Piattaforme modulari: cosa sono e da chi vengono sviluppate

PIattaforme modulari: cosa sono e da chi vengono sviluppate

Si possono costruire  vetture di varie dimensioni partendo dalla stessa base? Sì, è più o meno possibile grazie alle piattaforme modulari, una specie di matrici universali che rendono flessibile al massimo lo sviluppo dei vari modelli di autovetture. Ma prima di tutto occorre fare chiarezza sul significato di piattaforma. Anche detto pianale o telaio, la piattaforma è l’elemento tecnico intorno al quale viene sviluppato un veicolo, chiamato ad ospitare la maeccanica e responsabile delle proporzioni finali che avrà questo veicolo. Detto questo, le piattaforme modulari sono quelle che, grazie alle loro caratteristiche, possono essere modificate nelle dimensioni, per fare da base a modelli appartenenti a segmenti diversi.

Risparmi importanti

I vantaggi offerti da queste piattaforme sono facilmente intuibili: la standardizzazione di alcune parti strutturali ed elementi di sostegno, ma anche dei moduli che formano il pianale vero e proprio, e soprattutto di meccanica, motori, cambi, trasmissioni ed equipaggiamenti in modo da renderli utilizzabili per i vari modelli di auto prodotti. In questa maniera è possibile uniformare gran parte della produzione, procedure e macchinari, facendo risparmiare anche il 40% sui costi di sviluppo e produzione di ciascun modello e il 30% sui componenti rispetto agli anni in cui tutti i modelli – o perlomeno tutti i segmenti – avevano uno sviluppo autonomo e basi create appositamente.

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Gruppo Volkswagen

Volkswagen è stato il primo gruppo ad adottare una piattaforma ultraflessibile: la Mqb utilizzata per veicoli a motore anteriore trasversale e con trazione anteriore o integrale, l’architettura più diffusa, che ha sostituito i tre pianali PQ25, 35 e 46, quelli che vedevano la produzione di Polo, Golf e Passat e tutti i modelli da loro derivati con i marchi Seat, Skoda e Audi. L’Audi la utilizza solo per A1, A3, TT, Q3 e Q2; mentre i modelli dalla A4 alla A8 (Suv compresi) vengono prodotti sulla Mlb Evo, una piattaforma per modelli a motore longitudinale, che vede la produzione anche dei Suv Bentley Bentayga, Lamborghini Urus e Porsche Cayenne.

Il pianale Mqb ha misure totalmente variabili, ad eccezione di due che sono il punto di partenza per ogni modello: la distanza tra l’asse anteriore e la pedaliera e la posizione del serbatoio. Per il resto passo, carreggiate, fisionomia e tutto il resto possono essere modificate a piacimento, permettendo di sviluppare dalle utilitarie fino alle ammiraglie. Unica deroga è la piattaforma delle city car Volkswagen up!, Seat Mii e Skoda Citigo. Inoltre, il pianale Mqb può ospitare modelli con alimentazione alternativa e ibrida, ma per le auto elettriche pure di nuova generazione inaugurate dalla ID.3 c’è la piattaforma Meb, che sarà utilizzata per 27 EV entro la fine del 2022, tra cui Audi Q4 e-tron, Cupra Born eSkoda Enyaq.

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Occhio al futuro

Volkswagen, a partire dal 2024, ha annunciato l’utilizzo di una piattaforma modulare e scalabile: la Scalable systems platform (Ssp) che fa parte del progetto Artemis di Audi. La Ssp condividerà alcuni elementi con Meb e con la nuova Ppe, che a partire dal 2022 sarà usata sulla versione elettrica della Porsche Macan, per essere successivamente sostituita dalla nuova Ssp.

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Stellantis

Anche gli altri grandi costruttori di automobili utilizzano le piattaforme modulari. I modelli dell’ex Gruppo PSA adotta la piattaforma Emp2 per tutti i modelli compatti e superiori e la Cmp per le nuove utilitarie (208, 2008, Opel Corsa e Mokka) mentre Citroën la usa per la nuova C4 e le prossime generazioni di C3 e derivate. Dopo la costituzione del gruppo Stellantis, per le auto elettriche saranno utilizzate quattro nuove piattaforme.

  • Stla Small: per modelli compatti, citycar e SUV di segmento B con un’autonomia fino a 500 km.
  • Stla Medium: dedicata a vetture premium, principalmente di segmento C e D, sia SUV sia berline con un’autonomia fino a 700 km.
  • Stla Large: per ammiraglie e vetture sportive, comprese le “eMuscle car” americane annunciate da Dodge con un’autonomia fino a 800 km.
  • Stla Frame: per pick-up e veicoli commerciali con un’autonomia fino a 800 km. Le nuove piattaforme sono state progettate per essere il più possibile versatili e flessibili.

La Stla Large può ospitare modelli con lunghezze comprese tra i 4,7 e i 5,4 metri e con larghezze tra gli 1,9 e i 2,03 metri. Su questa piattaforma nasceranno otto modelli in cinque anni, mentre in totale, con le quattro piattaforme, una volta a regime, saranno prodotte due milioni di auto elettriche all’anno.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie

Gruppo Renault

Il gruppo Renault-Nissan-Mitsubishi si avvale delle varie versioni della piattaforma Cmf (Common Module Family): la A per le nuove piccole come Kwid e Dacia Spring, la B per le utilitarie come Clio, Captur, Nissan Juke e Dacia Sandero, la C/D per i modelli compatti e medi come Megane e Qashqai, fino alla Espace. C’è anche la Cmf-EV per le nuove elettriche, inaugurata da Nissan Ariya.

Toyota Mirai 2020

Toyota

Toyota ha inaugurato qualche anno fa la nuova Tnga (Toyota New Global Architecture), anche in questo caso pensata in varie versioni: la B per Yaris e Yaris Cross, la C per Corolla, Prius e derivate, la K per RAV4 e tutte le berline e i SUV di taglia media.

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Hyundai-Kia

Hyundai e Kia utilizzeranno la nuova E-Gmp (“Electric Global modular platform”). Da questa piattaforma saranno prodotte la Ioniq 5, la versione di serie della concept Kia Imagine e altre vetture, per un totale di 23 modelli con caratteristiche differenti tra loro: Suv, berline e auto ad alte prestazioni. Sulla E-Gmp sarà possibile montare anche un motore elettrico posteriore ad alto regime di rotazione integrato in un unico modulo con trasmissione e inverter.

Citroën Grand C4 SpaceTourer: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Citroën Grand C4 SpaceTourer: prezzi, dimensioni e caratteristiche 12

La Citroën Grand C4 SpaceTourer rappresenta una delle poce monovolume di grandi dimensioni sopravvissute al sempre più imperante strapotere dei SUV sul mercato. Fedele al concetto di auto da famiglia, offre tanto spazio e comodità, il tutto condito da uno stile moderno e da una buona dotazione tecnologica. La monovolume del costruttore francese viene offerta sia con alimentazioni benzina che diesel, in tre livelli di equipaggiamento.

