Ricarica auto elettriche: quanto costa con A2A

Ricarica auto elettriche: quanto costa con A2A 1

L’amore tra gli automobilisti italiani e l’auto elettrica, al momento, non è ancora sbocciato. Ma il futuro, già deciso a tavolino dalla politica a livello europeo, spinge nella direzione delle vetture alla spina e, prima o poi, la loro quota mercato è destinata a salire e abbandonare il 3,1% attuale. Le infrastrutture si stanno potenziando al fine di poter garantire la ricarica delle auto elettriche. La presenza delle colonnine di ricarica sul territorio italiano sta aumentando sempre di più, guardando al 2035, anno in cui non sarà più possibile acquistare vetture nuove a combustione.

I costi di ricarica rappresentano una voce di spesa fondamentale per i possessori di una vettura a batteria: sapere quanto costa il “pieno” di energia del proprio mezzo e quali opzioni si hanno a disposizione diventano un passaggio imprescindibile prima della decisione di acquistare un’auto alla spina. Di solito le tariffe al consumo sono più alte rispetto all’abbonamento, soluzione preferita dalla maggior parte degli automobilisti. Vediamo di seguito le varie offerte, sia per quanto riguarda il pay-per-use che gli abbonamenti, della società italiana A2A.

Abbonamenti da 16 a 90 euro al mese

L’abbonamento è l’opzione che garantisce i maggiori risparmi e per questo è adottata da tantissimi possessori di auto elettriche. Il canone mensile di A2A va da 30 a 280 kWh pagando una cifra fissa che varia da 16 a 90 euro al mese, a seconda del pacchetto scelto, facendo scendere i costi della ricarica fino a 0,32 euro/kWh. Il gestore italiano offre quattro diverse formule: il pacchetto E-Moving Small costa 16 euro al mese e garantisce 30 kWh a un costo di 0,53 euro/kW; E-Moving Medium per 29 euro al mese assicura 80 kWh a 0,36 euro/kW; E-Moving Large con 60 euro al mese fornisce 180 kWh a 0,33 euro/kW; infine E-Moving Extra assicura 280 kWh al mese per 90 euro, con il prezzo che scende a 0,32 euro/kW. Chi non vuole sottoscrivere un abbonamento, ma preferisce pagare al consumo, deve fare i conti con la tariffa che cambia in base alla potenza delle colonnine e, in qualche caso, anche al tipo di presa. Il costo minimo è di 0,56 euro/kWh, mentre il più elevato raggiunge 0,95 euro/kWh.

Ricarica auto elettriche: quanto costa con A2A

Chi è A2A e quali piani ha per il futuro elettrico

A2A spa è una società multiservizi italiana quotata in Borsa a Milano. È nata il primo gennaio 2008 a seguito della fusione per incorporazione in AEM spa Milano, di ASM Brescia spa e AMSA. Si occupa di vari settori: ambiente, energia, calore, reti e tecnologie per le città intelligenti.

L’azienda lombarda vuole raggiungere il completo azzeramento delle emissioni dirette e indirette entro il 2040, dieci anni prima rispetto all’obiettivo mondiale, fissato per il 2050. Per ottenere questo risultato A2A ha stanziato 18 miliardi di euro di investimenti in 10 anni: 7 per l’economia circolare e 11 per la transizione energetica. L’auto elettrica ha un ruolo fondamentale per raggiungere l’obiettivo: l’azienda vuole installare 24.000 punti di ricarica entro la fine di questo decennio, tra colonnine a bassa potenza in corrente alternata, fino a 7 kW, e quelle fast in DC, da oltre 50 kW. A2A vuole proporre sia la modalità di erogazione lenta, per esempio la notte, sia quella rapida, che si rifà a quella delle stazioni di rifornimento tradizionali.

Incentivi wallbox e colonnine: arriva la proroga fino al 2024

Toyota Lexus elettrica: ricarica

Gli incentivi per wallbox e colonnine di ricarica dei veicoli elettrici presto saranno nuovamente disponibili. La misura era stata approvata lo scorso agosto dal governo Draghi, ma era rimasta bloccata in attesa del decreto attuativo. Anche se nel testo c’era scritto che l’incentivo poteva essere richiesto soltanto fino al 31 dicembre 2022, l’attuale governo e il parlamento hanno risolto il problema della scadenza con il decreto Milleproroghe. Il bonus prevede un contributo dell’80% su acquisto e installazione di un’infrastruttura, con i limiti di prezzo di 1.500 euro a persona e 8.000 euro se si tratta di un condominio.

