Battery swap: può essere il futuro per l’auto elettrica?

Battery swap: può essere il futuro per l'auto elettrica? 1

La costante ricerca di nuove soluzioni per aumentare l’autonomia delle moderne auto elettriche va oltre lo sviluppo di inedite tecnologie per gli accumulatori. Ed è proprio su questo punto che il mercato si divide. Da una parte chi continua a puntare sullo sviluppo delle attuali batterie, dall’altro, chi invece sostiene un approccio completamente diverso, quello del battery swap.

Di cosa si tratta

Più che di una vera e propria tecnologia, si tratta di un diverso approccio alla mobilità elettrica. Di fatto, il pacco batterie resta quello di sempre ma, una volta scarico, non ci si deve preoccupare di cercare una colonnina per ricaricare l’auto. Basta recarsi in apposite stazioni di servizio e sostituire direttamente la batteria con una carica. Un’operazione semplice (su modelli appositamente pensati per il battery swap ovviamente) che richiede soltanto pochi minuti.

Battery swap: può essere il futuro per l'auto elettrica?

I vantaggi

Secondo chi su questa soluzione ci ha puntato già da tempo, il battery swap può rappresentare un approccio concreto alla mobilità a zero emissioni. Da un lato, infatti, ci si libera dal problema di dover cercare una colonnina libera e, soprattutto, delle lunghe soste legate alla ricarica. Ma non è tutto. Sostituendo la batteria una volta scarica, infatti, si evita di sovraccaricare la rete elettrica negli orari di punta, ovvero quando la maggior parte degli automobilisti “alla spina” sono fermi per ricaricare. Un vantaggio porterebbe quindi allo snellimento dell’infrastruttura di ricarica, con relativi un importante contenimento dei costi.

Gli svantaggi

Ma non sono tutte rose e fiori. Sono molte le aziende che hanno subito preso le distanze da questa soluzione, tra le quali spicca sicuramente Tesla. Il brand americano sostiene che quella del battery swap non possa essere una strada percorribile per rendere la mobilità a zero emissioni davvero fruibile. Il motivo è di natura tecnologica. Negli ultimi anni, infatti, le tecnologie legate alle moderne batterie sono cresciute in maniera esponenziale. Oggi una batteria è in grado di garantire un’efficienza in termini di prestazioni e di autonomia molto elevati, a fronte di dimensioni sempre più contenute. Inoltre, con la prospettiva di passare presto allo stato solido, ecco che il concetto di “ansia da autonomia” potrebbe sparire. Inoltre, per far si che questo sistema funzioni occorre che venga stabilito uno standard che uniformi le batterie realizzate da tutti i produttori. Solo in questo modo può essere ipotizzabile la realizzazione di una rete di strutture per il battery swap, perché solo così le batterie delle auto sarebbero tutte uguali e facilmente sostituibili, indipendentemente dal modello sul quale sono montate.

Nio ET5: prezzi, dimensioni e caratteristiche 1

Alcuni esempi

In Europa e negli Stati Uniti la soluzione del battery swap stenta a decollare, ma in Cina sembra invece prendere sempre più piede. Nel paese del Dragone il battery swap è nato nel mercato delle biciclette, riuscendo ad affermarsi in maniera molto decisa grazie alla creazione di uno standard che ha uniformato le batterie di tutti i costruttori. Oggi in Cina è infatti possibile acquistare una bicicletta elettrica senza batteria, per poi montarla in un secondo momento. Ma biciclette a parte, la pratica della sostituzione della batteria scarica è arrivata anche la mondo delle due ruote. Per i piccoli scooter da città per la precisione e ora anche qualche brand automobilistico si è detto interessato. Tra questi spicca Nio, che attualmente possiede oltre 800 stazioni per lo scambio delle batterie in Cina e ne ha appena aperta una in Europa.

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno 2

Per quanto possa venire naturale pensare alle vetture ibride ed elettriche come alla più forte espressione della moderna tecnologia, questo sistema affonda le sue radici agli inizi del secolo scorso. Era il 1900 quando a Parigi veniva presentata la Lohner-Porsche. Il primo veicolo ibrido della storia. Era spinto da due motori elettrici posizionati sulle ruote anteriori e alimentati da un pacco batterie, che dipendeva a sua volta da un motore a benzina. Il lancio della vettura creò grande scalpore anche grazie alla sua partecipazione a diverse competizioni. L’evoluzione di questo modello, la Lohner “Semper Vivus”, sfruttava il medesimo schema della Lohner-Porsch, ma puntando su un powertrain 100% elettrico.  Ma il suo prezzo elevato non le permise di affermarsi sotto il profilo commerciale, mentre la convenienza economica delle auto con il solo motore termico, escluse la propulsione ibrida ed elettrica dal mercato per quasi un secolo.  Negli ultimi trent’anni, però, la crescente preoccupazione per inquinamento del pianeta ha riportato il sistema ibrido alla ribalta.

