Suv compatti a confronto: Jaguar E-Pace VS Jeep Compass

Prova Comparata: Jaguar E-Pace VS Jeep Compass

Nel 2017 le vendite complessive di SUV sono cresciute del 12% rispetto al 2016. Pensate che su circa 2 milioni di auto venduto nel 2017, 600 mila appartengono a questa categoria! Per questa ragione, possiamo dire che al primo posto nel cuore degli italiani ci sono crossover e Suv, la cui offerta oggi è talmente ricca che non è facile scegliere quale Suv comprareorientarsi nel mondo dei crossover. Nel 2017, infatti, rispetto al 2016 le vendite di crossover sono cresciute del 30,3%, passando da 341.288 a 444.463 unità, alle quali bisogna aggiungere le 164.707 unità fatte registrare dai fuoristrada.

Per orientarvi nella scelta ed effettuare il giusto acquisto, ecco la classifica dei 10 SUV più desiderati e ricercati dagli italiani, di cui potrete scoprire tutte le caratteristiche.

Meglio GPL o metano? Differenze e vantaggi delle due alimentazioni 3

E-Pace 2018, un Suv Jaguar grintoso e di classe

Emulando la sorella maggiore (F-Pace) la E-Pace irrompe nel mercato dei SUV del segmento medio con tutta la grinta, la classe e l’affidabilità del marchio del Giaguaro. Ecco le dimensioni della Jaguar E-Pace: è lunga 4,395 metri, larga 1,984 e alta 1,649. Il modello da noi testato ha un prezzo di listino di 49.450 euro che arriva a 55.720 con i cerchi in lega da 19′ a 10 razze ‘Style 1039’ (1.281 euro), l’Adaptive Dynamics (535), i doppi terminali di scarico con finitura (401), l’Head-up Display (1.174), il portellone bagagliaio con apertura e chiusura automatica (535), le prese ausiliarie aggiuntive (226), i vetri posteriori Privacy (428), il rivestimento del padiglione Ebony in tessuto Morzine (268), i sedili anteriori elettrici riscaldabili a 10 posizioni (406), i tappetini (108) e la vernice metallizzata Santorini Black (908).

Gli allestimenti disponibili della nuova Jaguar E-Pace sono tre, oltre alla versione base: Jaguar E-Pace S, che aggiunge esclusive finiture interne in pelle goffrata, Jaguar E-Pace SE, una combinazione innovativa di raffinatezza, funzionalità e tecnologia avanzata, e Jaguar E-Pace HSE, il top di gamma con sedili in pelle Windsor a 18 regolazioni con funzione memoria per il conducente e il passeggero anteriore, Keyless entry, funzione di apertura portellone bagagliaio “Hands Free” e display interattivo da 12,3”.

I prezzi della Jaguar E-Pace 2018 partono da 44.400 euro per il benzina 2.0 da 250 Cv, da 36.800 euro per il diesel 2.0 da 150 Cv: da 42.250 in allestimento S, da 51.200 per SE e da 58.250 per HSE. La versione top di gamma, anche a livello di motorizzazioni, è la Jaguar E-Pace 2.0D 240 Cv a trazione integrale in allestimento HSE per la quale si deve sborsare 65.750 euro.

Jeep Compass 2018, un Suv elegante e aggressivo

Jeep Compass è un Suv compatto dal design aerodinamico, elegante e allo stesso tempo aggressivo. Il modello in prova è un 2000 Turbo Diesel 170 cavalli multijet con trazione 4×4 e cambio automatico a nove rapporti, con possibile utilizzo manuale sequenziale. L’allestimento è quello Limited (top di gamma) e di serie ha molto. È proposto al prezzo di 39.750 euro, cifra che scende a 36.000 euro per la versione 140 cavalli con allestimento Business e a 34.000 euro per quello Longitude. Jeep Compass si lascia guidare con facilità grazie allo sterzo leggero, ha una buona tenuta di strada e grazie all’altezza da terra di 22 centimetri non teme lo sterrato, inoltre, le sospensioni attutiscono efficacemente le vibrazioni dovute a buche, al pavé cittadino o a manti stradali dissestati. La spaziosità a bordo non manca, ma va a discapito del bagagliaio, meno capiente del previsto. Le dimensioni della Jeep Compass sono lunghezza 4,39 metri; larghezza 1,82 metri, altezza 1,63 centimetri.

Scopriamo i prezzi della Jeep Compass 2018. Escluse le edizioni speciali, gli allestimenti disponibili sono quattro:

  • Jeep Compass Sport, la versione di ingresso sulla quale è presente una dotazione di serie completa,
  • Jeep Compass Longitude, con design di prima categoria e estremo comfort
  • Jeep Compass Business, fusione perfetta tra contenuti tecnologici ai massimi livelli e comfort di guida da regina del segmento,
  • Jeep Compass Limited, top di gamma sia a livello di design che di tecnologia

Il modello entry-level è un 1.4 MultiAir benzina 140 Cv a trazione anteriore Sport da 25.000 euro. La versione diesel più economica è il 1.6 MultiJet trazione anteriore da 120 Cv Longitude da 27.500 euro. Per l’allestimento Limited bisogna invece spendere 31.250 euro.

Jaguar E-Pace: gli esterni

Linee filanti e accattivanti all’esterno, con un posteriore muscoloso e con un cofano scolpito che scende verso un ‘muso’ che colpisce e intimorisce le avversarie, con le luci diurne LED che gli danno una linea filante. La vernice metallizzata Santorini Black, le rende merito, nel giusto mix tra sportività ed eleganza. Il bagagliaio con apertura e chiusura automatica (sia con il pulsante sotto e dentro il portellone che con il telecomando in dotazione) ha una capacità di 577 litri che diventano 1234 se si abbattono i sedili posteriori. Davvero carina la luce di cortesia degli specchietti retrovisori che proiettano a terra la scritta Jaguar e l’immagine di un giaguaro adulto seguito da un cucciolo.

Jeep Compass: gli esterni

Il Suv Jeep, prodotto in Messico, è lungo 4,39 metri e si colloca a metà strada tra la più piccola Renegade e l’imponente Grand Cherokee che invece misura 43 centimetri in più. Inclusi gli specchietti, è larga 1,82 metri, mentre grazie al suo metro e 63 centimetri di altezza, la posizione di guida è rialzata e garantisce una buona visibilità. Come ogni Jeep, l’anteriore si distingue per le tipiche sette feritoie verticali delle prese d’aria che si allungano fino ai gruppi ottici. Sull’esemplare in prova, le luci diurne sono corredate da una fascia di illuminazione Led, mentre i fari bi-Xenon al calar del sole si accendono in automatico. La carrozzeria è valorizzata da una modanatura cromata che avvolge il profilo dei finestrini e il posteriore, conferendo all’auto un aspetto più sofisticato. Il dettaglio cromato si ritrova anche nel paraurti anteriore e nelle barre portapacchi, che per l’allestimento Limited sono di serie, mentre non lo è il tettuccio elettrico panoramico con tendina parasole, un optional che costa 1.500 euro in più. Elettrici sono anche gli specchietti retrovisori, riscaldati e con luci di cortesia. Infine i cerchi sono in lega da 19 pollici con pneumatici 235/45, un dettaglio che incide per 600 euro rispetto a quelli da 18 che sono previsti sull’allestimento Limited.

Jaguar E-Pace: gli interni

Gli interni sono il compendio di quello che da sempre contraddistingue il marchio di Coventry: lusso e classe. Pelle con effetto goffrato di ottima fattura per i sedili, per il cruscotto, per la pannelleria, tutto ebony su ebony. Davvero ben armonizzata la maniglia che è stata ricavata a lato del sedile del passeggero, ricavata lungo il tunnel centrale. I sedili anteriori sono elettrici, riscaldabili a 10 regolazioni. Il grande touchscreen posto al centro della plancia è configurabile a secondo delle proprie esigenze e consente di comandare ogni sistema presente a bordo. Il sistema di condizionamento permette a guidatore e passeggero di scegliere la temperatura più idonea alle proprie necessità; ma anche gli occupanti del divano posteriore possono regolare la fruizione della climatizzazione. Nel vano porta oggetti ricavato tra i due sedili anteriori, con sportellino ricoperto in pelle, troviamo anche delle prese usb, 12v e la pendrive con le mappe satellitari del navigatore. Anche i passeggeri che siedono dietro hanno a disposizione delle prese per collegare e ricaricare il proprio smartphone.  C’è anche un tutorial – diviso in due lezioni – che spiega ogni funzione possibile con la tua E-Pace.

Jeep Compass: gli interni

L’interno si presenta spazioso ed elegante, a partire dai rivestimenti pregiati dell’interno porta. Nell’auto in prova, i sedili anteriori sono riscaldabili, dotati di supporto lombare per il guidatore, regolabili elettricamente, con la possibilità di memorizzare fino a due posizioni di guida e rivestiti in pelle chiara, un comfort che però costa 1.600 euro in più rispetto al prezzo di base. Sono di serie invece il volante e pomello del cambio in pelle. La plancia è rivestita in materiale morbido, mentre altre plastiche dell’abitacolo sono più economiche come quella del cassetto destro o quella che ricopre il piantone dello sterzo. Oltre ai classici vani porta oggetti, risulta pratico il contenitore a scomparsa sotto il bracciolo, profondo ma non illuminato. I comandi, disposti sia verticalmente sulla plancia sia sulle razze e il retro del volante, sono tanti, grandi ed ergonomici. Tra questi le manopole per regolare il volume dell’audio e il climatizzatore (che è sia manuale che automatico bi-zona di serie per la Limited). Sia davanti che dietro, è presente una presa Usb, ma anche una di tipo domestico da 12V. La spaziosità e la comodità dell’abitacolo si notano soprattutto nella parte posteriore, ma non si può dire lo stesso del bagagliaio (di serie ha il portellone automatico) che ha una capacità di carico che va da 438 litri a un massimo di 1251 (con 200 euro in più è possibile acquistare la ruota di scorta per uso temporaneo che ha la stessa dimensione delle altre).

