SUV a metano: ecco i modelli migliori, quelli più economici ed i prezzi

Skoda Kamiq

La sempre maggiore espansione di modelli alimentati da powertrain ibridi ha portato alla progressiva uscita dai listini di moltissimi modelli alimentati a metano. Anche nel segmento dei Suv, quello indiscutibilmente più ricco e competitivo del mercato, oggi le proposte a metano sono molto limitate. A farla da padrona tra i modelli a metano a “ruote alte” continua a farla il Gruppo Volkswagen con i brand Seat e Skoda, tra i quali si inserisce soltanto la piccola Fiat Panda.

INDICE
 SUV a metano 2021
 SUV GPL o metano?

Come dicevamo i Suv disponibili a metano oggi disponibili sul mercato non sono molti. Tre nello specifico: Seat Arona, Skoda Kamiq e Fiat Panda Cross. Vediamoli nel dettaglio.

Seat Arona

Come da tradizione, il Gruppo Volkswagen continua a puntare in maniera decisa sul metano. Tra i modelli disponibili troviamo la Seat Arona, un Suv compatto, che con una lunghezza di 4,13 metri si dimostra perfetto anche per l’utilizzo urbano, senza naturalmente trascurare le necessità di spostamento più lunghe, alle quali la Arona risponde con un’ottima abitabilità interna, che si traduce in spazio a sufficienza anche per chi viaggia dietro e un bagagliaio con una capacità minima di 282 litri.

La Seat Arona TGI rinuncia a qualche litro di capacità del bagagliaio per fare spazio al nuovo powertrain a metano. Il serbatoio del metano, infatti, ha una capacità di 13,8 kg, mentre quello della benzina si ferma a 9 litri. Questo perché Arona TGI è omologata come modello monovalente, che assicura percorrenze medie di 500 km con un pieno. Il motore, invece, è un 1.0 a tre cilindri da 90 CV e 160 Nm di coppia, abbinato al solo cambio manuale a sei marce. Grazie a questi numeri, la Seat Arona TGI è in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 13,2 secondi e di raggiungere una velocità massima di 178 km/h. Quattro gli allestimenti disponibili: Reference, Style, Xcellence ed FR con prezzi a partire da 19.900 euro.

Skoda Kamiq

Altro modello a metano appartenente al Gruppo Volkswagen è la Skoda Kamiq. Il Suv compatto del costruttore boemo condivide piattaforma e propulsore con la spagnola Seat Arona. La lunghezza, in realtà, è leggermente maggiore per la Skoda, che raggiunge i 4,24 metri, a tutto vantaggio dello spazio interno che sulla Kamiq è gestito in maniera più efficace per quanto riguarda i passeggeri. Il vano di carico, invece , ha circa la stessa volumetria della spagnola: 278 litri in configurazione standard che diventano 1.278 litri abbattendo gli schienali della seconda fila di sedili.

COme dicevamo, lo schema tecnico e meccanico è il medesimo della Seat. Anche la Skoda Kamiq, quindi, è alimentata da un propulsore a tre cilindri da un litro con una potenza massima di 90 CV per una coppia di 160 Nm avvinato unicamente al cambio manuale a sei rapporti. Anche in questo caso il serbatoio della benzina ha una capacità di 9 litri mentre i serbatoi del metano arrivano ad un totale di 13,8 kg per un’autonomia complessiva di circa 500 km. Anche in questo caso gli allestimenti disponibili sono quattro: Ambition, Style, ScoutLine e Montecarlo con prezzi a partire da 23.590 euro.

Fiat Panda Cross

Con l’ultimo model year, la gamma della piccola Fiat Panda si amplia con l’ingresso a listino di diverse nuove versioni tra le quali spicca anche la Cross a Metano che rappresenta il modello “a ruote alte” a metano più piccolo sul mercato. La lunghezza, infatti è di 3,65 metri, ma l’ottima razionalizzazione degli spazi interni tipica della Panda rende il modello molto sfruttabile. Con i suoi 200 litri, infatti, la capacità del bagagliaio resta quasi la stessa delle versioni a benzina a listino.

Il motore della Fiat Panda a Metano è il ben noto 0.9 TwinAir con una potenza massima di 70 CV per una coppia di 145 Nm, abbinato a un cambio manuale a 5 marce. La capacità del serbatoio di metano, invece, è di 12 chilogrammi. Il prezzo della Panda Cross è di 19.450 euro.

Una delle domande che si pone spesso un possibile acquirente è: “meglio un SUV a gpl o metano? è meglio l’alimentazione a GPL o quella a metano? quali sono le differenze?”.  Se si sceglie di acquistare un SUV a GPL, l’offerta è decisamente più ampia e tra i modelli più interessanti a listino troviamo la Dacia Duster e la Kia Sportage.

Dacia Duster GPL

La vettura del marchio rumeno di proprietà di Renault è diventata un vero e proprio best seller sul mercato italiano grazie ad un ottimo rapporto qualità prezzo. Le dimensioni della Dacia Duster sono importanti ma allo stesso tempo adeguate alla guida nel traffico cittadino. La lunghezza, infatti, è di quattro metri e trentaquattro centimetri, mentre l’abitabilità interna è garantita per cinque persone dal passo di 2,67 metri. Ottima anche la capacità di carico, che in configurazione standard è di 445 litri.

L’unico propulsore disponibile a GPL è il 1.0 TCe da 100 CV. Un’unità piccola, ma in grado di assicurare prestazioni più che all’alezza al Suv rumeno che, con l’ultimo aggiornamento, ha anche visto crescere notevolmente il suo livello di qualità. I prezzi partono da 15.000 euro.

Kia Sportage

Per chi cerca un modello dallo stile più ricercato e sportiveggiante, una valida alternativa a GPL potrebbe essere rappresentata dalla Kia Sportage. Il Suv medio del costruttore coreano ha una lunghezza di 4,49 metri e può fare affidamento su un vano di carico dalla capacità che va da 490 litri fino a 1.480 litri.

A spingere la Sportage GPL ci pensa un propulsore di 1,6 litri di cilindrata con una potenza massima di 126 CV e 145 Nm di coppia. NOn proprio un fulmine in termini di prestazioni, ma comunque in grado di assicurare ottime percorrenze medie. I prezzi partono da 27.000 euro.

Jeep Gladiator: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Jeep Gladiator: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3

Per capire quanto il marchio Jeep abbia avuto un sempre maggiore successo negli anni, basti pensare che oggi, proprio con il nome Jeep , molto spesso si identifica un intero segmento di mercato. Quello dei fuoristrada duri e puri. L’ingresso del Gladiator sul mercato europeo coincide con un momento pensato sicuramente a lungo. Erano infatti 33 anni che la Jeep non proponeva più un pick-un nei suoi listini. Le dimensioni sono imponenti per le nostre strade, ma allo stesso tempo, il Gladiator si dimostra all’altezza anche dei lavori più gravosi.

Ecco la scheda tecnica del Jeep Gladiator:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 1.005 litri
 Alimentazioni Diesel
 Classe Euro 6D
 CV/kW (da) 264/194
 Prezzo (da) 67.944 €

 

INDICE
Novità 2021
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Configuratore
Consumi
Perché comprarla
Prezzo

La Jeep Gladiator è stata lanciato negli Stati Uniti due anni fa, dove dal 1986 – anno dell’uscita dal mercato di Scrambler – mancava un pick-up di questo genere, un medie dimensioni, per i megalomani standard americani, ora basato sul Wrangler. La prima apparizione nel Vecchio Continente di Jeep Gladiator era stata annunciata al Jeep Camp 2019 e ora è ufficialmente disponibile in tutte le concessionarie Jeep.

 

La prima cosa che colpisce della Jeep Gladiator è la sua lunghezza che sfiora i 5,6 metri, strappandoci un sorriso pensando che rappresenta una medie dimensioni per gli standard americani. L’altezza cambia a seconda della versione soft-top, 1.905 mm, o hard top, 1843 mm. In entrambi i casi sono assicurate prestazioni off-road sorprendenti; anche sui terreni più difficili è in grado di superare guadi profondi fino a 76 cm.

Dimensioni
Lunghezza 5.591 mm
Larghezza 1.894 mm
Altezza 1.905 mm
Passo 3.488 mm

Jeep Gladiator riprende dalla versione a 5 porte di Wrangler anche la linea esterna. La massa imponente di questo lungo pick-up viene inquadrata in uno stile ordinato e definito, fatto di linee tese e squadrate. Finiture argentate per cornice fari, cerchi in lega 18×8, fari led e rivestimento antiurto e antigraffio del cassone esterno fra le caratteristiche di serie.

