Elon Musk si conferma l’auto elettrica più venduta in Europa sia a marzo che nel primo trimestre di quest’anno. Secondo i dati diffusi da Jato, società inglese di analisi specializzata nel mercato delle quattro ruote, nei primi tre mesi del 2023 sono stati immatricolati 430.700 veicoli full electric. I numeri certificano la crescita del 33% rispetto allo stesso periodo del 2022. Le vetture Tesla hanno totalizzato il 28% delle immatricolazioni di auto elettriche nel mese di marzo e il 22% in tutto il trimestre. Toyota ha fatto registrare una crescita del 437% nel trimestre, grazie alle oltre 3.700 bZ4X vendute, anche se i volumi dei veicoli elettrici del colosso giapponese restano minimi.

In calo Tesla Model 3

Sono 71.683 gli automobilisti che hanno scelto Tesla Model Y nei primi tre mesi del 2023, consentendo al Suv elettrico di compiere un’impennata del 173% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; pareggiata solo da Volvo XC40, che però non va oltre la sesta posizione con 13.786 unità. A completare il podio troviamo Model 3 (19.621, -40%) e Volkswagen ID.3 (17.316, +105%). La berlina Tesla accusa la concorrenza della sorella a ruote alte e Felipe Munoz, Global analyst di Jato, prova a spiegare il perché. “Data la popolarità dei Suv, forse non sorprende che la Model Y sia aumentata in termini di domanda rispetto alla sua omologa berlina. L’aumento della produzione, insieme a un minor numero di problemi nella catena di approvvigionamento, ha permesso a Tesla di consegnare finalmente veicoli ai propri clienti al ritmo desiderato. La Model Y sarà probabilmente tra i cinque prodotti più venduti in Europa alla fine di quest’anno”, sottolinea l’esperto.

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 5

Le auto elettriche più vendute nel primo trimestre 2023

Passando in rassegna le posizioni dopo il podio nella classifica di vendita, notiamo la Volkswagen ID.4 (16.646, +52%), seguita da Dacia Spring (14.066, +56%) e Volvo XC40. C’è posto anche per l’Italia grazie a Fiat 500e (13.543, -1%) e alla cugina francese del gruppo Stellantis, la Peugeot 208 (13.266, +48%). Chiudono la graduatoria MG 4 (12.720) e Renault Megane (10.876).

  • Tesla Model Y: 71.683 (+173%)
  • Tesla Model 3: 19.621 (-40%)
  • Volkswagen ID.3: 17.316 (+105%)
  • Volkswagen ID.4: 16.646 (+52%)
  • Dacia Spring: 14.066 (+56%)
  • Volvo XC40: 13.786 (+173%)
  • Fiat 500e: 13.543 (-1%)
  • Peugeot 208: 13.266 (48%)
  • MG 4: 12.720 (nuova)
  • Renault Megane E-Tech Electric: 10.876 (+5.565)

Human Horizons HiPhi Z: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Human Horizons HiPhi Z: prezzi, dimensioni e caratteristiche 8

L’HiPhi Z di Human Horizons è una berlina elettrica dal look avveniristico, caratterizzata da una sorprendente autonomia di 700 km con una sola carica. L’azienda automobilistica cinese, già attiva sul mercato nazionale con un Suv elettrico, presenterà l’HiPhi Z in anteprima al Chengdu Motor Show di agosto, promettendo di fornire ulteriori dettagli sulla commercializzazione. In Cina, la vettura sarà venduta a prezzi compresi tra circa 88.000 e 128.000 euro, ma non ci sono ancora notizie riguardo una possibile espansione del marchio al di fuori del territorio nazionale.

Ecco la scheda tecnica della Human Horizons HiPhi Z:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio
 Alimentazioni elettrica
 Classe
 CV/kW (da)
 Prezzo (da)
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Perché comprarla

La Human Horizons HiPhi Z si presenta con dimensioni imponenti: con una lunghezza di circa 5,3 metri e una larghezza di circa 2 metri, la vettura si fa notare per le sue dimensioni generose. Tuttavia, grazie alla scelta tecnica adottata dal produttore, l’HiPhi Z risulta comunque agile anche negli spazi più stretti, senza perdere in maneggevolezza. Il passo della vettura è di circa 3,2 metri, mentre l’altezza si attesta sui 1,4 metri.

