Candelette auto: cosa sono e a cosa servono

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono 1

Anche se ogni automobilista ha il suo meccanico di fiducia, è sempre bene sapere come funziona il proprio veicolo per poterlo mantenere nella migliore delle condizioni possibili. Una delle componenti spesso più sconosciute sono le candelette presenti sulle vetture diesel. In questa breve guida, rispondiamo a tutte le domande su questi elementi fondamentali per il corretto funzionamento dei propulsori a gasolio.

 INDICE
Cosa sono le candelette?
A cosa servono le candelette?
Candelette: emissioni e rumore
Spia candelette 
Quando controllare e come cambiare le candelette 

In breve, le candelette presenti sui veicoli diesel sono degli elementi incandescenti posti vicino agli iniettori dei motori a gasolio, che favoriscono l’accensione del carburante a motore freddo. Queste vengono alimentate direttamente dall’impianto elettrico dell’auto, entrando in funzione e riscaldandosi velocemente nel momento in cui si mette in moto. Le candelette diesel non vanno quindi confuse con le candele d’accensione dei propulsori a ciclo Otto, che producono una scintilla per incendiare il combustibile.

Così su due piedi, le candelette potrebbero sembrare inutili: infatti, i motori a gasolio funzionano grazie alla combustione spontanea del diesel quando viene compresso. Tuttavia, quando le temperature sono molto rigide, l’autocombustione del gasolio può non essere così immediata.

Proprio questo è il compito delle candelette: riscaldandosi molto in un breve lasso di tempo (tra i 3 e i 5 secondi) facilitano la combustione del diesel, garantendo una veloce accensione del motore in ogni condizione, anche quando la temperatura esterna è molto bassa.

In realtà, nei motori diesel di ultima generazione le candelette potrebbero anche non essere impiegate, dal momento che i propulsori moderni possono avviarsi autonomamente anche in caso di temperature esterne particolarmente basse. Tuttavia, i costruttori hanno optato per mantenerle perché queste svolgono altre due importanti funzioni. Per primo, riescono ad aumentare l’efficienza del motore, che grazie ad esse si accende con più facilità contribuendo a ridurre le emissioni. Secondo, la maggior facilità di accensione implica una minore rumorosità, aumentando il comfort di bordo.

Se possiedi una vettura con motore diesel avrai certamente notato che nel cruscotto è presente una spia gialla che sembra una molla (in foto): quella è la spia delle candelette. Se queste funzionano correttamente, la spia si accenderà esclusivamente al momento dell’avvio del motore, restando accesa solo per qualche secondo.

Infatti, la spia si accende per segnalare che le candelette sono entrate in funzione, riscaldandosi e aiutando nella fase di accensione del motore a freddo. Si spegne, invece, quando il propulsore ormai caldo non ha più bisogno del supporto di altri elementi incandescenti, innescando solo con la pressione la combustione del diesel.

Qualora il simbolo delle candelette dovesse accendersi nel corso della marcia, fai attenzione: significa che queste non stanno funzionando correttamente e pertanto si deve procedere a farle controllare.

Normalmente, questi elementi hanno una durata molto prolungata, circa 100.000 km, e in caso di problemi puoi scegliere due soluzioni per la sostituzione: rivolgerti ad un meccanico o il fai da te. Nel secondo caso, ecco tutti i passi da seguire per controllare le candelette diesel. Se hai un tester a disposizione, posiziona il puntale rosso sul segnale positivo della batteria e quello nero sulla singola candeletta. Se, quando avrai compiuto questa operazione, non sentirai alcun suono provenire dal tester, dovrai sostituire le candelette. Sarà sufficiente usare uno spray lubrificante per agevolare lo smontaggio e una chiave a bussola lunga per poterle raggiungere.

È importante smontare tutte le candelette nello stesso momento, anche se il tester ha rilevato il malfunzionamento di una sola, in modo da evitare il ripresentarsi del problema dopo pochi chilometri e fare in modo che la vettura disponga della stessa resistenza interna per tutte le candelette. Il costo candele auto non è eccessivo ed in genere si aggira sui 15 euro ciascuna. Ovviamente, qualora l’operazione di sostituzione candelette dovesse essere compiuta da un meccanico è necessario aggiungere a questo importo anche quello della mano d’opera.

Cambio olio motore: a cosa serve, quando farlo e costi

Ogni quanto cambiare l'olio al motore della propria auto

Per garantire la piena efficienza della propria vettura e così estenderne al massimo la vita è fondamentale una regolare manutenzione. Tra le pratiche più importanti da rispettare per proteggere le componenti essenziali di un’auto troviamo la sostituzione dell’olio del motore, da effettuarsi periodicamente per evitare usura eccessiva e malfunzionamenti del “cuore” di ogni veicolo. In questa piccola guida trovate tutto ciò che c’è da sapere per procedere al cambio olio auto.  

INDICE
Olio auto: cos’è e a cosa serve
Cambio olio auto: ogni quanto farlo?
Spia olio macchina: cosa vuol dire quando è accesa?
Come cambiare l’olio motore
Quanto olio va nel motore?
Cambio olio motore diesel
Cambio olio motore benzina
Cambio olio: costo
Tipo olio motore
Filtro olio motore: quando cambiarlo

Quando parliamo di olio auto ci riferiamo al liquido necessario a lubrificare le componenti meccaniche del propulsore. L’olio del motore è composto essenzialmente da una base idrocarburica e da una serie di additivi, presenti in genere dal 10 al 30%, che possono essere di origine minerale, sintetica o semi-sintetica: la scelta di una miscela piuttosto che un’altra dipenderà sostanzialmente dall’età dell’auto e dal tipo di alimentazione. Quest’olio, quindi, protegge le superfici metalliche dalla corrosione, mantiene puliti i componenti con i quali entra in contatto per creare meno residui di combustione possibili e contribuisce a regolare la temperatura del propulsore. 

È buona prassi cambiare con una certa frequenza l’olio motore del proprio veicolo: in genere, si consiglia di effettuare un ricambio completo ogni 15.000 km percorsi. Tuttavia, come spesso accade, indicazioni più precise e specifiche per ogni tipo di vettura sono contenute nel libretto d’uso e manutenzione dell’auto. Inoltre, si consiglia di controllare regolarmente il livello di olio motore presente, così da evitare problemi al propulsore in caso di quantità insufficiente del lubrificante. 

Un’indicazione importante sulla quantità di olio motore della nostra auto ci viene data dalla spia dell’olio che troviamo nel cruscotto di tutte le auto. Come abbiamo accennato in precedenza, il controllo del livello dell’olio motore è fondamentale per evitare che le componenti meccaniche subiscano danneggiamenti.

Olio motore auto: quando cambiarlo? Ecco tutti i consigli da seguire

La spia rossa, dalla caratteristica forma di un’antica lampada ad olio, si accende quando la pressione dell’olio è insufficiente. A quel punto, è bene fermare il mezzo che si conduce il prima possibile e procedere al più presto al rabbocco (o all’eventuale sostituzione) dell’olio motore.

Il cambio olio motore è una operazione che può essere effettuata sia in autonomia sia rivolgendosi presso una officina di fiducia, ma spesso si sceglie per questa seconda opzione dato che il procedimento è abbastanza macchinoso. Per prima cosa è necessario aprire il cofano e rimuovere il tappo dell’olio. Poi, bisogna procedere al sollevamento della vettura sfruttando un ponte idraulico, uno strumento che non è così facile trovare in casa ad uso privato.

Compiuta anche questa operazione, si passa a svitare il bullone di drenaggio presente nella coppa dell’olio, per far colare il lubrificante residuo in un recipiente precedentemente posizionato al di sotto del mezzo. A questo punto è necessario sostituire il filtro olio motore, installandone un nuovo.