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno 1

La prima della specie

Ma c’è stato un modello che, cronologicamente, è venuto ancora prima della Lohner-Porsche. era il 1884 e Thomas Edison presentava al mondo la prima vettura completamente elettrica della storia. Questa era alimentata da quello che venne battezzato come Generatore Piromagnetico che, di fatto, funzionava come un alternatore ma al contrario. L’energia, invece, veniva stipata all’interno di una batteria Nichel-Alcalina più compatta, leggera e affidabile di quelle al piombo in uso all’epoca. Il modello era in grado di percorrere fino a 170 km con una carica completa, ad una velocità massima di 40 km/h. Ad inizio secolo l’entusiasmo intorno all’elettrico era tanto. In molti puntavano su questo tipo di alimentazione, al punto che nel 1899 l’auto più veloce al mondo era proprio un’elettrica. Si trattava della “Jamais Contente”, che nel 1899 superò per la prima volta il muro dei 100 km/h.

I primi esperimenti moderni

Tuttavia, il costo di produzione del pacco batteria e l’efficienza ridotta di questa, misero un freno allo sviluppo delle auto elettriche, decretando così il successo delle più economiche vetture alimentate a benzina. Per quasi cento anni, quindi, il mondo della mobilità rimase legato all’utilizzo di combustibili fossili, fatta eccezione per alcuni sporadici test condotti da alcuni costruttori. Tra questi ricordiamo Fiat, che nel 1972 presentava la X1/23, una microcar a due posti con un motore elettrico da 10 kW montato sull’asse anteriore, un peso di appena 820 kg per un’autonomia di 70 km.

La storia dell’elettrico: 100 anni prima del ritorno

Si inizia a fare sul serio

Ma è solo negli anni Novanta che i costruttori iniziano a guardare all’elettrico come una vera strada per il futuro per la mobilità. In questo periodo, infatti, in molti si cimentano nella produzione di modelli in piccola serie, andando quindi oltre lo stato prototipale. Tra questi c’è ancora una volta Fiat con la Panda Elettra, alimentata da una batteria al piombo e da un motore da 14 kW per un’autonomia di 100 km/h. Dopo di lei arrivarono la Cinquecento e la Seicento Elettra, entrambe con un’autonomia di 100 km. Anche Mercedes negli anni Novanta puntò sull’elettrico con la 190E Elektro. Era alimentata da una batteria al cloruro di sodio e nichel che dava energia a due motori posteriori per una potenza totale di 44 CV. L’autonomia era di 250 km, mentre la velocità massima raggiungeva i 130 km/h. Il resto è storia dei nostri tempi.

 

 

Kia e-Soul: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Kia e-soul

Arrivata alla seconda generazione, la Kia e-Soul continua a farsi strada nel mercato europeo e mondiale dei veicoli elettrici. Il crossover coreano a emissioni zero ha introdotto a listino la versione Long Range, con un’autonomia dichiarata che può arrivare a 452 km. L’auto viene offerta in tre allestimenti con dotazioni particolarmente ricche, soprattutto in fatto di sicurezza, comfort e aiuti alla guida.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Kia e-Soul:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 224/1.339 litri
 Alimentazioni Elettrica
 Classe
 CV/kW (da) 136/100
 Prezzo (da) 34.950 €

kia soul usata
kia soul usata

INDICE
Novità 2022
Dimensioni
Esterni
Interni
Motorizzazione
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzo

Kia ha presentato un nuovo restyling del suo celebre crossover compatto negli Stati Uniti, che porta al debutto diversi elementi innovativi sia negli esterni che nell’abitacolo. Sul frontale spiccano la nuova mascherina, l’inedito disegno dei gruppi ottici Led e dei fendinebbia, mentre il retro resta simile alla vecchia generazione, per quanto anche qui vengano aggiornati i fari Led

Si registrano dei cambiamenti significativi anche a livello di tecnologie a bordo: entrando nell’abitacolo si nota subito il nuovo sistema di infotainment con schermo touch da 10,25″. E, per gli allestimenti più ricchi, saranno disponibili anche sistemi di sicurezza e assistenza alla guida di ultima generazione, come l’Highway Drive Assist, il Blind Spot Collision Avoidance, il Forward Collision Avoidance (con riconoscimento di pedoni e ciclisti), il Rear Cross Collision Avoidance e il Lane Keeping Assist. Il restyling dovrebbe debuttare in estate negli USA, ma Kia sta ancora valutando se farlo approdare anche nel Vecchio Continente, dove in ogni caso dovrebbe essere lanciato solo nella sua variante elettrica.