Tante poi le possibilità di personalizzazione assicurati dal vasto catalogo Mopar, montati direttamente in fabbrica. Fra i più interessanti ci sono le coperture e i rivestimenti per il cassone, la griglia frontale satinata nera, le pedane laterali nere o cromate con trama antiscivolo, qualche altra grafica laterale e la possibilità di aggiungere il logo sul battitacco in acciaio.

Gli interni ricalcano fedelmente le forme e i contenuti della sorella Wrangler. A dominare la scena è lo schermo del sistema di infotainment UConnect con schermo da 8,4 pollici, che supporta connettività Android Auto ed Apple CarPlay.

Gli interni sono disponibili in tessuto o in pelle. Stile agile e funzionale, che si rivede nelle molteplici configurazioni che può assumere l’abitacolo. Sempre a scelta si può richiedere la telecamera anteriore con funzione self-cleaning. Utile soprattutto nella guida offroad.

Gli ingegneri Jeep hanno reso disponibile un solo propulsore per Gladiator: il 3.0 V6 Multijet, trazione integrale e 264 CV. Il cambio è automatico a 8 rapporti. La coppia massima è degna di nota, arrivando a 600 Nm. La soluzione unica è giustificata dalla grande affidabilità di questo motore, già presente su molti altri modelli e adatto anche a questa applicazione, mantenendo anche sostenibili i consumi e dando grande stabilità alla vettura.

Gli allestimenti disponibili sono due:

  • Overland: rappresenta l’allestimento di accesso alla gamma.
  • Launch Edition: con alcune caratteristiche aggiuntive di serie, fra le quali il Safety Pack con abbaglianti automatici.

Jeep Gladiator Overland: per l’allestimento base sono disponibili fra le altre caratteristiche interni in tessuto, o in pelle, e volante in pelle, passaruota in tinta, copertura rigida (hard-top) e una serie di finiture esterne color argento. Nei pacchetti che fanno parte degli optional troviamo Dual Top Group con hard-top in 3 parti in tinta, o Cargo Management Group, sfruttando la possibilità di posizionare sul cassone una presa di corrente esterna impermeabile da 230 V.

Jeep Gladiator Launch Edition: i cerchi in lega sono sempre quelli da 18 pollici, di serie. Oltre al Technology Group e al Safety Pack di serie troviamo su Launch Edition il Roll-up Tonneau Cover, la cappotte ripiegabile. Gli interni in pelle sono di serie, così come il rivestimento interno dell’hard top per migliorare l’esperienza acustica nell’abitacolo, meglio insonorizzato. Ricordiamo poi la telecamera anteriore, con funzione self-cleaning, e l’altoparlante wireless alpine, smontabile e impermeabile. Nel Safety Pack sono inoltre inclusi cruise control adattivo con funzione di stop, l’avviso dell’angolo cieco e la frenata automatica di emergenza, con gli abbaglianti automatici vincolati per l’appunto.

Per l’unica motorizzazione disponibile, Jeep dichiara una consumo medio di 9,5-9,8 l/100 km. Le emissioni, invece, si assestano sui 248-256 g/km. L’insieme di questi dati permette al Gladiator di rispettare le vigenti normative Euro 6D Final.

  • Dimensioni: la lunghezza di questa vettura in città potrebbe essere problematica, ma la maggiore flessibilità e capacità di carico rispetto alla media assicurano efficienza e funzionalità.
  • Adattabilità: Jeep Gladiator ha tutte le carte in regola per essere un fuoristrada magistrale, con un’impressionante capacità di guado di 76 centimetri.
  • Immagine: il look attrattivo e muscoloso è una certezza. Il marchio americano garantisce uno stile avventuroso.

Di seguito ecco il listino prezzi della Jeep Gladiator aggiornato al 2021:

Cupra Formentor Prezzi
3.0 Diesel V6 Overland 67.944 €
3.0 Diesel V6 Launch Edition 72.824 €

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Le migliori auto sportive in base a prestazioni e prezzo

Salone Auto Torino 2019: la nuova Abarth al Parco del Valentino

C’è chi l’automobile la vede come un semplice mezzo di trasporto. Uno strumento con cui spostarsi dal punto A al punto B spendendo magari il meno possibile. E poi c’è chi, invece, l’automobile la vive come pura passione ed emozione. Per questi, non bastano le limitazioni e i blocchi alla circolazione per far svanire la passione per le quattro ruote che arde nelle loro vene. Quindi, proprio a loro è dedicata questa guida, nella quale analizziamo le migliori auto sportive sul mercato, pensate un po’ per tutte le tasche e le necessità.

INDICE
 Auto sportive economiche
 Auto sportive usate
 Auto piccole sportive
 Auto sportive per giovani
 Auto sportive diesel
 Auto sportive elettriche
 Auto sportive di lusso

Auto sportiva non è sempre sinonimo di auto costosa. In commercio, infatti, sono presenti anche auto sportive relativamente economiche in grado di soddisfare anche chi non vuole  o non può spendere un capitale per una nuova auto.

Mazda MX-5

Quando si parla di auto sportive “accessibili” la Mazda MX-5 è tra i primissimi modelli a venire in mente. Un modello ormai iconico entrato di diritto tra le leggende dell’automobilismo. La roadster di casa Mazda ha adottato una formula cara ai costruttori inglesi, ovvero leggerezza e motori piccoli ma brillanti in grado di regalare un grande piacere di guida. Viene proposta in abbinamento a due motorizzazioni. Si parte dal 1.5 che offre una potenza massima di 132 CV a 7.000 giri e una coppia di 152 Nm a 4.500 giri per uno scatto da 0-100 km/h in 8,3 secondi. Per chi cerca il massimo delle performance c’è il 2.0 da 184 CV a 7.500 giri e 205 Nm di coppia a 4.000 giri, che assicurano uno scatto da 0 a 100 km/h in 6,5 secondi. I prezzi partono da 31.800 euro. C’è anche la variante targa denominata RF abbinata al solo motore 2.0 con prezzi a partire da 37.950 euro.

Mazda MX-5
Mazda MX-5

Suzuki Swift Sport Hybrid

Anche la nostra seconda proposta tra le sportive economiche arriva dal giappone. Si tratta della Suzuki Swift Sport Hybrid. La piccola peste di Hamamatsu è stata recentemente aggiornata con l’introduzione di un inedito powertrain elettrificato che abbina il ben noto 1.4 turbo ad un sistema ibrido a 48 Volt, che assicura una potenza massima di sistema di 129 CV e una coppia di 235 Nm già disponibili a 2.000 giri. Il cambio è rigorosamente manuale e grazie al peso contenuto (parliamo di una manciata di chili oltre la tonnellata) le prestazioni sono brillanti: 0-100 in 8,1 secondi e 210 km/h di velocità massima. La nuova Suzuki Swift Sport Hybrid viene proposta in un unico allestimento già molto ricco, che include anche i fari full Led e il navigatore satellitare ad un prezzo di 24.050 euro.

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Abarth 595

Altro modello impossibile da trascurare quando si parla di auto sportive a buon mercato, è la Abarth 595. La piccola dello Scorpione rappresenta ormai un vero e proprio status simbol tra le sportive accessibili. Disponibili in abbinamento al solo propulsore 1.4 turbo, viene però declinata in vari step di potenza. Si parte da 145 CV e si arriva fino a 180 CV, passando per le varianti da 165 CV.  A voler essere precisi, il rapporto prezzo-contenuti non è tra i più favorevoli del mercato. Tuttavia, la 595 Abarth rappresenta un acquisto sicuro in ottica rivendibilità grazie alla sua alta tenuta del valore anche sul mercato dell’usato. I prezzi partono da 21.200 euro e c’è anche la variante Cabrio con prezzi a partire da 28.700 euro.

Chi avesse un budget ridotto ma non volesse ugualmente rinunciare ai brividi al volante può guardare le interessanti offerte provenienti dal mercato delle auto sportive usate.

Renault Clio RS

Se si è alla ricerca di una vettura sportiva di dimensioni compatte in grado di regalare tante emozioni tra le curve, la Renault Clio RS è uno dei modelli da prendere maggiormente in considerazione. Soprattutto la terzultima generazione che, in quanto ultima variante con motore aspirato nella storia del modello, potrebbe anche rappresentare un ottimo investimento in ottica collezionistica. Il suo 2 litri a quattro cilindri erogava 197 CV nella sua prima versione, poi portato a 203 CV con l’ultimo aggiornamento prima del passaggio alla nuova generazione turbo. Occhio però allo stato di conservazione della vettura. Negli interni, ad esempio, i fianchetti dei sedili tendono a sfilacciarsi e anche il rivestimento di volante e pomello del cambio è piuttosto delicato. I prezzi partono da poco più di 8.000 euro per gli esemplari più chilometrati.