Una volta terminate tutte queste operazioni si può avvitare nuovamente il bullone di drenaggio e versare l’olio motore nuovo nell’apposita sede. L’olio vecchio raccolto nel recipiente, invece, deve essere necessariamente portato presso un centro di raccolta di oli esausti, dato che lo smaltimento in autonomia è severamente vietato.  

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Controllare che la quantità di olio motore sia sufficiente sul proprio veicolo è un’operazione semplice e che si consiglia di eseguire con una certa frequenza. Per prima cosa è necessario indossare dei guanti protettivi per evitare residui difficili da lavare via. Poi, bisogna tirare fuori l’asta di livello dalla coppa dell’olio (riconoscibile dall’estremità ad anello che spunta dal blocco motore) e pulirla bene con un fazzoletto di carta.

Olio motore auto: quando cambiarlo? Ecco tutti i consigli da seguire 1

Dopodiché, l’asta deve essere rimessa al suo posto per qualche secondo e nuovamente tirata fuori. A quel punto si può esaminare il livello dell’olio: se raggiunge lo spazio tra le due tacchette di livello ve n’è una quantità sufficiente. Inoltre, per non incorrere una misurazione sbagliata, bisogna sempre ricordarsi di non girare sottosopra l’asta di livello, dato che l’olio colerebbe verso il basso risultando di più di quanto non sia.

In generale, se si possiede una vettura alimentata a diesel il cambio olio potrà essere effettuato ad intervalli chilometrici più ampi rispetto ad un analogo modello a benzina. Come sempre si consiglia di controllare le indicazioni fornite nel libretto di uso e manutenzione, ma in linea di massima possiamo affermare che il cambio dell’olio per i motori a gasolio possa essere effettuato ogni 25.000 – 30.000 km percorsi.

Al contrario, i veicoli a benzina necessitano di cambiare l’olio motore con maggiore frequenza: in generale, per queste vetture è buona prassi effettuare il cambio ogni 15.000 Km. Ovviamente tutto dipende anche dall’utilizzo che si fa della vettura. Nel caso in cui la si usi sporadicamente,  si consiglia di procedere al cambio olio motore ogni anno, anche se non sono stati raggiunti i 15.000 km, così da avere la certezza di godere di un lubrificante perfettamente fluido. 

La sostituzione dell’olio motore non ha, normalmente, un costo eccessivo, che però varia molto in base al tipo di olio scelto e a seconda che si decida di cambiarselo da soli o appoggiandosi a un’officina. In linea di massima, il nostro consiglio è di non risparmiare sulla qualità del lubrificante, dato che un olio di qualità scadente potrebbe influire notevolmente sull’efficienza e sull’usura del propulsore, causando danni ingenti e costosi da riparare. In commercio esistono varie tipologie di prodotti, con una fascia di prezzo che va da 10 a 30 euro. Se ci si rivolge ad un’officina, al prezzo dell’olio bisogna poi aggiungere anche quello della manodopera, per un totale complessivo che normalmente si aggira sui 100 euro. 

In commercio si trovano diverse tipologie di olio motore, con differenti gradi di viscosità riportati sulla confezione, che variano in base alla miscela usata. Dopo aver letto le specifiche indicate sul libretto di uso e manutenzione si dovrà acquistare la stessa tipologia di olio prevista dalla Casa produttrice. Per essere certi di non sbagliare si deve prestare attenzione al numero iniziale seguito della lettera W, che indica la viscosità a freddo dell’olio, e al numero finale, che invece indica la viscosità a caldo e quindi la massima temperatura d’esercizio per la quale si può utilizzare quel tipo di lubrificante. Inoltre, come già accennato, si consiglia di non risparmiare sulla qualità del lubrificante, data la sua importanza nel corretto funzionamento del propulsore.

Il filtro olio motore ha una funzione fondamentale perché, grazie alla sua particolare composizione, raccoglie le particelle di scarto generate durante la combustione. Il filtro olio motore ha quindi lo scopo di tenere pulito il lubrificante e la sua sostituzione è consigliata ogni volta che si cambia l’olio auto. Esistono vari tipi di filtri olio motore: magnetico, a centrifuga, a sedimentazione o ancora meccanico. Se l’auto ha almeno 10 anni il nostro consiglio è di cambiare il filtro ogni 10.000 km, ma in ogni caso è sempre bene far controllare all’officina di fiducia lo stato del filtro olio motore per decidere quando e se sostituirlo. 

Cose da sapere

A cosa serve l’olio motore?

L’olio motore è un elemento fondamentale per lubrificare le componenti meccaniche del propulsore ed è composto da una base idrocarburica e da una serie di additivi. L’olio motore protegge le superfici metalliche dalla corrosione, mantiene puliti i componenti con i quali entra in contatto per creare meno residui di combustione possibili e contribuisce a regolare la temperatura del propulsore.

Ogni quanto cambiare l’olio motore?

È buona prassi controllare regolarmente il livello di olio motore presente così da evitare problemi al propulsore in caso di presenza insufficiente del lubrificante. Per sapere ogni quanto cambiare l’olio motore sarà necessario controllare quanto riportato nel libretto di uso e manutenzione della vettura. In genere è opportuno procedere al cambio olio auto ogni 15.000 km, ma in caso di vetture diesel si possono aspettare anche 25-30.000 km.

Come si cambia l’olio motore?

Il cambio olio motore si può effettuare in autonomia o presso una officina di fiducia. Basta aprire il cofano e rimuovere il tappo dell’olio, quindi svitare il bullone di drenaggio presente nella coppa dell’olio e far colare il lubrificante residuo in un recipiente precedentemente posizionato. Successivamente sarà necessario sostituire il filtro olio motore ed installarne un nuovo. Compiute queste operazioni si potrà avvitare nuovamente il bullone di drenaggio e versare l’olio motore nuovo sull’apposita sede controllando con l’asticella la quantità introdotta. 

Quanto costa cambiare l’olio motore?

In commercio esistono varie tipologia di prodotti con una fascia di prezzo da 10 a 30 euro. Se ci si rivolgerà ad una officina di fiducia, oltre al prezzo dell’olio, si dovrà aggiungere anche quello della manodopera ed il totale complessivo potrebbe aggirarsi sui 100 euro. 

Ogni quanto si deve cambiare il filtro motore?

Il filtro olio motore ha quindi lo scopo di tenere pulito il lubrificante e la sua sostituzione è consigliata ad ogni cambio olio auto.  Se l’auto ha almeno 10 anni il nostro consiglio è di cambiare il filtro ogni 10.000 km, ma in ogni caso è sempre bene far controllare all’officina di fiducia lo stato del filtro olio motore per decidere quando e se sostituirlo. 

Eliminare graffi auto: come fare e quali prodotti usare?

La carrozzeria della vettura può anche essere solida e resistente, ma resta delicata per quanto riguarda il rischio di graffi. Salvaguardare la verniciatura non è difficile, ma servono attenzioni particolari per non dover correre ai ripari quando è troppo tardi. In commercio, in ogni caso, esistono prodotti in grado di far sparire abrasioni e rigature varie senza spendere una fortuna. Scopriamo allora come eliminare i graffi auto.

INDICE
Graffi auto: come avvengono?
Lavare sempre l’auto prima di eliminare i graffi auto
Rimuovere graffi auto: è possibile?
Come valutare la profondità dei graffi auto
Pasta abrasiva: per quali tipi di graffi usarla
Polish graffi: quando usarlo e come funziona
Lucidatura auto fai da te
Funziona togliere graffi auto con dentifricio?
Togliere graffi auto profondi: come fare?

Spesso sono disattenzioni imputabili agli altri automobilisti ad arrecare i graffi sulla propria auto. Basta la semplice apertura di uno sportello in maniera inavvertita per ritrovarsi la carrozzeria graffiata e rovinata. Oppure, anche in maniera più banale, basta del semplice pietrisco raccolto mentre si è alla guida, o strisciare per sbaglio l’orologio contro la vettura. Sono tutti normali rischi quotidiani che possono causare graffi. Si può procedere con il fai da te per la rimozione, ma dipende dalla loro profondità.

