Lamborghini Urus: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Lamborghini Urus: prezzo, dimensioni e caratteristiche

La moda dei Suv ha ormai travolto tutti i segmenti di mercato e così, anche un brand storicamente legato alla produzione di supercar, si trova oggi a dover accontentare i gusti di una clientela che richiede sempre più a gran voce modelli a “ruote alte”. E’ il caso di Lamborghini, che accanto alle cattivissime Huracan e Aventador ora propone la Urus, non soltanto il suo primo Suv, ma anche il suo primo modello sovralimentato. Condivide parte della meccanica con Audi Q7 e Porsche Cayenne, anch’essi parte del gruppo Volkswagen, ma gode di una messa a punto specifica che ne valorizza le prestazioni. Il motore V8 biturbo da 4,0 litri sviluppa infatti oltre 600 CV di potenza massima e 850 Nm di coppia, mentre il sistema a trazione integrale, le sospensioni ad aria e le modalità specifiche offroad le permettono di abbandonare l’asfalto senza pensieri. Fra gli altri vanti di Urus troviamo poi la spaziosità dell’abitacolo e del bagagliaio, caratteristiche banali per un crossover, ma insolite per una supercar.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Lamborghini Urus:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 4/5
 Bagagliaio 616/1.596 litri
 Alimentazioni Benzina
 Classe Euro 6 d-temp
 CV/kW  650/478
 Prezzo (da) 232.489 €
INDICE
 Novità 2023
 Dimensioni
 Interni
 Esterni
 Motorizzazioni
 Consumi
 Configuratore
Perché comprarla
 Prezzi

Lamborghini completa la gamma del suo Suv con il lancio dell’allestimento Urus S che, pur rinunciando ad alcuni degli elementi sportivi che caratterizzano l’allestimento Performante, monta lo stesso V8 biturbo 4.0 da 666 CV e 850 Nm di coppia, in grado di garantire uno scatto da 0 a 100 km/h in 3,6 secondi e una velocità massima di 305 km/h (similmente al modello di accesso alla gamma). La versione S è dotata di sette modalità di guida Strada, Sport, Corsa, Terra, Neve, Sabbia ed Ego (che consente personalizzare i vari settaggi della vettura). Presenti anche finiture specifiche, che differenziano la versione S dalle sue sorelle, come i rivestimenti degli interni in pelle, finiture esterne e interne di carbonio e in cromo brillante, cerchi in lega fino a 23 pollici.

Lamborghini Urus Performante speciale Essenza SCV12

Lamborghini presenta una versione speciale della Urus Performante, riservata esclusivamente ai clienti che possiedono l’hypercar da pista Essenza SCV12. Questa edizione sarà prodotta in soli 40 esemplari dal dipartimento Lamborghini Ad Personam, permettendo a ogni acquirente di avere una configurazione unica ed esclusiva. La Urus Performante speciale si distingue per un design dedicato e dettagli ispirati al mondo delle corse. L’uso esteso di elementi in fibra di carbonio a vista con finitura lucida o opaca richiama la scocca scelta dal cliente. Oltre al cofano motore e al tetto, anche copribrancardi e specchietti sono realizzati in fibra di carbonio.

Ogni esemplare viene verniciato nel laboratorio interno dell’azienda emiliana con abbinamenti cromatici specifici, riprendendo il colore e la livrea della Essenza SCV12 del cliente, incluso il numero distintivo verniciato sulle portiere. Nell’abitacolo, spiccano la selleria in Alcantara Nero Cosmus, dettagli in pelle, decori in carbonio con finitura lucida o opaca e elementi in alluminio rifiniti in nero anodizzato. Sotto il cofano, la Urus Performante speciale monta il potente motore 4.0 V8 biturbo, capace di erogare 666 cavalli di potenza e 850 Nm di coppia massima. L’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede solamente 3,3 secondi e la velocità massima raggiunge i 306 km/h.

La nuova Lamborghini Urus ha il classico aspetto imponente degli sport utility. Il passo è generoso e supera di poco i 3 metri, mentre la lunghezza totale si attesta poco oltre i 5,1 metri. La larghezza, specchi esclusi, è di circa 2 metri mentre l’altezza è modesta e arriva a 1,6 metri circa. L’altezza da terra, invece, è regolabile tramite le sospensioni pneumatiche, e può variare da un minimo di 158 mm a un massimo di 248 mm. Quanto alla capacità del bagagliaio, infine, Urus può caricare da un minimo di 574-616 litri a un massimo di 1.596 litri, abbassando gli schienali del divano posteriore.

Dimensioni
Lunghezza 5.112 mm
Larghezza (specchi esclusi) 2.016 mm
Altezza 1.638 mm
Passo 3.003 mm

Il lusso e l’opulenza sono di casa all’interno di Lamborghini Urus. L’artigianalità italiana contribuisce ad alzare enormemente il livello di qualità percepita, che si esprime in rivestimenti di qualità, impiegando materiali come pelle, Alcantara, alluminio, fibra di carbonio o legno. Le personalizzazioni sono moltissime, dalle più eleganti alle più sportive. Fra i tratti più caratteristici troviamo le bocchette d’areazione esagonali e la trama a forma di “Y” presente anche sulla pedaliera.

