Guida autonoma: ecco come funziona, le caratteristiche ed i modelli

Guida autonoma

La guida autonoma è, al momento, una delle maggiori sfide che sta affrontando il mondo automotive. Ma per quanto se ne parli da molto, creare vetture con un’intelligenza artificiale sviluppata a tal punto da poter guidare senza l’intervento dell’uomo, ed in grado di prendere decisioni fondamentali in pochi millesimi di secondo non è per nulla semplice. In fase di test sulle strade aperte alla circolazione non è mancato qualche incidente, ma passo dopo passo si sta arrivando a modelli sempre più evoluti che non richiedono l’intervento umano alla guida.

INDICE
 Auto a guida autonoma
 Guida autonoma: livelli
 A che punto siamo in Europa
In Germania prevista guida autonoma di livello 4
Google guida autonoma
 Tesla guida autonoma
 Guida autonoma: vantaggi e svantaggi

Fino a qualche decennio fa parlare di auto a guida autonoma poteva sembrare fantascienza e come punto di riferimento si poteva, ma oggi questa tecnologia non è più un miraggio e sempre più case automobilistiche stanno sviluppando modelli a guida autonoma in grado di affrontare ogni tipo di condizione.

Con auto a guida autonoma si intende un veicolo in grado di soddisfare le principali capacità di trasporto di una macchina tradizionale in grado di rilevare l’ambiente e la navigazione senza intervento umano. Le auto a guida autonoma esplorano l’ambiente circostante con strumenti quali radar, GPS e visione artificiale, mentre sistemi di controllo avanzati interpretano le informazioni ricevute per individuare percorsi appropriati, ostacoli e segnaletica.

Guida autonoma: ecco come funzionano, le caratteristiche ed i modelli

I vantaggi derivanti dallo sviluppo della guida autonoma sono numerosi. In primo luogo, secondo gli intenti delle case automobilistiche che stanno lavorando a questa tecnologia, si andrà a ridurre sensibilmente la percentuale di incidenti stradali dato il maggior livello di attenzione alla guida garantito dall’intelligenza artificiale. Analogamente, le persone anziane o con disabilità guadagnerebbero una maggiore libertà di movimento. Infine, grazie alla capacità di comunicazione e connessione alla rete delle auto a guida autonoma, si potrà garantire un migliore scorrimento del traffico e, di conseguenza, una riduzione della congestione delle aree urbane.

Tuttavia questo sistema propone anche degli interrogativi, al momento, di difficile soluzione. Da un punto di vista etico ci si chiede come potrà e dovrà comportarsi un’auto a guida autonoma in caso di situazione di pericolo: la vettura andrà a tutelare la vita dei passeggeri o quella dei pedoni? Inoltre, altro aspetto ancora di difficile soluzione, in caso di sinistro la responsabilità andrà a ricadere sul proprietario di questa tipologia di auto, sull’azienda che produce l’auto o sull’azienda che produce il software di guida? Quest’ultimo aspetto dovrà essere disciplinato a livello legislativo in maniera uniforme se si vorrà garantire uno sviluppo importante del sistema autonomo.

Come abbiamo accennato, lo sviluppo della guida autonoma sta avvenendo in maniera progressiva e, per questo motivo, ne possiamo identificare diverse categorie. La SAE International Automotive, ente di normazione nel campo dell’industria aerospaziale, automobilistica e veicolistica composto da scienziati, ingegneri e apprendisti impegnati nello sviluppo e approfondimento delle conoscenze relative a veicoli e sistemi semoventi in un forum neutrale a beneficio della società, ha individuato 6 livelli che identificano i possibili stadi di guida autonoma dei veicoli.

Si parte dal livello 0, il più basso, per arrivare a quello più elevato, il livello 5, ma con lo sviluppo di nuove tecnologie non è esclusa la possibilità di aumentare il numero di livelli individuati.

