Anni Duemila: 5 auto che hanno fatto la storia

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Gli anni Duemila vanno di corsa: superata la paura per il Millennium Bug (un fantomatico difetto informatico che doveva mandare in tilt i computer a mezzanotte del nuovo anno), la tecnologia galoppante accelera i ritmi della comunicazione e in generale della vita di tutti. L’Europa celebrando la rinnovata Unione, che apre le frontiere a che lavorative e introduce la moneta unica, l’Euro, con cui sin dall’inizio gli italiani devono imparare a fare bene i conti.

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Che succede nel mondo dell’auto? Tante cose: anche qui la tecnologia sale prepotentemente a bordo, con il diffondersi degli smartphone inizia a farsi largo il concetto di connettività che esploderà nel decennio successivo, e molto altro. L’escalation dei motori Diesel raggiunge l’apice accompagnando quella dei SUV, che nel giro di un ventennio diventeranno padroni del mercato, ma cresce anche l’attenzione per la sicurezza e la riduzione delle emissioni inquinanti. La seconda in particolare, porta alla ribalta le prime auto ibride, gettando il seme dell’elettrificazione che verrà.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Duemila.

INDICE
 Mini
 Toyota Prius
 Bugatti Veyron
 Nissan Qashqai
 Smart

Il duemila è ufficialmente il decennio della “newstalgia”, inaugurata alla fine di quello precedente da Volkswagen che ha omaggiato il Maggiolino con la New Beetle, accolta da grande entusiasmo seguito da un rapido declino. Va meglio a BMW, che alla fine di un complesso giro di acquisizioni e cessioni si è portata a casa il marchio Mini progettandone il rilancio. La rinnovata inglesina presentata nel 2001 è un’auto tutta diversa, con le antenate ha in comune solo l’impostazione meccanica a motore e trazione anteriori e la fabbrica di Oxford, ma è divertente sotto tutti i punti di vista, pensata come un go-kart di lusso più che come un’utilitaria in senso stretto.

Lunga 3,6 metri, bassa, e sofisticata, esordisce con una gamma di motori 1.6 costruiti in Brasile e manda avanti subito i modelli sportivi Cooper (116 CV e 200 km/h) e Cooper S (con compressore e 164 CV!), a cui seguono la One da 90 CV e la top di gamma JCW (John Cooper Works) da 210 CV e 0-100 in 4”5.

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Nel 2003 arrivano la Cabrio, unica variante di carrozzeria della prima generazione, e il primo motore Diesel, un 1.4 da 75 fornito da Toyota solo perché tra i molti sul mercato è l’unico che riesce a stare nello stretto cofano con modifiche limitate. La seconda giovinezza non è senza difetti, soprattutto i motori e quelli sovralimentati in particolare, danno qualche problema e il prezzo non è popolare (14.500 euro per la One, oltre 17.000 per la Cooper).

Le generazioni successive, datate 2007 e 2014 vedranno una crescita sia dimensionale sia dell’offerta, arrivando a contare anche varianti wagon, coupé, roadster, suv e suv-coupé (Countryman e Paceman) e anche una 5 porte a passo allungato. Senza contare l’elettrica che arriva, dopo qualche esperimento, alle soglie del terzo decennio, il modello elettrico.

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Nel 2003 il mondo si accorge dell’ibrido grazie a Toyota che lancia la Prius di seconda generazione, facendo capire che la prima, passata quasi inosservata, non era soltanto un tentativo buttato lì o una stramberia giapponese. Berlina dalla forma arcuata e dalla coda alta, sfoggia un look più convincente e accattivante, forme spaziose e una soluzione tecnica che rimarrà unica anche quando tutti i costruttori si metteranno a sviluppare ibridi.

Il suo 1.5 a basse emissioni da 76 CV è accoppiato ad un motore elettrico da 50 kW tramite un sistema di ingranaggi che simula, non sempre benissimo in realtà, un cambio a variazione continua. Offre una potenza massima totale di 110 CV e promette consumi medi  di soli 4,3 litri per 100 km, ha una batteria che si ricarica da sola quando l’auto frena o rallenta e la possibilità di percorrere brevi tratti a sola trazione elettrica.

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Fatta per la città e la marcia fluida, diventa meno efficace e quasi fastidiosa se si pretende di usarla come si farebbe con un’auto normale, e inizia a far capire alla gente come l’efficienza sia anche questione di approccio alla guida. Negli anni successivi, il suo sistema propulsivo sarà trasferito su altre vetture e duplicato su modelli più piccoli o più grandi e potenti, portando Toyota a elettrificare quasi del tutto la sua offerta (come quella del marchio di lusso Lexus) nell’arco di 15 anni. Lei però rimarrà al suo posto, confermandosi riferimento con le successive due generazioni che si concederanno anche qualche variante di carrozzeria, come la Plus a 7 posti.