L’infotainment, invece, si avvicina molto a quello delle Audi e si basa su tre schermi: uno dedicato alla strumentazione, da 12,3 pollici, uno centrale da 10 pollici e uno montato più in basso per i comandi del climatizzatore. Nonostante la mole della vettura, la seduta è bassa, da vera sportiva, mentre il volante multifunzione a tre razze ha una forma molto ergonomica. In materia di assistenza alla guida, Lamborghini dota la sua Urus di sistemi di Livello 2. Fra quelli di serie troviamo il controllo automatico degli abbaglianti, i sensori di parcheggio anteriori e posteriori, il cruise control e il PreCognition che previene eventuali collisioni o ne mitiga gli effetti.

Il look della Lamborghini Urus è aggressivo e muscoloso. La carrozzeria si caratterizza per un’aerodinamica efficiente e un’elevata deportanza che migliora sicurezza, stabilità e dinamica di guida. La linea rastremata del tetto le conferisce uno stile da coupé, mentre le maxi ruote fino a 23 pollici, gli sbalzi corti e i passaruota esagonali ne sottolineano l’imponenza e la spèortività, rimandando ad altri modelli firmati Lamborghini.  Il rapporto fra superfici di carrozzeria e cristalli è quello emblematico delle vetture di Sant’Agata Bolognese, due terzi e un terzo.

Nel frontale a dominare la scena sono le enormi prese d’aria chiamate a portare aria all’altrettanto grande V8 che si nasconde sotto il cofano dalla forma molto bombata. Affilati i gruppi ottici, che come quelli posteriori presentano una firma luminosa a Led a forma di Y. A proposito del posteriore, questo è tipicamente da coupé e termina con un accenno di spoiler sopra il lunotto e sul terzo volume della vettura. Nella parte bassa, invece, i protagonisti sono i quattro terminali di scarico che incorniciano l’ampio estrattore.

La Lamborghini Urus ospita sotto al cofano un motore V8 biturbo da 4,0 litri, capace di 650 CV e 850 Nm di coppia già a 2250 giri/min in grado di garantire uno scatto da 0 a 100 km/h in 3,6 secondi e una velocità massima di 305 km/h. Manovrabilità e capacità offroad sono poi assicurate dal sistema di trazione integrale con ripartizione attiva della coppia e quattro ruote sterzanti, dal differenziale centrale autobloccante Torsen, dalle sospensioni pneumatiche adattative e dalle barre antirollio attive. Per contenere tutta questa potenza sono necessari, infine, freni carboceramici: quelli di Urus misurano addirittura 440 x 40 mm davanti e 370 x 30 mm dietro.

Lo stesso motore V8 viene declinato anche in una versione da 666 CV e coppia invariata di 850 Nm, dedicata agli allestimenti S e Performante. Quest’ultima, grazie ad una serie di interventi mirati ad incrementare il carattere sportivo del modello, riesce a migliorare ulteriormente le prestazioni: per lo scatto da 0 a 100 km/h sono ora sufficienti 3,3 secondi, mentre la velocità massima si attesta sui 306 km/h. Questi risultati sono stati resi possibili dal profondo lavoro svolto sull’aerodinamica, con nuove appendici nel frontale e nel posteriore che permettono di migliorare la downforce della Urus del 38%, e dalla riduzione del peso di 47 kg, grazie all’uso di materiali compositi come la fibra di carbonio. Sul modello Performante è inoltre disponibile la modalità di guida Rally.

Le prestazioni esagerate di Lamborghini Urus non possono che impattare sui consumi in maniera importante. Il primo Suv di Lamborghini registra infatti un consumo di 12,3 l/100km su ciclo combinato, litri che su ciclo urbano aumentano fino a 16,7, mentre si riducono a 9,7 in extra urbano. Le emissioni medie di CO2 si attestano invece sui 279 g/km.

La Lamborghini Urus è disponibile in un tre allestimenti:

  • Urus: allestimento di accesso alla gamma, con V8 declinato in versione da 650 CV.
  • Urus S: sale la potenza con il propulsore da 666 CV e allestimenti specifici per interni ed esterni.
  • Urus Performante: top di gamma con motore da 666 CV, assetto specifico da corsa e le migliori dotazioni Lamborghini.