Il livello 0 è quello privo di guida autonoma. Il guidatore è l’unico elemento in grado di gestire direzione e velocità all’automobile cosi come decidere di incrementare o rallentare la propria velocità. Il livello zero si applica a tutte le automobili prodotte nei primi anni 2000 e in quelle di low cost prive di supporti elettronici.

Il livello 1 è quello dotato di sistemi per la guida assistita. In questo livello il guidatore prende le decisioni in merito a frenate, accelerazioni e direzione ma viene supportato a livello informativo da altri sistemi che possono indicare la presenza di pericoli o condizioni avverse ed inviare segnali visivi o acustici al conducente.

Il livello 2 prevede una basilare integrazione di guida con il pilota. La vettura gestisce accelerazione e frenate attraverso sistemi come frenata assistita o frenata di emergenza anticollisione, ma la direzione ed il controllo del traffico restano esclusive del guidatore.

Il livello 3 è il primo livello di vera e propria automazione. L’auto è in grado di guidare da sola gestendo accelerazione, frenate e direzione mentre il conducente interviene in situazioni problematiche o nel caso in cui la guida autonoma non sia permessa o sia troppo pericolosa.

Il livello 4 prevede la gestione autonoma di accelerazione, frenata, direzione e controllo del traffico. L’automobile gestisce le tipiche situazioni dovute al traffico o alla percorrenza di strade urbane o extraurbane ed è in grado di guidare in completa autonomia. Il guidatore riprendere il pieno e totale controllo dell’auto su richiesta. Da questo livello si inizia a parlare di guida autonoma a tutti gli effetti, perché il veicolo è effettivamente in grado di spostarsi senza intervento umano nella maggior parte delle situazioni.

Il livello 5 è quello di piena espressione della guida autonoma. L’auto guida esclusivamente in maniera autonoma gestendo completamente tutti gli aspetti tipici della guida, e si occupa in autonomia di individuare il percorso da seguire, prendere la giusta direzione, accelerare o rallentare in base alle condizioni di traffico o alle situazioni emergenti.

Il Parlamento Europeo ha spinto per l’ingresso sul mercato delle auto a guida autonoma per ridurre il numero di persone che perdono ogni anno la vita in incidenti stradali. Secondo le statistiche, infatti, il 95% dei sinistri sono provocati da errori umani, spesso dovuti a disattenzione alla guida. Con auto e camion dotati della tecnologia per la guida autonoma, questa percentuale potrebbe ridursi sensibilmente e, di conseguenze, migliorare la sicurezza stradale.

Inoltre, sempre secondo il Parlamento UE, le tecnologie digitali possono diminuire gli ingorghi stradali, ridurre di conseguenza l’inquinamento, migliorare l’accesso alla mobilità e garantire nuovi posti di lavoro con profitti, entro il 2025, pari a 620 miliardi di euro per il settore automotive e a 180 miliardi per quello elettronico.

Attualmente, però, nel Vecchio Continente non esistono vetture in circolo con una guida autonoma superiore al Livello 3. Bisognerà aspettare ancora qualche anno per un viaggio on the road attraverso l’Europa senza che sia necessario l’intervento del conducente.

Lo scorso anno il Bundestag, il parlamento tedesco, ha approvato un disegno di legge che aggiorna le norme del codice della strada e prevede la possibilità della circolazione di auto con guida autonoma fino al livello 4, ovvero che non richiede l’intervento umano nella maggior parte delle circostanze.

Ma anche in questo caso, ci vorrà ancora un po’ di tempo per vedere delle auto con un autopilota così avanzato. Attualmente, però, sulle strada tedesche possiamo trovare delle vetture con guida autonoma di livello 3. Pochi mesi fa hanno infatti debuttato le nuove Mercedes Classe S ed EQS, dotate di autopilota di livello 3 utilizzabile su oltre 13.000 km di strade tedesche fino ad una velocità massima di 60 km/h. Già dallo scorso anno, inoltre, Mobileye (controllata di Intel) aveva reso disponibile un servizio di robotaxi nei principali aeroporti tedeschi, dotati sempre di guida autonoma di livello 3.