Jaguar E-Pace: tecnologie, connettività e sicurezza

Il grande schermo presente sulla E-Pace è diviso in quattro parti in cui il guidatore può decidere di inserire, ad esempio, la connettività con il proprio smartphone, il climatizzatore, la sorgente sonora (radio, lettore multimediale, etc.) e il navigatore. L’impianto audio del Suv Jaguar da 80 watt è gestito sempre attraverso il touchscreen e può variare l’intensità e la provenienza del suono in maniera diversa per ogni occupante. Grazie alla connettività bluetooth ed alla chiamata vocale si possono effettuare o ricevere chiamate in tutta sicurezza. Al centro tra i due tachimetri, è posto il quadro strumenti con display centrale TFT da 5′. Notevole la presenza dell’Head-up Display che proietta sul parabrezza le informazioni più importanti. Così come è essenziale la telecamera posteriore, vista la coda alta della E-Pace e il sistema di assistenza al parcheggio. In dotazione airbag guidatore e passeggero anteriori e laterali con sensore di rilevamento presenza. Airbag a tendina per l’intera lunghezza del finestrino laterale e airbag pedoni.  Non mancano poi l’Hill Launch Assist, per rendere più agevole a partenza in salita; il Cruise Control, il Traffic Sign Recognition con Adaptive Speed Limiter, il Lane Departure Warning + il Lane Keep Assist, che segnalano e correggono l’invasione di corsia.

Jeep Compass: tecnologie, connettività e sicurezza

Sul modello in prova è il display touchscreen da 8.4 pollici a rubare la scena. Una comodità che però costa 1.150 euro in più. Infatti nell’allestimento Limited è previsto quello da sette pollici con sistema Uconnect e radio Dab, ma acquistando il pacchetto Infotainment, si ottiene lo schermo più grande, l’impianto audio beats a 9 altoparlanti dotati di amplificatore e subwoofer e il navigatore. Il nuovo sistema Uconnect di quarta generazione è compatibile con Android Auto e Apple Car Play, è rapido, ha una grafica moderna e presenta le molte informazioni con chiarezza, inoltre le destinazioni sul navigatore possono essere inserite mediante comandi vocali. Sulla versione Limited è di serie anche il quadro strumenti a colori da sette pollici personalizzabile, mentre tachimetro e contagiri sono analogici.

I sistemi di assistenza alla guida non mancano, a cominciare da quello per l’aiuto alla partenza in salita, passando per la frenata automatica di emergenza e il sistema di mantenimento di corsia. Di serie è anche il sistema antifurto, il cruise control adattivo, lo Stop&Start e il freno di stazionamento elettrico. Infine, oltre alla trazione integrale, si può scegliere se impostare l’auto in base al tipo di fondo che si sta percorrendo (oltre la posizione automatica si può scegliere tra neve, sabbia e fango). Non è di serie invece il pacchetto Parking. Spendendo 850 euro in più, si hanno  sensori di parcheggio anteriori, retrocamera, park assist, il sistema di avviso dell’angolo morto e il dispositivo che segnala al guidatore il rilevamento di traffico in arrivo durante la retromarcia.

Jaguar E-Pace: motori e guida

Il motore 4 cilindri di 1999cc Diesel S&S che equipaggia la E-Pace 2.0D 180 cavalli AWD automatica S fa il suo dovere erogando la potenza a 4000 giri/min, con una coppia massima di 430 Nm a 1750 giri che, viene ben gestita dal cambio automatico a 9 rapporti a controllo elettronico, con la possibilità di usarlo in sequenziale per una guida quasi manuale. La velocità massima è di poco superiore ai 200 (205 Km/h, ndr) ma quello che si apprezza nella guida della E-Pace è la fluidità nell’erogazione della potenza, l’ottima ripresa anche ai bassi regimi e le doti di manegevolezza anche nel traffico cittadino. Davvero molto comoda nei medi-lunghi spostamenti extra-urbani. Con i suoi 1843 chili, l’accelerazione 0/100 è buona (9’3) e i consumi sono nella media con i suoi 5.6 litri nel misto. Le emissioni di CO2 sono di 147 gr/Km.

La trazione anteriore, con posteriore a inserimento automatico tramite giunto viscoso, le permettono di affrontare in tutta sicurezza, tornanti di montagna, strade di campagna e anche pietraie. Il sistema Adaptive Dynamics, monitorando la posizione della ruota e il movimento della scocca, assicura una dinamica perfetta per una guida fluida. Gli ammortizzatori a controllo elettronico si regolano automaticamente ottimizzando la configurazione delle sospensioni e garantendo un equilibrio ideale fra comfort, raffinatezza e agilità in ogni fase della guida. Il JaguarDrive Control ti permette di selezionare le modalità di guida tra Normale, Eco, Dynamic o Winter, ognuna con diverse mappature per lo sterzo e per la risposta dell’acceleratore. Davvero indispensabile l’Head-up Display che ti proietta sul parabrezza le informazioni più importanti, come la velocità massima consentita, impedendo al guidatore – se non indisciplinato – di incappare in multe più o meno salate e detrazione di punti dalla patente.

Jeep Compass: motori e guida

Jeep Compass non tradisce il suo Dna se messa alla prova su strade sterrate, mentre è piacevole la guida sugli altri fondi con rapidi e dolci cambi di marcia. Secondo quanto dichiarato dalla casa, Jeep Compass, il cui serbatoio è di 60 litri, in città consuma 6,6 l/100 km, che scendono a 5,1 l/100 km percorrendo le strade extraurbane, con un combinato di 5,7 l/100 km, mentre le emissioni di anidride carbonica si attestano sui 148g/Km.

SCHEDA E-PACE

Alimentazione:  1999 cc. diesel 180 Cv
Cambio: automatico 9 rapporti a controllo elettronico, con possibile utilizzo manuale sequenziale
Velocità max:  205 Km/h
Consumo: combinato 5,6 l/100 Km
Emissioni: 147 gr/Km
Dimensioni: 4,395 Lu, 1,984 La, 1,649 h
Prezzo: 49.450 euro
Di serie: Badge – S, Fari a LED con luci diurne caratteristiche, pneumatici estivi, sedili in pelle goffrata Ebony con interni Ebony/Ebony, specchietti regolabili e ripiegabili elettrici, illuminazione di avvicinamento e indicatori di direzione trasparenti
Optional: cerchi in lega da 19″ a 10 razze “Style 1039”, Adaptive Dynamics, doppi terminali di scarico con finitura, Head-up Display, portellone bagagliaio con apertura e chiusura automatica, prese ausiliarie aggiuntive, vetri posteriori Privacy, rivestimento del padiglione Ebony in tessuto Morzine, sedili anteriori elettrici riscaldabili a 10 posizioni, tappetini, vernice metallizzata Santorini Black

SCHEDA JEEP COMPASS

Alimentazione: 2000 Turbo Diesel 170 cavalli multijet S&S 4×4
Cambio: cambio automatico a nove rapporti, con possibile utilizzo manuale sequenziale
Velocità max: 196 Km/h
Consumo combinato: 5,7 l/100 km
Emissioni: 148g/Km
Dimensioni: lunghezza 4,39 metri; larghezza 1,82 metri, altezza 1,63 centimetri
Prezzo: 39.750 euro
Di Serie: Allestimento Limited, Uconnect e radio Dab, quadro strumenti a colori da 7″ personalizzabile, mentre tachimetro e contagiri sono analogici. Antifurto, cruise control adattivo, Stop&Start, freno di stazionamento elettrico, Hill Launch Assist
Optional: tettuccio elettrico panoramico con tendina parasole (1500 euro), Cerchi in lega da 19″ (600), sedili anteriori riscaldabili, con supporto lombare per il guidatore, regolabili elettricamente, con la possibilità di memorizzare fino a due posizioni di guida e rivestiti in pelle chiara (1.600), display touchscreen da 8,4″ (1.150), ruota di scorta (200), pacchetto Parking (850).

California on the road: ecco la vincitrice del contest di automobile.it

Dopo tanta attesa, è stata finalmente proclamata la vincitrice del contest di automobile.it “RoadTest – Che guidatore sei?”. Si chiama Cristiana Musu, viene dalla provincia di Roma, è appassionata di viaggi on the road ed è pronta a riscuotere il suo premio: un viaggio gratis negli USA!

Cristiana partirà a giugno alla scoperta della California insieme ai due travel blogger Edoardo Massimo Del Mastro di Mente Nomade e Fabio Liggeri di Viaggio Ergo Sum. Nell’attesa, le abbiamo fatto qualche domanda per conoscerla meglio.

D: Ciao Cristiana, innanzitutto, complimenti. Cosa si prova ad aver “sbaragliato” la concorrenza? Ti senti pronta per quest’avventura in California?

R: Non vedo l’ora! Ho visitato la East Coast statunitense, ma non sono mai stata in California, uno dei miei sogni da sempre. Quando ho ricevuto la notizia non potevo crederci. 

D: Dal tuo profilo Facebook si nota che sei una grande appassionata di viaggi. Qual è stato, finora, il tuo “viaggio della vita”? Quello più bello o che ricordi con maggiore entusiasmo o emozione?

R: Ho fatto diversi viaggi fino ad ora, ma quello che mi ha più colpita è stato probabilmente l’ultimo, in Giordania. Ho visitato il Paese da nord a sud, partendo dalla capitale Amman, passando per il Mar Morto, Petra e il deserto del Wadi Rum, per arrivare ad Aqaba sul Mar Rosso. La Giordania è un Paese meraviglioso, sia da un punto di vista naturalistico, in quanto offre paesaggi diversi tra loro e decisamente suggestivi, ma anche per la grande ospitalità delle persone con cui si entra in contatto.

