Batterie allo stato solido: rappresentano davvero il futuro?

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Il settore dell’auto elettrica è appena agli albori, eppure, l’evoluzione tecnologica che contraddistingue questa sempre più grande fetta di mercato è in costante e velocissima evoluzione. In un batter d’occhio le tecnologie applicate alle batterie sono cambiate e si sono evolute passando dal piombo agli ioni di litio e oggi, mentre ancora l’auto elettrica viene vista da molti come un veicolo “proveniente dal futuro”, c’è chi sta già lavorando ad una nuova tipologia di batterie. Stiamo parlando delle batterie allo stato solido che, secondo molti, nel giro di pochi anni potrebbero essere pronte a prendere il posto degli attuali accumulatori agli ioni di litio.

Come funziona

Ma come è fatta una batteria allo stato solido? Di fatto il principio chimico alla base del funzionamento della batteria rimane invariato. Tutto funziona grazie ad un processo chimico che sposta un flusso di elettroni dall’anodo, la sostanza che li cede tramite ossidazione, al catodo che li riceve tramite riduzione. Ciò che cambia negli accumulatori allo stato solido è il materiale all’interno del quale scorre il flusso di elettroni. Nelle batterie agli ioni di litio questa sostanza è di tipo liquido, mentre in quelle allo stato solido, appunto, è di tipo solido. Sono molte le aziende che stanno lavorando su questa nuova tecnologia e non tutte seguono la stessa strada nella scelta del materiale per rimpiazzare l’elettrolita liquido. In molti utilizzano materiali di tipo ceramico, mentre altri puntano su strutture simili al vetro. C’è anche chi (ma sono in pochi), punta su un derivato del litio stesso, ovvero il solfuro di litio, che pare però essere molto delicato e difficile da isolare. I materiali che vanno per la maggiore, in questo momento, sono quelli di tipo ceramico.

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I vantaggi

Il passaggio alle batterie allo stato solido porterebbe con sé diversi vantaggi. Su tutti un miglioramento delle prestazioni dell’accumulatore stesso, che a parità di dimensioni rispetto ad una batteria agli ioni di litio sarebbe in grado di assicurare una capacità di immagazzinamento dell’energia superiore del 50% circa, oltre ad una maggiore rapidità in fase di ricarica. Ma non è tutto. Anche il range di temperature nel quale le batterie allo stato solido è superiore rispetto a quelle agli ioni di litio, che riescono ad essere davvero efficienti soltanto da -10 a +30 gradi. A tutto questo si aggiunge poi una minore infiammabilità e una maggiore vita utile, presumibilmente superiore agli otto anni.

  • Maggiore densità energetica
  • Maggiore velocità di ricarica
  • Maggiore durata
  • Minore rischio di incendio

Batterie allo stato solido: rappresentano davvero il futuro?

Le problematiche

Quindi, alla luce dei tanti vantaggi che abbiamo appena descritto, in molti sostengono che le batterie allo stato solido possono davvero rappresentare il futuro. Del resto, molti costruttori trai quali BMW, Volkswagen e Hyundai hanno puntato su questa tecnologia e c’è chi sostiene che i primi modelli dotati di batterie di questo tipo potrebbero arrivare su strada già nel 2025. La realtà, però, è che di problematiche da risolvere prima di poter abbandonare l’elettrolita liquido ce ne sono molte. In primis la maggiore delicatezza delle batterie allo stato solido. Soprattutto quelle con elettrolita di tipo ceramico sono soggette ad un maggiore rischi di rottura in caso di sollecitazioni forti. Ma l’ostacolo maggiore da superare è quello legato ai costi di produzione che, ad oggi, risultano più alti rispetto a quelli necessari per produrre le “normali” batterie agli ioni di litio. Quindi, le batterie allo stato solido rappresentano una valida e sicuramente efficiente alternativa per le auto elettriche di domani, ma prima di puntare con certezza su di esse occorre pazientare ancora un po’.

Auto elettrica: come è fatta la batteria e quante ne esistono

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La batteria è uno degli elementi principali che costituiscono un’auto elettrica. Non è soltanto la componente in grado di garantire l’autonomia alla vettura, ma è anche quello che ne determina le prestazioni. Su un’elettrica, infatti, le performance del modello non sono date dalla potenza del motore (o almeno non solo), bensì dalla capacità dell’accumulatore. Più questo è grande e maggiore sarà l’autonomia e superiori saranno le prestazioni. Ma come è fatta la batteria di un’auto elettrica? Ecco una guida per capire come funziona e quanti tipi di batteria esistono.