Giganti del web come Google hanno capito prima degli altri le infinite possibilità che la guida autonoma avrebbe potuto offrire e già dal 2009 ha iniziato la sperimentazione con la Pod Car, ovvero un’auto senza guidatore impiegata come piattaforma per lo sviluppo della tecnologia, mentre nel 2016 è stata creata la società Google Waymo, destinata esclusivamente alle self driving cars.

La mossa della casa di Cupertino è stata azzeccata. Gli anni di sviluppo hanno consentito a Google di raggiungere una posizione di leader nel settore della guida autonoma e, nel gennaio 2018, è stato siglato un accordo con Fiat Chrysler per la fornitura di migliaia di minivan Chrysler Pacifica equipaggiati con la tecnologia di Google tra cui sensori, telecamere e Lidar. Oltre alla Fiat Chrysler, di recente, si è aggiunta anche la Jaguar che fornirà ben 20.000 SUV Jaguar I-Pace.

Guida autonoma: ecco come funziona, le caratteristiche ed i modelli

Inoltre, già dal 2019 Waymo gestisce un sistema di veri robotaxi, con guida completamente automatizzata senza la necessità di alcun intervento da parte dei passeggeri, in tutta l’area della città di Phoenix, Stati Uniti. E lo scorso anno lo stesso sistema ha iniziato ad essere testato anche a San Francisco.

Le auto del brand Tesla non si caratterizzano soltanto per la loro propulsione 100% elettrica, ma anche per la presenza di serie di un hardware avanzato in grado di offrire sin da ora le funzioni di guida autonoma

L’Autopilot è una piattaforma che comprende otto videocamere che forniscono una visibilità a 360 gradi attorno all’auto in un raggio di 250 metri. Dodici sensori a ultrasuoni completano questo sistema di visione, consentendo il rilevamento di oggetti duri e morbidi a una distanza e con un’accuratezza quasi doppie rispetto al sistema precedente.

Un sistema radar rivolto in avanti con capacità di elaborazione migliorate fornisce ulteriori dati sull’ambiente circostante su una lunghezza d’onda ridondante in grado di vedere attraverso la pioggia forte, la nebbia, la polvere e persino al di là delle auto precedenti.

Tutti questi dati, inoltre, vengono elaborati da un computer di bordo fornito dalla Nvidia oltre 40 volte più potente di quello della generazione precedente. Nel complesso, questo sistema consente una visione del mondo che un singolo conducente non può avere, poiché vede in ogni direzione contemporaneamente e su lunghezze d’onda al di là di quelle dei sensi umani.

La maggiore sicurezza e le funzioni Autopilot sono pensate per aumentare il piacere di guida. La Tesla adatterà la velocità alle condizioni di traffico, manterrà la corsia o la cambierà automaticamente senza richiedere interventi da parte del conducente, passerà da un’autostrada all’altra, uscirà dall’autostrada all’approssimarsi della destinazione, parcheggerà da sola in prossimità di uno spazio libero ed entrerà o uscirà autonomamente dal garage.

Le attuali funzioni Autopilot richiedono comunque la supervisione attiva del conducente e non consentono la completa guida autonoma del veicolo. Tesla si è però posta l’obiettivo di lanciare un sistema di Autopilot di livello 4 entro il 2023.

VANTAGGI

  • Multitasking – Il conducente potrà dedicarsi a tutt’altra attività.
    Sicurezza – Sensori e algoritmi predittivi permetteranno alle auto senza conducente di valutare e in alcuni casi prevedere i rischi. Grazie alla guida sicura, il numero di incidenti stradali andrebbe a diminuire.
  • Efficienza – Si potranno evitare brusche frenate e accelerazioni improvvise, ottimizzando così il consumo di carburante. .
  • Meno traffico – Una volta in strada, i veicoli comunicherebbero continuamente tra di loro, scambiandosi dati su posizione, velocità di marcia e altre informazioni utili e conformi al codice della strada.
  • Nessuno escluso – Le auto a guida autonoma potranno essere utilizzate anche da soggetti che normalmente non potrebbero guidare, come persone anziane o disabili. Basterà indicare alla propria auto la destinazione e il gioco sarà fatto.