Proroga per 2023 e 2024

L’incentivo è stato approvato in via definitiva da Senato e Camera con il ddl di conversione, che ne stabilisce la proroga al 2023 e 2024, con un fondo di 40 milioni all’anno, per un totale di 120 milioni tenendo in considerazione anche il 2022. Mancano gli ultimi due passi per la piena operatività: l’approvazione del decreto attuativo e l’istituzione della piattaforma per poter richiedere il bonus, ma gli automobilisti interessati possono tirare un sospiro di sollievo.

Le moto elettriche

Stando alle prime bozze, il governo avrebbe dovuto pensare anche al bonus per l’acquisto di moto elettriche. Si era parlato di destinare 5 milioni di euro all’anno a moto e scooter a batteria, togliendoli al fondo 2023-2024 per i veicoli termici. Nel testo finale non c’è traccia di questo provvedimento, che per ora non è stato preso in considerazione.

Lexus elettrica 2020: profilo

Come funzionano i fondi del Pnrr

Restando in tema di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, vediamo anche come ottenere gli incentivi previsti dal Pnrr per le imprese che installano colonnine, quali aziende hanno diritto e a quanto ammonta il fondo previsto. L’obiettivo del Pnrr è la creazione di 21.255 nuove colonnine per la ricarica di auto elettriche entro il 2025, ripartite in questo modo: 13.755 punti di ricarica in città e 7.500 fast e ultrafast in superstrada, vale a dire le strade extraurbane principali e secondarie, escluse le autostrade. I luoghi dove installare le infrastrutture (Idr) sono stabiliti da due decreti del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase): uno per le superstrade e l’altro per i centri urbani. La somma totale destinata alle colonnine è 741 milioni di euro, erogati sotto forma di incentivi a fondo perduto. Il governo ha sbloccato i primi 713 milioni: quasi 360 per le infrastrutture in superstrada e circa 353 milioni per i punti di ricarica in città.

Chi può beneficiarne e a quali condizioni

Imprese o Rti (Raggruppamenti temporanei di imprese) potranno avere accesso al fondo, dopo aver presentato una “istanza di ammissione” e dimostrato “di aver gestito infrastrutture di ricarica operative sul territorio dell’Unione europea, in misura pari ad almeno il 5% del numero di infrastrutture di ricarica per cui hanno presentato istanza e che sono stati selezionati”. Il bonus sarà elargito sotto forma di “contributo in conto capitale”, per un massimo del 40% delle spese ammissibili.

“I soggetti beneficiari – si legge ancora il decreto – non hanno individualmente accesso a un finanziamento di importo maggiore del 30% dello stanziamento complessivo di ciascun bando previsto per ciascuna delle annualità (…) anche nel caso di partecipazione in Rti”. Le spese ammissibili riguardano i costi sostenuti per “acquisto e messa in opera” di infrastrutture da almeno 175 kW in superstrada e 90 kW in città, comprese “installazione, impianti e opere edili strettamente necessarie”. I tetti massimi sono 81.000 euro a Idr in superstrada e 50.000 euro a Idr in città.

Spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi e costi affrontati per il rilascio delle autorizzazioni sono finanziati “nel limite massimo del 10% del costo totale ammissibile per la fornitura e la messa in opera della infrastruttura di ricarica”. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) chiarisce che gli incentivi non sono cumulabili con altri bonus pubblici o “regimi di sostegno comunque denominati, qualificabili come aiuti di Stato, destinati alla realizzazione delle medesime infrastrutture di ricarica”.

incentivi-auto-2019

Come inoltrare la domanda

Otterranno il bonus tutti i progetti “avviati successivamente alla data di presentazione dell’istanza di ammissione al beneficio” e che rispetteranno i requisiti tecnici richiesti. La selezione avverrà “in forma telematica” tra il 2023 e il 2024, seguendo un sistema di punti che prevede un massimo di 100.

Per accedere alle risorse, le imprese e le Rti dovranno presentare domanda di ammissione nei tempi previsti da un decreto attuativo, con due indicazioni da riportare: “la riduzione percentuale del costo specifico massimo ammissibile (…)” che si chiede, compresa tra l’1,25% e il 50% e il numero di punti di ricarica che si ha intenzione di installare, comunque non inferiore al minimo richiesto dal ministero.