Dimensioni
Lunghezza 5.306 mm
Larghezza 2.018 mm
Altezza 1.439 mm
Passo 3.150 mm

Il design della Human Horizons HiPhi Z è senza dubbio uno dei punti di forza della vettura. Con linee complesse e geometriche, la berlina quattro porte sportiva adotta un tema originale, caratterizzato da accostamenti cromatici a contrasto per cofano, fiancate e tetto. Sul frontale, in particolare, spiccano i Led verticali, orizzontali e diagonali che creano una sorta di linguaggio grafico capace di comunicare con i passeggeri e con le altre auto.

Le fiancate, invece, presentano passaruota molto allargati rispetto alle portiere e sensori speciali per gestire l’angolo di apertura in base alla situazione circostante. Il tetto, che ospita il sensore Lidar, è caratterizzato da un taglio geometrico della parte posteriore, mentre in coda è prevista un’ala attiva. Un particolare interessante della HiPhi Z è l’inedito Star-Ring, un insieme di 4066 Led che circondano l’intera carrozzeria e che permettono di creare animazioni grafiche e di interagire con i passeggeri. La vettura monta inoltre sospensioni di alluminio a doppio triangolo anteriori e multi-link posteriori con ammortizzatori a controllo elettronico, oltre all’asse posteriore sterzante.

L’abitacolo della Human Horizons HiPhi Z si presenta innovativo e tecnologico, con un volante a due razze e un singolo display sospeso per il controllo delle funzioni principali. Inoltre, i passeggeri possono dialogare con l’intelligenza artificiale HiPhi Bot per qualsiasi necessità. Ma la vera novità degli interni è rappresentata dal braccio robotico a bordo, con una precisione di movimento di 0,001 millimetri, la cui funzione è ancora da svelare.

I quattro passeggeri, posizionati su poltrone singole rivestite di microfibra Bio-Galaxy ad alto contenimento, possono godere anche di un sistema audio Meridian con 23 diffusori. La HiPhi Z è inoltre dotata di un impressionante set di 34 sensori, incluso il lidar sul tetto, per implementare i sistemi di assistenza alla guida di livello 3 HiPhi Pilot. Il chip NVIDIA Orin X integrato nel sistema operativo proprietario QNX Neutrino permette inoltre la funzione di controllo remoto in parcheggio e il summoning, per farsi venire a prendere dall’auto in un luogo preciso.

La Human Horizons HiPhi Z monta batterie al litio da 120 kWh, che garantiscono  un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 3,8 secondi. Nonostante questi dati interessanti, l’azienda non ha ancora fornito informazioni dettagliate sulla potenza massima dei motori elettrici adottati sulla berlina quattro porte sportiva.

La Human Horizons HiPhi Z si presenta come una vettura con consumi efficienti grazie alle batterie al litio da 120 kWh che permettono di raggiungere fino a 705 km di autonomia, sebbene i calcoli siano stati effettuati nel ciclo cinese. Tuttavia, al momento non sono state fornite informazioni dettagliate sui tempi di ricarica previsti.

  • Immagine: i LED creano un design originale e l’auto ha nel complesso un aspetto futuristico e personale.
  • Adas: grazie al sistema lidar apposto sul tetto, la vettura permette di accedere agli aiuti alla guida di livello 3.
  • Interni: il livello di tecnologia a bordo è tale da coinvolgere intelligenza artificiale e bracci robotici.

BYD Dolphin: prezzi, dimensioni e caratteristiche

BYD Dolphin: prezzi, dimensioni e caratteristiche 14

BYD ha annunciato che la sua compatta elettrica, la BYD Dolphin, sarà presto disponibile anche in Italia. La vettura, che dovrebbe essere consegnata a partire dall’autunno del 2023, si presenta come una valida alternativa per chi è alla ricerca di un’auto compatta ed ecologica. La BYD Dolphin, insieme alla berlina medio-grande Seal, si affiancherà alla già presente gamma di veicoli elettrici BYD in Europa, tra cui il Suv medio Atto 3, la berlina Han e il Suv di grosse dimensioni Tang. Con un prezzo atteso di circa 35.000 euro, la BYD Dolphin è destinata a sfidare direttamente la Volkswagen ID.3 sul mercato delle auto elettriche.

