Auto sostenibili: Mazda e l’approccio ai biocarburanti

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L’obiettivo comune di tutte le case automobilistiche è diventare carbon neutral entro il 2050, le strade per arrivare all’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica sono molteplici. Mazda, al pari di altri costruttori, ha deciso di puntare sull’elettrificazione, senza però tralasciare i motori tradizionali. Il marchio giapponese è impegnato nello sviluppo di nuovi propulsori a combustione interna alimentati da biocarburanti ottenuti dalla crescita di microalghe: non si parla solo di tre o quattro cilindri, ma anche del sei cilindri in linea a trazione posteriore della Mazda 6.

Impegno su più fronti

Come detto, Mazda lavora su più fronti per ridurre le emissioni di CO2 e raggiungere la neutralità climatica. Il pluripremiato motore e-Skyactiv X continuerà ad avere un ruolo centrale, così come i nuovi motori sei cilindri in linea. Elettrificazione e sviluppo di nuove tecnologie avanzate per i motori a combustione interna procederanno di pari passo. La casa giapponese ha investito in numerosi progetti e partnership in varie zone del mondo al fine di portare avanti non solo l’elettrificazione, ma anche lo sviluppo e l’uso di combustibili rinnovabili. Mazda, nel febbraio di due anni fa, è stato il primo costruttore automobilistico a entrare a far parte della eFuel Alliance: in Giappone, la ricerca sui biocarburanti ottenuti dalla crescita di microalghe è sviluppata insieme a università e governo.

Mazda 3 Sedan: prezzo, dimensioni e scheda tecnica 3

Contemporaneamente, il marchio giapponese continua a lavorare all’elettrificazione completa. Sulla SkyActiv Multi-Solution Scalable Architecture nasceranno tredici nuovi modelli prodotti fino al 2025, principalmente per Giappone, Europa, Stati Uniti, Cina e ASEAN: cinque vetture ibride (mild e full), cinque plug-in hybrid e tre completamente elettriche. Inoltre Mazda è al lavoro su una piattaforma dedicata esclusivamente ai veicoli totalmente elettrici: la SkyActiv EV Scalable Architecture, che sarà usata per modelli di varie dimensioni e tipologia di carrozzeria, in arrivo sul mercato tra il 2025 e il 2030.

Con l’HVOlution di Eni comincia la seconda vita del Diesel

Con l'HVOlution di Eni comincia la seconda vita del Diesel

Dal 2035 in Europa non sarà più possibile acquistare auto a motore termico. Il provvedimento è stato preso per ridurre le emissioni di CO2, optando per veicoli elettrici e a idrogeno. Ma ci sono anche soluzioni alternative: gli eFuels e i biocarburanti rappresentano una realtà concreta già oggi. I biocarburanti si differenziano dagli eFuels per due aspetti: non sono sintetici e derivano da scarti vegetali. E questa alternativa “green” ai carburanti tradizionali è disponibile già oggi grazie a Eni, che ha avviato la vendita in Italia del proprio biodiesel HVOlution (Hydrotreated Vegetable Oil, cioè olio vegetale idrogenato) in 50 stazioni di servizio, che a marzo diventeranno 150.

Cos’è HVOlution

Si tratta di un biocarburante formato al 100% da olio vegetale idrogenato puro. È un gasolio rinnovabile prodotto da materie prime di scarto e residui vegetali e da oli generati da colture che non sono in competizione con la filiera alimentare. Non è un carburante a zero impronta carbonica anche se è prodotto con il 100% di materie prime rinnovabili, ma l’azienda assicura che è in grado di ridurre le emissioni di CO2 tra il 60 e il 90%. Per poter produrre HVOlution Eni ha stretto accordi di valorizzazione di scarti e rifiuti e partnership internazionali in vari Paesi dell’Africa, come Mozambico, Kenya e Congo.