Il funzionamento

Partiamo dalle basi e cerchiamo di capire come funziona la batteria di un’auto elettrica. Tutto funziona grazie ad un processo chimico che sposta un flusso di elettroni dall’anodo, la sostanza che li cede tramite ossidazione, al catodo che li riceve tramite riduzione. Ma dove si muove questo flusso di elettroni? Si muove all’interno dell’elettrolita che è una sostanza liquida in questo momento, ma che in molti, Tesla in primis, stanno cercano di mettere a punto anche in forma solida per migliorare l’efficienza degli accumulatori. Ecco, è attraverso questo processo che si genera corrente continua.

Auto elettrica: come è fatta la batteria e quante ne esistono

Piombo

Veniamo ora alle tipologie di batterie presenti sul mercato. Detto che quelle che vanno per la maggiore, in questo momento, sono quelle agli ioni di litio, esistono in realtà un gran numero di tipologie di batterie. Le più datate sono quelle al piombo. Il primo esempio di applicazione di questa tipologia di accumulatori risale addirittura alla fine dell’Ottocento. Il loro funzionamento è garantito da un anodo di piombo e un catodo di perossido di piombo immersi in una soluzione contenente acido solforico che funge da elettrolita. Intorno agli anni Novanta queste batterie sono state utilizzate per alimentare i pochissimi esempi di auto elettriche presenti in quel periodo e ad oggi vengono impiegate solo più per muovere mezzi da lavoro non omologati per la circolazione su strada come i muletti.

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Toyota Prius 2020

Nichel-metallo idruro

Nelle batterie al nichel-metallo idruro l’anodo è composto da una lega metallica, mentre il catodo è in nichel, esattamente come le tradizionali pile stilo. Utilizzate per anni sulla Toyota Prius, oggi trovano scarsissima applicazione nel mondo dell’auto a causa del cosiddetto effetto memoria. Questo, a fronte di ricariche parziali, tende a diminuire l’autonomia che l’accumulatore è in grado di garantire nel tempo. Detto questo, però, il grande vantaggio di queste batterie, e il motivo per il quale ancora oggi molte Prius usate continuano ad essere così efficienti, è rappresentato dal loro ciclo di vita piuttosto lungo.

Auto elettrica: la batteria del futuro è allo stato solido

Ioni di litio

Le batterie agli ioni di litio sono oggi le più diffuse. Sono costituite da un anodo in litio e da un catodo in carbonio e devono il loro successo alla loro elevata densità: ciò significa che a fronte di dimensioni relativamente contenute sono in grado di generare grandi quantità di energia. Inoltre, non soffrono dell’effetto memoria del quale parlavamo nel capitolo precedente, permettendo così cicli di carica e scarica anche parziali. Di contro, il ciclo di vita di queste batterie è abbastanza breve. Dopo circa 5 anni, infatti, la loro capacità di immagazzinare e cedere energia comincia a calare. Attenzione poi alle temperature. Sotto i -10 gradi oppure oltre i 30 gradi, le batterie agli ioni di litio tendono a perdere efficienza.

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Stato solido

Le batterie allo stato solido rappresentano il prossimo step evolutivo delle batterie per automobili elettriche. Sono molti i costruttori che stanno lavorando allo sviluppo di questa nuova tecnologia, Tesla su tutti. A caratterizzare questa tipologia di accumulatore è l’elettrolita che qui è costituito da una sostanza solida e non più liquida. Questo incrementa enormemente la densità della batteria, assicurando prestazioni superiori del 50% rispetto agli ioni di litio, a fronte di dimensioni ancora più contenute. Inoltre, anche i tempi di ricarica dovrebbero scendere notevolmente.

Auto elettrica dal meccanico: ecco come comportarsi

Auto elettriche e riparazioni: come lavorano i meccanici 2

È vero, le auto elettriche, a prima vista, possono sembrare molto simili alle auto ad alimentazione tradizionale, ma sottopelle sono in realtà molto diverse ed intervenire su di esse in caso di guasto o anche solo per un semplice controllo, è tutt’altro che semplice. Operare su un’auto a batteria è più complesso di quanto si possa pensare e per farlo c’è bisogno non soltanto di una preparazione specifica, ma anche di una serie di strumenti dedicati.

Auto elettriche e riparazioni: come lavorano i meccanici

La rete ufficiale

Partiamo subito col dire che il lavoro più semplice su un’auto elettrica è quello legato ai normali controlli di routine. I classici livelli per intenderci. Anzi, rispetto ad un’auto tradizionale, quelli su un’auto elettrica sono molto più semplici e veloci dal momento che di elementi da controllare qui ce ne sono meno. Basti pensare che un’auto elettrica è priva, ad esempio, della coppa dell’olio o del filtro dell’aria: due elementi in meno quindi da considerare in fase di controllo. Il discorso cambia, e di molto, se invece gli interventi da fare alla vettura sono più laboriosi e complessi. In caso di guasto al motore o di un malfunzionamento della batteria, ad esempio, la cosa migliore da fare è quella di rivolgersi direttamente alla rete ufficiale della casa madre. Ormai tutti i costruttori che propongono a listino almeno un modello elettrico sono attrezzati con una rete assistenza costituita da personale qualificato per intervenire anche sulle auto “alla spina”.