La nuova Kia e-Soul ha delle proporzioni importanti, che le donano un aspetto imponente. La lunghezza e la larghezza oscillano rispettivamente tra i 418 e i 422 cm (se si opta per il SUV Pack) e i 160 cm e i 260 cm, mentre l’altezza si attesta sui 160 cm per le due versioni. Il passo da 2 metri e 60 cm permette poi al veicolo di avere un buono spazio nell’abitacolo, con un bagagliaio che registra una capacità minima di 224 litri e una massima (con sedili abbattuti) di 1.339 litri.

Dimensioni
Lunghezza 4.185 mm
Larghezza 1.800 mm
Altezza 1.605 mm
Passo 2.600 mm

kia soul usata
kia soul usata

Come spesso accade per le vetture elettriche, lo stile che emerge dagli esterni della nuova Kia e-Soul è minimale, fatto di elementi e linee essenziali. Sul frontale spicca l’elemento orizzontale in cui sono inseriti i gruppi ottici. Nella sezione inferiore si trovano due grandi prese d’aria centrali, circondate da un profilo trapezoidale cromato, al cui fianco si inserisce una seconda fila di fari. Nella sezione superiore spicca invece il grande parabrezza, che fa risaltare i sottili montanti laterali.

Guardando l’auto lateralmente, si nota invece la linea spezzata che si crea nella parte superiore, che dona a veicolo un aspetto squadrato, mentre i volumi degli sportelli vengono messi in risalto dagli importanti paraurti e dalle nervature sopra ai passaruota. Il retro riprende la forma trapezoidale già tracciata dalle prese d’aria anteriori e la stessa geometria viene usata per l’inserto dei fari, disposti ad L specularmente sui lati del grande lunotto posteriore.

Entrando nell’abitacolo della nuova Kia e-Soul si nota subito il tripudio di tecnologie tipico dei veicoli elettrici. Dietro il volante fa capolino lo schermo da 7 pollici del quadro strumenti che integra la strumentazione analogica e, se si opta per il SUV Pack, l’Head Up display. Al centro della plancia si trova invece il touchscreen da 10,25 pollici dell’infotainment, compatibile con Android Auto e Apple CarPlay e con Kia Navigation System integrato. Al di sotto si trovano i controlli del clima automatico, mentre tra i sedili trova posto il selettore di marcia e quello per le modalità di guida.

La nuova Kia e-Soul vanta anche un’ottima dotazione di serie per quanto riguarda dispositivi di sicurezza e di assistenza alla guida. Inclusi nel prezzo il cruise control con stop&go, il sistema di regolazione automatica dei fari, i sensori di parcheggio anteriori e posteriori, frenata di emergenza con riconoscimento vetture, pedone e ciclisti, guida autonoma di II livello, monitoraggio angolo cieco e veicoli in avvicinamento in retromarcia, rilevatore stanchezza del conducente, chiamata d’emergenza automatica e molto altro ancora.

La nuova Kia e-Soul viene offerta in due configurazioni, che si distinguono in base alla capacità della batteria. La versione Mid Range, con batteria da 39,2 kWh, sprigiona un massimo di 136 CV e scatta da 0 a 100 km/h in 9,9 secondi. Il modello Long Range beneficia della potente batteria da 64 kWh, che eroga un massimo di 204 CV e raggiunge i 100 km/h in soli 7,9 secondi.

kia soul usata
kia soul usata

La versione Mid Range, con batteria da 39,2 kWh, dichiara un consumo di 156 Wh/km, per un’autonomia su ciclo combinato di 276 km (ne dichiara 407 su ciclo medio urbano). La versione Long Range, con batteria da 64 kWh, ha consumi paragonabili (157 Wh/km) alla Mid Range ma percorre fino a 452 km su ciclo combinato e sfiora i 648 km su ciclo medio urbano. Buoni anche i tempi di ricarica: la versione Mid Range, quando collegata a corrente alternata da 11 kW si ricarica al 100% in 4 ore e mezza, mentre impiega 57 minuti per ricaricarsi all’80% con cavo CCS e corrente continua da 50 kW; la versione Long Range registra dei tempi maggiori, 7 ore per la ricarica AC da 11 kW e 75 minuti per la ricarica all’80% con CC da 50 kW.

Sono tre gli allestimenti disponibili per Kia e-soul:

  • Urban: l’allestimento di base prevede un’ottima dotazione, con diversi ADAS, tecnologie e comfort a bordo.
  • Style: con infotainment migliore e sedili più confortevoli.
  • Evolution: la top di gamma con head-up display e sistema audio premium.