Urus: fra le dotazioni di serie troviamo Comandi media touch screen, Guida autonoma controllo attivo mantenimento corsia, Integrazione mobile Apple CarPlay, Android Auto e MirrorLink, Porta conducente, porta posteriore lato conducente, porta passeggero e porta posteriore lato passeggero a battente, Porta posteriore basculante, Attivazione vocale include sistema audio, include comandi telefono, include comandi sistema navigazione e altro, Connessione bluetooth con musica in streaming, Limitatore di velocità, Luci di lettura anteriori, Predisposizione cellulare supporto, caricatore e antenna, Presa di corrente 12v post., Pulsante accensione veicolo, Regolatore di velocità, Regolazione con memoria con posizione retrovisore esterno e posizione volante, Rete WiFi scheda sim incorporata, Sbloccaggio a distanza del bagagliaio con telecomando, Schermo per intrattenimento front, DVD, 10,1, touch screen e 25,7, Selettore modalità di guida include mappatura motore, include sterzo, include sospensioni, include controllo stabilità e include controllo trazione, Sistema di controllo distanza di parcheggio anteriore e posteriore, Sistemi di navigazione 3D+voce, comandi, internet, a colori, 12,3 e 31,2, Sistemi telematici tramite SIM veicolo, Smart card/chiave automatica, include l’apertura senza chiavi e include accensione senza chiavi, Specchietto di cortesia illuminato per conducente e passeggero, Bracciolo anteriore, Bracciolo posteriore, Rivestimento sedili in pelle (principale) e pelle (addizionale), Sedile conducente, passeggero sportivo , riscaldati e reg. elettrica con 6 posizioni e con memoria a 2 vie, Sedili posteriori panchetta con 0 regolazioni elettriche, 40/20/40 e 3 posti, 12,3 display multifunzionale Pannello strumenti 1 e 31,2, 10,1 display multifunzionale touch screen, Plancia 1 e 25,7, 8,6 display multifunzionale touch screen, Plancia 2 e 21,8, Computer con velocità media, consumo medio, consumo istantaneo e autonomia, Contagiri, Indic. pressione insuff. pneumatici sensore sul cerchio, Pannello strumenti con schermo TFT e parabrezza riconfigurabile, Riconoscimento segnaletica stradale, Temperatura esterna, Portaoggetti, Console al pavimento, Portabicchiere ai sedili anteriori e sedili post., Serrature, Chiusura centralizzata scheda, Sistema antifurto con monitoraggio interno, 4 ruote sterzanti, Servosterzo ad assistenza variabile e elettrico, Volante in alluminio+pelle reg. elettricamente, reg. in altezza, reg. in profondità e multifunzione, 8 altoparlanti, Comandi audio al volante, Conness.dispositivi est. intrattenimento include porta USB anteriore, Sistema audio comprende radio AM/FM, radio digitale, touch screen, schermo a colori e sistema audio legge MP3, Ventilazione, Climatizzatore con controlli posteriori climatizzatore a controllo automatico, Display digitale sedile pass. e sedili post., Sistema di ventilazione con display digitale, filtro antipolline e filtro carboni attivi a combustione e Comandi touch screen, Inserti pregiati: alluminio sulla consolle centrale, pelle sulle portiere, alluminio sul cruscotto e nessuno, 2 poggiatesta sedili ant., 3 poggiatesta sedili post., Airbag anteriore conducente intelligente, airbag anteriore passeggero intelligente con interrutore di disattivazione, Airbag laterale anteriore, Airbag laterali a tendina ant./post., Avviso superamento corsia attivazione sterzo, Cinture sicurezza ant. conducente e passeggero con pretensionatori e reg. in altezza, Cinture sicurezza post. conducente, passeggero e centrale, Sistema anticollisione che attiva cinture di sicurezza e attiva luci di arresto con frenata automatica allerta visiva/acustica, Sistema Isofix, Sterzo attivo, 4 freni a disco con 4 dischi ventilati, ABS, Assistenza alla frenata di emergenza, EBD, Freni in ceramica, Freno a mano automatico, Comando luci con sensore di oscurità e abbaglianti automatici luci direzionali, automatica e in funzione della velocità, Fari principali ellissoidali , anabbagl. LED , abbagl. LED, LED di arresto, anabbaglianti, luci di segnalazione laterali, luci diurne, luci posteriori e abbaglianti, Luci di svolta / illuminaz.marciapiede, Luci diurne, Cromature sulla fiancata, Spoiler sul cofano post., Terminale scarico sportivo apert/chius flap valvola com.da cond., Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori , numero ad impulso 2, Lunotto, Retrovisori esterni/telecamere regol. elettrica, riscaldati, verniciati, elettrocromico, Specchietti ripiegabili elettricamente, Specchietto retrovisore int. Elettrocromico, Tergicristallo, Pneumatici anteriori con larghezza 285, profilo 45 e indice di velocità Y misura pneumatico catalogo ufficiale, Y e 21, pneumatici posteriori con larghezza 315, profilo 40 e indice di velocità Y misura pneumatico catalogo ufficiale, Y e 21, Ruote anteriori di lega leggera 21″, calettatura cerchio 9,5, 53,3 e 24,1, ruote posteriori di lega leggera 21″, calettatura cerchio 10,5, 53,3 e 26,7, Tire kit, Rivestimento lusso padiglione in scamosciato sintetico.

Urus S: oltre a quanto previsto per Urus, il propulsore sale di potenza a 666 CV e vengono aggiunti i rivestimenti degli interni in pelle, finiture esterne e interne di carbonio, dettagli con finiture in cromo brillante, badge S, cerchi in lega fino a 23″.

Urus Performante: ltre a quanto previsto per Urus, il propulsore sale di potenza a 666 CV e vengono aggiunte appendici nel frontale e nel posteriore che permettono di migliorare la downforce della Urus del 38% e quindi l’aerodinamica; si riduce anche il peso di 47 kg, grazie all’uso di materiali compositi come la fibra di carbonio. Sul modello Performante è inoltre disponibile la modalità di guida Rally.

  • Design: lo stile Lamborghini in formato Suv: è impossibile passare inosservati.
  • Versatilità: mai così comodi su una Lamborghini: c’è spazio in abbondanza per passeggeri e bagagli.
  • Motori: il V8 da 650 CV è un mostro di potenza, che da il meglio di sé nella parte alta del contagiri.

Di seguito i prezzi della Lamborghini Urus aggiornati a maggio 2023:

Lamborghini Urus benzina Prezzo
4.0 V8 650 CV 5 posti 232.489 €
4.0 V8 666 CV S 5 posti S 240.556 €
4.0 V8 666 CV 5 posti Performante 268.554 €

 

Fabbrica Lamborghini: dove nascono le supercar del Toro

Fabbrica Lamborghini: dove nascono le supercar del Toro

Sant’Agata Bolognese è sempre stata la casa di Lamborghini. Il brand icona delle auto sportive italiane, ora controllato dal Gruppo Volkswagen, non ha mai abbandonato le proprie origini. Nella cittadina emiliana il marchio italiano ha mosso i primi passi, fino a diventare la leggenda che tutti conosciamo.