Ecco la scheda tecnica della Citroën Grand C4 SpaceTourer:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 7
 Bagagliaio 575/1835 litri (130 litri in configurazione 7 posti)
 Alimentazioni benzina/diesel
 Classe Euro 6.2d – ISC-FCM
 CV/kW (da) 130/96
 Prezzo (da) 30.400 €

 

INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motorizzazioni
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzo

Pur potendo ospitare 7 passeggeri grazie al passo da 284 cm, le dimensioni della Citroën Grand C4 SpaceTourer non sono eccessive: la lunghezza sfiora i 460 cm, mentre altezza e larghezza misurano rispettivamente 164 e 183 cm. Lo spazio a bordo però non manca: in configurazione a 5 posti il bagagliaio ha una capienza di 575 litri (130 litri con terza fila di sedili), che abbattendo la seconda fila raggiunge i 1.835 litri.

Dimensioni
Lunghezza 4.597 mm
Larghezza 1.826 mm
Altezza 1.638 mm
Passo 2.840 mm

Durante il passaggio da Picasso a SpaceTourer, la monovolume si è rinnovata sia nello stile che nella dotazione. Nel frontale la scena è dominata dal logo del Double Chevron che partendo dal centro si allarga sui lati andando ad includere, alle estremità, le luci di posizione a Led. Subito sotto, invece, trova posto il gruppo ottico principale. Generose le prese d’aria, che si aprono nella parte bassa del paraurti.

La bassa linea di cintura scolpisce bene i volumi della fiancata, dove si fanno notare i grandi vetri laterali, che assicurano all’interno una grande luminosità. Sul retro, i fari integrati nel portellone vengono disposti in un originale disegno a C, mentre al centro spicca nuovamente il logo Citroën.

L’abitacolo della Citroën Grand C4 SpaceTourer è stato completamente rivisto rispetto alla generazione precedente. Scompare il cruscotto dietro al volante multifunzione: la strumentazione e il sistema di navigazione sono inglobati in un unico grande da 12″ inserito al centro della plancia. Al di sotto, un ulteriore schermo touch da 7″ serve invece per gestire l’infotainment, mentre tra i sedili trova spazio la leva del cambio.

Spostandosi nelle file retrostanti, si fanno notare i tre sedili singoli per la seconda fila, che possono essere abbattuti completamente in caso di necessità. Ottima anche la dotazione a livello di ADAS e dispositivi di sicurezza che include tutti i più recenti sistemi di assistenza alla guida.

Il MY 2021 della Citroën Grand C4 SpaceTourer prevede motorizzazioni a benzina e a gasolio. Un solo propulsore a listino per il benzina, l’1.2 litri PureTech 130 con Start&Stop da 131 CV. Per quanto riguarda i diesel, invece, sono presenti due motori: l’1.5 BlueHDi 130 S&S da 130 CV (disponibile anche con cambio automatico EAT8) e il più prestante 2.0 BlueHDi 160 S&S con cambio automatico EAT8 da 163 CV.

Nonostante la massa importante di questa monovolume, i consumi non sono eccessivi. Il propulsore benzina permette di percorrere 100 km con 6-6,9 litri di carburante. Le motorizzazioni diesel sono invece più efficienti: il BlueHDi 130 registra un dato che oscilla tra i 4,5 e i 5,3 litri ogni 100 km (4,9-6 litri con cambio EAT8), mentre con il più potente BlueHDi 160 si sale a 5,5-6,3 litri ogni 100 km.

Gli allestimenti disponibili sono tre:

  • Feel: l’allestimento di accesso alla gamma, con un ottima dotazione di serie, come il clima automatico bizona con filtro a carboni attivi.
  • Shine: si distingue per i cerchi in lega da 17″ Shamal, il volante in pelle e diversi sistemi di assistenza, come la retrocamera.
  • Shine Pack: allestimento top di gamma, con cruise control adattivo, Active Safety Break, e gruppi ottici LED davanti e dietro.

Feel: l’allestimento di base include di serie Cerchi in lega 16″ Notos, Climatizzatore automatico bizona con filtro a carboni attivi e diffusori regolabili sui montanti posteriori, Citroën Connect Box, Citroën Connect Nav DAB, Display panoramico HD 12″, ABS con ripartitore elettronico di frenata, Fari fendinebbia con funzione Cornering Light, Retrovisori ripiegabili elettricamente, Airbag conducente, a tendina ant/post e laterali anteriori, Airbag passeggero disattivabile, Aiuto alla frenata d’emergenza, Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori, Bluetooth® e presa USB Calotte retrovisori Shiny Black, Cassetto portaoggetti multifunzionale illuminato, Chiusura centralizzata con telecomando, Coffee Break Alert: rilevatore di stanchezza, Computer di bordo, Console centrale amovibile (solo con EAT8), ESP con Hill-assist e Intelligent Traction Control, Fari anteriori a LED diurni con accensione automatica, Fari fendinebbia, Fari posteriori con effetto 3D, Freno di stazionamento elettrico automatico, Funzione Mirror Screen, Indicatori di direzione alogeni, Kit riparazione pneumatici, Parabrezza Wide Angle Screen, Presa 12V sulla console centrale, Radio DAB bituner, comandi al volante, 6 HP, Regolatore e limitatore di velocità, Retrovisori regolabili elettricamente e riscaldabili, Rilevatore bassa pressione pneumatici, Sensori di parcheggio posteriori, Sedile conducente regolabile in altezza, Sedili posteriori individuali in seconda fila, Servosterzo elettrico ad assistenza variabile, Start button, Tergicristallo automatico con sensore pioggia, Touch Pad 7″, Volante in pelle regolabile in altezza e in profondità, Vano portaoggetti a pavimento in seconda fila, 2 sedili individuali a scomparsa in 3a fila, Sedili 2a fila con regolazione longitudinale e funzione Easy Access per l’accesso alla 3a fila di sedili, Appoggiagomiti sedili anteriori, Archi del tetto Silver

Shine: rispetto a Feel aggiunge Cerchi in lega 17″ Shamal, Pack Safety (Video Active Safety Brake Driver Attention Alert: rilevatore cambio traiettoria improvvisa, Riconoscimento dei limiti di velocità, Retrovisore interno fotocromatico), Telecamera di retromarcia, Sensori di parcheggio anteriori, Appoggiatesta Relax sedili in prima fila, Cassetto portaoggetti sotto il sedile conducente, Keyless Access & Start, Illuminazione zona piedi anteriore, Pack Style Black: porta targa anteriore nero brillante, Parabrezza atermico, Wide Angle Screen, Sedile passeggero regolabile in altezza, Soglie porta anteriori in alluminio, Sportellini piano continuità di carico, Tavolino estraibile su schienale sedili anteriore, Tappetini, Vetri posteriori e lunotto oscurati Volante in pelle pieno fiore.

Shine Pack: l’allestimento top di gamma aggiunge a Shine Active Safety Brake, Cruise Control attivo (su versioni con Cambio Automatico EAT8: Cruise Control attivo con funzione STOP), Fari Xeno con fari fendinebbia senza funzione Cornering Light, Fari posteriori a LED con effetto 3D, Handsfree Tailgate: apertura portellone senza chiavi, High Beam Assist, Indicatori di direzione a LED Lane Keeping Assist: sistema attivo superamento linea carreggiata, Park Assist, Portellone posteriore automatico, Presa 230V, Retrovisori ripiegabili elettricamente con luci d’approccio a LED, Sistema di sorveglianza dell’angolo morto, Vetri anteriori acustici, Child Pack: Specchietto sorveglianza bambini Tendine parasole in 2a fila.