La prima cosa da fare se si vogliono rimuovere i graffi auto è cominciare da un accurato lavaggio della vettura. Così facendo si evidenzieranno al massimo i graffi presenti e si potranno utilizzare i prodotti specifici senza il rischio di rovinare ulteriormente la carrozzeria.

Rimuovere i graffi dalla propria auto e riportarla alle condizioni iniziali non è impossibile, ma il successo delle soluzioni fai da te dipende soprattutto dalla profondità delle rigature e dalla loro estensione. Esistono prodotti dedicati che possono evitare di doversi avvalere di uno specialista, ma è bene sempre porre una serie di cure particolari prima di provare da soli a riparare i danni.

Dopo il lavaggio della vettura, basterà passare la mano sulla parte della carrozzeria graffiata per valutare la profondità dello stesso. Se questo sarà a livello superficiale si potrà procedere col fai da te con i prodotti dedicati. In caso contrario ci si dovrà rivolgere ad uno specialista con costi decisamente superiori.

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Solamente in caso di graffio poco profondo sarà possibile rimediare utilizzando la pasta abrasiva. Prima di applicare il prodotto sulla parte interessata, ricordatevi sempre di lavare la carrozzeria, così da rimuovere sporco e detriti. Stendendola con movimenti circolari, passate la pasta abrasiva sul punto interessato, fino a quando il graffio non sarà sparito. Infine, basterà un panno in microfibra per assicurarsi di aver rimosso gli ultimi residui. Il risultato sarà quello di una carrozzeria praticamente nuova.

Recentemente è possibile trovare in commercio al dettaglio anche il polish auto. Un prodotto che unisce le proprietà della pasta abrasiva e della cera lucidante. Per l’applicazione si dovranno seguire le regole già spiegata: pulire l’auto, applicare il polish graffi su un batuffolo di cotone e passare il prodotto sulla parte interessata con delicatezza e in maniera uniforme. Completata l’operazione, per ridonare brillantezza alla carrozzeria, è possibile utilizzare un apposito polish lucidante.

Anche nel caso si utilizzi la semplice pasta abrasiva per rimuovere i graffi, è sempre opportuno procedere alla lucidatura della carrozzeria. Così facendo si rimuoveranno gli eventuali aloni lasciati dal prodotto e il colore della superficie trattata sarà più uniforme.

Sfatiamo subito questa leggenda metropolitana. Non è consigliabile rimuovere i graffi utilizzando il dentifricio perché, qualora siano presenti cristalli grossolani di sale si rischierebbe di aggravare il danno sulla carrozzeria. Meglio spendere qualche euro in più ed acquistare prodotti per graffi auto specifici.

Se il graffio sulla vettura sarà profondo, e non si potrà procedere con la semplice pasta abrasiva, si dovrà mettere in conto tempistiche più lunghe ed abilità più particolari. La parte di carrozzeria danneggiata, infatti, deve essere carteggiata completamente, il graffio stuccato e poi carteggiato per rendere la riparazione invisibile. In ultimo, per finire il lavoro, è necessario applicare la stessa esatta tipologia di vernice già presente sugli altri pennelli. Ben si capisce come rivolgersi a uno specialista, di conseguenza, sia la scelta più sicura per evitare danni ulteriori e collaterali.

Cose da sapere

Quali possono essere le cause dei graffi auto?

Lamiere o i paraurti si possono danneggiare durante un parcheggio oppure si può trovare il proprio veicolo graffiato da una manovra errata di un altro guidatore. Altre cause dei graffi auto possono essere disattenzioni quali un contatto tra l’orologio e le lamiere, oppure un sassolino che impatta contro la carrozzeria durante la marcia.  Ultima causa sono gli atti vandalici.

Come si valuta la profondità del graffio auto?

Dopo aver pulito la carrozzeria ed eliminato ogni residuo di sporco si dovrà provvedere a passare la mano sulla parte dove insiste il graffio per valutarne la profondità. Se questo sarà a livello superficiale, sarà possibile effettuare la rimozione del graffio in autonomia con prodotti quali la pasta abrasiva, mentre se il danno avrà intaccato la carrozzeria in profondità sarà necessario rivolgersi ad uno specialista.

Come si usa la pasta abrasiva?

Prima di tutto bisogna pulire la superficie interessata dal danno e poi applicare la pasta abrasiva su un panno morbido, o anche su del cotone, e passare il prodotto con movimenti concentrici e delicati per qualche istante. Successivamente si dovrà rimuovere la pasta abrasiva con un panno pulito ed infine utilizzare una pezza umida per ripulire definitivamente la superficie interessata.

Come si usa il polish graffi?

Il polish graffi è un ibrido tra la classica pasta abrasiva e la cera lucidante: sarà fondamentale applicarlo su un batuffolo di cotone e passare il prodotto delicatamente sulla superficie interessate. Per completare il lavoro a regola d’arte è consigliabile utilizzare dopo questo trattamento un polish lucidante.

Si può usare il dentifricio per rimuovere i graffi?

Sfatiamo subito questa leggenda metropolitana. Non è consigliabile rimuovere i graffi utilizzando il dentifricio perché, qualora siano presenti cristalli grossolani di sale si rischierebbe di ampliare il danno sulla carrozzeria. Meglio spendere qualche euro in più ed acquistare prodotti specifici.

Gomme estive: quando montarle?

Quando montare gli pneumatici estivi?

Il cambio delle gomme a seconda delle stagioni è regolato da leggi specifiche, che indicano le date esatte in cui passare dagli pneumatici invernali a quelli estivi. Quest’anno la sostituzione è fissata per il 15 aprile: a partire da questa data si avranno 30 giorni di tempo, e quindi fino al 15 maggio 2022, per montare le gomme estive. Al netto delle esenzioni, scaduto questo termine chi continuerà a viaggiare con pneumatici invernali sarà passibile di multe e sanzioni.

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INDICE
Quando montare le gomme estive?
Cambio gomme estive: obbligo ed esenzioni
Come riconoscerli?
Sigla pneumatici estivi
Come conservarli?

Come accennato, è la legge a fissare le date per la sostituzione degli pneumatici. In particolare, quest’anno la finestra temporale per poter effettuare il cambio da gomme invernali a quelle estive va dal 15 aprile al 15 maggio 2022.

Secondo le statistiche, circa il 50% dei conducenti che si spostano sul territorio italiano non effettua il cambio nei tempi prestabiliti e rischia multe salate. Chi non monta gli pneumatici stagionali per tempo può incorrere in una sanzione compresa fra 422 e 1.695 euro, a cui si aggiunge la possibilità di ritiro della carta di circolazione, con conseguente obbligo di prova e visita presso la motorizzazione di pertinenza.

L’obbligo di sostituzione dei pneumatici invernali con quelli estivi non ricade però su tutti i tipi di gomme. Infatti, gli pneumatici invernali (cioè quelli che riportano la marcatura M+S) che posseggono un codice di velocità uguale o superiore a quello indicato sulla carta di circolazione della vettura sulla quale sono montati, possono non essere sostituiti ed essere utilizzati per tutto l’arco dell’anno.

Per questo motivo, in realtà l’obbligo di sostituzione si applica solo ai pneumatici invernali che abbiano un codice di velocità inferiore rispetto a quello previsto sul libretto di circolazione del veicolo su cui sono montati. Per visionare qual è il codice di velocità previsto sul libretto di circolazione della propria auto, basta osservare l’ultima lettera indicata a seguito delle misure degli pneumatici ammessi sul mezzo (più la lettera è in fondo all’alfabeto, più è alto il codice di velocità).