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Sempre nei primi anni del 2000 arriva l’auto che ha il compito di riportare in auge il marchio Bugatti, acquisito nel ’98 da Volkswagen che decide di fargli riconquistare ad ogni costo il record mondiale di velocità, creando una supercar esclusiva capace di sfondare il muro dei 400 km/h. Lo spunto arriva dall’ultimo dei vari prototipi elaborati negli anni dall’Italdesign di Giugiaro, che dopo berline e granturismo dalle forme classicheggianti e suggestive, nel ’99 ha proposto la 118 Chiron, una due posti bassa e profilata con motore posteriore a 18 cilindri divisi in tre bancate.

Il progetto evolve nella 16.4 Veyron, presentata ancora come concept  nel 2001 e stavolta opera del centro stile Volkswagen. Il motore diventa un 16 cilindri con disposizione a W (architettura usata anche per motori “di serie” a 8 e 12 cilindri), 8 litri di cilindrata, 4 turbo e ben 1.001 CV scaricati tramite un cambio doppia frizione a 7 rapporti e la trazione integrale.

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Di per sé sarebbe praticamente pronta già nel 2002, ma problemi di stabilità e raffreddamento alle alt(issim)e velocità ne allungano la messa a punto ritardando il lancio fino al 2005. In quell’anno, pochi mesi dopo che la Koenigsegg CCX ha finalmente superato il precedente record della McLaren F1 filando a 391 km/h, la Bugatti Veyron fa registrare 408,47 km/h.

Il prezzo di vendita al lancio supera il milione di euro e lieviterà soprattutto con le numerosissime edizioni speciali di pochi esemplari che ne costelleranno la carriera. Malgrado questo, i costi di sviluppo e produzione sono tali che più tardi la casa ammetterà una perdita di 1,6 milioni per ogni esemplare costruito. Il totale ammonta a 300 unità e 150 varianti scoperte “Gran Sport” a cui fa seguito la Super Sport, chiamata a riacciuffare un record nel frattempo superato dalla Shelby Ultimate.

Per farlo, il motore viene portato a 1.200 CV e 1.500 Nm di coppia, il peso scende e l’aerodinamica si affina ancora, permettendo di arrivare a 431 km/h, anche se la versione “di serie” (a cui si aggiungerà la Grand Sport Vitesse a tetto smontabile) sarà limitata a 407 km/h. In realtà, sin dalla prima serie, la Veyron ha un limitatore fissato ad “appena” 375 km/h. Per spingerla al massimo occorre una seconda chiave che attiva specifiche regolazioni di assetto e ali mobili.

Nel 2006, il successo dei SUV è già conclamato, ma la maggior parte dei modelli sono di fascia medio-alta. La rivoluzione arriva grazie a Nissan, che alla fine di quell’anno fa debuttare la capostipite delle cosiddette “crossover”, ossia vie di mezzo tra vetture e SUV, la Qashqai. Un modello su cui la Casa investe tantissimo, al punto da affidarle il compito di rappresentare da solo il segmento delle compatte, rimpiazzando in un sol colpo berline, familiari, monovolume presentandola come un’avversaria per le best seller del settore come la Golf. Grazie al bilanciato compromesso tra forme agili, spazi adeguati e quell’assetto “semi-rialzato”, alla gamma che prevede due motori a benzina e due turbodiesel con cambi automatici e trazione integrale disponibile in opzione, arriva il successo.

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L’unico difetto, oltre al nome sulle prime un po’ ostico (preso da quello di un’antica tribù araba) ma a cui il pubblico si abitua velocemente, è la mancanza di una variante più capiente che faccia concorrenza alle monovolume e alle wagon a 7 posti. Ci si rimedia nel 2005 con la Qashqai+2, una variante allungata a 4,53 metri (di cui 13 circa nel passo) e rialzata di 38 mm nel tetto in modo da poter ospitare due ulteriori posti, anche se adatti per lo più a bambini.

Il ritorno più sensazionale degli Anni ’00 avviene nel 2007 quando Fiat fa rivivere la 500: a favorire la decisione è soprattutto il successo riscosso dalla concept Trepiùno vista al Salone di Ginevra del 2004, le cui forme ammiccano alla celebre antenata, la quale viene omaggiata facendo debuttare la sua erede spirituale esattamente cinquant’anni dopo il suo lancio, che avvenne nel ’57. Spirituale e formale, visto che il design opera di Roberto Giolito appare una riuscitissima rielaborazione moderna delle linee tanto care al pubblico, ma più convenzionale nella meccanica, che deriva come tutta la piattaforma dalla contemporanea Panda.