Il quartier generale del marchio italiano, famoso in tutto il mondo, ospita anche la sede e il museo del marchio e sorge su una superficie complessiva di 160.000 metri quadrati, dove lavorano oltre 1.700 dipendenti, per una capacità produttiva di oltre 8.000 veicoli l’anno.

Gli inizi

La storia del complesso produttivo parte con la fondazione del brand, il 7 maggio del 1963, a cui segue la costruzione ex-novo dello stabilimento di Sant’Agata Bolognese, che l’anno successivo inizia a sfornare la 350 GT, la prima granturismo del Toro. Vengono prodotte 400 unità costruite con tecniche quasi del tutto artigianali, al pari di 400 GT e 400 GT 2+2. Nel 1966 arriva Miura, una delle prime GT con motore posteriore, prodotta in tre serie e 763 esemplari, che dà il via al mito di Lamborghini.

Fabbrica Lamborghini: dove nascono le supercar del Toro 1

La crisi negli anni ’70 e ‘80

Nei primi anni ’70 Ferruccio Lamborghini abbandona la guida del marchio, decisione che spalanca le porte ad anni difficili con tanti cambi di proprietà. L’azienda viene comprata dagli imprenditori Georges-Henri Rossetti e René Leimer, che non riescono a rilanciarla. Nel 1978 il tribunale di Bologna mette lo stabilimento di Sant’Agata in amministrazione controllata; tre anni più tardi sono i fratelli Mimran, giovani imprenditori dello zucchero, a comprare Lamborghini. Vengono prodotte Jalpa e LM002, unico fuoristrada del Toro, e un nuovo motore V10. Nel 1987 l’azienda è di nuovo in vendita e in poco più di 10 anni si alternano vari proprietari: Chrysler, l’indonesiana Megatech, V’Power Corporation e la malese MyCom Bhd. Per tanto tempo l’unica vettura a listino è la Diablo, erede della Countach.

La rinascita grazie ad Audi

Le cose cambiano nel 1988. Il brand passa sotto il controllo del Gruppo Volkswagen che riorganizza e ammoderna l’impianto di Sant’Agata Bolognese: alla dinastia delle V12, rappresentata dal 2001 dalla nuova Murciélago, viene affiancato un secondo modello più compatto a 10 cilindri con motore di nuova progettazione, la Gallardo, prodotta dal 2003 al 2013 in oltre 14.000 esemplari. Visto il successo e il nuovo interesse per il brand, il colosso tedesco punta su un terzo modello, il primo destinato a grandi volumi: il Suv Urus. È realizzato su una piattaforma premium del gruppo Volkswagen e avrebbe dovuto essere costruito a Bratislava insieme alla cugina Porsche Cayenne, ma alla fine la produzione resta in Italia. Nel 2016 il comprensorio di Sant’Agata Bolognese passa da 80.000 a 160.000 metri quadrati che includono la sede, le linee di produzione delle supercar Aventador e Huracan, quelle nuove destinate a Urus e un museo rinnovato dedicato alla Casa e a Ferruccio Lamborghini.

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Futuro sostenibile e a zero emissioni

La sostenibilità è al centro del rinnovamento di Sant’Agata. Il futuro del marchio è orientato verso l’elettrico: le basi sono state poste nel 2010 con la costruzione del più grande impianto fotovoltaico di tutta l’Emilia-Romagna. Lamborghini è la prima azienda ad aver raggiunto la neutralità nelle emissioni nella fase di produzione, per merito di una superficie in fotovoltaico di oltre 14.600 metri quadrati e una potenza di 2,2 MW che consentono di produrre 2,5 milioni di kWh di energia elettrica all’anno, riducendo le emissioni annuali di CO2 di 2.000 tonnellate.

Non dimentichiamo l’impianto a biogas di Nonantola che fornisce l’acqua calda (85° C) all’azienda, permettendole di risparmiare soldi e risorse. Inoltre il marchio italiano ha costruito un parco di oltre 10.000 querce che in 10 anni dovrebbe essere in grado di assorbire circa 330 tonnellate di CO2 dall’atmosfera. Nel 2020 l’azienda è riuscita a riciclare il 56% dei rifiuti speciali prodotti.

Lamborghini: tutte le novità in arrivo nel 2023

Lamborghini: tutte le novità in arrivo nel 2023 1

L’elettrificazione coinvolge ormai tutti i marchi presenti sul mercato. Anche quelli che, come Lamborghini, sono storicamente legati alla produzione di supercar spinte da potenti motori V10 e V12. Nel corso del 2023, infatti, il costruttore di Sant’Agata Bolognese lancerà i suoi primi modelli ibridi, per completare poi il suo processo di elettrificazione entro il 2028 quando, stando a quanto dichiarato dalla Casa, dovrebbe debuttare la prima elettrica del Toro.

  • Lamborghini Huracan Sterrato
  • Lamborghini Aventador
  • Lamborghini Urus plug-in

Lamborghini: tutte le novità in arrivo nel 2023

Lamborghini Huracan Sterrato

Ma il primo modello a debuttare nel corso del 2023 sarà ancora spinto da un propulsore privo di qualsiasi forma di elettrificazione. Si tratta della Huracan Sterrato, che porta su strada un concetto tutto nuovo di supercar. La sterrato, infatti, si posiziona a metà strada tra una supercar, appunto, e un fuoristrada. Rispetto alla variante tradizionale del modello, è più alta di 5 centimetri, sfoggia inedite protezioni in plastica sulla carrozzeria e grazie ad una logica di funzionamento inedita del sistema di trazione integrale e dell’elettronica, è in grado di affrontare un po’ tutti i terreni. Nessuna novità, invece, per quanto concerne il motore, che resta il solito V10 da 640 CV.