Distinguere gli pneumatici estivi da quelli invernali non è complicato se si sa a cosa guardare. A fare la differenza tra i due tipi di pneumatici è, infatti, il disegno presente sul battistrada, ovvero la parte del pneumatico a contatto con il suolo. Le gomme invernali possiedono un battistrada profondamente scanalato e disseminato di lamelle su tutta la superficie, necessarie per consentire allo pneumatico di avere una maggiore “presa” su strada in condizioni di neve e ghiaccio.

Gli pneumatici estivi, al contrario, sono ottimizzati per affrontare il caldo stagionale e ridurre le difficoltà durante gli acquazzoni improvvisi. Per farlo non hanno bisogno di alcuna lamella: ad essere necessarie sono invece le scanalature longitudinali e trasversali, le prime ottime per raccogliere l’acqua e le seconde per espellerla. Inoltre, ai bordi sono presenti smussature tassellate, per migliorare la manovrabilità e diminuire gli effetti dell’aquaplaning.

Oltre al disegno del battistrada, si possono anche guardare le marcature specifiche presenti sullo pneumatico, che indicano le sue capacità. Ad esempio, la sigla M+S, che sta per fango e neve (Mud&Snow), sarà utilizzata per lo più su pneumatici quattro stagioni o invernali.

Cambio gomme estive 2018: date, costi e normative 1

Guardare alle marcature delle gomme può essere utile a distinguere tra invernali ed estive, ma non esiste un vero e proprio simbolo distintivo specifico. Di solito si individuano le gomme estive quando è assente la sigla Mud & Snow (M+S), ovvero quella che identifica uno pneumatico come idoneo a circolare su fango e neve.

Avere più set di gomme per la propria vettura da usare in stagioni diverse impone anche di disporre di un luogo idoneo per conservarle quando si dismettono. Forse non tutti lo sanno, ma le condizioni dell’ambiente in cui vengono tenute le gomme quando sono inutilizzate possono influire parecchio sulla loro durata, che può essere allungata mettendo in pratica alcuni accorgimenti.

Per prima cosa, è sempre bene portare la pressione degli pneumatici inutilizzati a 0,5 bar in più rispetto a quanto indicato. Il luogo di stoccaggio deve essere poi protetto dai raggi solari ed in generale dai raggi UV, oltre ad essere fresco, asciutto e privo di umidità. Ovviamente gli pneumatici devono anche essere tenuti lontani da oli o solventi per non accelerarne l’usura.

Inoltre, nel momento in cui si smontano le gomme dalla vettura, è meglio contrassegnarle con la posizione in cui si trovano (posteriore/anteriore, destra/sinistra): questo faciliterà il montaggio al momento del bisogno. Una volta rimossi, si può optare per conservare gli pneumatici con i loro cerchi oppure senza di essi. Nel primo caso è possibile impilarli uno sull’altro, mentre nel secondo le gomme senza cerchi devono essere appese separatamente o poste l’una affianco all’altra.

Infine, prima del montaggio delle gomme è sempre consigliato un controllo: la verifica della presenza di anomalie, difetti o tagli può evitare di avere brutte sorprese una volta rimontati gli pneumatici.

Come conservare gli pneumatici? Tutto su porta pneumatici e stoccaggio

Come conservare gli pneumatici al cambio di stagione

Ad ogni cambio di stagione, gli automobilisti si chiedono come effettuare il cambio gomme per poter circolare senza incorrere in sanzioni. ma c’è un altro elemento sul quale riporre attenzione una volta effettuato il cambio gomme stagionale, ovvero come conservare le gomme invernali o estive, in attesa del momento di rimontarle. Ecco quindi qui di seguito la spiegazione passo a passo su come conservare adeguatamente le gomme, sia estive che invernali.

INDICE
Come conservare gli pneumatici: le accortezze
Porta gomme auto da box
Scaffali porta gomme auto
Sacchi per conservare pneumatici
Come appendere le gomme in garage
Come conservare pneumatici senza cerchio
Come rovinare le gomme auto: cosa NON fare
Pulizia gomme: ecco cosa fare

Prima di procedere allo smontaggio delle gomme un suggerimento da seguire è quello di gonfiare le stesse e indicare il posizionamento sulla vettura così da procedere all’inversione una volta che si dovranno montare nuovamente sull’auto. Così facendo si potrà godere di un consumo omogeneo del battistrada. Analogamente è sempre consigliato effettuare un lavaggio accurato degli pneumatici con acqua pressurizzata, così da eliminare sporco e residui chimici che possono intaccare il battistrada. Completata questa operazione è fondamentale procedere alla asciugatura delle gomme.

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Per evitare che gli pneumatici smontati rischino di deformarsi a contatto con il terreno, è sempre utile dotarsi di un porta gomme auto da box. In commercio sono presenti numerose tipologie in grado di soddisfare tutte le necessità. Quelli più comuni sono a mensola, e consentono di posizionare le gomme auto senza che queste tocchino terra, ma sono presenti anche sistemi a torre, che consentono di impilare gli pneumatici uno sopra l’altro senza che questi tocchino tra loro.

La tipologia di porta gomme auto casalingo è lo scaffale. Questo può essere sia a parete che a terra ed in commercio sono presenti soluzioni di diverse misure, così da accogliere differenti tipologie di gomme auto. Lo scaffale consentirà la conservazione degli pneumatici in tutta sicurezza, dato che la porzione di battistrada a contatto con la lamiera sarà minima e quindi non ci sarà il rischio di deformazione della gomma.

Per i più scrupolosi sono presenti in commercio anche appositi sacchi per conservare gli pneumatici la cui finalità è quella di ridurre l’evaporazione degli oli dalle mescole di gomma ed aumentare, di conseguenza, la durata degli pneumatici. Oltre a proteggere dall’azione dei raggi UV, i sacchi per conservare pneumatici sono dotati anche di comode maniglie che si rivelano utili per trasportare gli stessi nei porta gomme auto.

Se gli spazi a disposizione in garage non sono enormi è possibile conservare le gomme in sospensione. In questo caso sarà necessario appendere le gomme al soffitto o alla parete avendo cura di assicurare il gancio o il cavo ai raggi del cerchio senza che tocchi lo pneumatico per non deformarlo.

I suggerimenti che abbiamo fornito sino ad ora sono tutti relativi alla conservazione delle gomme installate sui cerchi, ma è possibile conservare gli pneumatici anche senza il cerchio ruota. In questo caso, però, una volta rimosse dai cerchioni le gomme non dovranno mai essere appese o impilate una sopra l’altra, pena la deformazione delle stesso, ma dovranno essere conservate in posizione verticale avendo cura di ruotarle almeno una volta al mese.

A parte l’eccessiva vecchiaia e un chilometraggio esagerato, un altro modo per causare il deterioramento degli pneumatici è mantenere l’auto ferma a lungo: rischiamo infatti di ritrovarle ovalizzate. Questa deformazione può diventare semi-permanente nel caso in cui lo stop dell’auto vada oltre il primo mese.  Ciò che accade viene definito nel gergo flat spottingil battistrada si appiattisce a causa del peso dell’auto nel punto in cui le gomme poggiano sulla strada.

Attenzione però se vogliamo rimediare gonfiando gli pneumatici a una pressione maggiore. Non dobbiamo comunque superare il limite massimo per non incorrere in scoppi o altri danni accidentali. Un altro errore frequente che rende i pneumatici ovalizzati, come detto, è quello di appenderli quando sono smontati, invece che conservarli a terra o impilati.

Ulteriori abitudini che danno luogo a pneumatici rovinati sono quelle che riguardano la negligenza nella manutenzione. Occorre infatti evitare di: gonfiare poco le gomme, controllando la pressione 1 volta al mese; invertire la posizione dall’anteriore al posteriore, cosa che invece ne aumenta la durata;  dimenticarsi di procedere all’equilibratura, per evitare anche l’usura delle sospensioni.