  • 7 posti: una vera monovolume, con tutto lo spazio necessario a bordo anche per le famiglie più numerose.
  • Equipaggiamento: ottima la dotazione di serie, con tanti ADAS e dispositivi di sicurezza.
  • Prezzi: se paragonata ad altre auto della categoria, la Citroën Grand C4 SpaceTourer viene offerta ad un prezzo piuttosto contenuto.

Di seguito ecco il listino prezzi della Citroën Grand C4 SpaceTourer aggiornato a giugno 2021:

Citroën Grand C4 SpaceTourer benzina Prezzi
Grand C4 SpaceTourer PureTech 130 S&S Feel 30.400 €
Citroën Grand C4 SpaceTourer diesel Prezzi
Grand C4 SpaceTourer BlueHDi 130 S&S Feel 31.900 €
Grand C4 SpaceTourer BlueHDi 130 S&S EAT8 Feel 33.900 €
Grand C4 SpaceTourer BlueHDi 160 S&S EAT8 Shine 37.900 €

Citroën C1: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Citroën C1: prezzi, dimensioni e caratteristiche 15

Anche il segmento delle city car si sta evolvendo. Così, per stare al pacco con i tempi, le vetture più compatte del mercato cercano di offrire livelli di comfort e tecnologia sempre più alti, mantenendo le loro caratteristiche principali: prezzo economico, dimensioni contenute e agilità nel traffico cittadino. Uno dei modelli che rispecchia esattamente questo nuovo trend è la Citroën C1, offerta nella versione berlina con carrozzeria a 3 e 5 porte e nella variante Airscape caratterizzata dalla presenza del tetto apribile in tela.

Ecco la scheda tecnica della Citroën C1 1.0 Live 5 Porte:

Scheda Tecnica
 Numero posti 4
 Bagagliaio 196 litri
 Alimentazioni Benzina
 Classe Euro 6 d-Temp
 Cv/kW  72/53
 Prezzo  11.250 €
INDICE
Novità 2021
 Dimensioni
 Interni
 Esterni
 Motori
 Consumi
 Allestimenti
Perché comprarla
 Prezzi

Piccoli aggiornamento debuttano con il model year 2021. Il listino, infatti, si amplia con l’ingresso in gamma dell’inedito allestimento Millenium, disponibile solo per la variante di carrozzeria a cinque porte. Questo si caratterizza per le modanature in plastica nera sui passaruota, che donano alla C1 Millennial uno stile tipicamente fuoristradistico. Il motore, invece, resta il  VTi 72 con cambio manuale.

La Citroën C1 è una delle city car più compatte della categoria con dimensioni che la rendono perfetta per la guida nel traffico cittadino. La lunghezza è di 3 metri e 47 centimetri mentre la larghezza supera di poco il metro e mezzo. Il bagagliaio rispecchia le dimensioni della vettura e ha una capacità totale di 196 litri.

Dimensioni
Lunghezza 3.465 mm
Larghezza 1.615 mm
Altezza 1.460 mm
Passo 2.340 mm

citroen c1 usate
citroen c1 usate

La city car di Citroën propone un abitacolo tanto semplice alla vista quanto distintivo e originale, grazie all’aggiunta di elementi colorati a contrasto sulla consolle centrale, sul tunnel centrale e sulle modanature delle bocchette d’areazione laterali.

A livello tecnologico, dall’allestimento Shine è disponibile lo schermo touchscreen da 7”, compatibile con Apple CarPlay e Android Auto, dal quale può essere gestito il sistema multimediale. Il comfort è garantito da alcuni equipaggiamenti come il volante in pelle multifunzione e il climatizzatore automatico. Viste le dimensioni molto contenute, la C1, sebbene sia omologata per 4 persone, fa fatica ad ospitare nel divanetto posteriore persone di medio-alta statura.

Grazie al suo stile personale, la Citroën C1 sa farsi notare. Il merito principale va attribuito al nuovo frontale della piccola city car che propone un look vivace e allo stesso tempo particolare. I gruppi ottici anteriori si dividono in un doppio disegno che assomiglia ad un occhio sormontato da una striscia sottile che riporta alla mente la forma delle sopracciglia.

Nella parte bassa trova posto la nuova griglia a nido d’ape e le luci diurne a Led dal design verticale. La fiancata scorre liscia verso un posteriore molto semplice alla vista che offre un contrasto di colori tra portellone e paraurti. Una delle caratteristiche principali del design esterno della C1 è la possibilità di personalizzare con ben 29 combinazioni di colore la carrozzeria.

citroen c1 usate
citroen c1 usate

La piccola di Citroën viene offerta a listino con una sola motorizzazione, il 3 cilindri 1.0 VTi benzina a iniezione elettronica che, sebbene non offra prestazioni di rilievo, permette di districarsi facilmente nel traffico cittadino mantenendo bassi i consumi e le emissioni di CO2. La potenza massima è di 72 CV mentre la coppia massima è di 93 Nm a 4.400 giri. Il powertrain viene completato da una trasmissione manuale a 5 rapporti e dalla trazione anteriore.

L’unica motorizzazione disponibile per la Citroën C1, il 1.0 VTi da 72 CV,  fa segnare un consumo di carburante nel ciclo combinato di 3,9 l/100km.

La piccola city car francese viene offerta a listino in quattro allestimenti differenti. Vediamo insieme quali sono le principali differenze.

  • Live: rappresenta l’allestimento di accesso alla gamma.
  • Feel: Aggiunge elementi più ricercati come il lettore MP3.
  • Shine: verso l’alto di gamma, la C1 si caratterizza per i cerchi in lega.
  • JCC+: tra gli allestimenti più ricchi, si distingue per le modanature dedicate.
  • Millenium: novità del MY 2021, è disponibile solo per la 5 porte

Live: L’allestimento entry level Live offre di serie gli appoggiatesta posteriori, il computer di bordo, i copricerchi 14’’ Star, l’ESC con Hill-Assist, i fari anteriori a LED diurni, l’indicatore di cambio rapporto, il kit di riparazione pneumatici, il servosterzo elettrico ad assistenza variabile e il volante regolabile in altezza.

Feel: Rispetto all’allestimento Live, il Feel aggiunge alla dotazione di serie gli alzacristalli anteriori elettrici, il climatizzatore manuale, la chiusura centralizzata con telecomando, i copricerchi 15’’ Comet, le maniglie esterne in tinta carrozzeria, la banda centrale della plancia in colore grigio scuro, la radio DAB MP3 con 4 altoparlanti e Bluetooth®, i retrovisori in tinta carrozzeria, il sedile posteriore ribaltabile 50/50 e il sedile conducente regolabile in altezza.

Shine: Rispetto all’allestimento precedente, lo Shine include i comandi al volante, il contagiri, i cerchi in lega 15“ Planet, il limitatore di velocità, i retrovisori regolabili elettricamente e riscaldabili, il touch pad 7“ Mirror Screen Triple Play DAB compatibile con Apple car Play, Android Auto e Mirror Link e il volante in pelle.