Peugeot 208 GTi

La nuova generazione della Peugeot 208 GTi sarà, molto probabilmente, alimentata da un powertrain ibrido. In questo momento, però, si trovano sul mercato diverse proposte di esemplari usati della precedente generazione. Il suo 1.6 turbo da 200 Cv non è cattivo nell’erogazione, ma ha comunque tanta “schiena” e unito ad un assetto preciso, permette di divertirsi non poco tra le curve. Gli interni si distinguono per dettagli sportivi come la pedaliera in alluminio e i sedili avvolgenti oltre che per la presenza dell’infotainment con schermo da 7 pollici. Gli esemplari più economici si trovano sul mercato dell’usato con prezzi che partono da circa 10.000 euro.

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Toyota GT86

Cambio manuale, motore aspirato e trazione posteriore. Gli ingredienti per divertirsi con la Toyota GT86 ci sono tutti. Recentemente uscita dai listini del costruttore giapponese, se ne trovano comunque molti esemplari sul mercato dell’usato con prezzi a partire da poco meno di 20.000 euro. A spingerla provvede un 2 litri aspirato con una potenza massima di 200 CV. Ma ciò che convince più di tutto della coupé giapponese è la sua dinamica di guida, che lascia al conducente la libertà di “giocare” senza freni con il posteriore della vettura.

Il mercato delle auto piccole sportive è decisamente affollato e in grado di offrire numerose scelte per soddisfare i gusti di tutti.

Ford Fiesta ST

Anche in casa Ford c’è una grande tradizione di auto piccole sportive e l’ultima arrivata, la Ford Fiesta ST, è un’ulteriore prova della grande storia dell’ovale blu. La linea riprende l’ultimo restyling della Fiesta, grazie a un frontale in linea con il family feeling della Casa, ma si caratterizza per alcuni dettagli unici, come i cerchi da 18 pollici e l’assetto ribassato. Il pezzo forte è il motore 1.5 tre cilindri da 200 cavalli che, abbinato al cambio manuale a 6 marce ed all’assetto specifico, è in grado di far raggiungere alla Ford Fiesta ST i 227 Km/h di velocità massima. I prezzi partono da 27.900 euro.

Non serve spendere tanti soldi o comprare grandi auto per divertirsi. Sul mercato sono presenti molte soluzioni pensate anche per i più giovani.

Volkswagen UP GTI

La variante tutto pepe della più piccola di casa Volkswagen si caratterizza per lo stile chiaramente ispirato alla più grande Golf GTI. Sotto il cofano scalpita un propulsore da un litro sovralimentato con una potenza di 115 CV che, visto il peso e le dimensioni contenute della piccola UP, permettono al modello di avere prestazioni molto coinvolgenti. Bella poi la messa a punto dell’assetto che lascia il posteriore livero di muoversi rendendo la guida molto divertente. il prezzo di listino della UP GTI è di 21.250 euro.

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Nonostante i motori a gasolio in questi ultimi anni siano stati sempre più demonizzati, c’è ancora qualcuno che punta su questo tipo di alimentazione anche per le varianti sportive di alcuni modelli.

BMW Serie 8 Diesel

Dopo anni di assenza, la casa di Monaco è tornata nel segmento delle Gran Turismo con una vettura davvero affascinante, la BMW Serie 8. La coupé tedesca è oggi una delle pochissime auto sportive alimentate da un motore a gasolio presenti sul mercato. Sotto il cofano trova posto un 6 cilindri da 3.0 litri in grado di erogare 320 CV di potenza. Completano la dotazione la trazione integrale, le sospensioni a controllo elettronico, lo sterzo a rapporto variabile e le quattro ruote sterzanti. Nonostante le prestazioni di cui è capace, la Serie 8 assicura consumi che si assestano sui 6,1 litri per 100 Km. I parti partono da 107.900 euro.

Il mondo dell’auto sta cambiando rapidamente: in questa rivoluzione sono coinvolte anche le auto sportive elettriche.

Tesla Model 3 Performance

Sì, è vero, quando si parla di auto sportive la Tesla Model 3 non è il primo modello a venire in mente. Eppure, nella variante Performance, l’elettrica americana è in grado di garantire performance in grado di far impallidire molte supercar tradizionali. Il tutto, assicurando spazio in abbondanza per cinque passeggeri e relativi bagagli. La Model 3 Performance può contare sulla spinta di due motori per una potenza vicina ai 500 CV, che si traducono in un’accelerazione di poco più di 3 secondi, mentre l’autonomia è di 567 km. I prezzi partono da 60.990 euro.

Tra le migliori auto sportive non può non fare a meno di volgere lo sguardo di fronte alla strepitosa Bugatti Chiron Sport.

Bugatti Chiron Sport

L’erede della Veyron punta tutto su stile, tecnologia e potenza grazie a un design ricercato che richiama il logo della casa francese e, soprattutto, sullo stratosferico motore W16 quadriturbo da 1500 cavalli che consente alla Chiron Sport di toccare l’incredibile velocità di 420 Km/h e di bruciare lo 0/100 Km/h in appena 2,4 secondi. La Chiron Sport nella edizione 110 ans Bugatti, presentata al recente Salone di Ginevra, è frutto dell’affinamento posto in essere dai tecnici Bugatti e presenta dettagli come la finitura della carrozzeria con fibra di carbonio Steel Blue a vista e diversi richiami al tricolore francese. Senza dubbio una vettura non alla portata di tutti. Il prezzo per la versione “base” della Bugatti Chiron Sport è infatti di ben 2,92 milioni di euro, mentre per l’edizione 110 ans Bugatti, costruita in soli 20 esemplari, si raggiunge l’astronomica cifra di 16 milioni di euro!

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Confronto benzina diesel gpl metano: quale alimentazione scegliere per la tua nuova auto

Renault Captur

Mai come adesso i consumatori hanno una imponente varietà di motorizzazioni tra cui scegliere. Auto a benzina, diesel, ibride, elettriche, a metano ed a GPL consentono di poter acquistare una vettura con un propulsore adeguato alle esigenze personali.

INDICE
Quando scegliere un’auto a benzina
Auto diesel: hanno ancora un futuro?
Quando conviene il gpl
Perché scegliere il metano

Buona parte dei listini dei costruttori vede la presenza di vetture con motorizzazioni benzina. I progressi compiuti dalle Case con questi propulsori sono stati notevoli nel corso degli ultimi anni.

La necessità di contenere consumi ed emissioni ha portato ad un downsizing della cilindrata associato al ritorno in auge del turbocompressore. Questa scelta tecnica ha consentito di avere motori brillanti e poco assetati. Vediamo i modelli più interessanti:

  • Ford Fiesta
  • Citroen C4
  • Jeep Renegade
  • Peugeot 208

Ford Fiesta: l’ultima generazione dell’utilitaria della Casa dell’Ovale Blu ha convinto non solo per il look, ma anche per le motorizzazioni 3 cilindri Ecoboost da 95 a 200  CV in grado di esaltare le ottime doti del telaio. I prezzi partono da 20.900 euro.

Citroen C4: l’ultima nata in casa Citroen si caratterizza per uno stile decisamente controcorrente a metà tra un SUV ed una coupé. Sotto il cofano trova spazio il 1.2 benzina PureTech da 131 CV di potenza che si rivela adeguato alla massa della vettura e particolarmente brioso. I prezzi partono da 22.900 euro.

Jeep Renegade: un design muscolare unito a dimensioni compatte sono valse alla Jeep Compass un incredibile successo di mercato. Chi è solito utilizzare l’auto in città può puntare su una duplice scelta di motori benzina. Si parte dal 1.0 tre cilindri da 120 CV per arrivare al 1.3 quattro cilindri da 150 CV. Il prezzo di listino per la versione  Longitude è di 24.250 euro.

Peugeot 208: votata come auto dell’anno 2020, la Peugeot 208 ha colpito subito per uno stile contemporaneo degli esterni e futurista degli interni. Al volante si rivela divertente da guidare grazie ai motori benzina PureTech con potenze da 75 a 131 CV. I prezzi partono da 15.700 euro.

I dati di mercato non mentono. Le quote di vendita delle auto diesel nell’ultimo anno sono crollate miseramente, complici le scelte normative adottate sia a livello comunitario che nazionale che hanno penalizzato questa tipologia di motorizzazioni.

Chi acquista un’auto diesel nuova sa da subito che la svalutazione del mezzo sarà importante dopo pochissimo tempo e che potrà incorrere in blocchi del traffico nonostante si trovi alla guida di una Euro 6.

Ci sarà un futuro per il diesel? Ad oggi sembra che per questi propulsori sia arrivato il momento di cedere il passo a tecnologie meno inquinanti.