Dopo aver ottenuto i finanziamenti, le imprese e le Rti dovranno attivare le colonnine entro 12 mesi. Questa scadenza può essere prorogata di tre mesi, ma soltanto per installare il 5% dei punti di ricarica e solo dietro istanza motivata presentata al Mase fino a tre mesi prima della scadenza. Il ministero ha 30 giorni di tempo per decidere. In ogni caso, le colonnine dovranno essere operative entro il 31 dicembre 2025.

Revoca degli incentivi

Ovviamente sono previsti anche casi di revoca, anche se per ora ne sono indicati pochi. Il primo si verifica se nell’istanza di ammissione o durante il procedimento spuntano “dichiarazioni mendaci”, o nel caso in cui le imprese e le Rti esibiscano “atti contenenti dati non rispondenti a verità”. Un altro caso si concretizza quando il soggetto beneficiario non rispetta i termini previsti.

In tutte queste situazioni, la restituzione delle somme ricevute dovrà avvenire entro 60 giorni. Le verifiche sono a carico del Mase, “anche delegando il soggetto gestore”: lo stesso che dovrò coadiuvare il ministero nel corso delle procedure. Sarà individuato in un momento successivo e sarà operativo dopo la firma di una convenzione. Gli altri dettagli saranno stabiliti con un provvedimento attuativo, da emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore dei due decreti.

Auto elettrica: quanto costa davvero ricaricare?

Ricarica auto elettrica: ecco i prezzi e i tempi per la ricarica

Le auto elettriche costano di più delle auto tradizionali. Ma le auto elettriche costano anche di meno delle auto tradizionali. Come è possibile? Dipende da che punto si guarda alla questione. Una vettura alimentata a batteria ha un prezzo di listino generalmente più alto di un’equivalente modello con motore diesel o benzina. Gli incentivi, rinnovati anche per questo 2022, servono anche a ristabilire una parità fino a quando innovazioni tecniche ed economie di scala non la renderanno possibile.

Ma una volta acquistata, un’auto elettrica costa meno di un’auto cosiddetta ICE (Internal Combustion Engine). Sia per la minore manutenzione, sia per la riduzione della spesa sul “carburante”. Ma quanto costa l’energia necessaria per viaggiare con un’auto a batteria?

Ricarica pubblica o privata

Partiamo da una considerazione generale. Per ricaricare la batteria di una vettura a zero emissioni ci sono due strade: la ricarica privata o la ricarica pubblica. Nel primo caso, come si intuisce, si sfrutta la normale rete elettrica domestica, nel secondo ci si attacca a colonnine gestite da vari provider di energia.

La ricarica a casa, tramite wallbox o tramite semplice presa di corrente, ha un costo che, tenendo conto dei recenti rincari, si aggira intorno ai 25 e i 30 centesimi di euro per kWh. Più caro è il costo della ricarica pubblica, che varia molto da operatore a operatore, anche in base alla potenza erogata dalla colonnina. Diciamo che il range di spesa va da 40 a 80 centesimi di euro per kWh. In realtà, per avere una fotografia abbastanza realistica di quanto si spende, considerando che chi ha un’auto elettrica di solito sfrutta abbonamenti o convenzioni, si può considerare 45 centesimi un valore medio attendibile.

accordo Enel-Honda per ricarica intelligente auto elettriche

Facciamo due calcoli

Il conto di quanto si spende per una ricarica completa, dunque, è presto fatto: basta moltiplicare il costo dell’energia di casa o dell’infrastruttura pubblica per i kWh di capacità della batteria dell’auto elettrica che si vuole prendere in considerazione per avere un valore abbastanza preciso di quanto si spende per un pieno. A quel punto, si guarda il valore dell’autonomia dell’auto in questione per capire quanto si spende per percorrere 100 km e fare così un raffronto con vetture tradizionali.

Facciamo qualche esempio partendo dalla ricarica domestica. Per una smart EQ fortwo: l’elettrica più compatta del mercato, per percorrere 100 km si spendono circa 3,5 euro. Poco di più, 3,6 euro circa, si spendono con una Fiat 500 elettrica mentre il costo sale a 3,7 euro circa se si prende in considerazione un’elettrica di fascia medio alta come la Tesla Model 3. Un Suv come la Volkswagen ID.4, nelle sue versioni di punta, arriva a 4,1 euro. Le stesse auto, rivolgendosi alla ricarica pubblica, arrivano rispettivamente a 5,25 (smart), 5,4 (500), 5,5 (Model 3) e 6,1 euro (ID.4).