Auto elettriche e riparazioni: come lavorano i meccanici 1

Personale qualificato

Tuttavia, con la sempre maggiore diffusione di vetture elettriche sul mercato, anche molti meccanici ed officine si sono adeguati e attraverso appositi corsi di formazione hanno preparato il proprio personale per intervenire su questa tipologia di vetture. Tra questi spicca la rete dei Bosch Car Service, i cui meccanici sono ora in grado di lavorare su vetture elettriche con tensioni anche superiori a 600 Volt. Anche le officine sono state adeguate di conseguenza, attraverso attrezzature dedicate: la zona di lavoro, ad esempio, viene isolata attraverso una pavimentazione speciale in materiale non conduttivo, mentre i tecnici che operano sulla vettura indossano sempre guanti specifici. Il consiglio (forse banale) che ci sentiamo di darvi, è quello di non intervenire mai sulla vostra auto elettrica in autonomia nel garage di casa. Meglio sempre rivolgersi ad un meccanico specializzato.

Come è fatta un’auto elettrica

Auto elettrica: la batteria del futuro è allo stato solido

Fino a qualche tempo fa, era più facile incontrare per strada una supercar piuttosto che un’auto elettrica e molto spesso queste riuscivano ad attirare più sguardi di una Ferrari o una Lamborghini. Questo perché, inizialmente, i costruttori sceglievano design molto estrosi e futuristici per i loro modelli elettrici. Oggi però, le cose sono profondamente diverse e tutti i brand hanno scelto un approccio più “tradizionale” al design delle auto elettriche, questo per rendere più semplice e progressivo il passaggio alla mobilità a zero emissioni. Di fatto, però, le similitudini con un’auto ad alimentazione tradizionale si fermano qui, perché sottopelle, le auto elettriche sono profondamente diverse.

Ambiano sottopelle

Tanto per cominciare, le moderne auto elettriche tendono ad essere sviluppate su piattaforme appositamente sviluppate per fare posto unicamente a powertrain elettrici. Questo permette di ottimizzare molto gli spazi in favore del comfort dei passeggeri. Dal momento che la meccanica di un’auto elettrica è decisamente più compatta rispetto a quella di un’auto benzina o diesel, utilizzando una piattaforma “elettrica nativa” è possibile assicurare più spazio alla zona dell’abitacolo, a tutto vantaggio dello spazio a bordo.

Auto elettrica: la batteria del futuro è allo stato solido 2

I tre elementi fondamentali

Ma andiamo sul tecnico e vediamo come è fatta un’auto elettrica. Gli elementi che costituiscono una moderna EV sono di fatto tre: la batteria, il motore (o i motori nel caso dei modelli più potenti) e l’elettronica di potenza.

  • La batteria: è quella chiamata ad immagazzinare l’energia destinata a far muovere l’auto. Contrariamente con quanto accade sulle normali auto con motore endotermico, sulle elettriche ciò che determina le prestazioni del veicolo non è unicamente il motore, ma anche la stessa batteria. Le dimensioni e la capacità di questa determineranno non soltanto l’autonomia del veicolo, ma anche le prestazioni stesse.
  • Il motore: il propulsore di un’auto elettrica è profondamente diverso rispetto a quello di un’auto tradizionale, tanto nelle componenti, quanto nel funzionamento. Tanto per cominciare, è in grado di fornire tutta la potenza disponibile fin da 0 giri e potendo lavorare fino a regimi molto alti, anche superiori ai 10.000 giri, non necessità di un cambio, che qui è sostituito da un riduttore a ingranaggi dal rapporto fisso. A voler essere precisi, alcune auto elettriche sono dotate di un cambio, ma parliamo solo di modelli ad alte prestazioni, come la Porsche Taycan. Il motore è poi quello preposto anche al recupero dell’energia in fase di rilascio e frenata. In questi momenti, il propulsore inverte il suo funzionamento, trasformando così l’energia cinetica in chilometri in più di autonomia.
  • L’elettronica di potenza: anche nota come inverter, è la parte dell’auto elettrica chiamata a che gestisce i flussi di energia e trasforma la corrente continua in alternata e viceversa secondo le esigenze di motore e batteria.

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Diverse anche dentro

Altre piccole differenze su un’auto elettrica rispetto ad un modello benzina o diesel sono rappresentate dalla presenza di uno sportellino per la ricarica, solitamente posizionato nella parte anteriore del veicolo per facilitare il collegamento del veicolo ad una colonnina. Molti modelli sono dotati di due prese, una per la ricarica lenta, come quella domestica, e una per la ricarica fast alle colonnine. Cambiano leggermente anche gli interni, soprattutto la strumentazione, che sulle elettriche non mostra elementi come i giri motore, sostituendoli con altri più funzionali alla guida a zero emissioni, come l’indicatore dell’autonomia residua e quello sullo stile di guida, per tenere sempre sotto controllo il proprio livello di efficienza al volante.