SVANTAGGI

  • Come in treno – In mezzo al traffico nelle strade del centro cittadino, potrebbe capitare che si sia costretti a frequenti soste e ripartenze e, come succede ai treni, si dovrebbe intervenire sugli spazi di accelerazione e frenata che inciderebbero in maniera negativa sul traffico cittadino.
  • Tilt – Nel caso in cui l’auto autonoma dovesse finire in un ingorgo stradale con altre auto tradizionali, potrebbe andare in tilt: le driverless, infatti, comunicano continuamente tra di loro e non avendo punti di riferimento potrebbero causare incidenti stradali.
  • Nuova legislazione – Al momento solo alcuni paesi hanno aperto tratti stradali dedicati al transito delle auto autonome, gli altri Paesi sono indietro, in attesa che accada qualcosa. Ma è proprio l’assenza di una regolamentazione che potrebbe impedire la loro libera circolazione.
  • Quanto mi costi? – Il prezzo di listino minimo di un’auto autonoma è di circa 100 mila dollari (circa 90 mila euro); non di certo alla portata di tutti.
  • Posti di lavoro a rischio – Le auto senza pilota saranno le principali concorrenti di tassisti e autotrasportatori: migliaia di posti di lavoro potrebbero scomparire in futuro.
  • Metereopatia – La pioggia e la neve potrebbero rendere la auto a guida autonoma inutilizzabili. Questi fenomeni atmosferici, infatti, secondo gli esperti, interferirebbero con i sensori montati sul tetto del veicolo, e renderebbero “cieche” le telecamere all’interno dell’abitacolo.
  • Hacker – Non esiste un computer che sia immune agli hacker. Anche i sistemi air gap, ritenuti inviolabili sino a non molto tempo fa, possono essere bucati senza troppe difficoltà.

 

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 6

I bus a guida autonoma diventano realtà in Italia. Per la prima volta nel nostro Paese è stata autorizzata la sperimentazione su strada di una flotta di navette senza conducente. La novità è stata possibile grazie alla “sandbox”, la normativa che permette a start-up, imprese, università e centri di ricerca di sperimentare progetti innovativi attraverso una deroga temporanea alle norme vigenti.

I primi test saranno effettuati a Torino all’interno del programma “Sperimentazione Italia” grazie alla collaborazione tra il Dipartimento per la trasformazione digitale, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 2

Nuove norme in caso di successo

I dati della sperimentazione ricoprono un’importanza fondamentale: se la novità dovesse funzionare, sarà possibile proporre una modifica normativa per consentire l’estensione su tutto il territorio nazionale dei test. Il permesso a far circolare su strada le navette a guida autonoma è stato concesso al Gruppo Torinese Trasporti (GTT) in ambito del progetto Show, finanziato dal programma europeo Horizon2020, che mira a favorire la transizione verso un trasporto urbano a guida autonoma efficace e sostenibile.

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 5

Sperimentazione divisa in due fasi

I test si svolgeranno in due fasi distinte. La prima, una pre-demo, sarà portata avanti fra marzo e aprile e avrà il compito di provare il veicolo in condizioni reali, ma senza passeggeri a bordo. Verranno formati gli operatori, che saranno sempre presenti sul mezzo. La seconda fase, che durerà cinque mesi, inizierà a maggio con l’apertura del servizio ai cittadini e prevede l’impiego di due navette a guida autonoma in un percorso di circa 5 km nella zona dei presidi ospedalieri della Città della Salute e della Scienza. Gli utenti avranno la possibilità di prenotare il trasporto gratuito con un’app dedicata: la navetta li farà salire a bordo alle fermate e agli orari richiesti.