La 500 si pone come “fun car”, vetturetta sfiziosa che può permettersi una carrozzeria a sole tre porte con poco bagagliaio (per via della forma rastremata del posteriore) quando tutte le piccole di 3,5 metri spingono su spazio e praticità.

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Al lancio, con motori 1.2 e 1,4 a benzina e 1.3 turbodiesel (da 69 a 99 CV), ha prezzi lievemente superiori a quelli della Panda,  che partono da 12.500 euro. Successo immediato spinge la Casa a proporre pochi anni dopo una variante cabrio, la 500C, con tetto scorrevole elettrico in tessuto, e affidarla alle cure della rediviva Abarth dando vita a duna famiglia di piccole bombe veloci e divertenti.

Anni '00: 5 auto che hanno fatto la storia

In quanto evergreen, la sua linea è quasi intoccabile, come dimostra il restyling a cui è sottoposta soltanto nel 2014, ben sette anni dopo il lancio, che si concentra su dettagli e fanalerie (anche se la Casa dichiara di aver rivisto e modificato oltre mille componenti). Nel frattempo si assiste ad un’evoluzione dei motori, che accoglieranno anche l’originale bicilindrico TwinAir da 875 cc. Innumerevoli le edizioni speciali, serie limitate e gli esemplari unici voluti da clienti vip, come quella elettrica del dittatore libico Gheddafi che ha anticipato di poco il modello a batteria venduto negli USA e la futura nuova generazione che arriverà dieci anni più tardi. Da lei, inoltre, si prende spunto per creare modelli di taglia superiore come la monovolume 500L e il SUV 500X, tutti altrettanto ben accolti.

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Nord vs Sud in automobile, nel nuovo video di Casa Surace

Nord vs Sud in automobile, nel nuovo video di Casa Surace

Nord vs Sud … in automobile. Il nuovo video di Casa Surace, disponibile in esclusiva su automobile.it, descrive in modo ironico ed esilarante, nel classico stile del gruppo di videomakers napoletani, come ci si comporta al Nord e al Sud quando si è alle prese con la guida, la strada e tutto ciò che ha a che fare con il mondo delle auto.

Come ti comporti quando scatta il verde al semaforo? E come reagisci quando ti chiedono un’indicazione? Insomma, tu da che parte stai? Sei del Nord o del Sud? Scoprilo nel video di Casa Surace!

Uomini e donne al volante: un’infografica che sfata i luoghi comuni

Uomini e donne al volante: un’infografica che sfata i luoghi comuni

In occasione della Festa della Donna, noi di automobile.it abbiamo provato a fare chiarezza su questo luogo comune radicato e abbiamo raccolto dati e risultati in un’infografica.

I pregiudizi sono duri a morire. E uno dei pregiudizi più radicati è quello che riguarda le donne al volante. In occasione della Festa della Donna, abbiamo provato a capire cosa c’è dietro questo pregiudizio e se è vero che le donne guidano così male o, comunque, peggio degli uomini. Dai dati raccolti nell’infografica Uomini e Donne al volante – Tutta la verità emerge che non ci sono differenze così rilevanti tra uomini e donne; gli automobilisti uomini sono di più (57% contro il 43% di donne) ma il gap non è così ampio per quanto riguarda i chilometri percorsi in un anno (11.500 contro 10.600 per gli uomini, meno di tre chilometri al giorno) e il numero di incidenti (le donne tendono a farne qualcuno in più).

Le differenze riguardano il momento in cui si deve comprare un’auto, soprattutto se usata. Le donne si dimostrano molto più pragmatiche e impiegano in media il 10% del tempo in meno per prendere una decisione. Sono diversi anche i gusti: le auto più desiderate dagli uomini sono Ferrari, BMW e Porsche. Le donne? “Pragmatiche” anche in questo caso: Smart, Ferrari e Mini.

Scopri tutti i dati nell’infografica e copia e incolla il codice sottostante per pubblicare l’infografica sul tuo sito.

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Indipendentemente dal tuo stile di guida, sfoglia le nostre auto usate, ce ne sono per tutte le esigenze!

Le Ferrari più economiche in vendita su automobile.it

Le Ferrari più economiche in vendita su automobile.it

La Ferrari è in tutto il mondo il simbolo del design italiano, della velocità associata ad un rombo di motore inconfondibile, dell’eccellenza tricolore sulle quattro ruote ed anche del lusso più sfrenato in fatto di automobili.

Chi l’ha detto però che solo i paperoni possano permettersi di scorrazzare a bordo di un bolide marchiato con l’inconfondibile logo del cavallino rampante?