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Lamborghini Aventador

Il 2023 sarà anche l’anno dell’erede della Lamborghini Aventador. La punta di diamante della gamma del costruttore emiliano si rinnoverà completamente non soltanto dal punto di vista estetico, ma anche e soprattutto tecnico. Sotto il cofano, infatti, troverà posto un inedito powertrain elettrificato che sfrutterà dei supercondensatori per rendere l’approccio ibrido di Lamborghini sempre e comunque molto orientato alle prestazioni pure.

Lamborghini Urus: prezzo, dimensioni e caratteristiche 19

Lamborghini Urus plug-in

Ultima novità attesa per il 2023 sarà il lancio della variante “alla spina” della Urus. Arriverà nella seconda metà dell’anno, ma al momento di lei si sa ancora pochissimo. Tuttavia, è molto probabile che l’aggiunta del sistema ibrido possa portare la potenza totale a quota 800 CV.

Lamborghini Huracán Evo, il 2021 si tinge di Fluo Capsule

Bozza automatica 25

Con la presentazione del model year 2021 della Lamborghini Huracán Evo, la Casa di Sant’Agata Bolognese ha introdotto una nuova gamma di colorazioni con il pacchetto Fluo Capsule che dà la possibilità ai propri clienti di personalizzare ancora di più la sportiva V10 da 610 cavalli.

5 nuove colorazioni

Con il nuovo pacchetto Fluo Capsule è possibile scegliere fra 5 nuove tinte per esterni e interni della Lamborghini Huracán Evo tra cui l’arancio Livrea, il celeste Fedra, l’arancio Dac, il verde Shock e il giallo Clarus. Quest’ultimo, inoltre, comprende anche l’abbinamento con il nero opaco del tetto, del paraurti anteriore e delle minigonne laterali.

Lamborghini Huracán Evo, il 2021 si tinge di Fluo Capsule 1

Come sottolinea anche Lamborghini, i nuovi colori fluo vanno ad abbinarsi alla perfezione agli elementi di colore nero opaco che includono anche alcuni dettagli degli specchietti, del diffusore posteriore e le linee che percorrono lo splitter posteriore.

Nuove finiture interne

All’interno dell’abitacolo il colore scelto dal pacchetto Fluo Capsule lo si ritrova nel rivestimento del pulsante Start & Stop e nello stemma Lamborghini ricamato sul poggiatesta dei sedili.

Lamborghini Huracán Evo, il 2021 si tinge di Fluo Capsule

Per questi la Casa di Sant’Agata mette a disposizione dei suoi clienti come optional i nuovi sedili sportivi in Alcantara o in pelle Unicolor con finitura Sportivo EVO.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 9

Partiti con ottimi auspici, gli Anni ’70 sono letteralmente spaccati in due dalla crisi petrolifera. La crescita economica non si ferma ma l’austerity obbliga anche gli italiani, che avevano appena iniziato a lasciarsi alle spalle le economie del periodo bellico, a familiarizzare con il concetto di risparmio energetico, a centellinare gli spostamenti e a rinunciare alle gite in auto domenicali. Il mondo delle quattro ruote, colpito in pieno, corregge il tiro adottando programmi tecnici per la riduzione dei consumi, oltre che modelli più compatti ed efficienti. Anche lo sviluppo dei motori Diesel riceve una prima spinta che si concretizzerà un paio di decenni più tardi.

SCOPRI 5 AUTO MEMORABILI DEGLI ANNI SESSANTA

I Settanta sono anche gli anni in cui l’industria inizia ad assestarsi, i marchi piccoli vengono assorbiti da quelli più importanti, che invece si avviano a dare vita averi e propri colossi dell’auto. Inoltre, su mercati come il nostro si affacciano le prime auto giapponesi. Il gusto per le auto genera eccessi: da una parte le vetture estremamente razionali per le famiglie, dall’altra le sportive sempre più potenti. E alcuni modelli destinati a creare famiglie molto longeve nascono proprio in questi anni.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Settanta.

INDICE
 Citroen SM
 Fiat 128
 Fiat 126
 Volkswagen Golf
 Lamborghini Countach

Non tutte le auto simbolo degli Anni ’70 danno vita a dinastie ma hanno comunque la capacità, come si suol dire, di “definire il momento”: una di queste, svelata al Salone di Ginevra nel marzo del ’70, porta il marchio Citroën ma sotto il cofano scalpita un cuore italiano, un V6 progettato da quella Maserati che da appena due anni, al termine di una serie di vicissitudini (non ancora finite) è passato sotto il controllo della Casa francese. Si chiama SM, sigla che sta appunto per Sport Maserati, ed è “figlia” della DS da cui eredita l’impostazione meccanica tuttoavanti e le sospensioni idropneumatiche.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 2

Si dice che l’idea fosse venuta ai dirigenti Citroën poco dopo aver lanciato la stessa DS nel’55, con l’intenzione di concorrere con le granturismo tedesche e consacrarsi come costruttore di alto livello. Il motore,  con due alberi per bancata e molte parti in alluminio, ha una cilindrata di 2,7 litri e 170 CV (poi 3 litri e  180 CV) che bastano a portare questa sportivona da quasi 5 metri e 1.500 kg a velocità mai inferiori ai 205 km/h e farla scattare da 0-100 in non più di 11 secondi anche nelle versioni con il più lento cambio automatico.