 D: Sempre a proposito di viaggi, conoscevi già i due travel blogger che ti guideranno alla scoperta della West Coast on the road?

R: Conoscevo già Edoardo di Mente Nomade, anche lui dei Castelli Romani come me, ma non seguivo ancora Fabio di Viaggio Ergo Sum. Il suo blog è stato una piacevole scoperta. 

D: Tutto il viaggio si svolgerà in camper. È la tua prima volta o hai già avuto altre esperienze di viaggi in camper?

R: Viaggerò in camper per la prima volta. Solitamente durante i miei viaggi noleggio un’auto, a volte mi sposto in treno o in pullman, ma l’esperienza in camper mi manca! 

D: E qual è, invece, il tuo rapporto con il mondo dei motori? Guidi? Ti piace guidare? Qual è la tua auto dei sogni?

R: Guido ormai da 10 anni e mi piace molto. Non ho una vera e propria auto dei sogni, anche se quando ero piccola volevo tanto guidare un Hummer. Inspiegabilmente! Infatti sono alta a malapena 1 metro e 60. Probabilmente subivo già il fascino degli USA!

D: Bene, a questo punto non possiamo fare altro che augurarti buon viaggio. E chiederti di mandarci una cartolina dalla California!

R: Certamente! Grazie ad automobile.it per questa incredibile opportunità.

Itinerari – Sulle strade della Targa Florio

Itinerari - Sulle strade della Targa Florio 1

La corsa più antica del mondo. La Targa Florio, ideata nel 1906 da Vincenzo Florio, percorre le strade più belle lungo le Madonie, nella provincia di Palermo. Strade che hanno fatto la storia dell’automobilismo sportivo, dai tempi eroici ai giorni nostri, in cui nomi come Ferrari, Alfa Romeo, Porsche erano grandi protagonisti. Lungo i 72 chilometri del cosiddetto “piccolo circuito” tante località interessanti da poter visitare, per rivivere ad un’andatura turistica le emozioni e assaporare il gusto delle prelibatezze culinarie di queste zone e vivere la cortesia e la disponibilità della gente del posto.

Percorrendo la A19 Palermo-Catania, in direzione del capoluogo etneo, uscendo allo svincolo dell’agglomerato industriale di Termini Imerese, dopo 51 Km, prendendo la direzione verso il paese di Cerda, dopo 4,1 Km sulla SS113, ci troveremo alla nostra sinistra Floriopoli, ovvero la costruzione in muratura che ospitava box, uffici e direzione della mitica “Cursa“, come la chiamavano da queste parti. Un’immagine suggestiva – soprattutto per gli amanti del motorsport – che con l’immaginazione si riempirà di vociare di gente, rombo di motori, livree di auto scintillanti, meccanici e piloti pronti a darsi battaglia per arrivare primi al traguardo.

Visioni che possono trasformarsi in realtà se, lasciata Floriopoli, ci dirigiamo verso uno dei paesi resi celebri dalla Targa: Collesano. Dopo 27,7 Km sempre lungo la SS113, ci troveremo in Corso Vittorio Emanuele, dove ha sede il Museo della Targa Florio (Telefono: 0921 664684). Qui è possibile ammirare memorabilies uniche. Il Museo, fondato il 27 giugno 2004 da Giacinto Gargano che ne fu’ il Primo Conservatore, oggi è guidato dal figlio, Michele Gargano, che ha progettato un piano strategico di rilancio per la promozione Sportiva Turistico Culturale del territorio.

Dopo essersi riempiti gli occhi è tempo anche di gustare le prelibatezze della cucina di queste zone. Celebri i piatti a base di carciofi o con le verdure di montagna. Sono molti i ristoranti, trattorie e agriturismo che li inseriscono nei propri menu. Come l’Agriturismo Casale Drinzi, situato ad un chilometro dal centro abitato di Collesano. Immersi nella natura del Parco della Madonie è possibile gustare il sapore unico delle verdure di montagne insieme alle carni e la selvaggina sempre di primissima qualità. Ottima anche la pizza. Più distante dal paese (4,8 Km), in Contrada Arduino, sulla provinciale 9bis, c’è l’agriturismo Tenute La Rocca. Location accogliente, elegante e raffinata. Per chi vuole invece solo sostare per farsi solleticare il palato, c’è la Trattoria Carricaturi Di Barranco, in pieno centro a Collesano (Via Giuseppe Mazzini), con un’ambiente familiare e piatti tipici della zona. Da provare le tagliatelle con i funghi porcini.

Itinerario turistico Targa Florio

  • Adatto a tutti, da svolgere in un’unica giornata
  • A19 Palermo-Catania direzione Catania: 51 Km da Palermo a Agglomerato Industriale Termini Imerese

Cosa visitare

  • Floriopoli, sede dei box e della direzione corsa: dallo svincolo A19 sulla SS113 percorso di 4.2 Km
  • Museo Targa Florio a Collesano, da Floriopoli percorso di 27,7 Km su SS113

Ristorazione e pernottamenti

  • Agriturismo Casale Drinzi, SP9 1,1 Km da Collesano
  • Agriturismo Tenute La Rocca, Contrada Arduino, SP9bis 4,8 Km da Collesano
  • Trattoria Carricaturi Di Barranco di via Mazzini a Collesano

Cosa assaggiare

  • Tagliatelle fresce con funghi porcini
  • Piatti a base di carne con contorno di erbe di montagna

Cosa acquistare

  • Prodotti tipici delle Madonie, formaggi di produzione locale (La Dispensa del Nonno, viale Vincenzo Florio)
  • Ceramiche Iachetta – Corso Vittorio Emanuele, Collesano
  • Ceramiche Manganello – Via Palermo, Ciollesano

 

Idee per San Valentino? In viaggio con la tua dolce metà

Idee per San Valentino? In viaggio con la tua dolce metà

14 febbraio, San Valentino: le idee per rendere indimenticabile il giorno dedicato agli innamorati, di cui tutte le coppie approfittano per estraniarsi dalla quotidianità e concedersi un momento di intimità, a volte… scarseggiano! È proprio per questo motivo che abbiamo pensato di suggerirvi in questa guida le migliori idee regalo per San Valentino per stupire il vostro partner. Mettete da parte la banale scatola di cioccolatini o il classico mazzo di fiori: aprite la vostra mente a qualcosa di ben più affascinante come un viaggio romantico, l’ideale per rendere indimenticabile il giorno di San Valentino.

San Valentino: weekend romantico alle terme

Se avete la possibilità di ritagliarvi un fine settimana libero e siete disposti a ritardare i festeggiamenti di qualche giorno, concedetevi un weekend romantico di San Valentino andando alle terme. Avrete così la possibilità di isolarvi dallo stress quotidiano trascorrendo alcuni giorni di totale relax con il vostro partner. Numerose sono le strutture termali dove poter andare per immergervi in un contesto di puro benessere psicofisico. Se volete unire l’assoluto relax che solo le terme possono assicurare al piacere della guida in auto, la vostra scelta per un’idea di viaggio per San Valentino non potrà non ricadere sulla Toscana, una regione ricca di centri termali e di paesaggi unici e romantici, capaci di rigenerare al solo essere contemplati. Dalle suggestive terme di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena ma non lontane dal Lazio, a quelle di Saturnia, in provincia di Grosseto, immerse nella Maremma: attraversare la campagna toscana in auto vi farà apprezzare gli stupendi paesaggi di questa regione e, una volta giunti a destinazione, avrete la certezza di potervi rilassare con la vostra dolce metà.

Idee per San Valentino? In viaggio con la tua dolce metà 1

San Valentino, viaggio romantico a Venezia

L’assoluto relax non è esattamente quello che state cercando? Nessun problema, in questa guida alle idee viaggio per San Valentino troverete la meta ideale per il vostro weekend romantico. Perché non impostare il navigatore della vostra auto con destinazione Venezia? La città lagunare è il luogo ideale per un viaggio romantico di San Valentino. Mettetevi alla guida e, una volta giunti a destinazione, abbandonate la vostra auto per viaggiare tra i canali sulle classiche gondole e godervi così la vista degli affascinanti palazzi e dei caratteristici “campi” densi di storia, testimoni del passato nobile e radioso di questa città.

Viaggio di San Valentino alla scoperta di Roma

Roma, la città eterna, il cui nome, letto al contrario, è “Amor”. Quale idea di viaggio migliore per San Valentino? Il detto dice che “tutte le strade portano a Roma”, e allora perché non unire l’utile al dilettevole e mettervi alla guida per raggiungere la capitale, per poi perdervi a piedi tra i suggestivi vicoli dei suoi quartieri più centrali, pieni di scorci romantici? Quando la stanchezza prenderà il sopravvento, tornate in auto e dirigetevi fuori porta, al nord o al sud della città, nella campagna laziale, per dedicarvi una cena speciale in uno dei ristoranti tipici che animano i numerosi, pittoreschi paesini che circondano la capitale.

Un romantico weekend di San Valentino sulla neve

Venezia o Roma vi sembrano troppo banali? E allora perché non affrontare un viaggio per un San Valentino romantico alla volta di una delle affascinanti località montane dell’Alto Adige o di altre regioni del nord Italia? Le Alpi riservano panorami mozzafiato, la neve ha quel suo fascino tranquillo e intimo, e le baite di montagna sono l’ideale per un weekend romantico all’insegna della tranquillità e del benessere. Sempre più spesso baite e chalet sono attrezzati con centri benessere e spa con vista sul paesaggio: luoghi perfetti per dimenticare la frenesia della vita quotidiana e perdersi per qualche attimo in un’atmosfera unica, in compagnia del vostro partner, ammirando le suggestive valli innevate che si distendono di fronte ai vostri occhi.