Ecco la scheda tecnica della BYD Dolphin:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 345/1.310 litri
 Alimentazioni elettrica
 Classe
 CV/kW (da) 204/150
 Prezzo (da)
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Perché comprarla
Prezzi

La BYD Dolphin è una vettura dalle dimensioni ben proporzionate, che rispetta le proporzioni tipiche del Segmento C. Con una lunghezza di 4,3 metri circa, una larghezza di 1,8 metri circa e un’altezza di quasi 1,6 metri, la vettura offre spazio sufficiente per ospitare comodamente fino a 5 passeggeri. La distanza tra gli assi della vettura è di 2,metri, il che garantisce una maggiore stabilità sulla strada e un migliore comfort. Il bagagliaio, infine, vanta una capacità che va dai 345 ai 1.310 litri abbattendo il divano posteriore

Dimensioni
Lunghezza 4,290 mm
Larghezza 1.770 mm
Altezza 1.570 mm
Passo 2.700 mm

La BYD Dolphin è una berlina di segmento C dalle linee moderne ed eleganti, che attinge al mondo dei crossover con la sua posizione di guida elevata e la discreta altezza da terra. Le forme proporzionate e la linea pulita donano alla vettura un aspetto accattivante e sobrio, senza esagerazioni stilistiche.

La fiancata è caratterizzata da profonde nervature, che conferiscono un tocco di personalità alla vettura, sebbene non siano del tutto coerenti con lo stile generale. La Dolphin è disponibile in una vasta gamma di colori, tra cui il classico bianco, il nero intenso e il grigio metallizzato. Le luci a LED a forma di “L” sono slanciate e si fondono armoniosamente con la griglia anteriore, creando un frontale moderno ed elegante

L’abitacolo della BYD Dolphin offre un ambiente spazioso e confortevole per cinque passeggeri. Il design interno è semplice e lineare, con una console centrale che ospita il display touch per controllare il sistema multimediale. Il display può essere posizionato sia in verticale che in orizzontale per soddisfare le preferenze del conducente. Di fronte al volante, si trova un compatto pannello lcd che funge da strumentazione. I sedili ergonomici sono realizzati con poggiatesta in pelle vegana e offrono un’elevata comodità. Quelli anteriori sono dotati di riscaldamento e regolazione elettrica a sei vie per il guidatore e a quattro vie per il passeggero.

Le sedute posteriori sono frazionabili 60:40 e possono essere ribaltate per aumentare la capacità del bagagliaio. La vettura è dotata di numerosi sistemi di assistenza alla guida, tra cui il cruise control adattivo e l’allarme dell’angolo cieco. Inoltre, la BYD Dolphin offre quattro modalità di guida – Sport, Normal, Economy e Snow – per adattarsi a tutte le condizioni stradali e soddisfare le preferenze del conducente.

La BYD Dolphin è equipaggiata con motore elettrico a magneti permanenti da 204 CV e 290 Nm di coppia, posizionato sull’asse anteriore, in grado di offrire elevate prestazioni. Infatti, l’accelerazione da 0 a 100 km/h fa registrare solamente 7 secondi, mentre la velocità massima tocca i 160 km/h.

La BYD Dolphin monta una batteria Blade da 60 kWh con chimica al litio ferro fosfato e tecnologia Cell-to-Pack, che consente un’autonomia dichiarata di 427 km. Il powertrain elettrico 8-in-1 della vettura, che integra l’unità di controllo, il sistema di gestione della batteria, l’unità di distribuzione dell’energia, il motore, il controller del motore, la trasmissione, il DC-DC e il caricabatterie di bordo, garantisce inoltre  un’efficienza del sistema dell’89%. Per quanto riguarda la ricarica, poi,  la Dolphin può essere ricaricata sia in corrente continua (DC) fino a 88 kW di potenza, che in corrente alternata (AC) a 11 kW. Infine, il sistema a pompa di calore contribuisce a preservare l’autonomia della vettura anche a temperature basse.

  • Dimensionila compattezza della vettura trova un equilibrio fra spaziosità e agilità.
  • Internimolte e aggiornate le tecnologie a bordo, sia in fatto di infotainment che per quanto riguarda gli Adas.
  • Efficienzal’autonomia dichiarata supera largamente i 400 km, permettendo una guida quotidiana senza pensieri.