In aggiunta, la SM ha alcune “chicche” come lo sterzo a rapporto variabile e richiamo automatico e i fari che ruotano in curva. Ostacolata dalla crisi petrolifera che non favorisce le auto potenti e assetate, ma anche da un prezzo lievitato rapidamente (dai 42.000 franchi del lancio a oltre 50.000 in meno di un anno) uscirà di scena nel ’75 senza un’erede ma con quasi 13.000 esemplari costruiti a dare testimonianza di sé.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 3

In casa Fiat, il decennio inizia con una rivoluzione tecnica: debutta infatti, o per meglio dire ha debuttato nella primavera del ’69, quella trazione anteriore a lungo inseguita dagli ingegneri di Mirafiori, a cominciare da Dante Giacosa, ma rimandata negli anni a causa di qualche inconveniente durante le prove…

Fatta collaudare alla Autobianchi con la Primula, è arrivata con la 128, una berlina compatta che rimpiazza direttamente la 1100 piazzandosi tra la 124 e la 500 e si affaccia al decennio con in tasca il titolo di Auto dell’Anno ’70 e un prezzo di partenza di 875.000 lire, 10mila lire in meno del prezzo di lancio della 1100 R di tre anni prima.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 7

La novità, rispetto a quasi tutti i non molti modelli a trazione anteriore già in commercio, è il motore disposto trasversalmente che riduce l’ingombro consentendo di avanzare l’abitacolo. Ecco perché con i suoi 3 metri e 85 di lunghezza, la 128 ha un padiglione ampi, un terzo volume netto e generoso e una con anteriore e posteriore quasi simmetrici.

Un nuovo 1.1 con albero a camme in testa e 55 CV è l’unica opzione all’inizio, più generosa quella delle carrozzerie che prevede berline a 2 e 4 porte, una Familiare e poco dopo anche la Coupé, con un 1.3 che sarà offerto anche sulla berlina nella vivace versione Rally. Manca solo una scoperta, che arriva in modo “indiretto” nel ’72 con la X1/9, una delle spider più originali e divertenti del periodo che utilizza proprio la meccanica delle 128 più potenti.

Il ’72 è l’anno in cui arriva anche la Fiat 126, chiamata a sostituire l’amatissima 500 anche se in realtà questa la affiancherà ancora per tre anni con la sua ultima serie, la R, chiudendo la carriera dopo 18 anni e oltre 5 milioni di esemplari venduti. La 126 ne conserva l’impostazione generale ma modernizza tutto il resto, iniziando dalla struttura monoscocca.

Aggiorna anche il motore bicilindrico, potenziato a 23 CV. Le misure crescono un pochino, la nuova piccola è lunga di 13 cm (tocca i 3,10 metri), è più larga di 6 e lievemente più alta , ma sono soprattutto le forme squadrate ad aumentare lo spazio, insieme ad alcune soluzioni scelte per incrementare la sicurezza (come il serbatoio che lascia il cofano anteriore e si sposta sotto il divano posteriore).

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 5

Raggiungerà l’apice della praticità nel 1987 con la Bis, dotata di motore “a sogliola” che libera altro spazio nella parte posteriore e che adotta un portellone proprio per accedervi. Inoltre, la Fiat 126 diventerà un efficace termometro dell’inflazione, con un prezzo iniziale di 795mila lire che già nel ’76, per le meglio accessoriate Personal, tocca i due milioni.

L’apprezzamento non manca, anche se non risulterà amata quanto l’antenata, avrà una carriera altrettanto lunga e che concluderà con oltre 4 milioni e mezzo di unità. Circa tre quarti di queste arriverà però dalla Polonia, dove è costruita dal ’73 in due stabilimenti ai quali dal ’79 sarà affidata l’intera produzione anche per i mercati occidentali. In quel Paese, dove lo sviluppo economico è arrivato dopo, la 126 è l’auto della motorizzazione di massa e dunque, una piccola rivoluzione.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 4

A proposito di rivoluzione, anche Volkswagen ne realizza una bella grossa proprio a metà del decennio quando, dopo venticinque anni passati a proporre varianti del Maggiolino e modelli derivati basati sulla stessa architettura, tra il ’73 e il ’75 segna un epocale cambio di rotta lanciando tre modelli basati su un moderno schema a motore e trazione anteriori destinato a diventare un caposaldo del marchio per tutti gli anni a venire.

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E nel’74, un anno dopo la Passat e uno prima della Polo, nasce la Golf, tedesca oltre ogni ragionevole dubbio ma che deve più di qualche cosa all’Italia: la linea di Giorgio Giugiaro (uno dei primi lavori portati a termine sotto la sua nuova società Italdesign), con elementi come il cofano spiovente e il lunotto inclinato che ritroveremo in altri suoi successi, e la meccanica per la quale i tecnici di Wolfsburg si sono fortemente ispirati alla Fiat 128.

Due anni dopo, la neonata Golf genera un’altra pietra miliare, la GTI: con motore 1.6 da 110 CV e cambio a 4 marce. Sarà evoluta negli anni, adottando unità sempre più grandi e potenti fino ad arrivare a dei 2 litri turbo a iniezione diretta e oltre il doppio dei cavalli, ma un paio di dettagli caratteristici, come il profilo rosso nella mascherina e i sedili rivestiti in tessuto scozzese: se li porterà dietro per tutte le generazioni successive e sono ancora adottati ai giorni nostri.

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La sportiva più adrenalinica degli anni ’70 (e forse anche dei 10 successivi) sarà ricordata anche per il nome quasi impronunciabile: Lamborghini Countach. È l’arma con cui Lamborghini sostituisce quell’autentica icona che è stata la Miura e sfida il gotha delle supercar a motore posteriore, come le Ferrari BB e De Tomaso Pantera (toh!, tutte italiane di nascita…).