JCC+: La serie JCC+ aggiunge all’allestimento Shine gli interni JCC+ dedicati, i tappetini e gli stickers JCC+, i cerchi in lega Planet Black, il climatizzatore automatico, i vetri posteriori oscurati, il tetto di colore nero e il coprimozzo Blu.

Millenium: debutta con il model year 2021 e si distingue dagli altri allestimenti a listino per la presenza di specifiche modanature in plastica nera che rendono il look della C1 più fuoristradistico.

  • Dimensioni: con una lunghezza di 3,5 metri scarsi, la C1 si muove agevolmente anche nel traffico.
  • Consumi: il piccolo propulsore a benzina è brillante e poco assetato.
  • Abitabilità: nonostante le dimensioni contenute, dentro si viaggia senza troppi sacrifici anche in quattro.

Di seguito i prezzi di listino della Citroën C1 a nei vari allestimenti disponibili, aggiornato ad aprile 2021:

Citroen C1 Prezzo 
VTi S&S 72 CV Live 3 porte 10.750 €
VTi S&S 72 CV Feel 3 porte 12.500 €
VTi S&S 72 CV Shine 3 porte 13.250 €
VTi S&S 72 CV Live 5 porte 11.250 €
VTi S&S 72 CV Feel 5 porte 13.000 €
VTi S&S 72 CV Shine 5 porte 13.750 €
VTi S&S 72 CV JCC+ 5 porte 14.450 €
VTi S&S 72 CV Millenial 5 porte 14.250 €
Citroen C1 Airscape Prezzo 
VTi S&S 72 CV Shine 3 porte 14.250 €
VTi S&S 72 CV Shine 5 porte 14.750 €

Se la descrizione della Citroen C1 ha stuzzicato la vostra curiosità consultate gli annunci di automobile.it e trovare la citycar francese più adatta alle vostre esigenze.

citroen c1 usate
citroen c1 usate

Auto monovolume: ecco quali sono i migliori modelli del 2021

Dacia Duster

Le macchine monovolume continuano a dire la loro nel mercato automobilistico italiano nonostante le percentuali di acquisto siano calate considerevolmente nel corso degli anni. La possibilità, infatti, di usufruire di una vettura decisamente spaziosa senza dover necessariamente rivolgere l’attenzione verso la scelta di un SUV o di una station wagon continua a far breccia nel cuore degli automobilisti.

In questa guida verranno elencate le migliori auto monovolume, andando a spaziare tra i numerosi modelli adatti a tutti i tipi di tasche ed a tutte le esigenze quotidiane.

INDICE
 Monovolume 2021
 Miglior monovolume
 Monovolume 7 posti
 Auto monovolume economiche
 Monovolume compatte
 Monovolume GPL
 Monovolume a metano

Nonostante le attenzioni della maggior parte dei consumatori siano ormai rivolte quasi esclusivamente ai SUV, chi ha necessità di tanto spazio interno è consapevole come sia quello delle auto monovolume il segmento da considerare senza esitazioni. Vediamo le novità più interessanti.

  • BMW Grand Tourer
  • Citroen Space Tourer
  • Toyota Procace Verso

La BMW Grand Tourer è una monovolume che riesce ad unire le necessità di spazio alle qualità di guida tipiche delle BMW. Certo, non ci si deve aspettare di poter scendere in pista e staccare tempi da record, ma l’assetto generale è molto gradevole così come i motori disponibili, benzina e diesel, con potenze fino a 190 CV. I prezzi partono da 28.950 euro.

Più che una monovolume la Citroen Space Tourer sembra un van adatto a trasportare fino a 9 persone, ma il look generale non è assolutamente da denigrare, anzi. In listino sono presenti tre modelli diversi per lunghezza, XS da 4 metri e 60 centimetri, M da 4,96 o addirittura XL da 5,30 metri. L’unica motorizzazione disponibile è quella diesel da 2.0 litri e 177 CV. Si parte da 33.140 euro.

La Toyota Proace Verso condivide componenti e piattaforme con la Citroen Space Tourer: la monovolume giapponese è una alternativa valida che si differenzia solamente per il look del frontale. Identiche sia le tre versioni di lunghezza che i motori a gasolio offerti in listino. I prezzi partono da 35.500 euro.

L’offerta di monovolume sul mercato non è certamente ristretta e scegliere il miglior monovolume presente non è cosa facile. Di seguito indichiamo i tre modelli più interessanti attualmente in vendita:

  • Ford S-Max
  • Citroen Berlingo
  • Opel Combo Life

Uno dei modelli più interessanti nel mercato delle monovolume è la Ford S-Max. Il design è filante e molto ben equilibrato e, soprattutto nel frontale, richiama il recente linguaggio stilistico della Casa. Gli interni sono decisamente spaziosi e consentono di ospitare fino a 7 passeggeri. L’unico motore disponibile è il 2.0 litri diesel. I prezzi partono da 39.850 euro.

La nuova generazione della Citroen Berlingo si differenzia dalla concorrenza per uno stile carico di personalità. Il muso richiama alla memoria quanto già visto con la C3, mentre la fiancata presenta gli ormai classici Airbump. Dentro lo spazio è notevole per 5 passeggeri. Sotto il cofano si può scegliere se optare per un benzina o un diesel con potenze fino a 131 CV. I prezzi partono da 21.200 euro.

In casa Opel la proposta nel settore delle monovolume è affidata alla Combo Life. Il veicolo multispazio si presenta con linee squadrate che fanno intuire una elevata capacità di carico ed infatti la capienza del bagagliaio è di ben 597 litri con il divanetto in posizione. I passeggeri posteriori sono agevolati nell’accesso dalle porte scorrevoli. Sotto il cofano trovano spazio sia il benzina da 1.2 litri declinato nelle versioni da 110 e 130 CV ed il diesel 1.5 con potenze da 100 a 131 CV. I prezzi partono da 22.955 euro

Le monovolume sono solitamente vendute nella classica configurazione con cinque posti disponibili, ma se avete necessità di spazio per un maggior numero di passeggeri, il mercato offre anche numerose auto monovolume 7 posti. Scopriamo i modelli più interessanti:

  • Renault Espace
  • Fiat 500L Wagon
  • Volkswagen Sharan
  • Renault Grand Scenic
  • Toyota Prius 7 posti

Vera e propria auto simbolo del settore, l’ultima generazione della Renault Espace si presenta quale scelta di indubbio fascino nel segmento delle monovolume 7 posti. La linea del corpo vettura è molto affascinante grazie ad un sapiente lavoro di levigatura delle superfici, mentre l’assetto leggermente rialzato strizza l’occhio anche al mercato delle crossover. La terza fila di posti è disponibile a richiesta ed è utilizzabile mediante due strapuntini posti nel vano bagagli. I prezzi partono da 43.700 euro.

renault espace usate
renault espace usate

In casa Fiat non si è lasciato nulla al caso e si è deciso di ampliare l’offerta di auto monovolume grazie alla presenza in listino della Fiat 500 L Wagon. Basata sulla  500 L, la Living si caratterizza per la presenza di una terza fila di posti che portano così il totale a 7, grazie all’allungamento della coda. Forse il risultato estetico non è dei migliori, ma lo sfruttamento degli spazi migliora decisamente. Prezzi popolari per la vettura torinese che si conferma la monovolume economica per eccellenza. Si parte infatti da 19.050 euro.