Tesla: i Supercharger aprono anche alle auto elettriche di altri marchi

Conviene davvero?

Da tenere a mente, però, che chi guida un’auto elettrica ha la tendenza a non ricaricare esclusivamente a casa o alla colonnina pubblica ma, verosimilmente, si rivolge all’una o all’altra in base alle situazioni. Questo implica che vada a spendere, in base al modello, cifre comprese tra i valori indicati sopra.

Ma prendiamo alcune vetture equivalenti ad alimentazione tradizionale. La Volkswagen Tiguan, ad esempio, che rappresenta l’alternativa ICE alla ID.4 all’interno della gamma della Casa di Wolfsburg. Nella sua versione 1.5 TSI da 150 CV a benzina dichiara un consumo di 6,5 l/100 km mentre nella sua versione 2.0 TDI 1150 CV a gasolio si attesta intorno ai 5,5 l/100 km. Con i prezzi attuali dei carburanti per percorrere 100 km si devono mettere in conto rispettivamente 11 euro e 9,5 euro.

Un’utilitaria come la Fiat Panda, che è l’auto più venduta in Italia, nella sua versione 1.0 Hybrid Red (non è più disponibile con alimentazione strettamente termica), con un consumo di 5 l/100 km deve far mettere in conto almeno 8,5 euro per percorrere 100 km.

Insomma, tutto sommato, viaggiare in elettrico, salvo casi estremi (come ad esempio il fatto di ricaricare esclusivamente presso colonnine pubbliche ad alta potenza e senza alcun tipo di abbonamento) conviene parecchio.

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche 1

Shell torna in Italia con un nuovo piano che comprende anche la mobilità elettrica. Il marchio aveva lasciato lo Stivale nel 2014, quando gli 830 distributori vennero griffati Q8. Otto anni dopo, il colosso dei carburanti rientra con stazioni di servizio al passo coi tempi e con una nuova linea di prodotti.

Il ritorno nel nostro Paese si è concretizzato grazie all’accordo con Pad Multienergy, uno dei maggiori operatori italiani nella distribuzione e commercializzazione di carburanti. L’intesa prevede la presenza di più di 500 stazioni di servizio Shell: la prima sarà inaugurata già a marzo, mentre le altre aperture avverranno nei prossimi mesi. Gli automobilisti italiani avranno di nuovo la possibilità di rifornirsi con il carburante premium Shell V-Power e con i lubrificanti della gamma del marchio anglo-olandese. In più ci sono le importanti novità legate alla transizione energetica.

Shell torna in Italia: non solo carburanti, spazio anche alle auto elettriche

Non solo benzina e Diesel

L’accordo tra Shell e Pad prevede il graduale inserimento sul mercato di nuovi carburanti a basse emissioni, come il Gas Naturale Liquefatto e i Biofuel e l’installazione di punti di ricarica per le auto elettriche. Inoltre i clienti business avranno l’opportunità di usare la Shell card per accedere ai vari servizi di mobilità e per ricaricare la batteria in tutte le colonnine del brand.

Il colosso dei carburanti ha investito molto nel settore della ricarica delle auto a batteria. Le nuove stazioni Shell diventeranno hub della mobilità offrendo soluzioni di vario tipo necessarie alla transizione energetica.

Parola ai protagonisti

Giorgio Delpiano, Senior Vice President Shell Fleet Solutions and E-Mobility, esprime tutta la propria soddisfazione per l’accordo raggiunto. “Siamo entusiasti di tornare sul mercato retail in Italia. Il brand Shell è sinonimo di qualità, di servizi e di innovazione e presto offriremo ai nostri clienti nuove soluzioni per i loro viaggi. È un’ulteriore conferma dell’impegno a mantenere la leadership globale nel mercato mobility e della volontà di essere presenti in oltre 90 Paesi entro il 2025”.

Per Federico Petrolini (ad di Pad Multienergy) “la collaborazione con Shell consentirà di introdurre prodotti e servizi innovativi per soddisfare le esigenze di tutti gli automobilisti italiani. La riconosciuta affidabilità e il grande know-how del marchio rappresentano un’importante opportunità per rafforzare la nostra presenza in Italia”.