Idee per San Valentino? In viaggio con la tua dolce metà 2

Siete ancora indecisi su cosa fare per stupire la vostra dolce metà? Cosa aspettate, lasciatevi ispirare da una delle nostre idee viaggio per San Valentino!

Storia della Porsche 911, sportiva dal fascino immutabile

Storia della Porsche 911, sportiva dal fascino immutabile 8

La Porsche 911, con la sua lunga storia, è senza ombra di dubbio una delle sportive diventate ormai una icona nel mondo automobilistico. Le sue linee, rimaste pressoché immutate dall’ormai lontano 1963, sono diventate un vero e proprio marchio di fabbrica della casa di Stoccarda, e il suo comportamento su strada ha conquistato i cuori di tutti gli amanti dei motori. La storia della Porsche 911 è affascinante e ricca di curiosità. Proprio il nome della vettura, ormai un simbolo universale, avrebbe dovuto essere diverso. Quando, infatti, la Porsche presentò la sua ultima creatura al Salone di Francoforte del 1963, questa venne battezzata 901, ma solo pochi mesi dopo i vertici della Porsche furono costretti a modificare il nome in 911, poiché Peugeot aveva già registrato tutte le sigle con lo “zero” in mezzo.

Storia della Porsche 911, sportiva dal fascino immutabile 5
La più antica Porsche 911 conservata al Porsche Museum di Stoccarda: si tratta della Porsche n. 57 assembrata nell’ottobre del 1964.

Porsche 911: una storia fatta di tecnica e design

Corretto il nome di battesimo, la Porsche 911 entrò nella storia. Il design della coupé fu opera di Ferry Porsche, che volle creare una vettura sportiva ma con quattro posti. In realtà la seduta posteriore non è mai stata un simbolo di comodità, e per questo motivo la Porsche 911 venne presto definita una 2+2. Non è stato solo il design della vettura e decretarne il successo, ma anche le soluzioni tecniche adottate. La storia della Porsche 911, infatti, è saldamente legata alla scelta di adottare un motore divenuto una vera e propria icona per la casa tedesca, ovvero il 6 cilindri boxer raffreddato ad aria e montato a sbalzo sull’asse posteriore dalla cilindrata di 2 litri.

Storia della Porsche 911, sportiva dal fascino immutabile 4

Altre soluzioni tecniche d’avanguardia furono le sospensioni a quattro ruote indipendenti con barra di torsione, i freni a disco, il cambio a quattro marce, con la quinta optional, e un peso leggermente superiore ai 1000 kg per una potenza di ben 130 cavalli. La Porsche 911 ha fatto storia anche per l’impegno richiesto nella guida al limite. Proprio la disposizione a sbalzo del motore montato posteriormente rendeva l’anteriore troppo leggero, e la leggenda narra che i proprietari erano soliti inserire nel bagagliaio dei sacchi di sabbia per ottenere una migliore stabilità.

Dalla Porsche 911 S alla Porsche 911 Targa: storia di un mito

Il successo della Porsche 911 è immediato e dopo soli 3 anni dal lancio, nel 1966, la casa di Stoccarda fa debuttare sul mercato la 911 S, che si distingue dalla primogenita per un aumento di potenza del motore sino a 160 cavalli. L’anno successivo viene realizzata la Porsche 911 R, prodotta in appena 20 esemplari e caratterizzata non solo da un propulsore twin spark dotato di ben 210 cavalli, ma anche dalla notevole riduzione di peso dovuta all’adozione delle portiere in alluminio e del carter in magnesio. La Porsche 911 è entrata nella storia anche grazie alla versione Targa. Presentata al mondo nel 1965, questa versione si caratterizzava per la presenza del roll bar fisso che consentiva di rimuovere agevolmente il tettuccio per poter viaggiare con il vento tra i capelli.

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Porsche 911 Carrera 4S Coupé e Porsche 911 2.0 Coupé 1964)

Questa configurazione si diffuse rapidamente negli USA negli anni ‘60 soprattutto per questioni economiche. Con l’adozione delle scocche autoportanti, infatti, il tetto era ormai divenuto un elemento strutturale della vettura e, per evitare di diminuire la rigidità torsionale della stessa e ridurre così i costi di produzione di un pianale dedicato, si scelse di adottare un traverso superiore al quale collegare il tettuccio rimovibile. Una curiosità: la denominazione “Targa” fu adottata dalla Porsche per omaggiare la vittoria di Umberto Maglioli al volante della Porsche 550 Spyder alla Targa Florio, che segnò il primo successo della casa di Stoccarda in una gara internazionale valida per il Campionato Mondiale Vetture Sport.

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Porsche 911 S 2.7 Coupé del 1974

Porsche 911 Turbo: la storia continua

Nel raccontare la storia della Porsche 911, non si può non parlare della gloriosa 911 Turbo. Presentata al mondo nel 1975, la vettura di Stoccarda entra nella leggenda per essere la prima Porsche dotata di motore sovralimentato. Il design della Porsche 911 Turbo è aggressivo, al pari delle sue prestazioni. I passaruota, infatti, vennero ridisegnati per ospitare pneumatici di dimensioni maggiorate, mentre per garantire una migliore stabilità i tecnici tedeschi adottarono un enorme spoiler posteriore ed uno splitter anteriore più ampio. Il cuore pulsante della Porsche 911 Turbo era il 3 litri sovralimentato con turbocompressore dotato di basamento in alluminio, cilindri in Nikasil ed iniezione meccanica. Le prestazioni erano di tutto rispetto, visto che per raggiungere i 100 Km/h bastavano appena 6,5 secondi e la velocità massima era di 251 Km/h. La presenza del turbocompressore era all’origine dell’improvvisa e furiosa esplosione di potenza che richiedeva un grande manico a chi si trovava alla guida della vettura. La Porsche 911 Turbo venne aggiornata nel 1978, quando fu adottato un motore di 3.3 litri di cilindrata dotato di iniezione elettronica che garantiva una potenza di 300 cavalli, e che si contraddistingueva per il particolare disegno dell’alettone posteriore maggiorato per consentire l’inserimento dell’intercooler.

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Porsche 911 Turbo

Porsche 911 SC: la storia della SuperCarrera

La storia della Porsche 911 si conclude con un altro modello che ha segnato il percorso della casa di Stoccarda, la 911 SC. La vettura fu presentata nel 1977 e le due lettere SC indicavano la dicitura SuperCarrera. La Porsche 911 SC fu introdotta come modello entry level nella gamma della casa tedesca e andava a sostituire tutte le vetture non dotate di motore turbo, ovvero la standard, la S e la Carrera. Nonostante si trattasse del modello di ingresso, le prestazioni della Porsche 911 SC non erano affatto sbiadite. Il motore di 3 litri garantiva una velocità massima di 233 Km/h e i 100 Km/h si raggiungevano in appena 6,3 secondi.

La Porsche decise di introdurre la 911 SC in vista dell’ingresso in listino della 928. Secondo i vertici di Stoccarda la 928 avrebbe dovuto rimpiazzare la 911, ma le prestazioni e il carattere della Porsche 911 erano ormai talmente impresse nella mente e nel cuore degli appassionati, mentre le vendite non accennavano a diminuire, che il management tedesco fu costretto a ricredersi e decise di proseguire la produzione della 911. In seguito, numerosi furono gli aggiornamenti del modello diventato ormai simbolo della casa di Stoccarda. La Porsche 911 SC del 1981 vide aumentare la potenza del motore a 204 cavalli, mentre nel 1984 debuttò sul mercato la Porsche 911 Carrera 3.2 caratterizzata dalla cilindrata di 3164 cm³, dall’alimentazione a iniezione elettronica e da una potenza di 231 CV.

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Porsche 911 SC 3.0 (1978-79)

Serie 964-991: la storia della Porsche 911 continua

Cinque anni dopo, il mondo vide l’arrivo della Porsche 911 serie 964, caratterizzata da un design profondamente rivisto specie nella fanaleria posteriore, che avvolgeva con una fascia di colore rosso il retrotreno della vettura, e nella presenza di un innovativo alettone a scomparsa a comando elettrico integrato nel cofano posteriore. Nel 1993 la Porsche realizzò l’ultima 911 caratterizzata dal motore raffreddato ad aria, la serie 993, oltre che dal disegno dei fanali anteriori più inclinato e da un nuovo cinematismo delle sospensioni che garantiva una fantastica aderenza su strada. Anche in questo caso, il boxer della Porsche 911 ricevette un aggiornamento importante. Il 6 cilindri tedesco di 3,6 litri era infatti capace di erogare sulle ruote posteriori una potenza di 272 cavalli che garantiva il raggiungimento della velocità massima di ben 296Km/h.

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Porsche 911 Carrera 4 (1989-93

La storia della Porsche 911 vede poi un passaggio fondamentale nel 1997, quando fu svelata al mondo la serie 996, prima Porsche 911 dotata di motore raffreddato ad acqua. La 996 era spinta da un propulsore sei cilindri boxer di 3,4 litri con 4 valvole per cilindro e 296 cavalli di potenza. I puristi del marchio, tuttavia, non amarono mai del tutto il nuovo modello, complice non tanto l’abbandono del motore raffreddato ad aria, quanto i pesanti interventi estetici all’anteriore che avevano stravolto l’originale disegno tondo dei fanali per introdurre un design ad ogiva mai del tutto digerito.