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 1

Dopo Torino sarà la vota di Roma

Un progetto simile è stato annunciato anche a Roma: la partenza è prevista per la fine dell’anno, dopo la conclusione dei test a Torino, e si svolgerà nel quartiere EUR su brevi tragitti. La sperimentazione romana fa parte del piano Maas (Mobilty as a Service), istituito con l’obiettivo di facilitare gli spostamenti dei cittadini con mezzi pubblici e privati nelle città italiane, sia nella fase di viaggio sia durante la prenotazione e il pagamento dei servizi di mobilità.

Bus a guida autonoma: i primi test si svolgono a Torino 3

Le caratteristiche tecniche della navetta

Stando alle prime informazioni e alle immagini divulgate dal Mims, la protagonista della sperimentazione dovrebbe essere la navetta Navya Shuttle. Il veicolo, che presto vedrà una seconda generazione, era già stato svelato due anni fa alla presentazione del progetto a Roma e a Torino ed è stato utilizzato anche nella partnership con Tim.

Navya Shuttle è in grado di circolare in totale autonomia lungo un tragitto pre-mappato da lei stessa ed è capace di individuare ostacoli e regolarsi di conseguenza. È dotata di un motore elettrico che assicura un’autonomia di circa otto ore; mentre la velocità è limitata a 35 km/h. Il tutto avviene in completa autonomia attraverso il veicolo e la centrale operativa di controllo che si trova a Lione. Per adesso la sicurezza è garantita, per legge, da un operatore a bordo che può prendere il controllo del veicolo in qualsiasi momento.

Volvo: tutto pronto per la guida autonoma di Livello 4

Volvo C40 Recharge, il futuro svedese è a impatto zero 5

Dopo Mercedes, anche Volvo si appresta a lanciare la guida autonoma, ma gli svedesi fanno un ulteriore passo avanti puntando su quella di livello 4. La tecnologia adottata dalla casa svedese si chiama Ride Pilot: i test di sicurezza, con la collaborazione di Zenseact, saranno intensificati a breve sulle strade della California, luogo scelto per il clima, le condizioni del traffico e il quadro normativo favorevoli per soluzioni del genere. Volvo è uno dei brand più attivi per quanto riguarda l’elettrificazione e le nuove tecnologie, al pari di Tesla da sempre in prima linea con Autopilot per la guida intelligente.

Volvo C40 Recharge: prezzo, dimensioni e scheda tecnica 7

I vantaggi di Ride Pilot

Il costruttore svedese assicura che, quando la tecnologia sarà perfezionata e messa a punto, il guidatore potrà togliere le mani dal voltante e dedicarsi ad altre attività come scrivere, leggere e anche lavorare. L’intelligenza artificiale si occuperà della guida e Volvo se ne assumerà la responsabilità, permettendo al conducente di evitare lo stress e la tensione da traffico intenso e ingorghi e arrivare a destinazione più riposato.

Come funziona

Ride Pilot è composto da una fitta rete di sensori. Il sensore LiDAR fornito da Luminar integra la dotazione di cinque radar, otto telecamere e sedici sensori a ultrasuoni. Questa tecnologia, unita ai sensori di serie e al continuo aggiornamento del software in modalità over-the-air, garantisce un’ottima affidabilità, con la vettura che sarà in grado di “vedere” e “leggere” tutte le situazioni che via via si verificano sulla strada.

Volvo XC90: esterni

L’esordio sul nuovo Suv

La guida autonoma sarà installata nella prossima generazione di auto elettriche: l’esordio di questa tecnologia avverrà sul Suv elettrico erede della XC90, che sarà presentato entro quest’anno. All’inizio Ride Pilot verrà offerto soltanto agli acquirenti della California che dovranno pagare un abbonamento aggiuntivo; in una seconda fase Volvo punterà a vendere le auto intelligenti anche in altri Paesi, che per adeguarsi dovranno rivedere le proprie normative sulla responsabilità in caso di incidente.