Una linea sobria, un grande spazio interno e la possibilità di ospitare fino a 7 passeggeri sono i punti di forza della Volkswagen Sharan. La monovolume  presenta i due classici strapuntini in terza fila utili ad incrementare i posti disponibili sino a 7. Molto intelligente la scelta di dotare la vettura di porte posteriori scorrevoli così da agevolare l’ingresso dei passeggeri posteriori. Disponibile solo il motore diesel 2.0 litri TDI offerto nelle due varianti da 150 e 177 cavalli. I prezzi partono da 45.300 euro.

volkswagen sharan usate
volkswagen sharan usate

La Renault Grand scenic unisce una linea decisamente gradevole e filante ad una abitabilità interna da primato in grado di ospitare fino a 7 passeggeri. Molto ampia la scelta dei motori. I benzina partono da 115 sino a 160 CV e sono abbinati ad un cambio manuale a 6 marce, mentre la scelta per il diesel varia tra il 1.8 litri dCi da 120 CV ed il 1.8 dCi da 150 CV che monta di serie il cambio automatico EDC a doppia frizione e 7 rapporti. Si parte da 24.000 euro.

Toyota Prius, la regina delle ibride, è disponibile anche nella variante a 7 posti. La linea della vetytura combina il design della berlina con le proporzioni di una monovolume ed a beneficiarne è lo spazio interno. Il 1.8 ibrido offre 134 CV e consumi davvero contenuti. I prezzi partono da 33.150 euro.

Se le monovolume 7 posti non sono una vostra prerogativa e volete spendere qualcosa in meno rispetto alle soluzioni proposte sopra, è possibile trovare auto multispazio molto interessanti nei listini dei vari costruttori:

  • Ford Galaxy da 13.000 € (usato)
  • Dacia Dokker da 13.900 €
  • Peugeot Rifter da 24.100 €

Il mercato dell’usato si rivela una miniera di interessanti auto monovolume economiche. Spulciano tra le migliaia di offerte presenti nella sezione dedicata di Automobile.it spicca la Ford Galaxy. Il monovolume dell’Ovale Blu in grado di ospitare fino a sette passeggeri, è offerto in vendita a 13.000 euro con motorizzazione diesel da 2.0 litri e 149 CV abbinata al cambio automatico.

Basata sulla Renault Kangoo, la Dacia Dokker offre una grande abitabilità interna grazie ad un sapiente sfruttamento degli spazi. Lo stile non è certamente il punto forte a differenza del prezzo di partenza di soli 13.900 euro. Tra i motori disponibili si può scegliere tra benzina e diesel.

La Peugeot Rifter unisce dimensioni importanti ad un look da crossover decisamente gradevole. Ottima la capacità di carico che, con il divanetto abbattuto, raggiunge quota 4.000 litri. Disponibili solo motori diesel da 1.5 litri con potenze di 102 e 131 CV. I prezzi partono da 24.100 euro.

La fantasia dei designer consente oggi all’automobilista di poter scegliere anche tra auto monovolume compatte caratterizzate da ingombri esterni simili a quelli di una comune utilitaria ma da un intelligente sfruttamento dello spazio interno. Ecco alcuni esempi:

  • Hyundai iX20
  • Fiat Qubo
  • Renault Kangoo

La  Hyundai iX20 è un monovolume compatto tra i più interessanti viste le ridotte dimensioni esterne, solo 410 cm, e la possibilità di ospitare comodamente cinque persone. La scelta dei motori vede soltanto la presenza di un propulsore a benzina, il 1.6 da 124 cavalli, utilizzato anche per la versione alimentata a GPL. I prezzi partono da 18.550 euro.

Trasformare il Fiorino in una multispazio adatta al trasporto di persone si è rivelata una scelta vincente. La Fiat Qubo, infatti, è una monovolume compatta che ha riscontrato un buon successo di mercato nella sua categoria. Ampie le motorizzazioni, ma da preferire è il diesel Multijet da 1.3 litri e 95 CV. I prezzi partono da 14.750 euro.

La Renault Kangoo offre una abitabilità interna da primato, utile quando si devono trasportate 5 passeggeri senza particolari sofferenze. Lo stile richiama in parte il linguaggio stilistico del Gruppo, mentre sotto il cofano trova spazio esclusivamente il motore diesel da 1.5 litri declinato nelle varianti da 95 e 116 CV. I prezzi partono da 22.150 euro.

Non sono molte le monovolume alimentate a GPL presenti nei listini del nuovo. Per questa ragione è sempre preferibile spulciare le migliaia di offerte sulla sezione dedicata di Automobile.it per trovare la monovolume ideale a prezzi concorrenziali. L’Opel Zafira si rivela una delle più interessanti monovolume GPL grazie alla capacità di ospitare sino a 7 passeggeri ed al motore 1.4 da 140 CV decisamente adeguato alla massa della vettura. I prezzi, per un esemplare del 2016, sono di poco inferiori ai 10.000 euro.

Se il GPL non ricade tra le opzioni preferibili, i listini prevedono una grande scelta tra le auto monovolume a metano, come:

  • Volkswgen Caddy
  • Fiat Doblò

Tra le vetture da tenere d’occhio c’è senza ombra di dubbio la Volkswagen Caddy. La linea da multispazio dona alla vettura tedesca un’abitabilità interna di grande livello e nella versione con passo lungo è possibile avere anche 7 posti a disposizione. La versione bifuel a metano si basa sul 1.4 TGI da 110 cavalli ed i prezzi partono da 26.610 euro.

auto monovolume usate
auto monovolume usate

Altra valida alternativa nel settore delle monovolume a metano è il Fiat Doblò. Il look è stato recentemente rivisto nel frontale ed è comunque gradevole, ma ciò che colpisce è la grande abitabilità interna. Il 1.4 T-Jet offre 120 CV e si rivela adeguato alla massa della vettura. I prezzi partono da 23.480 euro.

Citroën C4: la nuova generazione segna il cambio di passo

Citroën C4: la nuova generazione segna il cambio di passo 2

Tempo di rivoluzione per la Citroën C4, che con la nuova generazione, la terza nella storia del modello, stacca con il passato proponendo linee inedite che la pongono a metà strada tra una berlina e un crossover. Ma le novità non sono soltanto estetiche. Per la prima volta, infatti, la C4 viene proposta fin dal lancio in un’inedita variante completamente elettrica, che verrà naturalmente affiancata da versioni ad alimentazione tradizionale.

Scolpita dal vento

Sono ancora poche le informazioni rilasciate dalla casa madre riguardo la nuova Citroën  C4. Attraverso i primi scatti rilasciati, tuttavia, è possibile notare il profondo lavoro compiuto dai tecnici francesi sul fronte aerodinamico. Le forme del frontale infatti, oltre ad anticipare il prossimo corso stilistico di casa Citroën , agevola notevolmente lo scorrere dei flussi d’aria che investono la carrozzeria, a tutto vantaggio dell’autonomia.