Le critiche degli aficionados del marchio furono recepite a Stoccarda, e nel 2005 la 996 lasciò il posto alla Porsche 911 serie 997, caratterizzata dal ritorno ad un disegno maggiormente in linea con la tradizione della casa tedesca e dal ritorno ai fari tondi, elemento caratterizzante della Porsche 911. Il successo della nuova vettura fu immediato e il modello del 2005 è stato successivamente sostituito nel 2011 dalla nuova Porsche 911 serie 991 dotata di propulsore da 3.4 litri e da 350 CV, nella versione Carrera, e di 3.8 litri e 400 CV, nella versione Carrera S. Il modello 991 è entrato a far parte della storia della Porsche 911 per l’adozione, per la prima volta su una vettura di serie, di un cambio manuale a sette marce.

 

Toyota Land Cruiser: prezzo, dimensioni e caratteristiche

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La Toyota Land Cruiser è una fuoristrada vero e proprio che ha scritto la storia della Casa giapponese. Un corpo vettura dalle dimensioni importanti, ed uno schema tecnico con telaio a longheroni, consente alla Toyota di affrontare ogni tipo di terreno, senza alcuna difficoltà.

Numero Posti Bagagliaio Alimentazioni
5/7 400/1550 litri Diesel
Classe CV/kW (da) Prezzo (da)
Euro 6 177/130 42.100 €
INDICE
 Dimensioni
 Esterni
 Interni
 Motorizzazioni
 Configuratore
 Consumi
 Prezzo

Abbiamo provato su strada la nuova Toyota Land Cruiser: ecco il nostro video!

La Toyota Land Cruiser non è una vettura ideale per chi ha la necessità di spostarsi prevalentemente nel traffico cittadino. Le dimensioni sono importanti, 4 metri e 57 di lunghezza e 189 centimetri di larghezza sono infatti misure pensate per accogliere comodamente da cinque fino a sette persone a bordo.

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Il look della Toyota Land Cruiser non passa inosservato ed incute un certo timore. Il frontale presenta un’enorme griglia cromata a listelli verticali al cui centro campeggia il logo Toyota, mentre i fari avvolgono i passaruota e si integrano con la calandra, regalando uno stile molto giapponese.

La fiancata è massiccia e sottolineata da ampi e muscolosi passaruota che evidenziano le caratteristiche da fuoristrada della vettura. Particolare il disegno del montante C dove il finestrino compie un giro particolarmente spigoloso.

Il retro della Toyota Land Cruiser presenta un ampio portellone dove spicca il baffo cromato con il nome della vettura nella zona sovrastante la targa. Mentre i fari si sviluppano in verticale senza andare ad intaccare il design del portellone.

 

L’abitacolo della Toyota Land Cruiser è particolarmente curato, con plastiche morbide al tatto presenti sulla plancia e la possibilità di avere i sedili anteriori ventilati, in modo da offrire un comfort ideale in ogni condizione di guida. Il monitor da 8 pollici spicca al centro della plancia e da questo si può comandare il sistema multimediale. L’ampio divanetto posteriore consente, a chi si accomoda dietro, di viaggiare in tutto relax.

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Non è disponibile alcun motore a benzina per la Toyota Land Cruiser. La gamma si articola sul diesel 2.8 D-4D da 177 CV che ben si adatta all’anima da fuoristrada della vettura giapponese.

Sono tre gli allestimenti disponibili per la Toyota Land Cruiser denominati Lounge, Lounge+ e Style. Il primo offre di serie l’aria condizionata, il bluetooth, i cerchi in lega, il controllo di trazione, il cruise control, i fendinebbia ed i sensori di parcheggio, mentre il secondo aggiunge anche il cambio automatico ed il navigatore satellitare. La versione Style include nel prezzo di partenza anche l’eleganza dei sedili in pelle.

Da una vettura di queste dimensioni non ci si può attendere certamente percorrenze da record. Il dato dichiarato per l’unico motore disponibile, il diesel 2.8 da 177 cavalli, è di 13,3 Km/l.

Toyota Land Cruiser: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

La tecnologia giapponese in materia di fuoristrada, e la qualità della Toyota Land Cruiser, si pagano care. La versione base, Lounge, è in vendita da 55.000 euro, mentre i prezzi per l’allestimento intermedio parte da 62.500 euro. La top di gamma, Style, ha un prezzo base di 67.200 euro.

Toyota Land Cruiser 3p Diesel Prezzo
Land Cruiser 2.8 D4-D 3p. Land Cruiser 42.100
Land Cruiser 2.8 D4-D 3p. Active 44.100
Land Cruiser 2.8 D4-D A/T 3p. Active 46.600
Land Cruiser 2.8 D4-D A/T 3p. Lounge+ 55.100
Toyota Land Cruiser 5p Diesel Prezzo
Land Cruiser 2.8 D4-D A/T 5p. Lounge 59.300
Land Cruiser 2.8 D4-D A/T 5p. Style 68.000

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Volkswagen Polo, storia di una citycar diventata grande

Incredibile ma Polo. La ex piccola di casa Volkswagen ha una storia da raccontare perfino superiore a quella della sorella maggiore Golf. È Polo che fotografa come poche altre vetture l’evoluzione del mercato automobilistico europeo, la fine della categoria delle utilitarie e perfino il fenomeno del cross sizing, ovvero la tendenza di tutte le auto ad aumentare di dimensioni negli anni e nelle generazioni, salendo nel livello di equipaggiamenti per tentare i clienti in arrivo da vetture di categoria superiore. Polo racconta moltissimo di ciò che guidiamo oggi.

1974: l’anno di nascita

Se Golf nasce ufficialmente nel 1974, ecco che proprio questa è la prima data che fa da parametro all’avventura di Volkswagen Polo. In Europa si comincia allora a ragionare di hatchback, berline a due volumi, una formula che il gruppo Volkswagen decide di replicare sempre nel 1974 con una vettura che ci sarà utile, l’Audi 50, a trazione anteriore. Come sapete, la casa dei quattro Anelli dovrà aspettare il modello A1 datato 2010 per ottenere un vero successo tra le citycar. Trentasei anni prima, Audi 50 fu un sostanziale fiasco, per questioni di prezzo. Nel 1975 arrivò l’idea di dare però un nuovo senso a questa vettura, producendone una variante identica nella meccanica ma più razionale negli equipaggiamenti e nel listino, questa volta a marchio Volkswagen. L’idea fu quella di inventare la Polo. Era lunga 351 centimetri, larga 156 e alta 134, con un peso che non superava i 700 kg: questa è la carta di identità della sua prima generazione. Numeri microscopici visti con gli occhi di una evoluzione che ha aggiunto alla prima altre cinque generazioni, per un totale di oltre 14 milioni di esemplari.

L’idea è andata cambiando, ma evidentemente era azzeccata fin da subito. La Polo si ritrovò ad essere la risposta migliore alla crisi petrolifera e al rincaro della benzina di quegli anni, con motorizzazioni quattro cilindri da 0,9 e 1,1 litri, a cui sia aggiunse la Polo GT 1,3 litri: aveva 60 cv di potenza e consentiva una velocità massima di 154 km/h.

1981: la seconda generazione

Nel 1981 viene il momento della Polo seconda generazione, una vettura praticamente eterna, considerando il fatto che restò in produzione fino al 1994, un tempo quasi doppio rispetto all’attuale vita utile di qualsiasi modello. Polo 2, con il suo design da mini station wagon e una solidità costruttiva divenuta proverbiale si ritrova ad essere perfino una protagonista storica nell’epoca della caduta del muro di Berlino. C’è lei tra i primi desideri degli ex cittadini della Germania Est in fuga dal comunismo e dalla dittatura delle Trabant. A Ovest, nel frattempo, con questa vettura si andava già parecchio oltre il concetto di citycar. Accanto ad un motore 1.000 benzina “di ingresso” debutta un 1.3 da 113 cv equipaggiato con compressore volumetrico: Polo G40 apre un’epoca per Volkswagen, con Golf G60 che la seguirà. Su questo modello fanno la loro comparsa anche l’iniezione elettronica al posto del carburatore e il catalizzatore. Certo, le versioni 1,3 e 1,4 litri Diesel hanno rispettivamente 45 cv e 48 cv, ma sono già scoccati i tempi moderni.

1994: la terza generazione Polo

Della terza generazione parliamo soltanto a patto che ricordiate la lunghezza della prima: 351 cm. Polo 3 ne misura 371. L’evoluzione della specie che si scatena dal 1994 in poi regala a questa vettura un nomignolo del tutto immeritato di “Baby Golf”. È ingeneroso per un modello che ha una qualità sua e anche generosità, visto che apre la strada alla nuova Seat, entrata a far parte ormai da tempo della galassia Volkswagen, ma bisognosa di un modello di alto livello per riproporsi. Sul pianale della Polo 3 nasce infatti la nuova Ibiza. La tedesca ha da offrire alla spagnola un design che non è più costruito attorno al bagagliaio per ottenere una piccola wagon, ma ha una personalità a due volumi rassicurante anche per clienti in arrivo da vetture più grandi. Non a caso, è venduta per la prima volta anche con carrozzeria a cinque porte.  Polo 3 ha interni di altissima fattura costruttiva, con materiali e assemblaggi che fanno arrossire le rivali del tempo, e anche qualcuna attuale. Molti i motore a disposizione, dal 1.000 a benzina da 50 Cv all’ottimo 1.4 16V in edizioni da 75 cv e 101 cv. Quest’ultima è l’alternativa più gustosa al 1.6 16V della versione GTI: con 125 cv è il più potente mai montato su una Polo fino ad allora, e consente di superare i 205 km/h di velocità massima.