Urban: l’equipaggiamento di serie include Sensori di parcheggio posteriori, Climatizzatore automatico, Cavo di ricarica Tipo 2, Cavo di ricarica d’emergenza con ICCB (5 m) con presa Schuko, Comando del cambio Shift by Wire, Smart Cruise Control (SCC), Drive mode select, Paddles al volante, Smart key con start button, OBC da 11 kW, Maniglie esterne in tinta carrozzeria, Cerchi in lega da 17”, Barre longitudinali al tetto, Fari anteriori Full LED, Fari fendinebbia a LED, Fari posteriori a LED, Luci diurne anteriori a LED, Retrovisori esterni con indicatori di direzione integrati a LED, Retrovisori esterni in high glossy black, Retrovisori esterni ripiegabili elettricamente, Vetri posteriori oscurati, Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori – funzione auto up/down lato guida, Sedili in tessuto, Finiture interne in high glossy black, Pianale di carico rigido, Sedili posteriori abbattibili e frazionabili con modulo 60:40, Volante rivestito in pelle, Radio DAB con schermo touchscreen da 8’’ con Apple CarPlay/Android Auto, Bluetooth con riconoscimento vocale, 3 porte USB, Retrocamera con linee guida dinamiche, Supervision cluster da 7,0”, Tweeters, Wireless phone charger, ABS, ESC, HAC, Driver Attention Warning (DAW), High Beam Assist (HBA), Kit di riparazione pneumatici, Lane Following Assist (LFA), Lane Keeping Assist (LKA), Predisposizione ISOFIX, Sistema di monitoraggio pressione pneumatici (TPMS) con indicazione pressione, Forward Collision Avoidance assist (FCA) vetture, pedoni e ciclisti.

Style: rispetto a Urban aggiunge Sensori di parcheggio anteriori e posteriori, Maniglie esterne cromate, Protezione sottoscocca anteriore in vernice silver e modanature laterali nere, Sedili anteriori riscaldabili, Sedili in tessuto e pelle artificiale, Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori – funzione auto up/down & safety anteriori, Maniglie interne satinate, Volante riscaldabile, Kia Navigation System DAB con schermo touchscreen da 10,25’’, Apple Car Play/Android Auto, 1 anno di aggiornamenti mappe Over-the-air gratuiti, Retrovisore interno elettrocromatico, Sensore pioggia, Blind-spot Collision Avoidance Assist (BCA), Rear Cross Collision Avoidance Assist (RCCA).

Evolution: rispetto a Style aggiunge Pompa di calore, Sedili anteriori regolabili elettricamente, Supporto lombare elettrico lato guida a due direzioni, Sedili anteriori e posteriori riscaldabili, Sedili anteriori ventilati, Sedili in pelle, Head-Up display, Sistema audio premium Harman Kardon.

  • Autonomia: le potenti batterie della nuova Kia e-Soul le regalano un’autonomia di tutto rispetto, che permette di usarla per qualsiasi necessità.
  • Equipaggiamento: il veicolo può contare su un’ottimo assortimento di dotazioni offerto in tre livelli di allestimento, completi sia in fatto di Adas che in comfort interni.
  • Guida autonoma di livello 2: l’auto conta su innovativi dispositivi tecnologici che aiutano il conducente durante il viaggio.

Ecco il listino prezzi della Kia e-Soul aggiornato ad aprile 2022:

Kia e-Soul Prezzo
Mid Range 39,2 kWh 34.950 €
Long Range 64 kWh 39.950 €

Auto termiche addio: tutti gli stati che hanno deciso di vietare Diesel e benzina

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Che il mondo dell’auto stia andando verso un futuro a zero emissioni è ormai noto a tutti. Tuttavia, la strada per raggiungere l’obiettivo fissato dalla Commissione Europea è ancora molto lunga e irta di ostacoli. Nel corso della Cop26, la ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, svoltasi a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, sono stati fissati i parametri da rispettare per raggiungere quattro obiettivi fondamentali: accelerare l’eliminazione graduale del carbone, ridurre la deforestazione, incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili e, naturalmente, accelerare il passaggio ai veicoli elettrici.

Dal 2035 solo elettrico

Proprio a riguardo della mobilità a elettrica, è stato creato un Consiglio perla transizione ai veicoli elettrici che riunisce diversi governi e rappresenta oltre la metà dell’attuale mercato automobilistico mondiale. Proprio attraverso questo Consiglio sono stati stilati i regolamenti che hanno dato vita ad una vera e propria road map da seguire per raggiungere l’indipendenza dai combustibili fossili nell’auto a partire dal 2035. Nei mercati avanzati, infatti, entro il 2035 tutte le auto e i furgoni venduti dovranno essere a zero emissioni, limite che si sposta al 2040 per tutti gli altri mercati. Le stesse case automobilistiche dovranno vendere esclusivamente modelli a zero emissioni entro il 2035. Anche le aziende dotate di una flotta dovranno utilizzare unicamente veicoli a zero emissioni entro il 2030 o prima.