Come abbiamo anticipato in precedenza,prima di conservare le gomme è fondamentale procedere alla loro accurata pulizia. Basterà utilizzare acqua e sapone e dotarsi di un pennello per poter pulire anche gli intagli del battistrada, rimuovendo di conseguenza anche lo sporco ed i detriti più ostinati.

Una volta terminata la pulizia, è importantissimo asciugare con estrema attenzione le gomme auto prima di conservarle, così da evitare il formarsi di muffe. I più pignoli potranno cospargere gli pneumatici con talco industriale, in modo tale da migliorarne la conservazione.

Cose da sapere

Come pulire le gomme auto prima dello stoccaggio?

Prima di conservare le gomme è fondamentale procedere alla loro accurata pulizia. Basterà acqua e sapone e un pennello per pulire anche gli intagli del battistrada rimuovendo così anche lo sporco ed i detriti più ostinati. Una volta terminata la pulizia è importantissimo asciugare con estrema attenzione le gomme auto prima di conservarle così da evitare il formarsi di muffe.

Cosa fare prima di smontare le gomme per il cambio stagionale?

Prima di procedere allo smontaggio delle gomme un suggerimento da seguire è quello di gonfiare le stesse e indicare il posizionamento sulla vettura così da procedere all’inversione una volta che si dovranno montare nuovamente sull’auto. Così facendo si potrà godere di un consumo omogeneo del battistrada.

Come conservare le gomme auto?

Per evitare che gli pneumatici smontati si deformino a contatto con il terreno è sempre utile dotarsi di un porta gomme auto da box. La tipologia di porta gomme auto casalingo  più diffusa è lo scaffale. Per i più scrupolosi sono presenti in commercio anche appositi sacchi per conservare gli pneumatici la cui finalità è quella di ridurre l’evaporazione degli oli dalle mescole di gomma ed aumentare, di conseguenza, la durata degli pneumatici

Si possono appendere le gomme in garage?

Se gli spazi a disposizione in garage non sono enormi è possibile conservare le gomme in sospensione. In questo caso sarà necessario appendere le gomme al soffitto o alla parete avendo cura di assicurare il gancio o il cavo ai raggi del cerchio senza che tocchi lo pneumatico per non deformarlo.

Si possono conservare le gomme senza cerchi?

Si, è possibile conservare gli pneumatici anche senza il cerchio ruota. In questo caso, però, una volta rimosse dai cerchioni le gomme non dovranno mai essere appese o impilate una sopra l’altra, pena la deformazione delle stesso, ma dovranno essere conservate in posizione verticale avendo cura di ruotarle almeno una volta al mese

Come smaltire gli penumatici : cosa sapere su ritiro e smaltimento

Come smaltire gli pneumatici e tutelare l'ambiente

I vostri pneumatici hanno perso sicurezza, efficienza ed efficacia? State pensando di montare un nuovo set di gomme sulla vostra automobile? In tal caso, una volta acquistato un nuovo treno di gomme, quello vecchio non può essere semplicemente gettato nell’indifferenziata. Vi spieghiamo passo a passo quali obblighi sono da rispettare scrupolosamente per quanto riguarda lo smaltimento pneumatici usati. Scopriamo cosa dice la normativa.

INDICE
Gomme usate: la normativa
Smaltimento pneumatici fuori uso
Smaltimento pneumatici in discarica: è possibile?
Cos’è e come funziona il contributo smaltimento gomme
Ritiro pneumatici gratis: come funziona? 
Riciclo pneumatici usati: alcune idee
Come trovare il gommista più vicino a me

La normativa vigente che regola lo smaltimento pneumatici usati è contenuta nel Decreto Ministeriale n. 82 del 2011. Questa disciplina ha come obiettivo primario la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU) al fine di ottimizzarne il recupero, prevenire la formazione dei rifiuti e proteggere l’ambiente.

I soggetti designati come responsabili dal decreto per ciò che riguarda la gestione degli pneumatici fuori uso sono le ditte specializzate. Altri articoli del decreto si concentrano su come verranno determinate le quantità di pneumatici fuori uso da gestire e i relativi contributi economici, chi dovrà riscuotere  i contributi ambientali e le modalità per ripartire i costi di gestione, chi sono gli organi deputati al controllo e le sanzioni in caso di inadempienze.

Possiamo capire come mai la legge sia così rigida solo tenendo conto di quanto le gomme siano effettivamente rifiuti altamente inquinanti e soggetti a combustione. L’articolo 228 del Decreto Legislativo numero 152/06 S.M.I obbliga infatti i produttori di gomme ad occuparsi anche della fase di smaltimento, mantenendo equilibrio fra pneumatici venduti e smaltiti. Per chi viola questa norma, la sanzione amministrativa sarà commisurata alla gravità e alle conseguenze dell’inadempienza.

Il ritiro degli pneumatici usati, primo passo dello smaltimento, deve essere effettuato dal gommista senza pagare alcun supplemento di costo oltre la manodopera. Il costo dello smaltimento, a partire del 2011, è incluso nel prezzo di acquisto degli pneumatici anche nel caso in cui questo sia avvenuto online. Ovviamente il rivenditore non trattiene per sé questa cifra ma la versa alla casa che ha prodotto gli pneumatici e dalla quale li ha acquistati. La casa produttrice invia ai consorzi di smaltimento i contributi PFU (Pneumatici Fuori Uso) e questi ritirano gli pneumatici dai gommisti.

Si può credere, erroneamente, di potersi disfare degli pneumatici usati in autonomia, magari portando il set di gomme in discarica. In realtà non funziona così. L’unico soggetto autorizzato allo smaltimento degli pneumatici fuori uso è il gommista il quale, una volta ritirate le gomme usate, dovrà contattare l’azienda comunale per i rifiuti e concordare il corretto smaltimento.

In ogni caso si faccia attenzione al divieto di abbandonare ed eliminare in maniera illegale e noncurante gli pneumatici. Il rischio più grande, per l’ambiente e la salute di tutti, è che finiscano bruciati.

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Il Decreto 11 aprile 2011 n. 82 dispone il pagamento di un contributo a carico del cliente finale finalizzato alla copertura dei costi necessari per lo smaltimento degli pneumatici fuori uso, che consiste nel prelievo degli pneumatici e nel trasporto presso appositi centri di stoccaggio dove avvengono le operazioni di frantumazione e recupero degli pneumatici usati.

Dopo varie modifiche di legge, il contributo ambientale per lo smaltimento PFU è stabilito in misura variabile in base al tipo di pneumatico, poiché i costi di smaltimento cambiano in base al peso e alle dimensioni dello stesso; ovvero a seconda che siano piccoli, medi e grandi. In media, comunque, lo smaltimento delle quattro ruote comporta la spesa di 10-12 euro.sa

Per gli pneumatici piccoli, con peso compreso tra 0 e 35 kg, il PFU varia tra 0,58 € e 7,56 €; per gli pneumatici medi, con peso compreso tra 35 e 155 kg, il PFU varia tra 11 € e 29,33 €; per gli pneumatici grandi, il PFU varia tra 44,47 € e 228,08 €.

Che l’acquisto avvenga online o meno, quando si procede all’installazione di un nuovo set di gomme,  sarà sempre il gommista a provvedere al ritiro degli pneumatici usati. Lo stesso che effettuerà l’operazione di montaggio del nuovo treno. Come detto, si può stare tranquilli per quanto riguarda il ritiro: è totalmente gratuito.