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Se si vogliono mantenere i costi di gestione sotto controllo la scelta del GPL sembra l’ideale. Il costo del carburante, infatti, è inferiore di circa la metà rispetto alla benzina, anche se il consumo è superiore. Chi deve percorrere grandi distanze può prendere in considerazione diverse soluzioni, come ad esempio:

  • Dacia Sandero
  • Fiat Panda
  • Renault Captur

Dacia Sandero: la nuova generazione della Dacia Sandero si caratterizza per uno stile molto ricercato e contemporaneo che fa invecchiare di colpo la serie precedente. Sotto il cofano è presente una motorizzazione benzina-GPL da 1.0 litro e 100 CV con prezzi che partono da 12.600 euro.

Fiat Panda: vettura iconica tra le citycar, la Fiat Panda continua a confermarsi nei primi posti della classifica di vendita del nostro Paese grazie ad una meccanica collaudata ed una ampia gamma di motori. La versione alimentata a GPL sfrutta l’eterno Fire 1.2 da 69 CV. I prezzi partono da 15.000 euro.

auto gpl usate
auto gpl usate

Renault Captur: la seconda generazione del crossover compatto ha affinato ulteriormente il proprio stile senza perdere contatto con il design ben riuscito della serie precedente. La motorizzazione GPL utilizza un motore 1.0 TCE da 100 CV adeguato alla massa della vettura. Si parte da 21.650 euro.

L’offerta delle vetture alimentate a metano non è molto ampia sul nostro mercato, così come ridotta è anche la presenza di distributori specializzati. Di sicuro il costo del metano, inferiore di 2/3 rispetto a quello della benzina, è un incentivo sufficiente per far propendere per questa motorizzazione. Ecco alcuni modelli da prendere in considerazione:

  • Seat Arona
  • Audi A3
  • Skoda Scala

Seat Arona: il SUV della Casa spagnola ha rappresentato un ottimo successo di mercato grazie ad un linguaggio stilistico molto convincente ed una ampia offerta di motorizzazioni. La versione dotata di alimentazione a metano sfrutta il propulsore 1.0 TGI da 100 CV. I prezzi partono da 19.900 euro.

auto metano usate
auto metano usate

Audi A3: l’ultima generazione della Audi A3 si caratterizza per un design aggressivo ed affilato in linea con il linguaggio stilistico recentemente visto su altri modelli della Casa. Le versioni a metano puntano sul motore 1.5 G-tron in grado di erogare 131 CV. I prezzi di listino partono da 31.900 euro.

Skoda Scala: ancora una vettura del Gruppo VW presente in questo elenco. La Skoda Scala nasce sulla stessa piattaforma della Polo, ma si differenzia dall’utilitaria tedesca per uno stile particolarmente rigoroso . Il 1.0 G-Tec da 90 CV è il motore prescelto per la doppia alimentazione benzina-metano. I prezzi partono da 22.730 euro.

Cose da sapere

Perché scegliere una macchina a benzina?

La necessità di contenere consumi ed emissioni ha portato ad un downsizing della cilindrata associato al ritorno in auge del turbocompressore. Questa scelta tecnica ha consentito di avere motori brillanti e poco assetati. I modelli più interessanti i commercio sono: Ford Fiesta (da 20.900 euro), Citroen C4 (da 22.900 euro), Jeep Renegade (da 24.250 euro) e Peugeot 208 (da 15.700 euro).

Conviene ancora acquistare un’auto diesel?

Chi acquista un’auto diesel nuova sa da subito che la svalutazione del mezzo sarà importante dopo pochissimo tempo e che potrà incorrere in blocchi del traffico nonostante si trovi alla guida di una Euro 6.

Quando scegliere un’auto GPL?

Se si vogliono mantenere i costi di gestione sotto controllo la scelta del GPL è l’ideale. Il costo del carburante, infatti, è inferiore di circa la metà rispetto alla benzina, anche se il consumo è superiore. Chi deve percorrere grandi distanze può prendere in considerazione diverse soluzioni, come la Dacia Sandero (da 12.600 euro), la Fiat Panda (da 15.000 euro) e la Renault Capture (da 21.650 euro).

Perché scegliere il metano?

L’offerta delle vetture alimentate a metano non è molto ampia sul nostro mercato, così come ridotta è anche la presenza di distributori specializzati. Di sicuro il costo del metano, inferiore di 2/3 rispetto a quello della benzina, è un incentivo sufficiente per far propendere per questa motorizzazione. Tra i modelli migliori sul mercato possiamo citare la Seat Arona (da 19.900 euro), l’Audi A3 (da 31.900 euro) e la Skoda Scala (da 22.730 euro).

Motori diesel: tutto quello che c’è da sapere

I motori diesel più puliti ed efficienti

È arrivata la fine per i motori diesel? Le sempre più stringenti normative comunitarie hanno spinto i costruttori ad abbandonare questa tecnologia considerata eccessivamente inquinante per abbracciare l’elettrico, ma è indubbio che al momento i motori diesel si rivelino la scelta ideale per chi è obbligato a percorrenze chilometriche impegnative. Vediamo quali sono i migliori modelli in commercio.

INDICE
 Funzionamento del motore diesel
 Motore diesel a 2 tempi vs motore diesel a 4 tempi
 Tipologie motori diesel
 Miglior motore diesel
 Motore ibrido diesel
 Motori diesel: il futuro
 Motori diesel euro 6

Il motore diesel ha un funzionamento differente da quello alimentato a benzina. Il concetto di base del funzionamento del motore Diesel è che quando un gas viene compresso, si riscalda. In questo motore viene utilizzata tale proprietà comprimendo all’interno del cilindro la sola aria a valori elevati, tali per cui il combustibile iniettato si accende spontaneamente, in quanto l’aria presente nel cilindro durante la fase della compressione ha una temperatura superiore alla sua temperatura di accensione.

In commercio non esiste una sola tipologia di motore diesel  ma differenti varianti denominate a 2 e 4 tempi.

I motori Diesel a due tempi sono di impiego prevalentemente industriale e navale, sono generalmente più grandi rispetto a quelli a 4 tempi e sviluppano potenze molto maggiori, con regimi di rotazione di massimi di circa qualche centinaia di giri al minuto.

I motori Diesel a quattro tempi sono quelli maggiormente diffusi nel campo automobilistico, ma a differenza dei primi sono caratterizzati da una particolare complessità costruttiva.

Il frazionamento dei motori diesel a 4 tempi può essere vario dato che i problemi ed i vantaggi di una determinata configurazione restano immutati, sia che si tratti di motori a ciclo Otto o di motori a ciclo Diesel. Nelle auto la configurazione più diffusa è quella a quattro cilindri in linea sovralimentati.

Fino ad una decina di anni fa le Case puntavano con decisione sul motore diesel ed anche le più comuni utilitarie erano dotate di questa tipologia di propulsori.

  • Blue HDi: il Gruppo PSA si è distinto per la realizzazione dei BlueHDi, utilizzati sulle vetture firmate Citroen, DS, Peugeot, Opel e prossimamente, con tutta probabilità, anche su Fiat, Alfa Romeo, Lancia e Jeep dopo la recente nascita di Stellantis.
  • Tdi: il Gruppo Volkswagen è certamente uscito con le ossa rotte dallo scandalo dieselgate, ma non si può nascondere l’efficienza dei propulsori marchiati TDi, acronimo di Turbocharged Direct Injection, portati alla luce nel lontano 1989. Questo è uno dei propulsori più diffusi e declinati in termini di cubatura e potenza ed è ancora presente sulle vetture dei marchi Volkswagen, Audi, Seate Skoda.
  • Multijet: il colpo di genio del Gruppo Fiat ha un nome, Multijet. L’idea del reparto ricerca e sviluppo è stata quella di creare il common rail,  un comando che “frazioni” l’iniezione di carburante in “getti” più piccoli. Questa soluzione tecnologica è adesso adottata da tutti i costruttori ed ha aperto la strada a motori diesel efficienti e parsimoniosi nei consumi.

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In commercio sono presenti numerose vetture dotate di motori diesel efficienti. Vediamo le più interessanti:

  • Volkswagen T-Roc
  • Audi A4
  • Alfa Romeo Giulia
  • Peugeot 508
  • Mercedes Classe C

Volkswagen T-Roc. Uno dei più grandi successi commerciali della Casa tedesca è un SUV compatto realizzato sul pianale della Golf e caratterizzato da uno stile ben eseguito. Sotto il cofano si può optare per il 2.0 litri TDi da 116 o 150 CV. I prezzi partono da 28.650 euro.

Audi A4: vera e propria punta di diamante della Casa dei quattro anelli, la A4 è da sempre in lotta con la BMW Serie 3 e la Mercedes Classe C per primeggiare nel settore di riferimento. Tra i diesel spicca il 2.0 litri da 190 CV ed il potente 3.0 litri da ben 286 CV. I prezzi partono da 47.900 euro.