Colonnina in concessionaria: come installarla e perché

Ricarica auto elettrica: ecco i prezzi e i tempi per la ricarica

Il futuro della mobilità tende sempre più verso le zero emissioni, con conseguenti vantaggi in termini di impatto ambientale, grazie all’azzeramento del gas serra e al miglioramento della qualità dell’aria nelle città.

Alla luce di questi cambiamenti, le concessionarie auto devono adeguarsi per restare al passo coi tempi e offrire quanti più servizi possibili per fidelizzare il cliente. Gli showroom saranno via via rivoluzionati dall’avanzare sul mercato dei veicoli a zero emissioni e installare in concessionaria le colonnine per la ricarica delle auto elettriche può essere una mossa vincente, tanto che già oggi nei loro punti vendita ufficiali molti costruttori come Porsche, Audi e Renault, giusto per fare qualche esempio, offrono dei punti di ricarica per i loro clienti.

Montare una colonnina è semplice ed economico, non richiede procedure particolarmente complesse e anche qualsiasi concessionario multi marche può offrire questo servizio ai propri clienti. Vediamo come muoversi.

Auto elettrica o ibrida? Ecco tutte le differenze

La normativa

Il parcheggio della concessionaria viene classificato come “luogo privato aperto a terzi“, assimilato dalla normativa italiana ai luoghi pubblici. Le stazioni di ricarica devono quindi essere conformi al Modo 3 della normativa internazionale IEC 61851-1. Questo assicura la massima sicurezza per le persone che utilizzano la stazione e per i veicoli elettrici che si ricaricano.
L’installazione della stazione di ricarica non richiede autorizzazioni o permessi da parte di Enti; questa diventa infatti un impianto aziendale, installato e gestito in autonomia dall’azienda.

Toyota Lexus elettrica: ricarica

Le colonnine

Esistono diverse tipologie di colonnine disponibili sul mercato, tutte quante dotate di presa di Tipo 2. Da inizio 2013 infatti, i vari Paesi membri dell’Unione Europea hanno adottato uno standard unico per le ricariche delle auto elettriche, per cui tutte le stazioni di ricarica devono avere la stessa tipologia di presa (Tipo 2 IEC62196) e devono essere interoperabili. Installare oggi una colonnina non espone quindi al rischio di obsolescenza del dispositivo.

  • Wallbox: sono le stazioni di ricarica da montare su una parete e, solitamente sono dotate di un solo attacco per la ricarica. Di conseguenza, devono essere installate in numero pari al numero di posti auto che si desidera attrezzare. Hanno una potenza che va da 3,7 a 22 kW e prezzi a partire da circa 500 euro.
  • Colonnine con presa fissa: sono pensate per l’installazione a terra e non sono dotate di cavo di ricarica. Per rifornire di energia un veicolo, quindi, bisogna utilizzare il cavo in dotazione all’auto. Anche in questo caso le potenze sono comprese tra 3,7 e 22 kW, mentre i prezzi partono da circa 1.000 euro.
  • Colonnine con presa integrata: sono identiche alle colonnine con presa fissa, ma sono dotate di cavo di ricarica integrato, in modo da non dover utilizzare quello in dotazione all’auto. I prezzi in questo caso partono da circa 600 euro.
  • Colonnine fast: sono quelle dotate di una potenza di ricarica superiore ai 22 kW e possono essere dotate di diversi standard di ricarica: chademo e CCS combo 2 in DC e Tipo 2 in AC.

Sono molti i gestori che offrono questo tipo di servizio. Basta scegliere quello più congeniale alle proprie esigenze e lasciare che si occupino loro dell’analisi sulla linea elettrica dell’azienda e della successiva posa della colonnina. E il gioco è fatto.

Colonnine ricarica auto elettriche: come funzionano e dove trovarle

colonnina-ricarica-auto-elettriche

La mobilità elettrica ormai è una realtà. I costruttori stanno investendo risorse ingenti per proporre sul mercato modelli a zero emissioni con autonomia sempre maggiore ed i consumatori stanno rispondendo positivamente a questo cambiamento epocale. Sulle strade, poi, si stanno moltiplicando le colonnine di ricarica elettrica. Scopriamo come funzionano.