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Non tutti sono d’accordo

L’obiettivo è lodevole, tuttavia, non tutti nel mondo condividono le tempistiche decise dalle Nazioni Unite per raggiungerlo. La Cina, ad esempio, ha recentemente aumentato la produzione di carbone e ha dichiarato che raggiungerà l’obiettivo di decarbonizzazione soltanto nel 2070. L’India ha fissato la stessa data, mentre la Russia lo farà nel 2060. In generale, i paesi oggi in via di sviluppo sono restii ad accettare la time line imposta d’alla Commissione Europea.

L’elenco aggiornato

Ad ogni modo le nazioni che hanno sottoscritto l’impegno sono comunque molte. Molte delle quali anche extraeuropee. Ecco la lista completa.

  • Austria
  • Azerbaigian
  • Belgio
  • Cambogia
  • Canada
  • Capo Verde
  • Cile
  • Cipro
  • Croazia
  • Danimarca
  • El Salvador
  • Finlandia
  • Germania
  • Irlanda
  • Islanda
  • Israele
  • Liechtenstein
  • Lituania
  • Lussemburgo
  • Malta
  • Norvegia
  • Nuova Zelanda
  • Olanda
  • Polonia
  • Santa Sede
  • Slovenia
  • Svezia
  • Regno Unito
  • Uruguay

In Italia

L’Italia ha una posizione che potremmo definire “borderline” rispetto alla questione. Secondo il Ministro Giancarlo Giorgetti “il futuro dell’automotive in Europa non può essere unicamente elettrico” e per questo motivo propone una revisione del pacchetto proposto dalla Commissione Ue. Dello stesso parere è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, mentre più a favore è Enrico Giovannini, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile.

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Il processo di transizione energetica che ha investito del mondo dell’automotive sta cambiando gli equilibri anche di tutte quelle realtà che, in gergo tecnico, si definiscono dell’indotto. Non è soltanto l’automobile in quanto tale a cambiare, ma anche tutto ciò che le ruota intorno. Uno dei settori chiamati ad affrontare un importantissimo cambiamento è quello dell’industria petrolifera. L’abbandono dei carburanti fossili è destinato a portare alla progressiva estinzione dei distributori di carburante se questi non trovano il modo di adeguarsi i tempi e cavalcare così questa fase di elettrificazione. Tra chi è riuscito a trovare la chiave di lettura più economicamente remunerativa c’è Shell.

Crescita sull’onda delle EV

La big del petrolio anglo-olandese sta ampliando il suo pacchetto di prodotti e servizi, prevedendo l’istallazione di colonnine di ricarica presso le sue stazioni di servizio distribuite in tutto il mondo. L’obiettivo ultimo è quello di attivare 500.000 punti di ricarica entro il 2025. Un obiettivo ambizioso, al quale Shell sta lavorando ormai dal 2019 e che la porterà a trasformarsi in una vera e propria società di servizi legati al mondo della mobilità a zero emissioni.

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La rete si evolve

L’installazione delle colonnine presso i distributori si inserisce in una più ampia politica di crescita aziendale, che nel corso dei prossimi anni porterà ad ampliare la rete dalle attuale 46.000 stazioni di servizio alle 55.000 entro i prossimi tre anni. Il che porterà ad un importante aumento dei clienti che passeranno da 30 milioni a 40 milioni, portando ad un aumento di fatturato da 4,5 miliardi a 6 miliardi.

Dove tutto è cominciato

Il lavoro sul fronte dell’elettrificazione da parte di Shell è cominciato a Singapore nel 2019 con l’installazione di una serie di colonnine di ricarica con una potenza di 50 kW in dieci stazioni di servizio. Nel corso dello stesso anno la big del petrolio ha installato anche 34 colonnine con potenze da 50 a 150 kW anche in alcuni distributori in Inghilterra.

La situazione in Italia

Ma Shell non è l’unica a muoversi in questo settore. Nel nostro Paese IP ha sottoscritto una partnership con Enel X per l’installazione di colonnine fast da 350 kW in alcune delle sue stazioni di servizio. Lo stesso è stato fatto anche da Q8 che, in più, ha anche avviato una collaborazione diretta con Porsche.

Come funziona un ecosistema a impatto zero per la propria casa

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 1

Il passaggio all’auto elettrica ha cambiato profondamente il nostro modo di approcciarci alla mobilità, arrivando a modificare il nostro stesso modo di vivere. Acquistare un’auto elettrica, oggi, significa entrare un vero e proprio ecosistema di servizi in cui tutto ruota intorno al concetto di sostenibilità.