Alfa Romeo Giulia: la berlina per eccellenza che ha fatto tornare la Casa italiana alla trazione posteriore. La sportività insita nel suo DNA ben si sposa con l’anima da Gran Turismo. Il motore diesel da 2.2 litri è disponibile nelle potenze di 160, 190 e 210 CV. Si parte da 45.000 euro.

Peugeot 508: berlina dallo stile affascinante che ha segnato il nuovo corso del linguaggio stilistico della Casa francese, la Peugeot 508 si rivela una ottima vettura per macinare migliaia di chilometri grazie al motore diesel BueHDi da 1.5 litri e 131 CV di potenza. I prezzi partono da 34.500 euro.

Mercedes Classe C: la berlina tedesca è ormai da decenni il punto di riferimento del segmento perché riesce a coniugare alla perfezione sportività ed eleganza. I motori diesel presenti in listino sono il 1.6 ed il 2.0 litri con potenze da 122 a 245 CV.

L’evoluzione tecnologica ha spinto i costruttori a spostarsi sulla strada dell’elettrificazione dei propulsori. Questo ha comportato l’introduzione sul mercato di motori ibridi diesel che si rivelano particolarmente efficienti in termini di consumi andando ad incrementare le già ottime qualità proprie del diesel. La tecnologia ibrida, inoltre, si rivela efficace per poter circolare anche in presenza di blocchi del traffico.

Dopo lo scandalo dieselgate, e complici anche scelte politiche comunitarie spesso prive di fondamento, il futuro dei motori diesel sempre ormai segnato. Le quote di mercato di queste motorizzazioni stanno lentamente crollando a vantaggio soprattutto dell’ibrido. Di sicuro gran parte degli automobilisti sta rimpiangendo questo lento declino dei motori diesel, da sempre ottimi alleati quando si deve trovare il giusto compromesso tra costi di gestione contenuti e percorrenze chilometriche annue impegnative.

Lo standard Euro 6 è ormai proprio di tutte le vetture di recente costruzione, sia benzina che diesel. Per quanto riguarda questa ultima categoria si può notare come queste motorizzazioni siano particolarmente pulite considerando che le emissioni di CO2 sono pari a 0,50 g/Km, quelle di NoX pari a 0,08 g/Km e quelle di PM10 pari a 0,005 g/Km. Valori che farebbero impallidire anche un benzina Euro 4!

Cose da sapere

Come funziona il motore diesel?

Il concetto di base del funzionamento del motore Diesel è che quando un gas viene compresso, si riscalda. In questo motore viene utilizzata tale proprietà comprimendo all’interno del cilindro la sola aria a valori elevati, tali per cui il combustibile iniettato si accende spontaneamente, in quanto l’aria presente nel cilindro durante la fase della compressione ha una temperatura superiore alla sua temperatura di accensione.

Quali sono le tipologie di motori diesel esistenti?

Esistono tre tipologie di motori diesel. Il Blue HDi è utilizzato sulle vetture firmate Citroen, DS, Peugeot, Opel e prossimamente, con tutta probabilità, anche su Fiat, Alfa Romeo, Lancia e Jeep dopo la recente nascita di Stellantis. Il Tdi sono tra i propulsori più diffusi e declinati in termini di cubatura e potenza ed è ancora presente sulle vetture dei marchi Volkswagen, Audi, Seate Skoda. Infine il Multijet è la soluzione tecnologica adesso adottata da tutti i costruttori ed ha aperto la strada a motori diesel efficienti e parsimoniosi nei consumi.

Perché scegliere un motore diesel ibrido?

L’evoluzione tecnologica ha spinto i costruttori a spostarsi sulla strada dell’elettrificazione dei propulsori. Questo ha comportato l’introduzione sul mercato di motori ibridi diesel che si rivelano particolarmente efficienti in termini di consumi andando ad incrementare le già ottime qualità proprie del diesel. La tecnologia ibrida, inoltre, si rivela efficace per poter circolare anche in presenza di blocchi del traffico.

Qual è il futuro dei motori diesel?

Le quote di mercato di queste motorizzazioni stanno lentamente crollando a vantaggio soprattutto dell’ibrido. Di sicuro gran parte degli automobilisti sta rimpiangendo questo lento declino dei motori diesel, da sempre ottimi alleati quando si deve trovare il giusto compromesso tra costi di gestione contenuti e percorrenze chilometriche annue impegnative.

 

FAP: cos’è e a cosa serve il filtro antiparticolato

Alla scoperta del filtro antiparticolato

La lotta alle emissioni ha colpito in maniera particolarmente dura i motori diesel, ma i costruttori sono riusciti a rendere questi propulsori meno inquinanti grazie all’adozione del filtro antiparticolato.

 

INDICE
Cos’è il FAP e come funziona
Rigenerazione FAP: cos’è e a cosa serve
Pulizia filtro antiparticolato
Differenza tra FAP e DPF
Quanto costa pulire o sostituire un filtro antiparticolato?

La sigla FAP è l’acronimo per Filtre à Particules e si tratta di un dispositivo adottato su tutte le vetture diesel di categoria Euro 4 e successive. Grazie al FAP è possibile ottenere una riduzione notevole di tutte le particelle di PM10 diminuendo, di conseguenza, le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Il funzionamento del FAP è possibile grazie alla presenza di un filtrante in carburo di silicio dotato di canali e celle alveolari che hanno il compito di trattenere il particolato.

Analogamente, all’interno del filtro antiparticolato è presente un additivo a base di cerina grazie al quale si favorisce l’aggregazione del PM10 in agglomerati più grandi e, di conseguenza, più facilmente filtrabili.

Per mantenere in perfetta efficienza il filtro antiparticolato è fondamentale effettuare e portare a compimento la rigenerazione. Questa operazione avviene automaticamente grazie ad un software che procede all’autodiagnosi del sistema di filtraggio e che avvia la rigenerazione ogni 400 – 500 km in base alla quantità di particolato presente nel filtro.

La durata dell’operazione è di circa 2 o 3 minuti e durante questo periodo è consigliabile tenere una velocità di circa 60 km/h sino a compimento della rigenerazione.

Al termine della rigenerazione potrebbe essere necessario il ripristino del livello di additivo presente nel filtro, anche se nelle vetture più moderne i filtri sono concepiti e prodotti per operare senza l’utilizzo di additivi e richiedono quindi una manutenzione minore.

Per fare in modo che il FAP sia sempre in perfetta efficienza è fondamentale procedere alla pulizia del filtro antiparticolato rispettando gli intervalli di rigenerazione del FAP.

Il FAP solitamente tende a saturarsi ogni 10-15 ore di funzionamento ed è dotato di un sistema di pulizia automatizzato che elimina il PM10 eseguendo un’ulteriore combustione, grazie all’aiuto di post-iniezioni di gasolio.

Durante questo processo di rigenerazione vengono raggiunte temperature decisamente elevate che consentono di trasformare il PM10 in particelle più piccole e meno inquinanti successivamente espulse insieme agli altri gas di scarico.

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Spesso si tende a fare confusione tra FAP e DPF, ma i due dispositivi sono differenti.

Il xb, acronimo di Diesel Particulate Filter, identifica una tipologia di filtro standard comune alla maggior parte delle automobili, mentre il FAP è un dispositivo presente sulle vetture del gruppo Peugeot-Citroen in grado di funzionare senza l’ausilio di additivi coadiuvanti a temperature comprese fra i 600 e i 650°C.

Il DPF utilizza un additivo a base di cerina capace di abbassare la temperatura di rigenerazione fino a 400°C, mentre il FAP sfrutta temperature più elevate durante la rigenerazione ed offre il vantaggio di generare una minore contro-pressione dei gas di scarico.

Come abbiamo affermato in precedenza, tenere in perfetta efficienza il filtro antiparticolato è fondamentale per evitare noie meccaniche e per non dover affrontare spese importati per la pulizia o la sostituzione.

I costi non sono fissi e variano in base a differenti fattori come la tipologia del FAP e la necessità o meno di ricaricare il serbatoio dell’additovo.

In media un kit fai da te per la pulizia ha un prezzo di circa 500 euro, mentre per la sostituzione si può arrivare a spendere anche 5000 euro per i dispositivi più costosi.

Cose da sapere

Cos’è il filtro antiparticolato?

La sigla FAP è l’acronimo per Filtre à Particules e si tratta di un dispositivo adottato su tutte le vetture diesel di categoria Euro 4 e successive. Grazie al FAP è possibile ottenere una riduzione notevole di tutte le particelle di PM10 diminuendo, di conseguenza, le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Come funziona la rigenerazione FAP?