Le auto elettriche sono pericolose? Ecco tutta la verità

Le auto elettriche sono pericolose? Ecco tutta la verità

Come per ogni tecnologia che arriva sul mercato, anche l’auto elettrica è stata additata dai “tecno-scettici” come pericolosa. Certo, gli esempi di auto elettriche andate in fiamme anche in maniera spontanea non mancano, ma da qui a definire un’elettrica pericolosa, il passo è davvero molto lungo. In questo articolo, quindi, intendiamo analizzare tutte le possibili situazioni di pericolo per un’auto a batteria e, laddove possibile, sfatare tanti falsi miti.

Sicure tanto quanto un’auto “tradizionale”

Andiamo dritti al sodo: un’auto elettrica può prendere fuoco? Sì, ma non più di quanto non possa andare a fuoco una normale auto dotata di un propulsore “tradizionale”. A rappresentare un potenziale pericolo per le auto elettriche sono le alte temperature di esercizio. Proprio per questo motivo, tutti i modelli “alla spina” sono dotati di un sofisticato sistema di raffreddamento appositamente pensato per mantenere le temperature del pacco batteria entro un certo limite. Ma allora i casi di incendio di cui alle volte si sente parlare a cosa sono dovuti? Il più delle volte a malfunzionamenti dell’impianto di raffreddamento o per sovraccarichi del sistema.

Le auto elettriche sono pericolose? Ecco tutta la verità 1

La batteria è sempre isolata

Incendi a parte, in molti sostengono che le auto elettriche possano essere più pericolose rispetto a quelle ad alimentazione “tradizionale” anche in caso di incidente. Ma anche sta volta, ci troviamo a dover classificare questo come semplice luogo comune. Proprio per rendere le auto elettriche più sicure anche in caso di incidente, gli ingegneri tendono a montare i pacchi batteria al centro dell’auto in modo da tenerli il più lontani possibile dai principali punti di impatto. Inoltre, per scongiurare ulteriori rischi, le batterie sono custodite all’interno di apposite vasche rinforzate che, in caso di impatto salvaguardano l’integrità dell’accumulatore. E come se questo non bastasse, in caso di incidente grave, su tutte le elettriche si attiva un particolare sistema di sicurezza che disattiva immediatamente l’alimentazione per permettere ai soccorritori di intervenire senza correre rischi.

Nessun rischio nemmeno sotto l’acqua

L’ultimo mito che intendiamo sfatare è quello dell’acqua. C’è infatti chi sostiene che ricaricare un’auto elettrica all’aperto sotto la pioggia possa essere pericoloso. Anche in questo caso non si tratta che di una comune diceria. Tutti i sistemi elettrici della vettura, infatti, sono attentamente isolati, cavi di ricarica compresi. Per questo motivo, ricaricare l’auto ad una colonnina pubblica anche sotto la pioggia non comporta nessun rischio. Certo, a patto che il cavo di ricarica sia integro e non danneggiato. Altrimenti si incorrerebbe nei medesimi rischi ai quali si sarebbe esposti caricando il cellulare con un cavo di ricarica sfilacciato, solo ad una tensione decisamente maggiore.

Auto elettrica: quanto costa davvero ricaricare?

Ricarica auto elettrica: ecco i prezzi e i tempi per la ricarica

Le auto elettriche costano di più delle auto tradizionali. Ma le auto elettriche costano anche di meno delle auto tradizionali. Come è possibile? Dipende da che punto si guarda alla questione. Una vettura alimentata a batteria ha un prezzo di listino generalmente più alto di un’equivalente modello con motore diesel o benzina. Gli incentivi, rinnovati anche per questo 2022, servono anche a ristabilire una parità fino a quando innovazioni tecniche ed economie di scala non la renderanno possibile.

Ma una volta acquistata, un’auto elettrica costa meno di un’auto cosiddetta ICE (Internal Combustion Engine). Sia per la minore manutenzione, sia per la riduzione della spesa sul “carburante”. Ma quanto costa l’energia necessaria per viaggiare con un’auto a batteria?

Ricarica pubblica o privata

Partiamo da una considerazione generale. Per ricaricare la batteria di una vettura a zero emissioni ci sono due strade: la ricarica privata o la ricarica pubblica. Nel primo caso, come si intuisce, si sfrutta la normale rete elettrica domestica, nel secondo ci si attacca a colonnine gestite da vari provider di energia.