2002: la quarta generazione

Se poi anche Polo sbaglia, lo fa nettamente con la sua quarta generazione. Nel 2002 debutta una vettura con un design ben poco elegante e soprattutto reso pesante dalla scelta di adottare non due ma quattro fari anteriori. È oggettivamente brutta e fa proposte discutibili come la sua versione Fun con passaruota di plastica scura che anticipavano, piuttosto male, il look di un Suv urbano. Nel 2005 Volkswagen corre ai ripari ristilizzando completamente il frontale, tornato ad una unica coppia di proiettori e mettendo mano alle motorizzazioni. Da ricordare per Polo 4 non c’è certo il 3 cilindri 1.2 da 60 cv, ma piuttosto l’arrivo del 1.4 FSI da 86 cv, ovvero con la tecnologia di iniezione diretta di benzina che il gruppo porta avanti ancora oggi. In cima alla gamma spunta la Polo GTI con motore 1.8 litri turbo a cinque valvole per cilindro di derivazione Audi e 150 cv, disponibile anche in una versione da 180 cv. Un modo per farsi perdonare.

2009: quinta generazione

Volkswagen comunque poteva solo non ripetere l’errore, e nel 2009 non successe. Polo quinta generazione, quella per altro appena andata in pensione, rappresenta il modello del rilancio. Il design diventa molto aggressivo nel frontale e avvolgente al  posteriore: dal confronto con Golf ne esce in modo magnifico. Volkswagen non si risparmia sulla meccanica, con sospensioni curatissime e un avantreno molto direzionale che consente una guida veloce e precisa. Polo 5 ha un telaio irrigidito, ma anche alleggerito, più spazio per i passeggeri e una qualità costruttiva degli interni degna di una categoria superiore. Non a caso, viene eletta Auto dell’Anno 2010: prima di lei solo la ottima Golf terza generazione aveva conquistato questo premio, nel 1992. Succederà ancora con Golf nel 2013 e Passat nel 2015. Tra le grandi, Polo 5 non si priva di nulla. Propone motori a benzina tre cilindri 1,2 a basso consumo, riceve dalla banca del Gruppo il cambio DSG a doppia frizione 7 marce e si prende anche il lusso di andare oltre i limiti di velocità che finora si era concessa.  La versione GTI adotta un propulsore quattro cilindri turbo 1.8 da 192 cv di potenza. Oltre c’è la strabiliante variante R Wrc, finora la Polo più potente mai prodotta. Prodotta in solo 2.500 unità, è ispirata al modello che gareggia nel Campionato Mondiale Rally e adotta un motore  2.0 TSI turbo benzina ad iniezione diretta da 220 cv che consente una accelerazione da 0 a 100 km/H in 6,4 secondi e 243 km/h di velocità massima.

2017: sesta generazione

Proprio lui, il motore 2.0 TSI turbo benzina “depotenziato” a soli 200 Cv batte nella GTI 2017, edizione più sportiva della Polo sesta generazione disponibile in Italia dallo scorso ottobre. È alta 144 centimetri, larga 175 e soprattutto lunga 405 centimetri, ovvero 54 cm in più del modello presentato nel 1975. Incredibile ma è Polo.

Check up auto: le 5 cose da controllare prima di un viaggio in montagna

Check up auto: le 5 cose da controllare prima di un viaggio in montagna

Con l’arrivo dell’inverno, i weekend sono l’occasione giusta per prendere la tua auto e metterti in viaggio per raggiungere una delle molteplici e incantevoli destinazioni di montagna. Prima di partire, però, è meglio effettuare un check up della tua auto specifico per l’inverno, per affrontare il viaggio in tutta sicurezza. In questa guida troverai i 5 consigli da seguire per non farti trovare impreparato.

1. Controllo degli pneumatici

Se sei un automobilista prudente e rispettoso del Codice della Strada, sarai certamente consapevole che dal 15 novembre dell’anno corrente sino al 15 aprile dell’anno successivo, su alcuni tratti stradali, vige l’obbligo di montare sulla tua autovettura pneumatici invernali o essere munito di catene da neve da montare all’occorrenza.

Gli pneumatici invernali ti garantiranno di affrontare l’asfalto innevato o fangoso in tutta sicurezza grazie alla presenza di una particolare mescola che assicura una presa ottimale in condizioni di aderenza precaria. Tuttavia, prima di partire per il tuo viaggio, è necessario che tu verifichi in primo luogo il livello di usura degli pneumatici. Un check up auto che si rispetti, infatti, non può prescindere dall’avere in dotazione gomme in ottimo stato, il cui battistrada non sia inferiore ad uno spessore di 1.6 millimetri, e gonfiate alla giusta pressione. Sappi che le basse temperature influiscono sulle prestazioni dei pneumatici.

2. Controllo dei liquidi

Altro passaggio fondamentale per effettuare un perfetto check up invernale della tua auto riguarda il controllo dei liquidi. In primo luogo verifica il livello dell’olio del motore, così da provvedere ad un eventuale rabbocco nel caso in cui il lubrificante sia sotto il livello di guardia. Ricordati di controllare il livello dell’olio motore ogni 2.000 chilometri e di effettuare il cambio dell’olio ogni 10.000 km percorsi.

Utilizza poi un liquido antigelo al posto della semplice acqua per il sistema refrigerante del motore, in modo da evitare che le temperature comportino la creazione di ghiaccio.

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3. Controllo della batteria

Un check up completo dell’auto non può prescindere poi dal controllo dello stato della batteria. Questo elemento, infatti, è spesso dimenticato dagli automobilisti e in molti casi può creare non pochi grattacapi a chi non abbia preso le precauzioni necessarie.

Se i liquidi della tua batteria non solo al livello massimo, potrai rabboccarli semplicemente svitando con un cacciavite i tappi di accesso di carico per il rabbocco per poi versare acqua distillata nelle celle di carico. Usa sempre dei guanti quando compi questa operazione per non entrare in contatto con i liquidi corrosivi presenti nella batteria.

Se vuoi prolungare la vita della batteria, puoi inoltre utilizzare semplici trucchi come accendere l’auto con i fari spenti, o attendere qualche secondo prima di spegnere la tua vettura, con tutti i dispositivi spenti, per consentire alla batteria di ricaricarsi leggermente e lavorare con meno fatica all’avvio seguente.

Se vuoi cambiare la batteria, puoi trovarla su ebay.it a prezzi molto vantaggiosi.

4. Controllo dei freni

Dare per scontato che lo stato dei freni sia sempre ottimale è uno dei più grandi errori che si commette quando si effettua un check up invernale dell’auto. Se vuoi viaggiare in tutta sicurezza, controlla sempre l’usura delle pastiglie e lo stato dei dischi e non dimenticare di controllare il livello dell’olio dell’impianto frenante. Effettuare questi controlli ti consentirà di avere sempre una risposta pronta da parte del pedale del freno.

5. Controllo del parabrezza e dei tergicristalli

Ultimo controllo da effettuare per realizzare un check up completo dell’auto riguarda la visibilità. Quando lasci la tua auto posteggiata all’esterno, esposta alle rigide temperature della montagna, può spesso capitare di trovare il parabrezza ricoperto da una patina di ghiaccio. Per evitare di perdere tempo nel rimuovere questo strato usa uno spray antighiaccio o un raschietto, e non dimenticare di sostituire le spazzole dei tergicristalli per tempo, così da poter godere di una ottima visibilità in presenza di qualsiasi evento atmosferico.

Guida all’acquisto auto d’epoca

Guida all'acquisto auto d'epoca

L’acquisto di un’auto d’epoca richiede sempre grande attenzione e ponderatezza. Chi si appresta a scegliere un’auto d’epoca deve assicurarsi che il veicolo sia effettivamente in buone condizioni e soprattutto che corrisponda alla descrizione fornita dal proprietario. Dagli appassionati ai collezionisti, tutti quelli che acquistano auto d’epoca devono raccogliere il maggior numero possibile di informazioni dal punto di vista burocratico, tecnico e pratico. A questo proposito, non bisogna dimenticare chi acquista Ferrari d’epoca e altre vetture storiche esclusivamente per investire in questo segmento di mercato.

Come riconoscere un’auto d’epoca?

Alcuni modelli di automobili, già iscritti al PRA (Pubblico Registro Automobilistico), dopo 30 anni devono essere inseriti anche nel registro ASI (Automotoclub Storico Italiano). L’iscrizione all’ASI rappresenta un primo requisito da prendere in considerazione; sono circa 350, infatti, i modelli che devono essere obbligatoriamente inseriti in questo registro. In altre parole, chi sceglie di acquistare una Porsche d’epoca o un’altra auto storica può effettuare inizialmente questa prima verifica. Gli stessi proprietari di auto d’epoca ottengono vantaggi grazie all’iscrizione all’ASI; tra questi rientrano anche le riduzioni di pagamento, ad esempio per quanto riguarda il bollo o l’assicurazione.

auto epoca usate
auto epoca usate

Quale auto d’epoca scegliere?

Sul mercato esistono diverse tipologie di auto d’epoca, da quelle di lusso a modelli più accessibili. Alla prima categoria appartengono senza dubbio le Ferrari, le Lamborghini e le Jaguar. Una curiosità su cui vale la pena soffermare l’attenzione è il valore acquisito da alcune vetture nel corso degli anni. La Jaguar E-Type, ad esempio, ha oggi un prezzo di mercato circa 10 volte superiore a quello che aveva negli anni ’80. Chi possiede un modello di questo genere, perciò, può ottenere un guadagno non indifferente investendo nel mercato delle auto d’epoca. Gli acquirenti che scelgono di indirizzarsi verso soluzioni meno impegnative, invece, hanno a disposizione un’ampia scelta di vetture tra cui anche Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Al di là del modello, in ogni caso è opportuno valutare con attenzione alcuni aspetti chiave. Bisogna, infatti, partire dal presupposto che le auto d’epoca richiedono una manutenzione periodica che potrebbe diventare piuttosto onerosa. È importante individuare le automobili più sicure e affidabili, facendo riferimento a grandi classici come le Rolls Royce. Oltre ad essere economiche in termini di manutenzione, le auto d’epoca devono avere pezzi di ricambio facili da reperire. La disponibilità di tutti i vari componenti, in altre parole, è indubbiamente un aspetto da non trascurare.