Il mondo cerca di dare un’intonazione inglese al nome che invece di pronuncia “cuntàcc” ed è una parola in dialetto piemontese che vuol dire “accidenti” e che secondo varie versioni sarebbe scappata allo stesso Nuccio Bertone – o a qualcuno dei suoi – nel vedere la linea disegnata da Marcello Gandini. In effetti, anche a distanza di anni sarà quasi impossibile, guardandola, non lasciarsi scappare qualche esclamazione simile, visto che nei lunghi anni della sua presenza sul mercato (fino all’89) linea e prestazioni cresceranno in modo prepotente.

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Al debutto come concept, che avviene nel ’71, la linea è invece pulitissima e caratterizzata dalla forma a cuneo, conservata nella lunga gestazione che porta fino alla produzione vera e propria soltanto tre anni più tardi, nel ’74. Dietro l’abitacolo, il primo V12 longitudinale ha una cubatura di 4 litri e 375 CV, ma crescerà fino a superare i 5 litri e i 450 CV dando vita ad una sportiva ricca di fascino anche se bisognosa di una certa esperienza alla guida.

Una curiosità è costituita dallo scenografico alettone a freccia, un’opzione che molti esemplari montano: non ha nessuna particolare utilità aerodinamica e si dice non piaccia troppo nemmeno alla stessa Lamborghini ma faccia letteralmente impazzire i clienti.

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Gli Anni ’60 sono quelli del “miracolo economico”: il Paese cresce sotto tutti gli aspetti, c’è ottimismo, entusiasmo e voglia di benessere e a testimoniarlo, proprio nel 1960 esce quello che è considerato un po’ il manifesto del nuovo decennio, il film “La dolce vita”, di Federico Fellini, con Anita Ekberg e Marcello Mastroianni, che porta alla celebrità anche un altro simbolo della ripresa, benché a sole due ruote, come la Vespa.

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Ed è ancora una volta l’auto a simboleggiare meglio di ogni altra cosa questo trend: il parco circolante in Italia, che nel 1956 aveva a malapena raggiunto il milione di vetture, nel ’69 arriverà a superare i 9 milioni, una cifra destinata a raddoppiare ancora nei dieci anni successivi. Me non è soltanto il numero ad essere significativo: dopo le berline e le utilitarie che hanno portato le quattro ruote in casa degli italiani, questo è il periodo delle auto veloci, delle granturismo e delle spider.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Sessanta.

INDICE
 Jaguar E-Type
 Porsche 911
 Lamborghini Miura
 Alfa Romeo Spider
 Fiat 124

La migliore dimostrazione di quello che attende il mondo dell’auto in questo decennio arriva nella primavera del ’61 quando al Salone di Ginevra debutta la Jaguar E-Type ed è amore a prima vista più o meno per tutti: coupé dalle forme insolite e per questo affascinati, disegnata da Malcolm Sawyer insieme allo stesso fondatore della Casa, Sir William Lyons, ha un cofano lunghissimo, l’abitacolo arretrato e una coda arrotondata con un pratico portellone ed è la degna erede dell’affascinante serie XK del dopoguerra nata intorno al formidabile motore 6 cilindri bialbero.

Sulla “E” arriva nella sua veste migliore, con 3,8 litri e 265 CV, alloggiato su un telaio nuovo e raffinato e dotato di sospensioni posteriori indipendenti e freni a disco che sostengono prestazioni di prim’ordine tra cui una velocità di punta di 240 km/h.

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Neanche un mese più tardi arriva la spider, mentre tre anni dopo il motore sale di cilindrata, passando a 4,2 (più avanti la terza serie terrà anche a battesimo il primo V12 della Casa), mentre un nuovo cambio interamente sincronizzato rimedia al maggior difetto lamentato dalla clientela assieme all’abitabilità un po’ limitata.

Il prezzo non è certo per tutte le tasche, 4,3 milioni di lire, ma risulta notevolmente più basso delle granturismo dell’epoca con cui la E-Type si confronta alla pari, contribuendo alla popolarità di un’auto che nel nostro Paese rivelerà il “sigillo” venendo scelta per diventare l’auto del fascinoso ladro Diabolik nel fumetto di successo creato dalle sorelle Giussani nel ‘62.

Le auto destinate alla leggenda non arrivano soltanto dalla Gran Bretagna, anzi: appena due anni dopo la Jaguar E-type, anche la Germania sfodera uno dei suoi assi con la Porsche 911, ultima creazione di quella fucina di ingegneri di talento che è l’omonima famiglia. Ognuno dei Porsche, nelle tre generazioni che si sono avvicendate dall’inizio del secolo,  ha infatti la sua vettura-simbolo: per Ferdinand I è il Maggiolino nel ‘36, per Ferdinand Anton “Ferry” è la 356 lanciata subito dopo la guerra facendo debuttare i Porsche come costruttori, in sostituzione della quale all’inizio degli Anni ’60 Ferdinand Alexander “Butzi” Porsche crea appunto la 911. Coupé dalla caratteristica forma “a cucchiaio”, debutta alla fine del ’63 come 901, nome poi corretto in risposta alle obiezioni di Peugeot che aveva registrato tutte le sigle di tre cifre con lo zero al centro.

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Linea, motore 6 cilindri boxer (il primo è un due litri da 160 CV) montato a sbalzo sul posteriore sono le caratteristiche con cui attraverserà tutto il secolo mantenendo intatta l’impostazione di base e tutto il fascino,  proposta in innumerevoli varianti con potenza sempre maggiore.