Presto apriranno gli ordini per BYD Dolphin, probabilmente entro l’estate 2023, con un prezzo di partenza stimato compreso fra i 30.000 e i 32.000 euro.

Human Horizons HiPhi Y: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Human Horizons HiPhi Y: prezzi, dimensioni e caratteristiche 6

Human Horizons ha presentato al Salone di Shanghai 2023 la sua nuova Suv elettrica HiPhi Y, terzo modello del marchio cinese dopo la Suv X e la berlina Z. La HiPhi Y si presenta con un design elegante e moderno, caratterizzato dalle porte posteriori sdoppiate, una soluzione innovativa che promette di offrire maggiore praticità e comfort ai passeggeri. La Casa cinese ha annunciato anche i suoi piani di espansione, con l’obiettivo di entrare presto sul mercato europeo e la HiPhi Y sembra essere il modello giusto per farlo, essendo stata progettata anche in vista dell’omologazione alle norme UE.

Ecco la scheda tecnica della Human Horizons HiPhi Y:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio
 Alimentazioni elettrica
 Classe
 CV/kW (da) 336/247
 Prezzo (da)
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Perché comprarla

La nuova HiPhi Y di Human Horizons si presenta come un Suv dalle dimensioni importanti. Infatti, la lunghezza di quasi 5 metri e la larghezza di quasi 2 metri la rendono più grande della X, il precedente modello della Casa cinese. L’altezza si attesta sopra gli 1,6 metri, mentre il passo si aggira intorno ai 3 metri circa. Queste dimensioni generose conferiscono alla vettura un’imponente presenza sulla strada e una spaziosità interna notevole, che permette di viaggiare comodamente anche a pieno carico.

Dimensioni
Lunghezza 4.938 mm
Larghezza 1.958 mm
Altezza 1.658 mm
Passo 2.950 mm

La HiPhi Y presenta un design esterno accattivante e innovativo, con alcune peculiarità che la rendono unica nel suo genere. Una delle soluzioni tecniche più originali è rappresentata dalle porte posteriori sdoppiate, che richiamano alla mente (almeno in parte) la Tesla Model X. Inoltre, la parte posteriore del tetto può essere aperta per agevolare l’accesso ai passeggeri, senza essere vincolata alla porta inferiore tradizionale.

Questa scelta di design non solo conferisce alla vettura un aspetto futuristico, ma permette anche di migliorare l’ergonomia e la praticità d’uso. Inoltre, la HiPhi Y è dotata di un frontale slanciato e aggressivo, con una griglia cromata che si estende fino ai fari, conferendole un’immagine moderna e sofisticata.

Purtroppo, non sono ancora disponibili foto degli interni della Human Horizons HiPhi Y, ma l’azienda ha svelato comunque alcuni dettagli. Si parla di un design futuristico e minimalista, con la presenza di un display curvo che attraverserà probabilmente l’intera larghezza del cruscotto. Inoltre, la HiPhi Y sarà dotata di un sistema di intelligenza artificiale che potrà essere controllato tramite la voce, riconoscendo i comandi del conducente e rispondendo alle sue richieste. Gli interni saranno probabilmente realizzati impiegando materiali di alta qualità e finiture di pregio, come pelle e legno, per garantire un’esperienza di guida confortevole e di lusso.

La Human Horizons HiPhi Y monta batterie al litio da 76,6 kWh o 115 kWh. I due pacchi batteria garantiscono due livelli di potenza, rispettivamente pari a 336 CV per la variante a motore singolo e 505 CV per quella bimotore.

La HiPhi Y, disponibile in due tagli di batterie da 76,6 o 115 kWh, offre un’autonomia di 810 km con una sola carica, secondo il ciclo di omologazione cinese CLTC. Tuttavia, non si conosce ancora la velocità di ricarica della vettura elettrica.

  • Immagine: le porte posteriori sdoppiate richiamano lo stile della Tesla Model X, ma con un’identità propria.
  • Abitabilità: adatta a chi cerca uno spazio interno generoso.
  • Motori: entrambe le versioni offerte sono potenti ed efficienti al tempo stesso.