Cosa fare durante la trattativa?

Dopo aver fissato un appuntamento con il proprietario della vettura, occorre prepararsi adeguatamente, raccogliendo informazioni sul tipo di automobile che si vuole acquistare. Conoscere nel dettaglio tutte le caratteristiche dell’auto significa avere maggiori possibilità di individuare eventuali difetti e problematiche. È fondamentale, al tempo stesso, informarsi sulle varie questioni burocratiche, dal passaggio di proprietà alla garanzia: in particolar modo, occorre valutare quali siano i documenti da presentare, i costi da sostenere e le procedure più sbrigative da adottare. Giunto il giorno dell’appuntamento, invece, bisogna sfruttare nel migliore dei modi questo momento. L’incontro con il proprietario è il lasso di tempo in cui il potenziale acquirente può visionare attentamente l’auto. La carrozzeria dell’automobile deve essere esaminata con perizia, in modo da individuare danni e imperfezioni poco visibili. In questa fase, è necessario prestare attenzione anche ad eventuali riparazioni che non sono state dichiarate dal proprietario; rigonfiamenti nella vernice, ad esempio, possono rivelare un’opera di riverniciatura. Tutti questi interventi diminuiscono inevitabilmente il valore dell’auto d’epoca; la vettura, in sintesi, non dovrebbe presentare variazioni e modifiche rispetto all’originale. Se il proprietario ha riparato o sostituito parti della carrozzeria e accessori, deve informare in anticipo il potenziale acquirente. In ogni caso, trattandosi di un’auto d’epoca, bisogna aspettarsi imperfezioni e segni di usura, o persino malfunzionamenti. Prima di concludere la trattativa è utile verificare che tutti i meccanismi siano in buone condizioni.

Conclusioni sull’acquisto di un’auto d’epoca

Acquistate presso privati, concessionarie o siti web di e-commerce affidabili, le auto d’epoca sono beni di grande valore. Tutte le fasi della compravendita richiedono impegno da parte dell’acquirente, che deve valutare con attenzione quali siano le scelte più opportune. Prendere in considerazione tutti questi accorgimenti significa avere una possibilità in più di concludere con successo la trattativa.

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Le Alfa Romeo più belle di tutti i tempi

Le Alfa Romeo più belle di tutti i tempi

Per scoprire le più amate auto d’epoca firmate Alfa Romeo, bisogna ripercorrere la lunga strada della storica azienda italiana, partendo dagli esordi datati 1910 per arrivare al 2018, quando Alfa Romeo ha lanciato il primo Suv Alfa nella sua storia, l’Alfa Romeo Stelvio. A pochi anni dalla sua fondazione − con il nome di Alfa − la casa fa debuttare nel settore delle competizioni le 40-60 HP, che nel 1913 e nel 1920 vincono la Parma-Poggio di Berceto. Nel 1914 viene poi prodotta la 40-60 HP Aerodinamica (anche nota con il nome di Siluro Ricotti), che può considerarsi la prima fra “le più belle di sempre”, per le innovative linee aerodinamiche e per la carenatura realizzata con pannelli rivettati dall’Azienda Castagna. Con un motore da 6.082 cc e una potenza di 70 cv, la Siluro Ricotti si lascia oggi ammirare al Museo di Arese. Si tratta di una pioniera, che ha anticipato l’arrivo di vetture importanti come l’Alfa Romeo 8C: una 8 cilindri realizzata su progetto di Vittorio Jano nel 1930 e prodotta fino al 1939. In quegli anni − segnati dalle vittorie conseguite nella Mille Miglia, nelle competizioni Targa Florio e nella 24 Ore di Le Mans − vengono realizzate tre versioni dell’auto. La prima, in produzione fino al 1935, monta un propulsore da 2300 cc. Nel 1933 viene rilasciato il modello da competizione 8C 2600, mentre dal 1936 al 1939 tocca all’ultima serie 8C 2900 Mille Miglia con propulsore da 2.900 cc. Appartiene a questo stesso periodo un’altra “creatura” che, per eleganza e fascino, può essere annoverata di diritto fra le più belle di sempre della casa del Biscione: si tratta della 8C 2900B Le Mans, prodotta nel 1928 per la competizione da cui prende il nome, e guidata dall’equipaggio Sommer-Biondetti. Realizzata sulla base della 8C, ha 8 cilindri in linea e un motore da 2.926 cc. La vettura viene successivamente allestita nella versione Berlinetta dalla Touring, che utilizza un telaio in acciaio rivestito di alluminio e predispone lunotto e finestrini in materia plastica. Amata dai collezionisti per l’estetica seducente, vince il Concorso Eleganza a Pebble Beach, in California, nel 2008. L’anno successivo, si impone con le sue linee sinuose anche a Villa d’Este, dove ottiene il premio “best in show”.

Alfa Romeo 8C 2900

Alfa Romeo 8C

L’Alfa 8C, in tutte le sue configurazioni, rimane ancora oggi il grande sogno di tutti gli amatori delle Alfa Romeo. Per ammirarne un’altra 8C − rivisitata in chiave moderna − bisogna attendere il modello Competizione presentato a Francoforte nel 2003: una macchina potente e bellissima − prodotta in serie limitata, con appena 500 esemplari − che monta un 8v da 450 cv. Richiama le icone degli anni Trenta disegnate da Vittorio Jano, e la dicitura “Competizione” è un riconoscimento dedicato alla 6C 2500 Competizione − auto con cui i piloti Fangio e Zanardi arrivano terzi nella Mille Miglia in 14h 02′ 05″, mantenendo una velocità media di 119 km/h. L’Alfa Romeo 8C Competizione, destinata a rimanere scolpita nella memoria collettiva, è la terza macchina che inseriamo nella rosa delle più belle del Biscione. È un’auto performante che unisce passato e presente: le linee anteriori ricalcano, in parte, l’Alfa Romeo 33 Stradale, mentre i gruppi ottici posteriori ricordano quelli della Giulia TZ. La supercar ospita un propulsore V8 da 4691 cc che sviluppa una potenza di 450 cv a 7000 giri. Sedili sportivi in pelle, guscio in carbonio, volante a tre razze e pedaliera in alluminio sono altri affascinantissimi particolari. L’auto passa da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi e raggiunge una velocità massima di 292 km/h; la cilindrata è di 4.691 cc e il cambio a 6 rapporti è gestito attraverso i bilancieri posti dietro il volante.

Alfa Romeo 8c

Alfa Romeo Montreal

Ma accanto alle auto da corsa, l’Alfa Romeo realizza anche modelli da strada eleganti e ricercati che si presentano con il cofano lungo e l’abitacolo piccolo: basta dare loro una sola occhiata per coglierne tutta la potenza! Bella ed emozionante, ad esempio, è l’auto presentata sul finire degli anni Sessanta all’Esposizione Universale di Montreal. La casa partecipa all’evento, appunto, con il prototipo Alfa Romeo Montreal, che monta la meccanica della Giulia su una carrozzeria Bertone disegnata da Marcello Gandini. Le sue linee comunicano grinta e velocità al primo sguardo: il cofano si presenta prominente e abbassato e i fari sono nascosti dalle griglie. Il montante è provvisto di feritoie che snelliscono il design, mentre la coda è alta e corta. Il grande successo che riscuote all’Esposizione spinge i vertici del Biscione ad avviarne la produzione, montando però l’8 cilindri dell’Alfa Romeo 33 Stradale: questo comporta alcune radicali modifiche meccaniche ed estetiche. Dopo la presentazione del coupé al Salone di Ginevra nel 1970, prende il via la produzione e arrivano le nuove vetture dotate di alzacristalli elettrici e condizionatore. La cilindrata è di 2.593 cc, il cambio dispone di 5 rapporti ZF e sono presenti quattro freni a disco autoventilanti e servofreno − per l’epoca, un assetto decisamente all’avanguardia! La Montreal è una sportiva a due posti più due, che arriva a 100 km/h in 7 secondi e ha una velocità massima di 224 km/h. Nel rispetto delle norme anti-inquinamento americane degli anni Sessanta, viene dotata di un sistema di iniezione meccanica realizzato dall’Azienda Spica. La coupé Alfa Romeo Montreal presenta le seguenti dimensioni: 1.20 metri di altezza, 4.20 metri di lunghezza e 1.60 metri di larghezza. La bella plancia accoglie i comandi elettrici dei vetri, degli indicatori di direzione e del condizionatore. Lo specchietto retrovisore − unico − è posto dal lato di chi guida. Come altre “colleghe” del tempo, è dotata di starter che agevola l’avvio del motore: una volta partiti, il cambio regala performance di alta precisione. Le linee equilibrate ed eleganti la rendono la quinta auto tra quelle che possono essere considerate le più belle. Ma la produzione si ferma a soli 3.925 esemplari. La Montreal, vettura decisamente prestigiosa penalizzata dalla crisi petrolifera degli anni Settanta, è ancora oggi un capolavoro di estetica e di meccanica.