 INDICE
 Colonnine ricarica auto elettriche: cosa sono
 Colonnine elettriche pubbliche e private: le differenzea
 Colonnine elettriche: le modalità di ricarica
 Stazioni ricarica auto elettriche
 Colonnine ricarica auto elettriche autostrada
 App per colonnine elettriche
 Abbonamento ricarica auto elettrica: i costi
 Distributori energia elettrica auto

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Esistono due tipologie di colonnine elettriche: pubbliche e private. Le prime sono installate da fornitori di energia e gestori di rete e possono essere posizionate nelle strade pubbliche oppure nei parcheggi pubblici situati presso gli aeroporti o le stazioni ferroviarie, mentre le seconde sono quelle allacciate alla rete locale e presenti presso le abitazioni, i posteggi dei negozi, dei ristoranti, degli hotel e così via.

Al momento la tecnologia prevede quattro differenti modalità di ricarica:

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato. È possibile utilizzare una semplice presa domestica o una presa industriale fino a 32 A;

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Sul cavo di alimentazione del veicolo è presente un dispositivo denominato Control Box (Sistema di sicurezza PWM) che garantisce la sicurezza delle operazioni durante la ricarica. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico. La ricarica deve avvenire tramite un apposito sistema di alimentazione dotato di connettori specifici;

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo

GUARDA I NOSTRI VIDEO CON FJONA

Conoscere in anticipo dove si trovano le colonnine elettriche per la ricarica è un aspetto fondamentale per un corretto utilizzo della vettura. Solo così, infatti, si potrà programmare correttamente un viaggio senza l’ansia di restare a secco di energia.

Per sapere dove sono posizionate le colonnine di ricarica elettrica si potranno consultare sia i numerosi siti web o le app dedicate così da avere sempre a portata di mano ed in tempo reale tutte le informazioni.

Come abbiamo accennato in precedenza, conoscere in anticipo dove sono posizionate le colonnine elettriche si rivela ad oggi ancora fondamentale per effettuare un viaggio in autostrada.

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

La possibilità di consultare tramite il proprio smartphone dove si trova la colonnina elettrica più vicina è senza dubbio una delle maggiori comodità apprezzate dai possessori di auto elettriche.

Sono numerose le app disponibili sugli store virtuali:

  • JuicePass

L’applicazione di Enel X è una delle migliori app in circolazione sui servizi di ricarica. Disponibile gratuitamente su Apple Store e Play Store, JuicePass permette agli utenti di visualizzare e prenotare le colonnine nella zona oltre a monitorare da remoto il processo di ricarica ed effettuare il pagamento.

  • Plug&Go

L’applicazione Plug&Go di Edison, disponibile gratuitamente sia per iOS sia per Android permette di filtrare le colonnine in base a diversi parametri come il tipo di connettore, la potenza e la disponibilità.

  • e-Moving

L’applicazione del gestore A2A che opera tra Milano e Brescia consente agli utenti di visualizzare sulla mappa le diverse colonnine e il loro stato.

  • Open Charge Map

Open Charge Map permette all’utente di visualizzare le colonnine di tutti i gestori delle stazioni di ricarica di tutto il mondo. Sebbene sia veramente completa da questo punto di vista, questa applicazione, disponibile solo in lingua inglese, non consente di prenotare i punti di ricarica e di effettuare i pagamenti.

  • Nextcharge

Questa applicazione permette di visualizzare sulla mappa le colonnine di diversi gestori di ricarica. Una volta scelta la colonnina, l’utente può prenotarla, sbloccarla e pagare direttamente dall’applicazione dopo aver collegato una carta di credito o un conto Paypal. L’applicazione Nextcharge è disponibile gratis su Play Store e App Store.

  • PlugShare

Scaricabile gratuitamente da App Store e Play Store, Plugshare offre in linea di massima gli stessi servizi di Nextcharge. Gli utenti possono visualizzare più di 300.000 colonnine di ricarica sparse in tutto il mondo.

Dire addio al petrolio ed abbattere notevolmente i costi di gestione è uno dei grandi vantaggi delle auto elettriche. La ricarica di energia, però, non è gratuita ma sono previsti dei costi fissi. Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.