La ricarica a casa, tramite wallbox o tramite semplice presa di corrente, ha un costo che, tenendo conto dei recenti rincari, si aggira intorno ai 25 e i 30 centesimi di euro per kWh. Più caro è il costo della ricarica pubblica, che varia molto da operatore a operatore, anche in base alla potenza erogata dalla colonnina. Diciamo che il range di spesa va da 40 a 80 centesimi di euro per kWh. In realtà, per avere una fotografia abbastanza realistica di quanto si spende, considerando che chi ha un’auto elettrica di solito sfrutta abbonamenti o convenzioni, si può considerare 45 centesimi un valore medio attendibile.

accordo Enel-Honda per ricarica intelligente auto elettriche

Facciamo due calcoli

Il conto di quanto si spende per una ricarica completa, dunque, è presto fatto: basta moltiplicare il costo dell’energia di casa o dell’infrastruttura pubblica per i kWh di capacità della batteria dell’auto elettrica che si vuole prendere in considerazione per avere un valore abbastanza preciso di quanto si spende per un pieno. A quel punto, si guarda il valore dell’autonomia dell’auto in questione per capire quanto si spende per percorrere 100 km e fare così un raffronto con vetture tradizionali.

Facciamo qualche esempio partendo dalla ricarica domestica. Per una smart EQ fortwo: l’elettrica più compatta del mercato, per percorrere 100 km si spendono circa 3,5 euro. Poco di più, 3,6 euro circa, si spendono con una Fiat 500 elettrica mentre il costo sale a 3,7 euro circa se si prende in considerazione un’elettrica di fascia medio alta come la Tesla Model 3. Un Suv come la Volkswagen ID.4, nelle sue versioni di punta, arriva a 4,1 euro. Le stesse auto, rivolgendosi alla ricarica pubblica, arrivano rispettivamente a 5,25 (smart), 5,4 (500), 5,5 (Model 3) e 6,1 euro (ID.4).

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Conviene davvero?

Da tenere a mente, però, che chi guida un’auto elettrica ha la tendenza a non ricaricare esclusivamente a casa o alla colonnina pubblica ma, verosimilmente, si rivolge all’una o all’altra in base alle situazioni. Questo implica che vada a spendere, in base al modello, cifre comprese tra i valori indicati sopra.

Ma prendiamo alcune vetture equivalenti ad alimentazione tradizionale. La Volkswagen Tiguan, ad esempio, che rappresenta l’alternativa ICE alla ID.4 all’interno della gamma della Casa di Wolfsburg. Nella sua versione 1.5 TSI da 150 CV a benzina dichiara un consumo di 6,5 l/100 km mentre nella sua versione 2.0 TDI 1150 CV a gasolio si attesta intorno ai 5,5 l/100 km. Con i prezzi attuali dei carburanti per percorrere 100 km si devono mettere in conto rispettivamente 11 euro e 9,5 euro.

Un’utilitaria come la Fiat Panda, che è l’auto più venduta in Italia, nella sua versione 1.0 Hybrid Red (non è più disponibile con alimentazione strettamente termica), con un consumo di 5 l/100 km deve far mettere in conto almeno 8,5 euro per percorrere 100 km.

Insomma, tutto sommato, viaggiare in elettrico, salvo casi estremi (come ad esempio il fatto di ricaricare esclusivamente presso colonnine pubbliche ad alta potenza e senza alcun tipo di abbonamento) conviene parecchio.

Dall’ibrida all’elettrica, tutti i livelli dell’elettrificazione

Jeep Renegade ibrida: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Viviamo nell’era dell’elettrificazione. Orami tutti i costruttori propongono su tutti (o quasi) i loro modelli a listino, almeno una variante elettrificata. C’è chi si spinge anche oltre come Hyundai, che sulla Kona offre praticamente quasi tutti i livelli di elettrificazione oggi disponibili. Nemmeno le supercar sono esenti da questa marea di elettroni che ha investito il mercato. Sempre più brand tra i quali anche Ferrari propone oggi alcuni modelli “alla spina” e non è di certo un segreto che nei prossimi anni sarà anche la volta di modelli 100% elettrici. Ma quando si parla di elettrificazione si parla di un mondo molto ampio, diviso in vari livelli in base a quanto la parte elettrica è preponderante nel dare trazione alla vettura. Ecco, quindi, una guida per capire quanti e quali livelli di elettrificazione esistono.

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Mild-hybrid

È il gradino di accesso al mondo dell’elettrificazione. Le auto dotate di questo sistema possono contare sulla presenza di una batteria di piccole dimensioni che solitamente manda energia ad un generatore/starter collegato al motore endotermico. Questo però, non è in grado di muovere da solo la vettura e quindi si limita a supportare il motore a benzina o diesel nel suo lavoro, fornendo un po’ di coppia extra quando si richiedono il massimo delle prestazioni. Ad essere precisi, però, oggi alcuni costruttori come Jeep con le nuove Compass e Renegade e-hybrid, hanno messo a punto sistemi mild-hybrid in grado però di spingere la vettura in modalità completamente elettrica anche se per pochi metri e a velocità molto basse.