Citroën C4: la nuova generazione segna il cambio di passo

La rivoluzione stilistica interessa anche gli interni dove ora a dominare sono i contenuti digitali. Tutte le informazioni ufficiali sul modello verranno rilasciate il 30 giugno, ma dalle fotografie è possibile notare come all’interno dell’abitacolo i protagonisti sono due schermi. Uno con funzione di quadro strumenti dietro il volante e uno al centro della plancia per l’infotainment. Restano fisici, invece, i comandi del clima.

Elettrica da oltre 300 km

Poche le informazioni anche riguardo il powertrain della nuova Citroën C4. Si sa però per certo che arriverà anche in un’inedita versione elettrica, che molto probabilmente sarà affiancata anche da motorizzazioni ibride e, sicuramente, dai soliti benzina e Diesel di PSA.

Citroën C4: la nuova generazione segna il cambio di passo 1

Per quanto riguarda la versione elettrica della Citroën C4, questa potrebbe sfruttare il medesimo powertrain della sorella Peugeot 2008, giusto per fare un esempio, che è mossa da un motore elettrico da 136 CV e grazie alla batteria da 50 kWh può contare su un’autonomia di oltre 300 km.

 

Citroën Ami: mobilità urbana in salsa francese

Citroën Ami: mobilità urbana in salsa francese 2

Citroën ripensa alla mobilità urbana proponendo una soluzione pratica per muoversi tra le vie delle nostre città senza emettere inquinanti. Si chiama Ami ed è un quadriciclo a due posti dalle dimensioni estremamente compatte che grazie al peso contenuto e alla potenza di soli 8 CV può essere guidato già a partire da 16 anni.

Compatta ed elettrica

La Citroën Ami è lunga 2,41 metri, assicura un raggio di sterzata di 7,2 metri ed è stata concepita per contenere al massimo i costi (anche se il listino per il nostro mercato non è ancora stato ufficializzato). Le portiere, ad esempio, nascono dallo stesso stampo e si aprono in maniera asimmetrica, mentre i finestrini si aprono solo parzialmente verso l’alto, come avveniva sulla 2 CV.

Citroën Ami: mobilità urbana in salsa francese

A spingere la Citroën Ami provvede un motore elettrico accreditato di una potenza di 8 CV, che viene alimentato da una batteria di 5,5 kWh, che grazie al peso totale della vettura contenuto in meno di 500 kg, assicura un’autonomia di 70 km e una velocità massima di 45 km/h.

Spazio alla fantasia

All’interno della Citroën Ami dominano i colori eccentrici, anche se in generale i contenuti sono decisamente minimal. L’unica concessione al “lusso” nell’abitacolo è rappresentata dalla presenza del climatizzatore. Per il resto, tutte le funzioni multimediali solitamente legate al sistema di infotainment sulla Ami sono relegate allo smartphone del conducente.

Citroën Ami: mobilità urbana in salsa francese 1

Ma il vero punto forte della Citroën Ami è rappresentato dall’ampia possibilità di personalizzazioni. Prima dell’acquisto, infatti, sarà possibile scegliere da una lunga serie di accessori per rendere la Ami quanto più possibile in linea con i propri gusti. Tra questi spiccano gli inserti per la carrozzeria per dare un tocco di colore in più alla vettura.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 9

Partiti con ottimi auspici, gli Anni ’70 sono letteralmente spaccati in due dalla crisi petrolifera. La crescita economica non si ferma ma l’austerity obbliga anche gli italiani, che avevano appena iniziato a lasciarsi alle spalle le economie del periodo bellico, a familiarizzare con il concetto di risparmio energetico, a centellinare gli spostamenti e a rinunciare alle gite in auto domenicali. Il mondo delle quattro ruote, colpito in pieno, corregge il tiro adottando programmi tecnici per la riduzione dei consumi, oltre che modelli più compatti ed efficienti. Anche lo sviluppo dei motori Diesel riceve una prima spinta che si concretizzerà un paio di decenni più tardi.

SCOPRI 5 AUTO MEMORABILI DEGLI ANNI SESSANTA

I Settanta sono anche gli anni in cui l’industria inizia ad assestarsi, i marchi piccoli vengono assorbiti da quelli più importanti, che invece si avviano a dare vita averi e propri colossi dell’auto. Inoltre, su mercati come il nostro si affacciano le prime auto giapponesi. Il gusto per le auto genera eccessi: da una parte le vetture estremamente razionali per le famiglie, dall’altra le sportive sempre più potenti. E alcuni modelli destinati a creare famiglie molto longeve nascono proprio in questi anni.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Settanta.

INDICE
 Citroen SM
 Fiat 128
 Fiat 126
 Volkswagen Golf
 Lamborghini Countach

Non tutte le auto simbolo degli Anni ’70 danno vita a dinastie ma hanno comunque la capacità, come si suol dire, di “definire il momento”: una di queste, svelata al Salone di Ginevra nel marzo del ’70, porta il marchio Citroën ma sotto il cofano scalpita un cuore italiano, un V6 progettato da quella Maserati che da appena due anni, al termine di una serie di vicissitudini (non ancora finite) è passato sotto il controllo della Casa francese. Si chiama SM, sigla che sta appunto per Sport Maserati, ed è “figlia” della DS da cui eredita l’impostazione meccanica tuttoavanti e le sospensioni idropneumatiche.

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Si dice che l’idea fosse venuta ai dirigenti Citroën poco dopo aver lanciato la stessa DS nel’55, con l’intenzione di concorrere con le granturismo tedesche e consacrarsi come costruttore di alto livello. Il motore,  con due alberi per bancata e molte parti in alluminio, ha una cilindrata di 2,7 litri e 170 CV (poi 3 litri e  180 CV) che bastano a portare questa sportivona da quasi 5 metri e 1.500 kg a velocità mai inferiori ai 205 km/h e farla scattare da 0-100 in non più di 11 secondi anche nelle versioni con il più lento cambio automatico.

In aggiunta, la SM ha alcune “chicche” come lo sterzo a rapporto variabile e richiamo automatico e i fari che ruotano in curva. Ostacolata dalla crisi petrolifera che non favorisce le auto potenti e assetate, ma anche da un prezzo lievitato rapidamente (dai 42.000 franchi del lancio a oltre 50.000 in meno di un anno) uscirà di scena nel ’75 senza un’erede ma con quasi 13.000 esemplari costruiti a dare testimonianza di sé.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 3

In casa Fiat, il decennio inizia con una rivoluzione tecnica: debutta infatti, o per meglio dire ha debuttato nella primavera del ’69, quella trazione anteriore a lungo inseguita dagli ingegneri di Mirafiori, a cominciare da Dante Giacosa, ma rimandata negli anni a causa di qualche inconveniente durante le prove…

Fatta collaudare alla Autobianchi con la Primula, è arrivata con la 128, una berlina compatta che rimpiazza direttamente la 1100 piazzandosi tra la 124 e la 500 e si affaccia al decennio con in tasca il titolo di Auto dell’Anno ’70 e un prezzo di partenza di 875.000 lire, 10mila lire in meno del prezzo di lancio della 1100 R di tre anni prima.

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La novità, rispetto a quasi tutti i non molti modelli a trazione anteriore già in commercio, è il motore disposto trasversalmente che riduce l’ingombro consentendo di avanzare l’abitacolo. Ecco perché con i suoi 3 metri e 85 di lunghezza, la 128 ha un padiglione ampi, un terzo volume netto e generoso e una con anteriore e posteriore quasi simmetrici.