La rigenerazione FAP avviene automaticamente grazie ad un software che procede all’autodiagnosi del sistema di filtraggio e che avvia la rigenerazione ogni 400 – 500 km in base alla quantità di particolato presente nel filtro. La durata dell’operazione è di circa 2 o 3 minuti e durante questo periodo è consigliabile tenere una velocità di circa 60 km/h sino a compimento della rigenerazione.

Qual è la differenza tra FAP e DPF?

Il DPF, acronimo di Diesel Particulate Filter, identifica una tipologia di filtro standard comune alla maggior parte delle automobili, mentre il FAP è un dispositivo presente sulle vetture del gruppo Peugeot-Citroen in grado di funzionare senza l’ausilio di additivi coadiuvanti a temperature comprese fra i 600 e i 650°C.

Quanto costa la sostituzione o la pulizia del filtro antiparticolato?

I costi non sono fissi e variano in base a differenti fattori come la tipologia del FAP e la necessità o meno di ricaricare il serbatoio dell’additovo.

In media un kit fai da te per la pulizia ha un prezzo di circa 500 euro, mentre per la sostituzione si può arrivare a spendere anche 5000 euro per i dispositivi più costosi.

Colonnine ricarica auto elettriche: come funzionano e dove trovarle

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La mobilità elettrica ormai è una realtà. I costruttori stanno investendo risorse ingenti per proporre sul mercato modelli a zero emissioni con autonomia sempre maggiore ed i consumatori stanno rispondendo positivamente a questo cambiamento epocale. Sulle strade, poi, si stanno moltiplicando le colonnine di ricarica elettrica. Scopriamo come funzionano.

 INDICE
 Colonnine ricarica auto elettriche: cosa sono
 Colonnine elettriche pubbliche e private: le differenzea
 Colonnine elettriche: le modalità di ricarica
 Stazioni ricarica auto elettriche
 Colonnine ricarica auto elettriche autostrada
 App per colonnine elettriche
 Abbonamento ricarica auto elettrica: i costi
 Distributori energia elettrica auto

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Esistono due tipologie di colonnine elettriche: pubbliche e private. Le prime sono installate da fornitori di energia e gestori di rete e possono essere posizionate nelle strade pubbliche oppure nei parcheggi pubblici situati presso gli aeroporti o le stazioni ferroviarie, mentre le seconde sono quelle allacciate alla rete locale e presenti presso le abitazioni, i posteggi dei negozi, dei ristoranti, degli hotel e così via.

Al momento la tecnologia prevede quattro differenti modalità di ricarica:

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato. È possibile utilizzare una semplice presa domestica o una presa industriale fino a 32 A;

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Sul cavo di alimentazione del veicolo è presente un dispositivo denominato Control Box (Sistema di sicurezza PWM) che garantisce la sicurezza delle operazioni durante la ricarica. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico. La ricarica deve avvenire tramite un apposito sistema di alimentazione dotato di connettori specifici;

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo

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Conoscere in anticipo dove si trovano le colonnine elettriche per la ricarica è un aspetto fondamentale per un corretto utilizzo della vettura. Solo così, infatti, si potrà programmare correttamente un viaggio senza l’ansia di restare a secco di energia.

Per sapere dove sono posizionate le colonnine di ricarica elettrica si potranno consultare sia i numerosi siti web o le app dedicate così da avere sempre a portata di mano ed in tempo reale tutte le informazioni.

Come abbiamo accennato in precedenza, conoscere in anticipo dove sono posizionate le colonnine elettriche si rivela ad oggi ancora fondamentale per effettuare un viaggio in autostrada.

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

La possibilità di consultare tramite il proprio smartphone dove si trova la colonnina elettrica più vicina è senza dubbio una delle maggiori comodità apprezzate dai possessori di auto elettriche.

Sono numerose le app disponibili sugli store virtuali:

  • JuicePass

L’applicazione di Enel X è una delle migliori app in circolazione sui servizi di ricarica. Disponibile gratuitamente su Apple Store e Play Store, JuicePass permette agli utenti di visualizzare e prenotare le colonnine nella zona oltre a monitorare da remoto il processo di ricarica ed effettuare il pagamento.

  • Plug&Go

L’applicazione Plug&Go di Edison, disponibile gratuitamente sia per iOS sia per Android permette di filtrare le colonnine in base a diversi parametri come il tipo di connettore, la potenza e la disponibilità.

  • e-Moving

L’applicazione del gestore A2A che opera tra Milano e Brescia consente agli utenti di visualizzare sulla mappa le diverse colonnine e il loro stato.

  • Open Charge Map

Open Charge Map permette all’utente di visualizzare le colonnine di tutti i gestori delle stazioni di ricarica di tutto il mondo. Sebbene sia veramente completa da questo punto di vista, questa applicazione, disponibile solo in lingua inglese, non consente di prenotare i punti di ricarica e di effettuare i pagamenti.

  • Nextcharge

Questa applicazione permette di visualizzare sulla mappa le colonnine di diversi gestori di ricarica. Una volta scelta la colonnina, l’utente può prenotarla, sbloccarla e pagare direttamente dall’applicazione dopo aver collegato una carta di credito o un conto Paypal. L’applicazione Nextcharge è disponibile gratis su Play Store e App Store.

  • PlugShare

Scaricabile gratuitamente da App Store e Play Store, Plugshare offre in linea di massima gli stessi servizi di Nextcharge. Gli utenti possono visualizzare più di 300.000 colonnine di ricarica sparse in tutto il mondo.

Dire addio al petrolio ed abbattere notevolmente i costi di gestione è uno dei grandi vantaggi delle auto elettriche. La ricarica di energia, però, non è gratuita ma sono previsti dei costi fissi. Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.

Sono numerosi i distributori di energia elettrica presenti nel nostro Paese. Tra i più importanti abbiamo Enel, presente su tutto il territorio nazionale, A2A, specifica per l’area di Milano e Brescia, Route220 attraverso la piattaforma Evway presente nel nord e centro Italia, Ressolar, Silfi, nel Comune di Firenze, Hera, nei comuni di Modena ed Imola, Class Onlus, in Lombardia, Charge Point, Deval, in Val d’Aosta ed Alperia, in Alto Adige. Vediamoli nel dettaglio:

  • ENEL X

La spin off del colosso italiano dell’energia può contare su più di 10.000 colonnine di ricarica sparse sul territorio europeo, 8.000 delle quali diffuse in Italia. Enel X mette a disposizione dei clienti 4 tipi diversi di colonnine con potenze che vanno dai 22 kW agli oltre 50 kW delle High Power Charger. Sono sempre 4 le tariffe disponibili: due in abbonamento (Flat Small e Flat Large) e due a consumo (Base e Premium). Le prime due hanno un costo rispettivamente di 25 e 45 euro con una soglia di ricarica che va da 60 kWh al mese a 120 kWh al mese. Le tariffe a consumo hanno invece un costo a kWh che varia da 0,40 a 0,79 € in base alla colonnina scelta, Con la Premium, pagando 25 euro di costo fisso aggiuntivo, è possibile prenotare il punto di ricarica desiderato.

  • DUFERCO ENERGIA

La società ligure dispone di oltre 10.000 colonnine sparse sul territorio nazionale. Il contratto Due Energia Flat ha un costo di 25€/mese + IVA (minimo 24 mesi) e permette di caricare un massimo di 300 kWh al mese. A disposizione dei clienti anche la tariffa a consumo Due Energia Ricaricabile che parte da un prezzo di 40€+IVA per 100 kWh fino ad arrivare a 140+IVA per 400 kWh.

  • BECHARGE

Circa 2.000 colonnine distribuite sul territorio nazionale e 3 tipi di tariffe differenti. Il costo a consumo è di 0,45€/kWh mentre, in abbonamento, Be Charge mette a disposizione la tariffa Be 50, 21 €/mese per 50 kWh, e Be Super100, 38€/mese per 100 kWh.

  • HERA

Un’altra delle aziende presenti in Liguria che mette a disposizione per chi ha già un contratto di fornitura domestica di luce e gas con Hera, una trentina di punti di ricarica. La tariffa a consumo costa 0,40 €/kWh + 2€ fissi al mese mentre la tariffa Flat in abbonamento prevede un costo di 20€ al mese con 40 kWh di energia disponibile.

  • A2A

Il gestore lombardo A2A mette a disposizione dei suoi clienti un totale di 75 colonnine di ricarica sparse tra Milano e Brescia. Dopo il costo di attivazione di 30 euro tramite il sito, gli utenti ricevono una e-Moving Card necessaria per la ricarica. Il costo è di 15,10 €/trimestre senza nessuna soglia di kWh.