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Full-hybrid

Si tratta dell’ibrido per antonomasia, un sistema portato alla ribalta dalla Toyota Prius, che per prima ha portato il full-hybrid su strada oltre vent’anni fa. Questo è costituito da una batteria che manda energia ad un motore elettrico direttamente connesso alle ruote e quindi in grado di muovere la vettura in modalità completamente elettrica per qualche chilometro. Per ricaricare la batteria non serve collegare l’auto ad una fonte esterna di energia, questa viene recuperata ogni volta che si rilascia il pedale dell’acceleratore. Inoltre, il motore elettrico è in grado di lavorare in serie con il motore endotermico al quale è abbinato, assicurando potenza extra ed ottimizzando i consumi.

Peugeot 3008 GT Hybrid 4

Plug-in

Questo è il livello più alto di ibridazione prima dio passare all’elettrico puro. Il funzionamento è molto simile a quello delle full-hybrid, ma in questo caso la batteria ha una capacità maggiore, solitamente ben superiore ai 10 kWh e assicura percorrenze medie di 40/50 km in base al modello e alla capacità dell’accumulatore. La differenza principale di questo sistema rispetto a quello visto nel capitolo precedente rappresentata dalla necessità di collegare la vettura ad una colonnina o ad una presa di corrente per ricaricare la batteria.

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Renault Zoe (MY 2020): prezzo, dimensioni e caratteristiche

Elettriche

Come il nome lascia intendere, l’auto elettrica è quella che si muove servendosi unicamente dell’ausilio dell’energia contenuta all’interno di una batteria che qui, proprio perché unica fonte di trazione, ha una capacità molto generosa, solitamente da un minimo di 30 kWh ad oltre 100 kWh (per il momento). Sono in grado di recuperare energia in decelerazione, ma per poter contare su autonomia sufficiente a muoversi occorre caricarle attraverso una presa di corrente o una colonnina. Anche se ormai poco utilizzata, esiste un’interessante “variazione sul tema” quando si parla di auto elettriche: le range extended. Queste sono auto elettriche a tutti gli effetti ma che possono contare sulla presenza di un motore a benzina non con funzione di organi di trazione ma solo di generatore. Questo, infatti, è collegato alla batteria e attraverso il suo lavoro genera energia che viene immagazzinata nell’accumulatore, che a sua volta la vede al motore elettrico per muovere la vettura.

Auto elettrica: a chi conviene e a chi no

Toyota Lexus elettrica: ricarica

Il mondo ha ormai sterzato con decisione verso la mobilità elettrica, imboccando una strada che porterà ad un futuro sempre più a zero emissioni. Sempre più costruttori hanno annunciato lo stop alla produzione di modelli alimentati da motori endotermici, incentrando tutti gli sforzi (e i capitali) sullo sviluppo di modelli completamente elettrici. Di conseguenza, per noi automobilisti il passaggio all’auto elettrica potrebbe non rappresentare più una possibilità, ma una scelta obbligata.

Tuttavia, al momento, tra infrastruttura di ricarica ancora poco sviluppata e autonomie ancora contenute, scegliere di passare all’elettrico oggi è un’alternativa fattibile ma non per tutti. Quindi, a chi conviene l’auto elettrica e a chi no?

Occhio ai chilometri

In generale, se siete tra coloro che non percorrono grandi distanze nel classico tragitto casa-lavoro, tendenzialmente non oltre i 100 km al giorno, su un percorso tendenzialmente abitudinario, allora l’auto elettrica potrebbe fare al caso vostro. Ma quando si tratta di elettriche non è soltanto questione di quanti chilometri si fanno al giorno, ma anche dove. Il consumo di energia di un’auto elettrica e di conseguenza la sua autonomia, sono profondamente condizionate dal contesto in cui ci si muove. In città, tra continue frenate e stop, l’auto a zero emissioni riesce a limitare i consumi di energia, recuperando kW preziosi ogni volta che si rallenta. Al contrario, l’autostrada è l’habitat meno indicato per le EV, poiché viaggiando per diversi chilometri a velocità costante non si ha mai la possibilità di recuperare energia.

Volvo XC40 Recharge

Il fattore ricarica

C’è poi da considerare il discorso ricarica. Con un’infrastruttura di ricarica pubblica ancora poco sviluppata, chi intende acquistare un’auto elettrica deve tenere bene in considerazione il fattore ricarica. Senza la possibilità di avere a propria disposizione un garage all’interno del quale installare una wallbox, vivere con un’elettrica potrebbe essere alquanto complicato. Questo perché attaccando l’auto alla normale presa di corrente domestica i tempi di ricarica possono senza troppa fatica superare le 24 ore, rendendo molto difficile l’utilizzo del veicolo quotidianamente.

Questione di abitudini e possibilità

Quindi, tirando le somme.
A chi conviene un’auto elettrica?