Il riuso è un’alternativa intelligente al riciclaggio. Se non ci si vuole disfare degli pneumatici usati, con un po’ di fantasia, è possibile inventarsi nuove funzioni per riutilizzare le gomme in mille altri modi. Se però cercate ispirazione, potete pensare a trasformare le gomme in fioriere colorate, semplicemente dipingendo accuratamente tutta la superficie esterna con colori accesi; oppure si possono creare degli interessanti pouf o tavoli da giardino, adottando tavole in compensato che possano fungere da sostengo per il cuscino, o da base da appoggio per il tavolino.

Ora che conoscete la normativa e i dettagli sullo smaltimento degli pneumatici, non resta che recarsi presso il gommista più vicino. Come trovarlo? Se non usate abitualmente le mappe del telefono, a cui potete chiedere aiuto digitando “gommista vicino a me”, potete utilizzare le PagineGialle, anche in versione online, oppure affidarvi ad un sito web specializzato dopo averlo trovato sul motore di ricerca.

 

Cose da sapere

Cosa prevede la normativa sullo smaltimento dei pneumatici?

Il  Decreto Ministeriale n. 82 del 2011 disciplina la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU) al fine di ottimizzarne il recupero, prevenire la formazione dei rifiuti e proteggere l’ambiente.

Come funziona lo smaltimento dei pneumatici fuori uso?

Lo smaltimento degli pneumatici usati deve essere effettuato dal gommista senza pagare alcun supplemento di costo oltre la manodopera. Il costo dello smaltimento è incluso nel prezzo di acquisto degli pneumatici anche nel caso in cui questo sia avvenuto online. Il rivenditore versa questa cifra alla casa produttrice, che invia ai consorzi di smaltimento i contributi PFU (Pneumatici Fuori Uso) e questi ritirano gli pneumatici dai gommisti.

Si possono smaltire in autonomia i pneumatici fuori uso?

No, non è possibile: l’unico soggetto autorizzato allo smaltimento degli pneumatici fuori uso è il gommista il quale, una volta ritirate le gomme usate, dovrà contattare l’azienda comunale per i rifiuti e concordare il corretto smaltimento.

Cos’è il contributo smaltimento gomme?

Il Decreto 11 aprile 2011 n. 82 dispone il pagamento di un contributo a carico del cliente finale finalizzato alla copertura dei costi necessari per lo smaltimento degli pneumatici fuori uso. Il contributo ambientale per lo smaltimento PFU è stabilito in misura variabile in base al tipo di pneumatico  poiché i costi di smaltimento cambiano in base al peso e alle dimensioni dello stesso.

Verniciatura auto fai da te: la guida passo passo

Consigli utili per una verniciatura auto fai da te

Avere un’auto con una carrozzeria splendente ed impeccabile è un qualcosa che dà sempre molta soddisfazione, ma spesso ci si trova a combattere con piccoli o grandi graffi figli di disattenzioni proprie o altrui. Per evitare di spendere una fortuna per riparare il danno è però possibile ricorrere alla verniciatura fai da te.

INDICE
Costo verniciatura auto: i consigli per risparmiare
Verniciatura auto fai da te: cosa sapere prima di iniziare/a>
Come verniciare un auto fai da te
Step 1: Lavaggio auto e rimozione componenti
Step 2: Carteggiare l’auto
Step 3: Applicazione primer auto
Step 4: Verniciatura completa auto
Verniciatura carrozzeria e verniciatura plastiche: le differenze
Verniciare auto: bomboletta o pistola?

Quando si porta l’auto presso una carrozzeria specializzata si è consapevoli che il costo per la verniciatura sarà importante. Per questa ragione è possibile effettuare la verniciatura auto fai da te abbattendo notevolmente la spesa.

Il consiglio, per evitare risultati amatoriali, è quello di non acquistare prodotti economici ma preferire quelli appartenenti alle fasce alte di mercato. È vero che si spenderà qualcosa in più, ma l’effetto finale darà grandi soddisfazioni.

Ovviamente prima di procedere alla verniciatura fai da te si dovranno seguire scrupolosamente alcuni passaggi fondamentali per ottenere un risultato degno di nota. Trattare la carrozzeria, coprire le superfici che non dovranno andare a contatto con il colore ed avere una mano ferma garantiranno un effetto finale da professionista.

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I passaggi da compiere per poter effettuare una verniciatura auto fai da te degna di nota sono molteplici. Vediamoli nel dettaglio.

  • Step 1: Lavaggio auto e rimozione componenti
  • Step 2: Carteggiare l’auto
  • Step 3: Applicazione primer auto
  • Step 4: Verniciatura completa auto

Il primo passaggio da seguire è quello di effettuare un lavaggio accurato della carrozzeria così da rimuovere ogni impurità. Terminata questa operazione si dovrà procedere alla rimozione di elementi come fari, maniglie o paraurti che non dovranno essere verniciati. Le parti che non potranno essere rimosse andranno coperte con del nastro adesivo.

Il secondo passaggio da seguire per effettuare una verniciatura auto fai da te perfetta è quella del carteggio della carrozzeria. Nella fase iniziale è consigliabile utilizzare carta vetrata a grana grossa per poi passare ad una grana fine sino a quando non si vedrà il metallo spuntare da sotto la vernice. Una volta rimossa completamente la vernice dalla parte danneggiata, si potrà passare dello stucco per coprire i graffi più profondi.

Concluso l’operazione di carteggio si potrà applicare il primer, prodotto che consente alla vernice di aderire perfettamente. Per effettuare questa operazione è fondamentale posizionare il veicolo in un luogo al chiuso così da evitare che polvere ed altre impurità vengano a contatto con il primer rovinando il lavoro. Quando il primer si sarà asciugato sarà necessario carteggiare nuovamente la carrozzeria con carta abrasiva a carta finissima e successivamente pulire la parte interessata.

Dopo aver carteggiato il primer è fondamentale sgrassare e ripulire la superficie levigata utilizzando un panno in microfibra ed un detergente al silicone. Successivamente si potrà procedere alla verniciatura completa auto sia con la bomboletta che con la pistola, ma ovviamente i risultati delle due tecniche saranno differenti.

I passaggi che abbiamo analizzato in precedenza sono validi per la verniciatura della carrozzeria dell’auto, mentre per quel che riguarda le plastiche il procedimento sarà differente poiché si dovrà rimuovere il componente in plastica e poi pulirlo accuratamente per rimuovere ogni impurità.

Successivamente si dovrà mescolare dell’acqua tiepida con alcune gocce di acqua ragia ed applicare questa soluzione su un panno per poi passarlo sulla componente interessata dal graffio. Compiuta questa operazione sarà necessario immergere un foglio di carta vetrata nell’acqua tiepida e carteggiate la superficie sino a eliminare la vecchia vernice.

Una volta rimossa la precedente vernice si dovrà ripulire il tutto con il panno imbevuto di acqua ragia ed acqua tiepida e successivamente applicare la vernice prescelta passando più mani fino a quando l’intensità di colore desiderata non sarà raggiunta.

Abbiamo visto che per verniciare l’auto si potrà scegliere di utilizzare sia la bomboletta spray che la pistola collegata al compressore. L’effetto finale sarà maggiormente professionale nel secondo caso, anche a fronte di una spesa decisamente superiore.

Se si sceglierà di utilizzare la bomboletta bisognerà applicare il prodotto rispettando una distanza di 30 centimetri dalla carrozzeria per evitare che si formino gocce di vernice antiestetiche, mentre se si utilizzerà la pistola bisognerà applicare la vernice in maniera uniforme con un movimento orizzontale e in linea retta.

Una volta che la vernice sarà asciutta si dovrà utilizzare una levigatrice dotata di carta a grana fine ed infine pulire nuovamente la superficie trattata per poi lucidarla ed avere così una carrozzeria splendente.

Cose da sapere

Quali sono i passaggi fondamentali per verniciare un’auto fai da te?

I passaggi da compiere per poter effettuare una verniciatura auto fai da te degna di nota sono quattro: lavaggio auto e rimozione componenti, carteggiare l’auto, applicare il primer auto e quindi procedere con la verniciatura completa.