  • NEOGY

Nata dall’unione tra Alperia e Dolomiti Energia, Neogy opera sia sul territorio nazionale sia su quello europeo grazie a particolari accordi di interoperabilità con altri gestori. La tariffa a consumo prevede il pagamento iniziale di 35 euro e un costo al kWh che varia da 0,45 ai 0,70 € in base alla potenza di ricarica della colonnina (dai 22 kW ai 100 kW). A disposizione dei clienti anche una tariffa a tempo, Direct Payment, che ha un costo di 0,06 €/minuto nelle colonnine da 22 kW e 0,55 €/minuto in quelle da 50 kW o più.

  • EVWAY

La piattaforma Evway permette ai suoi clienti di usufruire delle stazioni di ricarica di diversi gestori, sfruttando l’interoperabilità dei punti di ricarica. La tariffa a consumo per la ricarica in corrente alternata AC è di 0,40 €/kWh che salgono a 0,45 €/kWh nelle stazioni a corrente continua DC per una ricarica più rapida.

  • TESLA

La Casa automobilistica di Palo Alto ha sviluppato una propria rete di ricarica Supercharger che prevede un costo di ricarica di 0,30 €/kWh per i possessori di una Tesla.

  • IONITY

La joint venture nata dall’unione di diverse Case automobilistiche europee e non solo offre una delle più grandi infrastrutture di ricarica europee con punti di ricarica fino a 350 kW di potenza. Le tariffe variano in base alla marca del veicolo che si vuole ricaricare. Da 0,29 a 0,33 €/kWh per i possessori di una Mercedes, Audi e Porsche fino a 0,79 €/kWh per una marca che non rientra nella partnership.

Cose da sapere

Cosa sono le colonnine di ricarica auto elettriche?

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Quali sono le modalità di ricarica delle auto elettriche alle colonnine?

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato.

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico.

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo.

Ci sono colonnine di ricarica auto elettriche in autostrada?

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

Quanto costa l’abbonamento per la ricarica delle auto elettriche?

Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.

Cambio di residenza patente: come funziona e dove farlo

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Qualora si dovesse cambiare residenza è fondamentale aggiornare tutti i documenti in possesso che riportano questa indicazione. Tra questi c’è anche la patente che dovrà essere aggiornata con il nuovo indirizzo. Scopriamo tutti i passaggi.

 INDICE
 Cambio di residenza: cosa fare
 Cambio di residenza sulla patente
 Motorizzazione e cambio della residenza
 Costo cambio residenza sulla patente
 Numero verde cambio residenza patente

Non capita di rado che si sia costretti a cambiare residenza. In questo caso per poter completare questa pratica ci si dovrà recare all’ufficio anagrafe del Comune presso il quale si intende trasferire la residenza, e comunicare il nuovo indirizzo. Nei giorni successivi si riceverà visita da parte della Polizia Locale che verificherà l’effettiva presenza del richiedente presso l’indirizzo indicato.

Completata la procedura all’anagrafe sarà lo stesso ufficio comunale a procedere all’aggiornamento delle banche dati. Così facendo sarà l’anagrafe del comune a comunicare il nuovo indirizzo di residenza alla Motorizzazione Civile.

In passato, quando la Motorizzazione Civile veniva a conoscenza della comunicazione trasmessa dall’ufficio anagrafe, inviava al titolare della patente un talloncino adesivo indicante il nuovo indirizzo che doveva essere incollato sia sulla patente che sul libretto di circolazione. Oggi, però, la procedura è totalmente cambiata.

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A seguito delle modifiche al Codice della Strada introdotte dal 2013 sulla patente di guida non è più indicata la residenza del titolare del documento, e pertanto in caso di nuova residenza non verrà più inviato alcuna talloncino adesivo.

Si potrà comunque procedere alla richiesta di aggiornamento indirizzo patente successivamente alla domanda di iscrizione anagrafica nel Comune di nuova residenza, oppure di cambio di abitazione nel Comune di residenza.

Per procedere con la richiesta di aggiornamento dei dati di residenza è necessario compilare un modulo in distribuzione negli uffici comunali. Il Comune che accoglie la richiesta comunica la variazione della residenza al Ministero e quest’ultimo, sulla base delle informazioni ricevute dal Comune, aggiorna la residenza dell’interessato negli appositi archivi informatici.

Oltre all’autocertificazione si dovranno compilare una serie di moduli tra cui il modulo DTT 954 I, disponibile sia negli uffici comunali che online. Per il cambio indirizzo patente non è previsto alcun costo.

Compiute le operazioni di cambio residenza presso gli uffici dell’anagrafe comunale si potrà verificare l’aggiornamento dei dati sulla patente di guida sia tramite il portale dell’automobilista, che tramite numero verde. Per avere informazioni sullo stato di aggiornamento della pratica si potrà contattare il numero 800.23.23.23 dell’Ufficio Centrale Operativo del Centro Elaborazione Dati del Ministero dei Trasporti attivo tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle ore 14.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30.

Cose da sapere

Quando si cambia residenza è necessario aggiornare l’indirizzo sulla patente?

A seguito delle modifiche al Codice della Strada introdotte dal 2013 sulla patente di guida non è più indicata la residenza del titolare del documento, e pertanto in caso di nuova residenza non verrà più inviato alcuna talloncino adesivo. Si potrà comunque procedere alla richiesta di aggiornamento indirizzo patente successivamente alla domanda di iscrizione anagrafica nel Comune di nuova residenza, oppure di cambio di abitazione nel Comune di residenza.

A chi bisogna comunicare la variazione di residenza per il cambio sulla patente?

Quando si cambia residenza è necessario recarsi all’ufficio anagrafe del Comune presso il quale si intende trasferire la residenza, e comunicare il nuovo indirizzo. Nei giorni successivi si riceverà visita da parte della Polizia Locale che verificherà l’effettiva presenza del richiedente presso l’indirizzo indicato. Sarà l’anagrafe del comune a comunicare il nuovo indirizzo di residenza alla Motorizzazione Civile.

Quanto costa il cambio residenza sulla patente?

Per il cambio indirizzo patente non è previsto alcun costo.

Ricarica auto elettrica: ecco i costi e i tempi per la carica delle batterie

Ricarica auto elettrica

I costruttori stanno puntando con sempre maggiore convinzione sulle auto elettriche ed il mercato, grazie anche ad incentivi importanti, sta rispondendo con percentuali crescenti anno dopo anno. I consumatori, però, sono spesso dubbiosi in merito ai tempi ed ai costi della ricarica. Scopriamo nel dettaglio tutte le informazioni più importanti.

 INDICE
 Costo ricarica auto elettrica
 Colonnina ricarica auto elettrica: la normativa
 Quanto costa ricaricare un’auto elettrica alla colonnina
 Tempo ricarica auto elettriche
 Come si ricaricano le auto elettriche
 Come ricaricare l’auto elettrica da casa

Abbandonare la dipendenza dal petrolio per non dover più sostenere spese per il pieno di carburante è una delle maggiori attrattive offerte dall’auto elettrica. Tuttavia, nell’affrontare questo cambiamento radicale bisogna valutare il costo di ricarica delle batterie delle auto elettriche.

Se si sfrutta la propria rete domestica il costo sarà di 0,20 euro al kWh, mentre se l’operazione di ricarica sarà effettuata utilizzando una colonnina a corrente alternata da 11 o 22 kW il costo sarà di 0,45 euro al kWh.

Qualora, invece, si opti per una ricarica presso le colonnine fast charge con corrente continua da 50 kW, il costo per ricaricare l’auto elettrica sarà di 0,55 euro kWh.

Grazie al decreto legislativo 257/2016, ed entrato in vigore nel 2018, l’Italia ha recepito la direttiva europea in materia di ricarica auto elettrica .

Stando alla normativa in vigore vi è l’obbligo di predisporre punti di ricarica nei nuovi edifici residenziali con almeno 10 unità abitative, includendo anche edifici a diverso uso con superficie utile superiore a 500 metri quadrati e gli edifici soggetti a ristrutturazione profonda.

Sarà quindi obbligatorio predisporre un numero di punti di ricarica pari al 20% dei posti auto presenti, ed inoltre i distributori di energia elettrica dovranno cooperare su base non discriminatoria con qualsiasi operatore dei punti di ricarica accessibili al pubblico.

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La domanda “Quanto costa ricaricare un auto elettrica alla colonnina?” ha una risposta che potrà far felici tutti coloro che stanno pensando di passare alle auto elettriche.

In generale si può affermare che il costo di ricarica di un’auto elettrica tramite colonnina varia a seconda del fornitore ed oscilla da circa 0,45€ al kW fino ad una potenza di 22 kWh, (ed in questo caso si parla di ricarica lenta), fino a circa 0,50€ per kW per una ricarica veloce.