Su automobile.it sono tante le Ferrari in vendita, alcune esclusive e relativamente recenti, altre dal sapore decisamente vintage ma non per questo meno desiderabili. Con un budget che parte dai 35.000 euro circa, quanto occorrerebbe per portarsi a casa un’ordinaria berlina appena uscita dalla fabbrica sino ai 50.000 euro, che occorrono per un modello pluriaccessoriato di grido, automobile.it può realizzare il vostro sogno a quattro ruote, trasformandovi se non proprio in un pilota di Formula 1, in un invidiato detective in stile Magnum P.I.

Vediamo insieme la top t dei bolidi rossi (e non) della blasonata fabbrica di Maranello dai 50.000 € in giù, in vendita su automobile.it

1. Ferrari Mondial – da €50.000

2. Ferrari Dino GT4 208 RARE COLOUR – da €49.900

3. Ferrari Mondial 3.0 €49.900

4. Ferrari 348 TB – da €48.000

5. Ferrari 208 Dino GT4 – da €47.500

Tutti sulla griglia di partenza e aspettiamo lo spegnersi dei semafori!

Il dieselgate Volkswagen: tutto quello che c’è da sapere

Il dieselgate Volkswagen: tutto quello che c'è da sapere

General Motors e Toyota sono già state nell’occhio del ciclone. Ora è il turno di Volkswagen. La società detiene il 70% del mercato dei motori diesel negli Stati Uniti e a settembre del 2015 è stata travolta da uno scandalo, conosciuto anche come dieselgate, per aver truccato i risultati dei test sulle emissioni dei motori diesel TDI. Segue il nostro breve resoconto dei fatti.

Cosa è successo?

Volkswagen ha installato un software per il controllo delle emissioni su più di mezzo milione di auto diesel negli Stati Uniti e circa 10 milioni e mezzo di vetture in tutto il mondo, in grado di registrare i parametri fissati dalla EPA – Environmental Protection Agency relativi ad un ciclo di guida di prova.

In fase di test le automobili rispettano appieno le leggi federali in materia di emissioni. In situazione di guida normale invece, il software avvia una modalità separata che modifica notevolmente la pressione del carburante, le tempistiche di iniezione, il ricircolo dei gas di scarico e altri indicatori. Questo programma consente di sviluppare una potenza superiore del motore percorrendo un chilometraggio maggiore, ma implica anche l’emissione di ossido di azoto in quantità fino a 40 volte superiori alla norma.

Quali sono i modelli interessati?

Le violazioni delle normative EPA sono state accertate per alcune motorizzazioni diesel di Volkswagen su modelli di Jetta, Tuareg, Golf, New Beetle e Passat, oltre che per le Audi Q7, A3, A6, A7, A8/A8L e Q5 e per la Porsche Cayenne. Va detto che non si tratta di un problema di sicurezza e le vetture non sono tecnicamente fuorilegge al momento. Se però la Volkswagen decidesse di richiamarle, ci potrebbero essere delle nazioni in cui le vetture non potranno circolare se non subiranno gli interventi programmati e disposti dalla casa madre.

Cosa succederà alla Volkswagen?

Da quando è scoppiato lo scandalo il 18 settembre 2015, un terzo del valore della società si è volatilizzato a causa del crollo delle azioni in borsa e la casa tedesca ha abbandonato il suo progetto di diventare il produttore di automobili più grande al mondo entro l’anno 2018.

Volkswagen ha accantonato circa 7 milioni di dollari per coprire i costi relativi ad un eventuale richiamo, ma l’impatto potrebbe essere anche superiore. Il 4 gennaio 2016, il dipartimento di giustizia americano ha fatto causa a Volkswagen a nome della EPA che tecnicamente potrebbe sanzionare Volkswagen per 37.500 dollari per ogni vettura difettosa – una multa potenziale fino a 18 miliardi di dollari. Visto come sono andate le cose per General Motors e Toyota in passato, probabilmente la ricaduta non sarà così pesante.

Cosa sta facendo Volkswagen per i clienti?

La Volkswagen si è impegnata a versare mille dollari in contanti ai possessori di auto VW TDI coinvolte nella prima notifica di violazione delle norme EPA (non nella seconda annunciata il 2 novembre). Oltre a questo il costruttore tedesco offre agli stessi assistenza su strada h24 per 3 anni. I proprietari di Audi, Porsche e VW TDI le cui vetture sono state consegnate dopo l’8 novembre non rientrano in questa casistica.

E i proprietari delle TDI cosa stanno facendo?

Qualche automobilista si professa davvero deluso da VW per aver truccato i livelli di emissioni delle vetture, ma la maggioranza resta soddisfatta del risparmio di carburante, delle prestazioni al top e dei ridotti costi di manutenzione della propria auto e circola in tranquillità. Oltretutto è presto per dimostrare che i dati di vendita siano calati in modo drastico. Col tempo il quadro si farà più chiaro.