Le sue rivali vanno dalle coupé tradizionali alle berlinette a motore centrale come la Dino Ferrari, con le quali si misura anche nel prezzo che è di oltre 22mila marchi tedeschi, anche se la sua particolare impostazione tecnica non è priva di difetti dinamici, come l’instabilità ad alte velocità dovute alla forma della carrozzeria. Ma il sasso è stato lanciato. Negli anni, con innumerevoli evoluzioni, Porsche riuscirà a fare di questa architettura imperfetta una vera pietra miliare dell’automobilismo.

Parlando di sportive da sogno e volendo restare in Italia, il primo pensiero va normalmente a Ferrari che a metà Anni ’60 è affermato sia in ambito sportivo che come costruttore di magnifiche granturismo. Eppure uno dei miti di quegli anni non arriva da Modena ma nasce poco distante, a Sant’Agata Bolognese, dove soli sue ani prima Ferruccio Lamborghini, stimato produttore di trattori, proprio a causa di un celebre diverbio con il  “Drake” di Maranello, ha iniziato a costruire auto sportive.

Ed è appena al secondo tentativo che l’azienda crea quello che sarà ricordato come il suo capolavoro, la Miura: splendida berlinetta a due posti, con motore V12 posteriore e trasversale, esordisce per la verità senza carrozzeria e senza nome, al Salone di Torino del ’65 dove la casa espone il telaio completo di meccanica, poi vestito dal giovane e talentuoso Marcello Gandini, in forze alla Bertone.

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La Miura che debutta “finita” nel ‘66 è un’auto potente e di carattere: con lei Ferruccio inizia a battezzare le auto con nomi ispirati al mondo delle corride, come del resto aveva fatto scegliendo un toro (il suo segno zodiacale) per il marchio della sua azienda. Come un toro si fa condurre con docilità ma può diventare impegnativa da domare una volta scatenato il suo motore di 4 litri e 350 CV, che diventeranno 370 e 385 sulle successive evoluzioni S ed SV, richiedendo sensibilità ed esperienza, anche se buona parte dei clienti, vip, attori e industriali, la sceglie per la sua immagine non scontata.

Averla non è facile, anzi, le richieste sono destinate a venir soddisfatte solo  in parte, con una produzione che rimarrà complessivamente sotto gli 800 esemplari. Il mito si costruisce anche così.

Il ’66 vede la nascita cdi quella che per oltre 30 anni e 4 generazioni (6 se consideriamo le due successive a trazione anteriore) diventerà la spider italiana per eccellenza e l’icona del marchio Alfa Romeo. Un modello longevo che evolverà la linea, sempre comunque opera di Pininfarina, e i motori conservando però invariata la base, derivata dall’altrettanto fortunata berlina Giulia del ‘62, e l’impostazione meccanica fino al ‘95.

Che sia un fenomeno popolare lo testimonia il modo in cui viene chiamata: la Casa la battezza semplicemente Spider mentre il pubblico le assegna ben due soprannomi il primo dei quali, “Duetto”, è il risultato di un concorso indetto dalla Casa stessa, sarà usato per designare tutta la dinastia .

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Il secondo , “Osso di seppia”, è invece riferito esplicitamente alla prima serie e si deve alla forma tondeggiante e affusolata della carrozzeria alle quali seguiranno la “Coda Tronca” del ’70, la “Aerodinamica” dell’83, e infine l’ultimo restyling dell’89, tutte con motori quattro cilindri da 1,3 a 2 litri e retrotreno  a ponte rigido.

Presenza destinata a diventare comune sulle strade per tre decenni, vanta ance parecchie comparsate cinematografiche, la prima e più nota nel film “Il laureato” del 1967 con Dustin Hoffman, che ne fa la più famosa spider italiana insieme alla Lancia Aurelia B24 guidata da Vittorio Gassman ne “Il sorpasso” pochi anni prima.

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Mentre i giovani italiani e americani sognano le coupé Jaguar e le spider Alfa Romeo, Fiat si preoccupa delle loro famiglie a cui propone in quello stesso ’66 una classica, rassicurante berlina. La 124 nasce proprio per soddisfare i bisogni della classe media ala ricerca di un’auto solida che sostituisca l’amata ma ormai un po’ obsoleta 1100 (la quale fa comunque in tempo a concedersi un’ultima serie con il modello R) con qualcosa di altrettanto familiare, appunto, ma più al passo con i tempi. Così è.

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Le forme sono semplici ma piacevoli, squadrate quanto basta da concedere pur con misure non sovrabbondanti, appena 4,03 metri di lunghezza per 1,63 di larghezza, una ampio abitacolo e un grande bagagliaio. Semplice ma concreta, la 124 è eletta Auto dell’anno 1967 e nuovo riferimento per il pubblico, che può sceglierla anche nella versione  Familiare propriamente detta, ovvero giardinetta, senza dimenticare le derivate Coupé e Spider (la seconda in particolare destinata a duna gloriosa carriera anche sportiva) e in breve tempo diventa la preferita dai tassisti, da enti pubblici, aziende ecc…

Non è tutto: mentre, ancora in Italia, il suo progetto viene sfruttato per creare l’ammiraglia 125, che è letteralmente una 124 di taglia un po’ più generosa, una serie di accordi internazionali ne avviano la produzione in vari paesi europei e non, dalle più celebri varianti Seat e Lada (che andrà avanti per decenni) ad altre meno note in Asia, Africa e America del Sud.

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