Uno dei maggior scogli che al momento deve affrontare il mondo delle auto elettriche è quello relativo ai tempi di ricarica.

Sicuramente questa operazione non è immediata come fare il pieno di carburante tradizionale, ma lo sviluppo delle tecnologie sta facendo fare passi da gigante alle Case in questo campo.

Ad oggi per effettuare una ricarica completa sfruttando un impianto tradizionale il tempo per la ricarica di un’auto elettrica è di circa 8 ore. In questo caso l’ideale sarà sfruttare la colonnina di ricarica nel corso della notte così da avere l’auto col pieno la mattina seguente.

La maggior parte dei costruttori, però, promette la possibilità di ricaricare l’80% della batteria in soli 30 minuti così da poter avere una riserva di energia sufficiente per affrontare senza ansia gli spostamenti quotidiani.

Ricaricare l’auto elettrica è un gioco da ragazzi. Ovviamente bisognerà sempre avere a mente la quantità di energia residua e pianificare per tempo la sosta così da programmare tutte le attività da svolgere durante l’operazione.

Una volta individuata la colonnina di ricarica prescelta si dovrà abilitare il pagamento tramite l’app o la scheda di ricarica messa a disposizione dalla compagnia elettrica e successivamente si potrà connettere il cavo con la vettura.

Lo stato di ricarica si potrà controllare anche tramite app così da sapere anche da remoto quando si potrà tornare daccapo alla guida della propria vettura.

È possibile ricaricare un’auto elettrica anche a casa sfruttando una normale presa di corrente. Nella maggior parte dei casi non è necessario richiedere alla propria compagnia elettrica un aumento di kilowatt, ma è una scelta consigliata così da non essere vincolati nell’utilizzo di altri dispositivi mentre la macchina è collegata.

In quest’ultimo caso, se si decide di aumentare la potenza della propria rete domestica, è meglio acquistare o noleggiare una wall box, un dispositivo che viene installato accanto alla presa per ricaricare l’auto in sicurezza.

Cose da sapere

Quanto costa ricaricare un’auto elettrica?

Se si sfrutta la propria rete domestica il costo per la ricarica di un’auto elettrica sarà di 0,20 euro al kWh, mentre se l’operazione di ricarica sarà effettuata utilizzando una colonnina a corrente alternata da 11 o 22 kW il costo sarà di 0,45 euro al kWh.

Qualora, invece, si opti per una ricarica presso le colonnine fast charge con corrente continua da 50 kW, il costo per ricaricare l’auto elettrica sarà di 0,55 euro kWh.

Quanto costa ricaricare l’auto elettrica ad una colonnina?

In generale si può affermare che il costo di ricarica di un’auto elettrica tramite colonnina varia a seconda del fornitore ed oscilla da circa 0,45€ al kW fino a una potenza di 22 kWh, (ed in questo caso si parla di ricarica lenta), fino a circa 0,50€ per kW per una ricarica veloce.

Quanto ci vuole per ricaricare un’auto elettrica?

Ad oggi per effettuare una ricarica completa sfruttando un impianto tradizionale il tempo per la ricarica di un’auto elettrica è di circa 8 ore. In questo caso l’ideale sarà sfruttare la colonnina di ricarica nel corso della notte così da avere l’auto col pieno la mattina seguente.

La maggior parte dei costruttori, però, promette la possibilità di ricaricare l’80% della batteria in soli 30 minuti così da poter avere una riserva di energia sufficiente per affrontare senza ansia gli spostamenti quotidiani.

Si può ricaricare l’auto elettrica a casa?

È possibile ricaricare un’auto elettrica anche a casa sfruttando una normale presa di corrente. Nella maggior parte dei casi non è necessario richiedere alla propria compagnia elettrica un aumento di kilowatt, ma è una scelta consigliata così da non essere vincolati nell’utilizzo di altri dispositivi mentre la macchina è collegata

Cilindrata auto: cos’è e come si calcola

Cilindrata: cos’è e qual è la differenza dai cavalli auto?

Nel parlare della propria auto, ed esaltarne le caratteristiche, spesso si cade nell’errore di confondere la potenza con la cilindrata. Per evitare di fare brutte figure davanti agli amici vediamo di fare chiarezza in questa guida.

 INDICE
 Cos’è la cilindrata
 Cavalli auto e cilindrata: le differenze
 Cosa sono i cavalli
 Potenza motore e cilindrata auto
 Come si calcola la cilindrata
 Acquisto auto: meglio più cavalli o più cilindrata?

Quando si parla di cilindrata si intende la capacità in centimetri cubici del motore ed è il sinonimo della dimensione di un propulsore.

Con la definizione di cilindrata si intende, quindi, il volume d’aria teoricamente aspirato durante un ciclo fisico da una macchina volumetrica.

Nel caso di motori a più cilindri, questa grandezza deve essere moltiplicata per il loro numero. Da questa operazione di evince la cilindrata totale, mentre la cilindrata unitaria è quella che indica il volume riferito ai singoli cilindri.

Spesso si tende a confondere cilindrata e cavalli. La prima è sinonimo della dimensione di un motore, ed è quindi utile a dare l’idea della potenza di un propulsore e fornisce la valutazione delle prestazioni complessive di un’auto, mentre con i secondi viene indicata la quantità di potenza di cui dispone il motore.

Per convenzione l’unità di potenza del propulsore di una vettura viene espressa in CV, ovvero cavalli vapore, oppure in HP, Horse Power, secondo la definizione anglosassone.  La differenza tra le due definizioni è sottile perché 1 CV  equivale a 0,98631 HP. Il fatto che due automobili di pari cilindrata possano avere prestazioni differenti dipende proprio dai cavalli che i motori riescono ad esprimere, anche se la vera differenza per quanto riguarda le prestazioni di un motore è data dalla coppia.

La cilindrata e i cavalli servono entrambi per indicare la potenza di un propulsore. La cilindrata, come abbiamo evidenziato in precedenza, indica la capacità in centimetri cubici del motore, mentre i cavalli indicano l’energia che il motore è in grado di esprimere. I numeri che indicano la cilindrata e i cavalli consentono di capire la potenza di un motore, anche se nella valutazione complessiva si deve tenere conto della tipologia di propulsore, aspirato o turbo, e del tipo di alimentazione oltre che del peso complessivo della vettura.

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Per calcolare la cilindrata di un motore, che universalmente è misurata in cm³, si prende come riferimento la cilindrata del cilindro. Questa indica lo spazio cilindrico di un pistone per la distanza che passa tra il punto morto alto e basso. Moltiplicando questo valore per il numero dei cilindri, si ottiene la cilindrata totale del motore.

Se, ad esempio, una vettura monta un motore quattro cilindri 1.0 di cilindrata il valore di ogni singolo cilindro sarà di 250 cc., mentre se il motore 1.0 è a tre cilindri, il valore di ogni singolo cilindro sarà di 333,3cc.

Nel valutare l’acquisto di una vettura moderna il valore della cilindrata non è l’unico da tenere in considerazione. Un elemento fondamentale, infatti, è il peso del veicolo che spesso supera i 1.000 Kg già sulle più comuni utilitarie.

Ultimamente i costruttori stanno proponendo motori con cilindrate ridotte, come i 3 cilindri, e con potenze specifiche importanti grazie all’ausilio del turbo così da contenere consumi ed emissioni senza penalizzare le prestazioni.

Nel valutare l’acquisto di un’auto è sempre bene, quindi, considerare la massa del mezzo ed optare per un motore che offra un giusto compromesso tra cilindrata e cavalli.

Cose da sapere

Cos’è la cilindrata di un’auto?

Quando si parla di cilindrata si intende la capacità in centimetri cubici del motore ed è il sinonimo della dimensione di un propulsore.

Con la definizione di cilindrata si intende, quindi, il volume d’aria teoricamente aspirato durante un ciclo fisico da una macchina volumetrica.

Cosa sono i cavalli di un motore?

Per convenzione l’unità di potenza del propulsore di una vettura viene espressa in CV, ovvero cavalli vapore, oppure in HP, Horse Power, secondo la definizione anglosassone.  La differenza tra le due definizioni è sottile perché 1 CV  equivale a 0,98631 HP. Il fatto che due automobili di pari cilindrata possano avere prestazioni differenti dipende proprio dai cavalli che i motori riescono ad esprimere, anche se la vera differenza per quanto riguarda le prestazioni di un motore è data dalla coppia.

Come si calcola la cilindrata?

Per calcolare la cilindrata di un motore, che universalmente è misurata in cm³, si prende come riferimento la cilindrata del cilindro. Questa indica lo spazio cilindrico di un pistone per la distanza che passa tra il punto morto alto e basso. Moltiplicando questo valore per il numero dei cilindri, si ottiene la cilindrata totale del motore.