  • A chi percorre pochi chilometri al giorno
  • A chi effettua prevalentemente spostamenti in ambito urbano
  • A chi può ricaricare l’auto a casa o sul luogo di lavoro

A chi invece non conviene l’auto elettrica?

  • A chi percorre più di 100 km al giorno.
  • A chi percorre tanti chilometri in autostrada
  • A chi non può fare affidamento su un punto di ricarica sicuro

 

 

 

Come si guida un’auto elettrica, tutto ciò che c’è da sapere

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Il passaggio all’auto elettrica sta modificando il nostro approccio al mondo delle quattro ruote sotto tutti i punti di vista. Nonostante un’elettrica resti di fatto una vettura così come siamo sempre stati abituati a vederla ed interpretarla ad eccezione dell’assenza del tradizionale motore endotermico, guidare una EV oggi rappresenta un’esperienza molto diversa rispetto a quella che si prova al volante di un modello a benzina o diesel. Con un’elettrica occorre adattarsi un po’, tenendo in considerazione aspetti ai quali, con auto dotate di altri tipi di alimentazione, non si pensa nemmeno. Ecco allora qualche consiglio utile per mettersi al volante di un’auto elettrica in serenità.

Ci si muove in silenzio

Sembrerà scontato, ma sulle prime la silenziosità che contraddistingue un’auto elettrica può destabilizzare. Il fatto di muoversi non solo nel silenzio più assoluto e nella totale assenza di vibrazioni rappresenta un plus importante sul fronte del comfort a bordo. Si viaggia in maniera più tranquilla e rilassata, ma in tutta questo silenzio possono nascondersi delle insidie. Può capitare, infatti, che pedoni e ciclisti possano non accorgersi del sopraggiungere dell’auto, creando situazioni di potenziale pericolo. Pericolo in realtà in parte schivato dai moderni avvisatori acustici che emettendo un suono particolare alle basse velocità permette di percepire l’arrivo dell’auto.

Porsche Taycan: esterni

Occhio alle prestazioni

Dimenticatevi dello stereotipo secondo il quale le auto elettriche sono tutte lente. In realtà, buona parte delle EV in commercio sono in grado di prestazioni degne di una supercar. Per questo motivo, può essere importante approcciarsi in maniera progressiva all’auto, cominciando a muoversi in modo progressivo. Su un’elettrica, infatti, la spinta arriva tutta insieme nel momento in cui si mette il piede destro sull’acceleratore a partire da zero giri.

Frena e non solo

Ma l’elemento al quale occorre fare più attenzione quando si guida un’auto elettrica è la frenata. Le moderne auto elettriche, infatti, sono in grado di recuperare energia ogni volta che si rallenta o si frena. Questo non avviene direttamente tramite l’impianto frenante, ma attraverso lo stesso motore elettrico, che invertendo il proprio funzionamento, invece di mandare energia alle ruote, trasforma in chilometri di autonomia l’energia cinetica generata dalle ruote. Questa fase di recupero può essere anche molto decisa, tanto da arrivare ad arrestare completamente il veicolo senza che si debba intervenire direttamente sul pedale del freno. Una caratteristica unica delle auto elettriche, alla quale occorre di certo fare l’abitudine.

Guida predittiva

Proprio per questo motivo, al volante di un’elettrica è consigliabile adottare uno stile di guida predittivo. In prossimità di un semaforo, ad esempio, occorre rilasciare il gas con largo anticipo, approfittando della distanza che divide dallo stop per permettere al sistema di recuperare energia. Ad ogni modo, vuoi per la silenziosità che accompagna la marcia di un’auto elettrica, ma al volante viene poi naturale trovarsi a guidare in maniera fluida, tranquilla e rilassata. Il che non può che avere risvolti positivi sui consumi di energia, che a loro volta si riflettono sull’autonomia.

Mini Cooper SE: esterni

Programmare i percorsi

La ancora scarsa diffusione di colonnine di ricarica sul territorio nazionale e non solo, obbliga ad affrontare le trasferte più lunghe in maniera diversa rispetto a quanto si farebbe con un’auto ad alimentazione tradizionale. Con un’elettrica occorre non soltanto calcolare bene le distanze da percorrere e programmare le soste per le ricariche, ma valutare anche (se possibile) anche la conformazione della strada per evitare quanto più possibile salite o eccessivi dislivelli che potrebbero comportare un picco nella richiesta di potenza.

Attenzione al clima

Su un’auto elettrica tutto può influenzare l’autonomia, compreso il climatizzatore d’estate o il sistema di riscaldamento d’inverno. Questi, infatti, prendono l’energia necessaria al loro funzionamento direttamente dalla batteria. Occorre quindi fare attenzione a quanto e come li si usa, per evitare spiacevoli sorprese. Esiste però un trucchetto per evitare di sprecare energia inutilmente. Buona parte delle moderne auto elettriche permettono di riscaldare o raffreddare l’abitacolo prima di entrare in auto attraverso un’apposita app. In questo modo, l’energia necessaria per ventilare gli interni viene presa direttamente dalla presa di corrente (o dalla colonnina) alla quale l’auto è collegata.