Come si verniciano le plastiche dell’auto?

Per prima cosa si dovrà rimuovere il componente in plastica, pulirlo accuratamente e quindi mescolare dell’acqua tiepida con alcune gocce di acqua ragia ed applicare questa soluzione su un panno per poi passarlo sulla componente. Compiuta questa operazione sarà necessario immergere un foglio di carta vetrata nell’acqua tiepida e carteggiate la superficie. Una volta rimossa la precedente vernice si dovrà ripulire il tutto e successivamente applicare la vernice prescelta passando più mani fino a quando l’intensità di colore desiderata non sarà raggiunta.

Che differenza tra c’è tra la bomboletta e la pistola per verniciare l’auto?

Se si sceglie la bomboletta bisognerà applicare il prodotto rispettando una distanza di 30 centimetri dalla carrozzeria, mentre se si utilizzerà la pistola bisognerà applicare la vernice in maniera uniforme con un movimento orizzontale e in linea retta.

 

FAP: cos’è e a cosa serve il filtro antiparticolato

Alla scoperta del filtro antiparticolato

La lotta alle emissioni ha colpito in maniera particolarmente dura i motori diesel, ma i costruttori sono riusciti a rendere questi propulsori meno inquinanti grazie all’adozione del filtro antiparticolato.

 

INDICE
Cos’è il FAP e come funziona
Rigenerazione FAP: cos’è e a cosa serve
Pulizia filtro antiparticolato
Differenza tra FAP e DPF
Quanto costa pulire o sostituire un filtro antiparticolato?

La sigla FAP è l’acronimo per Filtre à Particules e si tratta di un dispositivo adottato su tutte le vetture diesel di categoria Euro 4 e successive. Grazie al FAP è possibile ottenere una riduzione notevole di tutte le particelle di PM10 diminuendo, di conseguenza, le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Il funzionamento del FAP è possibile grazie alla presenza di un filtrante in carburo di silicio dotato di canali e celle alveolari che hanno il compito di trattenere il particolato.

Analogamente, all’interno del filtro antiparticolato è presente un additivo a base di cerina grazie al quale si favorisce l’aggregazione del PM10 in agglomerati più grandi e, di conseguenza, più facilmente filtrabili.

Per mantenere in perfetta efficienza il filtro antiparticolato è fondamentale effettuare e portare a compimento la rigenerazione. Questa operazione avviene automaticamente grazie ad un software che procede all’autodiagnosi del sistema di filtraggio e che avvia la rigenerazione ogni 400 – 500 km in base alla quantità di particolato presente nel filtro.

La durata dell’operazione è di circa 2 o 3 minuti e durante questo periodo è consigliabile tenere una velocità di circa 60 km/h sino a compimento della rigenerazione.

Al termine della rigenerazione potrebbe essere necessario il ripristino del livello di additivo presente nel filtro, anche se nelle vetture più moderne i filtri sono concepiti e prodotti per operare senza l’utilizzo di additivi e richiedono quindi una manutenzione minore.

Per fare in modo che il FAP sia sempre in perfetta efficienza è fondamentale procedere alla pulizia del filtro antiparticolato rispettando gli intervalli di rigenerazione del FAP.

Il FAP solitamente tende a saturarsi ogni 10-15 ore di funzionamento ed è dotato di un sistema di pulizia automatizzato che elimina il PM10 eseguendo un’ulteriore combustione, grazie all’aiuto di post-iniezioni di gasolio.

Durante questo processo di rigenerazione vengono raggiunte temperature decisamente elevate che consentono di trasformare il PM10 in particelle più piccole e meno inquinanti successivamente espulse insieme agli altri gas di scarico.

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Spesso si tende a fare confusione tra FAP e DPF, ma i due dispositivi sono differenti.

Il xb, acronimo di Diesel Particulate Filter, identifica una tipologia di filtro standard comune alla maggior parte delle automobili, mentre il FAP è un dispositivo presente sulle vetture del gruppo Peugeot-Citroen in grado di funzionare senza l’ausilio di additivi coadiuvanti a temperature comprese fra i 600 e i 650°C.

Il DPF utilizza un additivo a base di cerina capace di abbassare la temperatura di rigenerazione fino a 400°C, mentre il FAP sfrutta temperature più elevate durante la rigenerazione ed offre il vantaggio di generare una minore contro-pressione dei gas di scarico.

Come abbiamo affermato in precedenza, tenere in perfetta efficienza il filtro antiparticolato è fondamentale per evitare noie meccaniche e per non dover affrontare spese importati per la pulizia o la sostituzione.

I costi non sono fissi e variano in base a differenti fattori come la tipologia del FAP e la necessità o meno di ricaricare il serbatoio dell’additovo.

In media un kit fai da te per la pulizia ha un prezzo di circa 500 euro, mentre per la sostituzione si può arrivare a spendere anche 5000 euro per i dispositivi più costosi.

Cose da sapere

Cos’è il filtro antiparticolato?

La sigla FAP è l’acronimo per Filtre à Particules e si tratta di un dispositivo adottato su tutte le vetture diesel di categoria Euro 4 e successive. Grazie al FAP è possibile ottenere una riduzione notevole di tutte le particelle di PM10 diminuendo, di conseguenza, le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Come funziona la rigenerazione FAP?

La rigenerazione FAP avviene automaticamente grazie ad un software che procede all’autodiagnosi del sistema di filtraggio e che avvia la rigenerazione ogni 400 – 500 km in base alla quantità di particolato presente nel filtro. La durata dell’operazione è di circa 2 o 3 minuti e durante questo periodo è consigliabile tenere una velocità di circa 60 km/h sino a compimento della rigenerazione.

Qual è la differenza tra FAP e DPF?

Il DPF, acronimo di Diesel Particulate Filter, identifica una tipologia di filtro standard comune alla maggior parte delle automobili, mentre il FAP è un dispositivo presente sulle vetture del gruppo Peugeot-Citroen in grado di funzionare senza l’ausilio di additivi coadiuvanti a temperature comprese fra i 600 e i 650°C.

Quanto costa la sostituzione o la pulizia del filtro antiparticolato?

I costi non sono fissi e variano in base a differenti fattori come la tipologia del FAP e la necessità o meno di ricaricare il serbatoio dell’additovo.

In media un kit fai da te per la pulizia ha un prezzo di circa 500 euro, mentre per la sostituzione si può arrivare a spendere anche 5000 euro per i dispositivi più costosi.

Tutti i consigli per lavare gli esterni dell’auto

5 consigli per lavare gli esterni dell'auto

Vi siete mai chiesti come mantenere pulita l’auto come se fosse nuova? La prima cosa da sapere è che un lavaggio auto periodico è importante per evitare che lo sporco si incrosti, cosa che accade facilmente lasciando l’auto sporca sotto il sole nei mesi estivi.

Pulizia esterni auto: i primi passi

Prima di tutto, per effettuare un lavaggio auto accurato e a livelli professionali è necessario distinguere i vari tipi di sporco presenti sulla superficie dell’auto. In caso di sporco ostinato, si consiglia di rivolgersi ad un operatore professionista o all’autolavaggio.

L’auto si sporca normalmente in base al modo in cui viene utilizzata, alla stagione e al luogo in cui viene parcheggiata. Inoltre, i vari lati della vettura raccolgono diversi tipi di sporco. La parte frontale, ad esempio, è di solito la più sporca e viene intaccata da insetti e da altri oggetti che involontariamente si travolgono mentre l’auto è in moto. Per effettuare una corretta toilettatura dell’auto è necessario quindi utilizzare prodotti e tecniche specifici a seconda dello sporco.