Sono numerosi i distributori di energia elettrica presenti nel nostro Paese. Tra i più importanti abbiamo Enel, presente su tutto il territorio nazionale, A2A, specifica per l’area di Milano e Brescia, Route220 attraverso la piattaforma Evway presente nel nord e centro Italia, Ressolar, Silfi, nel Comune di Firenze, Hera, nei comuni di Modena ed Imola, Class Onlus, in Lombardia, Charge Point, Deval, in Val d’Aosta ed Alperia, in Alto Adige. Vediamoli nel dettaglio:

  • ENEL X

La spin off del colosso italiano dell’energia può contare su più di 10.000 colonnine di ricarica sparse sul territorio europeo, 8.000 delle quali diffuse in Italia. Enel X mette a disposizione dei clienti 4 tipi diversi di colonnine con potenze che vanno dai 22 kW agli oltre 50 kW delle High Power Charger. Sono sempre 4 le tariffe disponibili: due in abbonamento (Flat Small e Flat Large) e due a consumo (Base e Premium). Le prime due hanno un costo rispettivamente di 25 e 45 euro con una soglia di ricarica che va da 60 kWh al mese a 120 kWh al mese. Le tariffe a consumo hanno invece un costo a kWh che varia da 0,40 a 0,79 € in base alla colonnina scelta, Con la Premium, pagando 25 euro di costo fisso aggiuntivo, è possibile prenotare il punto di ricarica desiderato.

  • DUFERCO ENERGIA

La società ligure dispone di oltre 10.000 colonnine sparse sul territorio nazionale. Il contratto Due Energia Flat ha un costo di 25€/mese + IVA (minimo 24 mesi) e permette di caricare un massimo di 300 kWh al mese. A disposizione dei clienti anche la tariffa a consumo Due Energia Ricaricabile che parte da un prezzo di 40€+IVA per 100 kWh fino ad arrivare a 140+IVA per 400 kWh.

  • BECHARGE

Circa 2.000 colonnine distribuite sul territorio nazionale e 3 tipi di tariffe differenti. Il costo a consumo è di 0,45€/kWh mentre, in abbonamento, Be Charge mette a disposizione la tariffa Be 50, 21 €/mese per 50 kWh, e Be Super100, 38€/mese per 100 kWh.

  • HERA

Un’altra delle aziende presenti in Liguria che mette a disposizione per chi ha già un contratto di fornitura domestica di luce e gas con Hera, una trentina di punti di ricarica. La tariffa a consumo costa 0,40 €/kWh + 2€ fissi al mese mentre la tariffa Flat in abbonamento prevede un costo di 20€ al mese con 40 kWh di energia disponibile.

  • A2A

Il gestore lombardo A2A mette a disposizione dei suoi clienti un totale di 75 colonnine di ricarica sparse tra Milano e Brescia. Dopo il costo di attivazione di 30 euro tramite il sito, gli utenti ricevono una e-Moving Card necessaria per la ricarica. Il costo è di 15,10 €/trimestre senza nessuna soglia di kWh.

  • NEOGY

Nata dall’unione tra Alperia e Dolomiti Energia, Neogy opera sia sul territorio nazionale sia su quello europeo grazie a particolari accordi di interoperabilità con altri gestori. La tariffa a consumo prevede il pagamento iniziale di 35 euro e un costo al kWh che varia da 0,45 ai 0,70 € in base alla potenza di ricarica della colonnina (dai 22 kW ai 100 kW). A disposizione dei clienti anche una tariffa a tempo, Direct Payment, che ha un costo di 0,06 €/minuto nelle colonnine da 22 kW e 0,55 €/minuto in quelle da 50 kW o più.

  • EVWAY

La piattaforma Evway permette ai suoi clienti di usufruire delle stazioni di ricarica di diversi gestori, sfruttando l’interoperabilità dei punti di ricarica. La tariffa a consumo per la ricarica in corrente alternata AC è di 0,40 €/kWh che salgono a 0,45 €/kWh nelle stazioni a corrente continua DC per una ricarica più rapida.

  • TESLA

La Casa automobilistica di Palo Alto ha sviluppato una propria rete di ricarica Supercharger che prevede un costo di ricarica di 0,30 €/kWh per i possessori di una Tesla.

  • IONITY

La joint venture nata dall’unione di diverse Case automobilistiche europee e non solo offre una delle più grandi infrastrutture di ricarica europee con punti di ricarica fino a 350 kW di potenza. Le tariffe variano in base alla marca del veicolo che si vuole ricaricare. Da 0,29 a 0,33 €/kWh per i possessori di una Mercedes, Audi e Porsche fino a 0,79 €/kWh per una marca che non rientra nella partnership.

Cose da sapere

Cosa sono le colonnine di ricarica auto elettriche?

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Quali sono le modalità di ricarica delle auto elettriche alle colonnine?

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato.

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico.

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo.

Ci sono colonnine di ricarica auto elettriche in autostrada?

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

Quanto costa l’abbonamento per la ricarica delle auto elettriche?

Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.