Fiat 500 elettrica: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

Niente cambio

Da qualche anno a questa parte, il cambio automatico sta vivendo una vera e propria “età dell’oro”. Un tempo esclusivo appannaggio dei modelli più lussuosi, oggi è possibile sceglierlo anche sulle più piccole ed economiche auto da città. Le auto elettriche vanno addirittura oltre tutto questo dal momento che il cambio non ce l’hanno proprio.  Per essere precisi, sono dotate di un riduttore a ingranaggi dal rapporto fisso, che trasmette la potenza alle ruote motrici. L’interfaccia con il conducente, però, resta praticamente il medesimo dei cambi automatici tradizionali, con la classica leva che permette di passare dalle posizioni Drive, Neutral e Retro. A queste le elettriche aggiungono la posizione Brake, che aumenta la forza rigenerativa del motore elettrico quando si lascia l’acceleratore.

Cosa tenere sotto controllo

L’abitacolo delle moderne auto elettriche è del tutto simile a quello di qualsiasi altra auto, fatta eccezione per il quadro strumenti. Questo, infatti, riporta informazioni diverse dal momento che molti elementi come il contagiri, su un’auto alla spina sono superflui. Qui maggiore spazio è lasciato all’indicatore dello stato di carica della batteria e all’autonomia residua, due informazioni da tenere sempre sotto controllo quando si è al volante. Utili, infine, sono gli indicatori dei flussi di energia e dello stile di guida che aiutano a capire se si sta guidando in maniera parsimoniosa o meno.

Euro 7: nuova data per la decisione definitiva

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Slitta al 20 luglio la decisione sulle regole degli standard Euro 7, inizialmente attesa per la fine del 2021 e già rinviata al 5 aprile. La Commissione Europea ha comunicato la nuova data nella quale saranno resi noti i parametri sulle emissioni che dovranno prendere il posto dell’attuale Euro 6. I continui rinvii creano problemi ai produttori di auto: lo standard Euro 7 dovrebbe entrare in vigore nel 2025, lasciando alle case automobilistiche meno di due anni e mezzo per uniformarsi.

La Commissione Europea ha provato a giustificare l’ennesimo ritardo con il fatto che, per la prima volta nella storia, sta regolamentando contemporaneamente autovetture, furgoni e camion.

Grandi investimenti

Per sviluppare nuovi motori ci vogliono soldi e tempo e se si accorcia il calendario, ai costruttori non resta che smettere di investire sui propulsori a combustione per dedicarsi esclusivamente all’elettrico. Soluzione molto probabile considerato lo stop ai motori endotermici a partire dal 2035 in Europa, anche se il ministro della transizione ecologica Cingolani si è affrettato a puntualizzare che questa data è solamente indicativa.

La Vda (associazione tedesca dell’industria automobilistica) ha lanciato il grido d’allarme: stando alle prime bozze degli standard Euro 7, i motori a combustione non sarebbero più ammessi. I regolamenti rigidi sulle emissioni sono stati ammorbiditi nella bozza dell’aprile 2021, ma l’apertura ancora non è sufficiente.

Nissan ha deciso di giocare d’anticipo e ha annunciato lo stop allo sviluppo dei motori termici mentre BMW è orientata a seguire il colosso giapponese a partire dal 2030. Questa scelta si aggiunge all’abbandono delle citycar (il segmento A) adottato da tanti costruttori a seguito dell’entrata in vigore degli standard Euro 6: le auto più piccole del mercato non sono più remunerative dati gli alti costi di sviluppo dei nuovi motori.

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Il commento delle associazioni

“Siamo veramente dispiaciuti per questo importante ritardo” ha commentato la Agves (Advisory Group on Vehicle Emission Standards) in una lettera aperta al commissario europeo per il mercato libero Thierry Breton. “È molto preoccupante per la nostra industria europea di controllo delle emissioni perché implicherà ulteriori ritardi nel processo di adozione dell’Euro 7, compresa la sua possibile data di attuazione”.

Con motivazioni diverse anche l’associazione ecologista Transport & Environment si aggiunge alle critiche sullo slittamento. “Dato che il lavoro preparatorio è completo, T&E non vede alcuna giustificazione per un tale ritardo al di là della pressione dell’industria automobilistica” si legge su Automotive News. Inoltre l’associazione ha chiesto il mantenimento della data del 5 aprile perché “aumenterà le possibilità che le nuove regole Euro 7 entrino in vigore entro il 2025, assicurando così che si applichino ad almeno un decennio di motori a combustione interna e ad almeno un ciclo di produzione del veicolo, riducendo in questo modo l’onere della nuova regolamentazione per le case automobilistiche”.