L’azienda è impegnata nello sviluppo di una serie di agri-hub dedicati alla produzione di oli vegetali sfruttando aree degradate e terreni marginali, non adatti alle colture alimentari. Dal Kenya è giunto alla raffineria Eni di Gela, in Sicilia, il primo carico di olio vegetale prodotto nella struttura di Makueni; a Venezia, invece, è approdato un carico iniziale di oli di frittura esausti. Con questo processo di lavorazione Eni punta a coprire, entro il 2025, il 35% del fabbisogno delle proprie bioraffinerie.

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Quali auto possono già utilizzarlo

La compatibilità del motore di una vettura con HVOlution, indicato con il codice EN 15940 (XTL), è consultabile nel libretto di manutenzione del veicolo: al momento possono utilizzare il biocarburante di Eni le vetture di ultima generazione. Sono compatibili le auto diesel del gruppo Volkswagen: tutti i TDI, sia da 2 litri che da 3 litri, sia 4 cilindri che V6; diversi diesel Toyota, come quelli che equipaggiano il van Proace o i nuovi pick-up Hilux e i diesel di Stellantis, in particolare quelli di Peugeot e Citroen.

Prima di essere messo in commercio HVOlution è stato sperimentato in contesti speciali, come la movimentazione di passeggeri a ridotta mobilità nelle strutture aeroportuali e i veicoli commerciali impiegati nella logistica. Non solo: il nuovo biocarburante di Eni, dal 2016, rappresenta il 15% del carburante Eni Diesel+, disponibile in circa 3.500 stazioni di servizio italiane.

Dove trovare HVOlution e quanto costa

Il nuovo gasolio vegetale di Eni è già in vendita, in Italia, in 50 stazioni di servizio predisposte, alle quali se ne aggiungeranno altre 100 entro fine marzo, per un totale di 150 distributori. Per trovare i punti di rifornimento che hanno il biocarburante è sufficiente consultare il sito Enistation.com e inserire nei campi HVOlution. Il prezzo, al momento, è vicino a quello di Diesel+, più o meno 1,910 euro/litro.

Porsche: non solo elettrico nel prossimo futuro

Porsche 911 Turbo S: prezzo, dimensioni e caratteristiche 9

Porsche scommette sui carburanti sintetici. Lo storico marchio tedesco si è schierato in prima linea nella ricerca di alternative alla benzina tradizionale. La casa produttrice ha deciso di unirsi a vari finanziatori che hanno investito 240 milioni di euro in una start-up che punta a produrre e-fuel sfruttando l’energia eolica. Porsche ha messo nel progetto 68,5 milioni di euro, acquisendo il 12,5% delle azioni della Hif Global, la società che sta ultimando un impianto a Punta Arenas, nella Patagonia cilena. La struttura, che sorgerà in Sud America, avrà il compito di produrre carburanti sintetici partendo dall’elettricità ottenuta da idrogeno e anidride carbonica attraverso energia eolica.

Manca poco all’apertura dell’impianto

Il sito cileno aprirà i battenti a breve e nei piani di Hif Global dovrebbe essere il primo di dodici impianti sparsi per il mondo, dall’Australia al Texas per un investimento complessivo che si aggira intorno ai 40 miliardi di euro. L’azienda è convinta di poter essere in grado di produrre circa 150.000 barili di carburante al giorno utilizzando 25 GW di energie rinnovabili e 25 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Questo progetto rappresenta una novità non trascurabile alla luce dei costi elevati e delle procedure molto inquinanti per la produzione degli attuali carburanti sintetici.

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Non solo Porsche

Michael Steiner, consigliere d’amministrazione di Porsche con delega alla ricerca e sviluppo, farà parte del consiglio di amministrazione di Hif. Nella start-up hanno investito anche altre realtà internazionali come i fondi EIG Global Energy Partners e Baker Hughes e altri soggetti tra i quali gli azionisti di maggioranza della Andes Mining & Energy of Chile e Gemstone Investments.