Guida autonoma: Mercedes è la prima a poter usare quella di Livello 3

Guida autonoma: Mercedes è la prima a poter usare quella di Livello 3

Dal prossimo anno Mercedes potrà usare un sistema di guida assistita di livello 3 su alcune strade pubbliche in Germania. La KBA (Kraftfahrt-Bundesamt), autorità tedesca dei trasporti, ha dato il via libera al sistema drive pilot: è la prima volta che l’ente tedesco autorizza l’uso di un sistema di guida assistita di livello superiore al 2.

Cosa è il livello 3

Il livello 3 prevede l’automazione della guida in alcune circostanze, con la presenza del conducente dietro il volante sempre comunque pronto a prendere il controllo dell’auto, e verrà montato sulle Mercedes Classe S ed EQS. Il sistema, che si attiva premendo un pulsante situato sul volante, è in grado di controllare in autonomia l’auto e fino a una velocità massima di 60 km/h. Una volta che il drive pilot è attivo, il guidatore può disinteressarsi di quello che avviene nel traffico e dedicarsi ad altre attività, come usare lo smartphone o le numerose funzioni dell’infotainment. In pratica è un aiuto in situazioni di traffico intenso in tangenziale o in autostrada. Non è corretto parlare di guida autonoma, che riguarda soltanto i livelli 4 e 5, con l’auto che è in grado di guidarsi da sola in qualsiasi situazione. Nel livello 5, addirittura, il conducente non ha la possibilità di prendere il controllo della vettura, perché non ci sono volante e pedali.

Mercedes Classe S

Come funziona

Il drive pilot utilizza un lidar, sensori a ultrasuoni, una telecamera nel lunotto posteriore e alcuni microfoni in grado di riconoscere le luci blu e altri segnali dei veicoli di emergenza. Il drive pilot può contare anche su una mappa digitale in HD che gli fornisce informazioni sulla conformazione della strada, il percorso, i cartelli stradali e gli imprevisti come incidenti e lavori lungo la carreggiata. Il sistema è in grado di gestire velocità e distanza, mantenendo l’automobile nella propria corsia e controllando tutto quello che avviene lungo il percorso, riuscendo anche a reagire tempestivamente ad eventi imprevisti come sorpassi azzardati da parte di altre vetture.

Mercedes-Benz EQS: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Gli altri costruttori

Mercedes fa dunque da apripista all’approvazione dei sistemi di guida assistita di livello 3, ma la concorrenza non sta a guardare. Audi, già quattro anni fa, aveva presentato questa tecnologia sulla A8, ma non è mai stata abilitata su strade pubbliche. BMW e il Gruppo Stellantis hanno invece stretto un’alleanza: le vetture tedesche dovrebbero presentare questo sistema l’anno prossimo, mentre la prima vettura dotata di questa tecnologia con uno dei marchi di Stellantis non arriverà prima del 2024. A questi, ovviamente, si somma Tesla, che da anni lavora sul fronte della guida autonoma.

Self driving cars, il futuro della guida è l’autonomia

Volvo 360c, la nuova concept car con guida autonoma 1

08Auto a guida autonoma, un sogno o una realtà che sta per concretizzarsi? Sono molti, infatti, i costruttori che stanno scommettendo su questa tecnologia, ma le normative dei singoli Paesi, spesso, non viaggiano allo stesso ritmo dell’evoluzione tecnologica.