Il ruolo dei costruttori

Non stupisce, dunque, che un po’ tutti i principali costruttori automobilistici stiano oggi lavorando non soltanto allo sviluppo di nuovi modello a zero emissioni, ma anche e soprattutto alla messa a punto di sistemi e servizi in grado di aiutare gli automobilisti a creare un contesto davvero green all’interno del quale vivere la loro nuova automobile elettrica.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 2

Una casa a impatto zero

Uno degli ambiti nei quali, ad oggi, si stanno concentrando i maggiori sforzi dei costruttori, sono le abitazioni. In molti stanno mettendo a punto dei veri e propri ecosistemi domestici per le abitazioni in grado di rendere le case quanto più energeticamente indipendenti e in grado di supportare la ricarica delle moderne auto elettriche. Tra i brand più attivi su questo frangente troviamo Tesla e Hyundai. Proprio il costruttore coreano sarà il primo a lanciare un ecosistema energetico pensato per la casa negli Stati Uniti con il nome di Home, battendo sul tempo il Tesla Energy. Home di Hyundai è costituito da una serie di pannelli solari posizionati sul tetto dell’abitazione che interagiscono con una batteria di accumulo agli ioni di litio e una wallbox domestica. Proprio quest’ultima può contare su una potenza di 240 Volt, che si traduce in una maggiore velocità di ricarica rispetto alle convenzionali prese da 110 Volt, risultando così più veloce dalle tre alle sette volte.

Scambio di energia

Guardando ancora più avanti, grazie ai sistemi V2G di cui abbiamo già parlato, in futuro le auto saranno in grado di “scambiare” attivamente energia con le abitazioni. In questo modo il flusso di energia verso la vettura può essere modificati in base alle condizioni della rete in quel dato momento. E non è tutto. In caso di necessità, infatti, la vettura può cedere parte della sua energia alla batteria di accumulo della casa, che la utilizzerà poi per alimentare i dispositivi in quel momento necessari all’interno dell’abitazione.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 3

Si fa sempre un gran parlare di cosa succede quando una batteria non è più in grado di garantire energia sufficiente per muovere un’auto elettrica. Il tema dello smaltimento degli accumulatori è sicuramente di primaria importanza soprattutto in questa “fase iniziale” di questa transizione ecologica. Tuttavia, prima di arrivare al riciclaggio della batteria, esistono una moltitudine di secondi utilizzi in grado di regalare alla batteria una seconda vita.

Quando una batteria non è più utile all’auto

Ma andiamo con ordine e capiamo insieme quando una batteria va riciclata. Quando l’efficienza dell’accumulatore e quindi la sua capacità di immagazzinare e cedere energia scende sotto l’80%, allora questo non è più utilizzabile su un’automobile. La vita di una batteria, infatti, viene scandita da una serie di cicli di carica e scarica e sono proprio questi a determinarne il deterioramento. Tuttavia, una batteria all’80% dell’efficienza non è necessariamente da riciclare. Esistono tutta una serie di secondi impieghi in cui può trovare applicazione, soprattutto in ambito industriale. Vediamo quelli principali.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie

Accumulatori industriali

Esistono già degli esempi anche sul territorio europeo in cui le batterie sono state utilizzate come accumulatori industriali. Di fatto, vengono utilizzate per immagazzinare l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico o eolico (ad esempio) per poi essere utilizzata nei momenti in cui la produzione raggiunge picchi importanti nella richiesta di energia. Con questo tipo di applicazione le batterie possono contare su un ciclo di vita molto lungo dal momento che qui i tempi di carica e scarica sono molto lunghi rispetto a quelli dell’auto, abbattendo drasticamente il decadimento delle prestazioni della batteria.

Gruppi di continuità

Un altro interessante indirizzo d’impiego delle batterie è quello in gruppi di continuità. Questi possono essere utilizzati in aziende o ospedali per garantire continuità nell’erogazione della corrente anche in caso di black out, con il vantaggio di non aver bisogno di fonti esterne di alimentazione per funzionare come gas o carburanti liquidi con i quali lavorano i tradizionali generatori.

Ripristino

In ultimo, prima di pensare allo smaltimento, si può ipotizzare il ripristino della batteria. Si tratta di un processo delicato, ma che permette di sostituire solo alcune delle componenti che costituiscono l’accumulatore per riportarlo al suo stato di efficienza originale. Una delle primissime aziende ad offrire questo tipo di servizio è stata la 4R Energy Corporation, una joint-venture tra Nissan e Sumitomo Corporation.

Auto elettrica: come si ricicla una batteria

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio 3

Dopo il tema dell’autonomia, quello del riciclaggio e lo smaltimento delle batterie esauste è uno dei temi principali quando si parla di auto elettriche. In tanti, infatti, oggi si chiedono come verranno trattati i tanti materiali inquinanti presenti all’interno delle batterie a un volta che queste raggiungeranno la fine del loro ciclo di vita, sollevando anche non poche polemiche e preoccupazioni ambientali.