Alfa Romeo 6C 1750 GS

Tra le macchine d’epoca più emblematiche della casa, è impossibile poi dimenticare la Alfa Romeo 6C 1500 SS: appartenente alla serie Alfa 6C, fu prodotta in differenti versioni dal 1924 al 1950. Gli “alfisti” si appassionano presto a questa 6 cilindri che inizialmente sprigiona una potenza di 44 cv. In breve tempo, con il passaggio dal motore monoalbero alla testata con doppio albero a camme, si arriva all’Alfa Romeo 6C 1500 SS da 1.487 cc: vettura più spinta che permette a Giuseppe Campari di vincere la Mille Miglia nel 1928. Nel biennio che segue (1929 e 1930), il trionfo viene replicato con la 6C 1750 SS − guidata dai piloti Campari e Ramponi − e con la 6C 1750 GS − con la coppia Nuvolari-Guidotti. Negli stessi anni sono prodotte anche le configurazioni Sport e Turismo. Le cilindrate continuano ad aumentare fino ad arrivare alla 6C 2500, l’ultimo modello presentato. La Freccia Oro è una berlina a 5 posti con cambio a 4 marce, che raggiunge i 155 km/h. Elegante e ricercata, nella versione speciale 6C 2500 Super Sport (SS) si aggiudica la Coppa d’oro al Concorso Eleganza Villa d’Este nel 2011. La versione Super Sport è un coupé a due porte con cilindrata di 2.443 cc e con velocità massima di 177 km/h. La meccanica comprende un motore a 6 cilindri, la trazione posteriore e i freni a tamburo idraulici.

Giulietta Spider

Arriviamo così a un’altra auto-icona del marchio: la bella e vivace Giulietta Spider, prodotta tra il 1959 e il 1962. Disegnata da Franco Martinengo dietro commissione della carrozzeria torinese Pininfarina − e ispirata alla Lancia Aurelia Spider −, presenta linee da cabriolet e interni con finiture curate nel dettaglio; nel corso della produzione, il parabrezza panoramico viene sostituito da quello piatto. La Giulietta Spider decappottabile dispone di 65 cv, che diventano 90 nella versione Veloce: la prima serie vede un’elegante moquette ricoprire il tunnel e la leva del cambio con cuffia alla base. Il tachimetro arriva a 180 nella Spider e a 220 nella Veloce. Il motore è un 4 cilindri da 1.290 cc e la trazione è posteriore: la versione viene allestita con carburatori a doppio corpo Solex 35 mentre nella Veloce i carburatori sono gli Weber 40 DCOE3. Nel 1959 prende il via la seconda serie con il passo maggiorato (2250 mm), che impone un nuovo disegno del tetto, mentre le luci posteriori sono complete di indicatori laterali di direzione. Cambiano gli interni: il sedile è regolabile e il cambio ha un assetto più corto. Le variazioni apportate al motore permettono di raggiungere una maggiore velocità: infatti, mentre la Spider passa da 0 a 100 km/h in 14 secondi, alla Veloce ne bastano 11. Con la terza serie, datata 1961, diventano evidenti le modifiche stilistiche ai fari posteriori (più grandi) e ai parafanghi (più larghi). Gli interni presentano rivestimenti più eleganti e un differente specchietto retrovisore; cambia, inoltre, l’ubicazione del posacenere cromato, che viene ora a trovarsi sulla plancia. Dal 2010 l’Alfa Romeo 147 viene sostituita dalla nuova Alfa Romeo Giulietta, che, staccandosi dallo stile delle Alfa allora in produzione, riprende le linee della Giulietta e della Giulia degli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel 2017 la Giulietta SS Prototipo disegnata da Franco Scaglione si è aggiudita il titolo di Best of Show al Concorso d’Eleganza Villa d’Este. Da questo prototipo furono poi prodotti poi 1.350 circa esemplari fino al 1962.

Alfa Romeo Giulietta Speciale

Giulia Alfa Romeo GTA

Le diverse versioni GTA ci hanno presentato vetture che sono rimaste nella storia dell’automobilismo, oltre che per le prestazioni, anche per la bellezza “regale” del design esterno ed interno. Le Gran Turismo Alleggerito sono diventate un mito e tutte meritano di essere ricordate. È impossibile non menzionare la Giulia Alfa Romeo GTA presentata al Salone di Amsterdam nel 1965. La vettura progettata dall’ing. Carlo Chiti − direttore di Autodelta − viene prodotta sulla base della coupé Giulia GT, che a sua volta derivava la propria meccanica da quella della Giulia. Le linee non variano, ma viene profondamente modificato l’assetto interno, da cui scompaiono le poltrone posteriori (sostituite da una seduta più piccola). Il problema di quest’auto era infatti il poco spazio disponibile per gli occupanti del sedile di dietro, che risultava inferiore a quanto richiesto dal regolamento delle competizioni europee. Al Salone dell’Automobile di Amsterdam, nel 1965, viene presentata una vettura dal peso nettamente inferiore ai 950 kg della Giulia Sprint GT: la nuova Alfa Romeo GTA ne pesa, infatti, solo 745. A questo alleggerimento hanno contribuito tanto i vetri in plexiglass quanto le lamiere in Peraluman 2 (una lega composta da alluminio, manganese e zinco, che fa perdere alla vettura ben 200 kg). I propulsori da 1.570 cc e i carburatori Weber DCOE 45, poi, la rendono ancora più scattante. Tra il 1966 e il 1972 la Giulia GTA vince i campionati europei Turismo aggiudicandosi 4 titoli Piloti e 5 Costruttori. Nel 1967 viene realizzata la versione SovraAlimentata (SA), con motore che sprigiona 220 CV a 7.500 giri/minuto e fa segnare al tachimetro una velocità massima di 230 km/h. Volendo partecipare anche a competizioni in cui è richiesta una cilindrata inferiore, nel 1968 i vertici dell’Alfa Romeo presentano la GTA 1300 Junior con motore 1.300 da 165 cv. La potenza cresce a 180 cv, grazie all’adozione della testa a sedici valvole con cui raggiunge i 180 cv a 9300 giri. La trazione è posteriore e il cambio dispone di 5 marce. Fino al 1975 vengono prodotti 447 esemplari della vettura, di cui 300 da competizione. Oltre ad aver collezionato numerosi premi, questo modello ha anche battuto diverse auto da competizione di potenza superiore − come è accaduto, per esempio, sul circuito spagnolo di Jarama con la Ford Capri. La storia di questa Alfa Romeo prosegue con l’arrivo della GTAm sviluppata da Autodelta, che utilizza la 1750 GT Veloce per realizzare le nuove 1750 e 2000 GTAm. L’iniezione diventa indiretta e la cilindrata è di 1779 cc con potenza di 210 cv: nel 1970 le auto si fregiano del titolo europeo. I successivi sviluppi vedono la GTAm con 2.000 cc e una potenza che arriva a 230 cv.

Alfa Romeo Duetto

Una delle più belle vetture di tutti i tempi rimane l’Alfa Romeo Duetto, prodotta in 4 serie dal 1966 al 1994. Realizzata sul pianale della Giulia, ma con passo accorciato, guadagna maggiore agilità: la lunghezza passa così da 4,25 a 4,12 metri. Le linee ricordano un cefalopode, poiché presentano fiancate convesse, con la parte posteriore e quella anteriore entrambe arrotondate. Nella versione Osso di Seppia, il propulsore è da 1600 cc. Ma nel 1967 esce dagli stabilimenti la versione con il motore da 1.779 cc: si tratta della 1750 Spider Veloce, cui si accompagna una versione meno potente − la 1300 Junior. La serie a Coda Tronca è realizzata tra il 1969 e il 1982: le nuove linee sono influenzate dalle moderne teorie aerodinamiche che comportano anche una modifica del parabrezza. Contagiri, contachilometri e consolle centrale richiamano le mitiche vetture sportive degli anni Settanta. La versione 1600 viene prodotta fino al 1982, e sostituita dalla terza serie dotata di spoiler, fari posteriori maggiorati e paraurti che avvolgono il muso della vettura. Il cruscotto, prima a due palpebre, diventa ad una palpebra sola e ospita tutti gli strumenti. Le motorizzazioni sono 1.600 (102 cv) e 2.000 (128 cv), e l’hard top è uno degli optional. Nel 1989 subentra la quarta serie della Alfa Romeo Duetto con interessanti novità stilistiche − come il paraurti integrato −, scompare lo spoiler e ai gruppi ottici viene data una linea più attuale. Gli interni sono beige o neri e alle tinte classiche della carrozzeria si aggiunge il giallo. In totale sono state prodotte oltre 18.000 vetture in tre versioni.

Alfa Romeo Zagato

Il campionario delle Alfa Romeo più belle comprende anche vetture come la RZ − versione roadster della SZ, costruita utilizzando il telaio della Alfa 75. Dotata di cerchi in lega e assetto ribassato, si presenta con un retro-auto alto e un muso basso e grintoso. La Zagato è una cabriolet prodotta dal 1992 al 1993 ricca di colori vibranti − come il rosso Alfa, il giallo e il nero −, che propone interni declinati nelle tinte panna, bordeaux e nero. La meccanica della vettura è composta da un propulsore da 2.959 cc e V6 a iniezione elettronica; l’accelerazione da 0 a 100 km/h copre un tempo di 7,8 secondi e la velocità massima raggiunge i 228 km orari. Con cambio a 5 marce e trazione posteriore, è stata prodotta in 278 esemplari.

Alfa Romeo Zagato

Alfa Romeo 156 Sportwagon GTA

Ed eccoci all’ultima della lista (ma non certo per importanza): la 156 Sportwagon GTA, lanciata nel 2002. Dotata di trazione anteriore, ha un motore 3.2 V6 che permette di passare in soli 6 secondi da 0 a 100 km/h, mentre la sua velocità massima arriva a 250 km/h. Si tratta di una familiare che evoca le supercar per l’efficienza dell’impianto frenante e per la precisione dello sterzo. I parafanghi maggiorati, i fendinebbia disposti verso l’esterno e i proiettori neri le conferiscono un look grintoso e “rock”. Allo stesso modo, nell’interno, il volante a tre razze, la pedaliera sportiva e i sedili da competizione ne sottolineano la matrice sportiva.