INDICE
Guida autonoma: un pò di storia
Self driving cars: come funzionano?
Livelli guida autonoma
Auto a guida autonoma: cosa dice il Codice della Strada
Tesla guida autonoma e auto a guida autonoma Google: a che punto siamo?
Auto a guida autonoma in commerci

Se pensate che l’auto a guida autonoma sia una conquista recente vi sbagliate di grosso. Bisogna infatti tornare indietro a quasi 100 anni fa per risalire al primo esempio di auto senza conducente, la Linrrican Wonder. Si è dovuto attendere poi fino al 1985 per ammirare un prototipo realizzato dalla General Motors, la Firebird III, dotato di guida autonoma, mentre l’anno successivo è stata la Mercedes a presentare il furgone VaMoRs, in grado di guidare senza l’ausilio del conducente attraverso la rielaborazione di dati esterni captati da telecamere e sensori.

Nel 1994 sempre la Casa tedesca ha presentato i modelli Vamp e Vita-2 ed ha testato la guida autonoma facendo percorrere ai due mezzi mille chilometri su un’autostrada di Parigi a tre corsie arrivando a toccare 130 Km/h, mentre nel 1998 è Alberto Broggi, dell’Università di Parma, a realizzare Argo, una Lancia Thema modificata in grado di percorrere quasi duemila chilometri in sei giorni in completa autonomia.

Gli anni più recenti hanno visto poi varie Case quali General Motors, Ford, Volkswagen, Mercedes-Benz, Audi, Toyota, Nissan, Volvo e Bmw, Google e Tesla stringere alleanze ed impegnare ingenti risorse nello sviluppo della guida autonoma.

Il funzionamento delle auto a guida autonoma è demandato interamente alla tecnologia. Per fare in modo che il conducente non intervenga sui comandi è presente un software che, in collaborazione con telecamere e sensori, riesce a “vedere” le altre autovetture ed eventuali ostacoli, quindi rallenta,  accelera ed effettua anche sorpassi intervenendo su motore e freni. Il sistema è presieduto da GPS, radar e da 12 sensori a ultrasuoni per intercettare qualsiasi cosa si muova intorno alla macchina fino ai 5 metri

Quando si parla di guida autonoma si deve tenere a mente che esistono differenti livelli, dallo zero al quinto, con i quali si identificano i sistemi di assistenza alla guida in grado di intervenire in caso di mancato input del conducente.

Livello 0 Occorre sia l’attenzione costante del guidatore sia l’esecuzione, di tutte le manovre di guida. Il sistema avverte soltanto il driver di eventuali malfunzionamenti o situazioni di pericolo
Livello 1 L’automobile prende alcune iniziative: imprime accelerazioni laterali (sterzando) o longitudinali (frenando/accelerando); il guidatore deve comunque prestare costantemente attenzione
Livello 2 L’automobile è in grado di azionare, in alcuni casi (come gli incidenti), sia lo sterzo sia l’acceleratore e il freno. Il guidatore deve comunque essere pronto ad intervenire
Livello 3 L’automobile è in grado di azionare sia lo sterzo sia l’acceleratore e il freno. L’automobile monitora l’ambiente circostante ma il guidatore deve comunque essere pronto ad intervenire
Livello 4 Il guidatore può delegare totalmente al veicolo la guida in situazioni definite. La presenza del guidatore è sempre richiesta ma è più di controllo che di backup in caso di emergenza
Livello 5 Completa autonomia. L’automobile riesce ad affrontare tutte le situazioni e non è richiesta la presenza del guidatore. Questo scenario potrebbe rivoluzionare le abitudini di guida.

Uno dei maggiori problemi relativi alla diffusione delle auto a guida autonoma è dato dalla lentezza con la quale i vari Paesi stanno adattando le proprie leggi a questa tecnologia. Il problema di fondo deriva dal comprendere chi debba ritenersi responsabile in caso di incidente.