Il futuro dei carburanti sintetici

Porsche è convinta che gli e-fuel possano essere utili anche in futuro: il marchio tedesco li ritiene fondamentali per raggiungere il Carbon Zero. Inoltre questi carburanti alternativi si prestano per la 911 (e per gli altri modelli iconici del presente e del passato), permettendo agli automobilisti di allungare la vita utile delle loro amate auto con motore endotermico.

Benzina e Diesel: c’è futuro grazie ai biocarburanti

È meglio diesel o benzina? Quale carburante garantisce il risparmio maggiore?

L’elettrificazione non può essere l’unica soluzione per la riduzione dei gas serra del settore automotive. È necessario trovare fonti alternative di energie e la benzina sintetica potrebbe rappresentare l’ideale per ridurre l’inquinamento e al tempo stesso salvare i motori endotermici.

Porsche ha deciso di intraprendere questo percorso e si è unita a un gruppo di investitori che ha puntato 240 milioni di euro su una start-up che intende produrre e-fuel sfruttando l’energia eolica. Una benzina alternativa che promette di inquinare il 90% in meno rispetto ai combustibili fossili tradizionali.

Il via tra pochi mesi

Punta Arenas, nella Patagonia cilena, ospiterà l’impianto pilota che dovrebbe aprire tra alcuni mesi e che avrà la capacità di produzione di 130.000 litri di eFuel nel 2022. Il volume, nei prossimi anni, dovrebbe cambiare passo aumentando vorticosamente: le stime di Porsche parlano di 55 milioni di litri nel 2024 e 550 milioni entro il 2026. A finanziare lo stabilimento cileno, oltre al brand tedesco, ci saranno Siemens Energy e varie multinazionali attratte anche dalle grandi potenzialità economiche del progetto.

Michael Steiner, consigliere d’amministrazione di Porsche con delega a ricerca e sviluppo, spiega i motivi della direzione intrapresa dalla storica casa tedesca: “E’ una svolta nella nostra scelta sostenibile. Questa soluzione ci permetterà di raggiungere il Carbon Zero entro il 2030. I carburanti prodotti con energia rinnovabile si prestano particolarmente per la 911, ma anche per tutti i modelli del passato”. Il marchio tedesco punta a utilizzare il carburante sintetico anche su tutte le auto storiche. Già quest’anno le auto della Porsche Mobil 1 Supercup saranno le prime a essere alimentate con eFuel.

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Perché il Cile

Ovviamente la scelta non è casuale: in Patagonia ci sono le condizioni naturali ideali per le energie rinnovabili. La benzina sintetica si ottiene partendo dall’energia eolica, che viene impiegata nel processo di elettrolisi per dividere le molecole di acqua in ossigeno e idrogeno. L’idrogeno “verde” ricavato viene combinato con la CO2 presente nell’aria per produrre metanolo sintetico, che in una seconda fase sarà convertito in eFuel.

Alle condizioni naturali va aggiunta la svolta ecologica del Cile: con il piano National Green Hydrogen Strategy, il paese vuole diventare la nazione più economica al mondo per la produzione dell’idrogeno verde. L’obiettivo è moltiplicare la produzione di questo carburante passando da 5 Gigawatt nel 2025 a 25 nel 2030.

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Il nuovo diesel di Volkswagen

Anche il colosso tedesco punta deciso sui carburanti “green” e sta adattando alcuni motori a quattro cilindri in modo da renderli compatibili con un diesel a basso impatto ambientale ottenuto da oli vegetali e dalla segatura. Stando alle valutazioni di Volkswagen, questo carburante sarebbe in grado di abbassare le emissioni di CO2 del 70-95% rispetto a un diesel tradizionale. Le novità non si fermano qui: la casa tedesca sta lavorando anche su eFuel chiamati “PtL” (“Power-to-Liquid”), che promettono emissioni di gas nocivi molto minori rispetto alle alternative attuali, consentendo a Volkswagen di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.