La verità, però, è che già oggi esistono molte aziende specializzate nello smaltimento dei vecchi accumulatori agli ioni di litio. Ma c’è di più. Nel 2020 la domanda globale di batterie è stata di 282 GWh. Ci si aspetta che entro il 2030 questa cifra salga a 3.500 GWh. Per questo motivo, è logico pensare che convenga a tutti recuperare tutto il litio, il cobalto e il nichel possibile dalle attuali batterie in circolazione per poter rispondere alla sempre maggiore richiesta di nuove batterie.

Un lavoro in tre fasi

Ma andiamo con ordine e vediamo insieme quali sono i processi che permettono di riciclare le batterie agli ioni di litio delle moderne auto elettriche. Di base, sono tre le fasi in cui si divide questo lavoro.

  • Smontaggio della batteria
  • Recupero dei materiali riutilizzabili
  • Purificazione dei materiali

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio

Fase 1

Nella prima fase del lavoro le batterie raccolte vengono attentamente aperte e smontate suddividendo tutti i singoli componenti quali moduli e celle. A questo punto i componenti vengono messi in sicurezza per ridurre al minimo i rischi di reazioni durante il processo di riciclaggio. Fatto questo si passa alla “frantumazione meccanica” e vengono così recuperati materiali quali ferro, rame e alluminio.

Fase 2

A questo punto, attraverso due particolari processi vengono estratti i materiali preziosi che costituiscono la batteria. Attraverso la tecnica della pirometallurgia si recuperano elementi come nichel, cobalto e rame, liquefacendo i componenti della batteria ad alta temperatura. Attraverso l’idrometallurgia, invece, si recuperano metalli puri liquefacendo i componenti della batteria ad alta temperatura.

Face 3

Completato questo processo, l’ultima fase è quella della purificazione dei materiali. Al termine delle due fasi precedenti, infatti, i materiali risultanti non sono ancora perfettamente riutilizzabili e necessitano quindi di essere purificati. In questa fase i materiali vengono trattati da fonderie specializzate, in grado di riportare gli elementi alla loro forma più pura.

La ricarica in autostrada: per l’Italia sogno o realtà?

Auto elettrica: ecco come funziona la ricarica wireless 1

L’abbiamo detto tante volte, uno dei nodi cardine intorno al quale si sviluppa l’attuale diffusione dell’auto elettrica è quello della ricarica. Le moderne auto elettriche non sono ancora in grado di assicurare autonomie in grado di soddisfare le esigenze di mobilità di chi ha bisogno di percorrere tanti chilometri. Per questo motivo, poter contare su un’infrastruttura di ricarica diffusa e performante è fondamentale per poter affrontare davvero questa transizione verso l’elettrico. Infatti, da qualche anno a questa parte in Italia si sta lavorando alla definizione di un importante piano di sviluppo della rete di ricarica che prevede, tra le altre cose, l’istallazione di molti punti di ricarica sulle nostre autostrade.

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche

La situazione attuale

Allo stato attuale, secondo un’analisi condotta da Motus-E, sono 118 i punti di ricarica presenti sulle strade ad alta viabilità italiane. Di questi il 22% è a corrente alternata e con potenza inferiore o uguale a 43 kW. Il 78%, invece, è a corrente continua e con potenza superiore ai 43 kW. Di questi, circa la metà (il 48%) ha una potenza pari o superiore a 150 kW. Numeri quindi ancora molto bassi per permettere a chi ha un’auto elettrica di poter affrontare un viaggio lungo in tempi ragionevolmente simili a quelli richiesti per il medesimo spostamento con un’auto ad alimentazione tradizionale.

Auto elettrica: ecco come funziona la ricarica wireless 2

Il progetto madre

Ad oggi sono molte le aziende e i progetti attivi sul fronte della ricarica in autostrada. Uno dei più importanti è quello messo a punto da Free To X, una startup del gruppo Autostrade per l’Italia (Aspi) attualmente i cantieri aperti sono diciassette con l’obiettivo di portare “una copertura uniforme da Nord a Sud della rete di ricarica elettrica nelle aree di servizio”. Il progetto prevede l’istallazione di 100 stazioni di ricarica entro l’estate del 2023, a fronte di un investimento di 75 milioni di euro, installando sei o sette punti di ricarica al mese da qui al prossimo anno. Tutte distanti al massimo 50 km l’una dall’altra.

Parola dell’Antitrust

Intanto l’Antitrust è intervenuta sul tema dettando alcune linee guida da seguire per la realizzazione di questa nuova infrastruttura di ricarica autostradale. Secondo l’Agcom, ogni struttura di ricarica deve essere costituita da almeno due operatori, in modo da permettere agli automobilisti di confrontare le tariffe e scegliere quella più conveniente. Inoltre, ogni punto di ricarica deve avere una potenza di almeno 100 kW. In questo modo i tempi di ricarica potranno essere più simili a quelli di un normale rifornimento con un’auto benzina o Diesel.