Il nostro Codice della Strada al momento non ha disciplinato questa materia, e probabilmente passerà ancora parecchio tempo prima che si arrivi ad una svolta in tal senso, mentre in Inghilterra il ministero dei Trasporti sta lavorando ad una modifica del Codice della Strada che permetterà alle vetture dotate del sistema Alks (Automated Lane Keeping System) di essere definite a guida autonoma. Secondo i piani stabiliti dal dipartimento dei Trasporti, i proprietari di auto dotate di Alks saranno legalmente autorizzati a lasciare che la loro auto guidi da sola sulle autostrade a velocità fino 60 km/h.

Una delle Case che sta seriamente spingendo sulla guida autonoma è Tesla. Il costruttore americano, diventato punto di riferimento nel mercato delle elettriche, ha sempre creduto in questa tecnologia dotando le proprie vetture di Autopilot. Elon Musk ha di recente affermato che entro la fine del 2021 tutte le Tesla potranno godere del Livello 5 di guida autonoma. Bisogna però capire se i vari Paesi saranno pronti entro l’anno a legiferare in materia.

Meno notizie in merito, invece, si hanno da Google che ha sviluppato il progetto Waymo, ma gli amministratori della società californiana credono fortemente in questo mercato e di recente hanno anche attaccato Tesla affermando come il dispositivo dell’azienda di Musk non sia un vero e proprio sistema di guida autonoma, quanto di assistenza alla guida che richiede sempre la vigilanza del conducente. Vedremo nei prossimi anni chi avrà ragione.

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Scorrendo i listini si possono trovare già adesso in commercio numerose auto dotate di guida autonoma. Ovviamente non parliamo di vetture in grado di guidare senza l’intervento del conducente, ma di mezzi dotati di ADAS di Livello 2 o superiore. Ecco due esempi:

  • Audi A8
  • Tesla Model 3

Audi A8: l’ammiraglia tedesca si fa notare su strada non solo per il suo design elegante, ma anche per un concentrato di tecnologia da far impallidire i rivali. I tecnici della Casa tedesca avevano a lungo studiato anche sistemi di guida autonoma di Livello 3, ma hanno di recente gettato la spugna alla luce dei ritardi dei vari Paesi nel legiferare in materia.

Tesla Model 3: la vettura elettrica può contare su otto videocamere che forniscono una visibilità a 360 gradi attorno all’auto in un raggio di 250 metri e dodici sensori a ultrasuoni che consentendo il rilevamento di oggetti duri e morbidi. Il sistema radar fornisce ulteriori dati sull’ambiente circostante su una lunghezza d’onda in grado di vedere attraverso la pioggia forte, la nebbia, la polvere e persino al di là delle auto precedenti.

Cose da sapere

Come funzionano le auto a guida autonoma?

Per fare in modo che il conducente non intervenga sui comandi è presente un software che, in collaborazione con telecamere e sensori, riesce a “vedere” le altre autovetture ed ostacoli, quindi rallenta,  accelera ed effettua anche sorpassi. Il sistema è presieduto da GPS, radar e da 12 sensori a ultrasuoni per intercettare qualsiasi cosa si muova intorno alla macchina fino ai 5 metri.

Quali sono i livelli di guida autonoma?

Esistono differenti livelli, dallo zero al quinto, con i quali si identificano i sistemi di assistenza alla guida in grado di intervenire in caso di mancato input del conducente.

Cosa dice il Codice della Strada sulle auto a guida autonoma?

Il nostro Codice della Strada al momento non ha disciplinato questa materia, e probabilmente passerà ancora parecchio tempo prima che si arrivi ad una svolta in tal senso, mentre in Inghilterra il ministero dei Trasporti sta lavorando ad una modifica del Codice della Strada che permetterà alle vetture dotate del sistema Alks di essere definite a guida autonoma.

Quali sono le auto a guida autonoma in commercio?

Scorrendo i listini si possono trovare già adesso in commercio numerose auto dotate di guida autonoma. Ovviamente non parliamo di vetture in grado di guidare senza l’intervento del conducente, ma di mezzi dotati di ADAS di Livello 2 o superiore, come l’Audi A8 e la Tesla Model 3.