Un nuovo 1.1 con albero a camme in testa e 55 CV è l’unica opzione all’inizio, più generosa quella delle carrozzerie che prevede berline a 2 e 4 porte, una Familiare e poco dopo anche la Coupé, con un 1.3 che sarà offerto anche sulla berlina nella vivace versione Rally. Manca solo una scoperta, che arriva in modo “indiretto” nel ’72 con la X1/9, una delle spider più originali e divertenti del periodo che utilizza proprio la meccanica delle 128 più potenti.

Il ’72 è l’anno in cui arriva anche la Fiat 126, chiamata a sostituire l’amatissima 500 anche se in realtà questa la affiancherà ancora per tre anni con la sua ultima serie, la R, chiudendo la carriera dopo 18 anni e oltre 5 milioni di esemplari venduti. La 126 ne conserva l’impostazione generale ma modernizza tutto il resto, iniziando dalla struttura monoscocca.

Aggiorna anche il motore bicilindrico, potenziato a 23 CV. Le misure crescono un pochino, la nuova piccola è lunga di 13 cm (tocca i 3,10 metri), è più larga di 6 e lievemente più alta , ma sono soprattutto le forme squadrate ad aumentare lo spazio, insieme ad alcune soluzioni scelte per incrementare la sicurezza (come il serbatoio che lascia il cofano anteriore e si sposta sotto il divano posteriore).

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 5

Raggiungerà l’apice della praticità nel 1987 con la Bis, dotata di motore “a sogliola” che libera altro spazio nella parte posteriore e che adotta un portellone proprio per accedervi. Inoltre, la Fiat 126 diventerà un efficace termometro dell’inflazione, con un prezzo iniziale di 795mila lire che già nel ’76, per le meglio accessoriate Personal, tocca i due milioni.

L’apprezzamento non manca, anche se non risulterà amata quanto l’antenata, avrà una carriera altrettanto lunga e che concluderà con oltre 4 milioni e mezzo di unità. Circa tre quarti di queste arriverà però dalla Polonia, dove è costruita dal ’73 in due stabilimenti ai quali dal ’79 sarà affidata l’intera produzione anche per i mercati occidentali. In quel Paese, dove lo sviluppo economico è arrivato dopo, la 126 è l’auto della motorizzazione di massa e dunque, una piccola rivoluzione.

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A proposito di rivoluzione, anche Volkswagen ne realizza una bella grossa proprio a metà del decennio quando, dopo venticinque anni passati a proporre varianti del Maggiolino e modelli derivati basati sulla stessa architettura, tra il ’73 e il ’75 segna un epocale cambio di rotta lanciando tre modelli basati su un moderno schema a motore e trazione anteriori destinato a diventare un caposaldo del marchio per tutti gli anni a venire.

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E nel’74, un anno dopo la Passat e uno prima della Polo, nasce la Golf, tedesca oltre ogni ragionevole dubbio ma che deve più di qualche cosa all’Italia: la linea di Giorgio Giugiaro (uno dei primi lavori portati a termine sotto la sua nuova società Italdesign), con elementi come il cofano spiovente e il lunotto inclinato che ritroveremo in altri suoi successi, e la meccanica per la quale i tecnici di Wolfsburg si sono fortemente ispirati alla Fiat 128.

Due anni dopo, la neonata Golf genera un’altra pietra miliare, la GTI: con motore 1.6 da 110 CV e cambio a 4 marce. Sarà evoluta negli anni, adottando unità sempre più grandi e potenti fino ad arrivare a dei 2 litri turbo a iniezione diretta e oltre il doppio dei cavalli, ma un paio di dettagli caratteristici, come il profilo rosso nella mascherina e i sedili rivestiti in tessuto scozzese: se li porterà dietro per tutte le generazioni successive e sono ancora adottati ai giorni nostri.

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La sportiva più adrenalinica degli anni ’70 (e forse anche dei 10 successivi) sarà ricordata anche per il nome quasi impronunciabile: Lamborghini Countach. È l’arma con cui Lamborghini sostituisce quell’autentica icona che è stata la Miura e sfida il gotha delle supercar a motore posteriore, come le Ferrari BB e De Tomaso Pantera (toh!, tutte italiane di nascita…).

Il mondo cerca di dare un’intonazione inglese al nome che invece di pronuncia “cuntàcc” ed è una parola in dialetto piemontese che vuol dire “accidenti” e che secondo varie versioni sarebbe scappata allo stesso Nuccio Bertone – o a qualcuno dei suoi – nel vedere la linea disegnata da Marcello Gandini. In effetti, anche a distanza di anni sarà quasi impossibile, guardandola, non lasciarsi scappare qualche esclamazione simile, visto che nei lunghi anni della sua presenza sul mercato (fino all’89) linea e prestazioni cresceranno in modo prepotente.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia

Al debutto come concept, che avviene nel ’71, la linea è invece pulitissima e caratterizzata dalla forma a cuneo, conservata nella lunga gestazione che porta fino alla produzione vera e propria soltanto tre anni più tardi, nel ’74. Dietro l’abitacolo, il primo V12 longitudinale ha una cubatura di 4 litri e 375 CV, ma crescerà fino a superare i 5 litri e i 450 CV dando vita ad una sportiva ricca di fascino anche se bisognosa di una certa esperienza alla guida.

Una curiosità è costituita dallo scenografico alettone a freccia, un’opzione che molti esemplari montano: non ha nessuna particolare utilità aerodinamica e si dice non piaccia troppo nemmeno alla stessa Lamborghini ma faccia letteralmente impazzire i clienti.

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Anni ’50: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni '50: le auto che hanno fatto la storia

La conquista delle libertà negli anni ’50 passa attraverso l’automobile. Gli sfarzi di due decenni prima sono un ricordo tra le macerie appena sgomberate dell’ultima guerra, ma sia nei paesi più toccati tra cui l’ltalia, sia in quelli dove il conflitto ha lasciato meno devastazione, la gente ha voglia di benessere.

Proprio l’auto non è vista come una semplice necessità, da soddisfare senza troppa attenzione a forma e contenuti, c’è infatti voglia di oggetti piacevoli, gratificanti per gli occhi e per il gusto del possesso che accompagna la ricostruzione sulla strada verso il miracolo economico.

E non vale solo per il pubblico più abbiente, anche per quello con meno possibilità ma comunque desideroso di qualcosa in grado di appagarlo, un’ambizione che proprio a metà degli anni 50 inizia ad essere finalmente soddisfatto.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Cinquanta.

INDICE
 Mercedes 300 SL
 Alfa Romeo Giulietta
 Citroen DS
 Fiat 500
 Mini

Il 1954 è l’anno della Mercedes 300 SL. Basta guardarla per accorgersi che non è un’auto come le altre. Le portiere che si aprono verticalmente, dall’inconfondibile andamento che le vale il soprannome Gullwing, “ala di gabbiano”, derivano da un’esigenza tecnica, quella di rivestire un telaio a traliccio tubolare derivato da quello delle SLR da corsa.