Le stazioni di ricarica oggi disponibili

  • Secchia Ovest: A1 Milano-Napoli Km 156.5 direzione Bologna tra Allacciamento A1/A22 e Modena Nord
  • Flaminia Est: A1 Milano-Napoli Km 509.1 direzione Firenze tra Ponzano Romano – Soratte e Magliano Sabina
  • S.Zenone Ovest: A1 Milano-Napoli Km 15.1 direzione Bologna tra Melegnano e Lodi
  • Conero Ovest: A14 Bologna-Taranto Km 239 direzione Pescara tra Ancona Sud e Porto Recanati
  • Secchia Est: A1 Milano-Napoli Km 156.5 direzione Milano tra Modena Nord e Allacciamento A1/A22
  • Giove Ovest: A1 Milano-Napoli Km 481.1 direzione Roma tra Attigliano e Orte
  • Teano Ovest: A1 Milano-Napoli Km 708,4 direzione Napoli tra Caianello e Capua

Auto elettrica: con il V2G e V2L restituisce energia

Auto elettrica: con il V2G e V2L restituisce energia

Ora che il numero delle auto elettriche sta progressivamente aumentando e potrebbe ulteriormente salire nei prossimi mesi grazie al varo di una nuova tornata di ecoincentivi, in molti si chiedono come farà l’attuale infrastruttura elettrica a sostenere questa sempre maggiore richiesta di energia. La ricarica dell’auto elettrica, in effetti, apporta un’impennata di richiesta di energia alla rete che, in molti, sostengono che allo stato attuale questa non è in grado di sostenere e che, in futuro, le cose potrebbero ancora peggiorare. Ma l’auto elettrica potrebbe avere un asso nella manica: il sistema V2G

Una svolta per il futuro

Acronimo di Vehicle to Grid, il sistema V2G è in grado di “alleggerire” il carico ai danni della rete elettrica quando questa è messa maggiormente sotto sforzo. Basti pensare alle prime ore della sera, quando tutti i pendolari sono rientrati a casa e hanno attaccato la propria auto elettrica alla presa di corrente di casa o ad una colonnina. In questo momento viene richiesta un’enorme quantità di energia alla rete. Per evitare sovraccarichi viene in aiuto il sistema V2G, che racchiude in sé il concetto di ricarica bidirezionale.

Auto elettrica: con il V2G e V2L restituisce energia 1

Come funziona

Un’automobile elettrica dotata di sistema V2G è in grado non soltanto di ricevere e immagazzinare energia, ma anche di muovere questa energia in direzione opposta in modo che all’occorrenza le auto stesse possano trasformarsi in riserve a cui attingere in momenti particolarmente critici per stabilizzare la rete. Di fatto, in momento di particolare sovraccarico, la rete può assorbire parte dell’energia stipata nelle batterie delle auto in carica per compensare la richiesta di energia, per poi restituirla al veicolo in un secondo momento.

I primi test

Il sistema è ancora in fase di sperimentazione. Molti costruttori tra i quali spiccano Nissan, Hyundai e Stellantis, sono particolarmente attivi su questo fronte, con fasi di sperimentazione avanzata un po’ in tutta Europa. Tuttavia, sono molte le problematiche ad oggi ancora legate a questo sistema. In primis, il fatto che un utente potrebbe trovarsi con l’auto non sufficientemente carica in un momento di bisogno, poiché in quel momento la vettura potrebbe aver ceduto energia alla rete. E poi c’è il problema della vita utile della batteria. I moderni accumulatori hanno una vita media calcolata sulla base di un certo numero di cicli di carica e scarica. Aumentare questo numero a vettura ferma potrebbe portare ad un più veloce deterioramento della batteria ai danni dell’automobilista.

Auto elettrica: con il V2G e V2L restituisce energia 3

Il V2L

Un altro interessante strumento che invece è già disponibile su molti modelli in commercio come la Kia EV6 o la Hyundai Ioniq 5, è il sistema V2L ovvero Vehicle to Load. Anche in questo caso si tratta di un dispositivo capace di cedere parte dell’energia presente nella batteria dell’auto, ma questa volta non alla rete, bensì, in maniera molto più contenuta, ad attrezzature esterne, per venire incontro alle esigenze dell’automobilista. Attraverso un apposito adattatore, infatti, è possibile collegare all’auto praticamente ogni tipo di dispositivo elettronico, come un computer o un trapano. Si tratta di un sistema pratico che offre la stessa potenza di una presa domestica, utile soprattutto quando ci si trova lontani da altre fonti di energia. C’è poi chi si è spinto ben oltre, come Nissan che qualche anno fa con un sistema simile a questo ha alimentato un’intera abitazione per una notte.