Inoltre, In questo periodo di emergenza sanitaria a causa della diffusione del COVID-19 sono tante le precauzioni prese per cercare di contenere il contagio. In questo, la corretta pulizia dell’abitacolo della propria auto gioca un ruolo di primaria importanza. Per questo abbiamo raccolto alcuni consigli per la sanificazione dell’auto.

Lavaggio dell’auto a mano: si può fare?

Attenzione perché l’Articolo 15 del Codice della Strada stabilisce che lavare l’auto con l’uso dell’acqua in strada o in spazi privati è vietato per via dello scarico di sostanze inquinanti che possono inquinare l’ambiente. Questo quello che dice il codice: “Art. 15. Atti vietati. Su tutte le strade e loro pertinenze è vietato: (…) h) scaricare, senza regolare concessione, nei fossi e nelle cunette materiali o cose di qualsiasi genere o incanalare in essi acque di qualunque natura;”. Viceversa è consentito il lavaggio a secco con specifici prodotti.

Il discorso è diverso se si abita in campagna. Lavare spesso l’auto a mano aiuta a conservare meglio la carrozzeria nel tempo. C’è da considerare inoltre che una superficie liscia e pulita fa sì che lo sporco si attacchi con più difficoltà, poiché scivola via. Il primo step per ottenere un buon lavaggio dell’auto a mano consiste nell’ammorbidire tutto lo sporco trattandolo con un detergente neutro.

Una volta ammorbidito, lo sporco va tolto dall’auto con un’apposita spugna pulita, sciacquandola spesso e partendo sempre dalla parte alta della vettura verso il basso.

Al termine del lavaggio è opportuno utilizzare abbondante acqua, meglio se depurata, in modo da eliminare qualsiasi residuo di shampoo o agenti chimici dalla carrozzeria.

Come lucidare l’auto

Una lucidatura eseguita in modo professionale ha inizio con la protezione, tramite nastro di carta adesivo, di tutte le parti in plastica non verniciate e le guarnizioni, in modo da non sporcarle con la pasta abrasiva. La lucidatura può essere effettuata a mano o con l’utilizzo di una lucidatrice su cui viene montato un apposito tampone in gomma morbida.

Si utilizza inizialmente una pasta abrasiva per la rimozione dei graffi superficiali e di tutti i segni e difetti eliminabili. Il secondo passaggio consiste nella lucidatura vera e propria, che si effettua passando in modo energico un polish o una cera lucidante su tutte le superfici verniciate, sia con la lucidatrice che con del cotone idrofilo nuovo, se si esegue a mano. Il polish, una volta essiccato, va necessariamente rimosso con cotone idrofilo a mano.

Lucidare l'auto

Come lucidare i fari dell’auto

Oltre ad essere poco gradevole a livello estetico, l’invecchiamento delle plastiche dei fanali anteriori compromette la funzionalità del gruppo ottico stesso. Quando un fanale è invecchiato non deve necessariamente essere sostituito. È possibile infatti lucidarlo, come si fa con la vernice, avendo cura di proteggere le zone attorno al fanale con il nastro adesivo.

Un risultato ottimale si ottiene con una pasta abrasiva a grana grossa e con una a grana più fine per la finitura, avendo cura di raffreddare spesso la superficie con una spugna e dell’acqua fredda.

Lucidare i fari dell'auto

Come togliere la resina dall’auto

Il modo più tradizionale per eliminare la resina dalla vernice è utilizzare dell’acqua molto calda e una spugna, avendo la pazienza di effettuare più applicazioni in modo da sciogliere la resina con il calore per poi eliminarla con la spugna. Sul mercato esistono inoltre prodotti formulati per sciogliere incrostazioni e resine, da utilizzare con attenzione e seguendo scrupolosamente le indicazioni fornite sulla confezione.

Se dopo aver lavato gli esterni della vostra auto, volete passare agli interni, leggete il nostro approfondimento su come lavare gli interni dell’auto.

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Consigli utili per pulire gli interni della propria auto

Consigli utili per pulire gli interni della propria auto

Dopo aver lavato con cura gli esterni dell’auto, come si fa a pulire bene gli interni dell’auto? La pulizia dell’auto, soprattutto degli interni, non sempre è facile. Bastano però alcuni pratici e semplici accorgimenti per ottenere risultati ottimali, scacciare i cattivi odori e igienizzare a fondo l’abitacolo.

Inoltre, In questo periodo di emergenza sanitaria a causa della diffusione del COVID-19 sono tante le precauzioni prese per cercare di contenere il contagio. In questo, la corretta pulizia dell’abitacolo della propria auto gioca un ruolo di primaria importanza. Per questo abbiamo raccolto alcuni consigli per la sanificazione dell’auto.

Il primo strumento? L’aspirapolvere

L’aspirapolvere è l’accessorio ideale per iniziare a pulire gli interni, poiché consente di eliminare lo sporco superficiale in pochi secondi. Prima di utilizzarla, tuttavia, è fondamentale eliminare eventuali rifiuti presenti, quali sassi, rametti, foglie e quant’altro potrebbe bloccarsi all’interno del tubo. Un trucco per rendere la pulizia ancora più efficace consiste nel cospargere i tappetini, e i sedili, di bicarbonato. Lasciarlo agire per circa 30 minuti e, solo successivamente, passare l’aspirapolvere sulle parti interessate.

Un punto difficile da pulire è la zona posta sotto i sedili che, tra l’altro, è destinata a raccogliere innumerevoli briciole e una quantità elevata di polvere. Rimuovendo i tappetini, portando avanti i sedili e ribaltandoli, si godrà di maggiore spazio di manovra. Per quanto riguarda le “guide”, è sufficiente ricorrere ad un pennello a setole dure, ideale per rimuovere briciole e piccoli detriti, da aspirare successivamente con l’aspirapolvere.

Cosa utilizzare per la pulizia dei tappetini?

Passando alla pulizia dei tappetini, e al lavaggio della tappezzeria dell’auto, è possibile scegliere tra un detersivo spray generico per tappeti e una soluzione “fai da te”. Per la preparazione di un detergente fatto in casa è sufficiente versare in un catino 250 ml di acqua, un paio di cucchiai di bicarbonato, alcune gocce di sapone per i piatti e un bicchiere di aceto di mele. Ovviamente, i tappetini dovranno essere rimossi dall’auto prima di procedere. Una volta passata la soluzione strofinate con una spazzola con setole dure. Proseguite con il risciacquo e concludete appendendo i tappetini per l’asciugatura.

Nel caso in cui sulla superficie siano presenti macchie “pesanti” (ad esempio quelle d’olio), meglio optare per un prodotto specifico. Contro la formazione di muffa cercate di non esagerare con le quantità.

Lavere vetri

Pulire i sedili auto

Se per i sedili è sufficiente il detersivo fatto in casa, suggerito nelle righe precedenti, una maggiore attenzione è richiesta quando i sedili stessi sono rivestiti in pelle. In tal caso, la soluzione più indicata è rappresentata da un detergente apposito per questo delicato rivestimento. La tappezzeria in pelle, infatti, non gradisce i detersivi tradizionali, che potrebbero rivelarsi troppo aggressivi, rovinandola irrimediabilmente. Come alternativa è consigliato un panno in microfibra inumidito.

Parabrezza, finestrini e specchietti: come pulirli

Anche in questo caso un detersivo fai da te può rappresentare un rimedio efficace contro lo sporco. In un secchio occorrerà miscelare 3 litri d’acqua, due tazze colme d’alcol e una di bicarbonato. Dopo aver immerso uno straccio in questa soluzione, strizzarlo e passarlo sui vetri, cercando di compiere movimenti verticali (o orizzontali), e controllando di non lasciare aloni. Quando l’abitacolo avrà raggiunto il grado di pulizia desiderato ricordatevi di inserire del bicarbonato nel vano posacenere; così facendo verranno assorbiti in poche ore eventuali cattivi odori.

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Lavere vetri