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Anche il motore a 6 cilindri in linea da 3 litri è destinato a fare la storia: deriva da quello utilizzato sull’ammiraglia 300, ma con in più l’iniezione diretta, usata per la prima volta su un’auto stradale, che gli permette di sprigionare 215 CV, ed è montato nel cofano leggermente ruotato per contribuire a tenere bassa la linea del cofano.

Le prestazioni sono notevoli, così come è notevole la possibilità di determinarle scegliendo il rapporto al ponte tra 5 differenti coppie coniche, altra caratteristica che l’accomuna ad un’auto da corsa. La velocità massima può quindi andare dai 220 km/h per chi sceglie la soluzione più “corta “ e reattiva, e fino a 250 km/h per chi invece privilegia l’allungo.

I punti deboli sono principalmente due, un retrotreno un po’ scorbutico malgrado il differenziale autobloccante ZF,  e un accesso all’abitacolo piuttosto complicato specie per il pubblico non giovanissimo che può permettersi di spendere i circa 30-32.000 marchi (poco meno del doppio della più tranquilla ma già esclusiva 190 SL introdotta nel ‘55) necessari ad acquistarla. A entrambi i difetti si pone rimedio nel ’57 trasformando la 300 SL in Roadster con porte convenzionali e telaio modificato e dotando il ponte posteriore a semiassi oscillanti di una molla centrale.

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Nella primavera del 1955 in Italia esordisce l’attesa Alfa Romeo Giulietta, una berlina che contrariamente alle abitudine, causa qualche ritardo nello sviluppo si è fatta precedere dalla riuscitissima Coupé Sprint. Il che non rappresenta un limite al suo successo, anzi: lunga appena 4 metri e con un peso di soli 900 kg, la Giulietta è la prima berlina compatta Alfa, spinta da un vivace 1.3 da 50 CV destinati ad aumentare nelle evoluzioni successive fino a toccare i 74 con l’ultima TI, capace di raggiungere i 155 km/h.

Anni '50: 5 auto che hanno fatto la storia 1

La carrozzeria, pur sportiva, non tralascia gli elementi più alla moda come le cromature e le pinne posteriori, inizialmente appena accennate e poi enfatizzate sulla seconda serie del ’59. La Giulietta concretizza i sogni di molti italiani, offrendo una vettura agile e veloce ma con quattro porte, un abitacolo comodo, un bagagliaio spazioso e, ciliegina sula torta, un prezzo relativamente accessibile per chi ha negli occhi e nelle orecchie le glorie delle Alfa d’anteguerra.

Pochi mesi dopo, al Salone di Parigi del  ’55 la scena è tutta per la Citroen DS: se il suo destino è diventare un’icona, capace di apparire come un’oggetto fuori dal tempo anche molti decenni dopo, è merito di chi l’ha disegnata: l’estro di Flaminio Bertoni, artista puro prestato al mondo dell’auto e capace di concepire la forma senza preoccuparsi troppo dei vincoli tecnici, ha determinato una linea quasi aeronautica.

Anni '50: 5 auto che hanno fatto la storia 2

A farla entrare nella storia sarà però anche la genialità di alcune soluzioni tecniche sviluppate al solo scopo di posizionarla tra le vetture di prestigio, diversamente dalla 2CV, uscita nel ’48 con una missione più popolare. Il più celebre è la sospensione idropneumatica, che la rende confortevole sugli ostacoli dandole anche stabilità, tenuta di strada e la possibilità di variare l’altezza da terra. Un telaio talmente versatile da consentire l’impiego di questa vettura anche nelle competizioni tra le quali è annoverata anche una storica partecipazione al rally di Montecarlo del ’56 con vittoria di classe.

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Il suo punto debole, oltre ad un dondolio non gradito a tutti, è il motore: non perché il 1.9 a 4 cilindri dell’esordio, ereditato dalla Traction Avant, sia inadeguato, ma perché appare l’unico elemento convenzionale in una vettura innovativa sotto tutti gli aspetti, un gap causato da problemi di sviluppo del 6 cilindri boxer inizialmente previsto.

E se è vero che la 600 a partire dal ’55 ha motorizzato l’Italia, si più dire che la Fiat 500, lanciata appena due anni dopo, debba riuscire nell’intento di motorizzare gli italiani, soprattutto i più giovani. Con lei, grazie all’inventiva di Dante Giacosa, si realizza il sogno di una vetturetta “minima” a cui i dirigenti Fiat pensavano già da parecchio.

Anni '50: 5 auto che hanno fatto la storia 4

Lunga appena tre metri, spinta da un piccolo ma inesauribile motore due cilindri da 499 cc raffreddato ad aria con 13 CV, diventerà per moltissimi italiani “la macchina”, in grado di accogliere intere famiglie con bagagli e percorrere pazientemente l’Italia intera negli esodi vacanzieri, diventando anche un’arma nella competizioni su strada e pista grazie alle elaborazioni di specialisti come Abarth e Giannini.

Anni '50: le auto che hanno fatto la storia

Eppure, subito non entusiasma: per il prezzo di 490.000 lire, l’equivalente di un anno di stipendio di un operaio tredicesima compresa, è giudicata troppo spartana, con accessori, e comandi ridotti al minimo, poco rifinita e poco potente (tocca a malapena gli 85 km/h), tanto che la casa deve prendere provvedimenti pochi mesi dopo il lancio, abbassando il prezzo, rinvigorendo il motore fino a 15 CV e proponendo una variante meglio accessoriata a cui seguiranno nel decennio successivo le popolarissime F ed L.

Negli Anni ’90, a 15 anni dall’uscita, sarà onorata da una prima erede anche se molto differente, mentre il revival vero e proprio arriverà nel 2007.

Anni '50: 5 auto che hanno fatto la storia 3

La risposta inglese alla 500 si chiama Mini ed è frutto della matita di Alec Issigonis, un altro ingegnere capace di coniugare innovazione ed economia con un talento per l’economia.

A volere a tutti i costi un’auto piccole ma “vera” in questi anni è nientemeno che i presidente della BMC, infastidito dalla moltitudine di microcar e bubble car che popolano l’Inghilterra dopo il conflitto, e la vetturetta che arriva nel ’59, oltre ad essere a tutti gli effetti un’auto pratica e persino spaziosa, presenta anche la novità della trazione anteriore, soluzione ancora in gran parte inedita. Issigonis la adopera per ottimizzare lo spazio e semplificare la meccanica, che prevede anche un’unica coppa per motore (un 4 cilindri di 848 cc e circa 35 CV) e cambio che sono lubrificati dal medesimo olio.

Anni '50: 5 auto che hanno fatto la storia

La Mini debutta con due marchi e due nomi, venduta come Austin Seven e Morris Mini Minor, e diventa l’utilitaria preferita dalle signore inglesi. Almeno fino a che un certo John Cooper non inizierà a metterci le mani sopra, realizzando le celeberrime versioni elaborate 1.0, 1.1 e 1.3 S, quest’ultima capace di vincere ben quattro Rally di Montecarlo, uno dei quali (quello del ’66) revocato per colpa dei fari supplementari non omologati…

Anni '50: 5 auto che hanno fatto la storia 6

La sua carriera proseguirà praticamente senza interruzioni, con il passaggio di Mini a vero e proprio brande una dinastia moderna sviluppata sotto BMW che prenderà il posto della classica all’inizio del nuovo millennio.

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